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25 giugno| 1602 Benetto Moro

Relazione|

Relazione di Benetto Moro ritornato di Proveditor generale del Regno di Candia 1602
25 giugno 1602
AS Venezia, Collegio, relazioni, busta 79

Serenissimo principe illustrissimi et eccellentissimi signori
Havendo io, dopo lo spatio di appresso 40 continui mesi che son stato di ordine di Vostra serenità et di questo eccellentissimo Senato Proveditor general nel Regno di Candia, dato con l’aiuto di Dio et con la gratia della Serenità vostra fine a quelle fatiche et dovendo hora secondo l’institutione di questo eccellentissimo Consiglio, per compimento di quanto mi resta, riferire alla Serenità vostra le cose di quel Regno degne di esserne fatto in questo luogo debita relatione, ho procurato di restringere a quella brevità che ho potuto maggiore, quanto ho stimato necessario per adempimento di questa parte, perché tralasciando le curiosità di quel Regno, che tengono più del favoloso che dell’historico, come poco alla presente materia conveniente et meno alla gravità di questo eccellentissimo Consiglio, mi sono restretto a trattar delle cose essentiali del stato presente di esso Regno concernente il buon governo di quei popoli et la conservatione di esso, havendo stimato io che ogni altra trattatione via da questi due punti principali, si come sarebbe a me stata di impertinente fatica, così havesse dovuto essere alla Serenità vostra di qualche tedio.
Dove si trova l’isola
Dando dunque principio a questa mia relatione dalla situatione dell’isola et dal vicinar suo, si come materia essenciale alle considerationi delle sue difese, dico che ella è posta quasi nel mezo del Mediterraneo, distante poco meno che egualmente dall’Asia, Africa et Europa, altretanto alle invasioni nimiche, quanto da soccorsi della Serenità vostra lontana. 
Grandezza dell’isola
Confini
Ha il mar Ionio da ponenete, il Carpacio da levante, quello di Barbaria unito con l’Egittio da mezo giorno et il Cretico, così dall’isola denominato insieme, con l’Egeo o dir vogliamo l’Arcipellago da tramontana, intorno al quale tutto il sinistro fianco distende. Confina con la Morea da ponente in distantia di miglia 80, con Scarpanto al Capo Salamone da levante per miglia 50, con le prime isole dell’Arcipellago da Tramontana per miglia 75 et con la Barbaria da Ostro per miglia 240.
Di che abbonda
Abbonda essa isola di ogli, vino, formagi, sali et mieli, che facendosene ogni anno molta estratione sono il fondamento principalissimo delli datii di quelle Camere et comportabilmente [?] anco di grani, in modo che non andando la stagion cattiva suppliscono al suo bisogno.
Candia
Sua metropoli è la città di Candia dalle quale ha preso la isola il nome. Di questa si come capo del Regno io prima tratterò et poi delle altre restanti sue città, che del numero di quelle tante che si legge nelle antiche memorie esservisi trovate in un tempo, di alcune pur de quali si veggono tuttavia in piedi alle rive d’ostro et ne suoi Mediterranei reliquie di magnifico argomento, sono ristrette hora in sole quattro, situate tutte a quella di Tramontana, riservandomi a ragionar poi delle altre sue fortezze che per guardia de ridotti et porti più principali vi furono state dalla Serenità vostra posteriormente fabricate.
Questa città, ch’è posta quasi nel mezo dell’isola et poco meno che in equidistanza tra Sittia et la Canea, discostale quella al Capo di levante miglia 90 et questa al Capo di ponenete miglia 100, si trova hora tutta cinta et fortificata con sette realissimi belloardi et una piataforma riversa et con due cavalieri, tenuta et riputata da intendenti di guerra per fortezza reale et principalissima di quel Regno.
Porto di Candia
Ha il suo porto capace di numerosa banda di galee et altri vasselli grossi, hora specialmente che per la escavatione in mio tempo fattagli et che si va pur continuando, presta loro quella commodità di potervi sorgere che haveva già quasi affatto perduta.
Castel di Candia. Difetti
Ha  il suo castello alla sua bocca di forte et ben intesa fabrica, che però all’arrivo mio in quella città trovai dalla parte di Tramontana, dove vivo lo batteva il mare, in quel stato di evidente ruina che era benissimo noto a Vostra serenità, havendogli esso in corso di anni cavato in più luoghi parte delle fondamenta et fattagli per dentro di spaventose caverne.
Rimedi
A che secondo il bisogno et l’ordine efficcace datomi nella commissione mia opportunamente rimediai, havendogli restorata quella parte de fondamenti et assicuratolo con una gagliarda porporella, che rende hora difesa et sicura quelle spala dalle ingiurie del mare. 
Cisterna
Con il qual rimedio si è venuto anco a ricuperare la sua cisterna, che per il romper dell’onde che faceva da prima fino sopra il castello, onde quell’acqua salsa insupandosi nelli terreni irremediabilmente vi penetrava, era già molto guasta et del tutto perduta.
Qust’opera, si com’è stata grande et laboriosa et di non meno difficile che necessaria risolutione, come ne può a bastanza l’esser stata lasciata tanto tempo senza mettervi mano, schivando naturalmente ogniuno quanto può d’impiegar i suoi sudori dove, si com’in questa, non habbia poi ad apparire all’occhio se non picciola parte del fatto rimanenedo sott’acqua sepolto il più della sua grandezza, 
Ricordo
così si doverà havar cura di mantenerla nel suo buon essere facendosele gettar ogni anno tre o quattro barconate di pietre, che tanto basterà a perpetuamente conservarla et ad assicurar Vostra serenità di non doverne haver più travaglio.
Difficoltà
Imperoche con tutto che questo lavoro habbia distrutto si può dir meza montagna di pietre, havendo io nella costruttione sua havuto mira alla perpetuità et a fare che il servitio resti fatto una volta per sempre, et fattogli diligentemente riempire con molte barcate di cuogoli gli vacui tra l’uno et l’altra pietra, per difendere che non così facilmente vi penetri a smoverle il mare, non può tuttavia far di meno, essendo quel fondo molto declive et pendente, che con la frequenza de i fortunali che ivi regnano furiosissimi, la lunga et vehemente aggitatione dell’onde a poco a poco non ne faccia calar nel declivio qualche d’una.
Opportuna provisione
Quanto poi questo ripato sia stato a tempo lo ha mostrato la occasione di due fortune generali da Tramontana, che cominciò l’una la notte de 16 di genaro passato et durò tutto il giorno dietro et la notte a quello sequente, che affermarono tutti quelli della città già 12 anni non esserne stata una tale, et l’altra che venne la notte delli 29 dell’istesso mese et durò fino all’ultimo di esso, impetuosissima nonmeno dell’altra, essendosi tenuto universale opinione che se quella spala non havesse havuto quel gran scudo dinante, haveria convenuto in così lungo tormento far sentire a Vostra serenità poco buone nove di sé et di tutto il castello, il quale ancorché si trovi con questo rimedio cavato di pericolo et messo in sicuro, tuttavia sarà bene continuare il medesimo riparo a quella parte che resta per ovviar a quel maleficio che potesse causarsegli con il tempo.
Sperone del castello
Ha questo castello, com’è benissimo noto, il suo sperone del tutto disfatto, che havendo a servire a così importante opera, com’è la conservatione del porto, dovendo divertire le acque che non vi entrino, se non deposte, è necessariissimo che sia rifatto, ma però quando non vi sia provisione di galee in numero sufficiente, che fatta la preparatione de i quadroni, de quali già io ne ho fatto far,  
Riparatione
et condurre su l’opera et poco lontano buona quantità, in grossezza et grandezza pari al bisogno di quella fondatione, attendano sollecitamento al rimurchio de barconi, che servono a quelle condotte, non speri la Serenità vostra che si arrischi alcuno suo rappresentante di mettergli mano, essendo una queste di quelle opere, che non volendosi perder il fatto, vogliono senza intermissione essere principiate et ridotte a fine. Conciò sia che se fornite le bonaccie dell’estate, che si converà levar mano all’opera, ella non sarà unita del tutto insieme, ben legata et ben stabilita, in modo che la propria sodezza et il peso le serva a sostenimento et puntello, et sia di più cinta da una buona porporella, correrà gran pericolo, ritrovandosi così all’empito del mare esposta, senza riparo né appoggio, di essere dalle fortune del verno dissipata et mandata in ruina. A che qualunque studioso del publico bene et amico della propria riputatione si guarderà di capitare, onde non havendo potuto haver io questa commodità, né questo modo di poter ciò operare, come era mio sommo desiderio et principalissimo proponimento, insieme con qualche altra cosa di non minor importanza, che per mancamento di tal’aiuto, con infinita mia passion di animo mi ha convenuto ritirare il pensiero, non essendo mai stato in tempo di alcun altro quel Regno così sfornito di galee come nel mio, di che con più mani di mie lettere io mi sono con la Serenità vostra ramaricato, facciasi [?] hora havere all’illustrissimo mio successore, perché non sia messo più induggio al compito et necessario riparo di quel porto, il quale perciò venirà a sentire tanto maggiormente il beneficio della sua escavatione, quanto che haverà a cessar di concorrervi, come tutta via fa, nova materia ad abbonirlo.
Capitano Benetto [?] Tagiapiera
Né creda la Serenità vostra che ciò le possa accadere in congiuntura migliore, ritrovandosi hora Capitano grande il clarissimo signor Benetto Taiapietra, che da quello che avanti il partir mio gli ho [?] veduto operare circa quel porto et da i pensieri savii che gli vanno per mente, mostra che questa materia gli sia per esser molto a cuore.
Arsenali da galee
Sopra il detto porto vi sono volti 13 di arsenali, quali trovai da quella parte tutti aperti et esposti a pericoli di manifesti danni, li quali non mancai subito di assicurare con buoni restelli, come ne havevano bisogno, sotto li quali volti vi trovai corpi otto di galee navigabili
Corpo otto di galee
che tuttavia vi ho lasciato in essere et cinque innavigabili, due de quali ridussi in barconi per servitio di quelle fabriche, che ne havevano bisogno, et due altre, che non erano buone da niente, feci disfare, conforme all’ordine datomi nella mia commissione, valendomi di quel legname in molti publici servitii, con sparagno del buono che si haveria convenuto consumare, et la altra lasciai senza moverla, oltre le quali vi è quella c’ho fatta fabricar io di novo con altre due alla Canea,
Una galea in Candia et due alla Canea fatte di novo
niuna delle quali non si ha potuto finire, per quel mancamento di maggieri della lunghezza necessaria per legarle di sopra, che con molte mani di mie lettere significai a Vostra serenità supplicandola della provisione, 
Bisogni di legnami da galee
la quale quando sia portato il tempo avanti a fargli capitare, rendasi la Serenità vostra certa che quell’opera così utile et tanto da Lei desiderata et già tanto commessa in quel Regno, converrà andar di male, dove si può hora con così poca cosa felicemente ridure a fine ritrovandovisi 
Legnami preparati
specialmente preparato già il lavoro delli restanti legnami che si haveranno a metter in opera.
Altri arsenali
Dietro a questi arsenali dalla parte di levante ve ne sono altri cinque che furono già fondati dalla buona memoria dell’illustrissimo signor Proveditor general Grimani, due de quali si trovano del tutto finiti, l’uno un pezzo fa et l’altro ne i giorni dell’arrivo de l’illustrissimo signor mio successore vicino a finir di serrarsi, opera che poco dopo fu da Sua signoria illustrissima fatta compire; et gli altri tre che gli cascano in mezo ho alzati fino alle loro imposte, si che non mancava se non da voltarsegli li volti maggiori, con due portioni di essi già incominciate a voltare.
Di questi cinque arsenali io trovai solo gettati i fondamenti a 18 delli suoi pillastroni in filo d’acqua et quelli della muraglia che gli intesta [?] da levante levati due piedi et quelli della spala da Tramontana mezo piede sopra l’acqua, non difesi da alcuna porporella et cominciati in più luoghi a disfar dal mare.
Gli restanti pillastroni ho fondati io et ho fondato parimenti l’altra spala verso Ostro et tirata su tutta quella gran fabrica fino al segno predetto, alzato il suo piano al debito livello con li terreni cavati dal porto, che è stato con sparagno di tre tanti della spesa et assicurati dal mare le fondamenta della spala da Tramontana, con una porporella che ha da bastar loro per sempre, che nelle due fortune già dette non è stata a quel riparo meno a tempo che sia stata l’alera [?] a quello del castello; et fatto di più un buon pezzo di spala per il sesto volto, che ha da seguitar lungo a quello di Tramontana fin sopra il porto.
Arsenali sono numero 19 in tutto in Candia
Di modo che essendo di tutta questa opera fatta la maggior et più importante parte, non se le mancando di continuation, haverà presto la Serenità vostra in essere in quella città, con l’aggiunta di questi sei, un numero di 19 volti di arsenali.
Se ne possono far altri 10
Sopra il medesimo porto, quando piacerà alla Serenità vostra, se ne potranno cavar altri 10, cioè cinque fra le porte del muolo et la Scala dell’arsenale, dove sono alcune casette vecchie et magazeni di poca importanza, et cinque dove sono le stanze delli clarissimi Consiglieri a quali in tal caso non mancheranno altre stanze più vicine al palazzo Ducale, che saranno con maggior loro commodo et più satisfattione della città per la loro pronta riduttione alle audienze, ritrovandosi specialmente dietro al sudetto palazzo uno casamento conditionato che viene lasciato andar in ruina, il quale si potrebbe haver per buona conditione et per questo effetto accommodarsi.
Stato della fortezza di Candia
Questa fortezza, ancorché tenuta per piazza reale et principalissima di quel Regno, et per la speciosità et grandezza delle piazze de suoi belloardi, che la rendono capace di molti difensori, et per le retirate che in essi si possono fare atta a far lunga et gagliarda resistenza a gran forze nemiche, ricerca nondimeno che sia rimediato, per quanto si possa, ad alcuni suoi contrarii prestando parimente 
Contrarii
il suo sito di fuori molte commodità et avantaggi alli nimici, che non hanno quelli di dentro, potendo essi haver altretanto abbondanza di legne, acqua et terreni, quanto questi penuria et bisogno. A che si aggiungne l’essere il detto sito in equalità con la muraglia et in batteria a lei di livello, ma soprastarle anco in alcuni luochi con alcune sue eminenze et dossi, che nominerò più a basso, fino sopra la contrascarpa. Ritrovandosi poi all’incontro le difese de i belloardi lontane dalli suoi fianchi, senza poterle ricevere né da cavalieri né da parte alcuna delle sue cortine, et tenendosi anco per cosa certa che alcuni cuniculi fatti fare in certa parte della fossa della buona memoria del signor Latino Ursino, quali si trovano hora dal tempo et dalle acque quasi affatto distrutti, siano per apportar più danno che beneficio alli difensori, potendo essere facilmente orbati et rimanere quella sodezza di terreno a beneficio dell’inimico quando o venisse all’attione di riempire la fossa overo vi penetrasse sotto con le mine, 
Ricordo
onde ottima risolutione sarebbe, ritrovandosi essi massime guasti dalle aque e dal tempo, far ridur esso cuniculo in scarpa, portando via il restante terreno, in modo che con essa scarpa restino coperte le fondamenta senza debilitarle, a che aggiungendosi il poterle esser fatta batteria in più luoghi in un tempo, segue necessariamente che per la sua difesa vi voglia gran numero di difensori.
Eminentie di fuori
Li dossi veramente et le eminenze che come ho detto avanti soprastano et batteno quella città, sono il monte overo dosso di San Dimitri, situato fuori della porta di San Georgio sopra la contrascarpa, con il suo forte sopra fabricatovi di terreno in fretta in fretta per propria difesa in tempo di sospetto et per non lasciar alloggiare il nimico nella vale del Marculà, tutta da quella eminentia coperta, dove potrebbe star sicuro da ogni offesa della fortezza, alla sostentatione del quale, non essendo da pensarvi, potendo in hora cascar in mano al nimico, viene consequentemente a riuscir da quella parte tanto più a quella fortezza nocivo et mortale, quanto che per la ampiezza di tutto il corpo di quella eminenza vi si potriano piantare ad un tratto in diversi lati diverse batterie, alle quali poco impedimento potendo apportar la contrabatteria che dal cavalier Vitturi a quello opposito gli venisse fatta, anzi dovendo come una et picciola piazza esserle presto tolto il potere fare l’uffitio suo, Rimedio 
è comune opinione che si debba attendere a levar di là quel terreno et portarlo nella città, et per ingrossar quel cavaliero [?] et per supplire alli molti bisogni che sono in essa. La onde, si come nel terrapienare che ho fatto nel belloardo Sabbioneta, qual trovai con le simplici muraglie non tirato in alcuna difesa, tutto scoperto et dominato da quelle eminenze, mi sono valso delli terreni del dosso congiunto al detto forte, con doppio beneficio in un tempo, così rimanendo tuttavia il detto belloardo dominato ancora tanto dal detto forte et dosso a lui congiunto et altri siti del Marculà, che né altezza di parapetti, né trincee di alcuna sorte possono far quell’effetto che compitamente è necessario, et facendo per ciò bisogno di aiutarsi col suo cavaliero, che doverà cadere a punto in parte dove pare che la natura gli habbia preparato sito a questo effetto elevato et per la sua difesa et altri ottimi effetti che intenderà appresso Vostra serenità singolarmente opportuno, predominando et battendo quei siti che hora non solo predominano et batteno esso belloardo fino alla fondamenta, non havendo né fossa né contrascarpa, ma scoprono di più a tanto vantaggio il porto, che per molto spatio di camino potriano impedire la sua entrata, così dico si doverà continuare a valersi delli medesimi terreni, perché attendendosi ad alzar di dentro con quello che si abbassa di fuori, uno che se ne leva diventa due, si che’l beneficio dell’opera si fa sentire il doppio maggiore. Et così si doverà andar continuando nelle restanti fatture per tanto almeno se non più che la vale et i siti restino dalla fortezza scoperti et battuti dalli suoi tirri, perché oltre il beneficio di levarsi dinanzi quel bastione tanto formidabile a quella piazza, si leverà all’inimico anco quella commodità di poter annidarsi sotto le mura, come può far al presente.
Bisogni di terreni
Questa non è dubbio che non debba esser opera di lunga fatura, tanto maggiormente che per i bsiogni che si ha di terreni per finir parapetti, terrapieni, cavalieri et altri lavori di dentro, che sono molti, sarà necessario in alcune parti valersi di quei della fossa, si per non dar alle angarie troppo lunghezza di viaggio, come per cavar et allargar quella dove ne ha bisogno. 
Belloardo Martinengo
Tuttavia considerando io il tempo nel quale con l’aiuto di Dio et con la diligentia usataci è stato fornito di terrapienare et aggrandir il belloardo Martinengo in detta città, dandoli piede et piazze da potervi piantare il suo cavalier sopra, come ho fatto, per la qual opera è stato necessario riempire una profondità di vale che ha consumato tre [?] tanti più materia et tempo che l’istesso cavalier et risguardando quella gran massa di terreno, che a potere la Serenità vostra figurarsi quanto sia grande, le basterà sapere che ne comprende in sé di battuto et assodato passa cubi 33.000, lavoro che a chi gli considera la materia offerisce la vista di un mezo monte, si come a chi gli essamina la forma rappresenta l’aspetto di una forte et ben intesa cittadella, atta non meno a propullare [?] gli nimici di fuori che a tenere a freno quelli di dentro. Et havuto consideratione finalmente a quello ch’è stato levato via dal detto dosso per causa di terrapienar il belloardo Sabbionera sudetto, ardisco di dire a Vostra serenità, che quando io vi havessi da principio posto mano et havessi in quest’opera sola impiegate le angarie, che sono state adoperate con non minor fruttuoso servitio nella espedittione di tante altre non meno di questa necessarie et importanti, Ella si troverebbe hora a termine da potersene fra poco tempo in buona parte veder il fine, 
Ser Marco Loredan laudato 
al qual passo non debbo tralasciar di dire a Vostra serenità quanto sia stata fruttuosa a i progressi di quelle fabriche, nelle occorrenze della mia absentia di quella città per li altri bisogni del Regno la diligenza usataci dall’illustrissimo signor Marco Loredan, che ci fu Capitano grande, gentilhuomo zelantissimo del servitio publico et pieno di integrità
Ser Piero Francesco Malipiero
et così dell’illustrissimo signor Piero Francesco Malipiero che ci fu Duca et Vice capitano grande, per quel poco che gli concederono le altre occupationi del carrico suo et del governo di quella città, in che non ha mancato di farsi conoscere degno rappresentante della Serenità vostra, 
Ser Giacomo Da Pesaro laudato
si come ha anco fatto et fa tuttavia con sua somma laude l’illustrisismo signor Giacomo da Pesaro suo successore pieno di valor et di intelligentia.
Candia patisse d’acqua
Patise quella città bisogno di acqua non vi essendo alcuna cisterna publica et poche ancora essendovene di private nelle case de particolari.
Ser Benetto Taiapiera laudato
Et se bene lo illustrissimo Capitano grande Taiapiera con sua laude ha procurato di soccorrere al bisogno di quel popolo et di quella militia con la riparatione 
Fontane accomodate
incaminata dell’acqua di due fontane altrevolte state condotte nella città et già molto rimaste orbe, nondimeno dovendosene veder meglio l’effetto in tempo di estate, che nel verno che le pioggie le avitano assai,
Possono li nemici levar l’acqua
et potendo anco, quando riesca, in tempo di guerra esser tolta dall’inimico o contaminata et essendovi la commodità da cavar le cisterne nella fossa vecchia, il disegno delle quali mandai alla Serenità vostra in mie lettere de 23 agosto 1599, insieme con la parte che feci prendere in quel magnifico Consiglio per la contributione alla spesa, vi sarà modo di procurarne rimedio.
La città contribuirà in far cisterne
In che io non ho potuto metter mano per non lasciar interrotte le altre opere prima incominciate, parendomi che ciò havesse potuto esser di poco servitio publico et minor mia riputatione, non potendo quelle angarie et maistranze supplire ad un tempo istesso a tante fabriche nuove et riparationi delle vecchie, nelle quali per schivar spesa ho sempre fatto attendere con ogni sollecitudine et sarà bene che sia atteso hora a quello che resta, et per la essatione del denaro della città et per principiare così buona opera et felicemente condurla a fine.
Ricordo
Ma perché come dinotai già alla Serenità vostra con mie lettere de 8 luglio passato, che le davano conto delle fabriche da me fatte nel Regno, si è avanzato loco capacissimo per un'altra grandissima cisterna tra la spala d’Ostro delli novi arsenali et la cortina a quella opposita, intestato al capo di ponenete dalla muraglia vecchia appresso la torretta delli arsenali et a quello di levante dal dritto et fianco dell’orecchione, che in essecutione della commission mia ho fondato et tirato su quasi a compimento in testa alli novi arsenali, per guardar la fronte del belloardo Sabbionera verso Tramontana, con tutto quel sito di spiaggia che restava prima senza difesa, 
Ricordo di acque da berre 
non debbo tralasciar di riverentemente ricordar alla Serenità vostra, che ritrovandosi questo loco già serrato et murato da tutti quattro li fatti et con le acque delli volti di detti arsenali che cadevano prima in porto di già voltate a quella banda et accomodativi li suoi canoni per dove haveranno a calare a basso col suo sborratore da potersi purgare et nettare, in modo che l’opera si può dir fatta più delli quattro quinti, non sia da metter induggio al suo compimento, trattandosi con tanta facilità et poca spesa di trar di assedio per il tempo di guerra quella città di così necessario elemento, essendovi modo, oltre le acque sudette, da potersegliene sumministrare da altra parte quante se ne possono desiderate.
Canea
Dopo la città di Candia, ch’è la metropoli di quel Regno, io parlerò di quella della Canea, la qual è al capo di ponenete, di aria non così buona come quella di Candia.
Forma della fortezza
È questa città cinta di buone muraglie con quattro belloardi, una piataforma, due rivelini, due cavalieri et sei cavalerotti. Ha il suo porto serrato et sicuro capace di 70 galee col suo rivelino alla bocca che gli difende la entrata et lo guarda et domina tutto di dentro, onde viene a restar sicura quella parte della città che là sopra il molo si trova con la muraglia sola delle proprie case, il qual uffitio fa hora tanto più sicuramente quanto che havendogli io, oltre l’accommodamento delle sue piazze, ridotto, com’era necessario, le sue canoniere in barbe, li tiri delli suoi pezzi vengono a restar liberi et a poter batter da qual parte si vuole, et non essere più, come erano prima, tra quei merloni ivi superflui ad un solo punto oboligate. 
Porto della Canea
Lo stato di questo porto era all’arrivo mio lagrimabile, la sua lanterna in rovina, la sua porporella disfatta et la sua bocca meza perduta, havendovi la furia del mare in corso di anni strassinate in quella parte molte di quelle pietre et esso non solo da per tutto grandemente abbonito, ma quello che darà stupore a Vostra serenità, in alcuni luoghi particolari, dove hora a punto gratia di Dio et delle assidue fatiche impiegate nella sua escavatione vi stanno sorte le galee, dove erano due et tre piedi sopra il livello dell’acqua atterrato. 
Rimedii fatti
Hora mo’ egli si trova in tal essere che si può chiamare di perduto ricuperato, liberata la sua bocca et resala per cento anni sicura, fortificata la sua lanterna et riffattagli la sua porporella, che era in tale desolatione che vi hanno bisognato a rifarla 122 barconate di pietre, come dalla nota di quella spesa si può vedere.
Arsenali, numero [?] di galee
Sopra il detto porto vi sono volti 13 di arsenali, sotto quali vi erano corpi 15 di galee et una galeotta, una delle quali galee, che non era più navigabile, feci ridur in barcone per il bisgono che ne havevano quelle fabriche et le altre, havendo scoperto quando fui hora l’anno alla Canea, che havevano bisogno di racconcio, vi feci metter man dentro con ordine di continuar, come si è fatto et si doverà andare facendo conforme al bisogno. Oltre il qual numero di galee vi sono anco le due nove che ho tirate al segno dell’altra fabricata in Candia, le quali ordite et imboscate di tutto punto, non si sono potute finire per il medesimo mancamento di magieri lunghi, se ben tutto il restante legname per servitio di esse ho lasciato in essere et ben conservato. Di questi arsenali io ne ho tirrato su et totalmente finito uno, a canto l’ultima spala delli vecchi verso ponenete, del quale trovai un principio di spala fattovi dal medesimo illustrissimo General Grimani. Et perché a passar avanti in quel lavoro ha bisognato tagliar prima un pezzo di monte che occupava quella parte, dove si haveva da allungarlo per ridurlo in egualità con gli altri, è riuscita perciò opera di molta fattura, ma però di doppio avantaggioso servitio in un tempo et con sparagno di molta spesa. 
Scoglio di Laconissi
Imperoche dovendo io, secondo l’ordine della mia commissione, far la traversa al scoglio di Laconissi per coprire et difendere il porto al capo di levante, mi sono valso di quella pietra nel detto lavoro, di modo che et la materia che si è cavata da quel monte et la fattura fattasi a tagliarla, ha servito et a disgombro di quel luogo et a preparatione di pietre che erano necessarie per quest’altra fabrica, le quali si haveria convenuto mandar a tagliare et condur da altra parte lontana con dilatione et spesa maggiore.
Difesa del porto
Et perché all’istesso Capo di ponenete ricercava il bisogno di quel porto, non solo di esser coperto dal bersagliar che potesse fargli il nimico in tempo di guerra, ma di essere assicurato anco dalli continui danni che con torbido ingresso gli apportava per di là il mare, conducendovi tanta ghiara et sabbia che poco o niente si haverebbe potuto far sentire il beneficio della sua escavatione, quando havesse havuto a continuar di concorrervi così abbondantemente materia all’atterratione sua. Però è stato necessario per serrargli quella entrata di tirrar un’altra traversa su’l medesimo scoglio in faccia di Tramontana intestata nella prima col capo di ver ponenete et nel gombito del braccio esterior del molo che cinge il porto, con quello di verso levante in parte che havendovisi lasciato un poco di fianco vi si ha piantato una piazzetta, che fornita che sia la scortinerà et difenderà, con la qual provisione si sono conseguiti due beneficii grandissimi ad un tempo, l’uno è stato la liberatione del porto dal danno mortale che gli faceva il mare con le sue depositioni, il quale di che momento fosse si è veduto a pieno dopo serratagli quella entrata, havendo in poco spatio di tempo non solo atterrato davanti quella muraglia, dove discosto da essa vi erano due, tre et quattro piedi di fondo, ma alzato sopra l’acqua la ghiarra altri due et tre piedi ancora. Et ho veduto io questo di più in particolare, che esendomi valso di quella materia tolta dinanti a quella muraglia per riempire quella piazzetta, tornò in un giorno fortunevole ad alzarsi al segno di prima.
Squero di novo. Arsenali
L’altro beneficio è stato l’avanzo che si è fatto di un squero o terreno vacuo tra ambe esse due traverse et l’una fronte del belloardo Michiele capace per la sua spaciosa di cinque volti di arsenali, de quali senz’altra spesa o fattura venivano ad esser già fatte le due principali sue spale, dovendo servire all’una la fronte sudetta dal detto belloardo et l’altra la traversa opposita a questa. Di che quanto capitale si habbia da fare non è bisogno di discorrer alla summa prudenza di Vostra serenità, che sa d’avantaggio che questo è uno di quei servitii che si devono in quel Regno desiderare maggiormente, per haveresi [?] da poter salvare quel più numero di galee che sia possibile per ogni occorrente bisogno. Et affine che quest’opera venisse a prendere qualche forma, per potersi poi andar avanzando et di mano in mano riducendo alla sua perfettione, essendomi stata rappresentata la fondatione delle sue fondamenta di lunga et laboriosa fattura, et piena, com’è stata in effetto, di travagliose difficoltà per haversi convenuto lavorar sotto acqua, che non si è potuta superar mai in molte parti 4 et più piedi, in per levar a così importante opera difficoltà di tanto contrasto, affine che esse rimosse, potesse esser poi con alacrità d’animo proseguita et quanto più tosto perfettionata, ho voluto pigliar sopra di me tutto il peso di quel travaglio et di quella fatica, la quale se ben è stata di molti sudori, nondimeno nel spatio di meno di mesi tre, luglio, agosto et mezo settembre passati, gratia di Dio che in quei ardori mi ha dato vigore et forza et mi ha preservato dalle infirmità di che ne era piena in quella stagione la città tutta, ho felicemente condotta a fine con tanta mia maggior consolatione, quanto che et nel superar la difficoltà et nella presta espeditione et nella poca spesa fattaci rispetto a quell’opera è stata avanzata la opinione universale, né debbo dubitar che non siano di pari satisfattione anco a Vostra serenità così ben spese fatiche, 
Francesco Valier laudato
onde continuandosi come si conviene et come ho veduto che non ha mancato di haverne cura fino poco avanti il partir mio il clarissimo signor Francsco Valier, Rettor di quella città, gentilhuomo valoroso et di vita et costumi essemplari, 
Alla Canea arsenali 22 - Nel Regno arsenali 41
venirà ad haver presto la Serenità vostra in quella città aggiunto alli 16 vecchi il novo compito et li cinque principiati 22 volti di arsenali, che finiti li novi di Candia ne saranno in quel Regno 41.
Ma gran travaglio mi ha dato serenissimo principe il vedere che ultimamente, non ostante la abbondantissima preparatione che io ci ho lasciata delle calcine, gli sia stato levato mano, che certo è peccato ritardar il corso alla perfettione di fabrica così necessaria et tanto desiderata in quel Regno. A questi se ne potria accrescere sopra il medesimo porto anco un altro già in parte principiato, né altri si potria farne senza gettar a terra alcune case congiunte dove habitano poveri marinari,
Carestia di marinari 
a quali è mia opinione che si dia ogni satisfattione et contento per la carestia che vi è di simili persone tanto necessarie al publico servitio.
Qualità della fortezza della Canea
Di questa fortezza corrono due opinioni tra intendenti di guerra l’una all’altra contraria, tenendo alcuni che et per la ragion del sito et per quella della sua costrutione riceva molte oppositioni et che non sia fortezza di conto, né da potersi se non per poco mantenere, come quella che essendo posta in sito abbondante di acqua et terreni et con diverse eminenze di fuori che le sporastano venga a prestare al nimico ogni commodità di poterla facilmente espugnare et ciò con facilità tanto maggiore quanto che essa habbia li suoi bellouardi assai accuti, le difese strette, le spale deboli, i fianchi scoperti, i parapetti angusti et i terrapieni poco larghi, con cavalieri piccioli et di poco giovamento per essere da due in poi fabricati sopra le medesime cortine. Et all’incontro dicendo altri che non solo essa si possa difendere lungamente, ma che la construttione sua sia di forma apunto proportionata a resistere ad un essercito turchesco numeroso di soldati et di guastadori, volendo che il suo sito di fuori sia giovevole a quei di dentro, per la commodità che prestano molti di quei luoghi da potervisi far de i forti delle trincee et delle altre inventioni per far consumare tempo al nimico, affermando appresso che quando anco essi forti fossero abbandonati, non per ciò si resteria senza modo di continuare nella difesa, non potendo quella essere impedita dalle eminenze di fuori per non esser esse di tanta altezza che basti a potergliela levare. Aggiungendo in oltre che la strettezza delle sue piazze sia a punto a proposito per resistere ad una immensa potenza di essercito numeroso, perché non ammettendo esse al loro assalto se non poco numero di combatenti, convengono per consequenza intanto rimaner gli altri otiosi senza operar nulla, onde restringendosi in questo modo la ampiezza delle forze maggiori, si viene a renderle pari et uguali alle minori et che così per detta causa, come per havere i suoi belloardi regolati in modo che possono esser difesi non solo dalli loro fianchi, ma anco da i cavalieri et cavalieroti, sia da esser stimata assai et da farsene gran capitale.
Di queste opinioni io non darò giudicio qual sia la migliore, solo dirò che sia bene attendere a dar compimento alle cose che le mancano, le quali per ben che molte si potriano anco presto ridur a fine volendovisi attendere da dovero [?]. 
Belloardi Gritti et Michiel 
Intorno a che se ben ho dato con mie lettere de 8 agosto et 8 ottobre passati conto particolarmente a Vostra serenità, non lascierò di dire come oltre alle cose da me narrate, ho anco fatto terrapienar li due belloardi Gritti et Michiel, fattigli li loro parapetti et datagli l’ultima mano.
Cavalier Lando
Ho levato alla sua debita altezza il cavalier Lando, principalissimo propugnacolo di quella fortezza, con piazza così spaciosa et reale et di così gagliarda difesa, che è cosa di gran momento et fattigli i suoi parapetti et finitolo di tutto punto. Repedonato il medesimo dalla parte verso la Giudeca per sua assicuratione con un grande et sodo terrepieno, che si alza dalla superfitie del piano con larghissimo piede fino alla estremità superiore della sua incamisatura, la quale non reggendo al peso delli terreni, che per levarlo a detta altezza ha bisognato metterli sopra, haveva in diversi luoghi incominciato a segnare rimedio con il quale si è venuto a constituire anco da quella parte un deposito di terreno in quella città da potersene valere, occorendo il caso in più urgenti bisogni. Et cavata finalmente et allargata la fossa tra il belloardo Gritti et il Schiavo et terrapienata in gran parte la cortina tra li belloardi Malipiero et Santa Lucia et perfettionata quella tra il Schiavo et San Nicolò con haver passato anco un pezzo auditi [?] nel rimanenete della medesima che continua fino al belloardo Gritti. L’aspetto delle qual’opere tutte, sicome attesta la diligentia et il tempo spesoci, la assiduità che ho havuto cure di farci usare, così dimostra all’incontro la spesa fattaci et che dalli miei conti si può vedere, quanto mi sia stato a cuore lo sparagno del suo denaro, che non ho certo così sottilmente mai come nelle sue procurato nelle cose mie particolari, il quale però et ciò non dubiti la Serenità vostra punto, ho voluto che le vaglia quanto la grossa spesa ad haver opera perfetta et lavoro di lunga durata, fine che io ho atteso sopra ogni altra cosa di conseguite et al quale ho tenuto principalmente drizzata la mira. 
Opposition non vera
Onde non debbo mancar di dire a questo passo, come habbiano falsamente chi si siano diseminato in questa città, secondo che dall’illustrissimo mio successore all’arrivo suo mi è stato avvertito, che il detto cavalier Lando, che come ho detto avanti ho in quella città ridotto a fine, habbia col soverchio peso fatto aprir la cortina della muraglia, cosa non solo falsa, ma impossibile da seguire, non essendo questo, come sono quelli cavalerotti, fabircato sopra la cortina, ma nella gola del suo belloardo in debita et proportionata distanza, havendo questi tali tolto occasione dal segar che fece il medesimo cavaliero nella sua incamisatura, che non fu opera in mio tempo fatta, dopo che per levarlo alla sua debita altezza, se gli caricorono li terreni sopra, a che come ho predetto con servitio doppio rimediai.
Fontane
Gode questa città della Canea l’acqua di una fontana molto salubre, condotta nella sua piazza da loco eminente di là quattro miglia lontano, sopra la quale potendo esser tolta dal nimico, non è da farci fondamento.
Pozzi
Vi sono però molti pozzi pieni di acqua di mediocre bontà, che a bisogni può esser bevuta.
Cisterne - ricordi
Cisterne ve ne sono pochissime et crederei che fosse bene far delle conserve da acqua et specialmente lungo la strada di San Francisco, luogo attissimo a questo servitio che essendo in faccia a punto a dove sbocca nella piazza la detta fontana, si potria per via corta et ispedita fargli passar quell’acqua dentro a riempirle in ogni tempo di sospetto et moto di guerra. Si potriano anco voltar le acque delli volti di quelli arsenali che si spandeno nel porto et condurle con pochissima spesa et fatura nella cisterna che si trova fatta nella piazza di San Nicolò, dal fu illustrissimo signor Proveditor general Mocenigo, la quale hora si trova inutile essendole creppate le banche per le arsure che regnano in quelle parti, però haverà bisogno di essere raccomandata et per più sicurezza et capacità ridotta in conserva.
Rettimo
Viene per terza in ordine la città di Rettimo, con la sua fortezza posta quasi nel mezo tra Candia et la Canea, piena di gravissime oppositioni, essendo che se bene la fortezza si trova fabricata in sito della città sopra gli altri elevato et che la guardi et difenda, ha però diversi monti vicini da quali essa resta predominata et battuta. 
Qualità della fortezza 
Appresso che poco bisogna haverebbe il nimico di valersi di quel vantaggio et di quella commodità a farsene presto patrone, ritrovandosi ella con belloardi deboli et per l’angustia del sito inrremediabili, senza fossa né contrascarpa, sottoposta a scalata et a facilissima espugnatione, la quale nondimeno, tuttoche di non più che tanta consideratione, è nondimeno da tenerne conto, potendo servire per resistere ad ogni caso di incursione, per il qual rispetto a punto fu fabricata a gratificatione di quei populi, per potervesi ricoverar in casi tali et salvar sé et robbe loro, non essendo da presupponere che mancando di porto da potervisi salvar armata, né venendo il nemico dall’acquisto di essa a facilitarsi quello delle altre fortezze grandi del Regno, egli sia per tentar la sua espugnatione, dovendo l’essito di essa depender da quello delle altre piazze più principali, né essendo meno da credere che egli volesse sbarcar in quel luogo il suo essercito per condurlo di là verso Candia o la Canea, potendo esser certo di dover haver per le strade di passo difficile che gli caverrà per di là fare dalli difensori molto contrasto. 
Fontana
Né manca acqua buonissima a quella città correndovi nella sua piazza quella di una fontana di molta eccellenza, che nasce da loco vicino a lei mezo miglio et nella fortezza vi sono cisterne che accommodate da me suppliscono hora al suo bisongo.
Porto
Haveva quella città uno porto di capacità di quattro et più galee, il quale molto tempo è che si trova totalmente perduto, né serve hora che solo a picciolissime barche in certa poca sua parte verso la sua bocca, essendo il resto del tutto atterrato. La causa della sua perdita dicono quei popoli esser stato uno sborratore, che si vede tuttavia in essere fattogli molto tempo e per giovarli et difenderlo dall’atterratione, il quale operò effetto contrario, come andava facendo in quello della Canea l’ingresso di dentro che vi haveva il mare dal Capo del Laconisti, che come ho alla Serenità vostra disopra esposto, gli è stato levato con doppio publico beneficio et quando quella communità, che grandemente lo desidera, contrebuisca alla spesa, come si conviene per il beneficio et commodo che ne doverà sentire, lo stimo tanto più degno da mettervesi mano, quanto che mancando alle galee quel ridotto ne i loro viaggi per servitii publici su et giù di Candia alla Canea, quel parizo [?] riesce molto discommodo et alcuna volta ancora più che molto pericoloso, 
Fortuna corsa 1598
come ne fa testimonio la fortuna che ci corsi io l’anno primo che giunsi a quel carico, quando m’imbarcai in Candia su la galea del magnifico signor Andrea Valier, sopracomito a quella guardia, per transferirmi alla Canea per li bisogni di quelle fabriche et per altre publiche occorrente et rispetti della Giustitia che ricercavano la mia presenza, della quale con le mie lettere de 21 dicembre 1598 diedi alla Serenità vostra raguaglio. Imperoche non havendosi potuto a tempo prender porto alla Suda, per quella distanza di miglia 70 di viaggio, come si havrebbe fatto a Rettimo ch’è minore, se vi fosse stato in essere il porto, assaliti da impetuoso ponenete Garbino sopra il Marati, convenissimo correr tutta una notte et parte del sequente giorno per persi, fino a tanto che nella maggior disperatione della nostra salute, mentre multiplicavano maggiormente li nembi et più infuriava il mare, sendo la galea alla corda col mare a tresso [?] tutta sbatuta e tormentata, spogliata di sbarre, rotto parte del palamento, la vela squarciata et prima due volte quasi tolta a redosso, li marineri più proveti et le ciurme più assuefatte al mare in bilancia, non più essendo chi commandasse, né chi la avanti commandate cose più essequisse con la morte ogni uno dinante, raccommandate già a Dio le speranze nostre, aspettando poco dopo d’esser sommersi, piacque alla sua bontà, raddolcita quasi di repente quella gran rabbia di mare et di vento et quell’impeto horribile di nembi, condurci salvi a prender porto a Sithia, havendoci fatto conoscer la sua pietà, con quella paterna cura che guarda et protegge questo religiosissimo dominio et le cose del suo governo et chi da quelle dipende, per maggior riconoscimento delle nostre obligationi, la salute nostra esser stata Suo solo dono, di che ne sia per sempre lodata et ringratiata la Maestà sua.
Ricordo
Replico riverentemente adunque a Vostra serenità che la ristauratione di quel porto, oltre il commodo et servitio particolare che doverà apportare a quei popoli, sia per dover essere anco così per lo ridotto tanto necessario che presterà alle galee, come per altre considerationi di augumenti di datii di molto publico servitio. Et che dunque sia da metterci allegramente mano dovendo, come ho predetto, contribuire però convenientemente quella communità alla spesa, havendo essa massime ad essere di quella importanza che significai a Vostra serenità, con le mie lettere de 11 settembre 1600, quando riverentemente rispondendo alle sue de 28 agosto 1599, in essecutione della commissone in esse datami, le dissi la opinion mia sopra le cose supplicatele a nome di essa communità in detta et altre materie.
Sittia
Rimane per quarta et ultima delle città di quel Regno Sittia, posta al Capo di levante, la qual gode il titolo di città per la dignità del vescovo di due diocesi, Sittia et Gerapetra insieme congiunte.
Numero di presidio
È di buon’aria, ha il suo borgo aperto et vicino ad esso ha un castello con mure vecchie quasi cadenti, il qual’è custodito da 25 soldati, tenuti per guardia più tosto di quel clarissimo Rettore che per altro, et vi si tiene anco una compagnia di Stradiotti per custodia di quelle marine, essendo quel luogo tutto aperto et esposto alle incursioni.
Ricordo
Saria bene che si racconciasse il castello per assicuratione del magistrato et di quella gente et di quei pezzi che si potriano accommodare et valersene, dove così rimangono inutili, non essendo di dignità publica che quel clarissimo Rettore et quelli habitanti non habiano ivi in caso di incursione qualche sicuro riffuggio, ma che il tutto resti aperto et esposto alle depredationi di vasselli di mal fare.
Hora havendo trattato fino a questo termine del stato, forma et bisogni delle quattro città del Regno sotto li cui territorii è compresa tutta la mole di quel gran corpo di isola et dovendo passar a quello delle restanti fortezze et altri forti fabricati posteriormente da questo serenissimo dominio con infinta spesa, quattro sopra li scogli et una alle rive del continenete, per guardare et difendere quelle parti che potrebbero dar ricetto a corpo di armata, principierò da quella delle Grabusse, come stimata più principale et che prima si offerisce alla vista al Capo di ponenete et passerò di mano in mano alle restanti altre secondo l’ordine della loro situazione.
Grabusse
Si ritrova la fortezza delle Grabusse fabricate lontana dalla Canea miglia 50 sopra la sommità d’uno eminentissimo scoglio in altezza di passa 80 
Porto – effetti della fortezza
con porto assai capace, ma non però di corpo di armata, la quale per la fortezza et sicurezza naturale di questo sito, maggior di quella d’ogni altra delle restanti, è tenuta a gran ragione chiave principale di quel Regno, perché non lasciandosi dalli suoi tirri che galee nemiche possano ricoverarsi in quel porto et potendovisi ricever quelle che vi fossero dalla Serenità vostra mandate con altri vasselli per soccorso del Regno, viene ad essere di importantissimo momento alle cose sue
Circuito
Gira questa fortezza intorno a passa 480 et se bene non ha bisogno se non una parte di essa di un poco di difesa, essendo il resto grebanoso et inacessibile, nondimeno a ben guardarla al presente non vi vogliono manco di fanti 150, onde essendovi stato ultimamente espedito il governator Calegari con fanti 100, che non sono però stati al suo arrivo se non 87, è stato necessario supplire al detto numero con lasciarvi buona parte di quelli del Vice governatore che vi era avanti, che potrà servire a Vostra serenità per notitia di quel bisogno, affine di poter commettere che le espeditioni che vi si farano per l’avvenire non siano al detto numero inferiori, il quale però in tempo di guerra doverà essere almeno di 200.
Cisterne
È fornita di cisterne quanto le può bastare et delle altre sue provisioni ancora. Havevano li suoi alloggiamenti bisogno di ristauratione, a che è stato proveduto con l’arrivo delli legnami spediti di qua, per quelle munitioni che ne havevano grandissimo bisogno, 
Ser Domenego Orio, ser Francesco Pelegno, ser Nicolò Balbi laudati 
havendo io preparate due fornaci di calcine in quella parte et poi inviato quanto era necessario per tal effetto a quel clarissimo Proveditore, il clarissimo signor Domenego Orio, il quale attende a ben trattare quella militia et a far quello che si conviene ad un rappresentante d’honore, usando molta vigilantia nella custodia di quella fortezza, come non hano mancato di fare i clarissimi signori Francesco Belegno et Nicolò Balbi suoi precessori.
Forti di San Theodoro
Dopo di questa si trovano di là distanti miglia 44 et vicini alla Canea miglia 6 li due forti del scoglio di San Theodoro, detti altrimenti Turlurà con voce corrotta dalla greca Thodorà, quali essendo stati fabricati per due fini: l’uno cioè di levare a vasselli nemici la commodità del ridotto che vi forma il medesimo scoglio et l’altro d’impedire loro il far acqua alla fiumara della Platanea rincontro ad essi in distanza di miglia due, io resto molto dubbio se appresentandosi l’occasione essi fini si potessero conseguire, 
Ciò che possano fare 
essendo che sicome per non scoprir li loro tirri compitamente, quel ridotto rimanendone dal medesimo scoglio buona parte coperto, non potriano essi far in questa parte compitamente l’effetto desiderato, così credo che poco impedimento o travaglio potriano dare a chi si conducesse per far acqua alla detta fumara in così lunga distanza di tirro. 
Qualità di forti - caderiano al nemico
Sono oltre di ciò detti forti stretti di fabrica, bassi di muraglia, senza terrapieno et di commoda scalata. A guardarli bene hora tutti due non vi vorriano meno di fanti 60, seben le espedittioni che vi si fanno non sono di più di 40, et altre tante ne vorriano in tempo di guerra, per quello che quando fusse tentata dal nemico la loro espugnatione, potesse servire a ritardarvelo un poco di più et a farvegli consumare un poco più tempo che doverà cieder sempre a beneficio delle altre fortezze maggiori.
Suda - porto 

Viene deitro a questi la fortezza della Suda, posta fra Rettimo et la Canea, fabricata sopra un scoglio che le da il nome, posto alla bocca del suo spatiosissimo et amplissimo porto, se pur non vogliano più tosto dir golfo. La qual fortezza non è da dubitare che se ben non potrà impedir che armata nemica non vi entri, come arrischiando qualche vassello le sarà sempre facile il farlo, per la larghezza grande che ha nella sua bocca sinistra, la quale se bene è stato procurato di restringere con una porporella, ch’è stato ottimamente fatto, rimane tuttavia in larghezza di passa 800, non sia con tutto ciò per causare ottimi effetti, non essendo da credere che un capitano prudente habbia in esso a ingolfarsi, dovendo egli non meno temere di havere ad essere dalla fortezza molestato, che dubitare di essergli con vasselli et navi grosse impedita la uscita et rimaner ivi sequestrato senza poter portar soccorsi al suo essercito, quando ne havesse a quelle rive fatto disbarco. 
Qualità della fortezza
Questa fortezza ancora che dalla parte della bocca più stretta sia sottoposta a poter esser battuta, dominandola da quella parte in distanza di circa passa 240 le eminenze delli monti chiamati delle Cisterne, viene nondimeno riputata forte et sicura, coprendosi da quelle eminenze con li ripari incominciatisi di alcuni parapetti et di una traversa per coprirsi particolarmente dalli monti del Colgero, che sarà bene che si forniscano.
Circuito - presidio
Il suo circuito è di passa 700 et per sua custodia vi si tengono due compagnie di fanti 150 l’una che suppliscono al presente, ma in tempo di guerra vorranno essere dupplicate. In questa fortezza ho fatto riedificare un magazeno grande per ricovero delle artiglierie et monitioni et dui minori per il medesimo effetto. 
Ser Martin Bondumier ser Ambroso Corner laudati 
Resteranno li alloggiamenti de soldati da essere ristaurati in qualche parte, ma a questo doverà provedere il signor mio successore con la sumministratione delli bisogni al clarissimo signor Marin Bondumier ivi Proveditore, il quale emulando gli honorati portamenti del clarissimo signor Ambroso Corner suo precessore, presta in quel carico quel buon servitio a Vostra serenità che si può aspettare da un honorato rappresentante.
Porporelle della Suda
La porporella predetta della Suda, non essendovisi posto mano da molto tempo in qua, si trova in poco buon stato, onde affine che non vada di male in peggio, 
Ricordo
stimerei ottima deliberatione che fosse efficacemente commesso et dato obligo a i clarissimi capitani di quella guardia, che due mesi all’anno vi facessero lavorar dalle ciurme, potendosi con la commodità delli spezzamonti dell’Accortiri, far tagliar le pietre al scoglietto che è in faccia della fortezza, che si verano a conseguire ad un tratto due beneficii: l’uno sarà l’accommodamento di detta porporella, l’altro il compire di abbassare quella sommità del scoglio, che non sta bene così alta in faccia di detta fortezza, et ne risulterà da questi due un terzo beneficio che non si lasciaranno in quel loco avilir le ciurme. Nelle quali occorrenze io non ho potuto operar alcune cosa, non havendo havuto galee ne anco per supplire alli servitii non meno importanti et in particolare a quello del castello di Candia commessomi così efficcacemente da Vostra serenità.
Paleocastro
Segue a questa fortezza il forte di Paleocastro vicino a Candia miglia cinque, fabricato sopra un durissimo sasso alle istesse rive dell’isola in sito eminente, in modo che soprasta al mare et guarda al porto et ridotto della Fraschia, grande et atto a ricevere ogni armata et in gran parte sicuro per il qual’effetto fu fabricato a punto.
Qualità del forte - grandezza
Questo si trova alto dal piano nell’altezza maggiore passa 36 et mezo et nella minore 28 et un piede et mezo. Circonda passa 150. Ha tre piazze che una soprasta all’altra a guisa di gradi. La prima è del tutto finita, ma alla seconda vi manca una traversa che la copra dalla sommità del monte vicino et alla terza vi sta posto anco un poco di terra per agguagliare. 
Bisogni d’artellaria
Vi sono necessarie due colobrine da 30, due da 14 et una da 50 et un passavolante da 12 per poter disturbare a vasselli nemici quel ricetto, non servendo pezzi di minor tirro, per esservi dalla fortezza alla Fraschia una distanza di 1.400 et più passa.
Presidio
Vi si tiene alla sua custodia un capitano con 40 soldati, che hora suppliscono, ma in tempo di guerra bisognerà redoppiarvi il presidio.
Spinalonga
Rimane per ultima di dette fortezze Spinalonga, posta quasi in egual distanza tra Candia et Sittia. Di questa poco di bene posso alla Serenità vostra riferire, affermandole io che quando fui alla sua revisione mi si ingrami il cuore a veder le spaventose oppositioni che ella patisse, 
Sito non conosciuto 
considerandosi come li thesori di Vostra serenità, che si veggono profusi nelle tante et così immense fabriche di quel Regno, construttevi per la sua assicuratione, siano stati fatti perditamente gettar in questa dalla cecità di quel si fosse l’ingegnero, che lasciato il vantaggio del sito migliore nel medesimo suo scoglio più forte et di minor spesa, elesse a quelle povere fondamenta il peggiore et più dominato, et che con tutte le sue mura et ripari che hora ha, rimane tuttavia fin sotto li piedi de soldati discoperto et irreparabilmente battuto, et quello in somma che per aggiunta apportò interesse di maggior spesa nella sua fabrica et di più grosso presidio nella sua custodia.
Porto
Fu fabricata questa fortezza sopra un scoglio posto fra la bocca di quel porto, sicuro et capace di ogni grossa et numerosa armata et dopo quel della Suda il maggiore et migliore del Regno per fine di vietare al nemico l’entrata di esso, il qual ufficio pare che benissimo possa fare essendo l’una et l’altra delle due bocche, che per la interpositione del scoglio si formano dalli suoi lati, di non molta larghezza, non eccedendo la maggior parte 300 né la minore 75. In modo che quanto a questa parte si potrebbe tenere il fine per conseguitosi, quando quello che alla fortezza si oppone non lo distruggesse et rendesse nullo. Perché seben ella essendo tuttavia circondata dal mare si rende sicura dall’assalto, nondimeno ritrovandosi predominata dalli siti di fuori, in modo che non vi resta ove metter piede che non sia da quelle eminenze battuto, ella conviene essere senza difesa et a convenir rendersi a i primi tirri o rimaner con chi vi sarà alla difesa fraccassata dentro dalla furia dell’arteglierie, onde havendo veduto esser stato dato prencipio a cingersi il sito superiore che si sollieva da quelle eminenze et predominationi di fuori et resta dalle loro offese sicuro per fine diritirar detta fortezza là sopra, dove li difensori non sono discoperti, né rimangono come a basso bersaglio delle arteglierie, io mi sono grandemente meravigliato per qual causa non si habbia continuato a dargli fine, essendo massime fatura di presta espeditione et di spesa da rinfrancarsene molto presto, col scanso dell’interesse della metà del presidio che hora vi si tiene, potendole in quel ristretto bastare una compagnia sola di 100 o 150 fanti al più per la sua custodia, dove hora ve se ne tengono due.
Mancamenti
Mancano in detta fortezza diverse cose da farsi, ma però fatte che siano non apportano rimedio alle sudette sue oppositioni. 
Ricordo
Onde riverentemente dico a Vostra serenità che sia da haver pensiero a compir di cingere il sito superiore per ritirarvi là sopra quella fortezza in sicuro, acciò con la perdita sua, che Dio non permetta, la quale però così saria facile da seguire, non si tolga la riputatione alle altre fortezze del Regno, come si faria, et non si venga a levar l’animo a quelli di dentro et a darlo o maggiormente accrescerlo a quelli di fuora, come tali accidenti sogliono causare, a che si deve haver consideratione molto maggiore che alla istessa conservatione del porto.
Tine et Cerigo
Di due altre fortezze mi resta di riferire a Vostra serenità, benché disgiunte da quell’isola, ma che però vi hanno relatione et sono raccommandate al Proveditor generale Thine cioè et Cerigo, delle quali è veramente da tener molto conto, potendosi dire che con gli occhi di queste Candia arrivi con la vista sin dentro de l’Arcipellago et vegga le uscite delle galee, così delli castelli di Constantinopoli, come fuori di Capo Malio, havendosi da Tine gli avisi di quelle et da Cerigo quelli di queste.
Ser Alvise Loredan, ser Marin Gradenigo, ser Simon Capello, ser Paulo Thiepolo laudati
In che per le occasioni occorse in mio tempo non hanno mancato di usar diligentia quei clarissimi Rappresentanti, che sono stati a Thine i clarissimi signori Alvise Loredan et Marin Gradenigo Rettor presente et a Cerigo li clarissimi signori Simon Capello et Paulo Thiepolo presente Proveditore.
Qualità di Thine
La fortezza di Thine è di circuito di passa 200, fabricata nella summità di un monte, riputata sicura per il sito suo naturalmente forte, ma non però tanto che non habbia bisogno di esser aiutata dall’arte.
Pensiero di aggrandirla
Haveva intentione quel clarissimo Rettor di aggiungere a quella fortezza nova fabrica di quasi tre volte tanto lavoro quanto è il fatto, erattando [?] di aggiunger cinque membri alli due de i quali è costrutta;
Consideratione per il non 
che havendomi parso dover riuscir fabrica di strepitosa vista et da poterne passar voce a Constantinopoli, a svegliar humori che è bene tenersi adormentati, suspesi il mettervi mano et ne diedi conto a Vostra Serenità, con le mie lettere de 6 settembre 1600, dalla quale essendo stata laudata la opinion mia et significatomi con le sue in risposta intention Sua essere che fosse solo risarcito di quello che era caduto del vecchio, non ho mancato di inviargli maestri et apprestamenti ricercatimi per detta opera, sicome ho fatto anco ad altre occasioni di quanto è stato necessario per altri concieri et governo di quelle munitoni et per altri bisogni di quel presidio et della sua buona custodia.
Presidio
Vi si tiene un governatore et un capitano con fanti 94 in tutto, del qual governatore non debbo lasciar di denotare a Vostra serenità, come essendo io stato avisato passar mala intelligentia tra il clarissimo Rettor et lui et che ogni giorno più si andavano ingrossando gli humori et essendo anco stato supplicato per ciò dal detto governatore a levarlo via da quel presidio et metter altri in luogo suo, io per rimovere le occasioni di quei scandali che havessero potuto seguire fra loro con poca publica riputatione et pregiudicio i quella custodia, 
Governatore mutato a Thine 
mi risolsi di gratificarlo mandando in suo cambio soggetto di valore et di esperientia, con liberar, si come feci, quel luogo da quella pericolosa disensione.
Schiavi che fuggono da Constantinopoli
Si cava da questa isola un altro bene, che da commodità a diversi christiani che fuggono di schiavitù di salvarsi in quel luoco, di dove sono poi mandati in Candia et di là fatti condur in Italia, con quei modi cauti et circonspetti che si convengono. Ben è vero che essendo materia questa delicata et quanto christiana et pia et meritoria appresso Dio, altre tanto facile a recar qualche disturbo, non mancando di passar a Constantinopoli qualche voce di ricchiamo, è da usarvi gran circonspettione, in che io non ho mancato di metter debito studio et di haverci ogni maggior avvertenza et ne ho dato anco qualche ricordo a quel clarissimo Rettore ad abondante cautella.
Qualità di Cerigo
Della fortezza veramente di Cerigo non si può dire, come di quelle di Thine, ritrovandosi essa, oltre la stretezza et debolezza sua, benché parimenti situata in cima di un monte, dominata tuttavia dalli siti di fuori, per il che sarà molto bene tirarle su quei ripari che le sono necessarii, non concorrendovi massime così vivemente li rispetti di quella di Thine, per non essere, sicome è quella, situata nelle viscere dello Arcipellago et in vista di tanti occhi del paese et lochi turcheschi che di ogni introno la circondino, mostrandoci massime li tempi presenti quanto sia da guardarsi da tutte le bande et da star proveduti etiandio da improvize aggressioni.
Sua grandezza. Presidio
Gira detta fortezza passa 250 in circa et vi si mantengono uno governator et un capitano con fanti 76, il qual numero però per tutti quei mesi che l’armata di ponente stete passeggiando per quei mari è stato la metà maggiore, perché essendovi arrivata la comnpagnia del governator novo per dar cambio alla vecchia et havendo egli condotto seco soldati di poco buona qualità, come ne hebbi aviso dal clarissimo Thiepolo, Proveditor presente vigilantissimo, com’è stato anco il clarissimo Capello suo precessore 
Provisioni in tempo dell’armata spagnola
vi fermai per quel poco tempo anco quella che si doveva sbandare, per più sicura custodia di detta fortezza, sicome non mancai di aggiungere al detto clarissimo Proveditore quegli ordini che mi parvero convenienti, perché fossero ben guardate anco quelle marine. L’istessi ordini havendo io dato per tutto il Regno et fatto aggiungere vigilanza a vigilanza, senza però alcuno aparente moto per la buona custodia di tutte quelle piazze et di quelle riviere, dalle quali in vista lontana solamente fu veduta passar su et giù dalla parte d’Ostro una banda di 10 o 12 di quelle galee, che poi furono a Cerigo. 
Territorii 
Fornita questa parte delle piazze del Regno, oltre di quelle di Thine et Cerigo et delle dispositione et essere di queste, che si possono dire viscere di quel corpo più nobili et più vitali, passerò alli territorii membri suoi esteriori et riferirò quello che habbiano in sé di salubre et [?] di mal mal [ripetuto nel testo] sano et sia loco et alle restante parti per communicatione et giovevole et nocivo, come proficua et necessaria consideratione, solendo non meno le parti sane per le inferme indebolirsi, che le inferme per le sane tallhora rinfrancarsi et ringagliardirsi.
Quattro sono serenissimo prencipe, come dissi avanti, li territorii di quel Regno, cadauno et in più di una parte esposto alle invaisoni nemiche et di più di un sito forte munito per lo rifuggio di quelle genti et con molti altri siti ancora stretti et angusti et grandemente atti a dificoltare molti delli passi che conducono a quelle fortezze.
Territori di Sittia primo - spiaggia di Gerapetra
Ha primieramente quello di Sittia per principiar dalla parte di Levante, che unito con quello di Gierapetra è lungo in circa miglia 60 con 83 casali nel suo distretto, un porto non guardato, capace di ogni armata detto Paleocastro, posto fra Capo Sidero et Capo Salamone, et di più una spiaggia principalissima detta di Gerapetra, oltre molti ridotti et altre spiaggie che non sono di tanta consideratione, tutti luoghi ad armata nimica di commodo et facile disbarco, che è quello che di detta isola è il pregiuditio principale. 
Monforte, Leopetro, Paleocastro siti fortissimi
Ha all’incontro tre siti fortissimi: Monforte, Leopetro et Paleocastro, dove potria salvarvisi gran numero di anime in ogni turbolente caso.
Territorio di Candia secondo
Quello di Candia di lunghezza di miglia in circa 70, diviso da questo mediante li monti altissimi di Lassiti, con otto castelli sotto et 486 casali, ha oltre il porto della città et quello di Spnalonga et il ridotto della Fraschia, quali sono assicurate, anco altri porti et ridotti di molta consideratione del tutto aperti, che sono quelli del scoglio della Standia, situato incontro alla città in distanza di miglia 10, et quello di Colochita vicino a Spinalonga et di Calus Limiones alle rive di Ostro, il quale per esser il più sicuro et più frequentato ridotto che habbiano sopra quell’isola li bertoni et altri vasselli da corso, 
Ricordo
riuscirà molto a proposito fabricarvi una torre, come scrissi a Vostra serenità con le mie lettere de 9 giugno 1600, che furono accompagnate con il disegno del sito, così per levar a corsari quel ridotto che causa che i nostri vasselli non pososno capitarvi, come per procurar il contrario con publico beneficio et per ovviar allo sbarco et alla pratica di altri vasselli, che possono con ogni facilità o casualmente o malitiosamente trasportar la peste nel Regno, concorrendovi irreparabilmente li contadini di quei contorni, spinti dall’avidità del guadagno, a vender ad ogni vassello che vi capita carnazi et di quegli altri rinfrescamenti che concede il paese et anco per mettere in qualche freno li medesimi habitanti circonvicini, poco ubideinti alla giustitia in quella lontananza di parte remota. Oltre che le galee di quella guardia, le quali alcuna volta sogliono circondar il Regno, potrebbono esser sicure di ritrovar sempre libero quel ridotto, senza sospetto che fosse loro preoccupato da vasselli di mal fare. 
Spiaggie
Ha detto territorio, oltre questi ridotti et porti principali che possono servire a commodo di armata nemica, quattro spiaggie principali da disbarco che sono quelle del Cartirò, dell’Armirò, di Maglia et di Priotissa, oltre molte altre ancora di minor conditione. 
Temene, Belveder, Lassiti siti fortissimi
Ha poi all’incontro anco questo tre fortissimi siti, che in tempo di necessità potrebbono ricevere et assicurar le anime et gli animali del suo territorio: Temere, Belveder et Lassiti.
Territorio di Rettimo terzo
Separano questo territorio i monti di Veni et di Ida, altissimo questo sopra tutti gli altri dell’isola et celebrato dall’antichità, da quello di Rettimo nel cui ristretto sono compresi. Questo posto nel più largo dell’isola lungo miglia 35 in circa con tre castelli et 245 casali, non ha porto né ridotto capace di armata, ma ben ha una spiaggia che è la sua principale commodissima da disbarco, qual comincia dalla città et si stende per otto miglia verso levante et vi si può aggiunger quella dell’Armirò, se ben divisa nel suo mezo da un fiume, che parte questo territorio da quello della Canea, essendo più a Rettimo che alla Canea vicino. Vi sono all’incontro in esso due fortissimi siti, che sono quelli delli sudetti monti di Ida et di Veni che possono servire per sicuro rifuggio di quelle genti.
Territorio della Canea quarto
Il quarto et ultimo territorio finalmente ch’è quello della Canea, lungo circa miglia 70 con tre castelli, oltre la Sfacchia et casali 273, ha oltre il porto della città et quelli della Suda, delle Grambusse et di San Thodaro, che sono dalle fortezze assicurati, anco altri porti et ridotti principali del tutto aperti et di corpo di armata capaci, che sono il Marati et il Luerachi, dalla parte di Tramontana, et il Lutio da quella di Ostro, oltre anco altri porti di minor capacità. 
Spiaggie
Ha in oltre 4 spiaggie da sbarco principali, che sono quelle del Chissamo, di Messaggia, di Gogna et quella detta avanti de l’Armirò, meza tra il territorio di Rettimo et questo della Canea.
Siti fortissimi
Ha poi da poter rifuggirvisi tre fortissimi siti l’Omalò et due Paleocastri, l’uno del Chissamo et l’altro del porto della Suda incontro alla fortezza, che per natura è il più bello, il più forte et il più inespugnabile et più stupendo sito del Regno, di aere saluberimo et di giocondissima vista, dove vi si veggono ancora in piedi molte vestiggie della sua città con numero grande di belle et ben fatte cisterne et con una acqua viva, che discorre a pié del suo monte, del qual sito essaminandosi le singolar conditioni che concorrono alla sua celebratione, è forza stupire come sia rimasto derelitto et che quelli che fondorono la Canea non si riducessero ad habitar quivi, dove appresso le tante doti del sito senza spesa o industria d’arte, fatta dalla natura sicuro et forte, havevano un posto reale, non sottoposto ad atterratione et a spesa continua di escavarsi et non di una sola, ma di più armate capace et di ogni altro grosso numero di vasselli maggiori.
Sfachia
Per fine di questo territorio rimane a dire alcuna cosa della Sfachia et di quelli habitanti che ricercano per la qualità loro particolar trattatione, di che prima che io passi ad altro ne dirò hora a questo passo, quanto di loro stimo degno di notitia di Vostra serenità. È situato questo luogo dalla parte di Ostro, reso forte non meno dalla ferocità di quelle genti, che dal suo natural sito montuoso da terra et importuoso da mare. Ha sotto di sé 10 casali, con numero di appresso 600 case con anime in circa 2.500, de quali possono esser intorno 700 da fatti, et di questi 500 scritti nelle ordinanze, non essendo di loro alcuno obligato alle angarie, né alla galea, passando tutti come privilegiati Arcondoromei, tenendosi discesi da quelle famiglie nobili della Colonia che fu mandata dall’Imperator Greco in quel Regno.
Sfacchioti
Di costoro non è dubbio che non siano da riferirsi gran cose di male, non meno per li furti et altri delitti gravi che commettono fra di loro, vivendo divisi in due fationi contrarie insanguinatesi molte volte insieme: Patera l’una et Papadopula l’altra, con mutuo natural odio fra di loro, che si può dir originato con essi, che pergli danni che inferiscono a gli altri et in quello et ne gli altri territorii passando la maggior parte di loro più di latrocinii che d’altra industria la vita, se bene ve ne sono pur al quanti che vivono de i loro sudori con honesto essercitio nell’arte di marangone, di segatore, di calafato, di tagliaboschi et di altri mestieri da huomini da bene, et sono quelli che habitano verso il piano, tuttavia havuto rispetto alla natura inveterata nel mal fare et alla lontananza della Giustitia da quelle parti, mandandosi al loro governo un Proveditor delli nobili veneti della Canea, senza corte et senza auttorità, se non di poca consideratione al castigo che loro si conveniria, posso affermare a Vostra Serenità che per il tempo che io sono stato al governo di quel Regno, non mi siano capitate alle orecchie querele di molto grave impotanza, né di quelle lamentationi che per altro tempo, secondo quello che affermano li medesimi del paese, erano solite di sentirsi del fatto loro. Et crederò che cagione di questo bene sia stato l’haver io al mio primo arrivo a quel governo fatto impiccar tre di quei ladroni, presi in fragranti nelle acque di Gerapetra, con una barca di animali che erano stati a depredare a quei contorni, li quali dopo fatti morire feci attaccare in vista [?] de viandanti a i lochi soliti fuori delle porte della città, per dare con la continua vista del loro supplicio, continuo terrore agli altri, il qual fine ancora che io possa dire di havere in gran parte conseguito, per quello che come ho detto di sopra ne ha dimostrato l’effetto, tuttavia, svaporando a questi tali con il tempo la memoria delli castighi et seco insieme il timore della Giustitia, né essendo così facile l’haver tali huomini nelle mani da potersi rinovar loro spesso la memoria con simili dimostrationi, se non in quanto si volesse devenire a di quelle risolutioni che altre volte furono fatte con spettacolo di stragge sopra molti di loro, rimedio che benché per certo tempo tenesse gli altri mortificati, tuttavia mostro anco quello alla fine di haver più tosto che a correggerli servitio a diminuirgli et ricercandosi al publico servitio di trovar modo che gli riduca a correttione, portando seco le altre buone qualità che sono in questi huomini di esserne tenuto conto et fattone gran capitale, potendosi prometter fruttuoso servitio delle persone loro, ridotti che siano a miglior vita et applicata in bene la loro ferocità, avanzandosi costoro tanto sopra gli altri di quei territorii, non dirò solo nella virilità de gli aspetti, dispositione et sveltezza de corpi asciuti, robusti et gagliardi o nell’ordine et nel genio di grandezza con che trattano naturalmente, ma quello che maggiormente importa nella sottilità dell’ingegno, nella grandezza dell’animo et nella maestria del maneggiar l’armi, così l’arco come l’archibuso, nel qual sono fatti quanto si possa essere eccellenti, che si possono dire senza dubbio la più ardita, più brava et più valorosa gente che habbia quel Regno et non parendo che vi possa esser altro rimedio che un solo, il quale anco essi sommamente desiderano, cioè di haver al loro governo rappresentante, come essi dicono, vestito di rosso, che habbia auttorità et forze da assicurar li buoni et tenere a freno li cattivi, 
Ricordo
non è da dubitare che quando la Serenità vostra si disponga di divenire a una tale deliberatione, ciò non sia per riuscire al bisogno ottimo et fruttuoso espediente. Nel qual caso, essendo che quel luogo non ha altra habitatione per il proveditore che quella di un poco di rocca antica, ben angusta, sarà necessario aggiungervi un poco di fabrica et farle appresso un quartier serrato di alloggiamenti che si unisca alla detta rocca, dovendo egli necessariamente haver seco per sua riputatione et per spala anco della sua corte, una compagnia di fanti, la quale si potrà cavar dal presidio di Candia, servendo massime gli soldati in quel Regno in tempo di pace più per deposito che per bisogno. Onde dovendone riuscire così ottimi effetti, come sarà principalmente il servitio di Vostra serenità, domandosi et facendosi alla Giustitia ubidienti huomini di tanto spirito et core et così ammaestrati nelle armi, et poi la sicurtà et quiete insieme di quei popoli che vivono hora sottoposti alle costoro rapine, è materia certo da haversene sopra consideratione, per risolverne poi quello che nella mente di Vostra serenità piacerà di inspirare il Signor Dio.
Habitanti et riti del Regno
Hora fornito di rappresentar a Vostra serenità dopo lo stato et essere delle fortezze murate dell’isola, quello delli suoi territorii et delli siti suoi naturali, deboli et forti, con quanto insieme quella istessa materia mi ha portato di riferirle della Sfachia et di quelle genti, passerò a trattar hora di tutti quelli altri habitanti et della diversità et distintioni de riti et gradi loro, et della dispositione fra di essi et di quella verso Vostra serenità, et de gli oblighi di cadauno nel servitio di Lei, che essendo queste le forze naturali del Regno, concorrenti tutte con uffitii distinti a dargli sostenimento et vigore, è cosa necessaria intendere come ben concertino insieme et come ben facciano cadauna le parti loro. Sono quelli delle città divisi in nobili veneti, nobili cretersi, feudati et populo, che abbraccia li cittadini et la plebe. 
Nobili cretensi
Sono li nobili cretensi nominati con questa voce generale, perché godeno la nobiltà non di una sola, ma di tutte le città del Regno et in qualunque di esse venga voglia ad alcuno di loro di andare ad habitare, vi ha medesime preheminenze et entra nel consiglio come faceva nell’altra dove prima habitava.
Feudati
Li feudati sono una condition di persone popolari, così dete dal posseder feudo, che dove prima era solo nelli nobili veneti et cretensi della colonia, è passato anco in altre conditioni per via di alienationi, le quali tutto che concesse loro da Vostra serenità, non restarò di riverentemente rappresentarle a suo loco il pregiuditio che habbiano fin qui apportato al buon servitio delle cose Sue in materia di quelle guarnigioni.
Popolo
Quelli delli territorii poi sono divisi in tre denominationi, due di condition pari et una a quelle inferiore. Sono le due pari quelle delli Arcondopuli et de gli Arcondoromei, discesi gli uni dalle famiglie della Colonia et gli altri da nobili Greci, ambe condizioni decadute o per illegitimità o per altri accidenti et ridotte con il tempo nel stato della contadinanza, et l’altra a questo inferiore è di quelli che passano propriamente sotto nome di contadini.
Privilegiati
Gli Arcondopoli et Arcondormei sono descritti nelle ordinanze, insieme con altri che si chiamano privilegiati, per esser stati essentati per gratia di Vostra serenità et per loro meriti dalle fationi delle angarie et della galea et questi tutti vivono nel Rito greco.
Nobil veneti
Gli nobili veneti veramente, eccettuato però la famiglia Calergi che tiene il medesimo Rito greco, vivono secondo il Rito romano. Et se ben alcuni che per povertà sono ridotti ad habitar ne i casali vivono in alcune cose alla Greca, tuttavia nelli sacramenti passano alla Latina. Nel medesimo Rito latino si mantengono anco tutte le famiglie de nobili cretensi originalii mandate con la colonia in quel Regno et investite di feudi, eccetto alcuni che per l’istesso rispetto di povertà, ridottosi ad habitare fuori a i loro feudi, sono passati nel Rito greco.
Gli altri nobili cretensi, che hanno ottenuto da poi per gratia dalla Serenità vostra quella nobiltà, trahendo origine da popolari, sono tutti di Rito greco, eccetto alcuni pochi che la ottenero come naturali di nobili veneti, quali tengono il Rito latino. Gli simplici feudati parte sono dell’uno et parte dell’altro rito, ma il populo è tutto di Rito greco.
Officii
Non sono in quelle città egualmente communi tutti gli uffici tra la nobiltà veneta et la cretense, godendone la cretense più et meno scarsamente, secondo la diversità di gli usi di quelle communità, havendone la veneta in ogni una li maggiori et li più principali, ma nelle parti et deliberationi che si propongono ne i consigli, o per causa di contributioni o di altra maniera a quelli attinente, hanno tutte egualmente voto.
Ricordo importante
Onde stimo cosa degna di avvertenza, che nella distributione della nobiltà cretense che è solita concedersi da Vostra serenità per gratia speciale, sia havuto mira che non si avanzino tanto in numero quelli di Rito greco, che pareggino o prevaglino a quelli di Rito latino, dovendo esser molto più utile al publico servitio, per quei rispetti che possono essere penetrati dalla prudenza di Vostra serenità, che nelle communità del Regno habbiano maggior numero di voti che gli altri quelli che sono del suo Rito, che come antica colonia, investita di feudi da Vostra serenità, ogni ragion consente che debba naturalmente più che ogni altro inclinare al servitio delle cose Sue. Gli cittadini hanno ancor essi li loro officii de quali non sono i nobili capaci, se ben tali che molti de i nobili cretensi et specialmente di quelli che non sono così commodi di beni di fortuna, non sdegneriano di accettarli.
Guarnigioni di feudi - nobili veneti et cretensi servono in mare
Hora si come sono gli ordini così sono diversi gli oblighi delli sopradetti con Vostra serenità. Li nobili veneti et li cretensi, che hanno feudo, et li simplici feudati sono tenuti di guarnire et con le proprie persone a cavallo defendere lo stato del Regno et servire per mare la Serenità vostra come sopracomiti et nobili, secondo la capacità delle loro conditioni. 
Ordinanze
Li populi, altri come discritti nelle ordinanze et così anco quelli delle cernide de i territorii sono obligati con la propria vita alla difesa del Regno, et come soldati in terra et come scapoli in mare, et altri come marinari et maestranze prestano alla Serenità vostra il loro servitio in tempo di pace et di guerra.
Angarie
Li contadini finalmente che sono descritti alle angarie servono in tempo di pace alla fortificatione del Regno, essendo tenuti a far una angaria di una settimana per uno all’anno et in tempo di armare per galeotti sopra le galee.
Consideratione
Tra queste conditioni di persone chiara cosa è che per la varietà de gli ordini et per la diversità de i Riti non è compitamente buona dispositione, ma vivono però di modo quelli delle città, che per la maggioranza de gli uni et per la inferiorità de gli altri non è odio scoperto tra loro che possa alterar la universal quiete di quelle. Ma niuna cosa può alterar più gli animi di quelli della isola, che la cagione del Rito et della religione.
Erano già anticamente gli Latini et Greci tra loro nemici scoperti et direttamente contrarii et pochi anni sono che in alcune delle città del Regno si vide moto importante per la ragion del Rito, ma al presente, laudato Iddio, si vive con molta quiete, non vi essendo alcunea alteratione per cagion tale, vivendo gli uni et gli altri liberamente nelli Riti loro, andando li principali Greci et altri del medesimo Rito spesse volte ad udir gli uffici nelle chiese latine et gli Latini per acquistarsi gli animi de Greci, si mostrano divoti et frequentano le chiese greche. 
Divotione in San Francesco
Sono riveriti vicendevolmente li sacerdoti dell’uno et l’altro Rito et quello che indica maggiormente la riverenza de i Greci verso il Rito latino è una universal divotione loro in San Francesco, nella cui festività corrono quei popoli a visitar la sua chiesa et nelle più gravi infirmità de figlioli sono soliti di far voto a questo Santo et vestirli dell’habito berettino, il che in altri tempi non si vedeva nel Regno. Et per fino nella Sfacchia sono molti di loro, che per divotione di esso mettono alli figliuli il suo nome.
Corrispondenza fra sacerdoti de Riti
Nelli passati anni non erano li sacerdoti latini riveriti, non visitate le chiese latine, non uditi gli uffitii latini da Greci et al presente da pochi anni in qua si veggiono molto sedati et acquetati gli animi de gli uni et de gli altri.
Protopa’
Era anticamente abhorrito da Greci il titolo di protopa’, ch’è l’arciprete greco, qual suol conferirsi dalli rappresentanti di Vostra serenità, secondo gli ordini suoi prudentissimi, ad uno de preti greci in cadauna città del Regno, per haverlo specialmente devoto et per haver da lui notitia de gli animi de gli altri, dicendo loro che’l protopa’ era ribelle del loro Rito, di modo che erano creati a tal carico di quelli di fuori et al presente è desiderato tal grado et procurato con uffitii dalli papa’ più principali.
Il ragional in altri tempi della differenza tra Greci et Latini era cosa pericolosa et al presente ragionano amichevolmente senza reciproco scandalo.
Avertimento
Et questo raddolcimento di animi si può anco maggiormente accrescere et stabilire dalli suoi rappresentanti, col visitar spesso le chiese Greche et movere gli altri col loro esempio a far il medesimo, captivandosi gli animi de Greci in questo modo più che in ogni altra maniera. In che posso affermare a Vostra serenità di haver dato occasione a quelle genti di reciproca riverenza verso le chiese latine, onde concludendo in questa parte dico che tra Greci et Latini, se ben non vi è quella dispositione che sarebbe tra loro quando fossero tutti di un Rito, non vi sono però più per detta cagione quelle alterationi et quegli odii che erano per avanti.
Inimicitie
Quanto poi alle private inimicitie, che per altre cagioni sono nelle città del Regno, non intendo estendermi in questo solo dirò che li rappresentanti di Vostra serenità devono esser vigilanti et havere cura di tenerle estinte, perché per la diversità de gli ordini et de i Riti si possono facilmente interessare gli uni et gli altri et le risse private farsi inimicitie publiche, come era vicino a seguire nella città di Rettimo et della Canea, s’io non fossi stato presto a rimediarvi et ad ovviare ad uno incendio, che non si sarebbe in altro modo potuto estinguere che con grandissima effusione di sangue, come ne diedi particolar conto a Vostra serenità con le mie lettere de 28 maggio 1599 et de 11 settembre 1600.
Pace
Tra quelli poi delli territorii, essendo essi tutti di un Rito, cessa in loro il rispetto da poter partorir tra essi inimicitie che per turbino la universal pace del contado et seben tra alcuni pochi potenti vi sono odii et emulationi, tuttavia non sono atte a dividere la contadinanza et separarla in fattioni.
Estorsioni di cavalieri
Ma tra li contadini et li loro cavalieri non vi è dubbio che non vi sia mala dispositione, per li mali trattamenti che dalli cavalieri ricevono li contadini et nella robba et nelle persone et nell’honore, ma non però vi è odio tale che si possa temere di movimento importante et di effetti perniciosi et dannosi alla quiete commune, né che possa causar ripugnanza ne gli animi loro a quel naturale affetto che suole havere ogni buon sudditio verso il suo principe, perché tenendo la Serenità vostra paterna cura della contadinanza, non manca di consolarla, sgravarla et solevarla con li suoi Proveditori generali nella visitatione del Regno.
Dispositione de popoli verso la Republica
La dispositione veramente di tutti questi popoli, così delle città come delli territorii, verso la Serenità vostra è ottima, per quello che io ne ho potuto comprendere, et parmi che le siano tutti devoti, professando di voler morire sotto il vessillo di San Marco, poiché vedono con vivi effetti la giustitia et la pietà conche la Serenità vostra li regge et governa, che né migliore, né simile possono sperare da altro principe del mondo. Oltre che ne petti de Greci sopra le quali in questo proposito cade principal consideratione, non vive più la memoria dell’imperial dominio abholita da i cuori loro da gli anni et molto più dalla soavità di questo moderato governo et dalla dilettione paterna che provano verso loro stessi in Vostra serenità, aggiungendovisi quello ch’è forse fondamento principale da non dubitar della devotion loro, che non vi è meno principe di Rito greco di cui ella possa dubitare.
Consideratione
Di più sono quelle genti molto interessate nel Regno, li nobili veneti per la nobiltà della Serenità vostra. Li Cretensi per la participatione delli officii et per li molti feudi che insieme con li nobili veneti riconoscono da lei. Li Greci hanno molti stabili nel Regno et tuttavia ne vanno acquistando; et li contadini col possesso delli fondi tolti a livello dalli cavalieri et con altri stabili, che pur godono, ne sono ancor loro interessati, in maniera che si deve concludere che sia assai constante et ben fondata la devotione di tutti verso Vostra serenità, né per me posso ritrovar alcuna cagione che sia bastante di alterarla in alcuno, rimossa né Greci quella del Rito, che come materia di religione convien potere molto in ogniuno, ma ad ovviare che li Greci non habbiano cagione da ciò di intepidir la loro devotione verso Vostra serenità, due rimedii che vi si usano sono singularmente opportuni. L’uno è quello del non permetter loro prelato né capo greco nel Regno et l’altro è di non acconsentire che vengano loro alterate le cerimonie del loro Rito. Quanto al primo rimedio fu conosciuto et penetrato questo importantissimo rispetto dalli prudentissimi nostri progenitori et per ciò fu da loro con molte leggi prohibito, che prelati greci non possano habitar nel Regno. Prohibitione certo prudentissima et osservata in tutti li tempi. Ma si ha introdotto uno abuso che distrugge quasi tale deliberatione, perché alcuni prelati greci conoscendo di non potervi habitare, si risolveno di deponere la prelatura et poi come privati sacerdoti passano nell’isola et vien loro permesso di habitarvi. Onde è da avvertire che questi non perciò restano di essere appresso li Greci di molto potere, perché se ben depongono il vescovato, ritengono però il titolo et la riputatione, et sono medesimamente come prelati con titoli et con dimostrationi occulte riveriti et osservati da Greci. Anzi che col deponere la prelatura per andar nel Regno, si acquistano molto merito con Greci, come che per cagion loro si habbiano privati della dignità della chiesa.
Ricordo
Questi tali vescovi deposti devono essere del tutto esclusi dal Regno, né per la depositione della prelatura mai ammessivi, perché li Greci devotissimi osservatori de loro sacerdoti et maggiormente de loro prelati, come veggono uno sacerdote di auttorità lo accolgono, lo introducono nelle loro case et gli prestano molta fede et si può sempre dubitar del certo che questi tali, mal’affetti contra la Chiesa romana et il Rito latino, vadano spargendo in occulto et nelle confessioni semi perniciosi di zizania tra Greci et Latini, oltre che essendo per lo più sudditi del Turco, la fede loro è sospettissima et non si può aspettare da essi che male et effetti contrarii alla mente di Vostra serenità; et per queste ragioni potenti tengo opinione, che non si debbano tolerar nel Regno, perché possono cagionar quelli effetti che potrebbe uno attual prelato greco esclusovi dalle parti et ordini di Vostra serenità. Intorno la qual materia, quando ella sia stimata dalla sua prudenza degna, come io la reputo di farsene conto, sarà bene non tardare di provedervi, ritrovandosi uno di questi tali, per quello che venne a notitia ne i giorni che arrivò il signor mio successore, nel terirotrio della Canea, anzi nell’istesso piano vicino alla città, dove si trattiene officiando la chiesa di San Spiridon, et è confessore di tutti li più principali del Rito greco di quella città et suoi contorni, qual’era vescovo di Vervi, loco appresso Athene, suddito turchesco. 
Patriarchi di Constantinopoli
È appresso ottima cosa il non lasciar che dalli sudditi suoi nel Regno siano accettate commisisoni et procure dalli reverendissimi patriarchi greci, perché questi rappresentando la persona del capo principale del loro Rito dipendono et per natura et per obligo da lui et sono tenuti da gli Greci in molta consideratione et sono di molta auttorità presso di loro et perciò non si devono tollerare in niun modo, né per qual si voglia effetto, perché dipendendo la elettione del patriarca di Constantinopoli dalla volontà del Turco, chi può, né deve fidarsi della fede sua? Et però non si deve permetter che egli habbia niun comercio né corrispondenza con li suoi sudditi, né che essi habbiano da ricever da lui carichi et titoli che loro diano prerogative et auttorità sopra gli altri. Intorno a che io non ho mancato di invigilare et essendomi venuto a notitia insieme con quelli altri signori di uno in Candia, gli facessimo presentar la commissione et altre scritture autentiche, prohibendogli l’essercitar in minima parte quel carico, né alcuna delle prerogative concessegli et di non scrivere o trattar altro in detto proposito, né con il detto reverendissimo patriarca, né con altri suoi curiali, sotto pena della disgratia di Vostra serenità, come di tutto l’operato in questa materia ne restò Ella avisata con le lettere nostre de 2 settembre 1599, che come ci significò poi con le sue in risposta, fu secondo la intention sua et di sua satisfattione. Riccorrono oltre di ciò molti Greci del Regno dal detto patriarca et ottengono brevi di escomuniche et di altre materie, li quali brevi poi tallhora vien permesso dalli rappresentanti che siano publicati, come fu fatto li anni passati alla Canea, cosa molto mal fatta et che non si deve a niun modo tollerare, acciò per quanto si può il patriarca non habbia auttorità in niente nel Regno.
Capurioni dannosi
Aggiungo alle già dette considerationi, che si deve tener vigilantissima cura di non lasciar ingrandire alcuni di qual si voglia conditione nel Regno, né Greco né Latino, né ecceder l’auttorità ordinaria di nobile o di cittadino privato, essendo utilissimo alla Serenità vostra che siano molti di stato eguale in quel Regno et niuno maggiore né più potente degli altri. Et perciò sarà ufficio fruttuoso delli rappresentanti di Vostra serenità procurar di tener sempre in egualità gli principali così Greci come Latini, acciò li popoli habbiano a riconoscer in tutto et per tutto per superiori li magistrati et non capurioni, perché quanto si accostano alla obedientia di questi tali, tanto si scostano da quella di Vostra serenità et de suoi rappesentanti et dalla debita riverenza loro, 
Conte Quirini
et di ciò io ne ho veduto nella città di Candia con esperientia l’essempio nel conte Quirini, che ottenuto il primato di quelli nobili, si vide presto dalla sola volontà di lui pendere la volontà di tutta quella nobiltà, potente per numero et per ricchezze, diminuita la riverenza de magistrati et negato per suo rispetto et delle sue pretentioni di precedenza, non acconsentitegli, sopra i signori camerlenghi, il debito honore alla Maestà publica nell’occasione delle essequie della buona memoria del clarissimo signor Giovanni Lippomani che vi morì Capitano grande, [ser Zuanne Lippomani morto]
Colpe del Conte Quirini
con ostentatione di unione di animi, di persone, di seguito et di potenza in publico cospetto della città, su la faccia de i magistrati et ne gli occhi del Proveditor generale, con mormorio universale et scandalo non di quella sola, ma di tutte le città del Regno, dove ne passò la voce ert con apportar materia alli Rappresentanti di passar con la loro consideratione a cose di maggior gelosia, come di tutto ne restò avisata Vostra serenità con le mie lettere de 10 ottobre 1600, che le inviai con la copia de suoi processi, delle oppressioni et mali trattamenti fatti alla sua contadinanza et delli termini trappassati nell’essercitar l’auttorità sua in quella contea, con arrogarsi quella delli magistrati superiori et specialmente la criminale sopra quei poveri contadini, con copia insieme di alcune sue police [?] piene di irriverenza et poca stima delli publici rappresentanti et di pretensione di assoluto commando sopra coloro et che né il generale né alcuno di quei signori commandino a lui in quel castello. Et ciò feci affine che accoppiate tutte esse cose insieme, potessero essere dalle Serenità vostre essaminate et discorse et stimandole di quel momento che sono, havesse potuto deliberarvi sopra quello che fosse parso bene alla sua somma prudenza.
Consideratione 
Il che benché io non sappia in che consideratione fosse allhora posto et come intese in questo eccellentissimo Consiglio tali operationi, non debbo tuttavia mancar hora di riverentemente dire a Vostra serenità, per debito et obligo mio et per zelo del publico bene, che queste non sono armi da lasciar in mano a chi accenna delirio, non altro potendosi chiamare questi titoli mal usati di giurisdittione, che arme in mano di deliranti, pericolose di nocere a chi più doveriano giovare. Et rendasi pur la Serenità vostra certa che queste nove dignità in quel Regno, che tirano a se gli occhi, l’ossequio et la riverenza de popoli, sostentate dal polso delle ricchezze et accompagnate dal seguito de grandi, non sono come ogni ragion deta et approva l’esperienza, che solo per partorir effetti d’irriverenza et di disobedienza verso li magistrati et di ogni altro maggior scandolo et per dar loro delli travagli et disturbi et apportar in tutti li tempi poco buon servitio alle cose di Vostra serenità et molto detrimento alla dignità et auttorità publica. Onde per tutti li rispetti sudetti et maggiormente ancora per il pericoloso sentire che può far appesso principi esteri, essendo di facile volo queste voci, che nella metropoli di quel Regno, che deve essere custodita con tanta gelosia, siano comportate unioni con capo si alto et di tanta consequenza, sarà fruttuoso ufficio dell’altra prudenza di Vostra serenità et della mano regia di questo eccellentissimo Consiglio, di sciogliere questi pericolosi vincoli et abbassare la cervice di questi così alti et proprio coronati papaveri, mostrando con savio essempio a quella et alle altre città del Regno, come non hanno addormentato la publica vigilanza.
Avertimento
Replicando riverentemente adunque, dico che per niuno rispetto o servitio delle cose publiche può tornar bene lasciare questo seggio nuovo in quella città con corte così poderosa, com’è quella del seguito di tutta quella nobiltà. Et che se le unioni et li capi maggiori non sono tolleranti in niuna città del Stato, molto meno si deve farlo nel Regno di Candia, tanto lontano dalla vista di Vostra serenità et pieno di tante diversità di conditioni et di Riti.
Non obligarsi a cavallieri nel far venir angarie
Non si deve tollerar meno che la obedientia delli contadini alle loro angarie o ad altro loro obligo publico habbia in minima cosa a dipendere da i loro cavallieri, né da valersi per niente di essi in detta materia o in altra concernente l’obligo di quelli nel servitio di Vostra serenità, come ho trovato essere altre volte seguito con quelli di alcuni casali, con poca dignità publica et pernicioso essempio a pregiuditio dell’auttorità delli magistrati, che non vengono riconosciuti immediatamente per patroni delli contadini, se non vi si interpone il commandamento delli loro cavalieri, che sono causa della loro disubidienza et per una volta che gli facciano venir li spalleggiano a disubidir 10 et col fraudo delle debite angarie a Vostra serenità, scomputano quelle che indebitamente fanno fargli per conto loro.
Rimedio
Appresso che per ogni altro rispetto publico non sta bene conservargli questa auttorità et questo commando sopra di loro, potendo riuscirne a occasioni effetti molto perniciosi, come può la Serenità vostra penetrarci [?] d’avantaggio. A questa seconda parte non ho mancato di dar quella correttione che ho stimato più conveniente, dove ho trovato di questi casali fatti a spale di cavalieri innobedienti, et in Candia et alla Canea, per insegnare a quelle genti di conoscere per patroni immediate li magistrati di Vostra serenità et di obedire alli suoi commandamenti, senza aspettar lo assenso di altra persona privata, et spero che quella correttione gli habbia a far essere essi a punto essempio a gli altri di prontezza nel dovuto servitio publico per l’avvenire.
Per conservar la fede de Greci verso Vostra serenità
Alla prima poi havendone dato conto avanti a Vostra serenità, di cui è cibo proprio il conoscerla et il ponderarla, et rinovatogliene hora la memoria, parmi haver sodisfatto a quanto dovevo et adempito quella parte che a l’obligo mio si conveniva. Hora passando al secondo rimedio per ovviar l’occasione che potessero apportar detrimento alla devotione de Greci verso Vostra serenità, dico che’l non permettere che venga loro fatta innovatione alcuna nelle cose del loro Rito è il più sodo et più principal stabilimento della loro devotione, restando essi di ciò tanto consolati, che non sentono molestia di altro che sia loro interdeto. Sarà però ottima cosa che li prelati latini nel giudicar li Greci nelle cause di matrimonii, gli habbiano a giudicar con li canoni Greci, essendo in questa materia diversità di canoni tra la chiesa Romana et la Greca, et nelli gradi et nelle cerimonie, non permettere che li Greci nel resto [?] siano giudicati se non dalli reppresentanti la Serenità vostra, si come si osserva, non volendo essi asolutamente tollerar il giogo della superiorità Romana nel Rito loro, eccettuati però li sacerdoti Greci riservati al reverendissimo arcivescovo di Candia, acciò riconoscano per superiore la giurisdititone di Vostra serenità, il che ho procurato di far osservare et dove ho havuto qualche richiamo del contrario, non ho mancato di mettergli mano, come mi è accaduto di fare in Rettimo, dove quel reverendo vicario episcopale si era ingerito in un caso di comercio carnale tra un contadino et una contadina cugnati, che non essendo questo giudicio di matrimonio, ma di incesto, non vi si poteva né doveva ingerire, onde levatogli il processo et quello riformato, non ho mancato poi di dare alla giustitia il suo pago. Non si conviene ne anco tollerar che li predicatori Latini parlino nelli pulpiti cose contrarie al Rito greco, potendo ciò cagionare inconvenienti importanti. Et insomma non è da lasciar che siano toccati in nulla nelle cose del Rito, né da permettere innovatione alcuna per qual si voglia buon fine et effetto, perché ogni minimo accidente in questa materia cagiona ne i petti loro grandisisma commotione. 
Visita del Proveditor general et suo beneficio 
Per la conservatione poi della devotione della contadinanza, dipendendo essa nelle cose del Rito da quelli della città, conservata nelle città la quiete è conservata per tal conto anco nelli terirotrii, ma potendo oltre il Rito cagionar alteratione ne petti de contadini li aggravii che patiscono dalli loro cavalieri, a questo la visita delli Proveditori generali nelli territorii è il più potente rimedio che si possa ritrovare. Et affermo alla Serenità vostra che quelle genti piangono da consolatione quando sentono publicar li proclami di ordine espresso di Vostra serenità, che gli invitano a nome Suo a ricorrere al Proveditor general, a ricevere Giustitia summaria delli loro aggravi, che quali et quanti et di quante maniere io nella visita che ho fatto ne habbia ritrovati, non è da enumerar al presente per non apportar et tedio et molestia a Vostra serenità, solo le dico che per il sollievo che ne vengono esse a ricevere, non solo circa quelle cose in che la Giustitia mette mano, ma circa quelle molte più che per timore di essa vengono accommodate in quei giorni, la visita è il vero antidoto di quel veleno, che sparso da i cavalieri ne i petti di contadini, potria quando questo mancasse, contaminare la loro devotione verso Vostra serenità, come haveva fatto per altri tempi
Essempio 
che per desiderio di vendetta contra di loro, non havendo il conforto della visita né questa mano regia allongata al loro sollievo, mandavano fuori voci di passione insieme et di scandalo.
Danno delle appellationi 
Contra questo così salutifero rimedio con il quale la Serenità vostra ha rivocato a sé gli animi di quelle genti, già alienatigli dalla tirranide de cavalieri è stato hora introdotto con il mezo delle appellationi in questa città un modo perniciosissimo [?] non solo di distrugger l’effetto suo, ma di ridurre quelli infelici in maggior calmità et disperatione di prima. Poiché convenendo questi miserabili per la loro impotenza rimaner contumaci, vengono consequentemente a convenir ricadere nelle prime miserie, et tanto maggiori quanto che vi si aggiunga alla perdita del loro povero sangue, il danno anche delle spese, che bisogni poi che per pagarle compiano di cavarsi quel poco ch’è loro rimasto nelle venne. Cosa certo lagrimabile et di spavento et materia più publica che privata et degno di provisione quanto più questa, perché essendo stato conosciuto da questi eccellentissimo Senato questa miserabile conditione di huomini haver bisogno di mandarsele, come si fa con la visita del Proveditor generale, una giustitia summaria fino a i proprii casali a porger mano alla sua sollevatione, riesce cosa mostruosa da udire che sia permesso poi che questi infelici, sollevati che siano, possano essere citati in appellatione 1.500 miglia lontano del Regno in questa città, non havendo essi havuto il modo di poter ricorrer alli magistrati ordinarii in alcuna di quelle. Oltre di ciò riesce tanto più mostruoso, quanto che l’interesse di niuno di quei poveri huomini, ancora che alla povertà sua sia molto, non è però in effetto se non di picciola importanza, onde anco per la sua minorità non doveria ricevere appellatione. Di queste lettere di citatione me ne sono state appresentate in mio tempo tre, le quali stimai termine di Giustitia et ragion di Stato insieme, suspendere per informarne prima, come feci, Vostra serenità, con le istesse mie de 10 ottobre 1600, a supplicatione di quei poveri huomini et povere donne che si dovevano citare, li quali se con altre repplicate saranno stati citati da poi, converranno senz’altro rimaner contumaci et piangere doppiamente la miseria loro. Le quali cose, divulgandosi tra gli altri contadini, consideri la Serenità vostra che comotione possano causare ne i loro petti et in che stima siano più per temere il sollievo con publici proclami, promesso loro a nome di Vostra serenità, et in qual consideratione la parola publica et se ciò possa alterar loro l’animo et diminiuire o no la loro devotione et fede.
Bisogno di rimedio
Questa serenissimo principe torno a dire è causa Sua et materia di Giustitia et di Stato et ha bisogno della Sua mano et di subito rimedio, perché non restino quei poveri sudditi da questa mostruosità spaventati, né caschi da gli loro animi la fede che ha procurato d’imprimer loro Vostra serenità di tener di essi paterna cura, né Essa resti della loro devotione defraudata.
Ciò che si possa prometter in tempo di guerra da popoli
Fornito di ragionar de gli oblighi et della dispositione de i popoli verso Vostra serenità, segue che io passi a trattare del servitio che da essi ne può sperare in tempo di guerra.
Cavalaria feudata
Et cominciando dalla cavllaria de nobili et feudati, dico alla Serenità vostra che del numero delle 394 cavallarie che i feudatarii sono obligati sostentar in quel Regno, per i beni che vi riconoscono da Vostra serenità, 34 ne sono smarite, di modo che ve ne sono al presente cognite solo 360; et se bene per l’obligo loro antico, che è di un primo et un secondo cavallo per ciascuna, doveriano tra primi et secondi guarnir 720 cavalli, cioè la metà per sorte, nondimeno per la diminutione de feudi divisi si sono ridotti in obligo ben di maggior numero, ma di qualità inferiori, perché dove prima l’obligo era di 720 cavalli primi et secondi, hora è di 1.388, ma però solo 238 de primi et 282 de secondi et il restante tutto di ronzini; et di tutto questo numero ne sono di sguarniti per causa di morte et altri accidenti 251, si che ne comparono alle rassegne et sono pronti al servitio cavalli buoni 447, cioè 213 primi et 234 secondi, et 617 roncini. Di questi roncini pare che non si possa far fondamento di ricevere alcun servitio ne i bisogni, potendo più tosto esser d’impedimento et ritardo a gli altri buoni cavalli, quali però haveriano bisogno di essere cavalcati molti di essi da persone intendenti descritte et che se ne dilettassero in cambio di villani inesperti, che servono per scudieri in loco di vedove et di altri soggetti inhabili.
Provisioni per la cavallaria
Due provisioni vi vorriano a questa cavallaria, una che alli feudatarii che sono già ridotti in stato di mostrar li predetti roncini, fusse commutato l’obligo in altro che non fosse di minor peso, poiché il trattar di unire ogni tanti di questi insieme a mostrar in loco di tanti roncini un secondo cavallo, come quando si potesse fare stimerei questo il meglio, è cosa troppo difficile per non dir impossibile, per le contrarietà che vi concorono. L’altra è di provedere in qualche maniera che quelle cavalerie che al presente mostrano cavalli utili et di servitio, non potessero smembrarsi, come fano ogni giorno, non volendosi che questo poco resto di buoni cavalli si riduca ancor esso con il tempo, come hanno fatto gli altri, in roncini. Quanto poi alle persone de cavalieri et feudati, per quello che io ho veduto, ve ne sono di buoni, così nobili veneti come cretensi, et mostrano dilettarsi di comparer alle mostre et si essercitano anco alle giostre con molto valore, 
Ser Agustin Canal, ser Sebastian Lando laudati
non mancanco quei clarissimi Proveditori di tener quella cavallaria ben essercitata, come ha fatto in mio tempo il clarissimo signor Agustin da Canal, intendentissimo delle essercitatione campale et che nelle occasioni di ogni minima ombra a quelle matine, ha dato pieno saggio della sua vigilanza et del suo valore, et hora fu il clarissimo signor Sebastian Lando, successore sua dignissimo, valoroso et diligente et pieno di quelle nobilissime conditioni che sono benissimo note a Vostra serenità, ma però il numero di questi è pochissimo rispetto a quelli che non sono atti o per età o per imperitia o per inettia natural et poca dilettatione dell’essercitio nobilissimo della cavallaria, li quali schivano di comparere alle mostre et con diverse iscusationi procurano sottrhersi all’obligo personale di cavalcare, oltre li scudieri, che come ho sopradetto, compariscono in loco di vedove et di altri inhabili, che come villani che a pena sanno tenersi in sella, riescono di derisione a quella cavallaria. Di modo che dall’universale delle persone de cavalieri non può la Srenità vostra sperare servitio utile in tempo di guerra, non potendosene prometter nessun delli scudieri et poco delli cavalieri buoni, perché concesso che fossero pronti a cavalcare et a mettere alli rischi della morte le vite loro, non potranno però durare alla distesa sotto il peso delle armi, il quale per molti giorni risucirà loro difficile da soferire et sarano facili a cadere in infirmità et a riuscire inhabili, per essere avezzi nel tempo della pace a vivere nelle delitie et negli agi, le onde è necessario di trovar via che per mancamento di cavalieri non venga a restare inutile et infruttuosa quella cavallaria, ch’é stata con tanta prudenza et con così liberale dispenso di quei beni instituita anticamente in quel Regno da Vostra serenità 
Ser Giacomo [?] Foscarini lodato
et posteriormente poi con sua immortal lode, rinovata et illustrata dall’illustrissimo signor General Foscarini, i cui ordini prudentissimi in quel Regno instituiti et dalla Serenità vostra degnamente confirmati, sono alli suoi Rappresentanti regola vera et infallibile norma del buon reggimento di quei popoli et dell’ottimo governo delle cose publiche. Et perché per li rispetti di sopra considerati non è da far alcuno fondamento nelle persone de feudati, né de scudieri et poco anco in quelle de cavalieri buoni,
i nobili sopra galee 
aggiungendosi che’l numero di questi si doverà anco in tempo di guerra restringere in meno, per causa dell’armar che vi si doverà fare di almeno 50 galee, che vorranno 50 nobili veneti per sopracomiti et 100 tra nobili veneti et cretensi per nobili di galee, che doverà esser il fiore della gioventù, et quelli poi che resteranno nel Regno sarà più utile servitio della Serenità vostra lasciargli nelle città in compagnia delli magistrati, che non doveranno rimaner nelle fortezze senza la nobiltà, 
I nobili in le città
potendo nelle città li nobili esser impiegati in tempo di notte a custodire come capi le muraglie, si come fecero la passata guerra, et ad essortar il popoli a difender la Patria et a trattar come nobili con rappresentanti le cose della città, acquetar li tumulti che potessero nascere, et a servire con la vita et con il consiglio in molte altre cose in beneficio della Patria et di Vostre serenità, et perciò giudico che non sia bene spogliar le città delli nobili in tempo di guerra.
Stradioti in tempo di guerra sopra cavalli feudati
Et perché dall’altra parte poi non mi pareria cosa laudabile disobligar li nobili et feudati dall’obligo personale della cavallaria, perché ciò sarebbe un avilirli et del tutto sviarli da così nobile essercitio et tolgere alla cavallaria la sua riputatione, però tra tante ragioni che militano da ogni lato, parmi che potria esser buona opinione, che in tempo di pace et di lieve sospetto et di improvisa incursione, fossero obligati li cavalieri di cavalcar et di essercitarsi, ma in tempo di guerra scoperta, la Serenità vostra havesse da proveder di numero conveniente di Stradioti atti alla cavallaria et mandarli nel Regno et surrogarli nel numero di essi cavalieri nobili et feudati, li quali per fino che durasse la guerra fossero obligati di pagargli li stipendii delle entrare delli loro feudi et mantenergli senza spesa publica in tale servitio, perché in tal modo la Serenità vostra haverà la nobiltà impiegata all’armar delle galee et alla custodia delle città, et poi per il cavalcare persone atte a opponersi all’inimico et a prestarle maggior et più fruttuoso servitio, non essendo da dubitare che li cavalieri et feudati, per liberarsi dal peso del cavalcare et dal pericolo della vita, non siano per pagar volentieri chi cavalchi et si esponga a i pericoli per loro. 
Feudi in Greci - ricordo
Un’altra cosa mi occorre dire a Vostra serenità in materia di questi feudi et è che nonostante che per molte sue leggi sia prohibito che non possano pervenire sotto alcun titolo nelli Greci, ve ne sono al presente devoluti molti et sebene ne i tempi presenti non vi sono quelli sospetti che diedero materia a quella prudentissima prohibitione, non mi pare però da tollerarsi che così fatto inconveniente si lasci andar facendo maggiore. 
Ordinanze
Quelli veramente delle ordinanaze, che sono fatti essercitar in quel Regno per servirsene quando lo ricerchi il bisogno, sono in tutto al presente 12.784. Di questi ne sono 3.979 cavati del popolo delle città et 1.117 delli habitanti delli castelli a marina et il resto che sono 7.688 sono del contado. 
Capi d’ordinanze
Quelli delle città sono disciplinati da 10 colonelli et capitani loro, che sono eletti con questo titolo del numero delli cittadini, senza alcun stipendio, et da 4 aiutanti capitani italiani stipendiati con la sopraintendenza, regole et revisione delli governatori, et adoperano questi parte l’archibuso et parte la pica. Gli altri sono essercitati da 13 capitani italiani col stipendio che gli assegna Vostra serenità con 66 [?] capi di cento, del numero di quei medesimi riconosciuti di ducati 12 candioti o poco più all’anno del denaro publico, et parte di questi adoperano l’arco in cambio della pica et il resto l’archibuso. L’applicatione di queste genti tutte all’essercitio militare è stata ottima ottima [ripetuto nel testo] institutione et le considerationi che sono alcuna volta apportate in contrario possono parere, ma non essere in affetto sussistenti et potriano ingannare anzi che ben avvertire, chi non habbia esperimentata cognitione del bisogno di quel Regno et dell’intrinsico di quei popoli, come ingannorono me ne i primi mesi et non è da dubitare che in ogni maniera che fossero adoperati, così per difesa da terra come da mar sopra le galee per huomini da spada, non prestassero fedde et conveniente servitio et valendosi animosamente della poca esperienza, che molta veramente non si può dire, procureriano difendere la libertà che riconoscono dalla Serenità vostra et le femiglie con le case loro. Appresso che quando quelli delli territorii non fossero ridotti a questa disciplina, ma fossero rimasti come gli altri contadini all’obligo della galea, converriano rimaner inutili a Vostra serenità, per il numero sufficiente che vi è di quelli, atto a supplire a i bisogni che potesse ricervar una buona armata et a potere più di una volta rinforzarla ancora, 
27.717 descritti anco per il rempo
essendovene tra tutti quei territorii un numero di 27.717, cioè 10.574 in quel di Candia, 8.048 in quel di Rettimo, 6.875 in quel della Canea et 2.220 in quel di Sittia et di Gierapetra. 
Riputatione
A che si aggiunge che in tempo di pace la Serenità vostra viene a riceverne continua riputatione, non solo per la voce che corre fuori che Ella tenga in quel Regno, oltre la militia italiana un numero di 12.000 persone paesane essercitate et pronte, ma con quelli dell’isola ancora per la obedientia che ricevono i magistrati col mezo [?] loro dal resto del contado nelli più importanti bisogni 
Spesa nelle ordinanze
et la spesa che di esse viene a sentire non eccede tra governatori, capitani, capi, polvere et stoppini ducati 7.500 all’anno.
Imperfettioni de capi
Quelle delle città potriano esser accresciute poco meno del doppio con prima revisione et tutte poi nello essercitarsi et specialmente quelle delli territorii, hanno bsiogno di chi usi loro maggior diligentia et più amore, non mancandovi massime tallhora tra quelli deputati alla loro essercitatione, alcuno che attende più a far seco la parte del mercante et dell’usuraro, imprestando l’inverno 10 et volendo al raccolto 20, che quella del capitano o del governatore, studiando alla riuscita molto più de i ogli et formaggi che delle loro persone et attendendo più tosto a far loro sentire con le usure molta disciplina nella robba, che a dargliene con ammaestramenti alcuna nella persona.
Governator Hettor Bembo
Delle quali indegne operationi, accompagnate da violentie et altre male qualità, esendomi state appresentate molte querelle, mentre mi son trovato alla visita del territorio di Gierapetra, contra il governator Bembo, deputato sopra le ordinanze di quello et del territorio di Sittia, non ho mancato di far quanto si è convenuto alla Giustitia per rifacimento di quei poveri huomini, a quali haveva tolto il loro aglio a ragion di perperi 10 il mistacchio valendone 20 et 22, et per sua correttione, se ben troppo mitemente certo rispetto alle male qualità degne di più severa dimostratione, il quale havendo dopo l’arrivo del signor General mio successore fatto appresentargli lettere di appellatione della sua condanna, suspeso di appresentarle a me, voglio credere per dubbio che io per debito mio non havessi dovuto farne restare informata Vostra serenità, onde si havesse convenuto poi far sentire in questo loco le qualità delle sue operationi et come habbia atteso a ben guadagnarsi il stipendio nel detto carico, ha trovato egli anocra la via sicura di far riuscire l’institutione della visita otiosa et da far rimaner la Giustitia insieme con ogni sua operatione derisa, perché essendo poi stati citati poveri huomini a comparere in questa città sopra detta appellatione, non è dubbio che per il medesimo rispetto d’impotenza, non siano per rimaner ancora loro contumaci.
Onde converranno anch’essi ricadere nella medesima infelicità de gli altri et di novo sentire le patite afflititoni tanto maggiori et più acerbe, quanto che saranno necessitati svenarsi per dargli di novo con altro appresso quel sangue che la giustitia haveva rimesso loro nelle vene. Talmente che si può dire che questa pernicie cagioni, che la mano medica di Vostra serenità porga al rimedio de i mali di quelli infelici in loco di medicina veleno. Che mi da nova materia di riverentemente [?] replicare ad havergli sopra pensiero, perché si tratta del suo, et non permettere che habbiano a ricader nelle prime disperationi quei poveri sudditi, con le cui braccia ha la Serenità vostra fondate et inalzate fortezze in quel Regno, et i quali così prontamente impiegano le loro fatiche et sudori a tirar su quelle muraglie et ripari, fuori de quali pur sanno di dover a tempi più calamitosi rimanere.
Nelle sue sentenze appellate non risponderà altro
Non intendendo io, per citationi che mi fossero fatte al placito delle mie sentenze, di volerci havere altra parte o di metter altro pensiero, bastando a me quella che ci ho havuta in farle et la cura posta in essa di dare alla Giustitia il dritto et satisfare alla mia conscientia per salvar quei poveri dalle oppressioni et mali trattamenti, che vengono ad interessare con la Giustitia insieme la ragion di Stato.
I capitani di cernide siano mandati a tempo
Et perché è necessario anco di provedere all’interesse et disgusto che per quello che hora la Serenità vostra intenderia vengano a ricevere molti di questi capitani di cernide, con altretanto disturbo di chi commanda, mi occorre dire a Vostra serenità, come quelli che sono in mio tempo giunti nel Regno, la maggior parte sono arrivati che il loro precessore non haveva ancor compita la condotta et in particolare cinque o sei ne sono stati, che mancando al suo precessore 6, 8 et 10 mesi a finire, facevano grand’instanza, perché loro fusse rinonciato il carico. Et perché quelli dicevano non doverne esser rimossi, altri per non havere potuto per la istessa causa havere il possesso al loro arrivo et altri perché per giusti impedimenti non havevano subitamente potuto venire, et che essendo le espeditioni loro per cinque anni non potevano avanti il compimento di quelli esser levati, di modo che non parendomi per allhora poter far altro, per sgravar in parte li capitani novelli, diedi loro trattenimento di paga da soldato, che per necessità l’accettorono, ma con grandissimo disgusto et altretanto mio dispiacere. 
Ricordo
Però affine che sopra di questo possa essere dalla Serenità vostra fatta qualche provisione, ho provato meco nota che sarà presentata a Vostra serenità, del tempo che principia il servitio a cadauno delli capitano et aiutanti che al presente si attrovano nel Regno et insieme vengono a riverentemente a ricordarle che sia bene stabilire, che intendendosi il compimento delli capitani attuali anni cinque dopo loro possesso, siano fatte per l’avvenire le espeditioni de loro cambii mesi due avanti il loro compimento, quali si intendano dover durar oltre li detti anni cinque mesi due di rispetto, che debbano principiar dal giorno dell’espeditione, et il salario da quello del possesso, nella qual maniera si venirà a stabilire qui il tempo dovuto alle espedizioni, sicura che la negligenza o tardanza di alcuno non potrà apportar confusione né pregiudicar al suo successore con interesse del publico, suo disgusto et poca riputatione del carico.
Angarici
Mi resta serenissimo principe, havendo dicchiarito di sopra il numero delli privilegiati et cernide di tutto il Regno et de gli huomini da galea, dicchiarirle anco quello delli angarici tutti, perché se bene tutti quelli delli angarie sono obligati alle fabriche et alla galea, eccetuati però quei del territorio di Sittia et Gierapetra, che non vi si fabricando restano solo alla galea obligati, cresce però di numero questo generico nome rispetto a quelli di più, che non essendo ancora all’età idonea della galea, si trovano nondimeno di già al rolo delle fabriche et quelli ancora che sono usciti dall’obligo della galea sono nondimeno per 10 anni di più obligati alla fabrica.
Numero di huomini da angarie 34.246
Gli huomini adunque delle angarie di tutto il Regno assendono alla summa di 34.246, compresi li 27.717 dischiariti avanti atti al servitio anco del remo. Et quando venga di questi perfettamente compita la descrititone incominciata, s’attroverà crescerne 4 et più mille. Et perché questa è materia di consideratione per il servitio importantissimo delle fabriche et delle galee, mi occorre riferire a Vostrra serenità quello che in questo proposito a servitio delle cose sua io habbia operato nel territorio di Candia, che è stato anco con satisfattione universale di quelle genti et con mille benedittioni al nome della Serenità vostra.
Dico dunque che havendomi io fin dal mio primo arrivo nella città di Candia tra le cose principali proposto di ridur a fine il belloardo Martinengo et piantarvi il cavaliero, che ricercava il bisogno importantissimo di quella fabrica, mi incontrò difficoltà così grandi nel ridur delle angarie, che io restai mezo confuso, massime che havendo commesso alli essatori la provisione alquanto più gagliarda per ridur quelle genti all’obedientia, da loro in buona parte negata, mi veniva fatto ogni giorno capitar alle orecchie per voce di casali intieri, che havevano servito et satisfatto col pagamento più dell’obligo loro, onde havendo io più volte fatto vedere ad instantia di tali che sono comparsi et ritrovato che oltre la molta confusione delli roli, si attrovano nelle mani di questo le cautioni di molti pagamenti fatti a diversi esatori di mala fede, che hanno convertito il denaro in loro uso et per consequenza non bonificato all’incontro del nome debitore, et con tutto che io facessi ad ogni nome bonificar si fatti pagamenti, restavano nondimeno quasi tutti o poco o molto debitori. Soggiungevano questi havere molte altre polizze in mano d’altri per esser unite con le loro et che non dovevano in questo maniera restar ingannati della fede publica per via de suoi ministri, cosa che mi fece alquanto ritirare et operare temperatamente con poco profitto fino al tempo della mia visita, al quale feci intendere alli preti et deputati di ciascun casale, che descrivessero tutte le anime della loro giurisdittione separatamente li privileggiati dagli angarici, et che dovessero comparire ordinatamente di casale in casale al loco deputato, gli angarici con le loro polizze di servitù et pagamenti per dover farsegli i loro conti et li privilegiati per esser revisti e incontrati con il catastico, già fatto dall’illustrissimo signor General Foscarini, onde ho in tal maniera regolati li 4 castelli di Mirabello, Pediada, Belvedere e Bonifacio, che sono ben la metà delli castelli del distretto di Candia, ma per la grandezza loro quasi li due terzi del territorio. Nella qual regolatione ho con diligenti incontri fatti, con la descrittione de l’anno 1597 fatta fare dall’illustrissimo signor Giovanni Giacomo Zane mentre vi fu Capitano grande, della quale mi sono fruttuosamente valso, ritrovato molti quali non erano stati dati in nota alcuni la prima, altri la seconda volta, di modo che correggendo la mala arte di questi, ho accresciuto al numero de gli angarici, così huomini di ottima età come fanciuli, non ostante il scemo che per occasione di morte et di bando potesse essere causato, che in loco di questi vengono a supplire quelli che sono nati in detto tempo,
Accerscimento di persone 5.559
ho acceresciuto dico nella discrittione di questi quattro castelli 5.569 anime, si che onde apparevano nelle prime descrititoni 15.371 hora sono notati 20.960 maschi di cadauna età, che viene ad essere accrescimento di 36 per cento che con fraude erano tenuti nascosti.
Ho medesimamente fatto far il conto di ciascuno di questi che sono all’età tenuta alle angarie, con perfettissimo ordine, et fatto bonificare a cadauno tutto quello che appareva nelli loro bollettini, ancora che non fossero notati nelli libri, per essere di denari pagati ad esatori che, come ho detto, gli hanno convertito in loro uso et per sevitù fatta ove non si doveva, come meglio esponerò questa parte più a basso, et formato di questi debitori uno libro di resti per la summa di ducati venetiani 43.736, che vengono a rispondere 79.444 angarie di persona, che vano in resto li detti contadini dall’anno 1586 in poi, che furono fatti parte delli suoi conti da l’illustrissimo signor Proveditor general Mocenigo di buona memoria 
Ciò che sia un agaria
quali angarie sono, come dissi avanti, di una settimana di lavoro all’anno, che ridotta a pagamento importa lire 3 soldi 8 poco più.
Un’angaria in denari è lire 3 soldi 8 […]
Di quest resti ho conseguito primieramente in contadi ducati 4.235 lire 5 soldi 17 nel far dell’opera, senza gli altri molti che posteriormente si sono riscossi in denari et havuti in servitù, tanto che ha supplito a ridur a fine tante opere grandi speditesi in mio tempo in Candia, dove si è valso de l’opera loro, oltre che ho ricevuto da essi continue benedittioni in riconoscimento del paterno zelo col quale, in nome di Vostra serenità, ho procurato ogni loro satisfatitne, non permettendo che fosse loro fatto torto, né che sentissero interesse di minime spesa et in particolare sono restati consolatissimi della bonificatione di quelli denari che havevano contato alli predetti essatori, havendo essi benissimo compreso, che non erano passati nella publica Camera et tuttavia sono loro stati bonificati prontamente, onde son restato ancor’io consolato della loro consolatione. 
Ricordo
Fosse piaciuto così a Dio che il tempo mi havesse servito a poter operare il medesimo per tutti li territorii o almeno al dar compimento a quello di Candia et saria bene che dallo illustrissimo mio successore fosse di espresso ordine di Vostra serenità continuata questa signolar opera.
Con questa occasione aggiungerò, che io ho regolato molti disordini ritrovati in questo proposito et in particolare levato l’abuso introdottosi dalli proveditori di Spinalonga, con il quale consumavano 2.000 angarie all’anno senza minima occasione di fabriche, con perdita a quelle di Candia di quasi tutte le angarie di Mirabello, che havevano preso quel corso portando legne o facendo altri servitii, per quali venivano loro fatte buone le angarie. A che ho proveduto con ordine tale, che in 20 mesi corsi dopo detto ordine non si vede esserne state pur una così mal’impiegata.
Privilegiati
Quanto alli privilegiati poi ho con detta occasione trovato cosa degna della sua notitia et bisognosa della sua gratia, et è che se bene è stato dall’illustrissimo signor General Foscarini, con prudentissimi ordini, dopo havergli ridotti in catastico, terminato che nascendo loro figlioli maschi fossero tenuti li padri andare o mandare in termine di mese uno a dargli in nota al deputato et fragli notare con il giorno et millesimo della sua natività sopra un libro destinato a questo, menando dui testimonii che facciano fede con loro giuramento, che siano nati di legitimo matrimonio di quelli tali privilegiati et che pervenuti poi essi figlioli alla età di 16 anni siano tenuti appresentargli al sopradetto deputato con gli istessi testimonii, se saranno vivi, se non con altri in loco loro che giurino quelli esser li figlioli di quelli tali padri dati in nota al tempo del suo nascimento, per esserne medesimamente fatta nota da esso deputato, con espressa dichiaratione nella terminatione sudetta, che quelli che non fossero dati in nota al nascer loro, overo non si appresentando giunti all’età legitima per farsi scriver nelle compagnie de soldati, s’intendino haver perduto ogni privilegio, nondimeno la osservanza di questo oridine ho trovata in questo territorio di Candia posta del tutto in oblivione et per consequenza li transgressori in grossissimo numero haver perduto il loro privilegio, iscusandosi questi sopra il deputato che non habbia voluto loro attendere per li ingordi pagamenti che pretendeva et il deputato sopra il loro mancamento. Io in negotio così importante ho dopo molte et infinite considerationi risoluto di non farne altro, non havendo voluto distruggere le compagnie, come si saria fatto con la essecutione dell’ordine mal osservato, né meno contrariare o trasgredire il detto ordine, così che dopo incontrati quelli che erano catasticati et anco riveduti li figliuoli di padri tali, ho quelli lasciati continuare nelle compagnie et essercitio loro, havendoli fatti avvertire che il loro mancamento sia stato tale, che non possono esser ritornati nel pristino stato senza ricevere novamente la gratia di Vostra serenità, la quale ho loro promesso procurar di intercedere a loro nome presso di Lei, 
ricordo et preghiera per privilegiati 
sicome hora faccio supplichevolmente per tutto questo stuolo, pregando la Serenità vostra a conferire auttorità all’illustrisismo suo Proveditor generale, che servati li modi debiti di giustificationi che si convengono nel stato presente, per supplire al mancamento già commesso, riconceda loro il già perduto privilegio, facendo un catastico con espressa dichiaratione che debbano meglio per li avveniere osservare gli ordini sudetti, il che le replico per interesse del suo buon servitio, perché altramente facendo la perdita saria troppo grande et troppo importante, non trattandosi di 50 o 100 persone, ma di molti centenara de quali dalla prova et da gli effetti meglio informato, se ben altrevolte quando mi occorse in proposito di alcuni che richiedevano esser posti in questo numero dissi che mia opinione non era che fosse bene l’accrescere questa gente, ma più tosto scemarla stimando poco il servitio che allhora comprendevo che si potesse ricever da loro, hora dico che’l bisogno del loro servitio sia necessario, perché se bene in effetto questi per il più sono poco esperti del loro mistiero, serviriano nondimeno in ogni occasione con qualche profitto et servono hora per riputation come essecutori de gli ordini della Giustitia, a freno delle altre genti che si renderiano indomiti, massime con il polso de loro cavalieri.
Piaccia dunque alla Serenità vostra, osservando il mio riverente ricordo, riordinare con sue lettere il stabilimento di tutta questa gioventù, che sarà opera degna della sua mano quanto prima sia effettuata.
Havendo io dopo quella narratione, che ha portato seco la trattatione del corpo universale del Regno di Candia, delle sue parti et de suoi populi et forze sue naturali, con tutto quello di considerabile che mi è occorso di rappresentare all’Eccellenze vostre, dato espeditione a quelle parte, segue che io passi hora a trattare della militia itlaiana et della Strathia, forze aggiuntevi da Vostra serenità quelle per presidio delle fortezze et queste per guardia delle marine
Militia italiana
Fu la militia Italiana al mio arrivo nel Regno con le compagnie espeditemi da Vostra serenità ridotta ad un numero di fanti 3.850, non compresovi gli officiali, la quale ho procurata con ogni mio spirito et con paterno affetto di conservare et sostentare pronta et divota alla buona custodia delle sue fortezze, non ommettendo per ciò di castigar quelli che con le loro colpe se ne sono resi degni. Et così come ho osservato sempre di far, che dalli soldati fosse prestata la debita obedientia alli capitani et officiali loro, ho procurato all’incontro che da quelli non fosse fatto loro alcun torto et ho parimenti havuto egual mira, che non fossero molesti alla nation Greca et ad altri del pese, né si intrigassero seco servendoli o corteggiandoli o facendosi loro dimestici et dipendenti, correggiendo li transgressori con castigo essemplare.
Ho havuto parimenti cura che in essa militia non entrassero disensioni, né vi si nutrissero inimicitie, et se alcuna volta vi ho scoperto principii tali, ho rimediato, si che per gratia del Signor Dio si sono divertiti et si è conservata la pace et l’unione universale di essa, la quale appresso ha vivuto [?] consolata per l’abondanza del vivere, parendomi poter così dire, essendo stato sempre il vino a conveniente prezzo et il pane che più importa a buonissimo mercato, di modo che riesce convenenvole il suo stipendio, eccetto però a quelli che non si sano o non si vogliono governare, essendovene di assai sciagurati et che perciò sono sempre debitori a i loro capitani.
Vantaggio nel pagamento alla militia pagata con moneta
A questa militia io sono stato parcialissimo in riservarle vantaggio di valuta, per il danno che si sente nelli cechini, et ho osservato si che alla mia presenza sono stati sempre pagati con moneta, fuori che due sole volte che mi occorse valermi di ere [?] 1.000 cechini del numero delli 24.000 mandatimi dalla Serenità vostra.
Haver scosso in moneta
Havendo nel resto usato ogni rigor nel scuodere in moneta quel più che sia stato possibile. 
Cambii
Nel pigliar cambii poi, per valermene nelle necessità di quei pagamenti, non ho assentito mai che siano tolti in altro che in buona valuta, in modo che la Serenità vostra non ha sentito perciò niun danno dalla mia permissione di esser pigliati cechini a cambio.
Drappi mandati per soldati
La provisione de drappi, che per conto di essa militia fu mandata da Vostra serenità, è stata da tutti universalmente poco apprezzata, si come dalla mie lettere Ella haverà inteso. Onde ho convenuto procurar sempre con molte istanze il dispenso di essi, quali sono stati dati alli soldati a propria eletitone di ciascuno et senza minimo accrescimento di prezzo da quello che la Serenità vostra mi scrisse essere il costo. Et in fine havendo io scoperto che questa estate passata se ne havevano cominciato a guastar molte mude, avicinandosi il verno, havendo deliberato despensarle sopra le compagnie per carata, perché non andassero a male, et era in procinto di farlo quando è giunto l’illustrissimo mio successore a sollevarmi da questo appresso gli altri importanti pesi. Furono veramente di cattiva sorte li panni messi in opera et li drappi curti et angusti et lo habito della casacca poco al soldato conveniente, quando però non sia lunga che lo difenda in sentinella dalle pioggie, amando egli et convenendosegli meglio anzi il coletto in loco di quella, il che servirà alla Serenità vostra per informatione che questa provisione non sia riuscibile, né da continuarsi.
Regolatione di soldati in 3.500 - spesa di militia ducati 164.000 l’anno
Di questi soldati con lo arrivo delle ultime compagnie io ne ho fatto nuova regolatione et cassatone un buon numero di accasati in donne del paese, che avanti l’arrivo di esse compagnie non mi è bastato l’animo di farlo, non ritrovandomi da poterle poi riempire, di modoche via dalli cassi et regolati, io ne ho lasciato in essere 3.500 nella renoncia del mio carico et in tal numero posso dire che quella militia nel tempo mio si sia andata conservando non essendo mai callata di fanti 3.300 [?], né accresciuta di 3.850 et la spesa di essa è stata, con governatori, lanze spezzate et sergenti maggiori di ducati 164.000 all’anno.
Strathia in numero di 259
La cavallaria poi delli Stradioti, che è di sei compagnie, 5 sotto capitani et una sotto un governatore, si è trovata all’arrivo del mio successore in numero di 259 soldati, compresi li officiali, quali soldati sono la maggior parte bene a cavallo, ma non però tutti, per la difficoltà che hanno nel provedersi a quei prezzi che corrono così eccessivi et ben spesso ne succede loro il bisogno o per morte o per struppiamenti o per altro diffetto, che ben lo dimostrano le remissioni che occorrono farsi, essemdomi occorso di rimettere in mio tempo in quelle strathie 176 cavalli, quali ho provurato sempre di rimettere di buona statura, si che fossero atti al servitio. Questi hanno sempre prontamente servito, la estate alle marine et in ogni altro tempo in quei publici servitii che sono stati loro commessi, a quali non ho mancato conforme all’ordine che tenevo da Vostra serenità di procurar la debita provisione della loro biava et possono ancor questi benissimo contentarsi dell’abondanza che hano goduta questi tre anni et del pane per sé et della biave per li cavalli. 
Spesa de stradioti ducati 20 l’anno
Ma certo di tempo di strettezza non sarà possibile che possano mantenersi con li cavalli, massime aggravati sempre di debito per la compreda di quelli et la spesa di questa cavalleria è di ducati 20.000 l’anno.
Bombardieri
Li bombardieri veramente che si attrovano in quelle piazze sono al presente numero 99 compresi 5 capi, ripartiti in quelle fortezze secondo che ricerca il loro bisogno.
Ricordo
A questi è necessario provedere di un sopraintendente, persona di valore et di spirito, che sopravede et conosca come venga loro dalli capi ben insegnato (da quali però non si manca [?] di attender loro convenientemente) et che avvertisce et ammaestri quelli che ne hanno bisogno. È necessaria tale provisione anco per la regolatione de i pezzi, che grandemente importa, li quali speravo ben io con il  parer del Capobianco, che mi fu concesso al mio partire, di poter riordinare perfettamente, ma prevenuto lui dalla morte, della quale diedi conto a Vostra serenità con le mie lettere de 29 aprile 1599, restai privo delle informationi che in negotio così importante mi erano necessarie, sebene ho pur trovato alcune sue notarelle tra le sue scritture, che per ogni regionevole rispetto ha voluto rivedere.
Però sarà ottimamente fatto che la Serenità vostra proveda di soggetto compito et lo invii a quella volta, perché essendovi molti pezzi inutili di gran consumo di munitione, quali non si usano più nelle difese de i tempi presenti et mancandovene all’incontro molti che vi sarebbono necessarii, questa materia viene ad esser propria sua et a ricercar che le ne sia fatta quanto prima la espeditione. Né meno necessario sarà che questa tale persona sia anco atta e proveta nella materia delle polvere, delle quali mi è occorso nella revisione trovarne si può dir in ogni fortezza quantità grande di guasta, con haver io poi fatta ogni videntia possibile per ridurle a buon stato. Né sarà questo senza continue et molto profittevoli fatiche, quando attenda con spirito et intelligentia a ben essercitare il suo carico, poiché ogni giorno ricevono esse polvere alteratione per difeto de i caselli et per altri accidenti causati dal tempo. 
Conte Costanzo Cauriol laudato
Non ho però io voluto mancar di portar meco et appresentare, sicome ho fatto con le altre note, una particolare di quelli pezzi che bisognano necessariamente nella città di Candia, fatta da quel capo con il parere di quell’illustre signor governator il signor conte Costanzo Cauriolo, suddito fedelissimo et devotissimo di Vostra serenità et cavalier di splendore, il quale adempie le parti a sé debite in quella honorata carica con compito riputatione di Vostra serenità et sua grandissima laude, et si rende tanto maggiormente degno della gratia publica, quanto che, un pezzo è, va preparando di aggiungere alla servitù propria verso Vostra serenità quella di due suoi figlioli fruttuosamente mantenuti in queste guerre dell’Ongaria ad apprendere a quella scola da guerra disciplina militare, per poter poi più fruttuosamente servire alla Serenità vostra nelle sue occasione.
Difesa del Regno
Hora passando alla materia della difesa universale del Regno, che quantunque ardua et parte propria de i capi da guerra, non mi è parso discoveniente dover riferirne alla Serenità vostra quello a punto che della opinione di tali io ne sono andato raccogliendo, con quello appresso che io ne senta, secondo il debole giudicio mio, che quando ben fosse stato altrevolte dalla Serenità vostra inteso, non doverà esser ufficio infrutuoso la repetitione sua, dovendo servire a rinovare la memoria di quelle provisioni in particolare a quali si deve havere antecipato pensiero et a poter esser sprone al loro preparamento. Impero che essendo quel Regno il polso et il nervo maggiore delle forze maritime di Vostra serenità et queste le sue più grandi et più principali, si fa consocere da sé medesimo che gran colonna esso sia al sostenimento del restante Stato, non essendo chi non vegga quando si levassero (che Dio mai no’l consenta) così poderose forze a Vostra serenità et si aggiungessero ad altre maggiori, come sono le turchesche et altre ancora, che lagrimabili consequenze ne veniriano da ciò a seguire. Onde ben vede la Serenità vostra quanto perciò ne convenga stare vigilanti et delle cose almeno di lunga preparatione antecipatamente sempre ben proveduti.
Dico dunque per adempir quanto debbo anco in questa parte, che dui modi principali di difesa vengono considerati per quel Regno: l’una per terra et l’altra per mar. Quello per terra ha risguardo a tre attioni.
Difese per terra. Prima attione
La prima di opporsi allo nemico avanti lo sbarco, perché quando questo si potesse vietargli sarebbe senz’altro preservato il Regno, ma perché sicome sarebbe questo il più sicuro et più salutifero rimedio, così è commune opinione che non gli possa essere assolutamente vietato [forse negato], perché in vero sono tante le spiaggie dell’isola commode al disbarco et tanti li porti et ridotti liberi et aperti al nemico da salvarvi la armata, che vi bisognerà troppo numeroso essercito et molto superiore alle forze di questo dominio, da cingere poco meno che tutta la isola per poterle guardare et difendere tutte, essendo che la facilità conche possono le galee, con lo aiuto de remi, condursi da un loco all’altro, non lascerà che si possa promettere che quelle genti che potranno bastare a guardare una parte di quelle spiaggie, si possano per quelle disastrose vie condurre a tempo alle altre, dove si havesse potuto penetrar che il nemico vi disegnasse lo sbarco. Però sia da procurare d’impedirglielo almeno nelli lochi et spiaggie più commode et più vicine alle città di Candia et della Canea, dovendo o l’una o l’altra di queste fortezze essere di ragione la prima tentata, come di maggior consequenza delle altre et questo affine di necessitarlo a ridursi a sbarcare in spiaggia remote, di ove poi volendo egli condursi alle fortezze suddette habbia da consumar maggior tempo et possa essere alli passi difficili et angusti tanto maggiormente impedito et travagliato. Et però su quel di Candia si debba guardar la spiaggia di Carterò et quella dell’Strmirò, vicine alla città a pochi miglia, et su quello della Canea, quella di Gagnà et del Sissamo, che sono le più commode a quest’altra, et in quelli lochi sia da ristringere l’impedimento del sbarco con quel numero di cavallaria et di gente pagata et di quella del Regno che giudicherà necessario il capitano della guerra, trincerandosi con le sue genti nelle parte più commode per sue difesa et per potere con maggior facilità compire all’ufficio suo.
Seconda attione
La seconda attione è che dopo lo sbarco, havuta che se ne habbia la nove non bisogna ritirarsi nelle fortezze, né abbandonar la campagna et lasciarla libera all’inimico, ma si debba procurar di opponsegli per tenerlo quanto più lungamente si possa lontano da quelle, havendo a tornare a molto servitio delle cose di quel Regno, ogni maggior consumo di tempo che se gli faccia fare prima che egli si conduca a stringere alcuna delle fortezze, poiché potranno li nostri, seben l’essercito di lui sarà di numero superiore, valendosi dell’opportunità et del vantaggio de siti et dell’angustia de passi  et di tutti quelli beneficii che loro potrà sumministrare l’arte della guerra, dargli molto disturbo et travaglio et attraversargli molti delli suoi disegni, ma mentre il nemico sarà in campagna non sia l’oggetto principale dell’essercito di Vostra serenità di far guerra aperta, né di ridursi seco a conflitto generale, ma di impedirlo et trattenerlo et di conservarsi nel possesso della campagna et non lasciarla, per quanto si potria, libera al nemico, ben osservando la opportunità del tempo et delle occasioni. Questa difesa ha da causare uno altro effetto di non minor consideratione, che vedendosi difender le genti del Regno et non lasciarsi in libera preda dell’inimico al suo subito disbarco, si mantenirà in fede et in devotione, dove che quando se gli lasciasse libera la campagna, quelle genti si perderiano di animo et non considerando più oltre ad altro modo di difesa per fuggir l’ira di quello, si potrebbero rendersi a lui et egli poi valersene a nostri danni.
Terza atitone
La terza attione è dopo che’l nemico havesse superti gli impedimenti et fosse rimasto patrone della campagna, ristretti che si fossero gli nostri dentro delle fortezze, di attendere alle difese di quelle, attione tanto più delle due prime importante, quanto che consiste in questa la summa delle cose del Regno che non viene a consistere in quelle, perché non impedendosi lo sbarco o non difendendosi la campagna non s’intende però perduto il Regno, ma non difendendosi le fortezze ogni cosa seco insieme viene a cadere, 
Ricordo
et però si convenga tenerle munite et vettovagliate, almeno per un anno et proviste di tutte le cose appartinenti alla sua difesa et non mancarvisi poi delli necessarii soccorsi. 
Fanti 20.000 oltre li presidii
Tenendosi però per necessario supposto che le fortezze sudette siano perfetitonate et siano poco meno di 20.000 fanti pagati, oltre li ordnarii presidii, con le genti del Regno ripartite in quei presidii come meglio parerà convenirsi, quali fanti pagati debbano esser mandati tanto per tempo, che prima che sopragiunga la necessità delle fatitoni ristorati dal viaggio, possano assuefarsi all’aere et alli cibi del paese, perché sopragiungendo le fatiche della guerra potriano causare loro molte infirmità, con grandissimo pregiudicio della sicurezza del Regno. Et che con queste provisioni et con li soccorsi poi che sarà facile alla Serenità vostra, mediante la patronia delli porti, di potergli far passare, quel Regno si possa difendere et mantenere, considerandosi che la espugnatione di quelle fortezze debba esser dura e difficile impresa, quando esse non manchino del debito numero di difensori, et tanto più dificile et dura, quanto che convenga all’inimico far separata espugnatione a cinque di esse principali, che sono oltre le città di Candia et della Canea, quelle delle Grabusse e della Suda, che si possono dire inespugnabili, et quella di Spinalonga che si potria anch’esse dir tale, ridotta che sia nel sito suo superiore, nella difesa et conservatione delle quali potendosi dire che consista quella del Regno, si doverà haver avvertenza, che sopra di esso habbiano ad esser destinati capi di prudenza, di valore, di fede et di devotione da quali possa la Serenità vostra promettersi utile, fedele e fruttuoso servitio, li quali se saranno sudditi suoi, sarà più certa et più sicura la loro fede.
Diffesa del Regno con armata
Dovendosi a tutte le sudette cose aggiungere la forza dell’armata di Vostra Serenità, che è il secondo modo che casca nella consideratione della difesa di quel Regno et è per mio giuditio il principale, perché può la Serenità vostra più tosto haver forze, se non eguali poco almeno inferiori al Turco per mare, che pareggiar la sua potenza in quelle da terra. Però havuta certezza della guerra, sia da risolversi di mandar fuori il maggior sforzo che si possa di armata di galee grosse et sottili, Armarsi in Candia galee 50
potendone la Serenità vostra dal solo Regno di Candia armarne 50 et molto più se vorrà, che anzi quanto più numero ne armerà di quelle genti, tanto più si assicurerà della fede degli restanti, perché si venirà ad interessargli havendo altri il figliolo altri il fratello et altri altro congiunto sopra le galee, quasi pegni et ostaggi della loro fede, appresso che non si haverà dubbio che di questi almeno l’inimico si possa valere.
Ricordo di armar ogni anno galee - navigatione alla latina dismessa
È grande in quel Regno, come ho detto a suo luogo, il numero degli huomini destinati al remo et sufficiente quello di quelli da spada. Vi sono anco marinari di valore, ma il numero di questi è diminuito molto a quello che soleva già essere, perilche è necessario non intermer l’armar ordinario delle galee del Regno, prudentissimamente instituito per assuefar ciurme et accrescer marinarezza tanto maggiormente, che questa non ha più occasione di assuefarsi alla navigatione alla latina sopra galeoni stati dalla introduttione delle marciliane pregiudicati, in modo che si può dire essersi del tutto dismessa in quel Regno la loro fabricatione, essendovene stato fabricato a fatica un solo a mio tempo, non bastando né persuasioni, né offerte et effetti di imprestidi a movere gli huomini a fabricarne, essendo essi sicuri che li mercanti non lascierano il vantaggio che hanno del nolo carricando sopra mariliane per caricar con maggior interesse sopra essi galeoni, che portando seco intesse di spesa maggiore per il maggior numero di marinarezza, non possono noleggiar a quei bassi precii che fano le marciliane, che se la passano con minor numero di marinari.
Marciliane dannose
Risparmio che sebene pare honesto et permissibili, riesce nondimeno di tanto publico pregiuditio, che è cosa da prendervi sopra qualche buona deliberatione, non potendosi da 100 marciliane sperar di havere un solo marinaro buono per galee. Appresso che si vede chiaro, che allettati li portionevoli dalla poca spesa che porta seco la fabricatione di tali vasselli et il ciurmarli, hanno dismesso poco meno che del tutto quella delle navi.
Beneficio di navi
Che quanto esse, si come anco li galeoni, siano necessarie in tempo di guerra per portare munitioni et soccorsi et poter resistere a banda di galee, ciò è benissimo noto a Vostra serenità havendolo mostrato anco l’occasione nella passata guerra, che oltre le altre di minor portata in quantità grande, ve ne erano 30 da 1.000 botte in su al servito dell’armata et hora non se ne trovano che tre o quattro, se pur vi arrivano in questa città et quella del Lombardo in Candia non ancora messa a viaggio.
Berthoni lodati
Che se pur havendosi dovuto dismettere li galeoni e le navi si havesse introdotto in loco loro la fabrica delli bertoni, vasselli da carrico et guerrieri che veleggiano anco contro al vento et sono tanto sicuri al mare, non vi sarebbe forse hora l’infestatione di quelli da corso, invitati dalla facilità delle prede a far ne i mari della Serenità vostra tanti danni, quanti ne ha essa havuto notitia con sua molestia et dispiacere. Né se ne sariano armati in Sicilia et in Napoli a quella inimitatione degli altri a danno et disturbo de i vasselli sudditi di Vostra serenità non meno che delli turcheschi, 
Segretario Scaramelli avisa da Napoli 
de quali non ha mancato di volta in di farmene capitar diligentissimi avisi, sicome anco delli moti e progressi dell’armata spagnola del passato anno, il segretario Scaramelli residente in Napoli, che mi diede materia, avanti che dalla Serenità vostra mi venisse alcun ordine o altro suo aviso, di riordinare et accrescere le provisioni per la buona custodia di quelle piazze et marine.
Beneficio d’armar galee
Apporterà l’armar delle galee del Regno anco quest’altro beneficio di più, che in uno tempo medesimo, essercitandosi li galeotti a vogare, serviranno insieme a i bisogni di quelle fabriche, che ricercano condotta di materie et rimurchio di barconi, et ad accellerare tanto più la espedititon loro. Né si doverà mai rimetterlo per quella spesa che occorre farsi, potendo ella essere molto ben rinfrancata dal beneficio che ne può ricevere, oltre quello di far ciurme et marinarezza in questi necessarii et importanti servitii; et per me haverei sperato che la Serenità vostra fosse rimasta consolatissima di havermela lasciata fare, tuttoche aggravata di tante altre grandissime estraordinarie spese che Le fecero per allhora risparmiare questa. 
Ser Lorenzo Venier laudato
 Et creda pur la Serenità vostra che non si haveria mancato di far il dovere et che il sperone del castello et qualche altra cosa appresso non resteria hora da farsi, quando si havesse aggiunto questo aiuto a quello che hanno prestato quelle poche galee che per uno anno, dopo la partita del clarissimo signor Lorenzo Venier che era capitano di quella guardia, meritamente chiamato al capitaneato del colfo, rimasero sole due et il resto del tempo tre, ma però in questo diversi mesi nissuna secondo che è occorso loro di star via dal Regno.
Ser Christoforo Venier laudato
Non havendo però mancato né il detto clarissimo signor Christoforo Venier, suo honoratissimo successore, di aiutar con le proprie galee a quelli rimorchi. 
Sopracomiti laudati
Et così anco quelli magnifici sopracomiti et in particolare il m.ro [?] signor Andrea Valiero alli cenni simplici obedientissimo et di quel valore che lo ha dimostrato la occasione della fortuna insieme corsa, nella quale si mantenne sempre forte et intrepido senza riposar mai la persona, animando et dando ardite continuamente alli marinari et alle ciurme, coadiuvando valorosamente a detti affetti il magnifico signor Steffano Thiepolo, degno figlilo dell’illustrissimo signor Almorò che sia in gloria, il quale si trovò con noi in quel pericolo; non havendo ne anco gli altri magnifici sopracomiti mancato del loro dovere a quelli rimorchi, che furono: i magnifici signori Giovanni Battista Pasqualigo et Hierolimo Vendramino, il quale con la sua particolar diligentia et sollecitudine ha havuto maggior parte di ogni altro nel riparo del castello, et li magnifici signori Alvise Moresini et Almorò Corner, soggetto che in tutte le attioni sue si dmostra pieno di seno et di prudenza et da di sé argomenti di grandissima espettatione, et il m.ro [?] signor Hierolimo Memmo gentil homo honorato et tutti degni figlili di questa Republica.
Ricordo
Sarà oltre di ciò necessario fornir gli arsenali principiati et accrescerne fino al numero di 50 et haver  50 corpi di galee atte alla navigatione, che si possano ad ogni moto di guerra gettar in acqua et antecipatamente armare, con le quali si potrà prevenir l’inimico passando in Arcipelago a far che egli senta prima i danni della guerra, spogliandolo delle genti et particolarmente marinarezze destinate a suoi bisogni, impiegandoli nelli propri servitii delle galee armate in quel Regno. Et fattasi in tanto la preparatione dell’armata in questa città, di quel numero maggiore di galee che giudicherà la Serenità vostra necessario a tal bisogno, sia quanto prima inviata in Candia per congiungersi con quelle et star insieme alla difesa del Regno, che se sarà possibile che vi arrivi avanti il comparer dell’armata nemica, sarà salutifero vantaggio, perché potrà andarle alla coda molestandola, travagliandola et disturbandola il disbarco, come segui dell’armata spagnola in Inghilterra, il che le sarà facile di fare, havendo tanti porti guardati dalle fortezze, dove bisognando potrà ritirarsi et starvi sicura et uscirne di novo, secondo gli andamenti che anderà osservando della nemica. Et quando anco non potesse giungervi avanti di quella, ma ritrovasse l’inimico sbarcato, potrà impedirgli li necessarii soccorsi, molestarle le galee dovunque fossero et stringerlo a ciedere all’impresa.
Conclusione della difesa
Et perciò sia da concludere che il più real modo di difesa et la più sicura forza di Vostra serenità sia risposta nella armata da mare, la quale o con impedir lo sbarco o con vietar li soccorsi può mantener difeso quel Regno, et in questa debba essere anco da Lei riposte le sue maggior speranze. È vero che le spese doveranno esser grandissime, ma la importanza del Regno, la riputatione et l’honor della Serenità vostra, le dannose consequenze che recherebbe seco la perdita sua, che Dio non permetta mai, devono moverla alla difesa sua con tutto lo spirito et con tutte le forze Sue per conservare a Lei et alla gloria di questa Republica et a tutto il christianesimo quel nobilissimo et importantissimo Regno, come giudico che potrà fare con l’aiuto del Signor Dio, che sarà favorevole a così giusta difesa. Lascio di discorrere alla Serenità vostra delli soccorsi che potrebbe havere da principi christiani, li quali si doveranno movere ad aiutarla per ragion di Stato, per non lasciar accrescer maggior forze al nemico commune et lasciarlo divenire più potente, perché havendo da dipendere questi dalle volontà incerte et da i consigli variabili de principi, non se ne può né deve far fondamento certo et determinato, se ben se ne deve havere ragionevole speranza, li quali aiuti aggiunti alle forze di Vostra serenità renderanno tanto più indubitabile la vittoria.
Fabricar galee
Si come adunque è necessaria la continuatione delli volti dell’arsenale et la aggiunta di quelli che vi si possono cavar di più fino al numero delli 50 per tenervi li corpi delle galee a coperto, così è necessario di continuar la fabrica delle incominciate et poco meno che finite et metterne in cantiero delle altre, 
Maestranze de l’arsenale
che ciò servirà anco, che non meno è considerabile, ad accrescer quelle maestranze che si trovano trovano poco meno che disfatte, sumministrandovi la provisione delle bastardelle et di altri mageri lunghi necessarii, poiché di stortami et altre sorte ve ne sono nell’isola da supplire, se si volesse fabricarne 50, tutto legname di rara et perfetta qualità, come si può vedere da quello ch’è messo in opera nelle dette tre galee nove, per le quali se ne hebbe da Corfù una parte, che fu prima che si fosse scoperto esservene nell’isola et hora ne avanza da mettersi per il suo finimento, havuti che si haveriano li magari da legarle di sopra, che vanno messi in opera prima.
Legnami
Il quel legname mandai a tagliar su quello di Rettimo dal sottoproto inviatomi da qua insieme con li segadori, che non restandomi da poi in che altro più di alcuni di loro valermi, non comparendo la provisione di quello che si haveva bisogno, se bene lungamente ricercata, gli rimandai in questa città per levare alla Serenità vostra quella inutile spesa.
Spese scansate
Al scanso delle quali spese inutili non ho mancato di attendere dove ne ho trovato alcuna, havendo anco cassato due carrichi superflui in Rettimo, uno di uno scrivano et l’altro di uno soprastante di fabriche, non confirmati da Vostra serenità, che si pagavano dalla Camera senza esserne bisogno.
Ser Francesco Mosto laudato
Nella espeditione del qual legname ha usato certo grandissima diligentia, benché gravato da continue indispositioni, il clarissimo signor Francesco da Mosto, Rettore di quella città, che ministra a quei popoli buon giustitia,
Ser Bartholomeo Paruta laudato 
si come non mancò di far anco il quondam clarissimo signor Bartholomeo Paruta suo precessore di buon memoria.
Armizi
Et si come si doverà attendere ad accrescere il numero delle galee, così si doverà haver cura che vi sia il fornimento di tutti li armizi et suoi rispetti necessari, accioché senza aspettarne da qui la provisione, si habbiano preparati li provedimenti del Regno, per poter senza alcun ritardo volgersi a raccogliere le genti et ad armar le galee et spingerle a danni dell’inimico avanti l’uscir della sua armata, potendo apportare per tutti li versi grandissimo giovamento alle cose del Regno questa preventione.
Biave
Et perché è necessario che esso sia sempre abondantemente proveduto di grani, per la fabricatione di biscotti per uso delle galee et per munitione di quelle fortezze, né supplendole rendite dell’isola se non al proprio suo uso et ordinario consumo, essendo solito per quello delle estraordinarie occorenze cavarne dal paese turchesco, la cui provisione può esser a tempo di maggior bisogno interdetta et al presente non vi compariscono più caramussali con formenti, come già vi facevano, intimoriti dalli mali trattamenti fatti loro dalli bertoni, che appresso a gli altri danni hanno cauasto anco questo importantissimo dello interdire a quell’isola un tanto commercio et così importante sovvegno,
Ricordi 
però in rimedio di questo mancamento due cose mi occorre ricordare a Vostra serenità et è l’una che ritrovandosi moltissimi luoghi dell’isola ridotti a vigne, che secondo gli ordini santissimi in questa materia fatti dall’illustrissimo signor General Foscarini doveriano esser stati lasciati per seminare, quando questi fossero diradicati et messi alle semene, io credo che poco più bisogno haverebbe quel Regno di grani forastieri per qualunque suo bisogno. Ma perché sono in numero infinito li transgressori et poveri gran parte di loro, potrebbe la Serenità vostra procedere in ciò con qualche temperamento, facendone diradicare la metà et ordinare poi con strettissime pene la essecutione di essi ordini Foscarini. L’altra cosa è che ritrovandosi molte parte dell’isola mal coltivate, le quali si potriano con la fatica ridure a coltura et restano hora così per mancamento di habitatori, che in altre parti poi vi abondano oltre il bisogno, però sarebbe ottimo rimedio procurar di fornire di agricoltori quelle parti che non ne hanno, 
Banditi
il che potrebbero facilmente fare li rappresentanti, osservando essi nel bandir gli insulani, a quali in essecution delle leggi bisogna riservar nell’isola qualche confine, di riservarglielo in quelli casali che mancano di huomini, perché in tal caso si habiteranno [?] li luoghi bisognosi di habitatori et si accrescerà la coltivatione del Regno et saranno li banditi più obedeinti a ridursi a quelli confini ne quali saprano di poter cavare il vivere, che non fanno a gli altri, soliti darsi loro di alcuni castelli angusti, dove non possono passar la vita in alcun modo et convengono necessariamente disubidire. Et potranno li reggimenti haver facile informatione di territorio in territorio di tali luoghi da poter nelli bandi, che occorrerà loro di dare, riservar per confini.
Si potria anco commutar alli attuali banditi li confini in questi luochi tali con qualche disfalco del tempo, per tirargli per questa via a quelle coltivationi, da esserne dato loro obligo particolare, che essendovi di questi numero grande nell’isola, quelli luoghi si veniriano tanto più presto a ridur a coltura et tanto più presto la provisione de grani si veniria ad havere dal proprio Regno.
Ricordo
Proveditor general 
La essecutione di che si potria commettere al Provditor general, la cui persona non debbo tralasciar di dire a questo passo, che ricerchi la ragion di Stato che habbia sempre auttorità grande in quel Regno, per il bene che può con essa più facilmente operare et per la consolatine che apporta a quei popoli, riputandosi essi, quanto veggono l’auttorità sua maggiore, tanto dalla Serenità vostra havuti maggiormente a memoria et tenuti a core et se le rendono perciò tanto maggiormente devoti, considerando che habbia voluto prestar loro commodità di potere senza uscir del Regno, ricevere di quelle gratie et estraordinarii suffragii, che con molta spesa et pericolo di mare converriano andare a Constantinopoli a ricercar dall’illustrissimo Bailo, 
Salvacondotti 
come alcuna volta sono necessitati di ricorrervi con loro molta contristatione per qualche salvacondotto, che concesso loro dal Proveditor general, non sarà stato voluto ammettere da qualche Rappresentante, ancorché ridondasse a publico servitio et fosse angustiato et ristretto dentro a quei soli limiti, dove quel tale havesse havuto da ridurre a fine lavoro di fabrica di vassello, in che la Serenità vostra fosse stata per interessarsi di molti migliara di ducati d’imprestanze. Oltra che se è bene che l’illustrissimo Bailo gli possa concedere a tutti gli sudditi, perché non si fermino in Turchia, ogni ragion consente che sia bene anco che’l Proveditor general possa concederne a quei del Regno, perché non habbiano occasione di andarvi. Non mancandosi specialmente di havere in consideratione la qualità de casi, le conditioni delle persone et sopra tutto le professioni loro.
Ricordo
Cosa degna di essere dalla Serenità vostra espressamente dichiarita, con sue lettere al signor Proveditor general presente et successori et per dignità del Generalato, che come carico supremo in quel Regno, molto bene se gli conviene et per consolatione di quei popoli et maggior infiammatione dalle loro devotione e fede.
Finir le fortezze
Si doverà finalmente, oltre tutte le antederre provisioni, far attendere con diligentia et sollecitudine a dar fine alle cose che mancano da farsi in quelle fortezze, essendovene in quella della Canea molte et moltissime in quella di Candia, che per loro stesse manifestano la importanza, in che supplico la Serenità vostra a mettere compito studio, perché non essendo opere quelle da farsi in due, né in tre anni, non che all’impressa ne moti di guerra dariano da sospirare et da travagliar molto et la Serenità vostra si troverebbe in gran pensiero et li difensori in gran perdimento di cuore. Attendasi dunque a perfettionarle et per maggior cura et sollecitudine credasi haver tempo scarso, che non si pentirà mai di haver a suo beneficio così creduto, perché quanto più tosto la Serenità vostra, con la perfettione di quello che resta, si libererà da quel pensiero, tanto prima potrà star con l’animo tranquillo in questa parte et promettersi con quella preparatione di forze che potrà mettere insieme maggiori et con lo aiuto del Singor Dio, suo benignissimo protettore, più fondatamente sicura la difesa di quel suo precioso Regno et la sua conservatione. Et tanto basti haver detto in questa materia.
Camere del Regno - debitori
Passerò hora a darle conto della importantissima materia delle Camere et delle entrate che ivi la Sernità vostra si attrova, lievi per certo alli ponderosi interessi et alle gran spese che vi sostiene, dico che appareno debitori descritti nelli libri di dette Camere per la summa di un milion et ottantamille ducati, la metà de quali et forse più sono busi et retrattabili, un quarto inesigibili et l’altro quarto da potersi scuodere. Li retrattabili sono così per li nomi di tanti Capi da mar che da molte decene d’anni in qua hanno havuto denari per dar paghe a galee et non è stata acconcia la loro scrittura, come per Proveditore di fortezze et Rettori per danari mandati loro per far li pagamenti opportuni, quali voglio creder che habbiano resi i loro conti come sono tenuti, ma non però sono stati saldati li loro nomi. Vi sono anco molti patroni di vasselli per denari havuti per andar a caricar grani in Sicilia già molti anni et anco molti capi di guerra per stipendio havuto, che doveriano esser stati soldati nella serenissima signoria. Tuttavia per trascuratezza di ministri che dovevano di tempo in tempo haver di ciò cura, corrono infruttuosamente in essi libri. Onde havendo io veduto la confusione che vengono ad apportre questi tali disordini, ho operato si che a tutti li Proveditori di fortezze et alli Rettori di Sittia et di Tine, che in mio tempo hanno compito li loro Reggimenti et hanno saldato i loro conti, è stato saldato anco il loro nome ne i libri publici. Et così ho procurato fare di tutti quelli che per altra occasione in detto tempo mi sia occorso et ho portato meco le partite di tutti li denari che ho fatto dare alli capi da mare per dar paghe a galee, perché debbano esser fatti qui debitori et sia mandata la copia a quelle Camere, così che anco questi possano essere saldati. Il quarto delli debitori inessigibili è per nomi morti et absenti di tanti anni, che di loro non resta vestigio. 
Diligentia del Proveditor general Priuli successore et capitano Tagiapietra
Il resto poi, che può essere poco meno di ducati 300.000, per me credo che quando fosse continuata la diligentia che al presente viene usata, se ne riscuoderia una gran summa, non mancando a quanto se gli conviene quell’illustrissimo Capitano grande, altramente anderanno invecchiando et perdendosi ancor loro tenendo la strada aperta a gli altri che per tempo si anderano facendo. In questa parte io resto consolato molto, sapendo che in mio tempo non si ha mancato et con destro modo di riscuoter summe rilevanti di denaro da caduna sorte di debitori, come dimostrano gli effetti, 
Accrescimento di datii 
si come nella materia de datii ho ricevuto  altretanta satisfattione, per l’accrescimento fattosi nella deliberatione di questi ultimi tre anni di ducati 25.968 di più di quello che furono deliberati li tre precedenti et mi è incontrato, che havendo io sollecitata continuamente la essatione, si è conseguito di ragion tale, non solamente quanto ha importato la deliberatine predetta così avantaggiata, ma anco di debiti vecchi di essi datii ducati 19.653, 
Scossi da debitori 
appresso di che sono stati scossi da altra sorte di diversi debitori 50.000, oltre quanto altre in detto tempo fossero andati in resto et in particolare si è scosso dalli livellarii più di quello che già molti anni sia stato fatto, havendo io con la publicatione di alcuni ordini, che io feci ne i primi mesi per la translatatione di essi livelli, che per il più correvano in nomi vecchissimi et derelitti, conseguito questo notabile beneficio,
Translati di beni livellarii
che non solo sono stati translatati [?] nella Camera di Candia beni per translati 330, con assicuratione dell’essatione di quei livelli che in quei nomi antichi stavano per cadere, ma sono stati scossi anco molti denari dalli debitori del fontico di Candia per occasione di megli, farine et altro che se non gli facevo gagliarda provisione, caminavano alla via anco questi di restar persi. Ho di più fatto formar molti debitori in quelle Camere di quello che amministrando essi le cose publiche havevano convertito in loro uso et buona parte di essi sono stati astretti alla satisfattione. 
Scosso d’angarie
Et finalmente è stato scosso dalli contadini angarici con diligente provisione ducati 10.283, oltre la servitù havutasi di angarie 54.758, che importariano in denari ducati 30.146. Cosa che ha superato il creder di ogni uno et veramente di gran meraviglia. 
Ser Gasparo Cerchiari rasonato laudato
Nelle quali tutte operationi mi è stato non poco giovevole messer Gasparo Cerchiari, cittadino et buon servitore di Vostra serenità, il quale mi ha servito con estraordinaria diligentia et con somma fede nel carico importantissimo di rasonato et si è perciò reso degno grandemente della gratia di Vostra serenità.
Candia fortificata dall’anno 1561
In questa materia di essatione de denaro mi occorre dinotare alla Serenità vostra, come havendo Ella fino l’anno 1561 a 24 settembre ordinato la fortificaitone della città di Candia, a ricchiesta di quei magnifici nobili, assegnò per anni cinque quella proviisone che le parve
Offerta de nobili 
et ordinò appresso che atteso la offerta fatta da quei magnifici ambasciatori a nome della nobiltà di volerne spesare li contadini quali fossero andati al servitio di essa
Clero cittadini et hebrei contribuitori
dovendo contribuire anco il clero latino, li cittadini et li hebrei, fosse assegnato soldini otto candioti per testa al giorno alli detti contadini, da esser pagati delli denari di tale contributione per anni cinque, la qual poi fu dalla Serenità vostra prorogata per altri anni cinque et da suoi proveditori generali in diverse volte per altri anni 11, de quali l’ultimo fu l’anno 1599. Di questi denari in tempo mio pochi se ne sono potuti riscuodere, rispetto al bisogno di supplire a tante angarie, 
Il clero nega la contributione
massime essendo stata dal reverendo clero assolutamente negata la satisfattione di 1.000 et più ducati che restano a suo debito, havendo monsignor illustrissimo risposto alle instanze da me più di una volta fattegli fare, che egli non può acconsentire a questa gravezza, stante la prohibitione che per molte bolle papali vengono fatte etiam a chi assenta ad altra gravezza che alla ordinaria decima, la onde io gli ho tenuta suspesa quella de livelli, che suol scuodere insieme con il clero da quella Camera, et per la difficoltà veduta nelle gravezze passate, non ho stimato bene trattar la continuatione di altre nove, 
Ser Nicolò Donado Proveditore generale precessore
massime che pretendono quei magnifici nobili che ciò non si possa fare senza il loro assenso et volontà prestata in tale occasione sotto l’illustrissimo General Donado mio precessore et ciò stante la prohibitione fatta dalla Serenità vostra a suoi rappresentanti, sotto li 23 giugno 1584, di non poter mettere et introdur loro altra gravezza;
Ricordo
et stimando io che questa non sia né si possa intendere introduttion di nova gravezza, ma continuatione della già introdotta per li anni cinque per sevitio di quelle fabriche, continuando la Serenità vostra tuttavia la spesa di esse per la loro perfettione, come ricchiede il bisogno di opera non finita, ho perciò lasciato alla sua auttorità riordinare in questa materia quanto conosce la sua prudenza ricercare il suo servitio e la ragionevolezza insieme, per la continuatione della detta contributione nel modo incominciato, fino al compimento della fortificatione, si che si possano spesare li contadini et reintegrar la Camera publica di molto denaro, che per tal causa ella viene fin hora ad havr esborsato. Et il simile è necessario che si faccia alla Canea per li tre soldini che sono tenuti li magnifici nobili et feudati et cittadini, per parte di 18 ottobre 1570, commettendo che ancor loro debbano continuare a supplier a quell’obligo, come di sopra, et risarcir quella Camera di molto denaro che ha per tal effetto speso.
Entrate
Hora discendendo a i particolari delle entrate del Regno, distinguerò alla Serenità vostra di una in una a che summe riescano a i tempi presenti, primieramente adunque:
li datii per tutto il Regno deliberati l’anno 1601, importano ducati 81.472 lire 2 soldi 10
le botteghe di Candia affitate ut supra ducati 1.922 lire 4 soldi 4
li livelli per anno uno per tutto il Regno ducati 3.855 lire 5 soldi 2
li terreni della Sitti et Prà della Suda sono affittati per formento misure 8.729 che valutano al minor prezzo importa ducati 3.098 lire 2 soldi –
li terreni sopradetti de Lassiti per misure 3.290, formento che pagano li Napolitani per quello che a loro vien pagato di manco del corrente ducati 277 lire 5 soldi 5
li terreni della Massarea, da me ricuperati in Signoria per essecutione dell’ordine datomi dalla Serenità vostra con lettere de 8 luglio 1598, sono stati affitati ducati 221 lire 3 soldi 13 che con ducati 5 lire 5 che pagano li franchi ducati [?] 227 lire 2 soldi 9;
Che vengono ad essere in summa per anno uno ducati 90.854 lire doi et soldi 18.
Sali
Quando questa entrata venga intiermanete riscossa, oltre però quello che possono importar li sali mandati in quella città, che sono state misure 153.106 et quelli che sono rimasti la per mancamento di vasselli, che sono misure 180.000 sopravanzati dal bisogno dell’isola nella fabricatione di questi tre anni, la quale è stata da me molto protetta et sollecitata, quali vengono a rispondere in tutto moza 6.000 in circa da stara 12 venentiani per mozo.
Spesa
Quanto alla spesa io so che non sarei lodato a distinguere qui i particolari di essa, quali potriano più tosto essere di tedio che di sodisfattione, poiché et la Serenità vostra et le Signorie vostre eccellentissime per tanti calculi fatti et ricevuti in più tempi, sano che oltre la entrata del Regno di Candia vi voglia provisione di ducati 200, 220 et fino a ducati 240.000 all’anno per il meno, in tempo che non si armi, onde servirà a me per conclusione il dire che nel spatio di mesi 39 1/3 che ho continuato nella cura che La mi diede di provedere alli bisogni di quel Regno, io non habbia speso in effetto a ragione di anno più di ducati 162.080 dell’erario suo, che di tanti io mi son valso del corpo delli sottoscritti, cioè
Consignatimi nel partire ducati 180.000
Ritrovati ne i depositi ducati 9.205 lire 3 soldi 2
Portati dall’illustrissimo Loredan fu capitano in Candia ducati 8.064 lire 3 soldi 4
Portatimi dal clarissimo capitano della guardia ducati 48.709 lire 4 soldi 4
et cambii tolti ducati 332.387 lire – soldi -
Che vengono ad essere ducati 578.366 lire 4 soldi 8, de quali devono essere battuti ducati 47.104 lire 2 soldi 1 che ho cosiganti all’illustrissimo signor Alvise Priuli mio successore et resteranno ducati 531.272 lire 2 soldi 5, che per detto tempo vengono a rispondere in ragion di anno li detti ducati 162.080, quali mi hanno supplito non solo alle spese ordinarie, ma anco alle estraordinarie, tuttoche importanti, come è stata quella del rispondere le paghe alle galee della guardia et quella di tante fabriche fattesi per tutto il Regno et ho nondimeno lasciato nelle casse ordinarie via dalli depositi ducati 12.700 di più di quello si trovava al mio arrivo, sicome anco non ostante il consumo fattosi dalle galee che si sono trattenute in quei porti, 
Munitioni di vivere di biave 
ho lasciato nelle munitioni et ne i fontici di più di quello che al mio arrivo vi trovai in essere, biscotto miera 36 et formento misure 14.000 et ciò non ostante che dalla Turchia questi due ultimi anni non sia comparso pur un caramussale di formenti, tuttoche da me procurati con ogni maggior efficcacia et industria. Et ben si conobbe in effetto la difficoltà, quando dalla Serenità vostra mi fu commesso la provisione per questa città, che io non potei conseguir minima parte del suo intento, ancora che io facessi in ciò quanto più si potesse fare. È vero che li contrarii in questo furono molti et tutti importanti, l’ordine capitatomi tardo, il termine ristretto, bassa la limitatione del prezzo inalzatosi allhora per il concorso delle navi et per quello che esso lo pagavano et strettissime le provisioni per li bsiogni di Constantinopoli, et rigorosamente essequite nella vita et nella robba delli transgressori. Ma lodato il Singor Dio che si come per altra strada provide il bsiogno di queste parti, sovvenne ancora con fertili raccolti a quello dell’isola, in modo che si è conservata abondante tutto questo tempo. 
Risi
In questo proposito mi occorre ben dire che sia necessario provedere di qualche summa di risi, per mandar in quelle muntioni con opportuna occasione, havendo io convenuto far dispensar quelli che vi si attrovano, perché non andassero a male, come havevano cominciato,
Migli
sicome anco sarà bene che in tempo avantaggioso si rinfreschino le munitioni di migli, non ve ne essendo in tutto il Regno più che misure 49.500 che fanno stara venetiani 12.000 in circa et si doverà procurare di mandar robba buona et non come quella che al presente vi si trova, che è robba leggierissima, non convenendo in tanta lontananza et in loco dove tal sorte di robba non si può rinovare mandarla se non perfetta.
Conti
Hora perché la Serenità vostra possa in ogni occasione restare brevemente informata delle cose da me narrate in questo proposito della Camere et di quelli particolari che per brevità non ho potuto così perfettamente esprimerle, ho portato meco et appresento all’officio delli clarissimi signori Regolatori sopra la scrittura, oltre il libro ordinario del mio maneggio et delli cambii tolti, Augumento di denari 
uno altro libro che serve per compendio delli conti mensuali per innante mandatigli, da quali riceverà ogni compita informatione et vederà in essi anco l’avanzo di ducati 5.687 lire 12 [?], fattosi nelli cechini impiegati nella compreda di formanti forestieri, che io spesi con quell’accrescimento che seco portano simili pagamenti, 
Cechini in che impiegati 
et delli cechini 3.000, del numero delli 24.000 portatimi dal clarissimo Capitano della guardia, che adoperai in pagamenti di militia a lire 11 e mezza l’uno, havendo bisognato impiegare li restanti 21.000 in per dar salarii di reggimenti, che non hanno ne anco supplito, havendomi anco convenuto cavarne dal deposito di formenti 6.569 per dar satisfattione a quelli che erano creditori, così che con li 10.000 che ho havuto per questo particolar effetto, ne sono stati impiegati 37.569 tutti a 60 [LX ?] l’uno in detti salarii, che quando fossero stati spesi al corso commune, haverebbono mostrato più di ducati 9.000 di accrescimento, oltre li predetti, quali non sariano però stati in avanzo, atteso che alli reggimenti si deve dare un numero prefisso di cechini, che valutandoli a lire 11 e mezza iuxta il corso haveriano per consequenza resa la spesa tanto maggiore.
Accrescer l’entrate.
Io, serenissimo principe, ho fin hora trattato diverse cose, né alcuna è tra queste che sotto nome di ricordo proponga alla Serenità vostra nova introduttione di accerscere le sue entrate o di restringere la spesa di quel Regno, poiché tutte quelle che mi sono capitate reali et giuste sono da me state poste in essecutione et con buoni ordini ho terminato che per l’avvenire vengono osservate. 
Saline di Spinalonga
Non resterò però di riverentemente dirle, che saria bene havere consideratione a quanto in proposito delle saline di Spinalonga rappresentai a Vostra serenità, con le mie lettere de 4 febraro 1600, in materia di tuor di Signoria con debiti modi tutti quelli fondi che sono di particolari et salizarli di lastre, che ivi sono poco lontane, attese che molte di esse sono marcie et profondano, si che non si possono adoperare. Et è grand’errore il lasciarle andare a male, facendosi in quelle poche governate sali di tanta perfettione. Vi saria anco l’accrescere il prezzo di essi sali, bassissimo in vero al presente, che potrebbe aportar utile di non picola consideratione, si come anco l’imponer gravezza o di imbottadura sopra tutti li vini o di decima sopra l’entrata, cadauna riuscibile et importante, inche però io non isisto [?], poiché come altrevolte ricordate et non essequite, debbo credere esser diversa la sua intentione, sebene io stimerei laudabile, sicome ragionevole il farlo, rispetto et alle spese intollerabili che sostiene la Serenità vostra in quel Regno a conservatione non meno de i beni loro a quei habitanti, che a lei di quel Dominio, et alle gran ricchezze che mediante esse spese vi si sono venute a fare et vi si vano tuttavia con le medesime facendo sempre maggiori, vendo quel gran denaro che si spende in quelli presidii, mediante l’essito che fano essi di loro vini, formenti et altre robbe a prezzi fuori di ogni proportione, a quello che erano prima inalzati, a calar tutto nelle loro borse, alla fine che quanto il vivere et tutte le altre cose fossero per lo inanti in quell’isola a prezzi vili, basteria a dimostrarlo a chi non ne fosse, come ne è informatissima la Serenità vostra, l’uso del tornese, che è da meno di bagatino, già loro corrente et ordinaria moneta, bastando inante la introduttione di quella militia, pochi di questi in mano alli padri di famiglia, a provedere alli cotidiani bisogni delle loro case, humile et positive allhora et empiute al presente, quelle massime di cavalieri, con li cechini che sono sottentrati in loco delli tornesi di molto lusso et pompa.
Ser Nicolò Lion et ser Bernardo Venier laudati
Mi resta per fine, serenissimo princpe, che si come non mancai al mio arrivo in quel Regno far quella debita relatione con le mie lettere a Vostra serenità della persona del clarisismo signor Nicolò Lion, allhora Capitano alla guardia contra Uscochi, che mi vi condusse, che io conobbi convenirsi al valore et al merito suo, così non debba mancare per debito di conscientia di attestare hora quello più di honorato et di degno del clarissimo signor Bernardo Venier, Governator delle galee di condennati che mi ha ricondotto alla Patria, che si possa desiderare in uno valoroso capo da mare, il quale con la perfetta intelligentia della profession sua et con gli ottimi trattamenti che fa a chi vive sotto il suo commando, fa conoscere i suoi pensieri essere indricciati solo a quell’honorato fine che deve esser scopo et mira di ogni suo buon cittadino.
Businello licentiato di servitio [?] - Lodovico Galeazzo cancelliero laudato
Nel carico di cancelliero, che fece anco in parte l’officio di secretario dopo licentiato il Businello, per le cause che con le mie lettere dinotai a Vostra serenità, mi ha servito messer Lodovico Galeazzi con gran fedeltà, con la quale havendo anteposto il suo debito ad ogni altro ripsetto si è reso meritevole di essere da tutti li buoni protetto et favorito.
Successor suo laudato
Ho lasciato in luogo mio l’illustrissimo signor Alvise Prioli, senator di quel valore et di quelle qualità che alle Eccellenze vostre sono benissimo note, il quale con la sua solita carità verso le cose publiche, haveva di già incaminato il servitio della Serenità vostra per via sicura di suo gran servitio, non havendo io mancato non solo di fargli veder il stato delle cose fatte et da farsi, ma di partecipargli anco con intiera et reciproca confidenza, quali fossero i disegni et pensieri miei per rappresentarli a Vostra serenità, la quale se come di mano in mano ho detto, provederà quel Regno delle cose necessarie, sia pur certa di accrescere altretanto l’animo a sua Signoria illustrissima, quanto gioverà segnalatamente per le ragioni da me addotte a questa serenissima Republica.
Di se stesso
Di me stesso poi poco mi resta a dire, poiché delle cose operate da me con tante fatiche nel lungo corso del mio carico, ho tocco qualche particolare nel progresso di questa mia relatione, perché quanto al resto non potrei dopo la stanchezza apportarle se non displicenza, se hora io volessi condescendere a rappresentarle gli incontri avvenutimi in la Suda et in la Canea, solo per haver con candidissimo animo et con incomparabile sincerità procurato di bene essequire le commissioni della Serenità vostra et il debito mio 
Ser Marco Bollani, ser Daniel Gradenigo 
cose tanto importanti et manifeste, che da esse astretto, non potevo io senza abbandonar l’anima mia, il sollevamento de suoi sudditi et la riputatione di Vostra serenità, pretermettere quelle attioni che hanno dato materia alli interessati di procurar tante innovationi in publico et di far tante indolgenze in particolare, delle quali se verso altri non sarà giudice questo eccellentissimo Senato, tutto che a lui ho scritto et mandato quanto mi fu imposto et era necessario, et potrà sempre dalle scritture originali da portate per presentargliele, haverne distinte et reale notitia, sarà almeno grandissimo mio giuditce il Signor Dio, che io non ho havuto mai né mai haverò altro oggetto che il publico bene et la neta giustitia, le quali due cose sono state et saranno sempre in tutte le attioni della mia vita guida della mia fedele intentione.
Offerta di se stesso
Et questa vita che conserverò sempre giustificata per essermi intanto solamente cara in quanto potesse essere instrumento del servitio di questa serenissima Republica, offerisco io di nuovo divotamente per sempre con ogni mia fortuna a Vostra serenità et alle Vostre Signorie illustrissime et eccellentissime