3 maggio| 1573 Marino Cavalli
Relazione|
1573 maggio 3, Marino Cavalli ritornato di Provveditore generale a Candia
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 78
1573 Summario della relatione di Candia di Marino Cavalli Proveditor generale etc
Sumario della relation che devea far il clarissimo messer Marin di Cavalli ritornato di Proveditor generale di Candia
L’isola di Candia è longa più di 200 miglia fin 230, larga poi 15, 20 et 30, montuosa per li dui terzi, li quali son inculti, asperimi et le marine tutte quasi montuose corrose dal mar, però molto difficili a sbarcar genti, difficilissime a cavallaria et del tutto impossibili a l’artigliaria, eccetto tre lochi di Tramontana, che d’Ostro non si die curar, perché quando ben sbarcassero di là vi vuol modo di passar monti assai per venir ad espugnar le due fortezze di Tramontana: Candia et Cania; li tre lochi sono Suda, Fraschia et Spinalonga. Questa ultima non torna a nemici utile, perché non ha acqua se non salmastra, et è lontana da Candia miglia 50 et il camino è pessimo, però si è atteso a sicurarssi della Suda et Fraschia con tal et tal modo.
Il sito di questa isola è giusto nel mezo dell’Asia et Europa, talché tanto è da Capospada alla Morea, quanto da Capo Salamon all’Asia, che è … [puntini nel testo] con interposition da questi capi alla Terraferma de due isole minori per ogni lato, perché verso Morea, che è Capomalio, vi sono et Cerigo verso Asia, Scarpanto et Rodi, di modo che la natura l’ho posta equidistante da Europa 80 miglia et tanti aponto dal Asia, miglia 500 dal streto di Galipoli, 500 da Sicilia, 500 da Cipro, 500 da Alessandria, dimodo che ella è ben degna di quel verso di Vergilio: Creta Jovis magni medio iacet insula ponto. El male che la si trova a questo modo troppo ne gl’occhi de turchi, atta a fargli de molti danni, ma impatronendosi di essa al sicurarsi con gran sua riputation et riposso. Et se Cipro lontano li ha mossi a questa guerra, Candia vicina li moverà sempre più, con l’occasione a fare l’istesso. Et la Serenità vostra stia sicura che turchi a liberarsi di questa molestia non aspeteran mai altro che l’occasion, né si dee fidarsi né assicurarsi sopra altro, senon co’l levarli l’occasione, il che si farà benissimo con le gratie et dolcezze a nobili et con la giustitia a tutti. Et di questo ne parlerò al suo loco senza zifra alcuna.
Di quel isola del 1204 la Serenità vostra per compreda se ne fece patrona con 1.000 marche d’argento et 1.000 ducati d’entrata all’anno.
Della qual obligation la si franco poi. Nel acquisto di Costantinopoli tocò Candia a Bonifacio Marchese di Monferrà, la qual li era più d’impaccio che di utile, però Bartholomio suo successore la vendé et ella, comprata che l’hebbe, la cominciò a ridure da una gran barbarie alla civiltà et cultura che la si trova, la qual non è a gran gionta a quel che la potria esser, ma è ben grandemente inciviltà et qualche manca e per la dureza et natural indisposition de populi, atti a goder non solo qualche guadagnano, che è pochissimo, ma quel che potria guadagnare, che è assaissimo, ma questa colpa è della natura che tale producesse quella gente, non diversa troppo da quella del tempo di San Paulo.
In questa isola vi sono tre principal città: Candia, Cania et Retimo, come antiquamente erano Cidonia che è Cania, Gnosia che è Candia, Gortinia che hora è destruta et era nel più fertile paese dell’isola hora detto Massarea, alla qual sucede Rettimo, seben diverso di loco. Vi sono poi Sythia, Girapetra, Sphachia, Chisamo et simil minori castelli che eran già in parte città.
Questa è habitata nelle città da 40.000 anime et nel territorio da circa 120.000. Vi è un archiepapato, che val ducati 4, 5 et 6.000 d’intrata all’anno, per la diversità de precii delle robbe; poi Cania che val 1.500, Retimo 800, Milopotamo 400, Chisamo 500, Girapetra unito 1.400, l’abatia di Borgognoni 1.800, ma è migliorata assai da Ca’ Capello che paga soli 800 ducati all’anno, il patriarcado di Constantinopoli ha ducati 400 [800 scritto sotto] d’intrada. Le abatie greche Santa Caterina 3.000, Perovis [?] 1.500 [500 scritto sotto] la Odinia compagna 1.000 et due altre simile molto comode. Alcuni calogeri molto antichi anco forse 4 o 5 monasterii comodi di 800 et più ducati d’intrada, oltra altri molti altri monasteri minori di calogeri di 300 ducati et di la in giù et son più di 50 per diverse parte del paese. Vi è il colleggio del Bessarion, ma per non esser tenuti latini non vi è papa alcun di nome che voglia accettar tal utilità et si da a chi le dimanda. In fin del clero Greco che sia litterato, né atto a predicar, se non uno o doi et ben va quando sapino leger et intender per lettera quel che si canta in giesia. Da questo clero così ignorante et pien di usure et de mille avaritie, non è meraviglia se procedono populi senza religion, poco fedeli al suo principe, ladri et rapacissimi, in tanto che son certo che li sudditi del turcho, come serviani, bossini, bulgari, albanesi et greci son miglior christiani che candioti. Se questo importa alla Serenità vostra la vi proveda, poi che la sa la causa si anche non importa sia per non ditto. So ben io che in molti lochi l’ho fatto dir al in diverse chiese per l’isola, con occasion di persuader li populi ad esser fideli et obedienti alla Serenità vostra, poi che ne han tante cause, li faceva anco esortar et comandar alla bona vita christiana et al andar ogni dominica alla messa, con parole et essempii accomodati, talche anche dalli cattivi era benedeta la Serenità vostra et questo stato che facesse amaestrar così amorevolmente li suoi sudditi; et questi eran li più perditi come sono li Papadopoli, non che li mediocri. Habiansi greci che vadino instruendoli per l’isola 8 over 10, che basteran in doi anni mutar tutti quei populi, perché concorevan tutti alle sue prediche et li papadi si astraderan [?] a far in parte qualche cosa di più che non fan hora, che è quasi nulla. Parerà che questo siano chietinarie et io dico che da questo principio depende tutto il bene che si ha da sperare, si come proveremo che dal suo contratio segue ogni male. Et chi non saria cativo, non essendo astretti al uso de Santi sacramenti, né confesion né comunion, li matrimonii si servano quanto si vuole. Si piglian per moglie le germane, le amide, le si ripudiano, se ne piglia di più ricche con le mogli si tengono 3 et 4 adultere XX anni et più continui et niun né spiritual né temporal vi rimedia.
La giustitia temporal alli lochi lontani, che son di verso Ostro, non può esser administrata, perché li rettori fan residentia dal opposito lato et li ministri non van sicuri tanto lontano ad essequir la giustitia. Et se in quelle parti vi son qualche iusdicenti, son castellanni di minima autorità et di minor che minima forza, talche ove si ha più bisogno, la vi è nessuna provision et se fan alcuna cosetta son mere robarie, così de castellanni come de capitani contra furas [?], che meglio si chiamarian profuribus, perché li primi condanano il marito che da schiafi et botte alla moglie o servi, li altri secondi piglian le sue staffe, del viso et reperto, et poi non sene fa altro et questi offitii si affittano; lauderia che si mandassero dui rettori uno alla Sfacchia, over Castelfranco, l’altro a Castelnovo di Mesarea, senza consiglieri, con appellation alla Canea et Candia. Et vuol veder Vostra serenità che la lontananza della giustitia causa ogni male, che ne’ luochi lontani si son nodriti Pateri et Papadopoli et in Tramontana tutti son obedienti. Il criminal della Sfacchia va in appelation in Candia et perché li pagamenti de palazzi son estremi, li offesi non possono fare la spesa, né durar longo tempo al proseguir, così li malfattori passan inpuniti et fan habito nel mal fare, et li secondi imparan dalli primi et li terzi dalli secondi, a talche l’anno passato X miglia lontan dalla città non era homo che potesse essequir sententia, comandamento, né ordine alcuno né de galea né de fabriche, et se venivan fugivan poi quando volevan alle case loro. A questo modo la Serenità vostra provederà alli suoi populi de rettori. Ma si habbi l’occhio per l’amor de Dio di non proveder a rettori de populi, perché Candia vuol huomeni et non ombre, le qual si possono mandar in lochi più culti, più obedienti et più amaestrati di questi.
Questi populi son negligentissimi, che sariano tutti ricchi se lavorassero il paese come potriano fare, perché non pagano se non il terzo del racolto et in molti luochi manco, et tutto il resto è suo. In ogni loco dell’isola, nasceriano vini et ogli. Nella Messarea per abondar de grani non piantan né l’uno né l’altro, et lo comprano et conducono d’altrove con molta spesa. Potria esser mo che li precii cresciuti delle robbe et li ordeni da Vostra serenità datti et da me ricordati, et persuasi facessero augumentar questo piantar, che saria utile grandissimo massime de ogli, delli quali se ne potria far quatro fiate più di quello che hora si fa, che può esser circa miera … [puntini nel testo].
L’animo de questi populi credo che sia instabile et se ben dicono Agio Marco con gran demostration di devotion, però le tante revolution de quell’isola per il passato mi fan dubitare di loro et se alcuna cosa li tiene in fede, è il vedere li mali tratamenti fatti da turchi a greci di Morea sui vicini, ma se si tratasse con altri principi christiani, dubitarei estremamente et non se ne sicuri la Serenità vostra a tempi di bisogni et pericoli.
Liberati che siano questi populi dalle incredibil usure (come spero che saranno) et cresciuta l’entrata, tutti saran ricchi et se li potra imponer qualche datio, come di sale di Mazena, intrada de porte et al consumo del vino et oglio, perché essi pagan quasi nulla, ilche serà necessario a fare, perché mantener Candia con danari di Venetia, almen nell’ordinario non è possibile, et lei non potrà durare et questa guerra farà usar quel Regno a prevalersi da se stesso. Per me non voria quelli populi troppo ricchi, perché sariano più pericolosi che non sono et forsi servirian quelle richezze per altri frumenti, si fan a mediocre racolto per 9 et 10 mesi. Vini per uso et per cavarne 5.000 botte et olgi per uso 1.200 et cavarne 800 botte, ma quando è seccure [?] appena fan vini et ogli per uso et formenti per 5 mesi. Gottoni se ne fan qualche poco, perché non sono acque molte, formazi per uso et per trarne 300.000 miera et per non piover la estate non si fa megli né sorghi et pochi legumi. A questi populi non si die pensar de darli l’arme in mano, anci cercar di levarle a chi le ha, perché per pace le adoperan in ladrane, solevation et tumulti et a tempo di guerra le non son fidele né sicure. Quelli del populo delle città bastan esser armati, purché essi anco siano inferiori a soldati d’un terzo almeno et forsi della mettà.
Vi son nel territorio di Rettimo XII famiglie nobile olim et si può dir anco nobilissime, ma hora poco defferenti da contadini, le quali si chiaman Archindirimei, che vuol dire gentilhuomini di Costantinopoli, et sono: Fucha, Vlastò, Variva, Litina, Hortazzi, Scordili, Agiostedaniti, Arcolei, Mossuri, Caffari, Gavalà, Malissiriò. Questi han quasi tutti feudi da Vostra serenità et li lavoran essi stessi, senza obligo di guarnisone alcuna, non so se sia per meriti o per demeriti. Son esenti dalle fation personal, van in galia per scapoli a sue spese quando è guerra et contribuiscono con le città, son cerca 400 homeni in tutto, mediocremente fedeli; li populi delle città son tutti mercanti o marinari fedeli assai; li nobeli cretensi son poveri per il più et poco fedeli, ma li nobeli veniti son fidelissimi et lo creda Vostra serenità san che sotto altro principe non potrian goder il suo. Ve ne son de ricchi, de mediocri et de poveri. Tratan per il più bene li suoi contadini, quelche prima io non credeva, ho detto per il più, ma non dico tutti, perché li nobili poveri che stan sempre in villa pelano et non conoscono giustitia, ma non son però molti.
A questi si danno gl’offitii et a gli nobili cretensi una fiata per uno, così in la città, come fuora, il che laudo sommamente, ma il modo di distribuirli non mi piace, perché son datti più a gl’amici che a persone che meritano, dalche ne nasce poi ogni male et del non attender alli carichi che han et di qualche ingiustitia et reliqua; si potria trovar modo al fare questa despensa bene et troneria a satisfation grande di populi et di Vostra serenità.
La Camera de Candia scuode … [puntini nel testo] spende … [puntini nel testo] Candia scuode … [puntini nel testo] spende … [puntini nel testo]; Rettimo scuode … [puntini nel testo] spende … [puntini nel testo]. Vi sono molti debitori de datii suspesi in infinitum che stanno così. Quelli regimenti (mi perdoneranno chi lo fa però) si pigliano troppo libertà, suspendendo per uno anno a fin che vengino li datiari a dimandar gratia, molti non vengono mai. Li regimenti si mutano, li debitori o moreno o diventan poveri et il publico perde il suo. Si fan molte bollete, si danno molte taglie et si fanno pagar de contadi non so con qual autorità, se è ben provedersi faciasi se non sia per non ditto alcuni salariati in debiti et similia.
Scytia et Girapetra non si dieno ruinar, ma non si die manco guardar come si fa con 160 fanti et artigliaria, che tutto saria perso con guerra, ma basteria tenirle da corsari sicure con un capo de squadra et XV over XX fanti, con ordini che alli bisogni i homeni del paese vi si salvassero, a fin che le fuste non deshabitino tutto quel territorio, come han fatto quasi tutto di là da questi due luoghi verso Capo Salamon, che non vi è più casal hormai né casa né homeni, et la opposition che si fa e che ostando essi luoghi forti da corsari in pace, li nemici poi li potrian far forti da guerra et mantenendosi ivi dentro tener in perpetua guerra et forsi in poco tempo impatronirsi del tutto. Dico che chi vuol sicurar Candia da questo [?] bisogneria sicurarsi de tutta la costa de Ostra, nella qual moltissimi lochi son che si potria smontar et fabricar, over fortificar lochi già fatti, come 3 lochi come la Messarea, Franco Castello, la Sfacchia che è impossibile, oltra che a turchi la banda di Ostro li è incomoda et poi han per monti assai da venir ad espugnar le 3 città di Tramontana et saria impresa di molto tempo, pure mi rimetto.
Né possi lui far mercantia alcuna in suo nome né d’altri sotto grave pene, perché al presente fan cose horrende.
In questa isola così descritta gionsi io a 17 di marzo del ’71. Et se ben ogni uno che habbia un poco di modestia, fuge l’occasion di dire di se stesso. Io ho fatto, io ho detto, ho proibito il tal male et simil ragionamenti, li quali quando anco sian verissimi la persona die lassar che altri lo dica, pur per non mancar dell’ordinario più parcamente che potrò dirò quelche è necessario.
Trovai quest’isola molto mal contenta, li containi per le XX galee armate l’anno precedente che solevano esser X over XII, a 25 et 30 cechini per ogni galioto, et di più per la gionta d’interzar tutta l’armata et per scapoli che furono più altri de 5.000 che eran più di 9.000 homeni, delli quali pochi erano ritornati a casa, li altri parte morti, parte retenuti su le galee in armata, che li dolse fin al core. Et per conforto di tanto travaglio hebbero nuova che bisognava del ’71 armar 40 galee in quell’isola. Il che ridusse quella gente in solita a così gran facion quasi a desperation et a levar l’obedientia a ministri di Vostra serenità, desiderando di veder cosa che li leberasse da questi carichi. Et già non si ritrovava homo che potesse pigliar, se non con inganni, homo alcuno et resistendo o fugenso tutti a li casalli, era forza chi voleva armar le 40 galee pigliar li primo che venivan alle mani, non guardando a ruodoli, né a nomi, il che accresceva displicentia a tutti et disordine, ma però la necessità stringeva a far così et era il manco male. Et miseri noi se non armavemo tante galie. Da questo nacque il tardar fin a mezo zugno al interzar de ditte 40 galee, il che tanto manco è stata cosa proceduta da negligentia, quando che l’armarle è stata cosa maravigliosa con tanti impedimenti. Con tutto ciò si hebbe l’aprile et maggio 1.000 homeni alla fabrica, alli quali bisognava che facesse salvoconduto di non esser retenti per la galea, se ben altri qualche fiata mi rompeva essi salvi conduti, però li homeni mi fugivano dal lavorar et io con raggion non poteva punirli, fui agiutato dal clarissimo Calergi di 600 suoi homeni per parecchi giorni, che feccero assai con il pagamento però ordinario et la diligentia del signor Latino fece assai in vero. In questi dui mesi partiron li contadini per li suoi racolti, sperava reffermi con le zurme delle galee 60 che era ivi, 40 candiote et 20 italiane, ma volendo dar io qualche in simil cause si haveva dato alle zurme, non trovai che lo volesse accettar et vedendo che dalli dui magnifici provedittori si proponeva di haver numero 9 al di et non volevan che si lavorasse, se non tre hore la matina et due la sera, che sarian poi risolte in 4 et anche in 3 sole hore al dì. Et stando esse galee de di in dì per partirsi, non volsi per poco lavor metter tanto disordine nella fabrica né tanto danno alla Serenità vostra. Era in quella volta 3.000 poi 5.000 fanti in Candia. Vi erano zurme di 60 galee, Vi eran li greci del populo, di modo che ogni dì in piaza si facevan 3 et 4 gran [?] costioni, che si potevan chiamar all’arme, si fecero alcune buone provision, poi la crida per nome de tutti che chi sfodrava arme in piaza fusse imppicato, con tutto ciò si sentivan rumori, fra gl’altri una sera che erano in consulto tutti noi con il proveditor Canal si sentì all’arme in piaza. Va esso Canal per remediarvi torna et dice che era nulla, finito il consulto andando tutti via nel descender le scale mi manda a dir il signor Latino, che in una spiciaria di piazza, vi era un fugito scapolo delle galee, che haveva ferito un capodisquadra et che se non se li provedeva, che il di seguente si faria una gran tagliata; che haveva io a fare in questo caso, che m’haveria comesso questo senato se fusse sta li, credo qualche feci all’hora, perché so che sempre li è piacciuto la giustitia et in tal casi anco la exemplar, perché si dolevano Vostre signorie tutte che l’anno precedente molti errori fossero sta non a sufitientia puniti. Andai nella spiciaria, trovai l’huomo armato et infocato lo presi, quelli delle galee me lo volessero ripigliar per forza, fu difeso et fu do poi confessato, impicato, senza che alcun né regimento, né capitano, né proveditore me lo addimandasse. In questi casi le leggi vuoleno che mancando li oridnarii, li altri supliscano alla giustitia, così fu quel povero homo impicato con consenso di tutti et con quiete per molti di della città. Essendo mo stato scritto questo caso altrmente de quello che fu, a me fu levata la auttorittà d’impazarmi più solo, né accompagnato in giudicar homeni da mar, che pur essendo solito et per leggi terminato, che il regimento et capitano con li proveditori tutti giudichino simili homeni per delitti per fatti in terra, essendo io proveditore generale in Candia, con tanta auttorità datami per obviar a questi scandoli, devea pur almeno esser lasciato insieme con tanti altri, per haver fatto una bona et necessaria opera, ma è piaciuto così a Vostra serenità io volontiera ho obedito, et la mia obedientia fu causa che non si vide più giustitia di tre casi importanti. Uno che messer [?] Priamo Querini nobile del magnifico proveditor Querini fece questione et ferì un candiotto in piazza su la porta del capitano, l’altro ch’è un nobile di Ca’ Gradonico di Candia sopracomito bastonò in piazza, in anzi alla chiesa di San Marco, un nobile cretese figliolo dell’eccellente Bartolomeo Livio primo avocato et dottor di Candia, con ramarico estremo di tutti li candiotti; e perché li nobili di Candia havessero la parte sua seguì il terzo caso in questo modo, che un nostro sopracomito bastonò un Andrea Corner sotto le mie finestre pur in piazza e se bene tutta la nobiltà di Candia riscosse con incredibile cordoglio, perché si vendicaste la sua ingiuria, nihil fuit actum, se questi casi edificano gl’animi di vostri populi et nobili, se queste cose non dispiacciono a Vostra serenità, anco a me non dispiacceranno et serò contentissimo che mi sia levata, anzi già mai data libertà di giudicare, più tosto che mi sia data et levata poi, il che mi dolse per dir il vero alquanto. Accadette nelli stessi giorni un caso veramente enorme, commesso pure da huomo di mare, il quale non voglio restare di dire, ne meno vogli tacere il giudicio seguito. Un capitano Francesco di Michieli, turco fatto christiano, et fu quello ch’io pagai per andar portar con la sua galleotta questo agosto passato il soccorso a Famagosta, in tesa la perdita di essa, andò per la Natolia per bottinar, ove oltre molte robbe prese forse trenta schiavi cipriotti, ch’eran condotti a Costantinopoli, fra li quali vi era una giovene con una sua zia [?] et alquante altre donne, le quali ricuperate de mano dalli turchi, pensavano esser libere et sicure in mano d’un christiano. Non detto, nel porto di Candia di Vostra serenità fu con scelterato sforzo levata l’verginità alla detta giovene dal sopradetto Francesco, la quale l’era stata per un anno intiero conservata da turchi, il che inteso io cominciai a formar processo, fatto prima ritenere l’detto capitano col suo luocotenente, et preso il detto della zia [?], d’un scapolo et d’una donna di fusta, li quali stando a basso sentirno il capitano far forza alla giovine et ella lementarsi et d’altri testimonii che lo istesso confirmavano. Volsi che tutto il reggimento et il capitanio giudicassero et il fine del giuditio fu che senza corda, senza prove, ma col semplice constituto de rei, né volsero assolverlo, et il Duca et io volevamo proceder più avanti, ma per esser doi soli perdessimo la nostra oppenione et li rei rimasero assoluti.
Questo ha operato il levarmi l’auttorità, il processo è in Candia et si può vedere s’io dico il vero o no.
Il caso poi del Portolato de messero Francesco Tron, ch’io scrissi alle Signorie vostre illustrissime che’l devono tener a memoria, hebbe questo fine. Ch’essendo io stato ricercato dal clarissimo Proveditore Querini ch’io li donasse l’vita et che del resto facesse quello che mi pareva, che si contentava, io li compiacqui di tutto, non ostante che in persona co’l signore Latino et co’l Calavrese fussi andato al rumore della piazza et l’havesse fatto prender et ch’il detto clarissimo Proveditor non fosse stato visto. In questi casi da mare sono intervenuto et s’ho mo meritato che lui sia levata l’auttorità, hora ch’intendono come son proceduto, levimise [?] del tutto et inperpetuo e come ignorante et ingiusto, non possa mai più in vita mia giudicare. Ma s’è il contrario, non ricerco altro se non che sia conosciuto che chi si ha querelato di me non ha detto né narrata la verità.
[carta bianca barrata]
Giunti li 2.000 fanti con il conte Avogadro, oltra li 80 cavalli mandati per Retimo, che senza altro ritornorno in Candia, mandai 1.000 fanti alle marine di Ostro sotto il colonello Moretto Calavrese, perché se intendeva che nemici alla Cania suolevan andar a far danni in quelle bande, se io volsi deffender il paese con 1.000 fanti le possono ben credere, che non si potea fare con 800, perché se io fussi stato consigliato o da me havessi giudicato poter con 500 fanti salvar una città alla Serenità vostra io l’haveria fatto prontissimamente, se ben il salvar lochi aperti da potente armata sii impossibile, testimonio son li borghi del Zante et di Corfù, che havean le forteze vicine et assai homeni dentro et Retimo era lontano et prima sachegiato et derelitto da nostri, la causa fu che li 1.000 Arcondopuli, tenuti di venir a sue spese a diffesa della città in tal casi, non venero, se non alcuni pochi, che havean sacchegiato quasi il tutto et dopo la fuga de cittadini, di modo che turchi non presero altro che ferramenta, campane et caldiere da vin cotto, ardendo le case, ma robba né priggioni non hebbero nulla; chi obedisse alle comission de questo consiglio non merita biasimo, ma ben lo merita chi si piglia auttorità di far il contrario et di questi molte volte si tace transcat cum ceteris, se le cinque navi si perdevano era tratta Candia.
Si ha da venir ad un’altra tragesia più importante del soccorso de Famagosta et qui narrar il tutto fin del mandarla galeotta a 22 di agosto per soccorso. Io per quel che fu l’officio mio non mancai mai di dar in ponto tutto quello che mi fu domandato due fiate, che fu una al principio di luglio et l’altra al principio di agosto, chi non haveva auttorità di deliberare diceva di andare, ma il partir non veniva mai, diche son 60 sopra comiti testimonii et tutta Candia in che et a che modo si spese il tempo et a che fruttuose et honorate imprese si persero 40 giorni, nelli quali si haveria possuto andar et ritornar a tempo di Cypro, chi lo fece, credo che con causa lo facesse, dicalo lui che a me non tocca. Oltra l’interesse publico non era Cypro mio antemurale.
In Candia ho fatto fare allogiamenti novi per 600 fanti et disegnatone per altri 500, ma il non haver danari non me li ha lassati finire tutti. Ho fatto da novo 30 forni et 60 molini da mano, che masinano stara … [puntini nel testo] di frumento al di. Vi son li molini dall’Armirò, miglia 4 lontani, che hora con la fortezza de Paleocastro si possono riputar; in la città bisogneria farli tutti di Vostra serenità, ma le liti et il non finir mai, non lassa comenzar mai, son anche attioni di particolari, ove si procede con rispetti. Ho fatto Paleocastro et la Suda.
Li rumori de villani con la rebellion nacquero dal mal animo de contadini verso nobili, de li quali cominciorno a vendicarsi con uccisioni et sacchi, poi passati più avanti, desperandosi di perdono, trattaron con turchi et fu ventura ch’l armata già era partita. Andò il clarissimo Calergi et tratene assai, la furia continuava però, in fine mandai il conte Avogadro con commission de assicurarsi de capi, perdonando a populi, lo esequi mirabilmente, talche in pochi dì s’impiccorno 8 preti capi et uno laico de principali.
Il conte certo non è homo da lassarlo invecchiar de bando, val assai con il consiglio et val assai con le arme. Questo si fece il settembre, fui persuaso da lui et altri de andar a metter nella debita obedientia li sfachioti, il che si fece et riusci come si sa.
La facion della Sfachia
La descrittion del ruodolo
La cosa de sali sta in questo termine, se fanno alla Suda et a Mirabello et qualche poco furtivamente per li sassi nelle marine di Ostro. Il datier del sal lo leva tutto in Candia per 7.000 [?] perperi [20.000 a lato] che son 4.000 cechini, hora più hora mancho; lui poi affitta Cania, Rettimo et Sithia ad altri minor datieri, compra il sal dalli doi lochi sopradetti perperi 8 soldini, cioè 8 quatrini la misura, che 3 e mezzo fa un ster venetian, et lo rivende poi quattrini 4, che son marchetti 18 il ster; et da licentia a tutti quelli di Ostro, che pagandoli n.ni [?] 8 per testa possino far questo sal vogliono per suo uso, perché se non si accordassero con il datier, facendo poi sali, pagheria 500 perperi ogni volta che fossero da lui et suoi agenti; con questo sal il datier non puol suplir a tutti, dandone 300 et 400 misure piene a tutti li nobili et cittadini, li quali lo consumano rivendendolo a suoi villani, overo comprando da essi tutti li formenti [formazi scritto sotto] et oliveri, salano le sue merci a questo precio di qua viene che non havendo mai il datier le caneve fornite, li paesani non ne possono da loro comprar, ma lo comprano da queli che ne hanno d’avantaggio a tanto formento che son 4, 5 et 6 perperi la misura, et Vostra serenità ne cava solo 6 quatrini, oltreche vi sono molti nolizini de diversi casali, che vanno a comprar il sale alle saline dalli datieri però et lo portano ove li pare et lo vendono quanto li piace, disordini tutti che meritano corretion, perché se Bressa et Bergamo et Crema pagano 4 il sale el staro per diffender Candia, Candia per sua diffesa può lre [?] pagarla al men [triangolo ti] 2 lo staro, però bisogneria far che fussero 3 datii nelle 3 prime città separati, li quali pagandoli al precio consueto lo vendessero poi 7 [3 in alto] perperi la misura a tutti per suo uso et non ad alcun che lo revendi ad altri, et verso Ostro alla Sfachia, Castelnovo et Girapetra vi fossero tre altre caneve, sempre fornite, prohibendo che non si dia licentia ad alcuno di far sal bianco per suo uso, ma ben possino lavorarne per darlo alli datieri al pretio limitando. A questo modo cresceria Vostra serenità 50.000 cechini d’entrada con poco rincrescimento de contadini, ma ben de populi della città, la santa memoria del clarissimo General Trivisan del 22 fece questo datio, che prima era in libertà de tutti far et vender sal, hora mo si potria con tanta occasion accrescerlo a questa summa, si potria anco far pagar la entrata delle porte a tutte le cose, come altrove si fa, levando le trate de vini et formazi et ogli, che pareria gran alleviamento, over tenir l’uno et l’altro a finche li forestieri pagassero più di quello che fan li terrieri che consumano per suo vivere. Questo accresceria la industria a tutti et restringeria le spese superflue et non si staria [?] a discretione di persone, che con doi cechini di dono credono haver satisfatto all’obligo loro.
Non si fanno sali a sufficientia, se ne comprano di quelli di Millo a doi perperi, ma vi son belli luochi da farne. Parrerebbe a me giustissima cosa che diffendendo Vostra serenità li suoi sudditi, per li quali si fa una spesa tanto dispendiosa per i turchi, tanto potenti et tremendi, che d’ogni intorno li circondano, se l’imponesse un datio del sale, per la metà minor di quello che paga la Lombardia, che non ha bisogno né da a Vostra serenità spesa né interesse alcuno di guerra, tanto più sollevandoli ella dall’usure i lor formenti, vini, olei et formaggi in doppio più del solito. Il qual beneficio per la maggior parte andar a quelli contadini, li quali delle misure che ravolgono non ne danno al padrone due vel circa, se bene si chiamano terzarie e tutte queste entrate levati li contratti usuratui, restaranno in man di essi contadini et venderanno il formento da due perperi a cinque et sei, il vino da mezzo perpero, il mustacchio a doi e tre, l’olio da tre et quattro perperi a dieci et dodici la misura, li formaggi da trenta a settanta ducati il migliaro. Se dunque col sale di Vostra serenità essi conservano l’olio et il formaggio et li vendano con tanto augumento, perché non devono quietarsi che anco la Serenità vostra rende il suo sale più caro, cio è a uno cecchino lo staro venitiano, certo che ne essi si havveranno 6 [?] ragione a dolere, né altri da maravigliarsi, levinse le ladrarie et le mangiarie a populi, che sentiranno sollevamento grande da questo acrescere del sale, perché sarà più quello che avanzaranno, che quello che di nuovo li saria imposto. Prohibiscasi il vendere la giustitia da castellani et superiori et da capitani contra furesi, annullinosi l’usure sin hora servatissime che quanta è l’importansa, franchinse le cavalline a cinque per cento et non meno 125.000 ducati per l’armare de quali chiesi, mille soli mi restorno di reffusure, che non erano corsi si sono pagati da 4.000 sino 7.000 fanti dieci mesi continui. Non sono stati fatti miracoli, ma s’è usata somma diligentia in cavar danari d’ogni banda ad imprestido, in dono, a cambio, nel vender formaci [?], nel stampar monete, per spender per dieci quelle chi valevasi uno, et si è proveduto alla Canea, Cerigo e Thine.
Si devono disperder li Papadopoli et Panthari, perché corseggiano la Messerea, il Peiero et tutto quello della Canea et Rettimo, come corsari levando la bandiera di riscato, et fanno dishabitare et lasciar incolta la Messarea per li Metrochi che daria et da da mangiare a tutta Candia.
Oltre che l’altri prendono essempio et fariano quell’che già tentaron delli preti con l’armata turchesca, ne sta bene viver con servitio di queste bestie, come niuno prencipe vuol vivere, perché dariano perduto in perpetuo un Regno.
Ho fatto il rotolo di 30.000 persone che sono in 40 galere, eccettuati li veri privelegiati, dico veri perché molti rettori non ben informati hanno essentato molti dalle fattione personali, credendo alli privilegii antichi di franchizia fatti a Parici, chi all’hora non erano molti in Candia, o perché diceano ab omni datio telo et vinculo servitutis, loro hanno creduto che fusse liberatione personale e non dimeno non è così, ma datio se intende della Parichia, del qual molti ne hanno memoria, et non ad omni datio, ciò è di quelli che pagato li franchi et liberi, et quella parola vinculo servitutis, mostra che erano schiavi, li quali quando facevono qualche atto egregio erano fatti liberi con quelle parole, alli di nostri non bene intese. Ho prohibito per l’ordinario gli andissari, perché erano la rovina de poveri heredi, etiam di 1.000 ladrarie et da 25 cecchini saria andata a 30 et 40. In alcuni casi d’evidente neccessità l’ho lasciato sopra il carico dell’animo alli tre reggimenti, ch’ognuno d’essi o tutti d’acordo possino farlo, ma non con più di dieci zecchini [?] di pagamento.
Ho prohibito ch’alcuno non sia levato dal rotolo, se non per l’età di sessanta anni o per impedimento di mambro inutile al vogare, li officii superflui, che sono assistente, acciò che non piglino più danari dell’imitato, et questi sono pagati dalli dacii et non fanno cosa alcuna tutta gravezza [?] della Camera. Si devono cassare come a Vicenza et similmente della scorta del capitano di guarniggione di 1.000 cavalli, convertirla [?] in ducati 30 di Venetia l’uno, ch’altrimente tutto è perso, perché si cavariano 30.000 ducati l’anno; li rettori di Candia fanno termini ristori et sospendono debiti de dacii, quello che solo fa l’eccellentissimo Senato, non so se possono farlo basta che l’fanno, fanno anco gratie delle loro sententie mutando bandi come fa qui l’illustrissimo Gran consiglio.
Li preti greci apresso l’altre ribaldarie l’anno le confessione di marito et moglie insieme per gelosia dell’adulterio, cosa neffandissima et da non tollerare, di che ne può fare testimonio, fra Nicolò Querini di San Francesco d’Osservanza.
Sono stato intorno li Lascité il tutto è affittato, solo vi è bisogno d’una vera et reale perticatura, perché vi è tanta confusione, per non dir altro, che è un intrico stupendo, non vi è libro alcun d’affitati né ordinario, né estraordinari et s’affitta in Candia, che quelli del luocho non l’sanno, e però si affitta come vogliono quelli che gli pigliano, et io ho fatto un ordine sopra ciò che contiene tal provigione trovò che di mille boine, che doverebono esser almeno lascithi 315, sono state date a Napolitani, li quali credo che’l venderiano ricuperando il suo, sono affittate, il resto e risoluto in calligo, oltre che s’intacca nelli meriti, li quali sempre più si disboscano, si abbruggiano le legna e non si paga né affitto né legna alla Serenità vostra. Ho trovato affittalli c’hanno le affittatine già doi e tre anni et vi continuan. Sono stati da me trovati affituali che dal 1566 in qua mai hanno pagato cosa alcuna. Ho fatto levar un libro de tutti et l’ho dato all’essecutore che s’vorrà farne tenere uno in Camera serà bene, mandivisi il perticatore, dividasi a dieci buine [?] per pezza con li numeri del tutto si mandi uno scontro, si facci un libro, non solo di Lascité ma de tutti gl’affitti di Candia, li fondi di quali sono andati in perditione.
Illustrissimi signori non è tempo di perder il suo et l’entrate publiche et poi aggravar li populi con novi dacii, perché s’approvono quelli ch’intaccano et si condanna chi non merita, sono stati trovati officiali che già doi anni hanno finito il tempo et li ho fatti affittare con’l doppio più, come per fede appar, et si venderebbe quel capitale 200.000 ducati. Sono stati fatti capitali et regolato il tutto, ma la giurisditione de Lassité vien posta in lite, compendiata usurpa, per il che bisogna dicchiarirla e tenerla in San Marco. Ben saria dar le castellanie per il conseglio de nobili et non per li reggimenti, perché si danno mal modo et si vandono.
Del vender di Franco Toppi di Messarea.
Epilogo.
In fine della mia provederia de mesi … [puntini nel testo] ho fatto in Candia alloggiamenti novi di muraglia per 300 soldati, oltre quei pochi chi vi erano. Ho amministrato diligente et gagliarda giustitia contra li delinquenti, con farne morir 19 essemplarissimamente, et più si haveria fatto morir, se non mi fusse stata levata l’auttorità. Ho fatto lavorar biscotti alla somma di doi millioni de migliara.
Ho provisto due fiate per il soccorso di Famagosta, una al principio di luglio et l’altra al principio del mese d’agosto, ch’era il carico di chi toccaria havendo io fatto quello ch’era l’officio mio.
Quand’ho havuto gente ho proveduto a tutta l’isola, anco dalla parte d’Ostro con mandarvi 1.000 fanti il colonello Calabrese et li feudatarii. Ho inviato la fusta de Michiele con polvere et altro per la città di Famagosta, ma fu tarda la sua andata. Ho pagato 7.000 fanti alli suoi tempi senza tumulto alcuno, non havendo havuto d’Vostra serenità in 13 mesi denari, soccorso né monitione alcuna, il che ha fatto, che non l’ho potuto commandar, castigar et preservare Candia dal sacco et dalle rapine.
Ho fatto donare alla Serenità vostra da Candia, Rettimo et Canea nel principio chi vi andai 500.000 cecchini.
Ho posto nel fisco di Vostra serenità della Sfachia, Rettimo et soldati di Candia 211.000 la mettà de quali erano miei, per le leggi et così da tutti vien osservato.
Ho servito Vostra serenità di 102.000 ducati per doi anni senza interesse alcuno, con stampar le cavalline et perperi, ch’importa pure 17.000 ducati di interesse avanzati et 18.000 de cambii a nove per cento in doi mesi.
Ho acquetato le sollevationi et ribellion di Rettimo, con poco sangue et molto castigo.
Ho castigata la Sfachia di buona maniera et l’havverei del tutto riddott’all’obedienza, se non fusse stato impedito e trattenuto da tante parti. Ho descritto il rotolo universale de galleotti in persona per pello [?] et segno, cosa che mai fu fatta, sollevando gl’oppressi quanto ho potuto dell’usure et provedendo anco per l’avenire con ordini et leggi. Ho fatto lavorare in Candia convenientemente et dessignati li forti et principiati, quelli della Suda et di Palleocastro. Ho regollato le cose de Lassité in parte et Franco Toppi l’isola di Canida è longa più che larga et circonda miglia 527 et è al principio del quartichimia [?], gradi 31, minuti 15, paralleli tre. Il maggior giorno è di hore 14 et un quarto.
Da Tramontana ha il mare Egeo et Greticolo che la bagna et vi è il Cavomadia, lontano d’essa miglia 100. Da Levante il Carpaccio, lontano da l’Affrica miglia 250. Da Ponente l’Adriatico lontano da Capo d’Otranto 500 miglia. Questa isola ha tre promontorii: Salomon diverso Levante, che hora di chiama Capo Salamone, Canocimeno verso Settentrion chiamato Cari Spetra et Grabussa. Il primo è distante dal secondo 260 miglia et il secondo dal terzo 25.
Ha molti porti, ma doi principali l’uno de quali è Spinalonga, lontan di Candia 60 miglia, largo mezzo miglio et longo otto, l’altro è quello della Suda, porto fra Rettimo et la Canea, lontano da Candia 70 miglia, largo mezzo miglio et longo 6, li quali porti sono securi et capaci d’ogni sorte di legni; et hanno ambe dui uno scoglio, Spinalonga nel mezzo et la Suda alquanto da parte; li altri porti minori sono Grandeo, che ha bonissima acqua come di pozzo, Astriosmo [?] che non ha acqua, Colonia appresso Spinalonga che similmente non ha acqua. Porto della Freschia che ha acqua. Quello di Candia porto di Turlulù, che non ha acqua. Mattala, Caludionecones et Lumichea, li quali tre sono dalla parte d’Ostro.
Ha doi monti grandi, cio è Ridimo, hora detto Montagna de Lascithi, di forma rotonda et Ida monte di Giove, nel quale pascolando l’animali parche li denti loro siano d’oro finissimo divenuti; le campagne di questa isola sono fruttuose, come quelle della Messarea, ch’é longa 10 miglia et larga 5 [?], è tutta seminabile con altre molte, fra li quali due ne son una detta Celos assai grande, ma l’altra del Chissar, molto maggiore, la quale longa 120 miglia et secondo i luochi larga quattro, cinque et sei.
Son in quest’isola anco molti vestigii de luochi antichi et altre cose restate in memoria della maggioranza di que’ secoli, come Gerapetra anticamente detta Hieraphta, la quale ha grandissime colonne et paste di statue come bracia et gambe senza busti et questi anco di quelle prive. A Santa Caterina di Mattala soli certi pezzi di cortine della città, dalli antichi detta Mattali, con molti lavori di mosaico. Nella Messarea, longi da Mattali 14 miglia, sono colonne grandissime, porte di pietra cotta et chiese sostenute da colonne di marmo, poco lontano del luogo Metropoli si vede un ponte in arco bellissimo et vi è cortina ch’era la città di Minos, nel casale Mauritiaco, sono li vestigii di Serosta, città nel casal Millidote, il quale è sotto il castello di Milipatamo del distretto di Rettimo, è una Spelonca in bocca della quale vi è una pietra quadra di larghezza d’un braccio, nella quale è scritto come uno di Naxo veniva ogn’anno a pagar un noto a Mercurio d’una sua acqua più dentro, anco vi è una colonna la quale pare che sostenga il colmo di dett’acqua et per cadervi sopra di continuo l’acqua, pare che da detta mano sia stata lavorata. Son anco pur indetta spelonca molte pietre di forma piramidal, che dalle goccie dell’acqua sono fatte, la quale per il grandissimo freddo si ferma et indurisce a guisa di pietra. Sonovi anco di molte statue diverse di figura et habiti, fra le qual è una donna con un fanciullo in braccio. Al luogo de Fathos [?] è una statua del Re Empidione con molt’altre antichità et vestigii d’acquedutti.
Scorrono per la isola diversi fiumi come Istrona, Castero, Fodelli, Areccadi [?] et l’Armiro, il quale nasce longi da Candia dieci miglia, fuori d’una grandissima montagna et ha l’acqua come salsa, sono nell’isola quattro città cioé Candia, Canea, Rettimo et Scithia. Candia è verso Ponente et ha sotto di sé Malvasia, Bion nuovo, Portese, Bonifacio, Belvedere, Mirabello et Pedoado, castelli con 434 casali. Canea è lontana da Candia 140 miglia et da Rettimo 40 et ha sotto di sé Chissano, Sulino, Santa Hulita, Biuorno [?] Sfacchia, castelli con 240 casali.
Rettimo è lontano da Candia 60 miglia et ha sotto di sé Millipotamo, castello con 265 casali. Scithia è verso Levante lontana da capo Salamon 20 miglia et ha sotto di sé Gerapetra, castello con 57 [?] casali. Nascono et si fanno in quest’isola biave d’ogni sorte, sali, seta, lana, lini, mele, cera, oldano, malvagia, vini garbi, olei, formaggi, grana, carobbe grandi et cipressi. Fu compra l’isola di Candia dal sopra detto Marchese Bartolomeo di Monferrato per domino Marco Sanuto et domino Roban [?] di Verona, per nome di domino Henrico Dandulo Duca di Venetia l’anno 1204 adi XII d’agosto.
Epilogo
1. In fine nella mia provvedaria de 22 mesi ho fatti in Candia loggiamenti novi de muro per 700 soldati, oltra quelli che prima [?] vi erano.
2. Ho administrata diligente et gagliarda iustitia contra li delinquenti, con farne morir 19 essemplarissimamente et più haria fatto, se non mi fusse sta levata l’auttorità.
3. Ho fatto lavorar de biscotti alla summa de dui milliona de miera.
4. Ho previsto due fiase per il soccorso di Famagosta, una al principio di luglio et l’altra al principio d’agosto, quello che era il charico et l’offitio mio.
5. Quando ho havuta gente ho proveduto a tutta l’isola, anche da banda d’Ostro, con mandar mille fanti et il Chalavrese et li feudatarii.
6. Ho inviata la fusta del Michieli con polvere et altro per Famagosta, ma fu tarda la cosa.
7. Ho pagati 7.000 fanti alli sui tempi, senza alcun tumulto, non havendo havuto da Vostra serenità in 13 mesi, denari, né soccorso, né munition alcuna, il che ha fatto che li ho potuto comandar, castigar et preservar Candia da sacco et rapine.
8. Mi ho fatto donar cio è alla Serenità vostra cechini 5.000 da Candia, Rettimo et Cania al principio che fui a quella città[?].
9. Ho posto nel fisco di Vostra serenità dalla Sfachia, Rettimo et soldati di Candia, ducati [XImille cancellato] delli qual la mittà per le leggi eran mei et tutti così osservano de presenti.
10. Ho servita Vostra serenità de 102.000 ducati per dui anni senza alcun interessi avanzati, et 18.000 avanzasi de cambii de ditti ducati 102.000 a 9 per cento in dui mesi.
11. Ho acquetade le sollevationi et rebellioni de Rettimo, con poco sangue et molto castigo.
12. Ho castigà la Sfachia de bona maniera, et l’haria del iusto reddutta ad obedientia, se non fusse sta impedito et intratenuto da tante bande.
13. Ho descritto l’universal ruodolo de galiotti in persona per pello et legno, quel che giamai non fu qui fatto; sollevando li opressi [?] quanto ho potuto dalle usure, provedendovi nel avenire con ordeni et legge.
14. Ho fatto lavorar a Candia convenientemente et designati li forti et principiati della Suda et Palocastro.
15. Ho regolata la cosa de lasciti in parte et francotopi.
16. In fine era io ad ordine de scrivere con 100 fanti a mie spese Vostra serenità.
Allegati:
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