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novembre| 1603 Alessandro Priuli

Relazione|

Relazione di Alessandro Priuli novembre 1603
AS Venezia, Collegio, Relazioni, b.79

L’obligo che da maggiori nostri è stato instituito alli rappresentanti Vostra serenità, che serveno nelli carrichi più importanti, di riferire in questo eccellentissimo Senato al ritorno loro quanto stimano di servitio publico et degno della intelligenza delle Eccellenze vostre, fu posto con fine di saper il stato delle cose, per poter provedere et ordinare quanto possa esser di sicurtà et di servitio loro. Per ciò ho giudicato bene, per non tediar la Serenità vostra et le Signorie vostre eccellentissime con copiosa lettura, di allontanarmi dal replicar quello che infinite volte è stato rappresentato et che può esser superfluo, sapendosi molto bene dov’è posto il Regno di Candia, come Vostra serenità l’habbia acquistato, il circuito suo ch’è di miglia 520 la sua lunghezza ch’è miglia 230, come anco la sua maggior larghezza ch’è di miglia 50 sopra il territorio della città di Candia, et la minore ch’è da Pacchiamo dalla parte di Tramontana fino al castel di Girapetra a quella d’Ostro di miglia 12, come altre volte vi siano state 100 città formate, che per dir il vero si deve credere che vi fossero habitanti in esso di molto maggior numero di quello che si trova hora, poiché si vede in infiniti colli et siti opportuni le vestigie di molti castelli, segno manifesto che doveva esser maggiormente habitato et coltivato. Attenderò adunque a dar conto di quello ch’io stimarò più profittevole alle cose di Vostra serenità, principiando dalla nominatione delle città et fortezze ch’Ella tiene in quel Regno, tutte poste dalla parte di Tramontata.
Sithia, che è prima dalla parte di Levante, ha un castello molto piccolo fabricato in monte pendente al mare con torrioni all’antica, che hanno alcune habitatione per dentro, ma la maggior parte rovinate. Questo castello può servire per raccoglier in occasione quel poco popolo che habita nel borgo pur alla marina et difenderlo da qualche piccola incursione, che da altro non occorre pensarvi; et se bene questo luoco tiene nome di città ha però più tosto forma di grosso villaggio, si che non è luoco da porvi consideratione. Vi è alla custodia un Capitano mandato da Vostra serenità con 25 fanti che sono d’avantaggio et vi si introducono anco delle cernide del paese, con poco stipendio, per far le guardie et corrisponder alli fuochi di sicuranza, a fin di dar li debiti segni. Vi sono doi bombardieri, poi che vi si trovano molti pezi con alcuna monitioni da guerra. Questa città ha sotto di sé anco il territorio di Girapetra et fra tutte due hanno 20.000 anime in circa, delle quali sono scritte privilegiati 175 solamente, poi che ne sono descritte per cernide 840 per le fatitoni, che sono obligati a fare in molti luochi per ordinario et particolarmente nella città, per galioti 2.245, parendo che in questo territorio non si costumi il nome di angarie, per non vi esser occasione di fortificationi et si vagliono in qualche cosa delli descritti per galea, se ben quanto a me stimarei che si dovesse far la medesima descrittione come nelli altri luochi, perché si augumentaria il numero delli uni et de gli altri. Et questi sono forse li migliori et più ben disciplinati soldati del Regno per l’attitudine loro. É sottoposto a questa giuriditione il castello di Gerapetra, come ho detto, situato dalla parte del mar d’Ostro, il qual’è necessario mantenere per sicurezza di quelli habitanti, rispetto alli legni di mal fare, li quali capitano spesso alli scogli delli Gaideroni, che sono all’incontro di esso castello. Et perché una torre di esso minaccia rovina, sarà bene dar ordine che sia abbassata, il che si farà con le angarie di quelle parti, descritte sotto nome di galeoti, non havendo io voluto commetterlo senza notitia della Serenità vostra. Il castellano vien eletto in Candia, come li altri di quel territorio. Vi sta il capitano delle cernide, qual’ha quattro soldati italiani pagati et un bombardiero aggiungendosi ogni notte 30 soldati di cernide per far le sentinelle ordinarie. Vi si trovano monitioni et alcuni pezzi di artellaria, parte de i quali doverà esser cambiata. 
Lontano da Sithia 50 miglia verso Ponente vi è il porto di Spinalonga et sua fortezza, della quale dirò quello che forse molti hanno detto, che Dio perdoni a chi si risolse di fabricarla nel modo che si vede, poteva esser fatta con maggior sicurezza dei difensori et senza obligar Vostra serenità a tanto presidio, poiché si saria supplito con meno di 100 fanti, dove si convien guardarla con più di 300 [?], et se bene io difficilmente per il mio voto concorrerò a sentir che siano fatte nove fortificationi o poste in terra le fatte a fin di rinovarle, per molte ragioni che possono esser addotte, tuttavia sopra questo particolare dove si tratta, che la spesa possa in poco tempo esser risarcita dall’avanzo che si farà tenendo minor presidio et poi restar liberi di essa per sempre, con dar anco maggior sicurezza a chi doverà difenderla, stimo bene che in tutti li modi sia fatta qualche matura consultatione per devenir poi in quella risolutione che parerà alla Serenità vostra. Questa spesa di fanti 300 vuol dir ducati 12.000 all’anno, delli quali levando otto o almeno sei saria avanzo considerabile, oltre che la grandezza presente di essa fortezza è cagione che vi sia continuo bisogno di tanti concieri et spese diverse, che in capo all’anno importano grandemente. Questa guarda il porto, in capo del quale vi sono saline, ma però distanti dal tirro dell’artellarie.
Ho ritrovato in questa fortezza che molti tenevano case, come se fossero loro proprie, et altri ne haveriano investiture di molti anni, con obligo di pagar certe pernise alli clarissimi proveditori, et havendo io voluto in ciò penetrare, per dubbio che essendo state in poter d’ognuno le materie delle fabriche publiche, tutta la loro construttione sia stata fatta di quel publico, o pur che li soldati rinontiandosi alla loro partita le habitationi l’uno all’altro habbino da ciò preso il possesso, ho chiaramente scoperto esser così verità, onde con mia terminatione ho posto tutte esse case nella Serenità vostra, con riserva di udir ognuno, se ben quelli che possono pretendere non siano voluti comparire, benché habbino havuto da me tempo conveniente per venire, stimo però che sarà bene confirmar quanto ho fatto, rimettendo l’udir li interessati all’illustrissimo mio successore, il quale quando pur conoscesse che alcuno havesse qualche region fondata, possa darli qualche cosa per pagamento, acciò tutti li alloggiamenti restino nel publico et non possano esser di giorno in giorno levati a Vostra serenità per tali vie indirette.
Le cisterne di questa fortezza trovai accomodate dal clarissimo signor Bernardin Baffo con molta diligentia, di modo che non occorre dubitar di mancamento d’acque, se maggior contrario non avviene, si come ha quel signor procurato con molta carità anco di luoco per li soldati amalati. Et perché vi è il molo, dove arrivano li vasselli, che ha molto bisogno di esser ristaurato, ho dato ordine al clarissimo Lippomano Proveditor che lo accomodi, come mi assicuro farà, per il gran desiderio che ha d’impiegarsi fruttuosamente nel servitio di quel carrico che li è stato commesso.
La città et fortezza di Candia, lontana da Spinalonga 50 miglia, si accosta alla forma triangulare, ha per Levante il beloardo Sabionara, per Ostro il Martinengo et per Ponenete quello chiamato Santo Spirito. Sta dal suo natural sito pendente verso Tramontana, poiché la sua magiore eminenza è al detto beloardo Martinengo, di modo che li altri doi Sabionara et Santo Spirito sono nella sua decaduta et dall’uno all’altro resta il mare per Tramontana.
La sua circonferenza per il circuito di spalti è di passa 3.000 quello della contrascarpa di passa 1.840, poiché resta senza essa la parte del mare et quella del beloardo Sabionera fino all’angolo del beloardo Vitturi vi sono beloardi et una piattaforma riversa fra il beloardo della Sabionera et il Vitturi, fatta per fianchizar dall’uno all’altro per la lontananza loro. Vi sono doi cavallieri uno in gola del beloardo Martinengo per Ostro, fatto far dall’illustrissimo Moro, che si può dir più tosto cittadella per ogni bisogno. L’altro appresso il fianco del beloardo Vitturi verso Levante, il quale per esser molto piccolo si doverà far maggiore, perché presti il debito servitio.
Ha sette porte, delle quali una ch’è Santo Spirito et un’altra chiamata del Dramatà, che rispondono al mare su la spiaggia, poco sono transitate; vi è quella del molo, che serve ad andar al castello et a tutti li bisogni del porto. 
Quanto sia sta operato così nell’incamisare, come nella escavatione di fosse, nelli terrapieni et doi cavallieri, è cosa di admiratione, ma si può dire ch’é molto poco rispetto a quello che manca et che ricerca la sicurtà di piazza tanto importante, alla quale soprasta così potente inimico. Dirò però il stato suo et quello che giudicarò di servitio, trattandosi della pricnipal fortezza di quell’importantissimo Regno.
La sua fossa, che doverebbe esser nel più stretto in fondo passa 23, come si ritrova al Martinengo, è solamente 15, 17, 18 et 20 di modo che vi manca assai a ridurla a perfettione. Così l’angolo interiore dalla contrascarpa fino alla cortina di esso Martinengo è ridotto alli passa 32, ma gli altri a passa 26 et 28 solamente.
In essa fossa vi sono cunicoli, cio’è una banca di terreno a tutti li beloardi et cortine, eccetto a quelli di Santo Spirito et Sabionara, et alle loro cortine di larghezza di passa cinque et in altezza da 2 fino a 3. Et quelli delli tre beloardi, che sono Pandoccatero, Martinengo et Bethlem, già cavati di dentro, dove si havesse a mettere li archibusieri difensori di essa, di larghezza di piedi 5.000 in circa et altezza di 6, sono in molte parti rovinati, et a gli altri vi resta il terreno sodo et è giudicato bene, come scrissi, che in questo terreno si habbi a levare, tagliandoli in scarpa, poi che quando si è incamisato non si ha havuto avertimento di far la fondamenta dell’incamisatura tanto a basso quanto importava l’altezza di quel terreno, ma si è fabricato in modo che la summità di quelli cunicoli è stata tenuta il vero et real fondo della fossa. Et il pensar di levar tutto il terreno et voler ripedonar la muraglia di sotto, con far nova fondamenta, sarebbe, oltre la grandissima spesa, di gran pericolo di rovine del già fabricato. Questo rimedio farà più ampla la forza, levarà dalla muraglia una meza scallata et renderà più sicuri li tirri contra chi penetrasse in essa.
Al beloardo Sabionara, sua cortina et fino all’angolo del Vitturi non è fatta contrascarpa per la qualità del sito, havendo innanzi la pianura che confina con un colle, ma particolarmente verso il Vitturi il forte di San Dimitri, del quale benché sia fuori della fortezza, si disegna di valersi per tener il nemico più lontano et è verso di essa aperto per maggior sicurezza in occasione di perdita.
Il resto di tutta la fortezza ha la contrascarpa in altezza da piedi 10 fino a 32 et questo diffetto nasce per la inegualità della campagna, poiché come ho detto di sopra, la fortezza sta pendente verso il mare, che è parte di Tramontana et convengono li angoli dalle parti del Levante et Ponenete haver questo contrario. Et havendo considerato quello ch’è stato fatto a Palma, che dalla parte di fuori si è inalzato per far coprire quanto maggiormente si possi la muraglia, mi vien detto che altre volte si ha havuto l’istesso in consideratione et che potrebbe esser maggiore il danno che il bene che si potesse consguire, tuttavia credo che vi sarebbe da dire delle ragioni per l’una et per l’altra parte.
Sopra questa contrascarpa in poco spatio vi è stradda coperta, anzi dove è fatta per l’allargar che si doverà far della fossa, potrà andar distrutta. Si vede anco certo principio in essa stradda coperta alla fronte minor del beloardo Vitturi, tirrato di muro con le banchette, che si trattò se si dovevano fare alla fortezza di Palma, et fu risoluto di non, ma sono di maggior altezza di quella che si propose allhora, et per quanto si può vedere l’usarle sarebbe di gran pericolo delli soldati. Et poi che non è fatta in questo recinto la stradda coperta, manco vi sono li suoi parapetti.
Ritornando alle cortine et suoi beloardi tutto è incamisato di muro, eccetto però le tre cortine, cio’è Bethlem verso Martinengo, la qual’è principiata et fatta in piedi otto di altezza. L’altra di lunghezza di pasta 87 dal Martinengo verso il Giesus et la terza dal Giesus fino al Vitturi di lunghezza passa 71 et queste due ultime, a quali mancano tanti passa a fondare, ricercano risolutione da Vostra serenità se si doverà principiar la sua fondatione dal vero fondo della fossa, come io scrissi, o pur dal terreno delli cunicoli, come le altre. Quella del Bethlem verso il Martinengo sopradetta, poi che è levata alli piedi otto, ho essortato l’illustrissimo Capitano Cornaro a continuarla fino all’altezza che leva il pericolo della zappa et che possa il terreno del terrapieno, che vi ha da star sopra, fermarsi, che per ciò ho lasciato preparatione di calcine et molta quantità di pietre in monte da continuar essa opera. La parte da mar è tutta incamisata, eccetto passa 300, et sarà necessario per perfettionar il fatto gionger al vecchio altri passa 3 di altezza.
Alli beloardi manca a quello del Giesus d’incamisar la piazza più bassa dell’artellarie et diverse stradde delle case matte che vanno alle piazze di essi beloardi, di modo che di muro in poco tempo saranno ridotte le cose di essa fortificatione a buon stato, quando si vogli attender a lavorar sodamente lasciando il superfluo.
Li spalti, o siano terrapieni di terreno sopra esse cortine, sono larghi 8, 9 fin 10 passa, se ben doverebbero esser 15, perché a Palma sono stati fatti di 16. È l’altezza loro di passa 2 fino 5 e mezzo et doverebbeno esser regolati conforme alli loro siti.
Di parapetti sopra essi spalti vi è tanto poco, che per me credo a poter dir nulla, perché tutto quel poco di terreno che vi è posto, doverà andare nell’altezza delli medesimi spalti et si convenirà far tutto di nova materia, che si vogliamo regolarsi con quelli di Palma, doveranno esser larghi passa 6 et alti piedi otto, con il suo pender però in fuori che termini sopra il filo della stradda coperta.
Oltre li doi cavallieri detti di sopra vuol la ragione et la sicurtà di questa  piazza che ne siano fatti altri cinque, cio’è uno nella gola del beloardo della Sabionera, un altro nel mezo della piattaforma, gli altri tre alli tre belloardi Bethlem, Pandocatero et Santo Spirito, et si doveranno tenere nella forma del Martinengo, perché certo li beloardi non sono atti a difendersi dal sito della campagna, così contrario alla difesa, essendovi in essa tanti straddoni, che a forma di trincee possono condur il nemico alla contrascarpa, oltre l’inegualità sua, per occasione della quale ogni essercito di mano in mano può accostarsi molto ben coperto, et però bisogna con l’eminentia delli cavallieri procurar di scoprirlo et tenerlo lontano.
Da quanto ho detto può Vostra serenità comprendere quello manchi alla perfettione di tanta fortezza. Stimo però che l’opera di muratore che resta a fare, si possa fornire con il denaro che si andarà riscodendo alla giornata da quelli che non vengono a far le loro angarie. Et tanto più si riscoderà per l’avenire, se si augumentarà la pena delli perperi otto statutita alle angarie che mancano di venire, come giudico esser bene, poiché a quel tempo che fu instituita, poteva bastare rispetto al valor di tutte le entrate, quali hora sono accresciute. Et quelli che hanno un poco di commodo pagano facilmente la pena per liberarsi dalle fattioni, né Vostra serenità conseguisse quello ch’è di suo servitio.
Et perché l’essattione di esso denaro et il far venir le angarie è in mano di essattori creati di doi in doi anni dal Reggimento di Candia, Capitano et Proveditor general, in esecutione di parte, i quali per dir il vero non rendono quel servitio che sarebbe bisogno, lauderei che non ostante essa parte fusse in libertà delli Proveditori generali valersi o di detti essattori o vero di castellani, papati, contestabili et altri, assignando li utili ordinarii a quelli che facessero le fatiche. Et mi assicuro che tale delberatione sarà profittevole anco nelli medesimi essattori che sono al presente in carrico, per la tema che haveranno di non esser adoperati. Stimando io che questo negotio sia il più importante per le fortificationi che possa trattarsi, perché in esse vi vuol tanto terreno quanto non basta a credere, et pur per tal via si fa il servitio senza spesa, oltre che si viene a tener essercitate esse angarie et a farle far un habito, con il quale provano ogn’anno la fatica minore et non temono molto tal obligo.
Quello che ho operato in questo tempo di servitio circa a fabriche in Candia, è stato conforme al commandamento di Vostra serenità il finimento del quartiero per militie appresso il fontico di biave, il qual’è capace per una compagnia di fanti 150 et più. Et fu principiato dall’illustrissimo signor Nicolò Donado di buona memoria. Ho fornito d’elevar l’orecchione dell’arsenale fatto dall’illustrissimo Moro, l’ho serrato, terrapienato, fattoli li suoi parapetti et tutto il suo bisogno, et unito con la cortina, in modo che la sentinella et ronde possono transitar a far quanto si conviene.
Ho fatto la sortita o sia porta della Sabionara, con quella manco spesa che ho potuto, accommodata con il riguardo dell’offesa del petardo, havendoli lasciato tra una porta et l’altra la sua essalatione, che va ad alto sopra [?] il terrapienato di tutto il beloardo. Così si è fatto portar tanto terreno alla cortina, che sono anco fatti tutti li parapetti per passa 150 in circa, cio’è fino al monasterio di Giovan Francesco, dov’è altro terrapieno in altezza eguale, di modo che con gran consolatione della città hanno veduto quella parte, qual’era la più scoperta et debole, esser in stato di buona difesa, non però è fornita. Et dal terreno levato dal monte di San Dimitri, opera principiata dall’illustrissimo mio precessore et da me con grande affetto seguitata, si sia fatto quanto ho predetto et causato anco che il beloardo Sabionara al presente scopre gran parte di quella valle, ch’è di la da esso monte, la quale era di gran pregiuditio ad essa fortezza. Et ho essortato il signor capitano Cornaro di attender alla continuatione di così giovevole opera. La quantità di terreno ch’è stata portata è molta, poi che in mio tempo ho havuto di avantaggio 14.000 angarie. È vero che hanno servito anco alle altre fabriche predette. Ho procurato di non lasciar andar a male le cose fatte da altri, principalmente alloggiamenti facendo tener il tutto accommodato.
Ho fatto governar doi gran torri di polvere et levarli l’humidità, la qual rendeva essa polvere in mal stato, et spero che la fatica sarà stata fruttuosa. Et si potrà di mano in mano andar rivedendo le altre che hanno il medesimo difetto.
Al castello, che ha tanto bisogno, si è fatto quanto si ha potuto rispetto alli tempi, portato quantità di sassi per la porporella et una gran summa è andata per ripedonar la parte verso Ponenete Mestro, inarpesando sassi grandissimi, molti pezzi di gran peso sono sta portati nel castello per calar al spirone verso Tramontana, né bisogna mancarvi, che guardi Dio, che succedesse la rovina di questo, ch’è principal difesa di quella fortezza.
Molti sono li stabili di Vostra serenità nella città, parte dei quali non sono habitati et perché non è stato possibile catasticarli, ho procurato che con il metter sopra di tutti il segno di San Marco, resti la memoria perpetua, havendosi scoperto per questa via et mezo in chiaro quello che non era saputo da chi si doveva, così s’haverà a continuare, stanti li incontri con li libri, che ho commesso si faccino, nelli quali particolarmente in una sola partita di beni ho fatto poner tutto quello che in diverse partite era posto con molte confusioni, et con questi incontri si potrà venir più facilmente al catastico ordinato per questo eccellentissimo Senato l’anno 1596 insieme con la regolatione di quelli libri, la quale ha havuto la sua essecutione in questo tempo quanto più si è potuto.
Haverei pensato ad elevare cisterne, havendo anco datto a quelli magnifici nobili et habitanti le esportationi che mi commise la Serenità vostra, cio è che essi ancora ne facessero nelli casi particolari, come anco delli pozzi, a che dissero che non mancavano et che havevano offerto l’anno 1599 sotto l’illustrissimo Moro ducati 7.000 candioti per far cisterne, che sono scudi 3.500, da esser fabricate nella forza tra li quartieri Foscarini et le mura della città vecchia, et io persuasi a voler buttar la compartita, acciò si scodesse, ma non si è mai potuto ridurli a farlo. Et in vero non ho maggiormente carricato la mano, perché restando in piedi un loro debito di tanse buttade per far alloggiamenti di soldati, che ho fatto fornire, et l’estimo per conto delle angarie, che deveno esser pagate, con quello ho procurato quanto ho potuto, che questi siano ricorsi senza aggregarvi altro, dolendosi quelli che sono stati pronti a pagare che maggior sia l’avantaggio delli disobedienti, portando il tempo innanzi senza alcuna pena. Giudico però bene che si commetti all’illustrissimo mio successore alcuna cosa in questo prposito che sia giovevole, si per esiger li debiti sopradetti dell’estimo et proferta delli alloggiamenti, come per quella delle cisterne, dovendo questa esser opera molto fruttuosa et necessaria ad essa fortezza, poiché le fontane che hora serveno et che per giornata si convegono mantenere, per molti accidenti non possono servir in tempo di guerra, essendo facile distrugger li condotti. Et quanto alli pozzi, oltre che vi vuol gran fattura di fondare, l’acqua resta anco grossa et facilmente viene al fine. Di più del predetto sito nella fossa fra il quartier Foscarini et le mura della città vecchia, vi sarà anco quello all’arsenale capacissimo fra li volti novi fatti dall’illustrissimo Moro et la cortina della città intestata per il fianco dell’orecchione fatto ad esso [?] arsenale. Et bisognerà particolar assignamento di denari, perché la spesa di queste due sarà importante, ma di gran giovamento et sicurezza al bisogno, si ritrova discosto per un tirro di moschettata dal beloardo Sabionara un luoco simile ad un borgo, detto il Muralà, con molti casamenti [?] et molini da vento. Et perché questo luoco sarebbe di gran pregiudicio in ogni evento di nemici in campagna, si come anco fui avertito dal quondam illustrissimo kavalier et Procurator Foscarini, il quale mi disse che in occasione di sospetto di armate contra quel Regno procurassi [?] per servitio di quella fortezza di metter a terra tutte esse case, conforme all’opinione havuta sopra di ciò da tutti li capi da guerra, come anco al presente ciascuno chiaramente comprende. Et perché queste case ogni giorno più vanno augumentando, poiché sentono il medesimo beneficio che li habitanti nella città, essendo introdotto descriverli per cernide di essa ancor stiano fuori, se bene gran parte di loro doverebbe esser descritti nelle angarie, et essendo questo luogo molto commodo alli contrabandi, in particolare a quello delli formaggi, poiché per liberarli dal datio et dal contribuire alle militie et alli poveri della città le 15 per cento a prezzo limitato, come per legge è disposto, procurano di farli carricare con barche piccole, mentre li vasselli sono partiti dal porto, overo fermati alla Fraschia, come fanno di ogli per li luochi della Turchia et delle arme tanto da tagli quanto da fuoco, come con gran mio travaglio son stato avisato dall’illustrissimo signor cavalier Contarini Bailo, essendo irremediabile il divertirlo, perché di notte carricano tutte le predette robbe et lo possono far facilmente tenendole nascose con molta sicurtà nelle habitationi del Marculà quanto tempo fa bisogno, sarà di gran servitio che li habitanti di esso venghino nella città, però si potrebbe dar qualche ordine, perché in breve tempo sarà facile il ridurre a buon fine questo negotio con la distruttione di quelle habitationi, il che metteria in necessità li habitanti di fabricar dentro alla fortezza, che ne ha gran bisogno, particolarmente la parte verso Ponente, che è come un deserto, et così si veniria a ricever in un istesso tempo molti beneficii, ma in ogni caso sarà bene lasciar li molini in piedi per la commodità di poter macinare, rispetto alla vicinità che hanno con la fortezza.
Nel territorio di Candia vi sono otto castelli; di Themene è investito il clarissimo conte Querini. Belveder è goduto da un nobile cretense Malipiero, in vita sua per meriti. Pediada da un Agostini come benemerito per 20 anni, che presto finiranno. Alli altri cinque vengono eletti li castellani di doi in doi anni, cio’è il prim’anno è un nobile veneto, il secondo un nobile cretense. Et essenquendosi nelle elettioni l’ordine di Vostra serenità preso innanzi la mia elettione a quel carrico, le cose passeranno molto meglio di prima, come se ne vede ormai buon effetto.
La maggior parte di essi castelli si trova in manifesta rovina et perciò [?] non habitati dalli castellani, poi che per il più sono eletti quelli che hanno poderi nel territorio del castello et habitano le proprie case.
Manco hanno monition alcuna, eccetto Mirabello ch’è posto sopra il mare, nel quale di trovano alcuni pochi pezzi da fuoco et munitioni del publico. Questi castellani condannano fino a certa summa, formano processi, ma il tutto va poi in appellatione al Reggimento.
La città di Candia, con quelli del luoco Marulà sopranominato, ha 12.000 anime in circa, de quali ne sono descritti 1.900 per cernide. Il territorio ne ha 70.000 de quali sono descritti 2.500 privilegiati, angarie 16.000 et di queste sono cavate galeoti 11.200 in circa. Le altre che mancano a far il sopradetto numero di 70.000 sono putti, vecchi et donne. Et perché in esso territorio vi sono dei luochi, chiamati Lassythi et Merzaria, dei quali deve esser data particolar notitia a Vostra serenità, tanto più, quanto Ella ne cava entrata, dirò prima di quello di Lassythi, che sono due vallate, una maggiore dell’altra, poste sopra asprissime montagne et circondate da altre maggiori. Vi sono terreni di Vostra serenità parte dei quali sono stati dati a Napolitani benemeriti con obligo di dar al publico certa somma di formento a prezzo limitato et il resto si affitta pur per conto publico, con l’indriccio delli ordini Foscarini che dicchiarano li particolari. Et il clarissimo signor Benedetto da Ca’ Taiapiera, già Capitano, pigliò fatica di andarvi con l’ingegnero et fece far una divisione di essi terreni, con metter termini et cavar fossi di confini, acciò che essi Napolitani non si dilatassero et usurpassero quello che non era di loro ragione, et per poter affittar il resto, ch’era coltivato però nel piano di esse vallate, in modo che ognuno sapesse quello ch’era suo, il che è seguito con augumento di circa 1.000 stara di formento all’anno, di modo che quel signore in questa attione ha operato conforme all’ottima sua intelligenza a servitio di Vostra serenità, come ha fatto in tutti li negotii attinenti al detto Capitaniato et nelli altri carichi che ha havuto da Lei. In questo luoco Ella haverà di entrata circa 4.000 stara di formento, quando però non valino in resto di quel modo ch’é solito a farsi da affittuali di tal natura, come si vede nelli libri di quel negotio, li quali sono pieni di debitori simili. Li Napolitani anco sono tenuti a dar appresso stara 800 di formento, ma questo le vien pagato a ragion di ducato uno il staro venetiano in circa, et gli uni et gli altri pagano la metà della spesa della condotta, che vien fatta fare da una parte del territorio a certo prezzo limitato, il quale essendo tenue vengono a restar aggravati; et con tutto ciò la Serneità vostra ha molte spese per ridur queste entrate a buon fine et li formenti non sono crevellati, come si costuma qui mantengono della tarra. Oltre di questo vi sono ducati 200 di pascolo che pagano li habitanti et altri ducati 120 di un novo pascolo introdotto, ch’era goduto da quelli che pigliavano ad affitto il primo, come ne scrisse a Vostra serenità esso clarissimo signor Benedetto, et stimo che possa d’avantaggio augumentarsi per molti rispetti, ma si è assentito per la prima volta ad una deliberatione basta per introdur l’affitanza, sperando che con altra diligenza si possa maggiormente avanzare, poi che vi sono luochi di tanto pascolo per quelli monti che circondano le vallate con gran commodi di acque perfettissime che darebbeno il vitto ad animali di tre Regni.
Di queste entrate ha cura un essattor, qual’è anco capitano contra fures, piglia querele et fa formar processi, ha le sue provisioni del scosso et altri importanti utili, ma stimo che sia grand’errore dar carrichi simili in vita, perché vedo quest’essattore commodo di case, di terreni et in fine patrone di tutto quel recinto. Fui in visita di questo luoco et reggendomi conforme alli ordini Foscarini sopradetti, quali stimo molti rispetti, che anco in questo particolare siano in tutto et per tutto essequiti, non ostante qual si voglia altro abuso, feci descrivere li chiamati da essi ordini per angarie, che furono 466, et da 16 in poi buoni galioti; et tutte le anime di quel luoco sono 1.000 in circa. Li descritti non sono quelli che tengono ad affitto li terreni di Vostra serenità, perché questi sono esseti quando tengono sino a certa summa di terreno, di modo che la descrittione per il più va sopra quelli che servono et lavorano per Napolitani, li quali di detta descrittione hanno mostrato condoglianza, ma io ho stimato essequendo li ordini sudetti di far servitio a Vostra serenità et crederò sia bene anco a risolversi di far che tutti gli altri, benché tengano affitanze publiche, siano descritti almeno per cernide et che quelli così da galera come da spada in occasione di sospetti di guerra siano delli primi levati giù da quella montagna, che si può chiamar fortezza, tenendosi per certo che in tempo di guerra aperta, che fosse fatta a quel Regno, niuno renderebbe obedienza, anzi che quel luoco sarebbe ricettacolo d’altri. Ma se si interesseranno con levarli li figlioli, li fratelli et altri congiunti di primo colpo, resteranno tanto più obligati ad obedire. Et se mi fosse detto che questo levarebbe parte della entrata a Vostra serenità, perché sentendosi aggravati da queste descrittioni, non pagaranno li affitti tanto innalzati da loro, risponderò che meglio sia manco entrata et più sicurtà di haverla con renderli obedienti. Non piacendomi manco che li contadini per levarsi dalle angarie abbandonino il piano et vadino ad habitar lì di sopra con tanti maleficii. Tra quali è detto che molti pigliano ad affitto di quei terreni et non restano per questo di lavorar anco al piano, dove lasciano le famiglie, volendo in questo modo tener doi luochi et esser espediti nondimeno come habitanti di Lassithi, il che chiaramente si comprende dalla descrititone delle anime, perché doveria asservi maggior numero di donne et figlioli rispetto a quello degli huomini descritti da fatti.
L’altro luoco detto la Messaria, ch’è una vallata all’incontro di Candia dalla parte del mar d’Ostro, benché sia chiamata pianura è di lunghezza di miglia 30, la qual camina dal Levante al Ponenete, larga nella maggior parte miglia sette in circa, ha per Ostro altissime montagne, che confinano con il mare, et da Tramontana monti et colli per il più fertili di biave. Nel mezo ha doi scollatori, uno che porta le acque per la metà verso Ponente, l’altro verso Levante per il resto; et perché in molti luochi si fermano et fanno paludo, che rende l’aere di mala natura, tutti li casali da doi in poi sono posti così da una parte come dall’altra nelle coste dei monti. Non vi sono in questo luoco vigne né arbori, ma il tutto resta a coltura, et quando non viene il danno della nebbia, detta sirica, è abondante di biade et rende molto bene. In questo luoco dalla parte verso Ponenete ch’è il fine del territorio di Candia, si trovano li terreni di Vostra serenità chiamati Francotopi, li quali per le descrittioni vecchie doveriano esser mesurade 3.500, che vuol dir mezo campo padovano l’una, delle quali battude mesurade 720, concesse da Vostra serenità a benemeriti senza alcuna ricognitione, cava del restante solamente ducati 117 all’anno, il più dei quali è per censo et pur sono campi 1.400 concessi ad altri simili con quest’obligo. Intorno a che non voglio lasciar di dire che così di queste concessioni, come delle altre delli terreni di Lassithi, quelli che le hanno havute sono stati investiti con parole tali, che par che il feudo o gratia passi anco nelle femine, il che è tenuto da me per grande abuso, poiché a questo modo poco si può sperare che habbino più a tornar in Vostra serenità. Però da qui innanzi almeno si vegga come passa questo negotio, che così a me [?] pare che sia di molto pregiudicio et si crede di dar poco a quelli che vengono investiti, ma se li da molto. Et laudo che quando vien l’occasione si parli sempre a mesurade et non a bovine, perché intorno a ciò vi è gran contentione, volendo alcuni che una bovina sia mesurada 35 come a Lassithi et alcuni solamente 25 o 27 che daria differenza da un modo all’altro di quattro in cinque padovani per bovina. 
Si ritrova vicino ad essa città di Candia 10 miglia in circa per mare et 12 per via di terra per Ponente la piccola fortezza di Paleocastro, fondata sopra sasso et colle bagnato dal mare, et fabricata per impedir a grossa armata che volesse sorgere alla Fraschia ivi vicina, dove è solito fermarsi li vasselli, che non possono entrar nel porto di Candia; et aiuta anco il castello del porto a guardar quella parte di spiaggia ch’è tra lei et la città per impedir il sbarco. È custodita da un capitano italiano con 40 soldati.
Rettimo lontano da Candia miglia 50 è città aperta, benché vi sia ancora in piedi dalla parte di terra verso Ostro alcuna parte di muraglie antiche, fu a questa doppo l’ultima guerra con Turchi fabricata una fortezza sopra l’eminenza di un colle di sasso bagnato dal mare, che copre parte di essa città da Tramontana. È di circuito di passa 800 con quattro beloardi, essendo la parte da mare serrata di cortine angolate.
Vi è presidio di fanti 300 in due compagnie, con doi capitani et un governatore et si hebbe pensiero che in essa si havesse a ridurre la maggior parte delli habitanti, ma oltre le militie non vi sono se non il clarissimo Rettore et un consigliero, habitando l’altro nella città. Et come scrissi a Vostra serenità l’anno passato è stato dato principio dal clarissimo Rettor Mosto a far levar li parapetti dalla parte di terra, che è verso Ostro, poiché li trovai fatti di terreno molto giaroso, essendosi hora rifatti con buono, il che sarà continuato dal clarissimo Zane Rettor presente, per maggiormente assicurar essa fortezza da quella parte a punto che può esser più travagliata, che haverà anco cura di far restaurar quelle cisterne, delle quali benché habbi tenuto gran pensiero il clarissimo Mosto, per il zelo che ha havuto di operar fruttuosamente a servitio di Vostra serenità, come ha fatto in tutte le altre cose pertinenti al carrico del suo governo con ogni accuratezza et diligentia, tuttavia per li terremoti et altro bisogna star sempre sopra il rivederle.
Lasciai anco ordine in Candia che le fussero mandati legnami per ricoprire magazeni da monitioni, così da guerra come da grani, che ne havevano molto bisogno, a che non mancarà il clarissimo Rettor Zane, per la ottima volontà sua di adoperarsi nel governo di quella città et fortezza, a lui commesse con fruttuoso servitio di Vostra serenità, et per la vigilanza et diligentia che pone in tutte le attion, non meno a beneficio delli interessi publici che a commodo et satisfattione di quei sudditi.
Il porto di quella città è atterrato con gran pregiudicio del publico servitio, si per interesse delli datii, poiché se fusse cavato potrebbono li vasselli far il loro carrico in esso con maggior sicurezza delli datiari di quella vien fatto, come per le galee che transitano da Candia alla Canea, viaggio di 100 miglia, che non ha altro porto sicuro che la Suda 25 miglia lontana da essa Canea, si mostrano però quelli magnifici nobili et habitanti desiderosi di veder questo porto ridotto a buon stato, ma vorrebbono dar poco aiuto, rispetto alla spesa, la quale io stimo che potrà esser maggior assai di quello che vanno pensando, si come vorrebbono anco che il clarissimo Rettor venisse ad habitar a basso per tener ragione, poiché par loro grande la fatica di convenir andar di sopra.
In questa città vi sono 10.000 anime, delle quali sono descritte per cernide 900 in circa. Nel territorio che ha tre castelli, com’è detto di sopra di Candia, vi sono anime 44.000. 3.200 delli migliori per fattioni sono scritte per privilagiati et 9.100 per angarie, delli quali ne sono da galea 6.200. 
Seguita discosto da Rettimo per miglia 24 il porto della Suda, guardato dalla fortezza che è edificata sopra un scoglio. Et perché l’apertura maggiore verso terra è di passa 800, si che li tirri di essa fortezza non possono giunger li vasselli che volessero tener il camino sotto il terreno, fu construtta una porporella con sassi lunga passa 135 in circa, la quale ha il suo principio dalla parte di terra per astringere ogni vassello a venir tanto più vicino alla fortezza et che da essa potessero esser offesi in ogni occaisone. Questa porporella è ridotta per il moto del mare in stato che bisogna con particolar ordine commetter il mantenimento suo, né altri che li clarissimi della guardia, con l’aiuto delle conserve, possono far tal servitio, poiché bisogna far carricar li sassi sopra li barconi, che si tengono alla Canea per simili effetti, et condurli sopra essa, pigliando essi sassi al scoglietto vicino alla fortezza, de quali ho fatto tagliar gran quantità, che sarà anco con maggior sicurtà di essa, poiché viene esso scoglietto ad abbassarsi; et però sarà bene dar li debiti ordini per servitio così importante.
Il mare simlmente ha distrutto un riparo fatto ad essa fortezza con un vassello affondato et riempito, pur dalla parte verso Greco, che difendeva un pezzo di muraglia, che anco a questo sarà necessario provedere, si come sarà anco in un’altra parte con simplici sassi, perché in fine tutte queste fortezze che sono sopra il mare, hanno bisogno di esser in qualche parte restaurate, tirrando sempre a sé moto perpetuo del mare ogni gran peso.
Il bisogno di alloggiamenti in questa fortezza, quale ha di presidio 300 fanti in due compagnie, comandate l’una da un governatore et l’altra da un capitano, era molto importante, poiché erano andati a male rispetto alli coperti, li quali in luoco simile particolarmente dovevano esser fatti in volto, per non continuar sempre a riffarli con gran spesa. Et perché diedi oridne che se ne andasse fabricando quando entra al governo del generalato, hora nel partir ho ritrovato che ne sono stati fatti molti et che a poco a poco se ne andarà facendo, seguitando il clarissimo Proveditor Barbaro con la medesima diligentia et accuratezza con che ha servito il clarissimo signor Marin Bondimer suo precessore, ch’era al tempo del mio arrivo. Et perché in questo mio ritorno ho veduto anco diversi bisogni, non mancai di raccordare che fusse posta mano in quelle cose che non portavano dilatione; et sempre vi sarà da travagliare rispetto che le muraglie sono state elevate molto deboli et senza quella quantità di calcina ch’era necessario.
La città della Canea s’avicina più al quadro lungo di forma che ad altra, tre parti della quale sono da terra et la quarta bagnata dal mare. Il suo circuito è di passa 2.060, cioè le parti da terra passa 1.500 et quella da mare 560. Ha quattro beloardi et una piattaforma, uno dei quali è bagnato dal mare. Ha un revellino, che difende l’entrata del porto. La parte da mar è senza alcuna fortificatione, essendo sopra il porto, et ha li arsenali innazi per una parte; il qual porto ha un molo che li da la sua forma et sarebbe capace di gran quantità di vasselli, se non fusse il poco suo fondo, il quale in molti luochi non può esser aiutato dall’arte, rispetto che di sotto vi sono alcune plache naturali. Ha molti cavallieri tra quali quattro sono principali et ha tre porte che servono per il territorio.
Questa fortezza et per l’angustezza sua et per il sito in che è posta sottogiace molto alle offese del nemico, poiché le fronti dei beloardi si rendono molto acute, le spalle et fianchi molto deboli, con le canoniere scoperte, i parapetti stretti, li spalti con poca larghezza et quello che più importa, in molti luochi non vi è pur un palmo di ritirata senza rovina di casamenti, li quali sono attaccati con detti spalti et principalmente dalla parte di Ponenete. Per il sito poi essendo molto basso vien essa fortezza predominata da tutte le parti et non più lontano che 100 passa in circa dalla contrascarpa, il nemico sta coperto del tutto dalle offese della fortezza, comportando così il natural sito della campagna, con tutto ciò doverà chi si troverà in occasione di guerra procurare fuori di essa qualche difesa, per tener il nemico quanto più si possa lontano; dovendosi continuare a regolar tutte le cose, che possono haver diffetto, massime quelle nelle quali vi vuole lavoro di terreno, poi che è fatto dalle angarie della maniera che ho detto nelli bisogni di Candia, procurando di haver miglior terreno che sia possibile, se ben si dovesse andarlo a pigliar lontano, massime nelli parapetti, regolando insieme la forza et facendo la stradda coperta, accioché in occasione si potesse attender ad altro, poiche vi sarebbe molto che fare.
Raccorderei anco riverentemente, che li tre volti che mancano a farsi al revellino, oltre li doi forniti, poiché li fianchi sono di già tirrati all’altezza che fa bisogno, si havessero a fornire, perché oltre che vi sarebbe modo di tener li pezzi alle canoniere senza pericolo di guastar li letti, si darebbe perfettione alla piazza di sopra, dove in occasione va riposto buon numero di artellaria, essendo in gran bisogno questa difesa, poiché come si fusse entrati nella bocca del porto, si può dire che si haverebbeno li piedi nella città, non vi essendo alcun ostacolo, per confinar le case con la fondamenta che è a lungo esso porto. 
Procurai al mio arrivo in quel Regno di persuadere a quelli magnifici nobili et cittadini di far accomodar li condotti che serveno a far venir l’acqua in quella piazza, mediante una fontana poiché ne era gran bisogno, così presero di applicarvi ducati 1.000 et così fu essequito dalla diligentia et valore del clarissimo Valier Rettore, et ho trovato in questo mio ritorno un abondantia grandissima [?] di acqua. Ma di cisterne, poiché queste devono esser particolarmente desiderate, essendo che in occasione potria esser sempre distrutta la fontana da chi sarà patrone della campagna, dirò che si conviene star sempre con la borsa aperta per tenerle accommodate et quelle di esse fatte in forma di pozzi di Venetia alla piazza di San Nicolò [San Salvator cancellato]che havevano due gran spongie, li terremoti li hanno fatte aprire et si sono guaste; et pur quello sarebbe luoco da far molte conserve di acque, né vi è altro che spaventi, che la spesa.
Questa città più di ogn’altra del Regno tiene commercio con le isole dell’Arcipelago et Constantinopoli, rispetto al sito molto atto a far la navigatione, però havendo più di ogn’altra bisogno di un lazareto, s’è dato principio a fabricarlo sopra un scoglietto vicino et è di già elevato da terra più di 10 piedi, con preparatione di calcine et pietre, né essendovi il modo di caminar più innanzi, così ricercato ho concesso alli Proveditori della sanità, con la superiorità del clarissimo Rettore, di poter levar da quella Camera fino a ducati 500 a parte a parte, per esser risarcita dalli utili, che si caveranno dalle robbe, come fu concesso dalli reppresentanti di Vostra serenità per quello di Candia, qual denaro hora si va scodendo, convenendo in quel star ben oculati et il non seguir disturbi nasce veramente dalla mano del Signor Dio [?], poiché li pericoli di contagione sono sempre vicini. Supplicano di più essi Proveditori [?] la Serenità vostra di restar favoriti di certo legname et ferramenta per il detto effetto, con la conditione di risarcirla del costo, come di sopra, et io ne darò nota, quando Ella stimi bene di gratificarli, giudicando che tal gratia resti bene impiegata. Ha patito essa città li ultimi anni per malattia et il passato grandemente con estremo travaglio et pericolo del clarissimo Rettor Valier, qual certo in questo particolare, come ha fatto con gran diligentia et zelo del servitio di Vostra serenità et sodisfattione di quei sudditi anco in tutte le altre cose pertinenti al suo carrico, ha usato gran carità et fatica. L’anno presente sono stati bene et tengono che l’haver atterrato quelle buse, che furno fatte nelle fosse delle qual fu levato il terreno per finir il cavallier Lando, dove si fermavano et putrefacevano le acque, come scrissi a Vostra serenità di haver dato ordine, habbi reso l’aere libero dalli mali vapori dai quali era infettato in tempo di esse acque, facci Dio che continui di bene in meglio la loro salute [?].
A questa giurisdittione è sottoposta la Sfacchia, quale ha anime 3.000 in circa, dove vien mandato per Proveditore un nobile veneto et la eletitone si fa in Candia, dove vanno le appellationi, vi sta doi anni et altretanto serve per Proveditore delle saline della Suda. Seguì l’anno passato, come io scrissi, la rovina di quel castello et diedi ordine che fusse rifatto sopra il vecchio. Et se bene il capitano Angelo Oddi ingegnero mi fece vedere ch’era bene darvi certa poca aggiunta per maggior sicurezza et più freno a quei popoli, tuttavia non ho voluto metter mano in questo senza espresso ordine della Serenità vostra et per me stimo che si possa farlo. Volevo andar a veder quel luogo, ma convenni fermarmi un mese in Candia più di quello havevo pensato, per aspettar il signor Capitano Cornaro, che però mi mancò il tempo et convenni partire. Quelli popoli per quanto ho potuto scoprire saranno sempre obedienti, quando sarà loro sumministrata buona giustitia et lasciata la robba a commodo di chi n’è patrone. Ho convenuto per occasione di certe insolentie, acciò il capitano di quelle cernide sia maggiormente rispettato, mandarli 12 soldati italiani delle compagnie della Canea, a che tanto più facilmente mi risolsi, quanto che il castello si ritrova nel mal stato che ho detto.
Nel territorio di questa città della Canea sono tre castelli, come quelli di Candia. Anime nella città 4.319 nel territorio 41.300 in tutto 46.619, ne sono descritte di quelle della città per cernide 924. Et del territorio con la Sfacchia privilegiati 3.265, cernide 1.075, angarie 9.812. Et di queste ne sono per galioti 6.902.
Nella distantia di tre miglia, ch’è fra la città et il porto della Suda, vi è una campagna, benché con qualche parte di piccioli colli, chiamata il prato della Suda, qual’è di Vostra serenità et si affitta di n cinque in anni cinque a formento et per il più si è cavato misure 600, che sono stara 170 in circa. Questo luoco renderebbe maggior utile, quando vi fussero fatti cavamenti et altri bisogni per levarli le acque et con il piantar olivari accrescerebbe anco maggiormente l’utile, et sarebbe rispetto alle biave che si potriano raccogliere di grand’aiuto a quella città et territorio, poiché in esso si racoglie meno che in qual si voglia altro luoco del Regno, non stimo già che ciò sia fatto per conto publico, perché non riuscirebbe, come faria in mano di particolari, per diverse cause molto ben note alla singolar prudenza di Vostra serenità, lauderei però o che per via di affittatione lunga o per altra maniera si procurasse di ricever questo beneficio non solamente di maggior entrata, ma anco di commodo, poiché chi vorrà far spesa di cavamenti [?], ridur lavoratori, far piante, vorrà anco esser sicuro di cavar essa spesa et haverne utili, come occorre in negotii simili.
Quello si sia fatto in mio tempo in questa città per conto di fabriche, è stato il continuare a metter in opera tutta la materia che ho ritrovata preparata al [?] mio giunger per la construttione delli novi volti d’arsenali, alloggiamenti per […], magazeni per li armizi delle galee, molte fatture fatte per ricoprire li volti vecchi di essi arsenali et altri bisogni nel recinto della fortezza per mantenirsi di quello ch’è già fatto.
Resta miglia cinque lontano da questa città il scoglio di San Thodaro, dove sono formate doi fortezze, nelle quali sta un solo capitano con 40 fanti, per divertir a nemici l’alloggiar et sbarcar in quel sito. Et havendo io voluto vedere nel mio partire, ho trovato che molti sono li bisogni per li alloggiamenti, per accomodar li magazeni da apprestamenti, cisterne et altro, di che diedi per mie lettere notitia al clarissimo Rettor della Canea, perché vada sumministrando al bisogno, principalmente per li manteletti di artellaria.
Lontana dalla Canea miglia 70 è posta la fortezza delle Grabuse sopra un scoglio separato dall’isola per tre miglia. In vero questa fortezza per il sito, per il modo conche è fabricata et tenuta, mi ha consolato, né in alcun luogo ho trovato la debita provisione di viveri con avantaggio dei soldati, come ho veduto quì, tutto per diligentia del clarissimo signor Giovan Battista Pasqualigo Proveditore, si come anco ho inteso che ha fatto il clarissimo Orio et suoi precessori. Lasciai ordine in Candia che in questo luoco fosse mandato certo legname per accommodar magazeni et alloggiamenti et lo replicai con lettere mentre mi trovavo in detta fortezza, poiché mi assicuro che tutto sarà adoperato con gran risparmio publico.
Li porti così di Candia come della Canea danno gran spesa, per la continua escavatione che se li convien fare, et più Candia che la Canea, perché il mare porta dentro gran materia, rispetto che il spirone ch’era al castello fra Greco et Tramontana è rovinato. Et se bene vi sono preparate molte pietre per metterle a difesa di maggior rovina, tuttavia ciò sarà poco, perché è negotio molto difficile et dispendioso, per la gran quantità di materia che in esso bisognerà consumare, et al mio tempo è stato speso in Candia in essa escavatione ducati 2.300 in circa et alla Canea 900, di modo che questa spesa a ragione di anno importeria ducati 1.800, compreso il pagamento del cavacanale, che ha provisione di ducati 18 al mese per questo servitio, del quale vorrei veder la mutatione, poiché con tutto che si habbi usato ogni diligentia tengo che sia poco fedel ministro. 
Lauderei in questo negotio, poiché il beneficio di essi porti è goduto principalmente da vasselli di mercantie, che fusse augumentato loro così il datio dell’ancorazo, che è di lire 2 per vassello, scosse dal datiaro dell’intrada et uscita, come quello dell’escavatione del porto, che sono lire 3 soldi 10 per ogni 100 boti, di quel modo che parerà all’illustrissimo mio successore, che sarà sopra il fatto et haverà quelle considerationi che si doveranno, così per servitio publico come per il resto, a fine che la Serenità vostra resti sollevata in qualche parte da tanta spesa, com’è predetto.
Delli doi arsenali di quel Regno che sono in Candia et alla Canea, il primo ha 13 volti vecchi in tre ordini [?], li doi di quattro l’uno hanno bisogno che sia loro fatta una fondmenta, come ha quel di mezo, perché le acque vanno sotto fino al quarto della galea, et se bene è posta all’alto, tuttavia quell’humido li da notabil danno, perché stando molti anni senza moversi, convengono risentirsi; appresso essi 13 volti ne sono stati elevati cinque driedo li quattro più vicini al mare, che un altro in corrispondenza di essi va fatto appresso li detti quattro, et li doi di essi cinque novi hanno li volti serrati, mancando ciò alli altri tre, se ben anco questi hanno li fianchi elevati al segno debito, et se si vorrà fornirli, bisognerà assignar particolar denaro, furno elevati in tempo dell’illustrissimo Moro mio precessore et fatti con esquisita diligentia.
In essi 13 volti vecchi vi sono solamente otto arsili, li quali l’anno passato si sono fatti ricalcare et accommodare di tutte le cose, si tengono li arsenali sempre serrati con ogni diligentia in quella parte dove non occorre lavorare. La gelea nova resta imboscata per doversi serrare et al presente ch’è capitato il legname, se ben ve ne mancano alcuni pezzi, si attenderà però a fornirla, poiché il proto mandato per questo effetto ha fin hora lavorato alla Canea per finir [?] le due principiate in quell’arsenale, le quali sono a buon termine; et essendo io nel mio ritorno alla detta città della Canea, lo mandai in Candia per dar ordine di quello si havesse a fare dalle maestranze a torno la nova per quei giorni che hanno occasione di lavorare, perché fino che esse trovano da lavorar a particolari, non ho voluto che entrino nell’arsenale, ma se bene quando non hanno da impiegarsi in altro, o per mancamento di lavoro o per tempi di pioggie, che non possano star al scoperto. Li armizzi et altro per detti nove corpi di galea sono appesso poco abastanza, tanto più che tutti li apprestamenti novi, che furno ricevuti poco prima del mio ingresso, sono stati posti nelli caselli, delli quali ne sono 12, ma però con qualche mancamento; et feci levar quelli ch’erano stati adoperati.
Alla Canea vi sono 17 volti con arsili 14 et li doi novi che si vanno riducendo al fine, come ho detto, li quali 14 sono essi ancora tutti governati et hora ch’è fornito un magazeno, si atenderà a metter li loro apprestamenti in caselli a galea per galea et si spera che anco per essi vi sia il supplimento al bisogno, che quando fussero d’avantaggio serviranno alle galee nove, con tutto ciò crederei che fusse bene mandar qualche apprestamento dricciandolo alla Canea.
Resta qui ancora non fornita la fabrica nova delli cinque volti di arsenali, elevati dall’illustrissimo Moro mio precessore con molta fatica et industria, et merita questa opera ancora particolar assignatione di dentro per fornirla, havendo Vostra serenità sentito bene l’augumento di essi per tener maggior numero di galee. 
Quello che ricerca il bisogno principale è che sia effettuato di mandar doi remeri, come scrissi et come fu preso che si havesse a fare, acciò sotto di essi se ne allevino, perché si può dire non ne esser alcuno; et che siano parimente mandate per far remi delle stalle et buone, acciò non si perdi la spesa della condotta, poiché li palamenti [?] che sono di là, per molte imperfettioni che vi si trovano, poco possono servir a galee che habbiano huomini di forza, ma più tosto a quelle che sono armate di poco tempo, se ben posso dir con verità di haverli fatti metter per mano et nettar da polvere doi volte in questi doi anni, sapendo molto bene quanto costi al publico apprestamento tale. Ne sono così in Candia come alla Canea in numero che possono supplire alli 25 arsili, compresi li tre che si vanno fabricando, ma si va però consumando molti alla giornata dalle galee della guardia di quel Regno.
Ho mandato in questa città, conforme all’ordine della Serenità vostra, molti ferramenti, rami vecchi et metalli, et è stata ottima deliberatione, perché infine vanno a male. Vi sono anco delli ferri da sorzer, dei quali potranno esser inviati quelli che non sono a proposito et hanno qualche mancamento, perché qui si ridurano a perfettione. Ma bisogna in cambio di queste robbe usate rimandarne di nove per le occasioni che potessero nascere, poiché dalli inventarii molto particolari si può veder quello ricerca il servitio publico.
Resta a dire che sopra la quarta galea nova, che ha ordinato Vostra serenità, sia bene al passar del proto in Candia, come haverà fornito li due alla Canea, che mentre si serrarà quella di Candia, si faccia tagliar con la sua peritia quelli legnami che potranno mancare per essa, acciò fornita questa, si attendi a quella, perché in tanto stimo bene il far questi lavori in quel Regno, in quanto habino le maestranze mancamento di altro lavoro, come ho detto. Ben vorrebbono esse poter haver l’arsenal sempre aperto, perché altra è la fatica che convengono far nelli lavori di particolari di quella che fanno quando lavorano al publico, oltre li altri avantaggi. 
Non si è mancato tener forniti essi arsenali di pegole, sevi et legnami, che vengano [?] d’Arcipelago, in quanto ha comportato il bisogno. Ho fatto rifar gran quantità di passa di gomene et altre corde, in cavi che possono servire, poiché incatramati riescono, né questi prima di esser rifatti potevano servir ad altro che per far stoppe; et resti certa Vostra serenità che le galee della guardia et altre che sono venute in quel Regno al mio tempo, hanno havuto bisogno di molte cose, delle quali si è convenuto, con li debiti mandati delli clarissimi Capi, per sicurtà di esse provederle.
Nell’armaria di Candia, che è di molta importantia, tiene Vostra serenità un armaruolo con casa et bottega datali dal publico et a lui ducati 20 al mese, et ogni spesa è fatta del denaro di Vostra serenità, però mi risolsi di far le armature da cavallo, poiché in ogni evento gioverebbeno et perché vi restano alcuni bisogni, sì per fornirle come per altro, ne farò capo con li illustrissimi all’arsenale, acciò possino ricever poi quelli ordini che da Vostra serenità li saranno dati, perché l’opera sia ridotta a perfetitone et non resti il ministro [?] infruttuoso.
Gran danno ricevono le arme dalla polvere, che rende l’aere di quella città in tempo delli australi, però per tenerle maggiormente governate et per levar una spesa importante che haveva la Serneità vostra, ho obligato le compagnie delle militie che entrano di guardia a dar doi o tre soldati al giorno per una per nettarle, come ho introdotto, potendosi haver 12 fin 14 huomini continumente a questo servitio.
Resta che Vostra serenità commandi che sia pigliato un luoco vicino ad essa armaria, che è di messer Andrea Catello cretense, dove si fa un botteghino per mezzo il palazzo del capitanato et confina con essa armaria, per poter metter le piche in piedi, et resteranno più libere dalla polvere, senza pigliar alcuna storta; et si potrà nel luoco dove hora si tengono queste accommodar meglio le altre sorti di arme. A questo si potrà dar in baratto bottega o altro stabile di Vostra serenità, poiché esso Catello non intende venir a venditione del suo luoco, come io haverei desiderato et come mi sarei risoluto di far la compreda per effettuar così buon servitio.
Le armarie delle altre città che sono Canea, Rettimo et Sithia, ancor esse vengono ben tenute, anzi alla Canea erano da novo state portate in luogo molto a proposito et con buon ordine.
Possono servir le arme di tutte queste città, benché la maggior quantità sia in Candia, per armar 12.000 huomini in circa, ma per la più parte pichieri et non tutti con corsaletti. Son andato assai ritirrato in comprar arme, perché ho stimato bene lasciar il commodo alli privilegiati et cernide di poterne havere, per non ne dar loro del publico, come già molti anni s’introdusse et poi per levar la speranza a capitani italiani, quali procurano di andar debitori per dar arcobusi levati a soldati a prezzo vile. Et lauderei che fusse prohibito a detti capitani il pigliar arcobusi da soldati, ma in occasione che li soldati li lascino o gli siano tolti, debbano esser dati alle monitioni, et che sia del soldato quell’avanzo che fa il capitano, il che riuscirebbe a gran sollevatione di quelli poverini.
Sarà anco bene prohibire che in modo alcuno né per qual si voglia occasione, fuor che in tempo di guerra, non si prestino né levino le arme dalla armeria, perché è grande la spesa che si fa a ritornarle in stato, oltre che restano debitori li cavallieri feudati di molte arme da cavallo, per prestanze fatte loro già più anni, li quali crediti la lunghezza del tempo per molte cause ha di già fatti inesigibili per la maggior parte. Debbo prima ch’entri in altra materia, dar conto alla Serenità vostra et alle Signorie vostre eccellentissime, che niuna delle città et fortezze nominate ha la debita provisione di ogli, aceti et legne, né di quella quantità di sali che doveria esservi et se ben di questi se ne ritrovano sempre alle saline, sono però fuori [?] di esse fortezze et il più vicino a Candia è quello delle saline di Spinalonga 50 miglia lontane. Lauderei però che di monitioni tanto necessarie, oltre le biave delle quali parlarò in altro luogo, fosse fatta in ogni fortezza quella provisone di tempo in tempo che ricerca la sicurtà loro. Di sali è molto facile, perché oltra l’haverli pronti, come ho detto, vi sono anco tanti luochi da riponerli, così publici come di ragion di particolari che vanno a male, che la Serenità vostra potria facilmente accomodarsi. Di asedi è gran penuria a [?] Candia, poiché pochi vini si guastano, però è necessario provedersi fuori dell’isola, perché in tempo di guerra si fa gran consumo di questi nell’artellaria et per conservarli, come anco per li ogli, delli quali il paese è abondante, crederei che fusse bene fabricar delle thine, più tosto che altra sorte di [?] vasi, poiché in esse manco patiscono et nelle occasioni delle consegne si può meglio far li scandagli, commandando che siano fatte le doghe nelli boschi et portate alle marine dalle angarie senza spesa, ben doverà esser inviato di qua il ferro per li cerchi et ponti di larese per far li fondi et coperti.
Quanto alle legne  molti sono li huomini delle angarie che per la lontananza loro dalle fortezze non vengono al servitio delle fabriche et però lauderei che a questi, per il debito della sua angaria, si facesse condurre alle marine nelli siti più opportuni quella quantità di esse che fusse limitato, a fine che non costassero al publico più di quello che importasse il nolo della barca per la condotta, essendovi molti luochi che abodano di legname, perché il farne condurre dalle isole dell’Arcipalago, come ne viene per servitio di particolari, costa tanto che non torna conto a farlo.
Conosco Serenissimo principe, che vi sono delli contrarii a mantenere depositi simili con sicurtà che non vadino a male, considerando a quello che per il passato è stato fatto, ma bisogna assicurarsi dalli maggior danni, né occorre creder di haver fortezze, se non si tengono di quel modo che conviene, né che con il denaro si possa sempre provedere, perché vi vuole anco tempo et l’esperienza di pochi anni lo ha fatto conoscere, si come anco chiaramente si sa, che le spese fatte opportunamente danno il beneficio che si pretende sono fatte con avanzo, dove all’incontro quando si fanno con mancamento di tempo non giovano, si profonde il denaro et si resta con gran travaglio, per non dir peggio, però tutte quelle provisioni necessarie che possono facilmente esser conservate, quando però siano custodite con buoni ordini, gioveranno sempre più che non farà il denaro pronto, a che si aggiunge che il nemico, che pretende la usurpatione delli Stati altrui, con gran riserva si move a far alcuna impresa nelli luochi, li quali egli sa che siano tenuti provisti.
Il numero di tutte le anime delle sopradette città et territorii ascende alla somma di 202.000 in circa, per le note che ho potute havere, benché per la poca diligentia che ho compreso in quelli che le hanno pigliate, che possa esser maggiore. Dalli territorii vi sono descritti huomini da 14 fino alli anni 60 per angarie 37.000, dei quali si sono cavati buoni per la galea 26.565, de privilagiati 9.200, di cernide poi così nelle città come nelli territorii 5.720, di modo che questi huomini da spada ascendono alla somma di 15.000. Li privilagiati sono parte archibusieri et parte arcieri et dal territorio di Candia in poi, dove molti hanno li arcobusi di Vostra serenità, tutti li altri hanno arme proprie, né alli rimessi, ch’erano caduti da loro privilegi per haver mancato alli ordini Foscarini, ho voluto dare alcun arcobuso, ma fattoli sapere che habbino a provedersi di arme, altrimenti saranno posti nelle angarie, perché quando sono sue le tengono più all’ordine, et quelle di Vostra serenità per occasione di morte o d’altro vengono a smarrirsi, se ben ho fatto con ogni diligentia notar tutti quelli che si sono trovati haverne di publiche et recuperatene molte per occasione di morte et dei liberati [?] per l’età senile.
Delli arcieri non dirò cosa alcuna, perché sono eccellenti in quella professione, ma quanto [?] alli archibusieri vi è gran difficoltà di poterli ammaestrare, perché da quelli in poi che si dilettano di uccellare, non credo che li altri pigliano l’arcobuso in mano, se non al tempo delle mostre. Io ho essortato li capitani che vi attendino con ogni diligentia, ho loro ovviato con mandati publici il far mercantie, o ve li fatti d’altri, havendo scoperto che alcuni si intromettevano in affitanze et facevano li fatti di particolari come fattori, a fin che sapessero che questa non era la mente di Vostra serenità et che erano introduttioni di grand [?] abuso, hora havendo Vostra serenità mandato sopra questi il signor colonello Mario Gazii sopra intendente generale, si potrà sperare dalla sua diligenza [?] et esperianza, con il commando dell’illustrissimo mio successore, miglioramento ma […] dissi ad esso signor colonello alla Canea in presenza del signor capitano Cornaro, bisogna che pensi di star sempre in moto in campagna et trovarsi presente di [?] luogo in luogo alle mostre dei capi di cento, con la presenza delli capitani italiani che sono sopra essi, et veder il modo con che disciplinano li soldati et da loro quelli ordini particolari che ricerca la professione, non essendo possibili nelle mostre generali per il numero grande insegnarli che stia bene, né veder li diffetti, massime nel sparar l’arcobuso, perché dal non usarlo hanno assai tempa del foco et del moto. Ho anco detto che si vede di pigliar qualche espediente sopra la dispensa della polvere, parendo alli capitani di levarla per tariffa a ragion di testa, ma vi includono più archibugieri di quello che si doveria, rispetto alli arcieri, cosa scoperta da me il mese di giugno passato, mentre fui in visita. Et a punto aspettavo l’arrivo di esso signor colonello per trattarne, se ben ha diferito fino alla venuta del signor capitano Cornaro, nel qual tempo io era come imbarcato. Dissi anco a Sua signoria che per me non assentivo di dispensare li moschetti da forcina, mandati da Vostra serenità, si perché non laudo che Ella si privi di quelle arme, delle quali sempre potria valersi, conservandole nelle sue monitioni, perché al sicuro in man loro anderanno a male, come perché è meglio ammaestrarli molto bene con l’arcobuso. Et se venisse occasione, che Dio guardi, questi moschetti possono esser dati alli meglio disciplinati, essendo molto facile a chi tirrà ben con l’arcobuso adoperar anco il moschetto, tuttavia io mi rimetto alla prudenza di Vostra serenità, assicurandola che esso signor colonello non mi addusse ragione in contrario.
Di questo numero di privilegiati ne ho descritto nel territorio di Candia, per l’auttorità datemi come di sopra, più della metà, ma nelli altri luochi minor numero assai, essendo andato molto circonspetto per non levar dalle angarie quelli che già erano descritti. Et perché molti altri restano con pretensioni di esser gratiati, quanto a me stimo che sia bene, quando habbino li requisiti, di non disgustarli, perché in fine se anderanno in galea come huomini da spada, haveranno anco in occasione necessità di operare con il remo in mano, né sarà tanto difficile farli imbarcar sotto nome di privilegiati.
Quanto alle cernide delle città dirò che quelli della Canea, al numero di 900 in circa sotto doi colonelli con suoi capitani et officiali, sono tutti archibugieri con arme proprie, atti ad ogni fattion, ma mi persuado che essendo questi quasi tutti avezzi al mare, in tempo di guerra penseranno di mettersi alla ventura, come successe nella guerra passata che in quel Regno si armò 14 vasselli da corso.
In Rettimo vi sono 840 di queste cernide, parte archibugieri et parte piche, et esse piche sono del publico sotto doi colonelli, come di sopra, et mostrano esser tutta buona gente, et di questi ne saranno molti che faranno il medesimo di quelli della Canea et per esser città aperta, come ho detto, in occasione di guerra tutti quelli che potranno, essendo molti botteghieri, vorranno con le famiglie loro allontanarsi dalli pericoli più tosto che serarsi [?] nella fortezza.
In Candia vi sono sotto cinque colonelli 1.900 descritti, li quali ho rolati doi [?] volte per molto ben vederli, per levar li inutili et rimetterne di buoni.
In questo numero sono compresi anco quelli del Marulà, fuori delle porte delle città, del qual ho trattato di sopra. Questi sono archibugieri et pichieri, le piche sono del publico et li arcobusi similmente per una parte; et ho usato la medesima diligentia che di sopra in ricuperar quello ho potuto et messo in chiaro a quali sono restate esse arme publice et essortato et commesso a chi non ne haveva che si provedeno, si come anco dalli rimessi da me stimo che ci sarà essequito, havendo mostrato buona volontà di farlo. 
Queste cernide hanno persone così dissimili fra loro di stato et di qualità, che li colonelli, oltre che la maggior parte di loro per rispetto d’indispositioni sono poco atti, non degnano né essi né suoi capitani et officiali, né gran parte delli medesimi [?] soldati ridursi, parendo loro che fachini et altri di bassa conditione et li mestieri vili siano posti al par di loro, da che segue che più tosto pagherebbeno 1.000 pene, che venirvi. Lauderei però che a poco a poco si andassero riducando in stato di perfettione, cavando quelli che danno causa a questo disordine, in ogni modo potranno se ben non descritti, in tempo di occasione adoperarsi in molti bisogni che occorreno et darli sempre una picca in mano, importando poco ridurle in manco numero, purché siano in maggior perfettione. Lauderei anco che si levassero da quelle compagnie per descriverli et obligarli bombardieri, perché sarà se non bene haver molti scolari in quella professione et più volentieri vi veniranno, quando sia data in essecutione alla parte 1589 con la quale vengono beneficiati, come dirò a suo luogo.
Delle cernide di Sithia et Girapetra, essendo esse come quelle delli altri territorii alle quali soprastanno doi capitani italiani, oltre il governatore, non dirò altro se non che le arme sono le loro et essi delli buoni soldati che siano nel Regno.
Delle angarie che vuol dir anco galeotti, replicherò quello che ho detto di sopra, che sia bene procurar che venghino alli lavori delle fortezze, così quelli che sono tenuti con le persone, come gli altri che hanno obligo di condur animali, si per ridur quelle a perfetitone, come per farli certi della volontà della Serenità vostra, che o sodisfaccino a quest’obligo o sia pagata la pena dalli disobedienti. Mi resta a dir sopra questo capo, che stimo esser un maneggio molto importate la cura di tener li libri di queste cernide et privilegiati; et si come quello di Rettimo è in mano di un messer Michiel Acchieli, huomo commodo che leva li datii di Vostra serenità et procura con l’incalzarli ad altri sostentarli, di che fa professione aperta, il qual ho conosciuto tanto diligente, prattico et fedele che non è da poter maggiormente desiderare; così alla Canea vi sono doi, uno che tiene quello delle angarie et l’altro quel dei privilegiati, né ho potuto saper con l’esperienza di poco tempo le conditioni di questi. Ma di Candia che è il più importante, dirò che questo carrico fu dato dal già illustrissimo signor procurator Foscarini a Nicolò Capsa et oltre all’assignation prima di ducati 120 all’anno li augumentò [?] altri ducati 36, con obligo di tener anco le descrittioni di Sithia et Girapetra, con dicchiarationi del suo carrico molto particolari. Questo si absentò di Candia per fermarsi al Zanthe, fu introdotto per sustituto in luogo suo un Constantino Ghigoropulo con parte del salario, il quale quanto a diligenza penso che possa bastare, ma l’haver egli voluto tener altri carrichi, ha causato che li suoi libri sono stati trovati da me in ogni maggior confusione, di più sono stati introdotti doi che hanno carrico di Sithia et Girapetra et con salario. Et nel mio ritorno havendo ritorvato esso Capsà al Zante. Le feci intender che io haverei rappresentato tutto a Vostra serenità et che […] sicuro che haverebbe commandato che fossero essequiti li ordini Foscarini sopradetti. poi che la provisione di ducati 156, oltre altri utili che correno, era assignato haver persona che attendesse a questo et non ad altro, anzi con un aiutante [?] com’è dicchiarito in detti ordini, perché di altra mancanza non è possibile che negocio di tanta importanza prendi buona stradda, sarà bene però, quando [?] così pari alla prudenza di Vostra serenità, comandare che gli ordini sopradetti siano essequiti et che il detto carrico sia essercitato dal principale et non per sostituto, come anco che in occasione di elettione nova non sia eletto più vita, ma a beneplacito, acciò si habbia miglior servitio di quello che si è havuto fin hora, tenendo io come ho detto questo esser carrico principalissimo [?], poi che concerne tutto il bene che si può aspettar da quel Regno, dependendo da esso le militie et huomini da remo, sopra le quali si come si può far fondamento in occasione di bisogno di guerra fuori del Regno, così quando fosse per il Regno proprio et che scoprissero l’armata nemica, al sicuro che con le famiglie loro andariano alla montagna, però sarà necessario pervenirli et armar innanzi che seguino li effetti narrati, facendoli montar sopra le galee.
La cavallaria de feudati, introdotta dalla Serenità vostra fin l’anno 1211, quando impatronita di quel Regno lo divise in tre parti: una a Lei, la seconda al clero et la terza alla colonia levata da questa città a portion di sestieri con obligo di 394 cavallarie, cioè 234 in Candia et Sithia, 96 alla Canea et a Rettimo 64. Et che ognuna di esse dovesse mostrar un cavallo capo di lancia et un altro chiamato secondo, inferiore ad esso per la verità, di modo che erano 788 cavalli, ma per la negligentia de ministri non si trova il fondamento di 35 di esse cavallarie, cioè di 2 a Rettimo, 4 alla Canea et 7 a Sithia, però nelle ultime revisioni, mentre io era in quel Regno, fu trovato che dei primi cavalli ne erano in esser 201 et 35 restavano a rimetter, che faceva la somma di 236. Delli secondi 231 presentati et 49 da rimetter che fanno 280. Il mancamento de gli altri fino al numero di 718, che sono 202, oltre li 70 della perdita delle 35 cavallarie, resta in roncini, li qual ascendono alla summa di 796 con il numero di 161 che mancava a rimettere.
È vero che anco di questi ve ne sono 90 in circa inesigibili, di modo che in numero possono esser fra tutti cavalli 1.400 in circa. 
L’introduttione da buoni cavalli a roncini è molto ben nota a Vostra serenità, poiché è successa dalla alienatione et suddivisione di dette cavallarie, perché divisero una cavallaria in sei sergentarie, et una sergentaria in carratti 24, si che sei ronzini vengono per un primo et per un secondo cavallo, cioè quattro per il primo et doi per il secondo. Questo è stato gran disordine, perché sono passati li beni in chi non conveniva per le prohibitioni fatte da Vostra serenità, et è peggio che come un contadino ha qualche commodo, immediate compra tanti beni che importano il tener un ronzino o parte di esso, et subito vien levato dall’angaria et chiamato feudatario, cosa che non porta dilatione il provedervi, per levar questo abuso. Il stato di questa cavallaria, si come li ronzini sono di quella qualità che produce il paese, poco atti a qual si voglia fattione, così sono cavalcati da gente che porta arcobusi da fuoco, che il vederla rende spettacolo ridicoloso. Delli primi et secondi cavalli poi la maggior parte è buona ad ogni fattione, ma delli cavallieri, salvando sempre l’honore di parte che degnamente esercita quel carrico et potria ben servire, il resto non è atto a tal essercitio, se ben la diligentia fatta con estrema fatica del illustrissimo Proveditor Lando, anco con essercitationi nelle mostre generali con intervento [?] di militie, doveria haverli ridotti tutti a quella maggior perfettione che si può desiderare, ma il mancamento è stato il loro; et mi creda Vostra serenità che non potrà esser aggiunto da chi si sia alcuna maggior vigilanza per meglio disciplinarli, non havendo Sua signoria clarissima, per tutto il tempo che io son stato in quel Regno, risparmiato ad alcun in commodo di ritrovarsi in ogni stagione alli debiti tempi in tutte le città, dove si conveniva far le mostre, così ordinarie come generali, per non metter in petto di ministri quello che stimava per servitio di Lei dover appartener al suo carrico.
Quello che si potesse fare per rimediar a quel più che fusse possibile, acciò in ogni occasione si havesse a ricever servitio da corpo di militia tale, saria in qualche mancanza riddurre et obligare quelli dalli ronzini per loro carrattada di far un secondo cavallo, dovendo esser tenuto da quello che haverà più carrati et sumministrata la portion di spesa da gli altri che ne haveranno manco, et a questo modo Vostra serenità haverà un cavallo da fattione, né resterà forse alcuno di quelli che tenevano il ronzino, per obligo di tenerlo anco per suoi bisogni particolari. Et in questo modo nel Regno vi saranno gli uni et gli altri. Et quanto alli cavallieri può esser sicura Vostra serenità che in occasione di far da dovero non usciranno dalle città, ma vorranno star al governo et alla difesa delle loro case. Et come dicono essi basterà assai che molti converanno andar nelle armate, tanto più quanto che in occasion simili conveniranno esser distribuiti a carrichi spettanti alla difesa et buona custodia della fortezza et modestamente si dogliono, che non si habbi voluto mandar ad effetto la deliberatione di Vostra serenità del 1584 24 maggio, in risposta di un capitolo presentato da suoi ambasciatori, si perché restino essi sollevati, come Vostra serenità ben servita, con l’introdutitone delli 300 soldati che possino servir anco a cavallo, sopra di che lauderei che si havesse a tener qualche consultatione, per terminar quello che fusse di servitio di Vostra serenità, levando questa ambiguità ch’é tenuta in quel Regno, si la detta deliberatione deve esser effettuata.
Le 200 armature che furono mandate per servitio di quella cavallaria a richiesta del clarissimo Proveditor Lando, sono state di ordine di Sua signoria clarissima in parte distribuite, come ha scritto, et ne haverà procurato il pagamento per esser posto in quelle Camere.
La cavallaria della Strathia è ridotta hora dalle sei alle cinque compagnie, essendone stata sbandata una, per commissione che io hebbi poco innanzi al mio partire da Vostra serenità, per riempir le altre, della quale era capitano il Paleologo, che mancò di vita. Una è governata dal medesimo governatore conte Piero Rados. Le altre quattro da capitani, tutte di 50 cavalli l’una. È vero che per non haver voluto cassar alcuno della compagnia sbandata et distribuita nelle altre, potrà esservi qualche soldato di più oltre alli 50, ma ogni giorno anderanno sminuendo per molte cause. 
Già scrissi a Vostra serenità il molto debito che havevo trovato sotto il nome di questa militia et quanti denari doveranno esser tenuti per persi, poi che non si trovano né li debitori, né beni loro, ma quanto alli debiti, così dei capitani come delli soldati che serveno al presente, ho ridotto le cose in stato che si va scodendo quello che ragionevolmente si po’, convenendo anco lasciarli da vivere. Ho levato l’abuso delle soventioni, oltre li ducati 50 decretati per li ordini Foscarini, che erano importanti et d’avantaggio del doppio et mi assicuro che tale regolatione, la qual’è stata lasciata da me molto chiara, sarà come cosa utile continuata. Ho anco, conforme alle commissioni della Serenità vostra, statuito la mutatione delle compagnie da luoco a luoco ogni mesi sei et dovevano dar principio a moversi a mezzo ottobre, tempo nel quale haveranno havuto il loro quartiero, et ordinato che portino da Camera a Camera, secondo le mutationi che faranno delle guarnigioni, sempre li loro debiti, saldando li nomi delli capitani sotto quali sono tutte le prestanze anco delli soldati, per tener la scrittura con poca fatica et chiara, et perché possi dalli ministri nelli pagamenti delli quartieri esser ritenuta la portion del debito a chi sarà debitore. 
Mi è parso anco bene per servitio delli soldati et perché Vostra serenità habbi manco occasioni di dar sovventioni per comprar cavalli, che le compagnie in occorrenza di morte di alcun cavallo servano l’ordine [?] chiamato la Plata, che è che sia risposo da ciascun soldato dell’istessa compagnia ducato uno al parone del caval morto, perché con questo denaro possa rimetterne un altro, potendo toccar questo beneficio ad ognuno [?]; con restar sollevato chi ha questa disaventura con aggravio poco sentito dalli altri, rispetto alla compartita. Se tale ordinatione sarà giudicata buona, come ho creduto io, si potrà continuare, lasciandosi però sempre la porta aperta alli interessati di sentir li loro aggravii, quando il cavallo fosse morto per colpa del patrone. Et perché io scrissi a Vostra serenità la qualità di questi soldati, li quali per il vero per la maggior parte sono accasati et molti sono nati nel Regno, benché da discendenti di altre nationi soliti far questo essercitio, stimerei bene, conforme al contenuto di esse mie lettere, che si dovesse ogn’anno mandare una compagnie nova, per rimetter in cambio di una di quelle che ivi si trovano, perché in questo modo Vostra serenità haverà buoni soldati et dandoli la soventione di ducati 50 potranno levar dal paese loro un buon cavallo, che in Candia li costerebbe altretanto; la compagnia sbandata poi darà modo che quelle che resteranno si rimetteranno meglio a cavallo et si leveranno molte occasioni per le quali essi soldati forse hanno fatto tanti debiti con danno publico et nel tempo di anni cinque saranno levati li soldati casalini da questo essercitio.
Delle sudette compagnie doi sono assignate per Candia, le altre tre per la Canea, Rettimo et Sithia et loro territorii in guarnigione.
Et quanto alla qualità delli cavalli per il vero ne sono molti che haverei voluto che fossero migliori, ma considerato quello costano, non so come possino essi soldati mantenersi et tanto più quest’anno che haveranno provato carestia di vitto. Di questi soldati molti sono giovani, ma un per l’altro possono quanto alla presenza comparere et facendosi le mutationi sopradette se ne haveranno di maggior esperianza di quella che possi esser in questi casalini.
Li roli di questa cavallaria stimo bene che stiano sempre appresso li Proveditori generali, mentre saranno nel Regno, et in absentia appresso li Capitani di Candia, perché altri non possino levar, rimetter o dar sovventione alli soldati senza volontà loro. Et questo credo che sia il principal beneficio di essa cavallaria, dovendosi nelle occasioni di pagar li quartieri mandar li roli in foglio a quella Camera, dove si troveranno le compagnie in guarnigione.
Delle militie italiane sa Vostra serenità che vorrebbeno esser fra tutte quelle fortezze del Regno con li 100 per Thine et 100 per Cerigo 4.000 soldati, tuttavia al mio partire n’erano solamente 3.700 in circa, havendo procurato di tener esse militie raffinate, benché in manco numero, perché così stimo meglio et in capo all’ani [?] si resta con grand’avanzo. Del numero delle compagnie in Candia manca uno al supplimento delle 14 ordinate da Vostra serenità, havendo sbandata per rimetter li soldati nelle altre quella del capitan Francesco Gambetelli, che morì ultimamente, poiché haveva finito li suoi cinque anni, come scrissi a Vostra serenità. Doi misi [?] a Rettimo, quattro alla Canea, doi per una alla Suda et a Spinalonga et uno alle Garbusse. Vi è poi Sithia, il castello di Candia, Paleocastro et San Thodero di poco numero. Et la regolatione fatta da Vostra serenità sotto li 18 luglio 1602 è stata ordinata con molta prudenza, ma non voglio restar di dirle, che saria bene per levar l’abuso d’introdur chi si vuole nelle compagnie, prohibì di rimetter alcun soldato novo anco per officiali, comettendo che in occasione di mutationi d’officiali non potessero esser rimessi altri che soldati della medesima compagnia, perché vengono fatte delle cose che non stanno bene né se li può rimediare, oltre che si ridduranno ad andar a scrivere persone che meriteranno li carrichi, poiche haveranno speranza di esser innalzate ad essi, restando hora privi, poi che o non hanno chi gli portino o non possono far quello che fanno altri ch’hanno commodo, a quali è facile superar le difficoltà. Di più non veggo come il Proveditor generale possa impedire che non sia contravenuto alla mente di Vostra serenità, così nel rimettere come nel licentiar li soldati, quando li roli stiano in altra mano che nella [?] sua, stimo però che sia bene ch’essi roli autentici stiano sempre appresso esso Proveditor generale, dovendo al tempo delle paghe mandarli poi in foglio, acciò sopra essi siano fatti li pagamenti, com’è detto di quelli della Strathia, et accommodati che siano per li accidenti che possono occorrere et sottoscritti alla banca, siano rimandati, perché di tal maniera al sicuro il servitio di Vostra serenità passaria con grand’avanzo.
Et perché è introdotto che vengono tenuti da rappresentanti alabardieri con paga da soldati, rimettendoli nelle compagnie secondo le occorrenze, come non compresi nella regolatione sopradetta, di modo che fa tenere la porta aperta al maggior disordine che possa seguire sopra il capitolo, di non poter rimettere alcuno se non di compagnia sbandata, però laudo che stimando bene Vostra serenità che camini innanzi questa introduttione di tener alabardieri, la quale non è già nelli Capitani di Candia, habbi ad esser assignato fuori delle compagnie questo numero di serventi et che siano pagati con bolletta a parte.
Di quello che io habbi operato per sollevatione et utili delli soldati et di servitio di Vostra serenità, perché essi habbino ad occuparsi nel carrico per il quale sono stati mandati, non voglio dir altro, bastandomi di restar io molto consolato di haver introdotto quel bene che ragionevolmente si doveva.
Delli 25 governatori di galea che devono star sempre eletti, la morte di alcuni di essi et la partenza del Regno di altri per qui darà causa che si venghi a nova elettione in luoco loro et vi sarà qualche difficoltà a far cosa che sodisfi al servitio di Vostra serenità, poiché per non essersi continuato l’armare, non si sono allevati soggetti per questo carrico, li quali convengono esser in Candia 11, alla Canea 8, a Rettimo 4 et a Sithia 2, ma è ben compitamente adempito il numero delli loro quattro officiali, cioé paron, pedota, comito et sotto comito, li quali danno di spesa a Vostra serenità ducati 1.500 all’anno, per il trattenimento che si da loro a fine che il mese di aprile si ritrovino nel Regno. Fu assignata al tempo del Generalato dell’illustrissimo signor Procurator Foscarini in quel Regno particolar entrata per questa spesa di officiali, ma è deteriorata assai, et ho convenuto con quelli cancellieri et nodari che si sono trovati in esser et che sono tenuti portar il denaro applicato per condanne et altro, far li conti di 12 anni passati et più, mettendoli debitori nelli libri con il quarto più per pena, che per haverne fatti impregionar alcuni si è scosso gran parte, ma volesse Dio, he questo stipendio fusse collocato in soggetti meritevoli, perché li esperimentati sono divenuti vecchi et li giovanni sono con la esperienza sempre del navicare sopra qualche barca, poi che non si armano galee. Deveno star anco preparati quatro sopracomiti, però ne sono eletti di ordinarii et estraordinarii, perché il numero resti pronto, ma non pare ad alcuno che possa venir occasione et tempo di esser adoperato.
Già scrissi a Vostra serenità et mandai anco con mie lettere di 2 marzo passato la regolatione di bombardieri, la quale si è incaminata con suo servitio et conforme che sia bene ridur il numero et il pagamento di tutti essi, conforme alla parte et regolatione di questo eccellentissimo Senato 1589 25 genaro. Il beneficio veramente sarà, come avisai, di ducati 600 in circa all’anno, se haverà maggior numero di salariati, rispetto alli scolari, che haveranno li 12 ducati all’anno per la quinta parte di loro, come dispone essa regolatione, li quali possono esser 350 in circa in tutto il Regno; et li stipendiati resteranno 62, numero giudicato allhora con consiglio de capi da guerra bastevole, ma se sarà giudicato bene che ve ne sia sempre persone di esperientia, perché possino disciplinar li scolari. Resta ch’io raccordi di novo il disordine seguito in pagar il capo della Canea con stipendio dupplicato, rispetto a quello di Candia; et pur si doveria far l’opposito, ma come ho scritto è un errore non anteveduto et sono ducati 100 all’anno mal spesi.
Venne di ordine di Vostra serenità molti giorni di poi la mia giunta in quel Regno messer Sigismondo Alberghetti, al quale ho fatto veder tutte le artellarie et munitioni di quelle fortezze, et anco di Cerigo; et di come quelle artellarie, che si sono giudicate non buone per esse fortezze, ho indricciato et dato ordine che siano mandate di qui, in essecutione della mia commissione, acciò si possa di quelle non buone manco per armate valersi, con il metallo in buttarne delle altre giovevoli al bisogno; così essendosi ritrovati in tutte esse fortezze pezzi che non sono atti a quelle difese et tali che in occasione di adoperarli consumeriano li doi terzi più di polvere di quello farebbeno li pezzi sforzati moderni, dalli quali si cava tanto risparmio di essa, con beneficio di più giusto et fruttuoso tirro. Sarà bene che anco questi siano mandati, ma che prima siano inviati di là di questi moderni che hanno da servire in luogo di essi, non essendo bene che si resti senza le debite difese. Et perché il consumo dei letti è di gran spesa, si è giudicato bene che si habbi a metter in alcuni luochi opportuni delli pezzi sopra zocchi, con le sue forcate di ferro, che serviranno medesimamente al bisogno con gran risparmio. Et volendo così essequire, si doverà proveder di esse forcate.
Vi saranno anco in alcuna di esse fortezze pezzi che non saranno bisognosi per quella, ma utili per altra, di modo ch’é necessario dar libertà di tramutar da luogo a luogo quanto sarà giudicato di servitio.
Pare che nella qualità delle polveri possa esser qualche mancamento, perché il salnitro sempre va essalando, et ve ne sono delle grosse che hanno del polverazzo assai, perilche haverebbe preteso esso Alberghetti, che si fosse posto mano ad accommodarle, con far edificii di pestoni et altri bisogni, anco per granirle, che a me è parso di non entrar in questo, ma che sia servitio di Vostra serenità, che inteso da lui medesimo questo et altro pertinenete al carrico suo, si venghi a consultatione per deliberar quello che sarà giudicato di maggior sicurezza di quelle fortezze. Ho ben procurato di far asciugar esse polveri, massime quella parte che ne haveva maggior bisogno, ma con gran travaglio, poiché nel primo luogo dove furono distese et che è l’istesso dove habita il capo, nel quale si trovano anco masine di essa polvere, calavano assai dal peso delle fatture [?] di Venetia et ridottisi a far questo servitio sopra il cavallier Martinengo, si ritrovò gran differenza, poiché il callo era molto minore; da che comprendo che senza luoghi cauti non si possa sperare di far questi servitii, se non con gran pericolo di danno, sono anco state soleggiate di mio ordine quelle delle altre fortezze, se non tutto in parte, et ho avertiro delli mancamenti sopradetti, perché non havessero a seguir danni, poiché in materia tale non possono esser si pochi che non importino molto. Queste però sono state le cause principali che mi hanno fatto condur esso Alberghetti, il quale ritornerà con l’illustrissimo successore, con la volontà della Serenità vostra et per essequir quanto le sarà commandato dalla Sua signoria illustrissima et haverà posto miglior ordine alle cose sue particolari di quello fece al suo partire, per poter mantener la sua famiglia, che ha lasciato in Candia.
Quanto a salnitri, doppo ch’io hebbi ordine da Vostra serenità di poter trattar partito con le conditioni scrittemi dalli illustrissimi Signori sopra le artellarie, hebbi da uno offerta di lavorar in Candia, ma oltra il pretio di ducati 90 del mier, intendeva anco di haver huomini et animali di angarie per condur et voltar il terreno, proveder di acqua et legne, spesa molto importante in che non mi è parso di poner mano, senza ch’io rappresenti a Vostra serenità quello che ne sento, tanto più che con la vista di Lassithi et Oces, luochi poco discosti l’uno dall’altro, dove feci venir l’Alberghetti, si ho trovato esservi terreni buonissimi, quantità grande di legne che va di male et acque commode et in abondantia, non vi sono già villaggi con habitationi unite, in maniera che si possa cavar da quelli una somma di terreno che porti la spesa stabilire un luogo da lavorare. Ma con l’elevatione di teze, che per il commodo di pietre, legnami, construttione di calcine et con l’aiuto delle angarie si potriano fare con non molta spesa, tanto più che si fariano in costa di monti, sotto quali si poneriano molti terreni, comettendo l’alloggiar sopra essi li animali, in poco tempo si faria un deposito di gran quantità di terreni perfetti da cavar questa materia dovendosi poi sperare che non siano per mancar soggetti, che si prendino il carrico di cavarli, principalmente dalla Sfacchia, dove se ben in poca quantità fanno però polveri buonissime, ma bisognerà mandar delli apprestamenti bisognosi per questo lavoro; et se ben si farà la spesa, haveranno però l’occhio li Proveditori generali che tratteranno il partito a tutte le spese et aggravii di angarie, così di persone come di animali, tenendo il pretio più basso, in modo che non habbi a costar più delli ducati 90. Et in questo negotio, ch’io stimo importante et di gran servitio, mi rendo certo che Vostra serenità sia per terminar alcuna cosa con profitto.
Questo è quanto ho stimato bene di rappresentare a Vostra serenità intorno alla quantità et qualità di forze che si ritrovano al presente in quel Regno per la difesa di esso; et perché il vietar il sbarco è principal attione in tal materia, dirò che sono tante le scritture di rappresentanti et altri ch’hanno servitio Vostra serenità che dichiarano le molte spiaggie di ogni terirtorio et altri luochi, dove può armata nemica procurar esso sbarco et similmente li siti senza difesa, dove essa armata potrebbe salvarsi o unita o separata, in particolare per qualche giorno la Standia, ch’è all’incontro della città di Candia 12 miglia lontana, la quale si potrebbe chiamar più tosto isola che scoglio, se vi fosse l’acqua, che non devo venir io ad altri particolari, se non che sia bene il procurare di vietar esso sbarco quanto più si potrà. Et perché li modi raccordati sono molti, però doverà la prudenza di chi si troverà nel caso abbracciare, secondo le forze quell’espediente che giudicherà di servitio maggiore, che Dio allontani l’occasione et protegi con la sua Santa mano la difesa, ben mi conformo con il parer di tutti, quali affermano il maggior servitio a questa difesa esser lo haver armata pronta in quella maggior quantità che si potrà, per obligar il nemico, che per hora non può cader in consideratione altri che il Signor turco, a non pensar di venire, se non con gran forze, acciò convenga, oltra il sbarco, lasciar anco l’armata provista per la tema della nostra, a che vi vorrà assai tempo et darà commodo a noi di haver pronte maggiori difese. Che quando si trovasse il mar libero potrebbe a suo piacere con ogni qualità di vasselli, mentre havesse un corpo di armata sopra l’isola, far ogni giorno passar gente dalli suoi paesi per rispetto della vincinità. Et però il prevenir noi a Turchi con un corpo di armata farebbe succeder mirabile effeto, perché si potrebbe impatronirsi delle genti che habitano l’isole dell’Arcipelago, molto utili nelle armate et che abbraccierano volentieri tale occasione, con che si veniria a levar al inimico quelli aiuti che sarebbeno a danno nostro, quando senza alcun sospetto potessero mandar innanti parte della sua armata. 
Il modo con che può assicurarsi Vostra serneità di haver numero considerabile di galee in quel Regno et armate presto, sarà il tener pronta quella maggior quantità di arsili che si può, con persone che sappino ben custodirli, si che non prendino qualche diffetto, et li arsenali forniti di tutti li suoi bisogni, con un deposito maggiore di denari per questo effetto, perché la somma di ducati 20.000 che hora vi si trova, pensi Vostra serenità quello possa fare in dar solamente la soventione delle prime quattro paghe. Non lasciando anco correr più oltre il tempo di far armar nel Regno ogn’anno qualche galea, poiché ognuno conosce et apertamente dice, vedendo che ciò si è tralasciato per tanto tempo, che quel bene ch’è proprio et solo di quell’isola, va in oblivione et si perde, conoscendosi pur troppo esser vero, che tanto deve esser stimata, quanto che è atta a poter sumministrar gente a Vostra serenità per il bisogno di armar 100 galee, come fece in tempo della guerra passata, che oltre l’haverne armato 47 et altri 14 vasselli di particolari, diede gente da remo et da spada, che ne haverebbe armate altre 32, le quali furno poste sopra l’armata in luogo dei morti. Et d’avantaggio ancora si haverebbe servito la Serenità vostra, se l’occasione et il bisogno l’havesse portato. Et in vero si dubita che volendo armar con occasion subita non si sappi trovar la stradda, se non con gran difficoltà. Questo ripigliar l’uso di armare augumentarà il numero dei marinari, dei quali siamo in grandissimo bisogno. Et perché non intendo di persuadere a maggior spesa di rilevo, si potrà trovar modo di levarne altra col consigliar sopra ciò, come anco sopra il numero delle galee, modo et tempo che doveranno servire, con la presenza di chi ne tiene maggior esperienza di me.
È piacciuto al Signor Dio quest’anno mandar in quel Regno la nebbia, detta Sirica, la quale ha ridotto a mal termina quel buon raccolto che si sperava, però antivedendo il mancamento che potesse occorrere, poiché dal valer molto li formenti l’anno passato in altri luochi fu levato dal Regno, nonostante le prohibitioni molto severe, quello che haverebbe l’anno presente sovveuto al bisogno, si è procurato di mandar nel paese turchesco diversi con li soliti mandati, che sono un bollo di San Marco sopra alcuni tagli che si danno a patroni dei carammussali con la ferma del prezzo stabilito, acciò possino haver li loro pagamenti.
Di più mentre mi son trovato alla Canea, fu concluso con particolari, oltre una navetta capsali espedita per l’innanzi, un partito di 8.000 stara di formato a prezzo di lire 18 in circa il staro venetiano a misura, per il qual carrico fu mandato il berton Colombo et alcune barche, havendosi anco havuti di poi avisi che erano capitati alli carricatori del Volo et Cassandra et attendevano il loro ritorno, come ultimamente si è inteso; si come anco vi è aviso che con doi caramussali fussero capitati pur alla Canea circa 5.000 stara di formento. Haveva anco quel clarissimo Rettore in mano un commandamento della Porta, mandatole dall’illustrissimo Bailo, per poterne cavar 500 somme, che rispondeno a 4.000 stara venetiani, et si giudicò che fosse bene tenerlo fino allo entrar dell’armata nelli castelli, perché si haverebbeno havuti partiti di maggior avantaggio da quelli che fussero andati per pigliarli, con il commandamento in mano, con il quale si saria anco potuto cavarne maggior quantità della contenuta in esso. Ben mi dispiace haver inteso che siano passate navi in quelle parti per servitio del Regno di Napoli, perché haveranno posta concorrenza et maggior difficoltà in haverne, se ben  vi era aviso che in quei luochi vi fossero anco delli formenti vecchi, poiché l’anno passato li caramussali non poterno transitare, rispetto all’impedimento di bertoni di corso, benché con lettere capitate li giorni passati si intendi l’opposito. 
Non voglio restar di dir a Vostra serenità che il partito sopradetto è stato concluso a prezzo tanto alto, perché chi ha dato denari a quelli del partito, a rischio di ogni accidente che potesse occorrere nel negotio, ha voluto utile di 33 per cento; et però non vi essendo libertà da Vostra serenità in occasioni simili di mandar denari per conto publico, si conviene accommodarsi a quello che si può, tanto più che queste provisioni sono per il viver del popoli et militie, et convenirà esser consumato senza alcun altro interesse publico, che dell’esborso del denaro per pagarlo subito gionto, et hora che si è inteso essersi pagati quelli delli caramussali sopradetti [?] a precio di 20 per cento di più, questo viene a restar avantaggioso.
Non si è mancato quanto alli formenti del Regno di procurare, che siano introdotti nelle fortezze gli oblighi a che son tenuti ognuno per li suoi territorii, li quali sono stati per le abondanze passate abusati da rappresentanti Vostra serenità, cosa che non si deve tolerare. Et posso attestar che l’illustrissimo Duca Sagredo ha in questo negotio superate gran difficoltà et ha operato in questo, si come fa in tutte le altre cose spettanti al suo carico, con tanta accurateza et vigilanza, che non si può desiderar d’avantaggio.
Ho lasciato in quel Regno nella città di Candia nelle buse 46.000 misure di formento vecchio, che avanzano la somma di 11.000 stara venetiani, né in altro luoco è avanzato formento simile, perché di poi l’haversi veduto la sopradetta nebbia, fu ristretto da ognuno il vender, si che non solo fu consumato quanto vi era, ma ho convenuto io sumministrare a Rettimo et Cania molta summa di formenti, de quali piacque a Dio illuminarmi pochi giorni di poi il mio giunger di comprarne et metter nelle buse circa 7.000 stara, perché mi pareva molto conveniente che fusse quel Regno proveduto di buona somma per le occorenze et se fosse quest anno riuscito il raccolto fertile, havevo deliberato riempire esse buse, le quali per questo effetto ho ridotte al numero di 139, che teniranno appresso 28.000 stara di formento. Et Vostra serenità deve commettere che così sia essequito, se la occasione di formenti forestieri o abondanza di quelli del Regno lo comportasse, perché non vi è dubbio che quando li raccolti sono buoni il Regno ha il vitto d’avantaggio. È vero che il territorio della Canea non può haver questo beneficio, ma si serve delli altri, si come con traffico si val delle isole dell’Arcipelago. Et per questo in quella città vi è maggior quantità di marinarezza, che sia in tutto il Regno, rispetto alle molte barche che navicano.
Non laudo che si riduca a termini che convenghino quelli del Regno vender il loro formento a prezzi tanto bassi, che o si risolvino di tornire li vignali, in che questa prohibitione deve esser conservata et rinovata con efficaci ordini, poiché vi sono delle transgressioni, overo si mettino a rischio di cavarli del Regno per terre aliene o per altri luochi di Vostra serenità, il che non conviene. Et per ciò l’ordine che fu dato a me di poterne madar a Venetia, quando ne fosse d’avantaggio, et che se ne potesse haver a sei perperi la misura, che sarebbe in ragion di lire 11 il staro venetiano a misura di primo costo, ma con tarra, perché non si costuma il crivello, come qui, credo che sia stato fatto con molta prudentia per divertirli dalla cose suddite. Et invero bisogna considerare, che si come le altre spese sono accresciute, così conviene esser anco accresciuta quella delli operarii et altro che ha a servire al seminar et raccoglier biave.
Non ho mancato di sumministiar denari a Sithia et a tutte le fortezze, perché prontamente potessero pagare li formenti delli oblighi et insieme provedere di altri grani per il bisogno, si come tutti andavano procurando il loro servitio. 
Dissi al signor Capitano Cornaro quanto era sta operato, raccordando che alle fortezze, che non hanno territorio, dovesse primieramente esser proveduto per tutto il tempo fino a novo raccolto, le quali di già erano in buon stato per il loro bisogno.
Et a Rettimo, per quanto mi disse il clarissimo Rettor Zane, mancava poco alla sua debita provisione. A Sithia veramente il clarissimo signor Zuanne Pasqualigo, Consiglier di Candia che andò Vice rettore in luogo del clarissimo Cornaro morto, haveva fatto provisione in quanto haveva potuto, si come non era mancato di adoperarsi in tutte le altre cose spettanti a quel governo con ogni satisfattione di quei popoli, fino all’arrivo del clarissimo Malipiero, il quale capitò mentre che io era alla Canea per partire, et con li denari mandatili doppo dal signor Capitano Cornaro haverà ancor lui procurato di provedere al resto del bisogno.
Oltre li formenti vecchi di esse buse vi sono li migli, ma di legumi non vi è quantità considerabile, essendone poco più di 1.200 stara fra tutte le fortezze, de i qual megli ne sono in Candia stara 7.500 in circa, 500 a Rettimo, 3.500 alla Canea, che ascendono alla summa di stara 11.500 et è stata prudete risolutione l’haver terminato di mandar la summa delli 10.000 stara, come si doverà far anco di altro, poiché le richieste di quelli signori Rettori ultimamente haute [?] [intese cancellato] mostrano il bisogno, per maggiormente assicurarsi che in quel Regno non vi habbi ad esser mancamento.
Non debbo anco lasciar di dire che Vostra serenità ha commesso alli Proveditori generali, che debbino haver cura che quel Regno resti proveduto di biave, ma perché questo negotio in gran parte è regolato dalla volontà d’altri, bisogna commettere che tutto sia fatto con participatione di essi Proveditor generali, o siano esse di ragione di oblighi o di comprede, maneggiate o per monitioni o per fontegari, particolarmente nella distributione del formento del quarto, che è quello dell’obligo. Et la regola ch’è tenuta in Candia può dar norma a tutte le altre città et fortezze, perché se tutto passa con interesse del denaro di Vostra serenità et che conforme alli ordini Foscarini tutto convien apparere nelli libri della Camera, si deve haver cura che gli utili che alle volte nascono, debbano restar nel publico, come quelli che per tante altre vie sono contrapesati da altretanti danni, che pur ho trovato in molti luochi andati a male dei legumi et guasti, et qualche parte di megli ancora, oltre quello che si ha nelli formenti delle buse, temendo che questo ascendi alla summa di 10 fino 15 per cento, rispetto a quelli che si guastano nel fondo et da tutte le parti vicine al terreno. 
È vero che si è giudicato che in gran parte si possa rimediarvi, con circondar esse buse di paglia lunga sola in luogo di herba di felese et paglia minuta, che si constuma al presenta, ma molto meglio anco saria la paglia segalina, facendone seminar per questo effetto, poiché non si può far di meno, volendo conservar depositi di formento, di tenerlo sotto terra, essendo che il grano, benché di un anno, come sente il caldo dell’anno susseguente, si taglia et manda fuori il fiore; a che per rimediar in qualche parte in quelli che si convengono tener nelli fontichi, si era dato principio a mettervi le tavelle che mi furono mandate, giudicandosi che la pietra non prenderà tanto il calore, quanto fa la tavola.
Desideravo che alla Cania si potessero far di simili buse, per poter servirsi anco in quella città, ma in essa non vi è terreno a proposito, né mi è parso per molti rispetti che si convenga tenerne fuori della città, dove il terreno si è trovato buono.
Resta anco un disordine, che a me par notabile, principalmente nella città di Candia, et è che non si può sapere dal formento in poi, che entra per obligo, la quantità ch’è condotta né da chi, né si riman sicuri che li formenti che escono per macinarsi, ritornino dentro in farina. Manco si può sapere delli formenti che sono comprati da pistori, da chi siano venduti et a che prezzo. Ognuno che vuole fa pane così all’uso greco come italiano, per missione che deve esser riservata solamente nelli tempi dei bisogni, né vien fatto ancora fuori della città et condotto da chi vuole, non vi sono fontichi obligati ad haver sempre farine, ma ognuno ne porta dentro a suo piacere, ben a luoco limitato, di modo che si può restar facilmente senza. 
Tutte queste cose stimo che siano contra il buono et regolato governo et per quanto mi è passato per mano dove ho havuto carrico, mi son fatto certo non esser possibile governare et reggere con fondamento materie simili senza li debiti ordini; et per ciò desiderando di dar principio in Candia a qualche buona regola, mentre che vi era Duca il clarissimo signor Giacomo da Ca’ da Pesaro, il quale in tutte le cose ha compitamente servito Vostra sernità con satisfattione di ognuno, di che se ne vide nel suo partire segno così honorato, come io scrissi, convenissimo che fusse bene primieramente che il pane dovesse esser fatto da pistori, così greci come italiani, poiché questi si dolevano che si permettesse che altri in tempo di utile havessero libertà di far pane, ma in occasione che convengono sentir anco delli danni per mancamento di formenti, oltre l’obligarli a pigliarne per rinovo con tanto commodo delli fonteghi, si voglia ch’essi portino tutto il peso, senza dar a gli altri obligo alcuno. Così si diede principio a ridurli in forma di scuola, ma non se ne fece altro per la partita di Sua signoria clarissima, né manco si è caminato innanzi di poi, parendo che alcune innovationi debbano esser decretate di qui, per sollevare li rappresentanti da calunnie, che possono esser inventate da persone che hanno poco pensiero di render conto al signor Dio delle loro attioni, in che mi par che habbino gran ragione, però lauderei grandemente che all’illustrissimo mio successore fusse commesso, che ponesse regola a tutti li sopradetti disordini così in quella città, come in altri luochi del Regno, nei quali potesse venire a sua notitia che vi fossero. Et se vi entrarà alcuna spesa di ministri per guardare et tener conti, è molto ben ragionevole che vada sopra il costo del pane, poiché tutto è fatto per servitio dell’universale.
Di biscotti ne ho lasciato fra Candia et Canea in circa 300 miara, comprese miare 60 che si dovevano ricever da pistori alla Canea. Et in mio tempo così nell’una come nell’altra città ne sono stati fabricati miara 1.400, dispensatii con altrii miara 300 in circa, che ritrovai al mio giunger in quel Regno, oltre alla guardia di Candia, alle galee che mi condussero quali invernorno nel Regno, alle galee grosse, che ne hanno levato gran somma, et al clarissimo overnator delle sforzade, che venne questo maggio passato con quattro conserve. Et bisogna che in quel Regno si procuri, mentre viene occasione di grani a prezzo ragionevole, di farne quanto più si può et pigliarne anco con denari da contadini che ne fanno fuori della città.
Ben mi duole che non vi siano huomini atti a farne di quel modo che si doverebbe, perché il mettersi in mano di pistori è il peggio che si possa fare per le loro molte ribalderie. Ma la prudenza et inteligentia dell’illustrissimo mio successore provederà a quello a che fosse stato fin hora mancato, dovendo questo esser carrico suo particolare. Lauderei anco, stante li avisi ultimi venuti, che li formenti di Lassithi obligati a questi biscotti, entrata di Vostra serenità, non si potranno riscuoter quest’anno, che se ne mandasse qualche migliara, perché al sicuro converanno farlo de li con formento che costerà di avantaggio di lire 20 il staro.
Delle saline di quel Regno, che sono a Spinalonga et alla Suda, io diedi conto a Vostra serenità a 29 settembre dell’anno passato, et così alli illustrissimi al sale, con nota particolare delli salarii et utili de proveditori et ministri di esse, raccontai il bisogno che particolarmente havevano quelle di Spinalonga, perché si divertisse il danno che apportava loro le acque, le quali discendevano da terreni superiori, però restringendomi a brevità, dirò che io ho fatto dar principio a tale reparatione et adossato a tutti li interessati [?] la sua portione et fatto ritenere per il pagamento le intrade loro passate di tre anni, et così doveranno esser obligate fino al finimento dell’opera, della quale l’ingegnero Oddi è molto ben instrutto, si per li disegni fatti, come per li ordini dati, et ne potrà dar conto all’illustrissimo mio successore, perché habbi a commandar quello che giudicherà di servitio.
Quando a provedimento di ministri lauderei che a Sua signoria illustrissima fusse data libertà di levar il superfluo et aggiunger persone che si adoperassero come si conviene, ma non già con officii in vita, come ho scritto, ma come fattori particolari, poiché questi officii in vita partoriscono effetto diverso dal bisogno. Alla Canea fu dall’illustrissimo Procurator Foscarini assignato un soldino per ogni misura di sale che vien condotto a Venetia ad alcuni detti li capini, perché havessero carrico di manualmente adoperarsi nelle saline et di poi fu accresciuto un altro soldino, perché fu fatto offerta di far li sali buoni come quelli di Spinalonga, il che non è mai seguito, se ben ha ricevuto l’augumento et l’officio vacato in quelli è stato conferito in persona che lo affitta alla metà, né manco questo affittuale fa alcuna operatione, se non sapere la quantità dell’estrattione per ricever il suo utile, che per le informationi havute può essere ducati 500 all’anno, poiché si fa pagar li doi soldini misura anco di quel sale che va per Candia, di modo che ragionevole cosa è che questo officio per il meno sia levato alla morte del principale, overo dato a lui in vita quello che può esser l’utile suo, perché si venirà ad avanzar il resto che hora guadagna l’affittuale et appropriare a ministri giovevoli quello si conviene.
Li Proveditori delle saline così di Spinalonga come della Suda, come scrissi, hanno li salarii, l’uno come patrone dell’arsenale di Candia et l’altro come proveditor della Sfacchia uscito, accioché quelli carrichi fussero essercitati più volentieri da chi non voleva attendervi, di modo che le saline restano prive di quel governo che haverebbeno potuto haver da questi, se restasse loro l’obligo di esse, perciò succedono delli disordini assai; et come avisai si è trovato alla Suda un mancamento di misure [?] 18.000 in circa, stimo io mal maneggiate; et però il mio ragionato ha dato debito alli proveditori a buon conto di misure 13.000, che sono moza 270 in circa, li quali intendevano di esser uditi, ma hanno portato il tempo in lungo, né credo habbino voluto venir al fine; et però ho lasciato ordine che dovesero esser astretti al pagamento, tanto più quanto che li datiari, se ben con poca ragione, pretendevano di esser sollevati, non havendo havuto quella prontezza di sali, che potevano consumare. 
La constuttione di essi sali, così l’anno passato come il presente, è stata in minor quantità dell’ordinario per le pioggie venute al fine di aprile et principio di maggio et accrescimento delle acque del mare, contra il solito in quel Regno, et essendone sta mandati molti a Venetia l’anno passato et consumato il resto nel Regno, ho dato ordine che il presente anno si  resti di mandarne per ogni buon rispetto, sperando pur che l’anno venturo si potrà farlo senza incommodo delli bisogni di quelli habitanti.
L’utile che cava Vostra serenità di datii o vendita de i sali in quel Regno, è d’avantaggio di ducati 8.000, oltre che per li calculi fatti delli anni passati potrà un anno per l’altro haver da cavar per questa città appresso moza 1.700 et vi è anco speranza di haver maggior summa, quando si ponga buona regola così per la construttione di essi come per buon governo dei ministri. 
Ma laudo bene che il datio della Canea del consumo di essi sia affittato, non come hora al più offerente di consumo, ma come si fa in Candia, che si da al più offerente di prezzo, poiché per molte ragioni si può credere che il modo della Canea da causa di far molte fraudi di più di quello si può far in Candia, il che parendo bene a Vostra serenità, potria dar auttorità di regolarlo all’illustrissimo mio successore, come giudicherà di servitio, bastando a me di haver detto quello che stimo di maggior beneficio di Lei.
La commissione che mi diede Vostra serenità per rimediare quanto più si potesse alle estrattioni di ogli per terre aliene et per procurare che ne venissero in questa città in quella maggior summa che fusse possibile, credo che habbi prodotto buon frutto, perché veramente molti si sono spaventati dalle prohibitioni molto rigorose, ma perché non si può nelli principii delle operationi veder tutti li mancamenti, né haver compito lume di tutti li rimedii che è necessario applicarvi, sarà di servitio che il medesimo ordine sia reiterato all’illustrissimo mio successore, tanto più quanto ho convenuto lasciar imperfetto un processo contra alcuni di Gerapetra, luoco attivissimo et uso a mandar ogli fuori del Regno, che sarà bene a terrore de gli altri usar d’avantaggio qualche severità, perché si asteghino. 
Furono mandati in questa città l’anno passato 14 vasselli carrichi di esso oglio, se ben alcuni hebbero mala ventura per li bertoni, quest’anno veramente non se ne doverà aspettar tanta summa, perché il raccolto è assai debole; et per le informationi havute, quel Regno con raccolto ragionevole ne può sumministrare oltre il suo bisogno 3.000 migliara. Ma quello che di più posso dire a Vostra serenità, così per quanto io ho veduto, come per le relationi che mi sono state fatte, è che si alleva una quantità così grande di olivari, le quali ogni giorno più va crescendo, che si stima, poiché li siti sono molto opportuni, che si habbi ad haver nel spatio di 25 anni oglio d’avantaggio del doppio di quello produce hora il Regno, se ben è tenuto anco che possa andar a maggior summa; et li prezzi per il vero sono tali, che invitano ognuno a metter gran studio per augumentar questa sorte di entrata.
Nelle cose attinenti alle Camere posso assicurar la Serenità vostra et le Signorie vostre eccellentissime, che ho trovato la scrittura di esse con quella confusione, che de tutte le parti era divulgata; et scrissi a Vostra serenità che havevo ridotto li ministri a operare nelle medesime mie stantie, per poter tanto meglio far il suo servitio, et che mi contentavo in un anno poter veder il fine, ma benché habbi continuato tutto il tempo del mio carrico, non l’ho potuta ridurre nel stato che desideravo, poiché la fatica era importante et non fa per li ministri metter in chiaro quello che essi desiderano tener confuso.
Ho nondimeno ridotto le cose in stato che ragionevolmente si potrà con gran facilità cominar alla perfettione et da qui innanzi trarne dall’operato gran beneficio, quando da gli interessi loro non venga di novo ad esser posta in disordine, come ne dubito grandemente, poiché nelli pochi giorni corsi di poi la mia partita di Candia, nei quali hanno saldato il libro di Camera per mandarlo qui et levar il novo per la giunta del signor Capitano Cornaro, lo hanno saldato con l’istessa mala regola di prima, havendo tralasciato di levar la partita dei resti nelli quali sono saldati tutti li debitori et creditori, che si portano da libro a libro, con che si facilita ad ognuno il poter veder in un momento li crediti et debiti di quel maneggio. Et pur dalla elevatione del libro novo, al quale alla mia presentia feci dar principio, hebbero chiara norma di quanto dovevano fare nel saldar questo, assicurandomi che non è stato errore d’ignoranza. Et però in occasione di simili et altre transgressioni, così in quel Regno come in ogn’altro luogo [?] fuori di esso, lauderei che fusse a spese dei ministri sempre fatto accommodare quello che non vogliono far essi, perché con tal mezo si potrà levar loro dal capo o la ostinatione o la malitia. 0803
Convenni per abuso simile far sbollar li libri del clarissimo Mosto di Rettimo et chiamai [?] in Candia li ministri che li havevano scritti facendoli regolare, ma non ho potuto veder prima che in questa città li sopradetti di Candia, perché giunto alla Canea il clarissimo Tagliapiera partimmo subito.
La maggior parte delli ministri è di sustituti et con tutto che vi sia stata mutatione dei principali, però continuano, vada pur l’affitto dell’officio a qual prezzo si voglia. Et è gran cosa che Vostra serenità habbia giudicato per bene del maneggio delle cose sue tramutar in questa città, dove vi sono tanti magistrati che sopravedono li ministri da officio a officio, et che di fuori, dov’è speso tanto denaro et che vi sono tante entrate, non si pensi di far la medesima provisone, la quale laudo et raccordo con ogni effetto. Et rimedio sarà a non dar in vita li officii, con obligarli principali ad essercitarli, che così si troveriano molto più huomini di tal professione, facendo anco regolar li loro utili, perché in una Camera hanno poco et in altra più del ragionevole, instituendo insieme pontadori per li libri delle Camere, alli quali se ben si convenirà assignar alcun salario, venirà con tutto ciò Vostra serenità a sollevarsi di qualche spesa non sprezzabile.
Se ho scritto che all’illustrissimo mio successore siano dati doi ragionati, credo havenlo fatto con gran fondamento, per le cose che mi sono passate per mano, convenendo tenerne sempre uno appresso di sé et l’altro mandar a vedere le operationi delle Camere et procurare che particolarmente la scrittura sia tenuta all’ordine, esendo questa la principal cosa per levar ogni mal incontro che procurano essi ministri che segua. Né ho potuto mai sapere, se non doppo molto tempo, li disordini seguiti nelli luochi dove non ero presente. Dando insieme a Sua signoria illustrissima maggior auttorità sopra li ministri et regola di maneggi di Camera et essattioni de debitori, di quello che fin hora è stato fatto, dalli qual debitori, se ben pare che si habbi fatto honesta essattione, tuttavia è stata molto poca rispetto alli grossi crediti che ha la Serenità vostra. Et in vero la pena delle otto per cento a chi non paga in tempo è molto tenue, poiché anco a Corfù è di 10 per cento, tornando a conto in quel Regno a tenerli denari in mano et lasciarsi pigliar da ministri per mille vie li detti utili, che possono servir più tosto per usufrutti di livelli che per pena, restando per molti accidenti il capital di Vostra serenità inesigibile, con metter tempo di mezo alla essattione, et parte di questo augumento si potrà anco applicare alli pontadori sopradetti [?] oltre li loro utili incerti per li debitori che trovano.
Ho pensato quello che possa esser di maggior servitio di Vostra serenità per veder il maneggio di quel Regno et trovo che sia bene commettere, che oltre li conti introdotti a levarsi dalli Proveditori generali di mese in mese con li roli, per mandar qui di tempo in tempo, siano anco mandati li mensuali di tutte le Camere, tratti dalli giornali. Et nelle fortezze siano tenuti li Proveditori mandar la nota di quanto spendono a mese per mese, il tutto indricciato in mano dell’illustrissimo signor Proveditor generale, quale habbi con li suoi conti a mandar anco insieme li sopradetti [?] in questa città, da quali si potrà veder chiaramente tutte le particolar spese et trovandone alcuna contraria alla mente di Lei, rimediare nelli principii alli abusi et non lasciar corere li disordini, per vederli solamente in capodi tanto tempo, portandosi li libri non prima che in capo delli reggimenti, che è il corso di 30 mesi almeno. Et è institutione antica della Republica che le Camere mandino li mensuali di questa maniera [“di tempo in tempo” cancellato].
Non voglio discender a maggior particolari intorno alle operationi fatte da me, desiderando quanto più posso di esser breve. Dirò bene che ho procurato di metter fine a diversi conti di molti anni di fonticari, di sopramassari di biscotti, monitionieri et altri che apparevano creditori di quello che non erano.
Ho sollevato molti particolari che venivano tenuti debitori aperti, per il beneficio che ne sentivano li ministri; et molti di essi veduti li loro conti giusti, hanno prontamente pagato.
Nelli libri di resti delle Camere, che devono esser anco qui in Venetia, ho fatto poner tutti li debitori che qui o possono esser astretti overo accommodato il loro debito, quando non sono veri debitori, poi che anco il fondamento di essi debiti è qui nelli libri, copia di quelli di esse Camere, tra quali sono tutti quelli che hanno servito Vostra serenità militarmente; et potranno li ministri che attendono al quartieron sopra le Camere, con il reveder sommarimanete li alfabeti, cavar questi debitori che aspettano al loro officio, ricuperando quello si potria et saldando quelli a quali fosse stato ritenuto il suo debito, con dar aviso in Candia poi dell’accommodamento, acciò la scrittura vada regolata; et mi condoni Vostra serenità se io replico il medesimo che ho scritto, poiché conoscendo io che la buona regola di riscuoter et spender bene il suo, è tener regolate le scritture, non posso lasciar di farlo, et è che si debbi statuire, che tutti quelli che serveno militarmente, siano astretti, con quelle conditini che le parerà, di portar al ritorno loro dalli carrichi tutto il conto che sarà sta tenuto del suo particolar nome nelle Camere, dove haveranno servito, perché di tal maniera haveranno li rappresentanti gran riguardo nel far che si vegga cosa contraria alla mente di Vostra serenità et il medesimo riguardo haveranno essi stipendiati, che si vegga cosa contraria al loro honore et riputatione, tanto più quanto che nello admetterli ad altro carrico si doverà obligarli a far legger esso conto. Et quelli che haveranno provisione ordinaria, sarano sicuri di pagar qui et con interesse della moneda, massime quelli di Levante.
Si vede anco per i libri publici, che sono stati divisi alcuni denari tratti di beni confiscati, overo decaduti et molte condanne pecuniarie. Et perché col tempo vengono tagliate in appellation molte sententie, in essecution delle quali sono passate dette divisioni, con obligo alle Camere di esborsar alli condennati tutte esse condanne, il che vien essequito esborsando il denaro publico di tutta la somma, con far debitori li compartecipi di esse, non ostante che la minima parte del denaro sia pervenuta nel publico, sarà bene, per proveder a simile disordine, terminar che quelli a quali toccarà haver parte in esse condanne, non possano levar alcuna quantità di denaro, se prima non sarà data da ciascuno una piezaria idonea di succumber per la sua portione in occasione di taglio delle dette sententie, dando alli interessati per dover proseguir le loro appellationi quel termine conveniente che parerà alla Serenità vostra. 
Vengono anco carcerati alcuni per debiti publici così di condanne, come di altro, et molti di questi con conditione che non possano uscir di pregione, se non pagano li loro debiti, li quali per uscire mandano a pagarli et li cassieri ricevono li denari, facendole un bolettino, col quale vengono rilasciati. Et non si curando doppo che sono fuori di prigione di andar a vedere, se li denari da loro pagati sono stati posti per cassa a loro credito, la qual cosa può apportar alcuna volta danno al publico et al particolare, sarà bene, per ovviar a questo, decretare che ad alcuni carcerato per simil debiti non possa esser fatto il relascetur per esser cavato fuori di prigione in virtù di pagamento fatto, se prima non presenterà la copia della partita del giornal della Camera, sottoscritta dal cassier et dal scontro, di haver saldato il suo debito, sotto quelle pene alli contrafacenti che saranno giudicate convenirsi.
Molti sono li particolari ordini che si possono dare per la essatitone da debitori et per procurar altro avanzo della molta spesa che si fa, li quali si come per non mi haver servito l’auttorità non ho potuti compitamente essequire, così procurarò con le occaisoni che di mano in mano potranno capitare di raccordar et rappresentar quello che giudicarò di servitio, levandoli per questa via la molestia di più copiosa lettura.
Li datii di Vostra serenità sono ridotti, per il calculo che si è fatto dell’intrada dell’anno presente, in tutto il Regno a ducati 93.000 et d’avantaggio, di modo che si vede che da alcuni anni in qua vanno augumentando in rispetto di quello a che erano ridotti et si può sperare che continuando la diligenza si possa caminar sempre più innanzi, come si doverebbe, poiché al partire dell’illustrissimo Foscarini l’anno ‘77 erano a ducati 130.000. Né debbo mancare per l’obligo che io tengo di raccordar a Vostra serenità [“poiché a me non ha servito l’auttorità di farlo” cancellato] che sarà bene ordinare, che le stime di alcune robbe sopra le quali si fa il conto del datio, debbano esser rifatte, stante li prezzi augumentati da quel tempo in qua, che furno ordinate da esso illustrissimo Procurator Foscarini, come si fa anco qui in Venetia a tempi debiti, ma che si habbi riguardo che facendolo in Candia si dia l’accrescimeto alle robbe che vanno a peso alli datii della Canea et da altri che si reggessero con peso maggiore.
Si ritrova il datio della spina delli castelli del territorio di Candia, del quale si cava pochissimo rispetto a quello si doveria, parendo che siano tenuti a pagare solamente quelli che non sono più di tre miglia lontani ad essi castelli et perché vien fatto levare da persone potenti, le quali se ben per li capitoli dell’affitto non doveriano far pagar ad altri che alli sopranominati, tuttavia dilatano anco l’auttorità, non solamente di far pagar a tutto il territorio, ma impongono anco datio sopra molte altre cose, di modo che è scosso indebitamente et goduto da altri che da Vostra serenità, cosa che non deve esser tolerata. Et se bene vi sia per il passato messo mano da rappresentanti, fu però sospeso, poiché senza particolar decreto di questo eccellentissimo Senato, non si può in così simili ingerirsi, però per mio parere non si deve haver alcun rispetto, ma risolversi di metter esso datio indifferentemente a tutti li territorii di essi castelli, procurando poi la essattione con quelli ordini che saranno più ragionevoli. Levai con prohibitioni a questo medesimo datio di spina nella città li accordi che erano fatti con venditori di vini, si come mi commandò Vostra serenità, et è riuscito con utile, potendosi anco sperar augumento d’avantaggio a novi incanti, scrissi a Vostra serenità che si affittavano li datii delle uve secche et uscita di vini fuori di tempo, stimando che fusse bene proceder nelli incanti del modo che si fa qui nell’affittare il datio del vino, che si delivra [?] in tempo nel quale si può sapere la qualità del raccolto, il che facendosi vi sarebbe certo maggior numero di offerenti, perché vi concorrerebbeno anco persone di minor facoltà di quella che hanno li presenti concorrenti, li quali pretendono pigliar essi datii con aventurar poco per guadagnar molto, et di questo modo Vostra serenità, per buon raccolto che sia, non può sentir utili di augumento, ma conviene delivrarlo [?] a prezzo quasi sempre simile. Farei anco il medesimo del datio dell’oglio, che viene affittato di doi in doi anni, tenendosi che un anno sia buono et l’altro inferiore, se bene il successo alle volte ha mostrato diversamente, et però vorrei cavar il datio per quello si vedesse l’annata, ricevendo dal buon raccolto maggior utile et dal manco buono minore, non mi piacendo questo caminar alla ventura con tanto danno di Vostra serenità, la quale se non vorrà de qui risolver sopra quanto le rappresento, potrà dar ordine all’illustrissimo mio successore, che sopra il fatto ne pigli risolutione.
Lauderei grandemente che Vostra serenità commettesse anco ad esso illustrissimo mio successore, che per conto publico s’impatronisse di alcune case et magazeni nella citta di Candia che tengono dal magazen publico dei biscotti fino alla porta del molo, per tener in essi apprestamenti publici et serrati senza la prattica di alcuno, dandoli a baratto altri beni di Vostra serenità, et questo perché da quel capo la notte per via di finestre et altre loro industrie mandano fuori della città molte mercantie et le ricevono, con danno dei datii et pericolo grandissimo di poter infettar la città di mal contagioso, perché alle volte vi sono barche d’Arcipelago senza prattica et possono di notte, intendendosi con quelli di dentro per avanzar datii, dar del danno et travaglio, dandomi a credere [“per quanto ho potuto sottrarre” cancellato] che alli datiari ciò tornerà molto a conto et che in conseguenza sarà utile ad essi datii.
Di molto tempo solevano li signori consiglieri di Candia tener le chiavi d’una porta, che hora serve et per porta et per sortita al beloardo Sabionara, poco discosta dalli loro alloggiamenti; et perché questa tornava commodo a quelli che volevano governar et misurar le sue boti alla marina, alla qual’è vicina, vi posero sopra certa regalia di pagamento, il qual’è poi accresciuto, si che hora si affitta come datio cechini 40 in circa. Et ad essempio di questo si è introdotto di far il simile alla porta del Dermatà, sopra la marina, et a quella del molo, insieme con la riva delli arsenali, con libertà di metter in acqua boti et cerchi, et se ne cava cechini 100 all’anno, applicati a cavallieri del capitaniato. Et si come [“in tutti li modi” cancellato] si deve prohiire con l’auttorità di questo eccellentissimo Senato, che per niun modo si possi all’acqua del porto levar et misurar boti, né metter cerchi in acqua o altro, rispetto alle immonditie che possono causar l’atterratione di esso, così quanto a me stimo che si debba commettere, che li utili delle altre due porte venghino nel publico o siano levati, assignando alli signori consiglieri in cambio della loro portione, quando così pari conveniere, parte dell’augumento della pena che si doverà poner alli debitori nelle Camere, com’è detto, parendo a quel popolo che questa sia un angaria posta senza il voler di Vostra serenità, et che li sia levato libertà di potersi valere dell’acqua del mare, così publica et commune a tutti, però di quello che sentiranno bene Vostre signorie eccellentissime in questo particolare, potranno dar ordine all’illustrissimo mio successore.
Si è introdotto alla Canea, che essendo in obligo quelli che vendono il vino a menudo di pagare il datio della spina, che è 20 per cento di quanto vendono, hanno trovato inventioni di vender questi vini a mistacchi, mezi et quarti, che vogliono dir secchi di misura di Venetia, dicendo che non venendo venduti a inghistere [?] non sono sottoposti a detto datio, né meno alla messetaria potendo importar questo danno intorno a 1.000 ducati all’anno. Però per provedere a tal mala introduttione sarà ben ordinare, che tutti quelli che venderanno da cinque mistacchi in giù, siano sottoposti a pagar il datio della spina et da cinque in su la messetaria di tre per cento, come si osserva nella città di Candia, perché con questo ordine si accresceranno questi doi datii molto più di quello che al presente sono delivrati.
Il datio sopradetto della messetaria è stato defraudato nella città medesima della Canea da alcuni mercanti, che lo hanno tenuto per pochi anni, perché contentandosi essi di perder poco per guadagnar assai, hanno fatto nascer, mentre erano datiari, alcune terminationi del clarissimo Rettore di quella città, con le qual ha dichiarito che tutti li ogli et vini che sono incapparati innanzi il tempo del raccolto con denari dati avanti tratto, non paghino esso datio, nel quale havendo per occasione di tali oridini havuto qualche danno, per il spatio di tre anni che lo hanno tenuto, di poi ne hanno ricevuto sempre molto maggior utile, rispetto alli loro grossi traffichi. Havendo anco causato che si fanno molti instrumenti et scritture false per fugggir di pagar esso datio, con le quali pare che tutti li contratti di vini et ogli siano della sopradetta natura, il che tronando ad interesse di più che di ducati 2.000 all’anno è necessario provedervi, commandando che ogni vendita sia fatta in qual modo si voglia, resti obbligata al pagamento del predetto datio.
Veramete non si deve tralasciar alcuna cosa per trar quanto più si può il ragionevole frutto dalli datii  già posti, per haver occasione di mandar in quel Regno tanto minor numero di denaro da questa città, perché se bene si deve credere nella fede et desiderio che hanno quelli magnifici nobili et altri di quel Regno, di sollevar sempre la Serneità vostra da tanto numero di denaro che si convien mandar in esso per la difesa et conservatione loro, tuttavia stimando essi che il servitio che riceve Vostra serenità da que Regno, di poter in ogni occasione cavar da esso armata di molta consideratione, sia di grandissimo momento et riputatione di lei, par che corri una certa voce che per questo rispetto sia ragionevole che di qui sia tratto il denaro per quella spesa, senza pensar di poner loro maggiori gravezze.
Havendo io havuto lunga et matura consideratione al ragionevole desiderio di Vostra serenità di trovar modo in qualche parte alla sollevatione di tanta spesa ch’Ella fa in quel Regno, ho stimato che sia bene procurare, come ho detto, che li datii già posti redino il loro dovere, levatoli con tante male arti, quanto è benissimo noto a tutti, il che principalmente segue, perché sono carricati li vasselli fuori delli porti serrati, che insieme facilita molti contrabandi di ogli per terre aliene. Giudicarei però che non dovesse esser fatto carrico né discarrico di vasselli, che possino entrar nelli porti di Candia, Canea et Rettimo, fuori di detti porti, prohibendo particolarmente Suda, Spinalonga et Sithia et che con barche dovesse esser portato a detti porti tutto quello si havesse a carricare, conche si vederia chiarmente l’augumento delli datii, i quali tornerebbeno a quel segno che già erano diminuiti di poi, per li stratagemi fatti da chi non vuol pagare. In confirmatione di che si vede con gran stupore, che in Candia non entrano se non pochissimi formaggi [“così per non pagar li datii, come per non lasciar a quel popolo et soldatesca la portione solita di 15 per cento con diminutione del prezzo corrente, come son tenuti” cancellato]. Oltre che Vostra serenità  per questa via augumenterà il numero delli marinari, rispetto alla quantità di barche che si conveniranno fare per condur le robbe da luogo a  luogo, le quali navigando alla latina, si faranno li huomini mirabili per l’armata. Né mi si dica che questo sarà un accrescimeto di spesa alla mercantia, perché tali rispetti non devono esser posti in consideratione da Vostra serenità, ma lasciar ch’essa mercantia porti seco quelle spese che ragionevolmente se le convengono, come non mancano essempii. Onde l’utile dei suoi datii, l’elevatione di marinarezza et maestranze che attenderanno a far barche et la diversione dei contrabandi, doverà moverla et stabilirla a venir a questa deliberatione et ogni buon suddito se ne doverà contentare.
Quando ciò sia abbracciato da Vostra serenità si doverà poi mandar altri ordini, acciò le barche che carricheranno non possino così facilmente, doppo haver carricato, passar nell’Arcipelago, commettendo anco che quando esse barche fussero trovate a contravenire, possino le galee di Vostra serenità haver quel beneficio ch’è solito nel Colfo contra quelli che vanno con robbe prohibite, acciò ognuno stia con tema.
Li beni posseduti dalli prelati latini del Regno, dalli monasterii, canonici et altri ecclesiastici, da quali Vostra serenità cava le entrate delle decime per ducati 1.300 in circa all’anno, mentre vengono concessi, sono oltre l’arcivescovato di Candia, che è in rendita ducati 5.000 in circa, li vescovati di Girapetra et Sithia per ducati 1.000, Cheronisso per ducati 1.400, Milopotamo per ducati 800, Rettimo per ducati 1.500, Canea per ducati 2.000. Vi è poi Chissamo per ducati 1.000 applicati ad un collegio di Roma et Arcadia per ducati 600; che tutto ascende alla summa di ducati 13.300 et stimo di haver ridotto questo pagamento in buon stato, perché pochissimi debitori vecchi vi restano; et al mio partir era stata riscossa anco gran parte delle decime dell’anno presente. Hanno pagato questi doi ultimi anni in ragione di gazette 10 per lira et non di otto, come solevano, il che era un abuso et havendone scritto a Vostra serenità mi fu risposto che dovessi levarlo, come ho essequito, havendo fatto constar loro chiaramente che si sono di ciò doluti contra ragione, onde da qui innanzi non le parerà più novità.
Sono scossi nel territorio di Candia circa ducati 1.000 da alcuni di quelli casali per pagar le guardie delle marine, oltre quelli che le fanno da sé, sopra questa essattione vien eletto un nobile veneto, ma perché non ha pagamento, poco si cura di riscuoter. Lauderei però che delli medesimi denari li forze dato tanto per cento del scosso, come doverà esser fatto anco al Quaderniero che tiene la scirttura; et se non salario ordinario, però tutto tratto da essa contributione, come doveria esser fatto di tutte le altre spese attinenti a guardie per sicurtà delli habitanti, tenendo una sol regola in ogni luogo; per questo levai il stipendio di tre particolar sopraintendenti o capitani sopra esse guardie, che erano di spesa di ducati 400 all’anno di denari di Vostra serenità, furono affittate, come scrissi alla Serenità vostra, le entrate del vescovado di Arcadia, applicate all’hospital di Candia da Sua santità per ducati 634 in circa all’anno, de quali si paga ducati 50 ad un capellano. Et perché Ella va creditrice di ducati 1.500 per l’espeditione delle bolle, io ne feci dar debito a detto hospitale in Camera, dove ho introdotto il far capitar le sue entrate, a fine che Vostra serenità resti pagata con lo avanzo che potesse restar di esse, pagati che siano li suoi bisogni; et pensavo di poter haver occasione di dar nova a Vostra serenità di haver sminuito questo credito, ma in vero le malattie di questi doi anni sono state così grandi, che si è convenuto più tosto intaccare d’avantaggio, et se il Signor Dio permetterà salute in quelli soldati, si potrà sperar di avanzo et per conseguenza il pagamento della prestanza fatta di esse bolle; essendosi anco convenuto accommodar la fabrica di un molino compreso nelle sudette entrate, che ha dato di spesa buona somma di denari, ben mi dispiace dirle che non vi essendo persone di carità che vi voglino attendere, come si hebbe speranza nella sua errettione, resta alla discrettione di un priore, che non lo vorrei veder eletto in vita, poiché sarebbe di maggior servitio di quel luogo. Vi sono però doi delli capitani che si vanno mutando, i quali sopravedono et si fa tener conto di speso et scosso, né si è mai mancato di mese in mese di far accommodar la scrittura nel libro doppio, elevato per tutto quel maneggio, ma la importanza è nel spendere et esser patroni della robba comprata, havendo io convenuto lasciar pregione uno che era spenditore di molti anni per debiti contratti con molti per conto di esso hospitale.
Alla Canea se n’è accommodato uno in modo che quelle militie sono anco esse ben trattate in occasione di malattia, ma questo non ha altra entrata che quella della gazetta, la quale si tiene per paga ogni mese al soldato et le quattro gazete al giorno, che delle sue paghe gli sono ritenute per il tempo che stanno in esso hospitale. È vero che la carità et diligentia di quel signor Rettore ha procurato aiuto di particolari et ha potuto honestamente provedere alli bisogni.
In quanto ho potuto ho atteso alla scansatione delle spese superflue, conforme a gli ordini di Vostra serenità et di quanto ho terminato ho portato nota per presentarla, come farò acciò possa esser veduta. Et se ben è fondata sopra l’auttorità di questo eccellentissimo Senato, tuttavia se parerà alla Serenità vostra, si potrà aggiungervi altro descreto et quello di più che sarà giudicato di maggior servitio, havendo io levato particolarmente alli carrichi di quadernier et scontro o sia cancellier della Camera di Candia, doppo la vacantia dei loro offitii, uno in vita et l’altro a tempo, ducati 350 in circa tra tutti doi di utili concessili da reggimenti, tratti da datiari, con reserva di poter anche prima della vacanza far quello che Vostra serenità stimerà di giustitia.  
Ho proceduto in questo negotio più tosto mitemente che di altra maniera, poiché in molti ho levato li utili alli carrichi et non a quelli che li godeno al presente, se bene in vigore si haveria potuto farlo, ma molte cause mi hanno mosso ad usar questo temperamento. Queste scansationi in diverse materie potrenno importare circa ducati 3.000 all’anno et ogni giorno con le vacanze si anderà incaminando il beneficio, affermandole che ne rimane ancora da poter regolare; et però mi assicuro che Vostra serenità darà questa medesima auttorità all’illustrissimo mio successore et anco maggiore, con particolar dicchiaratione che tutto quello che dalli datiari vien pagato di regalie o sotto altro nome a chi si sia, senza decreto di questo eccellentissimo Senato, resti nella Serenità vostra, come è disposto per legge et come io li ho obligati per le scansationi fatte a dover pagar in Camera, oltra l’incanto del datio, anco questa spesa, come si è costumato in alcune occasioni qui per maggior avantaggio publico. Et se alcun ministro o altri pretendesse di non haver tanto che le possi bastre, si lasci intender, perché non ha mai mancato Vostra serenità di assignare il ragionevole ad ognuno, ma non è già il dovere che si lasci introdurre et correr tali abusi per far augumentar li utili, acciò si habbi affitando li offici a cavar anco un entrata, oltre il bisogno di chi attualmente serve.
Mi commise Vostra serenità che per la richiesta fattali dal signor colonello Mario Gazzi, destinato sopraintendente generale delle ordinanze di quel Regno, dovessi terminar quanto mi pareva sopra il concederle un sargente maggiore. Et perché quest’ordine di 24 luglio passato era indricciato così a me come all’illustrissimo mio successore, desideravo che da Sua signoria illustrissima fosse adempita questa commissione, doppo che qui havessi rappresentato quello ch’è seguito circa la cassattione deli sargenti maggiori et aiutanti che havevano li governatori delle cernide; tuttavia essendo egli venuto di Candia alla Canea con il signor capitano Cornaro, fui ricercato a venir alla risolutione et considerando che era cosa ragionevole, che carrico così principale dovesse haver sargente maggiore, poiché è in osservanza che li simplici governatori sopra esse ordinanze havevano havuto non solamente sargente maggiore, ma anco aiutante, terminai di assignarli per modum provisionis un sargente maggiore, con ducati 15 al mese, a fine che da Vostra serenità, inteso il seguito delli governatori et quello che vado giudicando possa esser di suo servitio, venghi a terminar quanto le parerà espediente; dicendole che in essecutione dell’ordine suo, considerato quello si conveniva, ho levato al governatore sopra le cernide di Candia il sargente maggiore et l’aiutante, che importa ducati 424 l’anno, a quel di Rettimo levato il sargente maggiore et terminato che ad un capitano di cernide del territorio vicino alla città, che haveva ducati 36 all’anno di più come aiutante, gli siano levati in occasione di prime mutationi, di modo che vi sarà di sollevatione di spesa ducati 280. Alla Canea il simile, che sono altri ducati 280. A Girapetra il sargente maggiore che è di scanso ducati 244; che fanno questi tutti la somma di ducati 1.228 all’anno. Et perché ho giudicato conveniente che questi potessero pur valersi di alcune in occasioni di riduttioni di cernide, li ho assignato che possino valersi di doi soldati di alcuna delle compagnie pagate delle città, dove essi governatori servono, quali soldati siano liberi dalle fatitoni, mentre che serviranno ad essi governatori, a quali soldati ho accresciuta una paga per soldato, da esser pagata per via di boletta, siché queste sei paghe a tre governatori importano ducati 111; et al governator di Girapetra ho destinato un soldato solo con dupplicata paga, che importa ducati 74, che sarebbe battudi questi dalli scansati di avanzo ducati 1.043 all’anno. Et resti certa Vostra serenità che questo medesimo numero di soldati, benché vi fosse il sargente maggiore et aiutante, si conveniva per honorevolezza et conforme all’osservanza di quel Regno, lasciar il più del tempo al loro servitio, restano però soldati come gli altri in tutte le occasioni di bisogno con le sue paghe ordinarie.
Quanto poi alle persone delli moderni governatori, essendo stata fatta questa missione del detto signor colonello, stimo che la spesa che danno sia di avantaggio, perché nelle città al sicuro non vi è bisogno di loro, essendovi [?] li colonelli, capitani et officiali delle ordinanze, et ogni città ha pur un governatore di militie, sargente maggiore et tanti altri officiali, che benissimo possono esser avvertite li mancamenti della disciplina. 
Quanto al territorio vi sono, oltre li capi di cento del paese, li capitani italiani, di modo che basta assai che il signor colonello vada rivedendo et così il suo sargente maggiore di tempo in tempo, se questi fano il debito loro. Et quando pur paresse che vi restasse il governatore di Sithia et Gerapetra, rispetto che in quel territorio non vi sono le militie et compagnie italiane che si trovano nelle altre città, oltre che maggiormente occorre il capitar vasselli di mal fare in quella parte, lauderei che fosse bene. Questo tanto ho voluto raccordare, credendo che la volontà di Vostra serenità sia di ristringer in tempo di pace quanto più si possa la spesa, che pur troppo se ne fa in quel Regno, massime che in occasione di sospetto si può facilmente espedire capi simili, che non hanno da ricercar tempo per far compagnie. Resterà anco levata la pretensione di precedenza tra questi governatori et signori condottieri de feudati, come scrissi, in che ho fatto portar il tempo innanzi, senza che si sia venuto ad altra dicchiaratione, se bene con la venuta di esso signor colonello è suscitato novo moto di simil travaglio, pretendendo il cancelier grande di Candia la superiorità, né esso signor colonello vi ha assentito, come dalli illustrisismi Rettori fui avisato et pregato a rappresentar questo tanto a Vostra serenità, acciò sia terminato alcuna cosa, scrissi però ad essi signori che laudano per ogni rispetto che si facesse che l’uno et l’altro si astenesse [?] di comparer in luogo dove fosse potuta esser messa a campo questa contesa. Sarà però bene che sia scritto et terminato quanto parerà a Vostra serenità, non lasciando in piedi travagli simili a rappresentanti. Et questa fu una delle cause appresso le altre per la quale non volsi condur con me alcun personaggio, perché sapevo di aggregarmi travaglio con poco frutto, ma con spesa di Vostra serenità che resta perciò avanzata.
Ho provato in quel governo grandissimi travagli per mancamento di moneta che potesse supplire a pagamenti di soldati, come tante volte ho scritto, il che si come è riuscito con grand’interesse publico, per quello che si sarebbe avanzato se si havesse mandata la provisione in tempo, così è stato con utile di particolari, perché di tutti li cechini, li quali si sono pigliati a cambio per necessità, hanno havuto l’avantaggio dalle lire 10 soldi 12, che qui correno alle lire 11 soldi 10, oltre il beneficio della moneta con che vengono pagati dalla cecca, et di quelli cechini di Vostra serenità havuti in mio tempo, che sono valutati come fa la sua cecca a lire 10, Ella ha havuto avanzo di ducati 15.000, havendoli dispendati alle lire 11 e mezzo et quelli che ho dati in pagamento di forimenti forestieri a lire 12. Et più di altretanto avanzo si haveria havuto, se le predette provisioni fossero state fatte con la debita portione di cecchini. Si aggiunge a questo che essendosi obligati li datiari a portar nelli suoi pagamenti la mità moneda, che non era altro che quattrini, hanno convenuto far perdita di 6 et 7 per cento, per haverli in cambio delli cechini a lire 11 […], si come loro li pigliano da chi paga il datio, di modo che nelli incanti dei datii mettono a conto ogni interesse et così tutto il danno cade nel publico. Ho molte volte scirtto che sarebbe stato di gran servitio il mandar delli mezi cechini et dei quarti per accommodar il soldato et ogn’altro, poiché l’andar con un cechino intiero a pigliar 20 soldi di pane, per haver il restante in moneta, riesce cosa molto difficile. Et quanto alla moneta si era stimato bene, con il parere anco di quelli del Regno, che Vostra serenità, con il medesimo metallo delli sesini haveste potuto farne ristampar con importo particolare, con prohibir che in altro luoco che in quel Regno non si fussero potuti spender, acciò quella voluta fosse corsa sempre in giro et se ne sariano potuti stampar da 3 da 6 et da 9 sesini per maggior commodità. Et questo perché li sesini ordinarii sono transportati fuori del Regno, né credo vi havesse voluto manco di 25 in 30.000 ducati, da quali haverebbe ricevuto grand’utile. Il medesimo si haveria potuto fare anco per le altre isole, che sentono l’istesso et maggior mancamento ancora. Ma hora che si scopre tanta perversità nel mondo, non credo che tal provisione fosse sufficiente, rispetto alli inganni che potessero esser fatti, però bisogna pensar ad altro a fin che restino sollevati li rappresentanti da questi travagli et li sudditi dalla miseria nella quale vivono per tal causa, particolarmente le povere militie, le quali haveriano più tosto bisogno di augumento di utile, che di aggiunta di aggravio alli altri che patiscono. Faccia Dio che non sia sentito qualche travaglioso accidente per questi moti de sesini, perché dove le provisoni et rimedii non sono pronti, né l’auttorità suprema di risolvere, come si è fatto qui, possono facilmente succeder sollevationi et altri importanti disordini, massime dove si trova quantità di soldati. Et per levar in tutto il danno al publico et dar maggior commodo alle Camere per il pagamento di essi soldati, giudico esser bene commettere che tutti quelli che pagano datii debbino far l’esborso di essi tutto con moneda, obligando insieme li datiari a sodisfar similmente con moneda, il che sarà cagione ch’ella resterà nel Regno, poiché li mercanti in mano dei quali capita tutta o per la maggior parte, doppo che resteranno obligati di pagar li loro datii con essa, saranno forzati a trattenerla per li bisogni loro, sarà sollevato il datiaro da ogni danno et medesimamente, come ho detto, Vostra serenità non sentirà perciò alcun interese, anzi conoscerà da questa provisione l’augumento nelli suoi datii.
A vasselli che si sono fabricati in quel Regno, non ho esborsato maggior summa d’imprestido che di ducati 6.500. Et volesse il Signor Dio che se ne fabricassero molti, il che non succederà se non mettono fine le marciliane d’andarvi. La construttione delli vasselli fatti ha levato molta spesa a Vostra serenità, che si haverebbe fatta di più nelli arsenali, come ho detto fra questi è elevata una nave che sarà di 1.000 botti et d’avantaggio del signor Giovanni Emo fu del clarissimo signor Piero, il quale ha voluto tenerla in maniera et conforma di bertone, che sarà atta non meno a combattere che a portar mercantia et spesa di metterla all’ordine per maggio venturo, pescherà in circa 12 piedi et tiene che con li 60 si potrà far entrar in questa città per il porto delli castelli. Et in vero merita gran laude per la prontezza che mostra di farla servir a Vostra serenità in ogni occasione, la quale venendo potrà haver il modo non solo di effettuarlo, ma d’impiegarsi anco in tutte le altre cose che le saranno commandate, poi che è tanto amato per il buon trattamento che usa a quelli che sono nelli luochi delle clarissime calerge dei quali ha il carrico, che potrà sempre haverli pronti, come in occasione ha fatto conoscere. Et questi sono in buon numero et huomini di tal valore, come qual si sia altri nel Regno. Si deve anco desiderare che queste fabriche di vasselli vadino innanzi, perché possa esser allevata maestranza della quale è tanto bisogno, come ho detto.
Di debiti vecchi di prestanza simili restano due sole partite in piedi, una doveva saldarsi ad ottobre passato, l’altra è tuttavia in rate non mature rispetto a proroge havuta da questo eccellentissimo Senato. 
Dell’isola di Cerigo Vostra serenità mi commandò al mio partire, che io dovessi sopra alcuni capi della relatione fatta dal clarissimo signor Simon Capello, già Proveditor in quel luoco, prender essatta informatione, il che havendo essequito diedi particolar conto di essa fortezza con mie lettere de 23 dicembre 1601; et debbo confirmar il medesimo, per quanto ho veduto di novo in questo mio ritorno, cio è che sia bene l’essequire li raccordi dati da quel signore et dal clarissimo Thiepolo successore, che allhora si trovava a quel governo, com’è anco di opinione il clarissimo signor Giulio Gabriel, che al presente si trova. Et in vero che la mutatione del luogo della polvere et construttione di cisterne per le acque, non doverebe portar alcuna dilattione per l’importanza loro.
Quell’isola l’anno presente era in tanto bisogno di biave, quanto tutte le altre del Levante, et però oltre l’accommodamento di denari fatto per provedere alla fortezza, essendo stato richiesto per nome di tutto il popolo di quella isola, le ho prestato cecchini 2.000 per provedersi, come si è inteso che hanno fatto, poiché chi non fa la provisione per tutto il tempo nelli principii dell’anno, non può sperar di haver altro aiuto. Doverà poi il tratto delli formenti comprati di questo denaro capitar in Camera per pagar quelle militie, che sono fanti 100 con un governatore et un capitano. Questa isola da di spesa a Vostra serenità ducati 6.500 in circa a ragion di anno, per quello che passa per le Camere di Candia, dove li Proveditori saldano li suoi conti. Restava in essa fortezza monitone di megli di stara 1.200 in circa, nel resto tutte le provigioni sono fatte per giornata. Et si trovano sopra l’isola anime 5.300 in circa, delle quali possono esser 1.300 buone da fattione, molto pronte et atte a tutti li bisogni.
Mi duole grandemente che sotto questa fortezza non possano fermarsi sicuramente almeno doi galee. Et doppo ben riveduto in questo mio ritorno quel poco di ricetacolo pericoloso, si conosce manifestamente che la spesa che si potesse fare in ridurlo a più sicurezza per tener doi vasselli, riusciria ben presto infruttuosa. In tempo del mio servitio sono stati Proveditori li clarissimi signori Paulo Thiepolo et Giulio Gabriel presente, con li quali ho havuto buonissima corrispondenza, et in tutti li negotii ho conosciuto la diligentia et accuratezza che hanno usato nelli loro carrichi, conforme a quello che hanno fatto anco in tutti li altri nelli quali Vostra serenità si è valsa delle loro persone con molta sodisfatitone.
Non ho mancato similmente di provedere all’isola di Thiene, si per il particolare delli soldati, che sono in quella fortezza, come per il popolo di tutta quell’isola, dalla quale mi fu mandato ambasciatore con lettere in confomità di quel clarissimo Rettor Marcello, le quali mi rappresentorno l’infelicissimo stato di tutta quell’isola, per il sterile raccolto havuto così di pane, come di vino, facendomi sapere che già havevano dato principio le famiglie intiere a fuggire nel paese turchesco, dubitando morir di fame, il che mi fu confirmato dal clarissimo signor Marin Gradenigo, ritornato da quel reggimento, perciò mi risolsi di presentarli 4.000 cechini, che tanti rischisero et li furno contati doppo la mia partita della città di Candia, poi che si convenne aspettare il loro assenso, che il rischio del viaggio fosse sopra di loro, se ben è scritto che siano stati 6.000, che certo è errore, poiché li ministri devono haver compresi li 2.000 che mandai avanti il mio partir di Candia per il bisogno di pagar militie et provedimento di biave per la fortezza, come ho detto. Nella quale vi sono 100 soldati con governatore et un capitano. Haveranno essi denari a supplir per molto tempo, poiché per li conti che si fanno in Candia con li clarissimi Rettori nel finir il loro reggimento, si ha di spesa circa ducati 6.500 all’anno.
Ho mandato l’anno presente in quell’isola operarii per elevar un pezzo di muraglia caduto, con il disegno in carta et il parere del capitan Oddi ingegnero, et dicono che tutto sia passato bene. Quest’isola può haver d’avantaggio di anime 14.000 et di quelle da fatti ne sono rollate circa 800 archibusieri, li quali per la maggior parte hanno li arcobusi del publico. Vi sono cinque capitani del paese eletti di cinque in cinque anni dal loro consiglio. Si continua a tenervi in capitano di cernide con sargente et tamburo, se bene è stato introdotto il governatore nella fortezza, che certo per il poco suo affare doveria pigliar questo carrico et Vostra serenità potria risparmiar forse ducati 240 all’anno nelli tre sopradetti, come da persone prattiche di quel luogo mi è stato fatto motto.
Non vi è provissione alcuna di monitione pertinente al vitto. Et certo poco aceto che vi era, par che sia svanito fuori delli pittari, si che poco ve ne resta, et la deliberatione di mandarvi li 1.500 stara di miglia è stata opportuna. Si sono trovati in quel reggimento in tempo mio li clarissimi signori Marin Gradenigo et Piero Marcello Rettor presente, capitato pochi mesi sono, delli quali posso dire haver sempre trovato ogni prontezza et accuratezza in tutti li negocii del loro carrico a servito di Vostra sernità.
Veggo che Vostra serenità stimando li bisogni di quel Regno si va confirmando che sia necessario tenirvi un Proveditor generale, come per molte cause veramente è ottimo consiglio et si come il commando di carrico tale deve esser molto stimato et che habbi quell’auttorità che si conviene senza aggiungerla da se stesso, così stimo che Vostra serenità volendo ricever frutto da operatione di soggetto tale et per levare li disgusti che possono nascer con tanto numero di rappresentanti, dicchiari la sua auttorità, la quale sicome da me per le cose che mi sono passate per mano ho conosciuta più che necessaria, così non haverei mai ardito di ricercarla in alcuna parte, parendomi che così convenisse a chi attualmente serve, per non dar a creder di moversi a far tale instantia per il particolar desiderio di haver maggior auttorità. Il che sarà facile da conoscer quando si pigli in mano le commissioni fin hora date, considerando quello che si osserva et che è preteso et si come vi sono tutti li capi in esse sopra quali deveno esser fondate, così molti contrariano uno all’altro, poiché si è andato aggiungendo quello ch’è stato giudicato di bisogno, senza haver riguardo a quanto era per avanti detto. Doverà però essa commissione esser in tutte le sue parti riveduta et sopra li suoi capi ordinato chiaramente quello sarà di servitio di Vostra serenità, levando principalmente l’opinione che tengono alcuni, che le cose spettanti al carrico del Proveditor generale siano in tanto da lui commandate, in quanto si ritrova in quelle fortezze o in quelle città, perché partioi ch’egli è, se non in tutte le cose in molte, vuol ordnar chi resta secondo il suo proprio parere. Et io stimo che se alcuna cosa vien commessa al Proveditor generale et che di essa egli ne debba dar conto, che a lui anco aspetti ordinare che sia essequito quello ch’egli giudica buono, però in questo particolare per levar ogni disordine sarà ben dicchiarire che sia il Provveditor generale dove si voglia nel Regno, ogni rappresentante debba obedire et essequire, nelle cose spettanti a detto carrico, gli ordini che le saranno dati da lui. Et perché dal già illustrissismo procurator Foscarini, Proveditor general et inquisitor in quel Regno con auttorità di Capitano general da mar, fu proveduto a tutte le cose con suoi ordini, approvati da questo eccellentisismo Senato, da quali si può dire che ogni rappresentante publico di quel Regno prendi la norma con che deve essercitar il suo carrico, stimo che sia servitio per sollevatione de poveri et per ovviar maggiormente alli dispareri che possono nascer tra quelli che serveno Vostra serenità, che li Proveditori generali habbino auttorità di far essequir detti decreti ad ogni Rappresentante, [essendo che, cancellato] et perché o per abuso o per occasione di deliberatione, con parte particolare o lettere scritte più ad uno che ad un altro rappresentante, forse in risposta di qualche attione fatta, si sia alterato alcuno delli ordini sorpadetti, non havendosi posto consideratione ad essi, giudico molto necessario che Vostra sernità suspendi con decreto et dicchiari nullo tutto quello che è stato fatto in questo proposito et che potesse esser anco terminato contra la forma di essi ordini, quando non sia dicchiarito come vien commandato non ostante li ordini sopradetti, poiché può occorrer con la lunghezza del tempo et l’esperianza dell’operare, che possino quelli et ogn’altra cosa haver bisogno di regolatione. Né stia Vostra serenità con aspettatione che da rappresentanti attuali venga di tempo in tempo raccordato questo bisogno, perché tanti sono li rispetti per li quali ognuno porta il tempo innanzi, che non si può sperar di haver cosa tale et credi che non senza fondmento io li raccordi questo bisogno.
Aggiungendo che quanto alle tariffe di cancellaria, coadiutoria, cavallieri, gastaldi et altri, possa esser aggiunto da essi illustrissimi Proveditori generali quello che o fosse stato tralsciato, overo non dicchiarito in essi ordini, come in effetto è, et quanto ordineranno siano tenuti di mandar qui, perché habbi ad esser confirmato da questo eccellentissimo Senato. Convengo anco dire che deve esser dicchiarito se li Proveditori generali hanno da elegger alcuno nelli officii che vacano nelli carrichi commessili, perché intorno a ciò vi sono sempre delli dispareri in campo, poiché per le occasioni di non vi esser stato alcuna volta Proveditor generale nel Regno, o che se ben vi era si trovava lontano da quel luogo dove seguiva qualche vacanza, è stata fatta la elettione da altri magistrati, et altre volte li Proveditori generali trovandovisi hanno essi fatte dette elettioni, et ognuno tiene che sia abuso quelle fatte da altri. Io però non ho eletto, se non guardiani dell’arsenale et di quelli che tendono al porto per fanti, per saper chi entra et che esce, li quali ho anco regolati et minuiti. Ma prima che capitassi in quel Regno, mancò il proto di calafai et perciò non si venne all’elettione in luogo suo, com’è seguito anco doppo del proto dei marangoni, di modo che è espediente, quando così torni di servitio publico, dicchiarir che li Proveditori generali o non habbino auttorità di elegger alcuno assolutamente overo che l’habbino in quelli che parerà alle Eccellenze vostre, poiché di tal maniera si starà in quiete, che pur troppo le dissensioni sono desiderate et procurate con molti fini.
Debbo anco dire a Vostra serenità che ho provato gran travaglio quando son stato in visita, vedendomi innanzi molti poverini con giuste pretensioni, et benché fussero li loro interessi di poca importanza, non ho potuto però suffragarli, poiché così è stato dicchiarito nella commissione datami, volendo che tutte le cause di quelli che non sono sottoposti al Generalato, siano decise dal Reggimento, il che fa sentir grandissimo scontento anco a quelli miserabili, convenendo sopportar il danno per non haver modo né tornarle conto di andar alla città per decider cose simili, rimetto però questo tanto alla prudenza della Serenità vostra.
Benché io sia partito da quel Regno alli 15 di ottobre, tuttavia non havendo havuto compitamente li conti delle Camere, se non per tutto il mese di agosto, non ho potuto levar li giusti conti di speso et scosso, se non fino tutto il detto mese di agosto, che sono per mesi 22 di maneggio, nel quale se ben pare esser stata girrata la summa di ducati 716.441 in circa, come per un estratto che presentarò insieme con il giornal et libro del maneggio delli denari passati per le mie mani, secondo il solito all’officio delli clarissimi regolatori della scrittura, tuttavia in ristretto calculo comprese anco partite menate per via di cassa, per acconciar et saldar li libri di spese fatte innanzi il mio gionger, viene ad esser solamente ducati 554.562 in questo modo, cioè:
ritrovati nel mio gionger nel Regno, compresi ducati 24.500 per conto di biave, ducati 44.500.
Havuti dall’officio della cecca al mio partir da questa città ducati 100.000.
Pigliati a cambio per tutto il mese di agosto ducati 134.820.
Mandati dal detto officio della cecca ducati 38.125.
Li groppi portati da compagnie venute nel Regno ducati 3.621.
Havuti da Corfù ducati 2.912.
Tratti di datii correnti ducati 165.619.
Affitti di botteghe ducati 3.222.
Livelli ducati 5.900.
Da debitori diversi ducati 22.583.
Dalle angarie per pena ducati 9.018.
Dalle decime del clero ducati 3.340.
Affitti di beni Francotopi ducati 637.
Condanne ducati 1.833.
Tratti di panni di seda ducati 226.
Sovvention scosse da diversi ducati 4.000.
Accrescimenti di cecchini ducati 14.206.
Che ascende in tutto a ducati 554.562.

L’infrascritta somma si è spesa, comprese Cerigo et Thine:
nelle militie italiane ducati 309.686.
Cavallaria della Strathia ducati 34.687.
Stipendiati per cernide ducati 12.472.
Bombardieri ducati 8.336.
Salarii di reggimenti ducati 42.144.
Salariati et stipendiati diversi ducati 27.656.
Formenti per biscotti alla Canea ducati 11.000.
Prestanze per fabricar vasselli ducati 6.200.
Prestanze alla communità di Cerigo per comprar biave ducati 3.710.
Fabriche et concieri diversi, benché pari maggior somma, rispetto all’accommodamento della scrittura, come ho detto in circa ducati 10.000.
Maestranze delli arsenali ducati 7.270.
Cavationi delli porti di Candia et Canea ducati 3.080.
Spese di condennati in galea ducati 2.421.
Spese diverse, nelle quali sono comprese robbe per arsenali, per le munitioni, conzar fontane, salariadi, spese per Thine et Cerigo, condur fanti da fortezza a fortezza, porti di lettere, accommodar l’arme, ducati 23.218.
Paghe alle galee di quella guardia ducati 32.755.
Erano nelle casse delle Camere ducati 20.000.
Che fanno in tutto la somma di ducati 554.635.
Viene questa spesa a far la somma di ducati 25.000 in circa al mese, comprese prestanze et sovventioni date a vasselli che si sono fabricati; et tanto maggiore potrà sempre essere, quanto si andasse augumentando le militie et le fabriche, si come anco si potrebbe sminuire per il scansato da me et con procurar di levar alcuna altra cosa superflua.
Dalli sopradetti calculi si vede anco che si è convenuto provedere da questa città, si per li denari portati con me, come mandati et cambii presi, ducati 12.600 in circa al mese. Et questa somma doverò continuare, se maggiormente non si augumentano li datii per le vie raccordate et insieme le essattioni da debitori, quali per il vero sono molte.
Per il bisogno di quelle Camere, doppo il detto tempo di ultimo agosto, haveranno servito li ducati 20.000 sopradetti, che restorno in esser in dette Camere ducati 36.000 portati dal signor Capitano Cornaro et ducati 10.148 lire 5 prese da me a cambio il mese di settembre, che fanno la summa di ducati 66.148 lire [?] li quali, con quel che si riscode per giornata, haveranno scarsamente servito fino a questo tempo per le paghe di militie et altri bisogni ordinarii, ma per l’occasione di mandar li 4.000 cechini, che si sono prestati a Thine, come ho detto, et per farli pagamenti delli formenti forestieri capitati in quel Regno et qualche altra spesa estraordinaria, haverà esso signor Capitano Cornaro convenuto provederne per via di cambii, come anco sarà necessitato a far da questo tempo in là, anco per li bisogni ordinarii, fino che si anderanno riscodendo li denari spesi nella investita delli formenti sopradetti, quando non le siano capitati li 10.000 cechini che ultimamente le sono stati mandati per il clarissimo Proveditor dell’armata. Et ducati 4.300 in circa per tanti cechini rimandati da me a Corfù a quelli del fontico, del numero delli già mandati in Candia per ordine di Vostra serenità, havendoli trovati scarsi, né voluto permettere che siano dati fuori di Camera, li quali saranno stati inviati in Candia con passaggio sicuro.
Soleva Vostra serenità mantener in quel Regno buona somma di denari in diversi depositi per armare, per biave, fabriche, militie, salarii et altri bisogni, che di tutto si teneva casse separate, le quali se ben tuttavia vengono tenute con scrittura, però in effetto non segue la buona regola, ma resta con confusione, perché ogni mese nel saldo di esse bisogna portar dall’una all’altra il denaro per saldarle, che quanto a me stimarei bene tenerne una sola, mentre che non sia proveduto che tutte esse casse habbino denaro a sufficienza per il proprio bisogno, perché anco il banco tiene una sol cassa, nondimeno ha conto distinto con centinara et migliara di persone, né perciò vi è confusione; et si può sapere, benché con maggior fatica, quello è speso per conto publico più in una cosa che nell’altra, et si come nelli pagamenti di soldati, fabriche, militie et altro vi sono le partite separate, così ho voluto far levar un conto con un bilancio del maneggio delle biave di Candia et Canea, poiché in altri luoghi è stato tenuto conto come maneggio separato senza interesse, né avanzo al publico, cosa contraria, come ho detto, al ragionevole; non però li utili sono capitati a servitio delli fontichi et altro attinente all’universale. Da essi conti et calculi cavati ho trovato che dal tempo del mio gionger in quel Regno fino a tutto agosto passato in Candia vi è stato d’avanzo, battuti li danni del patimento di formenti delle buse, come ho detto, guasti di legumi et migli, che per accidenti diversi si sono trovati ducati 1.500 in circa. Alla Canea ducati 1.700 in circa, finito però che si habbi di riscoder in quella città ducati 4.300 in circa di biave distribuite, benché molti habbino pagato doppo il detto tempo dell’ultimo di agosto. È anco restato in esser fra Candia et Canea di formenti, migli et legumi, come ho detto, et di debitori di biave, vecchi per la maggior parte, il valsente delle infrascritte partite. Di formenti ducati 19.495. Di megli ducati 17.575. Di legumi ducati 2.745. Di debitori ducati 2.948; che fanno la somma di ducati 42.723.
Si ritrova al servitio di Vostra serenità con carrico di governator delle militie italiane nella città di Candia il conte Costanzo Cauriol, dove sono vicini cinque anni, che serve con quella fede et diligentia ch’è sempre stata di suo costume in altri carrichi havuti dalla Serenità vostra, fra quali in mio tempo è stato a Palma. Et posso attestar che non vi sia alcun altro che lo avanzi nello allontanarsi dalli interessi del denaro publico, ma vive con tanto splendore, che molto ben si conosce non haver ad altro mira che all’honore. Questo soggetto che si è portato innazi nella professione con la visione et fatiche fatte nelle guerre di Fiandra, dove contrasse anco stretta amicitia col signor Basti, volse mandar anco doi suoi figlioli in quelle parti sotto la protetitone di esso signore, benché non sene trovi haver d’altri, il quale havendoli condotti seco non ha mancato il padre con grand’interesse di trattenerli a quella guerra, contentandosi che corrino quel rischio che porta seco professione tale, tutto per vederli buoni servitori di Vostra serenità, li quali havendo acquistato grand’esperienza, come da lettere di esso signor Basti ho veduto, scrivendo ben spesso al detto signor conte Constanzo, consolandolo et rallegrandosi della buona riuscita loro, con parole tali che certo si comprende il molto amore che porta all’uno et all’altro.
Et desiderando esso signor conte così per bisogno della sua casa, ch’è stata molti anni senza governo, come anco per dar sodisfattione alli detti suoi figlioli, di ritornar in Italia, mi ha fatto grand’instantia ch’io supplichi a suo nome Vostra serenità et le Signorie vostre eccellentissime a concederle buona licenza [?] assicurandole che non desidera questo per altro fine maggiormente, che per dimostrar in ogni occasione, insieme con essi suoi figlioli, la volontà prontissima a spender la facoltà et vite in servitio di Lei finché haveranno spirito.
Subito che l’illustrissimo signor Capitano di Candia Cornaro hebbe ricercato il possesso del suo carrico del signor suo precessore, venne a ritrovarmi alla Canea, dove non mancai di communicar a Sua signoria illustrissima tutto quello che stimai necessario per il servitio di Vostra serenità, se bene come scrissi anco allhora, è tanta la prudenza et esperienza di questo signore, che ha havuto poco bisogno delle mie informationi, et in conformatione del suo molto valore Vostra serenità ha inteso ultimamente dalle sue lettere, che ha hormai posto le mani [?] nel più importante negotio di quelle fortificationi, onde deve promettersi dalla sua virtù ottimo servitio.
Ho procurato in tutto il tempo che ho servito Vostra serenità in quel Regno, conforme il voler et desiderio di Lei, d’intendermi bene con tutti li rappresentanti, si come in vero mi è successo; et si come di sopra ho attestato delli illustrissimi signori Rettori et Proveditori così affermo delli clarissimi Consiglieri et Camerlenghi, che sono stati et sono in quel Regno, da quali Vostra serenità è stata molto ben servita, con laude et honor suo et io ad ognuno resto molto obligato.
Et perché ho conosciuto che l’indricciare le mie operationi per quella via honorata et utile che ha tenuto l’illustrissimo Moro mio precessore, era con servitio et conforme alla volontà della Serneità vostra, mi son forzato di caminar per essa, ma ho veduto che la diligentia et fatica di quel signore è stata tale, che non ho potuto di gran lunga approssimarmi, restando viva la memoria di operationi molto importanti fatte da Sua signoria illustrissima in quelle fortezze, oltre la cura particolare che ha havuto della essattione et del risparmio del denaro di Vostra serenità, con regola sigolare delle militie, così da piedi come da cavallo. Né meno potrà Vostra serenità sperare dall’illustrissimo Sagredo mio successore, per il valore et intelligenza che ha in tutte le cose.
Non posso far di meno di dir a Vostra serenità, che quando le galee grosse armate vennero alla Fraschia, miglia 12 lontano di Candia, dove si sogliono fermar li vasselli che non possono entrar nel porto, giudicai bene di andarle a vedere; et trovai che per la diligentia delli clarissimi Capitano et governatore Moresini erano in stato che non si poteva veder cosa di maggior admiratione et particolarmente la galea capitana, per la qualità del vassello, faceva viaggio vogando con tanta prestezza, che non basta a crederlo; et il medesimo haverebbe fatto quanto a gli huomini anco quella del clarissimo Moresini, ma il vassello per il vero era molto greve. Né vi è dubbio che la venuta di esse galee in quei mari habbi fatto partire li bretoni di corsari. Et volesse Dio che la fortuna fosse stata più favorevole a loro Signorie clarissime, poiché non hanno mancato della debita diligentia et desiderio di ben servire, che ben si sa che li buoni successi in questa professione nascono anco da buona fortuna, non bastando la compita diligenza.
Per tutto il tempo del mio servitio son stato ben et diligentemente avisato dalli illustrissimi kavalieri [?] et Baili della Serenità vostra in Constantinopoli Nani et Contarini presente, delle cose più essentiali che sono occorse a quella porta, il che si come riesce di gran contento alli rappresentanti di Vostra serenità in quel Regno, perché meglio et con più sicurezza si possono trattar le cose di quel servitio, così sarà bene che sia continuato. Et per me desiderarei che fosse posto qualche indriccio per via di alcune delle isole dell’Arcipelago, il quale potesse in ogni occorrenza ricever le lettere di Constantinopoli per far le espeditoni in Candia con barche o fregate espresse.
Nel mio partir per quel Regno fui accommodato di tre galee, sopracomiti li clarissimi Nicolò Pizzamano, Lorenzo Contarini et Alvise Marc.o [?], oltre quella del clarissimo signor Lorenzo Venier allhora capitano in Colfo, per la quantità di soldati che haveva da condurre; et gionto a Corfù restò esso clarissimo Venier, conforme la commissione di Vostra serenità, et mi rimessi sopra la galea del clarissimo signor Bernardo Venier, allhora Governator delle sforzade; da quali signori fui con molto honore trattato et sicuramente condotto per la qualità delle sue galee et esperienza delle loro persone, come scrissi a Vostra serenità, in Candia si fermò l’invernata il clarissimo signor Bernardo et al ritorno ricondusse in armata li clarissimi sopracomiti Hierolimo Memo et Almorò Cornaro, ch’erano a quella guardia, et anco il signor Nicolò Pizzamano, lasciando li clarissimi Marc.o [?] et Contarini, al qual Marc.o [?] fu dato cambio questo maggio passato dal clarisismo signor Antonio Civrano. Da tutti questi gentihuomini, che hanno fatto et havevano galee buonissime, benché con gran loro spesa è stata servita Vostra serenità compitamente, non havendo altro fine che honore et la resti certa che li interessi loro sono grandissimi, come chiaramente ho conosciuto.
Ritrovai al carico di capitano della guardia di quel Regno il clarissimo signor Christoforo Venier, dal quale posso assicurar Vostra serenità che ho havuto, mediante la sua diligentia et prudenza, quanto ho saputo desiderare, et se il Signor Dio le havesse mandato di quelle occasioni che la fortuna suol favorire, haveria conosciuto qual fosse stato il suo desiderio di vendicar le offese fatte al publico et al particolare da genti di mal fare, come si è mostrato ardente in questa venutali nel ritorno in Candia, ma lasciandosi vedere simili vasselli in tempi, che non è possibile trovarli, se non con gran accidenti, poiché il verno per le fortune non possono star le galee ferma al mare et quando regnano venti con difficoltà si può far cosa buona, ha convenuto con patienza tolerare li poco felici successi. Ha havuto et ha una buonissima galea, con tutto che le sue genti habbiano sentito gran malattie et morti, con gran interessi di Sua signoria clarissima, per crediti molto importanti che conviene havere sopra galeotti, li quali ha impiegati molto prontamente nel servitio dell’accommodamento del castello tanto bisognoso et con le proprie mani ha dato segno del desiderio che tiene di veder la sicurtà di esso. Mi condusse sua signoria clarissima a Corfù con tanto commodo, amore et honore, che maggior non si poteva, tanto più quanto che et esso signor capitano et li signori sopracomiti erano carrichi di nobiltà imbarcata in quel Regno et altrove per questa città.
Et non trovando in detto luogo di Corfù altri capi et essendo la galea Vendramina quasi inavigabile, ma ben con ottima zurma, si risolse di volermi condur a Cattaro, dove mi havessi potuto provedere in qualche maniera per il restante del viaggio, per ritornar egli poi con la galea Contarina sudetta in Candia per li bisogni di quel Regno, conforme il volere di Vostra serenità, che era che doi galee buone per il meno vi ritornassero, ma venuti a Casoppo, incontrassimo garbini fortunevoli et considerato che il passar avanti doppo tanti giorni faceva poi correr pericolo di altri mali tempi, per la vernata che cominciava a carricare, per meglio servir Vostra serenità ritornassimo a Corfù, dove fu posta all’ordine come si puote la Vendramina sudetta, per il mal stato di quel vassello, et io montai sopra la galea del clarissimo signor Zustignan Morosini, che per esser galea nova ha mostrato sua signoria clarissima con spesa et valore, quanto sia il suo desiderio in servir la Serenità vostra, si come io son stato trattato con ogni termine di honore et commodo. Et così con questa et con quelle delli clarissimi Civran et Vendramino siamo capitati qui, con la gratia del Signor Dio. 
Con tutto il sopradetto ritorno a Corfù, che fu di ferma di giorni nove, non capitò l’ordine di Vostra serenità di quanto mi commandava che havesse a operare per servitio et sicurtà di quella fortezza et nelli maneggi di quella Camera, il quale seppi solamente a Zara dal clarissimo capitano delle glaee grosse, che lo haveva inteso dall’illustrissimo General Donado. Et si come non haverei mancato, se havessi havuto notitia, di fermarmi, benché con quell’incommodo che si poteva giudicare, non potendo io sentir maggior contento, che haver occasione di servire et obedire alla volontà di Vostra serenità et delle Eccellenze vostre illustrissime, così le posso affermare che quanto a provedimento di biave consumavano formenti che giornalmente capitavano con barche di paesi Turcheschi. Viddi li fontichi pieni di formenti vecchi, però quelli della città, anzi che dissi che dovessero abbassarli, perché havendovi posto la mano, mi parvero con un poco di caldo. Condussero il mercato di decime di formenti con Turchi, come anco hanno scritto, et mi fu dato conto della causa che li mossero a non lasciar trattar che fussero pigliate le vallonie da Turchi, per astringerle maggiormente a risolversi di dar li formenti, conforme al solito che è introdotto con buona ragione.
Della Camera volsi pur intender et veder alcuna cosa, di quel modo che comportava l’occasione con la quale mi trovavo in quel luoco. Et quelli signori Rettori, come zelantissimi et desiderosi di servir ottimamente Vostra serenità, come in effetto fanno, accettorno molto a bene quanto discorrendo tra noi trattassimo. Ma veramente che si dolsero della negligentia delli ministri di Camera, quali sono eletti dalla communità, poco intelligenti et tanto più negligenti, andando a suoi poderi con poco pensiero, con abbandonar per lungo tempo li loro carrichi, da che viddi che la scrittura non era in quel stato che conveniva. Sarà però bene commetter che come questi non fanno giornalmente il debito, siano immediate privi, et quando si continui a non tenervi persone sufficienti, si levi l’auttorità di elegger ad essa comunità, perché certo non è possibile ben reggere le cose pertinenti a simil materie, se li libri non sono tanuti accommodati più tosto d’hora in hora, che di giorno in giorno.
Rendendo gratie al Signor Dio debbo consolar la Serenità vostra, non solo di haver in tutto il tempo del mio servitio maneggiato quel carrico tanto importante con gran tranquillità, in tanto che non ho havuto mai occasione di scriver alla Serenità vostra cosa di suo disgusto, ma di haver anco lasciato al mio partire quel Regno in grandisisma quiete et così dalla nobiltà, come anco da gli altri la Sernenità vostra ha havuto nella mia persona il debito ossequio et riverenza, si come io ancora non son restato di corrisponder con ogni amore et buon trattamento verso ciascuno. In modo che in questa parte ho provato gran contento, non essendo massime successo cosa né fra essi del Regno, né meno fra le militie, che mi habbi dato travaglio, anzi queste sono state più tosto a similitudine di monaci che di soldati, il che è stato coadiuvato anco dalla buona volontà delli governatori et capitani, i quali non hanno mancato di procurar l’essecutione delli ordini dati, fra quali ha giovato assai il commetterli lo entrar alle due hora di notte nelli loro quartieri al qual tempo è sonata una campana, per tener le forze unite et allontanarli dalle cose mal fatte; a che hanno obedito, poi che il timor di esser ammazzati impune, com’è seguito ad alcuni, ha posto spavento a gli altri. Medesimamente nelle cose del [Regno, cancellato] Rito tutti sono stati nelli suoi termini. Ho procurato io medesimo far honore alle chiese et officii di Greci, di che hanno mostrato gran consolatione; et se saranno essequiti li ordini et parti in questo proposito, come ho procurato d’imprimerlo nella volontà delli rappresentanti Vostra serenità in esso Regno, tutto passerà bene, perché sarà ovviato a papati forestieri di venirvi et quelli nati in esso doveranno star fra li limiti di detti ordini.
Dell’ambasciata della città di Candia destinata innanzi il mio arrivo in quel Regno et effetuata nella persona del clarissimo signor Giacomo Querini, non ho che dire a Vostra serenità, poiché quelli illustrissimi rappresentanti secondo la forma delle lggi hanno detto la loro opinione sopra le richieste fatte da Sua signoria clarissima, le quali doveranno esser consigliate et risolute dalla Serenità vostra et da Vostre signorie eccellentissime.
Condussi per mio secretario messer Piero Antonio Lion, il quale essendosi ammalato per viaggio et restato al Zanthe, piacque al Signor Dio di chiamarlo a sé, però ho convenuto valermi per il scriver et trazer le ziffre et per altri negocii attinenti al carrico di secretario, quali non era bene che passassero per mano di altri, di doi miei nepoti, l’uno è messer Thomaso di Priuli figliolo del signor Zuanne, il quale venne per veder il stato da mar di Vostra serenità et passassene anco a Constantinopoli, come fece l’altro Alvise figliolo di mio fratello, che ho voluto haver meco per tutto quel tempo che mi son fermato. Venne poi l’anno passato, così commandato messer Hierolimo Pauluzzi, doppo esser stato quattro mesi nel viaggio, nel quale corse grandissimi pericoli, non solamente di quanto haveva portato seco, ma anco della vita, per la caccia che più volte hebbe da bertoni di corso, havendo convenuto anco sbarcarsi nell’Arcipelago et con barca venir poi in Candia. Egli mi ha servito nel suo carrico con quella maggior satisfattione che habbi potuto desiderare, si per la diligenza et sufficienza sua, come per la modestia et riverenza con li quali ha trattato, in tanto che essendo hormai vicini 27 anni che serve la Serneità vostra et le Signorie vostre eccellentisisme, si è reso degno della loro gratia non solo quanto al merito di entrar a servir in questo eccellentissimo Senato, ma anco di alcun aiuto ritrovandosi con numerosa famiglia.
Quanto alla mia persona si come assicuro la Serneità vostra di haver posto in tutte le cose di suo servitio ogni maggior spirito et diligentia, anco senza alcun riguardo della mia salute, così conosco di non haver potuto far quel tanto che di avantaggio dovevo, poiché li miei oblighi sono tali che devo mostrar la mia buona volontà più tosto con spargimento di sangue che di altra maniera. Resto certo nondimeno di non esser servitor infruttuoso et mi assicuro anco di haver fatto molto avanzo nel spender il suo denaro et procurato, in quanto ho potuto, le essattioni di esso, il che essendo stato quel più che è potuto derivar dalle mie deboli forze, confido che Vostra serenità et le Vostre eccellenze illustrissime resteranno satisfatte, per la sicurezza che tengono del desiderio ardente che io ho et ho sempre havuto di ben servirle.