9 settembre| 1591 Alvise Giustinian
Relazione|
1591 Alvise Giustinian fu Provveditore generale a Candia
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 79
Relatione del nobil homo ser Alvise Giustinian fu Proveditore generale in Candia presentata nell’eccellentissimo Collegio adì 9 settembre 1591
1591 a 19 di ottobre fu letta nell’eccellentissimo Senato
Io credo, Prencipe serenissimo illustrissimi e gravissimi senatori, quello essere il vero modo di reggere e di governar Stati e Regni per il quale si viene a conseguire et a conservare la pace, come causa dalla quale sono prodotti e dependon tutti i beni et ogni felicità. Ma se Prencipe alcuno ha da desiderare e da procurare questa pace, deve senza dubbio la Serenità vostra e desiderarla e procurarla con ogni industria nel Regno di Candia, non solo per gli altri frutti soavi che da essa le provengono, communi a tutti i principi, ma per schivare i danni et incommodità, che le può apportare la guerra con nemico così potente e di forze tanto superiori qual è il Signor turco.
Per divertir questo incontro reputo essere opportunissimo rimedio il render vana colle buone e gagliarde provisioni la speranza al nemico di potere co’l mezo della guerra fare acquisto alcuno o se pure per la grandezza e potenza [?] sua non è lecito affatto levare quella speranza, almen aggiongere tante difficoltà all’impresa, che dubbioso di poterle superare o lassi la guerra o la differisca.
A questo fine pare a me che habbi ottimamente atteso la Serenità vostra da alcuni anni in qua, havendo sparso e sparge [?] tuttavia tanti thesori in construir tante fortezze, in pagar tanta militia, in essercitar tanta cavallaria, in disciplinar tante ordinanze, in tener preparate tante galee e governatori et in mettere insieme tante altre provisioni per assicurar compitamente quel Regno, già famoso per le favole de poeti et per quelle 100 illustri città che fiorirono in esso, ma hora molto più oltre le conditioni della natura, per la quantità de gli habitanti, per la nobiltà della colonia et per il sito suo, a questo tempo meraviglioso e di notabilissima consideratione, poiché pare posto in quel passo per ostare particolarmente alle voglie barbare et insolenti di così fiero nemico de christiani, dalla conservatione del quale dipende in gran parte la riputatione di questa Serenissima repubblica et la quiete di tutta la christianità, ma specialmente riesce famosissimo e felice, perché sotto il dominio et protettione della Serenità vostra resta sicuro di poter resistere et sprezzare, come vane et inutili, le armi et l’impeto di così spaventoso e formidabil prencipe. Se dunque i pensieri principalmente s’hanno a impiegare per la conservatione della pace e per poter sostener la guerra, quando piaccia a Nostro Signore Dio di permetterla, deve anco in questi doi punti versare la maggior parte del mio ragionamento, rappesentando alla Serenità vostra di una in una tutte le forze che ella di trova nel Regno, quali elle siano al presente, quale augumento si possa sperare in esse con qualche aiuto che se le dia et come si possi cavarne frutto, con quello di più ch’io riputerei necessario per poter sostenersi in evento di guerra et resistere alle forze nemiche senza perdita. A che s’aggiungerà un breve tocco della piccola entrata, che traze la Serenità vostra dalle Camere di quel Regno et all’incontro la gravissima spesa et interesse che sente per l’ordinario, et finalmente chiuderò questa mia attione con dieci parole ch’io dirò introno al nutrimento del Regno, ch’è materia di somma importanza.
Spero di esser breve, perché sapendo io che la Serenità vostra da tante altre relationi è informatissima delle cose e stato di questo soggetto, mi ristringerò solamente ad alcuni passi principali et di essentia, lasciando gli altri di minor momento, per non apportar noia alle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime. Et se bene la maniera del mio stile non può esser se non debole e bassa e senz’alcun ornamento et però poco degna delle orrecchie purgatissime di voi illustrissimi e prudentissimi Senatori, mi prometto nondimeno benigna e favorevole audienza, si per la qualità e grandezza della materia che son per rappresentare, come per la infinita benignità e gratia con la quale suole la Serenità vostra ascoltar li suoi devotissimi servitori, quale ho procurato io di esser sempre con quel più ardente affetto di cuore, che si può desiderare in un buono e sviscerato cittadino della sua patria.
[passa alla pagina successiva lasciando parte del foglio bianco]
Venuto il Regno di Candia sotto il dominio felicissimo di questa Serenissima repubblica l’anno 1204 per ragione di compreda, con l’esborso di 1.000 marche d’argento et 1.000 ducati all’anno, che furono poi francati a Bonifacio marchese di Monferrato, che ne era all’hora parone, fu mandato da Vostra serenità chi ne prendesse il possesso et poco di poi, per più sicura conservatione dell’acquistato, deliberò di mandare, come mandò la prima e la seconda volta la colonia nel Regno. Et furono fatte de tutti i terreni tre portioni, l’una si lasciò per la chiesa, la seconda ritenne il publico per sé et la terza fu distribuita e donata alla colonia, che fu di 394 parti, alle quali fu dato nome di cavallerie et di cavallieri a i loro possessori, dovendo essi per ricognitione del feudo tener doi cavalli per ogni cavallaria, che è formata di sei serventarie: il primo cavallo nominato capolanza per la propria persona del feudato, di proportione di quattro serventarie, et il secondo per il suo servente di valore di due serventerie, restando in obligo i feudati di defendere se stessi e’l Regno, così dalle sollevationi intrinseche de popoli, come anco da gli assalti et incursioni straniere, il che fecero sempre con molto valore e generosità, perché coll’adempire l’obligo loro, dilettandosi et essercitandosi spesso in questa professione cavalleresca, quante volte furono travagliati dalle rebellioni de proprii isolani, che malamente sopportavano questa nova signoria, et da stranieri ancora, i quali invitati dall’opportunità de popoli mal affetti, assaltarono più volte il Regno et s’impatronirono di gran parte di esso, fabricando castelli in diversi luoghi per potervi fermare il piede, tante volte anco restarono vincitori et cacciarono i loro nemici, col favore però et aiuto della Serenità vostra.
Mentre durarono quei primi sospetti et quelle prime seditioni nell’isola, per le quali erano astretti i cavallieri stare del continuo coll’armi in mano per reprimere l’insolenza de rebelli, si vidde fiorire quella cavallaria de bellissimi cavalli, di buone armi e di ottima gente, perché essendo essercitata questa professione, in se stessa nobilissima, da persone nobili e di cuor generoso, assuefacendo volentieri per la necessità della difesa i proprii corpi alle fatiche militari et rendendoli robusti e forti, né admettendo al servitio loro sopra i secondi cavalli persone che non fossero atte e sufficienti, conveniva necessariamente riuscire questa cavallaria fiorita et atta ad ogni sorte d’impresa [?], ma poiché si acquetarono quei strepiti, et che prima con la forza et poi con la benignità del dominare si avilirono quelle genti et si resero soggette, non insurgendo più contra i loro cavallieri si raffredò quell’ardore et si andò tralasciando a poco a poco quelle provisioni, che facevano riuscire buona e stimata quella cavallaria, et s’intepidi in maniera l’ardire e la generosità dell’animo, che a questi ultimi anni s’era ridotta a tale la cavallaria de feudati, per la mala qualità de cavalli et per la poca prattica di chi li cavalcava, che per altro non andava il popolo a veder le mostre, che pur alle volte si facevano, che per un ridicoloso spettacolo al quale comparivano cavalli magri, stroppiati et huomini sopra essi tolti dall’aratro, non più stati a cavallo, con l’armatura molte volte alla riversa et con mille stravaganze piene d’indignità, onde erano spesso salutati dalle naranze de fanciulli [?].
Trovò in questo stato la cavallaria l’eccellentissimo Foscarini et vedendo che da questi feudati, da quali sono goduti tutti i terreni del Regno, che li rendono commodi et ricchi, essendoli massime doppo la guerra accresciute notabilmente l’entrate et per la coltivatione che si era allargata, ma particolarmente per gli augumenti de precii de vini, ogli e formenti rispetto alla quantità della militia, onde le erano non pur accresciute mediocremente ma duplicate l’entrade, conoscendo dico che di queste richezze non ne traheva la Serenità vostra ne anco la piccola recognitione di appresentar un cavallo grosso et un mezano per ogni cavallaria, et parendoli troppo perdita e per la riputatione e per la diffesa il lasciar cascare un membro così considerabile, rinovò gli oblighi vecchi et procurò di ridristrarla [?] et con l’institutioni sue e con le regole che vi pose, providde in maniera a quei disordini, che aiutata dall’illustrissimo signor Proveditor general Michiel che seguì, la memoria del quale vive così fresca e così recente ne gli animi di tutti quei popoli, che viene può dire adorato il nome suo et ricordato spesso con somma consolatione, et sostentata detta cavallaria dall’auttorità della Serenità vostra, che mandandovi un proveditore gentil huomo principale con 120 cechini il mese di salario, mostrò di farne stima et di desiderare l’augumento suo, che prendendo buona piega dall’hora in qua ha fatto progresso notabilissimo e tuttavia va acquistando forze per la industria di chi ne ha cura, che è stata al mio tempo del clarissimo signor Marc’Antonio Veniero, le operationi del quale, non inferiori a quelle della honorata memoria del quondam illustrissimo signor Daniel suo padre, sono state così utili et volte al solo zelo del servitio publico, niente stimando gl’incommodi suoi ne i suoi interessi, anzi vigilantissimo sempre et indefesso alle fatiche, procurando che in tute le parti del Regno fossero a suoi tempi fatte le mostre, così le particolari, come le generali, alle quali tutte si è voluto trovar ogni volta presente colla propria persona et avertendo sopra tutto a doi punti più essentiali, cioè che nelle mostre comparessero l’armi e i cavalli, ingegnandosi di far guarnire quelli che di molti anni non havevano guarnito et che già si credevano di esser esenti, onde al suo tempo si è acresciuta la cavallaria di una buona quantità de cavalli, et attendendo con ogni efficace maniera all’augumento di questo corpo di militia, che se non posso dire ch’egli sia al presente in somma perfettamente, posso almeno affermare con verità esser tale la cavallaria, che è più che mediocre, non meno per la quantità che per la qualità de cavalli e dell’armi, perché quanto a gli huomini, volendo io con ogni sincerità riferir il vero alla Serenità vostra, poco o nessun servitio ardirei di promettermi di loro, poiché i nobili feudati assai chiaramente si sono lasciati più volte intendere, non dover essi esponere le proprie persone a primi pericoli della guerra per impedire il sbarco, né per altrimenti scaramuzzare alla campagna, ma quando anco si mostrassero volonterosi di uscire per propria diffesa, delle moglie, de figlioli et delle sostanze loro, non sono tanto essercitati del corpo, né tanto arditi di cuore, che potessero co’l peso della armi sopportar le fatiche di poche hore per contrastare col nemico, né potriano sostener la vista non che l’incontro di huomini risoluti e d’una furia d’archibugiate; et quanto a i serventi per esser gente bassa, vile e di nessuna esperienza non è da sperarne minimo frutto, anzi temerei che la imperitia e confusione di questi potesse disordinare e metter in rotta quei buoni, che vi fossero. Ma questo per mio credere non è mancamento al quale non si trovi pronto rimedio, perché nel numero di 16 o 20.000 fanti che si troverà la Serenità vostra nel Regno a tempo di guerra, facile sarà scegliere 1.200 huomini c’habbino altre volte fatta [?] la professione et a questi consignare i cavalli e l’armi che non porranno riuscire se non di notabilissimo servitio alle cose publiche.
Hora si trovano nel Regno cavalli grossi e buoni
capi di lanza di valore da 150 cechini in su numero 185
mezani o secondi cavalli da 70, 80 cechini in su numero 231
ronzini da 25 cechini in su 570,
che sono in tutto 986, et 209 che havevano havuti tempo di rimettersi et fin hora devono esser rimessi, in maniera che ascende la cavallaria tutta a cavalli 1.200. Intorno a questa cavallaria ho sentito discorrere diversi pareri [?] et due principalmente sono le opinioni, l’una, per quello che pare a me, dannosa alla Serneità vostra et l’altra dannosa a lei et a quei signori feudati, e tutte due dipendenti da varii interessi et desiderii di quegli huomii che parlano e niente fondate su la ragione. Ricordano i primi la unione de caratti di maggior summa anco di quello che fu concesso già dalla Serenità vostra al signor cavallier Querini fu Amlo [?] della magnifica università di Candia, per schivere la quantità de ronzini da loro chiamati inutili. Gli altri con peggior consiglio hanno pensiero di ridur in denari l’obligo del guarnire.
Con l’unire i carratti si viene nel primo ingresso a far una diminutione nella cavallaria di tre o 400 cavalli, con diminuir anco notabilmente la riputatione del Regno, ma il peggio è senza speranza anzi con certezza di non conseguirne utile alcuno nella qualità de cavalli, perché se è vero com’è verissimo che molti, se non tutti li feudati che hanno obligo di guarnire per il valore di sei, otto e dieci carratti, non havendo havuto altro effetto la concessine sudetta fino a i 24, mostrano cavalli che potriano passare per 15, 20 e più; è anco da cedere che quelli medesimi ronzini, che avanti l’unione s’appresentano per si e per 10, dopo l’unione s’appresenteranno già che sono sufficienti, per 15 per 20 e per una serventaria ch’è 24 et ecco evidente il danno che se ne riceve con diminutione nella quantità, sen’alcuno avantaggio nella qualità.
Ma se questi chiamano inutili i ronzini, qual’è quel ronzino per debole che sia, poiché tutti sono cavalli turchi e di gran spirito, che in caso d’un bisogno non possa portare un archibugiero in sella et forse un altro in groppa per il spatio di 20, 25 miglia in una notte che portasse l’opportunità, secondo gli accidenti della guerra, di mandare 200 o 300 fanti a far qualche fattione, di tratener l’essercitio che maschiasse, di prender un passo difficile, de quali ne è pieno il paese per la quantità de monti e difficoltà delle stradde sassose e precipitose, o di far altra fattione militare che occorresse. Non è già poco aiuto questo de ronzini in un caso di simil natura, ove quel negocio habbi bisogno di celerità e che i soldati giunti al luoco si trovino freschi e gagliardi et atti ad essequire il commandamento; et bisognando anco smontati da ronzini poter di essi servirsi per parapetto e per trincere. Le cavallarie di 394 che erano già, non sono hora più di 330, perché se ne sono smarite 60 per essersi tralasciato di fare le traslatationi de beni venduti, intorno a che mi pareva che la Serenità vostra dovesse haver attione sopra i beni non su le persone, perché se queste svaniscono per gli accidenti di morte e d’altro, quelli restano sempre, se ben passano da uno ad un altro persone, et i possessori di essi sono sempre in obligo di pagare il suo dritto alla Serenità vostra; con che si schivaria [?] anco un altro inconveniente dal quale ben nasce che sono appresentati ronzini inutili, perché spesso è occorso, se ben v’era la prohibitione che vendendo alcun feudato li suoi beni, li ha venduti liberi, riservando a se stesso l’obligo di appresentare il cavallo, il quale riesce poi di quella qualità che possono portar le sue forze estenuate, non la vera carrattada, et in quel caso i provveditori vedendo la impossibilità et impotenza, convengono permettere qualche debolezza, con admonitione e protesto però di haver fatta provisione la seguente mostra di miglior cavallo, et se bene l’admonitione non ha effetto, si serra però gli occhi, convennendosi compassionare la povertà et accettar da gli huomini quello che possono dare. Hora dico le 330 cavallarie a due cavalli per una non renderiano per sua natura più che 660 cavalli e tuttavia con queste divisioni e subdivisioni de carratti si ha moltiplicato il numero, come ho detto, fin alla summa di 1.200, il qual numero di quanta riputatone sia e possi essere alla conservatione di quel Regno, appresso le altre importanti diffese che vi sono, lascio considerar alla prudenza della Serenità vostra.
L’altra opinione, a giudicio mio, più perniciosa è il ridur in denari la cavallaria per tener con quel tratto tanti Stradioti. Quanto a Stradiotti, se hanno da essere della qualità di quei che si trovano al presente nel Regno, io credo che si possi tralasciar questa provisione e guadagnar la spesa, perché sono tali i cavalli e gli huomini, che più tosto servono per ombra di cavallaria che per effetto, essendo la maggior parte di essi di poca bontà e di minor speranza, né possono essere altrimenti, perché il stipendio è conforme al loro stato, poiché di 22 o 23 lire al mese, che è la loro paga, lasciandosene nove in Camera per satisfare la soventione che se le da nel principio per comprar il cavallo, si riduce il suo sostegno in 15 o 16 lire ogni 36 giorni, le quali bisogna che siano compartite nel viver loro, del cavallo, nel comprar fornimenti e nel vestirsi, in modo che non è possibile comperare, ne essere altrimenti di quelle che sono.
Hora che questo denaro si habbi a cavar da feudati non solo è difficile, ma impossibile, perché il voler addossarli questo precio, che pareria loro altissimo di tanti ducati venetiani per cavallaria, ove la limitatione vecchia non passa 24, saria un farli alzar i gridi al cielo, ma saria anco non meno difficile il riscuoter il denaro a ragione di 24 ducati, perché se per un debito legitimo di tanso di 4.000 ducati nella Canea, per l’essattione del quale doppo commessa tante volte ad altri magistrati [?], fu commessa anco a me dalla Serenità vostra, ho convenuto doppo molte caldissime ammonitioni e preghiere, rincrescendomi pure e parendomi dar nota a me medesimo col mandare officili a casa de gentilhuomini, son stato sforzato finalmente, per farne satisfare una parte, di commettere essecutioni di pegnore e procedere per quelle rigorose vie che si sogliono usare con ogni sorte di persone; et pure il debito andando repartito fra tutti i nobili e popolo dalla Canea si ristringeva in pochissima summa per uno; che quando questo fosse stato debito grosso in un solo o pochi et che non per ostinata risolutione di non voler pagare, ma per impotenza, si fosse veduta quella difficoltà, pur saria stata scusabile questa renitenza, onde pensi la Serenità vostra che diligenza si potrebbe usare che fosse bastante per farli ogni anno esborsare tanta summa, et chi volesse farli pagar senza rispetto, son sicuro che questa sarebbe la loro rovina, perché non pagando essi se non per forza e pegnorati sempre il doppio et maggiori li riusciriano gl’interessi che il debito principale et all’incontro chi volesse caminar per la via dolce, resterebbe la Serenità vostra condannata nelle spese, con peso così grave d’una nova spesa di tante desene de migliara [?] de ducati all’anno, oltre le tante altre ch’ella ha per mantenimento di quel Regno. Ma questa mutatione sarebbe anco di notabile dispiacere alla maggior parte et a i più richi de feudati, specialmente perché convenendo essi tener cavalli per le loro facende, per proprio commodo et per riputatione, col tradur questo obligo in denari, veniriano a sentir doppio interesse, oltre che avezzi a commandare come siniscalchi e conduttori e colla speranza d’arrivar a quel grado, li rincresceria di vendersi levata, con questo stravagante pensiero, l’occasione d’essere stimati e rispettati da gli altri pari suoi.
Saria dunque di danno alla Serenità vostra l’uno e l’altro di questi consigli et saria anco di maleficio e di mala satisfatione a quei suoi nobili et la distruttione delle lor facoltà, quando si volesse con ogni sorte di limitatione o mediocre o bassa farli pagar [?] questo denaro. Però conservisi pure e si mantenga questa cavallaria, che costando nulla alla Serenità vostra, o tanto poco che non è spesa considerabile, giova mirabilmente in tempo di pace con la riputatione principale fondamento di conservarla et gioverà forse più che mediocremente in tempo di guerra. Potrebbesi con picciole provisioni, che nascessero dalla mano della Serenità vostra, migliorarla assai et allettar gli animi di quei nobili ad innamorarvisi [?] et mettervi spirito, stimolati dall’honore e dall’utile. L’utile saria l’applicare oltre la cathena qualche provisione a i conduttori, che sono 11 in tutto l’Regno, et anco a i siniscalchi, le qual provisione, senza interesse alcuno di Vostra serenità, si potria cavare da i debiti delle sguarnigioni, i quali debiti (i vecchi però) con tutto che ascendono a summa considerabile, non ha però mai alcuno havuto ardire, se ben la Serenità vostra più volte l’ha commandato, di ponervi la mano et questa saria occasione degna di vivificar questo credito, che risulteria anco d’utile al publico; perché quanto a i debiti nuovi, quelli però che sono nati sotto il clarissimo signor Proveditor presente Veniero, sono stati in maniera sollicitati da Sua signoria clarissima, che sono in buona parte riscossi, se bene senz’alcun suo particolar beneficio, havendo applicato volentieri tutta quella portione che a se stesso era disposta per legge, alli camerlenghi che hanno fatta l’essecutione, et perciò si è possuto anco mostrar più diligente senza dar sospetto che questa diligenza e questo zelo, che ha al servitio delle cose publiche, habbia origine dal proprio interesse.
Questa speranza di utile, aggionta alla deliberatione della Serenità vostra, che non più i condutori [?] si eleggano in vita, ma di cinque in cinque anni, il che si potria osservare anco ne i siniscalchi, saria un svegliar negli animi di quei signori un affetto et un applicatione d’animo [?], così ardente alla professione cavalleresca, per la speranza di poter esser de gli eletti, che ogn’uno useria industria d’essere et comparer tale nelle mostre e nelle giostre, che si fanno assai spesso, che fosse riputato meritevole di questi grandi, che riusciriano anco più desiderabili per l’honore, se paresse alla Serenità vostra di commettere che con qualche sollennità fosse eletto il conduttiero, cioè in giorno e nella chiesa di San Marco, armato per mano de reggimenti e proveditore generale, facendolo anco giurare, obedienza et fedeltà et di non fare atto indegno et di vivere secondo le leggi e gli ordini [?] della cavallaria, poiché queste circonstanze renderiano più riguardevole e di maggior dignità questo grado e titolo di conduttiero, ch’è in ogni altra parte del mondo di grandissima riputatione, et più stimata saria conseguentemente la persona ornata di esso; commettendo appresso a i reggimenti l’honorarli et mostrar ne i luoghi publici di far stima delle loro persone, facendo non picciola impressione ne gli animi de gli huomini le dimostrationi di honore fatte in faccia de popoli da reggimenti verso qualche soggetto, le quali anco hanno forza di nutrire ne gli animi nobili la virtù e la generosità, dilettandosi l’huomo naturalmente di esser honorato et accarezzato da grandi, da che ne viene a conseguire riputatione et si rende stimabile appresso gli altri, onde per conseguir spesso quello che una volta ha conseguito s’ingegna e si sforza di esser tale nelle sue operationi, che si renda meritevole di conseguirlo ancora.
Dirò anco (se ben già la Serenità vostra ha fatto la deliberatione) che saria di gran contento a quei nobili, obligare il clarissimo signor Proveditor della cavallaria di estrarse i suoi luogotenenti, che son doi, dal numero di quelli che sono stati conduttieri, attione che daria anco maggior forza alle deliberationi di Vostra serenità, perché convenendo necessariamente depender li luogotenente dal Proveditor de cavalli, così per mostrarsi grati della honorevolezza ricevuta, come per timore di esser deposti, useriano ogni industria per mostrarsi ministri prontissimi, per far essequir volentieri la volontà del clarissimo Proveditore, così intorno alle mostre generali et ordinarie, per differir le quali vien messo ogni volta grandissime difficoltà, come per altri essercitii cavallereschi, ne quali facilmente si lascieriano indurre i gioveni, quando da i loro proprii fossero persuasi, scoprendosi massime non picciola inclinatione in molti di essi gioveni, che dilettandosi di questo mestiero, non restano di fornirsi de cavalli, se ben a precii altissimi, de quali buoni ne è gran mancamento e carestia nell’isola, perché non ne producendo essa e difficilmente essendone estratti da paesi turcheschi, è accresciuto il precio suo a somma eccessiva e tanto maggiormente accrescerà coll’aggionta della nova cavallaria che hora si manda.
Da quei pochi cavalli, che sono nati nell’isola si comprende che l’introdurne razza saria di mirabilissimo frutto, perché riescono non di molta altezza, ma nervosi, traversati, con buona gamba et a punto proportionati alla natura et al bisogno di quei siti, ma questa introduttione saria difficile a riuscir bene, senza che la Serenità vostra vi mettesse del suo, rispetto che altre volte ha ancora havuto principio per le persuasioni[?] de clarissimi Proveditori et per la buona volontà et commodità d’alcuni feudati, ma in progresso di non molto tempo è svanita per diversi accidenti, però ricorderei riverentemente che la Serenità vostra facesse comprar una quantità di cavalle al numero di 200 o meno, le quali fossero distribuite per il Regno a quei cavallieri richi, che havessero commodità de pascolo, i quali vorranno [?] solamente obligare alla conservatione di quel numero di cavalle che fosse loro consiganto et a pagare il costo di esse, doppo un par d’anni in doi e tre rate, accioché sentendo con picciol incommodo molto utile e molta speranza, restassero persuasi dal proprio beneficio ad attendere et augumentare così buona opera, la quale mi persuado che fosse per fare in poco tempo notabile progresso, honorando quel Regno di così nobile e necessario frutto. Altre provincie si potriano fare delle quali non è necessario far mentione [?] per non attediare le Signorie vostre eccellentissime, però passerò ad altro.
Si come molti per i proprii interessi si sono ingegnati in diverse maniere sotto pretesto di riforma e di servitio publico distragere [?] et anihilare la cavallaria de feudati, così altri hanno malamente sentito, ne se ne possono dar pace, che si siano poste l’armi in mano a quella parte de contadini che si chiamano privileggiati, i quali con questo aiuto, non si lasciando più dominare da i loro cavallieri così aspramente come facevano prima, li hanno dato materie di esclamare et di trovar mille inventioni e vanità contro di loro, affermando che a tempo di guerra questi, come popoli poco fedeli, saranno i primi ad erigerli contro et adoperar quell’armi a offesa, che si sono date loro a diffesa del Regno, ma poco fondatamente parlano, per quello ch’io credo, perché ragionevolmente si deve presuporre, che questi, che pur non sono così meschini come gli altri della contadinanza, et che hanno modo di conservarsi il suo, che non li viene hora così facilmente usurpato, desiderino anco la conservatione di se stessi et siano per sostentare in ogni occorrenza le cose proprie et conseguentemente per maneggiarsi con fedeltà et ardore in diffesa delle cose publiche, aggionti massime alla prima dimostratione di confidarli le armi, quei segni che sono ordinariamente usati da tutti i rappresentanti publici di affettione e d’amore verso di loro, onde restano assicurati della protettione che tiene di essi la Serenità vostra, il che con introdurgli affetto di obedienza ha forza di farli riuscire devotissimi figlioli della Serenissima republica, però quanto alla volontà non mi pare che sia d’haverne ragionevole timore. Intorno poi alla dispositione del corpo, può ben essere che non siano molto riuscibili, perché se bene dimostrano di essere assai agili e destri et proportionati all’archibugio, et se bene da chi li ha essercitati, che è stato al mio tempo il signor collonel Mario Gazi nelli territorii di Candia, Scithia e Gerapetra et del signor Camillo Thoscano in quelli della Canea e Retthimo, il quale Thoscano, andato ultimamente di mio ordine per il territorio di Retthimo, ha accresciuto di buona quantità il numero di essi, facendo descrivere alcuni, quali non potendo per i suoi privileggi esser descritti ne rolli delle angarie, se ne andavano, essendo anco da quest’altro obligo, se bene dico non si è mancato da questi signori d’ogni accurata diligenza e pacienza, secondo la molta intelligenza di quei soggetti nella professione dell’armi et conforme all’ardore co’l quale si sono adoperati, sempre nel servitio publico, per farli capaci di quanto si ricerca a buoni soldati, tuttavia si vede nella maggior parte così poca inclinatione et attitudine all’adoperar l’archibugio, manegiandolo con sgarbata maniera et non assicurando la faccia al fuoco, che non so che frutto si potesse sperar da loro, se ben vi è opinione di quei capi da guerra, che framessi colla militia pagata habbino a fare mediocre riuscita; sarà stata perciò utilissima risolutione quella ultimamente fatta dalla Serenità vostra di assignare governator particolar ad ogni provincia, così come erano doi soli in tutto’l Regno, obligandoli anco ad habitar ne territori, perché co’l continuo essercitio e colle continue discipline, forza è che vadano migliorando, attendendosi massime, come ho detto io più volte a quei signori Governatori et Capitani, particolarmente all’essercitar i gioveni, che riescono molto più atti, più arditi e più capaci di quello che vien loro insegnato, onde io sentirei che non di 18 anni solamente, ma anco di minor età, fossero descritti ne i rolli, perché co’l principiar a disciplinarli di buon hora, fanno anco più facile e più perfetta riuscita, si come all’incontro ne i vecchi tutte le fatiche restano inutili et infruttuose invecchiati nella viltà e nella dapocagine.
Il numero loro in tutto’l Regno è al presente fra le città e territorii intorno a 13.000, parte de quali conservano tuttavia l’arco et gli altri adoprano l’arcobugio, ma quelli ancora lo lasciariano se la Serenità vostra ne facesse dispensare quella quantità che li bisogna, com’è stato fatto de gli altri.
Di questo ordine di persone già del tutto inutile et infruttuoso, si come co’l darli l’arme si è procurato di trarne qualche beneficio, così coll’institutione del libro nominato de privilegiati, nel quale è prohibito che non si possino scriver altri che i legitimi figlioli delli descritti in esso, il principal fine è che non vada moltiplicando il numero loro, onde si come s’hebbe per scopo che non crescesse, così credo io, che sarebbe pensiero utile il tentare di sminuirlo, potendosi con destrezza e senza offesa loro, ne saria molto difficile il darle effetto, perché essendo questi per natura poco obedienti a lasciarsi vedere alle mostre, che ordinariamente s’intimano loro per essercitarli, et mancando molti di essi di comparire, si potria per castigo dell’errore, come ho usato io con alcuni diverse volte, cassarli da rolli e dal libro de privilegiati et farli descrivere a quelli delle angarie e galee; con la qual dimostratione, non solo resteriano co’l meritato castigo gl’inobedienti, ma i buoni et obedienti scoprendo la differenza da loro a gli altri e tanto maggiore riuscendo loro dalla privatione di questi, l’importanza del privilegio della esentione, co’l mostrarsi anco più pronti del solito nel comparer alle mostre, si renderiano più atti e sufficienti al maneggio dell’arcobuso et al servitio publico et la Serenità vostra co’l ristringer il numero delle ordinanze allargherà l’altro dell’angarie, che è di maggior consideratione et di maggior profitto al publico.
Fra questo numero vi sono gli habitanti della Sfachia, gente feroce et ardita per la qualità del sito ove habitano, che è tutto sassoso e montuoso; sono di corpo più alti de gli altri del paese e di robusta complessione, et perché pretendono discendere i suoi antichi da Romani, conservano certo che di generosità. Questi perché non si lasciano dominare da nobili della Canea et perché anco vien commesso da alcuni di essi qualche ladronezzo di pecore e capre ne i casali circonvicini alla Sfachia, sottoposti ad essi nobili, però sono loro capitali nemici et spesso spesso [ripetuto nel testo] se ne querellano gagliardamente et si fanno sentire a magistrati con molte lamentationi, nelli quali vanno inserendo per darle maggior credito l’interesse publico, rappresentando i Sfachioti per rebelli et per huomini infedelissimi, tuttavia la verità è che se bene alcuni di essi sono ladri et se bene i capi loro non sono comparsi ordinariamente, conforme all’obligo in che sono messi dagli ordini Foscarini, per render conto avanti il clarissimo signor Rettor della Canea de delitti commessi da suoi, non è però da riputarli così alieni dalla devotione di Vostra serenità, perché s’è veduto esperienza molte volte che chiamati da publici rappresentanti, sono prontamente comparsi et hanno anco fatto comparere tutti i suoi, dimostrando ogni maggior segno di fedeltà et di ottima intentione et da questi in caso di bisogno voglio credere, se non saranno messi in disperatione da chi volesse troppo inclinare alle instanze che sono fatte contro di loro, che la Serenità vostra possa promettersi utilissimo servitio.
Ne si sono mostrati renitenti a comparere avanti di me, chiamati pure per occasione di certi latrocinii, quali puntualmente fecero restituire, et io all’incontro ho mostrato loro buona cera et con quelle parole che mi sono parse convenienti, li ho essortati a tener in freno i suoi, che non faccino danno a vicini, riprendendoli che ogni giorno vengono a magistrati querimonie delle sue male operationi; da quali m’è stato risposto di maniera promettendomi di usar diligenza per divertire gl’inconvenienti et avisando la causa perché occorrono essere la poca giustitia, che viene loro amministrata dal Proveditore che si manda a quel governo, dal quale nascono tuti gli desordeni, non essendo tenuto in alcuna stima, instando perciò et lasciandosi intendere, che per farsi conoscere veri e devoti figlioli della Serenità vostra, desiderano ardentemente che sia loro concesso un Proveditore delle maneghe rosse, accennando un gentil huomo venetiano, che sia mandato di qua; della quale risposta mostrando io di restar satisfatto et promettendo di ricordare questo loro desiderio a Vostra serenità, contenti, gli ho rimandati alle case loro et alla elettione di Proveditore che seguì poco di poi procurai che fosse eletta persona principale della Canea, accioché fossero meglio governati da soggetto di auttorità. Sopravenne di poi l’ordine della Serenità vostra che l’elettione per l’avenire fosse fatta dal reggimento Capitano, Proveditor general et proveditore di cavalli et che l’eletto havesse il beneficio [?] di succeder l’anno seguente Proveditore delle saline della Suda, il quale per l’utile che se ne cava riuscirà un invito a primi gentilhuomini della Canea di dimandar questo carico.
Hora havendo abastanza discorso e rappresentato alla Serenità vostra la cavallaria e l’ordinanza, parlerò della contadinanza, la quale in universale è composta, così de privilegiati descritti alle ordinanze, come de sottoposti alle fattioni di angaria et galea, et da questo ordine di gente si riceve servitio di molto momento, perché de privileggiati vien formato un corpo di essercitio, come ho detto di 13.000 huomini, che pur agginge non picciola riputatione alle altre forze del Regno. L’opera de gli altri è impiegata così nel fabricar e nel terrapienar le sue fortezze, come nel ciurmar le galere e tutti insieme attendendo alla coltivatione de terreni, provedono al vivere et al nutrimento de popoli, operatiori tutte di tali consideratione e tanto rilevanti, che si può affermare che dalle loro fatiche e vigilie venga e nutrito e fortificato e per la sua parte diffeso il Regno; onde oltre il santo costume che osserva et ha osservato sempre la Serenità vostra di haver per raccommandati i popoli minuti, come quelli che per la loro debolezza e picciole forze soggiacciono [?] facilmente all’insolenza et avidità de cattivi potenti, ben deve anco per questi meriti tenere particolar protettione di quei meschini, si come ha veramente mostrato d’haverli a cuore colla efficace commissione che diede a me per sue lettere sotto di 29 agosto 1589, ch’io me n’andassi diligentissimamente visitando il Regno a casal per casale per consolare e sollevare i poveri oppressi, et così io eccitato e fatto ardito, più per la commissione sua et per il zelo ch’io tengo del servitio publico, che per le proprie forze rispetto all’età mia hormai grave, entrai all’impresa et cavalcando se ben con molta scommodità per monti e luoghi asprissimi, con passi pericolosi et con non picciol mio interesse, pagando il vivere a precii correnti giusta l’ordine della Serenità vostra, senza’l quale ordine non mi è parso di levare di Camera i tre cechini al giorno, che sono ordinarii a chi visita i territorii, volsi conforme alla commissione visitare minutissimamente la maggior parte del Regno et trovai quella contadinanza molto afflitta e lacerata da i mali trattamenti d’alcuni cavalieri, scriveni, castellani et altri, nondimeno colli proclami che ho fatti publicare per ogni picciol congregatione di case, introducendole speranza di esser allegeriti et liberati da tanti mali et afflittion, la qual speranza se li è andata confermando colli vivi effetti, perché non è comparso alcuno avanti di me per dolersi di qual si voglia aggravio, che non le habbi dato satisfattione et che non sia partito contento dalla mia presenza, voglio credere che non sarà stata infruttuosa quella visitatione.
Molte sono le vie per le quali camina il cavalliero et il scrivano al rapire e devorare le poche sostanze del povero contadino, il quale resta aggravato nelle regalie, nelle angarie e nelle terzarie.
Le regalie gli riescono gravi, perché contribuiscono i contorni a i loro cavallieri sotto nome di ricognitione della casa, de pascoli, di vigne e de terreni, che godono ovi, polli, galline, persuto, porcello, paglia, late, capreti, agnelli et vino et essendo continuate le antiche regalie, se ne sono aggionte di moderne, con sottilissime inventioni, et se bene in apparenza mostrano di non importar molto, se ne risente però assai il contadino, ch’è povero e gli apporta molto danno e molto interesse.
Più gravi sono le angarie, le quali si come solevano esser lavoro di una giornata o di due, hora erano accresciute a 4, 6, 10, 15 e più secondo la conscienza et appetito de paroni et alcuni (ma pochi veramente) non si vergognano di aggravar tanto i loro gonicari [?] o lavoratori, che non sanno i contadini render conto del numero delle angarie, che fanno affermando non cessar mai dal lavoro, finché’l suo cavaliero non è fuor di bisogno; et si fa maggiore questa gravezza, perché non solamente vuole il cavaliero l’angaria colla persona sola, ma colli manzi all’aratro e coll’animal da somma e questi mandano a lavorar alle volte in terreni tanto discosti, che consumano due giornate di tempo nel viaggio e tuttavia non viene ascritta al contadino per più d’un’angaria d’una giornata.
Gravissima estorsione poi sopra tutte l’altre è l’accrescimento delle terzarie del grano, perché dove continuamente hanno contibruito 20 o 25 misure di formento per bovina, che è una limitatione [?] durata centinara d’anni e confermata dall’esperienza della rendita de terreni a ragione del terzo che aspetta al cavaliero, hora pagano è 30 e 40 e 50 come più piace al parone. Né può haver luogo la ragione e rigore dell’assoluto dominio, che sogliono usar di dire i cavalieri, che chi non vul stare se ne vada, perché il contadino non ha dove andare, che non è in terra ferma, ma in una isola, che tiene tutte le sue parti conformi una all’altra; et se pure li nasce volontà di lasciar un parone o un casale o un castello o un territorio per passar nell’altro, viene rimosso immediate da quel pensiero, perché convien dubitare di trovar in ogni luogo del Regno le medesime o peggiori conditioni, ond’è necessitato di starsene al volere et alla discretione, qual’é ella si sia del suo cavaliere, ma con quel cuore e con quel contaminato aiuto che può ogni huomo immaginarsi, essendo così mal trattato e ridotto a tale che non solo non fa alcuno avanzo in capo dell’anno, ma conviene buona parte di esso, se vuol campar la vita, mangiar delle carobe e dell’herbe in luogo di pane et io so affermar questo alla Serenità vostra che pur è ragione palpabile per comprobar la loro povertà, che gli huomini sono mal vestiti, le donne spogliate et i figlioli nudi. Nelle case loro, alcune delle quali ho voluto veder co’i proprii occhi, sono senza pane, senza grano e senza vino et insomma in miseria tale si trovano, che il rappresentarla è non meno difficile, che compassionevole. È vero che molti studiosamente si sono lasciati ridurre a così ristretta conditione, perché fatti certi colla esperienza di molti anni, doppo durante tante fatiche e doppo tante vigilie e sudori sopportati, di non poter acquistarsi e civanzar cosa alcuna per i proprii figlioli, essendogli levato sotto diverse ombre, oltre la terzaria che tocca di ragione al cavalliero, le altre due intiere parti ancora di quelle che raccoglie, dattisi in preda della disperatione, non attendeno a coltivare, se non quel picciolo spatio de terreni, che reputano sufficiente per provederli del semplice vitto et si marcisse il contadino più tosto nell’ocio, che voler affaticarsi per altri, ma se dalla continuata protettione della Serenità vostra resterà egli assicurato, in maniera che possa far radice in lui una scintilla di speranza di fare alcun avanzo per se stesso e per i figliuoli e non per i paroni, all’hora userà dell’industria s’affaticherà suderà volentieri et s’anderà ingegnando sempre di migliorar le cose sue con notabile beneficio del publico per l’augumento dell’agricoltura, ma molto più per l’acquisto de gli animi di quei popoli, quali conscendo dalla mano della Serenità vostra la liberatione loro da così gravi mali, forza è che riescano fedelissimi e devotissimi sudditi.
In alcune parti del Regno, come Retthimo et Canea, s’usa anco l’usura, ma con così [?] stravagante modo, che spesso si viene a ricevere 150 per cento in capo dell’anno et alcuni non si astengono di dispensare, non a chi la vuol accettar volontariamente, ma per forza al contadino di quella robba che si ritrovano ne magazeni et che comincia a guastarsi, e dandola per buona et al maggior prezzo, obligano anco chi la prende a restituirle in certo termine altrettanta robba; et se al tempo prefisso non si trova il contadino havere la commodità, si converte quella in altra robba di maggior valuta, ma ridotta a prezzo vilissimo; et così si va augumentando di mano in mano il credito, di modo che non passa molto, che sono e triplicati e quadruplicati i suoi denari.
Altri modi barbari sono usati con i contadini, come di darli bastonate, cavalli, frustarli per i casali, violarli le moglie e le figliole, ma questi delitti son commessi da pochi et in casali lontani dalle città, ove alcuni si sono impatroniti [?] colla violenza e co’l seguito e tengono in tanto timore quelle genti che non ardiscono pur di lamentarsi.
Questi mali trattamenti e la povertà estrema nella quale si trovano questi meschini, fanno con ragione dubitare dell’animo e della fedeltà di essi, perché quella inclinatione di veder novità che regna naturalmente gli huomini et ne popoli minuti particolarmente, che non considerano le cose in altra maniera che con la guida del desiderio, viene maggiormente aiutata dal trovarsi questi in termine molto miserabile et con poca speranza di esser sollevati, perché se bene colle dimostrationi fatte di ordine della Serenità vostra dall’eccellentissimo Foscarini e da gli altri generali sussequenti e da clarissimi Sinici e da me ultimamente, coll’ordine particolare di visitarli e di essercitar l’inquisitione, se bene dico si da segno di volerli aiutare e consolare, tuttavia non possono godere i frutti della libertà e della quiete, anzi non solamente non vedono seguirne effetto alcuno a loro beneficio, ma trovarsi sempre a peggior termine, onde si sta in dubbio se queste visitationi habbino ad esserle o medicina o veleno, perché dopo gli ordini del signor Foscarini, che ne castigò anco molti, e d’altri Generali sussequenti, che non sono stati essequiti, si sono continuati i medesimi desordini et con aggionta di altre estorsioni si sono fatte maggiori le loro miserie. Né essendo stata di maggior profitto la visitatione fatta da signori Sinici passati, che pur rinovando gli ordini vecchi ne aggionsero de novi appropiati a questo male, sono restate neglette le buone ordinationi et con maggior licenza di prima s’è atteso a spogliare et aggrevare i contadini; onde è stato violentata la Serenità vostra a dare nova commissione a me, suo humilissimo servitore, per la sollevatione di questi popoli et io essequendo prontamente la sua volontà son stato quasi 10 mesi girando e passeggiando minutamente quei territorii di Candia, Gerapetra et Retthimo, non havendo potuto visitar quelli della Canea e di Scithia, perché sopragionsero le pioggie il verno passato et poi per la venuta del mio successore, usando quella esquisita diligenza che ho saputo e potuto per non esser infruttuoso ministro et credo certo che pochi colpevoli siano fugiti dalla censura et quei pochi son sicuro, per le informationi havute, che il timore di dar nella rete li ha in maniera [?] stimolati, che con donativi et con buone parole hanno chiusa la bocca, a quei che offesi e mal trattati da loro, l’havevano già aperta per far palesi i suoi gravami. In somma e con i proclami dell’inquisitore publicati per ogni casale et nelli essami di essa, et con tutti quelli che o per cause di estorsioni o d’altri suffragii, che possono dir certo che siano stati i doi terzi de contadini del Regno, mi sono capitati innanti, ho procurato d’introdure quel ver e candido affetto di fedeltà, ch’è proprio de buoni et affettionati sudditi verso il loro prencipe; et per stabilire maggiormente la buona dispositione le ho fatto anco vedere in effetto e sentire il beneficio, facendo reintegrare e restituire a molti delle volontà [?] toltegli indebitamente et assolvendoli da debiti ingiusti, in modo che con alegro animo e consolati si partivano da me.
All’incontro se ben da questo eccellentissimo Senato mi vien commesso l’usar severità, sapendo però che l’intentione sua è che sia usata con termine e con maniera, né mi parendo di dover metter i cavalieri in total disperatione co’l darli troppo severo castigo, risentendosi essi gagliardamente che si voglia hora limitar le loro entrate e farli d’inferior conditione a tutti gli habitanti di terra ferma, i quali sono in libertà di affittare i loro terreni a quel che più lor piace; insistendo particolarmente che questa Serenissima republica fece donatione alla colonia, quando fu mandata di là, di quei terreni, li quali possono dir loro di haver comprati co’l sangue de suoi vecchi, che per difender l’isola dalle spesse rebellioni di quei antichi, sono morti coll’armi in mano, e tanto più essendo per obedire alla Serenità vostra venuti in essilio et abandonata la patria, le sostanze e i parenti per restar privi di quegli honori et di quelle dignità che rendeno sublime un gentil huomo veneto in questa felice patria. Alla qual ragioni, se ben vi è risposta facile e risolutiva, nondimeno ho voluto io doverle qualche conforto coll’andar nelle sentenze [?] che ho proferite contro di essi colla mano più tosto dolce et leggiera, che grave e rigorosa, onde molti sono venuti a ringraziarmi, a quali ho risposto e considerato loro che la dolcezza che ho usata seco è stata di commandamento della Serenità vostra con questo mezo avertirli [?] et farle sapere la sua volontà, se ben tante altre volte espressale e dichiritale con ordini d’eccellentissimi Generali, ma che si astengano per l’avenire d’incorrere e continuare in simili male operationi, le quali oltre che non sono giuste, né ragionevoli, danno malissimo odore alla Serneità vostra et imprimono mala volontà ne’ popoli, accioché doppo questa picciola e lieve ammonitione non sia astretta Vostra serenità a far sentir loro molto più grave castigo, che saria con troppo loro danno et con poca riputatione. Ma certo si come non si può negare che non vi siano de cavalieri, che indiscretamente portandosi e con troppo acerbità trattano male et aggravano i suoi contadini, così molti e molti ve ne sono che con mansuetudine e con dolcezza li accarezzano, trattandoli non altrimenti che se li fossero figlioli, aiutandoli e sovenendoli ne loro bisogni, onde molti de contadini se ne laudano infinitamente et li danno benedittioni.
Per maggior consolatione de popoli minuti et per sanare compitamente la sua infermità, oltre l’haver castigato molti che lo meritavano, ho fatti publicare alcuni ordeni che sono stati anco di satisfattione di quei nobili, per quello che ho potuto scoprire in alcuni di essi, li quali ordini leveranno totalmente gli abusi et le male introduttioni, immaginate e poste in uso da gli huomini di mala natura per proprio beneficio et a danno et aggravio de poveri contadini, se haveranno miglior ventura de gli altri et saranno essequiti, spero che riusciranno di notabile beneficio a quella contadinanza, la quale ardente di sete di gratia e di sollievo, si come durando le sue oppressioni e miserie, non è dubbio che non sia bramosa di sottoragersi da giogo tanto acerbo, così riconoscendo questo rilevante beneficio dalla benignità della Serenità vostra, son sicuro che habbi ad essere la più fedele e devota gente che ella habbi fra tutti i suoi sudditi; e tanto maggiormente confido che habbi da seguirne questo frutto, quanto che continuando ne i Proveditori generali carico speciale di visitar quei territorii, non resterà luogo a i loro oppressori di maltrattarli.
Nell’ingresso della visita ch’io feci nel territorio di Gerapetra et poi nel progresso di quello di Candia formai processo contra alcuni ribaldi, imputati oltre l’estorsioni di homicidii, di sforzi e d’altri gravissimi delitti, li quali presentendo che s’inqueriva contro di loro, stimolati dalla propria conscienza, dubitando del castigo, non volsero aspettar il successo, ma restando contumaci e passando in arcipelago, si sono lasciati espedire absenti. Di questa sorte d’huomini, che m’imaginai che fossero per ricorrere all’illustrissimo Bailo in Constantinopoli per ottener salvo condotto, io ne scrissi a Sua signoria illustrissima avertendolo, che si come il cacciar questi tali dal Regno è ragione di Stato, per la consolatione e respiro che ne sentono i popoli, così il rimmeterli faria contratio effetto, et ne hebbi risposta conforme al mio desiderio et al servitio publico. Nondimeno debbo considerare alla Serenità vostra riverentemente, che quell’auttorità, pare a me, partorisce mal frutto, perché riesce un invito a tutti i Candiotti di commettere de delitti et di cavarsi i suoi capricii, potendo esser certi, per l’esperianza che si vede ogni giorno, di ricevere presto l’assolutione con il mezo d’un salvo condotto et con questa opportunità di passare a Constantinopoli, si viene in certo modo a facilitare quello che la Serenità vostra ha havuto pensiero di divertire, perché certo è che molti per peccati mediocri, senza la speranza del salvocondotto, si contenteriano del bando o tenteriano altri mezzi, che non ne mancano in quel Regno, per assolversi et non passeriano a Constantinopoli, ove andando hanno commodità di pratticare e contraer amicitia con Turchi, onde molti ne restano; però pensi maturamente la Serenità vostra sopra questa materia, perché io la giudico di non picciola consequenza.
Mi fu commesso da Vostra serenità ch’io dovessi informarmi sopra il ricordo dattoli di ridur la contadinanza di quel Regno a communi, secondo l’uso di Lombardia, il qual pensiero veramente saria ottimo, perché è cosa chiara, che quando il contadino col mezo de communi havesse i suoi intervenienti e procuratori, e nelle città di Candia e qui in Venetia, dove fossero giuridicamente trattate le cose sue et senza rispetto, et non con quella meschinità e povertà con la quale viene un particolar contadino in Candia a litigare, ove o per timore ciede le sue ragioni all’adversario o non potendo durare per la sua povertà si consuma e convien coll’absenza restar perdente, se ben è in stato di ragion, che trattata la materia per interesse commune et aiutata e sostentata da persone di polso, che fossero nella città, si leveriano facilmente l’estorsioni et resteriano in stato di grandissima quiete, ma mi si rappresentano doi contratii di molta consideratione: l’uno è la difficoltà del ridurli, che saria fatica intolerabile, perché avezzi a viver senz’alcun ordine e senza legge alcuna, questo sarebbe un rinovarli e riformarli del tutto; oltre che per la loro incapacità malamente si potria darli ad intendere questa novità introdursi a loro beneficio. L’altra oppositione di maggior importanza è che non essendosi del tutto sicuri della volontà di questi popoli, essendo la maggior parte di essi, che erano Parici, più tosto barbari che greci et ricordevoli delle estorsioni fattele da cavalieri, non saprei quanto fosse bene l’unirli insieme per questa via e darle capi da quali assolutamente dipendessero e da quali fossero governati, però per mio giudico crederei che non fosse per hora da innovar cosa alcuna.
Intorno alla militia Italiana che si trova alla custodia di quel Regno, mi disposi da principio con deliberatione constantissima [?] di tenerla raffinata e purgata da huomini inutili, secondo gli ordini e leggi della Serenità vostra, il che mi è anco riuscito conforme al desiderio, et lasciato al partir mio così buona gente in quel Regno et così ben regolate quelle guardie [?] che io credo che ne sia restato con molta satisfattione il clarissimo Mocenigo mio successore, il quale usò qualche diligenza all’arrivo suo intorno ad essa militia et questo ho potuto conseguir facilmente da quei capitani e da quei soldati, perché ho [?] proceduto sempre seco con benignità e con dolce maniera, colla quale ho guadagnato molto più di quello che haverei fatto co’l rigore; il qual rigore usato con soldati, con capitani e con governatori, in mano de quali sta la diffesa e conservatione di così gran Stado, non so quanto sia sicuro e laudabile, massime trovandosi per molte cause, che poco appresso discorrerò, la militia tutta malcontenta e sconsolata. Il primo disgusto che riceve il soldato è la diminutione della paga, perché non essendo egli capace della ragione dell’accrescimento della moneta in quel Regno, le pare di restar ingannato vedendo che le lire 21 ricevute in Venetia, si convertono in 16 arrivato ch’egli è in Candia, ma poco importeria questa sua mala satisfattione, s’ella non fosse grandemente fomentata dalla seconda molto più grave, che è il non poter sostentarsi se non strettissimamente con le 10 libre che le restano, dopo pagate le quattro al suo capitano per parte del debito che ha seco et consumate le due al mese almeno in vestimenti, quali 10 libre repartite ne 30 giorni del mese si riducono a 10 quattrini il giorno, che importano meno di tre gazete e meza; et questo bisogna che le bastino alla sostentatione del suo corpo [?], il quale affaticato continuamente per le spesse mutationi di guardia, non può reggersi se non miserissimamente con quel poco cibo che le da così ristretta paga.
Altre volte era molto avantaggioso il vivere in Candia, così per il prezzo delle robbe necessarie, che era vilissimo, come anco perché il soldato havea particolar privilegio ne i formenti, ne i vini e nei formazi. Hora accresciuti grandemente i pretii di tutte le cose, se ben parte ch’el soldato resti nell’avantaggio del formazo e del vino, che li vien venduto dalli datiari a minor prezzo dell’ordinario. Non è però vero, perché commettendosi in questi dalli ministri che li maneggiano qualche fraude, né per rimedio essendo bastante il castigo, resta il soldato con pochissimo civanzo nel prezzo e tanto mal trattato nella qualità della robba, ch’è per il più pessima, che si risolve rinonciando il beneficio, andare a comperarla alle botteghe ordinarie al corso commune, onde io credo che sia necessarissimo il darle qualche forma, perché levata questa seconda mala satisfattione, co’l provedere chel soldato possa con quelle 10 libre vivere e mediocremente sostentarsi, cascherà senza dubbio anco la prima et poco si curerà il soldato di conseguire più 16 che 21 lira, pur che la sua paga proportionata al costo della robba supplisca al suo bisogno. Per rimedio di questo disordine io ricorderò riverentemente alla Serenità vostra il mio parere, che saria che ella si contentasse di tenere una quantità de denari, come in un deposito, in mano di più persone sicure, una o più per città elette dal Proveditore generale et da lui conosciute di buona conscienza, le quali havessero carico d’investir questo denaro a tempi opportuni in quella quantità de formenti, vini, ogli e formazi, che fosse sufficiente per il consumo della militia, il che costeria almeno un terzo manco del prezzo ordinario, al qual prezzo, overo ad un solo soldino più per mistacchio di vino o per misura di formento, fossero dispensate le sudette robbe al soldato, per estrarre il salario a questi deputati a i quali assignerei buona provisione, perché tanto meno fossero scusabili, commettendo alcuna fraude o inganno, così nel costo come nella qualità della robba a maleficio de soldati et a prorpio utile, nel qual caso dal Proveditor generale dal quale fossero fatti di continuo osservare diligentissimamente i progressi loro, fossero puniti con severissimo castigo. Con questo modo che riusciria di notabilissimo respiro e contento a soldati, cesseriano le lamentationi, le quali non solamente danno travaglio e molestia a chi governa in quel Regno, vedendo non poterle porgere rimedio, ma questa loro mala satisfattione potria a qualche tempo partorire, secondo le occasioni de mali effetti, oltre che la fama che n’esce per Italia non giova, anzi nuoce grandemente alla Serenità vostra, perché ogn’uno che parte dal Regno riferisce a gli amici e nella sua propria come egli è stato trattato e leva l’animo e la volontà a gli altri di venir a servir in tempo di bisogno et perciò io con tutti i spiriti ho procurato nel licentiare soldati per Italia et massime con forestieri di accarezzarli e ben trattarli, concedendole con prontezza le meze paghe che se le danno ordinariamente et con maniera tale che restavano ben edificati verso la Serenità vostra.
Si risentono poi i capitani d’una introduttione posta in uso in quel Regno da alcuni anni in qua, la quale è veramente fondata sopra un decreto della Serenità vostra, che dispone che mancando 13 huomini ad un capitano di 150, li caschi un capitale [?] o e li sia diminuita la paga di tre ducati. Questa parte fu prudentemente instituita da questo eccellentissimo Senato già qualche anno per occasione di divertire al disordine che succedeva ben spesso nell’espeditioni de capitani, li quali conseguendo la paga ordinaria et fattili buoni tutti quei officiali che si ricercano per i 150 fanti, conducevano nondimeno al servitio numero molto minore, et produce per questo fine ottimo effetto, come si credeva che dovesse partorire in Candia da chi la introdusse anco in più stretti termini, perché in quel Regno basta che manchino sei soli fanti per farli cascar il capo e la paga tuttavia non concorrendo di là le medesime ragioni, riesce quella introdutitone di poco beneficio alla Serenità vostra et di molta mala satisfattione al capitano, per l’interesse inevitabile che ne convien sentire, rispetto che pare a lui, doppo haver condotta la compagnia di quel numero che le vien commesso et passata alla banca di Venetia et poi a quella di Candia, che non possa per ragione esser più in obligo di conservarla intiera, non essendovi in quel Regno altro modo di far soldati che la regolatione delle comapagnie, il che occorre di raro, et all’incontro ogni giorno ne vanno mancando o per morte o per fuga o per condanne o per altri accidenti, di maniera che il capitano è sicuro dopo gionto in Candia di poche settimane di restar condennato in sei ducati al mese, tre per la diminutione della paga propria e tre altri per il suo capitale, il quale se è huomo di qualche qualità e valore, non si contenta di paga privata, onde il capitano per conservarsi quel soggetto conviene riconoscerlo del suo; però saria bene regolare o mitigar in modo quell’uso, che non restassero i capitani così disgustati, il qual disgusto riesce loro tanto maggiore, quanto che non solo non thesorizano in quel Regno, com’è stato sparso in queste piazze, ma sono in tanta strettezza i quattro quinti di essi, per non dir tutti, che io più d’una volta, anzi ogni mese, posson dire ho convenuto sovenirli del mio proprio denaro et vi è stato alcuno che havuti imprestido alquanti cechini da me nel principio del generalato, non ha mai potuto prender forze di restituirli, onde io resto ancora creditore.
Questa povertà mi dispiace grandemente vedere ne i capitani, si perché ella suole render gli animi vili et abietti, si anco perché è potentissimo stimolo d’indur gli huomini per liberarsi da tanta meschinità ad operationi poco lecite et indegne, deviandoli perciò dalle altre generose et honorate, che sono proprie del soldato et dell’huomo civile, alche tanto maggiormente può esser spinto il capitano povero, se considera che non havendo egli il modo da se stesso, né da meter insieme un’altra compagnia, quando finiti li cinque anni ordinari della sua condotta le sarà regolata questa, né da sostentarsi mentre starà a queste Scale, ove molte volte per la quantità di quei che domandano penano i mesi e gli anni ad ottener un’altra espeditione, onde il disegno suo conviene essere di avanzarsi tanto in quelli cinque anni, che possino supplire a i futuri bisogni, però per divertire questi disegni e queste perniciose operationi, saria per mio credere, si come ho anco sentito discorrer da altri, utilissimo consiglio il fare elettione di un numero di 15 o 20 dandoli nome de capitani ordinarii, la qual distintione di nome, quando anco non si volesse distinguerli con qualche picciola aggionta di stipendio, basteria a dimostrarli separati dall’altro ordine de capitani et saria un grado di mezo fra capitani et goveratori. Questi capitani ordinarii io vorrei che perpetuassero in vita loro al servitio della Serenità vostra, colle medesime compagnie loro senza mai regolarle, ma in luogo della regolatione in capo di cinque o di tre anni, come meglio paresse, vorrei permutarli di Candia o Corfù e da Corfù in Dalmatia e nelle città di Terra ferma.
A questa deliberatione seguiriano molti bonissimi effetti, li quali lasciando alla prudentissima consideratione dell’Eccellenze vostre et medesimamente il sparagno che si faria della spesa et interesse che sente il publico nell’espeditione de capitani e compagnie nove, perché prima che siano ne presidii destinati, e per infirmità e per altri casi, ne mancano infiniti, com’è riuscito hora nelli 2.000 inviati in Candia, che ve n’è morta estrema quantità; mi ristringerò a doi soli, per mio credere più notabili: l’uno che assicurato il capitano di dover conseguire mentre vive il suo vitto dalla Serenità vostra indrizzerà l’animo e tutti i pensieri suoi a ridurre in perfettione la sua compagnia, il che le riuscirà anco molto facile, restandoli in piedi la medesima sua compagna, poiché molte volte s’è veduto regolarsi compagnie in capo de cinque anni, che erano perfettissime, et si sarà sicuri d’havere soldati vecchi e valorosi in luogo de nuovi et inesperti, l’altro di somma importanza è che molti soggetti principali d’Italia richi, nobili e d’esperienza, vedendo con questa provisione che si distingue da huomo a huomo, si degneranno con titolo di capitano ordinario di venirla a servire e da questi soggetti, che nella pace haveranno servito, potrà la Serenità vostra sperare a tempo di guerra e di bisogno, che li siano condotti quanti soldati forestieri et quanta militia ella saprà desiderare. Che nel termine che siamo hora vadi ogn’uno considerando con diligenza, che qualità de capitani ella tiene al suo servitio, che se ben sono honorati tutti e di valore, anzi che alcuni sono stati adoperati da me con mia compita satisfattione per il buono et diligente servitio, che hanno prestato al publico come del capitan Pietro Paolo Bizarino, che mandai governator a Thine; del capitan Meo Cassini prima dal clarissimo Mocenigo mio precessore adoperato pur a Thine et poi da me vicegovernatore alla fortezza delle Grabusse, per causa della indispositione del conte Horatio dalla Massa. Del capitan Domenico Cartolaro, soldato vecchio e persona di molta esperienza e di valore, mandato vicegovernator alla Suda per la morte del Governator Giovanni Ugo d’Ascoli. Del capitan Christoforo d’Ancona a Cerigo; del Capitan Camillo Olzignano [?] a Thine, persona di molto merito per la sua fedeltà et valore; et del capitan Ettor Bembo, che mandai ultimamente a Spinalonga, tutti soggetti di qualità de quali può la Serenità vostra promettersi ogni fruttuoso servitio. Vi è anco il capitan Alessandro [?] Torrelli, che è stato alla guerra in Fiandra et ha havuto sempre delettatione di tener una forbita compagnia, che si può disegnare ogni cosa della sua persona; con tutto ciò pochi credo io haveriano forze o auttorità di condurre o 1.000 o 500 fanti quando portasse il bisogno, et questo reputo io che sia il più importante punto che s’habbi a considerare, perché se io ho pensato bene, trovo che a tempo di guerra per difender le fortezze del Levante della Dalmatia et per metter sopra l’armata haverà bisogno la Serenità vostra di 40, 50.000 fanti almeno, numero così grande che mi spaventa, intendendo massime le difficoltà che ha havuto qualche capitano a cavar 25 fanti soli da Stati alieni.
Restami intorno a capitani considerare un punto solo alla Serenità vostra et la prego ad escusarmi in caso ch’io trapassi il termine che mi si deve, dando quel senso alle mie parole che ricerca la carità, con che sono dette indrizzata al servitio publico et è che alle volte sono eletti capitani particolarmente di ordinanze di così poca esperienza et di così povera e bassa conditione, che non pur non sono atti a saper essercitar quella professione, ch’è in se stessa nobilissima, e per consequenza non la possono insegnar ad altri, ma la rendono indegna e spreziabile perché gli altri capitani honorati, vedendosi fatti eguali ad un soggetto vile e basso, si sdegnano e si vergognano di haver compagni di questa qualità et o procurano di levarsi presto dal servitio o se non vi sono schivano di venirvi.
Il capitano o che deve esser buon soldato et che habbi visti delle guerre, nel qual caso può esser admesso, se ben è povero e di sangue ignobile, poiché l’esperianza di quella professione supplisce per la bassezza sua, la quale resta cancellata colla buona cognitione di quella scienza che ha forza di nobilitare e render stimabile la persona, che ben la possiede et essercita, non comportando mai che egli faccia alcuna operatione non degna e poco honorata; overo deve essere il capitano persona nobile e ricca, perché se bene non ha quella peritia che doverebbe havere, viene ad essere nondimeno per la nobiltà sua attissimo ad apprenderla facilmente, oltre che essendo commodo e ricco de beni de fortuna, può eleggersi officili così intelligenti e di tal qualità, che resta ottimamente governata la sua compagnia et da quelli viene supplito alla sua inesperienza. Però ricorderei che per fuggire questo scoglio si facessero l’elettione di tutti i capitani colle informationi in scrittura de capi principali da guerra, che sono appresso la Serenità vostra, fate con giuramento et sottoscritte di mano propria, perché se nella distributione di tre o quattro o più ducati al mese, che ella fa benignamente a suoi benemeriti, non viene mai ad alcuna deliberatione se non doppo le informationi di quelli che ne possono haver cognitione, il che si usa anco nelle materie di minor importanza quanto più si deve osservare in questa, ch’è di tanto momento, poiché da essa dipende la diffesa e la conservatione de suoi Regni e delle sue fortezze.
Ho parlato de soldati privati e de capitani, mi convien dire anco quattro parole de governatori, i quali io confesso tutti persone honoratissime e disposti più tosto a perder la vita, che a lasciarsi cascare a commettere atto alcuno infame, tuttavia perché molte volte si vede mandarsi nelle fortezze picciole, le quali portano facilmente seco questo dubbio di esser rubbate, per via di qualche improviso assalto o per via di qualche intelligenza, alcuni soggetti, li quali oltre l’esser forestieri sono di molto povera e ristretta fortuna; vuole la gelosia che hanno naturalmente i principi de suoi Stati, che si stia con ansia e con dubbio che alcuno di questi invitato da efficacissime offerte, confermate da più efficaci fatti di un donativo di 25, 30.000 cechini, fosse per lasciarsi uscir di mano sotto nome di negligenza una di queste fortezze, che con la commodità del porto arrecheria a nemici opportunità grandissima di occupare et impatronirsi [?] del resto del Regno; è male certo l’abbracciar pensieri di questa natura, perché da una persona honorata venuta al grado di governatore, non si può aspettare né tanta bassezza d’animo né tanta infedeltà, tuttavia non è cosa impossibile, perché la violenza dell’oro, aggionta al stimolo della povertà, sono stati più volte potentissimi instrumenti di condurre huomini, allevati e nutriti in imprese honorate, ad operationi non degne di loro, per sottrarsi da quella miseria.
Mentre ch’io mi trovavo a quel governo, le lettere da Constantinopoli più d’una volta mi fecero dubitare che vi potesse esser pensiero di assaltare il Regno, né havendo sospetto d’altro che d’un improviso assalto di armata, la quale venisse particolarmente per rubare alcuna di quelle fortezze picciole e più dell’altre temendo della Suda, luogo stimato da me più importante di qual si voglia altro et più opportuno all’impresa, del quale s’era havuto sospetto anco in altri tempi et che haveva all’hora per governatore il quondam Giovanni Ugo d’Ascoli, che se ben era benemerito della Serenissima republica, per un atto molto ardito che operò a Famagosta, andando con manifestissimo rischio della sua vita a dar fuoco ad una mina, la corda della quale s’era rota per certo accidente, era nondimeno, per la maniera sua et anco per la imputatione poco avanti havuta, per la quale fu trattenuto alquanti mesi in questa città, prima che fosse mandato a quel carico tanto poco stimato dalla militia, anzi quasi spezzato da tutti, oltre che si trovava in strettissimo termine di povertà, onde io più volte convenni sovenirlo del mio proprio denaro, perché potesse riunir la sua compagnia sbandata e sparsa già per le cause sudette, note ad ogn’una delle Signorie vostre eccellentissime, che mi faceva stare in continuo travaglio, parendomi da un canto non esser bene adoperare infamia né d’infedeltà, né di dapocagine ad un soggetto arrivato a quel grado, et dall’altro il lasciar una fortezza di tanta importanza, che si tira dietro la consequenza di tutto’l Regno, a manifesto pericolo; mi pareva mancamento mio, onde m’ero risolto, se caminavano avanti i sospetti, di permutarlo con un altro governatore e disegnavo di metterlo a Retthimo, il quale luogo se ben è accompagnato dalla città, non arriva però, per mio giuditio, a gran prezzo all’importanza della Suda; et il governator di Retthimo, ch’è domino Vergilio Belloni da Piombino soldato vecchio et di molta esperienza nell’arte militare, pensavo di mandar alla Suda, ma perché non paresse affronto a questo della Suda il permutarlo, andavo anco disegnando di permutar gli altri delle fortezze picciole et metter il governator di Cerigo alle Garbusse et quello delle Grabusse a Cerigo. Piacque a Dio che non seguisse altro et io non volsi fare altra innovatione, non mi parendo di dovere senza necessità operar cosa che non mi assicuravo, se ben era fatta a ottimo fine, che fosse per piacere a questo eccellentissimo Senato. Però crederei che fosse bene l’assicurarsi da tanto pericolo, poiché la provisione pare a me sia facilissima, ch’è di destinare a detti governi più importanti, over sudditi della Serenità vostra, li quali lasciando in deposito nelle sue città le lor sostanze, i parenti, le mogli e i figlioli non possono incorrer in errori di tal natura, over soggetti principali e per nobiltà di sangue e per richezze, sopra quali non può cascar il dubbio che la povertà né altra causa li constringa ad alcuno atto indegno.
Restano anco i governatori alquanto disgustati per la deliberatione ultimamente fatta dalla Serenità vostra di levarle la compagnia, parendo loro oltre la perdita della riputatione, che se li diminuisse assai co’l mancamento della compagnia, di restar anco in certo modo affrontati, poiché il pretesto della parte non è altro che il divertire quei guadagni inhonesti et illeciti, che poteva fare o faceva il governatore nella sua compagnia, convenendo per rispetto proprio comportare anco ogni licenza ne i capitani, nondimeno non si vede che ella non pur levi i desordini passati, che anzi pare generarne de maggiori e più importanti, perché presuposto un governatore di buona coscienza, non si ha da dubitare che egli, o colla compagnia o senza, non prohibisca a tutto suo potere le male introduttioni, ma s’egli è d’altra natura e che dato in preda all’avaritia si disponga di voler guadagnare per qualonque modo, tanto le sarà aperto l’adito havendo compagnia quanto non l’havendo, percioché può lasciarsi intendere con ogni capitano di voler l’utile di 4, 6 o più fattioni et con questo modo facendosi servo di quel capitano, le convien comportare e permettere ogni sorte d’illecita operatione et il capitano fatto perciò maggiormente ardito, non havendo chi sopraveda le sue attioni e preso esempio da suoi superiori, s’ingegna e s’aiuta per ogni via; ma fra molte considerationi che adducono questi per sostentatione delle loro ragioni, una parmi principalissima et che tochi molto al servitio della Serenità vostra, che ogni governatore massime delle città principali conviene havere molti amici e dipendenti, che stanno aspettando d’esser accommodati da lui, onde quando le sia levato il modo, co’l levarli la compagnia, di aiutare, favorire e dare trattenimento a questi tali, non si può ne anco sperare che in caso di bisogno, possa condurre quantità di fanti al suo servitio, perché quegli amici e dipendenti, ogn’un de quali si può tirar dietro de gli altri, vedutisi privi di quella speranza prendono altro partito et s’obligano ad altri, con danno e pregiudicio di questa Serenissima republica; et questo anco tocca a quella parte, ch’io discorsi poco avanti, delle difficoltà che s’haveranno a metter insieme tante genti per guardare le fortezze di Levante di Dalmatia e per fornir l’armata.
Hora o per dir meglio a tempo mio, sono stati alla custodia di quel Regno repartiti in nove fortezze, quattro delle quali sono città, 3.000 fanti in circa, numero sufficiente per una guardia ordinaria, per assicurarsi da motti intrinsechi e da un improviso assalto di poche forze, ma non basteria già chi volesse dubitare nel Signor turco una rispolutione di venir all’impresa sua con sole 70, 80 over 100 galere, il qual numero non suol dare sospetto alla Serenità vostra, per quello che s’è veduto gli anni passati, massime durando la guerra di Persia, che s’è dato voce a Constantinopoli di armarne una tale quantità per Barbaria et ne sono poi uscite 60 solamente, anco mal’armate, per le qual preparationi né di qua dalla Serenità vostra n di la da noi fu fatta provisione alcuna, né anco di armar le quattro galee ordinarie, perché io volsi riportarmi all’opinione de gli altri et alla poca stima che vedevo esserne fatta di qua, dove sapevo esservi li medesimi avisi. Quell’armata di 60 galere male all’ordine passò in Barbaria è vero e passò di agosto e tornò poi di novembre. Se nell’andare o nel ritorno havesse havuto ordine di sbarcar in quel Regno, se le 60 fossero state 100, perché tale fu sempre la voce, se fossero state benissimo all’ordine, che a loro non è impossibile volendo, se havessero havuto sopra esse 15 o 20.000 huomini da sbarcare in terra et sbarcati in quella parte del Regno, che havessero giudicata più opportuna per la loro intentione, et fatti paroni della campagna, rimandate le galere per far nova levata e di genti e di munitioni e di vettovaglie, qual provisione può esser fatta dalla Serenità vostra che sia a tempo, come si possono in quel Regno armare le tante galere che si disegnano, invilite quelle genti dal timore et spaventate dalla vista de nemici, et altri all’incontro fatti arditi e disobedienti a gli ordini de rappresentanti, che forza potriano haver in quel caso né i commandamenti publici, né le preghiere o essortationi di quelli che hanno qualche auttorità appresso quelle genti, ogni cosa pien di paura, tutto pieno di confusione e di disobedienza. Non auttorità di armar galere, non di ridur l’ordine per velersene ove fosse il bisogno, non di metter insieme la cavallaria; le città e fortezze senza le provisioni di guerra necessarie, senza gente a sufficienza et senza vettovaglie; i territorii abandonati, senza semine o se pur seminati, seminati per l’inimico, che saria parone della campagna, in maniera che io vedo ogni cosa in sommo pericolo in un tal caso et quando che Dio non lo permetta si fosse questo essercito impatronito [?] d’una sola fortezza et fermato il piede in quel Regno, può poi fare quanti disegni li piace.
Ma quando si veda nel Signor turco risoluta intentione di voler venire a danni di quel Regno scopertamente, dovendo egli perciò metter insieme molto tempo avanti quelle provisioni che si ricercano ad una giusta armata, corrispondente e proportionata a così difficile impresa, haverà anco la Serenità vostra spatio e commodità di ordinarsi e prepararsi alla diffesa, la qual diffesa, per mio creder, saria di molto maggior momento, se si deliberasse di principiarla coll’offender il nemico, perché se è vero quello che è tenuto per verissimo da professori dell’arte militare et che s’è veduto spesse volte riuscire coll’esperienza, che con le preventioni si vincono le guerre, io crederei, col prevenire questo nemico, se non di vincerlo, per la sua formidabile potenza, almeno di mostrarle tante difficoltà et appresentarle incontri così potenti, che dubbioso di poterne riuscir con honore, si rendesse facile all’accommodamento. Adunque saria mia opinione, che non tralasciandosi di sumministrare abondantemente quelle altre provisioni [?] nel Regno di Candia necessarie per potersi mantener longamente nell’assedio, senza timore di esser astretti a rendersi per mancamento o di vettovaglie o di polvere, la prima e principal preparatione fosse un corpo di circa 60 forbite e ben armate galere, le quali senza alcuna dilatione et con quella celerità che porta seco materia di tanta consequenza, si spingessero nell’arcipelago et depredando huomini, animali e vettovaglie, quanto fosse possibile, mettessero ogni cosa in spavento et in timore, abbrusciando i seminati, desertando e rovinando e l’isole d’arcipelago et tutte le marine della terra ferma, il che a conseguire non saria difficile, rispetto che l’armata nostra parona del campo, senz’alcuno incontro e sospetto, potria scorrere sicuramente tutti quei mari; dalla qual risolutione che frutto se n’habbi da ricevere lo comprende chiaramente la Serenità vostra, perché privando l’inimico di quelle commodità di huomini e di vettovaglie, le aggionge a se stessa per fornire, rinforzare et augumentare la sua armata. Ma quello ch’io stimo di più rilevante beneficio è che raccogliendosi ordinariamente la massa di tutte le provisioni de biscotti, munitioni et altri apprestamenti di vele, gomene e remi per tutta l’armata turchesca, per quanto ho havuto informatione a Caristo [?], fortezza assai debole nell’isola di Negroponte, non saria impresa di molta difficoltà, prevenendo come ho detto le forze nemiche, con improviso et inaspettato assalto espugnare il luoco et impatronirsi [?] d’ogni cosa, la qual attione utilissima alla Serenità vostra per molti capi, saria utile in particolare, perché levando il modo all’armata turchesca, di poter fare alcun progresso senza nuove preparativi di quegli apprestamenti, che non si possono riunire insieme senza longhezza di tempo, resteria commodità a questo Serenissimo dominio di soccorrere et ingagliardire di maniera i presidii e gli apparati suoi nel Regno di Candia, che si riduriano in stato di sicura diffesa. Il metter all’ordine in pochi giorni 60 forbite galere haveria senza dubbio qualche difficoltà et però saria bene andar facendo delle preparationi, in modo che a tempo di bisogno potessero esser pronte, non stimando di far in questo particolare qualche spesa di più, poiché si tratta di cosa di tanto momento. Fatta questa espeditine sentirei che s’attendesse colla medesima celerità ad ordinarne altre 40 o 50 si che ascendessero colle prime al numero di 100 buone galee, le quali accompagnate da 10 o 12 galeazze et altre tante navi, passassero avanti e s’unissero colle altre, fermandosi nel Regno di Candia et aspettando i progressi de nemici, secondo i quali prendesse poi il Capitano generale quei partiti che fossero giudicati più utili per la somma della guerra. Che se queste saranno 100 elette galee, come ho detto, se ben molto inferiori di numero alle nemiche, aiutato il mancamento della quantità colla bontà e velocità loro, potranno a sua voglia cacciar si addosso l’armata nemica e ritirarsi, batterla alla code e farli tanti danni e tenerla in tanto rispetto, che questo solo può bastare a non lasciarli far alcuna impresa; et non saria ne anco così eccessiva la spesa in 100 galee, che non potesse esser sostenuta qualche anno dalla Serenità vostra.
Intorno alla quantità della militia, che si ricerca in caso tale nel Regno per sua sicurtà ho sentito diversi pareri et differenti assai, perché alcuni per mio credere danno nell’eccesso et alcuni si ristringono troppo, fra l’uno e l’altro de quali adherendomi, io giudico che possino bastare 20.000 fanti, 16.000 de quali hanno da esser compartiti fra le fortezze, cioè 10.000 in Candia, che per la quantità e grandezza de suoi belouardi non ne ricerca meno; 4.000 alla Canea et 4.000 divisi fra le Grabusse, Suda, Spinalonga, Paleocastro, Castello di Candia, Scithia et altri ridotti o maschi che sarà necessario guardare a quel tempo, e gli altri 4.000 di rispetto.
Quanto al sbarco molte spiaggie e ridotti sono nel Regno, ove potrà disegnare l’armata nemica di accostarsi et metter in terra il suo essercito, et se bene in alcuni è opinion, che non sia attione di prudente capitano l’esporre a così manifesto pericolo tutte le sue forze et aventurare la sua armata, che resteria dissipata e rotta in quelle spiaggie, quando fosse colta da fortuna di Tramontana, tuttavia dall’esperienza, essendosi veduto infinite volte, che alcuni mesi dell’estate non regnano se non semplici maestrali et molte volte anco bonaccie calme, se deve credere che non resteranno perciò Turchi di venir al sbarco, il quale se ben credo che non se li possa prohibire, sento nondimeno che si debba tentar tutte le vie possibili per difficultarglielo, opponendosegli e colla cavallaria e colle cernede e colla fantaria pagata, in maniera che se pur sbarcheranno si guadagnino il terreno con tanto sangue et se lo acquistino, come si suol dire, a palmo a palmo; et però io vorrei che secondo quella compartita, che fosse giudicata necessaria da huomini da guerra periti, come ha fatto di ciò una scrittura a mia instanza, che fu presentata l’altro giorno il signor Collonello Leone Ramussati Governator della Canea, soggetto da farne molta stima, si per la devotione con che serve, come per l’intelligenza et esperienza sua, il quale ha anco un figliuolo seco di 15 anni di ottima speranza che alleva in servitio di Vostra serenità. Onde merita di esser gratificato nella dimanda che fa di poter venir in Italia, tanto più che si trova da alquanti mesi in qua quasi di continuo oppresso da indispositioni pericolosissime di fianco, che più volte l’hanno ridotto vicino alla morte, si come io coll’occhio proprio ho veduto e ne faccio fede alla Serenità vostra. Vorrei dico che fossero disposte alle spiagie più importanti tutta quella cavalleria e fanteria che facesse bisogno. Ma forse anco che si potria sperar d’impedire totalmente il sbarco, quando alle oppositioni da terra fosse aggionto all’armata nemica il stimolo delle 60 galere, ch’io ho detto, le quali la metteriano in necessità di star unita et di procurar il sbarco in un luoco solo, tenendola in tanto rispetto che difficilissimamente potria conseguir il suo fine.
Le importanti e più considerabili spiaggie si ristringono per mio giudicio a sei: due per la città di Candia, una per Rethimo e tre per la Canea.
Le due di Candia sono Maglia e Carterò, questa lontana dalla città quattro soli miglia di commodissima strada et abondante di buone acque et quella discosto 10.000 miglia e di strada non buona, terza è la spiaggia di Retthimo che si chiama della torre del Sanguanazzo, che è di longhezza di molti miglia e camina fino alla città. Le tre dalla Canea sono la spiaggia del Chissamo, quella di Gogna e la spiaggia del Marati.
La prima è lontana introno 25.000 dalla Canea di molta longhezza, abondante di acque, buona al sbarco e commodissima al marchiar l’esserito et al condur l’artellaria et se bene si ha da traversare la schena del Capo Spada e però così facile la via, che non ha impedimento alcuno. La seconda di Gogna è fra’l Capo Spada e San Thodero, ma tanto lontana dalla fortezza, che non possono arrivar i tiri e di qui medesimamente [?] la strada è facilissima e piena fino alla città. Terza è quella del Marati un miglio vicina al porto della Suda, ma coperta in modo dalla fortezza per una punta che si spinge in fuori, che non possono i suoi pezzi fare alcuna offesa, se non a caso, con tiri delevatione incerti e falacissimi, è vero che di qui alla Canea è molto difficile la strada per l’artiglieria per esser montuosa e piena de grebani, ma non è questa oppositione d’importanza, perché sbarcato che sia l’essercito et fatto paron della campagna, può far accostar l’armata dove le piace per metter in terra l’artiglieria. Se bene tutte queste sei spiaggie sono stimate da me infinitamente, una nondimeno più dell’altre mi da travaglio, che è il Marati, la quale non solo porge facoltà al nemico di sbarcare il suo essercitio, ma riceve anco l’armata in modo che l’assicura da ogni vento et massime ne i tempi dell’estate, però se la Serenità vostra, fortificando con tanto suo dispendio tanti porti e ridotti, com’è stato Spinalonga, Grabusse, Suda, San Thodero e Paleocastro ha havuto per fine principale di levar all’armata nemica quei ricetti che potevano darle ricapito sull’isola, perché non deve ella anco pensare a questo principalissimo del Morati, poiché con non molta spesa si può assicurarsene, accioché non restino vane et infruttuose tutte le altre spese e fatiche fatte da lei per causa simile.
Un’altra spiaggia oltre le sudette vi è dalla parte d’ostro chiamata Priotissa, stimata molto da alcuni, perché se ben è lontana dalla città di Candia miglia 36, è però di strada piana e bonissima per l’artellaria, ma essendo ella lontana per mare 200 miglia, non mi par ragionevole che l’armata s’allontani tanto, massime non havendo ridotto ove mettersi da quella parte et esponendosi a molto pericolo di esser gettata a traverso quelle spiaggie dalla furia degli ostrali [?] che spesso regnano l’estade. Le altre spiaggie sono di poco momento o per la loro molta distantia dalle città principali Candia e Canea, o per la difficoltà delle stradde ripiene di passi stretti e precipitosi, ove quattro o dieci soli soldati tratteneriano molti giorni tutto l’essercito.
A quelle sei spiaggie io direi, come ho toccato di sopra, che fossero distribuite le genti a piedi et a cavallo in quella quantità che fosse proportinata a i siti et alle forze che si troveranno nel Regno, aiutandole anco, dove il sito lo comportasse, coll’accommodar qualche maschio o piazza da porvi sopra quattro o sei pezzi d’artiglieria da campagna, che farebbe gran effetto nel travagliare l’armata e chi volesse accostarsi per prender terreno; et vi sono alcune di queste spiaggie così vicine fra sé che possono sumministrarsi aiuti una all’altra, quando si scoprisse dove andasse piegando l’armata.
Questo consiglio ben maneggiato et guidato sicuramente in maniera che quando pur i nemici s’havessero guadagnato il tereno possano i nostri ritirarsi senza perdita nelle fortezze, porgeria credo io grandissima riputatione et ardire a nostri et matteria in molto rispetto, facendo star sopra di sé i nemici, a quali si potrebbe accrescer il timore co’l farli vedere lontano dalla marine in qualche sito forte, oltre quelle genti a piedi et a cavallo, che effettualmente fossero alla marina per combattere, altri corpi di esercito di quelle ordinanze e cavalleria, che non fossero atte a quelle fatitoni, la qual apparenza faria molto frutto, perché ne nostri havria forza di accrescer l’aiuto sperando aiuto in ogni caso et ne nemici il sospetto, vedendo tanta quantità di militia preparata per impedire et opporsi a i loro progressi.
Ma per assicurar compitamente il Regno di Candia, io giudico ottima la risolutione di fortificar il Paleocastro della Suda, il quale, si come affermano quegli huomini da guerra che l’hanno veduto e considerato, è così favorito dalla natura che con non molto artificio si renderia fortezza principalissima et atta a resistere ad ogni gran potenza. Quello è sito molto eminente, posto all’incontro della fortezza della Suda sopra la porporella. Gira 2.000 e più passa, di forma quasi rotonda, onde è molto capace et riusciria attissimo a ridurvi in ogni caso e genti in quantità et apprestamenti d’ogni sorte, anzi che saria da eleggerlo per deposito e per ricetto di tutte le munitioni del Regno. Questa fortezza sicurissima da per sé si renderia anco molto più sicura da porto nobilissimo della Suda, per la facilità de soccorsi, et il porto ricevendo altrettanto beneficio dalla fortezza resteria compitamente assicurato et fuor di sospetto che vi potesse mai entrar armata nemica. Lascio di considerare molti e molti beneficii che si verrebbe a conseguire con questa fortificatione e dirò solo che con essa si tratta di serrare e finire tutte le spese di fortezze che ha fatto e sia per fare la Serenità vostra in quel Regno et mette [?] conto lasciar le altre imperfette, che hanno mortalissime oppositioni per i lor siti et alle quali mancano molte cose, et attendere a questa con ogni spirito, la quale però dovendo esser, se fosse possibile, e principiata e finita in un punto per non dar gelosia al nemico et invitarlo ad assaltar il Regno prima che sia finita l’opera; io vorrei che senza dar fuori la voce, si preparassero sotto altro nome tutte le materie necessarie et poi con tutti gli apprestamenti pronti, con quantità de maestri, mettervi mano da quella parte che è manco sicura et poi attender senza dilatione e con ogni celerità alle altre, la spesa se ben dovesse esser grandissima non saria considerabile, rispetto al commodo che se ne riceve di assicurar un Regno, nel quale la Serenità vostra ha speso de millioni d’oro, perché è la riputatine sua et scudo e propugnacolo di tutta la christianità, ma non può esser grande per molti avantaggi che si haveranno in questa fortificatione, così quanto alla fabrica in se stessa, come quanto al tenerle presidio, perché quella sarà facile in parte per molta materia di pietre e brusca che sono sopra il luoco, et questo si può estrarre da gli altri presidii del Regno senza aggravarsi di novo peso.
Due sorte di gente, oltre la militia pagata, saranno in quel Regno a tempo di guerra, l’una utile che saranno l’ordinanza e la cavallaria. L’altra del tutto inutile a prestar alcuna sorte di servitio et questi saranno donne, putti e vecchi. Il tenerli e ridurli nelle fortezze è cosa perniciosissima, perché non giovano e mangiano, onde per la diminutione delle vettovaglie sono di estremo danno, quei del territorio non è dubbio, che hanno da restar fuori, et quei delle città, di condition tale che si possi farlo, credo anche [?] che sia ottimo il cacciarli. Ma non si deve già escludendo dalle fortezze, abandonarli del tutto, che ciò non è conforme alla pia mente della Serenità vostra et al paterno amore che ella porta a tutti i suoi popoli, ma si deve provederli di qualche luogo ne i territorii dove possino ridursi in sicuro, acciò che non restino totalmente in preda de Turchi, perché né ciò saria honesto, né utile, per la disperatione in che cascheriano i padri loro, i fratelli, i mariti e i figlioli che o nelle fortezze o nelle galee servissero.
A questo è stata assai liberarle la natura, che ha preparato per ogni territorio di quel Regno luoghi e siti così forti e così capaci, che si possono facilmente ridurre in essi e star sicure tutte le anime del paese, che arrivano a 194.000, non comprese l’ordinanze descritte.
Nel territorio di Scithia vi è un monte chiamato Monforte et un altro vicino a Mirabello detto Leopatro. In quello di Candia vi è il castel Themene, al quale restano ancora alcune vestigie di muraglie vecchie, luoco eminente e fortissimo. A Retthimo vi è il monte Venni et alla Canea il monte Allalo, non molto discosto dalla Sfachia, ogn’uno di questi siti e per capacità e per commodità e per sicurtà sono atti a ricevere queste anime a tempo di bisogno, però saria a proposito anticipare a far qualche provisioncella [?] in questi luochi, se non per altro al meno per dar segno a quei meschini che anco alla loro salute e sicurtà pensa la Serenità vostra, che questo saria un incorargiarli e stabilire negli animi loro la devotione che portano a questo Serenissimo Stato et perché anco in un subito, quando il bisogno si mostrasse, sapessero ove hanno da ritirarsi e da portare e salvare le loro poche sostanze.
Sono le fortezze ridotte tutte a buon stato ma non son finite, se bene la Serenità vostra spende et ha speso in esse molta quantità di denaro. Questo nasce, perché quei che governano et è diffetto naturale, vogliono la laude per sé delle proprie operationi et per farla maggiore non si degnano di continuare l’opera principiata dal suo precessore e non finita, ma vogliono essi principiarne un’altra, la quale medesimamente resta imperfetta, e dal tempo vien consumata e distrutta facilmente con danno del publico, oltre che i capi da guerra anco per la medesima causa biasimano sempre o per il più le cose fatte e principiate da i loro precessori et volendo anch’essi metter ad effetto i loro pensieri, vanno le spese moltiplicando con maleficio delle cose publiche. Il vero modo di finir bene e con avantaggio le fortezze, saria mandar un gentilhuomo intelligente di questa professione con carico, denari et auttorità non dependente da altri che dalla Serenità vostra, accioché non le sia attraversata la strada di finire tutte quelle fortezze del Regno, si come ella diede carico particolare al clarissimo signor Zuane Garzoni di finire la fortezza di Cerigo, perché a questo modo ella vederia le sue fortezze, se non ad un fine totalmetne perfetto, almeno ad un stato di reale e potente diffesa, et potria acquetar l’animo et sbrigarsi da tante spese che si fanno continuamente in disfar e rifare le cose che non sono perfette, volendo ogn’uno mettersi avanti co’l biasimare et regolare quello che è stato fatto da altri; et casseriano anco le spese de ministri delle fabriche, che sono molte, ma quello che importa infinitamente è che si finiriano queste fortezze in poco tempo et si spenderia il denaro della Serenità vostra con grande avantaggio, perché chi ha congitione della materia del fortificare e delle fabriche, non è dubbio che non havendo altri negocii che lo divertiscano, farà passar le cose di tal manera che ne sentirà gran beneficio il Principe, si per l’avanzo del denaro, come per la buona qualità del lavoriero, come a punto ha operato detto clarissimo Garzoni a Cerigo, il quale mi affermò che nel far portar dentro terreni in quella fortezza per alzarsi dalla parte del monte Palamida, ove era tutta scoperta, havea fatto tanto lavoro con 50 ducati quanto si faria ordinariamente con 200. Un altro beneficio anco di somma importanza si riceveria dal mandar gentilhuomo che per se stesso havesse qualche peritia delle fortificationi, perché gli huomini ordinarii non potendo penetrar più che tanto in questa materia, ch’è propria di quei che fanno professione di guerra, convengono acquetarsi a quello che vien loro discorso e che sono consigliati da governatori et ingegneri, i quali molte volte per particolari interessi e passioni, che hanno l’un contra l’altro o pur contra i passati, vogliono sostentare più tosto quello che vien loro dettato dall’appetito, che quello che veramente sentiriano per ragione, onde spesso vien deliberato et abbracciato il peggior consiglio, il che non occorreria se chi ha da deliberare havesse buona intelligenza del negocio.
Nella fortezza di Candia mancano da incamisar tre cortine, che sono passa cubi di muro 2.330 et d’altra muraglia in diversi luoghi, che taccio il nominar [?] li particolari per brevità, passa cubi 1.488. In tutto 3.818. Di terreno in diversi luoghi mancano per ingrossar belouardi, allargar le piazze et altre opere passa cubi 17.250. Ne i quali lavori anderà di spesa intorno a 30.000 ducati venetiani. Mancano oltre di ciò a farsi alcuni cavalieri [?] consigliati ultimamente dal signor Giulio Savorgnano, che sono stimati necessarissimi in alcuni luoghi et saranno di molto utile per accrescer diffesa alle parte deboli, et manca anco a risolvere se in quella parte ove sono fondati i volti dell’illustrissimo quondam signor Alvise Grimani, si hanno da continuare, come commandò la Serenità vostra, o se pure per cavare le diffese alla fronte del belouardo Martinengo si deve in quel spatio alzarsi di terreno et accommodarvi tre o quattro canoniere, sopra che ha fatto una scrittura il signor Conte Honorio Scotto, che fu ultimamente appresentata alla Serenità vostra, et io appresenterò il modello di tutta la fortezza [?], acciò che ella deliberi ciò che le parerà. Del qual signor Conte Honorio io posso affermare con verità e sincerità, che la serve con tanta diligenza, con tanto cuore e con tanto fervor d’animo, non permettendo che in alcuna di quelle cose che aspettano a lui si manchi in nessuna parte al servitio publico, che può la Serenità vostra restar consolata di havere in quel Regno così affettuoso servitore.
Alla fortezza di Spinalonga mancano lavori per la summa di 900 ducati.
A Retthimo, alle Grabusse et a San Thodero non mancano cose di molto momento, tuttavia saria bene darle [?] fine.
Alla Canea poi et alla Suda vi è che fare assai nelle fosse, nella contrascarpa e ne i balouardi et nel pareggiar et inalzar le piazze, in che vi anderà non mediocre tempo e spesa, et però saria ottima risolutione mentre si ha tempo attender a finirle, alle quali operationi io non m’applicai, perché v’era ordine in contrario della Serenità vostra et quando mi commise ultimamente coll’occasione de sospetti da Constantinopoli, ch’io facessi finir le fortezze [?], perché all’hora mi trovavo in visita, scrissi immediatemente al clarissimo Rettor della Canea, che cominciasse ad operare attendendo alle cose più necessarie; et in Candia medesimamente al mio arrivo mi parve che fosse di principal importanza la parte da mare, ch’è chiamata del Dermata, che per spatio di 300 e più passa era tutta aperta, con molto pericolo d’un assalto improviso, che saria stato difficilissimo e forse impossibile il resistere, la qual opera all’arrivo del clarissimo mio successore era quasi ridotta a perfettione, né vi mancava lavoro di 10 o 15 giorni per serrar del tutto quella parte.
Nelle fortezze vi sono munitioni in grandissima quantità, così di polvere come di artiglieria e d’altri apprestamenti per la diffesa a tempo di guerra, ma non sono però tante che bastino per sostener un assedio. Io vorrei che si risolvesse di mandar di là tutto quello che manca et così come [?] per l’armar le galere vi sono in quegli arsenali tutte le robbe necessarie a porle [?] del tutto all’ordine, con prohibitione d’esser tochi per altra causa, così saria bene che si facesse dell’altre munitioni, che non si potessero toccare né dispensare in nessun caso.
Il capitano Zaccaria di Negri Sopraintendente dell’artigliarie, mandato ultimamente da Vostra serenità in quel Regno, si è adoperato assai. Ha regolato tutte le munitioni di polvere, balle et artiglierie che erano in grandissima confusione et s’è fatto conoscere altrettanto intelligente della sua professore, quanto geloso del servitio di Vostra serenità. Ha atteso con molta diligenza et amore a disciplinar et essercitar quei bombardieri, facendoli spesso tirar a palii, insegnandoli le cose necessarie per ben servire, li quali bombardieri, se ben mi fu dato ordine dalla Serenità vostra ch’io dovessi regolarne parte et ridurli al numero di 60, nondimeno, perché alla venuta di esso capitano Zaccaria mi trovavo in visita et dipoi sopragionsero gli avisi di qualche sospetto da Constantinopoli, non mi parve tempo da far regolatione, oltre che considerata la circonferenza e le molte piazze che sono nelle fortezze del Regno, così poco numero de bombardieri è impossibile che possa supplire, così come pare a me per dir riverentemente il mio parere alla Serenità vostra, che il salario delli 12 ultimamente venuti, ch’è di 120 ducati all’anno, sia più tosto grande che mediocre, perché non havendo essi obligo di far certe fattioni, massime a tempo di pace, sono in libertà e non le è prohibito l’aiutarsi coll’attendere a qualche arte, in maniera che possono contentarsi anco di minor paga; et forse saria bene, secondo che vanno vaccando [?], regolare il salario a gli eletti in suo luogo.
Feci principiare la macina per affinare le polvere, che sarà di molto beneficio per la conservatione di esse, per il che sono state anco fatte in mio tempo due torrette, opera necessarissima et utile, poiché 3.000 e tanti barilli che erano in un luoco solo con molto pericolo e nel corpo della città saranno divisi nelle due sopradette stanze. Nelle quali operationi et altre di molto momento, come sono l’escavatione del porto di Candia, delle fosse e nel cavaliero fatto al beloardo Vitturi ha impiegato l’opera sua, mentre io son stato absente dalla città, il clarissimo signor Zuan Bembo Capitano di Candia, che colla sua vigilanza et intelligenza è riuscito di gran giovamento alle cose publiche.
Le sale dell’arme e quella di Candia particolarmente sono così ben tenute che proportinatamente ardiscono dire che possono stare al pari di queste di Venetia et se si continuerà, come son sicuro, ad usarvi la medesima diligenza, si conserveranno tutte quelle munitioni in bonissimo stato.
L’armar delle galee nel Regno di Candia è senza dubbio una delle più importanti operationi che s’habbi a fare a tempo di guerra, dovendosi di là estrarre il nervo di tutta l’armata della Serenità vostra, così d’huomini da remo, come d’officiali e marinari, però per quello ch’io ho potuto penetrare in questa materia, vi trovo tre cose considerabili: l’una i copri delle galee, i volti, co’i loro apprestamenti, l’altra gli huomini descritti al remo et la terza i marinari. Quanto alla prima gli arsili sono in buon stato. Gli apprestamenti tutti ben tenuti separatamente ne i loro caselli et 29 volti in essere fra Candia et Canea et luoco e sito da fabricarne de gli altri.
Quanto a gli huomini da remo, tre sono le cause per le quali si rendono difficili all’andar in galea, abhorita da loro come la morte, l’una è il non esser mai stati in galea, la seconda l’haver il rifugio dell’andiscaro, ch’è facoltà di poter mandar un huomo in luogo suo, il che però era la loro distruttione, perché ridotta la cosa in mercantia, convenivano esborsar per l’andiscaro 20, 25 e 30 cecchini, che era spesse volte tutto quel poco che havevano al mondo et questo guadagno restava tutto a comiti et a sopracomiti. La terza i mali trattamenti che sono fatti loro da alcuni et particolarmente il vedere che molti huomini di buona statura e forti, andati una volta in galea non ritornavano mai a casa, ma erano trattenuti per forza sopra le galere venetiane, dove senza mai potere uscirvi, essendo trasportati da una in un’altra galera finivano la sua vita. Alla prima et alla seconda si è rimediato dalla Serenità vostra coll’ultimo ordine mandato, che fossero del tutto prohibiti gli andiscari et che s’armassero ogn’anno le quattro galee ordinarie, di libertà se era possibile, se non a ruodolo. Io feci sforzo per armar di libertà, ma trovai la materia tanto difficile, che fui costretto a conceder il ruodolo et se debbo dir il vero, pare a me che sia di molto più avantaggio alla Serenità vostra l’armar a ruodolo che di libertà, perché il fine ch’ella ha nell’armar queste galere non è il servitio presente, che non ne sente quasi alcuno, ma solo l’essercitar gli huomini et avezzarli alla galea per potersene poi servire a tempo di bisogno, et però ella si contenta di far questa spesa ogn’anno di 14 e più 1.000 ducati. Ma coll’armar di libertà, che è una imagine de gli andiscari, levato solamente l’utile de sopradetti [?] et il danno de contadini, non viene ella a conseguire questo fine, perché si come in tanti anni che ha armato queste galee colli andiscari non ha mai havuto più che quattro zurme di galee, perché quattro zurme s’armavano ogn’anno nel Regno, rispetto che chi è andato in galea il primo anno, vi va il secondo ancora et v’anderà il terzo et il medesimo riuscirà armandosi di libertà, perché non mai s’è veduto o rarissime volte che un contadino nuovo non più stato in galera, che la fugge et abhorisse per natura, si contenti di andarvi volontariamente, che all’incontro coll’armare a ruodolo quattro galee all’anno, in capo di 10 anni haverà fatto guadagno di 40 zurme, che se non haveranno compita l’essercitatione per li quattro mesi soli che stanno fuora, almeno per la volontà le armeranno 40 galere, havendo pur questi conosciuto coll’esperianza, massime se le sarà stata fatta buona compagnia da sopracitati, che non è tanto horribile la galera, et gli altri non avezzi, coll’esempio di questi più facilmente si lascieranno disporre. Alla terza quanto al ben trattali si potria provedere coll’essortationi, che fossero fatte a i magnifici sopracitati da i Proveditori generali et quanto al perpetuare in galera, prohibire con severissime leggi, che non potessero esser tolti ne anco con loro consentimento dalla Candiote per servire su le Venetiane, dichiarando di più che s’intendessero perse tutte le capare [?] che fossero date loro da qual si voglia persona, mentre sono sopra dette galee Candiotte, accioché fosse anco levata questa terza causa, che è potentissima per alienar l’animo loro dal servitio della galera. Le altre difficoltà che possono nascere per l’armar in caso estraordinario, perché tante possono essere quanti accidenti possono avenire, che sono infiniti, non accade discorrerle, perché secondo le cause, così può esser loro provisto dalla prudenza di chi haverà all’hora quel carico; et se ben che nell’armar le quattro galee sudette io ho trovato qualche difficoltà, la quale con un poco di pacienza ho superata facilmente, contra quello ch’io mi persuadevo, così per essersi tralasciato l’armare per alcuni anni, come perché questo novo modo senza andiscari ha parso molto strano, tuttavia all’arrivo del mio successore, che fu apponto il primo di maggio, erano già pagate et all’ordine et son sicuro che farano buona riuscita, perché sono armate di buona gente et massime sotto la disciplina del clarissimo signor Capitano della guardia, che conforme alla sua intelligenza et diligenza le esserciterà di maniera che saranno di servitio e potranno adoperarsi.
La terza cosa importante è de marinari, a quali posso aggionger le maestranze, che per dar loro trattenimento si risolse la Serenità vostra di ordinare, che fossero fabricare due galee una in Candia et una alla Canea, feci tagliar i legnami a i tempi debiti; et ne è principiata e messa in cantiero una in Candia, che spero anco, per la buona relatione che ho di quei maestri, che non sarà gettata la spesa.
Questa gente tutta attende alla navigatione per guadagnarsi il vivere et se ne vanno con barche per quelle isole dell’arcipelago et altrove et coll’occasione che se le appresenta [?] non tralasciano di far danni e depredare, così Christiani sudditi Turcheschi, come Turchi, prendendo anco altre barche che li capitano innanzi, de quali delitti, se bene molte volte si è venuto in cognitione et si è havuto anco nelle mani alcuni de delinquenti, che sono particolari della Canea, dove più è in uso questo traffico, nondimeno nella formatione de processi, scoprendosi molti e molti interessati et perciò rappresentandosi questa materia di grandissima consideratione, perché il voler castigar tutti i colpevoli era un distruggere tutta quella gente, della quale fa tanta stima e ne ha tanto bisogno la Serenità vostra et il castigarne parte e parte lasciar impunità era ingiustitia, oltre che co’l castigarli o tutti o parte si publicava al mondo la causa del castigo, che pur era secreta et si poteva dar materia e fomento a Turchi di levar mille vanie a danno e pregiudicio publico, però si è andato portando avanti questo negocio senza espedirlo, finché il tempo da se stesso ha mostrato modo di venir a qualche risolutione manco pericolosa. La medicina a sanar questo male et anco a divertire che non passino a Constantinopoli in quegli arsenali, è stata proportionatissima coll’ordinare che si fabrichino galere in quel Regno, perché in quest’opera s’impiegheranno gran parte di quelle maestranze, se ben molti hanno anco buon trattenimento del mezo salario, come descritti officiali sopra le 25 galee de governatori, già introdotti dal illustrissimo signor Foscarini, da armarsi in caso di bisogno, ma loderei anco che vi s’aggiongesse un’altra provisione, che serviria non solo per il Regno di Candia, ma anco per tutte le altre isole del Levante, che è pur il nervo della marinarezza, che può servir la Serenità vostra et non solo per rimoverli dalle male operationi, ma per augmentare il numero loro e per farsi più periti, et è che si obligasse le galere Venetiane a servirsi di quegli huomini del Levante, perché tutti quelli habitanti per natura sono inclinati al navigare et se havessero occasione tutti abbraccieriano questa professione et si fariano perfetti. A questi di qua non mancheria alla Serenità vostra dare altro trattenimento, per diverse vie et massime nell’arsenale, che è tanto copioso di facende, et essi poniano anco accommodarsi a navigar colle navi et altri vascelli, et con questo modo si veniria a schivar tanti danni e tanti pericoli et si daria trattenimento a queste genti meze disperate, quando si vedono mancare il modo di sostentarsi, et si faria buon numero de marinari perfetti, da distribuir poi quando fosse tempo con molto profitto sopra l’armata.
I porti delle città di Candia sono di grandissima consideratione et perciò mi furono raccommandati efficacemente da Vostra serenità et io arrivato nel Regno cominciai ad usar diligenza, per trovar modo sicuro di ridur quello di Candia in buon stato, essendo che egli si andava gagliardamente atterrando. Mi furono ricordate diverse inventioni, fra le quali per più certa e più sicura, io scelsi quella delle serraglie, che scrissi, colla quale si è lavorato tutto quel spatio che ha comportato la qualità de tempi, alla qual opera ha atteso il clarissimo signor Zuane Bembo, all’hora Capitano generale con diligenza, essendomi io quasi sempre ritrovato in visita, l’opera ha fatto bonissima riuscita con non molta spesa et si può dire che si sia risuscitato quel porto, il quale altrimenti saria inhabitabile, con grandissima incommodità publica. Ho anco fatto fare un barcone, perché coll’escavarlo di continuo possi conservarsi nel buon stato che si trova.
Per ritronar in esser la ponta del molo di Candia, io scrissi già alla Serenità vostra et le mandai la stima di quelli ingengeri della spesa che vi andava, né hebbi di poi ordine alcuno, onde non ne feci altro.
Al porto della Canea bellissimo e capacissimo ho anco fatto lavorar assai et vi ha atteso il clarissimo signor Piero Francesco Malipiero, Rettor di quella città, con molta industria, si come ha fatto in tutte l’altre operationi di servitio publico, delle quali s’è mostrato sempre gelosissimo, per il qual servirio ho lasciato sempre una galera a Sua signoria illustrissima. L’opera riuscita utilissima ogni volta che si divertisse che le immonditie della maggior parte della città, che è in sito pendente, non concorressero nel porto, alche rimediai già in parte fin da principio, facendo accommodar una stradda et un sboradore, perché quel fango che si riduceva in esso andasse a rispondere alla porta della sabionara, verso la marina; et medesimamente feci fare certo volto o fossa sotterranea nella piazza, accioché deponendo il torbido in quel luoco, passino le acque chiare senz’altra compagnia, ilche è riuscito assai bene, ma non basta, perché vi resta ancora una buona parte della città più eminente che soprasta al porto, dalla quale le vien fatto molto danno. A questa medesimamente si può provedere con grandissima facilità et io non l’ho fatto, perché nel fine solamente ho veduto il rimedio, che è il fabricare nell’orlo del molo per tutta la circonferenza sua un muretto, largo un piede et alto altrettanto, dal qual impedimento resteranno ritenute l’immonditie et passeranno le acque nette senz’alcuna offesa del porto. Fatte queste diversioni sarà anco più facile e più riuscibile l’escavatione di esso porto, che con ogni poco di diligenza che vi si usi, si ridurrà a termine di perfettione, che hora con difficoltà si può vedere l’opera, se ben vi ha fatto lavorare continuamente il clarissimo Malipiero di ordine mio, anzi che per riparare la torretta del porto e quel muro che tiene coperto esso porto, ridotto in mal stato e distrutta in gran parte quella porporella, che li salvava dall’impeto del mare, ordinai che fossero preparati quadroni per rinovarla, molti de quali erano già all’ordine per questo effeto.
Passai alla Canea nel principio del Generalato per diversi negocii publici e trovai fra Greci e Latini molta alteratione d’animi, per rispetto di certe prediche successe et molta difficoltà nell’accommodamento, et perché era materia di somma importanza, che non si dovea lasciar viva a modo alcuno, perché havria potuto partorire pericolosi effetti, deliberai di fermarmi et andar co’l tempo addolcendo quell’asprezza, il che mi riuscì colli buoni officii che andai facendo hora coll’una et hora coll’altra parte, in maniera che con destrezza li ridussi al mio desiderio et restarono sopite et estinte tutte quelle faville, che potevano accender qualche fuoco. Nel tempo che mi fermai in quella città attesi, oltre a gli altri servitii publici, a condur dentro l’acqua che scrissi già a Vostra serenità et coll’opera et industria del signor Collonello Leone, mi riuscì il disegno et riesce quella fontana nella piazza, non solo a ornamento, ma a commodità incredibile et a sanità di quei popoli, i quali ogn’anno erano sottoposti a mortalità et infermità gravissime, causate dalle acque salmastre che erano astretti a bever i poveri, nella qual opera non è stato speso un soldo del publico, solo mi son valso dell’opera di alcune angarie et di certa poca quantità di piombo per fare alcuni cannoni vicini alla fontana, non potendo quelli di terra resister alla forza dell’acqua, ne quel piombo è però consumato, perché resta li come per deposito, potendosi valer di esso ad ogni beneplacito della Serenità vostra.
Procurai anco di migliorar i sali della Suda, li quali sono neri e minuti, et ne mandai un sachetto per mostra de buoni grossi e pezzati [?], ricercando ordine se le pareva di spendere qualche denaro per ridur quelle botteghe a buon stato, tuttavia non havendo mai havuto risposta non ne ho fatto altro.
Restami dire del porto di Retthimo, che è picciolo né vorria esser maggiore, ma in pessimo stato, perché non può ne anco capire una sola galera. Il suo male nasce da alcune fiumere li vicine, che vanno a ferir per diritto alla sua bocca et le portano e sabbia et altro che lo attrerra. Il medesimo fa il rivolgimento del mare da Maestro [?] Tramontana, che urtando nella sabionera, che camina in giro, nel ritornare porta seco gran robba et entra nel porto e vi resta. Il suo rimedio saria tirarsi avanti co’l muolo da Levante, otto o dieci passa in modo, che la bocca restasse coperta dalle fiumere e dal reflusso, che poi con poca fatica si potria ridur in buon stato.
La spesa che fa la Serenità vostra in quel Regno ordinariamente, perché ascende molto alto, è anco di molta consideratione et molto maggiore sarà colla nova aggionta di militia a a [ripetuto nel testo] piedi et a cavallo. All’incontro picciolo è l’utile et di poco rilevo quelle entrate, perché non passano all’anno in tutte quelle Camere 82.000 ducati, de quali ella ne dispensa in pagar salariati et in altre spese ordinarie intorno a 50.000. Resteriano in avanzo 30.000 ducati, quando fosse ogn’anno riscossa tutta l’entrata, ma restano scemati in gran parte per qualche negligenza usata da ministri nell’essigere de crediti publici et parte per la naturale et incredibile difficoltà che viene messa da debitori, con mille inventioni et arti per prolongare et differire il pagamento, ma vi è anco un disordine più importante che all’amministratione de datii, principal membro delle entrate, sono admessi per principali sotto nomi suppositi, soggetti poveri e di strettissima fortuna, et i piezzi sono di poco miglior conditione, onde per il più ne resta intaccata la Serenità vostra et a debitori non manca oltre molte altre vie et astutie, che anno prontissime per protrahere l’esborsare il loro debito, il ricorso anco a Constantinopoli, ove mostrando causa di disperatione si facilitano incredibilmente il modo di ottener habilità e salvicondotti, sotto l’ombra de quali vanno portando il tempo avanti, in maniera che invecchiato il debito passa in oblivione de magistrati et di mano in mano si fa inessigibile colla povertà e medicità loro; et a questo modo generandosi i debiti nel Regno di Candia, va creditrice la Serenità vostra di molta summa di denaro, che pure è pietà crudele lasciar cascar così giusti crediti ch’ella tiene, per aggravar poi questi popoli suoi d’una tansa e d’una decima per supplire al bisogno di sovenir quel Regno, che pur saria conveniente che la Serenità vostra non vi mettesse tanto del suo. Per sanar il Regno da queste corruttioni bastano assai gli ordini instituiti a custodia dell’entrate publiche, i quali però son posti da parte et abbatuti da diverse ragioni, accommodati [?] a gl’interessi di chi spera cavar utile da questa materia, onde è necessario che siano vivificati da nuova commissione della Serenità vostra et ordinata la loro essecutione sotto gravissime pene.
Un altro credito ha la Serenità vostra al qual non si può dar nome d’entrata, perché nasce dalla volontà e disubbidienza de feudati, che è il debito delle sua niggioni [?], il quale è giustissimo et honestissimo, con tutto ciò non ha havuto ardire alcuno di ponervi la mano, e pure se’l feudatario manca di rendere quel tributo, ch’è una semplice recognitione, che s’è contentato il suo principe di ricevere per la donatione di tanti beni e di tane richezze che gode e che possiede, che non è altro questa recognitione, che l’appresentar un cavallo o doi, conforme alla quantità de terreni goduti, et che incorre nella pena del disubbidiente, la qual pena è anco di molto minor interesse che l’appresentar il cavallo, perché non è ragionevole che si riscuota questo credito, co’l quale almeno si potria supplire a quelle spese de salarii e d’altro che fa la Serenità vostra per mantenere la medesima cavallaria.
Più importante credito è quello delle angarie et che facilmente si potria ridur in entrata ordinaria, che saria anco di non picciola consideratione, perché il contadino è hormai tanto avezzo a questa angaria, che non si cura più di sapere se la fa per fortificare la città o per altro effetto et potriasi facilmente convertire in denari, massime se’l contadino sollevato dall’estorsioni avanzerà qualche cosa et habbi qualche commodità, e più volentieri pagheria questa gravezza in contanti che colla persona, tanto maggiormente quanto che la personale fu ridotta già di ordine della Serenità vostra, con gran satisfatitone di quei popoli, del clarissimo signor Zuane Mocenigo mio precessore dalli 12 alli 8 perperi et quella de gli animali da 18 a 12.
Ho procurato con ogni diligenza la ricuperatione de denari publici et massime de debiti vecchi, che sono i più difficili, et al medesimo ha atteso in mia absenza il clarissimo Capitano Bembo, ma sono poi sopragionti i clarissimi signori Sinici, de quali questo è proprio carico, che ne hanno con molta diligenza et destrezza insieme riscosso buona quantità.
In Camera di Candia ho consignato, avanti il partir mio, ne cassoni de depositi al clarissimo Mocenigo mio successore c.ni [?] 68.333, 11.333 nel deposito de biscotti. 27.000 in quello de formenti et 30.000 mandati da Vostra serenità per il deposito dell’armare le galee estraordinarie in caso di bisogno et è stata certo deliberatione prudentissima il rinovar quel deposito, perché tutte le altre provisioni di elettione de governatori di huomini rollati da remo e da spada, di arsili, di armi, apprestamenti et volti erano senza questa provisione appunto, come un corpo formato de tutti i suoi membri, ma senza l’anima che li da l’essere e l’operare.
Questo deposito, si come è stato utile e sicuro consiglio, il rimetterlo in piede, così saria e pericoloso e di poca riputatione publica il lasciarlo di novo cascare. Quanto a me son stato più volte in bisogno grande di denari et quasi in necessità d’intaccarlo, tuttavia ho voluto astenermene et sopportar prima ogni incommodo, che capitar a risolutione tanto contraria, per quello che pare a me, al servitio della Serenità vostra. Ma ben debbo ricordar riverentemente, che molte volte tardano tanto le provisioni mandate da Vostra serenità per li pagamenti di quella militia, che il Proveditore generale non trovando altra via, n anco co’l prender denari a cambio de quali spesso ne è strettezza grande, è violentato a mettervi mano, se ben contra sua voglia e contra la dispositione e severità delle pene che sono statuite contra i transgressori.
Il nutrimento del Regno a tempo di guerra sarà tutto fondato su i soccorsi della Serenità vostra, perché [?] all’hora mancheranno non solo gli aiuti Turcheschi, ma anco in gran parte quelli dell’isola, dovendosi credere che non solo quella parte che haverà la guerra non sarà seminata da gli habitanti, ma anco ne gli altri luoghi si seminerà leggiermente per il timore ne’ popoli, così di non esser colti e presi, come per non perdere la semenza, onde giudicheranno più avantaggio tenerla ristretta.
Nel tempo di pace doi sono le provisioni che si possono fare: l’una esterna da paesi Turcheschi, l’altra interna di quello che produce l’isola. La più sicura e reale è la interna, alla quale erano particolarmente indrizzate le ordinationi del illustrissimo signor Foscarini, che prohibivano il piantar vigne in luoghi capaci di formento et l’ammazzar manzi e vittelli che potessero servir all’agricoltura, onde la isola si trova hora in stato più che mediocre, perché de tre anni che son stato nel Regno, li doi primi si ha havuto formenti in abondantia, il terzo poi, ch’è il presente, si ha havuto qualche carestia, ma questo è stato diffetto universale di tutta l’Italia e quasi del Mondo, con tutto ciò non si saria né anco patito molto, se non fosse stato il bisogno di questa città et l’aviso che si vendeva de qui il formento a prezzo eccessivo, che invitava ogn’uno ad industriarsi et far de contrabbandi per estrarne e condurlo di qua; et questa oltre che il racconto non fu buono, rispetto alla Sirica, ch’ammazzo gran parte de formenti, è stata la causa del patimento nostro, con tutto ciò io non volsi mai acconsentire a gli sforzi che mi facevano quei signori Rettori, perché fossero ritenuti per bisogno del Regno i formenti capitati de partiti di ragione di questa città et mandai tre navi et una marciliana cariche de formenti, capitati parte alla Canea e parte a Candia, se ben havevo anco addosso tuti i Proveditori delle fortezze, che mi facevano gagliardissime instanze, protestandomi di non haver da vivere, ma Nostro signor Dio mi aiutò, che fece comparire in pochi giorni molti caramussali di formento, non sottoposti a partiti, che sollevarono e allegrarono i popoli, per sovenir i quali si convenne metter mano a i megli et se n’è consumato una buona quantità.
Li terreni inculti si vanno ogni giorno riducendo et si augumentano grandemente le semine, con tutto ciò restano molte e molte campagne senza coltivarsi e ne produrriano estrema quantità. Per tutto’l Regno vi sono di questi terreni, ma particolarmente nel territorio di Scithia, a marina per dubio de corsari, et con il farle qualche torretta si assicureria il paese et si coltiveriano tutte quelle campagne. Vi è in particolare la campagna de Lassithi, tanto famosa e nota ad ogn’una delle Signorie vostre illustrissime, la quale è un piano nella sommità de monti altissimi nel territorio di Candia, circondato da altri monti di non mediocre altezza, di forma ovata che gira 18 miglia, tutto terreno di ottima qualità senza un sasso et che produria grani abondantissimamente, se fosse liberata dal diffetto dell’acque, le quali discendendo da altre campagne di Ozzes e Limnacaro, che son sopra lei, e da tutti quei monti si riducono in questo sito, come a suo ricetto, et calano con tanto impeto verso la parte più bassa della campagna, dove vi sono doi coni, over fori, che venendo accompagnate le acque da terreni, rami d’alberi, fresche e da tutto ciò ch’incontrano per stradda, restano serrate quelle boche, in modo che non havendo uscita convengono allagar tutta la campagna et fin che la forza è’l peso dell’acqua, penetrando et aprendosi da se stessa pian piano la via, non torna quei fori nel medesimo stato di prima, il che però non succiede se non in progresso di molti giorni, resta l’acqua morta nel piano, che riesce quasi un paludo, perché vi lascia per molti giorni tanta humidità, che non possono adoperarsi i terreni, oltre che quell’humido genera anco la nuvola, la quale non havendo forza di alzarsi per l’altezza de monti e passare altrove, conviene lasciar la tutto’l suo veleno. Il rimedio saria (perché è impossibile divertire che le acque non calino in quel piano) conservarla aperta l’uscita, il che in due modi, per quello che ho veduto et consigliato con altri, credo che si potria conseguire: l’uno saria il fabricare poco lontano dal luogo de sboradori doi muraglie, fra se stesse vicine un mezo passo o poco più, che abbracciassero tutto l’alveo, le quali havessero al basso molti fori un piede distanti un dall’altro e di larghezza di un piede, accommodati di maniera che il vacuo d’una muraglia incontrasse co’l pieno dell’altra, accioché passando il primo foro qualche o ramo o frasca od altro, non potesse così facilmente passar il secondo, et quando anco passasse, saria cosa così picciola, per la poca capacità de fori, che non haveria forza di otturar quelle boche, onde potendo le acque haver l’esito continuo, se ben soprabondano alle volte in tanta copia, che è cosa monstruosa, tuttavia svanirebbono presto et resteria quella campagna senza offesa alcuna, rendendo tanto frutto, che forse Candia non havria più bisogno de formenti. L’altro modo saria dividere tutta la campagna in possessioni [?] al modo nostro, serrando ogni campo fra i suoi fossi et ogni tanti campi cavarle un vaso grande et capace, che potesse ricettare la furia dell’acqua et poi le andasse spargendo per tutto’l piano, i quali fossi riceveriano tante acque, ch’io credo che rare volte resteria allagata la campagna, la quale ridotta in buon stato, sentirei che la Serenità vostra se ne liberasse vendendola, perché a lei non mette conto tenerla per molti rispetti et un parone particolare, che havesse polso, vi si industrieria per proprio beneficio, in maniera che resteria molto migliorata e con augumento grande. Ma due provisioni principalmente fariano gran frutto in quel Regno per l’agricoltura, si come per i loro contrarii restano senza effetto: l’una il mancamento d’huomini ch’è in qualche parte del Regno, causa che non si semina molti terreni che vanno vacui, l’altra il basso precio che si vende il formento. Alla prima si potria provedere in questo modo. Ogn’anno capitano de gli huomini e famiglia intiere così di Cipro, come della Morea, li quali o per povertà o per mali trattamenti si partono da quei paesi. Questi non sono nel Regno né ben visti né ben trattati, in modo che convengono ritornare a casa loro et stentare come prima. Se fossero abbrcciati, resteriano nel paese et inviteriano gli altri a venirvi, ilche accresceria notabilmente la coltura; è vero che si può considerare il rispetto de Turchi. Di quei che fossero sudditi si potria procedere con circonspettione e con destrezza. De gli altri poi non vi è sospetto alcuno, perché ve ne sariano infiniti di quei circonvicini di braccio di Maina, che per la loro povertà e sterilità del paese, montuoso e sassoso, non hanno modo da vivere. La seconda è del poco precio che si vende il formento, che tutti gli huomini essendo inclinati et obligati al proprio interesse, vedendo tanta differenza dall’utile che cavano de vini (se ben pur si è cessato di piantar vigne) a quello de formenti, non è dubbio che non attendano con più diligenza a quello che a questo et essendo anco il feudato in obligo di dare una parte de suoi formenti in fontico, a precio inferiore dell’ordinario, forza è che usi qualche stratagemma et inventione per nascondere la vera quantità che ha raccolto, per darne minor somma nel fontico, che se fossero alzati i precii di questi formenti, almeno fino a quel segno che si pagano gli altri, poiché in ciò la Serenità vostra non ne perde, dispensandolo al medesimo prezzo, reputo certo che ne saria condotto in fontico non solo il vero lor debito, ma di più ancora, sentendo anzi beneficio che danno nel darlo al publico, per il precio non inferiore a quello che si vende a gli altri, et per la prontezza è sicurtà del denaro, onde restano contenti gli huomini et possono del denaro prevalersi in altro uso et in altro traffico; et quanto all’alzar i precii, sia sicura la Serenità vostra che non dureria per quattro o sei anni, perché la buona conditione di essi faria aggiunger tanta industria, che ne nasceria quantità estrema, dalla quale restando smarcati torneriano da se stessi al prezzo di prima. La provisione esterna io crederei che non fosse bene il procurarla, se non a tempo di gran bisogno, ma per l’ordinario mi pare ch’ella habbi forza di addormentare e di distruggere la interna, perché mentre si sta colla speranza de formenti Turcheschi, non si fa il sforzo che si farebbe nel Regno, et la vera via sarebbe il credere, che non fosse per capitar mai formenti in quel Regno da paesi de Turchi, onde resteria violentata la volontà de popoli ad industriarsi in maniera che il Regno medesimo da se stesso restasse nutrito e proveduto.
Ma si come è honesto che quelli feudati si debbano trattar bene e darle ogni possibile satisfattione in questa materia de formenti et in tutte le altre convenevoli, così sento [?] che debbano volentieri sumministrare in parte alle tante e così eccessive spese che fa la Serenità per mantenerli et preservarli dalla rabbia di così fiero e potente nemico. Quando però alla prudenza delle Signorie vostre eccellentissime parerà tempo opportuno di obligarli a qualche contributione.
Nell’arrivo mio in Candia partirono per venir a repatriare il clarissimo signor Bernardo Navager fu Duca et il clarissimo signor Piero Zane fu Capitano, li quali essercitarono il loro carico con tanta satisfattione e contento di quei popoli, che resta honoratissima memoria delle loro persone, onde la Serenità vostra si può prometter di essi in ogni occasione nobilissimo e fruttuoso servitio.
In luogo di questi entrarono il clarissimo signor Alberto Loredan Duca et il clarissimo signor Zuanne Bembo Capitano, i quali hanno governato con molta prudenza e carità verso i popoli e verso il servitio della Serenità vostra, onde è riuscito felice quel governo, aggionta massime [?] una ottima intelligenza, ch’è sempre stata tra noi monsignor illustrissimo Arcivescovo si trova hora in mediocre stato di sanità, l’ho visitato molte volte e ne i ragionamenti havuti seco, ho sempre scoverto in lui bonissima intentione et lontana da tutte quelle attioni, che possono dare mal gusto alla Serenità vostra; et mentre mi son trovato io nella città di Candia, con tutto che corresse qualche negocio fastidioso, nel quale mi son intermesso, l’ho trovato facilissimo a piegare a tutte le cose honeste, in maniera che al mio tempo si è passato sempre con grandissima quiete, di che si come son in obligo, così ne facci fede alla Serenità vostra. Venne meco in Candia l’illustrissimo signor Giovan Battista dal Monte et mentre si trattenne in quel Regno procurai sempre con ogni spirito di darle tutte le commodità possibili, accioché con tanto maggior animo attendesse al servitio a che era mandato alla Serenità vostra.
Mi ha servito per segretario messer Andrea Alberi, che è estraordinario di cancelleria, il quale mi è risucito di tanta satisfattione e contento, per la maniera sua e per la sufficienza, ma molto più per l’ardore e devotione colla quale l’ho veduto adoperarsi sempre nelle cose publiche, che si come io ho convenuto perciò prenderli grandissima affettione, così debbo raccommandarlo con tutto l’aiuto alle Signorie vostre eccellentissime, assicurando la Serenità vostra che ella ha un fedelissimo servitore et gelosissimo del servitio suo, onde merita di esser abbraciato e favorito. Si trova in poverissimo stato, che così fu lasciato dal padre suo, che fu Pietro Alberti ragionato ducale, che si maneggiò tanti anni et così honoratamente, come molte delle Signorie vostre illustrissime si ricordano ne servitii publici. Quando ricorrerà alla benignità sua si degnino di soccorrerlo, che sarà un eccitarlo maggiormente al corso che ha preso di ben servire et io riceverò la gratia impiegata nella mia persona propria et per consolatione delle fatiche ch’ho fatto.
Queste sono quelle poche considerationi ch’io ho potuto e saputo raccorre e rappresentare alla Serenità vostra et alle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime, stimando io che migliorata la cavallaria, meglio essercitate l’ordinanze, resi devoti et obedienti i popoli minuti, co’l sollievo e colla protetitone della Serneità vostra, consolata la militia, finite o poste in sicura diffesa e ben vettovagliate e proviste de necessarii bisogni le fortezze, unificate le leggi a ricuperatione dell’entrate publiche et aiutata l’agricoltura, possi il Regno ridursi in riputatione tale, che altrettanto penserà il nemico a risolversi di venir ad assaltarlo, quanto penerà a fare alcun progresso, risolto che sia se delibererà la Serenità vostra di difenderlo nella maniera che ho discorso.
Le quali mie opinioni e fatiche fatte da me 30 mesi continui nel carico di Proveditor general in quel Regno, che piacque a voi eccellentissimi e gravissimi padri di confidare alla mia persona, se non saranno riuscite di quella utilità e di quel gusto ch’era desiderato, son sicuro almeno che sarà gradita et accettata la mia ottima e candidissima volontà, essendo state sempre tutte le mie operationi et i pensieri miei bilanciati et regolati dal solo scontro della sicurtà e riputatione di quell’importantissimo Regno e di questo Serenissimo dominio, per il cui servitio non mi s’appresenterà mai cosa si grande, ch’io non l’ardisca, né si picciola ch’io non l’accetti alegramente in ogni tempo et in ogni occasione, esponendo con prontezza e le poche sostanze mie e la vita insieme per la dignità e grandezza di questa felicissima patria, la quale con felicità et augumento sia conservata longamente dalla maestà di Nostro signor Dio, che benedica la Serenità vostra et ogn’una delle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime.



