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1541 Vitturi Zuanne

Relazione|

1571 26 giugno Da Mula Provveditore generale a Candia
AS Venezia, Collegio, Relazione, busta 78

Relation del nobil homo ser Lorenzo da Mula fo Proveditor general in Candia, presentata adì 26 zugno 1571

Serenissimo prencipe, illustrissimi et eccellentissimi signori
Se bene io Lorenzo da Mulla, ultimamente ritornato dal servitio di Vostra serenità di Proveditore general di Candia, sappia et conosca quello che sia disposto dalle leggi et ordeni sui et quale sia l’obligo di tutti quelli che da simil carghi a piedi sui s’appresentano di referirlo et metterle inanzi tutte quelle cose che degne di lei giudicano, accioché poi essa prudentissima possi regolar quelle che le pareranno ritornar in beneficio et sicurtà del Stato suo, nondimeno conoscendomi in fatto poco atto et essercitato a far a bocca questo ufficio, attesa massime la indispositione mia, Vostra serenità mi haverà per iscusato, se con la presente scrittura farò quello che con la propria voce fare doveva, stimando difficile, anci impossibile, ciò altrimente poter esseguire; havendo massimamente a ragionare del suo Regno di Candia tanto importante et uno, a mio giudicio, delli principali membri del Stato suo, avenga che da molti non così forse sia riputato, si per la loro poca prattica di quella isola, come per la distanza sua di 1.200 miglia da questa città. Dirò dunque con quella riverentia che debbo et sotto a quella brevità che potrò maggiore, le spiegherò diverse materie, facendo principio della elettion mia, la quale fu a 16 agosto 1569, et se bene nella espeditione et commisisone mia vi furono non poche difficultà, nondimeno a 14 settembre innanti giorno, con l’aiuto del Signor Dio, mi partì colle due fuste del suo eccellentissimo Consiglio di dieci; et se quella navigatione mi fu dura et contraria, l’essermi stato negato da ogni parte vasselo che mi conducesse in Levante, mi fu gravissimo et insopportabile, pur al fine per ordine di Vostra serenità, il clarissimo Provveditor dell’armata mi mandò quattro galee benissimo ad ordine a Budua, dove era stato intertenuto quasi per un mese per non essermi dato passaggio, sopra le quali subito montai a 15 novembre et proseguendo con ogni diligentia il viaggio, con tutto che si fusse nel cuor del inverno et nelli tempi gravi et procelosi, pur con l’aiuto del Signor Dio, a 28 del istesso mese arrivai al Zanthe et subito smontato, licentiai le quattro galee et la mi fermai, aspettando alcun navilio che in Candia mi conducesse; et il primo che capitò fu il Liarzaruol, sopra il quale a 5 decembre montato et nel viaggio occorsaci fortuna tale, che ci fece non senza qualche pericolo ritornar a dietro 120 et più miglia, pur per gratia di Sua divina maestà alli 9 arrivai alla Canea, città veramente che dir si può esser porta di quel Regno; et benché quella fortezza sia piccola, nondimeno appresso di me è tenuta più importante di molte altre, si per ragione del sito dove è posta et porto suo, come etiam per altre cause, perilche opinione mia saria che maggior cura et pensiero vi si mettesse in finirla di fortificare che ad altra di quel Regno, essendo quella l’intrada dell’isola con tutto ciò la ritrovai che già qualche mese per mancamento del danaro non li era sta posta pietra, nondimeno anchora che si era nel mezo del inverno diedi ordine che passate le feste di Natale, le quali erano vicine, si dovesse dar principio a lavorar con buon numero di gente; et se l’operatione che fu fatta nella fortification della città et nella fabrica del arsenale fu tale che come ogn’uno sa che si attrovò presente, si poteva dir esser nasciuta che fabricata, in così breve spatio di tempo di mesi tre et in stagione piena di cattivi giorni, non fu però maraviglia che quella opera arrivasse a così fatto segno, seguendo tutte quelle mattine che si potevano lavorare un quarto delli nobeli, del populo et tal hora del clero con pronto animo l’essempio mio, non sparagnando io né alla mia età, né havendo riguardo al grado, per dar animo a quei della città et levar le lamentationi a quei del territorio, che si lamentano di una così lunga et continua contributione di anni 34 a quella fabrica, oltra le altre angarie di opere 120.000 all’anno con soldini, ciò è quattrini otto solamente al giorno, per opera delli quali soldini overo quattrini otto Vostra serenità ne contribuiva cinque et li altri tre la città, la quale invero ritrovai che andava debitrice in resto da ducati 700, tutti quasi inesigibili, ilche facilmente è successo per la tanta lunghezza di tempo, si come per mie di otto zener 1569 ne diedi aviso a Vostra serenità; et si come quelli del territorio si lamentavano et asclamavano, così facevano quei della città et tutti indifferentemente dicendo, che quella di loro dimenticato si haveva et di essa sua fortezza così importante, et già tanti et tanti anni principiata, et che hora era stata posta da canto et insieme essi lasciati come derelitti suoi figliuoli et facultà, havendo lei sopra li loro beni poste angarie per finir la fortificatione di Candia, molti anni dapoi la sua principiata; et in questo si viddero gran resentimenti nelli loro petti, quali quando che a lei paresse di acquetar, laudarei et che per continuar essa fortification, anci per finirla, Vostra Serenità mandasse fino cechini 15.000 che con quei che la città contribuisce, son di opinione ferma che quella sua fortezza si riduria et presto in tal sicurtà, che loro rimaneriano sadisfatti, vedendo se stessi et sui figliuoli ridutti in sicurtà et con l’animo quieto, senza alcuna perturbatione attenderanno a viver; et col dare fine a questa opera prestamente si acquetariano anco quei del territorio, le quali tanti e tanti anni sono che patiscono questa angaria delle opere 120.000 all’anno, come di sopra ho detto; et oltradicio la si caverà fuori di questo continuo travaglio; et accioche man grave questo peso di lavorare li paresse et per addolcir in parte li animi loro, operai con l’esser primo in questa contributione, che per quei della città fusse ogni giorno alli operarii che lavoravano sumministrato un poco di vino per cadauno. Né voglio restar con quella riverentia che debbo di ricordar a Vostra serenità, che la sia contenta di dar ordine a quei sui rappresentanti, che debbano usar ogni diligentia et cura in far che’l danaro sia ben dispensato et non permetter che di quello sia fatto, come ritrovai esser stato fatto per il passato, che più di un quinto di esso è andato in salarii di soprastanti et altri, se ben non si lavorava, ilche per li proprii conti ho veduto; et peggio è l’introduttione fatta di tempo in tempo di accrescer salarii alli ministri, si di Camera coma ad altri, al qual disordine, che reputo grande, haverei proveduto se l’auttorità mia mi havesse servito, ma essa, che è patrona del tutto, sperarò che con la sua auttorità vi habbi a provedere. 
Quello veramente che in detta fortificatione dapoi la partita mia sia stato operato, con verità non lo posso affirmar, ben credo che il clarissimo messer Luca Michiel diligentissimo, per il poter suo non haverà mancato et se nel arsenal non ha posto mano, giudico ne sia stata causa il mancamento del legname, la maggior parte del qual, ciò è bordonali 40 et più, che di ordine dell’eccellentissimo general furono mandati a Rhetimo per far scalle et veder di ricuperar le galee date in terra in quella spiazza, per la poca cura et governo che è stato havuto di essi si sono smariti, si che all’arrivo mio in quella città pur una stela non ho ritorvato; et oltra questi bordonali nella Canea ancor qualche uno ne è stato adoperato in conciar le postizza delle galee et tutte quasi le pianete et altri legnami sono stati posti in opera, si per far li coperti all’artegliaria accommodate alle sue poste, come anco per far li pagioli, accioché nelle occasioni adoperar si potessero; et però giudico che per il mancamento sopradetto di esso legname da poi la partita mia in quel arsenal non vi sia stata posta mano, et se mai fu occasion di finir quei volti et coprirli, hora senza alcun dubio è il tempo per le molte galee, armizi et altre monitioni che in quello si ritrovano, et senza alcun ordine et con pocchissimo governo, essendo quel armiraglio hormai di età et con tanto poco salario per conto di detto arsenal, che io stupisco che con ducati 12 all’anno vi voglia atender; è ben cero che egli ha un navilio suo, ma peggio è che è assoluto patrone delle galee, armizi, munitioni, legnami, ferramenta, pegol et di ogni altra cosa, passando il tutto per mano et scrittura sua, non essendo altro che li sii scontro et tenga scrittura né conto pur di una stela; et per tanto per mia sotto di 16 zener 1569 feci instantia a Vostra serenità che la fusse contenta di proveder ad un tanto disordine et con ogni debita mia riverentia le ricordai, che bene saria stato di mandar uno delli protti sui del arsenal, che non solamente fusse perito in far galee, ma anco prattico in tirrar in terra et vararle, et per quelle istesse mie le dinotai anchora che per tirrar sette arsili in terra nell’arsenal, inanti l’arrivo mio in quel luogo, erano stati spesi ducati 1.200 in circa, oltra la ruina fatta nelli armizi; che compassione venirebbe ad ogni uno che li havesse veduti, né si può dire che li fusse mancato aiuto delli homeni della fabrica, perilché Vostra serenità consideri quanto bisogno faccia in mandar una persona sufficiente per armiraglio et tanto più quanto che di continuo in quel porto et arsenale ne saranno 12 et 15 galee con li sui corriedi et monitioni, oltra il legname, ferramenta, pegola et altre cose per conciarle et questa provisione di un sufficiente armiraglio, che da Vostra serenità fusse fatta, non riputerei in tutto buona quando da lei non sia mandato il legname ferramenta et coppi per finir li volti di esso arsenale, che in tutto saranno nuove; et acicoché anco li armizi et altre cose siano custoditi con miglior ordine, farà bisogno che quella deputi ad esso armiraglio in scontro, facendo fare uno di quei nobili parono, come è in Candia, overo per quella altra via che alla molta prudentia sua parerà et accioché questo protto vada con buon animo et habbia causa di attende al cargo suo tanto più realmente di armiraglio nel arsenale, che non sarà poco, Vostra serenità potrà concederli l’utilità del alborazo di quelle nave et navilii che capitaranno nella Suda, Turlulù et in quel porto della Canea, ne è questa poca utilità, la qual gode il presente armiraglio. 
Et si come son certo che da Vostra Serenità sarà dato ordine, che quel arsenal si finisca di fabricar, così lei anchora vorrà provederli che sia governato et custodito, non restando appresso di commetter che quel porto sia cavato, alqual io diedi principio ma per poco tempo si lavorò, attesa la partita mia et per quanto dalla cavatione compresi, non è dubio che l’atterration procede dalle immonditie della città, che in quello si purgano, ma molto più dalle fortune, che in esso spingono grande quantità di sabbia; et quella poca cavation che feci fare, chiaramente mi l’ha dimostrato et però si convien attender a questa cavatione, la quale fatta che sia è certo che vi starò 60 et più galee, ma senza remi in banda; et si come laudo che attender si debba a detta cavatione, così anco desiderarei che si provedesse al muolo, che in una parte minaccia apertura, la quale quando per mala sorte seguisse, si perderia il porto et volendolo ricuperar al sicuro vi andaria molta et molta spesa, perilche non mancai, se ben si era nel cuor del inverno, far condur in quel loco per sua difesa alcune pietre delle maggiori che si puotero havere, et ne diedi a Vostra serenità particolar aviso per mia di 9 zener 1569; alla quale conosco esser debito mio non tacer la poca inteligentia che è tra li nostri nobili et li Cretesi et populo, per la mal confidentia che hanno insieme non mancarono essi nobili nostri dirmi, ma secretamente, che non volessi dar le armi in mano a tanti sui nemici, volendo io constituir in quella città le cernede, le quali non è alcun dubio che poteva far fino al numero di 600 di bonissima gente, nondimeno per rispetto della fortezza ne feci 300 solamente, con tre capi tra sé concorrenti in meglio essercitar li loro homeni, ma di animo uniti, li quali sono benissimo armati et ad ordine, in modo che Vostra serenità ne può sperare buon servitio.
Quanto veramente alle cernede del territorio et alli galeotti appartiene in fine di questa mia relatione il tutto unitamente con quei di Candia, Rhetimo et Scithia appresenterò a Vostra serenità con quella maggior brevità che potrò.
Hora continuando nel debito ufficio mio cominciato, le referirò della città sua di Rhetimo dove alli 10 di april me ne andai, et non tanto per veder quel loco et suo sito, quanto per sollecitar l’armar di quelle galee, l’ordinaria delle quali trovai armata, le altre veramente che erano tre diedi ordine che con ogni prestezza et diligentia si dovesse attender ad armarle et espedirle; et perché sapeva che senza pane da esse alcun servitio non si poteva haver, però ordinai anchora che fussero fatti de i biscotti et il cargo di essi diedi al magnifico messer Gierolimo Giustinian consigliere diligentissimo et buon servitor di Vostra serenità; et perché non vi erano forni, salvo li ordinarii per far del pane della città, però operai con l’aiuto di esso magnifico Giustiniano, che certa parte di questi forni attendesse a far li biscotti, ilche ha causato che al partir mio erano poco più che miara 200 de fatti, ma tuttavia si continuava a farne lavorare, atteso massimamente che li formenti di Sicilia erano gionti, benché questi consteranno molto et molto più cari che quelli per me fatti far col formento del territorio, né credo che saria fuori di proposito, che si come nella Canea di mio ordine il clarissimo Michiel suo Proveditor ha fatto cinque forni, così l’istesso in Rhettimo si facesse, concio sia massimamente che quel loco è sempre più abundante di tutti li altri luoghi et città dell’isola, et sempre il formento val manco là che altrove, con tutto che Candia et la Canea da questa città siano soccorse et la causa è perché concorrendo molti navilii nelli porti delle sopradette città Candia et Canea, viene dalli homeni loro consumato il pane nel tempo che stanno sorti et partendosi poi convengono portar via per il viver suo delli biscotti, si che laudarei che si continuasse lavorar in esso loco biscotti, li quali ordinariamente non veniriano a costar a Vostra serenità più che lire otto il centener di roba perfetta; et per logarli vi sono li magazeni, non però per gran quantità. Io Prencipe serenissimo per tre volte che mi son fermato in quella sua città di Rhettimo, ho conosciuto apertamente la mala intelligentia che è tra nobili nostri et li Cretensi et populo, si come ho detto esser nella Canea et l’istesso lo affermo esser nella città di Candia, dove sono più di 250 nobeli nostri, nella Canea 107 et in Rhettimo 61 solamente et molti più sariano in cadauna di queste città, se non fusse che molti curandosi poco della nobiltà col tempo di sono ritirati nelli sui casali et si godeno le loro cavalarie; et voglio che sappia Vostra serenità che tutti quei di Rhettimo si nobili, come populari hanno dimostrato gran resentimento et fatto molte esclamationi per l’artigliaria toltagli, non in numero di 4 pazzi solamente, come haveva io in commisisone, ma di 10 et più et delli maggiori, perilche et per la fortification della città volevano mandar a piedi di lei sui ambasciatori, ma ciò non li essendo stato permesso, tanto maggior ramarico et mala satisffatione è restata nelli animi loro, in modo tale che a ma non basta l’animo esprimerlo, ma nelle due ultime volte che vi son stato l’ho conosciuto con veri effetti, havendo ritrovata quella città abbandonata et come dishabitata, havendo li habitanti non solamente mandate le loro facultà, ma riduttisi ancor colle famiglie alla montana; nondimeno le persone, et massimamente quelle che con le armi si potevano adoperare, feci nella terra ritornar et fino al partir mio stettero in officio, ma ben posso certificarla hora essa città esser come dishabitata, essendo ferma opinione nelli animi loro di non poter sicuri star con li sui figliuoli et facultà, se non li venga concessa da Vostra serenità in gratia di poter fortificar alle loro spese quel suo monticello, havendo già fatto la provisione del danaro, et lasciatisi intender che si contentariano che Vostra serenità all’hora li imponesse angaria sopra i vini et altre mercantie che si trazeno da quella città fuori dell’isola, accioché l’havesse il danaro di pagar la spesa che andarci nelli capitanei et fanti per guardia et sicurezza di essa fortificatione. Io Serenissimo prencipe malamente posso dire l’opinione mia in materia di fortificationi, essendo di profession luntana dalle fabricationi di fortezza, nondimeno per quel poco giudicio che è in me posso affirmarlo questa città esser posta in loco et in uno sito appresso di me importantissimo. Però quando piacesse a Vostra serenità sopra di ciò haver l’opinione de prattici et periti, massimamente di quei che sono stati sopra il loco et hanno considerato quel sito, non potrà esser se non bene et a me gratissimo di ritrovarmi presente.
Fino qui le ho ragionato delle due sue città Canea et Rhettimo. Restami per debito mio anchora riferirrle della città di Candia, principal veramente di tutte le altre città di quel Regno, così per rispetto della grandezza sua, come per la repienezza della nobiltà et populo, della quale et di ogni altra parte dell’isola son certissimo che Vostra serenità haverà havuta una ampla et particolar informatione dal quondam clarissimo Navagier et massime circa alla fabrica della fortezza, alla quale Sua magnificentia [?] clarissima con ogni diligentia et spirito suo haveva atteso, però mi riportarò alla sua relation. Non volendo restar di dirle che a voler finir quella fortezza, vi farà bisogno di più danari et tempo di quello che forse da qualche uno le è stato rappresentato, et di questo longo tempo io ho sentito molte mormorationi, fatte massimamente dalli principali, li quali si lasciavano intender, che quando lei vollesse fare una gagliarda provisione di danari, per dar fine ad essa fortificatione, anch’ora essi appresso il debito loro non mancheriano di proveder et volentieri per assicurare se stessi, li figliuoli et sue facultà et per liberarsi da così longo peso et far respirar quei del territorio da tal noiosa et hormai insupportabile gravezza, perilché questi di Candia et quelli della Canea, quanto maggiormente possono, supplicano in gratia Vostra serenità a far buon provisione di danari per dar fine a quelle due fortezze et insieme al loro travaglio et di lei, perché quanto più presto si finiranno, tanto manco l’haverà l’occasione di pensarvi et di star con l’animo inquieto et perturbato; et ciò anco sarà con suo beneficio, non mettendole conto che le fabricationi vadino in longo, accioché non avvenga quello che è occorso in quella della Canea, che per tal lunghezza di tempo un quinto della spesa è andato di male, come ho sopradetto.
Né voglio restar di dirle che so che se non fusse stata l’occasione della guerra, più di una volta esso signor Governator haveria dimandata licentia, il quale per quel tempo che l’ho pratticato, posso affirmar che sia buono, fedele et diligente servitor et sopra tutto amorevolissimo al beneficio di Vostra serenità al quale attendeva. Ma ultimamente per la venuta del signor Latin Orsino in Proveditor general di quel Regno, ha dimostrato molto et molto resentimento. 
Ho ritrovato quel suo castello et lo posso dir con verità, in assai mali termini; et se bene in esso vi si attrovavano pezzi 20 di artegliaria et di buona sorte, nondimeno soli dui appena si potevano adoperare, perilche subito diedi ordine che si dovesse accommodarlo et ridurlo per l’onore di Vostra serenità in tal essere, che con verità si potesse nominarlo et haverlo per castello, et al partir mio di Candia lo lasciai in buon termine et l’habitation del magnifico castellano ridutta in loco più commodo.
Quello che dapoi sia seguito per far luogo da polvere et altri luoghi, per accommodar appresso li pezzi ciò che bisogna al tiro dell’artegliaria, non lo so, ma penso che del tutto la sarà stata avisata essendo sta l’opera ad esso castello necessaria; et se bene sarà stato speso qualche ducato, nondimanco havendosi avanzati 4 pezzi di artegliaria, che in quel loco stavano inutilmente, de quali la città se ne prevalerà senza che Vostra serenità senti altro interesse di mandarli di qua, si può dir che detta spesa si sia guadagnata. Ho anco procurato di far conciar una caverna, che sotto detto castello era sta fatta dalle fortune del mar et due volte le ho fatto metter mano per stropparla, ma nell’una son stato impedito dal tempo et nell’altra, che la si haveria finita, il protto che ne haveva il cargo di compir l’opera, l’ha diferì per qualche giorno, essendo soprapreso da certa sua infirmità, ma voglia creder che il clarissimo capitano da poi la mia partita non haverà mancato di darle il suo compimento; et sarà stata buona opera, ma appresso di me migliore sarà il proveder al speron del detto castello, con tanta fatica et spesa fatto, et hora parte senza difesa di esso spiron et percossa dalle fortune del mar et si come io ho questa opinione, così con quella debita riverentia che mi si conviene, ricorderei a Vostra serenità di far assicurar quel spiron con l’occasione di alcuno di quei arsili, che fusse fatto inavigabile, il quale empiuto di gran sassi, anci delli maggiori che ritrovar si potessero et fondato in quel loco, dove manca il sopradetto sperone, faria diversi buoni effetti et specialmente defenderia che le onde del mare non veniriano vive a percuoter il castello et superarlo, come al presente fanno in tempo di fortuna.
Posso con verità affirmar a Vostra serenità di haver ritrovato quel arsenal ben governato et regolato, una sola cosa mi è spiacciuta, che dal magnifico patron, overo suo agente, non sia usata diligentia di tenir nota di quelle robe che entrano et usciscono di esso, et massimamente nella presente occasion di guerra, con la quale scusorono questa sua colpa. In detto arsenale sono 9 volti et Vostra serenità con pocchissima spesa potria far fare 3 saloni, che teniriano grandissima quantità di biscotti, accommodati al porto et sariano nel suo arsenale, perché essendo essi serrati di muro con li sui coperti, li mancheria solamente bordonali, et quanto al suolo, le fodre et altri legnami, si caveriano di quelle galee che sono date in spiazza, et sariano bonissimi et così la ferramenta suppliriano a sufficientia a tale opera, parlando io per esperientia da me fatta in due galee, che ritrovate posso dir sotterrate nel sabion della spiazza di Rhettimo, le ferramenta delle quali mandai quasi tutta alla Canea, per bisogno di quel arsenale, et del legname medesimamente che da esse ricuperai feci empir un magazen, il quale quando si ritrovi in esser sarà ottimo per la sudetta opera.
Di quel porto, anchorche creda che Vostra serenità sia informatissima, nondimeno per non tacer niente dirò quello che ho detto di quello della Canea, ciò è che tenendosi cavato, vi staranno [?] senza remi in banda da 60 galee in circa. Del servitio che essa possi haver dalla città di Candia et dalle altre città et sui territori di quel Regno, così di homeni da spada come di galeotti, per l’armar delle galee con brevità le esponerò.
Non è alcun dubio et dal effetto seguito si può chiaramente comprendere, quanto possi far quella isola et deve essere però cara a Vostra serenità, havendo lei cavata di essa 40 galee et quanto la deve cercar di conservarla et di addolcir li animi di quei suoi fideli, li quali invero si sono esacerbati, essendo stati aggravati nel armar le dette 40 galee più di quello che comportava il numero delle anime che sono in quel Regno, si come dalla descrititon di cadaun territorio si potrà veder, perilciò opinion mia fu che non si dovesse passar il numero di armar 30 galee, si come per mie le significai, né voglio restar di dirle in questo proposito di galeotti, che molti di quei villanni patiscono di rotture et molti cadeno per il male della brutta et la causa assegnano per li vini, si che facendosi il numero minor delle anime che sono atta al servitio del remo, per questo inhabili, per li descritti nelle cernede et per quei che sono esenti et privilegiati, et non armandosi più di 30 galee, si veniria a levar le tante esclamationi et lamenti et insieme quelle altre difficoltà che sono occorse in armar le 40. Ma volendo lei nelli bisogni servirsi di questa quantità di galee 40 la potrà dar ordine che in Candia siano eletti 20 sopracomiti, compresa in questi la città et territorio di Scittia, nella Canea 10 et in Rhettimo altre 10, dove si come sono più homeni nel territorio così manco nobili vi si attrovano nella città, in modo che con difficultà si potria far elettione di 10 sopracomiti et medesimamente di officiali, compagni et maistranze, il mancamento de quali procede per non haver porto ne meno navilii, si come ha Candia et la Canea et da questi nasce la marinarezza; con tutto ciò in detta città di Rhetimo vi sono 12 che sariano buoni per comiti, 18 per paroni et 34 per compagni et questi sono pochi al bisogno. Li peotti non sono più che cinque, marangoni 20 et calafadi 8 solamente et tra questi ne sono sempre d’impotenti, di modo che se delli marineri di Candia non si prevalessero, malamente le cinque galee di armeriano, et però se ne servono per il più delli marinari della Canea dove sono 30 et più buoni comiti, 30 paroni, 110 compagni, marangoni 30 et calafadi 35, ma molto et molto più numero et d’avanzo de marineri et officiali vi è in Candia per rispetto delli navilii che vi sono; et in questo proposito di maistranza non voglio restar di dire a Vostra serenità, che opinion mia saria, hora che essa si ritrova haver dui arsenali in quella isola di buona qualità, massimamente finito che sarà di fabricar quello della Canea, che la desse ordine che ogni reggimento, così nel uno come nel altro arsenal, facesse fabricar una galea, secondo che fu presto et statuito per parte di questo eccellentissimo Consiglio sotto di 8 luglio 1451, con pene alli reggimenti che mancassero della essecutione, ne è alcun dubio che del legname di pegola et manifattura et di qualche altra cosa Vostra serenità ne sentiria qualche avantaggio et conserveria et manteneria in esser queste maistranze, le quali in questa occasione di guerra tra galeotte et fuste di particolari non ne hanno fabricato manco di 6 et in brevissimo tempo, che me ne son maravigliato, si che lauderei questo far delle due galee per accrescer queste maistranze, le quali il più del tempo navegano et tanto la marinarezza veniria ad accresce et contanta maggior facilità si armeranno le galee di quel Regno, il qual viene ad haver patito molto per le tante galee che si sono armate et quando si convenisse continuar, ilche il Signor Dio non permetti, affermo a Vostra serenità che sarebbe la total ruina di quella isola, et per me dubitarei di qualche moto; et tanto più che con ogni diligentia convenendosi attender a finir di fabricar quelle due fortezze, si faria il consueto aiuto per causa del armar delle galee et della descrittione di quei delle cernede, quella fabrication andaria più alla longa, se però così a Vostra serenità parerà di fare, che appresso di me la tengo per cosa necessariissima, si come si può considerar volendo conservar quel Regno così importante et valersi nelle occasioni sopra l’armata et altri luoghi di esse cernide, le quali per opinione mia non vogliono esser manco di 15.000, ciò è in Candia 600 sotto tre colonelli et suoi capi di cento. nel territorio 5.500. Scittia et suo territorio 2.000, in Rhettimo per esser la città aperta 400 con dui colonelli et suoi capi di cento et nel territorio suo 3.200. Nella Canea veramente 300 con sui colonelli, si come al presente di ritrovano et nel territorio 3.000, che in tutto summano i 15.000, ma ciò riputerò come pittura quando per Vostra serenità non li sia provista di arme, almanco di archibusi 5.000 et anco fino a picche 500. Non saria fuori di proposito mandare, ma sopra tutto vi vuole un capo con doi sargenti per città et territorio per essercitarle et amaistrarle, però che è impossibile che un capo a tutta l’isola passi supplire ne anco alla mità, volendo fare il suo debito, si come in fatto ho veduto, perché se ben era all’hora al governo di quelle cernede il strenuo capitano Prospero Sala, homo diligente et sollecito et affettionato non solamente alle cose di Vostra serenità, ma intelligente et molto destro anchora nel servitio suo, nondimeno non poteva esso solo supplire dapertutto, richiedendo questo negocio molti che siano periti in ben disciplinare et amaestrate li descritti in esse cernede, li quali per opinione mia non doveriano esser manco di quattro capi ciascuno per cadauna città et suo territorio; et quando a Vostra serenità paresse di regolar la spesa che la fa ordinariamente nella città della Canea, la veniria ad avanzar il danaro che andasse a pagare li quattro capi sopradetti, perché tenendo lei al mio tempo nella Canea Zuan Spinelli con fanti 40, Zuan Domenego da Budua con 20 et Zuan Domenego Lenguazzo con 25, oltra il Governator domino Zuan Maria Martinengo, la potria ridurli in dui capitanii solamente con 30 fanti per uno per la guardia delle due porte Rhettimiotta et Sabionera et il governator sudetto con 70 et manco anchora per la guardia della piazza, facendo stropar la porta di San Salvador che è verso la marina et non serve né per altro sta aperta che per commodità di alcuni pochi particolari; et così anco facendosi in Candia de 2 compagnie di 25 o 30 fanti, l’una solamente, si veniria a scansar le spese di più capitanei, la quale si potrà applicare alla satisfattione della mercede di essi 4 capi. Et con ogni mia debita riverentia ricorderei anchora, che fatta descrittion delle cernede fussero consignate le arme alli patroni dei casali et di esse fatti debitori et per loro fatte destribuire alli descritti, con l’obligo di scuoder l’amontar delle dette arme delli sui colloni et di apprensentarlo in termine di certo tempo nelle sue Camere, con pena a quelli che scodessero più del valore dell’arma consignatali che paresse a Vostra serenità, et che da lei fusse dato espresso ordine, che li venissero osservati i loro privilegii et alli colonelli et altri sui capi et officiali mantenuta la sua licentia di portare le armi, essendo cosa in sé repugnante che alli descritti si concedino et alli capi et officiali loro, che li hanno ad essercitar, la prohibiscano; giudicando io cosa necessariissima per difesa et conservation di quel Regno, conservar et accrescer quelle ordinanze, per potersene così servire sopra l’armada sua per homeni da spada, come è occorso l’anno passato, come in ogni altro luogo che il bisogno ricercasse.
Feci mostra della cavallaria di quei sui feudatarii della Canea et Rhettimo et ne diedi aviso a Vostra serenità come l’haveva ritrovata, secondo l’ordine che la mi diede nella commission mia, che peggio non potria esser stato, perché in queste sue due sopradette città dove almanco doveriano esser stati cavallieri et cavalli 250, delli quali la si potesse valer nelli sui bisogni, non ne trovai cavalli 80 che fussero buoni et 10 cavallieri atti et essercitati; et giudico che sia ciò proceduto principalmente per la division che è stata fatta delle cavallarie, pervenute in persone povere et mendiche et donne, havendosi chi cinque chi tre chi uno et chi manco di un caratto, et quello che peggio è che essi feudi sono cascati in mano et godimento di chiese et greci, contra le parti et ordini di Vostra serenità, onde essa poco di questi tal feudatarii si può prevalere, né haver beneficio. Ma li cancellieri delli reggimenti in mano de quali casca l’utilità, per che facendo far loro la mostra nel principio de i sui reggimenti, cavano da questo, et cavaranno anch’ora fino che da lei non vi sia provisto et regolato questo negocio, a beneficio suo per ogni remission di un cavallo doi mocenighi et questo poco reputarei se non si andasse in infinito, tolendo termine di quattro in quattro et di sei in sei mesi di appresentar altro roncino o cavalli in luogo del morto o casso per li quali essi cancelllieri vengano pagati a mocenighi; et si come in queste due sue città in ciò vi sono questi et altri disordini, così voglio creder che in Candia ne siano medesimamente, dove sono due volte più cavallarie, alle quali il clarissimo capitano Bragadin, se bene mi ritrovava presente in quella città, volse far la rassegna di che per mie de di … [puntini nel testo] diedi particolar aviso a Vostra serenità, riportandomi a quella informatione che di esse sua magnificentia le haverà data; et se ben non so quale sia stata in questo proposito l’opinion sua, nondimanco non voglio restar di rappresentarle la mia con quella debita riverentia che si conviene, la quale è che poco anzi niun servitio ella possi havere da questi sui feudatarii, attese le cose sopradette, onde volentieri liberandosi da questa obligatione et servitù di dover guarnir col pagare in quelle sue Camere quel tanto che per la sua caratta fusse conveniente, laudarei che fusse da lei dato ordine a quel clarissimo proveditor, che con quel maggior avantaggio potesse, dovesse terminar questa materia, sapendosi massimamente che questo cargo saria dato in buone mano et già sono stati di quelli et nella Canea et in altri luoghi, che con danari da tal obligatione si sono liberati; et si come questo de i feudatarii ha bisogno di regolatione, così il negocio de i privilegiati non manco ricerca provisone, essendo esentati molti dalle fattioni personal et la maggior parte con patenti fatte dalle reggimenti et confirmate di reggimento in reggimento, per l’utilità che trazeno da queste concessioni et confirmationi, et questo cargo anch’ora [?] potrà il clarissimo successor mio esseguire, non havendo io potuto supplire per rispetto delle occasioni de tempi et della mia infirmità.
Ho detto delli feudatarii, mi par debito mio non passar sotto silentio la materia delli hebrei, che si ritrovano in quelle città et sui territorii, essendone in Candia da anime 800 unite nella più bella parte della città sopra il mare, con case et stabili bellissimi, la maggior parte di loro ragione, et nella Canea ne sono da 300 tutti insieme in un loco serrato et separato in case proprie, overo allivellate, poste appresso li terraggi de l’una et l’altra fortezza, ilche quanto stia bene et sia sicuro lo rimetto al sapientissimo giudicio di Vostra serenità, io per me giudicarei che per niun modo né per condition alcuna questi potessero habitar nelle sue fortezze, ma ben admetterli a stantiar nelli territori, si come al presente ne stanno molti in Milopotamo sotto Rhettimo, facendo ancor a loro contribuire la sua parte del danaro, così in tempo di guerra come in altro tempo, per tener le guardie di quell’isola per li corsari, né questa saria imposition nova, essendo già fino del 1402 a 10 marzo per Vostra serenità terminato che per armar galee per guardia di quel Regno, li hebrei in esso habitanti havessero a contribuir per caratti sei, si che laudarei che anco a ciò si provedesse et non si permettesse che tanti inimici delle fede christiana stessero nelle fortezze et luoghi più importanti.
Et perché la materia [?] delli formenti non è manco importante di qual si voglia altra che fin hora io habbi trattata, si per tenir munite quelle sue fortezze, come per il viver delli altri fidelissimi dell’isola, però le considererà che riducendosi il pra’ della Suda a coltura, la qual cosa sarà facile col darlo a livello a particolari, che ciò desiderano et me ne fecero molta instantia, daria il viver largamente alla Canea, dove è vicino, et ad altri luoghi, così faria l’Armirò, qual circonda a da miglia 10, et Omalos che è alla montagna et è molto maggior, et la pianura del Chissamo lunga da miglia 20 et larga da cinque in sei, dalli qual tutti luoghi, quando fussero ridotti a cultura, non solamente restaria la Canea abondante et ubertosa col suo territorio, ma seguiria quello che fu fatto del 1330 a 26 febraro dalli cavallieri della predetta città, che ritrovandosi pieni di formenti si obligorono per anni cinque continui di dare a Vostra serenità ogni anno 5.000 mesure et essa per questo effetto mandò danari et diede ordine che fussero fabricati magazeni; et medesimamente la sia certa che nelli territorii di Candia vi sono delli prati et pianure inculte, parte delle quali si potria ridur a cultura con molti altri terreni indegadi, che pagano terzaria, che è come un livello, li quali se ben perla vecchiezza delle vide rendeno poca o niuna utilità, nondimeno li paroni di essi per indur il collono a renonciarli li fondi patiscono più presto di non haver beneficio alcuno, che rinovando il  patto con esso collono, lasciarlo nella ragion della sua terzaria, con far queste provisioni si veniria a levar l’occasione di cercar il formento altrui, se non con grandissimo avantaggio; et da questa consideratione et bisogno è escluso Rhettimo, il quale per non haver porto resta abondante, non havendo navilii che li consumino il formento et ghe lo portino via, si come succede in Candia et la causa che vengano aiutate et soccorse da essa città, havendo Candia 12 navilii da botte 200 fino 700. Et la Canea 3 solamente, 2 di botte 300 et l’altro di 400. Oltra di questi vi sono tra le sopradette 3 città gripetti 12 di botte 150 fino 200 et 60 da 100 stara fino 300, li quali per la maggior parte navicano da luogo a luogo per l’isola; nella quale per intelligentia di Vostra serenità vi nascono, oltre la quantità grande di vino, grane et queste possono esser da 13 in 14.000 lire, sede 3.000 lire, oldani, mieli, cere, ma quello che importa più sono li ogli, che uno anno per l’altro passano amfore 2.000 et alle volte la Canea sola ne fa amfore 1.800; et anco più si fariano, quando la parte del 1565 a 27 settembre fusse esseguita et quella città ne haveria la sua portione, quando non fussero tratti per luoghi alieni et massimamente d’infideli, senza pagare il debito datio, trazendosi sotto nome di quel magnifico rettor et di quell’altro consiglier, a quali vorria ad ogni modo che fusse prohibito il far mercantia né per sé né per interpostita persona di cosa alcuna, se non finito che fusse il suo reggimento, derivando da questo fonte tante estorsioni et appressioni, quanto sempre più insatiabile l’humano desiderio di havere; et per venir a qualche particolare sono stati di quelli che uno anno avanti tratto hanno come per forza fatta tuor caparra alli poveri contadini et da questo essempio mossi li patroni delli casali et altri mercanti, hanno imparato a far l’istesso et incapparano per quattro o sei quello cha a suo tempo si venderia 10 et 12 et se li poveri villani per qualche accidente non possono attender di dar quella quantità di robba, che come per forza è stata incapparata, sono stati di quelli sui rappresentanti di così poca conscientia, che hanno astretto quei tali a pagarli esse robbe alli istessi precii che si vendevano in questa città di Venetia, lasciando poi considerar che sorte di essecutione si fa contra questi meschini, trattandosi del interesse di quello che ordina et commanda l’essecutione, del che è seguita ogni ruina ad essi contadini, che in tutto et per tutto restano conquassati, di modo che volendo conservarli et darli qualche satiffatione, non vedo la miglior provisione che il devedar queste cappare fatte avanti tempo, si come fu da lei similmente fatto fino sotto’l 1393 a 10 aprile nelli formaggi che in quella isola s’incapparavano, et si come si deve provedere che questi siano sollevati dalle oppressioni, che li vengono fatte da persone publiche capitani contra furesi tal [?], così medesimamente la farà liberarli delle rapine et tirrannie che li fanno alcuni proprii loro paroni, se bene questi non siano molti, li quali se seguisero l’essempio di alcuni delli pricipali di quel Regno, saria tolta via non solamente l’occasione di proveder, ma di pensarvi anchora; tra quali posso dir tenia il primo luogo in ben trattar li sui colloni il magnifico messer Matthio Calerghi, perilche di loro sono obediti et riveriti; et accioche conservando lei questi fedelissimi, la possa haver nelle occasioni quel servitio da essi, che per l’esperientia questi dui anni fatta, la Serenità vostra ha veduto, havendo armate 40 galee, cosa che da lei né da altri saria stata creduta et per dar a questi compiuta satisfattione et farli screscer l’animo di ritornare prontamente nelli sui bisogni al suo servitio, non vedo che miglior vie sia che far che al disarmo li siano dati li sui avanzi et similmente alli sopracomiti, li quali in questo modo si renderanno più pronti in accettar questo cargo, che habbino fatto per il passato, et non aspetteranno mandati penali, come ad alcuni ho convenuto far per farli armar. Sarà anco necessario, oltre quel accrescimento che ho fatto alla scola dei bombardieri in Candia et Canea, aggiongerne delli altri percioché volendosi armar in quella città 20 galee, vi bisogneranno 120 bombardieri et così nelle altre città. Onde in Candia dove erano 80 [?] non doveranno esser manco di 160, oltra li ordinarii; et alla Canea dalli 60 accrescerli a numero di 90, per rispetto anco di servirsi di essi nella fortezza; et in Rhettimo dalli 60 alli 80; ne voglio tralasciar di dirle quanto mi soccorre a memoria in questo proposito di armar le galee et haver homini a questa fatitone, che molti per liberarsi delle angarie et non esser sottoposti ad esse si fanno pappa et così s’intitolano, benché poco bisogno vi sia di loro di questa professione, onde Vostra serenità ha tanto manco anime per le sue fattioni, né manco voglio che mi uscisca di memoria di dirle che da pochi anni in qua, per uno che era stato lavorente dell’arte di thoscani, che poi si fece caloggiero, fu introdotto in Rhettimo il far li tabbi et ormesini belli et di buona sorte, di modo che al presente in quella città si ritrovano telleri 26, che tutto l’anno lavorano, et Candia et la Canea se ne serveno di essi et si come questi tali telleri sono accersciuti a questo numero di 26 et più in breve tempo e stanno sempre mai per accrescere, così dubito che seguirà delli rasi et damaschini, che pur in essa città si sono cominciati, ma in questo principio non riusciscono molto et sono tristissima robba, per quello che ho veduto; et l’istesso potria avvenir de i veluti, essendo già per un sciotto stato dato principio a lavorar li in Candia, perilche le sede che per l’ordinario solevano venir in questa città, si consumeranno in quella isola, si come si fa delli lini, li quali si come si havevano per soldi 2 la lira, così non potendosi havere per manco di soldi 6 restano nell’isola et tutti si consumano, né è meraviglia, perché in Rhettimo et nel suo territorio non lavorano manco di telleri di talla da 450 in 500. Stimo che non sta anco fuori di proposito che Vostra serenità intenda ciò che viene fatto in materia di laudi, vengono dati ad istantia del clero latino et greco et tal hora de casi tali, sotto pretesto et mantello di casi puri et ordinarii, che me ne son meravigliato, ilche non essendomi piacciuto, voglio creder che manco piacerà a lei, alla quale ho voluto ciò rappresentare, accioche che essa ne facci quella provisione che parerà alla summa sapientia Sua. Mi resta anchora di parlare delli perfidi Sfachiotti, de quali a mio tempo ho havute molte querele, benché poche di homicidii et assai di robbarie, rapine et assassinamenti, onde deliberari all’ultimo cavalcar alla loro total destruttione et ruina, ilche da essi inteso, mandorono certi gentilhomeni con alcuni di loro principali per farmi intender che tutti si volevano buttar nelle braccie della mia pietà et misericordia, pur che della vita li facessi sicuri, diche havendo dato la parola mia et fatteli patenti, non manco di 100 vennero ad appresentarsi et darsi in nota; et havendomi dalla Canea fatto le querele et la copia de i processi per dar principio all’espeditione di questi tali col mandarli in galea, la sorte volse che l’eccellentissimo messer Sebastian Venier, al qual era giunta l’elettione di general, non sappendo quanto in ciò havessi operato et in qual termine era questa materia, fece far in Candia come Capitano general un proclama et diede ordine che per tutta l’isola fusse publicato: che tutti li banditi et querellati in certo termine di tempo volendo gratia et con mutatione delle loro condannason in servitio di galea, dovessero comparer alla presentia di Sua eccellentissima signoria, che non mancherà di farli questa commutatione con ogni possibile misericordia, il che fu causa di far star tutti sospesi. 
Quello poi che sia seguito io non lo so, ben affermo a Vostra serenità che fa bisogno che sia posto freno a quella gente trista, insolente et scandolosa, né io posso imaginarmi il meglio né più sicuro modo che questo, cioè che da lei sia mandato là al governo di quella iniqua gente un proveditore da questa città, peroché quelli che ordinariamente sono mandati alla Canea per il più mancano di far il debito loro officio et quello che è peggio, che qualche uno di essi proveditori s’intende con quei sceleratissimi participando delle rapine loro et per quanto son informato non è proveditor che infine del suo reggimento non porti via ducati 1.000 di guadagno et acciò quel proveditor che per Vostra serenità fusse mandato potesse in quei principii tenir in freno et regola essi Sfacchiotti, si potria darli alcun capitano et per far questa spesa de soldati Vostra Serenità potria metter intanto per centener della pegola, la qual non si fa in alcuna parte di essa isola, et anco un tanto del legname, che si cava pur de i monti della Sfacchia per il fabircar delle navi et navilii. 
Io Serenissimo principe conoscendo quanta et quanta necessità Vostra serenità era per haver l’anno passato de biscotti per il vivere delle ciurme di quelle sue galee et quanto danno et maleficio haveria apportato alle cose sue il mancamento loro, posi ogni mia cura in farne far quella maggior quantità che mi fu possibile, se ben non mi ritrovava haver in questo proposito né alcun ordine né danari da spender, perilche et per dar le paghe a quei soldati et per continuar la fabrication della fortezza della Canea, tolsi ad imprestido per nome di lei li infrascritti danari, con assai maggior avantaggio et beneficio suo che sia sta fatto forse da altri sui rappresentanti; et prima dalli fedelissimo messer Thodaro Endemonoggiani ducati 1.500. Da messer Zorzi Sanguanazzo ducati 2.000. Da messer Luca Dotto cancellier di Rhettimo ducati 2.000 per un anno senza alcun pro [?] et dal nobel ser Francesco Querini di Candia ducati 1.200 per doi anni senza alcun pro [?] et poi 7 per cento, li quali summano ducati 6.000. Oltra di questi ho havuto dalli fedelissimi messer Zorzi et messer Nicolò di Persuti [?] fratelli ducati 4.000 con pro [?] di cinque per cento et ducati 2.000 con pro [?] di 6 per cento. Da messer marin Posi ducati 4.000 con pro [?] di sei per cento et ducati 1.000 con pro [?] di sette per cento. Dal nobel homo ser Zorzi Caleghi ducati 2.500 con pro [?] di sei per cento et un’altra volta da messer Zorzi Sanguinazzo dottor ducati 2.000 con pro [?] di sette per cento; et questi summano ducati 15.500, che in tutto fanno ducati 22.200, la maggior parte de quali ho speso nel far di essi biscotti, tanto necessarii quanto per sua prudentia ella intende, con grande avantaggio et commodo della sua armata, costandomi il mier posti in magazen manco di ducati 13 di perfettissima robba, come è noto a tutti di armata; et essa oltra l’avantaggio sopradetto ha sparagnato li noli et altri interessi et schivato il risego del mare, ilche non sarà stato di poco beneficio di Vostra serenità, lo qual in tutti quei maneggi che le è parso di darmi, sempre ho procurato con ogni mio spirito et sempre così farò mentre viverò, ma se ben Vostra serenità cortesemente è stata servita per mezo mio di questa summa di danari, quasi tutti dalli sui fedelissimi di Rettimo nelli urgentissimi sui bisogni, nondimanco fin hora non è sta dato credito a niuno delli sopradetti, salvo che a messer Piero dotto cancellier di Rhettimo col dono delle 8 per cento, la qual cosa mi ha apportato infinito dolore, sentendomi trafiggere dalle grande lamentationi che tutto’l dì mi vengono fatte a casa, lamentandosi di me, perilché la voglio supplicar ad esser contenta di fare che anco li altri siano satisffatti, si come è giusto et si conviene al honore di Vostra serenità, la qual satisfacendo prontamente alli sopradetti, potrà esser certa di esser anchora servita nelle occasioni. Fin qui ho parlato di tutte quelle cose che mi sono occorse nel tempo del cargo mio, hora nel fine di questa mia relatione mi son riservato di dire quanto mi occorre del segretario che ho havuto meco al servitio suo, Lodovico Marconi, accioché maggiormente ciò resti impresso nella memoria di Vostra serenità et delle eccellentissime Signorie vostre, il quale essendo stato in due legationi alli serenissimi Re di Romani et Imperator et in quattro viaggi nelli luoghi di Levante con sui clarissimi Proveditori generali, si ha sempre diportato con molta sua laude, si come ha con me con molta mia satisfattione, havendo fatto il suo servitio bene et fedelmente, onde merita la gratia di Vostra serenità et che questa sua non volgar servitù, piena di una gran devotione et fedeltà, mai sia posta da lei in oblivione, ma che senti quella benignità che Ella è solita usar verso quei che non sparagnano a niun interesse o pericolo in servirla, si come ha fatto sempre il predetto Marconi, il quale quanto maggiormente posso ricomando nella gratia di Vostra serenità et delle eccellentissime Signorie vostre et me insieme.

Allegati:
Nota non datata del da Mula 
Nota del 1570, tratta di consegna di munizioni a galee.