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1590 Lunardo Querini

Relazione|

1590 Relazione di Lunardo Querini
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 79
Pubblicata da Gaetano Casoni per nozze Corsi-Marchionni Firenze 1807

All’illustrissimo et eccellentissimo signor et paron [?] mio ossequiosissimo [?] il signor Pietro Zane Capitano generale nel Regno di Candia

Se in me fossero le forze pari al desiderio ch’io tengo di servirla, si come è infinita l’osservanza et divotion mia verso Vostra serenità eccellentissima, infiniti anco sarebbono quell’opere nelle quali io mi affaticarei per renderla eternamente immortale, onde quella verrebbe a conoscere dagl’effetti quello che dalle parole hora le convien fare. Ma poiché non mi possono le forze fin dove il desiderio mi conduce accompagnare, lei compensando l’avvanzo di questo col mancamento di quelle, si sodisfarà di me, se non di quello si deve per esaltatione de meriti, fuori almeno di quanto comporta la debolezza del poter mio. 
Di Candia a dì primo di maggio 1589
Servo affetionatissimo di Vostra signoria eccellentissima
Lunardo Querini

Relation di Candia
L’isola di Candia ha forma più longa che larga et è posta al principio [?] del quarto clima a 35 gradi minuti 15 al nono paralello, il suo maggior giorno è di hora 14 e mezza. 
Dalla parte di Tramontana gli batte il mare Egeo et il mar Cretico, così dal suo nome detto. Da Levante la bagna il Carpathio. Da Mezzo giorno il Punico, overo Africano, et da Ponente l’Egittio.
Confina con le tre parti del mondo Asia, Africa et Europa. Dalla parte di Levante è discosta da terraferma, cioé d’Alessandria, miglia 450 per Siroco. Da Mezzo giorno tutta s’allontana et egualmente dall’Affrica miglia 250. Da Ponente sino a Capo di Cento, dagl’antichi detto Promontorio, miglia 500 et da Tramontana per Maestro a Capo Mallio miglia 100.
La sua longhezza si stende da Levante a Ponente et ha tre promontorii, overo capi posti nelli capi dell’isola, l’uno è dalla parte di Levante detto dagli antichi Salamonide et da moderni Capo Salamone. Gl’altri doi giacciono verso Ponenete, l’uno de quali è posto verso la parte di Settentrione, dagl’antichi detto Capo Comerio et da moderni Capo Spada, et l’altro guarda verso Ostro, dagl’antichi detto Capo Matapan, cioè Fronte d’Arieri, et da moderni Grabusse. Fra Capo Spada et Capo delle Grabusse sono miglia 25 et da Capo Spada a Capo Salamone sono miglia 220.
La sua lunghezza si stende da Ostro a Tramontana et nel più largo luogo che sia nell’isola, che è dal territorio di Candia fino al castello Priotissa, passando nelle marine d’Ostro sono miglia 60. Il suo più stretto luogo è dal castello di Gerapetra fino al luogo detto Pacchiamo [?] verso Tramontana, ivi sono miglia 12. La detta isola circonda tutti miglia 505, nel qual giro et circonferenza sono molti luoghi ove possono sbarcare et metter scala vascelli armati (come qui sotto si farà mentione) oltra i porti generali et commodi per ogni sorte d’armata, per grande che sia, quali per le fortezze nuovamente fatte in essi impediscono [?] ogni sorte di vascello che volesse entrar nelli detti porti senza licenza, cioè.
Il porto di Spinalonga è lontano dalla città di Candia miglia 50 verso Levante. Ha questo porto la sua bocca per Greco et Tramontana, et in mezzo d’essa all’entrare vi è uno scoglio circondato dal mare, nominato San Nicolò, sopra del quale è di nuovo stata fatta una fortezza per assicuratione di esso. Ha due bocche nell’entrata, una dallo scoglio alla terra a Santa Marina, distante passa 350, et l’altra dalla parte verso Coluchita, fino al detto scoglio della fortezza sono passa 80. Detto porto è capace d’ogni gran numero de vascelli, havendo in esso altri tre porti. Il primo nominato Santa Veneranda, che guarda verso Greco Levante. Il secondo nominato il Vathi all’incontro del sopradetto che guarda verso Ponenete Garbino et il terzo è sotto di questo alla medesima faccia, nominato il Cristo. Non si trovano in detti porti se non acque salmastre et poche et la maggior quantità è in Colata alle saline, dove sono tre o quattro pozzi al più. Dalla fortezza in Colata vi sono miglia tre in circa, nel qual luogo di Colata si fanno sali in quantità et supplisce al bisogno delle città di Candia et territorio et Scithia, et se ne carica anco qualche vascello per Venetia. Manca ad esser fornita detta fortezza tanto quanto ha ordinato ultimamente l’illustrissimo signor Latino.
Dietro ad esso porto sudetto di Spinalonga alla faccia di Greco Levante ven’ [?] è un altro al presente nominato Coluchita, capace di 50 o 60 vascelli armati,  ma non vi è acqua.
Dal porto di Spinalonga procedendo verso Ponente alla punta di San Giovanni, ivi è commodità di 15 o 20 galere, ma non si può sbarcare per esser luogo a tale effetto discommodo, però in questo luogo non occorre difesa.
Dalla detta punta di San Giovanni procedendo oltra per il medesimo vento [?] di Ponente passando per la riviera di Maglia Sabagiana, Tignagni et Cavonoro per tutti questi luoghi in alcuni possano sbarcare una o due galee alla volta con metter Scala, et per via di Copano [?], ma discomodamente, eccetto vicino a Tigagni, nella valle di San Giorgio, nella qual valle fa riparo il vento Maestro et Tramontana et ivi possano sbarcare galere 100 et più per esser l’acque fondite et coperti dal vento sopradetto.
Detta riviera può esser guardata da fanti 1.500, per far tre corpi di guardia che siano trincerati [?], chi l’un corpo bisognando avisi l’altro facendo segni col fuoco o fumo secondo il bisogno, la maggior spalla delli detti tre corpi di guardia si può mettere al porto di San Giorgio sudetto col favore di 150 cavalli.
Dal Cavonoro sino al Cartero non possono sbarcare in altro luoco che al detto Cartero, alla volta di San Giovanni 10 o 12 galere alla volta col mettere Scala et per via di Copano. Detto luogo può esser guardato con fanti 500 et cavalli 50, per esser il sito favorevole et commodo alla diffesa. Oltra poi passando pur per Ponente al fiume di Cozzapane a San Giorgio de lazzaretto, ivi possono sbarcare tre o quattro galere alla volta. Ben è vero ch’il castello di Candia impedisce ogni sorte di vascello con l’artiglieria. Passando la detta città di Candia vi è un porto nominato la Fraschia lontano da essa miglia 12. 
La Fraschia è luogo commodo, buon sortidor [?], ha la commodità dell’acqua, ivi possono sbarcare per via di Scala et di Copano buon numero de vascelli armati. Ma la fortezza fatta novamente sopra il sasso nominato Paleocastro, spazza tutto il porto et disloggia ogni sorte di vascello fino al fiume detto Armiro, verso Candia, ma bisogna che si fornisca la seconda et terza piazza di essa fortezza, la qual opera con 200 zecchini si conduria a fine, altrimenti non potrà fare perfettamente il desiderato effetto. Dal fiume Giofiro fino al fiume Armirò, che sono tutti doi tra Candia et la sodetta fortezza di Paleocastro, possono sbarcare per via di Copano una buona quantità de vascelli, ma un corpo di guardia di fanti 500 et cavalli 50 sono atti ad impedire ogni gran numero di essi, tanto più che mettendo doi pezzi da 50, ivi dove sono le sepolture degl’hebrei, sarà più sicura la difesa, quali pezzi bisognando si possono tirar dentro delle fortezza. 
[#qui entra il pezzetto che è nella fine della scrittura]
Caminando oltre per Ponente si trova un luogo nominato Santa Pelagia, ivi possono sbarcar per mettere Scala quattro o cinque galere alla volta. Oltra poi passando si trova il luogo di Fodele Attal et Agredi. In tutti questi luoghi possono mettere Scala 10 over 12 galee. Questi luoghi possono esser guardati con 1.000 fanti et 100 cavalli, perché questi luoghi sono molto atti et favorevoli alla difesa. Dal luogo sopradetto di Agridia fino a tutta la Sabionera di Rettimo, possono sbarcare gran numero di vascelli armati per via di Copano. Questa Riviera può esser guardata con 1.000 fanti et 100 cavalli, riducendoli in dui corpo di guardia, compresi con li sue trinciere, et bisognando che l’un corpo aiuti l’altro. Passando la città di Rettimo sino all’Apricorna castello possono sbarcare in molti luoghi pochi vascelli, per via di Copano. Questi luoghi possono esser guardati et difesi con fanti 1.000 et cavalli 100 da esser ripartiti in tanti copri di guardia secondo la prudenza del capo. [fine]

Passando più oltre si trova il porto della Suda lontano di Candia miglia 70.
Il porto della Suda ha similmente la bocca tutta per Tramontana, ha nella bocca uno scoglietto sopra il quale è stato fatto una fortezza per assicurationi di essa. È discosto dalla parte di Levante verso terra, cioè da una parte che spande fuora all’incontro dello scoglio detto Paridomuri, passa 830, dalla parte di Ponente passa 300.
Il detto scoglio si nominava Antriami [?] Faronissi. Dalla detta fortezza fino in Colata, dove si fanno i sali, sono miglia cinque et in detto luogo si fa gran copia di detti sali, che supplisce alle città della Canea, Rettimo et suoi territorii et se ne cavano assai per Venetia, manca anco qualche cosetta ancora per finir detta fortezza.
Dalla Colata del detto porto per terra fino alla Canea sono miglia tre. Da questo porto della Suda, fino alla città di Candia, sono miglia 70 passando et procedendo per Ponente dal detto porto della Suda fino al Capo Milleva, ivi in quella riviera sono luoghi ove possono metter Scala sette overo otto galee, ma per esser luoghi sassosi, grebanosi et difficili a caminarvi, ogni picciol numero de fanti può guardare et diffendere quel sito. Dalla punta del Cavo Milleva fino alla Canea non occorre diffesa alcuna di genti, perché il sito per sé difende. Passando la città della Canea all’incontro del luogo Calamici detto è lo scoglio di Santo Theodoro et fin per tutta la riviera de Platanca, ivi possono sbarcare per via di Copano quantità di galee, questi luoghi possono esser diffesi con 1.500 fanti et 150 cavalli, ripartendoli in tre corpi di guardia, in maniera che l’uno possa diffender l’altro, come di sopra.
Sopra lo scoglio di San Todoro fu fatta una fortezza nominata Turlurù per sicurezza del porto di essa. È porto sicuro per buon numero de vascelli, ma vi è poca acqua naturale, seguitando la riviera di Platanea si trova Capo Spada dalla parte verso Levante nella chiesa di San Giorgio. Ivi possono metter Scala quattro o cinque galee, il qual luogo può esser diffeso col corpo di guardia di Platanea. Passato oltra trovamo il porto di Chitamo, Asprolimiona, Santa Teodofia fino a Cavo Clappi, questi luoghi et porti sono capaci di buon numero de vascelli da disbarcar per via di Scala et Copano, possono esser guardati da 2.000 fanti et 200 cavalli, spartendoli secondo il bisogno et voler del Capibanco, che sarà a tal custodia, acciò che una parte aiuti l’altra in tutto quel sito.
Passato oltra si trova il porto delle Grabusse, sopra lo scoglio delle Grabusse fu fatta di nuovo una fortezza per assicuratione di quel porto, ma ha poca acqua naturale. Detta fortezza è la principal difesa del Regno, poiché si trova nel sito verso Ponente, che può esser presidiata senza sospetto et commoda mente et da quella tutte le altre città. In questa fortezza manca ancora qualche cosetta ad esser fornita. Da Cotri fino a Capo Crio [?] non è commodità di sbarcare, golfo d’Aiimo, Selino, Castelfranco, Santo Paolo Lutiachi, Sfacchia. In questi luoghi possono sbarcare pochissime galee perqual si voglia modo, per la difficoltà del sito et perché in quelle parti quasi mai fa bonaccia, di modo che con 500 fanti può esser guardate tutta quella parte.
In tutta la Sabionera del castello Priotessa perfino al porto di Santa Maria Matalà possono sbarcare ogni numero de vascelli armati per via di Copano et in qualche luogo metter anco Scala, questa riviera può esser guardata con 1.000 fanti et 200 cavalli.
Provedendo oltra verso Ostro si trova il porto di Caluslimionis, il quale porto per essere il sito sassoso et grebanoso non metterà conto a galee d’andarvi a sbarcare, tanto più ch’è poco capace et è per sei overo otto galere solamente. Dal porto di Caluslimionis fino al castello di Gerapetra, non vi è luogo né sito che possino sbarcar galere per qual si voglia modo, se non vascelli piccioli, come fuste de corsari in qualche luogo.
In detto castello di Gerapetra si possono mettere 500 fanti et 50 cavalli per guardia di quella parte, perché in quel luogo et per tutto il giro della parte di Scithia fino a Cavafi non metterà mai conto all’inimico di sbarcare in quelle parti, se bene vi è gran commodità de porti et principalmente il porto di Paleocastro, abondantissimo d’acqua. Ma come io dico non torna a proposito all’armata di sbarcare ivi per caminar poi la gente per terra, dove possono esser impediti per le strade discole et cattive, et che per il favore di un tal mal sito un difensore può cacciare 20 nemici et non solo con armi, ma con lasciare andare abasso sassi, potrà danneggiarli molto. Ma per assicurar meglio questa parte, ridurre sopra il natural sito di Leopetio, luogo forte fatto dalla natura tale, che tutta la potenza dell’universo mondo non lo può vincere né espugnare et per maggior sigurtà anco di quella parte si potria fare un maschio nel porto di Paleocastro, sopra l’eminenza dell’antichità di Paleocastro si potria fare un maschio per assicuratione di quel porto, con pochissima spesa di cinque o 6.000 ducati, et si potria fare anco in quel porto tante saline che Vostra serenità cavaria la spesa della fabrica et del presidio di quella.
Dal fiume detto Istrona fino al castello Mirabillo, nel luogo nominato San Nicolò, Arnudi et Cochina per tutta quella riviera vi è commodità di sbarcare et metter Scala per via di Copano.
Queste riviere possono esser guardate con 1.000 fanti commodamente, perché il sito aiuta la diffesa.
In tutte queste riviere sopranominate non può armata reale mai sbarcare, né fidarsi in questi siti, non havendo porto securo ad ogni occasione contrario da salvarsi, medesimamente qualsivoglia banda di galee non può sbarcare, se non con una gran bonaccia. 
Dunque tutto questo giro et riviere alle quali bisogna difesa, come già havemo detto et discorso, possono esser guardati con fanti 12.000 et cavalli 1.200. Del qual numero bisogna che siano 3.000 fanti Italiani cavati dalli presidii delle città. 2.000 delli huomini di Essefrita [?] et 7.000 tra quelli delle ordinanze del contado et degl’huomini che sono habitanti, 3.000 intorno ad essa città, perché facendo qualche bisogno, combattendo, ruinando o perdendo si possano ritirare alle sue piazze ordinarie. Tra le diffese di sopra nominato staria meglio se vi fussero galee armate 60 o vero 70 dal contado di quest’isola, perché con questa diffesa si verria a sminuire li fanti delle marine et si assicuraria dagl’huomini del contado, mettendoli in galea oltraché 60 galee proviste a buon hora dominariano i mari di quel contorno.
A rimpetto della città di Candia lontano miglia 12 è un scoglio nominato la Standia, il quale ha tre porti capacissimi per ogni gran numero de vascelli armati, nominati l’uno San Giorgio senz’acqua, l’altro Santa Maria con acqua ma poca, ma quella poca non manca mai, il terzo si domanda Agrolia, medesimamente con poca acqua come di sopra.
Tutta la detta isola di Candia è montuosa et piena de monti e colli, de quali parti di terra et parte di terra e sassi et parte sono tutti di sasso. Quelli che sono di terra si seminano la maggior parte et quasi il terzo sono piantati in vigne, parte moschade et parte logade, però delli terreni coltivati. Delli monti grandi ne sono due famosissimi et grandissimi più degl’altri, l’uno è posto dalla banda di Levante verso Sirocco, nominato dagl’antichi monti di Tenco et da moderni montagne della Scithia, quale ha forma ritonda et nella sommità ha una campagna o valle, della quale si farà mentione qui a basso nel luogo delle campagne, l’altro famosissimo et altissimo più degl’altri dell’isola nominato il monte Ida, qual sopravanza tutti gl’altri. Dicevano che in questa isola vi erano 100 città grandi. Ancora vi è un altro monte grandissimo, ma non uguale agl’altri sopra nominati, detti monti di Giove, quale è lontano da Candia per Ostro nove miglia in circa, il quale eccettuando la parte d’ostro è circondato da una infinità di fontane perfettissime et per l’abbondanza della quali acque è parimente d’intorno circondato da molti giardini, quali fanno frutti assai di diversa sorte. Detto monte è all’incontro dell’isola della Standia, che perché faccia segno che fra l’uno et l’altro in mezzo sia la città di Candia.
La detta isola di Candia si trova havere alcune campagne o pianure, la principale delle quali è la Massarea, dagl’antichi detta Mascaraca [?], la quale è di forma longa et stretta, la sua larghezza non passa miglia cinque et in diversi luoghi più et meno, secondo che la sua longhezza si va estendendo, la qual principia dalle parti di Ostro del castello Priotezza et viene per Levante verso Castel nuovo per spatio di miglia 12 lasciandolo a banda manca sopra un monticello. Di la per detto vento estendendosi per spatio di altre miglia 12 è il castello Bonifatio, lasciandolo parimente a banda manca alla pianura in luogo alquanto eminente, dal quale continouando per altre miglia 12 per Sirocco si trova il castello Belvedere, parimente sito nel mezzo del piano un monticelli eminente. Dal quale estendendosi più oltra miglia 12 verso Tramontana si trova il castello Pediada, a tale che detta campagna di Massarea è di longhezza di miglia 40 et è per tutto seminabile, et nel mezzo ha un terreno il quale è il vero fondamento della seminatione del distretto di Candia.
Vi è un’altra campagna lontana dalla città per Levante miglia 70 [corretto in 20] et circonda miglia 12, nel mezzo della quale è posto il detto castello Pediada, nella quale si semina ogni sorte di seminatione, lontana dalla quale per spatio d’altre miglia 12 per Greco è la compagna della Sichi [?].
La campagna della Sithi circonda miglia 13 et è posta sopra i sommi [?] monti, detti dalli antichi monti delli Tenei, sopra della qual campagna vi sono attorno attorno [doppio nel testo] altri monti altissimi che seguitano le dette montagne, sopra le quali è posta detta pianura, delle quali montagne colano dell’acque piovane et scolatura delle nevi in essa campagna, a talche dalla parti di Ponenete et Maestro et Ponente et Garbino fanno stagno d’acqua, rispetto del qual stagno delle dicie [?] parti della seminagione le due restano inseminabili, et per i detti luoghi, verso i sudetti venti fanno busi [?] in greco [?] detto Crinni, per li quali colano et sborano verso la parti di Ponenete penetrando per le spalle delle montagne nel luogo detto Maurodhano [?] et nel casale detto Gognis, oltre molti altri luoghi che penetrano dette acque; et perché da per tutto è al quanto più eminente la superficie della detta campagna, dove scolano l’acqua, per tal cosa[?] le acque restano et non scolano perfittamente che sono causa che le seminationi patiscono; essa campagna ha sette ingressi strettissimi, che a malapena doi huomini possono caminarvi del paro, per uno de quelli solamente si può andare a cavallo commodamente et è nominato Ambello, per la quale strada tutti quasi vanno al detto luogo. Il secondo ingresso è chiamato Cardamussa, il terzo Ruscho Engremno [?], il quarto Apiganea, il quinto Stratha Enbaro, il sesto Alexena, il settimo Anagiro. Per li quali quasi mai le persone caminano a cavallo per esser luoghi grebanosi et inaccessibili. Nel resto della detta campagna si trova havere un colle pieno d’alberi salvatichi, attorno del quale et a piedi delle montagne sono alcune casupule da tenere animali, per non potersi fabricare case grandi, essendoli prohibito per parte dell’eccellentissimo Senato, per la quale gli viene ostato di non poter fabricare dette case né piantar vigne né altri arbori. Indetto luogo è perfettissimo aere, bonissime acque de pozzi ed fonti et si semina ogni sorte di seminagione.
Sono ancora nel distretto della Canea le infrascritte campagne et pianure, et prima all’Armirò infra terra una campagna grande circonda miglia 12. Ancora alle montagne un’altra campagna grande, maggiore della soprascritta, nominata Amalò, circonda più di miglia 16, ancora nelle dette montagne due altre, una delle quali si nomina Rodovagni et l’altra Licabò [?] circondano più d’otto o 10 miglia l’una la campagna di Chissamo la qual può essere larga miglia 20 et larga quattro in cinque più et meno la qual finisce a detto castello di Chissamo, le quali campagne del tutto non si seminano, non ostante che siano bonissimi terreni, alcuni dicono per non esservi huomini, ma la maggior parte dice che per li ladri et malfattori non si seminano, che se fussero seminate, non solo bastarebbono per l’uso di Candia, ma quasi di tutta l’isola; in diversi luoghi dell’isola sono molte pianure et spetialmente nel territorio di Rettimo et fra l’altre una nominata Furito [?] di buona capacità. Nel territorio di Candia fra l’altre sopra le montagne Amalò, molto famosa et atta per ogni sorte di seminagione.
Le vestigie delle antichità che si vedono sino al presente sono molte, ma delle infrascritte si trova memoria et sono famosissime, et primi dalla parte di Levante sopra la marina d’Ostro al castello di Girepetra vi si trovano un’infinità di colonne di marmo di diversi colori, et parimente molte statue di marmo sepolte sotto terra, alcune grandi et alcune piccole, del qual luogo molti clarissimi Rettori ne hanno fatto cavare et portar via. Vi si trovano anco teste grandi, gambe et braccia di marmo rotte. Dalle statue et dagli fragmenti si dimostra che ivi fusse una grande et famosa città.
Seguitando poi per il mare d’Ostro verso Ponenete è un luogo di Santa Maria di Matalà, ove sono alcuni rustighi et antichità et lavoro di mosaico, il qual luogo si trova scritto ch’era emporio, cioè il mercato della città Goitina [?], della quale qui sotto si farà mentione, et dicevasi dagli antichi Mtagli [?] dove si trova scritto ch’era un tempio nel quale erano notate le infrascritte parole = [simbolo nel testo] lavati il capo et monda il piede poi entra in questa casa Divina.
Dal qual luogo di Matalà, procedendo per Tramontana infra terra per spatio di miglia 14 nella Massarea sotto il Castelnuovo, v’erano et sono sepolte in terra un’infinità di collonne et anco statue et altre cose di marmo di diversi colori et una machina d’una porta grande fabricata di matoni, nel qual luogo più chi si va cavando la terra si trovano collonne et statue, appresso il qual luogo è una chiesa antichissima, da colonne di marmo sostentata et lavorata anco di mosaico, la qual si domanda Aqusdera [?] che in lingua nostra significa Santo X [?].
Poco più lontano dalla detta ven’è un’altra nominata Autopoli, quale è antichissima et rovinata et non se ne vede fuorché una minima particella, la quale sta in essere.
Appresso alla quale chiesa ad un tirar di mano è un arco di pietra fabricato in volto longo di passa sei, sotto il quale si può andare per passa 29 a cavallo, ma più che si procede in dentro verso Tramontana va crescendo il terreno et non si può andar più oltra; et sotto quel terreno sorge una quantità d’acqua, che si giudica che sotto a quello volto crescesse qualche fiumara grande, ma al presente non vi è se non poca acqua. Vi sono molti condotti che rispondono in detto luogo e specialmente verso Tramontana in un luogo nominato Internis [?], che vuol dire Cesternis, ove sono muraglie grosse et antichità et abondantia d’acqua, dal qual luogo rispondono alcuni condotti al sorpadetto luogo della Massarea et ivi era l’antichissima città di Cortina, residentia del Re Minos. Ancora là appresso, sopra un monticello chiamato Castello, vi sono molti edifici antichi di quadrelli et spetialmente un muro longo di passa 50 fabricato medesimamente con mattoni, che par fussero edifitii da giudicare overo la cancellaria di Cortina. Qui è quantità grande di pietre bianche, longhe et larghe di passo uno per una, qual fabrica è fatta tonda in scalini, larga di circuito più di 100 passi, si giudica che ivi fosse il theatro della città di Cortina.
Ancora li appresso per lo spatio di mezzo miglio alla costa del monte, sopra il quale è posto il castello nuovo, vicino del quale è posto il fabuloso labirinto, ma si dice che il detto labirinto non sia vero, ma che sia una concavità et spelonca fatta dalla natura per cavare et tragger sassi, con quali fu fabricata la città di Gortina [?] et fu detto labirinto, perché fuit factus labor intus, il quale laberinto overo spelonca ha l’ingresso suo alquanto patente, ha forma d’un buso di spelonca, dalla parte di Ostro è il suo fine entrando dentro, a benché non vadi per retta linea, ma è alquanto tortuosa, et è passa 410 dall’uno all’altro lato, del quale sono le strade infrascritte, principiando dall’ingressso del detto laberinto sono passa numero 65 da banda sinistra sono passa 31. Da banda destra sono passa 33, dalla parte destra procede un’altra strada passa 80, dalla parte soprascritta un’altra di passa 20, dalla parte sopradetta un’altra di passa 34 et appresso quella un’altra di passa 35.
Vicini a quella una più curta dell’altra passa 35, che sono in tutto strade nuove, computando la prima et principale, che sommano in tutto passa numero 792. È in alcuni luoghi basso et spetialmente nel mezzo tantoché bisogna straviar si per terra et entrato più dentro bisogna andar con torci et con gridi, secondo che usano coloro che sogliono condurre dentro et ritornar fuori le persone. Ancora lontano da Candia miglia tre per Ostro è l’antica città di Gnosas [?] nel casale nominato al presente Macritico [?], dove sono molte machine de volti et de muri et d’una infinità di rovine, et spetialmente vi è un muro longo molte passa dal quale si giudica che sia imposto nome al casal Macritico [?], che vuol dire muro longo. Indetto luogo non vi sono collonne né statue di marmo, overo perché non ve ne fussero, overo essendone nel fabricar la città di Candia che vi è appresso siano state tolte et portate a detta fabrica. Si trova anco appresso un casale detto Rulidone [?] posto sotto il destro del castello detto Milopotamo, nella giurisditione della città di Rettimo, una spelonca lontana per un miglio et mezzo dal detto casale al mezzo d’un monte di questa sorte. Dopo l’ingresso di essa si penetra per spatio di passa 50 più dentro. Andati più a basso si trova un pilastro, che pare quasi collanna grossissima dal colmo della spelonca fino a basso, la quale pare che sostenga detto colmo et mostra che per spatio d’assai tempo dal colare et distillare dell’acque sia stata fabricata, la qual tutta dalla parte di sopra fin al centro della terra è fatta attorno attorno [ripetuto nel testo] di fiate [?] bellissime tutte a linea, come se da un famosissimo maestro et architettore fussero state fatte, et ancora si vede in alcune parti di essa colonna che quasi è fresco e fragile per il collare dell’acque, le quali non sono ancora congelate et indurite et a quella perfettione che sono le altre. Cosa bella da vedere. Ancora vi sono in alcuni altri luoghi collonne piccole in forma di piramide, alcune alte cinque et sei braccia et più et manco, le quali più che vanno inalzandosi nella sommità sono pontute et dalla parte di sopra sotto il colmo ne escono all’opposito delle altre quasi perpendicolarmente sopra quelle che sono in terra et nella sua estrema parte che pende al basso sopra quelle di sotto sono parimente in punta et ve ne sono alcune che la parte di sopra con quelle di sotto quasi si toccano. Si vede ancora qualche goccia d’acqua stillata et così di tal sorte di pietre è piena la spelonca.
Caminando più oltre si trova un luogo strettissimo a modo di un pertugio, per il quale non possono andare più d’un huomo la volta. Et così discendendo per alcuni grebani oscurissimi, tuttavia con tocchi caminando spatio di passa diece, al fin de quelli vi è un’altra spelonca longa et molto larga, piena di quella sorte di statue et strane cose, come è detto di sopra, ma spetialmente vi è una statua di donna che tiene una creatura in braccio, che par fatta a mano, et di sotto al colmo così della prima come della seconda spelonca vi sono ataccati di queste collature, congelate et impetrite che paiono vesti, habiti, lenzuoli et molte altre cose simili, che veramente fanno maraviglioso vedere. Ancora lontano dal castello Pediada per Levante, quasi nel mezzo del corpo dell’isola, lontano dal detto castello per miglia due in circa, sopra un colle eminente, vi sono molte antichità, assaissimi marmi, molte sepolture et assai vestigie et fragmenti di collonne et altro, dove fu trovato un re scolpito in marmo, qual teneva in mano una bocchetta et di sotto era scritto Emberrimus [?] Rex. In detto luogo trovano esser stata una città nominata Thos et al presente Lito.
Ancora nell’acqua di Tramontana lontano di Candia verso levante per miglia 20, si trova un luogo alla marina sotto’l vescovado Chersonesco, dove si vedono grandissimi condotti di acqua, muri di maravigliosa grossezza, rovinati in terra et dimostra esser stata qualche città. Ben è vero che non è porto di vascelli grossi, ma da piccioli per la riviera dell’isola et vien nominato al presente Tigagni [?], come di sopra si è fatto mentione.
Nel distretto della Canea, lontano dall’Apricorno per Ostro di sopra quella parte detta Podomuri allincontro della fortezza della Suda, vi sono muraglia intiere in essere, le quali circondano da miglia tre in circa, che mostra esser stata qualche famosissima città et fino al presente vien detta in greco Palleocastro, che vuol dire Cittavecchia; et similmente al luogo di Chiscamo vi sono assai vestigie et rovine, quali dimostrano esser stata una gran città et al presente vien nominata Paleocastro di Chissimo [?], la qual si trova scritto esser stata detta dagl’antichi Chissamopoli.
Sono ancora de Levante a Ponente infra terra per Ostro nel corpo dell’isola molte vestigia et acquedotti, quali dimostrano esser stati città, ma non se ne ha memoria alcuna. Tutta l’isola ha gl’infrascritti [?] fiumi più notabili et prima dalla parte di Tramontana principiando dal capo di essa da Levante fino alla città di Candia un fiume, lontano dal castello Mirabello miglia 11 in circa, detto Istrona, qual nasce dal sorgere d’alquante abondantissime acque, ivi sono alquanti molini. Carterò qual nasce dalle montagne et è lontano da Candia, come già si è detto per avanti. Passando la città di Candia verso Ponente per miglia cinque é l’Armirò et nasce da una voraggine, qual non ha fondo, et si giudica, per esser appresso al mare un miglio, che da esso mare nasce et ancora per essere acqua salmastra, ivi sono alquanti molini dell’illustrissima Signoria et in quel fiume si prende assai pesce di diverse sorti et ancor quella pescaggione è della Signoria et la vende ogn’anno al publico incanto.
Vi è per Ponente un altro fiume, appresso il ponticello d’Altalli, lontano da Candia miglia 30, Arcadi, fiume qual parimente s’estende per Ponente verso la città di Rettimo. Da Rettimo alla Canea, Petra, fiume lontano da Rettimo miglia 12, qual nasce dalle montagne. Armirò lontano da Rettimo miglia 10, qual nasce dal sorgere della marina, per essere appresso mezzo miglio, ivi sono alcuni molini; fiume Botaria alla Canea. Fiume Camara finisce in Tramontana et nasce dalle montagne, fiume Cheranisti finisce in Tramontana et nasce dalle montagne. Fiume Spilea finisce in Tramontana et nasce dalle montagne, fiume Santa Armeressa finisce in Tramontana et nasce dalle montagne. Fiume Spileare finisce in Tramontana et nasce dalle montagne. Fiume Camara medesimamente finisce in Tramontana et nasce dalle montagne, fiume Chiarisi [?] finisce in Tramontana et nasce dalle montagne.
A che modo li Parici di Candia siano dominati come schiavi, vi è questa memoria che l’isola di Candia, quel’era sotto l’imperio di Costantinopoli, fu presa et signoreggiata dalli barbari per mesi nove, onde il fratello dell’imperatore non voleva patir questa ingiuria et armò 100 galee et venne alla parte di Ponente et al porto di Chissamo, sbarcò et fu presa da nuovo essa isola et ridotta alle mani dell’imperadori et amazzorono tanti barbari, quanti poterono havere nelle mani nella battaglia, et dopo li restanti che furono presi furono fatti villani et signoreggiati schiavi, et per schiavi furono divisi per tutta l’isola et questi tali si domandarono Parici naturali et veri Parici, et per conseguente i figlioli descendenti da quelli.
Dopo passato tempo la detta isola è venuta in compra all’illustrissimo Dominio veneto et fu fatta divisone, come qui di sotto si chiarirà.
I detti Parici nativi dalli barbari essendo stati divisi et separati a tutte le cavallerie diedero 25 [?] di loro per ogni cavallaria, et era data libertà ai signori di quelli di poter vendere detti Parici a suo beneplacito fuor dell’isola. Ivi [?] dopo fu presa parte che non si vendessero fuor dell’isola et se alcuno voleva vendere i suoi Parici li vendeva sopra l’isola marcelli cento l’uno et questi tali si dicono Parici gratificati. Da poi assai huomini delle altre isole per lor sigurtà (perché erano corseggiati da barbari) si riducevano in questa isola per il buon commodo et con poca utilità della Signoria, onde il Senato ha provisto, con parte presa, che tutti quelli delle predette isole che venissero a stantiare per salvarsi in Candia, dovessero pagare ogn’anno marcello uno per persone, et da questo è nato che tutti questi si dicono Parici communi, cognominati Messites. L’impero di Costantinopoli fu diviso in quattro parti: la prima hebbe il conte Baldovino di Fiandra all’hora Imperadore et fu la mità della città di Costantinopoli dalla parte di terra, la città d’Andinopoli, Soffia et Gallipoli, con le sue castella. La seconda hebbe il Serenissimo prencipe di Venetia, cioè l’altra metà di Costantinopoli dalla parte del mare et fu fatto un muro alla città. La città di Sarbeca Rachea [?], l’isola di Marmara, Scutari et parte dell’isola di Negroponte. La terza parte dell’impero hebbe il Marchese di Monferrato, cioè l’isola di Candia, il Regno di Salonichi et il castello di Callipoli con li suoi castelli; la quarta parte et ultima hebbe il signor Corser Sommaripa, che fu signor di Verona, al quale toccò il ducato di Nixia nell’arcipallago Andropario et Antipario, Santa Erini, Inilo Sefanto, Nio, in somma isole 17 et parte dell’isola di Negroponte.

Vendita fatta per il marchese di Monferrato dell’isola di Candia al Serenissimo prencipe di Venetia Enrigo Dandolo.
Anno domini nostri Iosuxp.i [?] 1204. Manifesto faccio io Bonifacio marchese di Monferrato a te Enrigo Dandolo Doge di Venetia come vendo a te tutta l’isola di Creta per marche 1.000 d’argento, con quella plenaria libertà che si può vendere et far come di sua cosa propria, niuno a te contradicendo, testimonii di ciò messer Bonacosco da Finiano, messer Pegonal [?] da Verona, messer Enrigo da Finello [?] et mastro Giacomo Greco et Ego Bonus amicus sacri palatii dugie notarius manu propria per scripsi.

Dopo che hebbe l’illustrissima Signoria veneta dominio sopra questo Regno volle dividerlo a questo modo. Cioè la prima cosa come Republica religiosissima diede al Signor Iddio la sua parte, cioè l’arcivescovato di Candia, il patriarcato di Costantinopoli, l’abbadia di Borgognone e vescovati canonicati, prebende, benefitii, i quali tutti summano cavallarie 25.
La seconda parte tenne per sé, che sono le affittationi di Camera, per le quali ciascuno che possiede paga in Camera quanto per i libri di essa si vede, et queste sono parimenti cavallerie 25; la terza parte alli nobili et feudatarii come cavallieri, con obligo che ogn’uno tenga i suoi cavalli, per la sua carratada, et tutta detta terza parte sono per tutta l’isola cavallarie numero 394. La città di Candia et Scithia, perché Scithia mostrava in Candia suoi cavalli, cavallarie 234. Canea 96 et Rettimo 64 in mano d’alcuni delle parti di Rettimo et Canea Greci, che si domandano Arghondopoli; l’illustrissima Signoria ha dati alcuni fondi per suoi benemeriti, per i quali non mostrano guarniggione né obligatione di sorte alcuna, sono cavallarie numero 35. Tanto che computando le cavallarie 25 della chiesa, le 25 della Camara, le 394 de nobili et feudatari et cavalleria 25 libere soprascritte di Argondopoli, in tutta l’isola sono cavallarie numero 469. Una cavallaria di Candia et Scithia sono serventerie 6 [?] et una serventeria sudetta caratti 24. La cavallaria di Rettimo è simile a quella di Candia et la cavallaria della Canea è differente: una serventaria grande fa caratti sei, una serventeria piccola caratti quattro, serventerie quattro grandi fanno una cavallaria, serventerie otto picciole fanno una cavallaria. Ma per ordine dell’eccellentissimo Foscarini, già Proveditore generale, fa regolata detta cavallaria della Canea secondo l’altre città. 
Tutta l’isola è al presente divisa in quattro contrade diue [?] territorii et in quattro città, cioè Scithia, Candia, Retimo, Canea. Scithia è posta verso Levante lontana da capo Salamone miglia 20, la quale manca da essere assicurata dalla forze nemiche per quanto havremo discorso di sopra. 
Candia è verso Ponente quasi nel mezzo dell’isola, lontana da Scithia miglia 100, et è la prima et principale et metropoli dell’altre, è il suo confine fra Candia et Scitia dalla parte di Tramontana dalla fiumara detta Istiona dal mar d’Ostro col casale Males et Mirto, sottoposti al castello di Gerapetra; la fortezza di questa città manca di esser compita et alla sua perfettione ridotta quel tanto che qui sotto si dia et primi al baloardo dello Spirito Santo di muro di passi cubi numero 390 di terreni fra terrapieno et parapetto passa cubi numero 3.200. Tirreni per la contrascarpa di fuori passa cubi numero 4.000, al baloardo Pandocratora terreno per terrapienare parapetti passa cubi 600.
Al baloardo Bethlem di muro per fornire il volto della sortida passa cubi 160. Alla cortina fra Bethlem et Martinengo per fornirla di muro passi 200. Alla cortina fra il baloardo Martinengo et Ihus [?] di muro passi cubi 1.200. Al suo parapetto di terra passi cubi 1.000. Al baloardo di Ihus [?] nella fronte et nell’orecchione verso Vitturi di muro passa cubi 150.
Alla porta publica et guardia del detto baloardo di muro passa 200. Al detto baloardo terra per terrapieni et parapetti passi cubi 1.000. Alla cortina fra il baloardo Ihus [?] et Vetturi di muro passa cubi 450. Il lupo [?] terrapieno et parapetto passi cubi 3.000. Al volto della sortida del baloardo Vetturi di muro passa cubi 50 terrapieno in detto passa cubi 400. Nel baloardo Martinengo della Sabionara ad un portello et corcondar la piazza basse di muro passa cubi 90. Il suo terrapieno passa cubi 300. Ancora per tutte due le fronti del balouardo Ihus [?] fino al baloardo Martinango la Sabionara manca la cavatione et slargar le fosse, secondo il nuovo ordine dell’illustrissima Signoria Latino Orsino […].
Somma la muraglia in tutto passa cubi 3.390, a ducati venetiani sei il passo cubo fanno ducati 20.340.
Somma la terra delli terrapieni passa cubi numero 17.500, i quali terreni si possono cavare et terrapienare, slargare le fosse con gl’huomini del contado, che sono obligati all’angaria, ma le muraglie et spesa di quella non si ponno fare altrimente che con la spesa di Vostra serenità.
Nel 1214 uscì di Genova uno di bassa conditione, chiamato Enrigo Bassano, huomo valentissimo et savio, et fece tanto che con sua industria hebbe gran parte dell’isola di Malta, per la qual cosa fu chiamato il conte Enrigo di Malta. Detto Enrigo prese una nave de Pisani, con una sua, et dopo con le due ne prese una de Venetiani et tornò a Malta et si mise ben in ordine, mettendo sopra queste navi gran quantità di gente et andò all’isola di Candia et appresentatovisi i Greci lo accettarono dandogli gran parte della Signoria et subito detto conte fece fabricare 15 castelli nel corpo dell’isola, per potersi prevalere dalla potentia della Signoria di Venetia.
Il primo castello di Mirabello, uno di Monferrato, uno che si chiami Bonfatio, Castelnuovo et Delesiparo [?] con molti altri castelli et ancora teneva il castello Themeve [?] et possedeva la città di Candia.
L’illustrissimo signor Latino Orsino ha raccordato, che si dovesse piantare a questa fortezza attorno attorno [ripetuto nel testo] diverse sorti d’alberi, per doi rispetti. Il primo perché le radici di questi alberi sostengono i terrapieni et fanno che le acque piovane non gli mangino. Il secondo che crescendo questi alberi in qualche tempo et occorrenza si prevaleriano molto di essi i defensori. Seguita a Candia verso Ponente la città di Rettimo.
La città di Retimo è lontana da Candia miglia 60. Il confine tra l’una et l’altra città dalla parte di Tramontana è la Fraschia et Cherarodoca [?], et dal mare d’Ostro confina con il casale Paleocano overo Galleni, lontano dal castello Priorissa miglia tre, la fortezza di questa città nuovamente fatta manca per esser fornita di alcune cose, che le angarie, cioè l’obligo de villani di quello territorio, è bastante a fornire quel tanto che manca o pagando tanti danari, overo lavorando personalmente sei giorni all’anno dalle città di Retimo verso Ponente e la Canea.
La città dela Canea, detta anticamente Cidonia, è lontana da Retimo miglia 40 et da Candia miglia 100. Il suo confine fra Rettimo et Canea è dal mare di Tramontana il fiume di Mussilla [?] appresso all’Armirò et dalla parte d’Ostro il castello Santo Nichida; la fortezza di questa città manca da esser fornita et perfetta, come qui sotto di dirà. Li suoi cavalieri fatti alli parapetti, alzare gli parapetti, slargare i terrapieni, finire il revellino, slargare le fosse [?] al suo segno, tanto che l’artiglieria delle piazza possono fare il suo effetto senza impedimento. Questo si può fare con l’obligo dell’angarie del contado di quel territorio et con 10.000 ducati contanti appresso.
Queste fortezze sopranominate che mancano ad esser fornite, dico che nel spatio di doi anni si può fornire con le angarie del detto tempo et col danaro del contado mentuado al conto et descrittion fatta di quello che mancano le fabriche delle dette città et fortezze, et tanto più se potesse o sapesse persuadere a chi tocca l’espeditione di fornire queste fabriche, con tranquillità et bonaccia, perché a spedire in questo tempo bonaccievole uno valerà 100, si come al tempo turbolento 100 non valeranno uno.
Oltra che fornite che saranno le fabriche di questo Regno, Sua serenità si allegerirà di molta spesa de scrivani, de proti et altri simili stipendiati et spese estraordinarie, che tanto corre di spesa lavorando pienamente, come gagliardamente et perché corre molta spesa a Sua serenità in questo Regno, si potria dire che la si contentasse di dar questo danaro ad imprestito per questi doi anni et finiti che faranno le fortezze, l’angarie del contado restasse ancora obligata a pagar la sua angaria a danari contadi, per altri due o tre anni, tanto che con questo danaro verrà a sodisfare il danaro publico imprestato alle fabriche da Sua serenità.
Tutta l’isola si ritrova havere in diversi luoghi i castelli sottoposti alle retroscritte quattro città, fabricati come si è detto de messer Enrigo di Bassano genovese, quali castelli sono a questo modo divisi.
Schithia ha sotto di sé Gerapetra, castelllo lontano di Scithia miglia 40 posto alla marina verso Ostro.
In questo castello sempre sta un castellano eletto dal clarissimo regimento et capitano di Candia.
Candia ha sotto di sé castelli otto, cioè Malvisino si trova per Ponente et Garbino infra terra lontano da Candia miglia otto.
Questi otto castelli del territorio di Candia il clarissimo reggimento et capitano generale fanno ogni doi anni una elettione di castellano, scrivano et capitanio contra iuris la prima muta, cioè il primo anno un nobile Veneto et et [ripetuto nel testo] il secondo un Cretense, secondo l’ordine dell’eccellentissimo Senato, eccetto tre castelli: Pediada, Themene et Mirabillo, quali Sua serenità ha concesso, come a suoi luoghi si farà mentione.
Thimene infra terra per Ostro et Garbino è lontano da Candia miglia 12, il qual castello ha una rocca altissima di durissimo sasso circondata, sopra il qual pariment’ha una muraglia grossissima et antichissima. Ha un solo ingresso con pochi aloggiamenti dentro, con acqua naturale, luogo capacissimo in un bisogno per salvare una grossa banda di gente et bisognando tenerli salvi in esso forte. Che se in alcun tempo la città di Candia fusse assediata da gente nemica et chi fossero aloggiati detti nemici alla volta del Gioffiro, overo in alcuno altro luogo a loro proposito, la gente salvata in quella fortezza verrebbe a travagliar il nemico negl’alloggiamenti opure nella batterie che volesse fare alla fortezza et come pratichi del paese travagliar sempre il nemico hora ad una via, hora ad un’altra; et se saranno forzati dalla potenza dell’inimico ritornaranno al suo medesimo luoco et forte et bisognando di nuovo molestar l’inimico tanto che il rispetto loro non lo lasci far con quiete et commodità il suo desiderio. In modo che questa rocca over forte serve come uno de baloardi principali di questa fortezza di Candia, sotto la qual rocca nella base del sasso ve si è di nuovo habitato dalla gente del castello.
Di questo castello la serenissima Signoria ha venduto al tempo della guerra, così la possessione come la giuriditione civile et criminale a certi da casa Corresi, i quali poi parte l’han venduto et parte dodato [?] et hora si trova al possesso di esso messer Francesco Querini il cavaliere.
Castel nuovo è infra terra per Ostro Garbino lontano da Candia miglia 25.
Priotessa infra terra parimente, posto alla marina dell’altra parte dell’isola, lontano da Candia miglia 50.
Bonifatio similmente infra terra parimente per Ostro Scirocco lontano da Candia miglia 25.
Belvedere infra terra verso Ostro Scirocco lontano da Candia miglia 25, et nota che tutti i castelli del distretto di Candia sono fra loro distanti miglia 12 dal castello Mirabello in poi.
Pediada per Sirocco et Levante infra terra e lontana da Candia miglia 20. Questo castello la serenissima Signoria l’ha concesso a messer Francesco Agostini per anni 20, per havere il quondam suo padre fatto una fusta et servitio con essa al tempo della guerra.
Mirabello per Levante posto alla marina di Tramontana e lontano da Candia miglia 50. Questo castello la serenissima Signoria l’ha concesso a messer Lorenzo Malipiero et a suo figlio in vita loro per li suoi benemeriti.
Rettimo ha sotto di sé Milopotamo, lontano dalla città miglia 20 alla marina da Tramontana.
Canea ha sotto di sé castello Apicorno, lontano dalla città miglia 15 alla marina di Tramontana sopra un colle.
Chissano, detto dagl’antichi Chisiamopoli, pur castello posto alle marine per Ponenete fra Capospada et Grabusse lontano dalla Canea miglia 25.
Selino castello al mar d’Ostro lontano dalla Canea miglia 50.
Sfacchia per il vento medesimo d’Ostro lontano dalla Canea miglia 40. Dove si manda un castellano per Proveditore, il quale viene eletto dal clarissimo Regimento della Canea et confirmato dal clarissimo Regimento et capitanio di Candia. 
Tutti i sopradetti castelli erano cinti di muro, ma per la longhezza del tempo e per varii accidenti sono in parte smantellati.
Tutte le quattro città hanno sotto di sé casali fra piccioli et grandi numero 1.044. La città di Candia ha per il suo territorio casali numero 465. Nel detto contado sono huomini di angaria 15.234, li quali servono ogn’anno alle fabriche di Sua Serenità sei giorni per huomo, sono ancora all’ordinanze descritti, quali non fanno angaria personale huomini 2.400 in circa, sotto a cinque capitani Italiani pagati da Sua serenità. Nella città propria sono huomini da fatti 7.000 parti de quali fino al numero di 2.200 sono descritti all’ordinanza sotto cinque collonelli Greci. Detta città ha chiese latine fra principali et capelle numero 22, fra le quali è il Duomo di Santo Vito [?], residentia del reverendissimo arcivescovo, parochia di tutti quelli che fanno il rito Latino.
Vi è anco la chiesa di San Marco residenza di monsignor Priniocerio, in questa chiesa Sua signoria reverendissima paga quattro capellani; sono parimente in questa città parocchie greche numero 77.
La città della Canea ha per suo territorio casali fra grandi et piccioli numero 240. Nel detto contado sono huomini da fatto numero 6.159, quali servono ogn’anno sei giorni alle fabriche di Sua serenità, sono ancora nelle ordinanze descritti quali non fanno angaria personale intorno a 2.230 sotto cinque capitani Italiani. Nella città propria sono huomini da fatto numero 2.145, delli quali sono descritti all’ordinanza sotto doi colonelli Greci numero 500 in circa. Detta città ha chiesa latine fra principali et capelle numero 14, fra le quali vi è il duomo di Santa Maria dove habita monsignor vescovo. Dal qual duomo il rito Latino riceve tutti i sacramenti. Nella detta città sono parocchie greche numero 33.
La città di Rettimo ha per il suo territorio casali fra picioli e grandi numero 265. Il detto contado fa huomini da fatti numero 8.161, che servono giorni sei all’anno alle fabriche di Sua serenità, sono ancora nell’ordinanze descritti numero 2.890 sotto quattro capitani Italiani, sono ancora per esso contado huomini civili i quali non fanno angaria, ma pagano l’estimo [?] numero 143.
Nella città propria sono huomini da fatti numero 945, de quali ne sono descriti nelle ordinanze sotto un collonello numero 305.
In detta città sono chiese Latine numero 8, fra le quali è il duomo fabricato nuovamente sopra la fortezza, dalla quale ricevono i sacramenti tutti quelli del rito latino; sono in detta città parochie Greche numero 36.
Nel territorio della città di Scithia sono casali numero 57 et nel castello di Gerapetra fra piccoli e grandi numero 17. Nelle stessi territorii sono huomini da fatti numero 4.651, quali servono ogn’anno giorni sei alle fabriche di Sua serenità.
Sono parimente nel territorio della città et castello et nell’habitato loro descritti di essi huomini nell’ordinanze numero 600 in circa. Sotto capi dui Italiani et doi Greci, sono nella città et castello chiese Latine numero 6, fra le quali vi è la chiesa di San Marco duomo di Scithia et residenza del vescovo, dalla quale ricevono tutti i sacramenti quei del rito Latino; sonnovi parocchie Greche numero 11.
Si fa mentione di alcune cose antiche, non perché siano alli moderni secrete et incognite, ma perché trattando di quelle si scopre dove allora l’isola ha patito dalle genti nemiche et che generationi sono i privilegiati al presente et soldati descritti all’ordinanze per il contado.

Discorso del forte della Suda all’illustrissimo et eccellentissimo signor Pietro Zane Capitan general nel Regno di Candia.
Rivolgendo molto nella mente mia io, Lunardo Querini, et  fissamente discorrendo sopra la fortezza et porto della Suda, che nonostante ch’essa sia stata fabricata da persone illustrissime con molta diligenza et che con molta avvertenza provedevano ogni cosa necessaria, nondimeno un’opera così grande non finita, massime da una medesima mano, era per partorire qualche imperfettione, di come pare al mio debile giuditio che hora ne patisca. Non però ciò dico io per volermi contraporre all’opinione delli illustrissimi fondatori di essa fortezza, ma perché essendo regola generale di aggiungere con facilità alle cose ritrovate, m’è parso di scoprire la presente mia intentione, la quale è ch’havendo dissignato nella sudetta fortezza di far doi tagli nello scoglio, che vi è dentro nel porto detto della Suda, et al dirimpetto di essa fortezza, cio è dalla parte d’Ostro e Tramontana, acciò che essi tagli vengano a terminarsi in un punto verso Ponenete in forma piramidale et questo affine che non vengano di notte vascelli armati et passando in detto scoglio possano piantar sopra esso artiglierie et battere essa fortezza, sopra questo pare a me che in ogni tempo che volesse il nemico far questo effetto, lo poterà fare commodamente et senza offesa alcuna, io mi assicurarei da questo disturbo con questo remedio, cioè chi havendo gran desiderio Sua serenità di trovar qualche luogo in questa isola commodo per far un buon numero d’arsenali per salvar le galee, ch’è necessario che si tengano in questo Regno por l’occorenze che potriano nascere. In detto scoglio se ne potriano fare da 14 volti, con manco spesa di quello che si havesse a fare in ogn’altro luogo, essendo che delle pietre che bisognarebbono per la fabrica di essi arsenali, in esso se ne trova quantità grande et con facilità se ne potranno cavare le calcine da verso terra, se ne potriano far fare con molto manco prezzo di quello ch’è solito pagare nelle città ordinarie. Tanto che non resta se non il pagamento della maestranza il quale ancora se haverà con bonissimo mercato.
Nelle fini delli volti sopra il volto dello scoglio vorrei fare una piazzotta capace di tre overo quattro pezzi d’artiglieria, guardata da pochissimo numero di gente, che si havesse a mandar da essa fortezza ogni notte, conche restaria sicurissimo questo scoglio dal sospetto predetto di non esser di notte rubbato da vascelli armati, che oltra il danno che potriano fare alla fortezza potriano anco daneggiare le galere nostre nel porto del canale fra la fortezza et lo scoglio. Ma con la fabrica predetta dell’arsenale, aggiongendo una traversa appresso l’angolo delli arsenale da verso Tramontana, restarà sicurissimo esso canale da ogni danno che possa occorrere, si dallo scoglio come da terra. Ma poiché nel dissegno di essa fortezza meglio si potria comprendere questo con la vista propria che non con l’immaginatione, in questa mia scrittura farò che sopra esso dissegno se ne faccia questo discorso; et con rimettermi al miglior giuditio de più periti qui farò fine et alla buona gratia di Vostra signoria eccellentissima mi raccomando.

All’illustrissimo et eccellentissimo signor Pietro Zane Capitano generale nel Regno di Candia.
Varie et molte sono le opinioni degli architettori massimamente nelle fortificationi et altri luoghi che hanno bisogno delle diffese et si ben la scienza et regola [?] per questo bisogno insignano a tutti in un medesimo modo, nondimeno per varii appetiti et intentioni diverse diversamente propongano le già dette diffese, si com’avviene al nostro [?] proposito nello scoglio del Maratti, per sicurtà del suo porto et etiam per diffesa del porto di Lutrachi si debba fare una fortezza overo maschio come di sopra.
Il che non nego che non possa farsi, ma per la molta spesa che n’andarà, per la fabrica di essa fortezze et continouo presidio, par al mio poco discorso (sebene io non mi tenga nel numero delli architettori) in questo essercitio, ma come natura [?] discorsiva nata al mondo, per tale effetto giudico che per schivar la spesa della fabrica, come di sopra, che debbano tagliar la punta che sporge fuora foriana verso la fortezza della Suda, per coprire la valle overo porto de Maratti et medesimamente la bocca di Lutrachi a pelo del mare, tanto che la fortezza della Suda possa scoprire il corpo delle galee volendo venire nel porto di Maratti, et tutta quella materia che si cavarà dal taglio della punta, ridurla nella bocca di Lutrachi, quale è larga passa 70 et fonduta sette et facilmente si potriano atterrare, et a questo modo si può chiamare sicura tutta quella parte, havendo le diffesa della fortezza della Suda. Et perché il dissigno di quella parte fa più che non può fare la presente scrittura, però sopra esso ho distesso questo poco discorso, rimettendomi sempre. Qui finisco et alla buona gratia di Vostra eccellenza molto mi raccomando.
Di Vostra signoria illustrissima et eccellentissima affetionatissimo signore Lunardo Querini