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1629 Francesco Morosini

Relazione|

1629 relazione di Morosini ritornato da Candia
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 80

Serenissimo Prencipe
Dal possesso che già 400 anni ha tenuto questo serenissimo dominio del Regno di Candia ne ha sempre ricevuto et ne riceve tuttavia non solo molta riputatione, ma notabile accrescimento de forze maritime. Riputatione havendo portato quest’aquisto alla Serenità vostra una corona. Forze, per la esperientia nella passata guerra turchescha, che tra le galee armate nel Regno et nel rinforzo della nostra armata in diverse volte si cavò tanta gente, che si sariano armate di tutto ponto 100 galee. Ha apportato all’incontro et aporta a quel Regno somma riputatione il savio e benignissimo governo di questo sapientissimo et prudentissimo Senato et la mission di tanti publici rapresentanti et capi di militie. Forze et sicurtà per tante fortezze fatte in diversi tempi e mantenute con tanto interesse, per tanta copia d’artigliarie, per così numerose militie a piedi et a cavallo, per gli arsenali et finalmente per tant’oro ch’ogn’anno si manda in quel Regno, cavato dalle viscere del publico erario. Nella conservatione et maneggi di questi così gran beneficii, versando principalmente la carica del Generalato, di essi ne tratterò con ogni maggior brevità, senza però tralasciar quelle cose che il tacerle potessero pregiudicar al publico servitio.
Fortezze
Oltre il sito del Regno di Candia, che lo rende difficile ad espugnar, ha Vostra serenità otto fortezze, tre principali, che sono le città di Candia, di Canea et di Rettimo, et cinque scogli, numerando in questi Pelocastro. Per sbrigarmi prima da questi scogli, dico che sono stati fabricati tutti per impedir all’armate nemiche il prender posto nei porti vicini, una delle maggiori et delle più principali diffese del Regno. Tutte queste picciole fortezze sono state ristrette nel fabricarle secondo la capacità di quei siti, onde poco si può aggionger.
Grabuse
Suda
La Suda è la prima et principal fortezza delli scogli, essendo alla bocca di un porto di longhezza di miglia sei et capacissimo d’ogni grand’armata et di tal importantia, che da nostri maggiori era chiamato l’occhio del Regno. Questi tre scogli o picciole fortezze d’intorno alla città della Canea non bastano per impedir assolutamente lo sbarco al nemico nel suo territorio, essendo vicino alla sudetta fortezza lo scoglio e porto del Marati, ove l’armata nemica, senza poter esser offesa, potria prender posto et sbarcar le sue militie, come più le fosse piaciuto. Molti capi da guerra di grand’esperientia hanno raccordato a Vostra serenità in voce et in scrittura la neccessità di poner in difesa qualch’altro scoglio, come anch’io lo approbo, quando le parerà il tempo oportuno, nella parte però più alta per restringer la spesa, et con la commodità di spezzamonti vicini et di angarie del territorio, si faria con pochissimo interesse, et fatto poi si potria mantenir con manco, mandandovi alla sua custodia dalla Suda vicinissima un buon officiale con 30 fanti, mutandone a suoi tempi come si costuma in posti simili.
Porporella 
Per il porto della Suda casca in grandissima consideratione la conservation delle porporella, tante volte raccordata da publici rapresentanti et tante volte anco commandata da Vostra serenità per esser destinata [?], tanto che al presente verso la fortezza vi è una pica et più d’aqua, in modo che vi può passar sopra ogni gran vassello, la causa perché non si obedisce a così reiterati ordini è prima la lontananza delli signori Capitani della guardia a quali viene commandata quest’esecutione, essendo tenuti con le loro conserve tutta l’estate a Corfù, tempo proprio a questo lavoro, et per dir il vero, quando anco si trovano non mi ha parso di veder aciò gran dispositione né attitudine nelle nostre ciurme, non avezze al maneggio di così gran sassi, però chi la vuole da dovero perfettionar, bisogna pigliar quest’opera per impresa, far preparar prima la materia da spezzamorti et poi con l’assistenza di un buon capo d’autorità, attender al lavoro con buon numero d’angarici o di galiotti del Regno, ch’è tutt’uno, più avezzi al maneggiar le pietre, in compagnia anco dell’ingegnero o d’un buon protto per far cadir li sassi utilmente, operando sempre un ordine fermo, continuato et rissoluto, senza divertirsi in altri affari, altrimenti mi credi Vostra serenità che questo necessarissimo servitio, se ben comandato efficacemente dalla publica autorità di quest’eccellentissimo Senato, al sicuro sarà sempre portato all’eternità.
Spinalonga
La fortezza dello scoglio di Spinalonga ha per la qualità del sito molte imperfettioni et mortalissime et se ben il signor Latino Orsino si affaticò assai per levarglieli, non ha però operato cosa di rilevo, perché è scoperta si può dir d’ogni parte, particolarmente dal monte del Collochita, non più lontano di 75 passa, et l’inimico facilmente rovinerebbe le cisterne et li alloggiamenti in pochi tiri, il che la faria subito cader, ma se si restringesse nelli siti più alti, come è stato già opinione de miglior capi da guerra, ciò non si faria con gran spesa, la quale si avanzerebbe in doi anni col ridur quel presidio delli 250 fanti alli 100 solamente, come alle Grabuse, Tine et a Cerigo, et sarebbe si può dir inespugnabile, perché stando in questi termini è impossibile impedir che l’inimico in poche hore non se ne impatronisca, che vuol dir terzo di tutto il Regno, con accrescimento della sua riputatione et con tanta perdita della nostra.
Paleocastro
Paleocastro, fabricato sopra un pezo di monte, batti il posto della Fraschia con tiri però un poco lontani, in questa picciolissima fortezza ho fatto accomodar tutte quelle poche fabriche che vi sono, né vi bisogna altro che attender alla loro conservatione.
Nelle fortezze principali, che sono le città, per accomodarle vi vuole gran tempo, fattica et considerabil spesa, il che si deve però fare innanzi che sopragionga la necessità.
Rettimo
La fortezza di Rettimo in riguardo del suo sito non ha bisogno di gran cosa, se ben quando fu fatta fu tenuta assai ristretta rispetto al fine che si haverà di salvarvi entro li habitanti della città. 
Porto
Vi è però neccessario di grandissimo impiego nella conservation del suo porto, perché essendo la navigatione continua e frequentatissima ridotta nella costiera di Tramontana, ogni sinistro incontro di tempo fortunavole, li vasseli che navigano da Candia alla Canea spatio di miglia 100, non sanno nel mezzo del camin nelle necessità ove potersi ricoverar et per questo mancamento di porto sicuro molti di loro si sono perduti, insieme con le nostre proprie galee. Il già signor Rettor Foscarini, diligentissimo et che non ha lasciato cosa alcuna indietro per ben servir Vostra serenità, in Rettimo vi pose gran pensiero et fece far un molo di passa 36 tirandolo per Siroco levante, per impedir che la sabia spiata in gran copia dalli venti in quello longa spiaggia della torre del Sanguinazzo non entrasse così facilmente nel porto, ma questo rimedio non essendo del tutto sofficiente, nelli primi mesi della mia carica mi detterminai di farvi aggionger una porporella di passa 19, drizzandola verso Ostro Siroco, la quale in pochi mesi ha fatto così gran beneficio et il corso dell’aqua che continuamente rivoglie ha cavato tanto, che al presente vi si ricoverano sotto sicuri vasselli di buona portata, come haveva riferto a Vostra serenità il signor Rettor Rimondo, ultimamente ritornato dal suo nobilissimo Regimento. Ma per compito beneficio di quest’opera stimo che sia necessario di dar un'altra gionta alla porporella suditta di altri passa 24 in circa, tirandola verso Sirocho levante, perché questo modo venendo a coprir affatto l’entrata del porto dalla parte nociva, la sabia né tutta né parte vi potrà più entrare, per perfettionar di questa maniera l’opera scrissi all’Eccellenza vostre che vi bisogneria la fondation di un arsile inutile, le mandai anco un dissegno distinto con ogni particolarità. Se piacesse a Vostra serenità rimetter questo utilissimo servitio al signor General Molino, con autorità di potersi valere di uno di quelli due arsili non buoni che sono in Candia, si potria sicuramente prometter in quella città un buon et sicuro porto et pensar anco di farvi qualche numero di volti per tenir galee, come altre volte ve ne erano. Questo porto essendo stato sette anni senza esser mai cavato, ordinai subito che non si tralasciasse a modo alcuno quest’opera, essendovi del danaro applicato et havendo inviato per quest’effetto a quel signor Rettor legni per far una zattera, badilli et tutto quello che giudicai [?] poterle bisognar, perché questo saria al sicuro uno delli più notabili servitii che si potesse far alla città di Rettimo per lo negotio et al Regno tutto per la sua sicura navigatione; et si havesse havuto licentia di addoperar l’arzile, nel qual proposito vi sono strettissimi ordini publici, prometto a Vostra serenità che già si sentiva il frutto di queste fatiche.
Candia et Canea 
Candia poi et la Canea sono fortezze fatte già molti anni et con molte imperfettioni, hanno però tutte due bisogno di esser rivedute et rimodernate, tutte hanno li terrapieni ineguali, in alcuni luoghi le difese troppo lunghe, la stradda delle ronde imperfetta, hanno tutte necessità dell’accomodamento delli loro parapetti et di far di nuovo la contrascarpa et di darli la sua salita, tutti questi sono lavori la maggior parte di terreno, che con angarici facilmente et con poca spesa si possono perfettionar, ma vi vuol tempo. Confesso che mi saria applicato subito gionto in Candia a queste necessarissimi lavori, quando vi fosse stato un ingegnero per poter sopraveder a quello che si andasse sperando, acciò che non si alternasse la misura a quelle fortificationi; e mi son grandemente maravigliato che in Candia non vi sia un modello perfetto, come habbia a star quella fortezza, perché operandosi nei membri principali un General principierà una cosa et un’altra ne comincierà un’altro et un altro un’altra, si che col tempo è impossibile di non trovar degli errori, oltreché a questo modo non si viene operando con una sola volontà, vi doveria esser anco una scrittura chiara et distinta che fosse conforme et in quanto facesse bisogno dichiarasse le misure del modello, come si trova in Palma, perché a questo modo tutto passeria bene.
Canea
La Canea in particolare ha tutte le sue parti deboli e dominata da sitti superiori, le sue cisterne fatte dal signor General Mocenigo hanno bisogno di esser accomodate per esser guaste dal teremoto et haveria bisogno di farne delle altre per far una conserva d’aqua della fontana, per li bisogni che potessero occorer, come si è fatto in Candia. Tiene oltra ciò estremo bisogno di un quartier per quella Strattia, per li gravami et interessi grandissimi che ne riceve continuamente il publico et il particolar nel tenir questa militia sparsa per la città in case de particolari, che sono sempre da soldati meze rovinate et si può dir confiscate, onde vi nascono sempre strepiti, contese et litti perpetue tra particolari et molestie importantissime a i publici rapresentanti.
Quando fui alla visita di questa città, toccando con mano questo disordine et la necessità di rimediarvi, con una condanna di 200 passa di muro et di altre minori et con 500 ducati di moneda di rame, che diedi ad imprestido a quelli che sono obligati, feci dar principio a questa fabrica et volsi veder innanzi la mia partita a gettar li primi fondamenti. Quest’opera sollecitata poi da me più volte et con gran calor finalmente al mio partir dal Regno, per la diligentia del signor Rettor Bembo, s’era ridotta in stato tale, che con pochissima cosa di più, vi si poteva comodamente alloggiar una di quelle compagnie. La buona memoria del già signor Rettor Veniero lasciò di avanzo di formenti venduti a pestori [?], applicati a questa fabrica, perperi 50.000 in circa, la nobiltà anco et cittadini di quella città per liberarsi dall’aggravio delli affitti si obligoron di contribuir 5.000 ducati. Riccordo riverentemente a Vostra serenità che saria fruttuoso servitio ordinare, che così li danari lasciati dal sopraditto Rettor, come quelli che si sono scossi et che si anderano scuodendo del capitolo dell’obligo sudetto, non possino esser spesi in altro, perché stando a questo modo sparsi, le case tutte si andrano dessolando, né una volta rovinate vorrano [?] li patroni (come segue al presente di molto) ritornale più et se non si prenderà in ciò qualche espediente, quando sarano spese a poco a poco li danari obligati in altro et disobligata quella città, Vostra serenità resterà sola aggravata a pagar ogn’anno a particolari tutto l’affitto, con summa considerabile di danaro et di star sempre con la borsa aperta nell’accomodarle et nel rifar le cadute, che non vorà che la Canea di disabiti. Rapresento ciò all’Eccellenze vostre come cosa d’importantia et degna di celere provisione, non vi bisognando danaro publico, ma solo la publica autorità et eccitamento all’esatione del danaro obligato et alla perfettione dell’opera, che poco manca a restar del tutto perfettionata.
Candia 
Candia è circondata tutta da campagna ineguale, l’eminenze anch’essa la dominano, ha bisogno di esser incamisata in molti luoghi, al che si attendeva al mio partir dal signor Capitano Giustinian, per ordine del signor General, nella parte ultima alla porta del Giesù, come saria medesimamente necessario di far l’istesso dalla porta del Dermata sino a Sant Andrea, parte che si può dir quasi tutta aperta, che se ben è verso il mare, non per questo si deve restar d’incamisarla, perché hora può ognun’uscir et entrar a sua voglia, et quello che maggiormente importa portar anco fuori il nome. Grandissimo diffetto di Candia era il mancamento dell’aqua et l’anno 1626 non solo la siccità haveva abbruggiato la maggior parte della sua campagna, ma nella medesima le cisterne, al numero di 140, erano ridotte senza una sola goccia d’aqua, questo accidente molesto mi turbò grandemente, considerando quello che potesse apportar la variation di tempi et pensando hora alli pericoli che potria incontrar una fortezza senz’aqua et hora al rimedio, se mai fosse possibile di poterlo ritrovare. La poca aqua che esce a San Salvador et quella di stradda larga sono più tosto scoladori di quelle concavità di tereno che si vedono fuori della città che fontane, queste erano ridote ad un picciolissimo filo d’aqua et poi al niente. Le case che havevano qualche comodità erano neccissitate, come tutti i publici rapresentanti, di mandar a pigliar l’aqua 5 et 6 miglia lontano, col spesar del continuo a quest’effetto animali et huomeni, et le poverissime genti parimenti erano sforzati levar parte del pane di bocca alla sua povera famiglia per comprarsi un poco di aqua, anco impura del fiume detto il Cazzapan [?]. Stando però io continuamente in questo pensavo molte cose, mi si rivoglievano per mente, ma venutame per voler del Signor Dio in mano una breve namination [?] delle cose di Candia, della bona memoria del signor Latin Orsino, lessi nella descrittion del monte di Giove che in esso vi erano molta quantità di fontane, copiosissime d’aqua, le più perfette et le più sane del Regno et che per questo beneficio era esso monte tutto attorniato da giardini di cedri, di limoni et di naranze et d’ogn’altra sorte di frutti eccellentissimi. 
Monte di Giove 
Vedendo io […] questo monte così vicino alla città et in sito tanto eminente, lo mandai a riconoscer et a tuor in notta la quantità delle sue fontane più copiose, vi andai poi anch’io et ritrovai in quel sito doi cose molto rilevanti, che son stati i fondamenti della fabrica della nuova fontana, la prima una grandissima copia d’aqua et di fontane et particolarmente tre l’una più alta dell’altra, si che potevano unirsi tutte nel luogo della Madona, detto del Caridachi, et l’altra che dalle radici di questo monte, ove si haveva da pigliar l’aqua, sino alla città vi era di caduta 120 passa geometrici.
Questi due fondamenti sodi et sicuri fermano l’animo mio in questa opinione, che con molta facilità l’aqua si potesse condur nella città, ma volendo in cosa di tanto rilevo anco il parer degli altri signori Rapresentanti, li invitai a venir sopra il luogo et a compiacersi di dir la loro opinione come fecero.
Opositioni
Il dopo pranzo non si spese il tempo in altro che in oppositioni, come anco dopo tornati in Candia, il che mi riuscì carissimo, perché a questo modo si viene poi a stabilir maggiormente la verità, le opositioni erano:
che l’aqua non saria mai venuta nella città tanto distante;
che in così lungo viaggio si saria perduta sicuramente;
che haveria bisognato tagliar montagne et incontrar in difficoltà quasi insuperabili;
che saria stato neccessario superar con archi et muri molte valli, incontro fastidiosissimo;
che se ciò fosse stato possibile saria già fatto in 400 anni che Candia è sotto questo serenissimo dominio, massimamente essendovi il stimolo della necessità;
che la spesa saria stata eccessiva, venendo alcuni al particolare di 100.000 scudi con incertezza della riuscita;
che il tempo che mancava a finir la mia carica, che era poco più di un anno, non saria stato sofficiente a perfettionar opera tale;
che per ordinario li signori Generali che vengono in Candia, non seguitano mai le cose principate da altri precessori, ma vogliono cose nuove che siino suoi parti.
Non mancavano a questi oppositioni essempi di fontane fabricate da principi in la meta manco di distanza, nelle quali si erano consumate le decine d’anni.
E finalmente che queste oppositioni sariano riuscite tanto più considerabili, quanto che non vi era alcun ingegnero che potesse soprastar a quest’opera.
In riverenza delle opinioni di questi signori mi rissolsi di deputar tre sogetti principali della città del numero delli signori 18, con comission che andassero sopra il luogo a riveder ben questo negotio et che portassero la loro opinion in scrittura, come fecero poi in conformità della mia, onde mi rissolsi nel nome del Signor Dio di farla incominciar che fo nel primo di genaro 1627.
Ressolutioni 
Non mi atterì, serenissimo principe, l’oppositioni di tanti signori, se ben prudentissime, stante li due fondamenti accenati di abbondanza d’aqua et di 120 passa di caduta, perché se non fosse stato l’impedimento delle valli l’aqua saria venuta da se stessa nella città, le dissi:
che non era neccessario forar montagne, mentre l’aqua si poteva far vestir per la costa delli medesimi monti;
che la fatura de gli archi era considerabile, ma che trovandosi per tutto la materia de fabricar, come sassi, lepida, sabia, brusca da far calcine, non stimava che la spesa dovesse esser eccessiva, massimamente havendosi le angarie et ogni avantaggio nel pagamento delli maestri. 
Soggionsi:
che l’opera era tanto utile et tanto neccessaria, che quando ben io non l’havessi nel mio tempo potuta perfettionare, ogni General per tanta sodisfattione della città et delle militie l’haveria tirata innanzi;
et che se ciò non era stato fatto in 400 anni, questo non era proceduto per mancamento di valor, ma perché quei signori non havevano applicato a ciò il loro animo, stimando fosse che le aque di pozzi et di tanto numero di cisterne dovessero suplir d’avantaggio;
basta che con l’agiuto della Maestà divina s’è fatto tutto bene, senza molta difficoltà et in poco più di un anno et io la ho goduta anco sei mesi inanzi la mia partita.
Beneditione della fontana
Il giorno del benedetto prottetor nostro San Marco fo il tempo che si fece veder sopra la piazza di Candia con 8 bocche o canoni et fo anco con gran solenità in quel ponto benedetta da monsignor arcivescovo col clero latino et dal prottopapa col clero greco, con un assistenza di gente inumerabile et acclamationi di tutto il popolo et militie a gloria di sua Divina maestà et della serenissima Republica.
Spesa della fontana
In tutta quest’opera eccellentissimi signori non si ha speso più di 13.000 reali, che abbattute le contributioni procurate da me con ogni destezza dalla città, da rapresentanti publici, dal clero latino et greco, da callogeri et da capitanii, et abbatute anco le condanne et le spese de schiavi russi, portade a questo conto et de quali parlerò in altro luogo, il publico non ha sentito maggior interesse che di soli 6.000 reali in circa, ne presenterò distinto conto all’Eccellenze vostre, che se si volesse vender a particolare il superfluo dell’aqua che esce dal vaso di essa fontana, che però per altro maggior rispetto non è ben che si faccia, si ritroveria al sicuro altretanto di più del speso; e pur non si è mancato, per render quest’opera più cospicua e riguardevole di tutti quei maggiori ornamenti che si ha potuto, d’una statua di Nettuno maggior del naturale di marmo greco, d’assai buon maestro per il paise, di altri marmi greci et di sculture di mezo rilievo et altri manifature che convenivano ad una fontana posta nel mezo della publica piazza della metropoli del Regno, come dall’istesso modello, ch’io ho presentato a Vostra serenità chiaramente si può vedere.
Cisterne
Finita quest’opera stimai neccessario applicar il pensiero a due cose stimate essentialissime, prima alla sua conservatione et dopo a procurar un deposito nella città d’aqua, che potesse servir per doi et tre anni in caso di turbolenze, che il Signor Dio tenga lontane. Per la sua conservatione ho già formati alcuni capitoli giudicati da me molto utili, li quali sono già presentati con questa mia relatione alli eccellentissimi signori Savi, per ricever quelle correttioni et riforme che piacerà all’Eccellenze vostre.
Per il deposito poi ho fatto finir del tutto la cisterna incominciata al quartier [?] di San Zorzi dal signor General Capello, di capacità di 6.000 botte d’aqua, la quale con un’altra cisterna già fatta fare dal signor General Zane all’arsenale di pari grandezza, fra tutte posson servir di conserva di 12.000 botte d’aqua al meno et hora si possono rempir quando si vuole, havendo innanzi la mia partita fatti far tutti li condotti neccessarii per porvi l’aqua.
Per maggiormente facilitar questo mio pensiero feci tuor in dissegno tutte le cisterne della città dal voltone sino al porto, che sono in numero di 140 in circa, nelle quali tutti per la pendenza del tereno si può far andar l’aqua della fontana. Una copia di questo dissegno sarà presentato a Vostra serenità, havendone lasciato un simile al signor General Molino, perché non havendo io, per il poco tempo che mi restava, potuto far fabricar le condotte per tutto, ma solamente per riempir 14 cisterne, oltra le due grandi, possa Sua signoria far continuar l’opera sino al fine.
L’aqua che esce da questa fontana, che tra la notte il giorno si ha fatto conto che possi esser da 1.000 botte, è in somma perfettione et è posta in luogo commodo a tutta la città et particolarmente alle ciurme, che convenivano andar a far aqua al Cazapan più d’un miglio discosto et aqua non buona hora, con una facilità grandissima in un momento la pigliano alla fontana, perché essendo la sua forma a [?] otto meze lune, ad ognuna de quali ponendovi star d’intorno cinque galiotti, che in tutto sono 40 in una sol volta, questi col fondar solo le loro barile subito le riempono et dano poi luogo ad altri 40 che fanno l’istesso con una mirabil prestezza.
Fontana al Dermata
Del superfluo poi dell’aqua che esce da questa fontana se ne sono fatte altre quattro. Una belissima et con molte figure di rilevo vicino al Dermata, appresso il quartier delli hebrei, i quali hanno fatto tutta la spesa di più di 1.000 ducati, un’altra alla loza vicina alla piazza del duomo, un’altra nell’arsenal per servitio di quella maistranza et una al molo per li vasselli et barche che fanno la contumatia et per altri ancora, dal qual luogo si può facilmente farla andar nel medesimo castello per tenir sempre piena la sua cisterna et si veniria a scanzar la spesa di un che continuamente le porta l’aqua et è pagato dal publico.
Oltra le sopradette fortezze sopra le quali ho discorso sin hora mostrando all’Eccellenze vostre li loro bisogni et quello che per loro servitio è stato operata da me, resta ch’io dicha due parole di Cerigo et di Tine, le quali se ben sono fuori del Regno, sono però sottoposte alla carica del Generalato, la prima situata nell’entrar et l’altra nel mezzo dell’Arcipelago, tutte due fortezze di somma importanza rispetto al sito et al notabil servitio che ne cava Vostra serenità, sono le sentinelle et custodie del Regno di Candia, non uscendo mai armata da Costantinopoli, che in Tine non si vedino le squadre, in modo che le galee si possono anco contar ad una ad una, come nel medesimo modo nel canal di Cerigo. Da queste due isole si ha anco nell’occasioni di corsari subito li avisi, li quali servono mirabilmente per la buona custodia del Regno, dando tempo di dar gli ordini necessarii et di far le provisioni oportune in tutte le parti. A queste due fortezze ho soministrato sempre con ogni prontezza et di avantaggio tutte le cose che mi sono state ricercate, perché così si deve far per publico servitio et perché anco non si potria così facilmente farlo quando si [?] volesse.
Artellaria delle fortezze
In tutte le fortezze sopradette ha Vostra serenità 960 pozzi d’artigliaria tutta di bronzo et bellissima, 620 ne sono compartiti in tutte le fortezze, 341 si conservano per servitio delle galee. Per la gran stima che tiene il mondo istrumento così necessario per l’uso di guerra, ho havuto gusto d’informarmi d’ogni particolare et di saper non solo la quantità, ma la qualità del suo stato, a luogo per luogo et a pezo per pezo, della loro grossezza al fogone, della loro grossezza alli orecchioni et al collo, la sua longhezza et finalmente il peso, con notta delli inutili et non buoni da servirsi se non per metallo, fatica fatta fare non senza longhezza di tempo, questa notta così distinta sarà presentata a Vostra serenità et alli signori sopra l’artegliarie, sperando che questa mia curiosità non possa esser inutile, perché da ciò si può conoscer che si come di artiglieria grossa ne è di soprabondante, così bisogneria haverne più quantità di minuti.
Militia
Le miltie che servono l’Eccellenze Vostre in Candia sono a piedi et a cavallo, pagate et non pagate, la militia a piedi pagata è quella che se ne sta ferma nelle piazze sotto il governo de publici rapresentanti et de suoi capitani et officiali; et perché di questa sorte di militia se ne parla tanto, anzi qualche volta si essagera et se le invehisse contra da signori di gran valor et che hanno servito Vostra serenità in quel Regno, stimo neccessario che questo eccellentissimo Senato resti informato da me della verità et di alcuni usi o cattivi usi molto tempo ricevuti [?] in Candia, per deliberar poi quello che le parerà espediente, perché da una parte strapazzarla et dall’altra poi il servirsi di essa in diffesa et custodia delle nostre piazze, così lontane et così gelose, non so quanto sia sicuro partito. Giudico ben neccessario che ogni rapresentante debba usar quella più esquisita diligentia et industria che può per rimediar alli disordini, anco con castighi severi, ma nel resto stimo non men utile l’andar sobrii nelle parole ingiuriose.
Capitani
Li capitani che servono in Candia et li suoi officiali non sono stati, né a parlar sinceramente non sono ne anco assolutamente boni. Affermo ben questa verità, che sono della medesima pasta delli capitani italiani che servono l’Eccellenze vostre in terra ferma, sotto la prudentia et sotto la sferza publica, et per la pratica che tengo et per le osservationi fatte da me di molti anni, non ardirei di affermar che quelli di Candia fossero peggiori di questi né questi migliori di quelli, onde che parla contra la militia di Candia può dir di parlar contra tutta la militia italiana di Vostra serenità. Questi capitani non vivono d’altro che della sola pagha che se gli da, né vi è alcuno che habbia del suo 10 ducati di entrata all’anno, hora con 17 reali al mese alcuno non può viver, perché bisogna pur che habbia almeno una persona che le faccia qualche servitio, alla quale convien farle le spese, bisogna che si vesti et si compri le cose necessarie per la sua casa, se un soldato suo fugge et porta seco il debito che ha con Vostra serenità, bisogna che il capitano lo paghi, se muore il medesimo, se vien posto in galea o impiccato, convien che il capitano paghi tutto, che per ordinario non può esser meno di 20 ducati per uno; et uno di questi accidenti che occorre in un mese, che ben spesso ne nascono due et tre, il capitano ha preso la sua paga né può viver;
Soldati 
per questo fo tacitamente permesso a soldati il poter alcuni di loro far qualche mestiere di sarto, di barbiero, di calegaro, di fornaro, d’insegnar la lingua italiana a figlioli di gentil huomini et cose simili, et al tempo del signor General Foscarini, che ha veduto tutto, non solo le era permesso far questi esercitii et mestieri nella città, ma ho veduto che lo permetteva il lavorar anco fuori in campagna ne i luoghi vicini, come in coltivar vigne, tagliar biave, raccoglier olive et altro, come si vede nella sua relatione et nell’ordine publico l’anno 1576 primo ottobre et 7 agosto, nel qual anco si vede che quei che lavoravano non facevano le fattioni, convenivano però star sempre pronti et aparecchiati per ogni bisogno publico. Il soldato applicato hora a qualche essercitio, guadagnando 15 e 20 ducati al mese, si contesta di dar sei lire al mese per non levarsi 10 giorni dal suo guadagno, delle quali quattro se danno a quel soldato che serve per lui, che non ha che quattro gazetti al giorno, onde con queste altre quattro può viver. Il capitano viene ad haver anco lui d’utile altri due lire, che non ne essendo di queste più di 25 over 30 per compagnia al più, perché il soprapiù sono scansi, non viene ad esser gran cosa. Questo uso o mal uso porto alla notitia publica senza formarne alcun giudicio se questo sia ben fatto o no, se si debba sollevar o no il tutto rimetto alla prudenza di questo sapientissimo Senato, perché ciò importa assai nel facilitar il far gente di Candia. Et se si mi dicesse che si doveria accrescer più tosto la paga al capitano quando non possi viver al soldato, questo io non lo laudo a modo alcuno, perché ho veduto a i miei giorni a crescer alli soldati dalle lire 18 alle 21 et poi dalle 21 alle 24 et finalmente alle 28, né per questo ho veduto alcun miglioramento, ne meno per l’accrescimento di paga li capitani non si son per questo ne anch’essi migliorati.
Il numero di questa soldatesca pagata è di 4.000 fanti. In Candia se ne tiene [?] 2.000 in circa in 14 compagnie, presidio veramente maggior del bisogno, ma ciò si fa non tanto per riputatione della metropoli, quanto anco per sovenir nei bisogni qualche piazza o per spingerne nelle occasioni fuori della città contra corsari o contra chi volesse turbar la quiete publica; gli altri compartiti secondo il solito. Queste militie al mio arivo nel Regno non addoperavano la pica et perché senza di essa malamente si poteva disciplinare glie ne ho fatto dispensar secondo la solita proportione.
Quando si resta di mandar ogn’anno le 5 compagnie destinate per la regolation in Candia, le militie si vanno deteriorando et v’entrano Greci et qualche casalino. Piaque alla Serenità vostra l’anno 1627 mandar in Candia buon numero di compagnie, il che mi apportò grandissima consolazione, perché tutte si fecero in un subito perfettissime; li soldati tutti erano forestieri et tutti buoni in modo che in Italia non ne ho vedute di migliori. Al arivo del signor General Molino si misse con gran studio et rissolutione a procurar di renderli anco migliori, in modo che in questa parte non credo che vi possi esser che desiderare.
Governatori
Doi governatori della sopradetta militia sono stati al mio tempo in Candia: il signor Cosimo dal Monte et il conte Giobattista Porto, sogetti di gran case et di nobilissime conditoni, come son benissimo conosciuti da Vostra serenità. A tutti due questi sogetti il clima li è stato molto contrario et sono riusciti di complission molto delicata, se ben non hanno mancato di far sempre il loro debito avantaggiosamente.
Le militie non pagate sono le cernide, che in tutto il Regno tra le città et territorii sono 14.000 in circa. In Candia et suo territorio 4.000. Alla Canea e Sfacchia 5.000. Rettimo 3.500 et Sethia 1.000 in circa; le cernide delle città sono sotto li loro collonelli, sogetti di buone case di nobili cretensi e cittadini, le altre de territorii sono governati da capitani o greci o che hanno la lingua greca, se tutti questi che le hanno da disciplinar si dillettassero un poco più nell’esercitio della lor carica, la Serenità vostra saria molto meglio servita. Li soldati descritti in queste militie nelle città sono di ogni aggregato di genti, di persone civili, di artigiani, di fachini et di coloro che attendono a vilissime professioni, questo miscuglio fa che quelli di buone case si vergognino di andar alli soliti essercitii et si contentano che le sii più tosto tolto la pena che andarvi, dal che nasce che non si esercitano come si doveria.
Cavallaria
La cavallaria è parimente di due sorte, pagata e non pagata. La non pagata è quella di feudatii, di quali se ne possono metter insieme 1.100 in circa, se ben doveriano esser 1.400, ma molte cavallarie non si trovano, come erano anco perduti al tempo del signor general Foscarini, non ostante la multa diligentia che usò quel signore, se quella cavallaria fossi ben montata questo saria il maggior nervo di forze di Vostra serenità in quel Regno, ma la maggior parte di loro, certo contra ogni ragione, par che non si mostri molto contenta di quest’obligo, per questa poca inclinatione et attitudine si sono condotti quei feudatarii in molte loro ambasciarie a far delle instanze non aspettanti per sottrahersi o almeno per sgravarsi in parte da tal obligo. Ma la Serenità vostra gelosa della riputation del Regno et dalla sua sicurtà non ha voluto mai essaudir assolutamente le loro istanze, ma ben le ha concesso molte honeste sodisfattioni.
Nella regolatione di questa cavallaria fatta dal signor General Foscarini, fo imposto grossissime pene a quelli che trasgredissero li suoi ordini, come non comparendo alle mostre quello che ha obligo d’un caval de lanze cechini 12, non presentando il cavallo cechini 10, non havendo le arme cechini tre, non dando in nota il cavali morto altri 3; et qualche poco manco pena nelle trasgressioni di primi piatti, con rigor assai, perché facendosi quattro mostre all’anno le pene crescono in eccesso, quel senator lo feci però ad terrorem, perché li suoi ordini fossero da tutti pienamente obediti, se ben innanzi l’anno 1615 le pene parte erano esquite et parte erano rimesse. Venne in pensiero del suddtto anno all’ambasciator Querini di ricercar, senza commissione per quello che si dice in Candia, né senza saputa delli feudatarii, che queste pene non fossero in alcuna parte più rimesse, ma intieramente scosse. In corso del tempo queste penne o condanne sono accresciute tanto, che per quello che ho inteso da chi haveva cura di far questa essatione hora ascendono alla suma di cechini 60.000 et più, che chi volesse riscuoterli col rigor dell’ambasceria Querini, questo saria un rovinar il Regno. Crederia che fosse un gran bene rimetter al signor General autorità di riveder questo negotio et il fondi di questo grosso debito et di far a nome di Vostra serenità qualche gratia, massimamente a coloro che non hanno potuto rimetter così tosto li loro cavalli per la perdita de i loro raccolti o per qualche altro accidente, col salvar anco in qualche parte li rispetti publici. È stato fatto diligente conto che l’interesse che possono haver li feudatarii a anno per anno può importar circa 15.000 cechini, che veramente è somma considerabile, il cavallo dura poco, in un tratto si strupia [?] et va di male, onde meritano in ciò qualche honesta sodisfattione. Fu mandato in Candia quantità di moschetti con bandolliere per servirsene a cavallo senza ch’io ne havessi alcun aviso da Vostra serenità, intorno a che debbo riverentemente dirle et considerarle, che quando si volesse metter questa cavallaria con moschetti, imediate disfariano tutti li primi cavalli da lanza, che è la bellezza et l’honore di queste compagnie.
Stratia
La cavallaria pagata è quella della Strattia divisa in sei compagnie, due servono in Candia, due alla Canea, una a Rettimo et una a Settia; l’estate fanno le loro fattioni alle guardie delle marine per impedir, unite con le cernide o privileggiati de territorii, che non sbarchino genti di mal fare. Si ha da far assai che questi capitani non intachino il danaro publico, sotto prettesto di sovvenir le compagnie; et che nel voler anco gli avantaggi concessi loro dalli ordini di Vostra serenità, non aggravino li contadini più del dovere, però si deve sempre tenerli in briglia. Il muttarli a suoi tempi è più che necessario, perché de Albanesi o Crovati si fanno tutti Greci et li cavalli diventano ronzini.
Arsenali
In riguardo delle forze di mare la Serenità vostra tiene guarniti doi arsenali: uno in Candia et l’altro alla Canea, in essi vi sono 39 corpi di galea, et perché nel mantenirli si spende 10 e 12 et alcuna volta 14.000 ducati all’anno del danaro di quelle Camere, senza le robbe che del continuo si mandano da Venetia, stimai mio debito nel principio della mia carica, perché almeno il danaro fosse ben speso, d’applicar l’animo a ciò, di quel modo che ricerca il publico servitio, et con l’occasione che l’Eccellenze vostre inviorono in Candia buona quantità di legni da opera, feci accomodar in esso arsenale due magazeni più di merzi cadute, col farvi riponer 17 ballamenti di galea distinti, con quell’ordine a ponto che si tiene nell’arsenal di questa città, feci anco ricoprire un magazino gande in luogo alto et asciuto, ove medesimamente feci poner in deposito tutti li armizi per le 19 galee di Candia, quelli di aqua tutti nuovi et non mai adoperati et li altri li tre quarti nuovi et l’altro quarto d’un sol viaggio, con intentione che questi mai si habbino da toccare, havendone per l’ordinario consumo tenuti a parte per armar sei galee; et salvate anco le loro velle necessarie al bisogno nel medesimo luoco.
Nelli luoghi bassi poi ove era parte di questi armizi ho fatto poner tutti li magieri che se ne stavano sparsi nell’arsenale et altri legni di valor mandati da Vostra serenità, in modo che al presente si trovano tutte le robbe di quella casa sotto chiavi, potendosi a questo modo vederne meglio il conto.
Raccordai riverentemente all’Eccellenze vostre, con mie lettere di numero 60, di far contrassegnar li armizi di Candia, per levar le ombre che venghino cambiate, si terminò anco di farlo fare, come fui avisato in ducali 22 maggio 1627, non so però quello che sia stato ancora operato, saria corso un buon servitio, perché intendo che ad ogni galea che si arma, alla Canea in particolar, le vien datto, oltre buoni e sufficienti armizi, una gomena nuova et mi vien detto che mai alcuno l’ha restituita nel modo che l’è stata consegnata et pur non è credibile che sempre si siano incontratti in bisogni di adoperarla. 
Maistranze
Revidi le maistranze di Candia et ne cassai 14 per esser parte marangoni da case, de quali se ne ha sempre quanti si vuole et parte così inutili, che non sariano mai venuti atti ad alcun servitio. Onde con questa occasione haverò avanzato a Vostra serenità 1.000 ducati in circa all’anno, che erano spesi inutilmente. Son assicurato dall’armiraglio della Canea, che ivi ve ne siano più di altretanti posti per favori et del tutto inutili. Io non puoti trasferirmi alla Canea per attender a questa neccessaria regolatione, così per la gravità del mio male come per aspettar di giorno in giorno il mio successore, il qual son sicuro che con molto maggior diligentia leverà ogni disordine.
Angarici
Oltre il buon avanzo del levar li inutili, che facesse anco entrar in luogo di manipoli o fachini, altritanti angarici nel arsenale si sparagneriano sicuramente altri 1.000 ducati et forse più all’anno, io però non lo ho potuto far, perché mi ha continuamente bisognato quantità grande di loro per la fabrica della fontana, senza l’agiuto delli quali non saria stata così tosto finita. Et perché non ostante tanto numero di maestranze, che ascendono in Candia sollamente vicino alli 130, mai si vedeva alcuna galea finita intieramente, mi determinai perciò di deputar doi capimastri di migliori, con altri sotto di loro, facendoli consignar ad ogni capo una galea da accomodar per ponerli in concorrenza, le quali in pochi giorni, essendo anco del tutto finiti di accomodar, glie ne feci dar altre due et conservarle poi in questo stato di perfettione deputati, senza crescer alcuna spesa al publico, guardiani dell’istessa maistranza, con obligo di portar ogni mese una fede sottoscritta dall’armiraglio, che alle galee accomodati non manchi cosa alcuna, in pena di non esser pontati [?] et di pagar il danno. Con li magieri mandati da Vostra serenità fece finir una galea nuova, mancandole al mio partir solamente li morti.
Galeoni alla latina
È perché la maistranza hebbi da lavorare, trastando seco qualche impiego, mi offersero di far ogni anno una galea, overo un galeone di 150 fino 300 botte per navigarli alla latina. Di tutto ciò ne diedi conto con mie lettere di numero 265, ma s’io dovessi dir riverentemente il mio senso a che mi dovessi determinar varie più presto rissolvermi a far far un galeone per diverse ragioni. Prima perché in quei arsenali non vi sono più volti per galee et quando Vostra serenità mandò ultimamente li quattro arsili, per metterli al coperto si convenne gettar in aqua due altre galee delle più vecchie; se ne ha poi tante che serviriano per li bisogni di cent’anni, che di galioni o altri vasselli del Regno non ve ne è pur uno, tutto che il paese sia inclinatissimo alla navigatione et li desiderino sommamente; s’aggionge che essendo in Candia mancamento grande di marinari, non si trovano vasselli di nostri che ne possino far maggior numero di questi, li quali sono aponto come diceva il signor Generale Foscarini tanti secoli di questa professione.
Questi vasselli sono più veloci et più sicuri da corsari, perché vi sono sopra almeno 40 persone per cadauno, tutti interessati nelli noli, de quali ne hanno la metà, oltre le loro portade, in modo che diffendendo li vasselli diffendono anco se stessi et le cose loro, che non avien così di quei che servono al soldo, gente vilissima et abietta. Dico di più che rissolvendosi Vostra serenità far fabricar questi vasselli si veniria ad avanzar tutta la spesa delli arsenali, perché del danaro datto alle maistranze et delle robbe che si mandano di qua, si saria rimborsati da coloro che li pigliassero con buone piezzarie al tempo del pagar le loro ratte, che serviriano come di restitution di prestanze, cosa di grandissimo momento per l’avanzo di 10 et 12.000 ducati all’anno, oltre l’utile che aporteria la navigation di questi vasselli di datii non solo in Candia ma in questa città et il servitio che potriano prestar in tempo di guerra. Se mo sia facile il farne et con non molta spesa si conosci dal fatto istesso, perché in questa città un Marin Fighetto, figliuolo già di un armiraglio di Candia et salariato dal publico per li meriti proprii et di suo padre, s’offerisco con assai manco robba solita mandarsi di qui in Candia, in cinque anni fare in altretanto tempo sie galioni et anco quando si vorà doi galee di più, né per queste sue fatiche dimanda alcun premi, ma solo il gusto di servir Vostra serenità, questo huomo sta sempre nell’arsenale di Candia, é huomo prattichissimo della professione, amicissimo di quella maistranza, sa quel che promette et che si può fare, ne inganeria Vostra serenità per quanto che ha cara la vita. Io non vedo quello che vi possa esser in contrario, né che si possa perder a farne la prova in cosa così giovevole et così neccessaria a i tempi presenti.
Marineri
Per armar 25 galee conforme agli ordini publici in occasione d’urgentissimo bisogno si tengono eletti 25 governatori. Alla Canea. A Rettimo 4 et in Candia 13, sogetti di migliori, ma nel armar questo numero di galee, il provedersi di marinari così in quantità come in qualità riesci difficilissimo, per non dir impossibile, perché per l’obligo delle 13 galee di Candia, ove il negotio de i marinari è meglio regolato, bisogneria che vi fossero 52 marineri a quattro [?] per galea, tuttavia in esser non ve ne sono se non 30 et di questi 30 un terzo sono troppo vecchi et degli altri anco qualcun puoco buono. Non ho mancato di far ogni sforzo per accrescer questo numero col terminar le loro litti, con notabile augumento del loro utile, ma non ve ne sono, né se ne fanno, et quei pochi che navigavano la maggior parte sono schiavi in Barberia, ma per accrescerli non saria cosa migliore che la sudetta fabrica di galioni che navigassero alla latina, perché molti gioveni che caminano si può dir a centenare sopra le piazze del Regno et che non sanno che far delle loro vite, si accomoderiano subito a questo servitio più tosto che andar a servir Caclamati o alti suditti turcheschi nelle loro saiche, come non impiegati sono neccessitati di fare.
Galiotti
Di galeotti, per la Iddio gratia, non ne mancano, ve ne sono descritti in tutto il Regno da 40.000 in circa, gente forte et avezza al patire [?], la temono però et pagano in tutti assai danaro per farne andar un altro in luogo di quello che ha toccato la sorte et in tempo di gran bisogno saria necessario operar molto et molte cose per haverli. Alcuni tengono opinione che nel estrazerli nell’armar si commette fraudi, ma per opinion mia prendono errore, perché s’imbossolano tutti a casal per casale et se ne estraze tanti quanti tocca a quel casale a sorte, alla presenza sempre del Generale et di quantità di genti.
Andiscari
Nel proposito di andiscari a cambi vi è ben del disordine assai, perché da quello che con molta esperientia ordinò il signor Generale Foscarini, a quello che si osserva al presente vi è grandissima differentia, così nell’alteration della summa del danaro che si da per li cambi, come per il numero concessole da Vostra serenità nell’ultima ambasciaria Querina, il quale come è di molto utile alli medesimi sopracomiti, così riesce a molto danno de poveri contadini.
Camera 
La sopraintendenza delle Camera del Regno et la custodia del publico danaro è uno delli primi oblighi del generalato, nel qual non si può mai impiegar tanto spirito né tanta industria, che arivi al segno del bisogno. Veramente in quelle Camere Vostra serenità non ha ministri molto buoni, sono timidi, irressoluti et che dubitano di far sempre dispiacer ad alcuno, né restano di dar sospetto che in ogni cosa habbino qualche interesse;
Costantin Abelicopolo
solo posso dir di haver ritorvato nella Camera di Candia per Vice ragionato Costantin Abelicopulo, ministro pratico della scrittura, intelligentissimo et fedele, et che mi è riuscito anco nel maneggio dei negotii di tutte le Camere reale et di mia compita sodisfattione et se fosse in altra maniera, sopra la mia anima et sopra quel debito che son tenuto di servir la mia Patria, lo diria liberamente et per questa sua sincerità senza haver riguardo ad alcuno, se ben della sua natione et della sua propria patria, non le è mancato nemici potenti, che hanno procurato con varie querelle il suo esterminio, dico inimici, perché le cause delle inimicitie sono publiche et palesi a tutti del Regno et fuori del Regno. La giustitia però a querelle di costoro non puote far di meno di non formargli contra un voluminoso processo, il quale delegato poi dall’Eccellenze vostre alli signori Duca, Capitano et a me, et venendo alla sua espeditione dopo usata ogni esata accuratezza, come si può veder da diversi essami et nuove diligentie usate, tutti tre unitamente venissimo alla sua assolutione, condannando li querellanti nelle spese, risservandoci anco di poter proceder contra di loro, se ben poi non giudicassimo bene di farlo, con fine di metter pace tra molte case dipendenti dall’una parte et dall’altra; et veramente raccogliendo tutti li capi di esse querelle, si vedono si può dir tutto un cumulo d’ingiurie et di villanie più tosto che cose di rilevo, le quali non occorre riferrir hora all’Eccellenze vostre, perché in luogo di darle sodisfattione e gusto gli daria [?] disgusto e noia.
Questo buon servitor di Vostra serenità, così comandato da signori Generali, s’ha impiegato sempre nel maneggio della sua scrittura e di suoi conti senza utile di sorte alcuna et tutte le volte che è occorso a mandarlo fuori della vista [?], come è accaduto a me che lo mandai a Rettimo per la regolation della scrittura di quella Camera, col fonticaro Aurami, et a Spinalonga per veder il fondi del maneggio di quel sopramassaro, tuttavia per queste fatiche non solo non ha levato bolletta alcuna, ma ne anco ha mai pretteso alcuna cosa; questo ho voluto riferir all’Eccellenze vostre del Abelicopulo per quelle voci, che venendo da suoi nemici, non habbino da generar concetti diversi dalla verità et da quanto riverentemente gli ho esposto di questo buon ministro.
Manoli Mussuro Ragionato
Mi rincresce ben di non poter dir altretanto di Manoli Mussuro ragionato, tuttoche io sia partito da Venetia con grand’inclinatione verso la sua persona et con speranza di haver da lui un fruttuoso servitio, come sogetto che era lodato assai dalla bona memoria dell’illustrissimo signor Alvise Priuli, al quale servì nel generalato di Palma et per il ben che molti miei amici ne dicevano di lui et per le istesse parole che proferiva di voler servir senza rispetto anco col proprio sangue Vostra serenità. 
Ma subito gionto alla Canea trovai la poca, anzi niuna, sua attitudine stando sempre sopra generali, vidi che non haveva obedito agli ordini del signor General Trivisano circa certi conti che gli haveva comandato de fare di molta importanza, vidi anco che non si curava di venir con me in Candia, spendendo nome a parte di ragionato dell’eccellentissimo Senato et tenendo in capo per quello si vedeva di gran pensieri.
In Candia si scoprì che a Venentia haveva cavato danari di man ad alcuni con diversi artificii et che li scritti erano in man di alcuni, che lo volevano far poner prigione, non havendo altro modo da farsi pagar, si vide che oltre l’haver ricevuto danari da Vostra serenità per alquanti mesi anticipati, subito gionto a Corfù se ne feci dar degli altri. Alla Canea anco ne volse ancora, come anco in Candia ne hebbe per un anno, onde che veniva ad esser pagato per molto tempo anticipatamente, per questo aggravio di cose non feci buon giudicio di lui et conobbi che era ragionato poco ragionevole et però mi astenni di servirmi di lui, non restando però di aggiutarlo in quello che operava per veder di cavarne qualche profitto, ma poco dopo si scoperse nella sua persona diversi mancamenti a Rettimo, mandava a sequestrar li beni di debitori publici et poi da se stesso, senza darne notitia al magistrato, li liberava. Scuodeva le pene senza li capitoli. Venne imputato di haver falsificato certe carte de libri publici tenuti nelle sue mani per sindicarli et finalmente che havesse cavato di man a certo fornaro di Candia 130 ducati, con promessa di farle haver l’appalto della fabrica di biscotti.
Condana del Mussuro
Per questi mancamenti, che in un ministro publico si rendevano maggiori, fu dal Rettor di Rettimo formato processo, il quale delegato da me al signor Capitano Pisani, fu da Sua signoria condannato dopo haver parlato lui stesso, che così volse, molti giorni assai licentiosamente. Di due cose quest’homo mi fece gandemente maravigliar, l’una che essendo stato eletto ragionato da Vostra serenità per riveder li conti publici et per questo salariato con buon utile, egli ponendo a parti questo suo debito si fosse unito per pagamento con li inimici del ragionato Abelicopulo, si fermasse nelle loro case et finalmente presentasse egli stesso scritture [?] dettate da loro, mandaci et ingiuriose contra di lui, concernenti per aponto l’istesse querelle che erano nel processo secreto. L’altre che havendo havuto dal signor Capitano Pisani et da me tutto quello ch’egli haveva saputo desiderar, come di farli haver tutti li libri publici nelle mani et anco quelli di datiari et aministratori, come apar da suoi proprii ricevere et da proclami fatti a sua istanza in tutti i luoghi, egli ciò non ostante habbia mandato assai licentiosamente, per dirle alla libera, a pigliar doi lettere del signor Avogadore una indricciata al signor Capitano et l’altra a me, che ne eccitava all’esation di 400.000 ducati de debiti trovati da lui, di fraudi, di occultationi [?] et di danni, havendone come diceva fatti liquidar in contradittorio giudicio 100.000, la qual cosa essendo falsità istessa, perché non ha mai voluto né anco venir in giuditio, tanto che gli havessi assignato il signor domino [?] Sprera [?] avocato fiscal che lo diffendesse, come haveria fatto, gratis, in tutte le sue istanza, giudicassimo però che costui havesse incalmato un ramo di malignità nel tronco della sua pazzia.
Entrate del Regno
Nelle Camere tutte del Regno Vostra serenità scuode ogn’anno ducati 110.000 in circa cavati da datii et altre gravezze.
Questo publico danaro, con quello della cassa del Generalato, è stato sempre da me conservato più che se fosse stato mio proprio, ho voluto sempre spenderlo con man parca, in modo però che non ho diffraudato per soverchia parsimonia il servitio di Vostra serenità, ma ho sovenuto sempre le città et fortezze del Regno, quanto ha bisognato, né alcun publico rapresentante ha havuto mai occasione per mancamento di danaro di dolersi di me. È vero che se ad alcuno le fosse venuto voglia di maneggiar molto più danaro del proprio bisogno, se ben supono [?] che saria stato con buon fine, io non glie lo haverei datto per la neccessità [?] di convenir lo compartir anco ad altri costituidi in maggior bisogno.
Reali havuti a Venetia
Mi partì Serenissimo principe da questa città a 3 di settembre 1625 con soli 60.000 reali, che più non puoti haverne et qualche moneta di rame. Altri 8.000 ne hebbi alla Cefalonia et 4.000 al Zante, onde gionse in Candia con soli 72.000 [?] reali. Volsi far li miei conti allhora per quanto tempo mi potevano bastar per fuger la neccessità de cambi, trovai che haveriano supplito per tutto il mese di maggio 1626 in circa et di ciò ne diedi anco riverente conto a Vostra serenità, la quale vedendo la mia buona volontà di astenermi da cambio, me ne provedi a quel tempo di altri 40.000, come anco li mandò imediate nella Camera di Corfù, acciò mi fossero subito inviati. Doi volte venero le galee grosse in quelle parti, ma una particolarmente da Corfù in Candia a condur li cavalli della bona memoria del già signor Proveditor Foscarini, non però mi portorono questo danaro, tutto che fosse in sole sette cassete. Il travaglio d’animo, la molestia et il patimento grande che soffersi dovendo sostentar tutto un Regno così lontano senza danaro non si può esprimer con parole, mi dolsi col signor Proveditor di Corfù et col signor Proveditor dell’armata del torto che veniva fatto, non a me ma al publico servitio et portai anco ciò per necessità alla notitia di Vostra serenità, la quale anco subito ordinò al signor Proveditor dell’armata che me li facesse capitar et all’hora aponto da Sua signoria hebbi in risposta delle mie lettere, che hora che questo servitio era stato comandato a lui, che sicuramente me li farà haver, da che conobbi il pontiglio che vi era in questo negotio. Io non biasimo alcuno di questi signori, ma dico ben che da qui innanzi sia necessario, mentre si manda danari a Corfù per Candia, di darne conto alli signori Proveditori dell’armata et cometterli con ducali particolari direte da Sue signorie l’esecution del ordine, per non incontrar un’altra volta in simil inconveniente, il qual potria esser di gran consequenza.
Mancamento di grano
Questo estremo travaglio di non haver potuto haver il danaro deliberato fo anco notabilmente accresciuto per la sopragionta del mancamento di grano, nato dall’estrema sicità, di che ne diedi anco raguaglio all’Eccellenze vostre, eccitandole riverentemente per la loro innata carità et pietà al sovvegno delle calamità si quei poveri sudditi. Fu anco benignamente deliberato di mandar in Candia 5.000 stara di miglio, il quale per la Iddio gratia gionse a salvamento et con gusto universale di quelle genti.
Dapositi
Mi solevò anco alquanto la ducale di 5 giugno 1626, per la qual mi dava licentia per li bisogni del Regno di valermi del danaro non investito, che si trovava in esser nel deposito delli 30.000 cechini, et anco di altri depositi che si trovassero, questo mi solevò grandemente per essendo stati 10 mesi dopo a capitarmi li reali 40.000, haveria convenuto pigliar a cambio almeno 100.000 reali col danno al publico di più di un terzo, mi volsi di questa licentia, però con molta parcimonia et secondo che mi stringeva la sola necessità, che non fo però così poca in tanti mesi, che non mi andasse del predetto deposito reali 7.831 et di più cechini 6.085 et 4/3 posti a lire 12 e soldi 8 l’uno et di altri cechini 245 posti a lire 14, de quali cechini 6.330 4/3 tutti spesi al corrente di lire 17 l’uno è stato datto credito dell’accrescimento del lazo a Vostra serenità et al detto disposito di ducati 4.500 in circa. Continuando anco la longhezza del ricapito del danaro era a Corfù convenni valermi medesimamente del deposito dell’armar, per la suma di reali 13.000 del deposito dell’armar et di altre lirazze lasciate dal signor Duca, ponto che erano in cassa di signori camerlenghi, valutate nel spenderle a soldi 28 l’una per paregiarle in qualche parte col reale; et di tutto feci poner l’accrescimento a beneficio del publico. Né venendo ancora li 40.000 reali da Corfù, mi bisognò anco valermi di alcuni depositi de particolari, però col loro assenso, li quali al gionger delli 40.000 reali, che fo come ho detto 10 mesi dopo, furono anco reintegrati, ma sopragiongendo nuova neccessità di pagar li salariati et le militie, non essendo così tosto finita una paga che ne sopragiongeva subito un’altra, non fu possibile mai di reintegrar alcun deposito, come credeva di poter fare. Conoscendo in questo tempo Vostra serenità la neccessità mia, mi scrisse di haver ordinato alle Cefalonia che non dando quel signor Proveditor denaro ad alcuno, tutto fosse risservato per Candia, ma fo così poco che non passò 7.000 reali portatimi dal signor Capitan Pisani, mi agiutai però quanto puoti col far far delle essecutioni contra debitori, come anco fui aguitato grandemente dal predetto signor Capitano, il quale in questo mio urgente bisogno si affaticò grandemente nel essiger li debiti vechi di migli et altri. Non potendo alla fine della mia carica investir tutti li danari mandatimi dall’officio delle biave et tardando il signor General Molin, che era al Zante, a lasciarsi veder col danaro, fui in bisogno di valermi anco di buona parte di questi, se ben voglio creder che il sudetto signor General li haverà rimessi, havendo portato nel Regno 205.000 reali. Supplico riverentemente la Serenità vostra ordinar che questo deposito, di formenti in particolar tanto neccessario per gli accidenti che possono occorer, sii reintegrato o con ordinar che dalla Cefalonia sii inviato altre tanto danaro, che potria esser col accrescimento 23.000 reali in circa, o di quella maniera che più li aggradirà, perché se non mi havesse servito di questi depositi haveria bisognato darle un interesse di 50.000 reali di cambi, li quali per la Iddio gratia si sono sparagnati; et confesso ingenuamente che oltra l’eccitamento gagliardo di Vostra serenità, ricevuto da me per comandamento espresso, di non tuor danaro a cambio, come in ducali 13 novembre 1626 et in altre di 10 april, 15 maggio et 30 ottobre del 1627 et finalmente in quelle di 11 marzo 1628, 
Cambi
oltre tutti questi ordini, quando io era in necessità di provedermi, considerando la poca carità di chi dava a cambio che con 100 ne guadagnava più di un terzo et con diligentia rimettendosi il medesimo anno un altro terzo che era 70 per cento, senza risigo et senza fattica, ed con una simplice polizza o lettera de aviso, veramente io haverei disfatto quei pochi arzenti ch’io haveva per darli a Vostra serenità, più tosto che lasciar continuar quest’abuso, al quale saria levato se l’Eccellenze vostre si determinassero di regolar il real al corrente dei luoghi vicini a quel Regno, perché non saria più di 8 per cento in circa, cosa ragionevole, et che accomodando [?] molti che hanno bisogno di far capitar il danaro di qua et Vostra serenità non staria in incomodo di farne la provisione et di farlo capitar nel Regno, con pericolo che per varii accidenti tardi tanto nel viaggio, che non possi gionger se non fuor di tempo.
Debiti vecchi
Debiti vecchi che si vedono riposti nelli libri di quelle Camere ve ne sono per ducati 480.000, ma di questi per la summa di 312.000 sono stati portati a Venetia, nelli libri presentati dalli tre ultimi signori capitani di Candia, che quando fossero reali et si potessero scuoder non si potria farle in Candia, perché sono tutti di Capi da mar et di sopracomiti et capi di militia che non si trovano più nel Regno, a quali dandole credito delle loro paghe et de suoi stipendii potria forse esser che non occoresse far altro che aggiustar la scrittura, il che mi scrisse Vostra serenità di dover fare in ducali di 4 aprile 1626 et di haver datto questo ordine a i signori Revisori et regoladori della scrittura, ma sin hora non so che sia stato operato altro; saria ottimo servitio far terminar questo negotio et far far questa revisione, perché si va essagerando di questi debiti, in modo che par che tutto questo danaro sia stato rubbato al publico et saria anco con solevation della riputation di molti che hanno servito degnamente et di signori Capitani et Proveditori generali passati, contra de quali par che si drizzino tutti i colpi, perché con questa revisione diligentissima agiustate le cose, non haveria più occasione un Mussuro o altro simile prettender di haver lui trovato questi debiti, che se all’incontro si trovasse anco alcuno che post posto il timor di Dio et l’amor della sua Patria havesse intaccato le Camere del Regno, che potria esser che vene fossi alcuno, si potria far quello che convien al debito di giustitia senza alcun minimo rispetto.
Nel rimanente della summa di debitori ve ne sono 57.590 di inesigibili, parte per morte delli istessi debitori senza beni et parte per la fuga delli medesimi passati nel paese turchesco.
Esation
Nel resto seben l’essation riesce difficile assai, per la povertà di debitori et perché anco li beni delli istessi tolti in tenuta si dura fatica a venderli per non vi esser danari tra particolari, tuttavia sollecitata vivamente da me et con più ordini et con l’entrate di beni portati a diffalco de debiti et con diligente desterità de signor Capitan Pisani, si ha scosso nel mio tempo 62.000 ducati et più, che non è stato però esatione, per la quale gioverà anco grandemente la deliberation ultimamente fatta dall’Eccellenze vostre, di metter in signoria li beni tolti in tenuta, perché li compratori assicurati dalla publica autorità, si ecciterano maggiormente ad investir il loro danaro, come succiede aponto all’officio delli signori Governator dell’entrade.
Alcuni datii principali et più importanti difficilmente si possono affittare, per la incertezza della venuta di vasselli di ponenete, de quali se ne vedevano ogn’anno molti con grande accrescimento delli medesimi datii così per li moschati, vini et uve secche che cavavano in gran copia, come per quelle merci che portavano di pesci saldi, caviari, carisee et altre robbe assai et se ne viene pur qualch’uno, questo vende prima le sue merci a Livorno [?] ricevendo reali a lire 6 l’uno et viene poi in Candia a spenderli a lire 9 soldi 10, facendosi che mercato li piace, per esser solo et li sudditi necessitati di vender.
Raccordai riverentemente esser bene di mandar questa moneta de reale, così per esser cosa insolita in quel Regno che una moneda et anco forestiera vagli tanto, come anco per agguistarsi al val sente universal et per infinite altre ragioni a beneficio di datii, delle Camere e del comercio, come nelle mie lettere di numero 266, ove parlai diffusamente sopra questo negotio, però credo non sia bene scordarselo per terminarne [?] quando parerà a Vostra serenità alcuna cosa a servitio di quel Regno, ove sottopressato [?] del valsente del reale tutte le cose si vendono in eccesso.
Quatrini vecchi
Mandai con le galeazze del signor [?] Capitano Thiepolo et il signor Governator Zulian in due volte a Vostra serenità, alquante cassete di quattrini vecchi per la summa di 81.548 lire 2 soldi 8. Volsi aprirne alcune dubitando che l’huminità de i luoghi, ove erano stati, per esser terreni, le havessero danneggiati, ma li trovai in buon esser, suppono che tutti questi siano gionti e portati in cecha, se ben da quei signori non ne ho havuto mai alcuna notitia.
Bei d’Andro
Diversi accidenti travagliosi sono succeduti nel tempo del mio Generalato, la notita de quali è benché si habbia perché possa servir nell’avenir d’essempio. Grandemente nel principio del Generalato mi comosse l’attacco improviso delle nostre galee mandato da me a Cerigo, con quelle di bei d’Andro alla bocca del porto della medesima isola, credendola che fosse di qualche corsaro, errore però che non così tosto fo comesso che fo conosciuto, et in quanto all’hora si poteva rimediato, perché accortisi li nostri che non era tale et che portava Fano, fermati salvorono la vita al medesimo bei, che s’era ritirato in pizzuolo con alcuni turchi et le resero tutte le robbe che si trovavano sopra la sua galea, sino li medesimi schiavi christiani, da quali havevano Turchi ricevuto più danno che da nostri. Nel ritorno poi delle galee in Candia fo condotto anco il scrivano della medesima galea turcha per ricever altre, perché cose ch’egli diceva mancarle, che col far fuori robba alla Standia a tutte le galee et con un’accuratissima revisione fatta allhora dal signor Capitano della guardia fo ritrovato il tutto et consignato sino ad un coltello del bei al medesimo scrivan et con molta sua sodisfattione, essendo anco nel tempo che fo in Candia stato raccolto nella mia casa con una puttina turca un poco ferita in testa, che fo anco medicata et ritronata sana et vestida da nuovo al istesso scrivano, che così restò accomodato questo fastidioso negotio in Candia, come il signor Bailo anco di là con la sua prudentia et un altro valor haveva fatto l’istesso a Costantinopoli.
Ma occorse poi nel far condur esso scrivano et la putina da Cerigo a Malvasia nuovo et inaspettato accidente, perché nel viaggio incontrattosi nelle galee di Malta resto perso. Ma accortosi il signor Proveditor di Cerigo Canal, diligentissimo quanto si possa dir nel servitio di Vostra serenità, per certi inditi havuti che queste galee della religione erano state avisate della passata del scrivano da alcuni d’una Saittia [?] francese che era in quel porto, col suo aresto feci di maniera che subito si recupera esso scrivano et tutte le cose sue, facendosi poi il giorno seguente condur il medesimo scrivano, putina et robba sino al suo proprio paese a salvamento, di che s’hebbe poi lettere cortesissime dal medesimo bei, nelle quali esprimeva con molto affetto la primissima sodisfattione havuta dal signor Capitano della guardia et da me in tutte le cose che haveva desiderato, offerendo formati et altro.
Mancamento di grano
Un altro accidente molestissimo et che non si può esplicar con parole occorse l’anno 1626, primo della mia carica, che fo l’estrema siccità successa per il mancamento della pioggia et della frequentia di venti australi, che abbraccia tutta la campagnia.
Provisioni
Procurai però senza perdermi d’animo di far diverse provisioni. Diedi (ricercato) mandati a molti dell’Apicorno et ad altri del Regno, che conducendo formento, come promettevano di dover fare, non potessero esser astretto a condurlo più in un luogo che nell’altro del Regno, ne neccessitati quanto al precio di venderlo contra sue voglia, ma fossero in piena libertà, come aponto mi domandavano.
Levai anco immediate tutte le mangiarie introdotte sotto specie di regalie nelli porti del Regno, per l’abuso delle quali si veniva a pigliar ad una saicha che veniva con 200 stara di formenti venetiani 10 et 12 reali, che era si può dir tutto il loro guadagno.
Onde con l’agiuto prima del Signor Dio et poi coll’aggionta delle provisioni et buon trattamento fatto a Caclamani, Pasinoti et altri sudditi turcheschi venne tanta copia di formento in diverse volte nel Regno nel corso d’un anno, computado anco altri grani che la suma aggionse alli 800.000 mesure di grano, che vengono ad esser 200.000 stara venetiani, soccorso che se non fosse venuto al sicuro conveniva morir di fame un terzo delle genti del Regno, overo fugirsene nel paise turchescho et quello che è memorabile e che questo formento non arivò mai al pretio di doi reali lo staro venetiano, ma a soli perperi 10 alla misura, che viene ad esser al corso della nostra moneda poco più d’un real e mezo.
Coltivation
Per fugir il bisogno ordinario nel Regno et per levar l’impiego di tant’oro che va nel paese ottomano et che resteria nel Regno, si doveria deputar in ogni città doi sogetti, che attendessero ad accrescer la coltivation di terreni et a far osservar alcuni ordini publcii che sono in questo proposito, perché si trova nel Regno un paese grandissimo non coltivato. Prima la compagnia del Vai a Sittia longa 18 miglia et larga quattro et più, che questa sola basteria a nutrir mezo il Regno. Dopo il rimanente della compagnia de Lassiti et luoghi vicini. Di più il pra dell’Aia del vescovo della Canea, il pra della Suda, la campagna del Monte di Rettimo, la campagna di Omalo et li terreni del Chissamo, che questi ultimi soli davano il viver alla città della Canea et il resto soministrava grano per tutto il Regno abondantemente, anco per qualche anno penurioso, ma bisogneria dar li terreni a contadini a Gonicò, cioè a livello perpetuo col decreto publico liberandoli anco per doi et tre anni dallo affitto per le loro fatiche, tutto questo terreno in un anno si distribueria et faria restar li reali nel Regno, essendo sta fatto sicuro conto che solamente l’anno 1626 sia uscito dal Regno medesimo 300.000 reali per comprar grano.
Galee Turche
Nel colmo delli affanni causati dalla sterilità sopradetta ai 14 di febraro, mi sopravenne nuova molestia per l’aviso di alcuni pescadori ritornati dallo scoglio della Standia, non più lontano che 10 miglia dalla città di Candia, che nel porto di San Zorzi vi era arivata una galea turchescha con Fanò, sopra di che stando io a pensar quello che potesse esser, poco di poi s’intese essersi levata et si vede a venir verso la città et che poi nel mezo del viaggio havesse datto segno di sicuranze con doi tirri d’artegliaria inarborando anco certe bandiere bianche. Venne finalmente in porto, ove tolto li costituti de alcuni principali, si venne in cognitione che nell’isola di Tasso li schiavi russi si erano solevati contra li Turchi, a quali havevano datto la morte col istessa persona del bei di cavalli 
bei de cavalli
et che s’erano impatroniti di questa galea nella quale si ritrovavano 100 russi et 11 turchi condannati al remo, consapevole come dissero del concerto fatto, sopra di questa galea vi erano anco 780 misure di formento et 60 di riso, ma quasi tutto guasto dall’aqua delle sentine, et alcune poche vesti tutto inventariato alla presentia del mio secretatio, come anco tutte le monitioni, artigliarie, armizi et altre aprestamenti. Di questo accidente improviso subito ne diedi riverente conto a Vostra serenità et al signor Bailo con ogni particolarità.
Ma non apena scritto che pochi giorni dopo se ne vide venir un’altra pur con Fanò verso il medesimo luogo della Standia, feci nel principio giudicio che qualche bei fosse venuto in traccia dietro l’altra per ricuperarla. Mandai però subito il signor Capitano della guardia con una conserva a riconoscerla et trovo che anco questa era di un altro bei di Negroponte
bei di Negroponte
rubata medesimamente da schiavi russi con la morte dicevano di lui, d’un fratello suo et di 20 leventi [?]. Havevano questi come si hebbe de suoi costituti pensiero di passarsene in ponenete ma non possono [?] effettuarlo per la contrarietà de venti. Il numero di schavi di questa altra galea furono 83, un francesce et un corso, 10 turchi condennati al remo et tre figlioli turchi anch’essi. Quest’incontri seguidi l’un dietro l’altro mi apportorono molestia per sé stessi et per le loro consequenze. Usai però il termine medesimo che tenni nell’altra de presservar il vassello, li figliuolo del bei et gli altri Turchi et le robbe loro con un distintissimo inventario, portando il tutto anco subito a notitia di Vostra serenità et del signor Bailo in Costantinopoli col portarli il merito di haver impedito che li schiavi non conducessero le medesime galee a Malta, come havevano dissegnato di fare.
Il signor Bailo col proprio termine della sua virtù et prudentia con che accompagna le sue attioni concesso col capitano del mare e bassa la maniera della consegantione di esse galee con li armizi et altre robbe da esser fatti nell’isola di Milo, per lo che scrisse egli anco lettere al cadi et ministri di quell’isola per farne la ricevuta et le chiarezze necessarie. Il modo di condurle fu l’istesso commandato da Vostra serenità et con quelli prudenti avertimenti, accenati da lei, di non mandar le nostre galie in quell’isola, me ne servì però di essi per condurle solamente alla Canea per esser in quel porto miglior levato, valendomi nel resto di marinari del Arcipelago suditti turcheschi tolti dalli vasselli et saiche, che erano nelli porti di Candia e Canea, consignandole insieme con le mie lettere ad un Antonio Miglietti col sopracarico del capitano Piero Turcho da Rettimo interprete della lingua turca. Passorono queste galee felicemente sopra Caospada accompagnati qualche miglia in mare dal Capitano della guardia et si ridussero in poco spatio di tempo a Milo, dove li nostri le lasciorono ben armizate. Ma tentando poi il sudetto capitano Piero Zucchi et il Migliotti di andar con alcuni nella città, per aboccarsi col nostro console et per far la consegna di esse galee, ciò non le fo permesso da quelli habitanti, dichiarandosi con modi insolenti e barbari di non voler assolutamente ricever esse galee, né voler obligo alcuno di condurle altrove, minacciandoli et dicono che si dovessero partir, come finalmente, per non generar maggior scandolo, convenero ritirarsi ad un isoletta poco lontana, continuorono le difficoltà col console non ostante che presentasse le lettere del bassa di obedientia.
Accommodamento
Di ciò havendo subito ricevuto l’aviso fui necessitato scriver di nuovo al signor Bailo et replicar alli istessi ministri di Milo, dolendomi che quei loro suditti havessero ardito contra il servitio del proprio signor usar termini tali contra quelli di Vostra serenità. Che quello che si haveva operato non era per alcun obligo, ma per semplici amicitia che tiene la serenissima Republica con quello Imperio. Che quest’eccesso meritava severissima punitione, che dovevano considerar il mal essempio et il scandolo che ognun ne riceveva, che gli ordini datti di concerto col bassa doveriano esser honorati, respettati et esequiti da quelle genti, che non haveria potuto far di meno di non darne conto a Costantinopoli, sicuro che sariano venuti ordini rissoluti di castigarli, prottestando finalmente che se alcuna cosa andasse a male, li istessi Migliotti sariano tenuti alla sodisfatitone. Pochi giorni dopo intesi dal console che quei di Milo si erano finalmente contentati di condur le galee a Negroponte, come fecero in 24 hore, di dove poi si hebbe li soliti cozzeti et chirezza [?] con parole di molto honor et reputatione verso questa serenissima Republica.
Corsari
Il danno inferito da corsari 1626, oltra tanti travagliosi incontri, essendo stato grandissimo per la perdita di tre richissimi vasselli: Cesano bianco, Guadagino et Aquila negra tutti presi nelle aque di sapientia, mi diedi anco quella maggior afflittion d’animo che si conveniva a perdita [?] così grande, vedendo massimamente che a questi accidenti io non era sufficiente a potervi rimediare, non vi essendo nel Regno forze di mare preparate che possino resister a così poderosi vasselli, onde non seppi far altro che darne parte a Vostra serenità, la quale subito reiterò gli ordini suoi molto efficaci, non solo perché le galeazze si trasferissero nelle aque di Sapientia loro posto, ma la istessa persona del signor Proveditor dell’armata, con una buona banda di galee come anco venero.
Navigation
Sopra questo negotio della assicuration della navigation in quel porto, son necessitato per publico servitio portar riverentemente a Vostra serenità un mio pensiero, sopra l’essecutione de gli ordini publici et delle comissioni che hanno li signori Capi da mar, rimettendomi però a lei come si deve far sempre et a quei signori che sono della professione, perché s’io in ciò prendessi qualche error non saria tanto gran cosa. Vostra serenità per li publici rispetti tiene unite le sue galee grosse con lo resto dell’armata l’esta sin tutto settembre a Corfù o a Santa Maura di Casopo o a Fanò o alle Merlere, come più piace a chi le governa, finito questo mese, se tutti li nostri Capi da mar si separano, perché di gratia le galee grosse non vengono immediate ne i mari di Sapientie et di Cerigo a fermarsi 15 o 20 giorni solamente, che tanto basterebbe, se mi si dice che allhora bisogna metterla alla concia, sapendo che in quel ponto ricercasse il bisogno, che lo potria metter in dubio, non havendo nell’estate potuto patir gran borasche né altro formento del mare; io dimando se l’armata che danno gelosia a Vostra serenità stessero fuori l’ottobre o che in quel istesso tempo si havesse sospetto che qualche numero di bertoni volessero tentar di entrar in colfo, non credo certo che le galeazze voriano abbandonar l’armata et la diffesa delle cose publiche, per ritirarsi ad accomodarlo et a consumar tanto tempo in un bisogno così grande. Stimo per opinion mia che siamo nell’istesso caso quando li bertoni di Tunes,i che sono nostri inimici, nel principio d’ottobre vano nei mari di Sapientia ad aspettar che li nostri vasselli si partino di Candia, perché di gratia non vengono allhora a batter questi ladri et ad assigurer li vasselli di Vostra serenità, li quali restando senza alcun agiuto vano a man salva in lor potere, con perdita così notabile di tanti cavadalli, del corpo delli istessi vasselli, che si convertono poi a nostri danni et di tanti marinai, come nell’infelice perdita delli tre sopranominati vasselli, distrugendosi a questo modo quella poca navigation che resta; se li rispetti publici ricercano che le galie grosse stano a Corfù sta bene, restino col nome del Singor Dio, ma se la nostra armada, torno a dir, si sbanda nei principii d’ottobre, perché non si essequisce in quel tempo le strettissime commissioni che hanno quei signori.
Perché quanto alla concia che si prettende, io tengo opinion, ma sempre a maggior corretione, che questa si possi far anco alla Canea o in Candia et forse molto meglio che a Corfù, perché in quei arsenali vi è maistranza assai, già pagata et in consequenza modo più facile et più presto per accomodarle e se vi mancasse qualche cosa, si potria farla per tempo venir da Venetia, come si fa di molte altre cose, et accomodati poi si parteriano il Natale, overo battegiate le aque, facendo anco a quel tempo scorta a i vasselli d’ogli, potriano anco nel ritorno caricar o far scorta anco a vasselli carichi di grano et a quelli che par che in quel tempo venghino dalle Smirne, che sarebbe un servitio tutto d’oro, tanto ho voluto dir all’Eccellenza vostre, per non tacer alcuna cosa ch’io stimi di publico servitio, però (come ho detto et replico ancora) rimettendomi al parer di Vostra serenità et di tanti signori valorosi, che s’adoperano in questa nobilissima professione, li quali facendo però altrimenti voglio creder che non lo faccino per altro che o per necessità o perché giudichino che così sia di maggior servitio publico.
A questa molestia di corsari di Tunesi, se ne aggionge una altra nuova per il corso d’un Greco da Patino et di un Angelo Gozadino, quello nei mari di Candia et questo nell’Arcipelago nei luoghi vicini a Tine. 
Patinoto 
Il Patinoto dopo esser stato più volte col suo vassello in questa città con carico di grani et altre meri et in Candia più volte con formenti, finalmente lui et un suo figliuolo si sono fatti Turchi et mettuti al corso nelle aque di Rodi, con accrescimento tanto maggior del mio travaglio, quanto il luogho è così vicino al Regno di Candia et l’huomo prattichissimo di nostri mari, pieno di parenti et amici in Patino [?] da quali poteva in poche hora esser avisato della partita de nostri vasselli. Il danno certo saria stato grandissimo, quando il signor Dio non vi havesse posta la sua mano col farlo incontrar in alcuni vasselli maltesi, da quali combattuto per buon spatio di tempo restò anco preso et condotto a Malta. Costui corseggiava con bandiere di christiani, hora con la croce, hora con i gigli et hora con San Marco, secondo li tornava conto et con questo stratagema prese in un porto di Turchi 3 saettie francesi dandole poi riscatto di 10.000 reali; prese anco un vassel di Candia del Fliscugn volendo poi introdur a Rodi una bottega di riscato. Il che non potendo io tollerar et non potendo rimediarvi con la forza, mi rissolsi mandar a Rodi Manea Geriti [?], consule della medima isola, con mie lettere a quel bei, dolendomi seco che permettesse che questo corsaro fosse ricevuto in quell’isola così vicine et facesse danni alli sudetti della serenissima signoria tanto amica del Gran signore, instando per il castigo et per la ricuperation del vassello et schiavi. Io ben veduto il Geriti, accarezzato et banchettato [?] dal bei et cadi di quel luogo, dissero di dar il vassello, ma che non poteva consignar li schiavi, perché non erano in suo potere, non havendo mai voluto quel tristo metterli in terra, onde fui necessitato dopo Cerigo e fastidioso negotio trattato anco a Costantinopoli col mezo del signor bailo ricuperarne 9 di loro, con 1.000 reali in circa cavati da luoghi pii. Ma fo notabile il scandolo che si vide in Rodi et è che essendo ivi venuto ordine dalla Porta di carcerar costui, ad istanza dell’Ambasciator di Franza et del Bailo per le prese sudette, poco dopo venne non solo la rettratatione, ma un donativo di due vesti, una per lui et l’altra per il figliuolo.
Anzolo Gozadino
Per gli interessi di Tine non fu manco molesto Anzolo Gozadino diventato corsaro contra Turchi. I suoi maggiori erano già signori di Sifanto et di doi altre isole dell’Arcipelago. Al tempo della passata guerra turchescha il Turco gliene levo due. Dopo volendoli il capitano bassa levar il comando anco di Sifanto et far tutta la sua famiglia schiava, fugirono gli huomini facendo ritirar le donne in Tine, le quali poi essendo caldamente raccomandate dal signor cardinale Gozadino, suo parente, Vostra serenità per favorir questo prelato ordinò che fossero ben trattate et spesate, come fu con non picciolo interesse, ma successa la morte di esso cardinale et vedendosi che queste gentildone non si curavano di partirsi di là, fo levato questo interesse al publico, vissero però sempre honestamente et da gentildona di buon sangue. Ma il padre et un figliuolo natural si gettorono al corso con doi filuche armate con 35 huomini per cadauna, facendo hora travestiti da Turchi del continuo danno alli medesimi, ma volendo ricoverarsi a Tine furono per ordine di quel signor Rettor scacciati con le armi, Vostra serenità poi per levar quel scandolo di là ordinò ch’io facessi venir le donne da Tine in Candia et poi da Candia in Venetia, come feci, non potendosi certo in altra maniera salvar i publici interessi di Tine con Turchi.
Questo negotio di proveder al corso principalmente nelle aque di Sapientia, non posso restar di raccomandarlo a Vostre eccellenze, supplicandole ad havervi continamente l’occhio, perché non credo che le difficoltà siano insuperabili. Dal Regno se ne cavano molti utili da non esser sprezzati, nelle buone annate si può estrazer 500.000 mistacchi d’oglio, moscati et malvasie garbo grandissima quantità. Di formagi se ne estraze li vasselli intieri. Uve secche 800 migliare, oldano 10 migliara, grana 5 migliara, mieli in gran copia, sali se ne potria cavar quanti se ne volesse et se si introducesse li galeoni alla latina, tutta la saorna saria di questi sali et poco tempo fa se ne condusse a Venetia 11.000 stara, simili a quelli di Cipro, come si può veder da una mostra che ho portato di Candia. Questa quantità di merci, se non fosse rubbata da corsari, quasi tutta veniria a Venetia con accrescimento delli datii di questa città et del Rgno, mi perdonerano l’Eccellenze vostre se in ciò mi son dilatato alquanto, perché ho veduto le lacrime di alcuni di quei poveri suditti, che in accidenti tali hanno perduto quel poco resto che gli è avanzato dalla carestia delli anni passati.
Caso del Fradello
Finalmente sigillo dei maggiori travaglio fo l’attrocissima morte datta al conduttier Qurdini da tre siccarii, bravi di Zorzi da Ca’Fradello, col sbaro di tre pistoni o pistole, una nella faccia che subito lo gettò morto a terra et doi altri poi nel petto; uno dei migliori gentilissimi della collonia di costumii innocentissimi et di una bontà di vita singolar, caso di tanta enormità che non vi è memoria che in Candia ne sia mai successo un simile. Questi 3 scelerati dopo haver comesso lo esecrando delitto, col spaleggio di altri, ritornorono subito nella casa del detto da Ca’ Fradello, ove hebbero cavalli, achibusi longhi et una guida che li condussi immediate fuori della porta. La crudeltà di questo caso, che rese attonita la città tutta, mosse anco la giustitia ad armarsi contra li delinquenti et contra l’autore dell’istesso delitto. Io espedito subito le due compagnie di capelletti a seguitar la traccia [?] di quei tristi et nel medesimo istante fo anco mandato 100 moschettieri alla casa di Fradello, che lo condussero priggione insieme con un suo figliuolo bastardo. Per volontà del Signor Dio, che non permette che le sceleratezze restino impuniti, de tra ne furono ritenti due, li quali posti al tormento confessorono di haver havuto il mandato da Baldissera servitor di longhi anni del detto Zorzi e col qual confidava ogni suo secreto, il qual mandato era che dovessero amazzar Benetto Querini, fratello del morto, o un di loro, che così furono in sostanza le loro depositioni. Finito il processo con ogni esquisita diligentia si venne all’espeditione, nella quel non se li misse a conto. Né per haver cercato in ogni tempo di corromper la giustitia, come faceva de capitani di Vostra serenità e della soldatesca più scelerata. Ma per il solo caso sudetto nella prima fortezza del Regno, ove risiede la maestà di tanti rapresentanti et un presidio di 2.000 soldati nella piazza publica di San Francesco et in faccia dell’istesso corpo di guardia, se un fatto di tal sorte s’havesse tollerato o debolmente punito, non credo che alcun giudice havesse havuto faccia di comparir al mondo. Questo era veramente gentilhuomo principalissimo della collonia, pieno più di parenti che di amici, era liberalissimo, ma quella liberalità o prodigalità era con industria et con fini cattivi. Non vi è stato alcun nobile della collonia né cretese né cittadino, né alcun’altro che habbia mai parlato per lui. Per la sua morte niun ha mostrato segni di dispiacer che si habbia veduto. Così ho voluto il Signor Dio che sia il fin di quest’huomo, per il ben di quei sudditi et per la quiete del Regno et per dar un solido essempio, che le operationi volente et tiraniche non possono esser longamente tollerate dalla Giustitia. Essendo poi rimasta la città per questo effetto in somma quiete et tranquilità potendosi andar di giorno et di note senza minimo pericolo di alcun mal incontro, come spero nel Signor Dio si habbia a conservarsi tale per longo coso d’anni.
Ritti
Ha la Serenità vostra nel Regno di Candia nella nostra religione due Ritti: il latino et il greco.
I prelati del latino possedono le prime chiese et le prime dignità ecclesiastiche. Abbatie, vescovati et l’istesso arcivescovato et anco tutte le entrate compartite loro dal publico dopo l’aquisto dell’isola. Monsignor arcivescovo, capo spiritual del nostro Ritto, è stato sempre alla sua residentia in tutto il tempo del mio generalato, come tuttavia si ritrova, s’è mostrato sempre prelato molto degno, gentilissimo nelle conversatione et molto zelante del servitio del Signor Dio et di quello di Vostra serenità et è veramente un vero essemplar di virtù et di ottimi costumi. Come il vescovo di Sittia e Gerapetra Pisani, stato anch’egli sempre alla residenza. Quello della Canea è prelato di buon termine et al mio partir non era alla residenza. Quello di Rettimo è stato longo tempo a Roma a scolparsi di certi imputationi et era ultimamente rittornato in quella cura, io però non lo ho mai veduto, né di lui posso dir alcuna cosa. Gli altri vescovi di minor conditione si vedono poco et essendo li loro vescovadi senz’anime del nostro Ritto, attendono ad accumular danari per spenderli altrove.
Vescovati applicati
Li vescovadi del Chissamo et dell’Arudia sono applicati, questo all’hospital di soldati di Candia et quello per servitio del collegio di Greci, il quale anco è hora affittato con accrescimento di ducati 200 di entrata di più delli 1.600 che già s’affittava, come ne ho datto conto alli signori reformatori dello studio di Padova. Per servitio dell’hospital di Candia più volte si è andato sopra l’incanto per affittar quello dell’Arcadia, ma per li detterioramenti fatti gli anni passati dalli affittuali, non si trovava chi lo volesse ad alcun pretio, le case erano cadute, li molini disfatti, l’aque rubbate, onde ha bisognato per la sua restauratione far conveniente spese et con tutto ciò si ha havuto grandissima difficoltà ad affitarlo per ducati 500 all’anno et se non fossero stati rovinate affatto le vigne, si saria anco accresciuto l’affitto di più, mi dispiace però che nella secretaria né nella cancellaria del Duca, né nella Camera s’habbia mai potuto ritrovar alcun registro della quantità di suoi beni, quando si fece l’applicatione, onde ha bisognato con gran fatica cavar certa notta dalle mani di un prette che Dio sa se sia reale.
Ritto greco
Il Ritto greco tiene tutte le chiese parochiali della città et delli territorii et alquanti monasterii di callogeri. Questi due Ritti latino e greco se non venissero fatte delle novità si manteniriano sempre uniti come se fossero un corpo solo, perché li Greci non cercano altro mai che la conservation del loro Ritto. Vostra serenità sempre che è nata l’occasione, con l’eccelso Consiglio di dieci et con l’eccellentissimo Senato, ha commandato che sia mantenuto, tuttavia spesse volte da nostri, mi dispiace a dirlo, s’ha tentato delle cose che han datto causa di scandali. Porto alcuni casi seguidi solamente per causa di certe persone religiose di nome et poco savie, le quali vedendo che si osserva li decreti di Vostra serenità in simil proposito impedendo le novità, si fanno lecito di dir che si favorisce il Ritto greco contra il latino.
Del 1578 venne in pensier all’arcivescovo di Candia di non voler permetter che alcun prete greco di diacono si consacrasse, se non si sottoscriveva di sottoporsi al Ritto della chiesa romana. Di non voler che si predicasse in alcuna chiesa greca senza sua licentia et anco che predicando venisse a prender il tema di sua signoria, il modo d’operar del quale aborido dall’eccelso Consiglio di dieci in ducali di 20 agosto del medesimo anno, le fa saper che dispiace a quel Consiglio ogni novità in materia di religione et che però se li cometti che non debba a modo alcun astringer il clero greco ad alcuna cosa, ma osservar gli ordini registrati in quella cancellaria.
Dodeci anni dopo, 1590, essendo venuto in pensiero all’arcivescovo di formar processo di vita et moribus per via d’inquisition contra il protopapa de Greci et contra li geromonaci et di voler publicar contra di loro monitorii. L’eccellentissimo Senato intese queste novità si rissentì nuovamente col arcivescovo, facendole saper che è costante volontà publica che a Greci sia osservato et mantenuto senza alteration alcuna il loro Ritto.
Del 1595 continuandosi a far simili novità col voler impedir a pretti greci l’officiatura delle loro proprie chiese, l’eccellentissimo Senato a 3 d’ottobre scrisse al Duca, Capitano e Proveditor general che facino che siino officiate come si faceva prima.
Nel anno 1597 il vescovo di Milopotamo, venuto in Candia con titolo di vicario general del patriarca di Costantinopoli latino, voleva essercitar giurisdittione facendo affiger certo breve [?]. Gli fo fatto intender, per ordine del medesimo Senato 25 ottobre, che non si intende che faccia novità di sorte alcuna.
Del medesimo anno li gesuiti havevano anch’essi principiato a far delle novità, fo scritto coll’eccellentissimo Senato al regimento et Proveditor general, che non permettino a gesuiti l’essercitar alcuna funtione a pregiudicio della quiete del Regno nel fatto della religione, che più di ogn’altra cosa è atta a commover gli animi.
Venne anco in pensiero l’anno 1599 a quel arcivescovo di voler far un synodo. Il Senato 23 marzo lauda li rettori et il Proveditor general che glie lo habbia impedito, come cosa insolita, et per tenir lontana le perturbationi in pregiuditio della quiete del governo, dovendo essercitarsi la cura delle anime secondo la consuetudine.
L’anno 1610 essendo stato giudicato dal vicario dell’arcivescovo una contesa di matrimonio tra greci et terminato contra un papa Christodulo in virtù di canoni del Concilio di Trento. Questo papa si appellò al nontio del pontefice, il che inteso da Vostra serenità, ordinò col eccellentissimo Senato al reggimento et Proveditore generale, che detto Christodulo fosse posto in prigione et che tutto fosse ritratato, dechiarando anco che tutte le sententie che si fanno et si farano dal arcivescovo o dal suo vicario tra Greci, tutte si devolvino a nostri rapresentanti, ordinando il medesimo eccellentissimo Senato al vicario che rittrati la littera d’appellation chiamata apostole; et io essendo nel carico del Duca dell’anno 1612, come delegato dalli signori inquisitori che allhora erano nel Regno, feci nuovo giudicio sopra questo matrimonio conforme al Ritto et canoni Greci.
Nel tempo del mio Generalato li Greci son restati con gli animi alquanto turbati per tre accidenti occorsi: il primo fo per la predica di un fra semplice capucino, fatta sino la quadragesima innanzi al mio gionger nell’isola, perché trattando della materia del purgatorio dopo haver portato molte cuse, cominciò ad essagerar che chi non credeva nel purgatorio non credeva nella giustitia di Dio et in consequenza veniva a negar l’istesso Dio, onde erano tutti dannati.
Questo padre prima che parlasse in questo modo era in tanta veneratione et in tanto concetto di santità tra li Greci, che nelle sue prediche haveva maggior concorso di loro che di quelli del Ritto latino, anzi che tutti si andavano a sottoscrivendo in un rodullo arivato sino allhora a 3.000 ducati, per fabricar una chiesa a questa religione. Ma dopo questo accidente mai più alcun Greco volse andar alle sue prediche, né trattar di far più monasterio a questa religion, tale essendo stato il frutto delle sua novità, trattando materia così gelosa tra Greci fuori d’ogni proposito.
L’altro accidente fo alcuni ordini contra preti greci fatti affiger nella chiesa di San Nicola di Sittia da quel vescovo, prelato per altro ritiratissimo dal mondo et di ottima vita, li quali in sostanza erano. Che chi andasse all’hostaria cadesse in pena di 80 perperi, chi non cantasse messa, vespero et matutino fosse condannato in perperi 150 per cadauno volta, chi havesse battigiato passati otto giorni pagasse di pena 100 perperi et cose simili, tutte con pene pecuniarie, li quali ordini a indolutione di medesimi Greci, come cosa fatta da chi non haveva giuisditione sopra Greci, li quali non sono soggetti ad altri che alli publici rapresentanti, furono da me fatti levare facendo avertito quel buon prelato di astenersi di far simili novità, non servendo questo modo di operar ad altro che a metter in odio la sua persona et il nostro Ritto.
Il terzo caso fo che essendosi già molti anni fatto frate dell’ordine di San Francesco un signor Paulo Muazzo, cavallier di parte d’una chiesa Greca chiamata di San Salvador nel luogo di Girapetra, gli venne in pensiero di far ivi un picciolo convento de suoi fratti et farlo della sua religione, tutto che li cavallieri del Ritto latino non habino autorità di levar le chiese da un Ritto et ponerle nell’altro. Questo buon padre fatto settuagenario et amico grande anco de preti greci diceva ordinariamente la sua messa sopra il medesimo altar greco, ornato secondo il loro Ritto, ma sopravenuto alla visita di quella chiesa il padre ministro, le fece una severa ammonitione et non si partì che fece levar tutte quelle imagini greche et riporle in un canto di essa chiesa, le quali imagini essendo di gran divotione presso a Greci, tenendo opinione che San Costantin le facesse fare, erano anco soliti nelle tribulationi andar con le loro processioni a quella chiesa et a dir la loro messa.
Naque per mancamento di pioggia grande siccità nel Regno l’anno 1626, per la qual cosa si missero tutte le parochie di Gerapetra (per implorar il divino agiuto) ad andar processionalmente col loro capo religioso latino, che rissiede nel casal vescovado in luogo del medesimo vescovo, a quella chiesa a cantar la loro messa; gionti a San Salvador videro disfatto il loro altare et posto le loro imagini in altro luogo non così degno, onde li Greci che erano in gran numero si scandolizorono grandemente, dicendo anco qualche parola appassionata, cantata la loro messa si partirono, mormorando alcuni huomeni et alcune donne greche del mal trattamento fatto alla loro chiesa, li fratti vedendo che questi erano venuti ad officiar nella chiesa fatta, come dicevano, sua, portarono tutto questo successo a monsignor arcivescovo, a me et a tutti li publici rapresentanti con tanta accerbità di parole, di imputatione di setta, di sprazzo del nostro Ritto et di altre cose, con molte circonstanze fastidiose, conosciute poi manifestamente false, che fui necessitato per saper la verità di far formar processo con l’autorità del Generalato e con la secretezza al signor Rettor di Sittia, con ordine che subito lo dovessi inviarlo al signor Capitano Contarini, acciò me lo trasmettesse a Rettimo o dove mi trovava. Havuto che hebbe il signor Capitano predetto questo processo, le parve, senza farmi saper cosa alcuna, di portarlo nel conseglio di dieci di Candia, che è il Reggimento, oltre la sua persona, supplantando a quei signori che questa era la mia volontà, facendo anco prender la ritentione di tutti quelli papati della giurisdititon di Gerapetra et di altri principali vecchi ottuagenarii al numero di 14, tutti carichi di grossissime famiglie. Intendendo io il termine usato da questo signor et la rissolution di quei signori, mi rissolsi, lasciando ogn’altra cosa, di venir volando da Rettimo in Candia, ove mi feci non senza grandissima difficoltà dar il processo, ma però con molti atti formati tutti a pregiuditio del generalato et molto più del servitio publico. Di ciò convenni con molto dispiacer darne parte a questo eccellentissimo Conseglio, il quel anco commisse che tutti gli atti fatti da quel conseglio fossero scancellati, come fo anco fatto esequir dalla prudentia del signor Duca, il quale anco nel assumer il caso fo renitente, ma replicando più volte il Contarini, anco in due congressi, ch’io le haveva datto questa autorità, ingannò per questa via quel signor et anco li signori Consiglieri. Venditta che volse far il capitano contra di me per una amonition fraterna de certe cose che li feci il primo anno del mio Generalato, delle quali se fosse vivo ne haveria da render conto.
La congregation de propaganda fide di Roma al mio tempo volse anch’ella far delle novità nel Regno, col far sparger quantità di volumi de concelii fiorentini, con altri discorsi contra il Ritto greco, al che Vostra serenità prudentemente rimediò col ordinar la prohibitione, per non rinovar le antiche contese tra Greci et Latini et tirar le dispute in Candia con pessime conseguenze.
Fu grandemente grata la gratia, che l’Eccellenza vostre feci a quei del Rito greco, di poter nella città di Candia eriger un monasterio di monache calustrali greche, per salvar oltre il servitio del Signor Dio anco l’honestà delle loro figliuole et subito anco si missero alla fabrica, havendo eletto un sito nobilissimo, mettendo insieme tra lassi et elimozine molto danaro, che non credo habbia da esser meno di 18.000 ducati di capitale, il quale s’andavano [?] sempre crescendo, per il gusto ch’ognuno ha dell’opera et di allogar le figliuole.
Li Greci sono appoggiati alla prottetion del prencipe et ognuno lo sa, onde chi li offende sa di far offesa al principe istesso et fa male inescusabilmente.
Monsignor arcivescovo di Candia 
In questi negotii veramente monsignor arcivescovo ha professato sempre ottima intentione, come mi ha anco detto asseneretemente [?] di voler far che li publici rispetti siano sempre salvi et di non tralasciar di far quelle cose, che possa esser sicuro che debano esser grate a Vostra serenità. Li gesuiti che in buon numero risiedono in Sio [?], sotto nome et autorità della congregation di Propaganda fede di Roma, si vanno maneggiando nell’Arcipelago et vanno a due a due per quelle isole con mezi insidiosi, sotto pretesto di reglion [?], ma sempre con fini diversi dall’appareza, portando le cose loro, favoriti grandemente dal signor ambasciator di Francia in Costantinopoli, queste pratticche non possono se non causar qualche mal incontro, come già alquanti anni col vescovo di Sira, il quale tutto che vecchio settuagenario et di santa vita, fo dal bassa dopo formato processo fatto apiccar, insieme con un altro prete rovinando gran parte delle genti di quell’isola che sono del nostro Ritto latino.
Queste pratiche di gesuiti discorsi, semination di libri, ha datto occasione ad un Mettaxa far stampar altri libri all’incontro in favor del loro Ritto et anco di farli capitar alla Canea[?] et erano li seguenti.
Un trattato del primato del pontefice di un padre Melettio Alessandrino.
Un altro dialogo fatto con un fratte.
Un altro del medesimo primato et differenze ecclesiastiche de vescovo di Salonichi.
Un dialogo d’un Greco fatto con alcuni cardinali senza nome.
Un trattato di un Valan sopra il purgatorio.
Un trattato del vescovo di Filadelfi [?] contra quelli che dicono li Greci esser sismatici.
Veda la Serenità vostra quanto importi a promover queste novità, mentre ognuno se ne sta quieto.
Di questi libri me ne parlò il signor General et monsignor arcivescovo, consigliai che restassero supressi, come li concilii fiorentini, come anco fo fatto, non essendo bene che in Candia si promovi contese di Ritti, che non possono senon produr cattivi effetti.
Resta ch’io porti con brevità alcuna cosa della Giustitia del Regno, di suditti et di magistrati, per levarle poi il tedio. Nel mio partir da questa città restai veramente con qualche sospension d’animo, sentendo rissonar molte voci, non esser in Candia altro che violentie, rapine oppressioni et tiranie et che li rapresentanti non solo non facevano la debita giustitia, ma che anco alcuni la vendevano, cose tutte che mi apportavano somma molestia.
Ma gionto nel Regno (lodato il Signor Dio) trovai mutata la scena, perché eccetuato un solo gravissimo delitto, non ho ritrovato se non cose ordinarie che occorono in tutte le città et anco in manco numero assai, anzi che ho conosciuto in Candia, Canea et Rettimo molte case de nobili veneti et cretensi et di cittadini, così prudenti, così modesti et riverenti ai rapresentanti publici et che trattano li loro colloni come le fossero figliuolo, quanto in qual si voglia altro luoco. Sono però Greci (particolarmente della gente bassa) di poca candidezza d’animo, facili a prometter piu ché ad attender, sono astuti, adulatori in eccesso et desiderosi che la giustitia divenga partial. Nelle contese forensi e nei littigii et cavillationi superano di gran longa qual si voglia di altro paese. Et se un signor General volesse fermarsi tutto il tempo del suo Generalato nel più picciolo castello del Regno a divider tutti li loro garbugli, litti et querelle, Vostre eccellenze mi credino che non basteria.
Sono mandati da Vostra serenità molti magistrati in Candia, le nature de quali essendo diverse, li voleri non possono esser sempre conformi, ma quando nel trattar le loro opinioni le portano all’Eccellenze vostre con termini civili, proprii et accostumati, si può dir che siano tante linee che tutte tendino al publico servitio, né si devono biasimare.
Duca
La carica del Duca, come è stata la prima istituita nel Regno, così soleva haver tutti li maneggi della giustitia e dell’armi, ma col tempo, per diversi accidenti, li fo aggionto già 260 anni il Capitaneato et poi il Generalato con autorità dell’inquisitione non concessa ad altro rapresentante. Due sorte di persone tentano di voler alterar la buona volontà dei signori Duchi, quando non siano di quel valor e prudentia che sono statti li signori Duchi Foscolo et Gradenico, li nodari di quella cancellaria ducal, che sono in molto numero, et un magistrato di quelli di Candia chiamato li giustitieri, come ho già datto conto con mie lettere et che non debbo hora replicar per non apportarle tedio. L’obligo di signori Duchi è grande massimamente nel civile et veramente supera il potere.
Capitaneato
Il Capitaneato, oltra le cose della Camera fiscal, è obligato a sopraveder et attender all’essation dell’entrate di Vostra serenità di formenti de Lassiti. Il signor Capitano Pisani, come il presente signor Giustinian, hanno fatto et fanno il debito, ma non tutti hanno fatto di questa maniera, però non saria male che una volta sola nel generalato prendesse il signor General un poco di fatica di visitar quel luoco, rivedendo ben e diligentemente quel maneggio, perché continua all’esatione di formenti di quel luogo alcuni di casa Lescari, già molte decine d’anni, uno ha intaccato molte migliara di misure di formento et è morto, un altro bandito per simili rubbamenti et il presente debitor di molto.
Ricordo però riverente che saria di molto utile, che il carico forse conferito a tempo limitato di 4 over 5 anni et anco mutato a diversi, che fossero in obligo di renderne distinto conto. Raccordo anco che saria bene far che non potesse haver terreni publici ad affitto, perché mescolando li suoi formenti con li publici, nel contrazer li suoi et mercantarli in ogli, formaggi et vini, cioè è causa di molte mormorationi. Voglio dir questo particolar anco alla Serenità vostra, che questi Lefcari hanno lasciato far debiti alli colloni per 180.000 misure di formento, che sono stara 45.000 venetiani in circa, causati per la loro negligentia, che hanno portato tanto il tempo innanzi, che li coloni et li piezzi tutti sono morti.
Camerlenghi
L’accrescimento notabile di salario assignato ai camerlenghi di Candia ha accresciuto anco riputatione al carico et potrà in consequenza Vostra serenità esser sicura di esser meglio servita, come anco così saria se si accrescesse allli consiglieri di Canea et di Rettimo, che sono anco camerlenghi qualche cosa di più di quello che hanno.
Proveditor di cavalli
Il carico di Proveditor di cavalli è di grand’autorità, sono quei signori amadi et temudi dai feudatarii, havendo si può dir nelle mani la fortuna d’ognuno, per l’interesse di guarnire et per li grossi debiti che [h]anno, che ascendono alla suma di più di 60.000 cechini, nell’esation de quali chi volesse andar [?] con rigor diserteria il paise, come ho detto di sopra.
Castellani
Quelli che mandano in Candia al governo delli castelli non sono a proposito, perché sono o sogetti poverissimi e miserabili che fanno mille indignità o cittadini ricchi che hanno beni in quei luoghi et si fanno elegger per portar innanzi li loro interessi, come le torna maggiormente conto et se non fossero li capitanii delle cernide li castelli resteriano come derelitti.
La Giustitia civil è pratticata communemente assai bene da publici rapresentanti, che certo non hanno mancato delle loro audientie sollecite con sodisfattione universale.
Il criminal del Regno riesce assai debole, che così anco conviene per ragion di Stato, quando le sceleratezze non passano nelli eccessi, perché quando li rei sono banditi si fanno familiari con li ministri turcheschi et con li medesimi bassa con quali parlano sempre delle fortezze del Regno, la qual domestichezza non piacendo questo sapientissimo Senato, diedi autorità alli Baili di poter col mezo di salvicondotti farli ritornar nel Regno, il che se non si facesse il Turco si servirebbe più di sudditi di Vostre eccellenze che Elle medesime. Hanno anco li rei oltra questi salvi le reauditioni alli medesimi giudici nel Regno il signor Duca concede la reauditioni alle sentenze del signor Capitano et il signor capitano a quelle del Duca, il Generale a i giudici del Regno, il che tempera assai il rigor della Giustitia.
Quello che mi ha dispiaciuto grandemente è che molta quantità di casi di ogni qualità non venghino espediti. Li quattro nodari del consiglio chiamato di dieci tengono nelle mani 400 casi in circa contati da me nelli suoi proprii registri, hanno le querelle con notta delli testimonii, ma hanno per uso o per dir meglio abuso, di non voler esaminar li testimonii se non li vengono condotti dalla parte offesa, la quale se si accomoda con li offensori o per officii di persone di autorità o per minaccie, il processo non si forma, onde par che nella Giustitia non vi sia altro interesse che quello della parte.
Non è cosa che più dispiaccia alli suditti, che il veder che li publici rapresentanti attendino alla mercantia, et con ragione, non potendo niuna città esser ubertosa quando chi presiede al governo compra et vende, appalta et incaneva quelle cose che doveriano esser vendute con avantaggio ad ognuno; per questo con ordini severi è stato prohibito alli Rettori il mercantar, tuttavia viene essendo che per altri ordini sussequenti sia permesso di poter nel fine investir gli utili de salarii per condur le merci in questa città, io però non li ho mai veduti.
I rappresentanti quando vogliono mercantar non lo possono far in persona, onde convengono servirsi di altri et obligarsi a molti, i quali da questa union con rettori et da questo interesse ne vogliono cavar profitto et dell’avantaggio quanto più possono nelle cose loro, il che segue non senza molta mormoratione de popoli, perché ognuno si fa lecito, quando anco non fosse vero, a dir quello che le vien sugeritto dal proprio pensiero, cioè che si servono del danaro publico, che hanno intelligenza con datiari et non pagano li datii et cose simili, le quali però nel tempo del mio Generalato non mi sono certamente pervenute a notitia. Per questi rispetti, quando si prendesse questa materia nelle mani serrando affatto la porta, daria gran gusto a tutte le città et terre del Regno. Et quanto agli avanzi de salarii de signori Rettori, che ha datto causa di permetter qualche traffico, nel partire si potria cometter alli signori Generali di pigliar il danaro ad un cambio ragionevole di otto overo 10 per cento, come si faceva altre volte, che mai ne anco arivò a questo segno.
Utili che doveria anco esser abbracciato da ognuno per l’utile corso che haveriano, fugendo i pericoli del mare, le sicurtà et mille travagli che si convien havere nel star sempre pendenti dalla fortuna.
Et Vostra serenità anco con questo honesto interesse haveria modo facile di proveder in gran parte alli bisogni del Regno, senza incomodo di far capitar in Candia il danaro, il che riesce alcuna volta con tanta longhezza, che per neccessità si convien o pigliar danaro ad ogni interesse o lasciar le cose in gran confusione et pericoli, in notabile pregiudicio della reputation et buon governo del Regno di Candia.
Da tutti li rapresentanti publici, così nel Regno di Cerigo et di Tine isole sottoposte al Generalato, ho havuto in tutto il corso della mia carica piena sodisfattione, havendoli conosciuti solleciti nelle audientie, modesti nel dimandar, parche nello spender et desiderosi d’incontrar in tutto il servitio di Vostra serenità.
Conosco per tanto che saria mio debito portar all’Eccellenza vostre particolarmente ad uno ad uno il merito di tanti signori. Ma saria certo assai più facile l’entrar nelle loro laudi, che uscirne le cose operate da sue signorie, sono palesi et molto più chiare et più luminose delle parole o di concetti che si potessero usar, perciò questa parte, che doverebbe esser più longa, con buona gratia di Vostra serenità et di Sue signorie la farò più corta et servirà anco per non levar il tempo alli eccellentissimi signori Savi; risservandomi d’avantaggio nelle occasioni che mi si rapresenterano di portar anco ogni maggior particolare. Come anco di parlar del secretario Franceschi, che mi ha servito così degnamente nella carica, che non ho havuto corso da desiderar né maggior applicatione né maggior diligentia nelle cose che le son passate per le mani.
Di me serenissimo prencipe ho da dir poco, perché ho anco fatto poco rispetto al compito servitio di Vostra serenità et al bisogno del Regno, s’io havessi havuto più sanità et manco anni, haveria operato molto, ma quel molto saria anco stato medesimamente poco in consideration del mio debito et delle mie grandissime obligationi verso l’Eccellenze vostre. Dirò solo ch’io ho procurato sempre con ogni maggior applicatione et industria, che la mia casa dia universalmente ad ognuno buon essempio.
Ho incontrato continuamente tutte le occasione, ove habbia potuto conoscer trattarsi della dignità et riputatione di Vostra serenità et del utile della mia Patria. Oltre l’avanzo delle monete et reali ricevuti, che ha importato 100.000 ducati di lazo, lasciati in quella Camera, ho procurato anco con non pigliar danaro a cambio, apportar un accrescimento di beneficio di forse altri 50.000 ducati. Ho voluto in avantaggio delle cose publiche portar con me una scatola di sali bianchi et grossi di Spinalonga, li quali intendo che piaceno alli signori illustrissimi del sale, come anco al medesimo datiario di Lombardia, in modo che quando questo maneggio si tirasse innanzi saria con grandissimo utile da Vostra serenità, è vero che intendo che li ministri di quel officio trovano in contrario qualche suttilità, poco però rilevante, ma io non ho portato quella mostra di sali né per utile né per servitio di essi ministri, ma ben per servitio dell’Eccellenze vostre. Non costeria, per l’information ch’io tengo, in Candia più di 4 soldini in circa la misura di quella moneta, che al mozo di stara 12 venetiani non importeria più che soldi 50 de nostri, l’utile saria certo et grande, né altro vi bisogna che pratticar ben questo negotio, come si era assai ben principiato al tempo del signor General Foscarini, raccomandandolo alle virtù et valor del signor General Molino, perché di 40 et più vasselli che caricano ogn’anno in Candia diverse merci per questa città et che al presente tutti si servono di sabbia et di giarra per saorna, tutti si serviriano di Sali, con utile per le condotte e publico et privato, et tanto danaro che si spende in sali forestieri non andria nelle mani di chi vuol poco bene a questa serenissima Republica. Tengo una scrittura de Dimitri Zacho mercante, buon sudditto et servitor di Vostra serenità, il quale s’offerisce di adoperarsi in questo negotio di sali et nel far accomodar le saline, io la apresenterò alli eccellentissimi signori Savi per anco questa la possino inviar al signor Generale per incaminamento di così bon opera.
Fra tutte le fabriche publiche, rifatte del tutto et fatte ristorar da me, mi son più di tutte compiaciuto nella condotta delle tre fontane nella città di Candia, non tanto per l’ornamento, che è riuscito grande, quanto per la sanità et per l’utile che apporta universalmente ad ognuno et anco perché nelli maggiori bisogni potria d’avantaggio apportar la salute di quella piazza et in consequenza del Regno. In questa costruttione, condotta a buon fine con non poca fatica, mi son valso principalmente dell’opera del clarissimo signor Zorzi Corner, fratello del condottier, uno de i primi soggetti di Candia, il quale senza alcun utile proprio, per esser comodo di beni di fortuna, si compiace tuttavia del gusto dell’architettura et delle fabriche, sta sempre con li signori Generali, vedendo et assistendo a tutte le opere, et posso dir a Vostra serenità che questo suo diletto apporta grandissimo beneficio al publico, percioché né deputati alle fabriche, né ingegneri, né protti ardiscono di defraudar in cosa per minime che che [ripetuto nel testo] sia le cose publiche. Ha questo gentilhuomo travagliato assai nella fabrica predetta, come quello che havendo la lingua greca ha tenuto sempre li maestri et li operarii assidui et diligenti, et se non fosse stato questa sua fatica questa importantissima fabrica non si saria perfettionato in così poco tempo. Raccordo riverentemente a Vostra serenità et a Vostre eccellentissime Signorie, che per dar animo ai buoni ad impiegar la virtù et valor loro nel servitio publico, darle qualche segno di gratitudine di quel modo che si fa in Candia et nelle altre città del Regno a i condutieri et ai collonelli, che se ben ciò saria poco alle molte fatiche, sarà però un cortese testimonio della publica benevolenza et della stima che merita l’applicatione di questo valoroso gentil huomo, supplicando per fine l’Eccellenza vostre illustrissime, che mi perdonino del tedio et del tempo che per aventura le paresse haver levato alla trattation di negotii più rilevanti, mentre riverentemente mi inchino. Gratie.

Allegati:
7 agosto 1628, parte di Francesco Morosini Proveditore general et inquisitor nel Regno, fabbrica della fontana pubblica  (11 carte)