1593 Zuanne Mocenigo
Relazione|
1593 Mocenigo ritornato di Provveditore a Candia
As Venezia, Collegio, Relazioni, busta 79
Relatione dell’illustrissimo signor Zuanne Mocenigo ritornato di Proveditor general del Regno di Candia 1593
Serenissimo principe, illustrissimi et eccellentissimi signori
Ancora che già doi altre volte io habbia fatto in questo eccellentissimo Senato copiosa et particolar relatione delle cose del Regno di Candia, prima l’anno 1582 quando tornai di là Capitano et poi l’anno 1588 quando tronai Proveditor generale di quel Regno, tuttavia essendo così piacciuto alla Serenità vostra et alle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime di darmi la terza volta carico in esso Regno, havendomivi mandato la seconda volta Proveditor general, con aggionta dell’inquisitione, pare che l’obligo mio ricerchi, che come hora io vengo più fresco da quel governo, così io habbia a rappresentar loro quelle cose che posso da novo haver osservate, degne della loro notitia et importanti al publico servitio in questo ultimo tempo che vi son stato, tanto più dificile e travaglioso dell’ordinario, quanto che per la carestia di tutta l’Italia et per la peste della città di Candia, si ha convenuto stare in continuo sospetto, anco del terzo flagello del Signor Dio, sapendosi quanto Turchi sogliano star attenti et accommodarsi alle occasioni che loro possano aprir la strada a danni de Christiani et in particolare di quel Regno. Vengo dunque con ogni riverenza a sodisfare, come meglio posso a questo mio debito ufficio, supplicando l’Eccellenza vostre ad esser cortesi delle loro benigna attentione a questa mia fatica, nella quale se non vi sarà per aventura cosa di loro dilettatione, sarà loro levata almeno di certo la noia della lunghezza, poiché lasciando io di parlare dei siti, confini et qualità dell’isola et di molti altri particolari delli quali ho trattato pienamente nelle altre doi mie relationi, mi son ristretto a rasionar solamente in che stato al presente si trovano tutte le città et fortezze di quel Regno, le opere che mancato a farvi, gli presidii che vi fanno bisogno, così in tempo di pace o per dir meglio di sospetto, poiché in tale si conviene viver quasi di continuo, come in tempo di guerra, il modo col quale si possa difenderlo, le sue forze naturali, gl’aggravii de contadini et alcune altre cose che appartengono al publico servitio et alla conservatione et difesa di esso Regno; riservandomi in ogn’altro particolare, che alcuna delle Signorie vostre eccellentissime desiderasse di sapere, per non essersi forse ritrovata in questo eccellentissimo Senato nelli tempi delle relationi de altri rappresentanti et mie, di darle quelle informationi che mi fussero ricercate.
Causa questa fortezza con suoi tiri, che galee nemiche non si possono fermar nel suo porto, il quale benché non sia capace per grosso corpo di armata, riesce però molto utile a Vostra serenità, così per esser levato al nemico, come perché potrà ricever li vasseli, che in tempo di guerra fussero mandati da questa città et da altri luochi per soccorrer quel Regno in occasione di bisogno, li quali potranno far sempre capo in esso porto per prender lingua [?] et continuar sicuramente la navigatione. Si può dire che sia totalmente fornita la detta fortezza, se ben viene da alcuni discorso che sarebbe necessario assicurar le cisterne che in essa si trovano, per esser vicine alla muraglia, con fabricare un nuovo muro di fuori alquanto lontano dal primo, terrapienando il vacuo, per renderle sicure dalla batteria che potesse esser fatta per via di terra, quando l’inimico fusse patrone del paese, ilche si potria fare con pochissima spesa; et per me stimo, che sia necessario a non lasciarvi questo mancamento. In tempo di suspetto può esser guardata la detta fortezza da 100 fanti et in tempo di guerra da 200. Essendo il suo giro da 480 passa in circa una parte del quale non ha bisogno se non di poca difesa, per esser grebbanosa, onde da se stessa si rende sicura. Seguono dopo questa li doi forti del scoglio di San Thodoro, situato 6 miglia lontano dalla Canea, il quale fa un ridoto per navi et anco per galee, furono fabricati essi forti con prestezza nel tempo della passata guerra, per levar quel ricetto al nemico et per dar qualche travaglio all’armata che volesse far aqua alla fiumara detta Platanea, che è appunto all’incontro di detto scoglio et per mancamento di tempo furono fatti tanto ristretti et senza terrapieni, che restano sottoposti alla scalata et a poter esser facilmente espugnati, rendono nondimeno questo beneficio, che armata nemica non potrà fermarsi sotto esso scoglio, ne meno nelle spiaggie ivi vicine, se prima non saranno combattuti et presi, ilche quando gl’inimici si risolvessero di fare, convenirebbono perder qualche tempo, il quale ritornerebbe in notabile beneficio dell’altre fortezze di maggior importanza; 60 soldati fra tutti doi bastano hora a guardarli et altrettanti di più vi vorrebbono in tempo di guerra. Della città della Canea, che viene dietro le detti doi forti et è lontana 50 miglia dalle Grabusse et commoda per ricever gli soccorsi, havendo porto murato capace per più di 70 galee, corrono doi opinioni, l’una che non sia fortezza di molta consideratione né che possa mantenersi se non per poco tempo, per esser posta in sito a lei molto nocivo, copioso d’aque, di legne, di terreni et d’ogn’altra commodità, che rende facile l’espugnarla, oltre l’eminenze che le soprastanno et la strettezza delle sue piazze; le quali considerationi parono in un certo modo vere et concludenti; l’altra opinione è del tutto contratia a questa, perché non solamente vien tenuto che questa fortezza si possa difender lungamente, ma che sia anco fabricata di forma proportionata per resister alle forze del Turco, potentissimo et numerosissimo de soldati et guastatori, discorrendosi che’l sito di fuori di essa città sia giovevole et non altrimenti dannoso a difensori, rispetto alli molti luochi sopra li quali si possono formar posti, trincere et altre inventioni per portar il tempo innanzi et defendersi, prima che siano necessitati a retirarsi dentro la fortezza et dicendosi che quando anco fussero astretti di abbandonar li detti luochi di fuori, non gli potrebbe apportare tanto maleficio, che non havessero modo di continuar nella difesa, non potendola impedire l’eminenze di fuori per non esser tant’alte, come bisognerebbe.
Circa poi la strettezza delle sue piazze, si dice non esser dubio alcuno, che’l vero modo di resister alla potenza del Turco, è il necessitarlo a combattere in luochi angusti et ristretti, nelli quali le forze grandi si vengono a render uguali con le minori, non potendosi adoperar la moltitudine, la quale in questi casi viene a restar infruttuosa, di modo che per queste ragioni et per haver li suoi bellouardi in tal maniera regolati, che possono esser difesi non solo dalli loro fianchi, ma anco dalli cavallieri et cavallierotti, oltre la ritirata [?] che resta dentro il recinto, in caso che si perdesse la prima fronte, formata dalla corrispondenza c’hanno insieme li detti cavallieri dalla bassezza dei terreni et dalla eminenza dei terrapieni e case che vengono a formare quasi un’altra fossa et un’altra fronte con li suoi fianchi et difese, che non si potria in un certo modo desiderar meglio, pare che si debba stimar assai et farne di essa gran capitale, come si deve farlo in ogni modo; et però è necessario a darle perfettione, mancandole a fare diverse cose, ma non però di molta spesa, perché li bellouardi, cavallieri, terrapieni alti et bassi, parapetti et escavationi di fosse sono tutti ridotti in assai buon termine, né vi resta altro se non l’ultimo stabilimento, nelle quali fatture, compreso anco il compimento del bellouardo fabricato dalla diligenza del clarissimo signor Piero Francesco [?] Malipiero, che fu prudentissimo et compitissimo Rettore di quella città et indefesso in tutte le occasioni di servitio publico, al quale manca solamente a fornir la sua piazza et parapetti, si potrebbe spendere da 10.000 [?] ducati in circa coll’aiuto delle angarie. Questa fortezza circuisse intorno a 1.800 passa et per sua custodia in tempo di suspetto bastano da 1.000 fanti, ma in tempo di guerra bisognerebbe che ne havesse 4.000 almeno, perché essendo il sito di fuori commodo per poter contrastare col nemico in campagna, sarà necessario haverne d’avantagio [?], acciò col sortir fuori et col travagliarlo sia procurato di tenerlo per qualche tempo lontano dalla contrascarpa.
Dopo la Canea si trova la fortezza della Suda posta sopra un scoglio, alla bocca del porto chiamato dell’istesso nome, il quale è così spatioso et sicuro, che si rende capace per grossissimo numero de vasselli, intorno la qual fortezza non si può dire se non ch’essa habbia a causare sempre buoni effetti, perché se bene non potrà forse impedire totalmente che un’armata, volendo arrisicar [?] qualche vasselo non possi entrare nel detto porto, nondimeno si considera che mai un capitano prudente vorrà in essa incolfarsi, per il dubio che doverà havere di esser molestato dalla fortezza et che con vasseli et navi grosse se gli potesse impedire la sua uscita, ne mano sarebbe buon consiglio di tentare il sbarco in questo porto, così per l’antedetto rispetto, come perché l’armata Christiana potrebbe levargli affatto la commodità di soccorrer il suo essercito et sequestrarlo anco con suo molto danno. Il circuito di detta fortezza è di 700 passa et viene tenuta molto sicura et forte, benché dalla parte delle bocca più stretta resti sottoposta a ricever non poco nocumento, potendo da essa, dove sono li monti delle cisterne più eminenti di quello che è la fortezza, esser facilmente battuta, non vi essendo altra distantia che di 280 passa in circa, onde per questa causa è necessariissimo fornir li terrapieni che mancano alla detta parte et dar compimento anco alla treversa incominciata, per coprirsi particolarmente dalli monti del Calogero et di più fornire alcuni parapetti; et non sarebbe forse fuori di proposito d’incamisar la cortina verso il porto et circondar di muro la parte verso levante, nelli quali fatture si potria spendere di ducati 5.000 in circa. In tempo di suspetto può esser custodita quella fortezza con 300 fanti et in tempo di guerra con 600. Nella sua bocca larga vi è la porporella, la quale si trova al presente in buonissimi termini, havendola aiutata assai, senza spesa publica, con la commodità delle galee Candiotte il clarissimo signor Gierolimo Contarini Capitano a quella guardia, gentilhuomo ornato di honoratissime qualità et di molto sapere et isperianza delle cose del mare, il quale serve le Serenità vostra in quel carico con grandissimo beneficio publico.
Segue dopo la Suda la città et fortezza di Rethimo, situata in mezzo fra la Canea et Candia, incolfata tra doi capi molto foriani, fu ella fabricata più tosto a gratificationi di quei habitanti, acciò si possano salvare in occasione di bisogno, che per altro effetto, non havendo in sé porto, se non per picciole barchette. Patisse essa fortezza molte oppositioni, havendo diversi monti che le soprastanno et in particolare quello di San Atthanasio, né si trova haver fossa, né contrascarpa, siché viene a restar sottoposta alla scalata et oltre di ciò ha li suoi bellouardi molto deboli, non essendosi potuto rimediarvi per la strettezza del sito. Per fornirla del tutto non le manca cosa notabile, massime essendo ben accommodata di cisterna et magazeni. Vero è che haverebbe ancora bisogno de terreni, oltre quelli che vi sono stati condotti nel tempo del clarissimo signor Rettor Falliero, gentilhuomo pieno di bontà et che ha retto quei popoli con grandissima giustitia, li quali certo sentirono molto dispiacere dell’accidente accorsogli et della sua partenza, acciò nelle occasioni quelli di dentro potessero coprirsi et difendersi, ancorché non si ha da dubitare ch’l nemico sia per ridursi a combatterla, se non dopo l’espugatione delle altre città, essendo che questa venirebbe a cascare senza alcuna difficoltà, et quando egli volesse assaltarla convenirebbe perder il tempo, la fatica et gl’huomini senza far aquisto di cosa che gli potesse facilitar l’impresa del Regno, non vi essendo né posto, né altra commodità necessaria, né potendosi con facilità valersi di essa nel condur per terra il suo essercito verso Candia o verso la Canea, perché troverebbe strade difficilissime et molto ristrette, nelli quali gli difensori potrebbono fargli del contrasto assai. Circonda la detta fortezza intorno a 700 passa. In tempo di sospetto 200 fanti suppliscono per guardarla et 400 in tempo di guerra. Al sudetto clarissimo signor Rettor Falliero è successo, per essecutione di ordine ch’io hebbi dalla Serenità vostra, il clarissimo signor Bortholomeo Pesaro, dal quale si può ella promettere ogni buon servitio, così in quello come in ogn’altro carico, essendo adotato di spirito vivace et di molta prudenza, accompagnata con un vero fine di honore et di ben operare, si come si è chiaramente veduto nell’occasione del contagio di Candia, dove si trovava consigliero, essendosi esposto ad ogni pericolo et ad ogni fatica et con tutto che gli fusse mancata la moglie, una figliola et il signor Camerlengo Michiele suo cognato et la sua casa fusse stata infetta 3 o 4 volte, non mancò però di continuare con animo intrepido a provedere alli molti bisogni di quel calamitosissimo tempo, con sua grandissima laude.
Va dietro Rethimo la città di Candia, che è la metropoli del Regno et è posta quasi in mezzo dell’isola dalla parte di Tramontana, dove sono situate anco tutte le altre città, viene tenuta quasi da tutti per fortezza di molta importanza et che possa far gran resistenza contra chi espugnar la volesse, perché havendo le piazze de bellouardi molto spatiose et grandi et ogni altro suo membro accommodato con ragionevole proportione et essendo capace di assai difensori, per consequenza viene ad esser di gagliarda difesa, potendosi anco nelli medesimi bellouardi far molte retirate, per più lungamente difendersi e mantenersi, havendo anco la fossa assai profonda et larga, et altre diverse commodità, che quando non le mancassero le conseguenze che se le convengono, senza dubio sarebbe fortezza più reale et più forte delle restanti tutti del Regno. Ma perché vi sono molti che hanno opinione, fortezze così grandi fabricate in terreno, dove finalmente hanno luoco il badil et la zappa, non poter fare molta resistenza contra’l Turco, principe potentissimo, adducendo l’essempio di Nicossia et Famagosta in Cipro, potendosi col mezzo della moltitudine far in un tempo medesimo diversi baterie in più luochi, onde è necessario che li difenzori siano molti et tali che possano resister a tante forze, fa bisogno di non mancarle di ogni possibile aiuto, massime potendo havere gli nemici fuori della fortezza commodità et abbondanza di terra, d’acqua et di legnami et essendo il sito di fuori in egualità et in batteria di livello con le muraglie, oltre che in alcuni luochi le difese de bellouardi sono lontane da suoi fianchi et non possono riceverli né di cavallieri né da parte alcuna delle sue cortine; et si dubita anco che alcuni pochi cunicoli fatti fare del signor Latino Orsino di buona memoria habbino ad apportare alli difensori più tosto danno che beneficio alcuno, perché dovendosi tirrare per le feritore, poca offesa si venirebbe a fare a gl’inimici, le quali feritore possono esser anco facilmente orbate [?] o con terreni o con legnami o con altra simile materia et impatronendosi gl’inimici della contrascarpa, potrebbono anch’essi fare altre feritore al contrario et impedire e molestare quelle delli detti cunicoli et quello che più importa è che penetrando dentro di essi gl’inimici, non potendo le artigliarie dei fianchi, per essere questi cunicoli coperti, offenderli, per questa strada con mine, fornelli et altre simili inventioni, potriano farsi addito nella fortezza et apportar grandissimo travaglio a quelli di dentro.
Vi è poi il forte di San Dimitri sopra la contrascarpa all’incontro la porta di San Zorzi, che poco danno et poco beneficio potrà apportare, essendo la sua piazza predominata da altri siti et havendo le sue cononiere molto scoperte senza ripari, né orecchioni, perilche si potrebbe sostentare poco tempo, è vero che perdendosi anche non sarebbe di notabil danno, per esser predominato et discoperto dalla fortezza; et alcuni dicono che sarebbe forse meglio levar tutto quel terreno et portarlo dentro la città per fabricarvi le molte cose che vi mancano.
Un’altra oppositione viene data a questa fortezza, la qual’è che predominando il recinto, le piazze et li cavallieri la parte di dentro la città, si tiene che penetrati gl’inimici sopra’l primo recinto non si possa formare altra retirate, restando esso recinto molto superiore, ilche fra gl’intendenti di guerra viene stimato di molta consideratione, né si può trovarvi rimedio. Perilche è bene almeno ridurla in perfettione, hora che si ha tempo, mancandole infinite cose, le quali si tratta quasi dell’impossibile a poter raccontar tutte, poiché principiando dal suo recinto vi resta ad incamisar alcune cortine, ingrossar molti terrapieni, dar compimento a diversi parapetti, fabricar alcuni cavallieri sopra le cortine et similmente nelle gole de bellouardi et in particolare alla parte di San Francesco, dove è commun opinione che se ne debba fabricar uno maggiore d’ogn’altro; dar compimento al bellouardo di San Spirito, far alcuni traverse, fornir le strade coperte, slargar et escavar la fossa in più luochi et fare diversi altre opere, alli quali però non sarebbe gran cosa di dar fine, quando vi si ponesse diligente cura; et ne haverei io fatto fare buona parte, se non vi fusse stato l’impedimento del contagio, con tutto ciò non si è mancato di attender a serrare la parte della marina, che era uno delli principali mancamenti et ad aiutare assai il bellouardo di San Spirito; et si è principiato anch’un cavallier grande al bellouardo Martinengo, nelle quali futtari [?] il clarissimo signor Filippo Pasqualigo Capitano di quella città ha certo usato ogni diligenza, si come ha fatto anco in tutte le altre cose spettanti al publico servitio, con notabilissimo beneficio di Vostra serenità et in particolare nel rimediare et provedere al detto contagio, operando et consigliando tutto quello che faceva bisogno con grandissima sollecitudine et maturità, senza sparagnar mai a qual si voglia fatica o pericolo. Et veramente è stata gratia spetiale del Signor Dio che egli si sia preservato in tanti travagli e turbulentie, massime essendosegli appestato 2 o 3 volte il suo palazzo. Circonda questa fortezza da 3 miglia e mezo in circa. In tempo di sospetto può esser guardata da 2.500 fanti et in tempo di guerra ne ricercherebbe il suo bisogno 8 over 9.000 almeno, si per esser della circonferenza predetta, come per potersi, sortendosi fuori, difender la campagna et impedire che gl’inimici non si avicinassero così facilmente alla fossa.
Appresso questa città vi è il forte di Paleocastro, che guarda il ridotto della Fraschia, al qual forte manca ad accommodar le sue piazze di sopra, per assicurarlo maggiormente io diedi ordini che fusse effettuata quest’opera, ma non si è potuto farle, rispetto all’antedetto contagio, il quale è stato d’impedimento anco in diverse altre cose, si come convenirò toccare alli sua luochi. Quaranta soldati possono guardare il detto forte in tempo di sospetto et in tempo di guerra si convenirebbe raddoppiargli il presidio.
Resta per ultima la fortezza di Spinalonga, fabricata in un scoglio che si trova nella bocca di quel porto per vietare l’adito ad armata nemica, ancorché si debba ragionevolmente credere che ciò non habbia mai ad esser tentato, perché da una parte la bocca è così stretta che non vi può passare più di una galea alla volta et dall’altra parte, che è larga di 300 passa in circa, le convenirebbe essere per 10 [?] miglia continui in vista della fortezza et sottoposta a suoi tiri; et si considera anco che quando bene il nemico volesse sbarcare in questo porto, con grandissimi difficoltà si potrà avicinare col suo essercito ad alcun’altra fortezza del Regno, per causa delle cattive strade et dalli passi stretti che si trovano appunto in quelle parti. Considerandosi detta fortezza, quanto alla sua particolar difesa, si tiene ch’ella non possi lungamente durare, non perché si possa facilmente espugnarla con la forza, poiché non potendo esser battuta se non di un solo luoco et essendo tutta circondata dal mare si rende sicura dall’assalto, ma perché si vede che dentro di essa non si trova pur un palmo di terra, che non sia predominato dal sito di fuori dal quale li difensori possono esser travagliati in modo tale che seriano astretti o morir tutti in poco tempo, overo rendersi, essendo impossibile che potessero star saldi al continuo bresaglio dell’artiglieria, et massime in luoco sassoso, dove da un sol tiro con la rovina de sassi dove ferini [?] vengono a causarsi diversi colpi. Per rimediare a questa notabile imperfettione viene reccordato che si dovesse serrar la parte di sopra del scoglio et retirarsi nella sommità, dove il signor Latino Orsino ne cominciò a serrare una parte, et a questo modo per la sua eminenza, quelli della fortezza resterebbono coperti et questo si farebbe con pochissima spesa. Et se ben restano a fornirsi diverse cose nel recinto da basso, tuttavia sarà miglior consiglio a non vi spender altro et volger tutto’l lavoro alla detta parte di sopra et retirar in essa la fortezza, poiché oltre che riuscirebbe più sicura, si potrebbe anco custodirla con assai manco numero de soldati et per l’ordinario et in tempo di guerra, da che Vostra serenità venirebbe ad avanzare non poco danaro, essendoche in luoco delli 300 fanti, che vi si tengono al presente et in tempo di guerra bisognerebbe tenere 600, 100 soli soldati basterebbono ordinariamente con la suddita riforma et altrettanti di più in occasione di guerra.
Della città di Sitthia non occorre far discorso alcuno, non essendo essa ridotta in fortezza, né potendosi difendere non solo da guerra aperta, ma neanche da una semplice incorsione, et però sarebbe certo opera molto buona ad assicurare almeno quei habitanti da un improviso assalto di fusti co’l racconciar le muraglie vecchie et farai li suoi corridoi attorno et qualche piazzetta, ilche sarebbe anco di sicurtà dell’artigliaria che ivi s’attrova, la quale resta in manifestissimo pericolo di perdersi; per la spesa della qual opera li detti habitanti mi si mostrano pronti, in occasione di ragionamento, di contribuire la maggior parte et saria interesse di poco momento, potendosi fare il tutto con 2.000 ducati in circa, mediante massime la diligenza del clarissimo signor Gierolamo Bembo Rettor al presente in quella città, intento quanto si possa dire nel servitio della Serenità vostra, si come è stato anco il clarissimo signor Gierolamo Giusto suo precessore, che ha governato quei popoli con molta carità et con universale sodisfattione. Ma quando li paresse di non voler ordinare il detto conciero delle muraglie, bisognerebbe almeno levar di là la detta artigliaria, acciò non si corresse riesco di perderla, essendomi pezzi 14 se ben di non molta importanza, il maggior de quali è un canon da 20, ilche però riuscirebbe di molto disgusto di detti popoli.
Et poiché io mi trovo hora in questo discorso delle fortezze, toccherò anco qualche cosa delle doi isole et fortezze di Cerigo et di Thine, dipendendo il loro governo dal Regno di Candia. È l’isola d Cerigo posta alla bocca dell’arcipelago dalla parte di ponente et si può dire che serva per sentinella di quel Regno, non potendo uscire armata Turchesca, né altro vasselo fuori di Capo Mallio, che non sia scoperto da essa isola et così anco nel suo ritorno, ilche è sempre di molto beneficio per ogni rispetto, che si sappia in Candia et particolarmente in tempo di guerra, si come viene facilmente saputo o co’l mezzo di frigate ispedite apposta, overo dalle guardie da me introdotte, che hanno corrispondenza con Cerigotto et s’intendono poi con li Grabussi. La fortezza che è in quest’isola è di circuito di 250 passa in circa, la quale per esser così ristretta et debole et sottoposta anco alli siti di fuori, è stata assicurata et riformata in buona parte dal clarissimo signor Zuanne di Garzoni, che vi è stato Proveditore, niente meno intelligente di fortificatione di quello che sia pieno di prudenza et di otime volontà verso le cose della Serenità vostra, havendo io veduto nel mio passar in quel Regno, che per mezzo della sua diligenza si havevano preservati in buon essere alquanti megli, che ivi si trovano per monitione, li quali cominciavano a risentirsi alquanto et haveva anco regolati et ben accommodate le polveri, l’artiglieria et le restanti monitioni con grande beneficio della Serenità vostra; et con la medesima diligenza vengono conservate anco dal clarissimo signor Giovanni Antonio Bon suo successore, anch’esso tutto zelante del ben publico. Et perché la detta riforma è restata suspesa di ordine di Vostra serenità, sarà buona cosa ch’ella si degni commettere che sia continuata, secondo il disegno ch’io le inviai li mesi passati, formato dalli signori Colonelli Mormori et Rasponi et dal signor Governator Camillo Toscani, da me mandati a riconoscere quella fortezza, per essecutione dell’ordine che hebbi da lei. Può la detta fortezza esser guardata di persenti con 60 fanti et in tempo di guerra ne vorrebbe altrettanto numero.
L’isola di Thine poi è situata dentro nell’arcipelago et è vicinissima alli luochi del Signor turco, potendosi dire che miracolosamente si conservi nel dominio di Vostra serenità. È anch’essa un’altra sentinella da quella parte, dando ella aviso dell’uscita dell’armata fuori delli Dardanelli et del viaggio che va facendo in quei contorni, solendo per ordinario capitare a Negroponte, isola poco lontana da Thine a fornirsi de biscotti et d’altro. Et oltre di questo è ricetto di molti schiavi, che se ne fuggono da Constantinopoli, Natolia et da altri luochi et vengono poi da quelli clarissimi Rettori cautamente mandati in quel Regno, dove si procura, si come ho io fatto nel mio tempo, di tenerli nascosti et d’inviarli in Italia con ogni maggior securezza, acciò non si possa risapere il ricetto, che viene loro dato. Et se bene da Turchi vengono alcuna volta fatti querele per questa causa di detta isola, è nondimeno tanto il bene che se ne viene a ricevere et il merito che si aquista appresso il Signor Dio, che mette grandemente conto che sia procurata la sua conservatione per ogni via possibile. In questa isola medesimamente si trova una fortezza sopra la summità di un monte che circonda poco più di 200 passa, la quale per la sua altezza riesce assai sicura; occorse l’anno passato che fu gettato a terra da una saetta un caselo, dove veniva conservata certa quantità di polvere et fatti alcuni altri danari, si come haverà inteso la Serenità vostra, alche è stato però in buona parte provisto dal clarissimo signor Alvise Bembo, che vi è hora Rettore diligentissimo et tutto intento a procurare di beneficio publico, havendo di tempo in tempo dati particolarissimi avici delli viaggi, che andava facendo il Cigali Capitano del mare, questi doi anni che è uscito con armata fuori di Constantinopoli.
Per sua custodia possono bastare in tempo di sospetto 80 soldati et altrettanti di più vi correbbono in tempo di guerra. Si è osservato da alcuni anni in qua, così ricercando la sicurtà sua, che li Proveditori generali gl’hanno mandato un Capitano di valore per Vice governatore, però sarà ben fatto che anco a questa fortezza Vostra serenità proveda di un Governator si come ha fatto a Cerigo, non essendo essa nientemeno importante di questa, procurando che detti Governatori siano sudditi suoi et persone di valore et che habbia qualche cosa de beni di fortuna, acciò si possa stare tanto più sicura della fede loro.
Havendo fin qui parlato et discorso sopra tutte le fortezze di quel Regno et sopra quelle di Cerigo et di Thine, passino hora ad altre considerationi, che tendono alla sicurtà di esse fortezze et di tutto’l Regno insieme, le quali vengono da me giudicate non meno necessarie delle già dette. Non è dubio alcuno che per esser quel Regno tanto lontano dalla vista di Vostra serenità et per haversi per confinante Principe, delle cui fede non si può mai assicurarsi, fa di mestiere, che tutte quelle piazze siano tenute sempre in modo tale che si possano difendere da ogni improviso assalto, senza che si sia in obligo, per ogni picciol moto che si faccia in Constantinopoli, di mandar fuori qualche numero di galee, di convenir spender tanto gran somma di danaro in far gente, la quale anco il più delle volte, per la lunghezza del viaggio et per altri diversi accidenti, viene a giunger fuori di tempo, si come chiaramente si è veduto nell’occasione del contagio di Candia, quando la Serenità vostra si risolse di mandar in quel Regno 3.000 fanti, il qual Regno si fusse stato molestato all’improviso ogni sorte di provisioni, per la sua tardanza, sarebbe restata inutile, alche si aggionge anco che li soldati mandati con fretta riescono per il più di mala qualità nel principio, si come appunto riusciriono gl’ultimi arrivati delli detti 3.000 fanti, et a questo modo si viene a perdere la riputatione della quale si deve sempre far molta stima et si viene con queste dimostrationi a far sapere, che per l’ordinario quel Regno non è custodito di quel modo che bisognerebbe, da che possono neascere di quelli inconvenienti benissimo noti alla prudenza della Serenità vostra; et però parmi di raccordarle che saria necessario di dar prima fine a tutte quelle fortezze già tanto incominciate, ilche si potria effettuare in poco tempo coll’agiuto delle angarie et delle genti del paese. Et quando ella si risolva di mandar in quel Regno persona espressa, che non havesse altro carico, che di fornire le cose principiate, con ordine però di non poter devenire ad alcuna innovatione, credo che nel termine di anni doi si darebbe compimento a tutte quelle fabriche, perilche ella venirebbe a restare consolatissima et libera non solo dalle spese de diversi ministri, ma anco dall’inventar cose nove con suo grave interesse; et li raprpesentanti suoi disgravati da questi travagli di fabricare che sogliono esser sempre di gran disturbo et impedimento, potrebbono attendere ad altre provisioni, che conveniriano esser infinite per la difesa di quel Regno in tempo di guerra, oltreche le genti di quell’isola, forniti che fossero le dette fortezze, si potriano disobligare dalla gran molestia delle continue angarie et dalli strussii et danni, che per causa di esse convengono sentire, si come dirò più particolarmente al suo luoco.
Lauderei poi che di continuo fossero tenuti in tutti quei presidii 5.000 buoni fanti in atto et non in paghe, compartiti a fortezza per fortezza, nel modo che ho di spra narrato.
Nel forte di Paleocastro di Candia et così anco nel castel del Molo et nelli doi forti di San Thodoro alla Canea, si potrebbe far di meno di tenervi capitani con compagnie di qua ispediti, ma basteria mandarvi ogni mese dal copro della militia di Candia et della Canea un capitano, con quel numero di soldati che fosse necessario, da che si venirebbe ad avanzare la spesa di 3 capitani, 3 alfieri et 3 caporali che importa più di 1.000 ducati all’anno; et secondo che’l bisogno lo ricercasse, si potria assignarvi capitani di maggior stima, di quelli che vi si tengono per l’ordinario, et quando si potesse fare l’istesso anco nelle fortezze delle Grabusse, Suda et Spinalonga, sarebbe senza dubio di maggior suo servitio. Dovendosi tenere queste fortezze con grandissima gelosia, consistendo posso dire in esse la somma della conservatione di quel Regno, perché quando l’inimico havesse porto da tener la sua armata et essendo patrone della campagna le cose sarebbono in manifestissimo pericolo.
Et poiché io mi trovo in questo parlamento, non debbo tacere, non già per offender alcuno, non havendo io mai havuto questa intentione, ma per dire liberamente il tutto si come son tenuto di fare, che alle volte ho veduto alcuna di quelle fortezze in mano di governatori, che oltre che non erano sudditi della Serenità vostra, per diverse altre cause non so qual servitio si havesser potuto ricevere da loro et per me stimo che non sia bene di commetter in mano di persone tali fortezze di tanta importanza, nelle quali non sono altri habitanti che li soli soldati, oltre li rappresentanti suoi. Et però sarà sempre ottima cosa di havere di esse particolar cura, potendo in loro haver facilmente luogo gl’inganni et le insidie, per la qual causa principalmente, quando occorre che esca armata da Constantinopoli, si conviene alle volte tramutar detti governatori da luoco a luoco, ilche se ben pare che per allhora sia buon rimedio, si viene però in un certo modo a levargli gl’animo et si mostra di haver qualche dubio della fede loro, attione che non può in alcun tempo partorir buon effetto.
Sarebbe dunque bene che fussero mandati alli governi di dette fortezze persone nobili, graduate et quando si possa sudditi che habbino beni di fortuna, come ho detto di Cerigo et di Thine, nelle qual fortezze però al presente vi sono per governatori domino Uguccion Rangone a Spinalonga, domino Tullio Elise alla Suda et domino Pietro Paulo Bizarino alle Grabusse, soggetti tutti di valore et d’isperienza da quali Vostra serenità può aspettare honorato servitio. Et perché a questi tempi pare che si guerreggi più con l’arte che con la forza, è da procurare di haver anco nelle città buoni governatori oltre un capo principale che habbia il sommo commando isperimentato, considerato et prudente et sarà anco sempre ben fatto che in quel Regno vi habbino ad esser persone di commando d’avantagio, per ogni accidente che potesse occorrere o di morte o d’altro.
Il corpo dell’antedetta militia, che sarà tutta di soldati veterani assuefatti a quell’aria, valerebbe senza dubio in tempo di guerra per altrettanto numero et renderia fruttuosissimo servitio, quello che non ponno fare li soldati novi, li quali per l’oridnario gionti che sono in quel Regno s’infermano quasi tutti et gran parte d’essi anco ne muore, oltre che riescono poco atti a maneggiar l’armi, facendosi poi buoni de li col tempo et col lungo essercitio, ogn’uno de quali soldati viene a costare più di 15 ducati innanzi arrivi in quel Regno et molto più prima che si possa da esso ricevere buon servitio.
Qui potrà esser detto che non si deve haver di continuo una spesa così grave di 5.000 fanti in tempo di pace, alla quale non si potrebbe resistere et che saria un consumare l’errario publico et quando poi l’occasione stringesse non si haveria modo di difendersi.
Io consoco benissimo questo essere in gran parte vero, ma sapendosi quanto importa a questa Republica la conservatione di detto Regno, il quale deve esser custodito et conservato come questa città appunto, per le male conseguenze che nascerebbono dalla sua perdita, che faccia Dio che mai succeda, convengo tener per buonissimo questo raccordo delli 5.000 fanti predetti.
In tempo poi di guerra aperta vogliono gli professori di militia che debba esser in quel Regno 18.000 o 20.000 fanti italiani et non paghe, compartiti nel modo che ho detto innanzi et interzati anco con parte delle genti delle ordinanze delle città, dalle quali si può sperare di ricevere qualche buon servitio, havendo io gran speranza che non mancheriano anch’esse di far la parte loro; et finalmente io non credo che quelle piazze si possano difendere senza il loro aiuto et per me sento mal volentieri a dire che di esse non bisogna fidarsi, poiché queste voci non possono partorire alcun buon effetto, le quali in fine vengono risapute con molto loro dispiacere. Io ho veramente con loro parlato in questa istessa maniera et comprendeva che ne sentivano gran contento, havendo io in esse tanta confidenza, quanta si ha negl’Italiani istessi, non essendovi più di quelle antiche memorie causate per rispetto del loro principe naturale, che all’hora era in essere, non essendosi veduta novità di sorte alcuna dopo che fu astinto l’Imperio di Constantinopoli ne al presente si trovano persone che non habbino per dir così San Marco nel cuore, conoscendo esse molto bene quanta gran differenza vi sia dal pietoso governo et benignità della Serenità vostra a quella d’altri principi.
Ma delle ordinanze delli territori non posso già dire il medesimo, non perché mi dubiti che habbino cattivo animo verso di lei, ma perché quasi tutte quelle genti si possono dire inutili, da alcuni pochi in poi [?] che si dilettano di uccellare, le quali riescono assai sufficienti con archibusi lunghi, convenendole io affirmare di haverle ritrovate nell’istesso stato, nel quale le lasciai anco l’altra volta che fui Proveditore generale in quel Regno, né di ciò è da farsi molta meraviglia, poiché le dette ordinanze sono quasi tutte, da una picciola parte in poi [?], che è di huomini cerniti nel territorio di Gerapetra et riescono buoni et obedienti, al governo delle quali si trova domino Horatio Longo, che non risparmia a fatica alcuna per fare il debito suo compitamente, et per me haverei voluto ch’egli fusse continuato in quel carico, al quale erano se non doi anni ch’egli attendeva, essendo persona dalla quale in quel Regno particolarmente si riceverà sempre buonissimo servitio, per la pratica, che ha di esso, di persone privilegiate et aggratiate da Vostra serenità che nascono con l’essentione delle angarie et della galea et non di persone scielte, come sono quelle di queste parti di terraferma, introdotte tutte certo prudentissimamente dall’illustrissimo signor Proveditore general Foscarini, il quale giudico esser meglio di tener impiegato in qualche cosa un corpo di tante genti, essendo esse da 10.000 in circa in tutto’l Regno, che lasciarle inutili et otiose. Ma non hanno però fatto quella riuscita che si desiderava et che veniva aspettata, non havendo la maggior parte di loro alcuna dilettatione di applicarsi a questo essercitio, ilche chiaramente si scopre dal vedere che lasciano andar di male le armi, che gli vengono consignate, et che restano di comparir alle mostre, che vengono fatte per essercitarle, né giova il castigo che per ciò viene loro dato col pegnorarli et farli pagare, quel tanto che è disposto per gl’ordini del predetto illustrissimo Foscarini, et col privarli anco delli loro privilegi, anzi in luoco di migliorare ogni giorno più si vanno facendo peggiori et s’inviliscono grandemente, diche credo che sia in gran parte causa il vedere di esser tenuti in miserissimo stato da diversi de loro cavalieri, onde stimano che ad essi non tocchi la difesa di quelle cose, delle quali dicono haverne così poca parte, ne meno è di alcun giovamento li molti capitani et governatori che si tengono per disciplinarli, li quali certo non mancano di fare il debito loro; si come hanno fatto domino conte Horatio dalla Massa governatore di quelle di Rethimo et domino Camillo Thoscano governatore di quelli della Canea, applicandovi ogni spirito et industria colla loro solita diligenza; havendo anco esso Toscano ammaestrati alcuni di quelli del Castel Bicorna et delli luochi ivi circonvicini ad adoperare l’archibusone, li quali per esser buona gente, havendo essi qualche cosa del suo, riescono assai sufficienti, et oltre di ciò ha anco presentato honoratissimo servitio nel governo della Canea, del quale fu da me deputato in luoco del colonnel Leone Remussati, che hebbe licentia dalla Serenità vostra di potersene venir in Italia, attendendo con particolar cura et sollecitudine alla buona custodia di quell’importantissima fortezza et operando tutto’l resto che spettava al carico suo con molta maturità et con molto sapere. Onde bisogna concludere che da queste ordinanze delli territorii si potrà ricevere, in occasione di bisogno, pochissimo servitio, poiché oltre le cause sopradette e anco da considerare che vi saranno pochi che vogliono lasciar le case et le loro famiglie per andar a combatter col nemico, né nelle città si potranno riceverli, perché a quei tempi sarà procurato di slegierirsi quanto più si potrà dalle bocche inutili, per mancamento di vettovaglie.
Ho ragionato delle particolar offese et difese che ciascuna fortezza di quel Regno et in che modo per opinion mia sarebbe bene di tenerle per oridnario custodite, venirò al presente a trattare sopra la difesa generale di esso Regno in tempo di guerra, che piaccia al signor Dio di tener lontana, raccontando tutte quelle cose che mi parerà ricercare la materia.
Se bene non si può compitamente dar vera forma a questa difesa, poiché dalle offese con maggior fondamento si devono cavar le difese, nondimeno si può anco facilmente comprendere et presupponere il modo con il quale il nemico potrà venir a molestare detto Regno. Con tutto dunque che le opinioni siano diverse in questa materia, concorre però ogn’uno in questo, che sia cosa necessariissima di prohibire quanto più si possa, che non sia fatto il disbarco havendo alcuni pensiero che posto che’l nemico havesse la gente in terra, in pochi giorni si potrà far patrone del Regno.
Vi sono di quelli che vogliono questo disbarco poter esser devedato [?] del tutto con le forze dell’isola, che sono le genti delle cernide, la cavallaria de feudati et la pagata ancora insieme con parte delli presidii Italiani. Io credo veramente, per quella isperienza che ho acquistata delle forze naturali di quel Regno, che quando si tenirà opinione che un armata nemica non possi sbarcare et che un circuito di 600 miglia di marina con diverse spiaggie, assai lontane l’una dall’altra, si possa custodire senza difficoltà grandissime et senza l’aiuto di un corpo di nostra armata, si troveremo senza dubio ingannati, così anco non potendosi haver questo aiuto et che’l sbarco succedesse, non è da creder in modo alcuno che il detto Regno debba cascare così facilmente nelle mani dell’inimico. Et per maggior inteligenza di questo mio discorso è bene far sapere in qual luoco dell’isola il detto nemico possi haver maggior commodità di sbarcare et per qual causa habbi a tentar il sbarco più in una che in un’altra parte. Pricipiando dunque da quella verso ponente et scorrendo fino passata la fortezza della Suda, nella quale si comprendono le spiaggie del Chissamo, della Platanea, della Suda istessa et anco il luoco del Marathi, dico che in questa parte di deve grandemente dubitare del disbarco, perché essendo doi le fortezze principali, una delle quali doverà esser la prima combattuta o Candia overo la Canea, nelle quali vi sono posti serrati, non è da credere che vorrà perder il tempo in altre fortezze, le quali quando anco fussero guadagnate, non haverebbe fatto aquisto d’importanza. Di queste due si può sicuramente pensare che la Canea debba esser la prima molestata, così perché viene tenuta fortezza più debole di quella di Candia, come per il commodo che haverebbe l’inimico di venir con la sua armata sopravento, non essendo da presupporre che vorrà slongar il camino col passar a Rodi, dove sarebbe sottovento et di dove partendosi bisognerebbe che provizasse [?] con venti gagliardi da Maestro e Tramontana, che sogliono regnare l’estate in quell’isola, essendo essa situata per ponente levante et stentar molto innanzi che fusse in vista di Candia, se mo non havesser pensiero di sbarcare nella spiaggia di Sitthia o di Paleocastro, cosa che non ha del verisimile, per esser quei luoghi li primi della detta isola da levante, lontani 120 et più meglio da detta città di Candia et 200 et più dalla Canea et da sé medesimo rendersi difficile il condur l’artigliarie et gl’altri strumenti da guerra, essendo le strade pessime, precipitose et anguste in alcuni di quei luochi più che in ogn’altra parte del Regno. Onde per ogni rispetto si deve tenere ch’egli cercherà di esser sopravento et tanto più per esser vicino alli luochi di dove aspetterà le genti per fare il secondo disbarco, le quali ragionevolmente saranno levate pure dalla Morea. Procurerà egli dunque senza dubio di fare li detti disbarchi dalla parte dell’isola verso ponenete, dove é situata la città della Canea et principalmente per la commodità della spiaggia del colfo del Chissame, dove potrà passare in poche hore, nella qual spiaggia particolarmente, che è 25 soli miglia lontana dalla detta città, et che ha le strade assai facili, gli sarà commodo il sbarcare et il condur l’essercito più che in ogn’altro luoco del Regno et haverà anco il beneficio della fiumara di esso colfo chiamata Noppia [?] abbondante di buone aque, oltre che da una parte dell’istesso colfo si può stare sicuramente con Maestrali, ma con Tramontana di travaglierebbe assai. È questo colfo lontano 12 miglia dalle Grabusse, onde anco questo rispetto è bene che in tal occasione quella fortezza fusse ben munita, acciò si come è forte per il sito, così non dovesse cascare per mancamento di vettovaglie; la seconda parte cominciando passata la Suda finisse fino a capo Sassoso et fra questa s’interpone la fortezza di Rethimo et sue spiaggie, nelle quali difficilmente si può credere che l’inimico, quando possa far di manco, debba tentare il disbarco, non gli mettendo conto di perder tampo nell’espugnatione di questa fortezza, poiché dopo presa non si haverebbe facilitata l’impresa del Regno, come ho detto ancora, et volendosi condure da questa parte all’espugnatione delle altre città, troverebbe le difficoltà delle strade ristrette. La terza parte considerata da Caposassoso fino a Capo San Giovanni ha dentro di sé la città di Candia con 3 spiaggie et il scoglio della Standia, c’ha diversi porti capaci per ogni armata, si come dirò poi al suo passo. In questa parte ancora potrebbe essere che si risolvesse di tentare il disbarco, per la commodità non solo di tante spiaggie, ma per esser vicino alla città istessa et per trovarsi buone strade et buone aque et si potrebbe poi retirar e salvare con la sua armata nel detto scoglio della Standia, né altro a questo obsta se non che sarebbe troppo sottovento, perilche con qualche difficoltà potrebbe ritornare a capo Mallio a levar nuovi scoccorsi per il secondo disbarco. La quarta et ultima parte è di capo San Zuanne fino a capo Salamone et in essa s’inchiude la fortezza di Spinalonga et la città di Sitthia et diversi altri luochi. Qui non è da pensare che vorrà far il disbarco per la molta lontananza che è da essi luochi fino alla città di Candia et per la mala qualità delle strade.
Dalla parte d’Ostro poi non vi è altro luoco più commodo, quando havesse pensiero di servirsi di essa nel sbarcare che le spiaggie del castel Priottissa, le quali rispondendo nella pianura della Massarea rendono in gran parte le strade assai piane, ma però non resta che non vi sia anco un lungo et difficoltoso camino. Da questa banda non vi sono porti, che possano ricevere un corpo di armata et per conseguenza non haverebbe dove salvarsi con li venti ostrali che ben spesso regnano, alche si aggiunge anco il lungo viaggio che conveniria fare per transferirsi o da un capo o dall’altro dell’isola, per essere le dette spiaggie quasi nel mezo del Regno dalla sudetta parte d’Ostro.
Hora dalla considerationi di sopra narrate, si può chiaramente comprendere che l’inimico tenterà il disbarco o appresso Candia, overa appresso la Canea, et più facilmente alla Canea per le cause sudette. Però non si potendo guardare tutte le marine con le genti che si può far giudicio di metter in campagna, et per il gran giro dell’isola et per la moltiplicità dei luoghi atti al disbarco et per la difficoltà che rendono li promotorii a unir un corpo di guardia con l’altro, saria ottima cosa a restringersi nella difesa di esse marine nelli territorii di Candia et della Canea. Et la risolutione di difender queste due parti è per mio credere la più sicura, accioché mentre si pensa si poterle guardar tutte non si dia tempo al nemico di sbarcare nel luogo a lui più commodo, o di Candia o della Canea, ilche potria egli fare facilmente, se le nostre genti si trovaranno sbandate in tante parti. Et innanzi ch’io passi più oltre mi pare esser bisogno, ancorché convenga fare un poco di digressione, che le descriva, si come le ho promesso li siti delli scogli di sopra nominati della Standia et del Marathi.
È il scoglio della Standia all’incontro la città di Candia 10 miglia distante et gira da 10 miglia in circa, nel quale si trovano cinque luochi fra porti et ridotti assai capaci et grandi, dove potrebbe stare commodamente una grossa armata sicura da tutti i venti, perché se ben pare che ne siano alcuni discoperti da Ostro, nondimeno possono patir poco per interponersi la detta isola, onde viene a restar il mare assai mortificato, né ha forza di fare gagliarde fortune et da per tutto vi sono anco buoni sorgitori, né vale la ragione che da alcuni vien detta, che sopra esso scoglio non si trovi aqua, perché oltre che vi sono alcuni pochi pozzi, li quali danno ad intendere che facendosi delle fosse si potriano scoprir dell’aque, l’inimico posto che havesse il suo essercito in terra nel Regno, potrà a sua voglia ritornarvi a far aqua alle fiumare, che corrono in quelle spiaggie, et in particolare a quella del Carterò, 10 miglia lontana da detto scoglio; onde è commun opinione di tutti quelli che hanno pratica et cognitione delle cose di quel Regno, che Vostra serenità sia necessitata a levare al nemico esso scoglio, si come ha fatto di gl’altri, acciò egli convenisse stare con la sua armata nelle spiaggie, dove difficilmente [?] si potrebbe trattener lungo tempo, per il travaglio che riceverebbe dalli venti di Maestro e Tramontana, in particolare fabricare sopra doi picciole sommità de monti che si sporgono in fuori sopra il mare et sopra li detti porti et ridotti doi maschi, prendendo gl’estremi angoli per cavarne le difese et questi soli suppliriano, discoprendo essi quanto fa bisogno, li quali si fariano con poca spesa per la commodità di sassi et di far calcine nel medesimo luoco. Né si haveria spesa di presidio per guardarli, poiché dal corpo della militia, che si tiene ordinariamente in Candia, si potrebbe mandarvi quella quantità de soldati che fusse necessaria, con qualche capo di valore et fede che havesse a commandarli.
Il scoglio del Marathi poi è situato dopo capo Mallera nel scoprire il porto della Suda. In esso medesimo ogn’un vuole che si debba fabricar un forte, che possi con suoi tiri non solo custodire l’istesso ridotto, ma anco la valle di Lutracchi ivi vicina, dove può trattinersi sicuramente grosso corpo di armata. Neanche la spesa di questo sarebbe molta, dovendo esser la sua forma ristretta, et per sua custodia si potrebbe mandarvi una squadra de soldati della fortezza della Suda. Oltra il beneficio che si riceverebbe dal detto forte col custodire li detti luochi, si potrebbe dar anco molta molestia ad un’armata, che volesse entrare nel porto della Suda, si come il tutto si potrà vedere dalli modelli che ho condotti meco delli detti doi scogli, li quali saranno da me presentati ad ogni piacere della Serenità vostra.
Posto in essecutione quanto è ora detto, si potrà sperare che’l nemico havesse ad esser necessitato di tentare il sbarco nelli luochi lontani, come dissi innanzi. Et presupposto poi ch’egli finalmente facesse detto sbarco, poiché per mio creder è cosa impossibile a vietarglielo del tutto, dovendo per avicinarsi alla fortezza che disegnerà di combatere, caminar per diruppi, per monti et per strade anguste et condur seco gli strumenti da guerra et l’artigliaria in particolare, convenirà egli aprirsi le dette strade col mezo de guastatori et spezzamonti in molti luochi, dove si potrà dargli molto travaglio con le nostre forze et fargli perder assai tempo, massime quando questo carico fusse in mano di persona campale pratica del paese, coragliosa et prudente, il qual tempo poi servirebbe mirabilmente in nostro beneficio; et se fusse detto che si risolverà di sbarcare solamente le genti et qualche pezzo liggiero et che il resto essendo egli patrone della compagna, facilmente potrebbe metter in terra vicino alla città, si può rispondere che haverà in ogni modo da perder tempo et tanto più che in pochi luochi di quelle spiaggie si può avicinarsi in terra con le prorre [?] delle galee. Onde bisognandoli scaricar le robbe con li coppani et con altri legni simili, oltre l’impedimento dei venti, conveniria havere molte difficoltà. Approssimandosi poi verso la fortezza, sarà ufficio di quello che haverà la cura della difesa di tenerlo più lontano che sarà possibile dalla contrascarpa et dalla fossa, con far sortir fuori delle genti, et con trinzere et con altri modi, si come ricercherà l’occasione et il bisogno, ilche si deve presupponer che saprà benissimo fare chi haverà quel carico. Onde trovandosi quelle fortezze in assai buon stato et dovendosi credere che Vostra serenità vorrà che sia dato fine alle cose che vi mancano, si potranno gagliardamente difendere per qualche tempo. Et perché la ragion vuole che venenso il Turco a danni di quell’isola, per le gagliarde provisioni che convenirà fare, non potrà esser ad ordine per tentare il sbarco prima che per tutto il mese di maggio et forse anco di giugno, et conservandosi, come facilmente si potranno considerare le dette fortezze, per un pezzo come ho detto di sopra, sopragionto poi l’autuno, stagione nella quale quasi per l’ordinario sogliono essere continue pioggie, convenirà retirarsi in campagna nei luochi a lui più commodi, dove quando il tempo concederà di poterlo fare, non gli sarà lasciato né alloggiamenti, né biave, né altro et in tanto la Serenità vostra haverà modo di poter sumministrar soccorsi a quel Regno et fare quell’altre provisioni, che dalla sua prudenza saranno conosciute a proposito. Et ritrovandosi così grosso essercitio esposto a malatthie et ad altri accidenti con mancamenti di vettovaglie et d’aque buone et senza armata vicina che lo possi facilmente soccorrere, poiché essendo stati tolti tutti li porti dell’isola col mezo delle fortezze, non havendo essa dove salvarsi, bisognerà che si retiri almeno a Milo, luoco lontano da quell’isola nella più vicina parte miglia 100, conveniria patire grandemente di tutte le cose et volendo vettovaglie gli conveniriano esser condotte da paesi più lontani, ilche anco difficilmente potrà esser fatto, non essendo da pensare che un corpo di galee vorrà d’inverno passar sopra essa isola a condur dette vettovaglie, non havendo porto dove ridursi, et quando venissero si potria haver gran speranza che la maggior parte de vassali restassero rotti nella medesima isola, bisognerà dunque che detto essercito venga soccorso da Caramussali et da altri simili vasseli et questo anco sarà fatto con evidente loro pericolo del mare, rispetto alla stagione, et d’esser presi dalle nostre galee, che doveranno esser 40 o 50 tra quei porti, le quali per necessità non si potrà far di meno di tener in quel Regno, così per questo come per altri bisogni di condur genti et monitioni da una fortezza all’altra, et specialmente alla combattuta; et quando saranno fatte buone guardie in terra nelli luochi opportuni, allo spuntar et scoprissi delli detti Caramussali, potranno esse nostre galee andar loro addosso et combatterli et prenderli o almeno fugarli et se si salvassero col beneficio dei venti, si venirebbe in ogni modo a divertire il soccorso.
Et quando per fuggir questi pericoli li vasseli Turcheschi convenissero andar verso Capo Salamone, overo verso la parte d’Ostro dell’isola, correriano anco manifestissimo pericolo di rompersi. Concesso poi che qualche parte di detti soccorsi fusse posta in terra, resteria in ogni modo nelle difficoltà di condurli all’essercito, per causa delle strade cattive et per le pioggie, le quali ingrossano talemente le fiumare et li torrenti, che con gran stenti se vi può passare. Potrebbono di più le dette nostre galee con opportuna occasione passar nell’arcipelago, così per divertire il condur le molte robbe, che in occasione di guerra sogliono venir d’Alessandria et da altri luochi per li bisogni dell’armata et potrebbono forse far di esse preda, ma almeno leveriano genti da quelle isole per servitio della nostra armata et reteratesi poi nel Regno in ogni caso apportiriano notabilissimo beneficio, potendosi anco congiongere con le altre galee di Vostra serenità et far quel più che fusse necessario per difesa di quel Regno. Si potria poi sperare che impedendosi all’inimico il poter avicinarsi alla fortezza, che haverà risolto di stringere, sopragiongendo il verno senza che ne havesse fatto aquisto da sé medesimo levasse il suo essercito dal detto Regno, conoscendo di non poterlo così facilmente soccorrere, si come fece in Cipro per mezo della Caramania 30 miglia lontana da quell’isola.
Et si come a lui incontrariano tante difficoltà in havere monitioni et soccorsi, così per il contrari la Serenità vostra potria aiutare quel Regno dove fusse il bisogno senza alcun travaglio, non solo con l’amata, ma anco con galee grosse, navi et altri vasseli, li quali potrebbono far sempre capo nel porto delle Grabusse, dove havuta nuova come si trovasse il Regno et se vi fossero vasseli armati nemici, passeriano con li venti a loro favorevoli dove gli tornasse commodo, poiché l’istesso tempo che li conducesse alle Grabusse, li porterbbe anco alle città, cosa che non si poteva fare in Famagosta.
Ma perché non è certo da confidarsi che con le genti dell’isola, così a piedi come a cavallo, et con la fantaria Italiana che si havesse a quei tempi, si potesse custodendo le sopradette spiaggie prohibir il disbarco a nemico così potente, né meno è buon consiglio a ridursi alla speranza di mandar l’armata di Vostra serentà dopo successo il detto disbarco a soccorrere quel Regno, ancorché fussero unita, et tentar la giornata con la Turchesca, la qual giornata potrebbe esser prolungata dall’inimico con molti mezi et fra tanto stringer le cose per venir all’espugnatione delle città, le quali a questo modo con difficoltà si potrebbono sostentare; però è necessario di venire in questa conclusione, che la verà et la più sicura difesa di quel Regno et dalla quale di possi sperare la sicurtà sua, debba essere un corpo di armata almeno di 100 galee, oltre le grosse et le navi, che fusse spinto anticipatamente in quella parte, essendo la preventione et la prestezza nelle imprese di maggior importanza che lo gran sforzo, perché la forza per lo più antivedi [?] et la prestezza ferisse all’improviso et se bene quella rompe et questa disordina, è d’avvirtire che più facilmente si disordina et poi si rompe di quello che si rompa gl’ordinati, col qual corpo d’armata si metterebbe timore et confusione tale all’inimico, che così facilmente non si arrischiria a tentare il disbarco, per dubio di non haver essa armata alla coda et convenir combatter in un istesso tempo, et con le genti di terra et con la detta armata, ilche gl’apporterebbe gran travaglio, con tuttoche fusse superiore di numero di vasseli et di combattenri et gl’impediria ogni suo disegno. Ben si tiene che appresso questa armata la difesa delle spiaggie debba essere et utile et necessaria, come ho toccato di sopra, et che tutti doi questi ispedienti potriano esser causa della sicura liberatione di quel Regno, perché havendo Vostra serenità un’armata per tempo in esso Regno, non solo confirmerà ella in speranza di buona difesa quegl’habitanti, accrescendogli et forze et animo, ma augumenterà delle difficoltà molte all’inimico, poiché oltre il manifesto pericolo, che da sé medesime rappresentano quelle spiaggie et rive, per esser predominate da venti furiosi, è da credere ch’esso inimico presupponerà di esser sopragionto mentre si trovasse disordinato per tentare il disbarco, non potendo egli ciò fare se non con molta confusione et tempo, né è da pensare che volesse tentarlo in faccia della nostra armata per il gran pericolo che convenirebbe passare. Ilche quando piacesse al Signor Dio di far succedere et ch’egli si levvasse dall’impresa, resterebbe quel Regno non solamente per all’hora libero, ma si potria sperare che per qualche tempo non havesse ad esser molestato, con grandissimo utile et riputatione della Serenità vostra. Ne io credo che fusse per riuscire molto difficile il metter insieme un corpo di armata di 100 galee et di haverlo per tempo in quell’isola, percioché tenendone ella per ordinario 30 et più fuori, oltre quelle che ogn’anno si armano in essa isola, et potendone in simil occasione, nella quale non si guardano le cose tanto per sottile, armare altre 50 nella medesima isola, come bisognerebbe fare in ogni modo il primo anno, non è dubio che con queste, con quelle dell’armata ordinaria et con le altre che si potriano fare a tempo debito qui et in Dalmatia, si potrebbe arrivare al numero sopradetto, et a maggiore ancora accompagnato con galee grosse et con navi, et farlo capitare nel porto della Suda, come in quello ch’è grande, sicuro et situato sopra vento. Et se fussi detto che in tal caso l’inimico volgerebbe il suo camino nel colfo, per venir a danno delli luochi della Serenità vostra, si risponde che non si risolverebbe così facilmente di farlo, per non lasciar senza custodia il suo paese dell’arcipelago, dove la nostra armata gli potrebbe fare gl’istessi danni et anco maggior essendo aperti tutti quelli luochi et oltre di ciò dubiterebbe anco grandemente di non esser, per intelligenza che si potesse havere con l’armata di Sua maestà catholica, serrato nel colfo, Onde perché si possa metter in essecutione in tempo di bisogno cosa di tanta consequenza et sicurtà, crederei che fusse a proposito ch’ella si risolvesse di tener ordinariamente nel Regno di Candia 50 arsili atti alla navigatione, facendo fornire li 6 volti principiati nell’arsenal di Candia dall’illustrissimo signor Proveditor general Grimani di felice memoria, poiché quel porto non potrà ricevere maggior maleficio di quello che ha ricevuto finhora; et appresso questi farne fare altri 8 nel luoco dove già furono disegnati, nella fattura de quali si potrebbe spendere da 16.000 ducati in circa et si haveriano nel detto arsenale in tutto volti 27. Appresso li 16 volti poi che sono alla Canea, se ne potrebbono facilmente fabricar altri 7, sicché in tutto venirebbono ad esser 50 volti fra tutti doi quei arsenali. Si trova al presente il detto arsenale di Candia molto ristretto non havendo magazeni a sufficienza, né luoco dove poter sborrar le vele et gl’armizi, ilche ben spesso è causa di qualche danno, et facendosi li nuovi volti tanto maggiore riuscirebbe il bisogno, però io lauderei che si pigliasse il cortivo et le case delli clarissimi consiglieri, luoco contiguo ad esso arsenale et molto commodo, non [?] solo per fare li detti magazeni, ma anco per governar gl’armizi, oltre che si poneria il medesimo arsenale quasi in isole et si daria molta sodisfattione a tutta quella città, perché essendo questi habitationi delli clarissimi consiglieri lontane dal palazzo ducale, occorre spesse volte che Sua signoria clarissima o per le pioggie dell’inverno [?] o per il sole dell’estate o per altri simili impedimenti, che restano di ridursi nei giudicii, con pregiudicio della giustiti et delli sudditi; et in luoco delle sudette case, dove hora stantiano, si potria deputargli una casa grande, assai commoda, che è quasi contigua al palazzo del clarissimo signor Duca, la quale per esser conditionata se ne va di male, et si haverebbe con poco danaro et con poca spesa si potria accommodare in due habitationi. Ma quando non si volesse far compreda di essa, si potria pagare l’affittio, si come si fa anco del palazzo delli proveditori generali, cavandolo dalle condanne. Et si come vi è molto bisogno di fabricare li detti volti et di aggrandire gl’arsenali, così vedo esser necessario di ridur il governo loro in miglior forma, poiché quelli signori che commandano quel Regno sono sfrorzati alle volte di commetter quelli carichi di patroni alli detti arsenali di Candia et della Canea a persone poco atte, ricusando ogn’uno di volerli accettare, per la molta suggesttione alla quale convengono esser sottoposti et per il poco utile che ne cavano, ilche certo è molto maleficio [?] delle cose della Serenità vostra. Onde per rimediare in qualche parte a questo bisogno vengo a raccordarle riverentemente, che quanto all’arsenal della Canea saria bene, che si come hora viene mandato alla Sfacchia un Proveditore, il quale dopo fornito il tempo delli anni doi che è obligato di stare in quella provedaria, viene a subintrare nel carico delle saline della Suda altrettanto tempo, dal qual officio conseguirà non poco utile; quando la Serenità vostra voglia regolare il governo del detto luoco della Sfacchia, come credo che sia necessario di fare, per le molte cause che mi riservo di dirle in altro luoco, così il parone [?] che havesse servito all’arsenale il tempo suo oridnario entrasse proveditor alle dette saline, con il medesimo utile che hanno quelli che vanno alla Sfacchia. Alli proveditori poi delli arsenali di Candia fusse assignato l’utile delle saline di Spinalonga con l’istesso obligo che hanno quelli della Canea, nel qual modo si potria sperare che le cose passassero con miglior maniera; et ripigliando il mio primo ragionamento, havendo l’occasione portato di fare questa digressione, torno a dire che non sarà gran cosa ad armare in quel Regno un buon numero di galee, usandosi li mezi che ricercherà la qualità dei tempi et regolandosi anco le cose, si come dirò poi, essendovi in esso Regno al numero di 26.000 huomini in circa obligati al remo, un terzo di quali basterebbe per l’armate delle galee sopradette et tanto più si deve risolversi a questa armata, quantoché se noi non si servissimo di quella gente, venerebbe ella a restare all’inimico, della quale se ne valerebbe per guastatori et per altri bisogni a nostra danni. Quando anco fusse risolto di mandar in tal occasione qualche numero di fuste in quel Regno, non potendosene tener per ordinario per mancamento di luochi da conservarle al coperto, son sicuro che molti particolari persone ne armeriano con di quelle genti che in altro modo non andarebbono in galea, se non mossi dalla speranza dell’utile de bottini, da quali legni si riceveria notabilissimo benficio, perché passando essi per tempo nell’arcipelago, riporterebbobo prede de vasseli et d’huomini, si come si è chiaramente veduto nel tempo della passata guerra et di poi si potrebbono unire con l’armata.
Poiché ho parlato a bastanza dell’armare galee in quel Regno in tempo di guerra, venirò a ragionar dell’armare che si fa ordinariamente et straordinariamente, essendo anche questa materia di molta importanza et che ha bisogno di qualche regolatione.
Si soleva armare altre volte 4 galee ordinarie di gente di buona voglia a viaggio corto [?], ma per le molte gionte de danari che li sopracomiti convenivano dare a galeotti et officiali, non si trovando alcuno che volesse e che potesse armare in questo modo, fu introdotto dopo l’ultima guerra per facilitar la cosa di dare dal ruodolo de contadini la mità del numero de galeotti, mandando poi le galee fuori del Regno, dimodo che il viaggio corto, che doveva essere di 4 mesi, si faceva di 8 almeno, con gran spesa della Serenità vostra, et questo per le difficoltà che si havevano nel condurle a Corfù et nel ricordurle in Candia, nel che anco s’impiegava un capo da mar con qualche disconcio delle cose publiche, oltre che sopragiongendo l’inverno et restando quasi tutte esse galee senza tenda et senza drappi per le ciurme, convenivano patir assai et molti ne morivano, con indurre grandissimo spavento, quando ritrovavano nel Regno, a tutte quelle genti, né con tutto ciò riuscivano buone galee; et però si messe la Serenità vostra a farle armare a viaggio lungo senza ruodollo, ma con 2.000 ducati di prestanza per galea, ilche similmente fu conosciuto apportare pochissimo benficio, non solo per il grave interesse ch’ella ne veniva a sentire, ma anco perché da esse galee non si poteva ricevere alcun buon servitio, essendosi veduto che doi di quelle armate in questo modo, stettero la maggior parte del loro viaggio nel mandracchio di Corfù; onde si convenne di novo armarle a viaggio corto a ruodollo et averle sul Regno. Questa risolutione causò certo grandissima consolatione in quei isolani, ma perché si costumava di admetter li Andiscari in luoco di quelli a quali toccava la sorte, ilché faceva che quasi li medesimi servivano ogn’anno in galea, con rovina de poveri contadini, che convenivano dargli molto danaro per il donativo, fu astretta [?] Vostra serenità a prohibire del tutto li detti Andiscari, volendo che gl’istessi a quali era toccata la sorte fussero tenuti andar a servire in persona, acciò in progresso di tempo si havesse un buon numero de galeotti assuefatti a questo servitio, per il quale ella si move ad armare galee ogn’anno in quel Regno et li contadini conservassero il loro poco havere; né con tutti questi rimedii si è potuto far tanto che basti a levare la paura et il timore entrato fra quelle genti, massima dubitando esse di convenir star fuori lungo tempo, si come è occorso alcuna volta, et perciò si è ritrovato che molti per fuggire il detto servitio si sono fino risoluti di vender li loro beni et sotto li suoi nomi presentare persone supposite da essi ben pagate. La onde per ogni via possibile si deve procurare di raddolcirli in questo esercitio per ogni via possibile, acciò si possano haver pronti in ogni tempo.
Partorisce certo bonissimo effetto il far stare quelle galee nel Regno, ma non bisognerebbe già tenerle armate più di 4 mesi, si come fu deliberato, et non nel modo che è successo di quelle armate l’anno 1592, le quali tuttavia si tengono fuori con grandissimo discontento et mala sodisfatione di quelle genti, et per consequenza con causare li medesimi primi spaventi in ogn’uno, le quali galee et così anco le straordinarie armate in tempo mio, che si trovano anch’esse fuori con grossa spesa della Serenità vostra, vanno creditrici di molti avanzi, poiché per la gran strettezza nella quale io mi son trovato quasi di continuo di danaro, non ho potuto sovvenirle come sarebbe stato bisogno di fare et li sopracomiti loro, per lo più poveri, possono darli poco aiuto; onde vedendosi le dette genti a continuare in così lunga servitù senza haver modo di sostentarsi, venendoli anco dispensato biscotto cattivo, così per la mala qualità de formenti, come per le fraudi de fornari, alche non si è potuto rimediare in tutto per rispetto del contagio di Candia, dove fu fatta diverse quantità di detto biscotto, ma quello che a loro pare più strano et più dura cosa da sopportare, è il vedersi privi della libertà et di poter uscire qualche volta fuori di galea, ilche gli viene prohibito dalli loro sopracomiti, per il timore ch’essi hanno delle lor fuga, onde vivono come disperati; et oltre di ciò patiscono anco assai de drappi di schiavine e di tende nel tempo dell’invernata, per non esser mandate in tempo in quel Regno le provisioni necessarie di tali robbe, ancorche siano ricercate diverse volte, si come ho io appunto fatto nel mio tempo. Et se bene l’occasione ha ricercato di tener tutte le dette galee così lungmente armate, si havere però anco a questo potuto ritrovare facilmente rimedio et particolarmente col licentiar le ciurme almeno nel tempo dell’inverno et farli correr meza paga per armarle poi a tempo novo, nel qual modo si haverebbe avanzato buona parte della spesa; ilche le fu da me riverentemente raccordato con mie lettere, delle quali però non hebbi mai risposta alcuna, poiché io mi promettevo di poter tornare ad armarle con poca difficoltà, coll’assicurarmi [?] sopra li casali del ritorno delle dette ciurme, et quando bene fussero anco mancati 10 o 15 huomini poco haverebbe importato, potendosi facilmente metter insieme un così poco numero, non trovando io le tante difficoltà che vengono discorsi in questa materia. Et si bene si hebbe qualche travaglio nel tempo dell’ultima guerra a ritornar ad armare le galee, all’hora disarmate in questo modo, ciò naque più tosto per il gran spavento che era in quelle genti per la gran mortalità seguita, che per altra causa, con tutto ciò si armarono finalmente le dette galee et altri ancora per opera spetialmente dell’illustrissimo signor Proveditor general Michiel, della cui destra et prudente maniera, usata in tutti gl’importanti maneggi che ha havuti in quel Regno, viene appresso tutti conservata viva memoria. Però io lauderei che si facesse una volta la prova di questo licentiare le ciurme a meza paga, essendo io sicurissimo che si venirebbe per questa via a dare grandissima sodisfattione a quelle genti et a farle forse risolversi di non aborire quel servitio nel modo che hora fanno. Et la Serenità vostra venirebbe a disgravarsi in buona parte della spesa, la quale è certo di non poca consideratione. L’istesso ordine sentirei che si osservasse anco nelle altre galee, che per qualche occasione ella si risolvesse di armare in quel Regno, con farle disarmare a primo di settembre, quando però non vi fusse urgente bisogno, et col far correr la meza paga alle ciurme per il tempo dell’invernate, con obligarli però a venir doi volte all’obedienza in detto tempo, quando venisse l’occasione di darle qualche paga, et esser poi tutti in galee all’averta [?] et così continuare di tempo in tempo, né questa sarebbe spesa di più di 165 ducati al mese per ogni galea et si venirebbe a dar commodità alle dette genti di poter impiegarsi nelle loro vendemmie et nelle semine, con molto loro contento et beneficio.
Oltre quanto ho detto sopra l’armare, mi resta ad aggiungerle, ch’io crederei che fusse meglio che in luoco d’imbossolare tutti li nomi di contadini et di cavare quelli che dovesseno andar in galea, per questo almeno tutti quelli casali si riducessero in communi et che con essi si havesse a trattare, obligandoli in condurre quella quantità di huomini che facesse bisogno, havuto riguardo all’occasione et alla grandezza di cadaun casale, che così si potria armare con assai maggior certezza di quello che si fa al presente, havendosi a trattare non con contadini particolari, li quali diverse volte sogliono fuggire et ascondersi alle montagne, ma si bene con li detti communi, che sarebbono sempre in essere, li quali potrebbono con facilità trovare gli huomeni che gli fussero ricercati. Et accioché si potessero assuefare molte genti in questo servitio, vorrei che ogn’uno di detti communi fussi obligato a condurre ogni volta novi huomini et a questo modo voglio credere, che le cose passerebbono con miglior ordine et che si venirebbe anco a conservar meglio quella contadinanza. Quando fussino introdotti questi communi, sarebbe ben fatto di dargli anco carico di mandar, quando il bisogno lo ricercassi solamente, a lavorar alle fabriche tante genti quante fussino bastanti per le opere che si havessero a fare, secondo l’essere dei casali, levandogli poi del tutto l’annual obligo delle angarie, percioché con tal mezo quelli che havessero il modo convenirebbono pagar li poveri mandandoli a lavorare in luoco loro, con benificio et publico et privato.
Quando poi paresse meglio alla Serenità vostra di ridurre la detta servitù di angaria personale in granvezza reale, che fusse pagata pur dalli communi a quali fusse dato debito, secondo la descrittion che venisse fatta del numero delle persone d’angaria, si venirebbe a cavar intorno a 24.000 ducati all’anno, essendo gl’obligati alle angarie da 46.000 in circa in tutto’l Regno, perché il publico havendo a fare con le communità, saria sempre sicuro di riscuoter intieramente tutto’l pagamento; col qual danaro si potria risolversi di dar fine a quelle fortezze senza interesse di Vostra serenità, alle quali fortezze, quando fusse poi dato compimento et volendo ella che si continuasse nel detto obligo, si potrebbe impiegare il medesimo danaro nei pagamenti di militia et solevarsi in qualche parte dal grave interesse che in essi convien sentire. Et mi par di raccordarle anco in questo proposito, che saria bene ch’ella si risolvesse di tagliare tutte quelle essentioni, che sono state fatte dalli suoi rappresentanti, delle quali non vi fusse la confirmatione di lei, di alcuni casali dalle angarie di fabriche, cosa che è di non poco suo pregiudicio, perché non solamente questi casali vengono a resstar liberi da tal obligo, ma vi sono anco delli contadini che abbamdonano le proprie loro case per andar ad habitare in essi casali, per goder questo beneficio.
Ho detto innanzi del notabilissimo servitio che potrebbe ricevere quel Regno dal tenersi di continuo 50 arsili per armarli in tempo di bisogno, hora è necessario che li rappresenti qualche cosa delle maestranze et della marinarezza di esso Regno, perché poco valerebbe haver arsenali et galee, quando non vi fusse il modo di poterle tenir governate et metterle ad ordine per mancamento di dette maestranze et di marinari da commandarle. Con mie lettere di 8 settembre 1592 diedi aviso alla Serenità vostra del notabile mancamento che andavano facendo questi arti, ricercandoli colla debita riverentia che quando le fusse piacciuto darmi sopra di ciò alcuna commissione, non haverei mancato di far ogni mio sforzo per la conservatione et agugumento loro, sopra di che però non mi gionse mai ordine alcuno.
La causa per la quale queste professioni s’attrovano in tanta declinatione, oltre quella del contagio che in Candia le è stata di molto nocumento, non essendo restati vivi se non marangoni 17, calafatti 15 et alla Canea se ne trovano poco più numero; et così anco della professione della marinarezza si trovano pochissimi huomini per tutto’l Regno, rispetto al numero che vi soleva essere in altri tempi, dicono tutti procedere dal non si fabricare più galeoni in quei squeri, come già era solito di farsi essendosene trovati in essere l’anno 1586, 15 et 5 in cantiero, dove al partir mio da quel Regno non ve ne era senza un solo principiato et non si trovando per ciò né da lavorare, né da navigare, né meno da trattenersi nei arsenali; tutti gl’huomini di questi arti si risolvono di procacciarsi il vivere in altra parte et massime in Constantinopoli dove intendo che se ne trattengono diversi, ilche poi causa che molti, li quali si potrebbono applicare a questi essercitii, si risolvono anch’essi di pigliare altro partito per vivere, però essendo bisogno di prendere qualche risolutione in queste materie, acciò non si vadino più debilitando li detti arti, dirò io quello che stimo bene in questo proposito.
Due cose Serenissimo principe possono conservare et accrescere il numero delle maestranze et della marinarezza, l’una è il fabricar vasseli in quel Regno et l’altra dar modo che simili genti possino haver trattenimento in quei arsenali, senza diche non si può certo sperare alcun bene. Io ho voluto sapere la causa, perché si è lasciato la fabrica dei galeoni et mi fu detto procedere dalla carestia delle robbe, le quali da poco tempo in quò sono montate a prezzi altissimi et particolarmente delli legnami, et anco perché concorrendo ogn’anno le marciliane in quel Regno et levando li moscatti, ogli et altri carichi, togliono li partiti alli galeoni, trovando essi di nolleggiare più facilmente, così perché essendo di picciola portata entrano nei porti proprii delle città, senza dar spesa né di barche né di lidi [?], come ancora perché sogliono fare qualche avantagio nei nolli alli mercanti, ilché possono esse far benissimo essendo con manco spesa fabricate et tenendo per il modo del loro navigare assai manco huomini di quello che possono fare li galeoni. Onde a volerli da novo introdurre, si come sarebbe molto necessario per le considerationi sudette, dopo havuto quel riguardo che si deve sopra il navigare delle dette marciliane in quel Regno, bisognerebbe conceder l’istessa prestanza che viene data qui in Venetia a quelli che fabricano navi, poiché il danaro che hora viene imprestato, mi è stato affirmato esser pochissimo, con obligar poi li parcenevoli delli galeoni che si fabricassero in quell’isola, che non fussero di maggior portata di 250 fin 300 botti, acciò potessero entrare nelli porti di Candia et venir dentro di questa città, la qual prestanza dovesse esser data dalle Camere con buone piezzarie, cioè un terzo al tempo dell’obligatione di fabricar galeoni, un terzo quando fussino ridotti a doi coperti et l’altro terzo dopo gettati in aqua, mettendo termine alli paracenevoli di doverli poner alla vela nel tempo di un anno dopo havute la prima prestanza. Et se alcuno volesse fabricar vasseli più grossi et anco navi, gli fusse data l’istessa prestanza che si da qui, con termine però di mesi 16 a metterli alla vela. Ma perché non leva il partito a particolari persone di fabricar vasseli in altri tempi che nell’estate, per esser allhora le giornate lunghe, bisognerebbe introdurre che negl’arsenali fussi dato trattenimento conveniente alle maestranze nel tempo dell’invernate.
Commesse la Serenità vostra che fussero per questo effetto fabricato doi galee da novo, una in Candia et una alla Canea, ma non si è però potuto ciò effettuare per mancamento di legnami et in particolare di magieri, non se ne potendo ritrovare di quella longhezza che ricerca il bisogno, però volendosi dar principio a così buon opera, sarà necessario mandar in quel Regno di detti legnami, acciò tali huomini potessero trattenersi et essercitare in queste professioni, né havessero causa di procacciarsi il vivere per altra via; et perché tutte le robbe sono salite al presente ad altissimi prezzi, si come l’istesso è avvenuto anco in questi parti, bisognerebbe regolare li pagamenti che vengono hora dati, se non in tutto almeno in qualche parte, secondo la qualità di questi tempi, non essendovi rimedio che si possino sostentare col soldo che tirano al presente. Appresso di ciò si potrebbe introdur anche un buon numero di fanti, che imparassero quest’arte, a quali parimente fusse dato qualche poco danaro per potersi allimentare, fintanto che diventassero buoni maestri.
Dalla introduttione delli galeoni dell’antedetta portata si venirebbe a ricevere un altro beneficio di grandissima importanza, che navigando essi alla latina, si come viene disposto particolarmente per ordini dell’illustrissimo signor Proveditor generale Foscarini, oltre che haverebbono maggior numero di marinari et huomini da commando con ogni poco di aiuto di remurchio, potrebbono in occasione di guerra star uniti con l’armata, cosa che difficilmente può esser fatta con vassili grossi, si come lo hanno dimostrato chiaramente le isperienze passate. Et in questo luoco mi pare esser a proposito ch’io le facia sapere, come li porti delle città di Candia et della Canea hanno grandissimo bisogno di esser escavati, né io nel mio tempo ho mancato di fare quanto si è potuto in beneficio loro, ma in quello di Candia si è lavorato poco per cause della peste. In quello della Canea si è fatto assai buon lavoro colla sollecitudine del clarissimo signor Rettor Malipiero, havendo io anche sfornito un arsile inutilissimo di galea, con intentione di affondarlo appresso la torretta che è alla bocca di esso porto, per far riparo all’empito del mare, che suole avanzar la muraglia, quando regna vento da Tramontana, causando travagliosa traversia dentro dell’istesso porto, ma essendo sopragionto l’illustrissimo mio successore, haverà forse Sua signoria illustrissima effettuata questa buon opera.
Il spirone del castello di Candia et anco una parte della muraglia del medesimo castello vicino al porto hanno bisogno di conciero. Onde è necessario, volendosi conservare il detto spirone et il castello istesso, di dar ordine che sia senza dilattione alcuna accommodato il tutto, il qual accommodamento renderà non poco beneficio al sudetto porto, poiché quel spirone viene a riparare tutta quella materia che è commossa et portate dal mare ivi vicino. Questo bisogno fu da me particolarmente raccordato alla Serenità vostra fino nel tempo dell’altra mia provedaria, ma però sopra di esso non mi venne mai ordine alcuno.
Havendo detto quanto mi occorreva sopra il modo di facilitar l’armare in quel Regno et sopra le maistranze et marinarezza et li porti ancora, seguirò a parlare sopra la militia Italiana et sopra li bombardieri quello che mi parerà a proposito.
Al partir mio di Candia ho lasciato quella militia in mumero di 5.300 soldati in circa, oltre li capitani, buona parte de quali soldati et massime di quelli arrivati da nuovo si trova in cattivo stato, si come ho sudetto, et questo per esser venute alcune compagnie tanto mal ad ordine, che certo non si può dir peggio, così per havere alcuni di detti soldati patito assai nel viaggio, che è stato fino di 5 mesi, come perché pare che li capitani et altri non attendino a far più gente di qualità, ma solamente per supplire al numero del loro obligo. Di questi soldati io ho convenuto licentiarne alquanti delli più inutili, inche però non ho potuto continuare, perché si sarebbe fatto troppo gran moto et perché anco si può sperare che con l’apprender l’aria del paese potrenno facilemnte diventar buoni.
Per proveder che da qui avanti fusse condotta buona gente al servitio di questo Dominio, credo che potentissimo rimedio sarebbe di procurare quanto più si possa, che li capitani che vengono ispediti con carico di far compagnie siano persone di qualche portata et non admetter così facilmente ogn’una [?] ordinando anco che le dette compagnie non passassero il numero di 150 soldati et forse sarebbe meglio di 100 solamente, perché se bene vi andarebbe un poco più di spesa ne gl’officiali, si riceverebbe però questo importante beneficio, che li capitani havendo a condurre pochi soldati si sfrozarebbono di farli buoni et nel farli passano alla banca non haverebbono luoco l’iscusationi, introducendo anco che nel pagarli, innanzi che toccassero il danaro, fusse obligato ogn’un soldato maneggiar et sparar l’archibuso, acciò potessero esser conosciuti et admessi quelli che riuscissero atti nella professione et licentiati gl’innhabili, ilche metteria sproni alli capitani di ritrovar buona gente et non della trista sorte che è stata la maggior parte di quella condotta in tempo mio, la quale havendo voluto rassegnare et veder a maneggiarsi con l’archibuso o archibusone, ho ritrovato di tal sorte che molti soldati inducevano gl’astanti a riso [?] et a compassione, considerandosi che era mandata con tanta spesa per difesa di quell’importantissimo Regno gente così roza et così malatta a questo mestiero. Sarebbe anco a proposito di mandar spesso di là qualche compagnia, per poter haver sempre in essere il numero giusto di 5.000 fanti, dovendosi sperare che facendosi pochi soldati alla volta havessero ad esser migliori in ogni parte, di quelli che per l’ordinario vengono fatti in una ispetione grossa di molti capitani, nella quale concorrono diverse difficoltà, massime a volerli havere delli Stati d’altri principi. Onde alle volte avviene che vengono condotti molti delli sudditi di Vostra serenità, si come fu buona parte di quelli ispediti per occasione del contagio di Candia, da quali anco per diverse altre cause, oltre l’esser arrivati fuori di tempo, quando vi fusse stato urgente bisogno, si haverebbe ricevuto pochissimo servitio. Io però in quella travagliosissima occasione provedei [?] in modo tale alla sicurtà di quella città, che quando anche l’armata Turchesca, uscita quell’anno da Constantinopoli, si fusse risolta di tentar alcuna novità, sarebbe rimasta, con l’aiuto del Signor Dio, del tutto ingannata, ritornando in dietro con molta riputatione di quel Regno et delle cose di Vostra serenità, né sopra di questo venirò a toccarle altri particolari né meno sopra il detto contagio, così per non ritrovarle il dispiacere ch’ella convenirebbe sentire ragionandole io della grandissime miserie di quel tempo, come perché ella di già ha saputo il tutto et di mie lettere et da quelle delli clarissimi signori Duca Capello et Capitano Pasqualigo et voglio credere anco dalla relatione dell’istesso clarissimo signor Duca; ben non le tacerò che in quella occasione ogn’uno di rappresentanti suoi, che si sono trovati al governo di quella città, hanno fatto compitamente il debito loro, poiché il detto clarissimo signor Duca Capello, ancorché a quel tempo fusse ridotto in cattivissimo stato di sanità, volse però così come affaticava di continuo la mente in pensare alli rimedii di tanta stragge, affatiacare anco la vita istessa, senza prendersi cura alcuna di gl’evidentissimi pericoli che d’ogni parte gli soprastavano. Et certo si può dire che Sua divota [?] maestà visto il grandissimo amore et charità usata da questo signore verso gl’afflitti et appestati, visitando li lazaretti et provedendo alli molti bisogni loro in quanto si poteva, volsi dispensare della sua santa gratia verso la persona sua, riducendola di convalescente che era, havendo la prima volta ch’egli volse andare alla visitationi de gl’ammalati esser posto a cavallo da servitori, tanto si trovava languido et fiacco, in buonissimo stato di sanità, essendo di poi andato sempre prosperando di bene in meglio, che così piaccia al Signor Dio di conservarlo lungamente per beneficio publico, essendo in effetto gentilhuomo di vita essemplare, di rara prudenza et di singolar valore. Del clarissimo signor Capitano poi non starò a dir altro, havendo di sopra parlato della persona di Sua singoria clarissima, se non che unitamente col predetto clarissimo signor Duca ha atteso a fare tutti quei rimedii che ricercavano così urgenti bisogni et il medesimo è stato fatto anco dal clarissimo signor Zaccaria Soranzo, ch’era Consigliero in quella città con una isquisita diligenza et con molto pericolo della sua vita.
Ma così come li detti suoi rappresentanti non hanno lasciato di far ogni loro potere in servitio di quella città, così gl’istessi habitanti di ogni conditione da alcuni pochi in poi si sono mostrati poco ammorevoli et charitativi verso la loro patria, non havendo voluto impiegarsi in alcuna cosa. Et tornando al mio ragionamento di prima, convengo dirle che quelli soldati moschettieri et picchieri, quasi tutti servono più per tirrare il capisoldo, che gli viene dato oltre la paga ordinaria, la maggior parte del quale per mio credere si convertisse in beneficio dei capitani, che per dover prestare in occasione quel servitio per il quale sono stati introdotti, essendo essi per il più innabili ad adoperare questi sorte d’armi, si come chiaramente ho conosciuto per la isperienza che ne ho voluto fare nelle mostre ordinate per questo effetto. Vengono dalli capitani admessi di tal sorte per la detta participatione del capisoldo, facendoselo pagare nel modo che usano anco nelle fattioni, quando alcun soldato vuol essere essente da esse, nel che non ho mancato di stare occulatissimo et di fare quanto si è potuto per rimediare a questo disordine et in particolare delli archibusoni, ma difficilmente si può venire in cognitione della verità, passando le cose tra di loro secretamente et tanto più quanto che dalli capitani vien posto molto timore alli soldati, acciò non venghino a palesarli; et perciò da molti viene stimato che sia bene a levare li detti archibusoni et picche, come in un certo modo infruttuose, poiché dovendosi ritrovare in tempo di guerra grosso presidio di militia in quel Regno, si potrà, quando’l bisogno lo ricercasse, cavarne fuori dalle compagnie 20 et 25 per cento, essendo da credere che fra tanti soldati ve ne habbino ad esser sempre di buoni et di migliori assai, che non sono questi, si come mi son certificato esser stato fatto nel tempo dell’ultima guerra in Famagosta, con notabilissimo beneficio; et però sarà a proposito che in quelle monitioni vi sia sempre un buon numero di detti archibusoni et picche.
Paga anco Vostra serenità molte lanze spezzate a quelli governatori per loro honorevolezza et acciò possino trattenere appresso di loro persone di conditione, il stipendio delle quali per esser di doppia paga, ascende in grossa somma di danaro all’anno. Et perché si è introdotto di pagar questi tali a quartiero, con non poco diservitio della Serenità vostra, per quelle cause che possono esser da lei benissimo considerate, lauderei che tutte queste lanze spezzate fussero rollate et pagate di mesi in mesi alla banca, come si osserva di fare della restane militia, ilche venirebbe ad essere di maggior servitio di lei et li detti governatori non haverebbono alcuna giusta causa di dolersi.
Vostra serenità si risolse l’anno passato et certo prudentemente d’aggionger alla paga ordinaria del soldato privato lire 2 soldi 16 di capisoldo ogni mese, onde viene ad havere al presente per tutta la sua paga lire 18 gazzette [?] 8, con tutto ciò quella militia se la passa miserissimamente essendo il vivere et il vestire accresciuto a prezzi eccessivi, vendendosi il formento a lire 18 et 20 lo staro, il vino lire 3 il secchio, il formaggio 5 et 6 gazette la lira, l’oglio 10 et 11 lire il miro et la carne quando 3 et quando 4 gazette la lira; et così si sono incariti anco tutti l’altre cose et si mantengono a così altri prezzi, ch’io dubito che difficilmente si potrà più liberarsi quel Regno da tanta carestia, essendo arrivata all’eccesso l’ingordiggia de gl’huomini. Et se ben pare che’l soldato habbia qualche avantagio nei vini nelle città et nella quintadecima dei formaggi in Candia solamente, é nondimeno scarsissimo questo aiuto et di mala qualità, durando anco per poco tempo dell’anno. Et però io stimo esser bisogno che si trovi modo col quale la detta militia et li salariati ancora possino sostentarsi, non essendo se non bene che tali persone vivino consolate, et per me direi che fusse per adesso fatto questo rimedio.
Sono obligati quelli che hanno intrade de formenti da cento misure in su particolarmente nella città di Candia, di dar il quarto di esse al fontico publico ad un certo prezzo avantagioso per il vivere di quel popolo et della militia, ma perché la cognitione di questo quarto dipende dalla relatione dell’interessato, il quale ben spesso, con tutto che riceva giuramento, non palesa la vera quantità, né meno usa realtà nel condurlo al fontico, se bene dalli clarissimi signori Duchi non viene mancato della debita diligenza, vorrei che l’avenire questa limitatione fusse fatta a casal per casali, obligando li patroni delli casali alla contributione a rata portione, non essendo bene di riportarsi alla relatione de gl’istessi interessati. Et che in ciò il clarissimo signor Duca dovesse prender buone information, per saper la vera intrada di ogni casale, ilche sarebbe molto ben essequito dal clarissimo signor Zuan Domenico Cigogna, dal quale viene applicato ogni spirito et cura nel buon governo di quei popoli et perciò ogn’un viene a restare sodisfattissimo, essendo anco compitissimo osservatore delle leggi et tutto volto al benefitio publico. Et accioché si potesse sapere la verità del tutto, si potrebbe incorporar insieme l’intrade di 3 anni et poi partir per terzo, il qual terzo restasse per una continuata limitatione, che havesse ad essere intieramente condotta nel fontico, sottopena a chi mancasse di doversi comprare altrettanto formento a suoi danni et interessi, quanto fussi stato il suo terzo, la qual provisione farebbe havere assai maggior quantità di formento et sarebbe di sodisfattione dei buoni. Ma perché neanche questo rimedio sarebbe bastante per supplire al bisogno dei popoli et della militia, si potria dare libertà al medesimo clarissimo signor Duca di poner un altro tanto a portioni. L’istesso si potria fare anco a Rethimo et alla Canea, dove al prsente non vengono neanche contribuite le 4.000 musire dell’obligo antico. Quanto poi al prezzo di tali formenti, havuta Vostra serenità all’avantagio ch’ella vorrà far havere al soldato, potrà ordinare che sia limitato ad un tanto manco per mesura di quello che fusse [?] l’universal corso nelle tibie [?]. Il medesimo sarebbe necessario di fare anco delli vini, ogli et formaggi et in somma di tutto quello che più importa al vitto humano. Ma quando pure a lei paresse di non venire a questa regolatione è certo bisogno limitar almeno un prezzo oridnario al pane et al vino, over fare qualche altra provisione che fusse conosciuta migliore, la qual provisione bisogna che immediate [?] dipenda dalla Serenità vostra, poiché si tratta dell’impossibile che da quei clarissimi rettori potesse esser operata alcuna cosa buona in questo proposito, per il gran moto che ne seguirebbe in quegli habitanti, li quali si sogliono risentire fuor di modo, quando si tratta d’alcun minimo loro interesse.
Si trova in quelle piazze un grosso numero d’artigliaria di più di 700 pezzi, compartiti secondo il bisogno di cadauna fortezza, et anco molta quantità di polvere, però è bisogno che in esse piazze vi siano persone in qualità et quantità tale, che possino et sappino addoperarsi nelle occasioni nel maneggiare la detta artigliaria et nel tener ben governate le polveri.
Vi sono al presente fra tutte quelle fortezze 130 persone tra capi bombardieri et scholari pagati, il salario de quali è di spesa all’anno di 4.908 ducati. Gran parte di detti bombardieri è poco atta a ben servire, essendovene molti di vecchi et impotenti et del paese istesso, mandati o confirmati di qua, et per ella viene a spendere il suo danaro poco fruttuosamente. Et se ben furono inviati in quel Regno già 3 anni 12 di detti bombardieri con pagamento di 120 ducati all’anno, non sono però riusciti così buoni come si pensava, anzi hanno causato più tosto maleficio che alcun bene et hanno in particolare posto confusione grandissima ne gl’animi di gl’altri, che se ben sono a loro inferiori di soldo, si tengono però di assai maggior sufficienza; essendo dunque cosa chiara che questa militia ha anch’essa bisogno di regolatione. Io continuando nella mia opinione, altre volte raccordata in questo eccellentissimo Senato, vengo a dire che non vorrei che si tenessero più di 32 bombardieri pagati in tutto’l Regno, con salario di ducati 100 all’anno di questa moneta per uno, fra quali vi fossero 6 capi con ducati 120, compartendoli nel modo che dechiarirò a basso, procurando di haverli sufficienti nella loro professione et che non fussino del paese, sotto la carica di cadauno de quali, cioè di quelli che havessero a stare nelle città, fussero assignati 15 scholari ordinarii et altrettanti di rispetto delle genti dell’istesse città che havessero arti o di fauri [?] o di tagliapietra o di muraro, over di marangone, concedendo alli detti 15 scholari ordinarii 1.150 perperi all’anno di salario, che possono essere da 10 ducati in circa di questa moneta, acciò havessero causa di dilettarsi in tal professione, con obligo alli loro capi di tenerli spesso disciplinati et ad essi di obedirli in tutto quello che gli fusse commandato, dipendente però dal carico loro, et non potessero partirsi fuori dell’isola, senza licentia delli rappresentanti. In occasione poi che alcuno delli 15 scholari ordinarii venisse a mancare o per morti o per altra causa, dovesse in suo luoco subintrare uno delli altri 15 di rispetto, che fusse conosciuto il più sufficiente, dovendosi credere, che ogn’uno delli predetti capi in concorrenza si sforzerebbe col spesso essercitio di far riuscire li suoi scholari più valenti, con notabilissimo beneficio publico, perché in ogni città si haveria un buon numero de bombardieri atti a sostener ogni fatica, così nelle fortezze come anco sopra l’armata. Oltra diciò ritrovandosi in quel Regno il numero d’artigliaria che ho detto di sopra et gran quantità di polvere et altri monitioni, c’hanno bisogno di spessa revisione, stimo che sarebbe a proposito che dall’eccellentissimo Collegio fusse ispedito un soggetto di qualità delli colonnelli o governatori stipendiati dalla Serenità vostra, il quale con titolo di revisore de bombardieri, artigliarie et polveri, havesse carico di andar per tutte quelle città et fortezze, osservando se li detti bombardieri fossero esercitati, se le artigliarie fussero tenute ad ordine con li suoi fornimenti et le polveri ben governati, con il qual sprone ogn’uno si risolverebbe di fare il debito suo. Et accioché questo soggetto havesse modo di passar da luoco a luoco senza suo interesse, sarebbe necessario di assignarli, per il tempo che servisse in quel Regno oltre il suo oridnario stipendio ducati 200 all’anno, li quali fossero cavati dalla condanne che vengono fatte dalli proveditore generali et da altri rappresentanti.
La compartita veramente delli antedetti 32 bombardieri si potrebbe fare in questo modo: in Candia 10, alla Canea 6 con li loro capi, nelle fortezze poi di Rethimo et dei scogli doi bombardieri col suo capo, mandando poi nel tempo dell’estate per ogni fortezza 6 delli sopradetti scholari delle città più vicine, con accrescimento alli 150 perperi di quel di più che si suol dare per una paga di soldato al mese, acciò potessero haver modo di vivere. In tutti questi bombardieri et scholari Vostra serenità venirebbe a spendere de 6.000 ducati in circa all’anno et al presente ne spende 5.000 con pochissimo suo servitio. Et perché nelle polveri et salnitri della Serenità vostra si possono commetter molte fraudi, essendo lecito ad ogn’uno di venderne a suo beneplacito, ilche essendo male che si faccia, per diverse cause, giudico che sarebbe buon ispediente, che si come è stato provisto di far vender in quel Regno la polvere delle monitioni per uso de soldati solamente, così hora fusse fatto l’istesso per ogni sorte di persona, perché la polvere che di presente viene venduta da particolari, si può dire che sia quasi tutta della Serenità vostra, peril qual effetto si potrebbe deputare una perosna espressa, alla quale di tempo in tempo fussero consignate dette polveri dalle monitioni et il danaro si mandasse alli clarissimi signori Proveditori sorpa l’artigliarie, acciò di tempo in tempo fusse inviata quella quantità di polvere, che bisognasse, prohibendo poi ad ogni altra persona il poter vender della detta polvere, ilche sarebbe anco con qualche utile della Serenità vostra et de particolari.
Havendo fornito di dire quello che mi è parso a proposito in queste materie de bombardieri, artigliarie et polvere, proseguirò a parlare di quello che mi manca a rappresentarle et particolarmente della cavallaria de feudati, del luoco della Sfacchia, del stato misero di quella contadinanza et di alcune altre poche cose che mi restano, restringendomi in quella maggior brevità che mi sarà possibile.
Mi diede ordine espresso la Serenità vostra per lettere di 10 ottobre 1592, a doverle raccontare quello ch’io stimassi a proposito per regolar la cavallaria de feudati di quel Regno, havendo ella animo di volere in ogni modo fare questa regolatione, mossa principalmente dall’isperienza che si è fatta nel tempo della peste in Candia, di non potersi ricevere alcuna buon servitio da essa cavallaria nel termine ch’ella si trova, si come le fu particolarmente da me all’hora notificato, poiché se bene io mi avicinai doi miglia appresso quella città et mandai fuori per il territorio ordini espressi che tutta la detta cavallaria dovesse venire alla mia obedienza, per potermi valere di essa in quello ch’e’l bisogno havesse ricercato, per diligenza che in ciò da me fusse usata, non fu rimedio di far risolvere quelli feudati a comparir sotto li loro conduttieri, ancorché gl’havessi concesso honesta commodità, da alcuni [?] pochi in poi che vennero, assai mal ad ordini, li quali per quello che osservai nella risegna che feci non arrivavano ad un terzo. Onde fui astretto di condanar gl’innobedienti, si come ne diesi conto a Vostra serenità sotto li 12 agosto 1592. Tra quelli che vennero all’obedienza tenne certo il primo luoco il signor Giovanni Emo, figliolo del clarissimo signor Pietro, soggetto di honoratissime qualità, che si trova in quel Regno al governo delli beni del magnifico signor Vettor Calergi, essendo egli non solo comparso con molta prontezza, una notte che si dubitava dell’armata Turchesca, con li cavalli che haveva obligo di guarnire, ma anco condusse una compagnia di più di 200 huomini eletti, da quali si haverebbe ricevuto utilissimo servitio, se vi fusse stato il bisogno di adoperarli in qualche fattione.
Oltre quanto [?] che le stato raccordato in questa materia da diversi suoi rappresentanti et da me ancora, venirò ad aggiongerle quello che hora mi passa per mente sopra la regolatione della detta cavallaria, acciò posto in consulta insieme con le altre opinioni, possa ella col prudentissimo giudicio suo deliberare poi quello che stimerà esser di maggior suo servitio. Per facilitar dunque questo negotio et per poter sperare di ricever fruttuoso servitio di questa cavallaria, tanto bisognosa in quel Regno, secondo l’intentione di chi prudentissimamente l’introdusse, mia opinione sarebbe che tutti quelli che al presente sono obligati guarnire cavallarie presentassero doi buoni cavalli, si come di presente è l’obligo loro per ogni cavallaria, che è di 6 serventerie, quelli che guarniscono 4 serventarie un solo cavallo, com’è l’ordinario, et quelli poi che guarniscono meno di 3 servantarie si unissero con altri fino alle 3 et così dovessero anco fare tutti quelli che sono obligati a mostrar roncini per guarnisone di carathi mostrando un buon cavallo, che in questo modo si veniriano ad havere da 700 buoni cavalli di lanza, li quali dovessero esser consignati forniti dalli feudati, con l’obligo che sarà da me qui sotto dechiarito, a tanti buoni huomini atti per cavalcarli, li quali havessero ad esser mandati in quel Regno da Vostra serenità, vedendosi chiaramente ch’essi feudati fuggono ad ogni loro potere l’obligo di cavalcare, iscusandosi alcuni con la vecchiezza, altri con le indispositioni et molti col dire apertamente di non esser buoni per questa professione, et in somma quasi tutti con altre impertinenti iscusse, le quali vengono da me per modestia tacciute; et quelli pochi che pure vi sarebbono atti, in tempo di guerra non si potranno havere, perché veniranno impiegati nelli bisogni dell’armata.
Gl’oblighi che dovessero esser imposti alli detti feudati sono questi. Che quelli di ragione de quali fussero li cavalli, che saranno consiganti alli detti huomini per cavalcarli, fussero tenuti di risponder tante biava et tanta paglia all’anno, quanta sarà giugiudicata necessaria per il vivere di ogni cavallo, li quali cavalli havessero ad esser atti di poter servire almeno per lo spatio di 10 anni.
Che per sostentare et mantenere un così buon numero di cavalli fusse instituito un deposito, il quale avesse a servire per aiuto in occasione di mancamento di cavalli, a quelli soldati che convenissero comprarne et però fusse tenuta ogni cavallaria al consignar delli cavalli esborsar anco ducati 20 di questa moneta, che venirebbono ad essere ducati 7.000 in circa, li quali fusseno posti nelle Camere fiscali di quel Regno, con conditione espressa che non potessero esser impiegati in altro che in questo solo servitio.
Fatto questo tutti li feudati havessero ad esser per anni 10 disobligati dal cavalcare, ma non già dal resto dell’obligo che hanno per li feudi che possedono et se bene in questo tempo venisse a morire li cavalli, restassero però liberi d’ogni interesse li detti feudati, con dechiaratione però che passato questo tempo delli anni 10 et essendo conosciuti habili li cavalli, da chi haverà carico di commandarli, dovessero esser admessi a benefitio di quelli che havessero in essi parte, per quel tempo di più che si conservassero buoni, et in caso che li detti cavalli per il tempo antedetto non fussero atti per prestar buon servitio, dovessero esser venduti et posto il tutto di essi nel sudetto deposito et di subito quelli che havessero obligo di guarnire, fussero tenuti di comprare altri cavalli della qualità di sopra dechiarita et di tornar ad esborsare la portione che gli venisse a toccare, per conto delli ducati 20 per il deposito, et di risponder la biava et paglia, com’è sudetto, restando per altri 10 anni disobligati dal cavalcare solamente.
Et perché così come vi sono molti di quelli feudati che sentirebbono questa regolatione, si come io mi son informato, così vi sono anche de gl’altri che non la vorrebbono però quando vi fusse alcuno, che mostrasse buon cavallo da lanza et volesse obligarsi alle fatitoni del cavalcare, gli fusse admesso di poterlo fare, con espressa conditione però che dovesse esser senz’altro tenuto a suplire al suo obligo et che non gli venisse admessa iscusatione, se non più che vera et legitima, assicurandomi io che ogn’uno si risolverebbe più tosto di consignare li cavalli, che cavalcare in persona, tanto hanno in odio quell’obligo.
Alli huomini predetti, che fussero mandati in quel Regno per cavalcare, sentirei che fussi assignato ducati 62 et mezo all’anno di quella moneta, che fanno appunto 50 ducati di questa valuta, per loro pagamento et che fossero ridotti sotto tanti capitani a 50 per compagnia, li quali capitani havessero 25 ducati di stipendio per paga, come hanno quelli che al presente servono in quella Stratthia.
Et quando ad alcun soldato venisse a mancare il suo cavallo, gli fusse dato per poterne comprar un altro 25 ducati del deposito sopranominato et mezo scudo di ogni soldato della sua compagnia, che sarebbono altri scudi 25, a quali aggionti 25 ducati del suo potrebbe ritrovare cavallo sufficiente, massime quando in quel Regno fussero introdotte delle razze, si come dirò poi; et in occasione che’l soldato non havesse in pronto li ducati 25 del suo, gli fussero dati in sovventione delli danari della Serenità vostra, con obligo però di essergli ritenuto un ducato al mese dalle sue paghe, ilche si potria fare senza alcun interesse di lei. Et accioché tutti li sopradetti cavalli potessero esser sempre pronti et ad ordine in ogni fattione che occorresse farsi, giudicarei esser bene che in luoco del proveditore che viene da lei al presente mandato al governo di quella cavallaria, con doi luocotenenti, cavallarizzi, marescalchi, trombetti et altri, che danno di spesa ducati 4.000 in circa all’anno, fussero eletti doi proveditori, cioè uno che havesse a fare la sua residentia nelli territori di Candia et di Sitthia et l’altro nelli territori di Rethimo et della Canea, con un’altra parte, poiché dovendosi credere che tra di essi vi havesse ad essere un’honorata et lodevole concorrenza, si sforzerebbono di tener ben ad ordine le loro bande di cavallaria, che sarebbe tutta pronta ad un suon di trombetta, essendo essa tutta di gente pagata, assuefatta a questo essercitio et pratica del paese; et quando il bisogno lo ricercasse si potrebbe impiegare dove et come paresse al proveditor generale. A quali proveditori fusse assignato di salario 150 ducati al mese per uno, che si caverebbono dal pagamento sudetto del proveditore presente et ministri suoi, de quali non vi sarebbe bisogno, potendosi fare nel modo che si usa in Dalmatia, da che si venirebbe anco ad avanzare qualche centenaro di ducati.
Riformata questa cavallaria nel modo sopradetto, potrà la Serenità vostra allegerirsi della spesa della Strathia, che tiene al presente in quel Regno, nella quale vi può andare da 25.000 ducati et è di 300 cavalli solamente, che con accrescimento di 13.000 ducati in circa venirebbe ad havere un corpo di cavallaria della bontà et qualità predetta, oltreché si potrà sempre servire de gl’huomini nelle città per soldati a piedi et in questo caso tenir 400 fanti di manco per oridnario in quei presidii, poiché vengono da lei pagati, come per deposito, con avanzare 3.000 ducati in circa all’anno, ricercando il pagamento di 400 soldati più di 16.000 ducati pur all’anno.
Et perché si possi esser sicuri di conservare la detta cavallaria in buon stato, credo che la Serenità vostra sarà astretta di pigliare doi deliberationi, l’una di prohibire del tutto l’uso delle mulle in quel Regno, le quali sono in gran parte causa che non vengono allevati cavalli et introdurre delle razze di cavalli, poiché se bene non vi sono commodità di poterne far radunanza di molte insieme, vi sono nondimeno diversi luochi assai commodi per 4, 6, fin 10 cavalle; però sarebbe bene di accommodare, quelli che havessero volontà di tener di dette cavalle, come credo che se ne troveranno diversi, delli danari di Vostra serenità con dargli 50 ducati in circa per ogni cavalla, che si obligassero di tenere per razza, et ducati 120 in circa per ogni stalone, dovendo poi esser restituito questo danaro in quel termine che gli fusse limitato con buone piezarie, et tutti li poledri che nascessero fussero bollati e tenuti per il solo servitio della cavallaria, li quali non potessero esser venduti per più di ducati 100 l’uno con l’assenso delli clarissimi proveditori, né in altro modo vedo che la detta cavallaria si possa sostentare, per le molte difficoltà et pericoli, oltre l’eccessive spese, che andarebbono in condur cavalli da altri parti, da che principalmente nasce che delli 300 cavalli pagati di quella Strathia ne vengono a mancare diversi, per non se ne ritrovare nell’isola da rimettere in luoco di quelli che vanno mancando, onde la detta Strathia in poco tempo venirà a restare assai debilitata et forse anco annchilata, non essendo servitio della Serenità vostra li rimetter roncini, de quali però se ne potrà sempre havere in quel Regno un buon numero, venendo tenuti da persone che non possono far di meno di haverli. Né debbo lasciar di dire, che quando essa Strathia arrivò in quel Regno, comparsero li soldati tutti disarmati fuorché di lanza, la quale però havevano anco di cattiva qualità, si come all’hora ne diedi conto alla Serenità vostra et per poter essequire la commissione che tenevo da lei, di far alloggiare in campagna essa Stathia, le raccordai anco il bisogno che si haveva di legnami, per far alloggiamenti et per poter continuare a far li mantelletti per l’artigliaria, et diversi altre cose necessarie, li quali legnami non mi furono mai mandati, ma però a parte di questi bisogni potrà esser provisto dall’illustrissimo mio successore, con quelli legnami che gli furono inviati ultimamente, dal quale può esser certa la Serenità vostra di ricevere buonissimo servitio in ogni occasione che si possa appresentare, essendo diligentissimo et prudentissimo et pieno di buona volontà; et sarà ben fatto che di tempo in tempo gli siano sumministrate tutte quelle cose che saranno da Sua signoria illustrissima ricercate perli bisogni di quel Regno et hora principalmente legnami di ogni sorte, essendo sempre bene che ve ne siano d’avantagio, trave et ruode per l’artigliaria, armizi, remi, stoppe, canevazze et diverse altre cose che sono necessarie quando venisse occasione di armare tutte quelle galee o parte di essi, si come dirò più particolarmente quando sarò ricercato, essendo stata consumata et consumandosene tuttavia buona parte di dette robbe, che venivano preservate dalle 10 galee armate in esso Regno et sarà anco buona cosa mandargli denari, così per pagamento di militia, come per dare qualche quantità di paghe alle dette galee, che ne vanno creditrici di molte, si come ho detto di sopra, acciò quelle ciurme vengano a ricevere qualche consolatione. Et con tutto ch’io habbia havuto questo mancamento di legnami, non son restato però di tener detta Strathia fuori delle città in campagna, nel modo che mi è parso a proposito, cambiando anco le compagnie da luoco a luoco, dove si è potuto farlo, acciò li soldati si facessero tanto più pratichi delli siti del paese. Al governo di detta cavallaria et così anco di quella de feudati è stato il clarissimo signor Marc’Antonio Veniero, il quale con ogni suo spirito ha sempre invigilato nel tenerla essercitata et nel mantenerla ad ordine di buoni cavalli, con notabilissimo servitio delle cose della Serenità vostra et con sua molta fatica e travaglio; il qual clarissimo Veniero, essendosi posto in viaggio per venirsene alla Patria, dopo haverla servita così lungamente et con tanto beneficio publico, ha convenuto fermarsi a Corfù, per essergli sopragionta una grave indispositione, dalla quale piaccia a Sua divina maestà di liberarlo in bene, ilche si deve certo grandemente desiderare per essere questo signore [?] molto fruttuoso nel servitio della Serenità vostra et prudentissimo et compitissimo quanto si possa dire. È successo ad esso clarissimo Veniero nel governo della medesima cavallaria il clarissimo signor Andrea Gabrieli [?], dal quale sarà la Serenità vostra benissimo servita, per esser gentilhuomo molto prudente et honorato, et stimato et amato da ogn’uno, et che drizza tutte le sue attioni a servitio publico, si come ha sempre fatto in tutti gl’altri carichi nelli quali è stato da lei adoperato, con sua grandissima laude.
Né mi restando che altro dire sopra la detta cavallaria, venirò a parlare del luoco della Sfacchia, si come ha già promesso di voler fare. È questo luoco posto nel territorio della Canea et ha sotto di sé 10 casali, nelli quali pososno essere da 600 case in circa et da 2.500 anime, delle quali circa 700 sono da fatti et di questi 500 descritti nelle ordinanze. Gl’habitanti in questo luoco sono chiamati Pateri et sono tutti privilegiati et essenti da ogni fattione personale, come quelli che si tengono discesi dalle 12 famiglie romane mandate anticamente per coloni da Constantinopoli, sono per il più huomini bellicosi, et assuefatti a tirar d’arco et ad adoperare l’archibuso. Vivono molti di loro non solo inquieti tra essi medesimi, ma conservando un’odio quasi naturale con la famiglia Papadopulla, contraria alla loro fattione, numerosa di gente et privilegiata anch’essa, vengono ben spesso alle mani fra di loro.
Habitano questi Papadopulli vicino alli detti Pateri, ma però la più parte sotto’l territorio di Rethimo suo confinante, et per esser invecchiate le dette inimicitie con alcun rimedio fin hora non vi è stato mezzo di estinguerle, onde commettono spesse volte et dall’una et dall’altra parte latrocinii, homicidii et molti assassinamenti et con tutto che venghino banditi et condennati dalla giustitia, nondimeno servendosi essi della commodità del sito, che è montuoso et aspro, et del favore che si prestano l’uno all’altro, vivono sicurissimi, non potendo essi con le forze ordinarie dei magistrati esser presi et puniti, nel modo che sarebbe bisogno di fare, anzi vivendo così licentiosamente, ardiscono, già che sono divenuti cattivi, come essi medesimi dicono, d’inferir diversi danni alli territorii vicini, rubbando animali et altro, parendo in un certo modo che queste due proli habbino diviso il Regno fra di loro, andando l’una, che è la Patera, a danni delle parti dell’Arnà et Sellino territorio della Canea, et la Papadopulla a danni del territorio di Rethimo, passando fino nella Messarea, distretto di Candia, et in questa maniera vanno perturbando la quiete de buoni, con mormorationi et danno universale. Io havendo nel principio di questa mia seconda provedaria havuto molti richiami delli rubbamenti et depredationi che venivano fatte da queste genti et conoscendo haver bisogno questi loro eccessi di estraordinaria provisione, poiché l’auttorità ordinaria non basta a fare quanto sarebbe necessario, per sollevatione di tanti che dalle male operationi di costoro vengono esterminati, mi risolsi si rappresentare il tutto alla Serenità vostra con mie lettere di 10 agosto 1591, ricercandole quell’ordine che alla sua somma prudenza fusse parso bene di dami, ma però non ne habbi mai risposta alcuna; con tutto ciò non ho mancato di poner ogni cura per haver li delinquenti nelle mani, acciò castigandoli si raffrenassero gl’altri, con tutto questo non ho potuto far tanto che basti. Io mi lasciai intendere, mentre [?] mi recavo alla visita del territorio della Canea, di voler fare galgiarde dimostrationi contra questi tali, la qual voce essendo pervenuta a loro notitia, mi fecero sapere diversi che volontatiamente sarebbono venuti a sottomettersi all’obedienza, si come fecero li capi della famiglia Patera, non essendo tutti di questa prole huomini di mala vita, li quali mi dissero che si volevano far conoscer per buoni sudditi et così si risolsero di presentarmi alcuni de gl’inobedienti et di quelli che havevano commesso qualche diletto, supplicandomi però instantissimamente a non volergli levare la vita, nel che giudicai esser bene di compiacerli, condenandoli però alla galea; la qual attione pose in grandissimo spavendo tutti gl’altri et in ogn’uno naque molta meraviglia, che gente così fiera et avezza a vivere a modo suo, fusse condesesa a dare li suoi medesimi nelle mani della giustitia, mostrando in questo modo non solo chiaro segno d’inobedienza et di timore, ma anco desiderio di quiete. Tra queste famiglie io feci nascer pace et riconciliatione alla mia presentia et volsi sapere la causa perché erano vissute [?] così desolutamente. Mi fu da alcuni detto alla libera ch’essi erano tristi più per causa del mal governo che per propria natura loro, facendomi anco ciò sapere per una scrittura, che mi presentarono, et ricercandomi a dover in nome loro supplicare la Serenità vostra, che si contenti mandare al governo di essi un nobile eletto dall’illustrissimo Gran consiglio, con auttorità di far sangue et di castigare li tristi nel modo che ricercasse la giustitia, assicurandosi che con questo mezo si venirebbe a conservar li buoni et a far riuscir simili tutti gl’altri, si come meglio resterà ella informata per la lettura della medesima supplicatine la quale non mi è parso esser fuori di proposito di poner qui dietro, acciò sia intesa dalla Serenità vostra.
Scrittura a di 4 giugno 1593 alla Canea all’illustrissimo signor Zuanne Mocenigo Proveditor general nel Regno di Candia, da diversi Sfacchiotti delle proli Patera et Papadopulli.
Già che l’Eccellenza vostta illustrissima ha per sua beniginità interposto l’auttorità Sua nella riconciliatione seguita tra noi Pateri et Papadopulli, humilissimi suoi servitori et per sua gratia ancora ci ha dato intentione di haver la protettione nostra, mentre osservando la pace giurata nelle sue mani si mostreremo, come dovemo, obedienti servi et sudditi al nostro Serenissimo principe et natural signore, dando nelle mani de gl’eccellentissimi signori generali, che per tempo saranno in questo Regno, li malfattori et in absentia loro a gl’altri illustrissimi et clarissimi rappresentanti di Sua serenità; prendemo ardire di riverentemente comparer a piedi suoi et supplicarli, che con la sua prudenza vada considerando, se mentre [?] siamo commandati da proveditori di così poca auttorità et che alle volte sono anco di poca stima, essendo così lontani dalle città et in siti forti, potemo non immediate presentar li rei nelle forze della giustitia, poiché innanzi che venga ordine dall’illustrissimo Reggimento di Candia, hanno commodità di salvarsi et passare le prime furie, non essendovi che li perseguiti, né giudice, che si curi o possi haverli nelle mani, stanno nelle case loro et si mettono con gl’altri malfattori et banditi et si fanno così forti che difficilmente noi [?], poi che desideriam la pace et la quiete et di spender le proprie vite in servitio di questa Serenissima republica, nonché di mostrarsi fedeli, li potemo ritenersi. Di maniera che quando la giudicasse che fusse di servitio publico, come saria in effeto, essendovi pochi, se ben habbiamo tutti fama di esser inobedienti, che voglino star in contumacia della giustitia; con humil supplicationi ricercamo che ci sia procurato un proveditore da Sua serenità, con auttorità suprema sopra di noi, che stia alla Sfachia, overo a Francocastelo, affinché subito possi dar quelle pene alli tristi, che li delitti loro ricercassero, perché si come sa Vostra serenità illustrissima, Sua serenità potrà esser certa di haver più obedienza di noi, che per tema della vita et della robba, sopra li quali sarà fatta immediate l’essecutione, se le mostraremo più obedienti noi, che altri sudditi. Et si come buona parte di noi Papadopulli, cioè quelli delli casali Pathianò et Gognà, per esser in questo territorio della Canea, siamo sottoposti al proveditor della Sfacchia, così non saria se non bene, quando Sua serenità restasse servita, di mandar questo proveditore di sottoponer anco alla sua giurisdittione il resto di noi Papadopulli che habitamo nelli casali Capsodassi, Scalotti, Argalé, Rodachinò, Finichià et Seglia territorio di Rethimo, perché confinando con la Sfacchia potremo facilmente esser sufragati nelle occorrenze nostre dalla giustitia et esser anco puniti, quando falleremo, et a questo modo essendovi chi faccia ragione a chi la ricercherà et sarà offeso, non procurerà di farsela da sé, ilche habbiamo voluto riverentemente dire a Vostra signoria illustrissima, affinché ella possi esser sicura del desiderio che havemo di viver con quella pace, che con più fondamento di doverla osservare che mai habbiamo fatto al presente, così per inclination naturale nelli buoni, come in tutti per la tema della giustitia, che Vostra signoria illustrissima essercita verso tutti et alla sua buona gratia humilmente si raccomandiamo.
Io Serenissimo prencipe illustrissimi et eccellentissimi signori, considerando non solo il valore di queste genti della Sfacchia nell’armi, ma anco sapendo che in quel luoco si trova una gran parte di persone da bene, che attendono alli loro essercitii et all’affaticarsi nell’arti di marinaro, calafatto, marangoni, cavapegola et taglia legnami dalli boschi ivi vicini, fabricando anco alle volte galeoni, et altri vassellotti, le quali persone desiderano di poter viver quietamente et conoscendo quanto servitio ne riceva et ne possi ricever in ogni tempo tutto quel Regno da questa sorte di gente et il maleficio che causano gl’inobedienti, con poca riputatione publica, poiché si vede non poterli domare et sottomettere, se non si viene ad una violenta deliberatione, la quale servirebbe anch’essa solamente a tempo, si come l’hanno dimostrato più d’una volta gli successi [?] passati, sapendo anco che la causa di questi loro eccessi procede in effetto in gran parte dal cattivo governo che hanno al presente, riducendosi tal volta quelli proveditori in termine tale, che convengono giudicar li rubbamenti per via civile, trattati innanzi di loro come differenze de negotii et mercantie, contizando et dimandando reffatione [?] l’uno all’altro di quello che si hanno rubbato di più; et oltre di questo stimando io anche cosa importantissima il travaglio che questi tali apportano in diversi modi alli rappresentanti di Vostra serenità, navigando con barche et legni armati et depredando et rubbando tutto quello che possono trovare, si come nel mio partir da quel Regno fu detto esser successo, che una barca armata di questi tali sia passata a Scarpanto, luoco del Signor turco et habbia ammazzato quell’emino, levandogli tutti li denari, ilche se sarà stato vero ne havarà ella havuto aviso dall’illustrissimo mio successore. Convegno affirmare alla Serenità vostra, che l’unico rimedio per levare la causa di tanti mali et per provedere che quelle genti si riduchino all’obedienza della giustitia et a viver in pacifica quiete, sia a risolversi di mandare in quel luoco un proveditore eletto di qua, come essi appunto ricercano per l’anteletta scrittura, il qual proveditore havendo auttorità et modo di proceder a pena capitale, si deve tener per fermo, che non solo si faria temer da ogn’uno, ma in breve tempo si estingueriano li cattivi et il luoco resteria purgato da tante scelleragioni, né in altro modo io trovo potersi domare questa gente et da essa cavarne servitio. Al detto proveditore non solo saria necessario di dar l’auttorità sopradetta nel luoco della Sfacchia, ma che si estendesse anco sopra gl’habitanti nelli 9 casali, che hora sono sottoposti al territorio di Rethimo, vicini al castello della Sfacchia, gl’habitanti de quali sono tutti della prole Papadopulli, si come grandemente desiderano quelli di Rethimo et della Canea, per esser di continuo fatte infinite rubbarie et per esser luntani dalla città. Et accioché il detto proveditore potesse stare con quella riputatione che si conviene a rappresentante publico, saria a proposito di assignargli un corpo di soldati, levandoli da quelle piazze del Regno, né perciò si venirebbe a diminuire quei presidii, perché tenendo Vostra serenità la maggior parte di quella militia per solo deposito, tanto se ne può servire in un luoco quanto in un altro, et in quel luoco riuscirebbono fruttuosissimi, poiché venirebbono a servire per freno di quelle genti et a tenerle in obedienza et in timore. Et in ogni occasione ché si rappresentasse si potrebbe valersi delli detti soldati in ogn’altro luoco dove vi fusse bisogno.
Et accioché Vostra serenità non venisse a sentire molto interesse nel salario del detto proveditore, si potrebbe appresso li 30 ducati che guadagnano al mese quelli che vi vengono al presente mandati, et appresso altri 10 che si caveriano da alcuni pochi datii, assignandoli altri 40 ducati, che in tutto sarebbono 80, salario che si suol dare alli proveditori da lei mandati nelle fortezze de scogli. Et per dare a quei popoli maggior commodità, saria buona cosa a dar obligo al detto proveditore di fare la sua residenza parte del tempo nel luoco proprio della Sfacchia et parte a Francocastello, 4 o 5 miglia lontano, ilché si potrà fare facilissimamente.
Poiché mi trovo haver detto quanto mi occorreva del luoco della Sfacchia, continuerò a ragionare de gl’aggravii della contadinanza di quel Regno et di alcune altri cose che mi restano a rappesentarle. Sono in effetto quelli contadini molto oppressi et aggravati, per gli oblighi che hanno con il publico et con particolari, poiché quanto al publico, convengono essi fare ogni anno la loro angaria alle fabriche, che dura giorni 6 et tanto più quanto importa il tempo che spendono nel venire alle città et nel ritorno alli loro casali, et oltre di ciò restano anco sottoposti al servitio della galea, quando gli viene a toccar la sorte. Quelli che personalmente non vogliono fare la detta angaria pagano 8 perperi, che sono 3 lire e meza, le quali se non hanno così pronte, convengono trovarle dalli loro cavallieri, promettendo di dargli nel tempo delli raccolti tanta robba in cambio del danaro, valuta da loro la mità manco di quello che realmente vale. Per causa di queste angarie si eleggono ogni doi anni essattori, che hanno carico di far andar essi contadini a lavorare alle dette fabriche et di riscuoter il danaro da quelli che sono debitori delle angarie scorse, li quali essattori et li loro officiali, scrivani et altri ministri et li castellani ancora, che tutti convengono in ciò adoperarsi, non mancano di fare la parte loro a danno della povera contadinanza, con pegnorare li debitori, levandogli quel poco di buono che hanno nelle case loro, et vendendolo, poi quando si trova alcuna cosa che faccia per loro la comprano sottomano [?] per se stessi a prezzi bassi et si fanno dar anco presenti et altri mangiarie con finta d’iscusarli et di accommodar le loro partite nelli libri. Onde per provedere a questi disordini, saria ben fatto di liberare quella contadinanza da questa sorte di persone et che solamente Vostra serenità si potesse servire di quelle genti nelle fabriche et in altre occorrenze, quando il bsiogno lo ricercasse. Ma molto più senza comparatione riescono moleste et insopportabili a detti contadini le gravezze et strussii, che gli vengono usati da parte delli loro cavallieri, scrivani, fattori et affittuali, le quali gravezze essendo in numero infinite, rendono miserabilissimo il stato di essi contadini, si come mi son compitamente certificato per via dell’inquisitioni, che ho essercitata di ordine della Serenità vostra et particolarmente nel territorio della Canea, dove non era stata fatta dall’illustrissimo signor Proveditor general Giustiniano mio precessore, per mancamento di tempo, havendo Sua serenità illustrissima atteso a farla nelli territorii di Candia et di Sitthia, con notabilissimo beneficio di quelle povere genti; del qual illustrissimo mio successore non dirò altro alla Serenità vostra essendo stato da lei benissimo conosciuto il suo gran merito et le sue rarissime conditioni, havendone dato così chiaro testimonio ad ogn’uno, con haverlo honorato della dignità di procuratore molto ben meritata da Sua signoria illustrissima.
Con tutto ch’io habbia scoperto grandissimo timore nei contadini, nel palesare li loro aggravii, per la paura che hanno delli cavalieri, nondimeno ho trovato ch’essi cavalieri affittuali et altri si possono chiamare patroni della robba et della vita de contadini, poiché quanto alla robba la maggior parte viene da loro assorbita per diverse vie.
Usano alcuni di consignar parte delli terreni da seminare alli detti contadini o buoni o mediocri, secondo la qualità dei luochi, et parte in monti aspri et inculti, et molte volte non conosciuti, per li quali però tutti convenendo pagar li contadini la terzaria, occorre ben spesso che tutta la rendita del seminato non supplisce al pagamento di detta terzaria. Se accade che nelli terreni buoni venga fatto alcun miglioramento, diverse volte o gli viene innalzata la terzaria o levati li terreni istessi, dandogliene de gl’altri peggiori, et così viene continuato per sempre, né il contadino osa di contradire a questo per non esser scacciato di dove è nato et allevato.
Havendo olivari o vigne gl’impongono alcuni giornalmente tante gravezze e tante mangiarie, che’l povero contadino non può sentire beneficio alcuno delle sue fatiche, il medesimo gli vien fatto anche nelli pagamenti delli pascoli, quando si trova haver animali. Pagano molti alli contadini il vino avanti tratto a ragioni di un perpero, che sono otto soldi, et qualche volta meno il mistacchio, ch’è un secchio, di questi, il qual mistacchio, pochi giorni dopo scosso lo dispensano alli medesimi contadini, con patto di haverne 4 alle vendemmie, valutando il suo a ragione di perperi 4 et quello de contadini un perpero solamente, ritornano a dar poi questi 4 mistacchi per haverne 16, talche con un solo perpero in capo di doi anni riscuotono 16 mistachi di vino, che a ragione di perperi 4 il mistacchio, vagliono perperi 64, il qual utile et guadagno gli va tanto maggioromente crescendo quanto che vanno essi [?] in questo modo continuando. Alcuni pagano il formento a perperi 5 et 6 la misura, che è come una di queste quarte, avanti tratto et lo dispensano poi a ragione di perperi 12, con farsi dare 12 mistacchi di vino, pure ad un perpero il mistacchio, da essi venduto per 4, come ho detto di sopra. Onde nel termine di doi anni, dispendando a questo modo la robba, li perperi 5 o 6 diventano 48. Vi sono di quelli che valutano l’orzo 2 perperi et mezo la misura et nel tempo poi dell’inverno lo danno in credenza per haverne 6, overo tanti mistacchi di vino per ogni misura.
Danno alcuni un cecchino per haver 5 misure di formento in capo di 3 o 4 mesi et havutolo lo dispensano poi per haver una botte di vino di 48 mistacchi. Onde nel termine sopradetto un cecchino si converte in 8, essendo venduto il vino a perpero 4 il mistacchio. Per doi mistacchi di vino vi sono diversi che vogliono una misura di formento, la quale dispensano poi per haver 2 mistacchi d’oglio, che vale perpero 10 il mistacchio et così rinovando l’investita, nel termine delli detti doi anni li 2 perperi diventano 20. Nelli mesi di febraro, marzo et aprile danno alcuni doi misure di grano, per haverne poi 3 li sussequenti mesi di maggio et giugno, tempo della raccolta, et altri di una sola misura ne vogliono doi. Né contenti di questo, molti sono che commettono anche fraudi nelle misure, dispensando la robba con le scarse et rivendendola con le ingorde. Oltre di ciò usano li medesimi traffichi nelli formaggi et in somma in tutto quello che viene prodotto dalla terra, facendo restare quelli poveri contadini miseri et mendichi. Gli prohibiscono fino di poter contrattare mercato delle robbe sue proprie con altri che con loro, né meno vogliono che prendino denari per sovvenirsi, obligando il contadino, quando gl’avanza qualche cosa da vendere, di darle a loro istessi, la quale anco qualche volta gli viene levata con cambio di cattivi et con diversi altri modi indiretti. Le gravezze poi che molti impongono sopra le persone di questi meschini, sono anch’esse insopportabili, adoperandoli alcuni nelle servitù personali quasi tutto’l tempo dell’anno con li loro animali, oltre quelle alle quali sono oligati, senza alcun pagamento, et con minaccie et battiture li fanno alcuna volta caminare 25, 30 et fin 40 miglia senza dargli altro che doi soli pani da mangiare. Non lasciano che si possano applicare nelle facende proprie, mentre durano le loro. Con severità grandissima si fanno pagare li loro crediti et diverse volte gli ne accrescono senza ragioni et se non vengono integralmente sodisfatti ogn’anno per la povertà de contadini, si fanno dar novo 3 misure per 2 et anco 4 per 2 quanto al grano et per ogni mistachio di vino 4, overo tirrano in danari questi loro crediti, appretiando il formento da essi pagato perpero 6 per perperi 12, la misura et il vino havuto per un perpero perperi 4 il mistacchio, facendo nota di questi pretii per haver altra robba a buon mercato, si come fanno anco delli danari et altro che danno effettualemnte a contadini. Usano molti di fare le essecutioni dei crediti di propria auttorità con far publicar proclami nelli loro casali di suo humore da soldati o altri, dando ad intendere che siano persone publiche, et finalmente gl’usano tante mangiarie et tanti mali trattamenti, ch’io certo confesso di non sapere come possino vivere; et tutto questo ch’io le ho rappresentato si vede chiaro nelli processi da me fatti formare nell’inquisitione.
È divenuto tanto familiare fra di loro il trafficare, con gl’antedetti modi illeciti, che non solo non lo tengono per peccato, parlando però di quelli che lo fanno, che non tutti sono di così cattiva sorte, trovandosi pure alcuna persona di buona conscienza, com’è in particolare il signor Marc Antonio Viaro [?] gentilhuomo di gran bontà et di gran honore, che difficilmente possono sopportare il castigo che gli vien dato, quando la giustitia è fatta consapevole di simili mensfatti.
Da questo abbuso, oltre gl’altri mali che ne seguono, questo certo è degno di molta consideratione, che trovandosi alcuno havere 30 o 40 ducati tirrato dalla certa speranza del guadagno, non cura d’affaticarsi nel suo proprio mestiero, si come particolarmente vanno facendo molti marinari. Et ritornando a parlare della povera contadinanza, dico ch’essa si trova in così cattivo stato, che certo non può esser peggiore. Onde si lasciano alcuni uscir di bocca alle volte: che fanno li Turchi che non vengono, si come mi è stato affirmato da persone degne di fede, tenendo essi che sotto l’Imperio Turchesco non havessero ad esser peggio trattati, anzi con la mutatione delle cose spereriano di poter migliorar stato in qualche parte, da che si può pensare quanto grande debba esser l’odio che portano a molti delli loro cavalieri et si può dubitare ch’anco verso Vostra serenità, continuando le cose in questa maniera, non si vada diminuendo l’affetto et la fedeltà, et in luoco di haverli favorevoli et di servirsi di essi, potrebbono coll’occasione voltar le armi contra li detti cavalieri et vendicarsi delle ingiurie ricevute.
S’iscusano alcuni di essi cavalieri col dire di affittar li loro casali, si come in effetto molti fanno, ma però non resta ch’essi non siano consapevoli di queste estorsioni usate da loro affittuali, le quali vengono da essi admessi, per poter conseguire tanto maggior utile nelle dette affittanze. Io havendo havuto quella consideratione che dovevo sopra quanto mi fu ordinato nella mia commissione dalla Serenità vostra, con parole espresse piene di molta efficaccia, che dovessi inquerire contra gl’oppressori di quella contadinanza, con devenire a quel castigo, del quale fussero da me conosciuti meritevoli, aggiongendomi anco di far osservare gl’ordini dell’illustrissimo signor Proveditor generale Foscarini et ad essi aggiongerne de gl’altri, nel modo che mi fusse parso a proposito, li quali ordini non ho mancato di far osservare come dovevo; et piacesse a Dio, che fussero essequiti sempre così come sono prudentissimi et veramente a proposito, per rimedio di molti abbusi che si trovano in quel Regno, che sono stati benissimo conosciuti da quel savio signor, il nome del quale viene tenuto in esso Regno, in quell’honorata stima che si conviene al suo gran merito, et havendo ritrovato nell’inquisitione tutto quello che ha inteso Vostra serenità et molte altre cose ancora, oltre alla pena che ho dato a quelli che hanno commesso simili aggravii con bandi, relegationi et condanne in danari et in altro modo, facendo riffre li contadini in danari et in altro modo, facendo riffare li contadini in contanti di tutto quello che indebitamente gl’era stato tolto, liberandoli dalle angarie, così delle persone come delli animali, chi in vita et chi a tempo, secondo che conoscevo ch’erano stati mal trattati, ilche apportò grandissima consolatione et a gl’istessi contadini et ad altre persone da bene di altra conditione; son stato posto in necessità di formare et far publicare alcuni novi ordini per sollevatione della giustitia et di quella povera contadinanza, li quali ordini disegnavo di presentare alla Serenità vostra, acciò quando le fusse parso bene, ella si havesse degnata di confirmarli con questo eccellentissimo Senato, ma essendosi doluti parte di quelli nobili et feudati di alcuni di essi, con presentarmi una scrittura et con farmi esponere le loro ragioni, le quali furono da me cortesemente udite, procurai di dargli quella sodisfattione che puotei [?] per giustitia, si come si vede per la regolatione da me fatta alli detti ordini, et così mostroron all’hora di restar sodisfatti, di poi non so de che spirito mossi hanno deliberato nel loro consiglio di far comparire inanzi Vostra serenità un loro commesso, per ricercare la suspensione di detti ordini, sopra di che non mi pare di dirle altro per hora, se non affirmarle sincerissimamente ch’io mi son sforzato di far quello che si conveniva per giustitia, secondo la pia mente di questa serenissima Republica, che vuole che tutti li suoi sudditi siano ben trattati. Quando poi comparisse il detto commesso, all’hora farò sapere alla Serenità vostra quello che mi parerà a proposito in questa materia. Credami certo Vostra serenità et le Signorie vostre illustrissime et eccellentissime, che non è possibile far tanto che basti per estinguere le pessime introduttioni dette di sopra da quel Regno, se da lei non viene presa qualche buona risolutione, le quale considerandosi il sito dove è posto esso Regno, li pericoli che gli soprastanno, di chi si ha da temere et quanto importi al Stato suo et a tutta la christianità insieme la conservatione o perdita di esso, saprà ella colla sua prudenza benissimo ritrovare, procurando massime di rimover la causa dell’odio et far vivere quanto più sia possibile consolatala predetta contadinanza, né io lascierò di raccordarle quello che le ho rappresentato ancora, seben pare che non sodisfaccia ad alcuni, stimando io veramente che non vi possi esser miglior rimedio. Quest’è di livellare li terreni, casali et altro che hora tengono et che teniranno per l’avvenire, li contadini, statuendo così gl’oblighi, che conveniranno essi havere, come li beneficii che doveranno sentire li cavallieri, nel che havendosi quelle consideratione che si doverà havere a tutte le cose, si potrà procurare di dar ogni ragionevole avantagio ad essi cavalieri, per farli restar contenti, quando però non si volessero partitre dal giusto et dall’honesto, et li contadini quando fussino certi, che non gl’havessi ad essere ogni giorno alterati et accresciuti gl’oblighi, che una sol volta se gli dessero, et di non perdere le loro fatiche, né che gl’havessero a causare maggiori gravezze, si adopereriano in modo tale che non solo essi medesimo sentiriano commodo et beneficio dall’augumento et miglioramento delle terre, ma anco tutto quel Regno in univarsale si renderebbe abboundante di molte vettovaglie, delle quali patissi al presente et particolarmente di biave, senza che si convenisse aspettarle da paesi de nemici, over in occorrenza di urgente bisogno esser Vostra serenità astretta di sumministrarne da paesi lontani, con diversi risichi et pericoli; et nel modo antedetto in pochi anni quell’isola produrebbe senza comparatione assai più di quello che fa al presente et li cavallari sariano sempre certi et sicuri di riscuote integralmente le loro entrate, ilche dicono non poter fare al presente, ancorché usino quei termini che sono stati intesi da lei, né haveriano occasione di metter nove gravezze et di far tante violenze et usure, onde l’una et l’altra parte venirebbe a viver quietamente senza odii et rancori. Et questo ch’io le dico viene dall’istesso effetto comprobato, poiché chiaramente si scopre che nelli casali, dove sono beni livellati, li contadini vinvono consolatissimi et in libertà, migliorando li loro terreni con far fossi, arzeni, piantar arbori et diverse altre buone opere et appunto questi tali sono li contadini più obedienti alli servitii di Vostra serenità, non solo nelle fabriche, ma anco nel servitio della galea, non essendosi veduto che questa sorte di contadini fugge alle montagne nell’occasione di convenir lasciar i loro livelli et fatiche in pericolo di perdita, perilche si contentano più tosto di sopportare ogni angaria; et l’istesso regionevolmente si deve credere che fariano tutti gl’altri, quando fussero regolate le cose in questo modo, con notabilissimo beneficio publico, perché trovandosi li contadini sollevati da tanti oppressori et ben trattati et facendo qualche poco di pecchio [?] da poter vivere con le loro brigate, haveriano ad esser per l'interesse proprio più fedeli et più pronti ad adoperarsi in ogni occasione. Contra di questo non possono dir altro quelli cavallieri, se non che gli sono stati donati da lei quelli beni liberi et non vogliono considerare, che ciò è stato fatto con fermo pensiero, che anco li contadini fussero ben trattati et non della maniera che di presente li trattano. Onde eccedendo essi [?] li termini della ragione et della charità, non è cosa ingiusta a ponerli freno. Né creda certo Vostra serenità che stare sempre sul castigo delli tristi sia il vero rimedio, percioché in fine tutte le cose si accommodano et se bene ne vengono molti banditi, nondimeno con facilità grandissima se ne ritornano a casa in poco tempo, o con rialditori o con tramute o con salvicondotti, che ottengono passando in Constantinopoli, ilche causa anco che li poveri non osano di esponere liberamente li loro aggravii, sapendo di dover esser presto sottoposti alle medesime et forse peggiori estorsioni. Et con questa facilità di liberarsi, molti vi sono che restano absenti, sicuri con li mezi sudetti, overo con laude di capellani, papati et schole di haver più avantagio per la loro presta ispeditione, si come ben spesso si vedono di questi casi, essendo assolti in questa maniera fino quelli che sono castigati dalli proveditori generali, con poca dignità di quel magistrato; et però la giustitia criminale a questi tempi viene poco temuta in quel Regno, facendosi lecito uno che habbi il modo di commetter ogni sceleragine, essendo certo di tornare a casa in capo di un anno alla più longa, habbi o non habbia la pace.
Le cattive operationi, che ho narrate innanzi, procedino tutte da una poca charità et da un poco timore del Signor Dio et dalla poca stima che viene fatta in quel Regno della religione da ogni qualità di persone, tanto del rito Greco quanto del Latino, mi fanno grandemente dubitare che la Divina maestà si adiri contra esso Regno, più di quello che ha fatto ultimamente, mandando la peste nella città di Candia. Il Greco resta senza capo et li papati delli casali particolarmente, in luoco di prohibir le usure le essercitano essi medesimi apertamente et ardiscono di fare tutto quello che gli viene sumministrato dalla loro crassa ignoranza, disfacendo matrimonii per ogni lieve causa, sposando doi volte gl’huomini et le donne, se ben vivono le prime mogli et li primi mariti, confessando unitamente il marito et la moglie, et quello ch'é peggio et che fa stuppire ogni uno, è che si è trovato uno di quelli papati, che in occasione di portare il Santissimo sacramento ad un infermo lo pose in un sacchetto, come sogliono fare tutti gl’altri, et senza alcun segno di riverenza, si transferì alla casa dell’ammalato, il quale havendo ritrovato in termine tale che non poteva per all’hora communicarsi, si risolse di lasciar in casa sua il Santissimo sacramento, dove fu tenuto da 10 giorni senza alcuna custodia, ordinando che quando l’inferno stesse meglio, fusse mandato a chiamare da christiano, che pochissimi sono quelli contadini che sappino farsi le croce [?] non che dire alcuna oratione et rare anco sono le case nelle quali si ritrovi immagino di Nostro signore di nostra Donna o di alcun Santo, ilche tutto nasce per l’ignoranza delli detti papati, che non hanno capo superiore che possi corregger li loro errori et castigarli di quel modo che bisognerebbe, non essendo essi neanche sottoposti alli prelati Latini. Del rito Latino poi, s’io voglio dire il vero, convengo affirmarle che le cose non passano di quel modo che si convenirebbe, percioche oltre che nelle città vi sono diversi disordini, quello che è di maggior consideratione, di 9 vescovati che si trovano in quel Regno, de 3 in poi, cioè quelli di Candia, Rethimo et Canea, tutti gli restanti vengono malissimo tenuti, non vi essendo appena le chiese, le quali vengono malissimo governate senza capellani, né altri che habbino cura delle anime. Io certo sento grandissimo travaglio a dover parlare in questo luoco di cose così dispiacevoli, ma per debito del carico mio non posso far di meno che rappresentare il tutto alla Serenità vostra. Quali poi potesse essere il modo per rimediare a tanti disordini, credo che quanto al clero Greco fusse bene d’introdurre di mandar in quel Regno un vescovo dell’istesso rito, che fusse persona dotta et di buona vita et confidente anco della Serenità vostra, che non havesse dipendenza dal Patriarca di Constantinopoli; il qual vescovo, quando ella non volesse per qualche ragionevole causa, che havesse per sempre ferma habitatione in esso Regno, si potria limitargli qualche tempo conveniente ogni 4 o 5 anni almeno, dovendo esser tenuto di andar per tutti li luochi di quell’isola, rivedendo et regolando le cose in qualche buon termine, così per honore del Signor Dio, come per beneficio universale di quei popoli.
Et perché nella detta isola vi sono diversi monasterii de calogeri commodi et ricchi, sentirei che di essi di cavasse qualche trattenimento a questo prelato, il quale passasse per via di Camera et lo havesse a riconoscere dalla Serenità vostra, a quali monasterii tanto più largamente si potrebbe imponer questo poco peso, quanto che essi non pagano alcuna decima, come fa il clero Latino. Et dal detto prelato in occasione di guerra, mi rendo sicuro che venirebbe [?] a riccevere notabilissimo servitio coll’eccitar [?] particolarmente quelle genti ad andar volontieri in galea.
Intorno all’entrata che si trova havere la Serenità vostra in quel Regno et alla spesa ordinaria et estraordinaria che in esso convien fare ogn’anno, io le starò a dir altro, poiché da un conto distinto particolare, che sarà letto in fine di questa relatione ella
[inserto a parte: 1798 21 ottobre. Nel incontro fatto in questo giorno dei numeri della presente filza Relazioni, si scuopre che per accidentalità fu ommesso il numero 61 incontrandosi però che termina la seconda facciata del numero 60; in sequenza e corispondenza col principio della prima facciata del numero 62]
elle resterà a pieno del tutto informata. Questo non lascierò sotto silentio, che vi sono molti debitori di longo tempo in quelle Camere, buona parte delli debiti dei quali si può dire inesigibile, né essendo male di procurar per ogni via possibile di riccuperare qualche parte di detti debiti, nelche credo che sarebbe buon rimedio ch’ella concedesse habilità di tanto tempo et di tante rathe, quante a lei paresse, a tutti li debitori, con prendere quelle cautioni et piezarie che fussero stimate necessarie, percioché quelli che in qualche parte havessero il modo, disgravati con le dette habilità dalle pene di Camera et dalle spese de ministri, che vanno congionte con le essecutioni che occorrono farsi prontamente, accetteriano le habilità et presenterebbono nove cautioni, le quali assicurarebbono meglio li crediti della Serenità vostra.
Nelle Camere di quel Regno et particolarmente in Candia vengono riscossi alcuni danari per conto de livelli de beni et di affitti di botteghe, nelle quali si convien fare ogn’anno non poca spesa in concieri, et alle volte non si possono neanche riscuoter tutti li detti affitti et livelli, però io stimerei che fusse meglio, ch’ella si risolvesse di vendere tutte esse botteghe et livelli a particolari persone, non essendo certo suo servitio di tenerli in questo modo.
La materia delle biave in quelle isola è anch’essa veramente di molta importanza et se bene quando il raccolto è buono ha poco bisogno essa isola di grani per il suo viver ordinario, nondimeno aggiontavi hora la militia che se vi tiene et le galee ancora, può cascare facilmente in necessità et convenire aspettar aiuti da paesi Turcheschi, non potendo riceverli da altre parti, se non con grandissima difficoltà; onde si ha da tener per fermo, che quando quel Regno fusse molestato, questi aiuti resteriano interdetti et Vostra serenità astretta a farne provisione per alta via. Gl’impedimenti, le tardanze et gl’incontri travagliosi, che sogliono succedere nelle turbolentie di tali tempi, possono esser benissimo da ogn’uno considerate, però non si può dire, senon che sia necessario di procurare di trovar rimedio a questo così urgente bisogno, havendo anco per tal effetto questo eccellentissimo Senato proveduto di un deposito di 60.000 cecchini, per investirli in formenti, ilche mai si è effettuato compitamente, non essendo stati mandati più di 30.000 cecchini di questa ragione; et quello che fu fatto dal quondam illustrissimo signor Proveditor general Grimani di felice memoria fu consumato dalle galee che all’hora furono tenute in quel Regno, per occasione de vasseli Ponentini; et se ben io ne ho lasciato buona parte, sarà nondimeno anche questa presto consumata in biscotti, pur per uso delle galee; siché li deposi così di biave, come anco quello dell’armare restano del tutto estinti, essendosene convenuto impiegare anco gran parte pur in far biscotti, consumati dalle molte galee di quel Regno, si come la Serenità vostra potrà haver veduto da un conto particolare, che le inviai con mie lettere di 25 agosto dell’anno passato, et può anco sapere da quello che è stato ultimamente da me presentato all’officio delli clarissimi signori Savii sopra la scrittura.
Raccordo donque con la debita riverentia a Vostra serenità, che le piaccia dar ordine per la reintegratione di detti depositi, acciò in ogni occsione si possa di quello delle biave valersi nel fabricar grosso numero di biscotti, così per monitione di quelle fortezze come per uso dell’armata, dal qual biscotto in occasione di guerra si viene a ricevere notabilissimo beneficio, massime non potendosi in quei tempi metterne insieme molta quantità, così per difetto de molini, che per mancamento di aqua alle volte non possono macinare, come per penuria di legne et d'altro; et’il deposito dell’armare si possa impiegarlo nel metter ad ordine le galee straordinarie in tempo di bisogno. Quelle monitioni sono anco sfornite di megli, non essendone se non una poca quantità mandata in Candia ultimamente et un altro poco alla Canea, et di risi et d’ogn’altra sorte di legumi, delle quali robbe, essendo molto bisogno, sarebbe ben fatto di farne qualche provisione et qui non mi par esser fuori di proposito di toccare alcuna cosa della coltivatione di quell’isola.
Doi sono le cause per le quali quei isolani si retirano dal poner li loro terreni alle semine, da che ne nasce il mancamento di biave, l’una che sentendo essi maggior beneficio senza comparatione dalli vini, applicano i loro pensiero in piantar vide, et l’altra perché dubitano che facendosi molti formenti nell’isola, li prezzi loro, per l’abondanza che ne seguirebbe, havessero ad esser troppo bassi, nel modo che erano nelli tempi passati. Et se come è bene di continuar quanto più si possa nella prohibitione di non potersi piantar vide, così stimerei che fusse bene per dar occasione ad ogn’uno di affaticarsi nella seminagioni, che quando non potesse esser venduto il formento a maggior prezzo a particolari persone, Vostra serenità si obligasse di pigliarlo per ponerlo nelle sue monitioni et per fabricar biscotti, limitandoli il pagamento di esso a ragion di perperi 5 la misura in Candia et nelle altre città a portione, per esser le misure un poco più grandi, il qual prezzo venirebbe ad esser a ragion di lire 10 in circa lo staro, et li biscotti non costerebbono più di 16 ducati il migliaro. Questi formenti delle monitioni si potrebbono poi rinovare di anno in anno, o pure di doi in doi anni, ritenendoli fino a quel tempo nel quale ordinariamente dopo il corso di 5 o 6 anni, suole venire da pertutto qualche penuria et dispensandoli con non poco suo utile o pure destribuendoli a quel prezzo che fussero costati con beneficio universale; et oltre di questo ne seguirebbe un altro buon effetto, che essendovi nelle monitioni buona quantità di formenti, si potria tener sempre in piedi l’abondanza con molto contento delli populi et della militia particolarmente, si come le ho ancora raccordato.
Nelle parti della Canea vi sono doi prati, cioè quello della Suda, che è di ragione di Vostra serenità, et quello dell’Agià, ch’è sotto il vescovado di quella città. Questi nella maggior parte vengono del tutto abbandonati, ancorché facilmente si potrebbono ridurre a coltura, li quali per la loro vicinità alla detta città della Canea et per la loro grandezza, essendo quello della Suda di 4 miglia in circa di circuito et quello dell’Agià 6, renderebbono notabil beneficio et al publico et al privato, poiché tutto’l formento che da essi si cavasse, sarebbe dentro le porte et nelli granari della città. Et perciò io stimo che saria buona cosa di concedere li detti prati in livello perpetuo a diverse persone et a quelle appunto che sogliono essercitar l’arte rurale, acciò con questo mezo si potessero metterli alla coltura, poiché il darli ad una o doi persone, come alcuni vorrebbono che si facesse, non sarebbe buon consiglio, perché quanto maggiore sarà il numero delli livellarii per consequenza tanto più facilmente saranno ridotti in buon stato. La detta livellatione la Serenità vostra potrebbe fare del prado della Suda et quanto poi a quello dell’Agia, io credo che non vi havesse ad esser difficoltà alcuna, havendo io trovato quel reverendissimo vescovo in buona dispositione di contentarsene, come ne fu da me avisata la Serenità vostra. La medesima livellatione saria buona cosa di fare anco delli terreni che sono nella campagna di Lascithi nel territorio di Candia di ragione di Vostra serenità, acciò si potesse cavarne più frutto di quello che si cava al presente, poiché sicuro ogn’uno di poter sempre posseder li terreni, non resterebbe per ogni via possibile di migliorare li fondi et di fare diverse altre buone opere. Et già che mi è occorso a trattare delle materie di biave, dirò anco alla Serenità vostra, che si come da una parte è bene che li caramussali di Turchi concorria carichi di grani in quell’isola, per il commodo che rendono, si come fecero in molta copia l’anno passato, essendosene ritrovati in detta isola 70 in un tempo medesimo, 40 di quali erano nel solo porto della Canea, sopra quali al sicuro potevano essere 1.500 Turchi, oltre li Christiani sudditi loro, persone di mala natura et di poca fede, potendosi dire che non habbino altro di buono che questo solo nome di Christiano, così all’incontro è male che habbino occasione di tratenersi molto in quei porti, come convennero far questi per mancamento di danari da pagarli et però in altri occasioni simili, sarà ben fatto d’inviar il danaro per tempo di là, acciò possino esser ispediti quantoprima, da che ne venirebbono a risultare diversi buoni effetti, percioché et li Turchi istessi riceverebbono sodisfattione partendosi presto et si resterebbe liberi da quelli pensieri et accidenti che potriano succedere [?] in pregiudicio di quelle fortezze, essendo che questi Turchi, fra quali ve ne possono essere di molto spirito et mandati per spie, con la commodità del caminare per le città, cosa che totalmente non se gli può prohibire, parlano con soldati, Hebrei et altri, osservano li modi del governo, penetrano nei mancamenti delle cose et si fanno capaci di quello che potrebbe essere di gran nocumento. Et se ben io non ho mancato, così di prohibirgli il caminare come di procurar la loro presta ispeditione, nondimeno non si è potuto far tanto che fusse a sufficienza. Et qui supplico la Serenità vostra et le Signorie vostre illustrissime et clarissime, che si vogliono contentare ch’io le possa dire, che quando è toccato a me di far compreda di formenti, nelche mi trovo haver speso, si come appar distintamente nelli conti da me presentati, cecchini [?] 120.000 et 39.000 ho consignato al clarissimo signor Marc’Antonio Veniero, che hebbe carico particolare dalla Serenità vostra di far investita di detti formenti, si come ha fatto in molta quantità, con grandissimo beneficio publico et altrettanta sua laude, havendo io voluto far ogni mio sforzo per sovvenirlo nella gran strettezza nella qual si trovava, cavando questo danaro dalli pagamenti di militia, consocendo così ricercare il buon servitio delle cose di Vostra serenità, se bene non ho havuto da lei per questo conto più di 67.000 cecchini [?], oltre 68.000 che mi furono consignati dall’illustrissimo mio precessore di questa ragione et del deposito dell’armare, ho voluto concluder tutti li mercati in publico et ispedir li Turchi con quella maggior prestezza che mi era possibile, contandogli il danaro in tanti cecchini [?] nelle Camere fiscali per mano delli magnifici camerlenghi, ilche però si poteva fare facilmente per la commodità che se ne haveva all’hora, la qual si andò poi restringendo per causa delli pagamenti di militia, che si convenivano far ogni mese, osservando principalmente che li Turchi restassero ben sodisfatti, non havendo mai voluto permettere che li ministri di quelle Camere pigliassero integralmente le utilità, ch’essi pretendevano di dover conseguire, secondo l’uso de tempi passati et di 15 o 20 cecchini ch’essi dimandavano, non consentiria che gliene fusse dato se non uno o dui et al più 3, secondo la qualità de vasseli, ilche gli prescrivea come per regalia. Onde li Turchi mostravano di restar contentissimi, dandone segno con diverse parole di ringratiamento, li quali tutti formenti sarebbono stati da me mandati in questa città, come feci di parte di essi, quando non si havessero havuti li travagli del contagio, nel qual tempo principalmente si doveva tenere ben munite tutte quelle fortezze, per quelli rispetti che le sono benissimo noti, et quando non vi fusse stato il continuo consumo che vi andava in 14 galee del Regno, oltre quelli che vi sono capitate straordinariamente nel mio tempo et col clarissimo signor Proveditor dell’armata, et con altri capi et le 4 galee ancora che ivi furono tenute per rinforzo di quella guardia, quando era mandato a Cerigo pur per occasione di formenti. Né debbo anco tacere che tutto’l danaro della Serenità vostra è stato sempre da me speso con quella circonspettione et con quel riguardo, che si conveniva a buon ministro suo, così nelli pagamenti di militia, come nelli restanti bisogni et non mai in altro non havendo neanche voluto consentire che restasse fuori Camere, si come è benissimo noto a tutto quel Regno.
Et perché delle cose che fanno bisogno al vito et alla conservatione delle fortezze, senza dubio una delle principali è l’uso delle aque, io ho procurato con ogni mia industria di rimediare quanto più è stato possibile a questo mancamento, per il quale pativano assai le città di Candia et della Canea particolarmente, havendo in questa fatto fabricare una cisterna grande nel modo che si usa di far quì, la quale sarà papace [?] di molt’aqua et in ogni tempo servirà in gran parte al bisogno di essa città, né in questa fabrica, nella quale sono stati spesi da 2.000 ducati in circa, la Serenità vostra ha sentito interesse alcuno, essendo stato cavato il danaro dalle condanne da me fatte nell’inquisitione; et nella città di Candia, per opera diligente del clarissimo signor Filippo Pasqualigo, sono stati ritrovati doi pozzi assai abondandti di aqua sortiva et però anche a quella città è stato in parte provisto di questo così necessario elemento. Mi manca a dire alla Serenità vostra, che si come in altri tempi il clarissimo Rettore della Canea et li clarissimi Consiglieri potevano benissimo supplire al governo di quella città, così hora ch’è stata ridotta in fortezza et che vi sono stati aggionte arsenali, fabriche, militia, monitioni et altre cose simili, non vi è rimedio che quel clarissimo Rettore possi supplire, ancorché sia indefesso et che non manchi di usare ogni diligenza, massime havendo anche sotto di sé le fortezze molto tempo nelle audienza. Onde acciò il servitio publico non venga a patire et quelli habitanti possano esser governari nel modo che si deve, si come non ha mancato di fare il clarissimo signor Rettor Malipiero, et fu tuttavia il clarissimo signor Rettor Mosto molto prudente et vigilante nel ben operare, io le raccordo con ogni riverentia che sarebbe di maggior suo servitio, ch’ella prendesse risolutione di agginger al governo di quella città un altro rettore, con titolo di proveditore o di capitano, come meglio le paresse, con le auttorità et carichi che Vostra serenità suol dare a simili rettori da lei mandati alli governi di altri luochi, ilche oltre gli altri buoni effetti che causerebbe, veniria a dare grandissima consolatione a quel populo che patisce assai nelle sudette audienze, massime convenendo star di continuo occupato uno delli consiglieri nell’attendere alla Camera.
Ho rappresentato alla Serenità vostra et alle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime, quanto mi è parso degno di consideratione et della loro intelligenza per la sicurtà di quel Regno, havendole discorso anco sopra quello ch’io reputo doversi fare per maggior servitio delle cose sue, hora non mi resta ad aggiongerle altro, se non che havendo io veduto per lunga isperienza il grave interesse che Vostra serenità viene a sentire in detto Regno, né havendo gl’habitanti in esso aggravio di sorte alcuna che sia di rilevanza, parmi che sarebbe ragionevole che anch’essi contribuissero in qulche parte a tanta spesa, tratandosi massime del loro proprio interesse, non essendo più tempo di vivere con tanti rispetti, come si è fatto per il passato, per li nobili, cittadini, mercanti, botteghieri et ogn’altra sorte di persone, vendono le robbe loro così care, che ogn’uno è fatto commodo nel suo stato. Io sono andato pensando in che modo si potesse con manco interesse di quelle genti et con più facilità cavare la detta contributione, né vi trovo la migliore et più vera strada, che l’imponer l’imbottadura dei vini, o generale o in altro modo che fusse stimato più a proprosito. Di questa imbottadura è tanto tempo che se ne ragiona, che è fatta come familiare et viene aspettata da molti in quel Regno, et havendo io più volte ragionato con quei nobili et altri, secondo le occasioni che se mi rappresentano della gran spesa che si convien fare di continuo per guardia et custodia di esso Regno et che poi quando succederà guerra lo conveniremo difendere, non solo col nostro danaro, ma con li petti istessi, si come si è fatto altre volte; et ho veramente trovato che vi sono diversi che la sentono et di quelli appunto che sogliono incanevare qualche botte di vino, siche io credo che sarebbe molto a proposito, che questa materia fusse posta in consulta dalli eccellentissimi signori Savii, per devenir poi in quella deliberatione che fusse conosciuta la migliore. Et certo per mio parere questa innovatione sarebbe di pochissimo incommodo a quelli habitanti et da [?] viene giudicato che si caverebbe buona somma di danaro, volendo alcuni chi si arriverebbe fino a 50.000 ducati, benefitio assai maggiore di quanti altri si potessero ritrovare, perché il tuor decime et metter estimi per via di tanse, sono cose che postano seco infinite difficoltà et poco utile venirebbono a rendere; dico con manco incommodo, percioché li poveri pagheriano secondo l’esser loro et li ricchi secondo la loro conditione et li mercanti nelle coprede dei mostri si saprebbono governare intorno alli pretii. Introdotta che fusse poi la detta imbottadura, sarebbe buona cosa a levare il datio della spina da tutto’l Regno, che se bene è datio di qualche rendita, potendosi da esso cavare da 8.000 ducati in circa, nondimeno si può guardare che non sia ingannato, cosa che non succederebbe nell’imbottadura, potendosi facilmente sapere la quantità dei vini che ciascuno si trova havere. Questo datio della spina è sopra la consumatione dei vini a menudi et si fa pagare a ragion di 20 per cento di tutto quello che importa la vendita. Senza licentia del datiaro alcun non può vendere vino et egli molte volte, havendo quantità di vini et di cattiva qualità, li fa vender per buoni sostentandoli a gagliardi prezzi, per ricever tanto maggior utile, di maniera che per mezo di esso datio il prezzo del vino si tiene sempre alto con danno grandissimo della povertà et della militia, ilche non succederebbe quando vi fusse l’imbottadura, anzi causerebbe effetto del tutto contratio a questo, percioché potendo ogn’uno vender il suo vino senza pagar altro datio, che il già destinato, a concorrenza l’un dell’altro, cercando di riuscir della sua robba et toccar il danaro, non havendo obligo di cercar altra licentia, smaltirebbe li suoi vini a menudo, et con la quantità dei venditori et de vini et con la concorrenza si venirebbe ad introdurre l’abondanza, oltra che il buono si venderebbe per buono et il cattivo per cattivo. Et se ben potria esservi alcuno che fusse per risentirsi di questa novità, il tempo però consumerebbe questi humori et ogn’uno veniria a conoscer chiaramente, che quello che si opera si fa per la loro conservatione et non per accumular utile. Et a questo proposito mi raccordo che nel tempo ch’io era Capitano di Candia, venne una voce in quel Regno, la quale si teneva per vera, che era stato preso in questo eccellentissimo Senato, che tutte le vidi piantade 3 miglia vicino alla città, eccettuate le moscatte, dovessero esseer sradicate, acciò si havesse a seminar formenti.
Questa nuova se ben travagliò alquanto gl’animi de gl’interessati, si aquietorono nondimeno facilmente et perché si era vicino alle vendemmie, molti mi venivano a pregare che li dovessi lasciar raccoglier le uve, che poi erano pronti di estirpare le vide, ma non si confirmò l’aviso et volesse Dio che fusse stato vero, acciò quel Regno havesse potuto farsi il vivere da per sé, si come al sicuro l’haverebbe fatto et d’avantagio. Et perché finalmente non si potrà durare in spesa così grande et così continua, non è d’haver rispetto a dare questa giusta et ragionevole gravezza, a quelli che si arrichiscono col danaro che va nell'istessa spesa, collando esso tutto nelle mani di quelle genti, sopra di che potrei far molte considerationi, ma non mi pare di entrar hora in tal discorso. Questo solo dirò per il molto che potrei dire, che esse genti non pagano alcun datio né dei vini, né de ogli per loro uso, né hanno gravezza di macine, né una minima parte di quelli che si hanno qui. Et se li feudatarii si dogliono di convenir guarnir cavalli, se gli dice che li beni che possedono gli furono donati dalla Serenità vostra con questo obligo, cosa che ogn’altro si contenterebbe di fare in luoco loro, servendosi in ogni modo di essi cavalli, et per commodità propria et per honorevolezza, et se si lasciano intendere che all’hora un cavallo da lanza valeva 30 ducati solamente et che al presente convengono pagarlo 100 et più cecchini, se gli risponde che anco il formento non si vendeva più di 3 lire lo staro, il vino 4 soldi il secchio et dell’altre robbe appena si trovavano danari, dove che hora per occasione della militia et delle altre genti pagate da Vostra serenità in quel Regno, il formento vale per ordinario 16 et 18 lire lo staro et alle volte 20, il vino fino 3 lire il secchio et quasi sempre più di doi, et così tutte le restanti cose, si come ho toccato ancora, di modo che chi all’hora haveva 100 ducati d’entrata al presente ne ha più di 500. Oltre il traffico che diversi di loro fanno nelli proprii casali a danno de contadini, ilche non solevano fare in altri tempi, et per questa causa havevano essi dominio sopra li detti contadini et potevano per esser da loro amati et ben trattati disponer di essi come gli pareva, anco in servitio della Serenità vostra. Io conosco benissimo che parlando così liberamente non mi può tornare in mio particolar servitio, ma succeda quelche [?] si voglia debbo dirle sinceramente l’opinion mia, non già per far dispiacere ad alcuno di quelli magnifici cavalieri, havendo io causa di lodarmi di tutti, per haver da essi sempre ricevuto ogni sodisfattione, et come rappresentante publico et come persona privata, per la qual causa in ogni loro occasione me li mostrerò sempre grato et ammorevole, ma per sodisfar al mio debito, come so di fare in questo caso, nel quale si tratta del loro proprio bene et delle conservatione di quel Regno et per ciò ne doveranno restar [?] sodisfatti, tanto più essendo anch’essi nobili di questa Republica. Et per conclusioni di questo mio ragionamento le dico, che quando la Serenità vostra per qualche rispetto non stimassi bene di poner assolutamente la detta imbottadori [?] per sempre, voglia almeno farne l’isperienza per 5 o 6 anni, acciò si possa vedere la riuscita che fusse per fare et a questo modo si venirebbe a stradare facilmente il negotio.
Restami a raccordare per fine di questa mia relatione, che se bene et hora et altre volte io le ho rappesentato cose di non poca consideratione per beneficio di quel Regno, si come hanno anco fatto diversi miei precessori et altri suoi rappresentanti, non si è però veduto che in molte di esse si habbia perso alcun ispediente et risolutione, ilche voglio credere che sia proceduto, non perché la Serenità vostra et cadauna delle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime non habino pronta volontà di provedere a tutti li bisogni et disordini di essi Regno, ma perché forse le molte occupationi dell’eccellentissimo Collegio hanno talvolta impedite le proposte et prolongate anco le essecutioni, con molto pregiudicio delle cose dell’istesso Regno; però stimerei che fusse ottima cosa, che si come già fu deliberato in questo eccellentissimo Senato di alegger 3 del corpo di esso, che havessero particular cura delle cose raccordate et ricercate per li bsiogni di esso Regno, la deliberatione buona certo et necessaria una sol volta fu essequita, così hora fusse rinovata et osservata di tempo in tempo, acciò fusse il tutto proposto nell’eccellentissimo Collegio et portato poi nell’eccellentissimo Senato, nel qual modo si venirebbe a proveder per tempo a molte cose importantissime et saria senza molta occupatione del predetto eccellentissimo collegio impedito di soverchio in tante altre gravi cure.
Questi 3 senatori sarebbe ben fatto che intervenissero anco in tutti li negotii, nelli quali si trattasse dell’interesse di esso Regno, et che fussero presenti al rollare et rassegnare delle compagnie, che di tempo in tempo saranno ispedite per quei presidii, perché se bene li illustrissimi signori Savii, che fanno le dette ispeditioni, non mancano di usare ogni diligenza et di procurare il beneficio publico, nondimeno sarebbe bene che anch’essi signori v’intervenissero, acciò li capitani et altri havessero maggior causa di menar buona gente, osservando quanto ho detto di sopra circa il riconoscer la qualità et attitudine di cadaun soldato nel manegiar l’armi. A quello ch’io ho toccato nel progresso di questa mia relatione per sodisfare alla mia conscientia de gl’honorati portamenti delli clarissimi rappresentanti della Serenità vostra, che si sono trovati in quel Regno nel mio tempo, per non tralasciare in tutto le laudi anco delli proveditori di quelle fortezze, son tenuto di aggiongere che il clarissimo signor Nicolò Memmo, già Proveditore a Spinalonga, è stato molto vigilante nel buon servitio di Vostra serenità; et il clarissimo signor Zuanne Diedo, fu proveditor alla Suda, pieno di bontà et di desiderio di ben operare, si è fatto conoscere principalmente per pronto essecutore di tutti gl’ordini, che è occorso dargli per servitio publico con mia particolar sodisfattione; al quale è successo il clarissimo signor Marc Antonio Contarini, gentil’huomo pure di honoratissime qualità et di non minar virtù et diligenza di quello che sia tutto intento sul buon governo di essa fortezza. Et essendosi il clarissimo signor Filippo Correr, che è stato Proveditor alle Grabusse, diportato nel modo apunto che ricercava l’obligo suo, meriti la buona gratia di Vostra serenità et molta commendatione; si come è degno di gran laude anco il clarissimo signor Gierolamo da Molin successo ad esso clarissimo Correr nel governo di detta fortezza, nella quale mette tanta cura et tanto spirito, che certo non si può desiderar meglio; son tenuto di render anco fede dell’honoratissimo et utilissimo servitio che le viene prestato dall’illustrissimo signor Conte Honorio [Horatio?] Scotti governator general della militia pagata di quel Regno, il quale non manca d’invigilare, così nella buona custodia della città di Candia a lui racommandata, come in tutto quello che occorre farsi in quelle fabriche. Ha questo signore nel tempo del contagio corsi diversi pericoli, havendo havuto il male in casa sua, con tutto ciò si è sempre mostrato prontissimo ad impiegarsi in ogni bisogno et particolarmente quando si era in sospetto che l’armata Turchesca si lasciasse vedere in quelle aque. Et perché si trovano al presente le cose sue, si come mi disse a bocca, in grandissima confusione, mi ha ricercato a dover supplicare la Serenità vostra che si degni concederli licentia di potersene venir di qua, con sua buona gratia, si come viene ricercato da un suo confidente, che ha mandato apposta in questa città, in che io stimo che sia buon fatto di gratificarlo, essendo soggetto che merita di esser tenuto caro et sodisfatto.
Alla Canea si trova governatore il signor colonnel Mario Gazi figliolo del quondam signor Moretto Calavrei, il quale così come va immitando il padre in ogni honorata attione, così viene grandemente amato et stimato da ogn’uno et da quella militia principalmente [?]. Onde in ogni occasione si può promettersi dalla persona sua buonissimo et fruttuosissimo servitio. Governator di Rethimo è il Conte Filippo Condelmier, che non manca di attendere al carico suo con ogni sollecitudine, facendosi conoscere per molto affettionato servitore della Serenità vostra et pronto ad adoperarsi in ogni bisogno.
Mi ha servito per secretario messer Francesco Cavazza fu figliolo di domino Zuanne, che morì in Puglia già doi anni in servitio di Vostra serenità, mandato ivi per negotii de formenti. È nipote esso messer Francesco di messer Cabriel, segretario dell’eccellentissimo Senato, che se ben si può dire semivivo è andato prontamente, per obedire a Vostra serenità, la terza volta a Constantinopoli in servizio del clarissimo Bailo Veniero. Se io volessi sodisfare a me stesso per debito di verità et conscienza intorno la persona di esso mio segretario, convenirei esser molto prolisso, però ristringendomi dico che il servitio da lui prestato è stato tale, che se egli nelle fatiche della mia prima provedaria come coadiutore s’è fatto conoscere per intendente, per modello et per diligente, egli poi in questa seconda ha accresciuto maggiormente la mia sodisfattione colla continuatione dell’assidua et diligente opera sua, però che egli solo ha scritto et registrato così gran numero di lettere da me mandate in zifra et fuori di zifra, non solo a questo eccellentissimo Senato, ma a Constantinopoli, per le parti di Levante et altrove, secondo le publiche occorrenze, oltre tante altre fatiche per l’ordinario servizio delle provedaria, la onde pono dir non haver mai ordinato cosa che non sia stata prontamente et subitamente fatta. Quello diligente et fidelissimo servizio prestato per il spacio di sette anni in dette due mie provedarie, oltre l’haver egli servito in Constantinopoli il quondam [?] clarissimo signor Lorenzo Bernardo et pur in Candia il clarisismo signor Marc Antonio Veniero, convenendo metter in zifra gran quantità di scrittura, si come lo rende degno della buona grazia della Serenissima [?] così merita d’esser compassionato per li travagliosi incontri che ha havuti, poiché ferito di una giandusia è stato per lasciar in Candia la vita et in questa sua lontananza ha perduto il padre, che è stata la dessolazione della sua povera casa, che è di fratelli, sorelle, madre et avea [?] tutti appoggiati hora al simplice governo di esso Francesco, il qual è di tal maniera povero, che non havendo alcun ben di fortuna, manco s’attrova alcuno emolumento, che soli ducati 36 al’anno di salario, de quali paga anco la decima come estraordinario della sua cancelleria. Questo tanto credo che basti, senza alcun mia raccomandatione, per muover la molta pietà della Serenità vostra a suffragarlo di quella sorte di gratia, che questo eccellentissimo Senato suol usare con gran carità verso tutti li altri benemeriti di questo Serneissimo dominio, la qual grazia riputerò collocata nella persona mia medesima.
Di me non occorre che io dica cosa alcuna, poi che né per quello che ho operato nel corso di 28 anni che son stato fuori servendo in tanti carridi, nelli quali si è compiacciuta la Serenità vostra di adoperarmi, né per quel di più che potessi fare per il restante tempo della mia vita, non potrei sodisfare in alcuna parte all’obligo che io tengo con la mia Patria. Et son certo che Vostra serenità et questo eccellentissimo Senato, havendo per iscusata ogni mia imperfettione, resta per sua benignità appagarsi di tutto quello che è stato da me operato con grande amore et carità nel servitio suo.
Fu letta la presente relatione nell’eccellentissimo Senato sotto di 9 et 10 febraro 1593 per il magnifico signor Giulio Gerardi
Allegati
1
Relatione dell’illustrissimo signor Zuanne Mocenigo ritornato di Proveditore del Regno di Candia, della nova fortezza di Asso
Poiché è piacciuto alla Serenità vostra et alle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime di darmi carico, insieme con li clarissimi signori Vivcenzo da Canal Proveditor et capitano di Corfù et Bartholomei Moro Proveditor della Ceffalonia, di andar a riconoscere il sito di Asso in quell’isola, con l’intervento anco delli signori colonnelli Emiliani, Mormori et Papone, per veder se era a proposito per ricever la fortificatione, secondo il desiderio et bisogno di quei popoli, si ben Elle haveranno inteso dalle lettere che da noi le furono scritte sotto li 12 novembre passato, quanto sopra di ciò è stato concluso, mi pare nondimeno di esser in obligo di replicarle brevemente l’istesso con aggionta di altri particolari da me stimati degni di esser saputi dalla Serenità vostra. Dico dunque primieramente che il sopradetto luoco da alcuni anni in qua è stato chiamato con questo nome Asso, essendo stato corrotto l’antico che era Nasso, voce significante nell’idioma Greco peninsola, et veramente questo sito si può chiamar peninsola, non havendo altra congiontione con l’isola della Ceffalonia, che di una picciola lenguetta lunga passa 8 in circa et larga 33, poco alta del livello del mare, ma da noi è stato chiamato nelle scritture con il nome di Asso, per confrontarsi con quello che ha fatto anco la Serenità vostra.
È questa penisola posta dalla parte di Ponenete di detta isola della Ceffalonia tra li doi porti Terra et Viscardo, distante quello da miglia 8 et questo 12, et il suo circuito viene ad essere di 2.350 passa, misurandolo dalle sue radici, le quali sono tutte bagnate dal mare, eccettuata però quella picciola parte della detta lengueta.
Questo è stato da noi ritrovato sito così forte per se stesso, che havuti tutte quelle considerationi, che dalla materia istessa venivano ricercate, concordemente siamo caduti in deliberatione, che in ogni modo sia necessario di metterlo in sicura difesa, così per gratificare et assicurare quei populi, come per molti altri importanti rispetti benissimo noti a Vostra serenità, massime vedendo noi che vi haverà d’andare [?] poca spesa et poco tempo. Non passarò a raccontarle gli particolari beneficii che venirà a causare questa fortezza a tutto’l suo paese di Levante, poiché sono stati da lei benissimo intesi dalle diverse scritture che li sono state presentate in questo proposito et particolarmente dal sodo et prudente discorso fattole dal clarissimo signor Anzolo Basadonna nella sua relatione di ritorno di Proveditor di quell’isola. Il recinto che doverà esser fortificato si ristringe in 1.640 passa solamente et da ogni parte ha le sue rive grebbanose et innacessibili, potendosi dire che la più bassa parte non sia manco alta di 40 passa dal mare. La più importante opera che occorre farle è dalla parte che guarda verso il porto, ma però neanche questa è di molto momento, esendovi dalla natura stati situati doi monticelli, che mirabilmente con ogni poco di aiuto serviranno per forti et per gagliardi cavallieri, et nelle restanti parti basterà farvi una semplice muraglia senza terrapieni, che serva solamente per drizzar le difese et per formar una strada per caminar attorno, si come la Serenità vostra et le Signorie vostre illustrissime et eccellentissime potranno haver veduto dal modello che li ho presentato, siché senza dubio potrà esser ridotta in difesa sicura per tutto aprile prossimo, colla diligenza di quel clarissimo Proveditore, che se vi è applicato con ogni suo spirito, dal quale così in questa come in ogn’altra occasione sarà sempre ben servita la Serenità vostra; et l’istesso buon servitio haverà anco in quella fortificatione dalla sollecitudine et intelligenza del signor colonel Rasponi, si come le ha prestate in Candia, dove è stato sopraintendente delle ordinanze di quel Regno, con grandissimo beneficio publico, essendo stato diligentissimo nel circondare tutto esso Regno et nel rivedere tutte quelle genti et nell’haver provisto a quanto era necessario, facendosi anco conoscere in ogni occasione molto affettionato al servitio di Vostra serenità et perciò si deve veramente far gran stima di questo honorato soggetto, honorato per se stesso, ma molto più per la bontà della vita, per la sua grata et intelligente maniera et per la particolar affettione, che con queste buone attioni si ha aquistato appresso ogn’uno.
Per lettere ricevute a Corfù, io intesi ch’era stata incominciata la fabrica et che si metteva cura a far calcine, delle quali di già ne erano ad ordine alquanti. Il porto che si trova in questo luoco è di presente capace di 3 o 4 galee, le quali però in tempo di fortuna da Tramontana convenirebbono havere qualche travaglio per il restiazzo [?], ma con farvi alcuni porporelle, si potrebbe assicurare et allargare per 20 et fino per 40 galee, nel modo che si vede nell’antedetto modello. Non haverà questo luoco mancamento d’aqua, perché oltre che se ne ritrovata una vena abundante et buona a piedi del monte, vi sono anche sopra il luogo istesso diverse cisterne, che con poco conciero si ridussero in stato di potersi servire di esse, si come si è principiato, et se ne potranno fare dell’altre assai, essendovi buona commodità di una valle.
Per essecutioni dell’ordine che mi diedi la Serenità vostra, operai unitamente con quel clarissimo signor Proveditore, che quelli isolani si sono contentati di contribuire per la fabrica del detto luoco, oltre le 30.000 opere, altre 65.000, cioè 20.000 di presente et 45.000 in 3 anni, le quali opere saranno fatte personalmente, overo pagate da ogni sorte di persona a ragion di un mocenigo per opera et in ciò sono stati dati buonissimi ordini, acciò quelli che vorranno lavorare faccino in effetto opera per un mecenigo, da che si può dire che si caveranno introno a 20.000 ducati, onde voglio credere che con poco o niun interesse della Serenità vostra potrà esser fabricata quella fortezza. Si è anco fatto efficientissimo ufficio per indurli ad accrescere 1.000 ducati, oltre la promessa della doppia decima dei vini, per mantenere il presidio ordinario, si come mi commise la Serenità vostra, nella qual richiesta havendo noi scoperto qualche difficoltà, giudicassimo esser bene di non passar più oltre, massime potendosi facilmente in altro modo cavar danari da quell’isola senza molto aggravio di quei popoli, sopra di che havendo io havuto matura consideratione et presi quelle infromationi che mi sono parse a proposito, vado pensando che da quello che le raccorderò hora si possa con manco travaglio di quelle genti haver qualche danaro, che da ogni altra introdutione che si potesse fare. L’anno 1581 per parte di questo eccellentissimo Senato di 14 agosto, fu regolato che la decima delle uvepasse, in luoco delle 2 lire che per avanti si solevano pagare, fussero pagate lire 5, né le dette uve passe eccedevano il prezzo di 15 o 16 ducati il migliaro, ma al presente che sono montate a più di 32 ducati et continuandosi nel pagamento delle dette lire 5, io sentirei che così come sono accresciuti li prezzi d’esse uvepasse, così si dovesse accrescer anco il pagamento della decima predetta [?] di mezo ducato almeno, da che si venirebbe ad havere buone somme di danaro, né quelli populi haverebbono giusta causa di dolersi. Et perché il scosso della detta decima viene fatto con molti disordini et confusioni et con danno gravissimo di quei isolani, sarebbe ben fatto nel modo che dirò hora. In luoco del sacramento che viene dato al presente a tutti quelli che fanno uve passe, li quali per il più non sogliono palesare la vera quantità fosse introdotto, che ogn’uno che mandasse fuori di quell’isola di dette uve passe, fusse obligato pagare la decima al conduttor di essa et star poi a riscuoterle da coloro che gl’havessero vendute le uvepasse, non potendole neanche far caricare sopra li vasseli, si prima non venissero pesate et licentiate dal medesimo conduttore, sotto quelle pene a gl’inobedienti, che alla prudenza della Serenità vostra paresse di dechiarire. a questo modo ne venirebbono a risultare diversi benefii, perché oltre che il conduttore sparagnerebbe diverse spese, che hora gli convien fare in vecchiardi, che stimano, scrivani che tengono conto et in altri persone che scuodono, ilche tutto ritornerebbe in utile di Vostra serenità, sarebbe egli sicuro di poter esser pagato facilmente et in poco tempo da quelli mercanti che fanno il traffico delle sopradette uve passe fuori di quell’isola, che non sono più di 15 o 20, dalla qual regolatione si venirebbono ad avanzare intorno a 400 ducati all’anno. Oltre le regolationi predette potrà anco Vostra serenità cavare una somma di danari dal luoco istesso di Asso, il quale levate le strade publiche disegante nel modello, il terreno per fabricar palazzi per il clarissimo reggimento, magazeni per monitioni et alloggiamenti per soldati, viene a restare nella sua superficie più di 100.000 passi, li quali si potrebbono livellare a quelle persone che volessero fabricarsi habitationi, a regione di quanto paresse a lei per ogni passo all’anno, ilche riuscirebbe facilissimamente, il qual aiuto, aggionto a quello che si cavasse dall’accrescimento della decima delle uvepasse et anco alla offerta fatta a Vostra serenità dalli ambasciatori di quell’isola della doppia decima del vino et alla spesa che fa hora nella fortezza vecchia, potria ella senza alcun suo interesse, ma più tosto con qualche utile, mantenere il presidio che farà bisogno per custodia di quella fortezza. Di presente sarà bisogno che la Serenità vostra faccia provisione di artigliaria, si come le fu scritto, di quel modo che le parerà meglio, o con servirsi di quella della fortezza vecchia o con mandarla di qua, et così anco di un buon governatore et di presidio di soldati. Non posso certo lasciar sotto silentio che mentre io mi trovavo nella detta isola della Ceffalonia et che non potevo continuare il mio viaggio per mancamento di passaggio, essendo ivi capitato il clarissimo signor Antonio Giustiniano Governator delle galee di condennati, prontamente si contentò di condurmi fino in Istria, con la qual occasione ho potuto vedere la diligente cura che da Sua signoria clarissima viene posta nel tener ben governate le sue ciurme et la sua galea tutta, la qual veramente [?] è una delle migliori d’armata, et nel prudente et circonspetto commando che usa in tutte le occasioni di servitio publico, mostrandosi meritevole, anco con la sua particolar honorevolezza, di sostener ogn’altro maggior carico. In questo viaggio mi son servito anco della galea del magnifico messer Pietro da Molin fu del clarissimo signor Giulio, che mi ha condotto qui in Venetia, il quale ho conosciuto non meno prudente et valoroso, di quello che sia tutto fervente nella cura particolare della detta sua galea et nell’impiegarsi nelle più travagliose et difficili occasioni, per rendersi tanto più meritevole della gratia della Serenità vostra.
Fu letta la presente relatione dell’eccellentissimo Senato a di 10 febraro 1593 dal magnifico signor Giulio Gerardi secretario
2
Conto della intrada et spesa del Regno di Candia 1593
l’Intrada sulle cancellarie dal Regno di Candia che in dannari si scuode da datii, livelli affitti di botteghe.
Angherie, condanne et altro, si è per un anno
della città di Candia ducati 52.815
Canea ducati 19.922
Rettimo ducati 8.177
Littia ducati 835
che in tutto sono ducati 81.749
Il loco de Lassidi [?] rende all’anno formenti numero 68.380.
Iusta [?] il colto fatto sopra quello che è stato scosso nelli anni passati et
il prado della Suda, secondo le affittationi passate ut sopra numero 610, che al corso comune di quel Regno valerebbe quella del Lassite di ducati 3.296 et della Suda ducati 314.
L’intrada delle saline della Suda et Spinalonga, poi oltra li denari che vengono portati nelle cancellerie dalli datiarii, per il sale che si consuma in detto Regno, quali sono compesi nel gli altri datii nell’intrada delle Camere sopradette, si è de sal numero 89.425 [?] all’anno che puono essere da circa 1.200 moza, quali si mandano qui ogni anno, iusta il conto fatto dall’anno 1578 che furono dall’illustrissimo signor Proveditore generale Foscarini reddute in perfettione le dette saline 8 [?].
La spesa delle cancellerie dell’antedetto Regno si è dua [?] anno in salarii delli clarissimi signori Proveditori generali, Duca, Capitano, Proveditor di cavalli, Rettori della città, Provveditore delle fortezze, consiglieri, camerlenghi et castello del molo, in tutto ducati 18.254.
Salarii della cavalleria di feudati, cioè doi log.ti [?] de essa, cavallarizzo, maraschalco, cancelliero et trombetti, non si intendendo il salario del clarissimo signor Provediotre per essere compreso qui di sopra, sono all’anno ducati 1.222.
Salari delli ministri, cioè giudici, nodari, scrivani et altri delli offitii inferiori delle città et delli castelli fuori, arsenali, munitioni et altri sopramassari, curiali, camerali, scrivani, soprastanti, protti, interpetriti, marinarezza, capellari, provisionati, per gratia et qual si voglia altro salariato, in tutto all’anno ducati 10.461.
La spesa della militia, strattia, cernide e bombaridieri, per il numero che si ritrova nelli ultimi pagamenti fatti da me [?], si è per un anno ducati 280.932, con quali si pagavano persone 6.237 fra capi, soldati a pie et a cavallo et bombardieri, nella [?] militia, capi et officiali 336 et fanti 5.365 strattia E.a [?] i capitani 5, logotenenti 6 et stradioti [?] numero 282 cernide – il collegio raspon [?] bombardieri 4, sargenti maggiori 6, lancespezzate 12, capitani 16, sargenti 16, tamburi 20 et capo di cento delli privilegiati 64, bombardieri fra capi provisionadi et alcuni scholari assoldati in tutto 103.
Si che la spesa di tutti questi si è all’anno come di sopra ducati 280.932.
Vi sono poi diverse spese minute ordinarie et straordinarie che occorono farsi dalle cancellerie per’l detto Regno, hora più et hora manco, ma per il conto ellevato, a quello che è stato speso gli anni passati, si è ritrovato essere speso un anno per l’altro ducati 11.983, in pagare livelli delle terre havute per fare salline et allogiamenti de soldati, concieri de essi et de palazzi, case et botteghe et magazzeni publici, cavatione de porti, nettare l’arme delle munitioni et oltre diverse spese et condutture di esse, raffinare polvere, concieri de […] et molte altre spese dell’arsenal, fitti de magazeni ove si tiene munitioni et delle case per stantiare persone militari, mercede a cancellieri et a cavalleri per li condenati in giustitia, taglie de malfattori, fregatte che si manda per servitii publici, noli de barche che conducono soldati da loco a loco, consumationi di oglio nelli corpi di guardia et diverse spese minute di presonieri, livello al reverendo clero Latino per diversi casali, legati et ellemosine consuete, cera et alte spese in alcune sollenità, pretii alle giostre et al bersaglio, pagar porta lettere et far la demittion de fanterie et quelli per li venetianii, barche per servitio delle fortezze, et altre spese che si fanno in esse et nelle cancellerie in libri et altro per servitio publico, con molte altre minute et diverse spese che come è detto montano per un anno ducati 11.983.
Di maniera che tutta la sopradetta spesa si è per un anno ducati 322.852.
Ducati 322.852.
La qual spesa si è oltra quella della […] della guarda et de quelle che si armano nel Regno et oltra la spesa della fabriche, che qui non è stata messa per essere hora più et hora manco secondo le occasioni, et oltre anco li denari che convengono essere sborsati ogni anno delle intrade delle cancelleria in comprare formento, altre biade per uso de i popoli del detto Regno, quale non fu messo in questa spesa, perché non fu neanco posti nella intrada, convenendosi rimborsare del tratto di essi ducati.
Di modo che battendo l’intrada della sopradetta spesa restano ducati 240.103 per supplire alle già dette spese de militia, strattia, cernide, bombardieri salariati et spese minute, solamente deveno essere mandati Serenità [?] vostra et tanto più ancora quanto importerà la spesa delle barche sopradette, così in denari come in bischotti che devono essere fatti de formenti comperati con denari che di qui manda la Serenità vostra per talle effetto, eccetto quella poca quantità de bischotti che farano li detti [?] formenti de Lassithi et se pure volesse fabricare anchora tanto più.
Le qualli tutte queste spese che a denari contanti seguita.
Devono farsi sono oltre il gran consumo di legnami et ferramenta et della polvere, piombo et corda de archibuso, che si dispensa per la disciplina delle cernide, et oltra il tutto de armizi et consumatione de altre robbe de arsenale
Manoli Mussuro [?] ragionato
Sommario delli capi della relatione dell’illustrissimo signor Zuanne Mocenigo ritornato di Proveditor general del Regno di Candia
Proemio, carta 1
Discorso sopra tutte le fortezze del Regno et anco di Cerigo et di Thine, carta 2
Per fine a quelle fortezze, carta 12 tergo
Tener di continuo 5.000 fanti in quel Regno, carta 13
A Paleocastro et a San Thodaro si potrà far di manco di tener capitani con compagnie pagate, carta 13
Che nelle fortezze dei scogli siano mandati buoni governatori, carta 13 tergo
In capo di guerra aperta doveranno esser in quel Regno 18 o 20.000 fanti, carta 14 tergo
Ordinanze delle città, carta 15
Ordinanze delli territorii, carta 15
Difesa generale in tempo di guerra, carta 17
Standia et Marathi, carta 20
Un corpo di armata di 100 galee debba finalmente causare la sicurtà di quel Regno, carta 24 tergo
Tener ordinariamente 50 archi di galea nel Regno, carta 26
Accrescer volti per galee in Candia et alla Canea, carta 26
Ridur il governo de gl’arsenali a miglior forma, carta 26
In occasione di guerra mandar qualche numero di fuste, carta 27 tergo
Discorso sopra l’armare, carta 27 tergo
Introdur li communi nel Regno per poter più facilmente armare, carta 31
Ridur l’obligo delle gravezze personali in gravezza reale, carta 31 tergo
Maistranze et marinarezza, carta 32
Porti di Candia et della Canea hanno bisogno di esser escavati, carta 34 tergo
Il Castel del muolo di Candia ha bisogno di conciero, carta 34 tergo
lasciati in Candia alla partenza 5.300 soldati, carta 35
Riccordo acciò per l’avvenire fussi condotta buona gente al servitio di questo dominio, carta 35 tergo
Gl’habitanti di Candia mancorono del suo debito nell’occasione del contagio di Candia, carta 37
Archibusoni et picche, carta 37
Regolar il pagamento delle lanze spezzate de governatori, carta 38
Strettezza del vivere nella quale si trova la militia, carta 38
Bombardieri et polveri, carta 40
Cavallaria de feudati et pagati, carta 42
Luoco della Sfacchia, carta 47
Aggravii della contadinanza, carta 52
Livellarioni di tutti li terreni carta 57 tergo
Disordini nelli riti Greco et Latino, carta 59 tergo
Entrata et spesa, carta 61 tergo
Conceder habilità alli debitori di quelle Camere, carta 62
Vender le botteghe et livelli di Candia, carta 62
Materia di biave, carta 62 tergo
Cattiva cosa che li caramusali Turcheschi, che capitano in quel Regno con formenti, si habbino a trattener longamente, carta 65 tergo
Amministratione del danaro, carta 66 tergo
Raccordo per proveder al governo della Canea, carta 59
Imbottadura, carta 68
Che siano eletti 3 senatori che habbino cura delle cose di Candia, carta 71
Lodi delli proveditori delle fortezze, carta 72
Conto dell’intrada et della spesa di tutto’l Regno, carta [manca nel testo]
1593 Mocenigo ritornato di Provveditore a Candia
As Venezia, Collegio, Relazioni, busta 79
Relatione dell’illustrissimo signor Zuanne Mocenigo ritornato di Proveditor general del Regno di Candia 1593
Serenissimo principe, illustrissimi et eccellentissimi signori
Ancora che già doi altre volte io habbia fatto in questo eccellentissimo Senato copiosa et particolar relatione delle cose del Regno di Candia, prima l’anno 1582 quando tornai di là Capitano et poi l’anno 1588 quando tronai Proveditor generale di quel Regno, tuttavia essendo così piacciuto alla Serenità vostra et alle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime di darmi la terza volta carico in esso Regno, havendomivi mandato la seconda volta Proveditor general, con aggionta dell’inquisitione, pare che l’obligo mio ricerchi, che come hora io vengo più fresco da quel governo, così io habbia a rappresentar loro quelle cose che posso da novo haver osservate, degne della loro notitia et importanti al publico servitio in questo ultimo tempo che vi son stato, tanto più dificile e travaglioso dell’ordinario, quanto che per la carestia di tutta l’Italia et per la peste della città di Candia, si ha convenuto stare in continuo sospetto, anco del terzo flagello del Signor Dio, sapendosi quanto Turchi sogliano star attenti et accommodarsi alle occasioni che loro possano aprir la strada a danni de Christiani et in particolare di quel Regno. Vengo dunque con ogni riverenza a sodisfare, come meglio posso a questo mio debito ufficio, supplicando l’Eccellenza vostre ad esser cortesi delle loro benigna attentione a questa mia fatica, nella quale se non vi sarà per aventura cosa di loro dilettatione, sarà loro levata almeno di certo la noia della lunghezza, poiché lasciando io di parlare dei siti, confini et qualità dell’isola et di molti altri particolari delli quali ho trattato pienamente nelle altre doi mie relationi, mi son ristretto a rasionar solamente in che stato al presente si trovano tutte le città et fortezze di quel Regno, le opere che mancato a farvi, gli presidii che vi fanno bisogno, così in tempo di pace o per dir meglio di sospetto, poiché in tale si conviene viver quasi di continuo, come in tempo di guerra, il modo col quale si possa difenderlo, le sue forze naturali, gl’aggravii de contadini et alcune altre cose che appartengono al publico servitio et alla conservatione et difesa di esso Regno; riservandomi in ogn’altro particolare, che alcuna delle Signorie vostre eccellentissime desiderasse di sapere, per non essersi forse ritrovata in questo eccellentissimo Senato nelli tempi delle relationi de altri rappresentanti et mie, di darle quelle informationi che mi fussero ricercate.
Oltre le quattro città principali, che dividono li quattro territorii dell’isola di Candia, sono state fabricate da pochi anni in qua dalla Serenità vostra cinque fortezze nei scogli, per guardar et difender quelli porti che potrebbono ricevere corpo d’armata, dalli quali fortezze darò principio a questa mia relatione, raccontando quello che manca a fornire et dicendo sopra cadauna di esse quanto mi parerà degno della intelligenza della Serenità vostra; et dovendo cominciar da un capo di detta isola pigliarò quello di Ponente, dove è posta la fortezza delli Grabussi, la quale è fabricata sopra l’eminenza di un alto scoglio et perciò viene ad esser molto sicura et forte, non potendo esser combattuta, se non con grandissima difficoltà.
Causa questa fortezza con suoi tiri, che galee nemiche non si possono fermar nel suo porto, il quale benché non sia capace per grosso corpo di armata, riesce però molto utile a Vostra serenità, così per esser levato al nemico, come perché potrà ricever li vasseli, che in tempo di guerra fussero mandati da questa città et da altri luochi per soccorrer quel Regno in occasione di bisogno, li quali potranno far sempre capo in esso porto per prender lingua [?] et continuar sicuramente la navigatione. Si può dire che sia totalmente fornita la detta fortezza, se ben viene da alcuni discorso che sarebbe necessario assicurar le cisterne che in essa si trovano, per esser vicine alla muraglia, con fabricare un nuovo muro di fuori alquanto lontano dal primo, terrapienando il vacuo, per renderle sicure dalla batteria che potesse esser fatta per via di terra, quando l’inimico fusse patrone del paese, ilche si potria fare con pochissima spesa; et per me stimo, che sia necessario a non lasciarvi questo mancamento. In tempo di suspetto può esser guardata la detta fortezza da 100 fanti et in tempo di guerra da 200. Essendo il suo giro da 480 passa in circa una parte del quale non ha bisogno se non di poca difesa, per esser grebbanosa, onde da se stessa si rende sicura. Seguono dopo questa li doi forti del scoglio di San Thodoro, situato 6 miglia lontano dalla Canea, il quale fa un ridoto per navi et anco per galee, furono fabricati essi forti con prestezza nel tempo della passata guerra, per levar quel ricetto al nemico et per dar qualche travaglio all’armata che volesse far aqua alla fiumara detta Platanea, che è appunto all’incontro di detto scoglio et per mancamento di tempo furono fatti tanto ristretti et senza terrapieni, che restano sottoposti alla scalata et a poter esser facilmente espugnati, rendono nondimeno questo beneficio, che armata nemica non potrà fermarsi sotto esso scoglio, ne meno nelle spiaggie ivi vicine, se prima non saranno combattuti et presi, ilche quando gl’inimici si risolvessero di fare, convenirebbono perder qualche tempo, il quale ritornerebbe in notabile beneficio dell’altre fortezze di maggior importanza; 60 soldati fra tutti doi bastano hora a guardarli et altrettanti di più vi vorrebbono in tempo di guerra. Della città della Canea, che viene dietro le detti doi forti et è lontana 50 miglia dalle Grabusse et commoda per ricever gli soccorsi, havendo porto murato capace per più di 70 galee, corrono doi opinioni, l’una che non sia fortezza di molta consideratione né che possa mantenersi se non per poco tempo, per esser posta in sito a lei molto nocivo, copioso d’aque, di legne, di terreni et d’ogn’altra commodità, che rende facile l’espugnarla, oltre l’eminenze che le soprastanno et la strettezza delle sue piazze; le quali considerationi parono in un certo modo vere et concludenti; l’altra opinione è del tutto contratia a questa, perché non solamente vien tenuto che questa fortezza si possa difender lungamente, ma che sia anco fabricata di forma proportionata per resister alle forze del Turco, potentissimo et numerosissimo de soldati et guastatori, discorrendosi che’l sito di fuori di essa città sia giovevole et non altrimenti dannoso a difensori, rispetto alli molti luochi sopra li quali si possono formar posti, trincere et altre inventioni per portar il tempo innanzi et defendersi, prima che siano necessitati a retirarsi dentro la fortezza et dicendosi che quando anco fussero astretti di abbandonar li detti luochi di fuori, non gli potrebbe apportare tanto maleficio, che non havessero modo di continuar nella difesa, non potendola impedire l’eminenze di fuori per non esser tant’alte, come bisognerebbe.
Circa poi la strettezza delle sue piazze, si dice non esser dubio alcuno, che’l vero modo di resister alla potenza del Turco, è il necessitarlo a combattere in luochi angusti et ristretti, nelli quali le forze grandi si vengono a render uguali con le minori, non potendosi adoperar la moltitudine, la quale in questi casi viene a restar infruttuosa, di modo che per queste ragioni et per haver li suoi bellouardi in tal maniera regolati, che possono esser difesi non solo dalli loro fianchi, ma anco dalli cavallieri et cavallierotti, oltre la ritirata [?] che resta dentro il recinto, in caso che si perdesse la prima fronte, formata dalla corrispondenza c’hanno insieme li detti cavallieri dalla bassezza dei terreni et dalla eminenza dei terrapieni e case che vengono a formare quasi un’altra fossa et un’altra fronte con li suoi fianchi et difese, che non si potria in un certo modo desiderar meglio, pare che si debba stimar assai et farne di essa gran capitale, come si deve farlo in ogni modo; et però è necessario a darle perfettione, mancandole a fare diverse cose, ma non però di molta spesa, perché li bellouardi, cavallieri, terrapieni alti et bassi, parapetti et escavationi di fosse sono tutti ridotti in assai buon termine, né vi resta altro se non l’ultimo stabilimento, nelle quali fatture, compreso anco il compimento del bellouardo fabricato dalla diligenza del clarissimo signor Piero Francesco [?] Malipiero, che fu prudentissimo et compitissimo Rettore di quella città et indefesso in tutte le occasioni di servitio publico, al quale manca solamente a fornir la sua piazza et parapetti, si potrebbe spendere da 10.000 [?] ducati in circa coll’aiuto delle angarie. Questa fortezza circuisse intorno a 1.800 passa et per sua custodia in tempo di suspetto bastano da 1.000 fanti, ma in tempo di guerra bisognerebbe che ne havesse 4.000 almeno, perché essendo il sito di fuori commodo per poter contrastare col nemico in campagna, sarà necessario haverne d’avantagio [?], acciò col sortir fuori et col travagliarlo sia procurato di tenerlo per qualche tempo lontano dalla contrascarpa.
Dopo la Canea si trova la fortezza della Suda posta sopra un scoglio, alla bocca del porto chiamato dell’istesso nome, il quale è così spatioso et sicuro, che si rende capace per grossissimo numero de vasselli, intorno la qual fortezza non si può dire se non ch’essa habbia a causare sempre buoni effetti, perché se bene non potrà forse impedire totalmente che un’armata, volendo arrisicar [?] qualche vasselo non possi entrare nel detto porto, nondimeno si considera che mai un capitano prudente vorrà in essa incolfarsi, per il dubio che doverà havere di esser molestato dalla fortezza et che con vasseli et navi grosse se gli potesse impedire la sua uscita, ne mano sarebbe buon consiglio di tentare il sbarco in questo porto, così per l’antedetto rispetto, come perché l’armata Christiana potrebbe levargli affatto la commodità di soccorrer il suo essercito et sequestrarlo anco con suo molto danno. Il circuito di detta fortezza è di 700 passa et viene tenuta molto sicura et forte, benché dalla parte delle bocca più stretta resti sottoposta a ricever non poco nocumento, potendo da essa, dove sono li monti delle cisterne più eminenti di quello che è la fortezza, esser facilmente battuta, non vi essendo altra distantia che di 280 passa in circa, onde per questa causa è necessariissimo fornir li terrapieni che mancano alla detta parte et dar compimento anco alla treversa incominciata, per coprirsi particolarmente dalli monti del Calogero et di più fornire alcuni parapetti; et non sarebbe forse fuori di proposito d’incamisar la cortina verso il porto et circondar di muro la parte verso levante, nelli quali fatture si potria spendere di ducati 5.000 in circa. In tempo di suspetto può esser custodita quella fortezza con 300 fanti et in tempo di guerra con 600. Nella sua bocca larga vi è la porporella, la quale si trova al presente in buonissimi termini, havendola aiutata assai, senza spesa publica, con la commodità delle galee Candiotte il clarissimo signor Gierolimo Contarini Capitano a quella guardia, gentilhuomo ornato di honoratissime qualità et di molto sapere et isperianza delle cose del mare, il quale serve le Serenità vostra in quel carico con grandissimo beneficio publico.
Segue dopo la Suda la città et fortezza di Rethimo, situata in mezzo fra la Canea et Candia, incolfata tra doi capi molto foriani, fu ella fabricata più tosto a gratificationi di quei habitanti, acciò si possano salvare in occasione di bisogno, che per altro effetto, non havendo in sé porto, se non per picciole barchette. Patisse essa fortezza molte oppositioni, havendo diversi monti che le soprastanno et in particolare quello di San Atthanasio, né si trova haver fossa, né contrascarpa, siché viene a restar sottoposta alla scalata et oltre di ciò ha li suoi bellouardi molto deboli, non essendosi potuto rimediarvi per la strettezza del sito. Per fornirla del tutto non le manca cosa notabile, massime essendo ben accommodata di cisterna et magazeni. Vero è che haverebbe ancora bisogno de terreni, oltre quelli che vi sono stati condotti nel tempo del clarissimo signor Rettor Falliero, gentilhuomo pieno di bontà et che ha retto quei popoli con grandissima giustitia, li quali certo sentirono molto dispiacere dell’accidente accorsogli et della sua partenza, acciò nelle occasioni quelli di dentro potessero coprirsi et difendersi, ancorché non si ha da dubitare ch’l nemico sia per ridursi a combatterla, se non dopo l’espugatione delle altre città, essendo che questa venirebbe a cascare senza alcuna difficoltà, et quando egli volesse assaltarla convenirebbe perder il tempo, la fatica et gl’huomini senza far aquisto di cosa che gli potesse facilitar l’impresa del Regno, non vi essendo né posto, né altra commodità necessaria, né potendosi con facilità valersi di essa nel condur per terra il suo essercito verso Candia o verso la Canea, perché troverebbe strade difficilissime et molto ristrette, nelli quali gli difensori potrebbono fargli del contrasto assai. Circonda la detta fortezza intorno a 700 passa. In tempo di sospetto 200 fanti suppliscono per guardarla et 400 in tempo di guerra. Al sudetto clarissimo signor Rettor Falliero è successo, per essecutione di ordine ch’io hebbi dalla Serenità vostra, il clarissimo signor Bortholomeo Pesaro, dal quale si può ella promettere ogni buon servitio, così in quello come in ogn’altro carico, essendo adotato di spirito vivace et di molta prudenza, accompagnata con un vero fine di honore et di ben operare, si come si è chiaramente veduto nell’occasione del contagio di Candia, dove si trovava consigliero, essendosi esposto ad ogni pericolo et ad ogni fatica et con tutto che gli fusse mancata la moglie, una figliola et il signor Camerlengo Michiele suo cognato et la sua casa fusse stata infetta 3 o 4 volte, non mancò però di continuare con animo intrepido a provedere alli molti bisogni di quel calamitosissimo tempo, con sua grandissima laude.
Va dietro Rethimo la città di Candia, che è la metropoli del Regno et è posta quasi in mezzo dell’isola dalla parte di Tramontana, dove sono situate anco tutte le altre città, viene tenuta quasi da tutti per fortezza di molta importanza et che possa far gran resistenza contra chi espugnar la volesse, perché havendo le piazze de bellouardi molto spatiose et grandi et ogni altro suo membro accommodato con ragionevole proportione et essendo capace di assai difensori, per consequenza viene ad esser di gagliarda difesa, potendosi anco nelli medesimi bellouardi far molte retirate, per più lungamente difendersi e mantenersi, havendo anco la fossa assai profonda et larga, et altre diverse commodità, che quando non le mancassero le conseguenze che se le convengono, senza dubio sarebbe fortezza più reale et più forte delle restanti tutti del Regno. Ma perché vi sono molti che hanno opinione, fortezze così grandi fabricate in terreno, dove finalmente hanno luoco il badil et la zappa, non poter fare molta resistenza contra’l Turco, principe potentissimo, adducendo l’essempio di Nicossia et Famagosta in Cipro, potendosi col mezzo della moltitudine far in un tempo medesimo diversi baterie in più luochi, onde è necessario che li difenzori siano molti et tali che possano resister a tante forze, fa bisogno di non mancarle di ogni possibile aiuto, massime potendo havere gli nemici fuori della fortezza commodità et abbondanza di terra, d’acqua et di legnami et essendo il sito di fuori in egualità et in batteria di livello con le muraglie, oltre che in alcuni luochi le difese de bellouardi sono lontane da suoi fianchi et non possono riceverli né di cavallieri né da parte alcuna delle sue cortine; et si dubita anco che alcuni pochi cunicoli fatti fare del signor Latino Orsino di buona memoria habbino ad apportare alli difensori più tosto danno che beneficio alcuno, perché dovendosi tirrare per le feritore, poca offesa si venirebbe a fare a gl’inimici, le quali feritore possono esser anco facilmente orbate [?] o con terreni o con legnami o con altra simile materia et impatronendosi gl’inimici della contrascarpa, potrebbono anch’essi fare altre feritore al contrario et impedire e molestare quelle delli detti cunicoli et quello che più importa è che penetrando dentro di essi gl’inimici, non potendo le artigliarie dei fianchi, per essere questi cunicoli coperti, offenderli, per questa strada con mine, fornelli et altre simili inventioni, potriano farsi addito nella fortezza et apportar grandissimo travaglio a quelli di dentro.
Vi è poi il forte di San Dimitri sopra la contrascarpa all’incontro la porta di San Zorzi, che poco danno et poco beneficio potrà apportare, essendo la sua piazza predominata da altri siti et havendo le sue cononiere molto scoperte senza ripari, né orecchioni, perilche si potrebbe sostentare poco tempo, è vero che perdendosi anche non sarebbe di notabil danno, per esser predominato et discoperto dalla fortezza; et alcuni dicono che sarebbe forse meglio levar tutto quel terreno et portarlo dentro la città per fabricarvi le molte cose che vi mancano.
Un’altra oppositione viene data a questa fortezza, la qual’è che predominando il recinto, le piazze et li cavallieri la parte di dentro la città, si tiene che penetrati gl’inimici sopra’l primo recinto non si possa formare altra retirate, restando esso recinto molto superiore, ilche fra gl’intendenti di guerra viene stimato di molta consideratione, né si può trovarvi rimedio. Perilche è bene almeno ridurla in perfettione, hora che si ha tempo, mancandole infinite cose, le quali si tratta quasi dell’impossibile a poter raccontar tutte, poiché principiando dal suo recinto vi resta ad incamisar alcune cortine, ingrossar molti terrapieni, dar compimento a diversi parapetti, fabricar alcuni cavallieri sopra le cortine et similmente nelle gole de bellouardi et in particolare alla parte di San Francesco, dove è commun opinione che se ne debba fabricar uno maggiore d’ogn’altro; dar compimento al bellouardo di San Spirito, far alcuni traverse, fornir le strade coperte, slargar et escavar la fossa in più luochi et fare diversi altre opere, alli quali però non sarebbe gran cosa di dar fine, quando vi si ponesse diligente cura; et ne haverei io fatto fare buona parte, se non vi fusse stato l’impedimento del contagio, con tutto ciò non si è mancato di attender a serrare la parte della marina, che era uno delli principali mancamenti et ad aiutare assai il bellouardo di San Spirito; et si è principiato anch’un cavallier grande al bellouardo Martinengo, nelle quali futtari [?] il clarissimo signor Filippo Pasqualigo Capitano di quella città ha certo usato ogni diligenza, si come ha fatto anco in tutte le altre cose spettanti al publico servitio, con notabilissimo beneficio di Vostra serenità et in particolare nel rimediare et provedere al detto contagio, operando et consigliando tutto quello che faceva bisogno con grandissima sollecitudine et maturità, senza sparagnar mai a qual si voglia fatica o pericolo. Et veramente è stata gratia spetiale del Signor Dio che egli si sia preservato in tanti travagli e turbulentie, massime essendosegli appestato 2 o 3 volte il suo palazzo. Circonda questa fortezza da 3 miglia e mezo in circa. In tempo di sospetto può esser guardata da 2.500 fanti et in tempo di guerra ne ricercherebbe il suo bisogno 8 over 9.000 almeno, si per esser della circonferenza predetta, come per potersi, sortendosi fuori, difender la campagna et impedire che gl’inimici non si avicinassero così facilmente alla fossa.
Appresso questa città vi è il forte di Paleocastro, che guarda il ridotto della Fraschia, al qual forte manca ad accommodar le sue piazze di sopra, per assicurarlo maggiormente io diedi ordini che fusse effettuata quest’opera, ma non si è potuto farle, rispetto all’antedetto contagio, il quale è stato d’impedimento anco in diverse altre cose, si come convenirò toccare alli sua luochi. Quaranta soldati possono guardare il detto forte in tempo di sospetto et in tempo di guerra si convenirebbe raddoppiargli il presidio.
Resta per ultima la fortezza di Spinalonga, fabricata in un scoglio che si trova nella bocca di quel porto per vietare l’adito ad armata nemica, ancorché si debba ragionevolmente credere che ciò non habbia mai ad esser tentato, perché da una parte la bocca è così stretta che non vi può passare più di una galea alla volta et dall’altra parte, che è larga di 300 passa in circa, le convenirebbe essere per 10 [?] miglia continui in vista della fortezza et sottoposta a suoi tiri; et si considera anco che quando bene il nemico volesse sbarcare in questo porto, con grandissimi difficoltà si potrà avicinare col suo essercito ad alcun’altra fortezza del Regno, per causa delle cattive strade et dalli passi stretti che si trovano appunto in quelle parti. Considerandosi detta fortezza, quanto alla sua particolar difesa, si tiene ch’ella non possi lungamente durare, non perché si possa facilmente espugnarla con la forza, poiché non potendo esser battuta se non di un solo luoco et essendo tutta circondata dal mare si rende sicura dall’assalto, ma perché si vede che dentro di essa non si trova pur un palmo di terra, che non sia predominato dal sito di fuori dal quale li difensori possono esser travagliati in modo tale che seriano astretti o morir tutti in poco tempo, overo rendersi, essendo impossibile che potessero star saldi al continuo bresaglio dell’artiglieria, et massime in luoco sassoso, dove da un sol tiro con la rovina de sassi dove ferini [?] vengono a causarsi diversi colpi. Per rimediare a questa notabile imperfettione viene reccordato che si dovesse serrar la parte di sopra del scoglio et retirarsi nella sommità, dove il signor Latino Orsino ne cominciò a serrare una parte, et a questo modo per la sua eminenza, quelli della fortezza resterebbono coperti et questo si farebbe con pochissima spesa. Et se ben restano a fornirsi diverse cose nel recinto da basso, tuttavia sarà miglior consiglio a non vi spender altro et volger tutto’l lavoro alla detta parte di sopra et retirar in essa la fortezza, poiché oltre che riuscirebbe più sicura, si potrebbe anco custodirla con assai manco numero de soldati et per l’ordinario et in tempo di guerra, da che Vostra serenità venirebbe ad avanzare non poco danaro, essendoche in luoco delli 300 fanti, che vi si tengono al presente et in tempo di guerra bisognerebbe tenere 600, 100 soli soldati basterebbono ordinariamente con la suddita riforma et altrettanti di più in occasione di guerra.
Della città di Sitthia non occorre far discorso alcuno, non essendo essa ridotta in fortezza, né potendosi difendere non solo da guerra aperta, ma neanche da una semplice incorsione, et però sarebbe certo opera molto buona ad assicurare almeno quei habitanti da un improviso assalto di fusti co’l racconciar le muraglie vecchie et farai li suoi corridoi attorno et qualche piazzetta, ilche sarebbe anco di sicurtà dell’artigliaria che ivi s’attrova, la quale resta in manifestissimo pericolo di perdersi; per la spesa della qual opera li detti habitanti mi si mostrano pronti, in occasione di ragionamento, di contribuire la maggior parte et saria interesse di poco momento, potendosi fare il tutto con 2.000 ducati in circa, mediante massime la diligenza del clarissimo signor Gierolamo Bembo Rettor al presente in quella città, intento quanto si possa dire nel servitio della Serenità vostra, si come è stato anco il clarissimo signor Gierolamo Giusto suo precessore, che ha governato quei popoli con molta carità et con universale sodisfattione. Ma quando li paresse di non voler ordinare il detto conciero delle muraglie, bisognerebbe almeno levar di là la detta artigliaria, acciò non si corresse riesco di perderla, essendomi pezzi 14 se ben di non molta importanza, il maggior de quali è un canon da 20, ilche però riuscirebbe di molto disgusto di detti popoli.
Et poiché io mi trovo hora in questo discorso delle fortezze, toccherò anco qualche cosa delle doi isole et fortezze di Cerigo et di Thine, dipendendo il loro governo dal Regno di Candia. È l’isola d Cerigo posta alla bocca dell’arcipelago dalla parte di ponente et si può dire che serva per sentinella di quel Regno, non potendo uscire armata Turchesca, né altro vasselo fuori di Capo Mallio, che non sia scoperto da essa isola et così anco nel suo ritorno, ilche è sempre di molto beneficio per ogni rispetto, che si sappia in Candia et particolarmente in tempo di guerra, si come viene facilmente saputo o co’l mezzo di frigate ispedite apposta, overo dalle guardie da me introdotte, che hanno corrispondenza con Cerigotto et s’intendono poi con li Grabussi. La fortezza che è in quest’isola è di circuito di 250 passa in circa, la quale per esser così ristretta et debole et sottoposta anco alli siti di fuori, è stata assicurata et riformata in buona parte dal clarissimo signor Zuanne di Garzoni, che vi è stato Proveditore, niente meno intelligente di fortificatione di quello che sia pieno di prudenza et di otime volontà verso le cose della Serenità vostra, havendo io veduto nel mio passar in quel Regno, che per mezzo della sua diligenza si havevano preservati in buon essere alquanti megli, che ivi si trovano per monitione, li quali cominciavano a risentirsi alquanto et haveva anco regolati et ben accommodate le polveri, l’artiglieria et le restanti monitioni con grande beneficio della Serenità vostra; et con la medesima diligenza vengono conservate anco dal clarissimo signor Giovanni Antonio Bon suo successore, anch’esso tutto zelante del ben publico. Et perché la detta riforma è restata suspesa di ordine di Vostra serenità, sarà buona cosa ch’ella si degni commettere che sia continuata, secondo il disegno ch’io le inviai li mesi passati, formato dalli signori Colonelli Mormori et Rasponi et dal signor Governator Camillo Toscani, da me mandati a riconoscere quella fortezza, per essecutione dell’ordine che hebbi da lei. Può la detta fortezza esser guardata di persenti con 60 fanti et in tempo di guerra ne vorrebbe altrettanto numero.
L’isola di Thine poi è situata dentro nell’arcipelago et è vicinissima alli luochi del Signor turco, potendosi dire che miracolosamente si conservi nel dominio di Vostra serenità. È anch’essa un’altra sentinella da quella parte, dando ella aviso dell’uscita dell’armata fuori delli Dardanelli et del viaggio che va facendo in quei contorni, solendo per ordinario capitare a Negroponte, isola poco lontana da Thine a fornirsi de biscotti et d’altro. Et oltre di questo è ricetto di molti schiavi, che se ne fuggono da Constantinopoli, Natolia et da altri luochi et vengono poi da quelli clarissimi Rettori cautamente mandati in quel Regno, dove si procura, si come ho io fatto nel mio tempo, di tenerli nascosti et d’inviarli in Italia con ogni maggior securezza, acciò non si possa risapere il ricetto, che viene loro dato. Et se bene da Turchi vengono alcuna volta fatti querele per questa causa di detta isola, è nondimeno tanto il bene che se ne viene a ricevere et il merito che si aquista appresso il Signor Dio, che mette grandemente conto che sia procurata la sua conservatione per ogni via possibile. In questa isola medesimamente si trova una fortezza sopra la summità di un monte che circonda poco più di 200 passa, la quale per la sua altezza riesce assai sicura; occorse l’anno passato che fu gettato a terra da una saetta un caselo, dove veniva conservata certa quantità di polvere et fatti alcuni altri danari, si come haverà inteso la Serenità vostra, alche è stato però in buona parte provisto dal clarissimo signor Alvise Bembo, che vi è hora Rettore diligentissimo et tutto intento a procurare di beneficio publico, havendo di tempo in tempo dati particolarissimi avici delli viaggi, che andava facendo il Cigali Capitano del mare, questi doi anni che è uscito con armata fuori di Constantinopoli.
Per sua custodia possono bastare in tempo di sospetto 80 soldati et altrettanti di più vi correbbono in tempo di guerra. Si è osservato da alcuni anni in qua, così ricercando la sicurtà sua, che li Proveditori generali gl’hanno mandato un Capitano di valore per Vice governatore, però sarà ben fatto che anco a questa fortezza Vostra serenità proveda di un Governator si come ha fatto a Cerigo, non essendo essa nientemeno importante di questa, procurando che detti Governatori siano sudditi suoi et persone di valore et che habbia qualche cosa de beni di fortuna, acciò si possa stare tanto più sicura della fede loro.
Havendo fin qui parlato et discorso sopra tutte le fortezze di quel Regno et sopra quelle di Cerigo et di Thine, passino hora ad altre considerationi, che tendono alla sicurtà di esse fortezze et di tutto’l Regno insieme, le quali vengono da me giudicate non meno necessarie delle già dette. Non è dubio alcuno che per esser quel Regno tanto lontano dalla vista di Vostra serenità et per haversi per confinante Principe, delle cui fede non si può mai assicurarsi, fa di mestiere, che tutte quelle piazze siano tenute sempre in modo tale che si possano difendere da ogni improviso assalto, senza che si sia in obligo, per ogni picciol moto che si faccia in Constantinopoli, di mandar fuori qualche numero di galee, di convenir spender tanto gran somma di danaro in far gente, la quale anco il più delle volte, per la lunghezza del viaggio et per altri diversi accidenti, viene a giunger fuori di tempo, si come chiaramente si è veduto nell’occasione del contagio di Candia, quando la Serenità vostra si risolse di mandar in quel Regno 3.000 fanti, il qual Regno si fusse stato molestato all’improviso ogni sorte di provisioni, per la sua tardanza, sarebbe restata inutile, alche si aggionge anco che li soldati mandati con fretta riescono per il più di mala qualità nel principio, si come appunto riusciriono gl’ultimi arrivati delli detti 3.000 fanti, et a questo modo si viene a perdere la riputatione della quale si deve sempre far molta stima et si viene con queste dimostrationi a far sapere, che per l’ordinario quel Regno non è custodito di quel modo che bisognerebbe, da che possono neascere di quelli inconvenienti benissimo noti alla prudenza della Serenità vostra; et però parmi di raccordarle che saria necessario di dar prima fine a tutte quelle fortezze già tanto incominciate, ilche si potria effettuare in poco tempo coll’agiuto delle angarie et delle genti del paese. Et quando ella si risolva di mandar in quel Regno persona espressa, che non havesse altro carico, che di fornire le cose principiate, con ordine però di non poter devenire ad alcuna innovatione, credo che nel termine di anni doi si darebbe compimento a tutte quelle fabriche, perilche ella venirebbe a restare consolatissima et libera non solo dalle spese de diversi ministri, ma anco dall’inventar cose nove con suo grave interesse; et li raprpesentanti suoi disgravati da questi travagli di fabricare che sogliono esser sempre di gran disturbo et impedimento, potrebbono attendere ad altre provisioni, che conveniriano esser infinite per la difesa di quel Regno in tempo di guerra, oltreche le genti di quell’isola, forniti che fossero le dette fortezze, si potriano disobligare dalla gran molestia delle continue angarie et dalli strussii et danni, che per causa di esse convengono sentire, si come dirò più particolarmente al suo luoco.
Lauderei poi che di continuo fossero tenuti in tutti quei presidii 5.000 buoni fanti in atto et non in paghe, compartiti a fortezza per fortezza, nel modo che ho di spra narrato.
Nel forte di Paleocastro di Candia et così anco nel castel del Molo et nelli doi forti di San Thodoro alla Canea, si potrebbe far di meno di tenervi capitani con compagnie di qua ispediti, ma basteria mandarvi ogni mese dal copro della militia di Candia et della Canea un capitano, con quel numero di soldati che fosse necessario, da che si venirebbe ad avanzare la spesa di 3 capitani, 3 alfieri et 3 caporali che importa più di 1.000 ducati all’anno; et secondo che’l bisogno lo ricercasse, si potria assignarvi capitani di maggior stima, di quelli che vi si tengono per l’ordinario, et quando si potesse fare l’istesso anco nelle fortezze delle Grabusse, Suda et Spinalonga, sarebbe senza dubio di maggior suo servitio. Dovendosi tenere queste fortezze con grandissima gelosia, consistendo posso dire in esse la somma della conservatione di quel Regno, perché quando l’inimico havesse porto da tener la sua armata et essendo patrone della campagna le cose sarebbono in manifestissimo pericolo.
Et poiché io mi trovo in questo parlamento, non debbo tacere, non già per offender alcuno, non havendo io mai havuto questa intentione, ma per dire liberamente il tutto si come son tenuto di fare, che alle volte ho veduto alcuna di quelle fortezze in mano di governatori, che oltre che non erano sudditi della Serenità vostra, per diverse altre cause non so qual servitio si havesser potuto ricevere da loro et per me stimo che non sia bene di commetter in mano di persone tali fortezze di tanta importanza, nelle quali non sono altri habitanti che li soli soldati, oltre li rappresentanti suoi. Et però sarà sempre ottima cosa di havere di esse particolar cura, potendo in loro haver facilmente luogo gl’inganni et le insidie, per la qual causa principalmente, quando occorre che esca armata da Constantinopoli, si conviene alle volte tramutar detti governatori da luoco a luoco, ilche se ben pare che per allhora sia buon rimedio, si viene però in un certo modo a levargli gl’animo et si mostra di haver qualche dubio della fede loro, attione che non può in alcun tempo partorir buon effetto.
Sarebbe dunque bene che fussero mandati alli governi di dette fortezze persone nobili, graduate et quando si possa sudditi che habbino beni di fortuna, come ho detto di Cerigo et di Thine, nelle qual fortezze però al presente vi sono per governatori domino Uguccion Rangone a Spinalonga, domino Tullio Elise alla Suda et domino Pietro Paulo Bizarino alle Grabusse, soggetti tutti di valore et d’isperienza da quali Vostra serenità può aspettare honorato servitio. Et perché a questi tempi pare che si guerreggi più con l’arte che con la forza, è da procurare di haver anco nelle città buoni governatori oltre un capo principale che habbia il sommo commando isperimentato, considerato et prudente et sarà anco sempre ben fatto che in quel Regno vi habbino ad esser persone di commando d’avantagio, per ogni accidente che potesse occorrere o di morte o d’altro.
Il corpo dell’antedetta militia, che sarà tutta di soldati veterani assuefatti a quell’aria, valerebbe senza dubio in tempo di guerra per altrettanto numero et renderia fruttuosissimo servitio, quello che non ponno fare li soldati novi, li quali per l’oridnario gionti che sono in quel Regno s’infermano quasi tutti et gran parte d’essi anco ne muore, oltre che riescono poco atti a maneggiar l’armi, facendosi poi buoni de li col tempo et col lungo essercitio, ogn’uno de quali soldati viene a costare più di 15 ducati innanzi arrivi in quel Regno et molto più prima che si possa da esso ricevere buon servitio.
Qui potrà esser detto che non si deve haver di continuo una spesa così grave di 5.000 fanti in tempo di pace, alla quale non si potrebbe resistere et che saria un consumare l’errario publico et quando poi l’occasione stringesse non si haveria modo di difendersi.
Io consoco benissimo questo essere in gran parte vero, ma sapendosi quanto importa a questa Republica la conservatione di detto Regno, il quale deve esser custodito et conservato come questa città appunto, per le male conseguenze che nascerebbono dalla sua perdita, che faccia Dio che mai succeda, convengo tener per buonissimo questo raccordo delli 5.000 fanti predetti.
In tempo poi di guerra aperta vogliono gli professori di militia che debba esser in quel Regno 18.000 o 20.000 fanti italiani et non paghe, compartiti nel modo che ho detto innanzi et interzati anco con parte delle genti delle ordinanze delle città, dalle quali si può sperare di ricevere qualche buon servitio, havendo io gran speranza che non mancheriano anch’esse di far la parte loro; et finalmente io non credo che quelle piazze si possano difendere senza il loro aiuto et per me sento mal volentieri a dire che di esse non bisogna fidarsi, poiché queste voci non possono partorire alcun buon effetto, le quali in fine vengono risapute con molto loro dispiacere. Io ho veramente con loro parlato in questa istessa maniera et comprendeva che ne sentivano gran contento, havendo io in esse tanta confidenza, quanta si ha negl’Italiani istessi, non essendovi più di quelle antiche memorie causate per rispetto del loro principe naturale, che all’hora era in essere, non essendosi veduta novità di sorte alcuna dopo che fu astinto l’Imperio di Constantinopoli ne al presente si trovano persone che non habbino per dir così San Marco nel cuore, conoscendo esse molto bene quanta gran differenza vi sia dal pietoso governo et benignità della Serenità vostra a quella d’altri principi.
Ma delle ordinanze delli territori non posso già dire il medesimo, non perché mi dubiti che habbino cattivo animo verso di lei, ma perché quasi tutte quelle genti si possono dire inutili, da alcuni pochi in poi [?] che si dilettano di uccellare, le quali riescono assai sufficienti con archibusi lunghi, convenendole io affirmare di haverle ritrovate nell’istesso stato, nel quale le lasciai anco l’altra volta che fui Proveditore generale in quel Regno, né di ciò è da farsi molta meraviglia, poiché le dette ordinanze sono quasi tutte, da una picciola parte in poi [?], che è di huomini cerniti nel territorio di Gerapetra et riescono buoni et obedienti, al governo delle quali si trova domino Horatio Longo, che non risparmia a fatica alcuna per fare il debito suo compitamente, et per me haverei voluto ch’egli fusse continuato in quel carico, al quale erano se non doi anni ch’egli attendeva, essendo persona dalla quale in quel Regno particolarmente si riceverà sempre buonissimo servitio, per la pratica, che ha di esso, di persone privilegiate et aggratiate da Vostra serenità che nascono con l’essentione delle angarie et della galea et non di persone scielte, come sono quelle di queste parti di terraferma, introdotte tutte certo prudentissimamente dall’illustrissimo signor Proveditore general Foscarini, il quale giudico esser meglio di tener impiegato in qualche cosa un corpo di tante genti, essendo esse da 10.000 in circa in tutto’l Regno, che lasciarle inutili et otiose. Ma non hanno però fatto quella riuscita che si desiderava et che veniva aspettata, non havendo la maggior parte di loro alcuna dilettatione di applicarsi a questo essercitio, ilche chiaramente si scopre dal vedere che lasciano andar di male le armi, che gli vengono consignate, et che restano di comparir alle mostre, che vengono fatte per essercitarle, né giova il castigo che per ciò viene loro dato col pegnorarli et farli pagare, quel tanto che è disposto per gl’ordini del predetto illustrissimo Foscarini, et col privarli anco delli loro privilegi, anzi in luoco di migliorare ogni giorno più si vanno facendo peggiori et s’inviliscono grandemente, diche credo che sia in gran parte causa il vedere di esser tenuti in miserissimo stato da diversi de loro cavalieri, onde stimano che ad essi non tocchi la difesa di quelle cose, delle quali dicono haverne così poca parte, ne meno è di alcun giovamento li molti capitani et governatori che si tengono per disciplinarli, li quali certo non mancano di fare il debito loro; si come hanno fatto domino conte Horatio dalla Massa governatore di quelle di Rethimo et domino Camillo Thoscano governatore di quelli della Canea, applicandovi ogni spirito et industria colla loro solita diligenza; havendo anco esso Toscano ammaestrati alcuni di quelli del Castel Bicorna et delli luochi ivi circonvicini ad adoperare l’archibusone, li quali per esser buona gente, havendo essi qualche cosa del suo, riescono assai sufficienti, et oltre di ciò ha anco presentato honoratissimo servitio nel governo della Canea, del quale fu da me deputato in luoco del colonnel Leone Remussati, che hebbe licentia dalla Serenità vostra di potersene venir in Italia, attendendo con particolar cura et sollecitudine alla buona custodia di quell’importantissima fortezza et operando tutto’l resto che spettava al carico suo con molta maturità et con molto sapere. Onde bisogna concludere che da queste ordinanze delli territorii si potrà ricevere, in occasione di bisogno, pochissimo servitio, poiché oltre le cause sopradette e anco da considerare che vi saranno pochi che vogliono lasciar le case et le loro famiglie per andar a combatter col nemico, né nelle città si potranno riceverli, perché a quei tempi sarà procurato di slegierirsi quanto più si potrà dalle bocche inutili, per mancamento di vettovaglie.
Ho ragionato delle particolar offese et difese che ciascuna fortezza di quel Regno et in che modo per opinion mia sarebbe bene di tenerle per oridnario custodite, venirò al presente a trattare sopra la difesa generale di esso Regno in tempo di guerra, che piaccia al signor Dio di tener lontana, raccontando tutte quelle cose che mi parerà ricercare la materia.
Se bene non si può compitamente dar vera forma a questa difesa, poiché dalle offese con maggior fondamento si devono cavar le difese, nondimeno si può anco facilmente comprendere et presupponere il modo con il quale il nemico potrà venir a molestare detto Regno. Con tutto dunque che le opinioni siano diverse in questa materia, concorre però ogn’uno in questo, che sia cosa necessariissima di prohibire quanto più si possa, che non sia fatto il disbarco havendo alcuni pensiero che posto che’l nemico havesse la gente in terra, in pochi giorni si potrà far patrone del Regno.
Vi sono di quelli che vogliono questo disbarco poter esser devedato [?] del tutto con le forze dell’isola, che sono le genti delle cernide, la cavallaria de feudati et la pagata ancora insieme con parte delli presidii Italiani. Io credo veramente, per quella isperienza che ho acquistata delle forze naturali di quel Regno, che quando si tenirà opinione che un armata nemica non possi sbarcare et che un circuito di 600 miglia di marina con diverse spiaggie, assai lontane l’una dall’altra, si possa custodire senza difficoltà grandissime et senza l’aiuto di un corpo di nostra armata, si troveremo senza dubio ingannati, così anco non potendosi haver questo aiuto et che’l sbarco succedesse, non è da creder in modo alcuno che il detto Regno debba cascare così facilmente nelle mani dell’inimico. Et per maggior inteligenza di questo mio discorso è bene far sapere in qual luoco dell’isola il detto nemico possi haver maggior commodità di sbarcare et per qual causa habbi a tentar il sbarco più in una che in un’altra parte. Pricipiando dunque da quella verso ponente et scorrendo fino passata la fortezza della Suda, nella quale si comprendono le spiaggie del Chissamo, della Platanea, della Suda istessa et anco il luoco del Marathi, dico che in questa parte di deve grandemente dubitare del disbarco, perché essendo doi le fortezze principali, una delle quali doverà esser la prima combattuta o Candia overo la Canea, nelle quali vi sono posti serrati, non è da credere che vorrà perder il tempo in altre fortezze, le quali quando anco fussero guadagnate, non haverebbe fatto aquisto d’importanza. Di queste due si può sicuramente pensare che la Canea debba esser la prima molestata, così perché viene tenuta fortezza più debole di quella di Candia, come per il commodo che haverebbe l’inimico di venir con la sua armata sopravento, non essendo da presupporre che vorrà slongar il camino col passar a Rodi, dove sarebbe sottovento et di dove partendosi bisognerebbe che provizasse [?] con venti gagliardi da Maestro e Tramontana, che sogliono regnare l’estate in quell’isola, essendo essa situata per ponente levante et stentar molto innanzi che fusse in vista di Candia, se mo non havesser pensiero di sbarcare nella spiaggia di Sitthia o di Paleocastro, cosa che non ha del verisimile, per esser quei luoghi li primi della detta isola da levante, lontani 120 et più meglio da detta città di Candia et 200 et più dalla Canea et da sé medesimo rendersi difficile il condur l’artigliarie et gl’altri strumenti da guerra, essendo le strade pessime, precipitose et anguste in alcuni di quei luochi più che in ogn’altra parte del Regno. Onde per ogni rispetto si deve tenere ch’egli cercherà di esser sopravento et tanto più per esser vicino alli luochi di dove aspetterà le genti per fare il secondo disbarco, le quali ragionevolmente saranno levate pure dalla Morea. Procurerà egli dunque senza dubio di fare li detti disbarchi dalla parte dell’isola verso ponenete, dove é situata la città della Canea et principalmente per la commodità della spiaggia del colfo del Chissame, dove potrà passare in poche hore, nella qual spiaggia particolarmente, che è 25 soli miglia lontana dalla detta città, et che ha le strade assai facili, gli sarà commodo il sbarcare et il condur l’essercito più che in ogn’altro luoco del Regno et haverà anco il beneficio della fiumara di esso colfo chiamata Noppia [?] abbondante di buone aque, oltre che da una parte dell’istesso colfo si può stare sicuramente con Maestrali, ma con Tramontana di travaglierebbe assai. È questo colfo lontano 12 miglia dalle Grabusse, onde anco questo rispetto è bene che in tal occasione quella fortezza fusse ben munita, acciò si come è forte per il sito, così non dovesse cascare per mancamento di vettovaglie; la seconda parte cominciando passata la Suda finisse fino a capo Sassoso et fra questa s’interpone la fortezza di Rethimo et sue spiaggie, nelle quali difficilmente si può credere che l’inimico, quando possa far di manco, debba tentare il disbarco, non gli mettendo conto di perder tampo nell’espugnatione di questa fortezza, poiché dopo presa non si haverebbe facilitata l’impresa del Regno, come ho detto ancora, et volendosi condure da questa parte all’espugnatione delle altre città, troverebbe le difficoltà delle strade ristrette. La terza parte considerata da Caposassoso fino a Capo San Giovanni ha dentro di sé la città di Candia con 3 spiaggie et il scoglio della Standia, c’ha diversi porti capaci per ogni armata, si come dirò poi al suo passo. In questa parte ancora potrebbe essere che si risolvesse di tentare il disbarco, per la commodità non solo di tante spiaggie, ma per esser vicino alla città istessa et per trovarsi buone strade et buone aque et si potrebbe poi retirar e salvare con la sua armata nel detto scoglio della Standia, né altro a questo obsta se non che sarebbe troppo sottovento, perilche con qualche difficoltà potrebbe ritornare a capo Mallio a levar nuovi scoccorsi per il secondo disbarco. La quarta et ultima parte è di capo San Zuanne fino a capo Salamone et in essa s’inchiude la fortezza di Spinalonga et la città di Sitthia et diversi altri luochi. Qui non è da pensare che vorrà far il disbarco per la molta lontananza che è da essi luochi fino alla città di Candia et per la mala qualità delle strade.
Dalla parte d’Ostro poi non vi è altro luoco più commodo, quando havesse pensiero di servirsi di essa nel sbarcare che le spiaggie del castel Priottissa, le quali rispondendo nella pianura della Massarea rendono in gran parte le strade assai piane, ma però non resta che non vi sia anco un lungo et difficoltoso camino. Da questa banda non vi sono porti, che possano ricevere un corpo di armata et per conseguenza non haverebbe dove salvarsi con li venti ostrali che ben spesso regnano, alche si aggiunge anco il lungo viaggio che conveniria fare per transferirsi o da un capo o dall’altro dell’isola, per essere le dette spiaggie quasi nel mezo del Regno dalla sudetta parte d’Ostro.
Hora dalla considerationi di sopra narrate, si può chiaramente comprendere che l’inimico tenterà il disbarco o appresso Candia, overa appresso la Canea, et più facilmente alla Canea per le cause sudette. Però non si potendo guardare tutte le marine con le genti che si può far giudicio di metter in campagna, et per il gran giro dell’isola et per la moltiplicità dei luoghi atti al disbarco et per la difficoltà che rendono li promotorii a unir un corpo di guardia con l’altro, saria ottima cosa a restringersi nella difesa di esse marine nelli territorii di Candia et della Canea. Et la risolutione di difender queste due parti è per mio credere la più sicura, accioché mentre si pensa si poterle guardar tutte non si dia tempo al nemico di sbarcare nel luogo a lui più commodo, o di Candia o della Canea, ilche potria egli fare facilmente, se le nostre genti si trovaranno sbandate in tante parti. Et innanzi ch’io passi più oltre mi pare esser bisogno, ancorché convenga fare un poco di digressione, che le descriva, si come le ho promesso li siti delli scogli di sopra nominati della Standia et del Marathi.
È il scoglio della Standia all’incontro la città di Candia 10 miglia distante et gira da 10 miglia in circa, nel quale si trovano cinque luochi fra porti et ridotti assai capaci et grandi, dove potrebbe stare commodamente una grossa armata sicura da tutti i venti, perché se ben pare che ne siano alcuni discoperti da Ostro, nondimeno possono patir poco per interponersi la detta isola, onde viene a restar il mare assai mortificato, né ha forza di fare gagliarde fortune et da per tutto vi sono anco buoni sorgitori, né vale la ragione che da alcuni vien detta, che sopra esso scoglio non si trovi aqua, perché oltre che vi sono alcuni pochi pozzi, li quali danno ad intendere che facendosi delle fosse si potriano scoprir dell’aque, l’inimico posto che havesse il suo essercito in terra nel Regno, potrà a sua voglia ritornarvi a far aqua alle fiumare, che corrono in quelle spiaggie, et in particolare a quella del Carterò, 10 miglia lontana da detto scoglio; onde è commun opinione di tutti quelli che hanno pratica et cognitione delle cose di quel Regno, che Vostra serenità sia necessitata a levare al nemico esso scoglio, si come ha fatto di gl’altri, acciò egli convenisse stare con la sua armata nelle spiaggie, dove difficilmente [?] si potrebbe trattener lungo tempo, per il travaglio che riceverebbe dalli venti di Maestro e Tramontana, in particolare fabricare sopra doi picciole sommità de monti che si sporgono in fuori sopra il mare et sopra li detti porti et ridotti doi maschi, prendendo gl’estremi angoli per cavarne le difese et questi soli suppliriano, discoprendo essi quanto fa bisogno, li quali si fariano con poca spesa per la commodità di sassi et di far calcine nel medesimo luoco. Né si haveria spesa di presidio per guardarli, poiché dal corpo della militia, che si tiene ordinariamente in Candia, si potrebbe mandarvi quella quantità de soldati che fusse necessaria, con qualche capo di valore et fede che havesse a commandarli.
Il scoglio del Marathi poi è situato dopo capo Mallera nel scoprire il porto della Suda. In esso medesimo ogn’un vuole che si debba fabricar un forte, che possi con suoi tiri non solo custodire l’istesso ridotto, ma anco la valle di Lutracchi ivi vicina, dove può trattinersi sicuramente grosso corpo di armata. Neanche la spesa di questo sarebbe molta, dovendo esser la sua forma ristretta, et per sua custodia si potrebbe mandarvi una squadra de soldati della fortezza della Suda. Oltra il beneficio che si riceverebbe dal detto forte col custodire li detti luochi, si potrebbe dar anco molta molestia ad un’armata, che volesse entrare nel porto della Suda, si come il tutto si potrà vedere dalli modelli che ho condotti meco delli detti doi scogli, li quali saranno da me presentati ad ogni piacere della Serenità vostra.
Posto in essecutione quanto è ora detto, si potrà sperare che’l nemico havesse ad esser necessitato di tentare il sbarco nelli luochi lontani, come dissi innanzi. Et presupposto poi ch’egli finalmente facesse detto sbarco, poiché per mio creder è cosa impossibile a vietarglielo del tutto, dovendo per avicinarsi alla fortezza che disegnerà di combatere, caminar per diruppi, per monti et per strade anguste et condur seco gli strumenti da guerra et l’artigliaria in particolare, convenirà egli aprirsi le dette strade col mezo de guastatori et spezzamonti in molti luochi, dove si potrà dargli molto travaglio con le nostre forze et fargli perder assai tempo, massime quando questo carico fusse in mano di persona campale pratica del paese, coragliosa et prudente, il qual tempo poi servirebbe mirabilmente in nostro beneficio; et se fusse detto che si risolverà di sbarcare solamente le genti et qualche pezzo liggiero et che il resto essendo egli patrone della compagna, facilmente potrebbe metter in terra vicino alla città, si può rispondere che haverà in ogni modo da perder tempo et tanto più che in pochi luochi di quelle spiaggie si può avicinarsi in terra con le prorre [?] delle galee. Onde bisognandoli scaricar le robbe con li coppani et con altri legni simili, oltre l’impedimento dei venti, conveniria havere molte difficoltà. Approssimandosi poi verso la fortezza, sarà ufficio di quello che haverà la cura della difesa di tenerlo più lontano che sarà possibile dalla contrascarpa et dalla fossa, con far sortir fuori delle genti, et con trinzere et con altri modi, si come ricercherà l’occasione et il bisogno, ilche si deve presupponer che saprà benissimo fare chi haverà quel carico. Onde trovandosi quelle fortezze in assai buon stato et dovendosi credere che Vostra serenità vorrà che sia dato fine alle cose che vi mancano, si potranno gagliardamente difendere per qualche tempo. Et perché la ragion vuole che venenso il Turco a danni di quell’isola, per le gagliarde provisioni che convenirà fare, non potrà esser ad ordine per tentare il sbarco prima che per tutto il mese di maggio et forse anco di giugno, et conservandosi, come facilmente si potranno considerare le dette fortezze, per un pezzo come ho detto di sopra, sopragionto poi l’autuno, stagione nella quale quasi per l’ordinario sogliono essere continue pioggie, convenirà retirarsi in campagna nei luochi a lui più commodi, dove quando il tempo concederà di poterlo fare, non gli sarà lasciato né alloggiamenti, né biave, né altro et in tanto la Serenità vostra haverà modo di poter sumministrar soccorsi a quel Regno et fare quell’altre provisioni, che dalla sua prudenza saranno conosciute a proposito. Et ritrovandosi così grosso essercitio esposto a malatthie et ad altri accidenti con mancamenti di vettovaglie et d’aque buone et senza armata vicina che lo possi facilmente soccorrere, poiché essendo stati tolti tutti li porti dell’isola col mezo delle fortezze, non havendo essa dove salvarsi, bisognerà che si retiri almeno a Milo, luoco lontano da quell’isola nella più vicina parte miglia 100, conveniria patire grandemente di tutte le cose et volendo vettovaglie gli conveniriano esser condotte da paesi più lontani, ilche anco difficilmente potrà esser fatto, non essendo da pensare che un corpo di galee vorrà d’inverno passar sopra essa isola a condur dette vettovaglie, non havendo porto dove ridursi, et quando venissero si potria haver gran speranza che la maggior parte de vassali restassero rotti nella medesima isola, bisognerà dunque che detto essercito venga soccorso da Caramussali et da altri simili vasseli et questo anco sarà fatto con evidente loro pericolo del mare, rispetto alla stagione, et d’esser presi dalle nostre galee, che doveranno esser 40 o 50 tra quei porti, le quali per necessità non si potrà far di meno di tener in quel Regno, così per questo come per altri bisogni di condur genti et monitioni da una fortezza all’altra, et specialmente alla combattuta; et quando saranno fatte buone guardie in terra nelli luochi opportuni, allo spuntar et scoprissi delli detti Caramussali, potranno esse nostre galee andar loro addosso et combatterli et prenderli o almeno fugarli et se si salvassero col beneficio dei venti, si venirebbe in ogni modo a divertire il soccorso.
Et quando per fuggir questi pericoli li vasseli Turcheschi convenissero andar verso Capo Salamone, overo verso la parte d’Ostro dell’isola, correriano anco manifestissimo pericolo di rompersi. Concesso poi che qualche parte di detti soccorsi fusse posta in terra, resteria in ogni modo nelle difficoltà di condurli all’essercito, per causa delle strade cattive et per le pioggie, le quali ingrossano talemente le fiumare et li torrenti, che con gran stenti se vi può passare. Potrebbono di più le dette nostre galee con opportuna occasione passar nell’arcipelago, così per divertire il condur le molte robbe, che in occasione di guerra sogliono venir d’Alessandria et da altri luochi per li bisogni dell’armata et potrebbono forse far di esse preda, ma almeno leveriano genti da quelle isole per servitio della nostra armata et reteratesi poi nel Regno in ogni caso apportiriano notabilissimo beneficio, potendosi anco congiongere con le altre galee di Vostra serenità et far quel più che fusse necessario per difesa di quel Regno. Si potria poi sperare che impedendosi all’inimico il poter avicinarsi alla fortezza, che haverà risolto di stringere, sopragiongendo il verno senza che ne havesse fatto aquisto da sé medesimo levasse il suo essercito dal detto Regno, conoscendo di non poterlo così facilmente soccorrere, si come fece in Cipro per mezo della Caramania 30 miglia lontana da quell’isola.
Et si come a lui incontrariano tante difficoltà in havere monitioni et soccorsi, così per il contrari la Serenità vostra potria aiutare quel Regno dove fusse il bisogno senza alcun travaglio, non solo con l’amata, ma anco con galee grosse, navi et altri vasseli, li quali potrebbono far sempre capo nel porto delle Grabusse, dove havuta nuova come si trovasse il Regno et se vi fossero vasseli armati nemici, passeriano con li venti a loro favorevoli dove gli tornasse commodo, poiché l’istesso tempo che li conducesse alle Grabusse, li porterbbe anco alle città, cosa che non si poteva fare in Famagosta.
Ma perché non è certo da confidarsi che con le genti dell’isola, così a piedi come a cavallo, et con la fantaria Italiana che si havesse a quei tempi, si potesse custodendo le sopradette spiaggie prohibir il disbarco a nemico così potente, né meno è buon consiglio a ridursi alla speranza di mandar l’armata di Vostra serentà dopo successo il detto disbarco a soccorrere quel Regno, ancorché fussero unita, et tentar la giornata con la Turchesca, la qual giornata potrebbe esser prolungata dall’inimico con molti mezi et fra tanto stringer le cose per venir all’espugnatione delle città, le quali a questo modo con difficoltà si potrebbono sostentare; però è necessario di venire in questa conclusione, che la verà et la più sicura difesa di quel Regno et dalla quale di possi sperare la sicurtà sua, debba essere un corpo di armata almeno di 100 galee, oltre le grosse et le navi, che fusse spinto anticipatamente in quella parte, essendo la preventione et la prestezza nelle imprese di maggior importanza che lo gran sforzo, perché la forza per lo più antivedi [?] et la prestezza ferisse all’improviso et se bene quella rompe et questa disordina, è d’avvirtire che più facilmente si disordina et poi si rompe di quello che si rompa gl’ordinati, col qual corpo d’armata si metterebbe timore et confusione tale all’inimico, che così facilmente non si arrischiria a tentare il disbarco, per dubio di non haver essa armata alla coda et convenir combatter in un istesso tempo, et con le genti di terra et con la detta armata, ilche gl’apporterebbe gran travaglio, con tuttoche fusse superiore di numero di vasseli et di combattenri et gl’impediria ogni suo disegno. Ben si tiene che appresso questa armata la difesa delle spiaggie debba essere et utile et necessaria, come ho toccato di sopra, et che tutti doi questi ispedienti potriano esser causa della sicura liberatione di quel Regno, perché havendo Vostra serenità un’armata per tempo in esso Regno, non solo confirmerà ella in speranza di buona difesa quegl’habitanti, accrescendogli et forze et animo, ma augumenterà delle difficoltà molte all’inimico, poiché oltre il manifesto pericolo, che da sé medesime rappresentano quelle spiaggie et rive, per esser predominate da venti furiosi, è da credere ch’esso inimico presupponerà di esser sopragionto mentre si trovasse disordinato per tentare il disbarco, non potendo egli ciò fare se non con molta confusione et tempo, né è da pensare che volesse tentarlo in faccia della nostra armata per il gran pericolo che convenirebbe passare. Ilche quando piacesse al Signor Dio di far succedere et ch’egli si levvasse dall’impresa, resterebbe quel Regno non solamente per all’hora libero, ma si potria sperare che per qualche tempo non havesse ad esser molestato, con grandissimo utile et riputatione della Serenità vostra. Ne io credo che fusse per riuscire molto difficile il metter insieme un corpo di armata di 100 galee et di haverlo per tempo in quell’isola, percioché tenendone ella per ordinario 30 et più fuori, oltre quelle che ogn’anno si armano in essa isola, et potendone in simil occasione, nella quale non si guardano le cose tanto per sottile, armare altre 50 nella medesima isola, come bisognerebbe fare in ogni modo il primo anno, non è dubio che con queste, con quelle dell’armata ordinaria et con le altre che si potriano fare a tempo debito qui et in Dalmatia, si potrebbe arrivare al numero sopradetto, et a maggiore ancora accompagnato con galee grosse et con navi, et farlo capitare nel porto della Suda, come in quello ch’è grande, sicuro et situato sopra vento. Et se fussi detto che in tal caso l’inimico volgerebbe il suo camino nel colfo, per venir a danno delli luochi della Serenità vostra, si risponde che non si risolverebbe così facilmente di farlo, per non lasciar senza custodia il suo paese dell’arcipelago, dove la nostra armata gli potrebbe fare gl’istessi danni et anco maggior essendo aperti tutti quelli luochi et oltre di ciò dubiterebbe anco grandemente di non esser, per intelligenza che si potesse havere con l’armata di Sua maestà catholica, serrato nel colfo, Onde perché si possa metter in essecutione in tempo di bisogno cosa di tanta consequenza et sicurtà, crederei che fusse a proposito ch’ella si risolvesse di tener ordinariamente nel Regno di Candia 50 arsili atti alla navigatione, facendo fornire li 6 volti principiati nell’arsenal di Candia dall’illustrissimo signor Proveditor general Grimani di felice memoria, poiché quel porto non potrà ricevere maggior maleficio di quello che ha ricevuto finhora; et appresso questi farne fare altri 8 nel luoco dove già furono disegnati, nella fattura de quali si potrebbe spendere da 16.000 ducati in circa et si haveriano nel detto arsenale in tutto volti 27. Appresso li 16 volti poi che sono alla Canea, se ne potrebbono facilmente fabricar altri 7, sicché in tutto venirebbono ad esser 50 volti fra tutti doi quei arsenali. Si trova al presente il detto arsenale di Candia molto ristretto non havendo magazeni a sufficienza, né luoco dove poter sborrar le vele et gl’armizi, ilche ben spesso è causa di qualche danno, et facendosi li nuovi volti tanto maggiore riuscirebbe il bisogno, però io lauderei che si pigliasse il cortivo et le case delli clarissimi consiglieri, luoco contiguo ad esso arsenale et molto commodo, non [?] solo per fare li detti magazeni, ma anco per governar gl’armizi, oltre che si poneria il medesimo arsenale quasi in isole et si daria molta sodisfattione a tutta quella città, perché essendo questi habitationi delli clarissimi consiglieri lontane dal palazzo ducale, occorre spesse volte che Sua signoria clarissima o per le pioggie dell’inverno [?] o per il sole dell’estate o per altri simili impedimenti, che restano di ridursi nei giudicii, con pregiudicio della giustiti et delli sudditi; et in luoco delle sudette case, dove hora stantiano, si potria deputargli una casa grande, assai commoda, che è quasi contigua al palazzo del clarissimo signor Duca, la quale per esser conditionata se ne va di male, et si haverebbe con poco danaro et con poca spesa si potria accommodare in due habitationi. Ma quando non si volesse far compreda di essa, si potria pagare l’affittio, si come si fa anco del palazzo delli proveditori generali, cavandolo dalle condanne. Et si come vi è molto bisogno di fabricare li detti volti et di aggrandire gl’arsenali, così vedo esser necessario di ridur il governo loro in miglior forma, poiché quelli signori che commandano quel Regno sono sfrorzati alle volte di commetter quelli carichi di patroni alli detti arsenali di Candia et della Canea a persone poco atte, ricusando ogn’uno di volerli accettare, per la molta suggesttione alla quale convengono esser sottoposti et per il poco utile che ne cavano, ilche certo è molto maleficio [?] delle cose della Serenità vostra. Onde per rimediare in qualche parte a questo bisogno vengo a raccordarle riverentemente, che quanto all’arsenal della Canea saria bene, che si come hora viene mandato alla Sfacchia un Proveditore, il quale dopo fornito il tempo delli anni doi che è obligato di stare in quella provedaria, viene a subintrare nel carico delle saline della Suda altrettanto tempo, dal qual officio conseguirà non poco utile; quando la Serenità vostra voglia regolare il governo del detto luoco della Sfacchia, come credo che sia necessario di fare, per le molte cause che mi riservo di dirle in altro luoco, così il parone [?] che havesse servito all’arsenale il tempo suo oridnario entrasse proveditor alle dette saline, con il medesimo utile che hanno quelli che vanno alla Sfacchia. Alli proveditori poi delli arsenali di Candia fusse assignato l’utile delle saline di Spinalonga con l’istesso obligo che hanno quelli della Canea, nel qual modo si potria sperare che le cose passassero con miglior maniera; et ripigliando il mio primo ragionamento, havendo l’occasione portato di fare questa digressione, torno a dire che non sarà gran cosa ad armare in quel Regno un buon numero di galee, usandosi li mezi che ricercherà la qualità dei tempi et regolandosi anco le cose, si come dirò poi, essendovi in esso Regno al numero di 26.000 huomini in circa obligati al remo, un terzo di quali basterebbe per l’armate delle galee sopradette et tanto più si deve risolversi a questa armata, quantoché se noi non si servissimo di quella gente, venerebbe ella a restare all’inimico, della quale se ne valerebbe per guastatori et per altri bisogni a nostra danni. Quando anco fusse risolto di mandar in tal occasione qualche numero di fuste in quel Regno, non potendosene tener per ordinario per mancamento di luochi da conservarle al coperto, son sicuro che molti particolari persone ne armeriano con di quelle genti che in altro modo non andarebbono in galea, se non mossi dalla speranza dell’utile de bottini, da quali legni si riceveria notabilissimo benficio, perché passando essi per tempo nell’arcipelago, riporterebbobo prede de vasseli et d’huomini, si come si è chiaramente veduto nel tempo della passata guerra et di poi si potrebbono unire con l’armata.
Poiché ho parlato a bastanza dell’armare galee in quel Regno in tempo di guerra, venirò a ragionar dell’armare che si fa ordinariamente et straordinariamente, essendo anche questa materia di molta importanza et che ha bisogno di qualche regolatione.
Si soleva armare altre volte 4 galee ordinarie di gente di buona voglia a viaggio corto [?], ma per le molte gionte de danari che li sopracomiti convenivano dare a galeotti et officiali, non si trovando alcuno che volesse e che potesse armare in questo modo, fu introdotto dopo l’ultima guerra per facilitar la cosa di dare dal ruodolo de contadini la mità del numero de galeotti, mandando poi le galee fuori del Regno, dimodo che il viaggio corto, che doveva essere di 4 mesi, si faceva di 8 almeno, con gran spesa della Serenità vostra, et questo per le difficoltà che si havevano nel condurle a Corfù et nel ricordurle in Candia, nel che anco s’impiegava un capo da mar con qualche disconcio delle cose publiche, oltre che sopragiongendo l’inverno et restando quasi tutte esse galee senza tenda et senza drappi per le ciurme, convenivano patir assai et molti ne morivano, con indurre grandissimo spavento, quando ritrovavano nel Regno, a tutte quelle genti, né con tutto ciò riuscivano buone galee; et però si messe la Serenità vostra a farle armare a viaggio lungo senza ruodollo, ma con 2.000 ducati di prestanza per galea, ilche similmente fu conosciuto apportare pochissimo benficio, non solo per il grave interesse ch’ella ne veniva a sentire, ma anco perché da esse galee non si poteva ricevere alcun buon servitio, essendosi veduto che doi di quelle armate in questo modo, stettero la maggior parte del loro viaggio nel mandracchio di Corfù; onde si convenne di novo armarle a viaggio corto a ruodollo et averle sul Regno. Questa risolutione causò certo grandissima consolatione in quei isolani, ma perché si costumava di admetter li Andiscari in luoco di quelli a quali toccava la sorte, ilché faceva che quasi li medesimi servivano ogn’anno in galea, con rovina de poveri contadini, che convenivano dargli molto danaro per il donativo, fu astretta [?] Vostra serenità a prohibire del tutto li detti Andiscari, volendo che gl’istessi a quali era toccata la sorte fussero tenuti andar a servire in persona, acciò in progresso di tempo si havesse un buon numero de galeotti assuefatti a questo servitio, per il quale ella si move ad armare galee ogn’anno in quel Regno et li contadini conservassero il loro poco havere; né con tutti questi rimedii si è potuto far tanto che basti a levare la paura et il timore entrato fra quelle genti, massima dubitando esse di convenir star fuori lungo tempo, si come è occorso alcuna volta, et perciò si è ritrovato che molti per fuggire il detto servitio si sono fino risoluti di vender li loro beni et sotto li suoi nomi presentare persone supposite da essi ben pagate. La onde per ogni via possibile si deve procurare di raddolcirli in questo esercitio per ogni via possibile, acciò si possano haver pronti in ogni tempo.
Partorisce certo bonissimo effetto il far stare quelle galee nel Regno, ma non bisognerebbe già tenerle armate più di 4 mesi, si come fu deliberato, et non nel modo che è successo di quelle armate l’anno 1592, le quali tuttavia si tengono fuori con grandissimo discontento et mala sodisfatione di quelle genti, et per consequenza con causare li medesimi primi spaventi in ogn’uno, le quali galee et così anco le straordinarie armate in tempo mio, che si trovano anch’esse fuori con grossa spesa della Serenità vostra, vanno creditrici di molti avanzi, poiché per la gran strettezza nella quale io mi son trovato quasi di continuo di danaro, non ho potuto sovvenirle come sarebbe stato bisogno di fare et li sopracomiti loro, per lo più poveri, possono darli poco aiuto; onde vedendosi le dette genti a continuare in così lunga servitù senza haver modo di sostentarsi, venendoli anco dispensato biscotto cattivo, così per la mala qualità de formenti, come per le fraudi de fornari, alche non si è potuto rimediare in tutto per rispetto del contagio di Candia, dove fu fatta diverse quantità di detto biscotto, ma quello che a loro pare più strano et più dura cosa da sopportare, è il vedersi privi della libertà et di poter uscire qualche volta fuori di galea, ilche gli viene prohibito dalli loro sopracomiti, per il timore ch’essi hanno delle lor fuga, onde vivono come disperati; et oltre di ciò patiscono anco assai de drappi di schiavine e di tende nel tempo dell’invernata, per non esser mandate in tempo in quel Regno le provisioni necessarie di tali robbe, ancorche siano ricercate diverse volte, si come ho io appunto fatto nel mio tempo. Et se bene l’occasione ha ricercato di tener tutte le dette galee così lungmente armate, si havere però anco a questo potuto ritrovare facilmente rimedio et particolarmente col licentiar le ciurme almeno nel tempo dell’inverno et farli correr meza paga per armarle poi a tempo novo, nel qual modo si haverebbe avanzato buona parte della spesa; ilche le fu da me riverentemente raccordato con mie lettere, delle quali però non hebbi mai risposta alcuna, poiché io mi promettevo di poter tornare ad armarle con poca difficoltà, coll’assicurarmi [?] sopra li casali del ritorno delle dette ciurme, et quando bene fussero anco mancati 10 o 15 huomini poco haverebbe importato, potendosi facilmente metter insieme un così poco numero, non trovando io le tante difficoltà che vengono discorsi in questa materia. Et si bene si hebbe qualche travaglio nel tempo dell’ultima guerra a ritornar ad armare le galee, all’hora disarmate in questo modo, ciò naque più tosto per il gran spavento che era in quelle genti per la gran mortalità seguita, che per altra causa, con tutto ciò si armarono finalmente le dette galee et altri ancora per opera spetialmente dell’illustrissimo signor Proveditor general Michiel, della cui destra et prudente maniera, usata in tutti gl’importanti maneggi che ha havuti in quel Regno, viene appresso tutti conservata viva memoria. Però io lauderei che si facesse una volta la prova di questo licentiare le ciurme a meza paga, essendo io sicurissimo che si venirebbe per questa via a dare grandissima sodisfattione a quelle genti et a farle forse risolversi di non aborire quel servitio nel modo che hora fanno. Et la Serenità vostra venirebbe a disgravarsi in buona parte della spesa, la quale è certo di non poca consideratione. L’istesso ordine sentirei che si osservasse anco nelle altre galee, che per qualche occasione ella si risolvesse di armare in quel Regno, con farle disarmare a primo di settembre, quando però non vi fusse urgente bisogno, et col far correr la meza paga alle ciurme per il tempo dell’invernate, con obligarli però a venir doi volte all’obedienza in detto tempo, quando venisse l’occasione di darle qualche paga, et esser poi tutti in galee all’averta [?] et così continuare di tempo in tempo, né questa sarebbe spesa di più di 165 ducati al mese per ogni galea et si venirebbe a dar commodità alle dette genti di poter impiegarsi nelle loro vendemmie et nelle semine, con molto loro contento et beneficio.
Oltre quanto ho detto sopra l’armare, mi resta ad aggiungerle, ch’io crederei che fusse meglio che in luoco d’imbossolare tutti li nomi di contadini et di cavare quelli che dovesseno andar in galea, per questo almeno tutti quelli casali si riducessero in communi et che con essi si havesse a trattare, obligandoli in condurre quella quantità di huomini che facesse bisogno, havuto riguardo all’occasione et alla grandezza di cadaun casale, che così si potria armare con assai maggior certezza di quello che si fa al presente, havendosi a trattare non con contadini particolari, li quali diverse volte sogliono fuggire et ascondersi alle montagne, ma si bene con li detti communi, che sarebbono sempre in essere, li quali potrebbono con facilità trovare gli huomeni che gli fussero ricercati. Et accioché si potessero assuefare molte genti in questo servitio, vorrei che ogn’uno di detti communi fussi obligato a condurre ogni volta novi huomini et a questo modo voglio credere, che le cose passerebbono con miglior ordine et che si venirebbe anco a conservar meglio quella contadinanza. Quando fussino introdotti questi communi, sarebbe ben fatto di dargli anco carico di mandar, quando il bisogno lo ricercassi solamente, a lavorar alle fabriche tante genti quante fussino bastanti per le opere che si havessero a fare, secondo l’essere dei casali, levandogli poi del tutto l’annual obligo delle angarie, percioché con tal mezo quelli che havessero il modo convenirebbono pagar li poveri mandandoli a lavorare in luoco loro, con benificio et publico et privato.
Quando poi paresse meglio alla Serenità vostra di ridurre la detta servitù di angaria personale in granvezza reale, che fusse pagata pur dalli communi a quali fusse dato debito, secondo la descrittion che venisse fatta del numero delle persone d’angaria, si venirebbe a cavar intorno a 24.000 ducati all’anno, essendo gl’obligati alle angarie da 46.000 in circa in tutto’l Regno, perché il publico havendo a fare con le communità, saria sempre sicuro di riscuoter intieramente tutto’l pagamento; col qual danaro si potria risolversi di dar fine a quelle fortezze senza interesse di Vostra serenità, alle quali fortezze, quando fusse poi dato compimento et volendo ella che si continuasse nel detto obligo, si potrebbe impiegare il medesimo danaro nei pagamenti di militia et solevarsi in qualche parte dal grave interesse che in essi convien sentire. Et mi par di raccordarle anco in questo proposito, che saria bene ch’ella si risolvesse di tagliare tutte quelle essentioni, che sono state fatte dalli suoi rappresentanti, delle quali non vi fusse la confirmatione di lei, di alcuni casali dalle angarie di fabriche, cosa che è di non poco suo pregiudicio, perché non solamente questi casali vengono a resstar liberi da tal obligo, ma vi sono anco delli contadini che abbamdonano le proprie loro case per andar ad habitare in essi casali, per goder questo beneficio.
Ho detto innanzi del notabilissimo servitio che potrebbe ricevere quel Regno dal tenersi di continuo 50 arsili per armarli in tempo di bisogno, hora è necessario che li rappresenti qualche cosa delle maestranze et della marinarezza di esso Regno, perché poco valerebbe haver arsenali et galee, quando non vi fusse il modo di poterle tenir governate et metterle ad ordine per mancamento di dette maestranze et di marinari da commandarle. Con mie lettere di 8 settembre 1592 diedi aviso alla Serenità vostra del notabile mancamento che andavano facendo questi arti, ricercandoli colla debita riverentia che quando le fusse piacciuto darmi sopra di ciò alcuna commissione, non haverei mancato di far ogni mio sforzo per la conservatione et agugumento loro, sopra di che però non mi gionse mai ordine alcuno.
La causa per la quale queste professioni s’attrovano in tanta declinatione, oltre quella del contagio che in Candia le è stata di molto nocumento, non essendo restati vivi se non marangoni 17, calafatti 15 et alla Canea se ne trovano poco più numero; et così anco della professione della marinarezza si trovano pochissimi huomini per tutto’l Regno, rispetto al numero che vi soleva essere in altri tempi, dicono tutti procedere dal non si fabricare più galeoni in quei squeri, come già era solito di farsi essendosene trovati in essere l’anno 1586, 15 et 5 in cantiero, dove al partir mio da quel Regno non ve ne era senza un solo principiato et non si trovando per ciò né da lavorare, né da navigare, né meno da trattenersi nei arsenali; tutti gl’huomini di questi arti si risolvono di procacciarsi il vivere in altra parte et massime in Constantinopoli dove intendo che se ne trattengono diversi, ilche poi causa che molti, li quali si potrebbono applicare a questi essercitii, si risolvono anch’essi di pigliare altro partito per vivere, però essendo bisogno di prendere qualche risolutione in queste materie, acciò non si vadino più debilitando li detti arti, dirò io quello che stimo bene in questo proposito.
Due cose Serenissimo principe possono conservare et accrescere il numero delle maestranze et della marinarezza, l’una è il fabricar vasseli in quel Regno et l’altra dar modo che simili genti possino haver trattenimento in quei arsenali, senza diche non si può certo sperare alcun bene. Io ho voluto sapere la causa, perché si è lasciato la fabrica dei galeoni et mi fu detto procedere dalla carestia delle robbe, le quali da poco tempo in quò sono montate a prezzi altissimi et particolarmente delli legnami, et anco perché concorrendo ogn’anno le marciliane in quel Regno et levando li moscatti, ogli et altri carichi, togliono li partiti alli galeoni, trovando essi di nolleggiare più facilmente, così perché essendo di picciola portata entrano nei porti proprii delle città, senza dar spesa né di barche né di lidi [?], come ancora perché sogliono fare qualche avantagio nei nolli alli mercanti, ilché possono esse far benissimo essendo con manco spesa fabricate et tenendo per il modo del loro navigare assai manco huomini di quello che possono fare li galeoni. Onde a volerli da novo introdurre, si come sarebbe molto necessario per le considerationi sudette, dopo havuto quel riguardo che si deve sopra il navigare delle dette marciliane in quel Regno, bisognerebbe conceder l’istessa prestanza che viene data qui in Venetia a quelli che fabricano navi, poiché il danaro che hora viene imprestato, mi è stato affirmato esser pochissimo, con obligar poi li parcenevoli delli galeoni che si fabricassero in quell’isola, che non fussero di maggior portata di 250 fin 300 botti, acciò potessero entrare nelli porti di Candia et venir dentro di questa città, la qual prestanza dovesse esser data dalle Camere con buone piezzarie, cioè un terzo al tempo dell’obligatione di fabricar galeoni, un terzo quando fussino ridotti a doi coperti et l’altro terzo dopo gettati in aqua, mettendo termine alli paracenevoli di doverli poner alla vela nel tempo di un anno dopo havute la prima prestanza. Et se alcuno volesse fabricar vasseli più grossi et anco navi, gli fusse data l’istessa prestanza che si da qui, con termine però di mesi 16 a metterli alla vela. Ma perché non leva il partito a particolari persone di fabricar vasseli in altri tempi che nell’estate, per esser allhora le giornate lunghe, bisognerebbe introdurre che negl’arsenali fussi dato trattenimento conveniente alle maestranze nel tempo dell’invernate.
Commesse la Serenità vostra che fussero per questo effetto fabricato doi galee da novo, una in Candia et una alla Canea, ma non si è però potuto ciò effettuare per mancamento di legnami et in particolare di magieri, non se ne potendo ritrovare di quella longhezza che ricerca il bisogno, però volendosi dar principio a così buon opera, sarà necessario mandar in quel Regno di detti legnami, acciò tali huomini potessero trattenersi et essercitare in queste professioni, né havessero causa di procacciarsi il vivere per altra via; et perché tutte le robbe sono salite al presente ad altissimi prezzi, si come l’istesso è avvenuto anco in questi parti, bisognerebbe regolare li pagamenti che vengono hora dati, se non in tutto almeno in qualche parte, secondo la qualità di questi tempi, non essendovi rimedio che si possino sostentare col soldo che tirano al presente. Appresso di ciò si potrebbe introdur anche un buon numero di fanti, che imparassero quest’arte, a quali parimente fusse dato qualche poco danaro per potersi allimentare, fintanto che diventassero buoni maestri.
Dalla introduttione delli galeoni dell’antedetta portata si venirebbe a ricevere un altro beneficio di grandissima importanza, che navigando essi alla latina, si come viene disposto particolarmente per ordini dell’illustrissimo signor Proveditor generale Foscarini, oltre che haverebbono maggior numero di marinari et huomini da commando con ogni poco di aiuto di remurchio, potrebbono in occasione di guerra star uniti con l’armata, cosa che difficilmente può esser fatta con vassili grossi, si come lo hanno dimostrato chiaramente le isperienze passate. Et in questo luoco mi pare esser a proposito ch’io le facia sapere, come li porti delle città di Candia et della Canea hanno grandissimo bisogno di esser escavati, né io nel mio tempo ho mancato di fare quanto si è potuto in beneficio loro, ma in quello di Candia si è lavorato poco per cause della peste. In quello della Canea si è fatto assai buon lavoro colla sollecitudine del clarissimo signor Rettor Malipiero, havendo io anche sfornito un arsile inutilissimo di galea, con intentione di affondarlo appresso la torretta che è alla bocca di esso porto, per far riparo all’empito del mare, che suole avanzar la muraglia, quando regna vento da Tramontana, causando travagliosa traversia dentro dell’istesso porto, ma essendo sopragionto l’illustrissimo mio successore, haverà forse Sua signoria illustrissima effettuata questa buon opera.
Il spirone del castello di Candia et anco una parte della muraglia del medesimo castello vicino al porto hanno bisogno di conciero. Onde è necessario, volendosi conservare il detto spirone et il castello istesso, di dar ordine che sia senza dilattione alcuna accommodato il tutto, il qual accommodamento renderà non poco beneficio al sudetto porto, poiché quel spirone viene a riparare tutta quella materia che è commossa et portate dal mare ivi vicino. Questo bisogno fu da me particolarmente raccordato alla Serenità vostra fino nel tempo dell’altra mia provedaria, ma però sopra di esso non mi venne mai ordine alcuno.
Havendo detto quanto mi occorreva sopra il modo di facilitar l’armare in quel Regno et sopra le maistranze et marinarezza et li porti ancora, seguirò a parlare sopra la militia Italiana et sopra li bombardieri quello che mi parerà a proposito.
Al partir mio di Candia ho lasciato quella militia in mumero di 5.300 soldati in circa, oltre li capitani, buona parte de quali soldati et massime di quelli arrivati da nuovo si trova in cattivo stato, si come ho sudetto, et questo per esser venute alcune compagnie tanto mal ad ordine, che certo non si può dir peggio, così per havere alcuni di detti soldati patito assai nel viaggio, che è stato fino di 5 mesi, come perché pare che li capitani et altri non attendino a far più gente di qualità, ma solamente per supplire al numero del loro obligo. Di questi soldati io ho convenuto licentiarne alquanti delli più inutili, inche però non ho potuto continuare, perché si sarebbe fatto troppo gran moto et perché anco si può sperare che con l’apprender l’aria del paese potrenno facilemnte diventar buoni.
Per proveder che da qui avanti fusse condotta buona gente al servitio di questo Dominio, credo che potentissimo rimedio sarebbe di procurare quanto più si possa, che li capitani che vengono ispediti con carico di far compagnie siano persone di qualche portata et non admetter così facilmente ogn’una [?] ordinando anco che le dette compagnie non passassero il numero di 150 soldati et forse sarebbe meglio di 100 solamente, perché se bene vi andarebbe un poco più di spesa ne gl’officiali, si riceverebbe però questo importante beneficio, che li capitani havendo a condurre pochi soldati si sfrozarebbono di farli buoni et nel farli passano alla banca non haverebbono luoco l’iscusationi, introducendo anco che nel pagarli, innanzi che toccassero il danaro, fusse obligato ogn’un soldato maneggiar et sparar l’archibuso, acciò potessero esser conosciuti et admessi quelli che riuscissero atti nella professione et licentiati gl’innhabili, ilche metteria sproni alli capitani di ritrovar buona gente et non della trista sorte che è stata la maggior parte di quella condotta in tempo mio, la quale havendo voluto rassegnare et veder a maneggiarsi con l’archibuso o archibusone, ho ritrovato di tal sorte che molti soldati inducevano gl’astanti a riso [?] et a compassione, considerandosi che era mandata con tanta spesa per difesa di quell’importantissimo Regno gente così roza et così malatta a questo mestiero. Sarebbe anco a proposito di mandar spesso di là qualche compagnia, per poter haver sempre in essere il numero giusto di 5.000 fanti, dovendosi sperare che facendosi pochi soldati alla volta havessero ad esser migliori in ogni parte, di quelli che per l’ordinario vengono fatti in una ispetione grossa di molti capitani, nella quale concorrono diverse difficoltà, massime a volerli havere delli Stati d’altri principi. Onde alle volte avviene che vengono condotti molti delli sudditi di Vostra serenità, si come fu buona parte di quelli ispediti per occasione del contagio di Candia, da quali anco per diverse altre cause, oltre l’esser arrivati fuori di tempo, quando vi fusse stato urgente bisogno, si haverebbe ricevuto pochissimo servitio. Io però in quella travagliosissima occasione provedei [?] in modo tale alla sicurtà di quella città, che quando anche l’armata Turchesca, uscita quell’anno da Constantinopoli, si fusse risolta di tentar alcuna novità, sarebbe rimasta, con l’aiuto del Signor Dio, del tutto ingannata, ritornando in dietro con molta riputatione di quel Regno et delle cose di Vostra serenità, né sopra di questo venirò a toccarle altri particolari né meno sopra il detto contagio, così per non ritrovarle il dispiacere ch’ella convenirebbe sentire ragionandole io della grandissime miserie di quel tempo, come perché ella di già ha saputo il tutto et di mie lettere et da quelle delli clarissimi signori Duca Capello et Capitano Pasqualigo et voglio credere anco dalla relatione dell’istesso clarissimo signor Duca; ben non le tacerò che in quella occasione ogn’uno di rappresentanti suoi, che si sono trovati al governo di quella città, hanno fatto compitamente il debito loro, poiché il detto clarissimo signor Duca Capello, ancorché a quel tempo fusse ridotto in cattivissimo stato di sanità, volse però così come affaticava di continuo la mente in pensare alli rimedii di tanta stragge, affatiacare anco la vita istessa, senza prendersi cura alcuna di gl’evidentissimi pericoli che d’ogni parte gli soprastavano. Et certo si può dire che Sua divota [?] maestà visto il grandissimo amore et charità usata da questo signore verso gl’afflitti et appestati, visitando li lazaretti et provedendo alli molti bisogni loro in quanto si poteva, volsi dispensare della sua santa gratia verso la persona sua, riducendola di convalescente che era, havendo la prima volta ch’egli volse andare alla visitationi de gl’ammalati esser posto a cavallo da servitori, tanto si trovava languido et fiacco, in buonissimo stato di sanità, essendo di poi andato sempre prosperando di bene in meglio, che così piaccia al Signor Dio di conservarlo lungamente per beneficio publico, essendo in effetto gentilhuomo di vita essemplare, di rara prudenza et di singolar valore. Del clarissimo signor Capitano poi non starò a dir altro, havendo di sopra parlato della persona di Sua singoria clarissima, se non che unitamente col predetto clarissimo signor Duca ha atteso a fare tutti quei rimedii che ricercavano così urgenti bisogni et il medesimo è stato fatto anco dal clarissimo signor Zaccaria Soranzo, ch’era Consigliero in quella città con una isquisita diligenza et con molto pericolo della sua vita.
Ma così come li detti suoi rappresentanti non hanno lasciato di far ogni loro potere in servitio di quella città, così gl’istessi habitanti di ogni conditione da alcuni pochi in poi si sono mostrati poco ammorevoli et charitativi verso la loro patria, non havendo voluto impiegarsi in alcuna cosa. Et tornando al mio ragionamento di prima, convengo dirle che quelli soldati moschettieri et picchieri, quasi tutti servono più per tirrare il capisoldo, che gli viene dato oltre la paga ordinaria, la maggior parte del quale per mio credere si convertisse in beneficio dei capitani, che per dover prestare in occasione quel servitio per il quale sono stati introdotti, essendo essi per il più innabili ad adoperare questi sorte d’armi, si come chiaramente ho conosciuto per la isperienza che ne ho voluto fare nelle mostre ordinate per questo effetto. Vengono dalli capitani admessi di tal sorte per la detta participatione del capisoldo, facendoselo pagare nel modo che usano anco nelle fattioni, quando alcun soldato vuol essere essente da esse, nel che non ho mancato di stare occulatissimo et di fare quanto si è potuto per rimediare a questo disordine et in particolare delli archibusoni, ma difficilmente si può venire in cognitione della verità, passando le cose tra di loro secretamente et tanto più quanto che dalli capitani vien posto molto timore alli soldati, acciò non venghino a palesarli; et perciò da molti viene stimato che sia bene a levare li detti archibusoni et picche, come in un certo modo infruttuose, poiché dovendosi ritrovare in tempo di guerra grosso presidio di militia in quel Regno, si potrà, quando’l bisogno lo ricercasse, cavarne fuori dalle compagnie 20 et 25 per cento, essendo da credere che fra tanti soldati ve ne habbino ad esser sempre di buoni et di migliori assai, che non sono questi, si come mi son certificato esser stato fatto nel tempo dell’ultima guerra in Famagosta, con notabilissimo beneficio; et però sarà a proposito che in quelle monitioni vi sia sempre un buon numero di detti archibusoni et picche.
Paga anco Vostra serenità molte lanze spezzate a quelli governatori per loro honorevolezza et acciò possino trattenere appresso di loro persone di conditione, il stipendio delle quali per esser di doppia paga, ascende in grossa somma di danaro all’anno. Et perché si è introdotto di pagar questi tali a quartiero, con non poco diservitio della Serenità vostra, per quelle cause che possono esser da lei benissimo considerate, lauderei che tutte queste lanze spezzate fussero rollate et pagate di mesi in mesi alla banca, come si osserva di fare della restane militia, ilche venirebbe ad essere di maggior servitio di lei et li detti governatori non haverebbono alcuna giusta causa di dolersi.
Vostra serenità si risolse l’anno passato et certo prudentemente d’aggionger alla paga ordinaria del soldato privato lire 2 soldi 16 di capisoldo ogni mese, onde viene ad havere al presente per tutta la sua paga lire 18 gazzette [?] 8, con tutto ciò quella militia se la passa miserissimamente essendo il vivere et il vestire accresciuto a prezzi eccessivi, vendendosi il formento a lire 18 et 20 lo staro, il vino lire 3 il secchio, il formaggio 5 et 6 gazette la lira, l’oglio 10 et 11 lire il miro et la carne quando 3 et quando 4 gazette la lira; et così si sono incariti anco tutti l’altre cose et si mantengono a così altri prezzi, ch’io dubito che difficilmente si potrà più liberarsi quel Regno da tanta carestia, essendo arrivata all’eccesso l’ingordiggia de gl’huomini. Et se ben pare che’l soldato habbia qualche avantagio nei vini nelle città et nella quintadecima dei formaggi in Candia solamente, é nondimeno scarsissimo questo aiuto et di mala qualità, durando anco per poco tempo dell’anno. Et però io stimo esser bisogno che si trovi modo col quale la detta militia et li salariati ancora possino sostentarsi, non essendo se non bene che tali persone vivino consolate, et per me direi che fusse per adesso fatto questo rimedio.
Sono obligati quelli che hanno intrade de formenti da cento misure in su particolarmente nella città di Candia, di dar il quarto di esse al fontico publico ad un certo prezzo avantagioso per il vivere di quel popolo et della militia, ma perché la cognitione di questo quarto dipende dalla relatione dell’interessato, il quale ben spesso, con tutto che riceva giuramento, non palesa la vera quantità, né meno usa realtà nel condurlo al fontico, se bene dalli clarissimi signori Duchi non viene mancato della debita diligenza, vorrei che l’avenire questa limitatione fusse fatta a casal per casali, obligando li patroni delli casali alla contributione a rata portione, non essendo bene di riportarsi alla relatione de gl’istessi interessati. Et che in ciò il clarissimo signor Duca dovesse prender buone information, per saper la vera intrada di ogni casale, ilche sarebbe molto ben essequito dal clarissimo signor Zuan Domenico Cigogna, dal quale viene applicato ogni spirito et cura nel buon governo di quei popoli et perciò ogn’un viene a restare sodisfattissimo, essendo anco compitissimo osservatore delle leggi et tutto volto al benefitio publico. Et accioché si potesse sapere la verità del tutto, si potrebbe incorporar insieme l’intrade di 3 anni et poi partir per terzo, il qual terzo restasse per una continuata limitatione, che havesse ad essere intieramente condotta nel fontico, sottopena a chi mancasse di doversi comprare altrettanto formento a suoi danni et interessi, quanto fussi stato il suo terzo, la qual provisione farebbe havere assai maggior quantità di formento et sarebbe di sodisfattione dei buoni. Ma perché neanche questo rimedio sarebbe bastante per supplire al bisogno dei popoli et della militia, si potria dare libertà al medesimo clarissimo signor Duca di poner un altro tanto a portioni. L’istesso si potria fare anco a Rethimo et alla Canea, dove al prsente non vengono neanche contribuite le 4.000 musire dell’obligo antico. Quanto poi al prezzo di tali formenti, havuta Vostra serenità all’avantagio ch’ella vorrà far havere al soldato, potrà ordinare che sia limitato ad un tanto manco per mesura di quello che fusse [?] l’universal corso nelle tibie [?]. Il medesimo sarebbe necessario di fare anco delli vini, ogli et formaggi et in somma di tutto quello che più importa al vitto humano. Ma quando pure a lei paresse di non venire a questa regolatione è certo bisogno limitar almeno un prezzo oridnario al pane et al vino, over fare qualche altra provisione che fusse conosciuta migliore, la qual provisione bisogna che immediate [?] dipenda dalla Serenità vostra, poiché si tratta dell’impossibile che da quei clarissimi rettori potesse esser operata alcuna cosa buona in questo proposito, per il gran moto che ne seguirebbe in quegli habitanti, li quali si sogliono risentire fuor di modo, quando si tratta d’alcun minimo loro interesse.
Si trova in quelle piazze un grosso numero d’artigliaria di più di 700 pezzi, compartiti secondo il bisogno di cadauna fortezza, et anco molta quantità di polvere, però è bisogno che in esse piazze vi siano persone in qualità et quantità tale, che possino et sappino addoperarsi nelle occasioni nel maneggiare la detta artigliaria et nel tener ben governate le polveri.
Vi sono al presente fra tutte quelle fortezze 130 persone tra capi bombardieri et scholari pagati, il salario de quali è di spesa all’anno di 4.908 ducati. Gran parte di detti bombardieri è poco atta a ben servire, essendovene molti di vecchi et impotenti et del paese istesso, mandati o confirmati di qua, et per ella viene a spendere il suo danaro poco fruttuosamente. Et se ben furono inviati in quel Regno già 3 anni 12 di detti bombardieri con pagamento di 120 ducati all’anno, non sono però riusciti così buoni come si pensava, anzi hanno causato più tosto maleficio che alcun bene et hanno in particolare posto confusione grandissima ne gl’animi di gl’altri, che se ben sono a loro inferiori di soldo, si tengono però di assai maggior sufficienza; essendo dunque cosa chiara che questa militia ha anch’essa bisogno di regolatione. Io continuando nella mia opinione, altre volte raccordata in questo eccellentissimo Senato, vengo a dire che non vorrei che si tenessero più di 32 bombardieri pagati in tutto’l Regno, con salario di ducati 100 all’anno di questa moneta per uno, fra quali vi fossero 6 capi con ducati 120, compartendoli nel modo che dechiarirò a basso, procurando di haverli sufficienti nella loro professione et che non fussino del paese, sotto la carica di cadauno de quali, cioè di quelli che havessero a stare nelle città, fussero assignati 15 scholari ordinarii et altrettanti di rispetto delle genti dell’istesse città che havessero arti o di fauri [?] o di tagliapietra o di muraro, over di marangone, concedendo alli detti 15 scholari ordinarii 1.150 perperi all’anno di salario, che possono essere da 10 ducati in circa di questa moneta, acciò havessero causa di dilettarsi in tal professione, con obligo alli loro capi di tenerli spesso disciplinati et ad essi di obedirli in tutto quello che gli fusse commandato, dipendente però dal carico loro, et non potessero partirsi fuori dell’isola, senza licentia delli rappresentanti. In occasione poi che alcuno delli 15 scholari ordinarii venisse a mancare o per morti o per altra causa, dovesse in suo luoco subintrare uno delli altri 15 di rispetto, che fusse conosciuto il più sufficiente, dovendosi credere, che ogn’uno delli predetti capi in concorrenza si sforzerebbe col spesso essercitio di far riuscire li suoi scholari più valenti, con notabilissimo beneficio publico, perché in ogni città si haveria un buon numero de bombardieri atti a sostener ogni fatica, così nelle fortezze come anco sopra l’armata. Oltra diciò ritrovandosi in quel Regno il numero d’artigliaria che ho detto di sopra et gran quantità di polvere et altri monitioni, c’hanno bisogno di spessa revisione, stimo che sarebbe a proposito che dall’eccellentissimo Collegio fusse ispedito un soggetto di qualità delli colonnelli o governatori stipendiati dalla Serenità vostra, il quale con titolo di revisore de bombardieri, artigliarie et polveri, havesse carico di andar per tutte quelle città et fortezze, osservando se li detti bombardieri fossero esercitati, se le artigliarie fussero tenute ad ordine con li suoi fornimenti et le polveri ben governati, con il qual sprone ogn’uno si risolverebbe di fare il debito suo. Et accioché questo soggetto havesse modo di passar da luoco a luoco senza suo interesse, sarebbe necessario di assignarli, per il tempo che servisse in quel Regno oltre il suo oridnario stipendio ducati 200 all’anno, li quali fossero cavati dalla condanne che vengono fatte dalli proveditore generali et da altri rappresentanti.
La compartita veramente delli antedetti 32 bombardieri si potrebbe fare in questo modo: in Candia 10, alla Canea 6 con li loro capi, nelle fortezze poi di Rethimo et dei scogli doi bombardieri col suo capo, mandando poi nel tempo dell’estate per ogni fortezza 6 delli sopradetti scholari delle città più vicine, con accrescimento alli 150 perperi di quel di più che si suol dare per una paga di soldato al mese, acciò potessero haver modo di vivere. In tutti questi bombardieri et scholari Vostra serenità venirebbe a spendere de 6.000 ducati in circa all’anno et al presente ne spende 5.000 con pochissimo suo servitio. Et perché nelle polveri et salnitri della Serenità vostra si possono commetter molte fraudi, essendo lecito ad ogn’uno di venderne a suo beneplacito, ilche essendo male che si faccia, per diverse cause, giudico che sarebbe buon ispediente, che si come è stato provisto di far vender in quel Regno la polvere delle monitioni per uso de soldati solamente, così hora fusse fatto l’istesso per ogni sorte di persona, perché la polvere che di presente viene venduta da particolari, si può dire che sia quasi tutta della Serenità vostra, peril qual effetto si potrebbe deputare una perosna espressa, alla quale di tempo in tempo fussero consignate dette polveri dalle monitioni et il danaro si mandasse alli clarissimi signori Proveditori sorpa l’artigliarie, acciò di tempo in tempo fusse inviata quella quantità di polvere, che bisognasse, prohibendo poi ad ogni altra persona il poter vender della detta polvere, ilche sarebbe anco con qualche utile della Serenità vostra et de particolari.
Havendo fornito di dire quello che mi è parso a proposito in queste materie de bombardieri, artigliarie et polvere, proseguirò a parlare di quello che mi manca a rappresentarle et particolarmente della cavallaria de feudati, del luoco della Sfacchia, del stato misero di quella contadinanza et di alcune altre poche cose che mi restano, restringendomi in quella maggior brevità che mi sarà possibile.
Mi diede ordine espresso la Serenità vostra per lettere di 10 ottobre 1592, a doverle raccontare quello ch’io stimassi a proposito per regolar la cavallaria de feudati di quel Regno, havendo ella animo di volere in ogni modo fare questa regolatione, mossa principalmente dall’isperienza che si è fatta nel tempo della peste in Candia, di non potersi ricevere alcuna buon servitio da essa cavallaria nel termine ch’ella si trova, si come le fu particolarmente da me all’hora notificato, poiché se bene io mi avicinai doi miglia appresso quella città et mandai fuori per il territorio ordini espressi che tutta la detta cavallaria dovesse venire alla mia obedienza, per potermi valere di essa in quello ch’e’l bisogno havesse ricercato, per diligenza che in ciò da me fusse usata, non fu rimedio di far risolvere quelli feudati a comparir sotto li loro conduttieri, ancorché gl’havessi concesso honesta commodità, da alcuni [?] pochi in poi che vennero, assai mal ad ordini, li quali per quello che osservai nella risegna che feci non arrivavano ad un terzo. Onde fui astretto di condanar gl’innobedienti, si come ne diesi conto a Vostra serenità sotto li 12 agosto 1592. Tra quelli che vennero all’obedienza tenne certo il primo luoco il signor Giovanni Emo, figliolo del clarissimo signor Pietro, soggetto di honoratissime qualità, che si trova in quel Regno al governo delli beni del magnifico signor Vettor Calergi, essendo egli non solo comparso con molta prontezza, una notte che si dubitava dell’armata Turchesca, con li cavalli che haveva obligo di guarnire, ma anco condusse una compagnia di più di 200 huomini eletti, da quali si haverebbe ricevuto utilissimo servitio, se vi fusse stato il bisogno di adoperarli in qualche fattione.
Oltre quanto [?] che le stato raccordato in questa materia da diversi suoi rappresentanti et da me ancora, venirò ad aggiongerle quello che hora mi passa per mente sopra la regolatione della detta cavallaria, acciò posto in consulta insieme con le altre opinioni, possa ella col prudentissimo giudicio suo deliberare poi quello che stimerà esser di maggior suo servitio. Per facilitar dunque questo negotio et per poter sperare di ricever fruttuoso servitio di questa cavallaria, tanto bisognosa in quel Regno, secondo l’intentione di chi prudentissimamente l’introdusse, mia opinione sarebbe che tutti quelli che al presente sono obligati guarnire cavallarie presentassero doi buoni cavalli, si come di presente è l’obligo loro per ogni cavallaria, che è di 6 serventerie, quelli che guarniscono 4 serventarie un solo cavallo, com’è l’ordinario, et quelli poi che guarniscono meno di 3 servantarie si unissero con altri fino alle 3 et così dovessero anco fare tutti quelli che sono obligati a mostrar roncini per guarnisone di carathi mostrando un buon cavallo, che in questo modo si veniriano ad havere da 700 buoni cavalli di lanza, li quali dovessero esser consignati forniti dalli feudati, con l’obligo che sarà da me qui sotto dechiarito, a tanti buoni huomini atti per cavalcarli, li quali havessero ad esser mandati in quel Regno da Vostra serenità, vedendosi chiaramente ch’essi feudati fuggono ad ogni loro potere l’obligo di cavalcare, iscusandosi alcuni con la vecchiezza, altri con le indispositioni et molti col dire apertamente di non esser buoni per questa professione, et in somma quasi tutti con altre impertinenti iscusse, le quali vengono da me per modestia tacciute; et quelli pochi che pure vi sarebbono atti, in tempo di guerra non si potranno havere, perché veniranno impiegati nelli bisogni dell’armata.
Gl’oblighi che dovessero esser imposti alli detti feudati sono questi. Che quelli di ragione de quali fussero li cavalli, che saranno consiganti alli detti huomini per cavalcarli, fussero tenuti di risponder tante biava et tanta paglia all’anno, quanta sarà giugiudicata necessaria per il vivere di ogni cavallo, li quali cavalli havessero ad esser atti di poter servire almeno per lo spatio di 10 anni.
Che per sostentare et mantenere un così buon numero di cavalli fusse instituito un deposito, il quale avesse a servire per aiuto in occasione di mancamento di cavalli, a quelli soldati che convenissero comprarne et però fusse tenuta ogni cavallaria al consignar delli cavalli esborsar anco ducati 20 di questa moneta, che venirebbono ad essere ducati 7.000 in circa, li quali fusseno posti nelle Camere fiscali di quel Regno, con conditione espressa che non potessero esser impiegati in altro che in questo solo servitio.
Fatto questo tutti li feudati havessero ad esser per anni 10 disobligati dal cavalcare, ma non già dal resto dell’obligo che hanno per li feudi che possedono et se bene in questo tempo venisse a morire li cavalli, restassero però liberi d’ogni interesse li detti feudati, con dechiaratione però che passato questo tempo delli anni 10 et essendo conosciuti habili li cavalli, da chi haverà carico di commandarli, dovessero esser admessi a benefitio di quelli che havessero in essi parte, per quel tempo di più che si conservassero buoni, et in caso che li detti cavalli per il tempo antedetto non fussero atti per prestar buon servitio, dovessero esser venduti et posto il tutto di essi nel sudetto deposito et di subito quelli che havessero obligo di guarnire, fussero tenuti di comprare altri cavalli della qualità di sopra dechiarita et di tornar ad esborsare la portione che gli venisse a toccare, per conto delli ducati 20 per il deposito, et di risponder la biava et paglia, com’è sudetto, restando per altri 10 anni disobligati dal cavalcare solamente.
Et perché così come vi sono molti di quelli feudati che sentirebbono questa regolatione, si come io mi son informato, così vi sono anche de gl’altri che non la vorrebbono però quando vi fusse alcuno, che mostrasse buon cavallo da lanza et volesse obligarsi alle fatitoni del cavalcare, gli fusse admesso di poterlo fare, con espressa conditione però che dovesse esser senz’altro tenuto a suplire al suo obligo et che non gli venisse admessa iscusatione, se non più che vera et legitima, assicurandomi io che ogn’uno si risolverebbe più tosto di consignare li cavalli, che cavalcare in persona, tanto hanno in odio quell’obligo.
Alli huomini predetti, che fussero mandati in quel Regno per cavalcare, sentirei che fussi assignato ducati 62 et mezo all’anno di quella moneta, che fanno appunto 50 ducati di questa valuta, per loro pagamento et che fossero ridotti sotto tanti capitani a 50 per compagnia, li quali capitani havessero 25 ducati di stipendio per paga, come hanno quelli che al presente servono in quella Stratthia.
Et quando ad alcun soldato venisse a mancare il suo cavallo, gli fusse dato per poterne comprar un altro 25 ducati del deposito sopranominato et mezo scudo di ogni soldato della sua compagnia, che sarebbono altri scudi 25, a quali aggionti 25 ducati del suo potrebbe ritrovare cavallo sufficiente, massime quando in quel Regno fussero introdotte delle razze, si come dirò poi; et in occasione che’l soldato non havesse in pronto li ducati 25 del suo, gli fussero dati in sovventione delli danari della Serenità vostra, con obligo però di essergli ritenuto un ducato al mese dalle sue paghe, ilche si potria fare senza alcun interesse di lei. Et accioché tutti li sopradetti cavalli potessero esser sempre pronti et ad ordine in ogni fattione che occorresse farsi, giudicarei esser bene che in luoco del proveditore che viene da lei al presente mandato al governo di quella cavallaria, con doi luocotenenti, cavallarizzi, marescalchi, trombetti et altri, che danno di spesa ducati 4.000 in circa all’anno, fussero eletti doi proveditori, cioè uno che havesse a fare la sua residentia nelli territori di Candia et di Sitthia et l’altro nelli territori di Rethimo et della Canea, con un’altra parte, poiché dovendosi credere che tra di essi vi havesse ad essere un’honorata et lodevole concorrenza, si sforzerebbono di tener ben ad ordine le loro bande di cavallaria, che sarebbe tutta pronta ad un suon di trombetta, essendo essa tutta di gente pagata, assuefatta a questo essercitio et pratica del paese; et quando il bisogno lo ricercasse si potrebbe impiegare dove et come paresse al proveditor generale. A quali proveditori fusse assignato di salario 150 ducati al mese per uno, che si caverebbono dal pagamento sudetto del proveditore presente et ministri suoi, de quali non vi sarebbe bisogno, potendosi fare nel modo che si usa in Dalmatia, da che si venirebbe anco ad avanzare qualche centenaro di ducati.
Riformata questa cavallaria nel modo sopradetto, potrà la Serenità vostra allegerirsi della spesa della Strathia, che tiene al presente in quel Regno, nella quale vi può andare da 25.000 ducati et è di 300 cavalli solamente, che con accrescimento di 13.000 ducati in circa venirebbe ad havere un corpo di cavallaria della bontà et qualità predetta, oltreché si potrà sempre servire de gl’huomini nelle città per soldati a piedi et in questo caso tenir 400 fanti di manco per oridnario in quei presidii, poiché vengono da lei pagati, come per deposito, con avanzare 3.000 ducati in circa all’anno, ricercando il pagamento di 400 soldati più di 16.000 ducati pur all’anno.
Et perché si possi esser sicuri di conservare la detta cavallaria in buon stato, credo che la Serenità vostra sarà astretta di pigliare doi deliberationi, l’una di prohibire del tutto l’uso delle mulle in quel Regno, le quali sono in gran parte causa che non vengono allevati cavalli et introdurre delle razze di cavalli, poiché se bene non vi sono commodità di poterne far radunanza di molte insieme, vi sono nondimeno diversi luochi assai commodi per 4, 6, fin 10 cavalle; però sarebbe bene di accommodare, quelli che havessero volontà di tener di dette cavalle, come credo che se ne troveranno diversi, delli danari di Vostra serenità con dargli 50 ducati in circa per ogni cavalla, che si obligassero di tenere per razza, et ducati 120 in circa per ogni stalone, dovendo poi esser restituito questo danaro in quel termine che gli fusse limitato con buone piezarie, et tutti li poledri che nascessero fussero bollati e tenuti per il solo servitio della cavallaria, li quali non potessero esser venduti per più di ducati 100 l’uno con l’assenso delli clarissimi proveditori, né in altro modo vedo che la detta cavallaria si possa sostentare, per le molte difficoltà et pericoli, oltre l’eccessive spese, che andarebbono in condur cavalli da altri parti, da che principalmente nasce che delli 300 cavalli pagati di quella Strathia ne vengono a mancare diversi, per non se ne ritrovare nell’isola da rimettere in luoco di quelli che vanno mancando, onde la detta Strathia in poco tempo venirà a restare assai debilitata et forse anco annchilata, non essendo servitio della Serenità vostra li rimetter roncini, de quali però se ne potrà sempre havere in quel Regno un buon numero, venendo tenuti da persone che non possono far di meno di haverli. Né debbo lasciar di dire, che quando essa Strathia arrivò in quel Regno, comparsero li soldati tutti disarmati fuorché di lanza, la quale però havevano anco di cattiva qualità, si come all’hora ne diedi conto alla Serenità vostra et per poter essequire la commissione che tenevo da lei, di far alloggiare in campagna essa Stathia, le raccordai anco il bisogno che si haveva di legnami, per far alloggiamenti et per poter continuare a far li mantelletti per l’artigliaria, et diversi altre cose necessarie, li quali legnami non mi furono mai mandati, ma però a parte di questi bisogni potrà esser provisto dall’illustrissimo mio successore, con quelli legnami che gli furono inviati ultimamente, dal quale può esser certa la Serenità vostra di ricevere buonissimo servitio in ogni occasione che si possa appresentare, essendo diligentissimo et prudentissimo et pieno di buona volontà; et sarà ben fatto che di tempo in tempo gli siano sumministrate tutte quelle cose che saranno da Sua signoria illustrissima ricercate perli bisogni di quel Regno et hora principalmente legnami di ogni sorte, essendo sempre bene che ve ne siano d’avantagio, trave et ruode per l’artigliaria, armizi, remi, stoppe, canevazze et diverse altre cose che sono necessarie quando venisse occasione di armare tutte quelle galee o parte di essi, si come dirò più particolarmente quando sarò ricercato, essendo stata consumata et consumandosene tuttavia buona parte di dette robbe, che venivano preservate dalle 10 galee armate in esso Regno et sarà anco buona cosa mandargli denari, così per pagamento di militia, come per dare qualche quantità di paghe alle dette galee, che ne vanno creditrici di molte, si come ho detto di sopra, acciò quelle ciurme vengano a ricevere qualche consolatione. Et con tutto ch’io habbia havuto questo mancamento di legnami, non son restato però di tener detta Strathia fuori delle città in campagna, nel modo che mi è parso a proposito, cambiando anco le compagnie da luoco a luoco, dove si è potuto farlo, acciò li soldati si facessero tanto più pratichi delli siti del paese. Al governo di detta cavallaria et così anco di quella de feudati è stato il clarissimo signor Marc’Antonio Veniero, il quale con ogni suo spirito ha sempre invigilato nel tenerla essercitata et nel mantenerla ad ordine di buoni cavalli, con notabilissimo servitio delle cose della Serenità vostra et con sua molta fatica e travaglio; il qual clarissimo Veniero, essendosi posto in viaggio per venirsene alla Patria, dopo haverla servita così lungamente et con tanto beneficio publico, ha convenuto fermarsi a Corfù, per essergli sopragionta una grave indispositione, dalla quale piaccia a Sua divina maestà di liberarlo in bene, ilche si deve certo grandemente desiderare per essere questo signore [?] molto fruttuoso nel servitio della Serenità vostra et prudentissimo et compitissimo quanto si possa dire. È successo ad esso clarissimo Veniero nel governo della medesima cavallaria il clarissimo signor Andrea Gabrieli [?], dal quale sarà la Serenità vostra benissimo servita, per esser gentilhuomo molto prudente et honorato, et stimato et amato da ogn’uno, et che drizza tutte le sue attioni a servitio publico, si come ha sempre fatto in tutti gl’altri carichi nelli quali è stato da lei adoperato, con sua grandissima laude.
Né mi restando che altro dire sopra la detta cavallaria, venirò a parlare del luoco della Sfacchia, si come ha già promesso di voler fare. È questo luoco posto nel territorio della Canea et ha sotto di sé 10 casali, nelli quali pososno essere da 600 case in circa et da 2.500 anime, delle quali circa 700 sono da fatti et di questi 500 descritti nelle ordinanze. Gl’habitanti in questo luoco sono chiamati Pateri et sono tutti privilegiati et essenti da ogni fattione personale, come quelli che si tengono discesi dalle 12 famiglie romane mandate anticamente per coloni da Constantinopoli, sono per il più huomini bellicosi, et assuefatti a tirar d’arco et ad adoperare l’archibuso. Vivono molti di loro non solo inquieti tra essi medesimi, ma conservando un’odio quasi naturale con la famiglia Papadopulla, contraria alla loro fattione, numerosa di gente et privilegiata anch’essa, vengono ben spesso alle mani fra di loro.
Habitano questi Papadopulli vicino alli detti Pateri, ma però la più parte sotto’l territorio di Rethimo suo confinante, et per esser invecchiate le dette inimicitie con alcun rimedio fin hora non vi è stato mezzo di estinguerle, onde commettono spesse volte et dall’una et dall’altra parte latrocinii, homicidii et molti assassinamenti et con tutto che venghino banditi et condennati dalla giustitia, nondimeno servendosi essi della commodità del sito, che è montuoso et aspro, et del favore che si prestano l’uno all’altro, vivono sicurissimi, non potendo essi con le forze ordinarie dei magistrati esser presi et puniti, nel modo che sarebbe bisogno di fare, anzi vivendo così licentiosamente, ardiscono, già che sono divenuti cattivi, come essi medesimi dicono, d’inferir diversi danni alli territorii vicini, rubbando animali et altro, parendo in un certo modo che queste due proli habbino diviso il Regno fra di loro, andando l’una, che è la Patera, a danni delle parti dell’Arnà et Sellino territorio della Canea, et la Papadopulla a danni del territorio di Rethimo, passando fino nella Messarea, distretto di Candia, et in questa maniera vanno perturbando la quiete de buoni, con mormorationi et danno universale. Io havendo nel principio di questa mia seconda provedaria havuto molti richiami delli rubbamenti et depredationi che venivano fatte da queste genti et conoscendo haver bisogno questi loro eccessi di estraordinaria provisione, poiché l’auttorità ordinaria non basta a fare quanto sarebbe necessario, per sollevatione di tanti che dalle male operationi di costoro vengono esterminati, mi risolsi si rappresentare il tutto alla Serenità vostra con mie lettere di 10 agosto 1591, ricercandole quell’ordine che alla sua somma prudenza fusse parso bene di dami, ma però non ne habbi mai risposta alcuna; con tutto ciò non ho mancato di poner ogni cura per haver li delinquenti nelle mani, acciò castigandoli si raffrenassero gl’altri, con tutto questo non ho potuto far tanto che basti. Io mi lasciai intendere, mentre [?] mi recavo alla visita del territorio della Canea, di voler fare galgiarde dimostrationi contra questi tali, la qual voce essendo pervenuta a loro notitia, mi fecero sapere diversi che volontatiamente sarebbono venuti a sottomettersi all’obedienza, si come fecero li capi della famiglia Patera, non essendo tutti di questa prole huomini di mala vita, li quali mi dissero che si volevano far conoscer per buoni sudditi et così si risolsero di presentarmi alcuni de gl’inobedienti et di quelli che havevano commesso qualche diletto, supplicandomi però instantissimamente a non volergli levare la vita, nel che giudicai esser bene di compiacerli, condenandoli però alla galea; la qual attione pose in grandissimo spavendo tutti gl’altri et in ogn’uno naque molta meraviglia, che gente così fiera et avezza a vivere a modo suo, fusse condesesa a dare li suoi medesimi nelle mani della giustitia, mostrando in questo modo non solo chiaro segno d’inobedienza et di timore, ma anco desiderio di quiete. Tra queste famiglie io feci nascer pace et riconciliatione alla mia presentia et volsi sapere la causa perché erano vissute [?] così desolutamente. Mi fu da alcuni detto alla libera ch’essi erano tristi più per causa del mal governo che per propria natura loro, facendomi anco ciò sapere per una scrittura, che mi presentarono, et ricercandomi a dover in nome loro supplicare la Serenità vostra, che si contenti mandare al governo di essi un nobile eletto dall’illustrissimo Gran consiglio, con auttorità di far sangue et di castigare li tristi nel modo che ricercasse la giustitia, assicurandosi che con questo mezo si venirebbe a conservar li buoni et a far riuscir simili tutti gl’altri, si come meglio resterà ella informata per la lettura della medesima supplicatine la quale non mi è parso esser fuori di proposito di poner qui dietro, acciò sia intesa dalla Serenità vostra.
Scrittura a di 4 giugno 1593 alla Canea all’illustrissimo signor Zuanne Mocenigo Proveditor general nel Regno di Candia, da diversi Sfacchiotti delle proli Patera et Papadopulli.
Già che l’Eccellenza vostta illustrissima ha per sua beniginità interposto l’auttorità Sua nella riconciliatione seguita tra noi Pateri et Papadopulli, humilissimi suoi servitori et per sua gratia ancora ci ha dato intentione di haver la protettione nostra, mentre osservando la pace giurata nelle sue mani si mostreremo, come dovemo, obedienti servi et sudditi al nostro Serenissimo principe et natural signore, dando nelle mani de gl’eccellentissimi signori generali, che per tempo saranno in questo Regno, li malfattori et in absentia loro a gl’altri illustrissimi et clarissimi rappresentanti di Sua serenità; prendemo ardire di riverentemente comparer a piedi suoi et supplicarli, che con la sua prudenza vada considerando, se mentre [?] siamo commandati da proveditori di così poca auttorità et che alle volte sono anco di poca stima, essendo così lontani dalle città et in siti forti, potemo non immediate presentar li rei nelle forze della giustitia, poiché innanzi che venga ordine dall’illustrissimo Reggimento di Candia, hanno commodità di salvarsi et passare le prime furie, non essendovi che li perseguiti, né giudice, che si curi o possi haverli nelle mani, stanno nelle case loro et si mettono con gl’altri malfattori et banditi et si fanno così forti che difficilmente noi [?], poi che desideriam la pace et la quiete et di spender le proprie vite in servitio di questa Serenissima republica, nonché di mostrarsi fedeli, li potemo ritenersi. Di maniera che quando la giudicasse che fusse di servitio publico, come saria in effeto, essendovi pochi, se ben habbiamo tutti fama di esser inobedienti, che voglino star in contumacia della giustitia; con humil supplicationi ricercamo che ci sia procurato un proveditore da Sua serenità, con auttorità suprema sopra di noi, che stia alla Sfachia, overo a Francocastelo, affinché subito possi dar quelle pene alli tristi, che li delitti loro ricercassero, perché si come sa Vostra serenità illustrissima, Sua serenità potrà esser certa di haver più obedienza di noi, che per tema della vita et della robba, sopra li quali sarà fatta immediate l’essecutione, se le mostraremo più obedienti noi, che altri sudditi. Et si come buona parte di noi Papadopulli, cioè quelli delli casali Pathianò et Gognà, per esser in questo territorio della Canea, siamo sottoposti al proveditor della Sfacchia, così non saria se non bene, quando Sua serenità restasse servita, di mandar questo proveditore di sottoponer anco alla sua giurisdittione il resto di noi Papadopulli che habitamo nelli casali Capsodassi, Scalotti, Argalé, Rodachinò, Finichià et Seglia territorio di Rethimo, perché confinando con la Sfacchia potremo facilmente esser sufragati nelle occorrenze nostre dalla giustitia et esser anco puniti, quando falleremo, et a questo modo essendovi chi faccia ragione a chi la ricercherà et sarà offeso, non procurerà di farsela da sé, ilche habbiamo voluto riverentemente dire a Vostra signoria illustrissima, affinché ella possi esser sicura del desiderio che havemo di viver con quella pace, che con più fondamento di doverla osservare che mai habbiamo fatto al presente, così per inclination naturale nelli buoni, come in tutti per la tema della giustitia, che Vostra signoria illustrissima essercita verso tutti et alla sua buona gratia humilmente si raccomandiamo.
Io Serenissimo prencipe illustrissimi et eccellentissimi signori, considerando non solo il valore di queste genti della Sfacchia nell’armi, ma anco sapendo che in quel luoco si trova una gran parte di persone da bene, che attendono alli loro essercitii et all’affaticarsi nell’arti di marinaro, calafatto, marangoni, cavapegola et taglia legnami dalli boschi ivi vicini, fabricando anco alle volte galeoni, et altri vassellotti, le quali persone desiderano di poter viver quietamente et conoscendo quanto servitio ne riceva et ne possi ricever in ogni tempo tutto quel Regno da questa sorte di gente et il maleficio che causano gl’inobedienti, con poca riputatione publica, poiché si vede non poterli domare et sottomettere, se non si viene ad una violenta deliberatione, la quale servirebbe anch’essa solamente a tempo, si come l’hanno dimostrato più d’una volta gli successi [?] passati, sapendo anco che la causa di questi loro eccessi procede in effetto in gran parte dal cattivo governo che hanno al presente, riducendosi tal volta quelli proveditori in termine tale, che convengono giudicar li rubbamenti per via civile, trattati innanzi di loro come differenze de negotii et mercantie, contizando et dimandando reffatione [?] l’uno all’altro di quello che si hanno rubbato di più; et oltre di questo stimando io anche cosa importantissima il travaglio che questi tali apportano in diversi modi alli rappresentanti di Vostra serenità, navigando con barche et legni armati et depredando et rubbando tutto quello che possono trovare, si come nel mio partir da quel Regno fu detto esser successo, che una barca armata di questi tali sia passata a Scarpanto, luoco del Signor turco et habbia ammazzato quell’emino, levandogli tutti li denari, ilche se sarà stato vero ne havarà ella havuto aviso dall’illustrissimo mio successore. Convegno affirmare alla Serenità vostra, che l’unico rimedio per levare la causa di tanti mali et per provedere che quelle genti si riduchino all’obedienza della giustitia et a viver in pacifica quiete, sia a risolversi di mandare in quel luoco un proveditore eletto di qua, come essi appunto ricercano per l’anteletta scrittura, il qual proveditore havendo auttorità et modo di proceder a pena capitale, si deve tener per fermo, che non solo si faria temer da ogn’uno, ma in breve tempo si estingueriano li cattivi et il luoco resteria purgato da tante scelleragioni, né in altro modo io trovo potersi domare questa gente et da essa cavarne servitio. Al detto proveditore non solo saria necessario di dar l’auttorità sopradetta nel luoco della Sfacchia, ma che si estendesse anco sopra gl’habitanti nelli 9 casali, che hora sono sottoposti al territorio di Rethimo, vicini al castello della Sfacchia, gl’habitanti de quali sono tutti della prole Papadopulli, si come grandemente desiderano quelli di Rethimo et della Canea, per esser di continuo fatte infinite rubbarie et per esser luntani dalla città. Et accioché il detto proveditore potesse stare con quella riputatione che si conviene a rappresentante publico, saria a proposito di assignargli un corpo di soldati, levandoli da quelle piazze del Regno, né perciò si venirebbe a diminuire quei presidii, perché tenendo Vostra serenità la maggior parte di quella militia per solo deposito, tanto se ne può servire in un luoco quanto in un altro, et in quel luoco riuscirebbono fruttuosissimi, poiché venirebbono a servire per freno di quelle genti et a tenerle in obedienza et in timore. Et in ogni occasione ché si rappresentasse si potrebbe valersi delli detti soldati in ogn’altro luoco dove vi fusse bisogno.
Et accioché Vostra serenità non venisse a sentire molto interesse nel salario del detto proveditore, si potrebbe appresso li 30 ducati che guadagnano al mese quelli che vi vengono al presente mandati, et appresso altri 10 che si caveriano da alcuni pochi datii, assignandoli altri 40 ducati, che in tutto sarebbono 80, salario che si suol dare alli proveditori da lei mandati nelle fortezze de scogli. Et per dare a quei popoli maggior commodità, saria buona cosa a dar obligo al detto proveditore di fare la sua residenza parte del tempo nel luoco proprio della Sfacchia et parte a Francocastello, 4 o 5 miglia lontano, ilché si potrà fare facilissimamente.
Poiché mi trovo haver detto quanto mi occorreva del luoco della Sfacchia, continuerò a ragionare de gl’aggravii della contadinanza di quel Regno et di alcune altri cose che mi restano a rappesentarle. Sono in effetto quelli contadini molto oppressi et aggravati, per gli oblighi che hanno con il publico et con particolari, poiché quanto al publico, convengono essi fare ogni anno la loro angaria alle fabriche, che dura giorni 6 et tanto più quanto importa il tempo che spendono nel venire alle città et nel ritorno alli loro casali, et oltre di ciò restano anco sottoposti al servitio della galea, quando gli viene a toccar la sorte. Quelli che personalmente non vogliono fare la detta angaria pagano 8 perperi, che sono 3 lire e meza, le quali se non hanno così pronte, convengono trovarle dalli loro cavallieri, promettendo di dargli nel tempo delli raccolti tanta robba in cambio del danaro, valuta da loro la mità manco di quello che realmente vale. Per causa di queste angarie si eleggono ogni doi anni essattori, che hanno carico di far andar essi contadini a lavorare alle dette fabriche et di riscuoter il danaro da quelli che sono debitori delle angarie scorse, li quali essattori et li loro officiali, scrivani et altri ministri et li castellani ancora, che tutti convengono in ciò adoperarsi, non mancano di fare la parte loro a danno della povera contadinanza, con pegnorare li debitori, levandogli quel poco di buono che hanno nelle case loro, et vendendolo, poi quando si trova alcuna cosa che faccia per loro la comprano sottomano [?] per se stessi a prezzi bassi et si fanno dar anco presenti et altri mangiarie con finta d’iscusarli et di accommodar le loro partite nelli libri. Onde per provedere a questi disordini, saria ben fatto di liberare quella contadinanza da questa sorte di persone et che solamente Vostra serenità si potesse servire di quelle genti nelle fabriche et in altre occorrenze, quando il bsiogno lo ricercasse. Ma molto più senza comparatione riescono moleste et insopportabili a detti contadini le gravezze et strussii, che gli vengono usati da parte delli loro cavallieri, scrivani, fattori et affittuali, le quali gravezze essendo in numero infinite, rendono miserabilissimo il stato di essi contadini, si come mi son compitamente certificato per via dell’inquisitioni, che ho essercitata di ordine della Serenità vostra et particolarmente nel territorio della Canea, dove non era stata fatta dall’illustrissimo signor Proveditor general Giustiniano mio precessore, per mancamento di tempo, havendo Sua serenità illustrissima atteso a farla nelli territorii di Candia et di Sitthia, con notabilissimo beneficio di quelle povere genti; del qual illustrissimo mio successore non dirò altro alla Serenità vostra essendo stato da lei benissimo conosciuto il suo gran merito et le sue rarissime conditioni, havendone dato così chiaro testimonio ad ogn’uno, con haverlo honorato della dignità di procuratore molto ben meritata da Sua signoria illustrissima.
Con tutto ch’io habbia scoperto grandissimo timore nei contadini, nel palesare li loro aggravii, per la paura che hanno delli cavalieri, nondimeno ho trovato ch’essi cavalieri affittuali et altri si possono chiamare patroni della robba et della vita de contadini, poiché quanto alla robba la maggior parte viene da loro assorbita per diverse vie.
Usano alcuni di consignar parte delli terreni da seminare alli detti contadini o buoni o mediocri, secondo la qualità dei luochi, et parte in monti aspri et inculti, et molte volte non conosciuti, per li quali però tutti convenendo pagar li contadini la terzaria, occorre ben spesso che tutta la rendita del seminato non supplisce al pagamento di detta terzaria. Se accade che nelli terreni buoni venga fatto alcun miglioramento, diverse volte o gli viene innalzata la terzaria o levati li terreni istessi, dandogliene de gl’altri peggiori, et così viene continuato per sempre, né il contadino osa di contradire a questo per non esser scacciato di dove è nato et allevato.
Havendo olivari o vigne gl’impongono alcuni giornalmente tante gravezze e tante mangiarie, che’l povero contadino non può sentire beneficio alcuno delle sue fatiche, il medesimo gli vien fatto anche nelli pagamenti delli pascoli, quando si trova haver animali. Pagano molti alli contadini il vino avanti tratto a ragioni di un perpero, che sono otto soldi, et qualche volta meno il mistacchio, ch’è un secchio, di questi, il qual mistacchio, pochi giorni dopo scosso lo dispensano alli medesimi contadini, con patto di haverne 4 alle vendemmie, valutando il suo a ragione di perperi 4 et quello de contadini un perpero solamente, ritornano a dar poi questi 4 mistacchi per haverne 16, talche con un solo perpero in capo di doi anni riscuotono 16 mistachi di vino, che a ragione di perperi 4 il mistacchio, vagliono perperi 64, il qual utile et guadagno gli va tanto maggioromente crescendo quanto che vanno essi [?] in questo modo continuando. Alcuni pagano il formento a perperi 5 et 6 la misura, che è come una di queste quarte, avanti tratto et lo dispensano poi a ragione di perperi 12, con farsi dare 12 mistacchi di vino, pure ad un perpero il mistacchio, da essi venduto per 4, come ho detto di sopra. Onde nel termine di doi anni, dispendando a questo modo la robba, li perperi 5 o 6 diventano 48. Vi sono di quelli che valutano l’orzo 2 perperi et mezo la misura et nel tempo poi dell’inverno lo danno in credenza per haverne 6, overo tanti mistacchi di vino per ogni misura.
Danno alcuni un cecchino per haver 5 misure di formento in capo di 3 o 4 mesi et havutolo lo dispensano poi per haver una botte di vino di 48 mistacchi. Onde nel termine sopradetto un cecchino si converte in 8, essendo venduto il vino a perpero 4 il mistacchio. Per doi mistacchi di vino vi sono diversi che vogliono una misura di formento, la quale dispensano poi per haver 2 mistacchi d’oglio, che vale perpero 10 il mistacchio et così rinovando l’investita, nel termine delli detti doi anni li 2 perperi diventano 20. Nelli mesi di febraro, marzo et aprile danno alcuni doi misure di grano, per haverne poi 3 li sussequenti mesi di maggio et giugno, tempo della raccolta, et altri di una sola misura ne vogliono doi. Né contenti di questo, molti sono che commettono anche fraudi nelle misure, dispensando la robba con le scarse et rivendendola con le ingorde. Oltre di ciò usano li medesimi traffichi nelli formaggi et in somma in tutto quello che viene prodotto dalla terra, facendo restare quelli poveri contadini miseri et mendichi. Gli prohibiscono fino di poter contrattare mercato delle robbe sue proprie con altri che con loro, né meno vogliono che prendino denari per sovvenirsi, obligando il contadino, quando gl’avanza qualche cosa da vendere, di darle a loro istessi, la quale anco qualche volta gli viene levata con cambio di cattivi et con diversi altri modi indiretti. Le gravezze poi che molti impongono sopra le persone di questi meschini, sono anch’esse insopportabili, adoperandoli alcuni nelle servitù personali quasi tutto’l tempo dell’anno con li loro animali, oltre quelle alle quali sono oligati, senza alcun pagamento, et con minaccie et battiture li fanno alcuna volta caminare 25, 30 et fin 40 miglia senza dargli altro che doi soli pani da mangiare. Non lasciano che si possano applicare nelle facende proprie, mentre durano le loro. Con severità grandissima si fanno pagare li loro crediti et diverse volte gli ne accrescono senza ragioni et se non vengono integralmente sodisfatti ogn’anno per la povertà de contadini, si fanno dar novo 3 misure per 2 et anco 4 per 2 quanto al grano et per ogni mistachio di vino 4, overo tirrano in danari questi loro crediti, appretiando il formento da essi pagato perpero 6 per perperi 12, la misura et il vino havuto per un perpero perperi 4 il mistacchio, facendo nota di questi pretii per haver altra robba a buon mercato, si come fanno anco delli danari et altro che danno effettualemnte a contadini. Usano molti di fare le essecutioni dei crediti di propria auttorità con far publicar proclami nelli loro casali di suo humore da soldati o altri, dando ad intendere che siano persone publiche, et finalmente gl’usano tante mangiarie et tanti mali trattamenti, ch’io certo confesso di non sapere come possino vivere; et tutto questo ch’io le ho rappresentato si vede chiaro nelli processi da me fatti formare nell’inquisitione.
È divenuto tanto familiare fra di loro il trafficare, con gl’antedetti modi illeciti, che non solo non lo tengono per peccato, parlando però di quelli che lo fanno, che non tutti sono di così cattiva sorte, trovandosi pure alcuna persona di buona conscienza, com’è in particolare il signor Marc Antonio Viaro [?] gentilhuomo di gran bontà et di gran honore, che difficilmente possono sopportare il castigo che gli vien dato, quando la giustitia è fatta consapevole di simili mensfatti.
Da questo abbuso, oltre gl’altri mali che ne seguono, questo certo è degno di molta consideratione, che trovandosi alcuno havere 30 o 40 ducati tirrato dalla certa speranza del guadagno, non cura d’affaticarsi nel suo proprio mestiero, si come particolarmente vanno facendo molti marinari. Et ritornando a parlare della povera contadinanza, dico ch’essa si trova in così cattivo stato, che certo non può esser peggiore. Onde si lasciano alcuni uscir di bocca alle volte: che fanno li Turchi che non vengono, si come mi è stato affirmato da persone degne di fede, tenendo essi che sotto l’Imperio Turchesco non havessero ad esser peggio trattati, anzi con la mutatione delle cose spereriano di poter migliorar stato in qualche parte, da che si può pensare quanto grande debba esser l’odio che portano a molti delli loro cavalieri et si può dubitare ch’anco verso Vostra serenità, continuando le cose in questa maniera, non si vada diminuendo l’affetto et la fedeltà, et in luoco di haverli favorevoli et di servirsi di essi, potrebbono coll’occasione voltar le armi contra li detti cavalieri et vendicarsi delle ingiurie ricevute.
S’iscusano alcuni di essi cavalieri col dire di affittar li loro casali, si come in effetto molti fanno, ma però non resta ch’essi non siano consapevoli di queste estorsioni usate da loro affittuali, le quali vengono da essi admessi, per poter conseguire tanto maggior utile nelle dette affittanze. Io havendo havuto quella consideratione che dovevo sopra quanto mi fu ordinato nella mia commissione dalla Serenità vostra, con parole espresse piene di molta efficaccia, che dovessi inquerire contra gl’oppressori di quella contadinanza, con devenire a quel castigo, del quale fussero da me conosciuti meritevoli, aggiongendomi anco di far osservare gl’ordini dell’illustrissimo signor Proveditor generale Foscarini et ad essi aggiongerne de gl’altri, nel modo che mi fusse parso a proposito, li quali ordini non ho mancato di far osservare come dovevo; et piacesse a Dio, che fussero essequiti sempre così come sono prudentissimi et veramente a proposito, per rimedio di molti abbusi che si trovano in quel Regno, che sono stati benissimo conosciuti da quel savio signor, il nome del quale viene tenuto in esso Regno, in quell’honorata stima che si conviene al suo gran merito, et havendo ritrovato nell’inquisitione tutto quello che ha inteso Vostra serenità et molte altre cose ancora, oltre alla pena che ho dato a quelli che hanno commesso simili aggravii con bandi, relegationi et condanne in danari et in altro modo, facendo riffre li contadini in danari et in altro modo, facendo riffare li contadini in contanti di tutto quello che indebitamente gl’era stato tolto, liberandoli dalle angarie, così delle persone come delli animali, chi in vita et chi a tempo, secondo che conoscevo ch’erano stati mal trattati, ilche apportò grandissima consolatione et a gl’istessi contadini et ad altre persone da bene di altra conditione; son stato posto in necessità di formare et far publicare alcuni novi ordini per sollevatione della giustitia et di quella povera contadinanza, li quali ordini disegnavo di presentare alla Serenità vostra, acciò quando le fusse parso bene, ella si havesse degnata di confirmarli con questo eccellentissimo Senato, ma essendosi doluti parte di quelli nobili et feudati di alcuni di essi, con presentarmi una scrittura et con farmi esponere le loro ragioni, le quali furono da me cortesemente udite, procurai di dargli quella sodisfattione che puotei [?] per giustitia, si come si vede per la regolatione da me fatta alli detti ordini, et così mostroron all’hora di restar sodisfatti, di poi non so de che spirito mossi hanno deliberato nel loro consiglio di far comparire inanzi Vostra serenità un loro commesso, per ricercare la suspensione di detti ordini, sopra di che non mi pare di dirle altro per hora, se non affirmarle sincerissimamente ch’io mi son sforzato di far quello che si conveniva per giustitia, secondo la pia mente di questa serenissima Republica, che vuole che tutti li suoi sudditi siano ben trattati. Quando poi comparisse il detto commesso, all’hora farò sapere alla Serenità vostra quello che mi parerà a proposito in questa materia. Credami certo Vostra serenità et le Signorie vostre illustrissime et eccellentissime, che non è possibile far tanto che basti per estinguere le pessime introduttioni dette di sopra da quel Regno, se da lei non viene presa qualche buona risolutione, le quale considerandosi il sito dove è posto esso Regno, li pericoli che gli soprastanno, di chi si ha da temere et quanto importi al Stato suo et a tutta la christianità insieme la conservatione o perdita di esso, saprà ella colla sua prudenza benissimo ritrovare, procurando massime di rimover la causa dell’odio et far vivere quanto più sia possibile consolatala predetta contadinanza, né io lascierò di raccordarle quello che le ho rappresentato ancora, seben pare che non sodisfaccia ad alcuni, stimando io veramente che non vi possi esser miglior rimedio. Quest’è di livellare li terreni, casali et altro che hora tengono et che teniranno per l’avvenire, li contadini, statuendo così gl’oblighi, che conveniranno essi havere, come li beneficii che doveranno sentire li cavallieri, nel che havendosi quelle consideratione che si doverà havere a tutte le cose, si potrà procurare di dar ogni ragionevole avantagio ad essi cavalieri, per farli restar contenti, quando però non si volessero partitre dal giusto et dall’honesto, et li contadini quando fussino certi, che non gl’havessi ad essere ogni giorno alterati et accresciuti gl’oblighi, che una sol volta se gli dessero, et di non perdere le loro fatiche, né che gl’havessero a causare maggiori gravezze, si adopereriano in modo tale che non solo essi medesimo sentiriano commodo et beneficio dall’augumento et miglioramento delle terre, ma anco tutto quel Regno in univarsale si renderebbe abboundante di molte vettovaglie, delle quali patissi al presente et particolarmente di biave, senza che si convenisse aspettarle da paesi de nemici, over in occorrenza di urgente bisogno esser Vostra serenità astretta di sumministrarne da paesi lontani, con diversi risichi et pericoli; et nel modo antedetto in pochi anni quell’isola produrebbe senza comparatione assai più di quello che fa al presente et li cavallari sariano sempre certi et sicuri di riscuote integralmente le loro entrate, ilche dicono non poter fare al presente, ancorché usino quei termini che sono stati intesi da lei, né haveriano occasione di metter nove gravezze et di far tante violenze et usure, onde l’una et l’altra parte venirebbe a viver quietamente senza odii et rancori. Et questo ch’io le dico viene dall’istesso effetto comprobato, poiché chiaramente si scopre che nelli casali, dove sono beni livellati, li contadini vinvono consolatissimi et in libertà, migliorando li loro terreni con far fossi, arzeni, piantar arbori et diverse altre buone opere et appunto questi tali sono li contadini più obedienti alli servitii di Vostra serenità, non solo nelle fabriche, ma anco nel servitio della galea, non essendosi veduto che questa sorte di contadini fugge alle montagne nell’occasione di convenir lasciar i loro livelli et fatiche in pericolo di perdita, perilche si contentano più tosto di sopportare ogni angaria; et l’istesso regionevolmente si deve credere che fariano tutti gl’altri, quando fussero regolate le cose in questo modo, con notabilissimo beneficio publico, perché trovandosi li contadini sollevati da tanti oppressori et ben trattati et facendo qualche poco di pecchio [?] da poter vivere con le loro brigate, haveriano ad esser per l'interesse proprio più fedeli et più pronti ad adoperarsi in ogni occasione. Contra di questo non possono dir altro quelli cavallieri, se non che gli sono stati donati da lei quelli beni liberi et non vogliono considerare, che ciò è stato fatto con fermo pensiero, che anco li contadini fussero ben trattati et non della maniera che di presente li trattano. Onde eccedendo essi [?] li termini della ragione et della charità, non è cosa ingiusta a ponerli freno. Né creda certo Vostra serenità che stare sempre sul castigo delli tristi sia il vero rimedio, percioché in fine tutte le cose si accommodano et se bene ne vengono molti banditi, nondimeno con facilità grandissima se ne ritornano a casa in poco tempo, o con rialditori o con tramute o con salvicondotti, che ottengono passando in Constantinopoli, ilche causa anco che li poveri non osano di esponere liberamente li loro aggravii, sapendo di dover esser presto sottoposti alle medesime et forse peggiori estorsioni. Et con questa facilità di liberarsi, molti vi sono che restano absenti, sicuri con li mezi sudetti, overo con laude di capellani, papati et schole di haver più avantagio per la loro presta ispeditione, si come ben spesso si vedono di questi casi, essendo assolti in questa maniera fino quelli che sono castigati dalli proveditori generali, con poca dignità di quel magistrato; et però la giustitia criminale a questi tempi viene poco temuta in quel Regno, facendosi lecito uno che habbi il modo di commetter ogni sceleragine, essendo certo di tornare a casa in capo di un anno alla più longa, habbi o non habbia la pace.
Le cattive operationi, che ho narrate innanzi, procedino tutte da una poca charità et da un poco timore del Signor Dio et dalla poca stima che viene fatta in quel Regno della religione da ogni qualità di persone, tanto del rito Greco quanto del Latino, mi fanno grandemente dubitare che la Divina maestà si adiri contra esso Regno, più di quello che ha fatto ultimamente, mandando la peste nella città di Candia. Il Greco resta senza capo et li papati delli casali particolarmente, in luoco di prohibir le usure le essercitano essi medesimi apertamente et ardiscono di fare tutto quello che gli viene sumministrato dalla loro crassa ignoranza, disfacendo matrimonii per ogni lieve causa, sposando doi volte gl’huomini et le donne, se ben vivono le prime mogli et li primi mariti, confessando unitamente il marito et la moglie, et quello ch'é peggio et che fa stuppire ogni uno, è che si è trovato uno di quelli papati, che in occasione di portare il Santissimo sacramento ad un infermo lo pose in un sacchetto, come sogliono fare tutti gl’altri, et senza alcun segno di riverenza, si transferì alla casa dell’ammalato, il quale havendo ritrovato in termine tale che non poteva per all’hora communicarsi, si risolse di lasciar in casa sua il Santissimo sacramento, dove fu tenuto da 10 giorni senza alcuna custodia, ordinando che quando l’inferno stesse meglio, fusse mandato a chiamare da christiano, che pochissimi sono quelli contadini che sappino farsi le croce [?] non che dire alcuna oratione et rare anco sono le case nelle quali si ritrovi immagino di Nostro signore di nostra Donna o di alcun Santo, ilche tutto nasce per l’ignoranza delli detti papati, che non hanno capo superiore che possi corregger li loro errori et castigarli di quel modo che bisognerebbe, non essendo essi neanche sottoposti alli prelati Latini. Del rito Latino poi, s’io voglio dire il vero, convengo affirmarle che le cose non passano di quel modo che si convenirebbe, percioche oltre che nelle città vi sono diversi disordini, quello che è di maggior consideratione, di 9 vescovati che si trovano in quel Regno, de 3 in poi, cioè quelli di Candia, Rethimo et Canea, tutti gli restanti vengono malissimo tenuti, non vi essendo appena le chiese, le quali vengono malissimo governate senza capellani, né altri che habbino cura delle anime. Io certo sento grandissimo travaglio a dover parlare in questo luoco di cose così dispiacevoli, ma per debito del carico mio non posso far di meno che rappresentare il tutto alla Serenità vostra. Quali poi potesse essere il modo per rimediare a tanti disordini, credo che quanto al clero Greco fusse bene d’introdurre di mandar in quel Regno un vescovo dell’istesso rito, che fusse persona dotta et di buona vita et confidente anco della Serenità vostra, che non havesse dipendenza dal Patriarca di Constantinopoli; il qual vescovo, quando ella non volesse per qualche ragionevole causa, che havesse per sempre ferma habitatione in esso Regno, si potria limitargli qualche tempo conveniente ogni 4 o 5 anni almeno, dovendo esser tenuto di andar per tutti li luochi di quell’isola, rivedendo et regolando le cose in qualche buon termine, così per honore del Signor Dio, come per beneficio universale di quei popoli.
Et perché nella detta isola vi sono diversi monasterii de calogeri commodi et ricchi, sentirei che di essi di cavasse qualche trattenimento a questo prelato, il quale passasse per via di Camera et lo havesse a riconoscere dalla Serenità vostra, a quali monasterii tanto più largamente si potrebbe imponer questo poco peso, quanto che essi non pagano alcuna decima, come fa il clero Latino. Et dal detto prelato in occasione di guerra, mi rendo sicuro che venirebbe [?] a riccevere notabilissimo servitio coll’eccitar [?] particolarmente quelle genti ad andar volontieri in galea.
Intorno all’entrata che si trova havere la Serenità vostra in quel Regno et alla spesa ordinaria et estraordinaria che in esso convien fare ogn’anno, io le starò a dir altro, poiché da un conto distinto particolare, che sarà letto in fine di questa relatione ella
[inserto a parte: 1798 21 ottobre. Nel incontro fatto in questo giorno dei numeri della presente filza Relazioni, si scuopre che per accidentalità fu ommesso il numero 61 incontrandosi però che termina la seconda facciata del numero 60; in sequenza e corispondenza col principio della prima facciata del numero 62]
elle resterà a pieno del tutto informata. Questo non lascierò sotto silentio, che vi sono molti debitori di longo tempo in quelle Camere, buona parte delli debiti dei quali si può dire inesigibile, né essendo male di procurar per ogni via possibile di riccuperare qualche parte di detti debiti, nelche credo che sarebbe buon rimedio ch’ella concedesse habilità di tanto tempo et di tante rathe, quante a lei paresse, a tutti li debitori, con prendere quelle cautioni et piezarie che fussero stimate necessarie, percioché quelli che in qualche parte havessero il modo, disgravati con le dette habilità dalle pene di Camera et dalle spese de ministri, che vanno congionte con le essecutioni che occorrono farsi prontamente, accetteriano le habilità et presenterebbono nove cautioni, le quali assicurarebbono meglio li crediti della Serenità vostra.
Nelle Camere di quel Regno et particolarmente in Candia vengono riscossi alcuni danari per conto de livelli de beni et di affitti di botteghe, nelle quali si convien fare ogn’anno non poca spesa in concieri, et alle volte non si possono neanche riscuoter tutti li detti affitti et livelli, però io stimerei che fusse meglio, ch’ella si risolvesse di vendere tutte esse botteghe et livelli a particolari persone, non essendo certo suo servitio di tenerli in questo modo.
La materia delle biave in quelle isola è anch’essa veramente di molta importanza et se bene quando il raccolto è buono ha poco bisogno essa isola di grani per il suo viver ordinario, nondimeno aggiontavi hora la militia che se vi tiene et le galee ancora, può cascare facilmente in necessità et convenire aspettar aiuti da paesi Turcheschi, non potendo riceverli da altre parti, se non con grandissima difficoltà; onde si ha da tener per fermo, che quando quel Regno fusse molestato, questi aiuti resteriano interdetti et Vostra serenità astretta a farne provisione per alta via. Gl’impedimenti, le tardanze et gl’incontri travagliosi, che sogliono succedere nelle turbolentie di tali tempi, possono esser benissimo da ogn’uno considerate, però non si può dire, senon che sia necessario di procurare di trovar rimedio a questo così urgente bisogno, havendo anco per tal effetto questo eccellentissimo Senato proveduto di un deposito di 60.000 cecchini, per investirli in formenti, ilche mai si è effettuato compitamente, non essendo stati mandati più di 30.000 cecchini di questa ragione; et quello che fu fatto dal quondam illustrissimo signor Proveditor general Grimani di felice memoria fu consumato dalle galee che all’hora furono tenute in quel Regno, per occasione de vasseli Ponentini; et se ben io ne ho lasciato buona parte, sarà nondimeno anche questa presto consumata in biscotti, pur per uso delle galee; siché li deposi così di biave, come anco quello dell’armare restano del tutto estinti, essendosene convenuto impiegare anco gran parte pur in far biscotti, consumati dalle molte galee di quel Regno, si come la Serenità vostra potrà haver veduto da un conto particolare, che le inviai con mie lettere di 25 agosto dell’anno passato, et può anco sapere da quello che è stato ultimamente da me presentato all’officio delli clarissimi signori Savii sopra la scrittura.
Raccordo donque con la debita riverentia a Vostra serenità, che le piaccia dar ordine per la reintegratione di detti depositi, acciò in ogni occsione si possa di quello delle biave valersi nel fabricar grosso numero di biscotti, così per monitione di quelle fortezze come per uso dell’armata, dal qual biscotto in occasione di guerra si viene a ricevere notabilissimo beneficio, massime non potendosi in quei tempi metterne insieme molta quantità, così per difetto de molini, che per mancamento di aqua alle volte non possono macinare, come per penuria di legne et d'altro; et’il deposito dell’armare si possa impiegarlo nel metter ad ordine le galee straordinarie in tempo di bisogno. Quelle monitioni sono anco sfornite di megli, non essendone se non una poca quantità mandata in Candia ultimamente et un altro poco alla Canea, et di risi et d’ogn’altra sorte di legumi, delle quali robbe, essendo molto bisogno, sarebbe ben fatto di farne qualche provisione et qui non mi par esser fuori di proposito di toccare alcuna cosa della coltivatione di quell’isola.
Doi sono le cause per le quali quei isolani si retirano dal poner li loro terreni alle semine, da che ne nasce il mancamento di biave, l’una che sentendo essi maggior beneficio senza comparatione dalli vini, applicano i loro pensiero in piantar vide, et l’altra perché dubitano che facendosi molti formenti nell’isola, li prezzi loro, per l’abondanza che ne seguirebbe, havessero ad esser troppo bassi, nel modo che erano nelli tempi passati. Et se come è bene di continuar quanto più si possa nella prohibitione di non potersi piantar vide, così stimerei che fusse bene per dar occasione ad ogn’uno di affaticarsi nella seminagioni, che quando non potesse esser venduto il formento a maggior prezzo a particolari persone, Vostra serenità si obligasse di pigliarlo per ponerlo nelle sue monitioni et per fabricar biscotti, limitandoli il pagamento di esso a ragion di perperi 5 la misura in Candia et nelle altre città a portione, per esser le misure un poco più grandi, il qual prezzo venirebbe ad esser a ragion di lire 10 in circa lo staro, et li biscotti non costerebbono più di 16 ducati il migliaro. Questi formenti delle monitioni si potrebbono poi rinovare di anno in anno, o pure di doi in doi anni, ritenendoli fino a quel tempo nel quale ordinariamente dopo il corso di 5 o 6 anni, suole venire da pertutto qualche penuria et dispensandoli con non poco suo utile o pure destribuendoli a quel prezzo che fussero costati con beneficio universale; et oltre di questo ne seguirebbe un altro buon effetto, che essendovi nelle monitioni buona quantità di formenti, si potria tener sempre in piedi l’abondanza con molto contento delli populi et della militia particolarmente, si come le ho ancora raccordato.
Nelle parti della Canea vi sono doi prati, cioè quello della Suda, che è di ragione di Vostra serenità, et quello dell’Agià, ch’è sotto il vescovado di quella città. Questi nella maggior parte vengono del tutto abbandonati, ancorché facilmente si potrebbono ridurre a coltura, li quali per la loro vicinità alla detta città della Canea et per la loro grandezza, essendo quello della Suda di 4 miglia in circa di circuito et quello dell’Agià 6, renderebbono notabil beneficio et al publico et al privato, poiché tutto’l formento che da essi si cavasse, sarebbe dentro le porte et nelli granari della città. Et perciò io stimo che saria buona cosa di concedere li detti prati in livello perpetuo a diverse persone et a quelle appunto che sogliono essercitar l’arte rurale, acciò con questo mezo si potessero metterli alla coltura, poiché il darli ad una o doi persone, come alcuni vorrebbono che si facesse, non sarebbe buon consiglio, perché quanto maggiore sarà il numero delli livellarii per consequenza tanto più facilmente saranno ridotti in buon stato. La detta livellatione la Serenità vostra potrebbe fare del prado della Suda et quanto poi a quello dell’Agia, io credo che non vi havesse ad esser difficoltà alcuna, havendo io trovato quel reverendissimo vescovo in buona dispositione di contentarsene, come ne fu da me avisata la Serenità vostra. La medesima livellatione saria buona cosa di fare anco delli terreni che sono nella campagna di Lascithi nel territorio di Candia di ragione di Vostra serenità, acciò si potesse cavarne più frutto di quello che si cava al presente, poiché sicuro ogn’uno di poter sempre posseder li terreni, non resterebbe per ogni via possibile di migliorare li fondi et di fare diverse altre buone opere. Et già che mi è occorso a trattare delle materie di biave, dirò anco alla Serenità vostra, che si come da una parte è bene che li caramussali di Turchi concorria carichi di grani in quell’isola, per il commodo che rendono, si come fecero in molta copia l’anno passato, essendosene ritrovati in detta isola 70 in un tempo medesimo, 40 di quali erano nel solo porto della Canea, sopra quali al sicuro potevano essere 1.500 Turchi, oltre li Christiani sudditi loro, persone di mala natura et di poca fede, potendosi dire che non habbino altro di buono che questo solo nome di Christiano, così all’incontro è male che habbino occasione di tratenersi molto in quei porti, come convennero far questi per mancamento di danari da pagarli et però in altri occasioni simili, sarà ben fatto d’inviar il danaro per tempo di là, acciò possino esser ispediti quantoprima, da che ne venirebbono a risultare diversi buoni effetti, percioché et li Turchi istessi riceverebbono sodisfattione partendosi presto et si resterebbe liberi da quelli pensieri et accidenti che potriano succedere [?] in pregiudicio di quelle fortezze, essendo che questi Turchi, fra quali ve ne possono essere di molto spirito et mandati per spie, con la commodità del caminare per le città, cosa che totalmente non se gli può prohibire, parlano con soldati, Hebrei et altri, osservano li modi del governo, penetrano nei mancamenti delle cose et si fanno capaci di quello che potrebbe essere di gran nocumento. Et se ben io non ho mancato, così di prohibirgli il caminare come di procurar la loro presta ispeditione, nondimeno non si è potuto far tanto che fusse a sufficienza. Et qui supplico la Serenità vostra et le Signorie vostre illustrissime et clarissime, che si vogliono contentare ch’io le possa dire, che quando è toccato a me di far compreda di formenti, nelche mi trovo haver speso, si come appar distintamente nelli conti da me presentati, cecchini [?] 120.000 et 39.000 ho consignato al clarissimo signor Marc’Antonio Veniero, che hebbe carico particolare dalla Serenità vostra di far investita di detti formenti, si come ha fatto in molta quantità, con grandissimo beneficio publico et altrettanta sua laude, havendo io voluto far ogni mio sforzo per sovvenirlo nella gran strettezza nella qual si trovava, cavando questo danaro dalli pagamenti di militia, consocendo così ricercare il buon servitio delle cose di Vostra serenità, se bene non ho havuto da lei per questo conto più di 67.000 cecchini [?], oltre 68.000 che mi furono consignati dall’illustrissimo mio precessore di questa ragione et del deposito dell’armare, ho voluto concluder tutti li mercati in publico et ispedir li Turchi con quella maggior prestezza che mi era possibile, contandogli il danaro in tanti cecchini [?] nelle Camere fiscali per mano delli magnifici camerlenghi, ilche però si poteva fare facilmente per la commodità che se ne haveva all’hora, la qual si andò poi restringendo per causa delli pagamenti di militia, che si convenivano far ogni mese, osservando principalmente che li Turchi restassero ben sodisfatti, non havendo mai voluto permettere che li ministri di quelle Camere pigliassero integralmente le utilità, ch’essi pretendevano di dover conseguire, secondo l’uso de tempi passati et di 15 o 20 cecchini ch’essi dimandavano, non consentiria che gliene fusse dato se non uno o dui et al più 3, secondo la qualità de vasseli, ilche gli prescrivea come per regalia. Onde li Turchi mostravano di restar contentissimi, dandone segno con diverse parole di ringratiamento, li quali tutti formenti sarebbono stati da me mandati in questa città, come feci di parte di essi, quando non si havessero havuti li travagli del contagio, nel qual tempo principalmente si doveva tenere ben munite tutte quelle fortezze, per quelli rispetti che le sono benissimo noti, et quando non vi fusse stato il continuo consumo che vi andava in 14 galee del Regno, oltre quelli che vi sono capitate straordinariamente nel mio tempo et col clarissimo signor Proveditor dell’armata, et con altri capi et le 4 galee ancora che ivi furono tenute per rinforzo di quella guardia, quando era mandato a Cerigo pur per occasione di formenti. Né debbo anco tacere che tutto’l danaro della Serenità vostra è stato sempre da me speso con quella circonspettione et con quel riguardo, che si conveniva a buon ministro suo, così nelli pagamenti di militia, come nelli restanti bisogni et non mai in altro non havendo neanche voluto consentire che restasse fuori Camere, si come è benissimo noto a tutto quel Regno.
Et perché delle cose che fanno bisogno al vito et alla conservatione delle fortezze, senza dubio una delle principali è l’uso delle aque, io ho procurato con ogni mia industria di rimediare quanto più è stato possibile a questo mancamento, per il quale pativano assai le città di Candia et della Canea particolarmente, havendo in questa fatto fabricare una cisterna grande nel modo che si usa di far quì, la quale sarà papace [?] di molt’aqua et in ogni tempo servirà in gran parte al bisogno di essa città, né in questa fabrica, nella quale sono stati spesi da 2.000 ducati in circa, la Serenità vostra ha sentito interesse alcuno, essendo stato cavato il danaro dalle condanne da me fatte nell’inquisitione; et nella città di Candia, per opera diligente del clarissimo signor Filippo Pasqualigo, sono stati ritrovati doi pozzi assai abondandti di aqua sortiva et però anche a quella città è stato in parte provisto di questo così necessario elemento. Mi manca a dire alla Serenità vostra, che si come in altri tempi il clarissimo Rettore della Canea et li clarissimi Consiglieri potevano benissimo supplire al governo di quella città, così hora ch’è stata ridotta in fortezza et che vi sono stati aggionte arsenali, fabriche, militia, monitioni et altre cose simili, non vi è rimedio che quel clarissimo Rettore possi supplire, ancorché sia indefesso et che non manchi di usare ogni diligenza, massime havendo anche sotto di sé le fortezze molto tempo nelle audienza. Onde acciò il servitio publico non venga a patire et quelli habitanti possano esser governari nel modo che si deve, si come non ha mancato di fare il clarissimo signor Rettor Malipiero, et fu tuttavia il clarissimo signor Rettor Mosto molto prudente et vigilante nel ben operare, io le raccordo con ogni riverentia che sarebbe di maggior suo servitio, ch’ella prendesse risolutione di agginger al governo di quella città un altro rettore, con titolo di proveditore o di capitano, come meglio le paresse, con le auttorità et carichi che Vostra serenità suol dare a simili rettori da lei mandati alli governi di altri luochi, ilche oltre gli altri buoni effetti che causerebbe, veniria a dare grandissima consolatione a quel populo che patisce assai nelle sudette audienze, massime convenendo star di continuo occupato uno delli consiglieri nell’attendere alla Camera.
Ho rappresentato alla Serenità vostra et alle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime, quanto mi è parso degno di consideratione et della loro intelligenza per la sicurtà di quel Regno, havendole discorso anco sopra quello ch’io reputo doversi fare per maggior servitio delle cose sue, hora non mi resta ad aggiongerle altro, se non che havendo io veduto per lunga isperienza il grave interesse che Vostra serenità viene a sentire in detto Regno, né havendo gl’habitanti in esso aggravio di sorte alcuna che sia di rilevanza, parmi che sarebbe ragionevole che anch’essi contribuissero in qulche parte a tanta spesa, tratandosi massime del loro proprio interesse, non essendo più tempo di vivere con tanti rispetti, come si è fatto per il passato, per li nobili, cittadini, mercanti, botteghieri et ogn’altra sorte di persone, vendono le robbe loro così care, che ogn’uno è fatto commodo nel suo stato. Io sono andato pensando in che modo si potesse con manco interesse di quelle genti et con più facilità cavare la detta contributione, né vi trovo la migliore et più vera strada, che l’imponer l’imbottadura dei vini, o generale o in altro modo che fusse stimato più a proprosito. Di questa imbottadura è tanto tempo che se ne ragiona, che è fatta come familiare et viene aspettata da molti in quel Regno, et havendo io più volte ragionato con quei nobili et altri, secondo le occasioni che se mi rappresentano della gran spesa che si convien fare di continuo per guardia et custodia di esso Regno et che poi quando succederà guerra lo conveniremo difendere, non solo col nostro danaro, ma con li petti istessi, si come si è fatto altre volte; et ho veramente trovato che vi sono diversi che la sentono et di quelli appunto che sogliono incanevare qualche botte di vino, siche io credo che sarebbe molto a proposito, che questa materia fusse posta in consulta dalli eccellentissimi signori Savii, per devenir poi in quella deliberatione che fusse conosciuta la migliore. Et certo per mio parere questa innovatione sarebbe di pochissimo incommodo a quelli habitanti et da [?] viene giudicato che si caverebbe buona somma di danaro, volendo alcuni chi si arriverebbe fino a 50.000 ducati, benefitio assai maggiore di quanti altri si potessero ritrovare, perché il tuor decime et metter estimi per via di tanse, sono cose che postano seco infinite difficoltà et poco utile venirebbono a rendere; dico con manco incommodo, percioché li poveri pagheriano secondo l’esser loro et li ricchi secondo la loro conditione et li mercanti nelle coprede dei mostri si saprebbono governare intorno alli pretii. Introdotta che fusse poi la detta imbottadura, sarebbe buona cosa a levare il datio della spina da tutto’l Regno, che se bene è datio di qualche rendita, potendosi da esso cavare da 8.000 ducati in circa, nondimeno si può guardare che non sia ingannato, cosa che non succederebbe nell’imbottadura, potendosi facilmente sapere la quantità dei vini che ciascuno si trova havere. Questo datio della spina è sopra la consumatione dei vini a menudi et si fa pagare a ragion di 20 per cento di tutto quello che importa la vendita. Senza licentia del datiaro alcun non può vendere vino et egli molte volte, havendo quantità di vini et di cattiva qualità, li fa vender per buoni sostentandoli a gagliardi prezzi, per ricever tanto maggior utile, di maniera che per mezo di esso datio il prezzo del vino si tiene sempre alto con danno grandissimo della povertà et della militia, ilche non succederebbe quando vi fusse l’imbottadura, anzi causerebbe effetto del tutto contratio a questo, percioché potendo ogn’uno vender il suo vino senza pagar altro datio, che il già destinato, a concorrenza l’un dell’altro, cercando di riuscir della sua robba et toccar il danaro, non havendo obligo di cercar altra licentia, smaltirebbe li suoi vini a menudo, et con la quantità dei venditori et de vini et con la concorrenza si venirebbe ad introdurre l’abondanza, oltra che il buono si venderebbe per buono et il cattivo per cattivo. Et se ben potria esservi alcuno che fusse per risentirsi di questa novità, il tempo però consumerebbe questi humori et ogn’uno veniria a conoscer chiaramente, che quello che si opera si fa per la loro conservatione et non per accumular utile. Et a questo proposito mi raccordo che nel tempo ch’io era Capitano di Candia, venne una voce in quel Regno, la quale si teneva per vera, che era stato preso in questo eccellentissimo Senato, che tutte le vidi piantade 3 miglia vicino alla città, eccettuate le moscatte, dovessero esseer sradicate, acciò si havesse a seminar formenti.
Questa nuova se ben travagliò alquanto gl’animi de gl’interessati, si aquietorono nondimeno facilmente et perché si era vicino alle vendemmie, molti mi venivano a pregare che li dovessi lasciar raccoglier le uve, che poi erano pronti di estirpare le vide, ma non si confirmò l’aviso et volesse Dio che fusse stato vero, acciò quel Regno havesse potuto farsi il vivere da per sé, si come al sicuro l’haverebbe fatto et d’avantagio. Et perché finalmente non si potrà durare in spesa così grande et così continua, non è d’haver rispetto a dare questa giusta et ragionevole gravezza, a quelli che si arrichiscono col danaro che va nell'istessa spesa, collando esso tutto nelle mani di quelle genti, sopra di che potrei far molte considerationi, ma non mi pare di entrar hora in tal discorso. Questo solo dirò per il molto che potrei dire, che esse genti non pagano alcun datio né dei vini, né de ogli per loro uso, né hanno gravezza di macine, né una minima parte di quelli che si hanno qui. Et se li feudatarii si dogliono di convenir guarnir cavalli, se gli dice che li beni che possedono gli furono donati dalla Serenità vostra con questo obligo, cosa che ogn’altro si contenterebbe di fare in luoco loro, servendosi in ogni modo di essi cavalli, et per commodità propria et per honorevolezza, et se si lasciano intendere che all’hora un cavallo da lanza valeva 30 ducati solamente et che al presente convengono pagarlo 100 et più cecchini, se gli risponde che anco il formento non si vendeva più di 3 lire lo staro, il vino 4 soldi il secchio et dell’altre robbe appena si trovavano danari, dove che hora per occasione della militia et delle altre genti pagate da Vostra serenità in quel Regno, il formento vale per ordinario 16 et 18 lire lo staro et alle volte 20, il vino fino 3 lire il secchio et quasi sempre più di doi, et così tutte le restanti cose, si come ho toccato ancora, di modo che chi all’hora haveva 100 ducati d’entrata al presente ne ha più di 500. Oltre il traffico che diversi di loro fanno nelli proprii casali a danno de contadini, ilche non solevano fare in altri tempi, et per questa causa havevano essi dominio sopra li detti contadini et potevano per esser da loro amati et ben trattati disponer di essi come gli pareva, anco in servitio della Serenità vostra. Io conosco benissimo che parlando così liberamente non mi può tornare in mio particolar servitio, ma succeda quelche [?] si voglia debbo dirle sinceramente l’opinion mia, non già per far dispiacere ad alcuno di quelli magnifici cavalieri, havendo io causa di lodarmi di tutti, per haver da essi sempre ricevuto ogni sodisfattione, et come rappresentante publico et come persona privata, per la qual causa in ogni loro occasione me li mostrerò sempre grato et ammorevole, ma per sodisfar al mio debito, come so di fare in questo caso, nel quale si tratta del loro proprio bene et delle conservatione di quel Regno et per ciò ne doveranno restar [?] sodisfatti, tanto più essendo anch’essi nobili di questa Republica. Et per conclusioni di questo mio ragionamento le dico, che quando la Serenità vostra per qualche rispetto non stimassi bene di poner assolutamente la detta imbottadori [?] per sempre, voglia almeno farne l’isperienza per 5 o 6 anni, acciò si possa vedere la riuscita che fusse per fare et a questo modo si venirebbe a stradare facilmente il negotio.
Restami a raccordare per fine di questa mia relatione, che se bene et hora et altre volte io le ho rappesentato cose di non poca consideratione per beneficio di quel Regno, si come hanno anco fatto diversi miei precessori et altri suoi rappresentanti, non si è però veduto che in molte di esse si habbia perso alcun ispediente et risolutione, ilche voglio credere che sia proceduto, non perché la Serenità vostra et cadauna delle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime non habino pronta volontà di provedere a tutti li bisogni et disordini di essi Regno, ma perché forse le molte occupationi dell’eccellentissimo Collegio hanno talvolta impedite le proposte et prolongate anco le essecutioni, con molto pregiudicio delle cose dell’istesso Regno; però stimerei che fusse ottima cosa, che si come già fu deliberato in questo eccellentissimo Senato di alegger 3 del corpo di esso, che havessero particular cura delle cose raccordate et ricercate per li bsiogni di esso Regno, la deliberatione buona certo et necessaria una sol volta fu essequita, così hora fusse rinovata et osservata di tempo in tempo, acciò fusse il tutto proposto nell’eccellentissimo Collegio et portato poi nell’eccellentissimo Senato, nel qual modo si venirebbe a proveder per tempo a molte cose importantissime et saria senza molta occupatione del predetto eccellentissimo collegio impedito di soverchio in tante altre gravi cure.
Questi 3 senatori sarebbe ben fatto che intervenissero anco in tutti li negotii, nelli quali si trattasse dell’interesse di esso Regno, et che fussero presenti al rollare et rassegnare delle compagnie, che di tempo in tempo saranno ispedite per quei presidii, perché se bene li illustrissimi signori Savii, che fanno le dette ispeditioni, non mancano di usare ogni diligenza et di procurare il beneficio publico, nondimeno sarebbe bene che anch’essi signori v’intervenissero, acciò li capitani et altri havessero maggior causa di menar buona gente, osservando quanto ho detto di sopra circa il riconoscer la qualità et attitudine di cadaun soldato nel manegiar l’armi. A quello ch’io ho toccato nel progresso di questa mia relatione per sodisfare alla mia conscientia de gl’honorati portamenti delli clarissimi rappresentanti della Serenità vostra, che si sono trovati in quel Regno nel mio tempo, per non tralasciare in tutto le laudi anco delli proveditori di quelle fortezze, son tenuto di aggiongere che il clarissimo signor Nicolò Memmo, già Proveditore a Spinalonga, è stato molto vigilante nel buon servitio di Vostra serenità; et il clarissimo signor Zuanne Diedo, fu proveditor alla Suda, pieno di bontà et di desiderio di ben operare, si è fatto conoscere principalmente per pronto essecutore di tutti gl’ordini, che è occorso dargli per servitio publico con mia particolar sodisfattione; al quale è successo il clarissimo signor Marc Antonio Contarini, gentil’huomo pure di honoratissime qualità et di non minar virtù et diligenza di quello che sia tutto intento sul buon governo di essa fortezza. Et essendosi il clarissimo signor Filippo Correr, che è stato Proveditor alle Grabusse, diportato nel modo apunto che ricercava l’obligo suo, meriti la buona gratia di Vostra serenità et molta commendatione; si come è degno di gran laude anco il clarissimo signor Gierolamo da Molin successo ad esso clarissimo Correr nel governo di detta fortezza, nella quale mette tanta cura et tanto spirito, che certo non si può desiderar meglio; son tenuto di render anco fede dell’honoratissimo et utilissimo servitio che le viene prestato dall’illustrissimo signor Conte Honorio [Horatio?] Scotti governator general della militia pagata di quel Regno, il quale non manca d’invigilare, così nella buona custodia della città di Candia a lui racommandata, come in tutto quello che occorre farsi in quelle fabriche. Ha questo signore nel tempo del contagio corsi diversi pericoli, havendo havuto il male in casa sua, con tutto ciò si è sempre mostrato prontissimo ad impiegarsi in ogni bisogno et particolarmente quando si era in sospetto che l’armata Turchesca si lasciasse vedere in quelle aque. Et perché si trovano al presente le cose sue, si come mi disse a bocca, in grandissima confusione, mi ha ricercato a dover supplicare la Serenità vostra che si degni concederli licentia di potersene venir di qua, con sua buona gratia, si come viene ricercato da un suo confidente, che ha mandato apposta in questa città, in che io stimo che sia buon fatto di gratificarlo, essendo soggetto che merita di esser tenuto caro et sodisfatto.
Alla Canea si trova governatore il signor colonnel Mario Gazi figliolo del quondam signor Moretto Calavrei, il quale così come va immitando il padre in ogni honorata attione, così viene grandemente amato et stimato da ogn’uno et da quella militia principalmente [?]. Onde in ogni occasione si può promettersi dalla persona sua buonissimo et fruttuosissimo servitio. Governator di Rethimo è il Conte Filippo Condelmier, che non manca di attendere al carico suo con ogni sollecitudine, facendosi conoscere per molto affettionato servitore della Serenità vostra et pronto ad adoperarsi in ogni bisogno.
Mi ha servito per secretario messer Francesco Cavazza fu figliolo di domino Zuanne, che morì in Puglia già doi anni in servitio di Vostra serenità, mandato ivi per negotii de formenti. È nipote esso messer Francesco di messer Cabriel, segretario dell’eccellentissimo Senato, che se ben si può dire semivivo è andato prontamente, per obedire a Vostra serenità, la terza volta a Constantinopoli in servizio del clarissimo Bailo Veniero. Se io volessi sodisfare a me stesso per debito di verità et conscienza intorno la persona di esso mio segretario, convenirei esser molto prolisso, però ristringendomi dico che il servitio da lui prestato è stato tale, che se egli nelle fatiche della mia prima provedaria come coadiutore s’è fatto conoscere per intendente, per modello et per diligente, egli poi in questa seconda ha accresciuto maggiormente la mia sodisfattione colla continuatione dell’assidua et diligente opera sua, però che egli solo ha scritto et registrato così gran numero di lettere da me mandate in zifra et fuori di zifra, non solo a questo eccellentissimo Senato, ma a Constantinopoli, per le parti di Levante et altrove, secondo le publiche occorrenze, oltre tante altre fatiche per l’ordinario servizio delle provedaria, la onde pono dir non haver mai ordinato cosa che non sia stata prontamente et subitamente fatta. Quello diligente et fidelissimo servizio prestato per il spacio di sette anni in dette due mie provedarie, oltre l’haver egli servito in Constantinopoli il quondam [?] clarissimo signor Lorenzo Bernardo et pur in Candia il clarisismo signor Marc Antonio Veniero, convenendo metter in zifra gran quantità di scrittura, si come lo rende degno della buona grazia della Serenissima [?] così merita d’esser compassionato per li travagliosi incontri che ha havuti, poiché ferito di una giandusia è stato per lasciar in Candia la vita et in questa sua lontananza ha perduto il padre, che è stata la dessolazione della sua povera casa, che è di fratelli, sorelle, madre et avea [?] tutti appoggiati hora al simplice governo di esso Francesco, il qual è di tal maniera povero, che non havendo alcun ben di fortuna, manco s’attrova alcuno emolumento, che soli ducati 36 al’anno di salario, de quali paga anco la decima come estraordinario della sua cancelleria. Questo tanto credo che basti, senza alcun mia raccomandatione, per muover la molta pietà della Serenità vostra a suffragarlo di quella sorte di gratia, che questo eccellentissimo Senato suol usare con gran carità verso tutti li altri benemeriti di questo Serneissimo dominio, la qual grazia riputerò collocata nella persona mia medesima.
Di me non occorre che io dica cosa alcuna, poi che né per quello che ho operato nel corso di 28 anni che son stato fuori servendo in tanti carridi, nelli quali si è compiacciuta la Serenità vostra di adoperarmi, né per quel di più che potessi fare per il restante tempo della mia vita, non potrei sodisfare in alcuna parte all’obligo che io tengo con la mia Patria. Et son certo che Vostra serenità et questo eccellentissimo Senato, havendo per iscusata ogni mia imperfettione, resta per sua benignità appagarsi di tutto quello che è stato da me operato con grande amore et carità nel servitio suo.
Fu letta la presente relatione nell’eccellentissimo Senato sotto di 9 et 10 febraro 1593 per il magnifico signor Giulio Gerardi
Allegati
1
Relatione dell’illustrissimo signor Zuanne Mocenigo ritornato di Proveditore del Regno di Candia, della nova fortezza di Asso
Poiché è piacciuto alla Serenità vostra et alle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime di darmi carico, insieme con li clarissimi signori Vivcenzo da Canal Proveditor et capitano di Corfù et Bartholomei Moro Proveditor della Ceffalonia, di andar a riconoscere il sito di Asso in quell’isola, con l’intervento anco delli signori colonnelli Emiliani, Mormori et Papone, per veder se era a proposito per ricever la fortificatione, secondo il desiderio et bisogno di quei popoli, si ben Elle haveranno inteso dalle lettere che da noi le furono scritte sotto li 12 novembre passato, quanto sopra di ciò è stato concluso, mi pare nondimeno di esser in obligo di replicarle brevemente l’istesso con aggionta di altri particolari da me stimati degni di esser saputi dalla Serenità vostra. Dico dunque primieramente che il sopradetto luoco da alcuni anni in qua è stato chiamato con questo nome Asso, essendo stato corrotto l’antico che era Nasso, voce significante nell’idioma Greco peninsola, et veramente questo sito si può chiamar peninsola, non havendo altra congiontione con l’isola della Ceffalonia, che di una picciola lenguetta lunga passa 8 in circa et larga 33, poco alta del livello del mare, ma da noi è stato chiamato nelle scritture con il nome di Asso, per confrontarsi con quello che ha fatto anco la Serenità vostra.
È questa penisola posta dalla parte di Ponenete di detta isola della Ceffalonia tra li doi porti Terra et Viscardo, distante quello da miglia 8 et questo 12, et il suo circuito viene ad essere di 2.350 passa, misurandolo dalle sue radici, le quali sono tutte bagnate dal mare, eccettuata però quella picciola parte della detta lengueta.
Questo è stato da noi ritrovato sito così forte per se stesso, che havuti tutte quelle considerationi, che dalla materia istessa venivano ricercate, concordemente siamo caduti in deliberatione, che in ogni modo sia necessario di metterlo in sicura difesa, così per gratificare et assicurare quei populi, come per molti altri importanti rispetti benissimo noti a Vostra serenità, massime vedendo noi che vi haverà d’andare [?] poca spesa et poco tempo. Non passarò a raccontarle gli particolari beneficii che venirà a causare questa fortezza a tutto’l suo paese di Levante, poiché sono stati da lei benissimo intesi dalle diverse scritture che li sono state presentate in questo proposito et particolarmente dal sodo et prudente discorso fattole dal clarissimo signor Anzolo Basadonna nella sua relatione di ritorno di Proveditor di quell’isola. Il recinto che doverà esser fortificato si ristringe in 1.640 passa solamente et da ogni parte ha le sue rive grebbanose et innacessibili, potendosi dire che la più bassa parte non sia manco alta di 40 passa dal mare. La più importante opera che occorre farle è dalla parte che guarda verso il porto, ma però neanche questa è di molto momento, esendovi dalla natura stati situati doi monticelli, che mirabilmente con ogni poco di aiuto serviranno per forti et per gagliardi cavallieri, et nelle restanti parti basterà farvi una semplice muraglia senza terrapieni, che serva solamente per drizzar le difese et per formar una strada per caminar attorno, si come la Serenità vostra et le Signorie vostre illustrissime et eccellentissime potranno haver veduto dal modello che li ho presentato, siché senza dubio potrà esser ridotta in difesa sicura per tutto aprile prossimo, colla diligenza di quel clarissimo Proveditore, che se vi è applicato con ogni suo spirito, dal quale così in questa come in ogn’altra occasione sarà sempre ben servita la Serenità vostra; et l’istesso buon servitio haverà anco in quella fortificatione dalla sollecitudine et intelligenza del signor colonel Rasponi, si come le ha prestate in Candia, dove è stato sopraintendente delle ordinanze di quel Regno, con grandissimo beneficio publico, essendo stato diligentissimo nel circondare tutto esso Regno et nel rivedere tutte quelle genti et nell’haver provisto a quanto era necessario, facendosi anco conoscere in ogni occasione molto affettionato al servitio di Vostra serenità et perciò si deve veramente far gran stima di questo honorato soggetto, honorato per se stesso, ma molto più per la bontà della vita, per la sua grata et intelligente maniera et per la particolar affettione, che con queste buone attioni si ha aquistato appresso ogn’uno.
Per lettere ricevute a Corfù, io intesi ch’era stata incominciata la fabrica et che si metteva cura a far calcine, delle quali di già ne erano ad ordine alquanti. Il porto che si trova in questo luoco è di presente capace di 3 o 4 galee, le quali però in tempo di fortuna da Tramontana convenirebbono havere qualche travaglio per il restiazzo [?], ma con farvi alcuni porporelle, si potrebbe assicurare et allargare per 20 et fino per 40 galee, nel modo che si vede nell’antedetto modello. Non haverà questo luoco mancamento d’aqua, perché oltre che se ne ritrovata una vena abundante et buona a piedi del monte, vi sono anche sopra il luogo istesso diverse cisterne, che con poco conciero si ridussero in stato di potersi servire di esse, si come si è principiato, et se ne potranno fare dell’altre assai, essendovi buona commodità di una valle.
Per essecutioni dell’ordine che mi diedi la Serenità vostra, operai unitamente con quel clarissimo signor Proveditore, che quelli isolani si sono contentati di contribuire per la fabrica del detto luoco, oltre le 30.000 opere, altre 65.000, cioè 20.000 di presente et 45.000 in 3 anni, le quali opere saranno fatte personalmente, overo pagate da ogni sorte di persona a ragion di un mocenigo per opera et in ciò sono stati dati buonissimi ordini, acciò quelli che vorranno lavorare faccino in effetto opera per un mecenigo, da che si può dire che si caveranno introno a 20.000 ducati, onde voglio credere che con poco o niun interesse della Serenità vostra potrà esser fabricata quella fortezza. Si è anco fatto efficientissimo ufficio per indurli ad accrescere 1.000 ducati, oltre la promessa della doppia decima dei vini, per mantenere il presidio ordinario, si come mi commise la Serenità vostra, nella qual richiesta havendo noi scoperto qualche difficoltà, giudicassimo esser bene di non passar più oltre, massime potendosi facilmente in altro modo cavar danari da quell’isola senza molto aggravio di quei popoli, sopra di che havendo io havuto matura consideratione et presi quelle infromationi che mi sono parse a proposito, vado pensando che da quello che le raccorderò hora si possa con manco travaglio di quelle genti haver qualche danaro, che da ogni altra introdutione che si potesse fare. L’anno 1581 per parte di questo eccellentissimo Senato di 14 agosto, fu regolato che la decima delle uvepasse, in luoco delle 2 lire che per avanti si solevano pagare, fussero pagate lire 5, né le dette uve passe eccedevano il prezzo di 15 o 16 ducati il migliaro, ma al presente che sono montate a più di 32 ducati et continuandosi nel pagamento delle dette lire 5, io sentirei che così come sono accresciuti li prezzi d’esse uvepasse, così si dovesse accrescer anco il pagamento della decima predetta [?] di mezo ducato almeno, da che si venirebbe ad havere buone somme di danaro, né quelli populi haverebbono giusta causa di dolersi. Et perché il scosso della detta decima viene fatto con molti disordini et confusioni et con danno gravissimo di quei isolani, sarebbe ben fatto nel modo che dirò hora. In luoco del sacramento che viene dato al presente a tutti quelli che fanno uve passe, li quali per il più non sogliono palesare la vera quantità fosse introdotto, che ogn’uno che mandasse fuori di quell’isola di dette uve passe, fusse obligato pagare la decima al conduttor di essa et star poi a riscuoterle da coloro che gl’havessero vendute le uvepasse, non potendole neanche far caricare sopra li vasseli, si prima non venissero pesate et licentiate dal medesimo conduttore, sotto quelle pene a gl’inobedienti, che alla prudenza della Serenità vostra paresse di dechiarire. a questo modo ne venirebbono a risultare diversi benefii, perché oltre che il conduttore sparagnerebbe diverse spese, che hora gli convien fare in vecchiardi, che stimano, scrivani che tengono conto et in altri persone che scuodono, ilche tutto ritornerebbe in utile di Vostra serenità, sarebbe egli sicuro di poter esser pagato facilmente et in poco tempo da quelli mercanti che fanno il traffico delle sopradette uve passe fuori di quell’isola, che non sono più di 15 o 20, dalla qual regolatione si venirebbono ad avanzare intorno a 400 ducati all’anno. Oltre le regolationi predette potrà anco Vostra serenità cavare una somma di danari dal luoco istesso di Asso, il quale levate le strade publiche disegante nel modello, il terreno per fabricar palazzi per il clarissimo reggimento, magazeni per monitioni et alloggiamenti per soldati, viene a restare nella sua superficie più di 100.000 passi, li quali si potrebbono livellare a quelle persone che volessero fabricarsi habitationi, a regione di quanto paresse a lei per ogni passo all’anno, ilche riuscirebbe facilissimamente, il qual aiuto, aggionto a quello che si cavasse dall’accrescimento della decima delle uvepasse et anco alla offerta fatta a Vostra serenità dalli ambasciatori di quell’isola della doppia decima del vino et alla spesa che fa hora nella fortezza vecchia, potria ella senza alcun suo interesse, ma più tosto con qualche utile, mantenere il presidio che farà bisogno per custodia di quella fortezza. Di presente sarà bisogno che la Serenità vostra faccia provisione di artigliaria, si come le fu scritto, di quel modo che le parerà meglio, o con servirsi di quella della fortezza vecchia o con mandarla di qua, et così anco di un buon governatore et di presidio di soldati. Non posso certo lasciar sotto silentio che mentre io mi trovavo nella detta isola della Ceffalonia et che non potevo continuare il mio viaggio per mancamento di passaggio, essendo ivi capitato il clarissimo signor Antonio Giustiniano Governator delle galee di condennati, prontamente si contentò di condurmi fino in Istria, con la qual occasione ho potuto vedere la diligente cura che da Sua signoria clarissima viene posta nel tener ben governate le sue ciurme et la sua galea tutta, la qual veramente [?] è una delle migliori d’armata, et nel prudente et circonspetto commando che usa in tutte le occasioni di servitio publico, mostrandosi meritevole, anco con la sua particolar honorevolezza, di sostener ogn’altro maggior carico. In questo viaggio mi son servito anco della galea del magnifico messer Pietro da Molin fu del clarissimo signor Giulio, che mi ha condotto qui in Venetia, il quale ho conosciuto non meno prudente et valoroso, di quello che sia tutto fervente nella cura particolare della detta sua galea et nell’impiegarsi nelle più travagliose et difficili occasioni, per rendersi tanto più meritevole della gratia della Serenità vostra.
Fu letta la presente relatione dell’eccellentissimo Senato a di 10 febraro 1593 dal magnifico signor Giulio Gerardi secretario
2
Conto della intrada et spesa del Regno di Candia 1593
l’Intrada sulle cancellarie dal Regno di Candia che in dannari si scuode da datii, livelli affitti di botteghe.
Angherie, condanne et altro, si è per un anno
della città di Candia ducati 52.815
Canea ducati 19.922
Rettimo ducati 8.177
Littia ducati 835
che in tutto sono ducati 81.749
Il loco de Lassidi [?] rende all’anno formenti numero 68.380.
Iusta [?] il colto fatto sopra quello che è stato scosso nelli anni passati et
il prado della Suda, secondo le affittationi passate ut sopra numero 610, che al corso comune di quel Regno valerebbe quella del Lassite di ducati 3.296 et della Suda ducati 314.
L’intrada delle saline della Suda et Spinalonga, poi oltra li denari che vengono portati nelle cancellerie dalli datiarii, per il sale che si consuma in detto Regno, quali sono compesi nel gli altri datii nell’intrada delle Camere sopradette, si è de sal numero 89.425 [?] all’anno che puono essere da circa 1.200 moza, quali si mandano qui ogni anno, iusta il conto fatto dall’anno 1578 che furono dall’illustrissimo signor Proveditore generale Foscarini reddute in perfettione le dette saline 8 [?].
La spesa delle cancellerie dell’antedetto Regno si è dua [?] anno in salarii delli clarissimi signori Proveditori generali, Duca, Capitano, Proveditor di cavalli, Rettori della città, Provveditore delle fortezze, consiglieri, camerlenghi et castello del molo, in tutto ducati 18.254.
Salarii della cavalleria di feudati, cioè doi log.ti [?] de essa, cavallarizzo, maraschalco, cancelliero et trombetti, non si intendendo il salario del clarissimo signor Provediotre per essere compreso qui di sopra, sono all’anno ducati 1.222.
Salari delli ministri, cioè giudici, nodari, scrivani et altri delli offitii inferiori delle città et delli castelli fuori, arsenali, munitioni et altri sopramassari, curiali, camerali, scrivani, soprastanti, protti, interpetriti, marinarezza, capellari, provisionati, per gratia et qual si voglia altro salariato, in tutto all’anno ducati 10.461.
La spesa della militia, strattia, cernide e bombaridieri, per il numero che si ritrova nelli ultimi pagamenti fatti da me [?], si è per un anno ducati 280.932, con quali si pagavano persone 6.237 fra capi, soldati a pie et a cavallo et bombardieri, nella [?] militia, capi et officiali 336 et fanti 5.365 strattia E.a [?] i capitani 5, logotenenti 6 et stradioti [?] numero 282 cernide – il collegio raspon [?] bombardieri 4, sargenti maggiori 6, lancespezzate 12, capitani 16, sargenti 16, tamburi 20 et capo di cento delli privilegiati 64, bombardieri fra capi provisionadi et alcuni scholari assoldati in tutto 103.
Si che la spesa di tutti questi si è all’anno come di sopra ducati 280.932.
Vi sono poi diverse spese minute ordinarie et straordinarie che occorono farsi dalle cancellerie per’l detto Regno, hora più et hora manco, ma per il conto ellevato, a quello che è stato speso gli anni passati, si è ritrovato essere speso un anno per l’altro ducati 11.983, in pagare livelli delle terre havute per fare salline et allogiamenti de soldati, concieri de essi et de palazzi, case et botteghe et magazzeni publici, cavatione de porti, nettare l’arme delle munitioni et oltre diverse spese et condutture di esse, raffinare polvere, concieri de […] et molte altre spese dell’arsenal, fitti de magazeni ove si tiene munitioni et delle case per stantiare persone militari, mercede a cancellieri et a cavalleri per li condenati in giustitia, taglie de malfattori, fregatte che si manda per servitii publici, noli de barche che conducono soldati da loco a loco, consumationi di oglio nelli corpi di guardia et diverse spese minute di presonieri, livello al reverendo clero Latino per diversi casali, legati et ellemosine consuete, cera et alte spese in alcune sollenità, pretii alle giostre et al bersaglio, pagar porta lettere et far la demittion de fanterie et quelli per li venetianii, barche per servitio delle fortezze, et altre spese che si fanno in esse et nelle cancellerie in libri et altro per servitio publico, con molte altre minute et diverse spese che come è detto montano per un anno ducati 11.983.
Di maniera che tutta la sopradetta spesa si è per un anno ducati 322.852.
Ducati 322.852.
La qual spesa si è oltra quella della […] della guarda et de quelle che si armano nel Regno et oltra la spesa della fabriche, che qui non è stata messa per essere hora più et hora manco secondo le occasioni, et oltre anco li denari che convengono essere sborsati ogni anno delle intrade delle cancelleria in comprare formento, altre biade per uso de i popoli del detto Regno, quale non fu messo in questa spesa, perché non fu neanco posti nella intrada, convenendosi rimborsare del tratto di essi ducati.
Di modo che battendo l’intrada della sopradetta spesa restano ducati 240.103 per supplire alle già dette spese de militia, strattia, cernide, bombardieri salariati et spese minute, solamente deveno essere mandati Serenità [?] vostra et tanto più ancora quanto importerà la spesa delle barche sopradette, così in denari come in bischotti che devono essere fatti de formenti comperati con denari che di qui manda la Serenità vostra per talle effetto, eccetto quella poca quantità de bischotti che farano li detti [?] formenti de Lassithi et se pure volesse fabricare anchora tanto più.
Le qualli tutte queste spese che a denari contanti seguita.
Devono farsi sono oltre il gran consumo di legnami et ferramenta et della polvere, piombo et corda de archibuso, che si dispensa per la disciplina delle cernide, et oltra il tutto de armizi et consumatione de altre robbe de arsenale
Manoli Mussuro [?] ragionato
Sommario delli capi della relatione dell’illustrissimo signor Zuanne Mocenigo ritornato di Proveditor general del Regno di Candia
Proemio, carta 1
Discorso sopra tutte le fortezze del Regno et anco di Cerigo et di Thine, carta 2
Per fine a quelle fortezze, carta 12 tergo
Tener di continuo 5.000 fanti in quel Regno, carta 13
A Paleocastro et a San Thodaro si potrà far di manco di tener capitani con compagnie pagate, carta 13
Che nelle fortezze dei scogli siano mandati buoni governatori, carta 13 tergo
In capo di guerra aperta doveranno esser in quel Regno 18 o 20.000 fanti, carta 14 tergo
Ordinanze delle città, carta 15
Ordinanze delli territorii, carta 15
Difesa generale in tempo di guerra, carta 17
Standia et Marathi, carta 20
Un corpo di armata di 100 galee debba finalmente causare la sicurtà di quel Regno, carta 24 tergo
Tener ordinariamente 50 archi di galea nel Regno, carta 26
Accrescer volti per galee in Candia et alla Canea, carta 26
Ridur il governo de gl’arsenali a miglior forma, carta 26
In occasione di guerra mandar qualche numero di fuste, carta 27 tergo
Discorso sopra l’armare, carta 27 tergo
Introdur li communi nel Regno per poter più facilmente armare, carta 31
Ridur l’obligo delle gravezze personali in gravezza reale, carta 31 tergo
Maistranze et marinarezza, carta 32
Porti di Candia et della Canea hanno bisogno di esser escavati, carta 34 tergo
Il Castel del muolo di Candia ha bisogno di conciero, carta 34 tergo
lasciati in Candia alla partenza 5.300 soldati, carta 35
Riccordo acciò per l’avvenire fussi condotta buona gente al servitio di questo dominio, carta 35 tergo
Gl’habitanti di Candia mancorono del suo debito nell’occasione del contagio di Candia, carta 37
Archibusoni et picche, carta 37
Regolar il pagamento delle lanze spezzate de governatori, carta 38
Strettezza del vivere nella quale si trova la militia, carta 38
Bombardieri et polveri, carta 40
Cavallaria de feudati et pagati, carta 42
Luoco della Sfacchia, carta 47
Aggravii della contadinanza, carta 52
Livellarioni di tutti li terreni carta 57 tergo
Disordini nelli riti Greco et Latino, carta 59 tergo
Entrata et spesa, carta 61 tergo
Conceder habilità alli debitori di quelle Camere, carta 62
Vender le botteghe et livelli di Candia, carta 62
Materia di biave, carta 62 tergo
Cattiva cosa che li caramusali Turcheschi, che capitano in quel Regno con formenti, si habbino a trattener longamente, carta 65 tergo
Amministratione del danaro, carta 66 tergo
Raccordo per proveder al governo della Canea, carta 59
Imbottadura, carta 68
Che siano eletti 3 senatori che habbino cura delle cose di Candia, carta 71
Lodi delli proveditori delle fortezze, carta 72
Conto dell’intrada et della spesa di tutto’l Regno, carta [manca nel testo]



