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Lo Stato da mar di Venezia
Lo Stato da mar
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Lo Stato da mar

Lo Stato da mar
Lo Stato da mar era quel variegato insieme di territori soggetti a Venezia che andavano dall'Adriatico al Mediterraneo orientale, che cominciò a formarsi stabilmente nel corso del XIII secolo, grazie agli "atti di dedizione" compiuti dalle città, spesso già ad ordinamento comunale e rette da propri "statuti".
Lo Stato da mar raggiunse una grande espansione nel XV secolo, per poi iniziare a contrarsi, comunque a mutare i confini. La denominazione è quattrocentesca, in contrapposizione allo Stato da terra, formato dall'entroterra veneto-lombardo. L'Istria veneta era considerata, in modo oscillante, a volte parte dello Stato da terra, a volte di quello da mar. In questo lavoro, è sempre considerata nello Stato da mar.

Gli Atti di dedizione
La dedizione era il passaggio più o meno spontaneo di un soggetto sotto la giurisdizione di un altro; nel caso veneto si trattò per lo più di città che fecero atto di dedizione diventando di fatto parte integrante dei domini della Serenissima. Al momento della dedizione solitamente il nuovo soggetto suddito contrattava le condizioni e i privilegi per cui sarebbe rimasto fedele al leone marciano. Le comunità erano fiere degli accordi fatti con la Repubblica e anche dopo secoli ribadivano con forza quegli antichi patti. Venezia inviava un proprio rappresentante a sovraintendere al consiglio cittadino preesistente, sancendo di fatto la superiorità della capitale rispetto agli equilibri locali.

Gli Statuti cittadini
Ogni città si basava su propri statuti, regole poste per iscritto e conservate gelosamente dagli organi comunali. Questi cataloghi di leggi riassumevano le norme su cui si basava la vita della comunità. Al momento della dedizione, di solito Venezia approvava gli Statuti preesistenti, impegnandosi a rispettarne il contenuto e difenderne il valore. La Repubblica mantenne nella maggior parte dei casi l'impegno preso, intervenendo se necessario con aggiunte, senza snaturare il testo originale. La rigidità degli Statuti veniva comunque ridimensionata dall'ampio arbitrio di cui godevano i rettori veneti, i quali dovevano prendere le proprie decisioni tenendo conto degli Statuti e basandosi sulle commissioni ricevute a Venezia al momento della nomina.

I Rettorati
Lo Stato da mar veneziano, così come quello di terra, era suddiviso in rettorati, particelle giurisdizionali costituite di solito da una città con il suo contado. Il termine è generico: a seconda delle aree potevano essere usati nomi diversi, come podesterie o reggimenti.
I rettorati erano la base su cui poggiava l'intero sistema amministrativo della Repubblica, il primo livello di controllo del territorio. A capo di ogni rettorato vi era un patrizio veneziano.
Di dimensioni ed importanza politica diverse, i differenti rettorati coprivano l'intero Stato veneto da Terra e da Mar.

I rettori veneziani: scelta, pena, competenze, carico, contumacia
I patrizi inviati a reggere i rettorati sono qui detti rettori, ma a seconda dei luoghi avevano titoli diversi: podestà, conti, provveditori, baili.
Erano i rappresentanti della giurisdizione veneziana sul posto. Veniva eletto in Maggior Consiglio o in Senato ed inviato nel rettorato con l'incarico di dirigerlo per un tempo limitato, di solito al massimo di tre anni; situazioni eccezionali potevano indurre la Repubblica a posticiparne il ritorno a casa. La durata dell'incarico era detta "carico". L'elezione poteva essere rifiutata dal prescelto che, a seconda dei luoghi, era soggetto o meno, nel caso, ad una "pena" pecuniaria.
Il rettore sovrintendeva il Consiglio cittadino locale; amministrava la giustizia secondo la gerarchia delle fonti, supervisionava le spese e la riscossione delle entrate e coordinava le mansioni di sicurezza.
Per evitare pericolose concussioni con i maggiorenti locali, il ruolo di rettore nello stesso non poteva ripetersi prima di un certo periodo, di solito di qualche anno; questo periodo era detto "contumacia".
Durante il proprio mandato inviava regolarmente "dispacci" ed al termine redigeva una "relazione".

Le altre magistrature locali veneziane
Oltre ai rettori, in alcuni rettorati potevano essere inviati anche altri patrizi veneziani con incarichi specifici, scelti con le medesime modalità e soggetti ad obblighi paralleli. Si trattava di capitani, con incarichi di carattere militare, camerlenghi, con incarichi di tipo fiscale, e castellani, incaricati di reggere particolari fortezze.
Nei rettorati minori, alcuni o tutti di questi incarichi erano concentrati nel rettore.

Le magistrature provinciali
Se il primo livello della scala gerarchica veneta era ricoperto dai rettori, il secondo era quello delle magistrature provinciali. Si trattava di rappresentanti, ordinari o straordinari e con titoli diversi, eletti con il compito di sovraintendere ad una giurisdizione più ampia di un rettorato, per necessità di organizzazione e coordinamento (come il Provveditore generale di Dalmazia e Albania), oppure a questioni che toccavano più giurisdizioni, come i confini o la sanità.
La Serenissima poteva anche investire di poteri straordinari in un ambito specifico un rettore locale, dandogli così competenze più ampie rispetto alla normale giurisdizione rettorale, come nel caso del podestà e capitano di Capodistria, il cui potere si estendeva anche sugli altri rettori istriani.

La commissione
La commissione era un elenco di incarichi e priorità consegnate al rettore poco dopo la nomina; prevedeva anche norme di comportamento che il rappresentante veneto avrebbe dovuto adottare in precise situazioni. La commissione doveva integrare gli statuti cittadini e il giudizio del rettore non poteva prescindere dal rispetto di entrambi; talvolta la commissione poteva aggirare qualche norma degli statuti, ma le comunità protessero sempre attentamente i propri privilegi. Contingenze particolari richiesero commissioni più articolate.

I dispacci
Si tratta della corrispondenza ordinaria intercorsa tra un rettore e Venezia, perché il rappresentante veneto doveva aggiornare continuamente la Repubblica su decisioni ed avvenimenti significativi e riceveva istruzioni da Venezia.

Le Relazioni
Alla fine del proprio mandato i rettori che avevano ricoperto la carica in rettorati di rilievo dovevano presentare una relazione nella quale riassumevano l'intera opera svolta durante il loro mandato.

 

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