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25 settembre| 1579 Giacomo Foscarini

Relazione|

1579 Giacomo Foscarini
ASVe, Collegio, Relazioni, busta 78
La relazione è presente nella busta in due copie simili.

Dall’illustrissimo et eccellentissimo signor Giacomo Foscarini kavalier proveditor general et inquisitor nel Regno di Candia presentata l’anno 1579 a 25 settembre

Prima parte 
Quando la Serenità Vostra mi mandò in Candia per le cause che all’hora la mossero, la volse ch’io havessi tre importantissimi carichi, l’uno di proveditor general, l’altro d’inquisitor et il terzo de sindico, delli quali dovendo hora darle informatione et considerarle quelle cose che in essi sono state da me osservate, deviderò il mio ragionamento in tre parti, per rappresentar più separatemente, con più ordine che mi sarà possibile. tutto quello che appartiene a ciascuno di essi, dando conto nel primo dela qualità del Regno di Candia, delle sue natural et artifitial fortezze, delli porti et siti, del muodo con che può esser offeso et diffeso, delle forze che in diffesa sua si possino cavare dal proprio Regno, delli soldati forastieri et di tutte le altre cose a questa prima parte appartinenti. Nella seconda altra tanto odiosa, quanto difficile, dirò quello che appartiene al governo del Regno, alli reggimenti, come siano stati per il passato et hora siino governati quelli populi et discorrerò quali et  quanti siano, destinguendo le qualità et gradi di essi et quanto ciascuno sii satisfatto et ben disposto verso Vostra serenità et quello che si spossi sperar se venisse occasione che la loro fede fusse esperimentata. Considerando di più il stato della religione, tanto del greco quanto del ritto latino, et quanto l’uno et l’altro sii osservato. Nella terza parte, che se ben mi fu data per aggionta, quando nella prima deliberatione non era sta considerata, ho provata però laboriosa et piena di travaglio; darò conto a Vostra serenità delle entrade et spese che la cava et spende in quel Regno, quanto fosseron inanti l’andata mia et quanto siino hora accressciute dette intrade et diminuite le spese, li denari recuperati, come si governassero quelle Camere et li ordini, che hora vi ho posto, come siino sta tenuti li arsenali, quanti desordini habbi trovato in quelle Camere et quanti debitori et specialmente di galere disarmate, nel maneggio di sopramasseri et in fine tutte quelle cose che intorno a questo carico giudicherò degne dell’intelligentia sua. Et perché stimo che dovendo trattar materie di tanta importantia, l’inteligentia delle quali, come cosa tutta sua appartiene tanto a Vostra serenità, né fidandomi io della debbolezza della mia memoria et conoscendo la molta mia imperfettione, spetialmente in queste attioni così poco da me essercitate, se ben mi forzerò di far quanto potrò per non defraudar in alcuna parte quello debbo, nondimeno appresentarò anco in scrittura la presente mia relatione, affin che dovendo in essa apparer quelle cose che per la mia inhabilità potessi mancar di dire, si possi sapere et intender sempre tutto quello che nel presente carico è stato da me osservato; et per fuggir quanto posso la longhezza, lasserò le cose superflue per haver commodità de dir le neccessarie.
Come venisse nel dominio di Vostra serenità l’isola di Candia l’anno 1204, per compreda di 1.000 marche d’argento et de ducati 1.000 de entrada all’anno, delli quali poi la si francò da Bartholomio successor di Bonifacio marchese di Monferato, non mi allargerò di dir molto, essendo cosa già saputa da tutti; né manco mi estenderò in discorrer il sito suo, che sapendo ogn’uno che ella è posta nel mar Egeo o Cretico, in modo che pare che domini come capo et regina tutte le isole dell’arcipelago et da essa sono come sotto ale abbracciate, che la sii con le sue parti estreme in quasi egual distantia dall’Asia et dall’Europa et circa due volte tanto dall’Africa, che le sii dimostrata dall’uno et l’altro capo con due isole minore per ciascuno, Cicerigo et Cerigo da ponente, Scarpanto et Rodi da levante; che la sii miglia 500 lontana dal stretto di Galipoli, 500 da Sicilia, 500 di Cipro et 500 d’Alessandria, onde ben si convien quel che disse Virgilio di lei: 
Creta Iovis magni medio iacet isula ponto. 
Credo anco che sii superfluo il dire che la sii longa circa 230 miglia, larga nella maggior larghezza miglia 40 nella minor 12, in diversi luoghi 20 et 30, montuosa et aspra la maggior parte et piena di molti luochi inculti et di montagne asprissime et difficili et piena di antichissime vestigie di molte città rovinate et tante che come si trovano descritti li nomi di 100 città, che viene creduto favolosamente che in essa vi fossero, se ne vedeno però tante et io ne ho vidute tante et fra esse alcune di grandissimo circuito, come Cortina nella Massarea et Gierapetra, che non credo sii in tutto falso quello che vien detto che in Candia vi fossero 100 città, ancorché al presente ne sono solamente quattro et tutte poste alla riva del mare di Tramontana, non ve n’essendo alcuna dalla parte di Ostro, dove non si vedeno se non li castelli debolissimi de Gerapetra, Sfachia, Seleno, per non dir quello di Priotissa nel fine della Massarea, che non è altro che una simplice et debbol torre, dico.
Che le quatro città che tengono il spatio per distanza di 150 miglia, si come hanno separate le giurisditioni, così hanno li territori divisi, con interposition fra ciascuno di altissimi monti, separando li territorii di Candia et Sethia li monti di Lassiti; quello di Candia et Rettimo, il famoso Ida; quelli di Rettimo et Canea li monti aspri della Sfachia. 
Et per discorrer et darle conto delle conditioni di dette città comincerò dalla Canea, la quale principiando da ponente è prima in ordine, questa è come ho detto sul mar di Tramontana incolfata tra capo Spada et capo Meleca; è città di piciol circuito, non voglie più di passa 1.200 in circa, dentro li terrapieni ha cinque balloardi, li doi principali per la forma della città restano accuti e tutti poco coperti de fianchi et sono in tanta distantia, che dubitandosi che le cortine potessero esser poco diffese, oltre che vi sono dessignati in le golle di balloardi li cavallieri, uno de quali è finito; e anco sta deliberato farvi alcuni altri picciol cavalieri a canto a tutti li balloardi, da quali cavandosi canoniere per cortina, si potesse meglio deffenderli, questi sono disseganti et parte principiati che è quanto si può far in la Canea, perché col cavar la fossa, che è la maggior et più necessaria fortificatione che se li possi fare, si vengono a far detti cavalieri, perché chi volesse desiderar più secura fortezza di quella città, bisognarebbe che di forma et sito la fosse tutta mutata et in altro luoco portata, peroché essendo essa in parte che tutto intorno vien dominata da molte eminentie, può esser in più parte battuta et possendo chi l’assediasse venir sotto con la commodità di bonissimo terreno, che vi è tutto intorno fin su la fossa, non ci mancando anco quantità grandissima di olivari, che ne é molto pieno il pian della Canea, et essendo la città così picciola, che non patisse alcuna buona retirata, non so quanta diffesa potesse fare, se ben in la sua fortificatione vi sono spesi infiniti danari et tuttavia si spendono; patisse di acqua, di legne et vive (come dirò) per gironata senza alcun deposito; ha li molini lontani da macinare, seben ne ha molti da mano, che in li bisogni servirebbono. Ha il porto che è commodissimo alla città, se ben si va giornalmente atterrando et da alquanti anni in qua ne resta perduta una gran parte, tanto perché patisse così la natura di tutti li luoghi che dal tempo sono alterrati, quanto perché questo che è fatto artificiosamente con la commodità di alcuni scogli, che la natura li ha posto inanzi, e posto sotto la città, dalla qual sporchissima pendendo verso esso, cascano per il corso delle acque che a tempi dell’anno causano le pioggie, empiendolo di quelle immondicie lo vanno giornalmente atterrando; et se non vi sarà proveduto, et questo et quello di Candia, che è sottoposto al medesmo disordine, di breve si perderanno, cosa che non si debbe a modo alcuno permettere, perché quelli porti tal qual sono dano commodità grandissima a quelle fortezze. L’arsenal ha fra coperti e discoperti volti per tener 11 galee, ho ordinato che ne siino principiati per altre quattro, per acommodarne più et per levar gl’inconvenienti che hora segueno, che per questo mancamento di coperti sono tenute le galee del continouo in acqua et al discoperto con manifesta rovina loro, come a luoco suo di questi arsenali et galee considererò, se ben in quella strettissima città vi è difficil modo di poter far quello che par che fusse buono, senon con rovina di case de particolari, sarebbe bene che alla Canea vi fusse un ingengo tale da cavar detto porto, come è in Candia, se ben quello anco fa pochissimo lavoro, pur lavorando del continouo opera qualche cosa. Poco lontano dalla Canea non più che miglia cinque, vi è il scoglio di San Thodoro, detto per altro nome Turlurù [?], il qual se ben è in luoco apperto et che nel canale che resta fra esso et la spiaggia non vi è alcun luoco sicuro da potervisi fermar armata, nondimeno, perché l’anno 1571 intorno a quello e da esso coperta vi stete poco sicura l’armata turchesca, perché di esso dettero in terra alquante galiote, fu deliberato, come si fece anco, di assicurarlo et sono sta fatti doi picioli forti, l’uno su la superficie et maggior altezza del scoglio, l’altro nella parte più bassa, li quali scoprendo quasi tutte le rive dove sotto esso si potessero fermar vasselli, viene ad assicurare che in quel luoco non possi per l’avenir fermarsi alcuna armata, il che può più presto esser de impedimento che in quella spiaggia non potessi sbarcare che altro, perché nel resto non è quel luoco sicuro da poter troppo longamente fermarsi alcun armata et manco di estade, che regnando continoui et gagliardissimi ponenti Maestri, da quali il canal è scoperto, quel redotto è pericolosissimo e però stato bene con pochissima spesa haver levato anco quel tal qual si vogli redotto ed armata nemica, che si havesse voluto di esso servire; non essendo alcuna fortificatione, per opinion mia, più necessaria per il Regno di Candia, per sito et per natura fortissimo, quanto levar la commodità a chi volesse assaltarlo, delli pochi porti che vi sono, tanto per non li dar commodità di salvar le armate, quanto per ponerli innecessità di sbarcar in spiaggie, come sopra questa importantissima materia a luoco suo discorrerò. Nel qual luoco di san Thodero vi stano del continuo 40 soldati con un capitano deputato a quella custodia.
Vicino alla Canea soli miglia tre per il piano, che è facilissimo, vi è la culata del famoso porto della Suda, stato li anni adriedo reccetto et nido de corsari, li quali per non haver havuto alcun impedimento, hanno possuto fin dentro esso porto depredar et far tanti danni quanto hanno fatti; con la commodità di esso puote anco l’anno 1571 l’armata turchesca sbarcar, correr et abbrusciar il territorio della Canea et venir li nemici fino sotto la città et dar commodità fra tanto che parte di essa armata abbrusciasse Rettimo. Fu certo saviamente deliberato di assicurar quel porto con haver fortificato il scoglio, che è posto nella bocca et intratta di esso, la qual fortificatione quanto a sé è fortissima et per fetta, seben vorebbono alcuni aggionger sempre et mantenit l’occasione di spender, perché essendo in mare et distante 400 passa da dove potrebbe esser abattuta, ma non però assaltata, è a giudicio mio inespugnabile. É ben necessario tenirla munita di legne, perché di acqua vi sono fatte tante cisterne che bastano per tenerla proveduta per tutto il tempo della estade, per bisogno delli soldati che vi sono tenuti per pressidio. Vi sono magazeni a sufficientia per tenir vittuarie et munition, si anderà ben per giornata agumentando nel crescendo qualche cosa, perché è desiderio universale de ogn’uno di voler aggionger sempre a quello che è principiato, ma perché quanto all’effetto che possi fare et a fin di che è stata fatta quella fortezza, che è stato per impedir che armata nemica non possi intrat et fermarsi in quel porto o più presto canale, essendo longo miglia cinque et largo quasi egualmente miglia doi, se ben verso la fine va alquanto restringendo facendo la forma rottonda. Dico che la natura che li è stata benigna, in far nascer il scoglio sopra il quale è fatta la fortezza, li è stata alquanto scarsa, con non haverlo tirrato un poco più in mezo, perché così come dalla parte di Tramontana verso il Cortiri non vi è distantia più che passi 400, così da quella di Ostro verso l’Apicorno vi sono passa 850, per la distantia et larghezza della qual bocca, se ben sopra il revelino et ponta del scoglio vi sono colombrine forzate, che con un poco d’avantaggio tirrano gagliardamente fino in terra, pare non di meno che non si potrebbe impedir che non vi intrasse armata, o con il beneficio della notte o con la velocità delle galee che vogando l’una driedo l’altra, non possendo li tirri della fortezza, nel moto che facessino, offenderle con tirar di punto in bianco se non a ventura, che havessero possono securamente passar; et però come sa Vostra Serenità è stato discorso con diverse opinioni di proveder a questo inconveniente, aricordando alcuni che si facesse un forte in terraferma dirimpetto alla fortezza, li tirri del quale con quelli di detta fortezza rincrosandosi, venissero a levar in tutto il modo di potervi intrare, ma perché il luoco dove si diceva di far detto forte era dominato da una eminentia superiore dalla quale restava offeso et abbattuto, et a quella ne soprastava un’altra de monte di Paleocastro, che offendeva la seconda, pareva che volendosi far il primo forte, si fusse in obligo di far anco il secondo et il terzo, con una multiplicatione di tanti forti et spesa di guardarli, che sarebbe stato un infinito. Però fu anco da altri raccordato che in culata del porto si facesse un maschio, il qual se ben sarebbe stato cinque miglia lontano dalla fortezza, si credeva che con l’artelarie di quello et di detta fortezza si havesse possuto impedire che armata havesse alloggiato, ma l’haver convenuto fabricar et fondar almeno in passa tre di acqua, con spesa insoportabile, et che però non si sarebbe impedito l’intrada ad armata, la quale se ben non harebbe possuto trascorrer così per tutto, nondimeno per la molta distantia si harebbe possuto salvar in molti luochi di quel amplissimo canale, parve che questo anco non operasse; come non fu giudicato a proposito che si facesse un altro forte raccordato in un luoco detto il Salto della Vecchia, distante miglia tre dalla fortezza, così angusto et stretto che non haverebbe havuto piazza per retirata dell’artelarie, né manco potuto offender quelli vasselli che da parte rincontro ad esso vi fussero. Trovai adunque che per la gran difficultà che si vedevano in dar aiuto alla larghezza della bocca del detto porto, non era sta fatto altro et che restava quella gran porta aperta, che faceva reuscir manco utile la detta fortificatione della Suda, havendo sentito che fra li pareri di sopra discorsi era sta considerato che si poteva diminuir quella bocca, con atterar alquanto del fondo che vicino a terra andava declinando, aiutando la natura del luoco et del fondo, et che si poteva se ben con molta difficoltà restringer fino 150 passa di quella larghezza, facendovi una porporella de sassi.
Porporella della Suda
Io considerato che veramente in 850 passa che restavano di appertura a chi havesser voluto intrare era cosa difficle d’impedire, come in diversi luochi et in bocca di Cattaro, dov’è posto Castel Novo si è più volte con esperientia veduto, che non ostante l’artelarie di quella non si è restato di pressidiar Cattaro et più dentro anco a Barbagno in luoco molto più stretto non restorono di andar le nostre galee, quando dal clarissimo messer Giacomo Soranzo fu espugnato quel forte, et intese le difficultà considerate alli luochi sopranominati, giudicai che fusse bene vogliersi a quella sorte di fortificatione, che se ben non faceva compito effetto, era però la più facile et di manco spesa, la quale non mi parve che fusse da esser considerata con li contrarii che apparevano quando era discorso che il fondar una porporella, che è una machina di sassi posti a reffuso in luoco dove del continuo il mar grandissimo che intra fa crudel fortune, sarebbe stato cosa difficile et di pericolosa reuscita, perché considerati li beneficii che per contra si recevevano et la poca spesa che vi sarebbe andata, che meritava fusse posto risigo di perderla, se non fusse reuscita, et considerato anco l’utile che reuscendo ne harebbe risultato, parve a tutti quelli con quali consigliai la materia, che furno li clarissimi duca et capitano di Candia, clarissimo proveditor Michiel et l’illustrissimo Orsino et Zampesco, che si dovesse fare. Feci adunque principiar quell’opera, il primo anno ne furono fondati 100 passa, il secondo ne furono aggionti passa 40, perché quanto più si scostava da terra, tanto più si trovava profondità et allargando l’opera più nel fine era sempre più difficile et portava maggior tempo, quest’anno poi è sta tirata a perfettione vi sono ben state molte difficultà, ma però resta finita con spesa di soli cecchini 4.000 in circa, oltra il lavoro della galee et delli homeni di angaria, essendosi con molta diligentia adoperate le galee Vittura et Salamona, le quali con molta laude delli patroni hanno condotto quell’opera al fine che la si vede redotta, la qual è longa passa 150, di altezza da doi fino 10 passa, perché appresso terra il fondo più basso tanto più si discosta quanto si fa maggiore, è della forma come appar per il modello che ho appresentato, larga nella scarpa et fondo vicino a terra assai manco et va sempre allargando fino alli passa 150, dove la scarpa è larga passa 18 vien a crescer pur in scarpa egualmente fino a piedi tre in circa alla superficie dell’acqua, l’impeto della quale et il gran mare che suol fare non trovando rescontro di sopra acqua passa senza offesa, onde è nato che la machina di tante pietre, che se ben non si vede sotto acqua, appar però quanto sii grande dalla scarpatura del monte di dove si sono cavate, ha possuto mantenir secura da poi tante fortune che hanno fatto li doi anni passati, come spero che si habbi a mantenir anco perpetuamente, se di tempo in tempo vi sii usarà un poco di diligentia, facendola reveder ogni anno, come si debbe raccordandosi, che quella non è se non una quantità di pietre insieme coadunate et sciolte et che quando si permetterà che barche, pescatori o altri la vadino praticando, potranno farle grandissimo danno. Resta adunque in tal modo restretta parte di quella amplissima bocca, ne si credi che l’haverla stretta passa 150 sii poco acquisto, perché quelli che haveranno a passar, tutto che sapessero et havessero nelle mani la giusta longhezza della porporella, non haveranno però tanto giusta la mira che non siino forzati allargarsi da essa molto più che la non è longa et quanto più si allargheranno, tanto più si approssimeranno con li fianchi delle galee apperti alla tempesta dell’artegliarie delle fortezza, sotto la quale et in quel spacio, se vi saranno sorte due navi o se si troveranno due o tre galee, che spalleggiate dalla fortezza possino spingersi con le prove verso li finachi di quelle galee che volessino intrare, sarebbe impossibile che intrassino senza suo grandissimo danno. Fa effetto di più l’opera di detta porporella, che si come prima che la si facesse harebbono possuto le galee vicine a terra intrar più secure, perché sarebbono state più lontane et l’ombra del terreno haverebbe [?] mangiata, come si suol dir la vista delli vasselli che li sono vicini, così hora che convenirebbono scostarse da terra volendo intrar perderebbeno il beneficio dell’ombra, che li farebbe il terreno et si accosterebbono come ho detto tanto alla fortezza et alli navilii che da essa fussero spaleggiati, che venirebbono, come di punto in bianco, ad esser dall’artelarie offesi, di modo che tengo per certo che mantenendosi la porporella nel stato ch’io l’ho lasciata et reparandosi a quel poco di danno che li potrà far il tempo et le fortune, come si convien anco remediar a tutti li edeffiii sottoposti al consumo naturale del tempo, non debbi mai armata nemica né intrar né pensar di entrar in quel porto, perché non sarebbe savio consiglio, che lassando nella bocca una fortezza come è quella del scoglio con l’impedimenti di sopra narranti la venisse a serarsi, dove con sopragionta di pochissima armata sotto le spalle della fortezza la restarebbe veramente serrata; et quanto importi l’acquisto di questo porto per l’armata di Vostra Serenità, che in ogni luoco ne restava priva et non haveva altri redotti se non quelli delli angustissimi porti di Candia et della Canea, dove mal secura con li remi levati era forzata tenersi, si può considerare con agionta di quanto importante sii l’haver levato questo porto all’inimico, come discorrerò più avanti, basta che questa è la più real diffesa che si habbi possuto far alla Canea, della qualità di sopra nominata. É vero che pare che alla securezza et alla compita perfettione di assicurar il porto della Suda vi manchi il fortificar il scoglio del Marat, che è vicino tanto alla fortezza della Suda, seben vi è passa 1.500 et da essa non sii veduto, é sta giudicato però che le artelarie tenute all’avantaggio vi possono gionger, ma perché ho per esperientia veduto che tirri simili sono da stimar poco et havendo considerato quel luoco che quasi da ogni tempo et de intrade massime per li venti che regnano resta sicuro, et che è capacissimo di molta armata et che seben nel proprio luoco non ha acqua a bastanza è però vicino all’Apicorno miglia cinque, dove vi è acqua abondantissima et che da quello senza impedimento alcuno che li possi far la fortezza della Suda si può sbarcar al Cortiti et condur artelarie alla Canea, essendovi fatto dalla natura un scoglietto, sopra il quale vi è tanto di piazza relevata, che disegna quasi et dimostra la qualità di un poco di forte, che sarebbe necessario che si facesse, il quale aiutato dalla natura et sito del luoco con pochissima spesa et con guardia di pochi soldati del proprio pressidio della Suda, assicurarebbe il luoco et impedirebbe che armata non vi potesse fermar, la qual non è da creder che volesse intertenirsi alla sua espugnatione, che sarebbe sempre difficile per quanto debole fusse il forte, perché con troppo pericolo starebbe armata in campagna apperta a combatter quel forte, che non possendo esser battuto se non da mare, con molto avantaggio si diffenderebbe, di questo ho scritto più volte a Vostra Serenità et li ho considerato all’hora, come facio al presente, per effetto di molta importantia il fortificar quel scoglio, già quasi fatto forte dalla natura, per compir di dar l’anima et il spirito alla giudiciosa fortificatione della Suda et per assicurar perfettamente la città della Canea, da quale essendo levati a nemici questi securi luochi da sbarcar et allogar le loro armate, venirà ad esser molto più secura, che per qual si vogli altra fortificatione fatta o che in essa si possi fare.
Seguita nell’ordine principiato da poi la Canea la città di Rettimo posta nel mezo fra la Canea et Candia, egualmente distante dall’una et l’altra miglia 50, posta essa ancora in spiaza del mar di Tramontana, serrata da doi capi Meleca et Sassoso, come sono tutte quelle città e fra essi incolfatte. Questa è del tutto rovinata per l’incendio che seguì nella passata guerra, quando nemici, più per occasione che fu loro datta dalla viltà et fuga delli habitanti, che per speranza o dissegno che havessino havuto di far quella impresa, havendo saccheggiate quelle robbe che dalli cittadini non poterno esser salvate, l’abbrusciorno tutta et hora è in stato tale, se ben li cittadini come meglio hanno possuto havendo racconciate et repezate le murra delle case, che sono sta preservate, et li magazeni, che sono avanzati dall’incendio, habitano fra quelle ruine, li quali havendo supplito Vostra Serenità che facesse fortificar il monte vicino del Paleocastro, con offerta di esborsar loro li doi terzi della spesa et che da lei fusse pagato il terzo, con l’aggionta delli homini di angaria che facessino bisogno, furno dalla benignità sua essauditi et la fortezza fu cominciata et in poco tempo, per la molta diligentia che vi usò il clarissimo messer Alvise Lando, che era rettor, et continuata dal clarissimo messer Lodovico Memo successore, si è condotta a bonissimo termine; è vero che havendosi dapoi convenuto alterar in certa parte fu alquanto differita la sua perfettione, la qual hora è in bonissimo stato, parlando delle parti da terra, perché da quelle da mar, dove l’altezza del luoco la rende securissima, come cosa di poca importantia et che sta ben fatta più per honorevolezza et reputatione che per bisogno, è sta posto il lavorare come più negligentemente si è fatto, perché con tutto che quelli cittadini, nel principio così caldi, furono promotori di quella fortificatione et si obligassino contribuir, come ho detto li doi terzi della spesa et Vostra Serenità il restante, nondimeno non hanno esborsato a gran pezzo, ne anco quanto è sta speso del danaro publico, oltra li huomini d’angarie, il costo de quali importa più che non fanno li doi terzi della parte obligata dalli cittadini, li quali anco in tutto raffredati di quella caldezza che mostrorno haver nel principio, quando suplicorno che si facesse la fortezza. Hora non ostante diverse mie persuasioni et proteste che le reliquie della città abbruggiata sarebbono abbatture a terra, non si vede però che ponghino mano a fabricar le loro stantie sul monte, ancor che molti habbino dissegnato li luochi, è vero che ciascuno aspetta che altri principii et tutti che siino fatte le stantie del reggimento. Feci far ultimamente proclama che in termine di mesi sei fusserno levate le case che sono dentro li passa 140 dalla spianata, il che se ben è conosciuto da tutti necessario, però si vede che con molta fredezza si accomodino, lo faranno al fine, quando vederano che sii volontà ferma di Vostra Serenità che lo facino, la quale debbe volerlo, non stando bene che habitationi così vicine come sono quelle alla fortezza, la quale è picciolissima di circuito di passa 400 in circa, secura per mia opinione, perché non è da creder mai che nemici che havessino animo di assaltar quel Regno, si trattenissero alcun pochissimo tempo alla espugnatione di Rettimo, il quale correrà sempre la fortuna delle altre piazza più importanti, ma è anco forte per il sito et per l’eminentia sua securo da mina et lontano da batteria. Il picciol porto di Rettimo è del tutto quasi perduto, essendosi da molti anni in qua atterrato quel poco che vi era, al presente non può a pena accostarsi una galea che sta la mità fuori del porto. Vi sono doi volti dell’arsenale che con poco conciero si reffarebbono, li quali se ben sono fuori della fortezza sarebbono però securi, ma essendo atterrato il porto et non possendovi intrar galee, tanto è quanto non vi fussero. É necessario fornir la fortezza di artelarie, come più volte ho scritto et da quelli cittadini vien ogni giorno ricercato, ma vorrei ben che per quella et per le altre fortezze fussero esse artellarie della qualità che ho più volte scritto et a luoco suo discorrerò.
La città di Candia, sittuata come le altre nella riviera di Tramontana et incolfata fra cao Sassoso et San Zacane, è principal et metropoli del Regno, circuisse circa miglia tre et mezo, è fortezza per il molto che si vi è speso, si vi spende et si spenderà di grandissimo costo. Ha sette balloardi, alcuni de quali sono di estrema grandezza, come il Martinengo, a tutti sono sta fatti li orecchioni, che li mancavano, eccetto che a quallo del Bethelen che guarda al Pandocratera, vi può restar circa 500 passa de muraglie di cortina da incamisare in quattro cortine, tutto il resto è fornito. Ha Candia bellissima et profondissima fossa, è in gran parte cavata la cuneta, ha ben bisgono di alcune strade coperte dalla contrascarpa, che sono necessarie, ma con tutto che ivi sii portato dentro montagne di terreno, non è però a bastanza quanto fa bisogno per li grandissimi terrapieni che vi vanno, li quali si convengono allargare, perché pendendo la città verso il mare et essendo il recinto delle muraglie sopra un’altezza che è stata abbracciata per rispetto del suo sito, dalla quale si scopre la città come posta in profonda bassa valle, è necessario haver li terrapieni gagliardi, perché quando fusse perduto qualche balloardo posto in quell’altezza, sarebbe troppo eminente cavalier [?] alla città; et perché vien opposta anco a questa, che siino li balloardi troppo lontani l’uno dall’altro et li fianchi in passa 240 de distantia, che non farebbono quella real diffesa che si conveniria e dessegnato però che in le golle di ciascuno principal balloardo, si faci un cavaliero per quest’effetto et per abbatter la campagna, li quali non sono sin hora principiati et per finirli vi vorà tempo et spesa incredibile. Pende come ho detto la città verso la marina et lassa di fuori in diverse parti molte alture et eminente dannosissime alla città da quale ella è dominata et quello che è peggio è circondata di terreno perfettissimo che sarebbe mortale alla città, non mancano anco molti olivari seben discosti nel circuito suo. Vi sono anco di fuori alcune cave tortuose in forma de trincee fatte dal corso delle acque accompagnate dalla natura et dal sito, che fano secure traversi fino vicino alla città et quasi su la fossa, per respetto de qual eminentie, quando fu allargata et ingrandita la città per fortificarla, furno, come ho detto, tenute le muraglie et balloardi tanto alti, perché fusseno almeno eguali a quelle altezze, che lassano la città quasi in una valle; per rispetto di qual eminentie et sito pericoloso dalla parte di San Francesco verso levante, che è la più importante et considerata di tutte fu fatto fuori della città il forte di San Dimitri, che discopre et batte quelle parti che dalla città non potevano esser vedute et specialmente una gran valle, che sarabbe capacissimo alloggiamento per ogni gran essecito, la quale per via coperta et nascosta alla città si conduce fino dentro la fossa. Questo forte è fatto tutto di terreno et poi che è fatto sarebbe necessario deffenderlo, perché come fu fatto per scoprir le parti occulte sarebbe troppo gran bersaglio alla città, se fusse sta fatto per nemici. In questa parte di detta città in luoco molto eminente et alto vi è la chiesa et monasterio di San Francesco, che altri hanno opinione di dover abbatter et altri che impito di terreno dovesse esser gagliardo cavaliero. Vien detto dalli più pratichi che esso forte di San Dimitri non si potrebbe longamente diffender, però starebbe bene che fusse minato, accioché in occasione non si lassasse luoco di così grand’offesa alla città, ma le mine che debbono esser secrettissime non so a qual tempo si possino fare, perché manchi [?] il bisogno vengono sapute et scoperte et nel tempo del detto bisogno molte volte suol mancar la commodità; le pioggie che grandissime sono l’inverno dannificano molto detto forte, però sarà necessario incamisarlo o almeno reparar alle ruine, che per altra causa credo io starebbe più presto meglio di terreno che di murro, essendo in luoco dove con molta facilità può esser minato. Vi è vicino alla città et forte di San Dimitri un borgo di molte case detto Marula, il qual è quasi sotto le murra, se ben non è scoperto dalla città, questo ad ogni minima occasione besognarebbe spianare. Patisse la città di legne et di acqua, come fa anco la Canea et seben vi sono molti posti, però sono di acque grosse et l’estate vi è mancamento, come vi è sopra tutto di legne, che carissime sono condote da parte lontane, ho principiato a farne qualche monitione, la quale se ben non è tanta che potesse suplir alli bisogni, sarà di qualche giovamento haver principiato, perché più facilmente di aggionge alli principii delle cose che non si cominciano. Ha il porto molto picciolo, serrato dal castello, che fabricato sopra un sasso in mare, con arte si è congionto con un mollo dal quale è serrato il porto, ma sogliono le gran fortune di Tramontana, molte volte esser così gagliarde, che il mare cavalcando di sopra detto castello viene fattivo in porto et con tanto impeto ferisse le fondamenta, che in molti luochi a viva forza ha cavato grossissimi quadroni di pietra di detta fondamenta, rompendo li arpesi con quali erano insieme legate, et se non fusse che è ligata con una molta secura banchetta porterebbe il castello et la cortina del mollo grandissimo pericolo, perché le dette fortune hanno del tutto rovinato un spiron di grandissimo costo, che posto in mare alla fronte et diffesa del castello, lo preservava et insieme conservava il porto. Havendo io visto questo pericolo che la ruina di quel spiron causava anco la destruttion del posto, perché essendo la bocca sua verso Grego Tramontana et portando del continouo il mar et venti la sabia, che con le revoltadure si cacciava nel porto et le atterrava, et che il spiron che spinge passa 12 in mare teniva pur li sabioni et acque turbide, che venivano dalli torrenti lontani dal porto, ho fatto perciò reffar detto spirone, ma così come esso era pieno prima et restava abbattuto dall’impeto del mare che in spatio di 20 anni che fu principiato, non ostante ogni sua fortezza si è destrutto, hora è fatto con molta scarpa et in fine pontido, accioché trovando manco riscontro et resistentia l’impeto del mare possi far anco manco ruina, come spero che più longamente si mantenirà quando si habbi cura di remediar subito a qualche danno che facesse il mare et non si lasserà allargar tanto, che come con poco nel principio si remedia o provede così da poi cresciuto il danno vi vuole spesa grandissima et ressarcimento del tutto, come si è convenuto far al presente certo con molta spesa et molta longhezza di tempo. Il porto che ho nominato come ho detto è molto picciolo et tanto minore, quanto che è in gran parte atterrato et con tutto ch’è continuamente si lavori alla sua cavatione vien detto che da questi alli passati tempi vi sii grandissma differentia, peroché le navi di qualche grandezza, che caricavano nel porto non possono hora uscire cariche, ma convengono caricar et scaricar alla fraschia [?], l’impalmar che hanno del continuo fatto le galee in detto porto et cascando in esso, come ho detto della Canea, le immonditie della città, che pende verso esso, essendo ella ancora sporchissima, è gran causa del suo atterramento. Ha l’arsenale delli disordini del quale a luoco suo parlerò, nel quale vi sono colti per tenir coperte XII galee, vi è stretto luoco da farne credo tre altri, de quali ne ho lasciato principiato uno, ma però si faranno con molta difficultà et spesa. Il paese intorno Candia non è montuoso né in tutto piano, ma va ondeggiando et facendo alcuni siti coperti, che come ho detto sarebbono commodi alloggiamenti a nemici, opposition grandissima accompagnata con la qualità delli terreni tenacissimi. Dalla destra et sinistra parte della città vi è spiaggia, fuorché da capo Sassoso verso Candia, che vi è la Fraschia, dove per esser bonissimo tenitor, seben è apperto, è fatto luoco come di porto, nel quale si fermano tutte le navii che non possino entrare nel porto di Candia, per esser questo securo et molto grande da poter redursi molta armata, è coperto dalli venti ch regnano l’estate. Fu deliberato di far il forte di Paleocastro, che è posto sopra un colle che si spica dalli altri molti con interposition di alcune valle, ma non però tanto lontano che non possi esser battuto, ma perché non è da creder che si volesse fermar a perder alcun giorno per espugnar luochi simili chi havesse animo di far l’impresa di Candia, qual forte seben piciolissimo nel qual vi stano 40 soldati del presidio di Candia, pare che basti per impedir il primo redotto della Fraschia ad armata che vi si volesse fermare, ancorché assai lontano sii il sorgitor et che le balle di artellarie tirrate dove è il principal sorgitor, dovendo esser di 1.500 passa di tirro, sarebbono stracche, ma però basterebbono a non vi lasciar fermare armata che in parte tanto vicine alla città di Candia sarebbe di grandissimo impedimento. La Standea, scoglio rincontro a Candia disabitato, se non che l’inverno vanno animali con li pastori a pascolar, ha tre redotti dalla parte di Ostro, dove starebbe molta armata, ma non ha acqua et non sono luochi dove longamente la si potesse fermare, né è da creder che in longhezza di tempo ella fusse per elegger luoco tale da stare.
Discosto di Cadia miglia 50 vi è il porto di Spinalonga, del quale più avanti parlerò et di la verso levante miglia 20 incolfato fra capo Salamon et San Zuane, nel luoco che si può chiamar istmo [?], dove se restringe l’isola a XII miglia di larghezza è posta Sithia, quarta città et separata giurisdition di quell’Isola, della quale altro non ho a dir se non che essendo un borgo di case che si destende alla marina, con un debolissimo castello posto sopra un’altezza di aspro colle, dove stantia il rettor, è sta sottoposto ad ogni invasione non pur di forza grande, ma anco di pochissime fuste, che venissero ad assaltarlo et viveno quelli habitanti in tanta gelosia, che se così presto le guardie che sono poste et tenute in diversi luochi non fano li soliti segni di securezza, temendo che sii scoperto qualche fusta, si empie il luoco di confusione sono dati li segni per far venir le genti delle ordinanze, che sono 300 descritti in quel contorno, et li pochi cavalli de stradiotti che vi stano con 20 soldati italiani per resister, ma il castello è così debbole et in luoco che difficilmente si può fortificare, che convien quel reggimento star in questo continuo suspetto et in occasione di guerra pensar di rettirarsi alle montagne del territorio di Sithia, se ben fino a capo Salamon non vi è altro habitato salvo fino al castel Trabisonda, tutto il resto è volontariamente abbandonato, non ostante che vi siino molti bonissimi terreni atti a produr et perfetti per semenaggioni, ma essendo stati tante volte da corsari dannificati non ardiscono fermarsi le genti in quel paese tanto lontano da luochi sicuri, vi è ben il Paleocastro, dove si potrebbe far un poco di redotto et li Corneri patroni di molti di quelli luochi si sono offerti di far parte della spesa et invitato molti contadini ad andar ad habitar et cultivar quelli terreni con offerta di molta essentione, ma del paese di Sithia per l’ordinario poco habitato, non si è trovato chi habbi voluto andarvi; et in questo modo resta abbandonato 30 miglia in longhezza di paese in quell’isola, alcuna parte del quale et forsi la meglior et manco aspra di tutto il resto, crederei che fusse bene innogni modo far edificar la torre sopra Paleocastro, perché quando fusse fatta forse le genti, invitati dalla bontà delli luochi et dalla essentione offerteli, se inanimarebbono ad andarvii. Queste sono le fortezze che al presente si trovano in Candia et le città habitate nel numero delle quali ho compreso Sithia per esser città et reggimento, se be nel resto non è di alcuna consideratione, come non è Mirabello, vicino a Spinalonga posto nel colfo [?] più adriedo, dove medesimamente se restringe l’isola in miglia 12 di larghezza. Né è Gerapetra posta nel mar di Ostro, hora piciolissimo borgo con una torre più presto che castello al mare, et già antica et famosa città, de qual si vedeno nobilssime et grandissime vestigie et forma di Theatis, di porto capace che era serato di cattena, di acqueduti et altre cose simili che dimostrano la grandezza et nobiltà sua. Né manco è di consideratione la Sfachia [?] debbolissimo castello alla riva del mare pur di Ostro, intorno al quale sono super monti li casali et stantie delli valorosi sfachiotti dall’istessa parte di Ostro. Vi è anco il Selino castello rovinato, seben di qualche consideratione, come dall’altra parte vi è quello di Chissamo, dove vi è vescovato, tenuti tutti questi senza custodia.
Le fortezze artificial adunque del Regno di Candia sono quelle che brevemente ho descritte, di quali di quanta gente habbino bisogno per diffenderle, di quanta provisione de viveri et di monitioni in occasione di assedio anderò a luoco suo discorrendo, ma prima così come ho summariamente rappresentato il stato delle fortezze fatte dall’arte, mi par bene che la Serenità Vostra intendi quelle che da per sé ha fatto la natura, accioché intese queste et quelle la consideri intrinsicamente qual sii il Regno di Candia, et possi pensar qualche volta, anzi deliberar, in qual modo se occasion venisse dovesse esser diffeso, perché il sentir a nominar come ho piene hormai le orecchie, belloardi, finachi, orecchioni, spalle, cortine, fosse, cunete, terrapieni, parapetti, cavallieri, mine et conttamine, nelle qual cose par che consiste tutto quello che da ingegnieri et pratichissimi capi da guerra viene raccordato, che se tirano driedo poi tanta gran conseguenza di cose, le quali seben sono taciute, sono però da loro intese et cegnate [?], che vi vogli gente infinita che deffendi le fortezze, che Candia fra le altre vogli almeno 12.000 fanti per guardar il circuito suo et il forte di San Dimitri, quantità grande di vittuarie, munitioni et soprattutto di polvere, che non posso io creder mai che tanta si possi coadunar et metter insieme, che in pochissimo spatio di tempo non caschi una città assediata in mancamento, consumandone tanta le grande artellarie che sono desiderate, non già da quelli che sono intervenuti al miserabil se ben mirabil [?] assedio di Famagosta et quando tutte queste cose siino pur provedute, pare che alla potentia turchesca hoggi di qual si voglia fortezza non possi resister, quando con la pertinatia et ostinatione del tempo di reduchi all’assedio, però come ho detto credo che Vostra Serenità, posta in consideratione quelle cose che la natura li mette inanzi, debbi pensar et deliberar in qual meglior maniera si possi diffender quel Regno, quando venirà occasione che il sii assaltato et che la possi venir la non debbe per opinion mia poner alcun dubio, perché quando la non havesse fatto esperientia più volte della suspetta fede de turchi et non conoscesse la natural ambicion loro di dominar, la debbe creder che stanto quell’isola in sito così commodo et in facia alli suoi Stati, siino del continuo invitati a pensarvi, perché il suo acquisto sarebbe di tanta importantia alle cose loro, quando che potrebbono pensa che esso dovesse esser un arsenal delle sue armate di dove haverebbono sempre un piede in qual parte volessino di chirstianità et possendo sperar che se Vostra Serenità può cavar et servirsi con le vie dolce di 40 et 50 galee armate di quel Regno, essi potrebbono con altri mezzi cavarne molto più et quello che importa molto servirsi delli homini di commando che quell’isola valentissimi produce, oltra che il frequentar che fanno tante galee ponentine in quelli mari, che vengono a danni de turchi reparandosi esse in Candia, di dove non possono esser tanto scacciate che non si spargi fama che in quell’isola siino recettate, come fano anco schiavi che fugono continuamente et la si salvano; si fa quell’isola per queste cause, come per le istesse era già quella di Cipro, ogni dì più odiosa a turchi, la quale come membro importantissimo di questo Stato, come ultima parte più vicina et opposta ad infedeli, restando propugnacolo et antemurale della christianità et per proprio interresse suo et per conservation di tante anime christiane, sotto il vessillo di Nostro signore, so che è mente della Serenità vostra diffender et conservar et a finché informata di tutto quello che mi son forzato de intender et osservar, la possi come ho detto pensar et rissolver il vero modo della sua diffesa, la quale credo che consiste nel tutto et non in parte, et che non basti il conservar solamente le mure delle città fortificate, ma tutto il Regno et le genti di esso et sopra tutto che abbandonate non diventino preda del nemico, il quale potesse drizzarle poi a danni di Vostra Serenità, le dirò che così come la natura è stata scarsa nel dar qualità alli siti delle fortezze fabricate, che come ho detto hanno le grande opposition dechiarite et che temerebbono la fine d’un ostinato assedio, così la è stata cortese a quel Regno di farlo frotissimo di sito et di fortezze naturali et sopra tutto essendo posto in mar apperto, dove del contiuo vi regnano fortune di estade, sopra tutti li tempi sono gagliardissimi li Maestrali, l’ha fatto per il più importuoso et quasi da tute le parti inacessibile, però che levati li porti della Suda et Spinalonga, che sono bellissimi et capacissimi da poter tenir secura longhissimamente ogni grande armata. Vi sono pochi altri luochi dove armata grossa si potesse fermare, essendo levato nel modo sopradetto quello della Fraschia, perché Calaminiones nel mar di Ostro, ancorché sii laudato per buon tenitor et coperto dalli venti di estade, potrebbe più presto servir per il sbarcar in la spiaggia della Messarea [?] che per commodità di far fermar armata, vogliono alcuni che in quel luoco smontasse Metello, quando venne all’espugnatione di Candia et li vicino si vedono le vestigie della rovinata Metala. Le Garbise anco et Capo Salamon, doi luochi estremi dell’isola si come sono redotti di poche galee, così non sono posti securi per grossa armata. La Standia ha ben tre redotti, ma non sono luochi dove longamente si potesse fermar armata; et perché non può esser assaltato quel Regno se non da mare et volendovi gran forze vi vuol insieme grandissima quantità di armata, né vi essendo luoco che la possi capire, se non li doi nominati di Suda et Spinalonga, quando quelli siino impediti, sarebbono necessitati quelli che volessero sbarcare andar cercando spiaggie o redotti, dove potessero trovarli qual spiaggie, seben sono molte, però quando in detti luochi così difficili, dove bisognarebbe adoperar li capani et le barche per sbarcar le genti et artellarie, fusse fatta quella resistentia da terra che vado immaginando che si potesse et dovesse fare, et che sii da usar ogni forzo per fare, oltraché reuscirebbe molto difficile a nemici il sbarcar le genti et artellarie, sarebbe anco con molto pericolo loro, perché essendo come è detto quell’isola del continouo et l’estade principalmente esposta a fortune, correrebbe gran risigo armata, che per impedimento che li fusse fatto da terra, convenisse alcun giorno fermarsi su le spiaggie; et perché il far questo impedimento et opponersi principalmente a quel forzo et servirsi di quella prima natural fortezza, credo io che sii il più importante punto di diffesa di quel Regno, si debbe discorrer se è bene, se è possibile con questo mezo poter far quanto ho detto, il qual se ben potrà apparer che habbi delle difficultà, come pare che habbino tutte le cose grandi, nondimeno desidero che appresso quanto è detto di sopra sii anco considerato che non consiste solamente la preservation dell’isola di Candia nella ostinata diffesa delle murre fortificate, quando anco in quelle non vi fusseno le gran difficoltà che vi sono, ma anco nella conservation del paese et di quelle genti le quali se a prima vista de nemici retireranno le nostre forze in le città saranno immediate perdute, perché né si potrebbono esse salvar nelle fortezze, dove non si lasserebbono condur mai, dovendo abbandonar et lassar in preda a nemici le donne, li figliuoli et le sustantie loro et quando anco si potessino disponer a serarsi dentro, quanto maggior fusse il numero, tanto più presto si avicinerebbe la necessità et il consumo delle vittuarie, per diffetto delle quali pare che quasi sempre le fortezze assediate siino forzate a ceder; oltreche l’abbandonar tanta valorosa gente et lasciarla in mano a nemici sarebbe accrescer di tanto più le forze loro, perché con quelli medesimi venirebbono essi alli danni nostri et quello che sommamente importa, rendendosi come ho detto volontariemente et lassando il paese in abbandono, si perderebbono quelle vittuarie delle quali le fortezze, che sono ordinariamente così poco munite, harebbono tanto bisogno, le quali potrebbono esser condotte dentro le città o in altri luochi forti, quando forzandosi di diffender non solamente le murre, ma anco li siti et forti naturali, si metterà il primo forze in prohibir il sbarcar a nemici, li quali dovendo combatter con tanto disavantaggio in luochi dove che diece huomini in terra vaglino per 100 che di barca volessino smontar, quando sii dato qual si vogli impedimento et siino forzati partirsi da un luoco per andar in un altro et perder qual si vogli pochi giorni di tempo, reuscirebbe di grandissimo beneficio et accrescimento di animo alli nostri, come sarebbe con troppo avilirli, se lassando libero a nemicii il tutto si donasse loro a prima gionta il paese et le genti, le quali debbono sopra modo esser estimate et le vittuarie che si leverebbono a noi, servirebbono a loro, le quali se con le forze intiere, senza haver havuto alcun impedimento, saranno lasciati venir alle fortezze et assediarle, non so con che animo potranno li assediati pensar di deffendersi; però quando si possi che si debbe tentar et far ogni forzo di potere Vostra serenità considerar, quanto sia meglio et più securo valersi nel primo affronto delle fortezze naturali, con le quali non solamente si deffendeno due città ma il Regno tutto, le genti che sono da esser tanto stimate, le vittuarie che molto tardi si raccoglieno et in somma il tutto, perché non so se debbo dirlo, non voglia Dio che si venghi a questo ultimo cimento, che intorno o la Canea o Candia, piene di imperfettioni di sopra discorse, vi si vedi quel grosso sforzo con quale sogliono turchi render debbole ogni gran fortezza che non sii stato prima puto dannificato. Et perché questo può apparer molto difficile rispetto alla potentia de turchi et alle poche forze che si li possono contraponer, si debbe però in qualche modo cercar di facilitar le difficultà quanto si puole. Al passo [scritta a margine sinistro con disegno di dito che indica]. Dico che principalmente si debbono levar quelli pochissimi se ben perfettissimi luochi dove possono nemici non solamente sbarcar, ma tenir securamente la loro armata et come si è assicurato il porto della Suda, con la fortezza fatta su il scoglio che si assicuri anco il scoglio et porto del Marat che sarà la compita perfettione di quello della Suda et sopra tutto il porto di Spinalonga, il qual essendo altre tanto commodo et bel porto soli 50 miglia lontan da Candia posto in sito così commodo, come la natura ha posto quello della Suda, che lasciando l’uno et l’altro driedo di sé altre tanto paese vengon ad abbracciar et in cinger le meglior et più importante parti di quel Regno. É longo detto porto passa 2.538 et largo nella maggior larghezza passa 890 nella minor 750. Il fondo maggior è di passa 6 e mezzo et il minor di passa tre, ha come quello della Suda un simil scoglio nella sua intrada, ma posto molto più commodamente, perché non essendo la bocca di quel porto così larga, come quello della Suda, passa da una parte larga l’intrada soli 86 passa et dall’altra 370; sopra esso appareno vestigie di una antica fortezza, se sopra questo come io altre volte ho scritto, overo si farà quella fortezza che dall’antiche mure pare che già fusse abbracciata, overo si faranno doi forti o maschi che l’uno batto l’una et l’altro l’altra intrada, che per quanto è stato discorso si potrà far con poca spesa, et se insieme si farà una torre sopra un monte che scopre la culata di detto porto, del quale per non esser più largo al lido che guarda in mare di passa 40, pare che quel stretto potesse esser tagliato et fatto un intrada da quella parte quando la principal fusse impedita, assicurarebbe questo suspetto et basterebbe insieme il redotto o come altri chiamano porto di Colochiti, posto da driedo quello di Spinalonga, il qual essendo buon tenitore è più tosto porto da navi che da armata sottile, et perché è stato manco stimato il porto di Spinalonga da chi ha ragionato della fortezza di quel Regno per il mancamento che pare vi sii di acqua, dico che vi ho veduto tre bone fontane et molti posti che giudico che cavandosi in molti luochi si trovarebbe dell’acqua, ma senza questo non essendo più di miglia 12 lontana la fiumara de Istrona [?] [illeggibile] corre da ogni tempo abbondantemente, non si può dire che ad armata sottile che fusse in quel porto mancasse l’acqua. Io ho sempre stimato che tante fortezze, che si tirrano driedo tanta spesa siino dannose et che molte volte causino la ruina l’una dell’altra; et giudico per il poco giudicio mio che non vi sii alcuna in qual parte si vogli delli stati di Vostra serenità più necessaria di questa di Spinalonga et per elettione piglierei più tosto veder la Suda et Spinalonga ben segurate [?] che molto che si è fatto et fa in altri luochi che sono tenuti in maggior stima, non vi ho voluto metter mano senza saputa et espresso ordine di Vostra serenità, si perché se ben vien detto che la spesa sii per reuscir poca, tuttavia l’un modo et l’altro la può alterar et minuire, i si anco perché essendo solito che qualche volta si considerano deli respetti ho voluto che da lei venghi la deliberatione, la quale aricordo che quando si puole et servi l’occasione si debbia esseguire. Quando questo porto fusse in tal modo assigurato et levato la commodità sua a nemicii, a quali non vorei che cascasse in pensiero di fortificar loro quel scoglio et impatronirsene, o in tempo di pace o di guerra, che crederei che fusse impossibile poterli mai più cacciare, come la venuta de Vluchiali quest’anno intorno l’isola mi ha dato qualche pensiero, se ben esso non si è di mostrato in le parti di Tramontana, oltreche non restarebbe lor modo di sbarcar se non in spiaggia in quelle parti pericolosissime, non harebbono anco quando pur fusseno sbarcati loco da tener secura la loro armata, la qual non so quanto si assicurassero non la possendo tenir su l’isola, se mandandola a Rodi a Scarpanto, in altri luochi del loro dominio, potessero dubitare che sopragiongendo l’armata christiana in soccorso separasse la sua dalle forze et essercito che havessino sbarcato.
Difesa del Regno di Candia  
Le forze con le quali si può discorrer di opponersi a nemici et impedirli il sbarcare, overo contrastarli in li luochi forti dove sbarcati havessero a passare, presuponendo che non possi Vostra serenità mandar mai tanta gente italiana, che basti per uscir in cmapagna et tenir lontani li nemici et tenir ben fornite le fortezze, se ben sarà necessario che per diffesa di esse fortezze occorrendone siino molte, credo che conciste in le genti del paese, accompagnate con quelli soldati italiani che con essi si potranno unire, et nella cavallaria che al presente si ritrova in Candia, della quale più a basso discorrerò; et perché può esser creduto che gente come quella tumultuaria, inesperta et disarmata et cavallaria di tanta mala qualità, quanto è stato tante volte diffamato, non debbi esser bastante per impedir et opponersi a forze così grande, come si potessero aspettare. Dico che presuponendo vero il primo termine, cioè che non possi esser cosa peggior quanto ceder al primo incontro il possesso del paese all’inimico et lassar venir quieto sotto le fortezze et donarli il tanto avantaggio, quanto si ha stando in terra, con ressister et impedirsi il suo smontare, non si debbe, quando anco parino le forze sproportionate, lasciar de deffendersi per quelle vie et con quelli avantaggi che il sito et la fortezza del luoco ne dimostra, ma ben si debbe mentre che il tempo serve assuefar et far più habili quelle genti che sono tenuti inutili, accioché venendo l’occasione potessino adoperarsi et per questo.
Ordinanza in Candia
Io ho aplicato l’animo ad introdur in Candia una forma di ordinanze et descritto una qualità di persone, le quali se ben non sono in tanta quantità quanta pare che un bisogno tale ricercasse, perché non passano circa 10.000, havendo descritto solamente quelli che hora dirò, non dimeno ho opinione che seben [“Cera” a margine] sono essercitati solamente li descritti, che però li vicini che non sono in quel numero convengono ancor essi imparare; et quando venisse occasione che si mettesseno insieme non solamente quelli, ma molti anco di altra conditione, si congiongerebbono et non sarebbe impossibile che si mettessino in campagna 25.000 huomini, con quali quando si potesseno accompagnar 4 over 5.000 soldati italiani, con l’aiuto delli 1.200 cavalli che sono in Candia, agiutando incredibilmente il sito et la fortezza del paese et sopra il tutto l’avantaggio di quelli che stando in terra impedirebbono facilmente chi volesse sbarcare, crederei che quando non cacciassero del tutto li nemici, che almeno farebbono costar loro con molto sangue l’accostarsi alle fortezze et quando di convenisse pur perder quelle genti, è da considerar che più certa sarebbe la perdita loro, se senza diffesa si lassasseno in abbandono et che perduti in questo modo non potrebbono inimici servirsi di essi a danni nostri, come farebbono se lasciati in abbandono diventassero a prima gionta loro preda. Ho sentito qualche importante contrario a questo che hora appunto a Vostra serenità, essendovi pur di quelli che tengono per inconveniente l’essercitio et poner arme in mano a greci raccordandosi l’antichi moti di quel Regno et vano dubitanto che potessero di nuovo pensar a cose nove, stante la diversità del rito et qualche altra consideratione che al presente passerò, li qual respetti per il vero non mi hanno lassato tanto allargare, quanto giudico che si debbe fare; et tanto più che havendo più di una volta appresentata questa materia a Vostra serenità, non ne ho mai havuto alcuna viva risposta che mi habbi possuto inanimar a proseguir in essa con più caldezza, se ben era da me tenuta per importantissima, parendomi per contro che concorrendovi pericoli più certi et più importanti, credo che manco si debbono stimar quelli che sono dubbiosi et lontani, per assicurarsi con essi da quelli che minacciano tanta rovina, come insegnando la natura suole ogni homo poner il brazzo et sopra esso recever la ferita per salvar la testa.
Per un principio adunque di militia in quel Regno, havendo havuto risguardo che essendo necessario resservar le genti che sono obligate al servitio della galea, che sono quasi tutti li contadini delli territori, a quali è posto medesmamente obligo di far tante angarie all’anno alle fabriche delle fortezze, nel qual quando di havesse posto mano et si havessino descritti soldati, sarebbe stato necessario privarsi di loro in quelli altri importantissimi servitii che sarebbe stato perder il certo per quello che da qualch’uno vien giudicato incerto et sapendo che vi era una quantità di gente che parte per privileggii, come descendente delle antiche XII famiglie delli Arcondopoli, et parte anco per grazie concessali da magistrati et rappresentanti publici erano libere et essentate da ogni servitio et fattion personale, se ben in queste essentioni et gratie ho trovato moltissimi abusi, perché essendo sta liberati li antichi de molti di questi dalla servitù di Parichia [?], nella quale erano legati et nella liberatione essendo detto che se liberavano ab omni vinculo servitutis ad omnis telo et datio, è stato interpretato da chi molti anni dapoi ha renovato et confermato li loro privileggii, che quello volesse inferire che fusseno essenti et liberi da ogni gravezza et che possedessero la istessa essentione che possedevano li veri descendenti delli Arcondoromei o altri che per merito di qualche segnalato servitio, fussero sta fatti degni di tal privileggio di essentione et perché questi, pur havevano posseduto essa essentione per spatio di tanti anni, la quale li era forsi costata molti danari, con tante renovationi et confirmationi delli loro tal qual privileggi, mi parve cosa dura, se ben poteva forse parer giusta, di annullarli et tagliarli; et visto che da tutte queste genti, che erano come sono poste divise in tutti li territorio, Vostra serenità non receveva alcun servitio, perché loro non erano imbossolati nelli rodoli de galiotti, se non qualche volta, quando la necessità et forza ha astretto con grandissimo loro ramarico, né manco facevano angaria alle fabriche, mi rissolsi per cavar da loro qualche servitio farli descriver tutti come soldati, ponerli sotto capi a cento per capo, con assegnamento de cecchini quattro all’anno a detti capi per loro stipendio, con diverse obligationi, come appare per li capitoli che mi ricordo haver mandati, tra quali si contiene che si debbono essercitare, far le mostre, tirrar palii et altre cose che dal quandam colonello Chieregato governator general di questa militia, intelligentissimo di questa professione, era loro dimostrato, la morte del quale è stata di grandissimo danno a questa introdutione, in luoco del quale, per non lasciar tanto principio imerfetto, introdussi il colonello Stella, finché da Vostra serenità fusse proveduto d’altro soggietto, il quale è stato da lei confirmato; et sarebbe per la destrezza sua et amor che li è portato attissimo a questo carico, se non che dubito che le troppo gran fatiche da esso fatte, le quali hanno soprapreso il Chieregato, non superino anco le forze et la sua vecchiezza, ancorché non superano mai la prontezza del suo animo et la grandissima sua devotione et fede. Fra questi anco ho fatto descriver alcuni feudati, che cascati in miseria non possedono più feudi, et alcuni anco che descesi come dicono da questa nobiltà per loghezza di tempo l’hanno perduta et vivendo nel numero di contadini, sotto questo nome de descendenti de nobili et feudati, non facevano similmente alcuna fattione; li descritti di questa sorte homini sono in circa 10.000, ho proveduto come le descendentie loro se debbeno conoscer et conservar, ma tutto consiste che li ordini da me lascaiti siino mantenuti, et sopra tutto che si giudichi questo principio bono et che per opinion o per altra causa non si volgi destrugerlo. Et perché questo è uno delli principal mezi che io tengo opinione che si debbono adoperar per deffender quel Regno, però ho detto che è necessario che Vostra serenità deliberi il modo della sua diffesa et faci consular et faci saper di la la sua volontà a chi si troverà in tempo di adoperarsi, perché se sopra questo sarà ben deliberato et ben commandato, la può esser certa di dover esser meglio servita, così come hora che ad altro non si pensa se non a mure et a quelle cose che da esse dependono, pare che si posponghi ogni altro pensiero et che ad ogni minima occasione si pensarebbe abbandonar il più per conservar il manco. A queste genti io non ho dato altre armi, fuorché quelle che essi medesimi havevano, eccetto però che ho trovato che cerca a 600 homini del contado della Canea et altri tanti de Sethia et Gierapetra, descritti prima nel numero delle ordinanze, erano sta date spade et archibusi, come sono sta dati anco alle ordinanze dele città, che sono circa 2.000. Questi sin hora sono con le armi proprie, parte archi parte archibusi, con le quali faranno le essercitationi ordinarie che sono obligati, ma ben sarebbe necessario che vi fusse di dete armi in le munitioni, accioché occorrendo il bisogno et giudicando ben il darle si potesse farlo et il dover armar 25.000 homini è da considerar che molte ve ne vogliono. Io haverei desiderato aggionger altri 4 over 5.000 homini delli migliori, se ben non fussero previleggiati et darli le piche et farli insegnar ad adoperarle, giudicando importantissimo nelle occasioni di sopra discorse, che vi fusse un corpo stabile che potesse ressister alle forze sbandate de nemici, con il quale si potessero meglio stabilir le nostre, ma l’indebbolir il numero delli obligati alla galea et non haver anco compreso perfettamente se questa introduttioone gustasse a Vostra serenità, mi ha fatto andar risservato, la qual se giudicherà bene che in Candia vi sii questo seminario di militia greca, il qual se ben pare che hora sii di poco numero per ressister alle forze delle quali si debbe temere, la credi certo che quando sarà proveduto a quelle cose che la natura et fortezza del paese invita da per sé, venendo l’occasione li augumenteria et amplierà tanto che se vi sarà capo a queste genti, che tenghi qualche poco dell’esperientia et della già del Chieregato si può sperar che aiutate quelle genti d’una banda de soldati italiani et dalla cavallaria, possino far honorata ressistentia a chi per spiaggie apperte et pericolose con il mezo di copani et barche tenterà di smontar in quel Regno.
Ma perché si potrebe dubitare, che non solamente le genti che non son descritte, nelle quali pare che si faci qualche fondamento, ma anco li proprii previleggiati inrollati nelle ordinanze, quando sentissero rumor de nemici volterebbono l’animo alle case, alle robbe, alle donne et figlioli loro, le qual cose cercherarebbono de assicurar al meglio che potessero et per farlo abbandonerebbono et ordini et militia et tutto quello che si dissegna che debbino fare, come in molte occasioni de gente tali si è veduta esperientia, però per proveder a questo in quanto si puole et per assicurar li animi di quelli popoli che potessero ressister a nemici, se vedessino in luoco securo le donne, li figliuoli et le cose loro, vado discorrendo che havendo la natura proveduto quel Regno di alcuni luochi fortissimi et postili in ciascun di quelli territori separatamente, pare che habbi voluto preparar et stabilir redotti securi dove le genti inutili, le donne, li animali di ciascun territorio si potessero salvare, li quali vien però discorso che harebbono bisogno di un poco di arte per accompagnar la loro natural fortezza, della qualità et sito di ciascun di loro dirò alcune poche cose per intelligentia di Vostra serenità; et principiando dalli territori di Sithia et Gerapetra, parte del Regno verso Levante, delle quali si come le genti sono peggior et più ville di tutto il paese, così pare che con fortezze tali la natura li habbi voluto deffender, perché vi sono doi luochi in quello de Sithia egualmente distante sei miglia da Sithia, li quali di sito fortissimo et quasi inespugnabili salverebbono tutte le genti inutili di quel territorio l’uno si chiama Monforte, che è un monte posto nel mezo della larghezza dell’isola, che scopre l’uno et l’altro mare il quale spicca fra il mezo di altri monti come in isola è luoco fortissimo et nominato, perché anticamente era tenuto per securo redutto da gente ribella, se vi vedeno vestigie, anzi muraglie, merli et altro di una antica fortezza al presente del tutto rovinata, vi sono alcune cisterne da acqua, ma rovinate, et a basso del monte due bonissime fontane, questo darebbe securo ricetto a 3.000 anime et a molti animali, quando vi fusse una torre fabricata nel luoco dove appare che anticamente vi fusse la porta, la quale dominando tutto il recinto del luoco lo assicurarebbe, non vi essendo da dubitare che una tal fortezza potesse esser mai battuta per la distantia delli monti, che la potrebbono offender, fra quali vi sono poi così profonde vali che non vi sarebbe dubio di assalto, oltrache il condurvi artegliarie sarebbe cosa impossibile et chi pigliasse per impresa l’acquisto di quello, doverebbe più presto pensar di fonder nel proprio loco, che condurvi l’artegliaria in la torre, se in tempo di guerra vi stesseno 25 soldati con le debite munition et vittuarie, che dalli propri paesani si condurebbono, sarebbe la salute di quelle genti inutili.
Leopetro è un altro monte che sorge fuori di altri monti su la riva del mar di Tramontana lontano sette miglia da Sithia, 15 da Mirabello et 30 da Spinalonga, è monte tutto di sasso et domina tutti li monti vicini, è di forma accuta et ben in una parte, che mostra tondezza, si vedeno vestigie di un’antica grossa muraglia rovinata et alcuni torrioni, con quantità grandissima di pietre redotte in masiere o monti, che dimostrano che vi fusseno antiche habitationi et per il circuito suo et recinto si giudica che si potessero redur più di 6.000 anime; vi è alla radice un fiumicello di acqua detto Chiefalonisi bonissima, che doveva servir a quelli che abitavano detto monte, si vede un certo stretto et forte sentiero di dove parea che si descendesse all’uso di detta acqua, è sicurissima, come Monfort da ogni battaglia et assalto, essendo dall’altissime balze di se stesso fiancheggiato, Questo luoco vien considerato non solamente per securo redutto per le genti inutili di Sithia, che in occasione di guerra si potessero salvare, ma vien discorso et desiderato molto dalli habitanti di Sithia che sii portato la città o castello de Sithia sopra questo monte et sii levato il stendardo di Vostra serenità di Sithia et posto sopra questo leon di pietra, levando la ressidentia di quel reggimento, che sta hora in pericolo che l’assalto di sole sei fuste lo faci fuggire et rettirarsi con grandissima vergogna et depression de animi di quelli popoli, che vedendo fuggir il magistratto non potrebbono mai redur li cuori loro al combatter et diffendersi; et reducendosi il reggimento in quel securissimo et fortissimo sito, sarebbe seguitato non solamente dalli cittadini di Sithia, ma da molti nobili, che habitando per li casali di quel territorio, con grandissimo loro pericolo, volontieri et prontamente venirebbono ad habitar et fabricar quel monte, et in breve tempo si vederebbe ressorger una città fortissima, che non può reuscir in Sithia, dove ad alcuno non basta l’animo di fabricar, parendo star in continouo pericolo di esser depredati, et di una città si può dir perduta ne ressusciterebbe una altra che in poco tempo reuscirebbe securissima, racconciandosi cinque o sei di quelle cisterne o conserve di acque più grandi o manco ruinate, circuendo di mura quella cima, più per tenir serato il luoco che per molto bisogno che vi fusse quanto alla fortezza, ma la commodità di pietre di brusca per calcina et de ogni altra cosa per far poco o molto circuito de muraglia, si haverebbe comodamente proprio nel [?] luoco. Vi è anco modo di assicurar l’acqua Chiefalonissi, che è vicina al monte, per far in tutto securo et inespugnabil quel luoco, et se ben non vi è porto che suol esser considerato, non vi è anco in Sithia, ma come con poco aiuto si commodano le barche che vi vanno, si potrebbono medesmamente accommodar in questo, non accaderebbe maggior guardia di quello si fa in Sithia, dove stano 20 soldati, 20 cavalli di stradiotti, oltra li 300 delle ordinanze.
Doi tal siti sono adunque nel territorio di Sithia, che salverebbono maggior parte delle genti inutile di quel territorio, nel qual sono anime 13.273, de quali 3.135 solamente sono da fatti et tutte le altre inutili, non havendo fortezza artificiale et essendo troppo lontani dalli monti di Lascithi, dove potrebbono salvarsi quelli de Gerapetra, restarebbono esposti a tutti li pericoli che potessero portar una guerra; et vedendosi chiaramente che se fortezze poste in siti dove con l’artellarie et con la zappa et multitudine di gente possono esser offese, fanno poca resistenza alle gran forze, si debbe cercar di accommodar quelli siti che la natura ha fatti inespugnabili, quali è impossibile con l’artellaria et con la zappa di offender o almeno per salvar le genti et animali, che sarebbono imediate preda de chi assaltasse, overo per non lasciar luochi tali abbandonati, a finché avedendosi turchi della qualità et siti loro non li cascasse in pensiero de impatronirsi et munirli delle cose necessarie, havendo così vicino Scarpanto et Rodi, isole che come ponte di Asia in Candia, da quella parte sempre potrebbono soccorrerli et con quell’acquisto non solamente se impatronirebbono di quanto paese resta da driedo a quelli doi lochi, che è quasi tutti li contadi di Sithia et Gerapetra, quarta parte dell’isola, ma dovendo trovar poco contrasto più avanti tenirebbono in terror et spavento ogni cosa fino in Candia, seben queste cose possono parer lontane dal pensiero de turchi, nondimeno possono riuscir pur troppo facile alla potentia loro.
Più avanti sono li monti grandissimi di Lascithi, che salverebbono et tutte le genti inutili del contado di Gerapetra et molte anco di quelle di Candia, perché terminano con l’uno et l’altro territorio. Questi sono altissimi et sopra essi vi è la campagna famosa che circuisse miglia 18 tutta cultivata et per la fertilità sua è gran parte del sustegno di Candia, è vero che essendo essa circondata da una corona di altri monti superiori, tutte le acque che da essi descendono discorrono per un alveo che fende per  il mezo detta compagna et vanno a trovar nel fine di essa alcuna caverne fatte dalla natura nel monte, che lo passano da un canto all’altro, et per quelle apperture o pertusi discorreno, facendo un grosso torrente che descende nel mare di Tramontana, il qual in tempo che o per neve o per abbondantia di acque si fa gagliardo, si passa con molto pericolo, aviene che portando le acque quantità de sassi, di legne et rami di albori a quelle caverne del monte detti Coni, per quale descendeno l’acque, et fermandosi in detti luochi il tempo dell’estade ammassandosi la terra indurita dal sole con le sopradette petre et albori, vengono a serrarsi quelle bocche come con una murraglia et stano in tal modo chiuse, fincheé vicino all’inverno tornano le nove acque, le quali trovando stropata la loro uscita allagano molta di quella campagna con perdita di moltissime biave; ne hanno quelle genti rozze altro rimedio a questo loro danno, se non che aspetano che la quantità dell’acqua con la gravezza et peso suo rompi da sé medesima et si apri la sua solita strada, ma questo non avien prima che habbi molto dannificato detta campagna, della quale et delli ordini che ho posto in questa et altre materie discorrerò al luoco suo.
In questi monti o in questa campagna vi starebbe grandissima quantità di gente et animali, ma perché se ben la salita è grande, essendo forse di miglia sei, si può però montarvi da molte bande, pare che difficilmente si potesse deffender così gran circuito, ma vi sono sopra questi diversi altri fortissimi siti pieni de pascoli et di acque, nelli quali si slaverebbono et si potrebbono redur molte genti, quelle del territorio de Gerapetra, che sono anime 8.144, cioè da fatti 2.058 et inutili 6.086, perché verso levante et tramontana detti monti confinano con detto territorio et quelli di Candia che a ponente finiscono con la Messarea.
Oltra li qual monti de Lascithi ha il territorio di Candia due altre fortissime piazze et di molta consideratione; l’una è il castel Belveder, posto nella fine del pian della Messarea et Pediada, castel se ben hora destituito et poco habitato et si può dir ruinato, però fabricato sopra un sasso che rescorge et nasce nel piano tanto lontano da ogni offesa, che resta securo in tutte le parti da esser battuto, però che essendo nel piano et nella più larga parte della campagna della Messarea, né li monti che seranno per longhezza della campagna della Messarea, né li monti che seranno per longhezza detta campagna, né li colli più bassi che li secondano lo possono offender, harebbe bisogno ben di esser racconcio, perché le porte sono rovinate, le mure in diversi luochi abbattute et le cisterne o conserve di acqua impite de sassi et di sporcicie, perché è stato già molto tempo abbandonato, ma come è detto è luoco per la qualità et sito da esser molto stimato.
L’altro è il castel Temene medesmamente fortissimo et famoso per la sua antichità, il qual è un monte fra diversi monti et da tutti tanto lontano per interposition di profondissime vali, che non può esser da alcuna parte offeso. Ha due cime o sumità l’una superior all’altra, la qual è altissima et lassano in mezo una vale, dando forma della fortezza ad un pomo [?] gianato [?] apperto, del qual la corona par che sii la parte più alta, sopra essa vi era anticamente una rocca et si vede hoggi di ancora molta muraglia, come se ne vede anco di tutto il castello, che era il circuito di tutto il monte et alcune così intiere che non ostante la longhezza del tempo si sono mirabilmente conservate da tutte le parti, se ben vi sono o le muraglie o le fondamenta di esse, vi è però tanta altezza del proprio monte dirupato et tagliato et fiancheggiato d’alcuni torrioni et dalla propria natura, che essendo impossibile salir tanta altezza senza ale, pare che esse muraglie fusseno superflue, eccetto però dalla parte solamente dove era la porta. Il monte mostra un poco di dolcezza, però che fa un sentiero molto stretto et tortuoso, per il quale si ascende, ma a piedi et difficilmente. Il circuito abbracciato dalle mure può esser passa 805, oltra che li doi colli, che come è detto sono in mezo, ingrandiscono il luoco assai; ha alcune cisterne di aqua, ma lassate andar in ruina, le quali sono profodissime, ma ha di più sotto il medesmo monte una perfettissima et continoua fontana, la qual perché potese servir al castello si vedeno fatte alcune lumaghe abbracciate da turrioni, le quali dalla cima non pur del monte, ma anco dell’altissima rocca vanno descendendo fino sopra la fontana con la qual securezza, oltra che è posta tanto vicina alla radice del monte che un sasso lassato cascar dalla sumità di quello cascherebbe imediata in essa, viene ad esser fontana come nel proprio castello. Vicino vi corre il fiume o torrente Giofiro, che lassa una bellissima et fertilissima vale abbondante da tutte le cose. Questo castello et quanto da esso sarebbe assicurato, darebbe securo recetto a molte genti. Fu donato il castel Temene da Vostra serenità ad alcuni Coressi per meriti, con obligo di non lo poter fabricare, hora lo possedono alcuni nobeli Corneri et Querini.
Nel territorio di Rettimo che è più delli altri montuoso, fra molti luochi che vi sono vi è un monte chiamato Venni [forse Venns], il qual  circundato pur da alti monti resta tanto da tutti lontano che non può esser da alcuno battuto et possendosi difficilmente salir, se non per strade ardue, è giudicato questo per bonissimo redotto di gente et animali in occasione di bisogno.
Vi è anco nel territorio della Canea un altro luoco simile a quello di Laschithi, ma molto minore, che è un monte sopra il quale vi è una campagna fertile, la quale non è mai stata cultivata né seminata, non havendo possuto farlo li propri patroni, perché essendo questo vicino alli monti della Sfachia et cavando in quello gran commodità li sfachioti per il pascolo, non hanno permesso mai che si semini, mettendo loro tutta la sua industria nel pascolo delli animali, questo si chiama Attalo [?] et è fortissimo a par degli altri di sopra nominati, è tanto più forte quanto che le genti del territorio della Canea et fra esse li sfachiotti, sono le più valorose di tutto il Regno. Vi è in detto territorio anco il castel Selino, che per l’asprezza del sito dove è posto sarebbe securissimo recetto et con poca guardia reuscirebbe inespugnabile.
Erano tutti questi anticamente redotti dove quando quell’isola soleva strepitare si ritiravano et si facevano forti li rebelli et per questo restano ancora infamati, et con decision et ordini che non si possi in alcuno di essi fabricar di muro, come era anco prohibito di poterli cultivare, et per questo sono le picciole et rare habitationi loro, et massime di Lascithi, di paglia et di canne, hora mo’ [?] che sono sopite et del tutto cessati quelli suspetti et che si considerano cose di maggior importanza, trattandosi di accommodar quelli luochi per salvar la gente che abbandonnata sarebbe preda de chi assaltasse quell’isola, et trattandosi anco di dar animo a quelli che dovendosi adoperar et combatter per diffesa di quel Regno, lo farebbono più prontamente sapendo che le donne et figliuole loro fusseno salvi, Vostra serenità può considerar tutte queste cose et deliberar se sii bene che fortezze tali, fatte dalla natura, debbano esser stimate, massime possendosi cio fare con poche torre che si facessero in luochi tali accommodati o con rassettar alcuna di quelle cose che l’antichità del tempo ha consumato, le quali con quella guardia che fusse giudicata necessaria, servissero per tenir in tempo di pace in freno li propii habitanti et in tempo di guerra per salvar tante anime che si perderebbono.
Ho detto che con queste genti descritte et con quelle più che credo si potrebbe metter insieme, interponendo fra esse qualche quantità de soldati italiani et con la cavallaria de nobili feudati, giudicarei che si potesse opponer in qual si vogli luoco che volessero sbarcar nemici, li quali cacciati che fussero dalli porti nel modo discorso, convenirebbono andar cercando le spiaggie pericolose, li quali se tentassero vicino alle città, tanto più gagliardamente si potrebbe lor resister et con queste et con le genti di esse città, et se lontano con molta difficultà potrebbono accostarsi alle fortezze et condur l’artellarie, ancor che credo che non potriano né penseriano mai sbarcar l’artellarie, se non da poi che havessino sbarcaro et accampato l’esercito; in qual diffesa havendo nominato la cavalllaria convengo dir qualche cosa di essa, seben havendo io scritto molte volte et essendo per quanto intendo stato di essa discorso in questo eccellentissimo Consiglio, potrebbe bastar quanto è stato trattato, ma perché sento pur che non sono fuori di speranza molti di quelli nobili che Vostra serenità, non ostante la savia rettrattatione di quello che l’haveva deliberato, possi di nuovo mutarsi et tramuttar in pagamento di danari l’obligo che hano de tenir cavalli, per causa della qualità che di essa cavallaria li è appresentata, mantenuti in questa speranza da chi più tosto per compiacerli et acquistar con loro gratia, che per opinione che habbino che questo fusse beneficio publico, hanno mantenuto anzi accresciuta la natural freddezza di quelli, non posso però mancar che non dichi qualche cosa in questa materia et che discorsi prima l’origine di detta cavallaria, quello che la sii stata et che trovai al mio arivo in Candia et quello che al partir mio l’ho lassata et quanto di essa si possi sperar; ilche se sarà contrario a quello che forsi molte volte la è stata persuasa, io non posso far altro, né debbo parlare, se non secondo che l’obligo et conscientia mia m’astringe, restando però maravigliato che qualche uno habbi di essa discorso non havendo mai veduta una gran parte di quella et molto poco anco l’altra parte.
Colonia e sua constitutione
Saperanno adunque l’Eccellenze vostre che nel primo acquisto dell’isola di Candia, quando pochi anni da poi per le cause molto ben sapute fu deliberato mandarvi ad habitar la Colonia et vi andorno tante fameglie nobili, che hanno lassato la descendentia che hora vi si trova, della quale discorrero poi. Fu deliberato anco di assegnarli et donarli molte possessioni, come si è costumato far a tutti li colonii et per far questo l’anno 1212 furno mandati 12 partitori dell’isola, li quali assegnarono una parte delli beni alle chiese, una a Vostra serenità, della qual sua porcione toccherò al loco suo quello che mi occorrerà, et una gran parte detteno alla Colonia et fecero questa devisione sotto nome di cavallarie; et si come li nobili coloni furono divisi et destribuiti in tutti quelli territori, così furono loro assignate le possessioni et li beni in quelli, et dapoi la prima destributione et compartita che fu fatta in manco numero [“cavallerie” a margine] trovo che in fine furono dissegnate et compartite 394 cavallarie in tutta l’isola, le quali erano prima unite con serventarie, cioè con ogni cavalliero erano congionti alcuni serventi, over scudieri, che erano come pedoni, et quelli erano chiamati cavallierie et questi soldati, hora pare che tutto passi sotto nome di cavallarie, le quali però divise in sei serventarie et ogni serventaria diminuita in 24 caratti. Di questo numero 234 sono nel terriotiro di Candia et Sithia, 96 sono in quello della Canea et il restante, che sono cavallarie 64, in quello di Rettimo; oltra queste vi sono 25 cavallarie per affittation et beni di Vostra Serenità, 24 ne possiede il arcivescovato di Candia, altri vescovati, abbatia di Borgognoni et 35 ne possedono li graci arcondopoli, le qual 84 non hanno obligo di alunca sorte; sotto tutte queste sono stati assegnati beni et possessioni a ciascun cavalier, essendo sta fatto la compartita per li sei sestrieri di questa città, secondo che da quelli in quali habitavano furono mandati li coloni. Fra molte conditioni che furono assignate et dichiarite, fu principalmente imposto, che per recognitione delli beni et possessioni donate, fusse obligato ogni cavalliere servir in tutte le occasioni che facessero bisogno con doi cavalli, et quelli tenir et come è detto guarnir, uno de quali fusse da lancia et l’altro un primo piato et di condition inferiore, dando obligo a quattro serventarie del caval da lanza et de doi al primo piato, et che fussero armati secondo che in le concessioni vien dechiarito. Fu anco concesso che questi beni chiamati feudo si potesseno vender, alienar, dar in dotte et non ostante che fusseno feudi, fusseno capace le donne de possederli, sempre con questo obligo et carico, come per recognitione del feudo, di tenir et mostrar alli tempi li sopradetti cavalli; era passata la cosa per longhezza di tanti anni in tal coruttione, che se ben il tenir et mostrar li cavalli era satisfattion di quel obligo, che era tenuto ciascun per li beni che possedeva, nondimeno era sta tanto trascurato et lassato annullare et anichilar detto obligo, che molti delli principali et che erano patroni di molte cavallarie non tenivano cavalli di sorte alcuna; et se pur alcuna volta, come occorreva che si facesse ogni doi anni che era un reggimento di capitano per rispetto delle utilità delli cancellieri, erano fatte mostre et rassegnati cavalli, li pochi che si trovavano prestatici l’uno all’altro passavano sotto l’obligo di molti et nelle mostre, essendo del tutto desmesso et disusato che li cavallieri cavalcassero, li quali tenivano esser veduti a cavallo per vituerio, erano posti villani inutilissimi, quali erano armati delle armi di loro patroni et molte volte postessi in dosso alla roversa; onde nasceva che ad ogni tempo di mostra, dovendosi rapresentar un tal spetacolo ridiculoso, concorreva il popolo et con sassi et naranze tirate in quelle armi vestite al contrario, adosso a gente che non haveva alcuna praticoa di arme né di cavalli. É stata tanta la poca stima et la infamia che da questo se ne è cavata, che quella cavallaria era talmente avilita che ha possuto far cascar in opinione di molti prestantissimi senatori a persuader Vostra serenità, che come inutilissima et ridicula, per dir le proprie parole che erano usate, fusse levato l’obligo di essa cavallaria et convertito in tanta pensione quanta Vostra serenità, persuasa che ciò fusse meglio, havea deliberato che si facesse. Io ancora per confessar il vero al gionger mio primiero in Candia, quando intesi et vidi la qualità sua fui di opinione che si dovesse cavar più tosto una quantità di danari ogni anno, che haver quelli cavalli di così mala qualità, ma quando poi più intrinsicamente ho considerato questa materia et che ho discorso che la mala qualità della cavallaria è più tosto proceduta, perché si è transcurato et lassato passar in quel disordine, essendo che stante l’obligo che havevano quelli nobili et feudati, quando fusseno stati con più diligentia astretti a mantenerlo l’harebbono fatto, come essi medesimi scusandosi solevano dir, che non era maraviglia se la cavallaria era redotta in quel mal stato che la si trovava, peroché essendone sta tenuto così poco conto, hanno creduto che non fusse mente di Vostra serenità che la vi fusse, considerato di più che essendo questa cavallaria recognition de un feudo nobilissimo, simile al quale non credo che alcun principe ne possedi, et che per l’honorevolezza et preservation sua era da stimar molto più di quanta gran somma de danari si havesse possuto cavaere, et visto in fine che quando si havesse voluto usar un poco di diligentia et far un licito et honorato sforzo, per le vie che mi si appresentavano avanti, si harebbe possuto stabilir in quel Regno una banda de cavalli, che in occasion harebbono possuto esser di tanto beneficio, oltra la molta reputatione che si veniva ad acquistare, che se ben conosceva et prevedeva che harei intrapreso difficilissimo negotio, nondimeno essendomi parso così grande il beneficio che le cose publiche ne recevevano, posposi li respetti né guardai all’interressi particolari, con nova forma et novi ordeni cercai di redriciar quella cavallaria; fra tanto fu persuasa la Serenità vostra, da chi tirati dalli proprii interessi, non potevano sentir questa reforma che fusse bene convertir l’obligo di quelli cavallieri in annua contributione di ducati 6 per servantaria et per questo eccellentissimo Conseglio fu ciò deliberato, ma infomata meglio la Serenità vostra et consociuto l’importantia di questo negotio, per le ragion che li furno appresentate fu da poi prudentemente revocato quello che prima l’haveva deliberato, havendo più volte dimostrato esser constantissimo voler suo che detta cavallaria sii mantenuta; et certo a mio debol giudicio è stata divina inspiratione, come siimi perdonato, non so come possi esser cascato mai in pensiero d’alcuno che volessi privar quel Regno d’un pressidio di 1.200 cavalli, quando fussero di molto peggior conditione che non sono, il nome solo de quali li da tanta reputatione, quando non si volgi pur creder che in tempo di occasione potessino far quel servitio ch’io tengo per certo che siino per fare et perder insieme la recognitione d’un tanto et così nobil feudo, de qual feudi et conservation loro in tutti li luochi et da tutti li principi è tenuto tanto conto, che se mancano alcuna volta li feudatari appresentar una rosa, un garofolo [?], un par di spironi, che hanno obligo dar per recognitione delli loro beni, et questo per incerto et dubioso acquisto di 7.000 ducati all’anno, come mostrerò che non sarebbe stato più né forse anco tanta la somma che si haverebbe cavata da questa tramutatione, con la quale non penso che alcuno credi che si havessero potuto tenir pagati et stipendiati 1.200 cavalli, come forse melinava qualche uno a questa tramutatione, pensando che son li danari che si cavasse si havesse possuto trattenir altri tanti cavalli, perché la spesa del trattenimento di 1.200 cavalli, che tanti vi sono et saranno in Candia per le vie introdotte, costarebbono a Vostra serenità ducati 100.000 all’anno, li quali son anco securo che non sarebbono di meglior qualità di quelli che sono in Candia et et tuttavia sono tanto vituperati; et perché ho detto che non si harebbe cavato più di 7.000 ducati la Serenità vostra debbe saper, che se ben le cavallarie doverebbono esser 394, che a ducati 36 per cavallaria, come era sta deliberato che si pagasse, sarebbono stati ducati 14.184, però si trovano mancar forsi 70 cavallarie che per longhezza di tempo non si può saper come siino smarite, se ben di queste la casa Calergi ne possede alquante sotto ombra de previleggi, ma molto più di grande auttorità, la qual non ha mai tenuto cavalli, né per li beni antichi né per quelli che sotto posti al feudo sono stati da quella casa acquistati, cosa che non sta ben, né debbe esser permessa; io ho fatto mandato che provedino et so che recorreranno alla Serenità vostra, la qual delibererà quello che li piacerà. Oltra di questo essendo passate molte di dette cavallarie in tante division et subdivision di feudo, che fatte in pochissimi carrati sono possesse da gente miserabile, che si come è stato impossibile, per quanto con qualche severità mi sii forzato, far che tenissero et mostrassero cavalli, così sarebbe cosa disperata che havessero pagato in Camera quelli pochi danari che fusse loro tocchi della tramutatione, essendo cose durissima il cavar danari in Candia da tutte le genti o commode e incommode che siino, di modo che non sarebbono restate 300 cavallarie che havessero pagato et contribuito danari, che a ducati sei per serventaria, sono ducati 36 per cavallaria, si haverebbe cavato ducati 10.000. E perché non sarebbe stato conveniente riscuoter la moneta in altro modo di quello che Vostra serenità la paga, li ducati 10.000 si harebbono redotti secondo la moneta corrente in ducati 7.500, se adunque per così debbole et vergognosa recompensa era da perder il solo nome che in Candia vi fosseno 1.200 cavalli et la recognitione di un così nobil et pretioso feudo, lasserò che Vostre serenità eccellentissime lo considerino a quali quando fusse recordato che senza alcuna sua spesa si volesse introdur a mantenir tanta cavallaria in quel Regno, credo che sarebbe gratamente recevuto et non sarebbe considerato se li cavalli fusseno tristi, se quelli nobili feudati fussero poco inclinati et se fusseno rozze o ronzini, come so che molte volte è stato detto et quello che è molto peggio è stato anco detto a loro medesimi et fattoli creder che Vostra serenità si removerà di opinione, aggiongendo fredezza alla loro natural aggiaciata volontà. Ho detto che vi sono 1.200 cavalli, se ben il numero delle cavallarie ancorché tutte fussero in esser et non ne mancassero quanto ho detto, non guarnirebbono però tanti cavalli, ilche aviene perché essendo molte cavallarie divise et passate in più mani, seben unita insieme la cavallaria non ha obligo di più di doi cavalli, quando è divisa et redotta in serventarie et carrati, ciascuno secondo la carratada di quello possede è obligato mostrar un cavallo. [“A” a margina] Era solito prima che si congiongevano insieme molti et secondo le loro carratade mostravano il cavalli, partecipando chi nella testa, chi nelli piedi, chi nella sella et chi nelle staffe, con tanta confusione che né quel cavallo era governato, né cavalcato d’alcuno, né il numero de cavalli era a gran pezzo quanto è al presente, che havendo io del tutto levato queste union et far come dicevano con zonte, eccetto che fra fratelli fino a certa carrata, ho obligato ciascuno a mostrar cavallo della qualità conforme alla quantità di beni che possiede, cioè se uno ha pochi carrati, basta che tenghi e mostri un roncino, se ne ha molti che mostri cavallo di meglior conditione, questo modo introdotto ha possuto far comparer fin hora 1.200 cavalli; et se saranno remessi quelli che mancano delle cavallarie che si trovano in esser, non parlando né ponendo in consideratione quelli che per impotentia non possono esser forzati, ne saranno 200 di avantaggio et arditamente prometto a Vostra serenità che tanti saranno.
Et perché dall’aspetto di tanti ronzini et cavalli, che posti in comparation delli buoni et belli sono tenuti tristi et chiamati rozze, li quali sono cavalcati anco da persone inhabili, vien infamata tutta quella cavallaria, come tante volte Vostra serenità ha inteso, la quale quando fusse raffinata et cavato solamente il fiore et li cavalli che etiam da chi perseguita questo ordine sarebbono admessi et giudicati più di 600 cavalli perfettissimi, che farebbono muttar nome a quella cavallaria et farla parer molto megliore di quelli che ella è, qual numero di 600 cavalli non passerebbe se le cavallarie fusseno intiere et non fusseno come sono divise et che giustamente a doi cavalli per cavallaria mostrassero quanto sarebbono tenute. Se adunque fra quelli che sono in Candia ne sono tanti de buoni et che sarebbono admessi, per suplimento di quanto sono obligate esser mostrate tutte le cavallarie che sono conosciute, et se quelli che sono oltre il detto numero fino alla 1.000 et 1.200 sono li più dell’obligo, come si dice avanzati, se non costano un soldo alla Serneità vostra et che non solamente vi sono li cavalli, ma vi sono anco li homini, non so perché vogli tanto considerar la loro imperfettione et pronosticar tanto la mala reuscita, che non vi essendo alcuna spesa si vogli far così ruinosa ressolutione, quanto tante volte si è sentito; et pur in occasione delli bisogni et per far quanto di sopra ho discorso sarebbono necessarissimi questi ronzini, questa sorte de cavalli che sono però tali per quanto venghino aviliti, che per correr sopra quelle montagne et per le asprezze di quell’isola sono più atti et più a proposito che non sarebbono quelli di maggior costo. [“B” a margine] Et di più dico che sono tali li più tristi fra tutta la cavallaria, che non sono megliori li cavalli della Strattia in quel Regno et in altra parte dove Vostra serenità la trattiene, con tanto costo et stipendio ogn’anno, ma quando pur questi cavalli fatti veramente nascer di terra, come è stato detto, quando non servisseno con quelli che li cavalcano, quando da luoco a luoco con la prestezza che facesse bisogno non bastassero da portar un archibusier in groppa o quando per portar le bagaglie in tanta penuria che vi è de animali, essendo essi sopranumerarii et avanzati di più di quello sono obligate le cavallarie a tener, si potrebbono licentiare et di essi non si servire et si potrebbono insalare per far carne salata per la munition, perlché si debbeno stimare et haverli cari et tenir per grato l’acquisto loro, perché se non gioveranno tanto l’essercitation introdotte per far che tutta la cavallaria sii, come ha cominciato esser, diversa da quella che soleva, si potrà sempre in luco dell’inutili far cavalcar tanti o soldati italiani o altri, che con la commodità del cavallo et delle arme di quello potrebbono far servitio, come in tal modo Sipione in  Scicilia armò 300 eletti giovani con l’armi et cavalli di altri tanti sciciliani, che facevano resistenza di passar con lui in Africa. [“C” a margine] Et perché vien pur anco detto che non si trovarebbono soldati italiani che sapessino il mestiero a cavallo, de quali in l’occasion reccordata si potesse prevaler, non me dispiace quello vien discorso, che sarebbe bene che in quelli pressidii in luoco di altre tanti soldati si tenissero descritti per soldati tre overo 400 albanesi o stradiotti o altri che havessero fatto il mestier a cavallo, li quali potessino servire se bisogno fusse con li cavalli delli cavallieri inutili.
Vien anco detto che in quelli nobili vi sii poca inclinatione et de qui è fatto giudicio che non debbe reuscir la cavallaria, non voglio negar che non si potesse desiderar un poco più vivezza et prontezza, ma non è anco da maravigliarsi, perché era tanto posto in desuetudine il cavallcar et per le cause dette la cavallaria era fatta spettacolo rediculoso al populo, che molti si vergognavano esser visti a cavallo, li qual non vi sapevano anco stare; et che per dir il vero hanno veduto mal volontieri la renovatione di questo obligo et che gratamente ascoltano quelli che li dano intentione che sarà levato, ma vedo pur in alcuni giovani grandissima delettatione, li quali assuefatti et essercitati potranno reuscir quelli che non sono hora li padri loro, che tanti anni hanno visciuto senza alcun pensiero et animo di questa cosa, la qual credo veramente che da alcuni di essi venghi abborita, si è però veduta comprar molti cavalli et farne venir da molte parti che si sono pagati grandissimi precii et molti fino cacchini 200 l’uno. Et perché ho conosciuto che vi era bisogno che se introdusse l’essercitio già tanto tempo tralasciato per far che la cavallaria acquistasse quella esperientia, che da chi vien diffamata é detto che la manchi, ho fatto tutto quello ho possuto, introdotto li ordeni et fatti li capitoli che ho più volte denotati a Vostra serenità; et per la durezza che scopersi in quelli animi li ho ligati con la pena, che mi è parsa che fusse necessaria, sarebbe ben bisogno che overo in tutto li rapresentanti suoi fusse questa istessa opinione, se la è conforme al voler di Vostra serenità, o se pur la non vi fusse, che almeno credessimo che le cose deliberate, quando anco non siino da loro sentite, debbano esser essequite. La essercitatione se possibil fusse continoua, sarebbe sommamente necessaria, non solamente per il bisogno che vi hanno li nobili, li quali come ho detto havevano del tutto alienato l’animo da questo essercitio, ma per rispetto delli feudati di più bassa conditione, li quali habitano le ville né mai capitano alle città, se non tanto quanto chiamati a queste mostre alli tempi ordinarii sono costretti venir, li quali non sapevano quello fusse montar a cavallo, né star in ordinanza, et non intendevano segno et suono di trombetta, la qual essercitatione è anco summamente necessaria per rispetto di quelli che cavalcano li secondi cavalli delli nobili principali et di quelli che possedono più cavallarie, li quali oltra il cavallo della sua persona sono obligati far cavalcar altri sopra li cavalli inclusi nelli loro obligi et questi è forza che siino loro fattori et servitori greci inesperti, che nel principio ignoranti di tutte le cose non sapevano da qual parte dovessino montar a cavallo. Io non dico che in doi anni con due volte o tre all'anno che sono comparsi alle mostre et essercitationi siino fatti perfetti, se ben così come prima si soleva correr a veder la cavallaria per gioco et burla et che con cridi, fischi, naranze et sassi ella era accompagnata, così hora ella è gardata da ogni uno et dal general concorso di tutte le genti con amiratione, come con maraviglia et stupore fu veduta la mostra generale che si fece in Candia le feste di Pasqua di maggio, che reuscì fuori della mia espettatione et di quella di tutti honoratissima; et quelli che ad ogni passo solevano cascar da cavallo, hora affrontati dalli archibusieri et molte volte dalli falconetti, che nelle essercitationi per assicurar li homeni et cavalli sono posti lor incontro, vanno sicuramente, correno le lanze, sbarano li archibusi et vanno facendo quello che li vien mostrato et più farebbono se fussero levati da quelle speranza in che vengono mantenuti, che dapoi la mia partenza quest’ordine si debba annullare. Et in fine se questa cavallaria lasciasse particolar capo che la reggesse, perché se la convenirà star sotto il governo di rettori, come convenirà star forzatamente quando anco Vostra serenità la raccommandi per principal carico al proveditor general, havendo esso tanti altri affari né possendo esser sempre in tutti li luochi, né cavalcar in persona, come ho fatto io più volte, et anco per riscaldar tanto più quelli freddi in la mostra general di quattro giorni continoui con il clarissimo Contarini capitano son stato armato, é forza che molte volte si lassi il governo alli rettori et de qui nasce alteratione delli ordini, concession di proroge et admetter scuse imaginate, quando si manca di comparir alle mostre, admetter ogni sorte de cavalli, di modo che con questi mezi si va accostando alli antichi abbusi, delche non è maraviglia, perché quelli sono nobili et sa ben Vostra serenità quanto a forza habbino li respetti et le passioni; et se mentre son io stato in quel Regno, quando l’ordine era novo et si vedeva che da me era caldamente mantenuto et che mi son sempre mostro [?] alieno da respetti, i se sono viste di queste cose, Vostra serenità può pensar quello che succederà con il tempo, se vi sarà persona che non stimerà tanto questa materia, quando giudico io che la sii da stimarsi. Ricordo adunque reverentemente che li sii mandato un capo che ne habbi cura particolare, che habbi seco persone di qualche esperientia, che amaestri et esserciti quelle genti, che possino, non havendo da pensar ad altro, applicar tutto il suo pensiero a questo negotio, che l’assicuro che sarà ottima et perfetta ressolutione, così come se sarà lasciato che questa mia fattica sii consumata dal tempo et dalla poca disposition et dalli proprii cavallieri et de chi li governerà, io prevedo che la sarà in poco tempo perduta et rovinata, la prevedono anco quelli medesimi che havendo creduto certo che la Serenità vostra si dovesse ressolver ad elegger un proveditor sopra quella cavallaria et non lo facendo, pensano che la non li sii più che tanto a cuore. In Dalmatia dove vi sono 200 cavalli, fra quali molti si può dir che siino trattenuti per l’amor de Dio, la tien un proveditor, in Candia dove vi sono 1.200 cavalli, non so perché si possi creder che non vi stesse bene un capo, che giudico debbi esser honorato quanto si puole, il trattenimento del quale et di quelli che vorei che havessi preso di lui, costarebbe anco poco alla Serenità vostra, perché dalla propria cavallaria et dalle condannationi si cavarebbe gran parte della spesa, la quale in materia di tanta importantia non debbe esser stimata, perché quanto importi che in Candia vi sii et si mantenghi una banda di cavalli, et che la volontà et il pensiero che se li metterà li faci di tempo in tempo megliori, non credo che occorri che mi affatichi molto a dimostrarlo, mi basta dir solamente che l’esperientia ha fatto veder pochi anni sono, quando essendo le armate nostre a Coron per far acqua et similmente a Navarino, quanto contrasto facessero pochissimi et debbolissimi cavalli nemici che se vi trovavano. Quello che farebbono questi, overo nel stabilimento delle genti che ho detto che si potrebbono metter in campagna per sturbar o impedir il sbarcar a nemici, overo che andassero discorrendo intorno l’isola, dove l’armata priva che fusse delli porti securi tentasse di metter in terra et con la commodità loro potessero condur altri tanti archibusieri in groppa, li quali trattenisseno nemicii finché sopragiongessero le forze da piedi, che convengono esser più tarde. Io lasserò che dalla prudentia di Vostre serenità eccellentissime sii considerato et tutto questo et quel più che si può descorrer in questo proposito, la qual essercitatione riesce senza spesa maggior di Vostra serenità de ducati 45 al mese, che ho assignata a doi che essercitano: uno in Candia et uno alla Canea, che sono il capitano Pausania Brazzoduro, confirmato da Vostra serenità in Candia, et il capitano Giacomo Lantieri alla Canea; et altro la non mette del suo, se non un poco di pensiero et di volontà, la qual si debbe poner non solamente per haver servito da quelli che pur sono cavalli pur sono homini, ma se fusseno figure et cavalli dipinti si doverebbono stimare, perché si dicesse che in Candia vi fussero 1.200 cavalli; ne mi pare buon consiglio l’affettionarsi tanto a opinion che si credi, che non possendo reuscir non si vogli che vi siino, non costando alcuna cosa al publico più presto che essendovi et forzandosi di farli esser qualcosa, cavar da loro quanto si puole et certo molto può si sperar, che essendovi li cavalli possino far servitio che non vi essendo.
Militia italiana
Ho discorso delle fortezze artificiali et naturali che sono nel Regno di Candia, delle genti del paese et cavallaria con quali esso si possi deffender, resta che tratti di quella diffesa che in questo proposito è la principal et più importante, che sono li soldati italiani che Vostra serenità tiene in tempo di pace et convenirebbe tenir in tempo di guerra, nel qual tempo quanti soldati dovessero bastare la Serenità vostra, che la inteso la qualità et quantità delle fortezze che vi sono et di più quanto è stato discorso circa il metter in campagna con le genti del paese una quantità di quattro over 5.000 soldati italiani, può far giudicio et ressolutione che non vi debbi voler manco di 20.000 soldati, perché Candia principalmente che è grande, che ha li balloardi della sorte descritti, con il forte di San Dimitri, se ben la parte da mare che è molta può far parer che manco numero vi bisogni, vi vorebbe almeno 10.000 in tempi di guerra, perché li soldati diminuiscono per morte ed altri accidenti et per le fattion che continoue si fano. La Canea et altre fortezze tutte insieme hano bisogno almeno di 6.000, li altri con quelli che dalle fortezze di cavarebbono vorei, come ho detto, che fussero accompagnati con li soldati delle ordinanze greche, per gli effetti detti di sopra. In tempo di pace quanti soldati debbono esser bastanti per quelli pressidii, credo che altre volte sii sta trattato, et inanzi l’andata mia in quel Regno et mentre che vi son stato ho veduto, che se ben Vostra serenità è devenuta a molte regolationi et cassation de soldati, però è stata sua intentione che vi restasse un conveniente pressidio, come credo che sii cosa buon che’l vi sii. Trovai al mio arrivo che vi erano circa 6.000 soldati, con il qual numero, licentiati però 28 capitani con altritanti alfieri, sargenti et più di 100 caporali, fu continuato l’anno poi 1575; se redusseno per suo ordine in 5.000 l’inverno di quell’anno. Il principio poi del ’76 ne furono remandati delli altri et ultimamente finita l’estate del detto anno, ordinò Vostra serenità che fusse fatta nova regolatione, come feci, tenendo 4.500 soldati; l’estate poi del presente anno, per li suspetti che si sentirno, la ne mandò delli altri et dapoi l’arrivo loro sono stati circa 5.500; et di poi visti assicurarsi le cose la comesse nova regolatione fino 3.500, se ben dapoi li parve dar novo ordine revocando il primo, il quale ancorché non giongesse del tutto in tempo, arivò però tanto a hora che rettenni delli sodlati cassati et ne ho lassato circa 4.000; di modo che se ben l’ha continuato a volte che in quel Regno vi stii conveniente pressidio, l’ha però voluto sempre l’inverno credendo diminuir la spesa, redur in manco numero quella militia, qual diminution di spesa quando reuscisse come Vostra serenità crede et a fin di che la suol ordinare la cassatione, starebbe benissimo fatto et reuscirebbe quando non occorresse sempre al principio dell’anno tornar a rimandar novi soldati, la spesa di quali di novo mandati è tanta et costano tanto a Vostra serenità prima che siino gionti in Candia contato tutto quello che vi può andar, che importa molto anco la spesa et il trattenimento li mesi dell’inverno di quelli soldati, che fusseno tenuti in Candia, perché trovo che cento soldati di nuovo mandati con le spese prima che siino gionti costano scudi 1.156 et soldati 100 trattenuti li mesi de inverno, che nella cassatione vien creduto sparagnar la spesa, costano solamente scudi 978; lo mostro per un calculo particolar che appar chiarissimo, di modo che il licentiar li soldati l’inverno per doverli poi far ritornar la primavera, oltra che è di molto maggior spesa, come ho detto et non la diminuisse, come vien creduto, occorre anco che le compagnie nove sono sempre inutili nel principio, le quali non vengono mai intiere, si fano infiniti passatori et Vostra serenità pensa mandar una quantità de soldati che il più delle volte sono un terzo manco et sempre di tutte le compagnie le genti nove prima che si assuefacino all’aere se ne amala una gran parte. Quelli soldati adunque che Vostra serenità crede che debbino bastar in tempo di estate per li tempi ordinarii, et quando come la suol far sempre la rinforza li presidii, li tornerà molto più a conto et di manco spesa se la farà trattenirli più presto tutto l’inverno, che licentiandoli l’auttuno remandandoli poi la primavera. Et perché credo che non sarà mai tempo quando non siino per li accidenti del mondo le cose molto secure che de istade la non vegli che vi siino in Candia 5 o 6.000 soldati, non costando come ho detto più, anzi certo manco, il trattenirli anco li quattro mesi de inverno, sarà et reuscirà molto meglio che far ogni anno questa regolatione, poiché la riesce dannosa farli continuare et che stii bene tenir sempre pressidiato quel Regno di tanto o di simil numero de soldati, credo che sii bonissimo consiglio, con tutto che la spesa di tanto trattenimento sii molta, essendo così vicino come è a turchi che in tre giorni molte volte si vien de Constantinopoli in Candia, tanto lontano Vostra serenità et incerto che da ogni tempo possi esser pressidiato, perché se cascasse qualche volta in animo che overo invernasse fuori a Navarino o in altro luoco qualche parte di armata, overo se anticipatamente la uscisse, non so come facilmente si potessino mandar le genti che fusseno necessarie et come quando si sapesse che quel Regno fusse sempre fornito, più resservatamente si pensarebbe alla sua offesa, così quando si credesse per esser disarmata et poco pressidiato poterlo facilmente opprimer, potrebbe invitar et incitar li animi che si teme che vi siino pur troppo inclinati, voglio anco che mi basti segnar [?] che anco per qualche altra causa giudico che stii sempre bene quel Regno pressidiato; le fortezze sono importantissime, le cose antiche sono essempio delle futture, so che potrà parer troppo la spesa continoua di tanti soldati, la qual veramente importa molto, ma convenendosi far in ogni modo come si vede che ogni anno continuamente si fa et costando più cassando et ritornando a rimandare, credo che sii meglio tenir continuamente quel Regno armato; avenga che se ben al gionger mio et come nella commissione mia vien fatto mentione costassi a Vostra serenità la spesa che in esso faceva, oltra la ordinaria ducati 500.000 all’anno et di tanti la conveniva far provisione, con questo istesso numero de soldati, hora posso accertarle et darle questa nova, che seben la spesa di 6.000 soldati e molta de tanti bombardieri si fano et di tante altre cose che occorreno, che però con ducati 150.000 che Vostra serenità manderà ogn’anno in Candia, accompagnate le intrade cresciute nel modo che sono et posto ordine et regola a molte cose che sono reuscite di molto utile a Vostra serenità, se ben di poco contento a chi cavava dal disordine gran beneficio, et stante la regolatione della moneta, sarà bastante et sufficiente provisione et io con molto manco somma, come a luoco suo discorrerò, ho passato la longhezza del tempo che l’ho servita; è ben vero che bisogna che chi ha carico habbi la mira al sparagno et al governo del danaro publico et non lo esponer alli apetiti per avidità di acquistar grazia, la può considerar adunque se non li costando più di ducati 150.000 all’anno, se è ben a mantenir quel Regno armato di tanto pressidio, o per sparagno di quello potrà portar il tenir la mità manco soldati et viver in continoua gielosia, son io al par de ogn’uno desideroso del sparagno del danaro publico, sapendo benissimo con quanta difficultà se ne faci provisione, ma troppo importante mi pare il lasciar una così preciosa logia in abbandono o una donzella di tanta bellezza in arbitrio et poter quasi de chi la brama et desidera senza mostrar d’havervi gielosia.
Moneta in Candia
Et perché in tanta diminution di spesa, quanta sente la Serenità vostra che si è fatta nel trattenimento di tanti soldati, ho tocco la regolatione della moneta, dalla quale veramente è reuscito nel tempo che ho servito avanzo et guadagno di molta importantia. So che ne sono sta fatti molti ragionamenti et molti si sono forzati persuader a Vostra serenità, che la mia giustissima regolatione, che fu introduttion di quiete in quel Regno et levarlo di grandissimo pericolo, sii stato causa della diminution della paga de soldati, li quali sono stati ancora persuasi che così fusse et anco datoli ad intender che da me era proveduto che la paga non fusse loro cresciuta, come sono stati longamente aspettando. Son forzato, se ben replicando forse le cose che mi ricordo haver scritto altre volte, dire et arditamente sustentare che la mia regolatione che altro non fu se non un avalizar [?] la giusta valuta in moneta di un cecchino con quello che valeva il vecchio, né diminui in alcun conto la paga delli soldati, et che nell’istesso modo et con altre tanti danari sono sta pagati et dapoi il mio ordine fatto del 1574 con quanti erano pagati prima et che in fine la paga era la istessa che non havevano più all’hora di quello hanno havuto da poi, et che con lire 13 soldi 18 di bona moneta si dava una paga al soldato prima, come si è fatto anco da poi, se ben l’ordine mio, oltra molto altro bene che ha introdotto, ha operato anco che quel utile che vi era dalle lire 13 soldi 18 che si pagavano alle lire 21 che importa la paga del soldato, non veniva in beneficio di Vostra serenità, ma con guadagno di 50 per cento, andava tutto in borsa de particolari et da poi si è convertito tutto in beneficio publico, et non è costato alla Serneità vostra più la paga de soldati di quello che veramente l’ha disborsato et pagato, et certo seben non fu mia intentione di beneficiar Vostra serenità per questa via, quando la forza me indusse a pensar di trovar remedio a materia che conveniva in fine cascar in qualche pericoloso scandolo, è reuscito però, credo per inspiration divina, che nel mezo di tanto male quanto me s’appresentava inanti, ne habbi cavato infinito bene, il quale veramente è stato grandissimo, poiché ha divertito li rumori et li pericoli che soprastavano di abbottinamento de soldati, di solevation de popoli, con haver cavato dalla borsa de particolari che guadagnavano ducati 150.000 all’anno et postoli in quella della Serenità vostra. Trovai al mio arrivo in Candia, come sano quelli signori che similmente vi si trovorno, che non coreva altra sorte di danaro che il solo cecchino et che non vi essendo né apparendo moneta, né grossa né minuta, né anco li perperi di rame che erano tenuti nascosti, vi era fra quelli popoli grandissima confusione, peroché per questo mancamento usandosi in compreda di tutte le cose per quanto minima fusse la valuta offerir il cecchino, né havendo né possendo quelli che vendevano la roba et molte volte in vendita de un pane dar la moneta per il restante, perché in questa strettezza si cambiava un cecchino con perdita di tre o quattro perperi, occorreva che molte volte era portata via la robba senza pagamento; et perché questa licentia, coperta da necessità, non si poteva castigare, andava essa passando in tanto abuso che molti soldati per questa via si facevano licito pigliar senza pagamento il pane et altro che li veniva in apetito, per questo molte botteghe si serorono et le vittuarie si restringevano, molte de quali si vendevano per li balconsini delle botteghe, recevuti prima li danari che le persone lavessino o potessino pur veder la qualità della robba che compravano et giovando pochissimo l’obligo che havevano dato quelli signori a tutti li botteghieri di dar tanti cecchini di moneta, quanti secondo le facende et grandezza delle botteghe havevano tansata ciascuna, acciòché con quella si potessino cambiar li cecchini alli poveri soldati, li quali del continouo et con li proprii et con quelli di altri in mano comparivano avanti, si dolevano non poter comprar da viver, perché non havevano commodità di haver moneta di detti cecchini; et sentendosi ogni dì rumorii et strepiti et dubitando che un giorno potesse nascer qualche gran scandolo fra li greci et li soldati, perché in vero era troppo insoportabil offesa il vedersi portar via la robba senza danari, dall’altro canto era impossibile che non si trovando moneta si potesse adoperar il cecchino in compreda de ogni minima cosa, giudicai però che fusse consiglio di necessità in quel modo si potesse il remediar a questo disordine et conosciuto chiaramente che tutto procedeva, perché non vi era giusto et equivalente corso fra l’oro [?] et la moneta, perché il cecchino si spendeva et era valutato perperi 24 et mezo, ma per contro la moneta giusta valuta di detto cecchino non era corrente al medesmo segno, anzi usando la Camera recever et pagar li cecchini, come ho detto, a perperi 24 et mezo et valutando soldini o quattrini 60 per ogni lira, veniva a valer un cecchino lire 13 soldo uno, ma per contro altretanta moneta quanta in questa città val un cecchino, che sono lire otto soldi 12, non si ragionava per più de lire nove soldi 13 et mezo, che tanto era a bagattini 27 per gazetta, secondo l’antico constume di Levante, dal qual acrescimento della moneta da questa tanta differentia, quanto era da un cecchino d’oro alla valuta sua in moneta, nasceva infiniti contratti, convertendosi in oro la moneta mandata da Vostra serenità, perché non si usando all’hora tenir conto delli ori et della moneta, ma di tutto in confuso li era dato credito in le Camere in tanti perperi et per un cecchino l’era fatta creditrice de perperi 24 et mezo, ma della valuta del cecchino, cioè de lire otto soldi 12, non li era dati credito se non di perperi 18 soldini quattro et mezo, da questa così gran differentia chi haveva danaro in mano senza destintion della qualità cavava grandissimo beneficio, come si può immagginare che pagandosi il cecchino per lire 13 et con soldo et la moneta più si havesse possuto se havesse dato caccia et tenuta ascosta la moneta et portata via per portar all’incontro cecchini, perché troppo grande era la differentia dall’oro alla moneta, contandosi in oro ogni gazetta bagattini 36 et in moneta bagatini 27; et non havendo giovato prohibition sotto pena di perdita che si portasse fuori moneta, né parendomi che havesse possuto giovar l’haver abbassato il cecchino, come alcuni ricordavano, perché correndo come facevano li perperi di rame, li quali et le cavaline erano stati causa del’acrescimento, era cosa certa che non si haverebbe mai possuto abbassar tanto che immediate da se stesso la mala valuta di detti perperi non l’havesse fatto inalzare et tutto sarebbe stato con danno di Vostra serenità, il qual nel colmo di tante spese che la conveniva fare non mi pareva che fusse tempo di aggiongerli; et conoscendo chiaramente per qualche pratica che di questa materia haveria acquistata in tanti luochi da me veduti, che il disordine tutto nasceva da non  haver la moneta valutation giusta conforme all’oro, la quale quando la li fusse data et che ad unistesso modo fusse valutato et fatto correr l’uno et l’altro, che il disordine sarebbe cessato et li tanti strepiti et rumori si harebbono quietati, et fermatomi in questo deliberai non di far alcun acrescimento, come desidero che sii ben inteso da quelli di Vostre signorie eccellentissime che sono state forse altrimenti informati, ma ben di far un giusto avalizamento della moneta con l’oro, ordinando che valesse il cecchino et si cambiasse per tanta moneta quanta valeva et si cambiava in questa città, cioè che si come un cecchino si cambiava qui per lire otto soldi 12, over gazette 86, che medesmamente la moneta di un cecchino se intendesse lire otto soldi 12, overo gazette 86. et perché come ho detto il ceccchino correva perperi 24 et mezo, a qual pretio lo trovai né in quella regolatione lo mossi punto da quel segno, né lo alterai, né lo ho diminuito dapoi, ordinai solamente che lire otto soldi 12, overo le gazette 86 giusta valuta di un cecchino, valessimo medesmamente perperi 54 et mezo, dando pretio tale de tanti perperi et tanti soldini ad ogni monetta, overo gazette 86 si spendessino per un cecchino; se questo si chiama crescimento, come alcuni interrassatissimi hanno voluto nominare, la Serenità vostra prudentissima lo può considerar; non potei già così bene far capaci tutti del beneficio che ne reusciva, acceccati forse dal proprio interesse et dal beneficio che cavavano da quel disordine, se ben fu visibilmente veduto che immediate publicato l’ordine saltò fuori la moneta, si allargò il negotio, le vittuarie et le robbe che nascostamente di vendevano, furno portate in publico, cessarono li rumori et strepiti et si levò quel pericolo che grandissimo soprastava, che fra quelli popoli et soldati fusse nato qualche notabil strepito; et si venne ad introdur che Vostra serenità veniva lei a conseguir il beneficio di tutti li danari che li occorreva spender in quel Regno di 50 per cento, li quali prima erano tutti di particolari. Perché quando da lei erano mandati danari, che essendo così recordato et recercato da quelli segnori, come dalle lettere loro si può anco vedere, era il forzo moneta, seben nell’oro vi sarebbe stato l’avantaggio sopradetto et mi maraviglio che di quel tanto utile non si avedessino et come dimandavano monete, non dimandassino più tosto oro nella qual moneta la non conseguiva altro utile che li bagatini tre per gazetta et della moneta poi era fatto quello che non si è possuto veder, se ben molto è sta ragionato, ma quando si prendevano a cambio dannari che nelli anni 1573 et 1574 fino al principio di ottobre che gionsi in Candia, trovo che siino sta tolti a cambio ducati 200.000, come al luoco più opportuno dechiarirò, nonsolamente Vostra serenità non conseguiva alcun utile, ma con ducati 66, che tanti si recevevano in Camera, conti perperi 11 soldini 20, come sono sta fatti tutti li cambii, qui erano pagati ducati 100, li quali seben erano spesi per cento, non fa però che fusseno più di ducati 66, et da qui si può cavar certa et ressoluta conclusione che essendovi in questo differentia del terzo et di 50 per cento, che medesmamente li soldati fusseno all’hora pagati con un terzo manco et più certo il se dimostra, perché se quelli che davano a cambio ducati 66 per haver ducati 100 guadagnavano 50 per cento et che Vostra serenità non li perdeva, era cosa chiara, che quelli a chi erano pagati sentisseno loro l’interesse. Li soldati erano pagati adunque et havevano all’hora un terzo manco di paga cioè lire 13 soldi 18, che valevano lire 21, come hanno havuto anco da poi che non havendo io tocco né fatto alcun acrescimento hanno havuto similmente lire 13 soldi 18 per paga; è ben vero che in questo vi è differentia che trovai al mio arivo, che non ostante che da Vostra serenità fusse sta regolato il caposoldo, levato le dieci per cento che si dava in tempo di guerra, et ordinato che si cavasse soldi 18 per paga delli soldati, a qual modo erano sta pagate tutte le compagnie che l’anno 1574 andorno in Candia, nondimeno si continuava a pagar dette 10 per cento, né si retteniva li soldi 18. Io che mi son forzato obbedir sempre le deliberationi di questo eccellentissimo Consiglio li diedi essecutione et in questa parte da quello al tempo da poi vi è stata differentia, ma non fu mia, ma deliberatione di Vostra serenità, questa è adunque l’opera da me fatta, la quale considerata la necessità che forzava far qualche deliberatione, per non lassar incorrer in qualche scandolo, non si poteva far cosa più giusta né di maggior beneficio publico, perché in conclusione è reuscito la quiete di quel Regno et tanto gran beneficio di Vostra serenità che da tutti li danari che si sono spesi in qeul Regno, costati un terzo manco, si è cavato 50 per cento de beneficio che tutti lo cavavano prima li particolari.
Se quelli soldati potessino viver con quella qualità di paga che in effetto si haveva introdotta, come era sta deliberato quando successe la pace che si pagassino li soldati otto paghe all’anno, come già si soleva, io non ardisco dirlo ressolutamente, contra la opinione di tanti; et perché essendo in vero le cose tutte più care di quello solevano esser già molti anni, certo quella simplice paga potea parer molto scarsa et che difficilmente di potevano con essa mantenir, seben considerando che havendo diverse commodità che li aiuta assai et che si vede reuscir in affetto che si mantenivano in bonissimo stato et che quella militia era meglio all’ordine di altra che habbi veduto, mi faceva creder la esperientia che non vivesseno quelli soldati così strettamente, come veniva ragionato et come più volte è stato dato intendere a loro modesimi, dandoli animo di dolersi e di far sentir voci fastidiose; et specialmente da poi che se intese che qui era sta trattata questa materia, ma era tanto desiderato che s’imprimesse in li animi de soldati, che io era causa che la paga loro non si crescesse, che alcuno tale, anzi più tosto per il carico suo doveva persuader il contrario, spingeva avanti molti a dolersi, con modi (siimi lecito dir) scandalosi. Hanno essi soldati diverse commodità, tanto di pane quanto di vino, che mangiano sempre a meglior mercato qualche cosa di quello che ordinariamente corre, hanno formaggio per la mità manco di quello corre, hanno il trattenimento della fabrica, alla quale del continuo, quando però non vi è penuria di denari che sii forza tralasciar, lavorano tutti quelli che non hanno caposoldo, del qual trattenimento non solamente participano quelli che lavorano, ma anco li compagni suoi di camerata, perché mentre che quelli sono al lavoro li altri procaciano qualche altra cosa, sono infiniti che s’adoperano in molti essercitii, in tanto che li luochi vicini alle città sono in gran parte lavorati da soldati, li quali nelli concieri delle vigne, nel segar le biave, nel sunar le olive et in cose tali si adoperano, come molti murrari, marangoni in tutte le compagnie fano et essercitano la loro arte con gran suo trattenimento et da questo reusciva [?] che non solamente quella che veniva chiamata paga debbole bastava a mantenirli, ma pochi erano li capitani che non cavasseno ogni mese tanti denari dalle paghe de soldati, quanto quasi doppiamente importava la propria loro, usando essi, non ostante ordeni fatti et castighi datili, che sotto pretesto che non facino le loro fationi da quelli soldati che lavorano, si facevano dar una parte della loro paga che dicono di dar ad altri che in luoco di quelli facino le fationi, se ben per il vero la convertivano in loro proprio uso, li soldati non solamente mantenevano se stessi, ma quasi tutte le donne, le moglier, li figliuoli, senza quali pochissimi sono che vivino; et credo che di gente italiane nate da poi questa guerra sii siino 4.000 putti, che si chimeranno italo greci, li quali cavano anco da quelle donne qualche commodità, havendo esse tutte qualche poco di robba et affaticandose in qualche cosa che li aiuta. Di questa commodità che hanno voglio pur dir questo altro segno, che non solamente non si vedeno in quelle compagnie vecchie di quelli strazoni, descalzi, che ho veduti in molti luochi, dove la paga è maggiore, ma questi sono tutti vestiti et all’ordine, li quali se ben Vostra serenità per uso loro ha mandato una quantità di scarpe che sarebbono costate loro la mità manco et harebbono durato altretanto tempo, quanto quelle che compravano di là, non si trovava però alcuno che le volesse, perché dicevano che erano fatte alla contadina, la maggior parte delle quali resta in quelle monitioni; et tutti usano scarpe bianche polite che li costano il dopio et non li durano la mità del tempo; si sono ben valsi mirabilmente delli pani mandati, che essendoli costi la mità manco di quello li harebbono compri, sono con essi quasi tutti vestiti et sarà cosa buona continnuar rifarne mandar, perché in due paghe al più sono tutti scontati. Hanno di più questa commodità in Candia che non vi essendo freddi, non si consumano, come fano in altri luochi; et havendo possanza quelli vini possenti che li servono quasi per mangiar et bever, si mantengono mirabilmente né sta veduto che fra 5 i 6.000 soldati, che già poco tempo erano in quelli pressidii, vi fusseno 50 homeni amalati di altro che di malfranzoso, del quale vi è copia et abbondanza tanto che in altro luoco non vi è maggiore, è ben vero che quella militia si consuma in ocio, la quale essendo reliquie di quello che servì in armata la guerra passata era atta ad ogni facione.
Questo discorso fu detto nella terza parte [a margine]
Hebbero poi tanta forza queste voci sparse et l’interesse de particolari, che Vostra serenità fu pur persuasa, che stante la valuatione delle monete nel modo che 30 mesi continoui erano corse vi fusse danno delli soldati, delle genti di galea et che il comertio si anichilasse, et volendo et desiderando che vi fusse remediato, considerato credo quanto fusse grande la difficultà di questo negotio, parve a Vostra serenità, con l’eccellentissimo Consiglio di X sotto li 7 decembre di’l’anno passato, commettermi che consigliata questa materia con li clarissimi duca et capitano di Candia, io facessi quella deliberatione et regola che giudicassi megliore, havuto rispetto alla sua intentione, che era di migliorar la condicion de sodlati, gente di galea et di redriciar il comertio, che la era persuasa che fusse destrutto, dicendomi di più che nella regola che facessi mi forzasse di fuggir li estremi, mostrando chiaramente che con tutto il desiderio che la teneva che si facesse regolatione, la non intendeva però di perder totalmente il beneficio che la godeva nella spesa, che come ho più volte detto era di 50 per cento.
Io certo sentì questa comissione et questo peso che fu posto su le mie spalle con quel timore che un carico tale mi doveva far ragionevolmente sentire, perché come sa ben la Serenità vostra che molte volte l’ha provata, non vi è materia più difficile et di più dubiosa reuscita che la regolatione di valute et quella massime dove interviene abbassamento, perché non si può levar mai dalla mente delli homini che non sii di loro pregiudicio et danno quel tanto che abbassando l’oro et la moneta si fa valer meno di quello che si trovano haverla valutata in mano, oltra che havendo veduto per molta esperientia di qua et di altri luochi che per ben che si habbi deliberato, secondo li tempi et le materie che sono sta considerate, pare che mai si habbino mantenute le deliberationi, o perché non si habbi possuto trovar il vero metodo o perché ogni poco tempo altera le cose, io che prevedevo che questa in poco tempo potesse patir la medesima alteratione, sentiva malissimo volontieri dover deliberar cosa de così pericolosa reuscita et come scrissi harei volontieri differito la essecutione et suplicato Vostre signorie eccellentissime che non mi aggravassino d’un tanto carico et che questa materia, che haveva bisogno di longhe et savie consulte, dovesse più presto esser consigliata et deliberata qui, che remessa in me, che giudicavo difficilmente poter far cosa che in poco tempo non fusse fatta reuscir dannosa, ma l’ordine che fu dato da Vostra serenità usito[?] dall’eccellentissimo Consiglio di dieci, con tutto che fusse mente sua che fusse tenuto secretissimo, fu così presto divlugato et le piaze ne furno così presto impite, che seben non si sapevano li particolari, si ragionava però così [forse cancellato] publicamente che era sta deliberato che le monete fusseno regolate et fra soldati liberamente di diceva che la paga era sta cresciuta, che temendo io che questi ragionamenti si potessero far di mala natura, havendo essi havuto principio et orignine molto prima, fin quando in questo eccellentissimo Consiglio già doi anni fu dispeutata questa materia e sapendo anco che erano fomentati da qualche persona, che con diccimulatione faceva parer altrimenti, giudicai che non fusse bene lassar una tal alteratione fra li popoli et fra la militia; mi trovava all’hora alla Canea et tenedo io più secretto l’ordine di Vostra serenità che mi fu possibile, andai in Candia il principio di febraro, dove al primo arivo mio, essendo come è detto impressa opinione che fusse già deliberato, si aspettava a prima gionta sentir la proclama, mi parve bene lassar passar qualche giorno per levar se possibil fusse dalla mente delle persone questa concetia [?] opinione, acciò che facesse et per accostar più che fusse possibile il tempo alla fine delli dacii vecchi, che finivano tutto il mese di febraro et per poter con più facilità affittar li novi. [testo a margine di difficile lettura]
Lassiai adunque scorrer quelli giorni nelli quali non sentendosi la inovatione che era aspettata, si raffredorno alquanto le calde voci che erano prima sparse, si affittorno li dacii et fra tanto conferito il negotio con li clarissimi Duca et Capitano più volte, con intervento di solo il secrettariom, et discorso tutto quello che in questa materia si poteva fare, parve a tutti che meglior de ogni cosa discorsa era redur il cecchino et la giusta valuta sua a segno tale, che la Serenità vostra se ben la diminuiva in gran parte, la non perdesse però affatto tutto l’utile che la sentiva delli 50 per cento, et che li soldati et galiotti venissero per questa via a ricever beneficio et augmento nelle loro paghe; fu deliberato adunque far valer il cecchino perperi 20 soldini 12 et mezo et per porcion lire otto soldi 14 di moneta, dando precio equivalente ad ogni lira et gazetta, in modo che con la valuta del cecchino il tutto riscontrasi fu eletto questo partito [testo a margine di difficile lettura] si perché si accostava più al voler di Vostra serenità, per quanto si è possuto comprender, perché fuggiti li estremi con questo si abbracciava la giusta mediocrità, reuscendo in questo modo, che se ben l’utile delli 50 per cento si diminuiva, restava però in 25 per cento, si anco perché la paga de soldati veniva ad esser lire 16 soldi 16, con crescimento de quasi lire tre et medesmamente alli galiotti, però che il ducato, che prima era lire quattro soldi doi piccioli otto, hora vien ad esser circa [?] lire cinque [“soldi uno” concellato]. A questa deliberatione vi era un contrario solo di molte importantia, sopra quale fu discorso, cioè che se con l’abbassamento delle valute non fusseno abbassare anco le vittuarie et tutte le altre robbe, sarebbe stata poco profitosa questa regolatione, perché se tanto si fusseno pagate le robbe, quando il cecchino corresse perperi 20 soldini 12 et mezo, quanto quando valeva perperi 24 et mezo, convenendo la paga de soldati esser sempre perperi 39 soldini 12. Vostra serenità harebbe il dano dell’acrescimento et li soldati non sentirebbono l’utile di esso, però fu anco discorso che con il callo delle valute si facessino proportionatamente callar anco tutte le vittuarie, dando principio dalli frumento et tutte le altre cose, con qual modo si facesse stabilir questo ordine, il qual fu publicato improvisamente il primo di marzo passato [“quando le persone manco l’aspettavano” cancellato], et se ben nel principio tanto nell’accommodar li precii delle robbe, quanto nel stabilir li debiti et crediti vi fu qualche difficultà, fu però assai presto stabilito et accomodato il tutto, se ben pare che non ostante detto abbassamento non si possi mantenir li precii delle robbe alli segni desiderati. Mi era venuto in pensiero di non toccar il pretio et corso della valuta, che già tanto tempo era hormai fermato, ma più tosto sotto nome di caposoldo cresceva la paga alli soldati a quest’istesso segno che al presente la li vien pagata, ma perché con questo mezo non se remediava all’interesse delle genti di galee, che nell’ordine di Vostra serenità erano prima ricordati, a quali come a soldati si convenea haver rispetto, et anco non pareva che in detto ordine fusse intention sua che in tal modo si provedesse, oltre che pareva cosa pericolosa che sotto qual si voglia nome di desse crescimento di paga a soldati, li quali non guardando a buona o trista qualità di valute harebbono forse possuto convertir in malissimo uso questo nome di caposoldo o altri che si havesse introdotto per beneficio loro, che harebbe possuto passar in altri luochi dove le valute non sono di quella qualità. Ho anco pensato levar in tutto il nome di perperi, da quali depende tutta la confusione, et far che sotto il nome che correno le valute in questa città et nel resto del suo Stado si facessino in Candia anco tutti li pagamenti, ma oltra che sarebbe stato con danno di Vostra serenità che harebbe perduto et le 50 per cento che prima la cavava et le 25 che la cava al presente, sarebbe anco stato con metter troppo gran confusione in quel Regno, dove sotto questo nome de perperi già tanti anni sono passate tutte le cose, et hanno havuto principio et origine di pagamenti, livelli perpetui, affittation, dotte et tutte le cose fino le scritture delle Camere fiscali, essendo tenuti li conti nelli libri di esse Camere sotto questo nome de perperi, perilché sarebbe sta posto una confusione et caos che harebbe suvertito tutto quell’ordine. Mi son adunque rissolto di far quanto Vostra serenità ha inteso non già con animo che quanto ho fatto sii sufficiente regola et remedio a questo disordine, che come ho detto è stato tanto difficile da stabilir et fermar ogni altro luoco et tanto più quanto. [testo a margine di difficile lettura]
[testo cancellato: correndo quantità grandissima de sesini introdotto in quel Regno forse dalla publica utilità, che rendeno convengono esser causa, come furono già le cavalline et perperi di rame, che le cose si confondino et quello che importa molto che il cecchino creschi di precio, perché correndo solamente quelli sesini et havendo bisogno le persone che portano le loro mercantie in quel Regno di convertir il tratto in cecchini, sono forzati pagarli ogni gran pretio per haverli, ancorché in tempo mio mi son forzato farli mantenere alli precii limitati, seben sarà sempre cosa difficile, che si osservi quello a che la troppo gran forza repugna.]
Hora ritornando a ragionar de soldati italiani che si mantengono et sono del continouo mandati in Candia, dapoi la digrassione che ho convenuto fare, voglio dire quello che altre volte ho detto, che grandissimo è il disordine et danno che Vostra serenità sente dal rassegnar et dar due paghe ad essi soldati in questa città, facendoli principiar il suo servitio prima che partino, da che nascono infiniti inconvenienti et tutti con danno publico, perché non sono condotte mai le compagnie intiere, sono fatti infiniti passatorii, i li soldati che hanno consumate le due paghe et vengono debitori delle arme non possono liberarsi mai dal debito, non bastando le paghe per il viver et per satisfarle, di modo che costretti vendeno l’arme, li drappi et convengono over fuggir o redursi in vergognosa miseria, costano tutti li soldati prima che giongino in Candia contando che fra il star in Venetia, da poi tocche le due paghe, et il viaggio, siino passati li doi mesi, le spese se li fa nel viaggio, il danno di quelli che sono lasciati et morti et amalati, a qual fede, se ben molte volte suspette, si convien però prestar fede, costano dico tanto, che se ben Vostra serenità donasse 10 et 12 scudi per ogni soldato che li capitani si volessino obligar di condur in Candia per far rasegnar la et principiar il suo servitio da poi gionti, sarebbe con molto maggior beneficio di Vostra serenità et li capitani non potrebbono far tanti passatori et si guarderebbono di condur gente che non fusse buona, per dubbio che la non fusse accettata; ma perché questo aricordo altre volte da me dato non ha havuto effetto, insieme con altre cose in questo proposito discorse et quelli principlamente che ogni compagnia non potesse esser di manco di soldati 200, voglio creder che non sii sta giudicato buono, se ben havendo io veduto in tanti luochi in quanti ho servito Vostra serenità, che mi è occorso haver maneggio de soldati, quanto queste cose importino et se fusseno consigliate et deliberate, tornerebbono di grandissimo beneficio, non ho voluto mancar dapoi haverlo scritto tante volte, di raccordar anco in questa terza mia relatione.
Alloggiamento de soldati
Continuando nel principiato proposito de soldati italiani, trovai al gionger mio in Candia et considerai per importantissima la materia che tante volte ho scritta alla Serenità vostra, che convenendosi dar alloggiamenti alli detti soldati tenuti in quelli pressidii, erano occupate le case delli cittadini et particolari di quelle città, et per il mal ordine stato principiato et rispetto che sempre si è havuto alli grandi, pareva che le case sole delli poveri et di quelli che con maggior incommodo pativano questo danno fusseno più delle altre agravate, et già era passato il disordine tanto avanti che trovandosi molti poveri et gran parte di quelli che tutto il tempo della guerra con le proprie vite havevano servito in armata spogliati delle case et molti anco con le case delle moglie et figliuoli insieme, et vedendo per la continuation di tanti anni che ne erano stati spogliati, che non restava loro speranza di rihaverli et essi erano costretti procaciarsi stantia sotto grotte et caverne cavate sotto terra fuori o dentro le città, si mostravano pieni di disperatione et molte volte mi comparivano avanti persone miserabili et donne accompagnate da molti figliuoli, che ampliando la loro disperatione con pianti, cridi, batter de petti et squarciar di pani, come usano far greci quando vogliono mover alcuno, mossero più volte me a compassion il stato loro miserabile et a considerar per importantissima questa materia, parendomi che il mantenir in quelle fortezze tanto stimate, una quantità di gente così mal satisfatta et per dir liberamente disperata, che spinta da questa mala satisfattione harebbe volontieri soportato ogni maggior disgratia, che il vedersi cacciati di casa et convenir essi come conigli et altri animali cavar la terra per coprirsi o sepelirsi prima che fusseno morti; confesso certo che fra quante materie che mi sono passate per le mani et fra quanti difficil negocii ho maneggiati in quel carico, questo sopra tutti mi ha travagliato, et considerato che dovendo Vostra serenità tenir continuamente grosso pressidio di soldati in quelle fortezze, a quali era forza dar alloggiamenti, si andava a camino che come sette anni continoui quelle città erano state agravate di questo incommodo, che si dovesse in esso perpetuare et non possendo patir le continoue lacrime et lamenti che ogni giorno et da ogni tempo se mi facevano sentire, le quali erano fatte anco tanto maggiori et più affettuose, quanto era scoperto che da esse mi moveva et mi conturbava, deliberai che a questa cosa fusse proveduto, parendomi che non fusse manco importante levar la disperatione delli animi di quelli popoli sensibili et liberarli da questa così grave molestia che pativano, quanto il fabricar il più importante balloardo di quelle fortezze; et dapoi che hebbi tentato et più volte praticato con quelli nobili et cittadini di Candia, che per far alloggiamenti delli soldati fusse fatta da ciascuno contributione di danarii, alla promessa de quali trovai ben molto prontezza, ma difficilissima scopersi la essatione, et conoscendo che l’opera doveva esser grande et di molta spesa, rincrescendomi aggravar di essa tutta la Serenità vostra, ancorché come ho detto la conoscessi più necessaria di tutte quelle si potessino fare, persuasi tutti li nobili, cittadini et popolo di Candia che per fabricar li alloggiamenti che disegnavo de soldati, accioché le case di ogn’uno fusseno una volta libere, era bisogno far un forzo et trovar tanti danari che bastasseno per compir una così buona et santa opera; ma che il cavar questi denari per via di contribution era come ogn’uno vedeva cosa difficile et che non si harebbe mai condotta a fine, ricordava che si dovesse far una provisone tanto gagliarda che bastasse per far quanto si desiderava et potessi prometter ad ogn’uno che dovessi reuscire, il che sarebbe se ogni case di Candia, che si trattava de liberare, contrubuisse per una sol volta tanto quanto essa pagava o fusse stimato che la potesse pagar di fitto. Furono presenti a questi discorsi tutti li principali de ogni ordine nobili veneti, cretensi, cittadini et populo da tutti fu laudato approbato et con questo universal assenso ne feci la ressolutione, fu dato il carico alli più intelligenti di far la descrittione et fu cominciato la fabrica di alloggiamenti et riscuoter il danaro, fra tanto essendomi occorso partir di Candia, mentre che era a Rettimo, quando da uno a quale era sta dato il carico, con maniere poco civili et rigorose, erano sta astretti alcuni poveri, che per loro povertà non dovevano esser astretti alla contributione delli affitti, nacque quel poco strepito contra quello che odiatissimo dal popolo, che fu tanto divulgato et ampliato quanto Vostra serenità intese, la qual cosa da me saputa et havuto occasione per altre cause di ritornar in Candia et essendomi mostrato alterato et lasciatomi intender che non voleva che più si facessino li alloggiamenti, havendo fatto restituir alcuni pochi danari che si haveva cominciato riscuoter, furono tanto mossi quelli popoli da questa mutatione, che non solamente nel consiglio immediate redutto, dove intervenne grandissimo numero di cittadini, fu deliberato pagar la tansa et affitti, ma vennero a me accompagnati da tutti li papati et principali del popolo numero grandissimo di cittadini, supplicandomi che facessi continuar l’opera principiata et perdonassi all’ignorantia di pochi, che  mal satisfatti di quello che con male maniere haveva mal essequita la commisione, si offerseno loro di far riscuoter li danari, havendo io veduto una tanta et così concorde volontà, giudicando così bene mi lasciai persuader, perdonai a quelli pochi miserabili che havevo dessegnato castigar essemplarmente et feci prosseguir l’opera; et delli danari delli affitti che importavano quasi ducati 40.000 di quella moneta, che sono ducati  20.000 venetiani, ne sono sta scossi ducati 16.000 in circa et nel spacio di anni doi et mezo si sono fatte tante case et alloggiamenti de soldati, che inanzi il partir mio ho veduto alloggiati et accommodati 4.000 soldati et maggior parte de capitani compresone alcune case compre, che erano vicine alli alloggiamenti et quartieri et sono tali che in occasione di bisogno facendoli restringer ne alloggierebbono poco meno de altri tanti; si è speso in tutto in Candia ducati 24.500, de quali compresi li legnami de qui mandati, sono spesi del publico ducati 8.000 in circa che con quello manca rescuoter, se pur si rescoterà da particolari, saranno reintegrati. Vostra serenità ha convenuto sentir questo poco danno, che desidero che la credi che sii utile, perché oltra l’acquisto di tutte quelle case che sono fatte sue, l’haver reacquistato li cuori di tanti sudditi suoi disperati, credo che importi tanto quanto se molto più li costasse un’opera tale, la quale havendo veduto quelle genti finita et osservato quanto li fu da me più volte promesso, che non sarebbe mai molestato alcuno che havesse pagato li suoi affitti, et havendo veduto che per giornata secondo che si finivano li alloggiamenti, le case de particolari erano relassate et consignate, non posso esprimer quanto contento et satisfattione ogn’uno ha recevuto; et come prima non si vedeva reparatione né che fusse fatto conciero in alcuna casa, per dubio che la potesse esser tolta et occupata da soldati, et andava a camino quella città di desertarsi, cosi dapoi che si è cominciato l’restituir le case et consignarle alli patroni, ciascuno come meglio ha potuto si è forzato di racconciarle, renovarle et anco a fabricarne di nove; sono li alloggiamenti in li lochi più commodi della città et vicini alle piazze et balloardi, dove occorrendo sarebbe bisogno che vi stessero li soldati, li quali nelli propri alloggiamenti sono su le murre et in faccione, che è cosa bellissima circuisseno tutta la città, lassando il centro et le habitationi de cittadini libere; et usandosi per odini da me fatti, che al suono di un campana la sera tutti si retirano alli suoi quartieri, lassando libera la città et non si vede per essa mai di notte, se non li corpi di guardia alli luochi deputati et quelli che vanno alle hore solite in ronda. Vi è fra detti alloggiamenti una bellissima ruga fuori dal porto di piazza vicino alla porta di San Zorzi, che alloggia 1.000 soldati, la qual oltra che è commodissima, adorna anco mirabilmente la città, resterà che questi alloggiamenti fatti dalla Serenità vostra siino conservati et che dalli reggimenti siino fatti mantenere, accioché o siino occasione di tenerli continuamente habitati da soldati, overo cessi il bisogno che si debbe haver a memoria a fin de che siino stati fatti et se ben da tutti non è sta veduto la miseria di quelle città, la disepratione di quelli popoli prima che fusseno liberati da quella molestia, Vostra serenità credi certo che non si possi esprimer una minima parte dell’afflittion che ho veduta; ho deputato uno che habbi cura di tutti questi alloggiamenti, il qual è obligato ogni mese revederli et far fede al sargente delle compagnie in che stato si trovino, senza qual fede, non si paga esso sargente et mancando alcuna cosa in li alloggiamenti si rettiene della paga di detto sargente. La Canea ha patito questo medesimo travaglio et tanto maggiore quanto essa è molto più picciola di Candia, se ben vi si tengono anco manco soldati, quando fui in quella città l’anno 1575 ad essempio di Candia persuasi quelli cittadini et popolo a far il medesmo, come fu principato et fatto, se ben con qualche lentezza, però anco in quella città sono già alloggiati 1.000 soldati, che sono tanti quanti per ordinario si teniranno in quel pressidio, nel quale hora non ne sono tanti, ma nella fabrica di questi non si è speso ancora molto danaro publico, ma tutta la spesa è sta fatta dalli particolari, se gà non costano li legnami che vi sono intratti. L’istesso ho fatto far a Rettimo nella nova fortezza, dove vi sono alloggiamenti per tanti soldati quanti per l’ordinario occorrerà tenir in quel pressidio, et con aiuto del Signor Dio et della gran diligentia che vi ho fatto usare, non resta più alcuna casa di cittadini di quelle città occupata da soldati; nella fabrica di quelli di Candia si sono con grandissima fattica adoperati il magnifico messer Santo Pasqualigo, gentil huomo di gran valore, et il colonello Stella che in molte cose è stato utilissimo.
Con questo remedio et separation delli soldati et alloggiamenti loro dalle habitation delli cittadini et con li stretti ordeni et qualche castigo, dato a quelli che con licentia mediante la commodità dell’habitar insieme si facevano licito far molte cose di mala natura et che davano malissima satisfattione alli suditti, restano hora così ben regolati et li soldati di quelli pressidii, con tutto che in città restrette sii la quantità di sopra discorsa, si è sentito però in tempo mio pochissimo disturbo et non pur le case de greci sono state sempre secure et il caminar di notte per le città sicurissimo, ma li giardini, le semenaggion et dentro et fuori della città, che invitavano gente povera a pomervi mano, sono stati respettati et non sono stati tocchi, è vero che la longa continuatione di tanti anni, quanti sono hormai stati molti di quelli soldati, l’haversi con greci intimsirati [?] et imparentati si sono fatti come originarii et come cittadini, et tutte le arti, de qual il Regno di Candia è poverissimo, sono redotte in mano di soldati italiani.
Deposito de formenti
Continuando a discorrer discorrer [ripetuto nel testo] sopra le fortezze del Regno di Candia et qualità delle diffese che hanno, bisogno resta che dichi alla Serenità vostra molte cose che sono necessarie, anci principalissime, senza le quali inutile et infruttuose sono tutte le fortezze, fra quali più importante di tutte et che desidero sii conservato in memoria de ogn’uno di quelli che debbono proveder è la materia delle vittuarie, de quali quasi sempre quelle fortezze sono sfornite et viveno come farebbe la più secura città del mondo di quello che di giorno in giorno a ventura et arbitrio d’altri li vien portato, non vi è in alcuna di esse deposito di formento, né di altro si prevalgono quelli retori, se non di quello che per obligo sono tenuti condur li cittadini del quarto di tutte le loro intrade, che non vien ad esser anco l’ottava parte di quello si attrovano et pochissima provissione per il bisogno delle città, ascondendosi da tutti la verità, come quando tratterò questa materia a loco suo discorerò più longamente. Vi sono bene delli megli, fave et risi mandati da Vostra serenità, li quali non occorrendo adoperare né possendosi renovare vanno a risigo di perdersi et tanto più che nel mandar di quelle robbe è sta usato poca diligentia, peròché essendo mandate per deposito, si doveva mandar robba nova, se ben molte volte ne sono sta mandate delle vecchie. Ma di furmenti, come ho detto, non vi è, né pare che vi sii, modo di far alcun deposito che assicuri quelle fortezze, in le quali in occasion da assedio sarebbe forza che vi fusse tanta gente, quanta è stato discorso, la quale consumarebbe molto in pochissimo tempo et esse convenirebbono cascar in necessità grandissima. Ho più volte proposto a quelli nobili et cittadini et ricordato che debbino far un deposito stabile in Candia, almeno di 40.000 stara di formento, et ho offerto la mità di esso per conto di Vostra serenità, ma ho trovato così poca inclinatione o perché sii questa natural disposition loro o perché apponghino tanto le loro speranze su le provisioni che aspettano di Vostra serenità, non è stato mai possibile poterlo introdure, ricordo reverentemente alla Serenità vostra che non lassi quel Regno et quelle fortezze (che senza questo riescono inutilissime) senza provisione tale de viveri che questo mancamento fusse causa di far reuscir vanno ogni altro galgiardo apparecchio che con tanta spesa si havesse fatto, raccordandole appresso che quando occorresse il bisogno che quel Regno fusse assaltato, il raccolto di quell’anno sarebbe del tutto perduto, né di esso in le fortezze si potrebbe prevalere, perché così lentamente raccolgono, tagliano et tribiano [?] nelle picciolissime are poste in campagna con tre, quattro manzi o mulli, che è passato il mese di agosto prima che li formenti siino del tutto raccolti; le costano tanto quelle fortificaitoni, i trattenimento di tanti soldati, l’aggiongi anco questa a tante altre spese et quando serve l’occasione di poter comprar formenti a preci ragionevoli, la introduchi in quel Regno un deposito di 40 o 50.000 stara di formenti, facendoli renovar di anno in anno, et commettendo efficacemente che non siino mai despensati né tocchi, et che reggimenti non possino né habbino auttorità di poterne dispore et per questa via si assicuri la tiene impiegati tanti danari [?] in artellarie, polvere et altre monitioni necessarissime per doverle adoperar quando servisseno li bisogni, delle quali ella è certa non dover mai cavar il consumo. l’Aggiongi anco questo deposito tanto necessario et forse più di alcuno delli altri, dal qual almeno quando venirà occasione di consumarlo la caverà il suo capitale et non lassi per l’amor di Dio fortezze di tanta importantia in dubio che venendo l’occasione fusseno per cascar in necessità, il che può esser saputo molto prima da chi havesse animo di offenderla, che remediato in tempo de bisogno dalla Serenità vostra, la qual ordinò l’anno passato prudentemente che si facesse un deposito di stara 10.000 biscotti, con comission che non fusseno mai tocchi, se non in occasione di renovarli, ma la provisione di formenti da lei mandata, non fu tanta che si potesse farlo compitamente, perché non così presto fu principiaro il depositom che fu bisogno fornir 14 galee et quelle che del continuo sono venute da Corfù sempre sfornite, oltrache molti delli furmenti mandati hanno convenuto supplir al bisogno delle città, che in fine dell’anno sono cascate in necessità, di modo che la comissione di Vostra serenità de introdur quel deposito, ha ben havuto principio et ne ho lasciato miara 700, dalli quali però si va cavando quello che bisogna alle galee et non havendo havuto compito effetto questo suo ordine, sarà bene farlo essequir, ma che da lei sii dato il modo, perché senza formento a essa mandati sarà impossibile che si possi essequirlo; et certo importa molto che vi sii grossa provisione di bisoctti in quelle fortezze, perché essendo esse del continouo sfornite di legne, le quali sono lontane et costano carissime, et fra molti questo è uno delli notabili mancamenti che habbino, sarà sempre utilissima la munition di biscotti, in li quali vi è pane, legne et acqua, si convengono far le legne lontanissime et condur con barche fino da Spinalonga, non vi essendo né arbori né boschi vicini alla città, se ben alle montagne vi sono legne assaissime et buone, ma per asprezza de luochi è impossibile da condurle.
Artellarie
Sono fornite quelle fortezze di molte artellarie, ma assai di esse per giudicio mio inutile, si perché sono canoni grossi da 50 et poverissimi di metallo, come perché molti sono ressentiti et con molto respetto bisognerebbe adoperarli, oltra che essendo di grandezza poco necessaria consumarebbono tanta munitione, che in pochissimo tempo si cascherebbe in necessità. Io credo che il principal pensiero che si debbe havere in una fortezza assediata, sii di conservar quanto più si può la polvere, et perché la diffesa delle cortina et della fossa è la più importante di tutte, però questa si può far così bene et forsi meglio con artellarie di mediocre grandezza, come con pezzi così grossi, anci se saranno li pezzi piccioli tutte colobrine forzate, si potrà far con quelle più che non si farebbe con canoni della sorte di sopra nominata, perché quelli si tirano con rispetto et questi si possono adoperare sempre; et importa più il consumo di polvere in un tiro di detti pezzi grossi che non fa in 10 delle colobrine da sei, da 12 et da 14, fino da 20, et tanto danno fano li colpi di questi tirrandoli contra homeni, quanto quelli delli più grossi pezzi, li quali o scavalcati per ogni accidente o scaldati o segnati come occorre restano inutilissimi, così come li pezzi lezieri ricchi di metallo sono securi per quanti titrri si facino et facili da condur et da recavalcar, se occorresse, et tirano più lontano che non fano li canoni grossi; et quello che importa più sparagnano la polvere, che non credo sii possibile adunarne et prepararne tanta, che ad una fortezza assediata in ogni poco tempo la non manchi, et perché di detta polvere Candia, la Canea et la Suda sono pochissimo fornite, non vi essendo in tutto più che [parte assente nel testo] della quale se ne va consumando ogni giorno, perché si convien darne alli soldati, non vi essendo altro modo da comprarne, li quali seben la pagano, consumano però la munitione. Vostra serenità non ne lassi quelle fortezze senza gagliarda provisione, perché non può sempre et così presto proveder, come molte volte il bisogno ricercherebbe. Sarebbe a proposito anco renforzar il modo di far salnitri, perché il salnitraro che fu mandato, parte per negligentia sua, parte per la difficultà et novità, ha fatto fin qui pochissimo lavoro, è vero che trovò ogni cosa nova, hora se li è fabricata una teza, la quale al partir mio non era in tutto finita et datogli quel modo megliore che è stato possibile, ma come ho detto ha fatto fin hora così poco lavoro che non è da metter in alcuna consideratione. Hanno anco bisogno quelle fortezze di esser fornite di molte cose che li mancano, come archibusoni da posta, arma fra tutte le altre utilissima, fuochi artificiati, salnitri, solfi, pegola, balle de ogni sorte, palli di ferro, piconi, badilli, chiodi grandi et piccioli, ferramente et legnami.
Bombardieri
Sono pagati in Candia 33 bombardieri, ne sono fra la Canea, la Suda et San Todero 23, ma in l’una et l’altra città vi sono li scolari, che si essercitano, è bisogno mandarli qualche falconetto da uno, perché tirrando essi nell’essercitatione con pezzi da tre consumano inutilmente più polvere di quello che farebbono se havessino di questi pezzi piccioli, che tanto servirebbono per la detta essercitatione, quanto si fa con li maggiori, che sono di grandissima spesa et non fano però maggior profitto.
Strattia [forse Strathia]
Vien anco trattenuta da Vostra serenità una debbol et inutil banda di cavallaria di stradiotti in quell’isola, de quali 30 stano in Candia, 25 alla Canea et 20 in Sethia, sono pagati secondo l’ordinario et stante la estrema povertà loro sono malissimo a cavallo, con tutto che se li usi dar in soventione cecchini 20 per comprarsi cavalli, la qual soventione ancorché se li faci scontar ogni paga è sempre renovata prima che sii finita di scontar, di modo che restando quelli sempre debitori, convengono in fine o alla partita o alla morte loro portar via quel debito, sono reliquie de stradiotti et napolitani, et soglio dire che sono più tosto trattenuti per elimosina et per memoria della fede et antica devotione di quella natione, che per servitio che prestino o per speranza che vi sii che possino prestarlo, hanno cavalli di poca conditione, se ben comportando la natura et sito del paese che rieschino meglio li ronzini et cavalli piccioli, che non farebbono li grandi et di molto pretio, hanno de stipendio ducati 50 all’anno di quella moneta, che hora è 25 per cento manco, con qual paga difficilmente possono mantenere sé et li cavalli; son sta più volte ricercato di redur li loro ancora a paghe 12 all’anno, ma dubitando io di far pregudicio et introdur mal essempio alla cavallaria che serve in Dalmatia et in le altre isole son andato resservato et non mi è parso farlo.
Armata et galee in Candia
Resta un’altra parte de principal diffesa nel Regno di Candia, la qual è da stimar molto et da conservar et agumentar quanto si puole, questa è l’armar delle galee et a quantità che se ne possi cavar da quell’isole, alla qual materia, come importantissima et molto disordinata, ho più volte pensato et cercato remediar et proveder quanto ho possuto et questa come quella che giudico necessarissima che sii mantenuta è stata quella che mi ha fatto ritardar o restringer assai li pensieri, che haveva molto maggiori, di ampliar la descrittione delle genti di ordinanze, perché quanto più huomini in esse si fusssero descritti, tanto si veniva a restringer quello delli galiotti, essendo necessario che li descritti soldati nelle ordinanze siino essenti di galea et de ogni altra angaria.
E perché il nome di galea in quel Regno è fatto odioso et abborito, come è hormai in ogni parte, del qual fuggie ogn’uno quanto può et ogni volta che vien occasione di armare nascono grandissime difficoltà, si perché molti cavati a sorte, a quali è toccato l’andar a servir, fugono et si nascondino salvandosi alle montagne, certo con mal essempio de altri che convengono obbedire et supplir in luoco del mancamento et disobedientia di quelli, si anco perché da cavallieri patroni di casali più remoti et posti su le montagne sono spalleggiati et deffesi, con scandolo grandissimo et con introdutione di quelli mali effetti che a luoco suo discorerò. Molti che non possono fuggir l’andar a quel servitio non guardano quanto possono a spender della sua robba per metter altri in luoco suo et nasce che per servitio di poci mesi et di una sola estate sogliono dare 10 et 15 cecchini et molti non guardano di vender animali et proprii terreni, parendo loro che non possino patir danno quanto si vogli grande, che non sii minor dell’andar in galea. E perché è introdotto che da poi la guerra, essendosi pagati li homini così gran precii, non solamente le galee estraordinarie, ma anco de ordinarie si armano a rodolo, le quali stando armate pochissimi mesi di estade costano li homini posti a servir per altri tanto quanto se servissero più longo tempo. Ho scritto più volte a Vostra serenità et hora non voglio restar di replicarlo, che crederei che fusse beneficio per fuggir questo incommodo et danno a quelli popoli di armar ogn’anno, che sarebbe cosa buona tenir armate se non tutte 10, almeno sei delle galee di quel Regno, perché se ben costarebbono quel di più che in esse si spende li mesi de inverno, non renoverebbero però così spesso la spesa de particolari et quello che molto importa si farebbono buone galee, come ordinariamente si fano tutte quelle che stanno longamente fuori, cosa che non possono far quelle che armate il principio si disarmano la fine dell’estate; oltra che essendovi come ho detto, difficultà grandissima sempre nell’armar, se occorresse armar maggior numero di galee in Candia, si farebbe ciò tanto manco difficile quanto quelle si trovassino già armate et potrebbe Vostra serenità mantenendo quelle, tenirne manco di altre; ma ben sarebbe bisogno che li fusse havuto cura et fusseno guardate da Dalmatia, ragion troppo contraria all’aria temperato di Candia, et perché vengono quelle genti fuori nel mondo che sono solite andar a casa loro vestite di tella o al più con un gabano, sarebbe bisogno a tempo provederli di drappi et sopra tutto di tenda di griso, che non hanno né sogliono haver mai le galee candiotte, perché seben se tratenesseno l’inverno a Corfù, fano in quel luoco tante et così continoue pioggie che hanno bisogno de simil et forsi meglior tenda per conservar le genti, le qual se ben sono facile ad avilirsi et perdersi, quando cascano amalate et sono destituite, riescono però perfette quando per longhezza di tempo et boni trattenimenti hanno acquistato lena et sono assuefatte.
Quante galee in occasion di bisogno si potessino armar in Candia, non posso così ben affermarle, se ben credo poter dir con verità che nell’armar di molte et di poche vi sarà sempre difficultà per le cause dette di sopra; pur essendovi descritti in quelli territorii destinati a questo obligo homini 26.793, credo che si potranno armar sempre commodamente 50 galee senza incommodar o dannificar molto quel Regno. Io ho fatto molti ordinii in questa materia, come ho fatto anco in diverse altre, ho cercato dar a quelli che serveno in galea molte commodità, per inanimarli a quel servitio et levar l’odio che pare sii intratto mortal a quel nome, ho essentato da questo obligo quelli che haveranno effetualmente servito tanti anni, li ho assicurati che mentre serviranno non possino loro né le cose loro esser molestate per alcun debito, che non possino esser cacciati dal possesso delli beni che tengono o in livello o in utile dominio di cavallieri loro patroni, che secondo il costume del paese mancando di cultivarsi suol cascar in mano di patroni, ma ho proveduto in che modo in absentia di questi debbono esser lavorati et a molte altre cose che desidero che Vostra serenità vedi detti ordini et se la li giudica buoni, così questi come molti altri, la commandi l’osservantia loro, acciò che si vadi introducendo quanto più si puole l’armar in quel Regno, nel quale si participa della fattica che è grandissima in ogni luoco di trovar homeni da remo, però bisogna con quelli meglior mezi che sii possibile cercar di haverli, dove per la descrittione fatta di quelli che sono atti et obligati a quel servitio, spero che si potrebbe cavar il numero sopradetto. Ma perché oltra li homini da remo è da considerar anco il resto della marinarezza et di quelli che sono atti al commando di galee, de quali soleva quel Regno cavar bonissime genti, che pare siino hora in gran parte mancate, o sii perché mancando [?] li partiti pochi si allevano et assuefano, overo che molti che solevano servire sono partiti et si trovano sopra le armate di Ponente et vien detto anco che alcuni serveno turchi; ho più volte considerata questa per materia molto importante et degna di consideratione, et per mantenir et dar modo che se assuefaci et arlevi la marinarezza, recodai le due cose che piacquero a Vostra serenità: l’una che si facesse qualche partito et si desse modo che di nuovo si fabricasseno et ritornasse l’uso delli antichi galioni candiotti, li quali navicando alla lattina et alla parte convenendo haver molti homini, erano come scuole in quale di assuefacevano et essercitavano molti, che imparando in quelli navilii l’arte et il navicar alla lattina reuscivano molti di quelli marinari perfetti huomini da commando et da altri esserciti in galee, ilche non riesce in li navilii che al presente sono introdotti in quell’isola, che navicando a soldo et alla cella quadra vano con fanti et vilissima genete del tutto inhabile al servitio di galea, feci publicar li ordini che mandai a Vostra serenità, ma overo che stante il suspetto che hanno havuto le cose l’anno presente di moti turcheschi, per li qual non ardivano le persone allargarsi, overo perché per il disturbo di questa città, mancando li partiti a tutte le navi, pochi si sono mossi ad accettar le belle et larghe commodità che sono state offerte, ma ogni poco che si assicurino et stabiliscono le cose, tengo certo che molti se ne fabricheranno, che sarà di grandissimo utile et beneficio all’augumento di quella marinarezza. L’altra fu la introdutione di mantenir armate o preparate sempre 25 galee, con dar trattenimento alli principal homini di commando che in esse fusseno descritti, questa ha havuto effetto, sono eletti 25 governatori, il qual titolo è stato da Vostra serenità confirmato, et sono sta descritti sopra ogni galea un comito, un sottocomito, un peota et un paron, a quali è sta assegnato quel stipendio che scrissi et già sono sta pagati tutti per un anno, la provisione del danaro è stata cavata et si caverà spero da nove introdutioni, che se ben questo sarà bonissimo, come è grato, trattamento a 100 buoni marineri et pricipali, l’essempio de quali inanimerà molti et inviterà quelli che sono absenti a ritornare, non costerà però niente del denaro publico, perché spero che l’accrescimento di 10 per cento dato a tutte le condannationi pecuniarie, la meza et un quarto per cento cresciuto alle sententie civil absente et presente, li danari che infruttuosamente erano spesi in alcuni soprastanti o scontri delli dacieri, che mai intervenivano, et li danari inutilissimamente spesi alla Canea che avanzavano alla pietà, oltra quelli che veramente si spendevano, alli qual danari era applicato tanto il pensiero et così volontieri si spendevano, che molte volte è occorso applicarli et spenderli prima che siino stati in esser et in luoco, di quelli è sta posto mano alli publici con animo di doverli reintegrar, il che però non è sta fatto mai et in questo modo con l’occasione di quelli sono sta spesi et donati di quelli di Vostra serenità. Ho sapplicato tutti questi insieme con alcune nove intrade de molini, che ho fatto far all’Armirò [?] presso Candia, in acque che erano state usurpate et in luoco commodissimo a quella città, li danari che se caveranno da tutte queste cose basteranno largamente per supplir alla spesa et al trattenimento delli 100 homini da commando eletti per cinque anni et si elegeranno di cinque in cinque anni per dette 25 galee, de quali sono anco sta estratte et cavate le genti a rodolo per dover armar, quando servirà l’occasione o sarà da Vostra serenità ordinato. Non fu mia intentione di far altro in questo se non di dar trattenimento alli marineri et perché apparesse qualche forma con la quale se li desse questo stipendio, mi parve bene apprir questa strada di tenir anco armate 25 galee et cavar oltra la reputatione, che con questo mezo acquisterà il Regno, la facilità di haver armato tanto numero di galee. Resterà che vi siino li corpi et li apprestamenti, accioché così come li governatori eletti conoscono già appresso poco quelle genti, che se occorresse armar li servirebbono che conoschino anco et sapino quale siino le galee che debbe lor toccare, come è sta fatto alla Canea, dove oltra le armate quest’anno ne sono tante in quell’arsenale che ha possuto ciascuno di quelli goventori, giettata la sorte, conoscer la sua galea, sopra quale hanno posto le loro arme et aspetteranno che venghi occasione di servire. Io adunque che ho havuto vivi li pensieri di proveder quanto è possibile il Regno di Candia di quella maggior diffesa che si è possuto, tanto per adoperarla se il bsogno lo ricercherà, quanto per darli quella reputatione che da cose tali si suol acquistare, la qual suol esser tanta che qualche volta la divertisse l’imprese, perché così come la speranza di trovar l’inimico disarmato invita l’huomo ad assaltarlo, così credendo trovarlo provisto et apparecchiato per deffendersi molte volte lo fa star quieto, onde nasce quel tritto proverbio. Chi desidera la pace si prepari alla guerra. Credo adunque che la institutione delle ordinanze greche, la restauratione della cavallaria, la introdutione del tenir preparate et armate 25 galee, siino cose che se ben da per sé sono et possono reuscir di molto beneficio, che però la fama et reputatione che esse si tirano driedo siino anco per giovar assai et sarà a creder mio grandissimo giovamento, se essa fama retarderà o refrederà qualche mala volontà che si potesse haver verso quel Regno, ma perché queste cose, che sono nove et nelli loro primi principii (come sono tutte debbole nel primo loro nascimento) però la Serenità vostra sarà contenta aiutarle e favorirle, perché come potrenno facilmente da per sé mantenersi, quando dalla longhezza di qualche tempo si haveranno fatte valide et gagliarde, così mentre che sono nella tenerezza della sua origine, come facilmente possono cascar, così hano bisogno di esser aiutate et sustenute. Son stato del continuo avisato dalli clarissimi baili in Costantinopoli di tutti li progressi et motti che si sono sentiti, et con molta et assidua diligentia, son sta avisato dal clarissimo Correr, certo con beneficio delle cose publiche, perché vivendo continui suspetti et essendosi hormai assuefatte tutte le voci che di la passano in Candia, che tutti li apparati siino destinati per quel Regno, il qual vive in continuo suspetto di tutto quello sente, è molto a proposito che se sono falsi con il testimonio delli avisi veri del clarissimo bailo si sincerino li animi di quelli popoli, impressi di troppo timore; et se anco reuscisseno veri sarà di molto beneficio che quelli signori tenuti al governo siino a tempo avisati, quando non vi sii posto impedimento, non mancano mai commodità di navilii che frequentano il viaggio, ma in occasione che fusseno impediti e ben servirsi di alcuni di Tine, che incognitamente praticano et passano senza suspetto.
Tiene Vostra serenità la guardia di quattro galee in Candia, per securtà di quel Regno et per guardarlo dalle depredationi che solevano già far corsari turcheschi et galiotte barbaresche, de quali pare che da poi la passata guerra non si habbi sentito strepito né rumore, si sono più presto discoperte galee et corsari christiani, li quali infestando quelli mari et depredando navilii turcheschi, sono capitati su l’isola et se ben sono sta scacciati, non si è possuto né si potrà mai impedire che nelle parti estreme et in quelle del mar d’Ostro non si fermino et facino acqua le quattro galee spagnole che circuirno l’isola, quella del marchese de Vico, et ultimamente le sei di Fiorenza et Malta, che come tutte hanno grandemente infestato li sudditi turcheschi, così hanno grandemente travagliato quell’isola con l’essersi accostate. La guardia adunque credo che debbi esser necessaria per la securezza di quel Regno et per molti buoni effetti che potrà fare, governata da persona savia et prudente che habbi quelli advertimenti et che si guardi da quelli pericolosi accidenti che posso dar disturno et travaglio alla Serenità vostra, l’ha in parte ben governata il clarissimo messer Zuan Battista Contarini, come la può esser certa che si governerà con molta prudentia et valore il clarissimo messer Zuan Bembo, essendosi esso adoperato valorosamente in la longhezza di tanto tempo che ha servito et specialmente della passata guerra, nella quale per la diligentia et valor suo è stato continuamente adoperato; gionse esso poco inanzi il partir mio con il clarissimo Michiel et con una delle sue conserve, mi accompagnò a Corfù et poi retornò subito alla sua guardia, nel qual luoco di Corfù pensava potermi servire di una o due di quelle galee, per potermi accommodare con le tante genti che mi trovava in compagnia, fra quali erano molti reggimenti che difficilmente capivano in le due galee, ma ho trovato tanto necessario il servito delle galee per quella importante prima fabrica et con tanta efficacia mi mostrò il clarissimo provediotr Contarini, quanto sarebbe stata disturbata se li fusse sta levato alcuna galea, dolendosi che pur poche fusseno quelle che si trovavano destinate a quel servitio, che non ho voluto, non ostante strettezza et incommodo da me patito et forsi anco pericolo per il troppo carico nella stagione che mi é occorso venire, incommodar o in alcuna parte disturbar quella fabrica, la quale ho voluto vedere con quella occasione et considerar menutamente et se ben non dirò alcuna cosa circa la resolutione, credendo che deliberatione di fortezza tanto importante sii in tutte le sue parti perfettissima, perché con molto consiglio debbe esser sta deliberato; dirò solamente essermi parso cosa miracolosa in così poco tempo dapoi che fu principiata si vedi fatta tanta et così grande opera, la quale se ben si conosce chiaramente esser proceduta dalla diligentia incredibile del presente [?] clarissimo proveditor Contarini, pare però che la grandezza dell’opera superi tutto quello si potesse aspettare, come supera esso veramente infinite difficultà et insuperabili contratrii che giornalmente li occorreno per prosseguir alla compita perfettione di una tanta opera, la patientia et prudentia del quale è così lucido specchio et così profitoso essempio, che tutti quelli che possono adoperarsi lo fano con grandissima diligentia, come fano tutti quelli magnifici sopracomiti, che del continuo fano lavorar le loro zurme et il clarissimo governator di condannati che haveva il governo dell’armata vi attendeva con grandissima diligentia, ma come esso clarissimo proveditor attende con spirito incredibile a quella fortificatione, così dimentica tanto sé medesmo, che per le continoue fattiche, vegilie, venti et soli ha talmente offeso l’occhio sinistro, che è del tutto restato privo della luce, con qualche pericolo anco che il destro possi patire per le istesse cause; credo un giorno che mi trovavno a messa presso di lui li sopragionse un accidente travaglioso, con pedita et alienation de spriti, nella quale stete così gran spacio senza sensi, che dete ad ogn’uno grandissimo travaglio, essercita quel carico con tanta dignità et splendore che son tenuto de dirle che non habbi mai alcuno servito Vostra serenità, né più honoratamente né più intelligentemente in qual si vogli carico, di quello che esso la serve in questo; non restarò de dire haverlo sentito più volte dolersi, che le cose necessarie per quella fortificatione li siino scarsamente provedute et sopra tutto danari, et per questo conveniva quell’opera patire, onde mi par di dirle con ogni reverentia, che il principio di quella fortezza è hormai tanto avanti et tanto si è in essa proceduto, che sarebbe molto peggio non continuare alla sua compita perfettione con ogni diligentia et prestezza, che non sarebbe stato se mai non vi si fusse posto mano, bisognarebbe se possibil fusse che opere di questa natura fusseno prima finite, che deliberate, però mentre che serve il tempo et che serve anco l’occasione che vi sii un così diligente et valoroso essecutore, che sa Dio quanto le sue indispositioni patiranno, che esso possi longamente continuare, Vostra serenità accompagni il suo pensiero et aiuto non li mancando di quello che ha bisogno.
Capitani, colonelli
Quanti capitani, colonelli et goveranatori habbino servito la Serenità vostra in quel Regno nel tempo che vi son stato, non credo che accadi particolarmente discorrer, perché sarebbe cosa troppo longa, basterà dire che vi stete alquanto tempo il signor Paulo Orsino, mandato da Vostra serenità l’anno 1574, quando la dubitò di dover haver qualche disturno, il che fu con grandissimo ressentimento del signor Brunoro Tampesco, il quale di quella superiorità et di haverli dato quel capo ha mostrato con parole altissime ressentimento grande et qualche volta usando maniere che harebbono possuto partorir scandolo, si lassava trasportar del sdegno che lo domina, trovai al gionger mio che per questo vi era fra lui et detto signor Paulo grandissima diffidentia et quello che mi parve che molto importasse, era divisa la militia sotto la dependentia dell’uno et l’altro, questo perché le compagnie se ben mandate da Vostra serenità erano però sta tramutate, levatele di sotto il loro capi et poste sotto altri capitani dependenti da quelli, parte con persuasion, parte con auttorità et parte non so se debbo dirlo con compreda; et nella regolatione che mi occorse fare, quando forzatamente ho convenuto cassar capitani et metter man in quelli che il signor Brunoro chiamava suoi, de quali havea fatto molte compagnie, si è doluto et grandemente turbato et ha esclamato in tanto che oltre molte altre cose, che occorre mutare di suo grandissimo utile dal mio tempo a quello usava di far avanti questa cassatione, specialmente delli capitani suoi, che in ogni regolatione son sta forzato far, lo ha molestato, offeso et condutolo qui malissimo satisfatto. Dico ben a Vostra serenità che certo novo grandissimo contrario, che li governatori habbino compagnie che da essi dependino, come perché la intendi il medesmo, la qual li suol espedire con una sola et tamen in poco tempo se ne appropriano otto et dieci, dandole non solamente alle loro lanze spezzate, ma alli servitori di bassissima condicione, a quali sono date le compagnie, le insegne et li altri officii non so mo se con participation di paga o di altro, basta che questi conoscono poco Vostra serenità, né li suoi rapresentanti dicono depender da quel tale et pare che siino obligati seguitar ogni suo cegno; potrei dir molte cose in questo proposito, ma voglio che mi basti haver cignato questo poco, l’assicuro ben che quanto manco capitani saranno di nuovo eletti per altra che per mano di Vostra serenità, sarà tanto più suo beneficio et le cose saranno più ordinate, trovai non solamente questa multiplicatione di capitani, ma molti colonelli creati, maestri di campo, capitani di artellarie et officii maggiori in persone che dapoi partiti, credo che haranno havuto di gratia di esser posti alla custodia di una porta. Feci accomodar il signor Paulo et il signor Brunoso, il qual quando li manca chi lo persuadi et contamini la sua sensibil natura, alla fine si quieta; et pochi mesi da poi partì il signor Paulo, che essendo quel savio et valoroso cavalliere [?] conosciuto da Vostra serenità et da Vostre signorie eccellentissime et in tante occasioni esperimentato, non accade che di lui ragioni molto, così in questo, come in altri luochi che con lui mi son trovato ha mostrato sempre desiderio ardentissimo del beneficio et grandezza di questa Republica. Come ha lassato grandissima et imortal fama il signor Latino suo fratello, il quale oltra che ha mostrato segno di molta pratica et esperientia in tutte le cose della guerra et mirabilissimo giudicio nelle fortificationi, fra quale sarà sempre laudata la fortezza della Suda, opera et fattura sua ha datto così buon essempio di religione, di continentia, de sincerità, di vita piena di nobilissimi costumi, che vive nelli animi de tutti honoratissima memoria della persona sua. Credo che il signor Brunoro li sii medesmamente affitionato, se alle molte et magnifiche parole si debbe prestar fede, perché altro di lui non è occorso eseprimentar. Ho lassato il colonello Moretto, che venne l’april passato, il quale è bonissimo soldato et di molta esperientia, et da promettersi tutto quello si può da un altro huomo, ma è vecchio et alquanto abbattuto dalla longa malatia che lo ha travagliato, seben si trova hora libero et in bonissimo stato, nel qual continuerà quanto potrà patir la sua età; recercherà qualche cosa alla Serenità vostra, continuando di dire che non può viver con il stipendio assegnatoli, mi ha ricercato che lassi venir meco il figliuolo per certi suoi affari, la intenderà da lui quello che dimanda; se ben parlando de stipendii che Vostra serenità usa di dare a governatori, colonelli et capitani trovo che da per sé sono cresciute tanto che vengono ad esser il doppio più di quello vien loro assegnato et da Vostra serenità vien creduto che l’abbino, vedendo che pochissimi sono che non siino debitori di somme grossissime, per la facilità che hanno d’haver danari. Vedrà la Serenità vostra una lista de debitori che restano in quelle Camere de persone tali, che sono partite, li quali come hanno procurato di partir con detti debiti, così son certo che conseguiranno il suo intento di non pagar. Io non ho possuto far scontar tutti li debiti di quelli che ho trovato, se ben mi son forzato di farlo il più che ho possuto, ma ricordo bene a Vostra serenità che la provedi in questa parte, perché altramente le cose sue patiranno molto; non parlerò di altri colonelli o capitani che sarebbe cosa lunga alli tempi et all’occasione ne darò quel conto che mi parerà necessario.
Ho lasciato alla Canea il governatore Emiliano, il quale mostrandosi discretto et nel carico suo assai diligente et lontano dalle strane maniere de chi era avanti di lui, darà molta satisfattione, se essendo come credo buon soldato, farà in quella parte il debito suo. A Rettimo vi è il governator Emanuel Mormori, certo persona molto da bene et valorosa, se ben essendo di nation graca pare che in Candia non si convenisse carico tale, ha esso mirabilmente essercitato la cavallarie di Rettimo essendo sua natural professione l’essercitio de cavallo et nella fabrica di quella fortificatione si adopera con ogni studio.
Alla Suda ho lassato il colonello Leon Ramussato, il quale è homo da bene et buon soldato, ha longamente servito Vostra serenità; io credo che sii superflua la spesa di governatore in la Suda, et che molto ben la potrebbe sparagnar tenendo continuamente un proveditore che sta serrato, che basterà sufficientemente al governo di 300 soldati, che continuamente staranno in quella fortezza.
Non voglio restar fra questi di nominare il colonello Andrea del Sale, il quale è venuto meco in Candia et vi è stato tutto il tempo che mi son trattenuto, se ben esso non ha havuto né stipendio né trattenimento alcuno da Vostra serenità, tirrato solamente dall’amor et devotione nella quale ha continuato sempre, come da poi longo servitio prestato in Cipro, Candia et Dalmatia, con honoratissima compagnia, mi seguitò quando andai in armata, et stesse similmente meco tutto il tempo di quel servitio, dove hebbe il carico di un honorato colonellato de soldati, nel quale si è calorosamente adoperato, mi son servito dell’opera sua in tutti questi carichi, che ho trovato prontissima et molto fedele, come è stata sempre quella fameglia che nelle fattioni di Ravenna si è sempre mostrata partialissima a questo Stado et nella passata guerra morse a Cattaro il capitano Piero suo fratello, luocotenente del signor Giacomo Malatesta. É il colonello Andrea così amato et stimato da soldati, che mi rendo securo che se servisse l’occasione sarebbe così atto ad haver il seguito a così valorosa gente, quanto qualch’uno di quelli che per prorogativa di stado in Romagna o per altre cause molto più si persuadeno tutta la gratia et tutto il favore che in questa parte ha acquistato, lo prepara et lo destina al servitio di Vostra serenità, ilche non dico né appresento le condition sue molto ben conosciute da molti di questi eccellentissimi signori, perché esso ricerchi alcuna cosa, sapendo che il doverlo confermare et elegger nel numero delli più honorati colonelli che serveno, è il manco che la possi fare per haver pronto et apparecchiato un tal soggietto, del quale la si può prometter tanto, ma tutto questo dico perché Vostra serenità resti tanto più informata et conoschi questa ultima sua cortesia, nata tutta da affettione et devotione che porta a questo Stado, per la quale tanto longo tempo, con grave interesse di casa sua abbandonando moglie et figliuoli, senza premio o stipendio alcuno, è stato tre anni in Candia et doi in armata, né mai pur una sol hora di detto tempo mi ha abbandonato, la qual cortesia ha possuto certo obligarmi in particolare, ma perché servitii tali non si fano a particolari, se non tanto quanto si crede farli a Vosra serenità, della quale veramente è stato il servitio et non mio. Io discarico tutto l’obligo che posso havere et lo renontio alla Signorie vostre eccellentissime, come quelle che sono state da lui servite con tanta devotione.

Del provediot general in Candia et inquisitor Giacomo Foscarini kavalier presentata l’anno 1579 a 25 settembre

Seconda parte
Ho pensato più volte nell’appresentar questa parte, tanto come dovessi tacer molte cose che pur mi par necessario che la Serenità vostra sappia, quanto come potessi et dovessi raccontarle in modo che come stimo, che stiino ben dette rieschino anco ben intese et nell’appresentatione siino da tutti ben interpretate, ma come nell’operar in suo servitio non mi son obligato né sottoposto ad alcun rispetto, per quanto ne habbi veduto effetti di molto mio pegiudicio, così non mi lasserò anco nel dir privar di quella libertà che giudico che si convegnhi a chi in questo luoco è obligato far saper a Vostra serenità le cose sue, la quale quando per molte relationi et reporti, o veri o falsi che fussero havendo inteso che il Regno di Candia haveva bisogno di esser regolato et che quelli popoli per molte oppressioni fatteli erano poco satisfatti, giudicando che per beneficio di quell’isola vi fusse bisogno di regola et riforma, la se rissolse, remossasi da qualche altra deliberatione che l’haveva datto prima di mandar un novo governo et una nova ampla auttorità che remediasse et provedesse alli disordini che la era sta informata che vi fussero, et volse che un proveditor general che la vi dovea mandar havesse carico de inquisitor con commisione di far quanto ad ogn’uno è noto et havendo voluto dar a me questo peso, che presago della gravezza sua et dell’odioso acquisto che doveva far, operai quanto mi fu possibile di levarmelo da dosso, servendomi di tutti li mezi, come ogn’uno sa, et de qualli anco che parvero forse novi et inconvenienti, ma essendo sta costante sua volontà che vi dovessi andar, né havendo io possuto ad essa contravenire, mi ressolsi obedir, come doveva, et ancor che prevedessi quanto danno io fussi per recever in particolar che lassava tanta confusion in le cose mie, già tanto tempo prima abbandonate, non pensai però di veder allongato il tempo fin a 40 mesi, come li è piaciuto tenermi, parendomi che per ragion di Stado non si convenisse anco tenir così longo tempo un tale et estraordinario governo, la longhezza del quale indebbolendolo da per sé, come fano tutte le cose concorrendovi la mala satisfattione di tanti, era cosa preveduta, che haverebbe perso di quella reputatione nella quale fu intentione di Vostra serenità di mantenerlo et tendendo li suoi fini di far certi quelli popoli, che la sua intentione et pia mente era che fussero ben governati et retti, et che liberi da ogni oppression godessero quella libertà che godeno tutti li suoi sudditi, la fece notar quelli altre et gran parole in la comission che la mi diede, che in essa si vedeno scritte, imponendomi che senza rispetto procedessi et inquerissi contra tutti quelli che lo meritassero; la qual rissolutione così largamente presa et deliberata in questo eccellentissimo Consiglio, è cosa possibile che non fusse così laudata ben intesa et approbata in Candia, dove et dall’auttorità et dalla superiorità che piacque a Vostra serenità di dar a quel novo governo et de ogni moto che da quello dependeva, è da creder che ne dovessi restar qualche mal contanto et malissimo satisfatto, possendo esser giudicato che non fusse stato bene (per non dir più avanti) abbassar et avilir li maggior gradi di dignità che havevano governato quel Regno; non ostante ciò diedi principio a far quanto mi era stato imposto et con publiche proclame renovate in più luochi, che è stato in tute le parti del Regno dove per elettione mi è occorso andar in persona, ho fatto intender et dechiarita la volontà della Serenità vostra, invitando tutti li agravati a venir a dolere, et per via de inquisition anco formato diversi processi, quello che habbi trovato et operato in parte ne ho dato aviso di tempo in tempo alla Serneità vostra, quello che li respetti et timor habbi fatto tacer non ho possuto sapere, ho di più proceduto nella inquisitione conforme alla sua volontà et mia commissione. Di quelli nobeli et cavallieri, per opression et violentie usate a quelli sudditi, ne ho confinati et banditi alcuni principalissimi di quelle città, oltra molti altri di più bassa conditione, le qual dimostrationi a quelli popoli, poco avezi a veder che in li grandi et in li magistrati fusse posta mano, sono state di grandissima maraviglia et contento, havendo causato, come più a basso discorrerò, che la restitution di beni usurpati con mali modi a molti, che con castigo delli usurpatori ho fatta fare, ne sono seguite infinite compositioni et accordi et restitutioni volontarie di molti beni che erano stati occupati.
Ma per discorrer ordinatamente tutto quello che mi par degno di sua saputa, comincierò dir che Vostra serenità tiene in quel Regno quattro regigmenti, che hanno li territorii et giuridicion separate, con li tre che sono Candia, Canea et Rettimo, con li rettori vi sono li consiglieri, li quali giudicano tutte le cose civili et criminali, in Sethia vi è solo il rettore; le appellation di tutte le sententie fino alla somma limitata, vengono al colegio di Candia et le cause maggiori vanno alli eccellentissimi consiglieri di questa città, come fanno anco quelle del clarissimo Duca. Vi sono anco magistrati inferiori eletti in quelle città, come giudici di Proprio, Prospio, Signori di notte, Giustitieri et in Candia anco vi sono li Avogadori di commun, che hanno carico del criminale. Delli reggimenti, presuponendo che in Candia, membro di tanta importantia, dove per la grandezza sua vi è del continuo molto che fare, Vostra serenità et Vostre signorie eccellentissime debbino creder che sii bene da mandar a quel governo persone da ben, sinciere, giuste et che possino et voglino dar audientie alli popoli, per natur litigiosi, et che come assiduamente et del continouo dimandano così si compiaceno et satisfano di esser uditi, presuponendo che la giusitita anco debbi esser conservata santa et incorrotta, et che sopra tutto non sii venale; non dirò altro tenendo certo che tutti quelli che sono stati al tempo mio et anco avanti, specialmente li principali, siino stati sinceri et giusti, come sincerissimi et giustissimi sono stati li clarissimi messer Alessandro Giustignan et messer Marco Cigogn Duchi di Candia, per non venir a particolari di quelli che sono stati avanti di me come li clarissimi messer Lorenzo da Mula, messer Marco Grimani et messer Pasqual Cigogna, che vedendoli honorati di amplissimo et meritatissimi gradi, giudico che come honoratissimo et molto utile è stato il loro servitio, sii stato anco da Vostra serenità et Vostre signorie eccellentissime, che lo hanno premiato, molto reconosciuto; ma ben le affermarò che santissimo è stato il novo ordine et deliberation dell’eccellentissimo Consiglio di dieci, che ha prohibito il far mercantia a rettori, il qual se sarà osservato et se sarà possibile che si mantenghi et si possi fuggir le secrette intelligentie, che si possono machinar contra questo ordine, credo che reuscirà il meglior rimedio et più relevante provisione che si potesse fare, non tanto per fuggir li mali effetti, che non comemorarò, sapendo in quanti modi et di quante qualità sono stati racontati, ma per levar il discontento et mala satisfattione di quelli popoli, li quali quando sanno che li reggimenti se interessano in quelle cose che non debbono et convegnono servirsi di persone che vogliono convertir in proprio loro commodo il rispetto et auttorità di quel magistrato, non pensano esser ben giudicate, credendo che tutte le proclame, tutte le limitationi siino fatte a particolar beneficio et interesse loro, come forse qualche volta soleva in altri tempi reuscire, che mettendosi limitation di pretio alli vini, ogli et mieli, serviva per haver a meglior mercato quello si dissegnava comprar; credo certo che l’ordine sii stato fin qui osservato, ma per far che per l’avenire continui, la Serenità vostra faci poner quella dilgentia che le pare et più presto daghi modo a quelli che vanno tanto lontani con pericolo a quelli reggimenti che possino trattenersi, poiché quella della mercantia, che era costume antico, li è levato et fra tutti credo che sii bisogno che sii dato modo alli consiglieri di Candia, li quali come magistrato principale in città honoratissima, convengono nel vestir et nelle altre cose spender più delli altri, hanno solamente il simplice salario et regalia della carne, che è trattenimento molto minore che non è quello delli consiglieri delle altre città, che essercitando il carico di camarlenghi et godendo qualche altra utilità, si posson meglio mantenere et senza loro interesse servire; era veduto con occhio turbato et con malissima satisfattione de tutti, che qualche magistrato essendo con cargo publico promovessi lite alli sudditi, a quali per li rispetti che credeno debbeno haver li giudici, li avocati et li nodari, pensano haver nelle loro cause grandissimo disavantaggio. Io però, se ben con molta offesa di qualch’uno, visto il disordine che da questo nasceva, feci prohibitione che mentre uno essercitava magistrato publico non potesse mover lite ad alcuno di quelli sudditi, la qual cosa ha altretanto piaciuto a tutti, quanto ha dispiaciuto a quelli a quali è sta interrotto servirsi dell’auttorità publica in le particolar sue lite, se parerà alla Serenità vostra che questo ordine da me molto stimato non sii bono la potria revocarlo. La cancellaria di Candia, dove Vostra serenità manda un honorato cancellier grande, è molto alterata dal suo antico costume, principalmente perché contra li esperessi ordini et sua volontà li XII nodari, che per leggi non possono esser greci, sono però quasi tutti tali, essendo sta interotto et abusato quest’ordine già molto tempo et si va anco continuando et riesce hormai difficile il remediarvi, perché quelli sentono con grandissima offesa delli loro animi quando si ragiona di farlo osservar, tirando questo che è simplice loro benficio a interpretatione che la loro fede fusse suspetta et cose simili, che se ben qualche volta ho advertito quelli signori che nella elettione di novi nodari facino loro quello che conoscono et sano esser mente di Vostra serenità, non ho voluto però con novo ordine o far apparer mandato, overo metter mano a privar quelli che già molti anni hanno servito, de quali alcuni accorti et sagaci, che sono intervenuti sempre in li publici negocii et hanno anco havuto in poter loro la tiffera [?] quando li tempi delli guerra erano più importanti, si sono serviti in li suoi particolar commodi delli avisi et delle cose che hanno inteso con grandissimo loro beneficio.
Il reggimento di Candia in somma è tutto in mano di questi, li quali ascondeno li ordeni et leggi alli rettori, che molte volte non sono instrutti, et passano molte cose contra espresse leggi fatte da Vostra serenità, in mano de quali così come sono tutte le cose civili, non usando il clarissimo Duca menar altro cancelliero, così li casi criminali sono in l’avogaria, dove sono ben tre avogadori nobili veneti, ma li nodari similmente greci; et perché molto possono li respetti et affetti et qualche volta l’utile di quelli noderi, non sono espediti casi criminali se non quelli che essi vogliono, li qual può esser che dalla dilation delle espeditioni et di tenir sepulti et occulti li processi cavino utile et beneficio, non lo posso affermare, ho ben inquerito et cercato di saperlo, ma non ho possuto con verità venir in luce, perché sono tanto respettati et tanto è il timore che quelle genti hanno dechi credono che qualche volta possi lor nuocer, che non si può cavar così ben la verità. Io crederei che con un Duca di Candia, magistrato tanto honorato et che abbraccia così gran negotio, stesse bene un giudice di maleficio, il qual se ben vi sono li avogadori a quali forse ciò non piacerebbe, formerebbe li processi, procurarebbe la espeditione et come si fa in altri luochi anderebbe fuori et non sarebbero fatti venir li poveri molte volte lontanissimi, con loro grandissimo interesse a testificar in li casi che occorreno, la venuta de quali riesce di grandissimo danno loro, perché convengono abbandonar le sue cose et venir de luoco molto lontano, et non venendo sono pegnorati et malissimo trattati, quello che dico di Candia intendo anco delle altre città, che quasi al’istesso modo sono governate.
Sono giudicate le cose delli territorii di poca importantia dalli castellani, li quali giudicano nel medesmo modo et le medesme materie, che sogliono far li vicarii sotto le città di terra ferma del Stado di Vostra serenità, sono eletti essi castellani di doi in doi anni dalli reggimenti, un nobile veneto et nobile cretense, li quali hanno qualche utilità; et perché è sta interrotta questa elettione con qualche gratia concessa o confermata da Vostra serenità a qualch’uno, o in vita o per longhezza di tempo per recompensa di qualche merito, sentono quelli che aspettano che il beneficio che cascherebbe in loro li sii levato, queste tal concessioni con grandissimo discontento.
Ho veduto tutti quelli reggimenti, non pur li maggiori ma anco il minimo di loro, osservar et usitar cosa che non ho possuto intender che sii loro concessa per legge, sapendo che in altri luochi non è permesso, usando essi non pur far salvicondotti alli banditi da loro medesimo et loro precessori, ma assolverli, tramutar li bandi, prometter in le taglie che dano l’assolutione di bando, come solitano et costumano far qui li eccellentissimi consiglieri, overo quelli reggimenti che con l’auttorità sua lo possono fare, et medesmamente bandir di terra luochi; le qual cose non ho saputo intender di dove habbino origine, non ho trovato se non che ogni reggimento lo ha fatto, perché ha visto che il suo precessor l’ha medesmamente osservato; non parve a Vostra serenità che bastasse l’autorittà che la mi diede per poter assolver o far tramutation di bando alli banditi, ma la volse per parte espressa dell’eccellentissimo Consilio di dieci dechiarirlo, senza qual dechiaratione o senza che appari alcuna auttorità, come ho detto da tutti quelli reggimenti si promette nelle sententie assolutione di bandi et con la captura de inditiati [?] si assolveno li banditi, et molti in questo modo sono stati assolti. Appresento queste cose a Vostra serenità, accioché ella sappi perché se hanno origine et fondamento dalla sua volontà saranno come non dette, et non havendo se li parerà la potrà remediar, come ho fatto io, che havendosi usato in li laudi, che a molti tempi dell’anno sono concessi alli papati greci alcuni banditi a tempo per antica et invecchiata consuetudine, era talmente dilatato con abuso l’interpretatione di questa concessione, che si abbracciavano li bandi diffinitivi, li confinati et condannati in galea et in summa bando de ogni mala qualità, ho ordinato renovando il primo antico ordine, che non possi conseguir tal assolutione chi non sarà sta un terzo del tempo in bando et che sii bandito per più tempo de dieci anni, escludendo in tutto li confinati et condannati in galea. É ben vero che in Candia si fanno pochissimi delitti, pochi homicidii et eccetto qualche furto de animali, non si sente che fra greci si faci cosa de importantia, son stato quasi il tempo di doi reggimenti in Candia, non ho veduto che dalla giustitia siino sta fatti morir molti; oltra li reggimenti che come ho detto sono nelle città vi è anco il clarissimo Capitano, il quale si come si costuma in tutte le altre città ha il carico di quelle cose che appartengono alli capitani et in Candia in absentia del Proveditore generale, che convien del contiuo star in moto, vien a restar in mano del clarisismo Capitano il carico del tutto. Al presente è Capitano in Candia il clarissimo Polo Contarini, gentil homo altre tanto savio et prudente quanto pieno di valore, et con molto giudicio et intelligentia delle cose essercita honoratamente il grado che tiene et rappresenta la Vostra serenità.
Li habitanti l’isola di Candia, perché Vostra serenità sii a pieno informata del tutto, sono di diversa sorte nobili veneti, nobili cretensi et populi delle città, contadini delli territori et privileggiati, et antichi nobili Arcondorimei [?]. Sono descesi li nobili veneti dalli antichi coloni che nel primo acquisto dell’isola furino mandati ad habitarla et nella compartition furono loro assegnate quelle possesion con le cavallarie, che dove di esse cavallarie ho fatto mentione ho raccontato con li quali beni donatili, oltra il carico di mantenir et mostrar cavalli, furno anco obligati deffender, guarentar, per dir la propria parola della concessione, et mantener diffesa l’isola contra qual si vogli chi la volesse assaltare, con giuramento che doveva esser dato sempre a loro et suoi descendenti di omagio o fedeltà; per osservantia del qual obligo, essendo stato alquanti anni da poi fatti alcuni capi per guardar l’isola da incursion de turchi, con stipendio debbolissimo di pochi perperi all’anno delli danari publici, si trova tagliata quella elettione per questo eccellentissimo Consiglio, con dechiaration che havendo quelli feudati obligo di deffender l’isola debbeno farlo et guardarla loro, senza che vi intervenghi spesa del danaro publico, seben havendo hora le cose presa altra facia, tanto se ne spende et così poco se ne cava da loro o si può sperar di cavarne, come a più opportuno luoco la intenderà. Fu permesso che questi beni feudali si potessino vender, impegnar, donar et furno fatte habile le donne a possederli, ma però con espressa dechiaration che non potessino passare se non in venetiani et non si potesse far alcuna vendita di detti beni feudati, senza assenso et consenso del clarissimo Duca di Candia, tutto a finché si conservasse la colonia in venetiani et non possasse in mano de greci, ma questo antico ordine è stato così poco osservato et di esso ne è stato tenuto così mal conto, o per non haver havuto cognitione delli ordini quelli che li dovevano esseguir o perché dalli nodari greci, che come ho detto occultano le scritture, sono stati tenuti ascosti, è  redotto hora la cosa che molti delli beni feudati et alienati dalli nobili, che da alquanti anni in qua partitisi di Candia sono venuti habitar in questa città, sono pervenuti in mano de greci et molti di bassa conditione et il disordine è passato tanto avanti, che se ben si vede hora parte per questa causa et parte perché molti delli proprii descendenti delli antichi nobili, mutando ritto, si sono fatti greci et la colonia in maggior parte è fatta greca, credo che sii cosa difficilissima il potervi remediar per il gran scandolo che potrebbe nascer; oltra che havendo le donne possuto goder et posseder detti feudi et essendose esse maritate fuori del loro ordine, hanno fatto passar li feudi nelli mariti et figliuoli loro lontaniati assai dalla prima origine. Delli nobili veneti adunque molti ne sono in Candia che conservano li nomi delle fameglie et ne sono de quasi tutte le casate, fra moltissimi che ne sono et massime nel terirtorio di Candia, dove vien detto che ne sii gran quantità, molti sono che non tengono conto della nobiltà et assaissimi così poveri, che non vengono mai alla città et habitando del continouo alle ville essercitano di sua mano li essercitii rurali, non conservano altro che il cognome et il poco feudo che per le division et subdivision le è rimasto, hanno del tutto perso la cognitione et intelligentia della lingua italiana et non usandosi in alcuna villa o territorio di quell’isola officiar alla latina, con tutto che quelli ricchi vescovati estendino le giurisdition sue per tutto, sono constretti stando sempre in villa o non intervenir mai ad alcun divin officio, overo andar alle chiese greche, battizar li figliuoli, far li sponsali, sepelir li morti, secondo il ritto et costume greco; et questi sono hormai, se ben Venieri, Contarini, Barbarigi, Moresini, Dandoli, Doni, Foscarini et de ogni altra fameglia, in tutto greci, da quali non credo che si possi prometter più di quello si potrebbe far delli altri greci. Altri nobili che frequentano et habitani le città et viveno civil et commodamente et sono al presente molto commodi, essendo le intrate loro grandemente augumentate, seben fano quanto possono et si affatticano per ogni via et maniera di predicar la povertà. Alcuni che hanno volto li suoi pensieri a questa città, hanno cercato di vender et molti hanno venduto quello possedevano, li loro beni sono sta compri parte da altri di quelli nobili et parte da greci, come ho detto, per il poco conto che è stato tenuto dell’ordine antico. Credo che quelli che hanno venduto lo habbino fatto per diffidentia che habbino di quelle cose, come ad ogni minimo moto che sentono si comoveno, perché il vender a diece et dodese per cento intrade che ogni giorno crescono et si fano megliori, non è cosa così ordinaria, quelli che comprano overo sono invitati dalle avantaggiate comprede, over assuefatti in quel Regno et non conoscendo altro paese, né havendo gran gusto della nobiltà, ancorché quanto possono mantengono vive le prove di poterla giustificare, hanno animo et pensiero di perpeturavi. Viveno questi civilmente con tutto che hanno dapoi la passata guerra deposto l’habito che era commun a tutti di manegacomedo, si mantengono però nel ritto latino, et se ben le donne non vanno mai di giorno fuori di casa et non si lassano mai veder et non vi sii alcuna che parli se non greco; et servendosi de confessori et fratti greci fanno tutte le cerimonie et osservano tutti li ordeni cattolici, et fra tutti la cerimonia che se usa far il venerdì Santo è bellissima et di molta devotione in Candia. Si sono portati molti di quelli nobili in tempo della passata guerra valorosamente et hanno havuto perfette galee, molti tengono bonissimi cavalli et sono di bonissima dispositione, è da creder et tenir certo che quanto più beni possedono et quanto più si vedeno vicini al pericolo, et quanto più raccordano le stragge et la rovina della nobiltà di Cipro, tanto più si debbono accender et inanimar se venisse occasione di deffendersi, come credo, che farebono essendo molti di essi valorosissimi.
Vi è gran differenza di costumi et complession fra li nobili di Candia et quelli della Canea, come fra loro vi è anco poca intelligentia, questi sono vivi, accorti et sensitivi et più conversativi, quelli più retirati et viveno più occiosamente.
Li nobili cretensi sono eletti per gratia et quel grado, prima che fusse sta concesso così senza molto riguardo, da ogn’uno era stimato molto et tanto erano apprecciati alcuni nobili cretensi di bona conditione quanto li nobili veneti, participano delli offici, castellanarie et sono admessi al possesso di feudi, questa nobiltà era data in ricompensa di merito a quelli che lo havevano acquistato et tanto era stimata quanto la maggior et più honorata recognitione che Vostra serenità usasse donare, ma dapoi che è stato tanto allargato la mano et che sono stati admessi a quella nobiltà quasi tutti quelli che l’hanno ricercata et che non pur li reggimenti, ma li consigli di quelle città s’hanno arrogato loro auttorità di far nobili cretensi, essa nobiltà è venuta in vilipendio et quelli meritevoli che tenivano quello per un precioso dono, hora in certo modo si sdegnano di esser fatti eguali a gente di vil et bassa conditione, che hanno ottenuto con molta facilità quello che loro hanno acquistato per ricompensa di grandissimi meriti; et in tanta multiplicatione de chi ha ottenuto la nobiltà cretense per mano de chi non poteva darla, è levato il modo alla Serneità vostra di reconoscer et gratificiar molti che stimarebbono più questo d’ogni altro dono li potesse esser dato per qual si vogli merito lor, essendo essa sta posta, come ho detto, in tanta utilità et così facilmente concessa, la qual cosa essendomi parsa degna di consideratione, desiderando che in tanta strettezza di gratificar quelli che serveno, resti qualche cosa alla Serenità vostra da poter donar a chi lo merita; ho tagliato tutte le concessioni fatte di detta nobiltà, che non siino fatte o confirmate in questo eccellentissimo Consiglio, come fatte contra li ordini et da chi non poteva farlo, dando però termine doi anni a quelli che fusseno sta eletti da Capitani generali da mar o da chi ha essercitato quella auttorità di ottenir la confirmatione da Vostra serenità, come è ordinato per leggi, sarà bene che questo grado grandemente stimato in quel Regno sii mantenuto in la sua reputatione, si per il contento che ne receveranno quelli nobili, a quali pare meritatamente possederlo, si anco perché quanto più si vedrà che la Serenità vostra lo stimi et non sii così facile nel concederlo, sarà tanto più desiderato et quelli a quali li parerà concederlo, se resservatamente sarà concesso, lo teniranno molto più caro et la si apprirà la strada di reconoscer li meriti di quelli che la servono, con cosa che non li costerà se non l’advertimento di non avilir il grado con investirne ogn’uno et con concederlo facilmente a tutti; et perché fu dechiarito già molti anni per questo eccellentissimo Consiglio, che tutti li feudati se intendessero nobili cretensi, la qual dechiaratione dovete esser [?] fatta con opinion che non fusse interrotto l’ordine antico circa la possesisone de feudi, li quali se fusseno stati in mano de venetiani non sarebbe stato tanto inconveniente, che per quella dechiaratione fusseno intesi nobili cretensi, ma essendo per abuso lassato il possesso di detti feudi ad ogni persona, vengono per questa via infiniti con il possesso de feudi ad ottenre la nobiltà cretense, occorrerà che stante l’ordine da me fatto qualch’uno venirà a piedi della Serneità vostra, la qual potrà remediar a questo che è di molta importantia di quel modo che la giudicherà di maggior suo servitio.
Nella città vi sono cittadini et popoli di più bassa conditione, sono hora più che non solevano esser habitate et Candia come maggior per città di levante è habitatissima, se ben oltra li soldati non la più di 17.000 anime. Vi sono assai cipriotti che se industriano et fanno diversi traffichi et circa 700 anime de hebrei. Vi sono anco molti italiani che fanno mercantie, come fanno anco molti delli cittadini de quali alcuni principali sono molto commodi et ricchi, da questi et dal populo sono cavate le ordinanze, che in Candia sono circa 1.500. In la Canea 600 et 300 in Rettimo, tutti bonissima gente et molto ben disciplinate, hanno li archibusi et le piche, maggior parte di Vostra serenità, et per la pratica che hanno acquistato et qualità loro è da creder che in occasione si adopererebbono, se ne potrebbe descriver anco qualche più numero, perché questi sono scritti volontariamente per beneficio di alcuni privileggi et essentioni, fra quali è grandemente stimato la promessa fattali che le case loro non saranno molestate per allogiar soldati, come spero che per l’avenire non occorrerà più farlo. Del populo, nel qual vi è poca altra arte che il far et conciar botte, molti vanno alli tempi in galea per altri per grississime zonte che li sono date. In la Canea vi sono molti napolitani et malvasioti, che dapoi l’abbandono delle loro patrie, sono venuti in quella città, li quali per la religione che essi mantengono, più pertinacemente che non danno li nativi del Regno, tengono quella città più disunità, ma generalmente [?] così in quella come in le altre fra il populo et nobili vi è poca intelligentia, hanno opinion, come è universal di tutta la plebe, che da loro procedi la carestia, questi vorebbono che vendessino il formento manco che fusse possibile et quelli desiderano far valer le loro intrade quanto possono. Hora che le case de cittadini son libere et che sono levati di esse li soldati, che in qualche modo li hanno molestati, sono sta castigati et che vengono giustamente governati, credo che siino di bonissima mente et che sarebbono fedelissimi; et per esperientia ho veduto, che quando si trattò l’anno 1575 de distribuir li formenti che la Serenità vostra fece mandare, li quali gionseno in tempo che mostrava abbondantissimo raccolto et che si potevano comprar li novi del paese a perperi tre la mesura, et per contro costavano quelli del publico perperi dieci, a quel pretio fu bisogno distribuirli et compartirli fra tutti altrimente si sarebbono guasti. Quelli cittadini et populo così allegramente et con tal prontezza accettorno quel danno et la compartita di che furno agravati, dicendo esser conveniente che il formento, che dalla benignità della Serenità vostra era sta mandato per sovegno et sustentation loro, dovesse fra essi esser distibuito et non ne sentisse lei alcun danno, che certo questa loro prontezza o grandezzo di parole hebbeno tanta forza che altri che stavano più duri in volerlo accettare et dimandavano alcune conditioni inlicite si arossirno per quel essempio et conveneron loro ancora accettar la parte loro, come fu data a tutti, et quella quantità de formenti, che fu circa stara 30.000, si mantene et preservò che si sarebbe perduta et guasta. So che di questa compartita de formenti ne fu anco ragionato et Vostra serenità ne sentì qualche parola, sparsa da quelli che con più durezza accettorno quella per gravezza, ma non vide la prontezza detta di sopra del populo di Candia ad accettarlo, che fu principal causa che mi ressolsi di far in quel modo dispensar quelli formenti. Non hanno li popoli delle città alcuna gravezza, non sono obligati a galea, né angaria, viveno liberi del tutto et sempre si forzano li reggimenti che le città siino abbondante et che le vittuarie vagliano manco che possono, di modo che hanno causa di star contenti.
Sono li popoli che habitano li contadi oltra li nobili feudati, che di sopra ho nominati, de due sorte, alcuni sono previleggiati che sono descendenti dalle dodeci antiche fameglie de Arcondoromei, che erano nobili greci, et fanno professione quelli che ne tengono memoria di gran nobiltà, descendendo come dicono dalli antichi principali dell’imperio et sono Agiostefaniti, Arcolei, Calergi prima detti Focà, Caffati, Cortazzi, Gavala, Litino, Milissinò, Mussuri, Scordilli, Varuca et Vlastò, alcuni di questi che hanno havuta commodità sono retirati nelle città, ma li più habitano li contadi et maggior parte quello di Rettimo. A questi furno date 34 cavallarie nella compartita dell’isola, come 25 furno date alle chiese, ma senza obligo di mostrar cavalli. Godeno et possesedono dapoi molte division quelli beni li discendeti da dette fameglie, le quali fatte la maggior parte contadine et quasi salvatiche habbitano li territori di Rettimo et della Canea et come è costume in quell’isola tramutar li cognomi loro in certi sopranomi. Molti sono chiamati diversamente da quelle solevano, come li Papadopuli et li Pateri, se ben ambi descesi da una medesma fameglia Scordili, hora hanno mutato cognome et fra loro da molti anni in qua fatti inimicissimi. Habitano li Pateri alla Sfachia et li Papadopoli nel territorio di Rettimo, l’uni et l’altri verso il mar di Ostro. Solevano fra loro far del continouo molte costioni, et se era morto uno della parte contraria, li parenti et le donne loro non si spogliavano mai la camisa nera, che si vestivano subito, se non ne facevano vendeta, conservando la camisa insanguinata de morto, sono agili et destri correno sopra le montagne come daini et li sfachiotti sono sopra tutto valorosi et così buoni arcieri et archibusieri, quanto si possi desiderare, mentre però son stato in quel Regno, non ho sentito né che fra loro habbino fatto molte costion, come solevano, né meno che non habbino prestato l’obedientia, che si diceva che non facevano alli magistrati publici, né che sii stati fatti quelli tanti latrocinii che prima havea inteso che si facevano et in conclusione che quelli territorii fusserno tenuti come membri divisi da quel Stado. É vero che havuto nelle mani un capo delli Papadopoli scandaloso et che per avanti haveva fatti molti danni, lo feci impicar, havendo prima fatto venir a me forse 25 delli principali et alcuni di più commodi che desideravano la quiete et dolutemi della fama che havevano, che gente così valoraosa, come essi erano, fusse poco obediente et che fra essi si vivesse senza legge et come fanno li animali, li minaciai di castigarli, mettendoli avanti l’essempio delli Pateri et dicendo che non harei sopportato che in un Regno tutto di Vostra serenità vi fusse gente che si poteva tenir inimica, come inimici sono tenuti quelli che fanno danno alli sudditi et non obbediscono li magistrati, usando violentia alli ministri, come s’intendeva che essi erano soliti fare. Mostrarno di stimar questi molto le parole et le promesse che dapoi le feci, che se vivessino et facessino viver li loro gioveni quieti, sarebbono gratissimi et amati dalla Serenità vostra, li feci obligar l’un per l’altro et notar le loro promesse: che non farebbono danni, che viverebbono quieti et che persiguiterebbero et darebbero in mano della giustitia li scandalosi et ladri. Li feci descriver nelle ordinanze et come descesi da Arcondoromei elessi capi li megliori di loro. Non ho sentito tutto il tempo che son stato in Candia alcun rumor né strepito di loro che si possi tenir d’importantia, non tenendo conto del latrocinio di qualche animale, che come è proprio così è il maggior delitto che si faci in quell’isola. Li assimiglio quasi alli salvatichi islandesi, perché come quelli nell’habito, nell’aspetto et nelle armi sono diversi dalli altri, così questi con li capilli et barbe longhe, con stivali alti che si ligano alla centura, che mai li escono di gamba, portando la camisa che le pende d’avanti et da driedo, con un gran pugnal davanti et la spada alla usanza greca, vanno sempre con l’arco su la spalla et al fianco un carcaddo pieno di frezze, tirrate da loro eccellentemente, come molto anco sono bonissimi archibusieri. Et perché il maggior loro essercitio è la pastura di pecore e capre, che molte ne mantengono in li loro monti, et usano di dormir fra esse nelle caverne et spelonche, portano con loro quel odore, che se si trovano 50 o 100 insieme par che siino altre tante capre o simil animali. Li sfrachiotti che si crede che siino di una medesma fameglia massime li Patteri, quelli che tanto diffamati per le molte male operationi in tempo della guerra passata furno dal clarissimo Cavalli giustamente castigati, destrutte le loro habitationi et brusciate, mandati in esilio, habitano il territorio della Canea, similmente sul mar d’Ostro dove è il castello della Sfachia, il qual vicino alla marina ha una torre debolissima, dove habita il proveditore nobile veneto di quelli della Canea con 10 fanti italiani; li casali et habitation delli sfachiotti si destendeno da quella riva tutto intorno li monti, che sono eminenti et hanno così poco di piano che non viè casa alcuna che non sii posta pendente, come porta il sito et asprezza di quelli luochi, li quali sono veramente accommodati et propri alla ferocità di quella gente, che è bellissima, belicosa et brava. Andai alla Sfachia, come scrissi a Vostra serenità, per accommodar li animi di quelli popoli, li quali furno per li demeriti loro giustamente castigati dal clarissimo Cavalli. Si servivano detti Pateri non di discolpar li loro delitti, che confessavano con il merito della pena, ma si dolevano della qualità di essa, che si era dilatata in tutta la fameglia, che le case d’ogn’uno che con lachrime mi erano dimostrate, li erano sta abbattute et brusciate, et che era sta levata la patria così alli inocenti come alli colpevoli, dapoi che tanti di loro erano sta morti, come tutti morsero quelli che presi vivi furno posti sopra una nave et mandati a Corfù prima che vi giongessino. Io mi sforzai con quelle parole che mi parevano a proposito di rinfacciar li suoi errori, che havevano giustamente concitato la giustitia contra di loro, li qual errori erano così palesi che loro medesimi consocevano haver meritato quel castigo, fra tanto si vedevano molti che mi havevano seguitato li quali si dolevano de infiniti danni che essi li havavano fatto et spicialmente in tempo della guerra, che come nemici havevano depredato et rubbato li loro animalli et erano venuti per dimandar giustitia et reffacimento delli loro danni, havevano di queste dimande dubitato assai li sfachiotti et non ben fidi della causa della mia venuta, tutto che se ben accompagnato andai in modo che non potevano dubitar di forza, però havevano fatto partir le donne con li figliuoli et cose più care et retirar alle montagne et balie per le quali homini, donne et putti vanno correndo così securi come fanno le capre et li strambecchi. Mi fu risposto da uno di loro di aspetto et di facia risguardevole, che molto più me lo fece considerar per le savie risposte et prudenti suoi discorsi, il qual escusando con destrezza li errori et di essi dimandando perdono, promettendo che il servitio che per l’avenire mostreranno prontissimo et fedele a Vostra serenità, scanzelerà affatto li errori passati dicendo che desideravano il perdono, perché fusse levata la macchia alla sua fameglia, che in la sententia contra di loro notata era dipinta di rebellione, non essendo mai stato in li animi loro tal volontà, anzi quando vennero i nemici turchi, l’ultima volta descesero dalle loro montagne et con essi valorosamente combatterno et amazzatini molti li tolsero la preda che havevano fatta et li cacciarno fino alle marine, et questi sono li animali che era loro imputato che havessino rubbato a quelli che mi havevano seguitato per accusarli, li quali confessavano haver tolto, ma per giusta ragion di guerra, perché non li havevano tolti dalle mani, delle case, né dalle mandrie di essi loro vicini, ma ben da quelle de turchi communi inimici, a quali essi se li havevano lassati pigliare et concluse in fine che mi pregavano che facessi degni tanti servitori di Vostra serenità, pieni di fede, della sua gratia et di poter habitar et restaurar quelle povere loro habitationi et viver sotto il felice et glorioso suo stendardo et non andar vagando, come havevano fatto dapoi la perdita di quanto era stato loro tolto dalli sodlati et da quelli che erano venuti alli danni et destruttion loro, che li haveva lasciati poveri et mendichi; mostrò questo nel parlar, nelle maniere et in tutte le trattationi che mi è occorso dapoi far seco, che se ben sotto aspetto et habito di contadino, vi era però generosità di animo, come nel tirrar l’arco et archibuso et lui et 600 di quelli reuscirno eccellentissimi, mi parve dapoi molte parole et amonitioni usateli di ritronarli in gratia di Vostra serenità et perdonarli li errori passati, havendoli obligati prima a diversi capitoli, che mi ricordo haver mandati, fra quali sono questi che ogni sei mesi fusseno tenuti li loro capi appresentarsi avanti il reggimento della Canea per risponder a chi li facesse oppositione, recever il sale delli dacieri, che prima non tolevano, et mandar alquanti di loro per scapoli in ogni galea che si armasse alla Canea, et mi appresentorno subito alcuni che havevano fatto novamente certi danni, a quali similmente a richiesta loro perdonai; et havendo visto così bella gente, così agile et valorosa, ressolsi non solamente donarli la gratia di Vostra serenità, ma descriverla tutta in ordinanze sotto diversi capi et fra essi quel Georgio, che così era nominato questo col quale trattai, et stato che fui con loro quattro o sei giorni, havendoli lasciati pieni di allegrezza et contento, et mandato poi un capitano che li essercitasse, mi ritornai per li più aspri et difficil passi che habbi mai passati, per quanto mi è occorso praticar il mondo, perché come che ogni luoco di qull’isola sii asprissimo, li monti e le strade o diruppi della Sfachia sono inacessibili, sono stati et vissuti dapoi detti sfachiotti come religiosi et doi anni, l’uno doppo l’altro, ogni sei mesi sono venuti alla Canea, da molti di loro forse mai più veduta et hanno mandato come scapoli in galea quelli che per li novi capitoli sono obligati. Vennero anco quando io fui alla Canea, tutti insieme sotto le loro insegne, et stettero tre giorni havendoli fatti tirar l’arco et archibuso con alcuni palii. Credo che sii stato bene haver racquistato quelle genti valorose et obligatole a servir quando sarà bisogno, più presto che haverle lassate con il timor in che stavano in li luochi prohibiti, che come inimici si sarebbono fatto licito far tutti li mali, se ben giustissima fu la sententia del clarissimo Cavalli per le cause che lo mossero a farla, come certo savia et prudente sono state molte delle sue accioni in quel Regno, piacque anco a Vostra serenità questa ressolutione, si come la mi notificò, la qual veramente è stata bonissima.
Questi sono li previleggiati che ho descritti nel numero della ordinanze, havendovi aggionto anco diversi che per privileggi antichi, credo io, che fatti essenti dalla servitù di Parichia, hanno procurato di tempo in tempo renovation di essi privileggi, vengono ad haver acquistato il luoco di liberation di servitù, anco beneficio di essention di angaria et obligo di galea, come ho detto ancora a Vostra serenità, la qual cosa se ben è stata da me veduta et fu veduta anco dal clarissimo Cavalli, non mi parve, essendovi passati tanti anni et havendo essi con la spesa de tante renovationi delli privileggi quasi comprato quella esentione, annulargliela, havendo bisogno massime di trovar una quantità di gente per instituir le ordinanze et quando non si fusse serviti et eletti questi, che per centenara de anni havevano goduto una tal qual essentione et privileggio, era forza elegger di quelli che senza alcuna scusa erano immediate obligati al servitio della galea et a tutte le altre fatiton personali. Ho ben trovato che modernamente in gratificatione di molti di quelli nobeli sono stati essentati li casali intieri et fatti liberi dall’obligo di glaea et da ogni altra fatitone, la qual cosa riesce dannosissima, non tanto per il servitio publico che resta perduto, quanto perché per quella via se invita li contadini ad abbandonar li casali dove prima habitavano, per andar a goder di quella libertà che trovano nelli casali previlegiati, con altre tanto beneficio di quelli che ne sono patroni, perché con il concorso delle genti bonificano mirabilmente li suoi luochi quanto riesce di danno alli patroni delli casali, che restano abbandonati et del publico che perde il servitio di più homeni assai che non è stato mente de chi ha concesso tal privileggio di essentarli. Si è allargato anco molto la mano in queste essentioni a servitori de nobili, de monasteri et di persone che fintamente vestendo l’habito de cologieri, per altro non lo portavano se non per liberarsi sotto la copertura di esso da queste fattioni, ho restretto assai queste tali essentioni parendomi che importa molto conservar quanto più si puole il modo di armar galee, che come ho detto per l’ordinario è troppo restretto se ben si [?] aspetta che la mia regolation sii alterata, ma a me basterà haver remediato et haverne advertita Vostra serenità.
L’altra parte delli habitanti dell’isola sono li contadini et casaliotti, li quali sotto la giurisdition di diversi patroni, chiamati cavallieri, habitano li casali, havendo sopra di loro essi cavallieri grandissima superiorità, et se ben non vi è in Candia quella general famosa et odiosa parecchia, che già soleva esser in Cipro, vi è però qualche seme di essa et qualche ressiduo, peroché oltra che vi sono alcuni Parici, descendenti da quelli che anticamente erano chiamati Agrati, li quali hanno questo obbligo et servitù di Parichia. Resta ancor in li contadini, anco in quelli che sono liberi, certa obligatione di far alli patroni tante angarie all’anno con le persone et con li animali, et dalla longhezza del tempo et gran rispetto che hanno essi villani alli patroni, sono introdotti alcuni oblighi che non saprei dire che fusseno del tutto liberi. Tutti li terreni che prima erano di cavallieri sono dati in diversi modi a lavorare alli contadini o in livello perpetuo con obligation di dar tanto all’anno, overo sono dati li vignali essendo investidi li contadini dell’utile, restando alli cavallieri il diretto dominio, con obligo ad essi contadini di acconciar et far tutta la spesa in le vigne et al tempo della vendemia dar un terzo del vino al cavalliere et tenir doi terzi per loro, che però pagate le regalie et spesa de foladori, chiamati battitieri, vien ad accrescer molto la portion di cavallieri, dal possesso di questi non possono mai esser caciati li villani, se non quando sono li vignali destrutti et non rendono più frutto, et in tal caso li contadini perdono l’utile suo dominio, overo essendo terreni sono affittati de tanti in tanti anni e con haver il terzo di quello producono overo a tanto de fitto per mesurada, in ciascuno di qeusti modi sono et solevano molte volte esser oppressi li poveri contadini, perché con tutto che havessino longamente possesso qualche terreno a livello perpetuo et reduttolo in vigna o in altro modo, che rendesse maggior profitto di quello faceva in tempo della prima locatione, sono stati astretti a pagar terzarie o il terzo del vino, come se il terreno fusse stato libero. Alcuni altri nel ricever il terzo delle uve delli vignali, oltra come ho detto che alterano la portion con molte regalie hanno usato di far le stime di quanta quantità di uve potesse esser in li vignali, osservando di far dette stime in tempo et anno che vi fusse abbondantia et quantità grande di uve, facendo durar detta stima per quattro, cinque anni fino che tornasse un’altr’anno come quello fertile per poter renovar dette stime et se fra quel mezo passavano anni sterili occorreva che il cavallier, per la ingorda stima, si approriava quasi tutta l’uva et il contadino, che haveva posto l’opera, la spesa et la fatica ne restava privo. Si solevano affitar con li buoni terreni anco alcuni pezzi di montagne de sassi et de luochi sterili, da quali non si poteva cavar né anco fra sasso et sasso tanto che desse da mangiare alli animali et tanto erano affittati li buoni, quanto li luochi tristi; et havendosi usato in Candia per longa consuetudine, quasi in ogni luoco far li pagamenti di terzarie, livelli, affitti tutte con mesure colme, era introdotto da molti una fraude di grandissimo pregiudicio alli poveri, che facendosi le mesure larghe in bocca et strette in fondo, et di legno grosso et con un cerchio grosso vicino tanto alla bocca, che fra la larghezza della doga et quella del cerchio, oltra quella che portava la bocca sparsa et apperta, si possava sopra quelle larghezze tanta quantità di formento, che per esperientie fatta ho veduto che qualche volta vi era 34 per cento di accrescimento, se ben il crescimento della mesura colma alla rasa per giusto calamier fatto non era più di 16 per cento, cioè le sei colme respondino mesure sette rase, et nel rescuoter le decime de animali, che sogliono pagar per conto di pascoli, erano anco molte volte maltrattani, perché in alcun luoco era levato loro non una ma più decime, se occoreva che fusserno più li comparticipi delli terreni. Sono di più li contadini obligati et agravati di tante altre angarie, che è cosa incredibile per le habitation dove stano, sono obligati tenir alcuni pezzi di terra chiamati spitotopi et per quelli pagar grosso affitto, come sono tenuti dar tante galine per ogni porta di casa, tanti porchetti de ogni parte di quelli animali, tanti persuti d’ogni uno che amazzano, tanta paglia, tante angarie all’anno con le persone, con li animali et in tante maniere sono tirrati, che quasi sempre prima che finisse l’anno tutto quello che si affatticavano et cavavano dalle brazze loro, cascava in beneficio delli cavallieri. Non dico che molte di queste cose fusseno fatte da tutti, perché vi sono fra quelli nobili, molti da bene, giusti et pieni di bontà, ma parlo di quelli che lo hanno fatto, et se ben non si può venir alli particolari, intendo sempre che siino resservati li buoni, li quali non possono esser offesi. Ho cercato di proveder quanto ho possuto alle cose che mi sono sta scoperte et remediato a molte havendo fatto ritorner alli antichi pagamenti li livelli perpetui tutti quelli luochi, che o per livellation fatta o per continua uniforme pension di anni 50 non havendo alterato pagamento era diventata livello. Prohibito il far le stime vergognose delle vigne nel modo di sopradetto et in tutto levato il pagar più li debiti a mesure colme et liberato insieme li contadini dall’estraordinarie angarie; et levato anco un barabaro costume, che quando vi era bisogno di cavalcature per li servitii che occorrevano, erano mandati li officiali alle porte et tolto per forza quelli che prima li venivano in mano. Ho fatto che con li danari prestati da giudei di Candia, vi siino alquanti cavalli o mulli a nollo, et levato quel modo di tuor li animali et obligato ogn’uno a pagar li nolli et occorrendo per serviti publici con danari di condannason, come io ne ho pagato molti quando mi è occorso andar per il Regno. É fatto in fine molte cose in solevation di quelli popoli, le quali mentre son stato in Candia hanno goduto et per il molto rispetto che mi è stato portato et per il timor del castigo, che è stato visto che ho dato a quelch’uno, molti si sono astenuti, ma hanno ben temuto che da poi la mia partita non siino fatti ritornar all’antico modo, peroché né io mi assicuro né li poveri contadini si fidano, che li tanti miei ordini fatti in questi propositi siino osservati, ilche doverà esser dal tempo scoperto.
Ho compreso anco che tanto è il rispetto che portano li contadini alli cavalieri, che molti hanno qualche volta patitio delle violentie, più presto che venir a reclamare, et tutto credo che procedi perché essendo tanto il timor che essi hanno della galea, et havendo veduto, per quello è sta osservato li anni passati, che alli cavallieri delli casali è sta solito di dar il carico di far venir essi contadini a quel servitio et per questa via hanno havuto gran mezo et gran poter, overo di far andar in galea overo di coprir quella a chi era toccata la sorte di andarvi, et havendo veduto li villani che qualch’uno ha possuto asconderli et che li è riuscito, et li cavallieri prevalendosi di questo hanno con tal vie tenuto in freno li contadini mattendoli in gran servitio, se li hanno fatti liberar et in gran timore se havendo alcuna volta operato, che sii posto in galea qualch’uno che essi hanno voluto offender, se pur non hanno cambiatto la sorte dell’uno all’altro. Ho considerata questa per materia di molta importantia, perché con questi mezi essi cavallieri si fano li villani più che schiavi, con tutto che siino da loro odiati et possono tenirli (come si dice) li piedi in golla, che non ardiscono mai dolersi di cosa ingiusta, che sii fatta da loro, et per queste vie vengono li poveri ad esser oppressi et il servitio publico ad esser impedito, con poco buon essempio che li sudditi recevino o tanto beneficio o tanto danno dalle mani di persone particlari et private, che venghino a domanticarsi la maggior superiorità che debbe esser da loro principalmente conosciuta. Ho cercato con li ordini fatti levar questa auttorità alli cavallieri et patroni di casali, havendoli imposte gravissime pene se impediranno et asconderanno quelli che sono obligati alla galea et quest’anno ho condannato et bandito per questa causa doi di quelli nobili. Di questa gente, che è la maggior parte dell’isola et quella dalla qual si può aspettar maggior servitio, si debbe tenir conto, Vostra serenità la debbe tener in protettione, commetter alli suoi ministri che l’habbi per raccommandata, come quella che è lontana dalla sua orecchia et che non può appresentarli tutti li suoi bisogni, et se potesse anco rappesentarli è trattenuto da timore et da respetti, però si debbe come si hanno li pupili, le vedove et l’imbecilli impotenti haverla anco sempre a cuore, perché quanto alla volontà loro io credo che per sé la sii buona et che guardati da capi di mala mente et da persone di auttorità et di seguito, che al presente non mi par che vi siino in quel Regno, a quali essi possono differir et obligar le volontà, credo che si manteniranno sempre in fede di Vostra serenità, da qual capi si debbe haver la mira di tenir netto quel Regno. Et se ben seguì a Rettimo la solevatione, quando essendo l’armata alla Suda fu scopertta quell’origine di rebellion principiata da quelli Papati, gente pericolosa et scandalosa, però havendo io voluto intender, come mi fu da Vostra serenità comesso, la vera verità di quel fatto, mi pare che tutto procedesse dalle inimicitie che li contadini havevano con alcuni di casa Chioza, nobili cretensi di Rettimo, da quali erano stati molte volte maltrattati, forsi nelle maniere di sopra discorse, et esendone sta amazzato uno, dubitanto li contadini la coadunanza che sentivano far contra di loro, li parenti del morto si messeno insieme et trovandosi all’hora l’armata alla Suda, fu ricordato da qeulli Papati che furno impicati il mandar al bassà, ma si vede in effetto che il timor più che la volontà li cacciò, se ben da poi che furno amassati insieme fecero delle spoglie, rapine, robbamenti et andorno in le case di quelli nobili, che da loro erano odiati et li spogliorno; trovai da poi castigati con morte li principal auttori, era sta perdonato alla multitudine con un publico proclama fatto dal magnifico messer Matthio Calergi, che con molta gente fu mandato dal clarissimo Cavalli per acquietar quella solevatione et li fu dato auttorità di perdonare, nella quale se ben ho havuto qualche occasione di proceder, essendomi parso che la giustitia havesse fatto assai et che fusse sta impegnata et obligata la fede publica, non mi è parso né tempo né opportunità di allargarmi più oltre.
In Candia, come sa la Serenità vostra, viveno la lattina et la greca religione, delle quali se debbo parlare, come mi par esser obligato, convengo dire che vi è pochissimo culto et osservantia dell’una et l’altra, perché la lattina, della quale si ha cognitione solamente dentro le mura delle città, si va ogni giorno diminuendo et levando anco delli animi delli descendenti delli antichi nobili coloni; usando molti star longo tempo fuori alle ville, dove non vi sono né preti, né luoco alcuno che sii officiato latinamente, è forza che viveno del tutto senza religione o che si accommodino al ritto greco, come si è veduto che in la Canea da 12 anni a driedo, molte fameglie che descendevano da origini de franchi et havevano loro et li progenitori osservato la religione catholica, si erano mutate et fatte del ritto greco, non essendo mai sta posto cura che nelli territori vi sii sta né chiesa, né capella officiata, anzi le chiese cathedral de alcuni vescovati, che sono posti nelli territori sono destitute et senza canonici o preti, fra quali è la chiesa di Gierapetra unita con Sethia, bella et che anticamente doveva esser officiata, se ne sta con un frate apposta che non dice mai messa. Il vescovo suo ha cresciuto at affittato quanto più ha possuto il vescovato et sono passati doi anni che è partito et ha lassato la chiesa. Li doi vescovati di Chèronisso et Arcadia, che hanno le loro chiese nel contado di Candia, li vescovi de quali da alquanto tempo in qua sono ritornati, se ne stano senza messe o altri officii. Il vescovo della Canea, honoratissimo prelato, che pur è stato molti anni alla ressidentia sua et mentre vi è stato ha dato buon essempio di vita, è partito già pochi mesi, se ben ha lasciato la chiesa sua assai ben regolata. Quello di Rettimo fa ressidentia et veramente fa il debito suo con molta satisfattion de tutti, ha servito come vicario dell’arcivescovo di Candia, che molti anni è stato absente; come absente è già molto tempo quello del Chissamo, che hora vaca. In somma in tutti li territori di quell’isola non vi sono altre che in quello di Candia due picciolissime chiese de frati di San Francesco, dove si dice alcuna volta messa et si celebrano li divini officii. Nella città vi sono ben molte chiese officiate, ma con pochissimi preti et li pochi quasi tutti greci, li quali non essendo né reveduti né regolati viveno come li piace. Non so se le donne che tengono sono moglie, che credino poter tenir secondo il ritto greco, o se concubine, et si come le chiese cattedrali che doverebbero esser specchio et essempio et edification et non destruttion della religione, li tempi passati sono sta tenute malissimo, sporche et senza messe, essendo li pochi et ignoranti cononici obligati a molte chiese. Sono passate in somma le cose con molto disordine et se ben credo contra la volontà et mente di monsignor reverendissimo arcivescono, che è santissimo prelato, che mentre vi è stato ha fatto passar le cose pie [?] et christianamente, però li suoi ministri o rappresentanti non hanno corrisposto punto alla sua buona volontà; a me rincresce bene dir tanto che forse non sarà ben inteso, ma mi dispiace molto più esser astretto dall’obligo et debito mio a non dover tacer cose di tanta importantia. Vostra serenità fortifica de inespugnabil muraglie quelle città, spendi infiniti thesori per deffenderle et preservarle, per  mantener in paese così lontano la fede del nostro Signore Giesù Christo, et di questa principal diffesa, che è la conservatione della sua religione, si tiene così poco conto. Certo è vero che iusi dominus custodieriti civitatem, frusta vigilat qui custodi team. É vero che poco inanti il partir mio era gionto in Candia monsignor reverendissimo novo arcivescovo Vitturi, con il quale nel passar suo attrovandomi alla Suda ho parlato una sol volta et trovatolo di così buona mente, che si debbe al fermo sperar che rafformerà molti delli sopradetti abusi et redrizerà le cose al vero servitio di Dio, mostrando un gran zello di religion et molta prudentia. Io mi con forzato fare in questi propositi quanto ho possuto et so che per rispetto mio, qualche cosa è passata meglio di quello harebbe fatto, come fra le altre non voglio restar di dire, che trovai un tal et così pernicioso disordine, che credo si come dispiacesse a tutti li buoni et facesse maravigliar li forestieri, così fusse anco aborito abominevolmente nel conspetto di Dio, però che era così publica et palese la pratica, conversatione delle donne hebree con christiani e tanta l’intrensichezza, che in tutte le feste che si facevano in casa di particolari, dove non costumano andar le donne greche, con scandaloso esempio (siimi perdonato) erano frequentate da hebree, con le quali et non con altre si facevano le feste. Queste erano il publico trattenimento, questo il publico transtulo et in queste in fine si rissolveva il principal postribulo, et da esse di seme christiano sono nate infinite creature; mi pare questa, o fusse vecchia consuetudine o impensata permissione, cosa da non soportare et feci sotto gravissime pene prohibir detta pratica, imponendo il castigo fino del fuoco alle hebree, se fusseno trovate con christiani. Fu levato quel publico et apparente comertio et del tutto cessato, che intervenghino a feste o balli, et potè tanto il timor che nel principio molte di quelle avezze al male di feceno christiane, non so mo se con buona intentione o per fuggir il pericolo in che pareva loro di esser. Questo ha continuato fin ch’io son stato in Candia, quello che succederà per l’avenire io non so, ho ben inteso che della partita mia hanno sentito grandissimo contento.
Sa ogn’uno in quello ch’el ritto greco discorda dal cattolico culto et quanto pertinacemente si habbino mantenuto greci, alcuni de quali aboriscono tanto franchi per rispetto di religione, che non tengono manco profana la pratica loro che quella de turchi o di hebrei, et se alcuna volta nelle loro chiese è stato detto la messa latina, hanno havuto quelle chiese per scomunicate et non l’hanno officiate, se prima non le hanno lavate et non le hanno di novo consercrate; più scropolosi sono in queste cose li napolitani, malvasioti et morioti venuti ad habitar alla Canea, li quali da poi la perdita delle loro patrie sono venuti habitar in quell’isola et più alla Canea, li quali in recompenza della fede che dimostrorno a quelli tempi, sono sta reconosciuti et beneficiati con terreni et offici. Questi sono zelantissimi del suo rito et fanno professione alcuni di descender dalle antiche fameglie che fiorivano al tempo dell’imperio, li quali per causa della religion tengono quella città della Canea molte volte confusa et l’hanno redotta in due parti, essendovi seminato grandissimo odio et diffidentia fra greci et franchi; la qual crebbe grandemente dall’effetto che seguì già doi anni il venerdì Santo, quando passando la processione del sacramento furono bastonato dal governatore Piero Conte alcuni di quelli graci et astretti, contra il costume et ritto loro, ad inginocchiarsi, di questo accidente grandemente si conturbano et si dolsero più tosto internamente che ne facessino apperte dimostrationi, havendo mostrato creder che quel temerario procieder havesse altra origine che dalla insolentia de chi lo causò, ma ben fecero passar di questo fatto querella a Constantinopoli et appresentarla al patriarca, dove fu esclamato et ne seguirno li ragionamenti da Vostra serenità, intesi, tirrando et interpretando in malissimo senso tutte le cose et hebbeno opinione qualche volta che questo fusse sta fatto per commandamento, né si sono ben levati dell’animo questa intrinseca offesa che par loro haver recevuta, se prima non hanno veduto a manifesti segni che sii dispiaciuto a Vostra serenità quel poco considerato proceder et che siino sta fatti certi esser mente sua che possino viver nel culto della loro religione, secondo li suoi ritti, purché non s’introduchino cose nove scandalose, contrarie troppo all’honor di Dio et al quieto viver di quel Regno; seben non so come sarà ben interpretato, che essendo sta levato, come giudicano loro, per questa causa l’auttor di quel scandolo da quel governo, lo vedino di nuovo ritornar in Candia, dove in vero in materia di religione, anco fra greci, vi è pochissimo zelo et remosse grandissime superstitioni, non so dire se vi sii religione, perché osservano ben le tante quaresime, astenendosi da qualità di cibi con somma osservantia et patirebbono ogni cosa più presto, che guastar quelle quaresime, et alli loro papato portano incredibil rispetto et reverentia, massime li contadini et gente bassa, che temeno più la scomunica delli papa, che non fanno tutto il male che potesse loro avenire et se per accidente li occorre qualche disconzo o per malatia o di altro, quando possono dubitar di esser stati escomunicati si reducono in disperatione, né pensano poter mai liberarsi da quel male se non sono dal medesimo papa con modi superstitiosi et quasi idolatri rebenedetti; et de qui aviene, che essendo essi tanto temuti, né havendo ardir li poveri ignoranti far lite con loro, sono molte volte oppressi et vengono spogliati delli loro beni, ho castigati alcuni di detti papati, che velendosi di questo rispetto et timor, minacciando di scomunicar, havevano spogliati alcuni delli loro beni, li quali non havendo ardir di dolersi, pativano più presto la perdita che incorrer nel pericolo della scomunica, da loro tanto temuta. Et così come questi papati sono tanto respettati, così sii certa Vostra serenità che sono patroni delle volontà di quelli popoli, et poi che non vi è in Candia alcuno di sangue et grandezza che habbi seguito, né manco vescovi né maggiori prelati greci, il che se ben quanto aspetta a quella religione è gran contrario, assuefacendosi et vivendo quelli popoli sotto la disciplina di una crassa et rocissima ignorantia, che li conduce alla total perdita della cognitione di Dio. Così credo che per altretanti importanti respetti sii bene che non vi siino et che è meglio che quelli scropolosi che ricercano assolution di qualche loro peccato, da maggior auttorità di quella si trova in quel Regno, passino a Constantinopoli, come fanno al patriarca, overo in altro luoco dove si trovano metropoliti, che per dar loro questa commodità introdur in Candia vescovi greci, li quali per la superiorità del grado per maggior eloquentia che non non [ripetuto nel testo] hanno tutti li papa ignoranti, sarebbono più atti a tirarsi driedo il seguito delli popoli et persuaderli tutto quello che volessino. Tornando alli papa greci, la qualità de quali è sta benissimo conosciuta dalli antichi prudenti nostri progenitori, quando vedevano per esperientia che in tutti li moti di quel Regno et deli principal promotori et suscitatori delle tante rebellion erano li papati, ordinarono per deliberation dell’eccellentissimo Consiglio di dieci che non ne potesse esser se non uno per casali, o al più doi in quelli casali che pieni di gente ne havessino bisogno. E di più che tutti li preti che si volevano consacrare dovessino venir in questa città, se ben da poi a supplication di quelli populi fu revocata quella strettezza del venir in questa città a forsi preti et fu permesso che potessino andar al Zante, ma che prima precedesse l’essame dell’arcivescovo o suo vicario, con intervento del protopapa et la licentia del Duca di candia. Questo santissimo et utilisismo ordine è sta talmente vilipeso et poco osservato, che si vedeno tanto multiplicati questi papa greci, che non solamente passano il numero di uno o doi per casale, ma in qualche casale ne sono le dozene et le cimtene [?] et non solamente sono sta lassati andar al Zante, si come ordinato, ma a Cerigo et in molti luochi sudditi turcheschi, dove vi sono metropolita, sono corsi a farsi far preti, il che è proceduto perché guadagnano cecchini quelli che li fanno, quelli vicari che li essaminano, che sono come ho detto greci et li nodari similmente greci che fanno le lettere et patenti, li quali tengono anco ascosti li ordini. E perché li altri reggimenti si sono arogati quest’auttorità di dar licentia loro ancora, la quale sola et propria del clarissimo Duca di Candia, si è venuto in questa multiplicatione di gente, se debbo dir sincieramente la più suspetta et de chi manco si debbe fidar di quanta sii in Candia. Io non ho mancato di mostrar a quelli signori l’inconvenienti fatteli veder li ordini di Vostra serenità, se ben per convenienti respetti non mi è parso bene poner mano a mandati et nove prohibitioni, che ha pur possuto ritardar alquanto che non si è continuato in questo manifesto disordine, giudicato di tanta importantia per l’importanti rispetti che hanno havuto li savii antichi nostri, che hanno divertito che vi siano cignate, nascono infiniti abusi, come separatione de matrimonii per molti et diversi casi et concession di remaritarsi alli separati, et il maritarsi in gradi prohibiti, il tenir le chiese come porcili, il più senza sacramento, il qual se pur tangono portano et conservano nelle proprie case, piene de figliuoli. Sono con manifesta simonia vendute le chiese, date in dotte alle figliuole, il che par sii concesso mentre siino maritate in preti. Li preti o curati delli ispatronati che molti ne sono, non sono dati ad un solo per elettion o balottation di quelo che hanno iuseligendi, ma sono eletti tanti preti quanti sono quelli che hanno atiton nel iuspatronato, li quali eletti a settimana o a mese essercitano il carico, compartendo li tenuissimi trattenimenti, che non bastano a nutrir tanti preti, se ben le comemorationi che usano far de morti, de annuarii perpetui, de fin di me et altre cose per le elemosine che ricevono è grande loro trattenimento et quelli et molti maggiori abusi si mantengono et crescono, parte per poca cura et parte per la natural ignorantia di coloro alle qual cose, se non in tutto in gran parte, credo che monsignor reverendissimo arcivescovo remedierà, coma ha principiato.
Fu lassato un lasso dal famoso cardinal Besarione patriarca di ducati 300 all’anno da esser dati a 16 papati greci, che facessino profession della fede catholica, li danari sono destribuiti et nel receverli sono quelli catholici, ma in effetto né sano essi quella che sii fede catholica, né vi è alcuno di loro che meriti li danari.
É stimato e riverito molto il nome del patriarca da Constantinopoli et per quanto vien osservato che non mandi o faci praticar certi suoi, che desideroso esso di cavar elemosine suol mandar in quel Regno, continuamente ne capita qualch’uno, non stimarei che potesse haver di quelle elemosine et cavar qualche cosa, ma importa molto, che essendo quelli che sono mandati sotto nome di esarchi epitropi, con carte bianche o con li nomi in bianco per poner quelli che ricercano assolution, bolalti et sottoscritti per cavar danari, che convertono più in loro proprio uso che del patriarca, metteno scandolo, fanno ogni male et sono risguardati et reveriti da quelli popoli rozzi et barbari con tanto rispetto et reverentia, come se fusseno santi; et come cavano danari da loro, così possono persuaderli tutto quello che vogliono, sarà buona cosa che li rapresentatni Vostra serenità stiino advertiti di quelli tali che capitano in Candia et sappino le cause della loro venuta, dove praticano et quanto di fermino, perché il patriarca è particolarmente avisato del tutto et si fa capo a lui di cose che poco li appartengono et stando a Constantinopoli, dove vi sono pur greci che non so di qual mente siino, credo che sii da osservar quanto più si può li suoi progressi et io, per dir il mio parer, non tenirei per inconveniente mantinirlo amico più che fusse possibile et che alla povertà sua, con quelli mezi che se giudicasse megliori fusse sovenuto, perché se cavasse esso per questa via qualche utilità, cessarebbe di pensare ad alcuna cosa nova et per rispetto del suo beneficio a desiderar la conservatione di quel Regno.
É anco da osservar molto il frequentar che fanno molti calogieri forestieri et hebrei, li quali solevano capitar in quell’isola senza saputa d’alcuno o perché capitasseron, ho ordinato che del giunger suo, del starvi et del partirsi et delle cause della loro venuta sii tenuto conto, perché el lassar venir gente incognita et suspetta, in parte così vicina a luochi temuti, è da considerar assai, lo dico et advertisco a fin che così come io vi ho pensato, quelli che si attrovano hora et sono per andar a quel governo stiino advertiti di questi, che sono cose de importantia.
Quando essendo stata avisata la Serenità vostra di Candia, inanzi ch’io vi andassi, che ogni mese nel trattenimento de soldati et delle fabriche delle fortezze se spendevano ducati 42.000, la mi comesse che per coadiuvar tante et così eccessive spese, che erano fatte per la preservatione di quel Regno, delle persone, beni et facultà delli habitanti, facessi efficace et gagliardo officio con li nobili feudati et altri cittadini, acciò che trattandosi tanto dell’interesse loro si movessino con le facultà et beni che si trovano ad aiutar la Serenità vosta, anzi sé stessi, perché non pur quello che da essi sarebbe contribuito, ma molto più, come l’haveva fatto sempre, sarebbe aiutati da lei per la loro preservatione. Quando dico mi parve tempo opportuno, chimati in Candia quasi tutti quelli nobili feudati, raccontai loro con quanto amore et charità, con quanta spese et interesse la Serneità vostra haveva diffesa et mantenuta quell’isola, preservato le vite, figliuoli, facultà de tutti loro et che con la medesma ella era per continuare, ma ben convenendo spender nelli ordinarii pressidii et nelle fortificaitoni tanti danari, che ascendevano alla somma di mezo million de ducati all’anno, ricercava in nome di Vostra serenità, che essi che erano nobili et cittadini di questa eccellentissima Republica, che possedevano et godevano beni et intrate così oppulente, donate loro dalla sua benignità, che fin hora havevano goduto libere da ogni decima o gravezza, come molte ne pagavano secondo li bisogni li habitanti in questa inclita città, che volessino contribuire et aiutar il publico, come debbono far tutti li amorevol cittadini; recordandoli l’antico obligo loro imposto quando fu mandata la colonia, di mantenir e diffender quell’isola da tutte le offese et da tutte l’invasion che li potessino esser fatte et mostrai anco che prr haver loro tutto il possesso di detta diffesa, fu tagliato da Vostra serenità il debbol et tenue stipendio che si haveva introdotto dar alli pochi capi eletti per diffesa sua, tagliata, come ho detto di sopra, per questo solo capo attento che li nobeli coloni et feudati di Candia fussero obligati a lor spese di deffender quell’isola, non essendo dover che in detta diffesa sua si spendi danari del publico. Udirno quelli nobili come fanno sempre tutte le cose senza risposta o negatica, parendo che approvassino tutto quello era loro proposto, da che pareva che si potesse sperar de ottenir ogni cosa, ma redutisi insieme, fatto il loro consiglio et fatta elettion di otto nobili principali, che come procuratori havessino carico di trattar et negotiar cosi questa come altre cose, perché non usano in Candia haver alcuna persona publica che eletta ordinariamnte tratti le cose loro, et per questo quando li è proposto qualche cosa niuno risponde, per dubio di dire o cosa che non piacia alli altri o che appari detta da quella per particolar sua affettione, però o taceno o qualch’uno di loro risponde che saranno insieme et risponderanno; et havendo trattato nel loro Consiglio la mia proposta, dove intendo esser sta considerate molte cose et posto in gran dubio che questa dovesse passar in essempio et farsi ordinaria gravezza, fu deliberato in fine di offerir per una volta sola ducati 18.000 di quella moneta, che all’hora erano cecchini 6.000. Parve così debbole detta offerta, che li proprii procuratori non ardivano venir a dirmi quello era sta deliberato, vennero in fine et inteso da me che non haverai aspettato in tempo di tanto bisogno un aiuto così debbole et così basso, dicendole che non si essendo mosse la Serenità vostra a farli dimandar quello l’haveva fatto con animo di cavar così vergognosa offerta, credeva certo che la non l’haverebbe accettata, recordandoli che se benignamente la si era mossa a recercar dalla propria loro volontà quello che tutti li principi solevano commandar alli suoi sudditi, essi dovevano tenir questa modesta richiesta per amorevol commandamento et tanto più che non erano ricercati de danari per arichir l’erario publico o per spenderlo in diffesa di altri suoi Stati, ma ben per la conservatione et diffesa di Candia, patria loro, delle sue persone, moglie, figliuoli et facultà; et come se per resister all’impito di qualche gran fiume, per dubio che non rovini le possession et le intrade de particolari, si sogliono far li arzeri, che resistino alla violentia et rapacità sua, si suol prender il terreno per far essi arzeri delle medesime possessioni che stano in pericolo, né vi è alcun particolare per quanto interesse li potesse dar la presa di quel terreno che volontieri non consentì, per salvar il resto, patir quel danno, così trattandosi di resister alla rapacità et violentia di così potente et spaventoso fiume, quando era la potentia del turco terribile et spaventosa al Regno di Candia, et dovendosi arzerar o pressidiarlo per deffendersi era molto giusto et conveniente, che si arzerasse con il medesmo terreno che doveva recever il beneficio, cioè che con li danari et con parte minima delle intrade del Regno si mantenisse tanta spesa quanto si faceva; sopra la nuova mia instantia fu di novo radinato il Consiglio, nel qual intervennero circa 100 nobili feudati, fra quali fu proposto che li ducati 18.000 deliberati offerir prima, se intendessino per tre anni che in tutto fusseno 54.000, fu disputato et ragionato assai et non solamente non fu presa la parte, ma non hebbe se non 18 o 20 ballotte, havendo possuto molto l’interesse de assai poveri, li quali havendo alienati molti delli loro beni et resservatosi il carico delle gravezze che sogliono compartire, secondo la quantità o la caratada delli beni o cavallarie che possedeno, haverebbono molti poveri convenuto contribuir molto, se ben possedevano pochi beni. Questo causò in gran parte che la offerta non fu allargata, ma molto più la durezza et poca volontà che è in ogn’uno di esborsar danari, predicando come sogliono la loro povertà, quanto li costino le intrade per le gran spese che convengono farvi et con parole sempre cortesissime, non negando mai sono stati fermi in quella durezza, la qual fu poi seguitata da quelli di Rettimo et dalla Canea, di quali come era presago che dovevano fare, quando fu tempo che in l’una et l’altra città feci la medesma richiesta, offerseno per portion altre tanto, cioè 12.000 la Canea et 6.000 Rettimo, che in tutto fu cecchini 12.000, delli quali quando si fusse venuto all’essatione non si harebbe scosso la mità, per la estrema difficultà che ho provato di cavar danari; scrissi più volte alla Serneità vostra che la mi dicesse il voler suo, se per così poca et debbol somma la doveva condescender ad accettar cosa, che in tempo che pareva a tutti quelli esser agravati di molte altre cose, era di così poco momento, la mi dette libertà di far quello che mi pareva, elessi di andar scorrendo finché fusse sta meglio stabilite le altre cose che haveva fatte, che giudicava di maggior importantia, le quali erano nominate et giudicate gravezze, nel numero de quali si contava anco la forza, che faceva a qualch’uno di pagar debiti et intacchi del danaro publico, fatti con modi che meritavano oltra il far pagar il debito, che si fusse più avanti proceduto. Ho più volte considerato in questa attione et in le altre cose che per proveder di danaro et per agumento delle publiche intrade mi è occorso far, come a luoco suo discorrerò, che in questo carico fra molte parti difficili de quali è stato pieno, questa è stata in sé contrariissima, peroché non ha havuto alcuna convenientia insieme che io sii sta mandato per solevar li oppressi, come la fama publica resonava, et giusto più volte in nome di Vostra serenità ho fatto publicare et dall’altro canto mi sii forzato cavar danari et per questa via et per mezo di qualche impositione piantar una nova forma odiosa in quel Regno, assuefato a viver libero da ogni gravezza et che non le conosceva, il qual per minima che la sii stata ha considerato per grande et per cosa nuova, in paese dico vicino a turchi, li quali osservano tutti li moti, li ragionamenti et tutti li ressentimenti che senteno di quello et sono così ben informati di tutte quelle che sono chiamate oppressioni, quanto ogn’altro et come la principal di tutte le oppressioni era il levar li suoi danari, convien esser parso certo che il diverso habito, che mi son in questo vestito, non si habbi punto confatto insieme, ma perché quanto ho fatto ho tocco più presto quelli che possono, hanno il modo et debbono contribuire di ragion, essendomi guardato quanto ho possuto di agravar li popoli, se ben pare che in fine tutte le gravezze cascano sopra di essi. Questi sono stati quelli che si sono ressentiti et hanno ragionato et fatto creder, che quello che era particolar interesse loro et da essi più che da altri mal inteso, fusse dalli popoli abborito et de tali sono state le voci fino qui sentite. É vero che quando Vostra serenità, o non sapendo quello che io haveva già principiato a fare, o credendo forse che non fusse abastanza quello che haveva fatto, deliberò in un istesso tempo poner quelle così gran gravezze sopra li vini, ogli, formazi et sali, li quali già haveva agravati, ma molto più leggiermente et che per le considerationi che furono all’hora fatte et per qualche ragionamento fastidioso che si sentiva andar intorno, la si risolse non lassar essecquir et effetuar la sua deliberatione et come fusse fatto prudentemente, fu anco un levar affatto il modo di poter pensar ad alcun’altra, perché così come tutte quelle che da me erano state poste andavano passando assai quietamente, con speranza che a poco a poco con qualche tempo harei possuto proceder più avanti, quando fu visto che Vostra serenità con tanta prestezza si era retirata da quello che con altre tanta larghezza l’haveva deliberato, entrò opinione in quelli che li respetti a loro portati l’havessero fatta retirar et facevano sparger che pareva uscissero dalle bocche di popoli alcune voci, che erano invention et trovate di queli che senza alcun rispetto doverebbono esser tocchi et con giustitia doverebbono participar de ogni giusta contributione; non sento già per dir il vero che li popoli menuti siino agravati né astretti a maggior gravezze di quelle sono tenuti et già molta è quella di galee, tanto temuta quanto ho detto di sopra, et quella delle fabriche. Ma quelli che possedono grasse intrade et che ogni giorno le augumentano, non so perché non dovessino participar di tutto quello che altri senteno.
Non produci ordinariamente l’isole di Candia tanti formenti che suppliscono per il viver di quelli populi et vi è bisogno quasi ogn’anno che la sii sovenuta almeno di 30 o 40.000 stara di formento, di quelli però gran parte si consuma in biscotti che serveno per le galee, il qual mancamento di formenti par maraviglioso, non vi essendo più numero di gente di quello soleva esser anticamente in quel Regno, il qual si sa pur che ne produceva tanti, che quelli nobili alcuna volta supplicavano haver licentia di poter mandar in questa città li formenti delle loro intrade et anco per deliberation dell’eccellentissimo Consiglio di dieci era prohibito il seminar li megliori et più fertil luochi di quel Regno, come Lasciti et Messarea et alcuni luochi del piano della Canea, per rispetto delli motti et rebbelion che all’hora si sentivano. Hora non solamente non vive quella prohibitione, ma si agiutano et favoriscono quelli luochi, prohibiti all’hora, quanto si puole et come ho detto il numero del populo non è cresciuto da quello era a quel tempo, vi è però quasi ogn’anno mancamento di formenti, il qual è molte volte cresciuto dal danno incredibile che fa la Sirica, nebia venenosa in quel paese, che in un sol giorno ruina et destrugge seminati, che redotti vicinissima al raccolto promettevano abbondantia grandissima, et questa suol venir il mese di maggio; nuoceno anco a tutte le cose di quell’isola li venti australi, che quando soffiano abbrusciano le biave et le vigne, come fa il proprio foco, et quest’anno specialmente la Sirica ha levato speranza di bellissimo raccolto. Et se Vostra serenità non facesse l’utilissima et necessarissima provisione che la suol fare, certo quel Regno patirebbe, la qual oltra che è utile per il suffraggio et per il supplimento che la da al bisogno di quell’isola, è anco utilissima perché la fa contrapeso alla volontà di quelli che danno li formenti, li quali in pochissimi giorni si reducono in mano de pochi o per debiti o per industrie o per altre cause, basta che dalli primi giorni del raccolti a pochissimi, da poi vi suol esser sempre crescimento di altre tanto di pretio, se ben per quanto vagli et sii altamente venduto il formento, non vi è comparatione da questo al beneficio che dano le vigne; et ancorché molte cause siino discose da questa tanta mutatione dali tampi antichi alli moderni, non credo però che alcuna sii più certa et più vera, quanto perché restano occupati li meglior terreni dell’isola da vigne et che al presente vi siino senza comparation molti più vignali di quella soleva esser anticamente, li quali oltra che come ho detto occupano li terreni megliori, più grassi et più vicini alle città, da quale più che da altri luochi si cava il ledame, riesce anco che portando li molti concieri, che se usano far in le vigne quasi opera continova, et essendo le genti occupate nelli concieri di esse vigne, non possono attender a quelle et alla cultura delle terre, perilche molti si trovano, che havendo vignali et terreni da seminar lassano questi inculti et attendono al solo concier delle vigne, perché di tanto terreno, quanto si cavarebbe 10 stara di formento, de altre tanto dove sii vigna, ben concia et governata, si cavano 25 botte di vino, et valendo sempre li vini bonissimi precii, per il consumo che di essi si fa nel proprio Regno et in Levante et in Ponente, grande è anco l’utilità sua. Era anco discorso che molti terreni si lassavano inculti per la penuria de animali, de quali in tempo della guerra passata, ne erano sta consumati tanti et da poi si haveva continuato con tanta destruttione, che per vera necessità et per li altissimi pretii che erano pagati, usando li beccari et soldati pagarli 30 cecchini l’uno, perché era in loro libertà vender et cavarne quanto volevano, il che invitava le persone a vender li buoni, con quali dovevano lavorar la terra, et per questo lassavano molti luochi inculti; molti anco et forse delli migliori vicini alle marine non si lavoravano per dubio di corsari, perché è stato solito li anni adriedo, che grandemente sono stati infestati, ma della guerra in qua non sono comparse fuste de corsari et massime barbaresche, che venivano alle marine, robbavano et portavano seco molte anime di quelle che attendevano al seminare o ad altro, secondo li tempi che facevano bisogno et sopra tutto si vedeva chiaramente, che per mancamento di homini non si poteva supplir al bisogno delle vigne et alla cultura della terra. Ho cercato di proveder a quanto ho possuto et credo che se alcuni ordeni  fatti in questa materia saranno osservati, con il tempo si vedrà mirabil effetto. Visto adunque con verità nel principio del mio governo, quanto fusseno destrutti et rovinati li animali et che per mancamento di quelli restavano molte terre inculte et molte per questo mancamento sarebbono con il tempo state abbandonate, feci una stretta prohibitione: che alcuno sotto grave pene non potesse amazzar né manzi boni atti a lavorar terre, né vedelli, perché potevano tanto come ho detto li gran precii che erano pagati, che volontariamente erano guasti, rotte le gambe dalli proprii patroni alli suoi animali per farli apparer inutili al lavoro; et essendomi aveduto di questa fraude, feci imediate nova proclama et provisione, che non si potesse vender la carne più di soldini sei la lira. Da questo novo ordine nacque che non si trovarono più animali inutili, non si rompevano più il collo, come prima ogni giorno facevano et questo ha havuto tanto favore, che se ben nel principio fu giudicato difficilissimo et pareva che molti si ressentisseno, è stato però fino al partir mio osservantissimo, né mai interotto. Questa utilissima deliberatione ha havuto tanta forza, che così come già tre anni il paese era tutto destrutto et le terre restavano inculte per mancamento de animali, ne sono però hora cresciuti tanti che hanno abbassato notabilmente di pretio, et son securo che vi siino animali per il bisogno delle terre et da qua avanti abbondantemente per la beccaria. Ho anco fatto prohibir che per nissun caso possino esse tolti in pegno animali da lavoro, conforme anco alli ordeni antichi. E perché feci poner in libertà che le carne forestiere, che potevano venir [?] dalle isole vicine et dal brazzo di Maina, si potessino vender senza limitation, ne sono venute alcune volte [?] et più alla Canea, dove vi è più industria, né però di volontà delli patroni era venduta più di gazzette due la lira, se ben potevano venderla quanto li piacia, et havendo anco veduto quanto la moltitudine delle vigne et multiplication di esse fusse contraria et nociva al seminar di formenti et come ho detto et considerato, che li meglior terreni erano eletti et destinati alle vigne. Ho anco ordinato che non si possi piantar vigna in alcun luoco nuovo, dove da anni 10 avanti, non ne fusse stato permettendo che le piantate già si conservasseno, ma che sotto pene grandi non se ne piantassero de nuove, fu molto a tempo detto ordine, perché già era prearato et fin hora sarebbe mezo impito il pian della Messarea, che è quello nel quale è reposta tutta la speranza del viver di Candia; et perché tanto è l’utile che si spera dalle vigne, non ostante che la pena fusse la perdita del terreno, molti havevano cominciato piantano et stimando poco la perdita di esso terreno, si sono messi a risigo di esser accusati, ho fatto sradicar le piante et acrescer la pena, di modo che alcuno non ha havuto più ardir di piantar vigne; et mantenendosi questo ordine Vostra serenità sarà almeno secura, che li terreni che fin’hora non sono stati piantati si conseveranno et si aplicheranno a formenti, per non haver causa di metter mano alla sradicatione delle vigne, che da tutti è conosciuto esser unico et ultimo remedio a far che Candia non patisse mai di formenti, come ogn’anno occorre et vien considerato questo per uno delli magigor contrarii che habbi quel Regno; dirò ben che quando alcuni contadini et populani vicini a Rettimo, che conoscevano questo inconveniente, mi ricercorno di poter sradicar le vigne vecchie che erano intorno quella città, le qual redutte in malissimo stato producevano pochissimo vino, dicevano che quelli terreni haverebbono dato quantità grandissima di formenti, al che si opposeno li patroni et cavalieri del diretto dominio, li quali desideravano, che secondo il costume del paese quelli vignali cascati in ruina li ritonasseno in mano, per poter loro con suo beneficio, levato l’utile dominio alli contadini, appropriarsi li terreni. Mi piacque grandemente questo occasione et mi fu caro chel’havesse origine della richiesta et instantia che mi fusse fatta, più presto che haverlo io ordinato, fu longamente disputata da detti contadini et dalli patroni delli fondi essendovi intervenuti tutti li nobili di Candia, alli quali dispiaceva questo tentativo, dubitando essi cha a qualche tempo si possi pensar et venir questa ressolutione, terminai in fine et concessi la sradicatione, con condition che dessino il quarto di quello producevano le terre alli patroni, così come prima davano il terzo del vino. Molti dubiosi della fine di questo giudicio stavano suspesi, dubitando che si dovesse allargar più di quello abbracciava il circuito delli vignali intorno Rettimo, li quali da poi sradicati doi anni hormai hanno dato grandissimo frutto, et se quest’anno dalla Sirica non fusse stata generalmente ruinata quelle et le altre seminaggion, si sarebbe veduto miracoloso effetto; come darebbono il medesmo sempre li luochi vicini alle città, perché in vigne anco producono molto più che non fanno li lontani. Oltra le cause sopradette mi è parso anco comprender che in Candia le genti sono manco inclinate alla semenagigon de formenti, che non sono ad altre cose, perché è stato solito che hanno valso così bassi precii ragionandosi a tempo più adriedo, che sono valsi otto soldini o 16 la mesura o alpiù un perpero et da poi che son andato io in quel Regno, tutto che la moneta fusse tanto alzata, l’ho veduto a tre perperi, che era manco di mezo cecchino il staro et costando le spese et masene, le condotte, che per mancamento si fano tutte le cose per schena de asenelli debolissimi, non vi essendo per condur dalli territorii alle marine né carri per l’asprezza del paese, né fiumi, costa qualche volta la condotta tanto quanto vale il formento, il quale è anco molto caciato dalli reggimenti per volerlo in le città, come ragionevolmente debbano procurar, ma lo vogliono qualche volta a così basso pretio, che è impossibile che volontariamente sii portato o che non si usi ogni mezo per tenirlo nascosto et si giurino molti sacramenti falsi per negar li quarti, che nelle città di Candia è solito che ciascuno contribuisca di quello si attrova; et sempre nel limitar il pretio vi sono delli dispareri, perché havendo Vostra serenità deliberato a richiesta delli ambasciatori di Candia, che li formenti del quarto non possino esser valutati manco de mocenighi cinque soldi quattro, che sono un ducato il staro, ma di là in su ad arbitrio del reggimento, secondo le qualità di tempi, par che sii interpretato che non si debbi passar detto pretio, il qual se ben in li pochi giorni giorni [ripetuto nel testo] del raccolto, per che sii confomre al corso, vedendo però le genti che portano il quarto in fontego, che non hanno havuto il suo danaro prima, che il formento è montato altre tanto, quanto vien loro limitato, si disperano et arabbiano; et credo certo che per queste cause, appresso la speranza di conseguir maggior guadagno destinando le terre ad altro, molti lassano con danno universal de seminar formenti, come essendomi aveduto che si faceva in li miglior luochi et spetialmente in la Messarea. Ho rimediato et divertito l’anno passato grandissimo inconveniente che si havea principiato ad introdur, perché per speranza et avidità di cavar maggior utile, si empivano ogn’anno li meglior terreni di lini et gottoni et specialmente de lini, delli quali oltra che cavano molto maggior utile non erano sottoposti alla servitù di sopra narrata delli formenti, et havendo veduto che la campagna della Messarea doi anni continovi, che mi è occorso cavalcar in quella parti, è molto più piena di lini che di altre biave, mi parve cosa de importantia et mi rissolsi terminar che non si potesse in la Messarea, Lasciti, Pian de Pediala né sei miglia intorno la città di Candia seminar lini né gottoni. Et perché per la prohibition delli sopradetti luochi non se impisseno altri di lini, ordinai che non potesse alcuno destinar a questa semenation se non la decima parte delli terreni che si trovasse possedere, havendo giudicato che per ampliar l’acquisto di tanti formenti, che vien discorso che per questo rimedio la Massarea sola debbi acrescer il suo raccolto stara 25.000 all’anno; importi poco il privarsi di quelli lini et gottoni, che si potesser o cavar dell’isola, la quale per li bisogni suoi con nissuna alteratione di precio, può haverne [?] comodissimamente d’Alessandria. É dispiaciuto al quanto questo et li altri ordini fatti in questo proposito a particolari, li quali aspetto che invitati si venghino di questa et di altre provincie a reclamare, con speranza di dover esser da Vostra serenità essaudito, ancorché remossi li particolar interessi, generalmente è sta da tutti conosciuto, che tendono et hanno atteso li miei pensieri a quella fine dove li ho indriciati, cioè che sii da tentar ogni cosa et far ogni esperientia, perché Candia nudrischi li proprii suoi populi et non vedi mendicando il viver. Io per questo ho mantenuto tre anni che non si sono amazzati animali bovini, non ho lassato piantar vigne da novo et divertito in fine il seminar lini et gottoni, finché io vi son stato tutto è sta assai ben osservato, non so quello si farà per l’avenire; ardisco ben dir a Vostra serenità che questi tre remedii, almeno li doi ultimi, perché il primo già ha fatto il suo buon effetto et per necessità de qui avanti besognerà lassar amazzar animali, perché in tre anni che sono sta resservati hanno fatto mirabil agumento, questi dico saranno bastanti a far veder in pochissimo tempo grandissimi effetti, altrimenti quando o non piacino o si trascurino et di loro non sii tenuto conto, sarà forza, overo continuar in questa pericolosa penuria di non haver da viver et quando tutto questo non giova bisognerà ressolversi et pensar all’ultimo remedio violentissimo, che porterà strepito grandissimo della total sradicatione delle vigne, perché non credo mai che la Serenità vostra, che mostra haver tanto a cuore il Regno di Candia, come ragionevolmente la debbe haver, et invigila sempre di farlo inespugnabile, possendo farlo non vogli assicurarsi anco che in esso vi sii da viver et che per speranza che vi possi mancare il vito, entri opinione in chi è da creder che vi aspiri di poterlo più facilmente occupare, perché come ogn’uno sa, facilmente li homini inclinano et si ressolveno a quelle imprese che sperano poter conseguir et si astengono dalla difficili.
Produce l’isola di Candia quantità grande de ogli, che basta et per il consumo del paese et per mandarne in questa città et in molte parti della Turchia, ma non è però tanta se con industria vi fusse stato atteso et fusseno sta domesticati infiniti olivastri salvatichi o né fusseno piantati in luochi accommodatissimi, che non darebbono impedimento ad alcuna cosa, non se ne cavasse 10 volte tanti et non producesse Candia quasi come un’altra Puglia, ma la poca industria et diligentia usata per ladrietto da quelle genti di natura vile, quali fuggono quanto possono la fattica et il danno che lassano far alli animali minuti, il dente de quali è vennenoso alli olivari gioveni et il dubio che hanno havuto da non li poter custodir et guardar da essi, ha causato che per l’adietro contentandosi di quello che l’antichità ha loro lassato, non hanno atteso né procurati di haver tanto beneficio, quanto harebbono possuto havere.
Vi è ordine di Vostra serenità in questa materia, che possi ogn’uno che vuole impatronirsi delli olivastri lassati inculti de ogni particolar che non li cultiva, ma non è osservato né manco è possibile che si possa osservare, si vede hora che avedutisi alcuni del gran utile, che da questo receveno, essendo valsi li ogli grandissimi preci, cominciano pur ad aplicarvi il pensiero et agumentano assai in modo che se hora che oltra il consumo, si conta che eschino del Regno più di 1.000 anfore di ogli, fra pochi anni è da creder che ne sii per uscir molto maggior quantità, perché nelli territori di Sithia, Gerapetra et della Canea, dove gustano il grosso guadagno che si cava, si comincia attender con diligentia.
Produrebbe anco l’isola molta seda, se vi fusse similmente atteso, et si come il paese è attissimo a nutrirli vi fusseno arlevati delli mureri [?], nel territorio di Rettimo solamente se ne fa tanta et così bella et buona, che basta mostrar che se applicasseno li animi harebbono abondantemente questa commodità.
Vi è grana perfettissima pur nel territorio di Rettimo et nelli monti di Lasciti, ma in poca quantità, perché in questo anco non vien usata alcuna diligentia, recevendo solamente quello che simplicemente dalla natura vien prodotto.
Ha il Regno di Candia poco comercio con altre partii del mondo, perché non vi è gran traffico, essendo il maggior quello delli vini, che vi è opinion che un anno per l’altro si facino 60.000 botte, molti se ne consumano nel paese, più hora che si facesse mai per li tempi adriedo, perché molto più se ne consummano nelli territorii di quello si facea, dove si beve incredibilmente, se ne navicano molti per ponente, parte in Inghilterra et parte in Portogallo per India et sono il forzo moscatelli, essendo mutate le cose, però che prima tutti li vinche andavano in ponente erano da Rettimo et pochissimi moscatelli, molte ne vanno anco a Costantinopoli et nel mar Maggior et assi in Alessandria, dove non si consumano altri vini che di Candia. Vanno anco a Constantinopoli un anno per l’altro 300 botte de sughi di limon et di là hanno le doghe che si consumano ogni anno in grandissima quantità, perché vendendo sempre il vino con la botta, é forza che ogni anno le botte siano renvate; et questo della botte è il maggior mestier che sii in Candia. Sono portati anco de Turchia de Constantinopoli et de Alessandria molti salumi, come pesci saladi de diverse sorti, caivari, tonine, che in Candia sono incredibilmente consumate. Vengono delli cuori assai et molti se ne acconciano in Candia, che è mestier di hebrei, de quali in ogn’una di quelle città, ve ne sono molti et anco in qualche luoco del territorio di Candia, il consumo de qual cuori è grandissimo, perché tutti li contadini usano portar stivali et non li cavar mai, se non per racconciarli et il maggior dono che si possi far loro è un pezzo di suola per conzar li suoi stivalli.
Solevano acconciar li cuori in Candia con il scorzo delle radici de roveri, non havendo in uso ne sapendo adoperar la valonia, il qual scorzo essendo cavato presso la radice di essi albori, causava tanta ruina et danno, che per questo si sono destrutti et ruinati in Lasciti et in altri luochi boschi di bellissimi roveri atti ad ogni servitio; li quali seben per esser lontani pareva che non potessino servir in li bisogni, giudico però che sgrossandosi o lavorandosi in li luochi dove sono, et massime per ruode di artellarie et molti stortami per fabrica de vasselli et galee, se ne haverebbe potuto cavar grandissimo beneficio; et parendomi che lassar continuar in tanto disordine, che tanti bellissimi albori si guastassero, per cavarne dalle loro ruina così poco utilità, perché si seccavano subito che erano scorzati alla radice, feci prohibir sotto grave pene l’uso di quel scorzo, chiamato limo in greco, et ordinar che si acconciassino per l’avenire li cuori con la valonia, come si fa in ogni luoco; fu un poco difficile la introdutione, come suol esser sempre ogni cosa nova, ma in fine si è cominciata stradar et reuscirà che si preserveranno tanti albori, quanti già molto tempo si sono consumati, se ben credo che qualch’uno spinto da interressati si venirà a dolere. In altra parte dell’isola anco et massime nelli monti della Sfachia, sono sta ruinati et abbrusciati boschi belissimi de cipressi, li quali anticamente erano tanti et così belli, che con essi si fabricavano navi, navilii et si facevano tutti li edifici et fino hoggi si vedeno bordonali in fabriche antiche di estrema grandezza, hora sono redotti in pochi et se ben di essi si serve in molte necessità, sono però picciolissimi et non fanno quel lavoro che solevano far et tagliandosi li albori piccoli non crescono in quella grandezza, che già solevano. 
Mi fu commesso da Vostra serenità et specificato in la mia comissione, che stante il bisogno che havea questa città et il mancamento delli sali di Cipro, procurassi che in Candia si facessino quanti più sali fusse possibile; et considerato l’importantia di questo negotio et il beneficio che era per reuscire, visto che vi erano luochi che giudicavo attissimi a farne et specialmente li doi della Suda et Spinalonga, dove vi erano le poche saline, che hanno fatto li sali che per l’ordinario ha consumato l’isola, le qual saline, che erano de particolari, facevano così poco che a pena bastava per il bisogno del Regno, per qual era necessario molte volte andarà a comprar sali a Milo, tentai adunque diverse provisioni per far che essi particolari acconciassino o facessino di novo altre saline, dove si potevano far, facendo proclamare che se da loro non fusseno conze et fatte, sarebbono confiscate et con […]e del danaro publico, come fu fatto in fine, seben della confiscatine feci a tutti gratia; et havandosi in l’opera fatta alla Suda adoperato molto il clarissimo Barozzi Rettor della Canea, dalla molte diligentia del quale si debbe reconoscer questa così buona et perfetta opera, però che esso al quale diedi di essa carico, si è molto adoperato et con molta prudentia governato, come ha fatto il magnifico messer Piero suo figliuolo, al quale come scrissi diedi carico di proveditor delle saline, hora non solamente si sono raconcie et redotte in bonissimo stato le saline vecchie, che producono due volte tanto quanto facevano prima, ma se ne sono fatte tante di nuove, che dalla Suda si può sperar di cavar tanti sali che provisto al bisogno del Regno, ogni anno se ne potranno mandar molti in questa città, quando però non se interponghino pioggie, come estraordinariamente fecero tutti li mesi dell’anno passato che in l’uno et l’altro luoco ne consumarono molti et impediti che non se ne pote far maggior somma, et quest’anno anco il mese di maggio per la medesma causa è restato et passato inutile, se ben ne sono sta mandati qua stara 17.000.
Tutte le saline della Suda sono fatte di Vostra serenità, havendo accordato con li particolari et sono sta dati in livello perpetuo a molti salinari, tanto che il danaro che in esse è stato speso resta investito a sei per cento, tutti li sali che producano si consegnano a soldini quattro la mesura, de quali la quantità che vien data alli dacieri è venduta a solditi 54 et si affittano li dacii, come a luoco suo discorrerò; di queste saline della Suda sono fatti dissegni che saranno veduti dalla Serenità vostra, le qual saline in quel porto serrato et fortificato restano hora molto secure. Quelle de Spinalonga, cioè le vecchie sono ancor in mano de particolari, ma alcune che ho fatte far da nuovo, sono date come quelle della Suda a livello perpetuo, vi è luoco da ampliarne et farne ancor molte, ma per esser quel porto apperto et sottoposto alli pericoli de ogni fusta, le persone non si assicurano et per questo anco la fortification di quelli posti è di gran giovamento, basta che è apperta la strada et già tanto incaminato il negotio che si può dir astradato, che di Candia Vostra serenità potrà cavar quantità grandissima de sali; è vero che bisogna attendervi et usarvi diligentia et sarà necessaria che come è sta principiato sii continuato a mandar un proveditor al quale, come scrissi, per inanimarlo che vi attendi et procuri che si facino sali assai, ho assignato per utilità sua tanti soldini per mesura de tutti li sali che si manderanno in questa città et se piace alla Serenità vostra, che detto proveditor continoui sarà necessario far elettione, perché il Barozzi eletto per doi anni ha già finito il tempo suo. Il beneficio che da questo ne sii per recever et questa città et quel Regno di haver redriciato un negotio di tanta importantia, Vostra serenità lo può facilmente comprender, perché il cavar da un proprio suo luoco tanti sali, quanti il tempo li dimostrerà, per dover servirsi nelli suoi Stati, che è il convertir acqua in oro, reputo cosa bonissima, come sarà di molta consideratione l’aprir di dar partiti alle navi, possedono occorer che se saranno certe di haver la saorna [?] de sali in Candia, così come quando andavano in Cipro erano mandate molte volte di Soria in quell’isola, che da dette navi erano levate, così sia fatto il medesmo in Candia, facendosi passar assai marcantie di Alessandria et d’altri luochi per la commodità che vi sarà di passaggi et si introdurà quella scalla (che altre volte non è stato) con beneficio notabil di quel Regno, ma come con qualche difficultà si è principiato et incaminato questo negotio, così ha bisogno che sii favorito et mantenuto per farlo continuare.
É redotta l’isola di Candia in poca civiltà et come manca l’industria di tutte le cose, pare che non si tenghi anco conto né di lettere né di alcuna scientia et a pena in le città vi sono precettori che insegnano alli putti primi principii et manco in la città di Candia, seben è di tutte la principale, che non è in la Canea, dove vi sono pur doi precettori che insegnano lettere grache et lattine; molti anco figliuoli de nobili, che stano il più del tempo fuori, non imparano altro che la lingua greca materna, seben sono quasi tutti quelli putti di bonissimo inzegno et atti ad imparar ogni cosa.
Sono nell’isola di Candia oltra le città che ha nominate 17 castelli, che vi è opinion che molti di essi fusseno fabricati al tempo de gienovesi mentre che hebbero guerra con questa Republica et infestorno quell’isola et ne occuporno una parte, sono hora di poca consideratione, eccetto Belveder et Temene (come ho discorso) nel territorio di Candia et Selino in quello della Canea. Otto sono nel territorio di Candia, cioè Belveder, Bonifacio, Malvisin, Temene, Castel Novo, Priotissa, Pediada et mirabello. Doi sono sul mare et li altri fra terra. Nel territorio di Rettimo sono tre: Milopotamo, che ha però vescovato unito con Rettimo, Amari et San Baregio. In quello della Canea cinque: Selino, Sfachia, Apicorno, oltra Chissamo che è vescovato, Castel Franco. In Sethia vi è Geropetra.
Vi sono casali 1.070. Per la descrittion che ho fatta far più menutamente è stato possibile, vi sono anime 219.000 in tutti li territorii, fra quali da facion sono 55.645, il resto donne, putti et gente inutile, di questi nelle città sono 29.618 et in li territorii il restante, di tutti questi 26.693 sono obligati al servitio della galea et 33.349 hanno obligo di angaria alle fabriche et 10.691, sono descritte nelle ordinanze.
Vi sono oltra l’arcivescovato di Candia, che è ricchissimo et si stima che habbi de intrada ducati 6.000, sei altri vescovati compresi doi uniti, Sethia Geraetra ha de intrada 2.500; Arcadia et Chieronisso, che sono vescovati ruralli nel territorio di Candia, l’uno ha 1.500 et l’altro 2.000 ducati de intrada; Rettimo et Milopotamo uniti ducati 1.500. Il vescovato della Agià o Canea ducati 2.000; Chissamo valerà ducati 2.000. Vi è l’abbatia di Borgognoni, che passa ducati 4.000 de intrada. Il patriarcato de Costantinopoli circa ducati 1.000, ma ha molti beni allienati anticamente per bisvigintinouem, che recuperandoli, come tenta, amplierà molto le intrade. Vi sono poi alcune abbatie de Calogieri grechi. Fra quali Santa Catherina de Sinai, ha ducati 4.000 de intrada, Pesones 2.000, Oditia 1.500, Angarato 2.000 et diverse altre, oltra alcuni monasteri de calogree, over monache greche, che hanno 1.000 et 1.500 ducati de intrada, come vi sono diversi altri monasteri de calogieri de particolari che stano commodamente. Vi è anco il monasterio di San Giovanni di Patino nel territorio della Canea, che possiede molti beni, li qual calorgieri di Patino o per rispetto dell’interesse che hanno in Candia o per natural loro inclinatione, si mostrano molto affittionati et quando hanno possuto, con resserva delli loro respetti, hanno sempre dati avisi delle cose turchesche, tutti questi viveno liberi et essenti da ogni gravezza, né contribuiscono cosa alcuna, come sarebbe dover che facessino.
In la città di Candia vi sono alcuni monasterii di monache franche, ma senza alcuna regola restretta, però che non stano serrate, se ben sono alcune dell’ordine di San Francesco, vanno però alle cose delli parenti, et stano quanto vien loro voglia fuori delli monasterii et quando è sta tentato di farle star serrate et osservar la regola della religione, hanno esclamato et si sono partiti, dicendo che essendo esse intrate nella religione con questa libertà, non intendevano che la li fusse interrotta, con introdution di maggior obligo di quello havevano quando monacorno, molti di quelli nobili a quali piacerebbe pur che vi fusseno monasterii per allogar le figliuole non si scaldano, come mi par che doverebbono, per introdurli et mantenerli, se ben usando di tenir le figliuole longamente in casa et di maritarle in età molto matura, conoscono il pericolo che correno.
Doverei dir qualche cosa delle isole di Cerigo et Tine, che sono sotto la giuridition di Candia, ma perché a Tine non son stato mai et a Cerigo, dove più volte son passato per transito, mi son fermato poco, non potrò dire tutto quello che forse se ricercherebbe, ma restringendomi in somma, crederò che debbi bastare che dichi, che quanto alle fortezze dell’una et l’altra di quelle isole, cacciata l’una nel mezo dell’arcipelago, che è tanto lontana dalli suoi Stati et dal soccorso, che in occasion di bisogno li possi esser dato, et l’altra tanto vicina alla Morea, si debbe creder che correranno la fortuna delli luochi più importanti, perché né quelle fortezze, per quanto vi sii stato speso et sei sta usata diligentia per redurle in securo, sarebbono bastanti per resister a troppo gran forze, né quelli popoli, ancorché molto fedeli, lo potrebbono fare, possendo anco esser che per il troppo timor et diffidentia si avilisseno assai; convenendo esse isole massime esser in necessità de viveri, perché come si è veduto per esperientia a tutti li primi moti che si sentono, sono loro abbruggiate le semenagion, spogliati delli animali, onde convengono cascar immediate in necessità et oltra che è sempre difficile in occasion di guerra il provederli, non si può anco farlo se non per pochissimo tempo, non vi essendo luochi capaci in quelli castelli da poter conservar troppo gran quantità di vittuarie, et per questo effetto si sono guasti biscotti et altre biave che li furno mandati in tempo della passata guerra. Cerigo è veramente luoco da stimar molto, essendo posto in bellissimo et importantissimo sito, che scopre tutti li mari et quello che da ogni parte può comparire, onde si può dire che sii veramente una lanterna o fano dell’arcipelago, in breve vista di Capomalio, di dove passano di andata et di ritorno tutte le armate, non possendo scoprirsi alcun vassello, che di Cerigo non sii veduto. Vi sono stati quasi del continouo 80 soldati italiani per la custodia della fortezza, ne lasciai ultimamente circa 60 sotto il capitano mandato da Vostra serenità, questi stano alla custodia del castello, vi sono poi le ordinanaze dell’isola. Vi sono anime 2.405, de quali 792 sono da fatti, le altre sono gente inutile, mostrano esser assai fedeli et devoti di Vostra serenità, sono ben assai litigiosi. É introdotto in quell’isola, che se alcuna volta si rompe qualche vassello, che occorre molte volte per esser nel sito descritto, et che si recuperi alcuna robba delli poveri naufragati, vien loro levato li doi terzi di quello che recuperano, la qual consuetudine, se ben par che sii fortificata con longhezza di qualche tempo et con l’osservantia sua, non si vede però che sii fondata né sopra legge né alcun decretto della Serenità vostra, et perché questo ordine repugna alle consuetudini di tutte le altre parti del mondo, ogni volta che segue qualche naufragio nascono rumori et strepiti et lamenti delli poveri, che credeno haver salvato qualche cosa dall’impeto del mare, si vedeno levar la maggior parte et nascono per questa causa molte difficultà, perché da un canto vi concorre l’interesse de particolari et dall’altro la longa concuetudine et odioso costume, che non si sa che in altro luoco sii osservato; crederei che fusse bene, quando Vostra serenità giudicasse che si dovesse ciò continuare, che con qualche regola apparesse sua deliberatione, overo quando la giudicasse meglio, che un isola sua, paese christiano, non facesse quello che non usano di fare luochi infideli, et non volessi che li poveri naufragati da poi la fortuna incorressino in un’altra, vedendosi spogliati di quella parte delle loro sustantie che la fortuna del mare li ha lassate, sarà cosa buona che la provedi et levi questa infamia a quel luoco, perché per dir il vero continuandosi a far quello che è sta fatto prima, non saprei dire che commettino errore quelli che caminano per le strade battute.
A Tine vi sono circa 50 soldati per custodia della fortezza et vi sono anco descritte le ordinanze sotto diversi capi del proprio luoco. Vi sono anime 5.785, de quali 1.653 sono da fatti, le altre inutili; mostrano per quanto si può vedere esser fedelissimi et quanto potranno et serviranno le forze loro in ogni occasione si diffenderanno, è forza che si tratenghino con le isole vicine, dalle quali se non havesseno molte volte suffragio et aiuto de viveri, patirebbono assai et da Micone, isola vicinissima, sono molto aiutati. Sentirno con molto ramarico quando Vostra serenità ordinò che fusseno confiscati li beni di quelli che erano absenti, che in spatio di mesi sei non ritornasseno ad habitar l’isola, peroche se ben alcuni si sono partiti per timore, come molti anco sono partiti di Candia, né però contra di loro è stato in tal modo proveduto, molti anco usano andare per li loro traffichi et star lontani sei mesi et molto più tempo, li quali venivano a cascar nella medesma censura, hanno ben sentito con molto contento la revocatione di quell’ordine, quando mi fu commesso da Vostra serenità che lo dovessi regolare. Capitano continuamente a Tine schiavi che fugano di Turchia, con barchette et caichi, et si vengono a salvar in quell’isola, dove seben per li stretti ordini che sono dati a quelli rettori, che non li recevino et li discacino et che palesemente sono discaciati, però pare che per compassione et per charità christiana secrettamente sono aiutati et fatti partire, che se ben può esser giudicato opera pia et religiosa, continuandosi molto, dubito che quell’isola devenghi più odiosa a turchi. Sono sta ricercato così da quelli di Tine, come dalli populi di Cerigo, di molti suffraggi et refforme de diverse cose da loro ricercate, quali con le admission delli capitoli, che mi sono parsi liciti, ho gratificati, essendomi parso bene con questi mezi mantenerli nella loro devotione et confermarli nella fede che mostrano portar alla Serenità vostra, nella quale sarà officio di tutti quelli magnifici rettori, che saranno mandati a quelli reggimenti, di mantenerli et conservarli, con amorevolezza et con destrezza et con administratione di giustitia et sopra tutto mi par necessario che conduchino seco cancellieri, legali et sicieri, che facino tutte le cose che sono licite et honeste, perché detti cancellieri, pare che habbino gran parte in quelli governi, però giudico che alle qualità loro sii dalli magistrati che li conduceno da haver gran consideratione. Dalli detti luochi di Cerigo et Tine son stato del continouo avisato di tutte le cose che in quelle parti si sono intese, di dove molte volte si hanno presti et buoni avisi essendosi adoperati con molta diligentia delli maggiori rettori, che sono stati al tempo mio li magnifici messer Zuan Zorzi et messer Francesco Soranzo a Cerigo et li magnifici messer Marco Barbarigo et messer Francesco Dolfin a Tine.

Dell’illustrissimo signor Giacomo Foscarini kavalier proveditor general et inquisitor nel Regno di Candia presentata l’anno 1579 a 25 settembre
Terza parte 

Serenissimo Principe, illustrissimi et eccellentissimi signori, continuando quello che già qualche giorno ho principiato et per altri negotii publici ho convenuto tralassare, dirò che mi fu aggionto per terzo carico il sindicato, che di molti anni prima non era stato in Candia, havendo voluto Vostra serenità che anco giusto fusse da me essercitato, tutto che prima ella haveste fatto altra deliberatione et in altro modo l’havesse stabilito di reformar le cose di quel Regno; in questo mi son assai affatticato, che per le diverse cose che ho havuto a veder et molti disordini a quali ho voluto proveder, non è stato esso ancora il più facile negotio che habbi trattato, perché nella revision di tanti et così gran maneggi, essendovi interposto una guerra, per causa della quale vi è stato il corso di tanti danari, tante vittuarie, munition, l’armar di tante galee, le tante fortification che si sono fatte, l’haver convenuto recuperar molti danari indebitamente esborsati, può esser certa la Serenità vostra che non è stato manco difficile et odioso questo di tutti li altri carghi ch’io habbi havuto, de quali cominciando a discorrer le dirò che.
Vi sono in tutte le città di Candia, le Camere fiscali, vi sono le munitioni, li fonteghi o sopramassari, che hanno custodia delle biave, biscotti et in le due principal città vi sono li arsenali. Intenderà le Serenità vostra li disordini et confusioni trovate in tutte queste cose, perché cominciando dalle Camere et dalle principali, che è quella di Candia, trovai che di molti anni in anzi l’arrivo mio in quel Regno, non era sta posto di zornal in libro, che chiamano Mare, le occorrentie di quel maneggio et se ben si usava saldar le casse delli camarlenghi di tre in tre mesi et si erano anco mandate in questa città li conti di reggimento in reggimento, era però tutto cavato dalli zornali et per questo non si vedevano li debitori, li quali erano occultati, come per questa maliciosa trascuratezza molti debitori erano lasciati a driedo et non erano scritti nelli libri, tanto per affittatione de dacii, quanto de livelli delle intrade publiche; et fra li altri scopersi un inganno fabricato su la clementia di Vostra serenità, la qual quando si publicò l’ultima guerra, essendosi trovati affittati tutti li dacii, ordinò, per il manifesto danno che li dacieri harebbono patito, che fusseno disgrevati di detti dacii, ma però che portasseno in Camera quello havevano scosso et particolarmente li libri di tutti li debitori, accioché potessino esser riscossi dal publico, come per conto publico anco furno fatti correr li dacii; è sta proceduto con così poca charità, che se ben questo fu fatto l’anno 1570, fino al gionger mio trovai che li libri di molti di quelli dacii erano ancor in mano delli proprii dacieri et de alcuni ministri di Camera, che essendo essi medesmi debitori in li istessi libri, li hanno tenuti tutto questo tempo occulti et così essi, come altri, sono venuti a pagar da poi ch’io feci proclamare che in termine di doi mesi ogn’uno potesse venir a pagar senza pena, ma non havendo possuto io soportar questa fraude, ho dato quel castigo a qualch’uno di quei ministri principal di Camera, che mi è parso per giustitia, havendo veduto così mal reconosciuta la gratia fattali da Vostra serenità. Non è sta mai tenuto conto in li libri di quelle Camere, delle qualità delle valute che sono intrate et uscite, se ben il cecchino ha fatto in pochi anni quella mutatione che si è veduta da perperi 14 fino a 24 et mezo, nelli tempi de qual crescimenti appareno però che le casse fusseno debitore et che vi fusseno delli danari in esse, non apparendo notata la qualità della valuta, né l’utile di questi crescimenti, si vede convertito nel publico et sopra tutto nelli anni ‘73 et ‘74. Quando inanzi il gionger mio in Candia, stante la gran differentia et sproportionato corso dell’oro alla moneta, come ho tocco et discorso in l’altra parte, sono passati molti disordini, dalli quali oltra il scandolo che mi parve comprender, che vi poteva nascer per il mancamento della moneta, vi concorreva tanto interesse di Vostra serenità, alli quali havendo io proveduto et levati li utili a quelli che da questo inconveniente recevevano grandissimo, può esser che sii stato appresentato con parole et maniere interessate quella giustissima et utilissima regolatione, che mi constrinse più il timor del pericolo che la speranza del beneficio che ne è reuscito a ponervi mano.
Nelle gran summe anco de denari presi a cambio in li primi anni del ‘73 et ’74, che sono stati poco meno de ducati 200.000, ho anco considerato, come ho similmente discorso il primo giorno con quanto disavantaggio di Vostra serenità sii stato proceduto, havendosi fatti li cambii a perperi 11 soldini 20 per ducato, quando effettualmente valevano li ducati perperi 17 soldini 14, perché contando li danari in quel modo per lire quattro, che erano recevuti in Candia dalli suoi rapresentanti, Vostra serenità ne pagava qui lire sei, recevendo 50 per cento de interessi, il qual cessò all’arivo mio in Candia, perché in tutto il tempo che vi son stato, con tutto che mi sii occorso secondo li bisogni et occorrentie prender delli danari a cambio, tutti li ho havuti sempre per perperi 17 soldini 14, cioè lire sei soldi quattro de giusta valuta per ducato, over cecchino per cecchino con avantaggio del mio alli tempi precedenti di 50 per cento; et di più che ho havuto et mi son servito delli danari presi a cambio sei mesi prima che Vostra serenità li habbi esborsati et li ho havuti senza alcun risigo, correndovene pur alcuno in tanta distantia et per longhezza di tanto mare, quanta è di qua in Candia. Mi son ben maravigliato che cavando tanta utilità, quanta si vuole che sentivano di 50 per cento, non nascesse fra loro tanta concorrentia, che invitati dal grandissimo utile facessino alterar il precio delli perperi 11 soldini 20, come pur ho visto esser seguito alla Canea, mentre era proveditor il clarissimo messer Pasqual Cigogna, che si sono fatti alquanti cambii a perperi 13 per ducato, reusciti con questa differentia et beneficio, ma o sii proceduto che pochi hanno saputo le deliberationi che si facevano quando occorreva prender a cambio, come ho inteso dalle information che da questo ho voluto cavare, overo per la longhezza et dilatione è stato usato di poner qui alli pagamenti delle lettere di cambio, dache sii causato che le persone non habbino voluto dar li suoi danari, se non con tanto loro beneficio, basta che come ho detto tutti quelli che hanno dato li loro danari in quelle Camere hanno guadagnato 50 per cento et a Vostra serenità sono costi l’interessi tanto o siino proceduti dalla difficultà de pagamenti o da altra causa, che non occorrerà che hora discorri; et perché a questo non si ha possuto remediar, è bastato che havendo io considerato il gran danno et interesse publico, mi son forzato nel tempo mio divertirlo, havendo avanzato et guadagnato in tutti li cambi altri tanti 50 per cento, quanto in li tempi precedenti Vostra serenità havea perduto.
Passavano molti giorni et qualche volta mesi prima che li camerlenghi saldasseno et si consignasseno le casse et continuandosi l’abbuso delle vacchette, erano fatte le consignation di dette casse con debiti infiniti di vacchetta in vachetta et qui contra le leggi se introducevano anticipati salarii et molte altre cose a gravissimo maleficio publico.
Si facevano li pagametni de soldati di mese in mese, secondo l’ordinario, et si levavano le bollette delli loro pagamenti, che erano acconci dal camerlengo, come ho anco io fatto continuare, ma ben in questi pagamenti ho scoperto certo incredibili disordini, per li quali Vostra serenità ha patito grandissimi danni, perché oltra che non erano rassegnati li soldati all’arivo loro et prima che smontassino; et essendo solito che in ogni compagnia mancano soldati, o per fuga o per malatie o per morte, se prima che siino sbarcati non si vedi diligentemente il mancamento, hanno facilità grande li capitani di far passar uno per un altro et far apparer piene quelle compagnie, che qualche volta sono un terzo manco, defraudando le due paghe havute a Venetia et quelle che continuando sotto nomi supositi possono far passar. Ma si osservava anco di pagar le compagnie su li medesimi rolli che erano mandate de qui, dove non erano notati quelli che mancavano, li quali erano chiamati ogni paga et ogni paga altri erano pagati per loro. Vi era poi quell’altro fraudolente modo di sopra robbar infinite paghe con la coperta de amalati, però che quando pur non vi era modo di far passar uno per un altro, molti chiamati che non erano in esser erano dati per amalati et le loro paghe poste in mano del secrettario Avanzo, il qual haveva cura di mandarle a detti amalati; quanti danari per questa via siino costati a Vostra serenità non ardisco dirlo, basta che publicamente si ragionava che di patto fatto ogni capitano faceva diece passatori al mese et l’utile si compartiva con esso. In li rolli ho ben veduto soldati stati quattro cinque paghe amalati et poi licentiati et di nuovo remessi, et amalati altre tre o quattro paghe, et senza che mai siino comparsi alla banca, sono poi sta notati per morti; de qual morti nel spatio di un mese che furno fatte due ressegne, da settembre prima che io gingessi in Candia a ottobre da poi che vi arivai, trovar che morseno più di 1.000 soldati, li quali non si sa dove siino sepolti, come non dovevano forse esser nati. Io procedetti contra detto Avanzo, nel modo che scrissi a Vostra serenità, et se havessi possuto haverlo in mano haverei dato anco maggior essempio; non volsi già allargarmi in maggior inquisitione, perché essendomi accorto che molti di tutti quelli capitani erano in colpa, non mi parve bene in quel pincipio, sapendo massime che era impossibile che Vostra serenità fusse reintegrata del danno che l’haveva patito, convenir proceder contra tanti che sarebbe stato un confonder più presto che remediar. Recuperai ben li danari che l’Avanzo si trovava in mano, anzi li trovò il clarissimo Michiel, il qual appassionatissimo di questo accidente, come era stato mal trattato et dihonorato da quel suo ministro, così non ha mancato di far quanto ha possuto, acciò che le colpe sue venisseno in luce. Trovai anco che nessun capitano era sta fatto debitore, delle due paghe delli soldati che li erano mancati all’arrivo, che erano infiniti, et per questa qualità de debitori et per la facilità che hanno havuta di haver danari da quella Camere, sono pieni li libri di capitani colonelli et governatori debitori di grosse summe, li quali tanto poco pensano dover satisfar questa sorte de debiti, quanto che tengono per capital il partir debitori. In conclusione facio intender a Vostra serenità, che se la non provede a questo disordine, così come la crede che li stipendi, le paghe di quelli che la trattiene siino quanto da lei li vien assignato, si convertiscono nel doppio et in molto più, et quanto questo importi lasserò che Vostre serenità eccellentissime con la prudentia sua lo considerino. Havendo io nel trattar questa parte, molte volte che mi è occorso discorrerla, considerato alla Serenità vostra che era da tenerne gran conto, non tanto per la perdita di quelle somme di danari, quanto per l’essempio pernicioso che essa si tirra driedo, perché se li capitani vederanno, come vedeno già, che di questa sorte debiti non sii tenuto conto, dovendo guadagnar sei scudi per ogni soldato che di manco conducono, anderanno alli pressidii con la mità delle compagnie, et in questo modo la perderà li suoi danari et quello che più importa la non haverà quella quantità de soldati che la crederà havere. Non si osservava il pagar de caporali secondo che havevano le squadre intiere, come ho detto di sopra, conforme alli ordini et per la poca pratica di quelli ministri ogni giorno del mese si pagavano soldati.
Ho regolato questi disordini nella militia et dapoi fatta la rassegna al primo per mio gionger, tenuti l’istessi soldati che trovai, cassai 28 capitani, altri tanti alfieri et sargenti, perché le compagnie fornite di molti capitani et officiali erano poverissime de soldati et licentiati anco 100 caporali in circa, che erano pagati non ostante che non havessero le loro squadre intiere et il giusto numero de soldati; et regolato anco il caposoldo, si come per questo eccellentissimo Consiglio era sta deliberato, redussi li pagamenti delle compagnie tutte in un giorno, di modo che in tutto il tempo che son stato in Candia, li primi et secondi giorni de ogni mese si sono pagati li soldati, havendo lassato il resto del tempo libero et destinato ad altri negotii. Ho fatto osservar tutte le volte che sono venuti soldati che inanti il sbarcar siino rassegnati et fatti debitori li capitani delle due paghe di quelli che li sono mancati. Ho fatto far un libro grande in ogni città dove sono soldati, nel qual sono sta copiati li rolli, et sopra esso libro et non sopra li rolli sono sta fatti di tempo in tempo li pagamenti, havendo fatto che in esso libro siino sta notati et scritti li licentiati, li morti et li falliti, di modo che non è occorso, che essendo chiamati tali alla banca, si habbi dato occasione di far comparir altri sotto nome loro, [“il qual libro per l’importantia sua, che ho fatto tener da persona fedelissima par fuggir l’inganni et fraude di sopra nominate, ho inteso che subito ch’io son partito di Candia, è sta posto in mano di quello che serviva il secrettario Avanzo per coagiutore et fu essecutor et ministro delle sue male osservationi, il qual è stato da me longamente tenuto pregione et se ben per la costantia sua in li tormenti fu relassato pro nune, non fu però assolto, come non si conveniva darli carico di tanta importantia, nel quale esso sii restato infamato, non son restato di advertirne il clarissimo Michiel, che credo non sii per comportar un tanto errore, che fra tutti li altri debbe esser stimato.” parte cancellata nel testo] Ho di più fatto osservare et lassato ordine che si continoui che sopra doi libri, uno tenuto dal rasonato di Camera et uno dal coagiutor del mio rasonato, siino stati notati li pagamenti di tutti li soldati, che a compagnia per compagnia erano pagati, et finito il pagamento detti libri, chiamati de pagamenti, sono sta sottoscritti dal clarissimo capitano di Candia o dalli retori delle altre città, di modo che partitosi dalla banca non è sta né sarà in arbitrio d’alcuno aggionger a quelli pagamenti alcuna cosa, come prima si soleva fare; et a quelli che chiamati sono sta dati per amalati, ho ordinato che non sii dato la paga loro, se non in la propria sua mano imediate fatti li pagamenti, mandatali per il vice mio rasonato; talche facendosi li pagamenti con tre incontri: l’uno nel libro grande, dove sono registrati tutti li rolli, di quello del rasonato di Camera et del mio rasonato, et questi immediate sottoscritti dalli rettori, è levato il modo di far quelle tante fraudi che si solevano far. Ho cercato anco di proveder quanto ho possuto, che la paga de sodlati non sii così commune a tutti et così facile da esser concessa, quando che servitori d’ogn’uno par che senza rispetto siino stati admessi, con tutto che vi siino espressi oredeni et commandamenti di Vostra serenità, che non possino servitori esser descritti, ma pare che si tenghi di questo poco conto et pur una paga importa scudi 36 all’anno, che in questi è fatta perpetua, de quali tanto soleva esser il numero che sotto falso nome de soldati faceva apparer la quantità maggiore [“non si possono dar li danari publici, se non per li eccellentissimi consiglieri et de limitatissima somma può disponder l’eccellentissimo Collegio, non dimeno per queste vie se ne dispensano et donano molti” cancellato o sottolineato nel testo] ho lassato così ben dechiariti questi ordini et anco ne ho informato a bocca il clarissimo Michiel, il quale li trovarà così ben incaminati, che così come in tempo mio mi son forzato farli osservare, così credo che volendo, come son certo che vorà, sua signoria clarissima troverà strada facile et piana di farli mantenere, che non solamente sarà di beneficio publico, che non si spenderanno tanti danari quanto si è fatto in pagamenti de passadori et paghe morte, ma quello che sommamente importa, si saprà veramente la quantità de soldati che si trattenirà, ilche difficilmente si può sapere, quando reportandosi alli pagamenti fatti, si crede haver tanti soldati, quanti appareno le paghe che sono fatte; prego Vostra serenità, come più volte l’ho supplicata per beneficio delle cose sue, che vedi, censuri et correggi tutti li ordini che ho fatto et quelli che li pareno buoni la ordeni che siino osservati et specialmente questi che reputo importantissimi, perché certo sono sta spesi tanti thesori dal principio della passata guerra sin hora et massime in pagamenti de soldati in diverse parti, ch’io tango conclusione che se non la mità del terzo almeno della spesa la sii sta ingannata; reputo sommamente necessario che in Candia vi sii un collaterale che tenghi li rolli di tanta militia et habbi special cura di quel libro di sopra nominato, nel quale sono essi rolli descritti, et insieme tenghi quelli della cavallaria, il quale intervenghi a tutti li pagamenti. In Dalmatia, dove a gran pezzo non vi sono tanti soldati et tanti cavalli, Vostra serenità lo tiene et in Candia, dove del continouo vi sarà grosso numero de fanti et 1.200 cavalli, non mi pare che la debbi star senza un tal ministro, da me reputato necessarissimo; io l’haverei instituito et sapevo senza disconzo dove cavar il suo trattenimento, ma il mancamento di suggietto mi ha fatto soprastare, perché non mi è parso bene per beneficiar alcuno instituir un officio da esser essercitato per sustituto et cascar anco in questo in li tanti inconveniniti, che ho veduto che vi sono per l’administratione de officii fatta, come si cosuma per sustituti, di quelli specialmente, come sarebbe questo, che hanno bisogno della propria persona et di persone intelligente et sopra tutto fedele.
Feci reveder li conti delle galee che disarmorno l’anno del ’73, dapoi che finì la guerra, nelli quali sono sta trovati tanti disordini et confusioni et con così poco advertimento è sta proceduto, che di tutte le galee che hanno servito in quella guerra, non ne è sta trovata alcuna che alli patroni non siino sta dati danari di più di quello dovevano havere, tanto perché di molte robbe et danari havuto in diversi luochi et da molti magistrati, non essendo parso nota sopra li libri, che restano sempre presso li capi et li sopracomiti al far delli loro conti, non hanno detto parola, non erano stati fatti debitori, quanto perché al gionger delle galee prima che fusseno sta fatti li conti sono sta dati danari in tanta abbondantia, che dapoi fatti essi conti, si sono trovati grossamente debitori; et questo debito è stato tanto, che aggiontovi quello delli accetti, che come scrissi a Vostra serenità è sta fatto buono ad ogni sopracomito a ducati 20 al mese et non a ducati 12, come per questo consiglio era sta deliberato et pochi giorni dapoi revocato, non ostante qual revocatione, perché appareva su li libri notato l’ordine, se ben alcuno non haveva esseguito per poca intelligentia et pratica, fu deliberato che alli sopracomiti fusse fatto buono, come ho detto a ducati 20 al mese et compreso quello delli scrivani, che hanno intaccato un milion et mezo di biscotto, trovai che Vostra serenità è sta intaccata de circa ducati 100.000, perché se ben le galee al gionger mio erano sta saldate et espedite, non era però sta fatto conti ad alcun scrivano, come pareva che non si costumasse di farli, perché ne anco dal ‘66 in qua ne erano sta mai fatti, non vi è stato alcun scrivano di galea, che non sii sta scoperto grossissimo debitor; et perché fu veduto da loro che haveva cominciato a metter mano in questa cosa, diversi si sono absentati. In far reveder questi conti et stante l’absentia di molti scrivani, ho scoperto che si sono fatte molte cose di mala natura, causate dalla facilità che ha havuto ogni mano de scriver sopra li libri auttentichi delle galee, quando nel far delli conti siino o non siino di man giuridica, le cose scritte tutte sono admesse et fatte buone. In la panatica anco si usa fraude grandissima, havendomi aveduto che alli patroni vien fatto buono di tutto il viaggio tutto il pane della sua tavola, come se mai havessero havuto biscotto, che pur in tempo della passata guerra specialmente in ogni galea ad ogni tavola altro non si mangiava, nondimeno intendedosi li patroni et scrivani insieme, non so se con participatione de sopramasseri o altri che conciavano le partite, sono passate queste cose et Vostra serenità ha pagato la panatica alli patroni et li scrivani sono rimasti debitori di tutto il pane, che vien detto che habbino venduto alli patroni a ducati 10 il mier, quando non hanno saputo robbar tanto che habbino smorzato il debito. Sono sta trovati di gran inganni in alcuna galea, fatti passatori de homini, et come mi ricordo haver detto nella mia relatione a [?] di capitano general da mar, vi è gran bisogno che alli disordini che sono in armata sopra queste cose sii proveduto et fra tutte a questa panatica, che è mezo et instrumento di molte fraude; ho fatto quanto ho possuto et da alcuni ho pur recuperato qualche cosa, diversi sono morti, di modo che Vostra serenità in questo sentirà notabil danno, ho ben procurato recuperar dalli sopracomiti quello restavano debitori et ho rescosso in qualche parte, ma tanto difficilmente, per qual si vogli causa, in Candia si cava danari dalle mani di quelli, che se ben alcuna volta ho convenuto usar la forza non è stato però possibile rescuoter il tutto; et questo astringer che faceva quelli nobili a pagar debiti di questa sorte proceduti da haver havuto più danaro di quello importavano li loro crediti, è sta conumerato [?] in luoco di gravezza. Et certo poiché serve l’occasione non voglio restar di dire, che così come il differir le paghe alle galee è una usura che costa a Vostra serenità un incredibile interresse, così non è cosa peggiore, quando permetter che siino dati danari a sopracomiti in soventione, per mano de altri che si queli capi che hanno li loro libri in mano et possono in essi farli notare, et il dar anco danari altramente che per via di paghe, perché come ho detto ho trovato che il reggimento della Canea havea dato cecchini 300 o quasi tutte le galee, li quali nelli libri di alcuna non erano sta notati et dalli sopracomiti nel far li conti sono sta taciuti, et se non fusse sta fatta questa diligentia sarebbeno sta perduti; la restitution de quali et de altri simili è parsa così garba a tutti quelli sopracomiti, che hanno raputato non pagare un debito et restituir danaro mal tolto, ma che sii sta levato a loro qualche cosa del suo, è posto questo come ho detto in conto di gravezza. Ho anco veduto un altro grandissimo disordine, il qual era passato in tal consuetudine che credo certo che per il passato Vostra serenità ne habbi sentito danno, feci far li scagli con diligentia delli pesi et mesure, et quello della Canea trovai che respondeva con questo di qua in crescimento di 34 et mezo per cento, cioè che lire 100 della Canea, reuscivano 134 et mezo venetiane, overo che 100 venetiane reuscivano lire 75 caniote; è sta cavato un tal inganno dalla malitia di qualch’uno, che essendovi da 75 a 100 lire 25, che la differentia fusse 25 per cento, se ben essendo 25 per 75, veniva ad esser 34 et mezo per cento, et con questa fraude le galee che havevano havuto biscotti alla Canea, erano fatte debitore del crescimento solo di 25 per cento, seben doveva esser 34 et mezo, ho fatto acconciar la differentia in tutte le candiotte, ma perché ho visto che è sta dispensato anco quantità grandissima alla Canea a galee venetiane, feci cavar la nota di tutte et la mandai a Vostra serenità, a finché se anco in queste fusse sta trovato il medesmo errar, l’havessi ordinato la restitutione dalli scrivani, non so quello né sii seguito, perché né di questo né di altre cose che in propositi simili mi parve bene advertir, mi è sta dato mai risposta.
Vi sono ordini espressi, mantenuti per quanto credo, overo meritano di esser inviolabilmente osservati, che quando per qual si vogli caso segue naufraggio de ogni vassello, tutte le genti perdono li loro avanzi, né può alcuno di mandar quanto si vogli grosso che fusse il credito suo, legge antichissima osservata in tutti li luochi del mondo, introdotta con bonissimo fine per far advertiti et cauti li homini alla conservatione delli vasselli che navicano; ho trovato che in Candia, per termination fatta gia qualche anno da quel reggimento, sono sta pagati grossi avanzi a sopracomiti che hanno perduto le loro galee, seben per questa causa alle zurme sono sta fatte perder, la qual terminatione essendomi parsa nova et che non poteva esser fatta, se non da Vostra serenità per gratia, ho tagliata dando tempo a quelli sopracomiti che venghino a supplicar Vostra serenità eccellentissime, a quali et non ad altri aspetta l’alterar un ordine tanto osservato et tanto importante, le quali se voranno far gratia sarà in sua libertà di farlo.
É sta grandissimo et è tuttavia il manizo [?] delle biave de biscotti in le due città di Candia et della Canea, perché non solamente sono conservati da quelli sopramasseri li tanti formenti, che Vostra serenità usa di mandar, quelli che delli proprii territorii sono condotti et venduti nelle città, ma anco tanta altra sorte di biave che sono mandate per munition di quelle fortezze. In questi anco ho trovato estremo disordine, perché oltra il grosso intacco che trovai del sustituto del sopramasser della Canea, dalli piezi del quale non si è potuto riscuoter intieramente quanto sono obligati, come ne ho più volte dato conto a Vostra serenità. Trovai anco che un sustituto di quello di Candia ear debitore de circa ducati 6.000, che se ben il suo principal era per lui obligato in 10 passati anni, non se ne era mai sta parlato et questo debito passava in oblivione, che ho vivificato et ancorché habbi dato commodità di tempo a Hierolimo Lazaroni, principal obligato, l’ho però fatto far debitor della summa et di quel debito che restava perduto. Non si soleva tenir conto in quelle Camere di sorte alcuna di biave mandate da Vostra serenità, li soli sopramasseri tenivano conto di quello che recevevano, che molte volte era assai manco di quello dovevano recever, perché se ben una nave non consegava intieramente quello haveva carico, o per mancamento o per fraude, bastando al sopramasser di far il recever al scrivano di quanto li era sta consignato, non guardava lui, né si curava se ora consignato manco del suo cargo et non se ne tenendo conto in Camera né in altro luoco, mi pare che a molte navi siino mancate delle robbe; et perché non ho possuto certificarmi apparendo mancamento in qualch’una di troppo importantia, che può proceder che in altri luochi sii sta discarico, non ne apparendo nota alcuna, non ho saputo far altro, senon avisarne Vostra serenità et quelli clarissimi signori a quali di questa, come di altre cose che similmente mi sono parse esser mancate, ho giudicato che appartenghi et sii il cargo. Ho ben regolato quel che credo che anco senza il mio ordine si doveva intender, che non possi esser fatto mai recever ad alcuna nave di robbe di qual si vogli sorte che per conto publico porterà, se non haverà effettualmente consignato a punto quanto ha recevuto et sii astretta a pagar per la giusta valuta di là quel tanto che li fusse mancato, perché alcuni scrivani o patroni, sotto questa facilità che non si tenessi conto di quello havesserno recevuto, overo che fusseno astretti a pagar il mancamento per il costo di qua, potrebbono artificiosamente far nascer il mancamento et far inchietta delle robbe et munition publiche con venderle in Candia, dove vagliono molto più che non fanno in Venetia, et con il medesmo tratto satisfar quello li mancasse, ma se saranno astretti pagar le robbe secondo che vagliano di là, non li cascherà in pensiero di poter per questa via cavar beneficio; oltra che ho ordinato, che così di biave come de ogn’altra cosa publica sii tenuto conto et nota nelli libri publici della Camera, cosa che non si faceva prima, perché li sopamasseri et munitioneri tenevano essi quelli conti che loro parevano, vendevano le biave molte volte a precii minori di quello costavano et di molte spese che occorreva far nel discaricar, in affitti di magazeni, la Serenità vostra era fatta debitrice et quello che grandemente importava di molti formenti guasti che o per negligentia o per volontà o perché sotto quel guasto si poteva nasconder molta fraude, credo che da pochi anni in qua ella ha recevuto grandissimo danno, non so né posso già dirle quanto, perché essendo sta osservato mandar molti fermenti senza aviso del costo et se pur è sta avisato non si trovano né lettere publicie, né registri di esse che lo specifichino, siché si possi con verità veder quanto manco del costo siino sta venduti li formenti et biave mandate. Havevano quelli sopramasseri tre per cento di tutte le biave et che recevevano et che vendevano, le qual erano loro date per sua fatica et per il callo che potessino recever. In altri luochi fu giudicato troppo le due per cento che essi sopramasseri si havevano tolto, et non ostante questo ho veduto alla Canea, oltra le sudette tre per cento esserli sta fatto buono un e mezo per cento di più, per recompensa di danno che dicevano haver patito in la recevuta del cargo di alcune navi con la coffa, però che fu giudicato che vi dovessi esser questa differentia dalla recevuta da coffa a pala. Di questi formenti sono sta fatti molti biscotti, nelli quali fra il callo di doi per cento, che si usa dar di formenti fatti in farine, le tre per cento ordinarie delli sopramasseri, la una et meza per cento per il danno nella recevuta da coffa a pala et due per cento più che hanno li sopramasseri de biscotti, hanno essi havuto otto et meza per cento; et in fine quando in qualche magazeno si è trovato qualche formento guasto, è sta ordinato che sii giudicata la quantità guasta et deposto, Dio sa da chi, che essendo essa robba guasta mità terra et mità formento si dovesse calcular il doppio; cioè se erano 100 stara guasti, perché erano mità terra e mità formento, fusseno fatti buoni al sopramasser 200, et in tal modo sono sotto mandati, passate molte partide alla Canea, non essendo caduto in consideratione che se l’humidità haveva fatto guastar quelle parte, la medesma havea fatto crescer il monte del resto. Feci far menuto scandaglio delle mesure et in questo ho trovato anco grandissima differentia, anzi se debbo dir il vero molta fraude, specialmente nel manizo [?] della Canea, dove con un mezo staro scarso appar recevuto cargo di alcune navi, con danno estremo publico, non essendo sta considerato o il mancamento de formenti o nollo delle navi, ma di tutto si è andato driedo a bon conto et hora che questi gropi sono venuti al petene, si trova un sopramasser partito, il sustituto fuggito, mandati publici che coloriscono assai questi deffetti, aggionta una longhezza di tempo passato che pare dover in certo modo render manco grave l’error. Dirò ben a questo proposito, che quando si mandato biave, usandosi insieme mandar scandagli, così come si debbe con diligentia alla recevuta farli fare, così anco alla consigantione si deve usar l’istessa diligentia, perché ho visto dal scandaglio, ch’io ho fatto fare con molta accuratezza, a quello che trovò esser risposti alcuni formenti, grandissima esser stata la differentia. Per quello che ho fatto io un staro di qua, debbe risponder mesure quattro et [?] un quarto in Candia, tuttavia per li scandagli vecchi si è veduto che qualche nave non ha consigliato mesure tre et meza per staro; il mandar questi scandagli nel modo che si fa in un sacco bollato con bollo di San Marco, per esser il bollo così commune alle mani d’ogn’uno, io non m’assicuro che esso scandaglio non possi esser apperto et rebbollato poi, oltre che anco ogni poco che si allargano li filli del sacco et che esca del scandaglio o polvere o ben pochi grani di formento, può far grandemente diminuir la summa; crederei che fusse meglio mandar li proprii mezeni, con che sono sta mesurati, cusiti, ligati et bollati, accioché con quelli medesimi si receveste il carico. In questo negotio di sopramasseri ho fatto diversi ordini, ho regolate le sue utilità, separato il carico loro da quello delli biscotti, perché in una sol mano si possono dar molte falsità et per non mi allargar in tutti li particolari, lasserò che da Vostra serenità siino li sudetti ordeni veduti, perché questi anco hanno bisogno di esser osservati, potendo tanto l’uso invecchiato delli disordini, che le cose sono molte volte domenticate. É anco necessario proveder di sopramasser alla Canea, perché per mancamento di esso lo essercitano hora doi di quelli cittadini, a quali ho dato carico per un anno, finché Vostra serenità determini se Anzolo Semitecolo doverà posseder l’officio, overo se da altri doverà esser aministrato; et perché ne diedi più volte conto a Vostra serenità et mai ho havuto lume della sua intentione, non mi parve venir a ressoluta eletitone d’alcuno. Fra tanto anderà il clarissimo rettor continuando il dar carico a doi cittadini ogni anno, che a me non par cosa secura il continuar in questo modo, se ben il clarissimo messer Zaccaria Barbaro userà diligentia et advertenza, come mostra haver grandissima nelle cose publicie.
L’istesso disordine ho trovato nelli monicioneri et nelli arsenali dell’uno et l’altro de quali parlerò inseme, perché quando ho voluto veder conto et origine di quelli maneggi, ho trovato tanta confusione di quella scrittura malissimo tenuta, con così mala administratione di tante robbe che da Vostra serenità sono sta mandate, che certo mi son mosso a compassione, oltra che o sii che li tempi della passata guerra habbino portato così o pur che il disordine habbi havuto questa forza. Li arsenali sono stati altre tanto destinati al servitio de particolari, quanto di Vostra serenità, con le robbe de quali si sono armate fuste, si sono accommodate navi de particolari et in somma si è fatto tutto quello che a ciascuno è tornato commodo. Molti di questi che hanno havuto simil robbe, da poi il proclama da me fatto, sono venuti a pagar li debiti senza specification di qual conto fusseno. In Candia si usa di far ogni doi anni un patron all’arsenal di quelli nobili, il qual è tenuto scriver in un giornale in conformità di un scrivano, erano passati mesi et anni che in quelli zornali et libri non era sta scritto. In le Camere di quelle cose non è sta mai tenuto conto, di modo che quando ho voluto veder il fondo, mi è stato appresentato un caos di confusione, perché nelli libri di essi arsenali et in quelli delli sopramasseri di alcuni robbe aparevano gran mancamento et di alcune si vedeva crescimento, il che quando peggio non si vogli giudicare, bisogna che procedi da non haver fatto nota di molte robbe che sono state recevute, non essendo possibile altrimenti che paresse più grande la dispensa che la recevuta, et il dar minor che l’haver, et perché, come ho detto, non si sono trovate lettere di aviso registrate et io per quanto in anzi il partir mio recercassi et da poi lo facesse il Marchesini mio rasonato, non ho possuto haver li giusti conti di quello è sta mandato in Candia, oltraché alcune robbe destinate in quel Regno, sono sta discarghe a Corfù et in armata, vi è mescolato anco quello che andava in Cipro. Vi sono robbe fino del tempo di Napoli di Romania, de quali et de molte simili non si può saper la vera quantità, perché non è sta tenuto nota di peso et conto, ma barili di polvere, casse di arme, mazzi di picche et cose simili. Per questo non ho possuto venir compitamente in cognitione di quello possi mancare, ma per remediar che li disordini non continuino, ho fatto far in ogni luoco diligente inventario di tutto quello si trova in esser, ho fatto che la scrittura lassata a driedo sii acconcia, ho obligato le Camere a tenir l’istesso conto della recevuta di tutte le robbe così inventariate, quando che saranno mandate, come li munitioneri et arsenali. Alla Canea ho fatto anco elettione di un patron all’arsenal, come in Candia et prohibito che non si possi dar fuori né di munition né di arsenal alcuna minima quantità di robbe, senza espressi et specificati mandati, essendo sta solito che molte ne sono sta date senza alcun mandato; et sopra tutto ho prohibito il dar alcuna minima quantità delle robbe delli arsenali a particolari. Ho fatto anco radriciar et conzar alcuni magazeni dell’arsenal della Canea, che ne haveva bisogno, et fattolo serrar, nel che si è adoperato con molta diligentia il clarissimo rettor Bartozzi, di modo che continuandosi et mantenendosi quello che ho lasciato in molti capitoli dechiarito et specificato de qui avanti le cose passeranno molto meglio di quello che hanno fatto prima; et per chiarir bene se veramente sono li mancamenti che appareno de diverse robbe, la Serenità vostra potrà dar ordine che sii incontrato il tutto, con il suo arsenal con Corfù, con armata et con quello fu mandato in Cipro, accioché non restino debitori quelli reggimenti di quello che non debbano esser, overo che le navi rendino conto se hanno mancato di consignar il tutto. Io non dico particolarmente quello che appar mancar, ilche si vedrà per una nota che ho ordinato al rasonato che appresenti, perché seben appar che manchino molte cose, non mi assicuro però de dirli in che modo manchino. In materia adunque delle Camere et per levar li disordini, che di sopra ho detto haver trovati, ho fatto similmente diversi ordini che mi sono parsi necessarii, alli quali reportandomi et credendo che Vostra serenità li vora vedere non mi estenderò in narrarli, havendoli io fatti osservar fin che son stato in Candia.
La spesa grandissima delle fabriche in quelle fortificationi, che come ho cercato intender et veder quanto più particolarmente ho possuto in tutte le altre cose, questa difficilmente mi par di haver possuto ben compender, perché esendosi fabricato da molti anni in qua et continuandosi a lavorare et dovendosi far perpetuo quel lavoro, non si può far giudicio se l’opera corrispondi a quello che appar esser stato speso; et perché il tutto passa per bollette sottoscritte da retori et proveditori, se ben molti sottosciveno in fede delli sottoscritti primi, non posso più affermar che vi siino sta fatte fraude, dico bene che si convien reportar ad inzegnieri, soprastanti et proveditori di fabriche et molti ad alcuni che li governatori interresandosi essi molto in le fortificationi fanno attender; quanto ho possuto far è stato che ho voluto che vi intervenghino più persone che ho possuto, con la fede de quali si levino le bollette et si facino li pagamenti, affinché più cautamente sii preceduto. É salariato uno di quelli nobili per proveditor sopra le fabriche di Candia. Vostra serenità è stata solita tenir un tal ministro nelle città di terraferma, quando la le ha fortificate, et forsi non si faceva tanta fabrica quanta si fa in Candia, crederei che stesse bene un tal anco sopra quelle fabriche, et questo carico la potrebbe dar al castellano di quel castello di Candia, il qual è tenuro serrato in quel luoco infruttuosamente, non essendo quello per fortezza né per necessità luoco da tenir del continouo rinchiuso un castellano, perché non vi è balloardo di quella città che non sii di più importantia del castello, se ben quanto che esso fa è che serra il porto che è di consideratione, basterebbe che il castellano fusse obligato star la notte in castello, nel resto havesse anco il carico delle fabriche, sotto però la obbedientie et commanda del proveditor general; et servissi almeno, perché vi fusseno tanto più persone a veder che li danari non fusseno indebitamente spesi. 
Angarie
É sta introdotto già molto tempo, che quelli contadini delli territorii sono fatti venir una volta all’anno, cioè una settimana all’anno, a lavorar per angaria alle fabriche, et in alcuni luochi come Rettimo et la Canea due volte et tre, finito il suo lavoro che li era assegnato di quanto potevano far commodamente in sei giorni, se ne tornavano alle case loro et li era dato otto soldini al giorno per tratenimento, che erano pagati per loro offerta dalle città; hora è introdotto et massime in Candia, dove vi sono molti soldati che del contiuo lavorano alle fabriche, così contentando li contadini, che da loro si riscuode in danari quest’angaria, la qual importando perperi dodei per testa pagano più volentieri che lontani da casa sua abbandonando li suoi servitii non venivano alla città, sono posti però in libertà di venir o di pagar, ma quasi tutti pagano, per questa via si scodino molti danari, li quali saranno de importante somma, quando con diligentia et advertimento siino tutti rescossi. Questa gravezza fu imposta et principiata con speranza che presto dovesse finire, ma come prevedo che perpetuo sarà quel lavoro, così continuamente viverà anco quest’obligo, bene è da advertire che non si convertì et indrici in mala strada questo buon ordine, come già era introdotto in qualche luoco, dove si era cominciato a donar di queste angarie a molti o sotto pretesto che havessino tenui stipendii quelli a chi erano date overo sotto altra coperta, basta che ogn’una di queste angarie date alla settimana importva cecchini 32 all’anno; di queste anco ne erano date per usanze introdotte già molti anni a cavalieri, contestabili de rettori et a capitani contrafures [?] nelli territorii di Rettimo et Canea, sottonome che si servisseno di quei homini nelli loro carichi, ma in restretto convertivano in loro grandissimo commodo molti cecchini che cavavano per testa, quando toccava alli contadini la sorte di andar in galea et erano da questi a quali erano sta consignati fatti liberar da quell’obligo, ma non già li liberavano essi dalla quantità de cecchini che tanto li poveri pagavano, quando se havessino posto in loco loro altre tanti homini in galea de questi che erano chiamati Pedopoli, né erano consignati a cavallari et contestabili et altri simili 25, 30 per uno; però quando mi son accorto ha levato questo abuso, è ben vero che così facilmente si corre a dar questi beneficii domestici, che non so quanto si potrà osservar l’ordine da me lasciato; seben non voglio mancar di advertir Vostra serenità che questa introdotta angaria, alla quale hormai li popoli sono avezzi et assueffatti, è di grandissima importantia. Onde quando sarà usata la diligentia che si deve et che siano levate le indebite essentioni, che molte ne sono sta fatte, come ho detto, a casali intieri et a servitori, attendo che stessero a servitio de altri introducendo il pagamento delli loro salarii con questo, che è fatto danaro publico, si caverà da essa angaria grandissima quantità de danari, peroché calculando che vi siino homini obligati all’angarie in quelli territorii al numero di 35.000, aggionto l’obligo di quelli che sono tenuti farne due o tre all’anno et aggiontovi anco l’obligo de animali 5.600, che anco questi sono tenuti a questa gravezza, sono tutti in circa angarie 60.000, che a perperi 12 importano circa cecchini 36.000 all’anno, di modo che posta tutta questa somma insieme, se vi sarà usata diligentia et advertimento che la gravezza delli popoli non si convertì in beneficio di particolari, importerà molto et sarà gran parte dell’assegnamento et forsi tutta la spesa che si farà in quelle fabriche. Et per far che si rescuoteno li danari di questa angarie tanto delli debiti vecchi, quanto di quelli che giornalmente anderanno inovando, ho introdotto in ciascuno di quelli territorii un essator con assegnation di un tanto per cento più et manco secondo la qualità et vecchiezza del debito, di questo intende il clarissimo rettor della Canea nelle lettere sue ultimamente scritte, seben non ho saputo comprender se sii da sua signoria clarissima biasmato l’ordine, overo se intende metter lui il ministro, che quando me ne havessi fatto un minimo segno all’esser mio alla Canea l’haverii volontieri compiaciuto, se il suggietto fusse stato tale, quale è stato quello che ho eletto, che io non conosco se non per informatione, ma che fra tanto sii interrotto l’ordine, come nelle lettere si comprende, non so se sii et rieschi di baneficio publico et che da questo si principii a destruzer una così buona et profitosa opera, con essempio che sotto pretesto di aspettar risposta dalla Serenità vostra, che si presupone sempre longhissima, si vadino suspendendo et annullando le cose fatte. Quando sii sta speso in quelle fortificationi dapoiché furno principiate, seben è così difficile di poter dirlo a puto et con verità, importando molto quello che hanno in ogni luoco lavorato queste gente d'angarie, che non sono in alcun libro notati, né manco è stato posto a conto di dette fabriche, trovo che oltra esse angarie dal 1562 fino tutto agosto 1577, che mi parti appare che in Candia siino sta spesi ducati 216.000, importa il rescosso di angarie et qualche application ducati 51.000, che tanto manco vien ad esser la spesa et manco sarà se di quanto si scoderà di dette angarie si tenirà conto. Alla Canea, compreso il forte di San Thodero dal 1538, finhora appareno spese circa ducati 87.000, alla qual Canea in la fabrica sono sta spesi delli danari da tre anni in qua, come appar notato nelli libri di quella Camera et io medesmo ho veduto lavorar et anco lavoro fatto, tanto in escavatione della fossa, che è quel più che si debbe far alla Canea, quanto nel far di un cavaliero fornito nella golla del balloardo Santa Lucia et delli cavalerotti, come dissi, principiati presso li balloardi per scurtar li tirri in diffesa delle cortine et ponte de balloardi, oltra li magazeni fatti nell’arsenal, reusciti opera bellissima, cose tutte così apparenti, che mi maraviglio, come non siino state vedute. Et alla Suda sono sta speso ducati 42.150, nella quale non vi sono comprese le angarie, né li legnami mandati da Vostra serenità, come non sono compresi anco nelle altre fortificationi, se ben è veramente difficile il lavorar in quel Regno, massime di murro, perché convenendosi portar tutte le cose necessarie, i calcine o pietre o brusca per farle, con le spalle de pochissimi asenelli, non si può cavar lavoro se non lento et caro, sono però bellissimi quelli lavori et di mirabil grandezza in tutte le sue parti.
Le intrade de Vostra serenità in Candia sono di livelli perpetui, affittation di Camere che sono di quella parte che per l’antica divisione la si ressercò et affittò poi come ho detto in perpetui livelli, de quali per longhezza di tempo alcuni si sono smariti et passati li beni da nome a nome, per la poca diligentia de ministri, appareno ben scritti li antichi debitori, ma di molti possessori di beni è persa la cognitione; ho fatto un poco di principio, da che nacque che molti vennero a traslatare nelli proprii nomi li beni che possedono, ho anco lassato ordine che sii continuato, perché si recuperi in quanto si può quello che il tempo longo ha fatto smarire. Si cavano hora per tal conto perperi 53.820, le altre intrade sue sono botteghe che si affittano di anno in anno et dacii, che similmente ogni anno se incantano; io al primo gionger mio in Candia, secondo la volontà della Serenità vostra, la quale mi comisse che cercassi cavar quel aiuto de danari che fusse possibile, accioché con essi la potesse suplir a tante spese la conveniva far, vedendo che per altra via difficilmente reusciva il poter cavar da quelli freddi animi quell'aiut’ che sarebbe sta conveniente che havessino dato per suplir alla tanta spesa che la faceva, mi ressolsi cavar per questa via o di acrescimenti o di regolatione di dacii, a poco a poco quel più che havesse possuto, se ben intendo che di questo né vengo io imputato come che il benificiar il publico meriti imputatione; et revedendo tutti li dacii vecchi et essendome venuto in pensiero il redriciar de alcuni novi, feci quell’augumento che di tempo in tempo ho scritto a  Vostra serenità, il qual se ben non è tanto quanto sarebbe il bisogno et haveva io animo con il tempo di dover fare, trovo però che importano li crescimenti delle intrade per la refforma de dacii et per la nova agionta de diversi che non vi erano due volte tanto, quasi quanto trovai che si cavava prima, se ben mi fu del tutto levata l’occasione di poter pensar a maggior crescimento, over ad altra cosa nova, quando fu inteso che havendo la Serenità vostra ad un tempo istesso imposto la imbottadura de vini et ogli, il dacio de formaggi et crescimento de sali, ella volesse poi che non fusse a ciò dato essecutione, daché fu fatto giudicio che ella havesse rispetto ad allargarsi tanto, siché io che mi persuadeva, con il tempo et a poco a poco, haver possuto introdur qualche altra cosa, non giudicai ben andar più tentando et promovendo humori, perché in vero non saprei anco da qual cosa di quel Regno si potesse cavar relevante gravezza, eccetto quella dell’imbottadura, la qual darebbe ben grandissimo beneficio, ma come cosa che tocca immediate quelle sorte di persone, che a mio creder debbeno esser rispettate, mi pare che sarebbe da pensarvi molto prima che si venisse a tal ressolutione, per il ragionevol dubio inche si potrebbe cader, che ella fusse per apportar gran moto; se ben contra questa mia opinione Vostra serenità ha sentito discorrer pochi giorni fa, che questa sarebbe più tolerabil di tutte le altre, anci si è cegnato [?] che questa sola doverebbe bastar per tutto quello si è fatto. Ho imposto un cecchino per botta di tutti li vini che si trazeno, tre per botta di tutti li ogli, comprendendo anco quelli vini et ogli che si consumano nel paese, quando dall’una città sono portati all’altra, cecchini doi del miaro delli formazi, che si estrazeno et in oltre ho aggionto alla decima antica un’altra meza decima che si paga alli particolari soldini tre et sono venduti con soldini 12 di più a beneficio di Vostra serenità et commodo de soldati et particolari. Ho aggionto una per cento alla messetaria. Ho regolato il dacio del comerchio con nove stime et nove dechiarationi, per le quali si è affittato il doppio. Questo dacio che si chiama de comerchio e come qui il dacio de intrada pagano le robbe secondo il vecchio costume, alcune due, alcune tre per cento della loro valuta et alcune più o manco secondo l’antica limitatione, et perché si soleva valutar le robbe et stimarle per sacramenti et deposition delli proprii marcanti, quanto li erano coste o in questa città o in altri luochi dove le havevano compre che era molte volte la mità manco di quello valevano in Candia et sopra quella deposition o sacramento si faceva pagar il dacio, che essendomi parso questo notabil disordine, et conscendo che da esso dependeva la bassezza di quel dacio, per altro importantissimo, terminai che il dacio si dovesse pagar secondo la valuta et corso delle robbe dove si vendevano et non dove si compravano, come si usa di far in questa città et in tutti li luochi del mondo; et ordinai anco che di tutte le mercantie solite intrar in quel Regno fusseno fatte le stime, che l’anno 1574 furno fatte dal clarissimo reggimento et capitano di Candia, li quali presa informatione da gente pratica, sanseri et mercanti, come sono sta soliti far qua li clarissimi governator delle intrade et signori cinque savi sopra la mercantia, quando hanno voluto dar stima alle marcantie, hanno stimato ogni sorte di robbe, secondo la qual stima, fatta con molto favor della mercantia, senza alcuna alteratione del pagamento, seben con stima più giusta è sta affittato questo dacio tre anni continoui, finché io son stato in Candia, non havendo sentito che questa giusta limitatione, come sento discorrer hora, habbi causato mai né [?] destruttione, né ruina de comercio, ho ben veduto che stante questa et altre regolation di detto dacio esso è notabilmente cresciuto a più del doppio et crescerà d’avantaggio se vi sarà usata diligentia et se non si vorà, per far parer oscure l’opere chiarissime, dimenticarsi il beneficio publico. Ho cresciuto li sali da soldini 20 a soldini 54. Ho imposto novo dcio sopra le uve secche, che prima non pagavano sopra li sughi di limon, mieli et ogli di Gierapetra et Sethia. Ho cresciuto il terzo quello delli corami. Ho refformato il dacio della beccaria, del qual si cava cerca ducati 10.000 che prima non se ne cavava tre, havendo levato una dannosa corutella, che era obligo alli dacieri di vender la carne che cavavano di decima a soldini cinque, da qual precio non godevano se non ministri, et anco l’obligo di donar ogni dì alli rettori lire 20 di carne per testa, introdution continuta longo tempo, li quali in altro modo vengono recompensati; levati adunque questi doi oblighi, l’uno de quali, se ben grave alli particolari, portava poco utile alli popoli et a Vostra serenità nessun beneficio, si è introdutto quel tanto accrescimento che di sopra ho detto, le qual tutte cose si come la Serenità vostra ha inteso hanno cresciuto le intrade publicie ducati 80.000 et sarebbe crescimento maggiore, se alcuni dacii fusseno con più avantaggio affittati, li quali molte volte dalla malignità di dacieri et le intelligentie che hanno insieme sono tenuti bassi più di quello sarebbe conveniente, ma se ben quest’anno rispetto alla mutatione delle valute si è convenuto dar qualche recompensa a qualche dacier, da poi che li dacii furno affittati, che fu fatto giostamente per l’abbassamento che feceno le robbe dalla valuta di quelli cavavano il danaro, restano però tutti affittati con avantaggio, perché essendo sta affittati inanzi la nova regolatione delle valute, secondo si costuma far a perperi, come 24 et mezo ne intravano in un cecchino, hora ne intrano 20 et un terzo, pochi altri dacieri possono pertender per l’alteratione delle valute alcun restoro, come feci alli doi giustamente, perché li dacii affittati in perperi o in cecchini rescotendo essi l’istessa valuta che pagano l’alteratione non li può haver nociuto, seben quando saranno inanimati a dimandar restoro lo faranno. De tutti li dacii adunque insieme, compresi quelli che non sono sta affittati, che a Rettimo et Canea sono sta quelli della novissima imposta de vini et ogli, che ragiono per il rescosso et il resto delle intrade, compresovi mesate 2.480 de formenti cresciuti a Lassiti, dove l’ha de intrada formento mesure 10.315; in quel luoco esse intrade son oparte de formenti, che si scodeno per affitti de proprii suoi terreni et parte per affitti o recognitione di terreni dati a Napolitani, che sono obligati dar li formenti ad uno bassissimo precio. Cava la Serneità vostra per tutte quelle città secondo l’affittation dell’anno presente ducati 130.776, delle quali la cavava prima che io le regolassi et l’anno inanzi che io andassi ducati 52.000, con tutto che quell’anno fusseno affittati molto più li dacii delli anni precedenti; importa la spesa ordinaria, de salarii de reggimenti, armar di quattro galee ordinarie et altro ducati 42.076.
Il trattenimento de soldati 6.000, che tanti presupongo, che Vostra serenità vorà del continouo tenir compreso li pressidii di Tine et Cerigo, con paghe de governatori capitani et officiali, costerà ogn’anno ducati 276.913.
Li stradiotti di Candia, Canea et Sethia ducati 3.931.
Li bombardieri di tutte le città ducati 3.139. Nelle fabriche oltra il lavoro de contadini per angaria et quello si cava da loro in danari, non essendo cosa ordnaria calculo che possi costar più et meno, secondo che con più o manco diligentia si vorà attender et rescuoter dalle angarie et haverne cura, con le qual angarie senza altro interesse o spese, credo che si possino trattener quelle fabriche. Costerà adunque alla Serneità vostra ogni anno il Regno di Candia, armato di 6.000 soldati italiani, compresovi capitani et governatori, con la quantità de stradiotti et bombardieri et salarii di reggimenti et armar di quattro galee ducati 326.060, da quali si ha da batter ducati 130.376 che importano le intrade, resta di più la spesa ducati 195.683, che battuto il quinto per la valutatione della moneta sono ducati 156.000; et de tanti sarà bisogno che la provedi, recordandole ben reverentemente che il lassar redur in necessità et mancamento de denari è malissima cosa, perché non reuscirà sempre, come per gratia di Dio è reuscito a me, che tutti li danari che ho presi a cambio, li ho havuti sempre a ducato per ducato o cacchino per cecchino, o perperi 17 soldini 14 per ducato et non come prima si havevano che per perperi 11 soldini 20 la pagava un ducato, overo per lire quattro che di là si contavano la ne esborsava qui sei, perché quando le persone che governano sono in necessità convengono far come possono, la qual necessità porto seco l’origine del stampar le cavalline et perperi, opera tanto dannosa a quel Regno, quanto ad ogn’uno è molto ben noto.
La qual cavalline furno recuperate inanzi ch’io andassi in Candia et la maggior parte satisfatte con tanto cavedal di otto per cento in cecca et per quanto intendo contati li danari nel medesmo sopradetti modo de perperi 11 soldini 20 per ducato, che hanno havuto per quella valuta, et qualche volta è stato dubio se chi l’haveva in mano ne dovesse perder il capitale, come per questo dubio vien deto che molte ne siino sta compre per assi manco di quello correvano, poiché con ducati 66 sono sta fatti creditori in cecca di cento et hanno per essi ducati otto ogn’anno de intrada. Ma li perperi trovai ben ancor correnti, et se ben erano di rame et di tanto manco valuta, quanto erano fatti valer, però prima che la moneta fusse avalizata [?] con l’oro, essi ancora erano tenuti nascosti; ho scritto più volte a Vostra serenità et le raccordai quanto fusse bene che si levasse di quel Regno quella mala semenza, che lo teneva tutto infettato, et che finché essa corresse era impossibile pensar ad alcuna regolatione, credo che fusse desiderio di Vostra serenità che fusseno recuperati, come quando la mandò provisione per le cavalline inanzi l’andata mia, la mandò anco per la recuperatione di quelli, ma o fusseno le difficultà o altro a me non fu dato così facilmente il modo di recuperarli et io conoscendo quanto grande doveva reuscir il beneficio, se liberando quel Regno non solamente dal corso di quella mala valuta, ma dal gran pericolo che si correva, che per la facile falsificatione ne fusse venuto un diluvio, che fusse stato impossibile poi di recuperarli mai, et con questo mezo haver fatto montar li cecchini a 100 perperi l’uno, non mi parendo haver forze di far una così perfetta opera, mi ressolsi per veder se vene fusse importante somma de falsi, di farli rebollar, come feci et poi con più animo che forze, feci rettenir in Camera tutti quelli che capitavano et finalmente feci publicar la sua recuperatione nella quale vi sono andati ducati 50.000. Fu ben causa questa ardita impresa, che poco dapoi cascai in quella necessità, che più volte con molto tedio appresentai alla Serenità vostra, la qual fu tale che fu tenuto per certo da ogn’uno, che da essa astretto dovessi di nuovo metter mano alli p.[?] perperi et di nuovo farli spender, cosa che haverebbe dato grandissimo travaglio et che mi haverebbe indotto in tentar ogni altra cosa prima che ritornar quel morbo; et pur già tra imprestido et altri mezi tenuti per resister a così gran bisogno mi haveva preparato, quando sopragionse l’oportuno aiuto dalla Serenità vostra, che mi diede compita certezza, che quell’opera fatta, come dissi, con più animo che forze, se ben favorita dal Signor Dio, fuste in fine reuscita bene et per levar l’occasione che mai a tempo alcuno non torni più a servirsi di quelli perperi, li mandai con la nave Panighetta in cecca. Di essi è sta trovata una quantità de falsi, ma non già tanta quanta ho dubitato doversi trovare, rispetto la longhezza del tempo, credo che ne siino stati de falsi circa 30.000, li quali per essersi trovati tutti in Camera recevuti fra li pagamenti, hanno convenuto cascar in danno di Vostra serenità, se ben essendone smariti all’incontro tanti dalla somma che fu stampata, come occorre in tal casi sempre, non è stata maggior il danno della quantità trovata falsificata di quella è stata la smarita.
Resta per gratia di Dio libero quel Regno da quella mala valuta, che qualche volta ho creduto che non si dovessi liberar mai. Convengo ben dir a questo proposito, come più volte ho scritto, che il paese è hormai così pieno di sesini, che non si vede correr altra moneta, et non possendosi essi spender in altro luoco, et essendo forzati quelli che portano marcantie, non havendo modo di cavar il tratto in altre robbe de convertirli in danari, non vale per fuori del Stado altro che cecchini et convenendo convertir sesini di rame in cecchini d’oro, tenghi pur certo Vostra serenità, che quando non vi fusse fra l’uno et l’altro metallo la tanta sproporcione che vi è, il solo bisogno conveniria causar alterationi, vi siano pur quante prohibitioni et pene possino esser. Credo ben che con molto utile quella moneda si spendi o mandi, ma bisogna per contro ricordarsi che anco era utile et molto utile, quando Vostra serenità spendeva un ducato per uno et mezo et tamen la si contentò privarsi di parte di quel utile per regolar et accommodar altri, peroché messasi dalle tante voci che l’ha del continouo sentito, credo dall’interessi particolari, la fu persuasa che stante la valutatione delle monete nel modo che 30 mesi continoui erano corse vi fusse danno delli soldati, delle genti di galea et che il comertio si anichilasse, et volendo et desiderando che vi fusse remediato, considerato credo quanto fusse grande la difficultà di questo negotio, parve a Vostra serenità, con l’eccellentissimo Consiglio di dieci sotto il VII decembre dell’anno passato, commetermi che consigliata questa materia con li clarissimi duca et capitano di Candia, io facessi quella deliberatione et regola che giudicassi megliore, havuto rispetto alla sua intentione, che era di mgliorar la conditione de soldati, gente di galea et redriciar il comertio, che la era persuasa che fusse destrutto, dicendomi di più che nella regola che facessi, mi forzasse di fuggir li estremi, mostrando chiaramente che con tutto il desiderio che la teneva che si facesse regolatione, la non intendeva però di perder totalmente il beneficio che la godeva nella spesa, che come ho più volte detto era di 50 per cento. Io certo sentì questa commissione et questo peso che fu posto su le mie spalle, con quel timore che un carico tale mi doveva far ragionevolmente sentire, perché come sa ben la Serneità vostra, che molte volte l’ha provata, non vi è materia più difficile et di più dubiosa reuscita che la regolation di valute et quella massime dove interviene abbassamento, perché non si può levar mai dalla mente delli homini, che non sii di loro pregiudicio et danno quel tanto che abbassando l’oro et la moneta, si fa valer meno di quello che si trovano haverla valutata in mano, oltra che havendo veduto per molta esperientia di qua et di altri luochi, che per ben che si habbi deliberato secondo li tempi et le materie che sono sta considerate, pare che mai si habbino mantenute le deliberationi, o perché non si habbi possuto trovar il vero metodo o perché ogni poco tempo altera le cose, io che prevedevo che questa in poco tempo potesse partir la medesma alteration, sentiva malissimo volontieri dover deliberar cosa di così pericolosa reuscita et come scrissi harei volontieti differito la essecutione et supplicato Vostre sigorie eccellentissime, che non mi aggravissino d’un tento carico et che questa materia che haveva bisogno di longhe et savie consulte, dovesse più presto esser consigliata et deliberata qui che remessa a me, che giudicavo difficilmente poter far cosa che in poco tempo non fusse fatta reuscir dennosa; ma l’ordine che fu dato de Vostra serenità uscito dall’eccellentissimo Consiglio di dieci, con tutto che fusse mente sua che fusse tenuto secretissimo, fu così presto divulgato et le piazze ne furno così presto impite, che seben non si sapevano li particolari, si ragionava però publicamente che era sta deliberato che le monete fusseno regolate et fra soldati liberamente si diceva che la paga era sta cresciuta, che temendo io che questi ragionamenti si potessino far di mala natura, havendo essi havuto principio et origine molto prima, fin quando in questo eccellentissimo Consiglio già doi anni fu disputata questa materia et sapendo anco, che erano fomentati da qualche persone che con dissimulatione faceva parer altrimenti, giudicai che non fusse bene lassar una tal alteratione fra li populi et fra la militia, mi trovava all’hora alla Canea et tenendo io più secretto l’ordine di Vostra serenità che mi fu possibile, andai in Candia il principio di febraro, dove al primo arivo mio, essendo come è detto impressa opinione che fusse già deliberato, si aspettava a prima gionta sentir [?] la proclama, mi parve bene lassar passar qualche giorno per levar, se possibil fusse, dalla mente delle persone questa concetta opinione, acciò che paresse nuova et non deliberata quella attione che si facesse, et per accostar più che fusse possibile il tempo alla fine delli dacii vecchi che finivano tutto il mese di febraro et per poter con più facilità affittar li novi; inanzi l’affittar de qual dacii, quando si fusse posto mano et fatto alcun moto in le valute, ne sarebbe reuscito notabilissimo interesse et estrema difficultà nell’affittarli, poiché si sente che hora, non ostante che li dacieri non patisseno alcun danno scodendo essi nel modo che pagano, vien detto che per l’abbassamento delle valute li dacii sono ruinati, ma se prima che li havessimo levati con la incertezza della reuscita fusse seguito l’abbassamento, senza dubio non si sarebbono affittati. Lasciai adunque scorrer quelli giorni, nelli quali non sentendosi la inovatione che era aspettata, si raffredorno alquanto le calde voci che erano prima sparse, si affittorno li dacii et fra tanto conferito il negotio con li clarissimi duca et capitano, più volte con intervento di solo il secrettatrio, et discorso tutto quello che in questa matteria si poteva far, parve a tutti che meglior de ogni cosa discorsa era redur il cecchino et la giusta valuta sua a segno tale che la Serenità vostra, se ben la diminuiva in gran parte, la non perdesse però affatto tutto l’utile che la sentiva delle 50 per cento et che li soldati et galiotti venisseno per questa via a recever il beneficio et augumento nelle loro paghe. Fu deliberato adunque far valer il cecchino perperi 20 soldini 12 et mezzo et per portion lire otto soldi 14 de moneta, dando pretio equivalente ad ogni lira et gazetta, in modo che con la valuta del cecchino il tutto riscontrasse. Fu eletto questo partito tanto da me, al quale Vostra serenità diede il carico, quando dal Consiglio delli clarissimi duca et capitano, con li quali discorsi et consigliai il negotio, come la mi commesse, si perché si accostava più al voler di Vostra serenità per quanto si è possuto comprender, perché fuggiti li estremi con questo si abbracciava la giusta mediocrità, reuscendo in questo modo, che se ben l’utile delli 50 per cento si diminuiva, restava però in 25 per cento, si anco perché la paga de soldati veniva ad esser lire 16 soldi 16, con crescimento de quasi lire tre et medemamente alli galiotti, peroché il ducato, che prima era lire quattro soldi doi piccioli otto, hora vien ad esser circa lire cinque. A questa deliberatione vi era un contrario solo di molta importantia, sopra quale fu discorso, cioè che se con l’abassamento delle valute non fusseno abbassate anco le vittuarie et tutte le altre robbe, sarebbe stata poco profitosa questa regolatione, perché se tanto si fusseno pagate le robbe, quando il cecchino corresse perperi 20 soldini 12 et mezo, quanto quando valeva perperi 24 et mezo, convenendo la paga de soldati esser sempre perperi 39 soldini 12. Vostra serenità harebbe il danno dell’acrescimento et li soldati non sentirebbono l’utile di esso, però fu anco discorso, che con il callo delle valute si facessino proportionatamente callar anco tutte le vittuarie, dando principio dalli formenti et tutte le altre cose con quel modo si facesse stabilir questo ordine, il qual fu publicato improvisamente il primo si marzo passato, et seben nel principio tanto nell’accommodar li precii delle robbe, quanto nel stabilir li debiti et crediti, vi fu qualche difficultà, fu però assai presto stabilito et accommodato il tutto, se ben pare che non ostante detto abbassamnto non si possi mantenir li precii delle robbe alli segni desiderati. Mi era venuto in pensiero di non toccar il pretio et corso della valuta, che già tanto tempo era hormai fermato, ma più tosto sotto nome di caposoldo crescer la paga alli soldati a questo istesso segno che al presente la li vien pagata, ma perché con questo mezo non se remediava all’interesse delle genti di galee, che nell’ordine di Vostra serenità erano prima ricodati, a quali come a soldati si convenea haver rispetto et anco non pareva che in detto ordine fusse intention sua, che in tal modo si provedesse; oltrché pareva cosa pericolosa, che sotto qual si vogli nome si desse crescimento di paga a soldati, li quali non guardando a buona o trista qualità di valute harebbono forse possuto convertir in malissimo uso questo nome di caposoldo o altro che si havesse introdotto per beneficio loro, che harebbe possuto anco passar in altri luochi, dove le valute non sono di quella qualità. Ho anco pensato levar in tutto il nome de perperi, da quali depende tutta la confusione, et far che sotto il nome che correno le valute in questa città et nel resto del suo Stado si facessino in Candia anco tutti li pagamenti, ma oltra che sarebbe stato con danno di Vostra serenità, che harebbe perduto et le 50 per cento che prima la cavava et le 25 che la cava al presente, sarebbe anco stato un metter troppo gran confusione in quel Regno, dove sotto questo nome de perperi già tanti anni sono passate tutte le cose et hanno havuto principio et origine li pagamenti, livelli pepetui, affittationi, dote et tutte le cose fino le scritture delle Camere fiscali, essendo tenuti li conti nelli libri di esse Camere sotto questo nome de perperi, perilché sarebbe sta posto una confessione et caos, che harebbe suvertito tutto quell’ordine. Mi son adunque rissoluto di far quanto Vostra serenità ha inteso, non già con animo che quanto ho fatto sii sufficiente regola et remedio a questo disordine, che come ho detto è sta tanto difficile da stabilir et fermar in ogni altro luoco et tanto più quanto che stante il corso delli sesini, come ho detto di sopra, è impossibile che l’oro con il rame in tanta distantia di valuta si confaci insieme, sarà bene levar mano di mandarne più, perché hormai ne è pur troppo pieno quel Regno.
Fra molti dacii che si affittano in Candia vi è quello della spin, che è dacio di qualche consideratione, se ben in ogni città si affitta qualche cosa manco di quello si affittarebbe, perché sono obligati li dacieri dar il vino alli soldati per un terzo o un quarto manco di quello si vende ad altri, et questo ho introdotto per levar un scandolosissimo uso, che trovai in questo proposito, il qual era che essendo limitato il vino per li soldati a precio bassissimo di cecchini doi et tre quarti la botta, quando era corrente et valeva cecchini sette et otto, erano tassati tutti quelli havevano vini secondo la quantità che si trovavano di darne tante botte per cento alle compagnie, che quando anco questo estremo et insoportabil danno de particolari si havesse convertito in beneficio et commodo solamente delli privati soldati, sarebbe stato comportabile, perché quelli poveri harebbono havuto quel utile; ma si usava dar li mandati in mano alli capitani o sergenti, li quali con il brazzo publico et con l’auttorità che molte volte si assumeno volevano et cavavano il fior delli vini delli magazeno de particolalari et quelli con quali sogliono acconciar molti di bontà inferiori et li pagavano cecchini doi et tre quarti la botta, essi poi havevano carico di destribuir il vino alla compagnia, in qual modo con qual mesura et quanto altretanto da quello recevevano che loro pareva. Levai adunque questo abuso parendomi cosa ingiustissima dar un tanto interesse a particolari, poicé sotto questo nome di dar vino alli soldati, tutti erano fatti soldati et si serviva in questo modo et con tal precio qualche principal et illustrissimo soldato; et se ben fu di grandissimo contento alli particolari, dispiacque però grandemente a quelli che sentivano beneficio, non già poveri soldati, perché nel modo introdottone senteno forse più che non facevano prima, ma ben quelli per mano de quali passava questo utile, con estremo danno de tanti, li quali convenivano vender li meglior vini che havessino a cecchini doi et tre quarti, quando li peggiori valevano sette et otto et quelli che per forza li erano  tolti harebbono venduti diese, li quali mezi disperati si dolevano di questa ingiustissima gravezza. Feci levar alquante taverne, obligando il dacier della spina a mantenirle per il bisogno de soldati, il qual dacier, parte con qualche avantaggio del dacio et parte con obligo che si contentorno contribuir li patroni delli vinii, di certa somma al pretio che esso si era obligato venderli, che era però conforme alla sua valuta, si è contentato mantenir dette taverne nelle quali li soldati si serveno et in questo modo essi hanno il vino per manco il quarto di quello che si vende alle taverne particolar.
Alli capitani o sargenti è levato il modo di far essi la taverna et le caneve de particolari sono fatte libere et perché questa cosa, seben con mala introdutione haveva fatto hormai molta radice, vi ho considerato qualche difficultà nel levarla et tanto più perché era fatto creder alli soldati che fusse con interesse loro. Questo dacio della spina, che come c’ho detto si affitta in tutte le città, è di qualche importantia et di esso si debbe cavar 160.000 perperi all’anno, che sono quasi ducati 15.000, l’istesso si affitta anco alli castelli et si estende la giurisdition sua di tutti li vini che si vendeno a minuto nelle città, castelli et tre miglia intorno; et qui trovo esser introdotto un noto vilissimo disordine con una manifesta usurpatione di quello che appartien al publico, fatta da quelli nobili et cavallieri de casali, li quali non so trovar con qual auttorità appropriano a se stessi il dacio della spina in li loro casali et non solamente cavano dacio di quella vendita, che è cosa inlicita et che non appartiene ad altri che a Vostra serenità, ma facenso anco per il più che siino venduti li vini dalli loro fattori, vendono il proprio loro vino senza limitation di pretio et senza recognitione di alcuna superiorità; et per la facilità che hanno di smaltir in questo modo li vini non li conducono in le città, che qualche volta patiscono, et mantengono nel paese il consumo di più vino di quello farebbe bisogno. Essendo io alla Canea l’anno passato fu fatto certo tentativo dal clarissimo reggimento et capitano di Candia, che tendeva a voler affitar li dacii della spina con tutto il territorio, delche grandemente si ressentirno quelli nobili et come cosa che li penetrava nel core, comparsero et ricercorno che si sorpasedese, perché volevano esser alditi et fra loro fu ragionato di reccorrer a Vostra serenità, perilche fu differito et non è sta fatto altro; ma questa che non si può chiamar gravezza a populi et che è manifesta usurpation di quella che appartien al publico, convertito in uso di particolari, li quali non debbeno essi imponer né rescuoder dacii, se non tanto che come dacieri habbino a fitto il dacio publico, è cosa giustissima et poiché quest’anno è passato in loro gratificatione, si può liberamente al novo prossimo incanto affitar questo dacio per tutti li casali per conto di Vostra serenità et levar questa usurpata auttorità a cavallieri, della quale se serveno anco quelli vescovi et prelati o suoi affittuali, li quali non pagano tansa, decima, né alcuna gravezza delle intrade grossissime che godeno et che li sono mantenute et diffese con tanta spesa di Vostra serenità. Fra diverse cose che ho vedute, notate nella comissione che piacque alle Signorie vostre eccellentissime darmi, come ho detto prima, ho trovato che essendo all’hora la Serenità vostra sta avisata di Candia, che fra il traattenimento de soldati et la spesa delle fabriche si conservavano ducati 42.000 al mese de estraordinario, perché si contava che le intrade servisseno alle spese ordinarie, la qual summa di mezo million di ducati all’anno parendoli eccessiva, mi commissero che cercassi con quelli mezi che mi paressero megliori di cavar qualche suffraggio et qualche aiuto da quel Regno; et certo quando considerai le parole di quella parte delle commisison. che molte volte mi stava d’avanti gl’occhi. et vidi con quanto pochi danari fui mandato in quel Regno, non ostante l’aviso che vi era di tanta spesa, dubitando che il mancamento di essi mi dovesse grandemente travagliare; stavo con l’animo turbatissimo, quando massime assai presto scopersi che il cavar danari per quelle vie che erano discorse era cosa impossibile, son andato però sempre cominando et continuando in questo pensiero, perché se ben ho fatto nella militia molte delle regolation che ho detto di sopra, che hanno assai diminuita la superflua spesa, però molto tempo ho havuto li 6.000 soldati che trovasi al gionger mio in Candia et di continouo si è lavorato alle fabriche di quelle fortezze, di modoche havendo continuato sempre l’occasione della medesma spesa che si faceva prima, in tre anni che son stato a quel governo, sarebbe sta bisogno che da Vostra serenità, per continuar come la faceva, mi fusse sta provisto di un million et mezo de ducati ha nondimeno possuto tanto prima la regolatione della militia, redotta sotto quel giusto numero de  capitani et officiali, che si conveniva con la cassatione di tanti capitani et il modo levato che si facessero di quelle cose con danno publico che ho discorse et tanto ha giovato il beneficio cavato dalla giusta valutatione dell’oro con la moneta, che ha convertito tutto l’utile in la Serenità vostra, che era prima de particolari, della introdutione che per via tacita et secretta quella militia sii sta pagata a paghe otto all’anno et dapoi la nova refforma a 10, come al presente si fa. Ha possuto anco tanto l’acrescimento delle intrade publiche et li danari rescossi et recuperati da molti debitori, parte de quali erano per la longhezza del tempo fatti inesigibili, ma molti più che per usurpation di danaro publico non erano né apparevano, ho fatto crear debitori et in gran parte recuperato il debito; hanno possuto tanto queste cose che in tre anni, non solamente Vostra serenità non ha mandato un million et mezo d’oro, come l’era avisata che vi andava di spesa, ma trovo fra mandationi da lei et presi a cambio, compreso pani per vestir de soldati, haver havuto ducati 404.843. In formenti l’ha mandato stara 87.603, de quali si sono fatti biscotti stara 36.379, restano quanto se è cavato de stare 51.254 de formenti ducati 83.896, che con li contanti sono ducati 488.629 de quali si ha da batter ducati 50.000 spesi nella recuperatione de perpei et ducati 36.000 che ho lassato al clarissimo Michiel, in un scrigno per il deposito delli cecchini 30.000, che ultimamente la ordinò che si dovesse conservar per l’armar delle galea; qual deposito mi son forzato mantenir et conservar intatto per l’assalto come ho fatto, perché servii a quello che è stato destinato, havendo fatto notar de propria et formate parole che nella parte presa sono sta dechiatire et certo, come è sta buona la deliberatione de introdur quel deposito, così sarà bene levar l’occasione et la necessità che per altro vi sii posto mano, eccetto che per quello è sta deliberato, perché appresso le altre provisioni, questa dell’armar quella quantità di galee che li farà bisogno, sarà di grandissimo giovamento; di modo che per concluder et saldar questo conto in tre anni che la doveva esborsar un mellion et mezo di ducati, né ho havuti solamente ducati 402.729 con quali mi son trattenuto 38 mesi, et se al partir mi di Candia non lasciai più danari di quello vien scritto. non è stato in mio potere, lassai però circa stara 12.000 formenti, che per giornata si vendevano, et li danari delli daci che si scodevano, cose comprese nelli calculi fatti di sopra, con li quali si è pur fatta la paga di settembre, ottobre, da poi il mio partir di quella città che fu il mese di agosto. É vero che in lo avalizar della moneta con l’oro, in qual si convertì il beneficio tutto in Vostra serenità, che prima era di particolari, calculo, che in questo tempo vi sii sta di utile quasi ducati 300.000; l’avanzo delle intrade cresciute in tre anni importano ducati 240.000; delli debitori creati per le cause di sopra discorse, sono sta recuperati circa ducati 70.000. Non considero quanto vogli dire et quanto vagli ducati 80.000 de intrada cresciuta, con l’assegnamento de quali qui in li bisogni si caverebbe un million, né quello che sii per valer la quantità de sali che ogni anno saranno condotti in questa città, dico solamente che in questo tempo, se secondo quello l’era informata che la spendeva prima, l’haverebbe convenuto mandar in Candia un million et mezo de ducato, la ne ha mandato però solamente 403.000 in circa, tutto il resto è stato avanzato; che se in tanta summa se potessi appresentar in bacilli o in sacchi et mostrarla in questo eccellentissimo Consiglio et farli veder un tanto frutto della diligentia et fattica che ho usata, son certo che sarebbe gratamente veduta, ma se la non è in bacili o in sacchi, se li rapresentino le Signorie vostre eccellentissime in li loro animi et tengono per certo che de tanto harebbono convenuto far provisione, la qual sarebbe costata tanto più quanto che per una tanta somma avanzata et sparagnata correrebbe interesse delle otto per cento, come corre in molti altri debiti publici; et se appresentino anco di più, che se io le considero questa summa per acquisto del tempo che son stato in quel Regno, quanto sii per esser la continuatine del tempo che ha da venire, mediante la introdution et accrescimento di dette intrade et delli ordini et advertimenti posti per mantenir ben regolate le cose con sparagno del danaro publico. É ben vero che queste cose non si fanno per miracolo, convengono reuscir molte volte con poco contento di qualch’uno, però se dalli debitori astretti a pagar li suoi debiti et da quelli che havevano usurpato molti danari, ho cercato recuperarli, et se da quelli che non essendo soliti, né havendo cognition di gravezze, hora convengono gustar l’amarezza di queste poche, se da capitani a quali era permesso il poter mal menar il danaro publico in tante maniere, quante era fatto, concor debolmente, sarà sta biasmato il mio proceder, Vostra serenità consideri che l’haver avanzato al publico quanto ho detto, che tende a beneficio del passato et del tempo che ha a venire, conveniva io riportarne l’odio et quelli la mala satisfattione, la qual non credeva già che dovessi mostrar alcun interessato nel beneficio publico. Hebbi da Vostra serenità al partir  mio ducati 80.000, per spenderli in quelle cose che di sopra ho detto, che l’era avisata che bisognava spender, oltra quali vi era la spesa delle galee armate quell’anno, che condussi meco in Candia; et perché subito gionto vidi il disordine delle monete, mi cascò in pensiero di far quella regolatione o avalizamento dell’oro et la moneta, come feci, dal quale ne è reuscito il beneficio di sopra narrato et operai di modo et prolongai il metter mano, tanto in quelli danari portati meco, che feci che anco quelli cascorno nel tampo del deto beneficio et d’alcuni pochi in fuori, che furno spesi prima che seguisse detta regolatione, tutti li altri sono diventati ogni ducato uno et mezo et di questo anco ho dato crescimento alla Serenità vostra di 50 per cento, con quell’utile che la può considerar che ne sii reuscito.
A tutte le cose che di sopra ho narrato, in che modo habbi proveduto et con qual ordine habbi remediato, non mi affatticarò, per fuggir la longhezza, de dir particolarmente, perché come ho più volte detto presenterò quando li piacerà li ordini, tutte le terminationi et credendo che seben sono molte et porteranno qualche tempo che Vostra serenità le debbi voler vedere, mi reporterò che ella intende all’hora che non è bastato che habbi veduto li disordini, ma come et quando ho possuto mi son forzato anco di provedervi, non mi assicuro già, come ho detto più volte, che senza efficace sua comissione, molte delle cose da me ordinate debbino esser mantenute, come da qualche apparente dimostration la può certificarsi, che si camina alla destruttione, però credo che dovendo esser auttenticate dalla sua auttorità, se le parerà con nova commissione ordinar che siino osservate, che sii necessario che siino vedute.
Queste sono le cose Serenissimo principe et eccellentissimi signori che mi sono parse degne della sua saputa, che nel ritorno mio dal carico datomi da Vostra serenità ho giudicato debito mio di appresentarli, resta che secondo il solito dichi qualche cosa di quelli che al suo servitio sono stati meco, de quali mi occorrerà dir poche parole, perché essendo conosciuti da Vostra serenità et da Vostre signorie eccellentissime, poco posso dir io che non sii molto ben saputo; conscendosi le fatiche continoue che in tanti carichi ha fatto messer Alvise Bonizzo, che con tanti prestantissimi senatori è stato secrettaio in Franza, Roma, Costantinopoli et quanto a Milano et Napoli si sii adoperato lui solo in tempi che di molta diligentia et prudentia hanno havuto tanto bisogno, havendo maneggiato et trattato negotii importantissimi et quando delli consegli de spagnoli, in tempo che stando la Lega importava tanto saper li secretti, esso diligentissimo ha advertita non solamente la Serenità vostra, ma anco li suoi capi da mar. In questo così longo tempo che è stato meco, si è anco con molta diligentia et assiduità affaticato in tutte le cose publicie, onde è ben degno che li sii confermata et agumentata la gratia della Serenità vostra.
É stato coagiutore Bernardin di Garzoni fo de messer Alvise suo secrettatio, il qual dapoi che servì il clarissimo cavallieri et procurator Da Leze in Dalmatia, ha servito anco me in quella provincia et poi tutto il tempo che son stato in armata et in tutto questo con indeffesa fatica, che certo essendo passate per sua mano tutte le scritture publiche, de quali né sono sta impite tante carte, mi par cosa impossibile che possi haver durata tanta fatica, so ben che con incredibil fede et secrettezza per sua mano sono passate tutte le cose, nelle quali incontaminatamente si è affatticato, la memoria della fedel servitù del padre et il buon servitio di esso nove anni continoui ha prestato, lo debbeno far degno della benigna gratia di Vostra serenità, poiché la simplice devotion et non alcun premio l’ha fatto continuar in questo servitio assiduo, et io che per giustitia ho giudicato che le tante fattiche sue dovessino esser reconosciute, non mi essendo venuta mai occasione, stimando nulla due botteghine, che li ho date in Candia, de quali cava di fitto cecchini 40, l’ho reservato alla larga et cortese mano della Serenità vostra. 
Mi ha servito per rasonato il Marchesini, del qual mi son servito prima in Dalmatia, essendo proveditor general in quella provincia et poi in armata per sopramassaro, della sufficientia sua non dirò molto, perché è assai conosciuta da Vostre signorie eccellentissime, in questo carico ha anco fatto secondo il suo costume, se ben trattenuto da malatia, venne in Candia quasi un anno dapoi il mio gionger, in quel tempo et in quello che è stato indisposto, mi son servito di doi gioveni che condussi meco al carico del regionato un Bortolamio Tedini et Giacomo Aricordi, che si sono fatti molto valenti et pratichi, li quali in ogni occasine potranno eccellentemente servire; si ha esso Marchesini adoperato nel suo carico con molta fede et diligentia, havendo tenuti tutti li conti et havuto il maneggio di tutti li danari.
Mi ha anco servito per nodaro o cancelliere nelle cose criminali messer Orlando Orlandini da Bressa, homo veramente da bene et sinciero, che con molta legalità con mia infinità satisfattione, ha essercitato il suo carico, et perché io son restato ben edificato della sua fede et valore, ho voluto in questa occasione farlo conoscer per buono et devoto servitor della Serenità vostra.
Restarebbe che secondo l’ordinario costume io dicessi di me stesso alcuna cosa in fine di tutto quello che ho narrato, attione giudicata da tutti difficile et da me stimata sopra ogn’altra difficilissima, peroché se repilogando le cose narrate vorrò sommariar quello che in tanto longo spacio di tempo mi è occorso far, convenirò cascar nel feci, dissi, operai et regolai, et oggionger anco alla longhezza di questo la continuatione di tanti carichi, ne i quali in tempi importantissimi son stato adoperato nove anni continovi, senza alcuna interpositione, essendo specialmente fra il generalato di Dalmatia et quello di mar passato il tempo di tutta l’ultima guerra, piena di tanti vari et così signalati accidenti; vorrei però fuggir quanto potessi questa parte et lassar che la qualità del servitio et le cose operate da per loro parlassero, la vista delle quali da un canto, seben è tanto lontana dalla Serneità vostra et dall’altro son certo da quelli che poco mi favoriscono esser state tenebrosa et oscuramente [?] appresentate, desidero nondimeno che il tempo le discopri et illumini, convenendo esse passar per mano de chi, secondo le inclinatione o gusto che haveranno ad esse o alla persona mia, le preserveranno in vita, overo le sepeliranno nel principio del loro nascimento; comemorerò solamente per simplice et sumario discorso, che sarà per riverente ricordo et non per alcuna ostentatione, accioché Vostra serenità procuri la conservatione di esse, se la giudicherà bene. La introdution della militia graca per stabilir parte de diffesa a quel Regno. La restauratione della cavallaria redotta da così ruinoso a tanto perfetto stato. Le 25 galee de governi introdotte per dar forma et coperta al trattenimento de marinari; le provision incaminate per far che in Candia vi naschino tanti formenti, che supliscono al bisogno et  viver di quelli popoli. Li ordini astradati per far reussir manco difficile che sii possibile l’armar delle galee. Il conservar il pensier che io ho havuto de mantenir liberi quelli populi dalle opressioni et violentie de grandi, che qualche volta possono alienar li animi loro dalla devotione di Vostra serenità; preservar li tanti alloggiamenti fatti per soldati, accioché non occorri mai più aggravar le case di cittadini, che li havea posti in disperatione; fuggir che li arsenali et le Camere et le munition et maneggi di bave non caschino di nuovo in quelli gran disordini che altre volte sono stati, poiché restano in gran parte remediati. Le saline dalla Suda redotte in bonissimo stato et la speranza che in tale si debbino redur molte [?] a Spinalonga, cose le quali come sono de incredibil beneficio, così debbeno esser tenute sopramodo a cuore. La porporella della Suda reuscita opera miracolosa, che farà conoscer se venirà mai l’occasione l’importantia sua, come reuscirà se si penserà alla securtà del porto di Spinalonga. L’accrescimento delle intrade publiche de quasi due volte tanto quanto si cavava, che come alienandosi se ne troverebbe un milion d’oro, così essendo cavate di dove manco si serava sono da esser molto stimate. La regolatione della moneta et la refforma delli abusi della militia, con quanto si è recuperato da debitori et scoperto de danari intaccati; et quanto si è cavato in tre anni dal crescimento delle intrade che ha possuto tanto, che in luoco de un milion et mezo di ducati che l’haverebbe speso li è costato solamente ducati 403.000. Li ordini et regule lassate tanto nelli pagamenti quanto nel governo de soldati, in luoco dove convien star del continuo grosso pressidio reussiranno, essendo osservati, perfettissimi; li advertimenti nelle spese delle fortificationi et la conservatione di quanto si caverà dalli homini de angaria, che essendo della summa che ho discorso darà gran commodità alla Serenità vostra et saranno il fondamento di quelle fabriche, se saranno mantenuti. Li disordini scoperti nelle galee et pagamenti loro con grandissimo danno publico, saranno levati via ossevandosi li ordini lassati, oltra le tante altre cose in così longo tampo operate che per non attediar Vostra serenità lasserò di comemorar, possendo che esser vedute per autenticarle con la sua auttorità, se la le reputerà degne. Vi sono intervenuti li effetti della giustitia, la quale con ogni sorte di persona ho essercitato indifferntemente et senza rispetto, con quella sincerità et grandezza che mi è parso convenirsi al grado che Vostra serenità mi diede et in conformità delle alte et gran parole che la fece notar nella mia commissione. La qual in tutte le sue parti contiene commandamenti di quello che da tutti è saputo, l’esecution de quali, come da molti è sta preveduto, dovea far reuscir dicontentezza de molti, li quali se tocchi in diverse maniere dalla giustitia havendo incaminate, come ha detto, publicamente et si è largamente lassato intender di voler far, senderà aveduti quelli del loro errore, come farà reuscir assai presto chiaro, che se ingannano quelli anco che aspettano veder, che molte delle cose da me fatte in servitio di Vostra serenità, siino lsciate ruinar, come particolarmente vien aspettato, che intervenghi della cavallaria, cavandosi credo queste opinion et imagination, overo perché sii sta considerato la gran diversità dal mio al passato governo, può esser creduto che la mutatione possi causar questa alteratione, overo che essendosi sentiti alcuni preocupati offici fatti in questo eccellentissimo Consiglio in proposito di detta cavallaria, quando in concorrentia di quanto fu da me ultimamente scritto di essa, è sta portata la relation del signor Brunoro Zampesco, ponderati li suoi discorsi ha potuto far cader in pensiero che sii opinion sua di lassar che da sé stessa vada in destruttione, parendo che tanto possi operar nella ruine sua il non la favorir et aiutar, quanto appertamente destruzerla, ma son certo et securo che anco questi se inganneranno, perché assai presti si haverà fatto chiaro della vera quantità et qualità di detta cavallaria et la consientia et molta integrità sua, con l’affettione che porta al beneficio publico l’astringeranno a mettervi l’istesso pensiero che ho posto io, essendosi certificato che quanto refferse il signor Brunoso nelli suoi discorsi, non è stato per intelligentia o cognition che ne havesse, poiché cosa chiarissima è che egli non ha mai veduto pur un cavallo della cavallaria della Canea et Rettimo, che è la mità de quasi tutto il Regno, ma otto mesi prima che si partisse non ha ne anco veduto quella di Candia, havendosi in tutte le mostre et essercitationi attrovato sempre in letto agravatto del suo male; onde haverà possuto chiaramente conoscer che il signor Brunoro, che ha parlato di quello che non ha veduto né inteso, non può haver detto sendo [?] quanto ha creduto dir in gratia et satisfattione de chi li ha così fatto parlare. In proposito de qual relatione non voglio restar de dire, che Vostra serenità si debbe molto consolare, havendo sentito quello che in essa è stato discorso, dovendosi ricordar quello che in relation tale disse il signor Lattin Orsino, poiché dal tempo dell’una a quello dell’altra ha sentito tanta mutatione et allegrarsi che o non fusseno veri li disordini appresentati dall’uno o che sii seguita tanta mutatione, che dall’altro si meriti tante essaltatione [?], ma poiché relation tali sono admesse et accettate et che è giudicato servitio publico, che anco questi appresentino li suoi appetiti, che non so se sii introduccion di confusione, non so quanto stii bene, che relation tali vadino per le piazze di man in mano, che si diano copie et che sopra quello sii stato detto et taciuto, si facino giose et comenti, non sapendo forse chi non penetra più avanti, che costano thesori a Vostra serenità, le laude che si acquistano dal testimonio de chi tirrando le cose alli proprii suoi interessi, stimano poco il danno publico. Et mi par che si doverebbe considerar, che admettendosi anco soldati et facendoli comparir in sena a recitar le parti loro, si vien per questa via a darli parte del nostro governo et interressarli nella elettione delli gradi principali, mi obligarebbe questo passo a dir qualche cosa più avanti, ma non mi parendo che il tempo lo comporti mi resserverò ad altra occasione; dirò solamente che se il signor Brunoro non si è contentato di qualche cosa, come in la sua relation appare, è proceduto tutto, perché ha havuto volontà, desiderii et fini, che in ogni parte repugnavano alli ordini, deliberation et espressi commandamenti di Vostra serenità, delli quali ho fatto io tanto conto, che per quanto l’habbi stimato, honorato et desiderato satisfarlo non ho possuto accordar quelli con la satisfattion del signor Brunoro, al quale io che è parso strano non haver ottenuto sotto di me tutte le cose di suo gran utile et di estremo maleficio publico, che contrariavano alla volontà di Vostra seenità, come era solito et ha largamente ottenuto per il passato. Per concluder adunque nel presente carico, come ho fatto in tutti li altri datimi da Vostra serenità, mi son sempre posto avanti gl’occhi il servitio di Dio, quello della mia patria con ogni mio studio et accuratezza, et con tutto che habbi cavato dalla debbolezza et imperfecion mie tutto quel più che habbi possuto et doverebbe acquietar il mio animo purgato dalla sicnerità della consientia et compiacermi mediante l’assidua diligentia da me usata in tutte le cose, di non haver mancato in alcuna, è stato però tanto l’ardor et desiderio che ho havuto di satisfar al mio debito, che ho reputato poco non haver mai lassato passar alcun giorno che non mi sii adoperato in le cose publicie, et che dando a pena il debito riposso alli bisogni della natura, non habbi conosciuto in tanta longhezza di tempo alcuna recreatione, et che mi vedi dalle fattiche dell’animo et del corpo indebolito et invecciato, con la perdita quasi della vista di un occhio, con aggionta del consumo de così gran parte delle poche facultà, che da me istesso acquistate dovevano sustentar et mantenir miei figliuoli, perché oltra quello che ho speso in li servicii precedenti, siino certe Vostre signorie eccellentissime che grandemente in questo carico mi sii costato il trattenimento di 56 persone, che del continouo ho tenuto ordinariamente in casa, et otto cavalli in stalla; et il frequente circuito, che ho fatto di quel Regno accompagnato sempre da più di 100 cavalli, con spesa intolerabile; et la tavola che sempre ho tenuto apperta da tutti li tempi et infine il poco favor per non dir disgratia che mi habbi acquistato de molti, il solo pensiero et ardente desiderio di servir la Serenità vostra et obbedir alli suoi commandamentei, le qual tutte cose seben possono apparer come sono importanti et di mio grandissimo costo et che sono quel più che potessi fare, comparandoli però con quanto mi astringe la natura et il debito et con il mio acceso desiderio del servitio et interesse publico, non solamente non mi par di haver cosa che corispondi alla mia intentione, ma mi par esser stato servo inutile, perché né vita, né robba, né affetto di honore, né amor de figliuoli tanti anni abbandonati, ho io mai anteposto all’obligo, alla natural devotione che debbo alla patria et a Vostra serenità et Vostre signorie eccellentissime, dalle quali son stato tanto anticipatamente honorato et premiato, che per quanto potessi far con esposition delle cose che mi sono più care, non mi resterebbe da desiderar premio o recompensa che già non havessi havuta; me rincresse solamente che non corispondendo forse le debbol operation mie all’altezza delli carichi nelli quali son stato adoperato et al fervor del mio animo, che desiderava quanto maggior grandezza di servitio si potesse fare, la Serenità vostra non l’ha recevuto tale, quale io ero tenuto di far, et vorei haver possuto et saputo fare, se ben essendo quel più che dalla debbolezza mia si poteva aspettare appagandosi ad imitation del Signor Dio la Serenità vostra, dell’affetto et purità dell’animo, accetterà in luoco del meglio che havessi possuto, quello che con ogni sincerità ho operato. 

Allegato:
Rellatione dell’eccellentissimo signor proveditor general in Candia Giacomo Foscarini dell’anno 1575
[copia non trascritta]

Carteggi direti a Giacomo Foscarini proveditor general in candia 1574 al 1576