1632 Francesco Molin
Relazione|
1632 Francesco Molin ritornato di Provveditore generale a Candia
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 80
Discorso sopra tutti gl’ordini delli habitanti del Regno, co’l negotio dell’offerte fatte da medesimi a Sua serenità carte 4
Visita del Regno e mancamento ritrovati e corretti carte 6 fin 15
Necessità di trovar modo, che con il mezzo dell’appellationi non sia pregiudicato a poveri carte 16
Mancamenti nelle cancellerie et altri uffici carte 16 tergo [?]
Abuso nel maneggio del fontico a Rettimo et della sanità carte 17 tergo [?]
Fontico di Candia ben amministrato carte 18
Revisione del monte di pietà carte 19
Frutto che apporta l’assistenza del Generale in Regno carte 21 tergo [?]
Giustitia del Regno carte 22
Stato delle Camere del Regno 29 tergo [?]
riscossione da debitori [?] 33 tergo [?]
carta 24 tergo [?] si fanno assai condane pecuniarie ma il danaro non vien portato in Camera.
25 Ingegneri han levato li caratti al Reggimento di Candia. Lo stima buono.
26 Sudditi partino dal Regno et vano in paesi turchesco.
27 Descrittione delle anime del Regno.
29 Porti banditi in Regno, cause
29 tergo Stato delle Camere del Regno
33 riscossione del Regno 121.665 ducati di debiti vecchi.
Angarici debiti di 300.000 ducati, ne ha riscosso 44.000 e 27 regole per l’avvenire.
35 Ha mandato 200 carretti di quattrini.
36 Datii s’affitano 150.000 ducati, pregiudicio loro per li corsari, diffcar [?] de vasselli venetiani. Vasselli ponentini impediscono il corso de grani. Discorsi di essi vasselli ponentini.
39 frega de schiavi turcheschi.
Bisogno che le galere anichino [?] a quelle guardie
42 tergo descrittioni dei territorii fin 46
46 Materia de sali fin 47
47 Militia italiana, cassilini cassi, avanzo perrito [?] di 102.000 ducati.
55 Governatori in Candia
56 Cernide numero et qualità.
59 tergo Cavalleria suo stato et informationi, le compagnie di Stratia.
68 Arsenali, monitioni, armizi.
69 terzo. Relatione de porti di Candia
70 tergo Marinari.
72 Spesi nell’arsenal di Candia. Fabrica de galleoni alla latina
74 Leva armar le galere.
77 Leva il rito latino fin 89 et il greco.
89 Bisogno di rinonvar l’edificio della polvere
90 Levate di gente aliena
Discorso sopra le fortezze [?] di Candia alcune terminationi
Quattro ordini di persone sono nel Regno di Candia: nobili veneti feudatarii, nobili cretensi, cittadini e popolo.
La nobiltà veneta, ristretta in numero persa la nobiltà, vive in gran parte ritirata per le ville disperata [?].
Candia poco pronta, Canea prontissima, sottoposti tutti contadini oppressi, visita del generale necessaria.
Capitani contra furis dannosi, levati da Rettimo e Canea, Sfachiotti scellerati, ladri.
Candia e Sitia più che il resto del Regno oppressa, Rettimo e Canea non tanto per essere più commodi.
Serenissimo prencipe
Io devo, per obligo impostomi da Vostra serenità, sodisfare all’ultima parte di quelle commissioni, dalle quali fui accompagnato nell’espeditione mia al Generalato di Candia et è la relatione di quelle cose che stimo degne et necessarie alla notitia di quest’eccellentissimo Senato, per la buona condotta de gl’affari di quell’importantissimo Regno, la materia non sarà gran fatto curiosa, per concorso di dilettevoli vaghe et nove rappresentationi, ma ben si altrettant’utile et com’ho detto necessaria per il publico servitio, che concerne il buon governo de popoli, il sollevo loro da gl’indebiti aggravii, li bisogni di varie et diverse provisioni per sostenimento, con conservatione et meglioramento di parte tanto principale di questo serenissimo dominio, acquisto glorioso di nostri lodatissimi progenitori, guadagnato et mantenuto per la lunga serie di 425 anni apunto a larga profusione e di sangue e di tesori, che serve di fortissimo antemurale non solo allo Stato di Vostra serenità, ma alla christianità tutta, et però d’esser mirato con occhio di particolar attentione, custodito con accurata gelosa diligenza, co’l promover et co’l nutrirsi sopra il tutto la buona dispositione di sudditi, la loro candida divotione, con quell’amorevol cura, con quell’applicatione di caritatevol pietà, di quell’integra et incontaminata giustitia, che ha resa tanto lodevole presso tutte le genti la memoria de nostri maggiori et che servì per instromento principale e più efficace all’aggrandimento dell’imperio, tanto più necessaria nel Regno di Candia, quanto che membro più lontano dal cuore et da gl’occhi, tiene anco maggior bisogno d’esser frequentemente soccorso et rinvigorito dal concorso di spiriti più vivi et più vigorosi.
Toccherò adonque principalmente, con quella maggior brevità che mi sarà possibile, la natura et conditone de gl’habitanti di quel Regno, de gl’inconvenienti trascorsi in quel governo, de gl’abusi introddottivisi con publico pregiudicio et con privato ancora, delli rimedii ch’io v’ho applicati et di quelli che devono venire dalla suprema mano di Vostra serenità, altamente chiamati da un urgente necessità, dall’obligo di prencipe pietoso et christiano et dall’interesse del publico sevitio. Delle fortezze et di qualch’altra cosa ho formata scrittura a parte con tutte le più distinte particolarità, con la rappresentatione de bisogni et di quello anco ch’è stato operato da me in loro meglioramento, che tralascierò di far leggere di presente all’Eccellenze vostre per dimminuire loro il tedio della lunghezza, ma l’appresenterò a piedi di Vostra serenità, perché piacendo a gl’eccellentissimi signori Savii, quando parerà loro opportuno prenderla per mano, possano valersene et serva di lume alle loro consultationi, il mio dire sarà semplice, schietto et sincero, drizzato solo al publico bene, lontano ugualmente così ben dall’adulazione, come dall’offesa. Parlerò in termini generali et il bene et il male si potrà comprender assai facilmente anco dal silentio, lascierò di nominare alcun particolare, mentre di quelli che hanno mal operato, parlano o li processi che a viva forza et per estrema necessità ho convenuto formare et mandare, o dalle sentenze che mi è occorso fare per correttione de gl’eccessi commessi da quelli sopra quali tenevo auttorità. Molte cose, seben gravi per se stesse, che però leggieri si possono dire in concorso delle più eccedenti, ho stimato dover passare o con semplice et quieta ritrattatione o con dissimulatione, aggiustata alla qualità de tempi alla contaminatione fatta si può dire hormai universale, che non così facilmente da luoco al rimedio che ben spesso adoperato in medicina si converte in veneno, onde quanto più difficile s’è fatto il modo di reggersi in quel pesantissimo e travagliosissimo governo, tanto più è necessario il tenersi in un ben moderato, prudente, considerato et avveduto temperamento, per non traboccare ne precipicii o della rilassatione o del rigore.
Confesso d’essermi non una sola, ma molte volte ritrovato vicino a confini della disperatione, in stato di lasciar tutto in abbandono, anzi di perder la vita medesima, quattro volte condotta in un evidente contingenza da pericolosissime indispositioni, causatemi parte dall’eccessive fatiche et da insopportabili patimenti di corpo, ma più da fiere agitationi, disgusti et afflittioni d’animo, combattuto sempre da mille insidiose contrarietà et di non esser stato sostenuto d’altro che dalla potente et misericordiosa mano del Signor Dio, dal forte appoggio che mi ha sempre dato questo clementissimo, prudentissimo et giustissimo Senato, et dal zelo naturale, hereditario in me, verso il dritto della Giustitia, verso il bene della mia amatissima Patria, il concorso delle quali tutte cose ha potuto sostenermi in una vigorosa costanza dal principio sino al fine di quel scabrosissimo e travagliosissimo ministerio.
Quattro ordini di persone si trovano nel Regno di Candia, cioè nobili veneti feudatarii, nobili cretensi, cittadini e popolo; la nobiltà venetiana della colonia s’è ivi ristretta a pochissimo numero et molti di questi, che per trascuraggine di lor antenati hanno perduto il carattere di essa, si sono ritirati ad habitar nelle ville, questi riddotti in’oltre in strettissima fortuna, causarono qualche difficoltà nell’approvatione del donativo che ultimamente fecero a Vostra serenità per occorrenze de travagli d’Italia, che però fu con desterità superata et con il mezzo particolarmente d’alcuni di maggior affetto e divotione, che con gran calore vi si adoperarono, et perché non si poteva essa contributione riscotere, se prima non era terminata l’essatione delle due precedenti essibite già sotto gl’eccellentissimi miei precessori, di gran parte dell’una et altra de quali restava Vostra serenità in credito, né dalli tansatori s’era mai perfettionata la tansa di esse, m’adoperai con così rissoluta maniera che perfettionate esse tanse, s’è anco riscosso quasi tutt’il danaro et hora si va tuttavia essigendo quello dell’ultimo donativo da me ottenuto, il quale in tutt’il Regno arriva alla summa di circa ducati 100.000.
Alla Canea e Rettimo s’incontrò maggior prontezza, particolarmente alla Canea, dove io mi trovai presente, fu la mia proposta ricevuta et accompagnata da tant’applauso, che di 100 ch’erano nel conseglio di quella communità, un sol voto si trovò non sincero e tutti gl’altri furono per la parte.
Il popolo minuto è gente assai abietta et quanto si dimostra obediente et piena di rispetto verso il publico rappresentante, tanto è facile et proclive alle querele, onde si vedono ben spesso per lieve occasione comparire innanti la giustitia, lacerarsi gl’habiti, supplicar sollevo, con dimostrationi di disperatione, ma [?] poi quand’in ristretto s’intende la qualità del negotio, riescono per lo più cose di poco o di niun rilevo.
Questi facilmente s’adombrano della giustitia di rappresentanti et prendono sospetto d’ogni picciol apparenza di partialità o d’interesse, havendo concetto in se stessi che sia data la ragione a più potenti, son contentiosi di lor natura, molto inclinati a litigii, ma aggiunta poi la strettezza di terreno, per la quale vengono tentate tutte le vie, quando vi sia qualche apparente ragione per guadagnarne, per così dire, un palmo e procurando all’incontro gl’avversarii non restar spogliati di esso, fanno ogni sforzo per sostentarsi nel possesso, di modo che innanti li magistrati oridnarii si portano li negotii all’eternità et particolarmente quand’il contadino pretende, seben con ragione, robba estorta da cavalieri, non havendo il modo di sostentarsi in città per lungo corso di tempo, convengono abbandonare li proprii interessi, lasciar dilapidare le lor sostanze et disperati permetter ch’altri godano quello che viene loro indebitamente usurpato. Di qua nasce che con sapientissima institutione fu dalla Serenità vostra decretata la visita del Regno, per sollevar gl’oppressi ch’arrivavano certamente a grandissimo numero et perché ad ogn’uno con vie brevi e summarie fosse dato il suo.
Quest’affare della visita fu sopra tutto dalla carità dell’Eccellenze vostre incaricato a mia cura et appoggiato all’obligo della propria conscienza, si che a pena arrivato in Candia, doppo rivedute le cose della città et dati gl’ordini necessarii, mi trasferii a quella gravissima funtione nella quale coll’impiego di tutt’il spirito ho procurato di bene et fondatamente penetrar nei disordini, per levar le corruttele, applicar buone provisioni, castigar senza rispetto chi ha mal operato et far restituire ad ogn’uno la sua robba, il che anco m’è per gratia di Dio assai ben riuscito, con universale consolatione di quei fedelissimi sudditi, specialmente di più poveri, maggiormente oppressi et riddotti ad un’estrema calamitosissima disperatione, da non potersi senza horrore rappresentare, che consolati ristorati et sollevati da me, et con dimostrationi di cordial affetto et con effetti d’una summaria rissoluta giustitia et con dichiarationi della paterna, caritatevole et pietosa dispositione dell’Eccellenze vostre al loro sollevo, non si satiavano di acclamare benedittioni al nome di Vostra serenità.
Convenni sempre viaggiar per terra, sendomi mancato il commodo delle galere et havendo voluto internarmi fra terra nei luochi più lontani dalle marine, per visitar appunto quelle parti, che non mai più rivedute da publici rappresentanti, ne tenevano anco maggiore il bisogno, non ho havuta in consideratione la spesa eccessiva alla quale ho dovuto soccombere, essendomi convenuto con la forza del mio proprio danaro sostentar del tuto et in tutte le cose, niuna eccettuata, non solo me stesso con la famiglia, ma molt’altro numero di avvocati e sollecitadori, trattenuti sempre a mie spese alla propria tavola, perché havessero a diffendersi li più poveri miserabili et impotenti senza pagamenti, com’hanno effettivamente fatto con molta pontualità attentamente da me osservati et contenuti in ufficio, tutto ho fatto a lode del Signor Dio ad utile vantaggio di Vostra serenità, di questa amatissima Patria, verso la quale ho sempre procurato con ogni mia industria particolarmente di promover nelli sudditi vero affetto di cordial divotione et di rimover all’incontro ogni sinistra impressione, che potesse esser stata fatta nei loro cuori da qualche sinistra operatione d’altri, et acciò sappino et effettivamente conoschino non esser mancati ne presenti quei termini di giustitia e d’amorevolezza, che tanto viene commendata ne gl’antepassati nostri maggiori et seben facil cosa sarà il comprendere quanto interesse et pregiudicio habbi convenuto sentire, mentre come già ho accennato è stata mia rissoluta volontà di comprar tutte le cose, niuna eccettuata, et lo stesso nutrimento di cavalli a prezzi molto più altri de gl’ordinarii, et ben spesso sendo passato in luochi asprissimi, quasi impratticabili, ho havuta necessità di comprar anco l’acqua, havendo in oltre voluto condur meco sempre tutte le suppellettili necessarie, non essendomi valso che talvolta delli soli utensili grossi et di qualche coperte da letto, accappate ad imprestido et non di vantaggio, tutto a fine di non portar minimo né pur insensibil aggravio ad alcuno, conforme all’intentione pietosissima di Vostra serenità, il che sia detto non per amplificare vanamente il mio debole servitio, né per pretensione di merito, ma per sola espressione di verità, acciò si sappia di qual maniera habbia trattato nell’essecutione delli tanti replicati ordini di quest’eccellentissimo Senato, ben raginevolemente desideroso di questa visita, informato del sommo bisogno d’essa, che certamente era anco maggiore del divisatosi et di quello ch’io basti o vaglia a rappresentare, instituita et ordinata da nostri maggiori, ma non so se mai più intieramente effettuata, per gl’incontri di fastidiosissime difficoltà che in essa si provano, superato per sola gratia del Signor Dio non già per mia sufficienza, bramata da poveri popoli, aborrita d’altri, utile all’universale del Regno, proficua a Vostra serenità, contraria al gusto et all’interesse di quelli a quali non mette conto la giustitia et che vorrebbero chiusi gl’occhi et l’orecchie di essa.
Tra gl’abusi che trovai introdotti dalli cavallieri e patroni de casali, fu principale quello dell’assignatione di terreni fatta con violenza a contadini, poiché un pezzo medesimo di terra veniva dato a diversi et da tutti si voleva riscotere l’intiera portione dominicale che doveva esser pagata da un solo, cose che hanno dell’incredibile et pur sono verissime.
Trovai estorsioni gravissime sotto pretesto di regalie, distributioni a contadini di biave et altre robbe a prezzi accessivi, aggravii d’angarie non dovute, ingorde essationi, usurpationi d’animali e di terreni, usure di più qualità, assegnationi di terreni sterili con obligationi intolerabili, pascoli de proprii animali nelli altrui terreni, pesi e misure false, tutto in pregiuditio della povera contadinanza.
Trovai esser accaduto ad alcuni che sendo andati a dimandar restitutione di robbe lor usurpate, furono legati, battuti, feriti e maltrattati, coll’esser pur anco occorso che ad altri sia stata levata la vita, con quel grave scandalo et con quell’alteratione gl’animi de popoli che ogn’uno può ben immaginarsi, et vi fu tra gl’altri chi hebbe ardire di stender uno in croce, doppo haverlo tenuto in catene et fieramente percosso, che finalmente convenne in quel tormento spirar l’anima.
Anco dalli castellani e capitani contra fores erano introdotti abusi a danno del contadino, poiché per avanzar danaro si servivano del manto della giustitia, li promovevano vanie indebite, con imputationi false e mendicate, che davano ansa di levarli le poche sostanze che havevano et di maltrattarli ancora nella vita, il carico di capitano contra fores fu introddotto con ottimo fine d’antico tempo, ma abusando poi l’obligo loro ben spesso quelli che lo essercitano, posso affermare a Vostra serenità, che poco frutto portano al presente et come nelli territorii di Rettimo e Canea, fu levata questa funtione, così l’istesso potrebbe farsi in quelli di Candia e Settia, poiché non servono, che d’oppressione alla contadinanza, né si possono contener nel dovere, per diligenza che s’usi, volendo, com’essi dicono, riffarsi del danaro che impiegano per conseguir quest’uffficio in alcun luoco del Regno, dove promettono sino 300 mistacchi d’oglio per havere il carico da chi ne ha l’auttorità, qual dura per il tempo d’un solo reggimento, da che si può comprender se vogliono poi espilare, per avanzar qualche cosa anco a se stessi.
Trovai più gravi eccessi nel corso delle mie peregrinationi in quella visita, viddi insidiato l’honore di molte case degne, rapite sino da proprii letti donne maritate e vergini, disfatti tetti di casa per levar le lor robbe, sotto colore di pretesi crediti, et se alcuno riccorreva alla giustitia era fatto spettacolo et essempio horrendo a gl’altri di astenersi da così fatto ricorso, sicuri dover incontrare li stessi pericoli et perder la vita. Altri havevano di propria auttorità distrutte dai fondamenti le case d’alcuni contadini, con morte delli stessi figliuoli innocenti.
Alcuni pure hanno tenute prigioni private e dato il tormento della corda.
Molti davano scandaloso ricetto nelle proprie habitationi a banditi et erano moltiplicati a tal segno gl’eccessi in più casali, che s’erano formate diverse sette di ladri e banditi, quali con insolente predominio essercitavano effetti di barbara crudelissima tirannide.
Vi sono stati di quelli che fatti caporioni e sedduttori de gl’altri, in modo così seditioso che a viva forza volevano esser arbitri di quelle parti dove si ritrovavano, giudicare e terminar le differenze a modo loro, opporsi coll’armi all’essecutioni che d’ordine della giustitia venivano fatte, fugando et impedendo li publici ministri dalle loro operationi, seguitandoli con tumulto sino nei luochi sacri, gettando a terra porte e balconi, con sbaro d’archibugiate, così che seguitati da molte genti si rendevano formidabili.
Altra setta più grande e più numerosa nelle parti più montuose del territorio di Candia, cagionò la distruttione di diverse famiglie et commise eccessi enormi per lunga serie d’anni, caminando in truppe, tagliavano le mani alle persone, svalleggiavano et abbruggiavano case, uccidevano li patroni, precipitavano altri dalli dirupi, commettevano stupri et contro li stessi cadaveri incrudelivano con empia inesplicabil atrocità.
Altri ladri poi dall’altra parte del Regno verso la Canea, di prole Condi e Papadopuli, Sfacchioti, habitanti però in quel distretto, con maggiori, più lunghi et più insopportabili aggravii, portavano continua vessatione a contadini, viandanti et ogni sorte di genti, essendosi questi uniti in molto numero commettevano del continuo furti, svalleggi di case, assassinii di strada, deflorationi di vergini, facevano e disfacevano violentemente matrimonii dell’altrui figliuole, ferivano et ammazzavano li paroni delle robbe nell’atto di depredarli, minacciando esterminio a chi moveva qualche voce d’indolutione, restarono perciò in una perpetua scandalosissima inobedienza, moltiplicando sempre nei delitti, onde non solo nelle strade publiche, ma dentro nelle proprie case non era alcuno sicuro da gl’eccessi della loro sfrenata violenza et co’l terrore dell’armi impedivano a gl’aggravati il ricorso alla giustitia, et se pure nella moltiplicità de lor misfatti son state da publici rappresentanti fulminate sentenze contro di essi, sendovene alcuni che ne havevano sino al numero di sei e sette, tutte capitali, non solo furono sprezzate, confidandosi nella prepotenza loro, prestandosi aiuto reciproco, ma calpestando la publica auttorità, si facevan lecito pratticar liberamente nelle stesse città, in faccia de medesimi rappresentanti, senza timore d’esser offesi, anzi sendo stato instituito, con speciale prudentissimo ordine dell’eccellentissimo General Foscarini, rinovato dal fu eccellentissimo [?] signor Proveditor general Capello, che due volte l’anno, cioè il marzo e settembre, dovessero le proli di Sfacchioti presentarsi all’obedienza de gl’illustrissimi Rappresentanti della Canea, per risponder alle querele che fossero promosse contro di loro et sodisfare a gl’aggravati, s’era non pure persa affatto l’obedienza di questi, ma divenuti tiranni dell’altrui libertà, quasi con aperta ribellione, perturbavano la quiete di tutt’il Regno, da che si mossero molti abbandonare le proprie case et ricoverarsi altrove.
Usai ogn’industria per haver questi scelerati nelle mani, che finalmente mi successe con buoni ordini, disposti da me a fine d’evitare ogni confusione, stimai però servitio di Vostra serenità, per non spogliare in un punto quelle parti di migliara de sudditi, punire capitalmente li principali auttori di tante tristezze, perché in essi potessero specchiarsi quelli che seguitavano le loro malvagità, altri condennati alla galera et diversi a servire in terra ferma a Vostra serenità, che furono in tutto 60; gl’altri son stati licentiati, mentre mi parve bastevole questa dimostratione, colla quale si sono atteriti, di modo che più non si son uditi reclami e tutti quei popoli, sicuri dalla loro barbarie, benedissero mille volte Vostra serenità per così giusta et fruttuosa operatione.
S’era quella gente più volte dichiarita, che le passate indulgenze usate verso di loro, cagionarono queste recidive nel male et che doppo quanto fu operato dall’eccellentissimo General Capello contro di essi, sendo rimasti sempre incorretti li proprii misfatti, han continuato nel mal operare, sperando potersi tuttavia sottrare alla pena.
Fu tra l’altre cose da quell’Eccellenza fatto demolire un casale, ch’era habitato da questi, in sito fortissimo, fatto nido di tutte le sceleratezze, ma doppo qualche corso di tempo incominciarono li medesimi a rihabitarlo et riddurlo nello stato di prima, io però con tal occasione ho voluto farlo distrugger di novo et prohibito loro sotto severissime pene il ritrono, per levarli in quanto si possa il commodo di commetter simili iniquità.
Feci mutatione delli capi di cento et altri officiali, da quali principalmente dipendeva il fomento d’attioni così scandalose, havendole regolate nel resto di quel modo che stimai necessario, in maniera che quando siano contenuti in freno et fatti di tempo in tempo essequire li miei ordini in tal proposito, si deve sperar sicuro lo stabilimento di quiete in quei sudditi et l’indennità loro da simil gente sfrenata et di natura feroce, con infinita lor consolatione e gloria di Vostra serenità. Et questo è quanto tocca alli Sfacchioti, che per quello appartiene a tutte l’altre cose sopranarrate et infinite di più, che ad alcuni per avventura pareranno amplificationi iperboliche, tanto più quanto che per avanti o leggiermente toccate o del tutto tralasciate per non apportar molestia con il rifferirle, sono tutte comprobate dalli processi sopra esse diligentemente formati.
Li soggetti principali che l’hanno commesse, con poco rispetto della giustitia, confidando nelle lor dipendenza, favori et auttorità, con che era riuscito loro per il più d’andar impuniti o leggiermente corretti, più in apparenza che in effetto, il che li haveva resi più temerarii e sfrenati, sono stati da me severamente castigati senza rispetto alcuno, con pene afflittiva, corporali, bandi capitali contro quelli che non ho potuto haver nelle mani et altre condanne che mi parvero più aggiustate al dovere, per mortificarli et contener gl’altri in freno et per riddurre a perfetta quiete e tranquillità quel Regno tutto.
Alcune poche delle sentenze predette mandai con mie lettere a piedi dell’Eccellenze vostre et per non accrescer loro il tedio e disturbo con esse, le diedi poi succintamente di tempo in tempo notitia di quello andavo operando nelle cose più essentiali et assicuro l’Eccellenze vostre che in questa parte del sollevo de buoni et punitione de scelerati, ho procurato non pretermetter ne pur minima parte del proprio debito, il che ben preveduto da molti de più principali, dubitando di ciò che lor sarebbe incontrato, sicuri ch’io non haverei guardato in faccia a chi si sia, fecero ogni maggior sforzo per distornarmi da questo buon pensiero di visitare il Regno, havendomi tentato con tutti li mezzi, che poi riusciti loro vani et mortificato da me ogn’uno secondo li proprii demeriti, cominciarono alcuni prepotenti dichiararsi mal sodisfatti, mentre si scopersero la lor fraudi, ma viddero poi ch’io, seben tocco tal’hora da qualche pregiudicio, ho però stimato poco il loro odio et il mio provato interesse, altro non havendo per fine che di ben servire, ristringermi nella propria innocenza, contentarmi della mia povertà, rissoluto di morire in essa et con intrepida costante fermezza incessantemente operando, altro non ambire per premio che il servitio del Signor Dio et quello della mia Patria.
Le occupationi più gravi che nelle materie civili, toccando [?] il gusto e tanto necessario sollevo de poveri miserabili, oppressi particolarmente, m’hanno tenuto in un continuo molestissimo et faticosissimo essercitio, furono in Settia, in Candia et ne loro territorii, o perché questi sian stati li primi visitati et non habbino quelle genti stimato la visita doversi con patiente toleranza diffondere ad udire gl’aggravii de più poverelli, ma haver a riuscire di sola vana apparenza, come per il più suol avvenire, o perché habbino creduto di poter superare l’incontro con li mezzi tutti ordinarii delle longhezze, delli dispendii, de strussi et altri anco assai peggiori, onde li più deboli per necessità havessero a desistere dalle loro giuste istanze ed essi a restar in possesso dell’indebite usurpationi, non stimando forse anco che gl’infelici havessero ad haver diffesa, il che preveduto da me vi providdi, come ho di sopra accennato, o pure perché sendo li popoli, specialmente di Settia, in stato di mendicità e più vili de gl’altri, confidati gl’oppressori nella propria potenza, con la quale li tenevano in terrore, non si siano persuasi ch’io havessi saputo trovar modo per levare ad essi il timore di rassignar me in una ben ferma costante patienza d’udire ogn’uno et di porgere a quegl’infelici la mano pietosa della publica giustitia, per rilevarli dal stato infelice di calamità nel quale iniquamente venivano tenuti, onde non così prontamente si sian condotti al debito et volontario riffacimento della parte aggravata, prima ch’ella mi comparisse innanti, come poi hanno fatto infiniti altri.
Li contadini delli territorii di Rettimo e Canea, essendo più ben stanti, uniti tra di loro, hanno più tosto fatti qualche pregiudici a cavallieri di quello che n’habbino ricevuti et n’ho anco trovati alcuni, che con modi indebiti, occupavano l’un l’altro i terreni et la parte inferiore conveniva soccomber, io però ho proveduto di quel modo ch’è conforme alla pia intentione di Vostra serenità et ch’è riuscito d’universale sodisfattione, havendo ogn’uno rihavuto il suo, il che in questa parte del Regno è successo per il più senza contesa, perché chi haveva il torto volontariamente riffaceva l’aggravato, valendo in ciò d’impulso la sola mia presenza, poiché un bolettino semplice di citatione, che li chiamava innanti di me a render conto del mal tolto, fu per la maggior parte causa della volontaria e pronta restitutione, da che è nato che li due terzi di queste differenze si siano volontariamente accommodate con la cessione della robba levata, senz’aspettare la mia sentenza, onde Vostra serenità et l’Eccellenze vostre possono da questo comprender le gravi e manifeste ingiustitie da quali venivano oppressi li più poveri e deboli et quanto proprio e necessario sia stato l’ordine della pietà di quest’eccellentissimo Senato, con tante repliche incaricato al suo rappresentante di essequir questa visita, come all’incontro del poco gusto che può ella haver apportato alli più potenti, tocchi per giustitia nel più vivo de loro indebiti interessi, ne vi sarà alcuno che si prenderà però meraviglia, se quelli a quali è stata levata di mano la facoltà altrui, da loro usurpata, se ne rissentano con condoglienze, mentre massime la qualità loro porta, che le voci da essi sparse facilmente arrivino di qua, poiché quelle di che ha ricevuto il sollevo restano in parte lontana non udite, che se si potessero sentire, non è dubio che questa musica risuonarebbe d’altro suono tutto diverso et si udirebbero le acclamatini et le benedittioi alla giustitia et alla pietà di quest’eccellentissimo Senato, hora mo’ si haverà da publici Rappresentanti a studiare con il zelo ch’è lor proprio, come ho io pur loro nella mia partenza rimostrato, con aggionta d’efficacissime preghiere, ch’il tempo et la mutatione del governo non habbi a pregiudicare, a quello che resta ben aggiustato, con il permetter che rinascano le usurpationi et che si ravvivino le violenze, il che si deve indubitatamente promettere dal valore et dalla bontà incontaminata dell’eccellentissimo Contarini mio successore, come pur sarà parte delle Signorie vostre eccellentissime il pensare all’applicatione del proprio rimedio, perché con il mezzo delle appellationi delle sentenze, interposte in questa città, non sia pregiudicato a più poveri et a più miserabili, che non potendo venir di qua, né sostenere il dispendio delle liti, saranno tuti espediti in absenza, né mancheranno li modi per divertire questo dannoso inconveniente, mentre pur vi è memoria che altre volte quest’eccellentissimo Senato ha voluto et saputo anco a tale evidentissimo disordine ritrovar proprio e ragionevol ripiego.
D’altre molte operationi, fatte in tutt’il corso di quella mia riuscita, sebene tralascio il racconto per non accrescer tedio all’Eccellenze vostre, non devo ad ogni modo passare sotto silentio li gravi mancamenti, che trovai di lunga mano introdotti nelle cancellarie et diversi altri uffici di Canea e Rettimo, principalmente per l’ingordigia di pagamenti a quei ministri, contro la prescrittione de gl’ordini Foscarini, ma sendone da me stati corretti alcuni con castigo condecente et ingionta non solo l’essecutione de gl’ordini predetti, ma aggionte altre provisioni, essaminate e trovate buone dall’Eccellenze vostre et confirmate dalla suprema auttorità di quest’eccellentissimo Senato, mi giova sperare che più non siano per succeder di quelli inconvenienti che altre volte sono accaduti. Parimente nell’officio della sanità di Canea s’erano introdotte corruttele importanti, che dipendevano dalla sola rapacità di quei ministri fomentati da chi meno doveva, con solo fine d’ingordi avanzi.
Questi con nove inventioni procuravano estorquer danaro da cadauno che capitava in quel porto, necessitando li patroni de vascelli a dar loro le merci che portavano a prezzi vilissimi, che poi erano dalli medesimi rivendute a prezzi altrettanto alti et eccessivi, onde restava per così dire assediata la città et li mercanti eran astretti astenersi di passarsene ivi con formenti et altre vettovaglie, siché spogliati quasi che affatto rimanevano li sudditi delli alimenti necessarii, che già da Costantinopoli et altre parti a gara vi concorrevano, feci pagare ad alcuni de principali con la vita un tant’eccesso et nel resto ingionsi commissioni tali che diedero a cadauno libero l’adito di potersi trasferire colle proprie mercantie, senza timore di ricever simili aggravii.
Tra molti de gl’accennati mancamenti che trovai anco in Rettimo, fu principale e degno d’applicatione e di rimedio, per benefficio di quei sudditi, l’abuso introddotto nel maneggio di quel fontico, instituito con prudentissimi ordini a vantaggio universale di quella città et de poveri specialmente, che mi portarono querele et supplicationi efficacissime per la sua regolatione. Passava la scrittura molto confusa, in vantaggio de ministri che da ciò ne trahevano ingiustissime utilità, non potendosi comprender a qual prezzo fosse comprato il grano o fosse fatto il calamiero, né tampoco compassassero li pagamenti o fossero girate le partite, et quello che più di tutto mi commosse, fu il vedere che l’utile cavato dalla vendita di formenti, per il corso di trent’anni continui, che nelli libri publici appariva di perperi 300.000 in circa, oltre molto di più che non si potea vedere, fu la maggior parte consumata sotto finti colori di pretese perdite o d’altri inventati pretesti, non vedendosi impiegato in benefficio di Vostra serenità ne pur un solo perpero, fuorché l’avanzo fatto sott’il prudentissimo Reggimento dell’illustrissimo signor Pietro Foscarini, che come ho predetto, si valse di tal capitale nella costruttione di un molo a quel porto et del già illustrissimo Rettor Mudazzo, che di questo danaro fece principiare un quartiero per li soldati della Stratia, come anco dell’illustrissimo Rettor Sagredo, che con suo molto merito eresse a benefficio et consolatione di quella città tutta un monte di pietà di perperi 78.000 in circa, cavati dalle sole utilità del fontico, non apparendo nel resto quel che sia seguito di tanta summa d’oro. Più di tutto vivamente toccava l’interesse di Vostra serenità l’esser stato levato da molt’anni il maneggio al sopramassaro, che haveva la cura del formento et altre biade di ragion publica, et passava tutto per mano delli fonticari, di modo che non bastando il solo formento del quarto al vitto di quei sudditi et convenendo comprarsene ogn’anno summa considerabile, veniva impiegato in tali investite il danaro di Vostra serenità, qual fu maneggiato dalli stessi fonticari et seguirono intacchi per molti migliara di ducati, una parte de quali resta quasi inessigibile, feci però terminatione che levava tutte le corruttelle predette et disponeva a meglior regola esso fontico, qual conosciuta necessaria dalla signolar prudenza di Vostra serentà, restò anco approbata da quest’eccellentissimo Senato et riuscì di gran consolatione a tutti quei sudditi. All’incontro con altrettanto buon ordine et con amministratione molto fedele e maneggiato il fontico di Candia, che riveduto da me, conobbi non haver bisogno d’altre diligenze, per sicurezza del publico interesse et per divertire le fraudi, che da ministerii di questa natura pare siano fatti quasi inseparabili, et essendo stata compra in diverse volte molta summa di formenti nel corso del mio generalato per li bisogni di quel Regno et convenendosi smaltire qualche cosa di vantaggio per li utili del fonticaro, li feci vender un perpero più dell’ordinario la misura, della qual ragione m’è riuscito avanzare alla Serenità vostra dalla vendita de medesimi sino a ducati 12.000; et è pur ragione, che se da Lei vien sentito l’interesse nell’impiego del danaro, habbi anco a godere qualche utile con insensibil aggravio di quei sudditi, del capitale predetto ne fu dato credito a Vostra serenità, come appar dalle partite delle quali presento copia.
Nel monte di pietà eretto nella stessa città già molto da un tal Damian di Zuanne, la cui revisione mi fu parimente incaricata dall’Eccellenze vostre, si trova facoltà che ascende a ducati 40.000 in circa, come presi alcuni depositi de particolari et molte robbe utensili e supellettili richissime, tra questa summa vi sono diversi ori et argenti, lasciati in pegno d’alcuni di quei gentil huomini, quali non vengono mai deliberati, tuttoché il tempo sia di gran lunga decorso, et si lasciano nel monte medesimo a loro dispositione per ricuperarli quando lor aggrada, onde li poveri a benefficio de quali fu costrutto il monte predetto non vengono a sentire alcun vantaggio, né la volontà del testatore è essequita et la pia mente di Vostra serenità defraudata, s’applicarono pure con gran spirito in quest’importante interesse gl’illustrissimi signori Duca Mocenigo et Capitano Priuli, quali non hanno lasciato certo che desiderare, anco in tutto quel di più che hanno conosciuto complire al vantaggio di Vostra serenità, con singolar prudenza e zelo in tutte le cose attinenti al lor ministerio.
Per sigillo donque del principiato discorso della visita del Regno, supplico l’Eccellenze vostre rendersi certe ch’io habbia procurato sempre unire in tutte le parti alla consolatione di quei sudditi la sodisfattione compita del mio debito, non havendo perciò giammai provato momenti di quiete, ma con incessante agitatione, travagliato et condottomi quando in una quando nell’altra parte et ben spesso mentre il bisogno lo ricercava due e tre volte nell’istesso luoco, senza risparmio alcuno della propria vita, né ho permesso già che la mia lontananza dalla metropoli pregiudicasse alla buona condotta de gl’affari che si maneggiavano in essa, poiché di tutto ho voluto haver sempre intiera notitia, dar gl’ordini necessarii e sollecitarne l’effetto, in che devo per puro obligo della mia conscienza dar gran lode all’illustrissimo signor Capitan Giustiniano, alla cui singolar virtù é toccato in tutt’il corso del suo carico haver questa cura di vantaggio, d’adempir pontualmente et con somma prudenza tutte le parti del mio desiderio toccanti il servitio di Vostra serenità, havendomi di tempo in tempo data particolar notitia di quanto andava operando et essequendo, come fece anco l’illustrissimo signor Capitan Priuli che venne a succeder, a segno tale ch’io ben appoggiato all’applicatione di quei signori nel [?] effettuare quanto andavo loro raccomandando, potevo con quiete d’animo attender alla già detta così grave funtione della vista [?] et seben talvolta s’è doluto alcuno, non d’altro ceramente solo che habbia proveduto a disordini et non permetter [?] continuatione di corruttele, ch’estorquevano le sostanze a popoli [?] dichiarandosi perciò disgustati, sotto pretesto ch’io li spogliassi di quelli ch’essendo propriamente introdduttione di [?] abusi, s’intitolano per lor utili, non volsi perciò fare alcun riflesso a simil voci, ma divertire come o fatto totalmente queste corruttelle, introddotte da indebito interesse poco tempo fa, che portava a reclami et indolenze [?] giustissime li medesimi sudditi, la contentezza de quali dipende in effetti essentialmente dalla presenza del Generale, che per ogni rispetto è sommamente necessario in quel Regno, il quale quando voglia fare il suo debito, postposti li rispetti et spogliatosi di sordidi interessi, apporta gran frutto alle cose di Vostra serenità, contiene tutti li suoi Rappresentanti nel dovere, aggiusta ogni differenza, divertisce li pericoli et consola di modo quei sudditi, che ben riconoscono da ciò la paterna pietosissima cura che Lei tiene del buon governo d’essi, poiché il Proveditor generale è il loro ricorso nelli aggravii che provano e tale è la confidenza che tengono nella protettione di lui, che tralasciando gl’altri nei lor bisogni più importanti a questo solo ricercano giustitia e sollevo et se scoprono in esso effetti corrispondenti al dovere et all’intentione di Vostra serenità, restano contentissimi, ma se dubitano del contrario si danno alla disperatine.
Ben è vero che per levar l’occasioni di discodie et perché fosse rispettato e riconosciuto il Generale in quel posto d’auttorità e superiorità, ch’è apunto aggiustato al bisogno et alla mente di Lei, non sarebbe mal impiegata in esso qualche maggior dichiaratione della sua auttorità o pure altra più chiara e più rissoluta espressione di quella che si fa d’ordinario nelle commissioni ch’a Proveditori generali si danno, affine di levare le cavillationi e troncare li pretesti a quelli che pur troppo cercano di rivocarla in dubio e dimminuirla, per aggrandire et ben spesso interessatamente la propria.
Nel corso del mio Generalato, doppo l’essempio delle correttioni e del castigo severo dato a più scandalosi, come riverentemente ho accennato, si sono conservati quei sudditi di qualsisia conditione in grandisisma quiete et co’l favore del Signor Dio non è successo accidente travaglioso in alcuna parte del Regno, che potesse riuscire di disconcio o di pregiudicio, benché picciolo, alla publica riputatione, co’l rispetto della quale si sono tutti contenuti in freno, le risse, le questioni, che frequentissime per l’adietro seguivano tutte s’estinsero, ogn’uno stava con gran timore della giustitia, né ardiva chi si sia con termini di soverchiarie soprafare il suo contrario, poiché oltre l’effettive dimostrationi di severità mi feci intender sempre con dichiarationi ben rissolute, che haverei severamente puniti quelli che non si fossero astenuti dal mal operate, di modoche per questa parte non ho havuto che desiderar da loro.
Coll’occasione di questo discorso passerò brevemente a qualche particolare della giustitia del Regno, che pur deve esser presentata innanti l’occhio dell’Eccellenze vostre, con quel termine di sincerità ch’è mio proprio.
Molti magistrati con diverse obligationi vengono dalla Serenità vostra spediti in Candia, tutti però tendenti al fine della consolatione et buon governo di quei sudditi.
Di questi carichi non farò special mentione, sendo ben noti, porterò solo inconveniente grandissimo, dal quale molti mali dipendono et è degno del riflesso dell’Eccellenze vostre, perché li Greci per natura adulatori in eccesso, sagaci et bramosi di veder partiale per loro la giustitia, questi a pena arrivato un Reppresentante ad altro non attendono che a proccurar d’insinuarsi nella sua gratia et per mezzo efficace si servono di proporre, con grand apparenze, modi di cavare grossissimi guadagni in diverse maniere et ben spesso con tale allettamento fanno cadere alcuno de publici Rappresentanti nella rete, tuttoche di buona volontà, inesperti però della scelerata natura di coloro, onde abbracciando il specioso partito, stimando forse ch’altra fraude non stia qui sotto nascosta, permettono che quei tali diventino arbitri della volontà loro et che fatti usurpatori il dominio della riputatione et robba, che già sta riposta nelle mani di coloro, li girano a modo suo et servendosi dell’auttorità che hanno sopra di essi, mercano illecitissimi guadagni, s’intrudono ne gl’affari civili e criminali e dispongono del voto di quei signori quasi di cosa propria, sia sempre detto con la dovuta eccettione de buoni, il che non posso esprimer a Vostra serenità, quant’afflittione apporti a quei poveri sudditi, che devono sottomettersi alla censura di Rappresentante, li giudici del quale, buoni o cattivi che siano, si rendono sempre per questa sol causa sospetti.
Alcuni di questi scandalosi sensali della giustitia, capitati nelle mie mani, sono stati castigati con quella severità che ben meritavano, di modo che spero che l’essempio haverà giovata in qualche parte a contener in freno gl’altri ch’attendono a questa professione.
Dispiace anco in estremo a sudditi il vedere che li Rappresentanti s’ingeriscano in mercantie, parlo di quelli che lo fanno, non solo perché sanno doversi valere del mezzo d’altri, che sono poi ministri di poco buone operationi, ma perché non possono godere il benefficio dell’abondanza, quando quelli che commandano vogliono comprare e vender a solo benefficio di se stessi, tutto quello che doveria esser compartito con avantaggio ad ogn’uno, da che ne derivano concetti scandalosissimi delli stessi popoli, che li Rappresentanti facciano ingiustitie, si servino del danaro di Vostra serenità, habbiano intelligenza con particolari et altre cose molto pregiudiciali alla publica riputatione, per questo fu prohibito con strettissimi ordini alli Rappresentanti il far mercantia et seben sotto pretesto che nelle lor commissioni venga lor permesso investire li loro salarii nelli ultimi sei mesi, sarebbe poco male che a tempo debito, mentre sono per partire dal carico, si valessero di essa, ma che a pena arrivati vogliano attendere a simili traffichi è cosa che fa pessimi effetti et degna di ben rissoluta provissione, havendo io pur anco per quello che ha potuto derivar da me, lasciato qualche ordine stimato più proprio a diversione di tanto e così scandaloso inconveniente.
Ed è pur vero che per cause di questa natura siano venuti alcuna volta et in alcuni luochi molti in publica audienza a dimandarmi giustitia et a reclamare di non poterla havere da quelli da quali doveva esser a loro amministrata, onde havendo voluto rimetter le lor cause alli proprii fori, habbi incontrato renitenza incredibile de medesimi, che alla presenza di migliara di persone riscusavano il loro giudicio, con espressioni tali, ch’io mandato dalla Serneità vostra per sollevar gl’oppressi, non dovevo abbandonare le lor giustissime cause, che convenivo però a viva forza et per levare il scandalo assumer con mio grave dispiacere, poiché intolerabili erano le moleste et faticose occupationi che m’apportavano.
Tale si comprende la verità da diverse sentenze criminali che vengono da alcuni pronuntiate, nelle quali talvolta li rei vengono assolti et altri con delitti enormissimi, pienamente giustificati, tocchi dalla giustitia con sentenze così miti e piacevoli, che danno grande occasione di mormorare, mentre massime la maggior parte delle speditioni consiste in condanne pecuniarie, delle quali, sebene per special decreto di Vostra serenità deve passare tutt’il danaro per Camera, non vien però osservato quest’ordine, onde saria necessario qualche novo efficace commandamento di Lei in tal proposito, per la sua compita essecutione, perché havendo io voluto rimediare a questo grave inconveniente, sendomi stata rivocata in dubio l’auttorità, per non havere a contendere, ho stimato bene risservar questo tanto al supremo commando di Vostra serenità. Ho io, per veder di mover anco gl’altri coll’essempio, con rigorosa pontualità fatto poner in quelle Camere a credito publico tutt’il danaro delle sentenze pecuniarie fatte da me, come si compiaceranno l’Eccellenze vostre vedere dalla fede che porto meco, applicai solo certa poca summa di questa ragione al riscatto d’alcuni miserabili sudditi di quel Regno, presi già mentre andavano in servitio di esso per provisione di formenti alle Scale turchesche, di tutt’il rimanente Vostra serenità ha sentito il dovuto benefficio.
È però vero che deve mettersi in consideratione che li Reggimenti in Levante sono travagliosi, lontani, accompagnati da pericoli e da fatiche et è ben di dovere che sia contrapesato con honesti utili, per dar animo di ben servire; et per me stimavo assai ben impiegato quell’utile dei caratti delle sentenze che prima godeva il Reggimento di Candia et poi per terminatione delli eccellentissimi Inquisitori le fu levato et posto in Signoria, a distintione delli altri Reggimenti del Regno che godono il benefficio d’essi, il che accresce le difficoltà nelle ridduttioni et nell’audienze, con poco vantaggio di Vostra serenità et con aggravio di quei sudditi, ma non già per questo s’ha da vender la giustitia, parlo sempre con la dovuta eccettione de buoni, che tanto maggior lode meritano, quanto che incontaminati si conservano nel mezzo della corruttione, non s’hanno ad essacerbare li sudditi, anzi a disperarli, con espilare le lor sostanze et con il commetter tant’altri mancamenti di gravissimo rilevo, havendo a questo proposito fatta osservatione, che come altre volte li popoli dell’isole d’Arcipelago, per preservarsi dalle estorsioni e tirannie turchesche, venivano numerosi a ricoverarsi in quel Regno, così al presente stanno da esso altrettanto lontani et si contentano più tosto sottomettersi a vanie e pericoli della vita, che riddursi a quella parte; ben si vede per il contrario che molti di naturali sudditi del medesimo Regno, particolarmente di Settia, com’anco mi significò più volte il signor Rettor Balbi diligentissimo, passano con occasione di vascelli al Cairo et altri luochi turcheschi, di che me ne diede notitia con più mani di lettere sin da principio del mio arrivo alla carica l’illustrissimo signor Console Corner, che m’aggiunse esser tra questi molti giovani, quali son fatti poi rinegar la fede, il che giustificato capitai a severo castigo contra li padroni delli vascelli che li ricevevano et fatto da me a questo particolare importantissimo il necessario riflesso, usata diligenza pontuale nella descrittione di quelle genti, trovai che dalla sola picciola città di Settia mancavano dall’anno 1622 in quà più di 200 persone, passate et fermatesi ad habitare parte nell’isole d’Arcipelago et parte nell’Egitto; et seben m’è noto il passaggio di sudditi di Stato in Stato, ove sono confini, così mi riuscì inusitato che tanti de nostri siano partiti, per più non ritornare, et di li non sia capitato alcuno in Regno, quasi che quel ricovero portasse seco ogni gran danno et più facile fosse tolerare il giogo et violenza de Turchi ch’il placido governo di Vostra serenità; et seben alcuni che pur vorrebbero escusare di qualche maniera il fatto, s’ingegnino di persuadere che la causa di questo gran pregiudicio provenga dall’obligationi che per decreto publico sono impartite a contadini dell’angarie personali, della falera, della contributione di biava alla Stratia, particolari tutti che portano seco aggravio et incommodo et coll’aborrimento loro da questi pesi tanto più gravi gli riescono, oltre li mali trattamenti de cavalieri che forse aggravano il contadino più di quel che può tolerare, si vede però che anco li privilagiati, li stessi scolari bombardieri, preti greci et altri che sono affatto essenti d’ogni obligo, sono alla stessa conditone et fuggono, quando vien loro fatto, in paese turchesco con le loro fameglie, ond’è necessario certo che da più rilevanti cause nasca questo violentissimo effetto di condurre gl’huomini ad abbandonare la Patria et il governo d’un prencipe pietoso e religioso, quanto si sa esser la serenissima Republica, per passare ad una certa servitù in paese di diversa religione, aborrito anco da quelli che vi nascono et essendo li rispetti, quali ho già in più d’un luoco di questa mia relatione rappresentato, ho procurato, per quanto è stato in poter mio, contraporvi provisioni così efficaci che valessero a divertire la continuatione, havendo in oltre dati ordini strettissimi per sicurezza delle marine et di più incaricati gl’illustrissimi Rappresentanti ad un osservation pontuale di tutti li vascelli che partono dalli porti di sua giuridittione, con far rivedere chi s’imbarca per dove et per qual causa, con quel di più che stimai necessario per impedir questo male.
La notabil dimminutione delle genti di tutto quel Regno si comprende molto chiara, con mio sommo scontento, dall’universale diligentissima descrittione che ho fatta fare di esse, poiché sono molto inferiori di numero dalli tempi andati, mentre ogni ragion vorrebbe che più tosto l’accrescimento fosse stato notabile per la lunga quiete goduta da quel Regno, 257.000 anime ch’erano sotto l’eccellentisismo General Foscarini in tutte quelle città e terriotrii, che pur fu in tempo ch’erano mancati molti per l’armamento delle galere fatto in numero estraordinario nell’occasione della guerra co’l Turco, hora sono riddotta a 223.000, 38.000 erano all’hora nelle città, al presente ne sono 33.000 solamente et 219.000 nelli territorii, divisi in 1.070 casali, che hora non sono più di 183.000. [Nella relazione sono presenti alcune pagine tagliate, non sembra manchi del testo]
Il numero de soldati delle cernide e privilagiati in tutto quel Regno arriva a 14.600 et gl’engarici a 41.950, il rimanente è diviso tra caloggeri, donne, hebrei, putti d’inferior età et altra gente inutile, oltre li nobili veneti e cretensi.
Concludo il principiato discorso del maneggio importantissimo della giustitia coll’affermare all’Eccellenze vostre, che la consolatione di tutti quei popoli dipende dall’integrità de giudici et dal frequentare l’audienze con ogni maggior applicatione.
Nelle civili veramente ho havuta occasione di pratticare molti illustrissimi Rappresentanti pieni di diligenza e di bontà, qualch’altro assai trascurato.
Il criminale, come ho predetto, vien poco posto in uso et con mano molto placida, molte denontie mi vennero d’un gran numero di casi inespediti, tenendosi occultati li processi, non so se ad arte et per negligenza de ministri o per altra causa, et veramente toccai con mano questo disordine, viddi li processi medesimi et è affare già da me con riverentissime lettere rappresentato, che ha bisogno di provisione, la qual venga dalla suprema mano di Vostra serenità, per consolatione et sollevo di quelle genti.
Li banditi sono in pochissimo numero riducendosi quasi tutte le condanne in danaro et la maggior parte di essi stanno liberamente nelle proprie habitationi o nei territorii, altri poi che per gravissimi eccessi si trovano essuli riccorrono subito a Costantinopoli, di dove in pochi giorni fanno ritorno colli salvicondotti, conseguiti dall’eccellentissimo signor Bailo, che sebene per il riguardo che mosse la somma prudenza di Vostra serenità di divertire la prattica con turchi, perché non restino informati delli più reconditi particolari del suo interesse, partoriscono buon effetto, maggiore però è il danno che si riceve dalla facilità di conseguire simili indulgenze, anziché molti di questi ne meno si trasferiscono a Costantinopoli, ma con poca leggerissima spesa mandano alcuno in luoco loro, che dando ingannevolmente ad intendere esser quel medesimo censurato dalla giustitia, ottiene l’intento, dimodoche senza difficoltà, co’l fermarsi nelle proprie case et con insensibil interesse, vengono in pochi mesi a ricever il benefficio de salvicondotti predetti et con quelli capitano in faccia dell’istesso Rappresentante che li ha banditi, il che li rende audaci e temerarii oltre modo, facendosi poi lecito di commetter altre più gravi sceleratezze.
Quel maggior numero che s’è potuto di questi furono da me mandati alla guerra in Italia, con obligatione di servire a Vostra serenità, per quel tempo che mi parve aggiustato alla qualità delle lor sentenze, alcuni anco sono rimasti, li quali non ricevendo l’incommodo della privatione delle proprie case, poiché in esse restano quieti e sicuri, quando specilamente non hanno nemici de quali habbino a temere, dall’altro canto essentandosi con il bando dalle angarie et dal prestare il servitio nelle galere, quando lor tocca, vengono di questa maniera in luoco di pena ad haversi guadagnato un notabil vantaggio et questo è disordine che nasce principalmente dalla debolezza della giustitia et che si tira dietro quelle scandalose e dannose conseguenze che sono ben note all’Eccellenze vostre.
Hora passerò a discorrer brevemente dello stato delle Camere di quel Regno, raccomandate alla special cura del generalato, queste sono veramente molto mal maneggiate a Rettimo, Canea e Settia da ministri ignari affatto della professione, anco interessati et di niun’attitudine, rispetto gravissimo, che mi fece passare al castigo d’alcuni di loro a Rettimo ed alla Canea in particolare, che da gl’effetti stessi conobbi infedeli, havendo ad arte tenuta confusa e mutilata la scrittura, con molti errori evidentissimi in danno di Vostra serenità, arriva a segno tale l’ignoranza loro, che dovendo ogni mese capitare in mano del generale li mensuali di quelle Camere, per formare il conto delle spese fatte in Regno e trasmetterlo secondo l’ordinario a piedi di Vostra serenità, m’è convenuto rimandare ogni volta e tal’hora replicatamente li mensuali predetti, perché li rifformassero, havendovi trovati sempre gravissimi errori, nasce l’inconveniente in primo capo, perché nelle Camere predette vi sono tutti sostituti, gente manco che ordinaria et di bassa conditione, posta dalli principali delli uffici per cavar da loro più grosse pensioni, onde convengono poi questi ingegnarsi in qualche modo, anco con pregiudicio di Vostra serenità, per cavarsi il vitto.
La sola Camera di Candia è in effetti molto ben regolata et passa con rettissimo ordine, spetialmente per la diligenza di messer Costantin Abellicopulo Vice ragionato, il quale molto ben osservato da me, se ho a dare il suo luoco sinceramente alla verità, ho ritrovato ministro d’integrità, di fede e di molta sufficienza.
Il danaro che condussi meco et quello che doppo mi fu trasmesso da Vostra serenità, nel lungo corso del tempo che mi son fermato al governo di quel Regno [segue riga di testo cancellata], è stato da me impiegato nelle spese del Regno ordinarie et straordinarie, a che s’aggiunge certa poca quantità di cechini mandati per sodisfare alli salarii de Reggimenti et cert’altra poca summa in moneta di rame, di questo danaro Vostra serenità ha havuto per l’accrescimento delle monete 72.000 ducati d’avanzo, de quali s’è girata partita a suo credito, come appare dalla fede che ho portata meco; il capitale predetto fu subito posto da me in Camera di Candia, coll’intervento di tutti quelli illustrissimi Rappresentanti et con pontuale essecutione di tutti quegl’ordini che prescrive la Serenità vostra in tal proposito, feci girar subito le partite a publico credito et seben la quantità del danaro mandatomi è stata molto inferiore a quella che si è inviata nei tempi precedenti, è però stata compartita da me con assignamento tale, che ho potuto sodisfare non solo alle spese ordinarie, ma alle straordinarie, che ben frequenti e grandi mi son occorse di fare per conto di Vostra serenità, essendo stato mio principal oggetto il risparmio del publico danaro, a segno tale che non mi lasciai uscire minima summa di mano, se non ho saputa et molto ben ventilata prima la causa et la necessità della spesa. Dalli mensuali che mandai di tempo in tempo all’Eccellenze vostre, haveran potuto comprender chiara questa verità, ma haveran veduto anco che come ho di sopra accennato, molte gravissime spese ho convenuto far io, che però innanti ad altri non venne occasione di fare, poiché gran summa d’oro s’è impiegata nel pagamento d’estrordinario numero di galere che si fermarono a quella guardia, quattro e sei ne ho fatte armare ogn’anno nel Regno per commissione di Vostra serenità, ho fatti rissarcire li depositi ch’erano estinti al mio arrivo et quello delli 30.000 cechini destinati per compreda di formenti, non solo è stato mantenuto da me al segno che lo trovai, ma l’ho anco di buona quantità accresciuto et sarebbe necessario reintegrarlo del tutto, molto importando la sua conservatione per le necessità del Regno, poiché in altra parte di esso non si trova alcun deposito risservato a simile bisogno et per la diversione che apportano ponenetini co’l loro concorso alle Scale turchesche fuor dell’ordinario, di raro capitano ivi vascelli con formenti, ritrovai al mio arrivo le militie di diversi di quei presidii grossamente creditrici, quali immediate feci sodisfare, mandai considerabil numero di soldati in questa città per il servitio delle guerre d’Italia, ho comprata gran quantità di grani et ho espediti per servitio di Vostra serenità molti vaselli carichi di formenti, cosa tutte che hanno portato seco spese eccessive, oltre l’haver io voluto che di mese in mese fossero effettivamente pagate le militie, non solo delle città ma delle fortezze ancora, per levar di questa manera tutti quei disavantaggi e pregiudici con che altri sogliono profittare, con notabil danno di Vostra serenità et delle militie medesime, non ho voluto però mai pigliare pur un sol danaro a cambio per qualsivoglia necessità che mi si sia rappresentata, ma ho supplito sempre al meglio che ho potuto, benché molte volte mi sia ritorvato in estremo et quasi disperato mancamento et con poca speranza di vicino soccorso, né certamente mi sarebbe riuscito l’intento, se con particolar insistenza et con ogni maggior industria, posposto ogn’altro ripsetto, non havessi premuto nel far caminare l’essatione del publico danaro, la quale o trascurata da quelli che n’havevano particolar cura o pure ommessa con loro privato indebito utile, era non solo restata molto adietro, ma con la longhezza del tempo in gran maniera deteriorata e resasi sommamente difficile, ne ho già guardato alla qualità de soggetti, alle adherenze e favori da quali venivano accompagnati, alla certezza di dover pregiudicare a me stesso colle rigorose necessarie essecutioni contro di loro, né a qualsivoglia altro rispetto al quale non ho fatto né farò mai riflesso alcuno, per quel debito ch’inviolabile professo conservare verso la Patria, poco curando applausi popolari, statue, trofei o altre vane apparenze, dove concorre per una parte il vantaggio et per l’altra il pregiuditio di Vostra serenità. Da questa mia determinata rissolutione n’ho riportati effetti di sommo profitto, poiché colla forza di tale incessante sollecitudine, accompagnata da una discreta desterità et dall’haver levato quelle circostanze d’aggravio, che pare vadano sempre unite con simili essationi, per colpa di quelli che le essequiscono, nel che ho con ogni più attenta cura particolarmente studiato, accioché Vostra serenità ricuperasse il suo, con manco incommodo di debitori che fosse possibile, m’è riuscito di far riscoter nel tempo del mio generalato ducati 121.665 di debiti andati in oblivione, come dall’aggiunta fede resteran servite l’Eccellenze vostre meglio certificarsi, il che ho voluto tutto passi per mano de signori Camerlenghi et de minori ordinarii delle Camere, senza che li miei, de quali pur tutta è stata la fatica, habbino partecipato dell’utile d’un solo quattrino, essendo tutto restato a commodo de medesimi signori Camerlenghi et delli già detti ministri delle Camere, come appar dalle partite descritte nei publici libri. Oltre questa summa ho fatto pur con la medesima maniera et nelli stessi termini di moderatione e di desterità, riscoter anco gran parte di grossissimi debiti contratti dalli engarici, quali non havendo per special decreto dell’eccellentissimo General Foscarini altro aggravio che quallo della galera in occasione di armare et di venir a lavorare per il publico, quando sono commandati una settimana all’anno per cadauno in quel numero che porta il bisogno, overo quando non vengono per non esser chiamati mancand’il bisogno, pagar in Camera otto perperi, alla ricuperatione de quali era deputato essatore che n’havea special cura, insensibile riesce alli medesimi questo peso, come può comprender Vostra serenità, poiché è contrapesato d’altrettanti commodi e beneffici che ricevono dal suo pietoso governo, tuttavia trovai ch’il credito di Lei di questa sola ragione ascendeva alla summa di più di 300.000 ducati, buona parte de quali per la morte di molti, sendo tanto tempo decorso e trascuratane l’essentione, s’è resa inessigibile et al resto co’l favore de lor cavallieri s’andavano facilmente sottrahendo li contadini, vedendosi dal generalato dell’eccellentissimo Moro sino al principio del mio molto poco danaro riscosso di tal ragione; anziché passando da questo ad altro più grave disordine, trovai che li essatori deputati a questo solo effetto di commandare li engarici, quando facevano bisogno in città, o pure riscoter il danaro predetto che son tenuti contribuire, havevano dilapidata gran parte di questo capitale et convertitolo in proprio uso; et havend’io nella revisione di tali maneggi scoperti grossissimi intacchi, fatti da costoro in pregiuditio di Vostra serenità et gravissime estorsioni a contadini, doppo la formatione di diligente processo, castigai li colpevoli con pene afflittive, altri absentatisi son rimasti banditi e contumaci, né mi fermai già in questa sola rissolutione, ma volsi vedere il fondo di quei conti per non lasciar passare più oltre tal eccesso, mandai ministri espressi per li territorii di Canea e Candia, non havendomi servito il tempo di poter fare in quelli di Rettimo e Settia il medesimo, ingionsi loro special obligatione di liquidare il danaro dovuto a Vostra serenità, già senza dubio tutt’esposto all’ingorda rapacità di quelli che infedelmente maneggiavano questo ufficio, ond’io per rissarcire, in quanto fu possibile, il publico con riguardo di non portare soverchio aggravio alla contadinanza, feci attender con diligenza a quest’essatione; et m’è successo ricuperare al publico di questo sol conto altri ducati 44.027, come vedranno dall’aggionte fedi, che è stato quel più che s’è potuto cavare senza dar grand’incommodo alli debitori, che pure con li buoni ordini dati da me, si riddussero a questa volontaria dovuta sodisfatione senza sforzo o violenza.
Questo danaro in conformità de gl’ordini Foscarini, ravvivati poi dal fu eccellentissimo General Capello, è stato in parte applicato da me alla ristauratione delli alloggiamenti e fabriche publiche, alcune de qual erano cadenti, nell’incamisare due cortine della città di Candia, che ne tenevano sommo bsiogno, perché li terrapieni s’andavano tutti disfacendo et la fossa, fatta con gravissimi publicii dispendii, s’andava riempiendo, al che aggionsi la costruttione di un’armaria necessariissima, perché in piazza tanto importante non vi era luoco proportionato di gran lunga al bisogno di tener conservate l’armi publiche.
Hora in vantaggio e facilità maggiore del rimanente riscosso ho fatto formar libri a parte, con dichiaratione a casal per casale delli nomi di debitori, della summa esborsata, del danaro che resta et con maniera più distinta che ho potuto, s’è riddotto in chiaro questo negotio, che per la lunghezza del tempo pretermesso era quasi del tutto andato in oblivione.
Per li debiti poi d’altra natura ho fatta regolare et riddurre ad una ben chiara et ordinata distintione la scrittura ch’in diverse Camere del Regno passava prima molto confusa, di modoche chiari anco appariscano li debitori et la natura de debiti, onde resterà facile il modo alla virtù dell’eccellentissimo mio successore d’attender alla rimanente essatione et di continuare quest’opera fruttuosissima, perché resti affatto reintegrata Vostra serenità di così importante capitale.
Mandai in tre volte in questa città, dirette alli illustrisismi Proveditori in Cecca co’l mezzo delle galeazze et galere della guardia, 200 cassette di quattrini, conforme alle commissioni che ricevvei da Vostra serenità in lettere di 6 gennaro 1628, ne restano altre 80 a Rettimo, quali potranno esser trasmesse con sicura opportunità dall’eccellentissimo mio successore.
Tutti li datii di quel Regno vengono per ordine della Serenità vostra affittati, per ritrarre utile sicuro et per fuggire ogni fraude che potesse esser fatta in publico pregiudicio. Questi portano d’utile ogn’anno all’erario publico ducati 150.000 in circa, oltre i quali si conviene pure spender altra summa et forse superiore per la manutentione di quel Regno, spetialmente nelli pagamenti di militie, io mi son affaticato con ogni spirito, perché tutti li datii predetti fossero deliberati a particolari, che nel primo e secondo anno del mio carico m’è succeduto felicemente con accrescimento notabile dalli passati, il terzo poi per li progressi del mal contagioso in queste parti et per li pochi vascelli ivi capitati di qua, vane riuscirono le mie fatiche nel procurar l’essito delli più importanti, non’ostante l’essersi di mio ordine replicati molte volte gl’incanti et l’haversi usata ogn’altra più accurata diligenza, poiché non si sono trovati offerenti né pur di picciol summa di danaro et hora sono amministrati da persone di quella maggior fede che si son potute ritrovare, perché non venga dilapidato alla Serneità vostra questo danaro et siano li medesimi legalmente amministrati.
Ricevono pure li stessi datii gran danno, perché sendo interrotto il commercio, per colpa di corsari che tengono continuamente impedita la navigatione, resta perciò quel Regno privo del benefficio ch’altre volte riceveva dalla frequenza di vascelli, ch’ivi capitavano, oltreché potendosi difficilmente essitare li vini, come prima si faceva con grandissimo vantaggio in Mar Nero et in Ponenete, il che hora riceve impedimento dalle guerre nell’una et nell’altra parte, non solo perciò rimangono pregiudicati li datii, ma riducono anco in afflittione et in miseria quei sudditi, che per questo capo si trovano in grandissima strettezza, perché dipendendo il commodo loro dalle proprie entrate, deteriorate di molto, quando per la sterilità de raccolti, quando per la perdita di vascelli, depredati da corsari, sono la maggior parte impoveriti et resi per così dire miserabili, resta lor solamente talvolta qualche pochi moscati da espedire in questa città et questo pur anco per le vessationi de barbareschi et perché facilmente si guastano, apporta loro ben spesso anzi dispendio che vantaggio alcuno.
A questi s’aggiunge la poco buona conditione di vascelli che vengono di qua, molto mal fabricati, sproveduti di marinari e di genti che possano diffenderli dalle invasioni, venendo con sette, otto uomini al più et le navi più poderose con 17 o 18, et questi di poca attitudine et di niuna o debolissima esperienza, onde ben spesso dimostrando l’effetto chiare le lor imperfettioni periscono, restano naufragati in bonnaccia, vengono abbandonati dalle stesse genti con viciosi fini di guadagno et presi anco ben spesso con grandissima facilità, in modo che non ardiscono quei sudditi colla frequanza di questi sventurati essempii, avventurare le proprie sostanze, tante volte andate a male. A questo segno non si trovano già li vascelli d’altre nationi, l’inferiore de quali non potrebbe di gran lunga paragonarsi al maggiore di questi, poiché sono molto forti per se stessi, ben proveduti di brava e numerosa gente, che non fa lor temere di sinistro, li vascelli però che vanno a caricare qualche poca portione di vini et altre merci, sono la maggior parte francesi et d’altre nationi estere, perché questi nostri nel costruire li proprii vascelli, altro oggetto non hanno che di soverchiamente provecchiarsi et assicurandosi del valsente di vascelli medesimi, fuggono senza causa, lasciandoli nelle fauci de nemici et della disgratia esposti ad ogni mal successo.
Altro notabilissimo danno riceve quel Regno pur dall’incursione di corsari, oltre l’accennato gravissimo incommodo, poiché non producendo per se stesso, quanto grano basti al vitto di quei popoli, convengono attender del continuo vascelli con tal carico dall’isole d’Arcipelago et altre Scale turchesche et questi per timore di non rimaner preda di quella mala gente, convengono astenersi da questi viaggi et il Regno resta privo del necessario alimento, oltre di che sendo da certo tempo introddotta libera e frequentatissima la prattica di vascelli ponentini in grandissimo numero alle Scale predette, di dove levano tutt’il grano, n’avviene che li Caclamani, come prima venivano volontieri in Regno per essitarlo, così trovando al presente da venderlo a prezzi eccessivi, senz’alcun loro incommodo o pericolo nella navigatione, lo smaltiscono subito alli ponenetini medesimi et vengono a causare in quel Regno, per tale privatione, gravissimo inconveniente et se l’anno 1630 non mi fossi rissolto, vedendo che non capitava alcun vascello in Regno, dove si provava molta penuria di grani, di spedire per provisione di essi tre vascelli a Cassandra, che ne portarono considerabil quantità, sariano indubitatamente morti la maggior parte di quei sudditi dalla fame, singolare però sarebbe il benefficio se vi fossero pronti vascelli, da poter anco in avvenire in occorenza di bisogno fare il medesimo. Li galeoni pure di Malta e di Livorno, armati da particolari, ma coll’insegne della religione e di Fiorenza, inferiscono anch’essi non pochi danni, poiché non solo vanno depredando vascelli de Turchi, ma anco di Greci sudditi ottomani et di quelli stessi del Regno, onde quant’era grande il vantaggio ch’altre volte si riceveva da loro, mentre assicuravano la navigatione dall’incursioni di barbareschi e tenevano purgati li mari dall’insidie di vascelli di mala qualità, tanto sono gravi le molestie ch’inferiscono al presente, rendendosi infesti generalmente a tutti, senza far distintione alcuna di chi si sia.
Hora da certo tempo s’hanno presa libertà di venir a spalmare in alcuni porti del Regno, ove non possono esser impediti, che porta conseguenze di grave pregiuditio all’interesse di Vostra serenità, non solo per li rispetti con la casa ottomana, ma perché pratticando questi senza riguardo in luochi infetti, portano rischio evidente alla salute di quel Regno, anzi che si ricoverano colle stesse prede, riportate da vascelli turcheschi, arrivando l’audacia loro a segno, che senza rispetto alcuno vogliono trincerarsi e fortificarsi nei porti di Vostra serenità, per non restar impediti dalle sue armi et accommodare a gusto proprio li lor vascelli, poco stimando persuasioni vive et efficaci per farli partire.
Vi si aggionge che li nativi del Regno, per loro stessi naturalmente molto inclinati al rubbare, tratti dall’essempio, imbevuti dalla conversatione che hanno con questi et invitati da loro con speciose apparenze di grand utili, facilmente si lasciano indurre a prender partito et Vostra serenità perde li sudditi, che’in maggior copia anco vi concorreriano, quando tutte le più accurate diligenze non si usassero, per tener li corsari di là lontani, per questo furono da me introddotte per ogni parte del Regno diligentissime guardie, che prima erano pretermesse, onde con questo unico mezzo et con ordinari rigorosissimi procurai interrompere et vietare, in quanto fu possibile, questa perniciosa pratica.
Per quello che tocca al pericolo dell’infettione diedi pure commissioni strettissime a quelli che assistono alle guardie delle marine et a cadaun altro indifferentemente, che non potendo farli partir subito, dovessero impedire la prattica con quella gente et aggionsi la comminatione di severissime pene, perché non fossero somministrate loro vettovaglie o munitioni, né all’incontro ricevute da essi robbe di qualsivogli sorte et perché trovai in mancamento giustificato alcuni capi delle militie che assistevano alle guardie dei posti predetti, formato il processo e comprobate le colpe, si devenne a castigo capitale contra di loro, perché gl’altri dall’essempio restassero documentati ad obedire a così essentiali commandmenti.
È anco occorso nel tempo del mio generalato che molto numero di schiavi, la maggior parte russi, che si trovavano sopra galee turchesche, quando abbruggiate et quando via condotte da loro, siano capitati a qualche spiaggia del Regno con caichi e fregate, questi subito con cauta maniera sono sempre da me stati liecentiati et fatti passare altrove, affine di fuggire le querele di Turchi, conforme alla mente prudentissima di Vostra serenità; et come questi ricetti nel tempo mio non han data occasione immaginabile all’indoglienze de Turchi predetti, havendo proceduto sempre con quella cautela ch’è necessaria, così se si potesse impedire il ricovero a corsari ponentini, si levarebbero anco senza dubio le lamentationi de medesimi, che sono frequenti et efficaci, essendo pur anco alcuni d’essi venuti a ritrovarmi con lettere dei bassà, delli cadì et delli bai di Negroponte, Rodi et altri luochi, conducendo con essi loro li patroni di vascelli ch’eran stati svalleggiati, perch’io dovessi far ad essi restituir le prede, ond’io confesso a Vostra serenità che queste querele, rinovatemi più volte con molta premura, m’apportarono sommo dispiacere, per il desiderio che haverei havuto di levare le male contentezze a Turchi, in che tanto vi concorre l’interesse di Vostra serenità. D’un vascello carico di ferro, che da schiavi fuggiti da Famagosta era stato condotto a Settia, colle diligenze usate mi riuscì la ricuperatione et il farne fare la restitutione, con quietanze e cautioni degl’interessati, con cozetti dei cadì, che tutti si trovano in quella cancellaria, per assicurarsi in ogni tempo dalla mossa di qualsisia pretensione, il che pose senza dubio in gran vantaggio le nostre ragioni presso a Turchi. Da quant’ho detto et che infinite volte ho scritto, si può molto ben chiaro comprendere, per quanti rispetti tutti di sommo rilevo, sia necessario che Vostra serenità rissolutamente commandi la continua assistenza di galere grosse e sottili a custodia di quei mari, essendo questo l’unico rimedio per divertire li scandali e le brighe con Turchi et per raddricciare la navigatione et il negotio, già abbattuto et quasi che distrutto, et per conservare il Regno di Candia, grandemente indebolito da gl’inconvenienti che derivano dal lasciarsi abbandonate quelle guardie et che potrebbe anco assai più facilmente di quello ch’altri si creda, pericolare et per la fame et per altro.
Furono però prudentemente instituite le già sopr’accennate guardie di vascelli armati, cioè di galeazze et di galee sottili, ma mancando per lo più gl’ordinari di quest’eccellentissimo Senato della debita essecutione, attraversati specialmente da impedimenti a quali o si ritarda il rimedio o si lasciano in mancanza le dovute provisioni, di qua n’avviene che li disordini et li pregiudici siano già arrivati al colmo et ben con sincera verità la virtù et la diligenza dell’illustrissimo signor Giovanni Battista Grimani, già capitano delle galee della guardia di quel Regno, haver fatta apparire molto chiara l’utilità che si può ricevere dalle medesime guardie, specialmente quando vi sia capo che voglia valorosamente maneggiarsi della maniera che si conviene, con quel zelo del publico servitio con che è tenuto essercitarsi ogni buon cittadino, com’egli ha certamente con somma sua commendatione fatto, il che sia detto per pura rappresentatione veridica, mentre pur anco le attioni, generosamente essequite dal medesimo in faccia di tutt’il mondo altamente parlano, poiché accompagnato da miei ordini, sempre con pontualità ottimamente essequiti da lui per la buona direttione de suoi viaggi, benché si sia incontrato più d’una volta in galere turchesche, non solo ha saputo divertire ogn’occasione di disgusto, ma giudiciosamente governandosi ha passate sodisfattioni con reciprochi segni et effetti di amorevole confidenza.
Ho detto et repplico sommamente importare il danno che ricevono et il Regno di Candia et questa medesima piazza dal lasciarsi abbandonate specialmente le guardie di Sapientia e di Cerigo, poiché da ciò ne derivano all’eccesso gl’inconvenienti, li pregiudici et le rovine, onde si deve attentamente pensare alla provisione, da non esser punto differita, ma ordinata et essequita colla più pronta et colla più rissoluta maniera, perché questa piazza non resti priva di quel benefficio che godeva in altri tempi, senza pericolo di sinistri incontri da molte parti del Levante et da quel Regno in specialità, coll’estrattione di diverse preciose merci che si cavano da esso, de quali stimo toccarne succintamente a tal proposito qualche particolare.
Il territorio di Canea è fertile di vino et oglio et coll’industria di quella gente si vanno augumentando sempre gl’olivari, ma di formento si prova per ordinario strettezza et hanno bisogno quelli habitanti d’esser sovvenuti ogn’anno di grani forastieri.
Quello di Rettimo per la maggior pare montuoso, non produce quanto grano possa bastare al vitto di quei sudditi, è copioso però d’ogli, ma non essendovi porto, per la difficoltà di farn’essito, è bilanciato anco il benefficio d’altrettanto danno et incommodo.
Il territorio di Candia è copioso di grani et di vini et quand’il raccolto è abondante, rende formenti et orzi che bastano non solo per tutto l’anno, ma quasi anco per due, ma ben spesso in mancamento di pioggie o perché sopravenga certa nebbia, da loro chiamata sirica, che inaridisce la campagna et li seminati o pure per l’empito di venti australi, si patisce di sterilità et è necessario formento forastiero per sovvenir quei popoli, per questo capo principalmente passano in paese turchesco tutto l’oro, gioie, danari et sino gl’habiti stessi de gl’habitanti, provandosi strettezza in quel Regno da molt’anni in qua, di modo che quelle povere genti sono riddotte alla mendicità, né haverebbero saputo in evento di penuria come potersi alimentare, senon fosse stato l’impiego da me dato a gran parte di quei miserabili paesani nelle fabriche publiche, li quali per il bisogno si sarebbero condotti a partito di disperatione.
Produce il territorio predetto pochissima quantità d’oglio, non volendo quei sudditi assolutamente applicarsi all’impianto e coltura d’olivari, in che giovarono poco le mie persuasioni et gl’ordini efficacissimi, portand’essi per pretesto che quando cominciano serpire vengono distutti subito dalli molti animali che sono in quel territorio, onde inutile affatto riesca ogni lor industria, oltreche affermano che quel terreno non è così atto a proddurre ubertoso questo frutto, come gl’altri luochi del Regno.
La campagna fertile di Lassiti è tutta coltivata in giro di 20 miglia et 14 in 15.000 misure di formento cava da essa ogn’anno la Serenità vostra, qual’è destinato alla fabrica di biscotti da somministrarsi al bisogno delle galere, le gengive di quei terreni furono già per publico decreto assegnate con uniforme pensione a diversi di Napoli di Romania, in retributione del merito che contrassero li lor antenati con Vostra serenità, questi feudi non possono esser alienati, ma mancando la discendenza di quelli a quali furono concessi, ritornano in publico; hanno essi Napolitani obligo di contribuire per ogni misurada di terreno, ch’è apunto un campo, certa quantità di misure di formento, a prezzo molto inferiore del corrente, all’essatione de quali e d’altri villici che tengono ad affitto il resto di terreni essistenti nel mezzo dell’istesso luoco, quali sendo di publica ragione vengono posti all’incanto di cinque in cinque anni, è deputato un tale, che havendo trascurata l’essatione, n’è avvenuto, che parte per la costui negligenza et parte per essersi con buon fine, ma che ha sortito effetto contrario, creduto di vantaggiare il publico, coll’accrescere evidentemente gl’affitti di quella parte di questi terreni, siano essi andati in debito, ch’è accresciuto alla somma di 50.000 e più stara; et questo è occorso perché li villici medesimi, per sottrarsi all’obligo della galera e d’altre angarie con questo mezzo, portando con se il privilegio dell’essentione così fatte affittanze, non hanno guardato di levarli all’incanto per assai più di quello che ragionevolmente si doveva e potevano in effetto cavarne, io in questo caso, usando un misto e di diligenza e di desterità, mi sono pure condotto alla ricuperatione di qualche quantità di questo credito, mentre impossibile affatto m’è riuscito avanzarmi all’estintione totale del debito, fatto anco in gran parte inessigibile, per esser mancati di vita li debitori, senz’haver lasciato modo da poter sodisfare.
Riesce adonque l’accrescimento essorbitante delle affittanze di quei terreni non di publico vantaggio, come dimostra l’apparenza, ma d’effettivo danno, perché li contadini non potendo pagare più di quello che cavano restano debitori, né havendo sostanze proprie si può fare l’essazione del debito, ma di qua n’avviene, che sapendo essi di dovere in capo alli cinque anni prescritti alla loro locatione chiedere la coltura di terreni ad altri, attendono a cavare più che possono, con notabile deterioramento de medesimi campi, né si curano di riparare al danno molto grave dell’innondatione dell’acque, ch’escono d’un torrente, che per là trascorre, havendo lasciati aterrare alcuni fossi et rovinare un argine fatti già a tal effetto.
Io nell’occulata revisione della campagna predetta osservai che nelle gengive di essa, contro li decreti di Vostra serenità, in vece di formento sono state da alcuni piantate vigne, che occupano gran terreno dal quale si cavarebbe molto benefficio, se conforme alla publica intentione vi si seminasse formento o altre biave, tuttavia non ho voluto porvi la mano, sendo in ciò già concorsa la permissione di publico Rappresentante, il tutto porto alla Serenità vostra per quelle rissolutioni che le paresse di fare, assicurandola che come essentiale sarebbe per il buon governo di quella parte l’essecutione pontuale delli suoi sapientissimi ordini, così vengono questi ben spesso d’alcuno trascurati o mal interpretati, co’l fine del proprio vantaggio. 675 huomini da fattione habitano in quella campagna, che con li vecchi, putti e donne, arrivano a 2.268, impiegati la maggior parte alla coltura di essa.
Il territorio di Settia, come viddi coll’occhio proprio, ha buonissimo terreno, ma poco grano si cava, che per se stesso non basta di gran lunga al vitto di quei popoli, rispetto alla poca industria de villici, si riceve però di là ogn’anno il benefficio di molta quantità d’oglio.
Resta in quello et nel territorio di Candia, gran parte di terreno inculto et abbandonato, che coltivato molto d’utile et di commodo apportarebbe per la bontà sua.
Anco nella strada che conduce dal Selino al Chissamo et altri luochi del territorio di Canea, ho vedute molte campagne et una nominata di Omalò particolarmente, situata sopra la sommità di un monte, quali restano per la maggior parte inculte et essendo vicine ad esse acque abondantissime, che potriano irrigarle, proddurriano frutti copiosi quando vi fossero genti che attendessero al lavoro d’esse, ma in tal mancamento convegnono rimaner inutili.
Considerabil quantità di oldano, grana, mele, formaggi, uve secche, gottoni, si cavano pure ogn’anno da quel Regno, il che tutto però non bastarebbe di gran lunga a sostentar quei popoli, se mancasse il danaro che annualmente Vostra serenità vi trasmette per li pagamenti delle militie, ancorché non resti egli nel Regno, ma sia trasportato fuori et capiti tutto in paese turchesco, per necessarie comprede di formenti et per altre merci che vengono da Costantinopoli, Alessandria et dall’isole d’Arcipelago.
Produceva pure quel Regno dalle saline di Suda e Spinalonga molta quantità di sali, che per opera del fu già eccellentissimo signor General Foscarini si principiarono anco a trasmettere in questa città, sopra li vascelli che passavano in quel Regno et si continuò dall’anno 1576 sino al 1605, co’l progresso del tempo trascuratosi il governo delle saline, n’è avvenuto ch’habbiano deteriorato di modo, ond’io l’habbia ritrovate in pessimo stato, et per la renitenza de contadini dall’impiegarsi in quell’opera, mentre scarsa assai riusciva la mercede loro assignata, ch’era oltre l’essentione dall’angarie et dalla galera, due soldini anco per misura di sali che fabricavano, s’erano riddotte però affatto inculte, a segno di non cavarsi sale che di gran lunga potesse bastare alli soli bisogni del Regno, onde nel principio del mio generalato si provò d’essi penuria così grande, che convenne a quei sudditi miseramente gettare la maggior parte delle lor rendite, non havendo potuto per tale mancamento fabricare quella quantità di formaggi et altro che si sarebbe fatto, io però eccitato [?] dall’interesse urgentissimo per se stesso et da gl’ordini di Vostra serenità, alla quale diedi subito riverentemente notitia di così essentiale disordine, m’applicai con incessante accuratezza alla ristauratione di esse, ben conoscendo il danno peggiore che ne sarebbe conseguito dal lasciarle in così pessima conditione. Dati donque gl’ordini necessarii così all’una come all’altra parte et decretato da Vostra serenità l’accrescimento di quattro soldini per misura alli contadini, si sono essi contentati di ripigliar l’opera, doppo haver io nel progresso di poco tempo riddotta la loro ristauratione a stato di perfettione tale, che si è cavato tanto sale quanto potrà bastare all’uso del Regno quasi per due anni, con sicura speranza ch’in avvenire siano per megliorar sempre, che per quello poi appartiene alla qualità de sali medesimi, non è dubio che assai meglio di quelli della Suda riescono quelli di Spinalonga, quasi simili alli sali di Gevizza e Trapani.
Ma perché fu considerato altre volte, che potriano così gl’uni, come gl’altri servir di savorna [?] alli vascelli venetiani che si trasferiscono in Regno, per ricondursi poi in questa città, mi sia lecito dirle riverentemente che l’imporre una nova obligatione alli vascelli, che specialmente vanno in Candia o alla Canea, di passar prima d’ogn’altra cosa sotto le fortezze predette per far la savorna [?], riuscirebbe loro di grandissimo aggravio e di danno, per il tempo che converrebbero perder nell’andare et nel ritorno, particolarmente a Spinalonga, dove è necessario passare il capo di San Giovanni, ch’è molto difficile, oltreché l’uscire così dall’uno come dall’altro di quei golfi ben spesso riesce malagevole e colla contrarietà di tempi pericoloso, siché il consummo, che certamente sarebbe di mesi in questo sol servitio, riuscirebbe irreparabile, gravissimo l’interesse di questa piazza et il danno indubitatamente molto maggiore di quel poco benefficio che se ne potesse ricevere.
Trovo che nell’ambasceria Querina l’anno 1584 fu ricercata a Vostra serenità l’elettione di Proveditore sopra le saline, che fu da quest’eccellentissimo Senato concessa, con salario di ducati 10 candioti al mese, in essecutione di che fu l’anno medesimo a 15 novembre dall’illustrissimo Reggimento e capitano di quel tempo fatta nominatione di che havesse ad essercitare così fatta carica, che continuò poi sino all’anno 1597, quando furono aggregati, ne so per qual causa, et la fontione et il salario predetto a chi essercita il ministerio di patron all’arsenal, con aggionta per terminatione del medesimo illustrissimo Reggimento e capitano di tutti gl’altri utili del medesimo carico di Proveditor delle saline, ma il progresso del tempo ben chiaro ha fatto consocere, che li patroni all’arsenale, obligati d’una continua assistenza al loro carico, non possono assister a quello delle saline, onde n’è successo che restando essi con il godimento del salario, la fontione dei Proveditor alle saline resti del tutto pretermessa, da che molto grave è il pregiudicio che ne deriva, riuscirà però di sommo benefficio qualche ordine di Vostra serenità per ritornare l’ufficio di Proveditor alle saline al primiero stato.
Al governo di quelle di Suda si trovava deputato un tal scrivano, che havendo commessi molti mancamenti in danno di Vostra serenità, fu di mio ordine corretto con severo castigo, dall’illustrissimo signor Rettor di Canea Malipiero.
Hora doppo questo discorso non devo lasciare sotto silentio, ma colla maggior brevità li più essentiali particolari delle diffese che tiene la Serneità vostra in quel Regno.
Dirò prima delle militie italiane che servono in quei presidii, il numero de quali, compreso Tine e Cerigo, è stabilito da lei di 3.940 in tutto, in Candia doveriano esser 14 compagnie di 150 fanti l’una, che arrivano a 2.250, non compresa quella de castel del Molo, ch’è di soli 25, et seben parebbe ben guardare quella piazza con manco numero di soldati, l’assegnamento tuttavia è prudentissimo non solo ma necessario, per riputatione della metropoli et per sovvenir nei bisogni qualche piazza, e per rinforzar galere e per spedirne fuori alle marine nell’occasioni et per molt’altri accidenti, a quali non si potrebbe provedere in tempo per la gran lontananza et per altri impedimenti; al mio partire si trovavano in quella città 1.274 soldati effettivi in 12 compagnie.
A Rettimo ve ne son due, quattro alla Canea, ch’è piazza più gelosa, il rimanente è diviso nelle fortezze et altre piazze del Regno et isole predette.
Tutta questa militia, mantenuta con gravissimo interesse di Vostra serenità, deve esser, conforme all’intentione di Lei molto ben rissoluta et espressa più volte, di gente forastiera, non nativa del Regno, che non faccia mestiero per sua particolar professione, che non serva ad altri, che faccia le fatitoni, ch’entri ogn’uno in guardia et non sia inutilmente da Vostra serenità profuso tant’oro, a questo essendom’io applicato immediate con necessaria revisione, ho con mio grandisismo sentimento convenuto molte volte toccar con mano abusi importanti, introdotti già molto prima dalli capitani, che per cavare ingiusto provecchio, tenevano gran parte delle lor compagnie ripiene di botteghieri, fornari, stallieri, servitori et bravi del paese, gente affatto infruttuosa, ch’in altro tempo non vedeva l’insegna del suo capitano che nel giorno della rassegna per ricever la paga, la metà della quale era da questi corrisposta alli capitani, che così restavano essenti d’ogni obligo, non stavano al quartiero et godevano senz’altra fatica il benefficio del resto, et così come quando fossero stati soldati effettivi et havessero sodisfatto al debito loro, con il fare le fattioni o almeno con il pagarle, l’havessero tal’hora fatte far ad altri in loro vece, non mi sarebbe già spiacciuto che mentre erano fuori di guardia, si fossero applicati a qualche essercitio per meglio mantenersi, così mentre li già sopr’accennati non si facevano veder mai et havevano ogn’altra cosa in pensiero che di servire a Vostra serenità, inescusabile sarebbe stato il mio mancamento, se havessi trascurato punto tanto essentiale, incaricato a mio peso et alla mia conscienza, convenni però da 14 compagnie ch’erano nella città di Candia, cassarne 400 et 600 negl’altri presidii del Regno, havendo regolate all’hora due compagnie et rimesso il residuo delli soldati d’esse nell’altre, avanzo che ha portato di utile a Vostra serenità la somma in tutto di ducati 102.600, come distintamente appare dalle fedi autentiche et dal conto ben distinto che ho mandato di tempo in tempo et da quello parimente che hora presento a piedi di Vostra serenità, né credano già l’Eccellenze vostre che per esser li soldati predetti stati cassi, siano partiti da quel Regno, poiché l’havendo fatta diligentissima osservatione in questo particolare, non fui ricercato del passaporto per Italia da altri che da soli 11, quali hebbero il ben servito da me e tutti gl’altri fermandosi continuarono li loro essercitii. Ne devo tacere per mio discarico disordine molto scandaloso et pregiudiciale, pratticato già per avanti il mio arrivo et è che mandandosi di qua le compagnie di fanteria, per dar cambio alle più vecchie che di molto tempo si ritrovano in quei presidii et in conseguenza le più infette di gente fatta casalina, vi sono stati de capitani, che licentiati li soldati condotti da loro, hanno rimessi altrettanti casalini, onde n’è molte volte avvenuto, che non havendo li soldati licentiati di che mantenersi, si siano veduti andare la maggior parte miserabili mendicanti per le strade et quelli ch’erano debitori alli capitani, sono stati da essi empiamente venduti alle galere per servire al remo come galeotti di libertà, con pessimo essecrando essempio che apporta sommo danno alla Serenità vostra, poiché passando la voce di simili mali trattamenti si rend ogn’uno renitente a lasciarsi condurre a quel servitio et dubitando dover incontrare queste male fortune non vogliono gl’huomini avventurarsi in parte così lontana.
Vero è che li capitani hanno poca paga et con 17 ducati al mese difficilimente possono sostentarsi, vestirsi et soccomber anco talvolta a danni delle fughe et morti di soldati, che portano seco il debito.
La paga di soldati pur anco è così tenue, che impossibile affatto è il potersi sostenere, non essendo massime al presente quella buona conditione et abondanza di viveri ch’era prima et essendosi scemati, per non dire annihiliati del tutto, quelli avantaggi che furono già decretati da nostri maggiori delle decime dei vini, carne e formaggi, poiché tutte queste utilità di presente si ristringono a quattro sole misere libre di formaggio, corrisposto a cadauno d’essi, compartito una lira per volta in quattro tempi dell’anno, l’uso delli vini di decime che doverebbero esser pagati da loro a certo limitato prezzo, alquanto inferiore al corrente, è quasi del tutto pretermesso, mostrandosi renitentissimi tutti gl’obligati alla contributione delle medesime decime et specialmente li più ricchi et nobili, che sotto diversi pretesti tentano sottrarsene, havendo anco molti d’essi ottenuta la dispensa dall’obligo già molt’anni sono, onde il residuo dell’aggravio resta al solo povero. Portano questi per fondamento che perlando gl’ordini instituiti in tal proposito, che debba contribuirsi la decima di vini che saranno incanevati da mercanti, non siano obligati soggiacere al peso di simil legge, né esser alla stessa conditione de gl’altri, ma vaglia pure il vero se da gentil huomini ricchi, principali di quella città, vengono di presente incanevati li vini, come si faceva prima da mecanti, non è dubio che restano tenuti alla contributione della decima, né possono escusarsi, ho però incontrate durissime difficoltà nel rimovere abuso introddotto molt’anni prima et in particolare ultimamente che si provò gran penuria di vini, di modo che se il soldato voleva beverne conveniva spender in esso l’intera paga di un giorno, con sommo detrimento di quelle povere militie, che più restano aggravate per questo capo nella città di Candia, che a Rettimo e Canea, dove possa questo negotio con maggior regola, né vi è alcuno che si mostri renitente alla contributione predetta, io però havendo havuto riguardo nel tempo medesimo alla sodisfatione di quei sudditi, al lungo tempo che furono dispensati da tale obligatione et alla penuria specialmente l’anno passato provatasi di vini in quella città, con desterità proportionata alla congiontura del tempo, ho operato di modo che m’è riuscito finalmente il cavarne tanto che ha supplito al bisogno di soldati, spetialmente per gl’ultimi due mesi, acciò non fossero necessitati bever vini novi, che sono perniciosissimi et cagionano particolarmente in quel clima, per la generosità di essi, mortali infirmità.
Convenni anco l’ultimo anno, ritorvandosi pur per la stessa strettezza di vini in total mancanza la fortezza di Spinalonga, valermi della decima di quelli della valle di Carès, territorio di Candia, per sostentar le militie di quella piazza, che altrimente sarian rimaste prive di questo necessario alimento; ond’io, tuttoche mal volontieri, per qualche poco insensibil aggravio di quei sudditi, stimai però il minor male conceder questo giusto sollevo a soldati predetti, già che ad altri patimenti e danni restano in quei scogli pur troppo sottoposti ben spesso, poiché nella strettezza del luoco non hanno come mantenersi, senon della semplice paga di Vostra sernità, che pura altrove vanno coll’industria guadagnando qualche cosa di vantaggio, ma quel che deve cascare maggiormente in consideratione è che molte volte provano quei poveri così mala fortuna, che convengono pagare il pane, vino, oglio et altro che lor bisogna a prezzi troppo eccessivi et pur piacesse a Dio, che le robbe fossero anco nella qualità di buona conditone, onde mi dolse nell’anima vedere che in qualche parte sostenessero simili aggravii, che mi ha più d’una volta dat’occasione di devenire alli rimedii proprii et ben rissoluti. Molti signori Proveditori veramente hanno sodisfatto in tutte le parti al loro debito, né mi è restato che desiderare da loro, ma è ben vero che qualch’altri o per trascuraggine o per introddutione di mal uso, non hanno tenute ubertose le fortezze alla lor cura raccomandate, come et dovevano et potevano a benefficio di quella miserabil militia, conforme alla pia mentre di Vostra serenità, et concoscendo io quant’importi quest’affare, con somma efficacia anco da Lei incariccatomi, non ho tralasciato di provedere come meglio ho potuto et perché non si trovavano partitanti che volessero prender cura di mantenere le fortezze predette, stimai, acciò andasse sempre aggiustato il prezzo et non s’eccedesse il dovere nel calamiero, imponer con mia terminatione, ch’il stabilire li prezzi de viveri dovesse farsi coll’assenso de signori Generali che saranno di tempo in tempo, come feci pur io a Spinalonga, con sommo vantaggio e consolatione di quella soldatesca. Hebbi anco riguardo a far seguire frequenti permute delle compagnie, ma non possono star così poco, che non si trattengano almeno un anno et ben spesso molti di loro portano in questo tempo reclami così efficaci, che ben chiamano la carità de publici Rappresentanti al loro sollevo.
Anco nelle città, seben non così gravi, patiscono ad ogni modo le stesse militie molti aggravii non solo nel vittò, ma anco nel vestire, perché in quel Regno tutto è costosissimo et per questo capo ancora possono difficilmente sostentarsi, erano soliti li capitani mercantarvi sopra, quando li davano qualche habito per vestirsi, che poi indebitandosi grossamente, erano li miserabili venduti alle galere, io però ho proveduto a questo gravissimo inconveniente con quel riguardo che conveniva ad impedire simili estorsioni, che nel tempo della mia carica non sono certamente seguite, anziché havendo l’illustrissimo Magistrato sopra le fortezze espedito d’ordine di Vostra serenità molte pezze di panni, per vestito delle stesse militie, prima dela distributione ch’io ne feci a cadauna compagnia, volsi restar ben informato dell’effettivo bisogno che ogn’una in particolare ne tenesse et assegnare a ciascheduna apunto quella limitata provisone che le era necessaria, da che ne han ricevuto molto benefficio et s’è venuto a levare l’occasione alle fraudi et a gl’indebiti civanzi altrui et la continuatione in espedire il panno predetto sarà molto fruttuosa, quando si seguiti nella già detta ben avveduta diligenza in distribuirlo.
Intorno alla qualità de capitani devo pur dire a Vostra serenità, che sono molti d’essi et forse il più di pochissima esperienza, di niun attitudine, ignari affatto della professione militare né da loro in qualche occorrenza haverei potuto sperare immaginabil servitio; onde se fosse nato alcun accidente et per la debolezza loro et per il mancamento in che mi sono ritorvato di quel numero di capi da guerra di esperienza et di valore, che per la buona custodia d’un così importante Regno, tanto di qua lontano sommamente è necessario, difficillissimo per non dir impossibile sarebbe stato il poter ritorvare partito bastevole e proprio per la sicurezza et preservatione d’esso, porta questo diffetto rilevantissime conseguenze al servitio dell’Eccellenze vostre, essend’anco restate quasi tutte le fortezze del Regno medesimo senza governatore, per esser mancati quelli che già molto tempo prima di qua vi eran stati espediti, senza che in luoco loro altri ve ne sian stati mandati, benché ricercati da me con molte reppliche, onde s’è convenuto supplire con la deputatione di semplici capitani, da quali vien essercitata la vicegerenza del governo, disordine altrettanto pernicioso, quanto pericoloso, poiché non è dubio alcuno che trovandosi quel Regno, come già s’è detto, tanto di qua discosto, non sapendosi quel che possano partorire gl’improvisi accidenti del mondo, ma essendo ben si altrettanto noto quali siano l’insidie d’alcuni et la vicinanza che tiene alli Stati di prencipe della cui fede mai si può vivere con sicurezza, è di mestiero che siano tenute sempre quelle piazze in modo tale che possano far valida resistenza in qualsivogli improviso accidente, a chi volesse tentarle.
Due governatori della sopradetta militia sono stati al mio tempo in Candia, l’uno il signor conte Giovanni Battista Porto, che per il mal stato di salute in che si ritrovava, ottenne da Vostra serenità la permissione di ripatriare, in questo io devo commendare la diligenza, la sincerità desinteressata et la pontualità nel servitio di Lei. Altro il conte Nicola Gualdo, venuto per essercitare il governo dell’ordinanze, deputato poi da Lei alla vicegerenza di quello delle militie nella città di Candia, in luoco di esso signor conte Porto, questo mi fece continue istanze, perch’io gl’intercedessi licenza da Vostra serenità, alla quale posso veridicamente attestare haver egli maneggiate ambidue quelle funtioni con molt’applicatione et dimostrandosi in tutte le parti pieno d’ardore et indefesso nelle fatiche, dove si tratta del servitio di Lei.
Già tempo fa si solevano impiegare in questi importanti ministerii soggetti che tenevano de primi luochi nella militia dell’Eccellenze vostre, huomini di lunga esperienza et di provato valore, che volontieri ivi si trattenevano a servire, hora tutti si mostrano renitenti, cred’io specialmente per l’interesse grande che ricevono di 25 per cento di perdita nelli loro stipendii et per il disavantaggio notabilissimo che provano nella moneta, a che s’aggiunge la presente strettezza del vivere in quel Regno, dissimile di molto da tempi andati, onde non basta loro di gran lunga il danaro corrisposto da Vostra serenità alli medesmi, per sostentarsi degnamente nelle cariche loro appoggiate et se devo riverentemente dire il senso mio, saria necessario rimetter l’uso d’espedire soggetti di molta essistimatione et consummati nella militia, per li rispetti del servitio di Vostra serenità et perché anco havendo la precedenza delli signori Camerlenghi, questi ben spesso di dolgono, mentre convengon ceder a persone d’ordinaria qualità, massime al presente che coll’accrescimento del salario fattosi alli medesimi signori Camerlenghi, s’è accresciuta pur anco riputatione alla loro carica.
Tutte le cernide del Regno sono state da me diligentemente rivedute et all’Eccellenze vostre diedi anco riverentemente notitia dello stato loro et de gl’ordini dati da me per riddurle a disciplina megliore, sono quelle in tutto 14.000 fra le città e territorii, alcune de quali sono assai sufficienti et altre inutili et inesperte.
In Candia et suo territorio ve ne sono 3.965, quelle della città sotto cinque colonelli nobili e cittadini cretensi, accresciute da me al numero di 1.800, et perché molte persone civili fuggivano di venire alla mostra per essercitarsi, mentre con esse erano unite altre genti di vilissime professioni, onde si contentavano quelli più tosto lasciarsi levar le pene ordinarie che andarvi, io vi ho proveduto nel modo che conveniva, havendo descritto quelli di bassa conditione nell’angarie, com’eran prima et nel rollo de galeotti, di modo che gl’altri tutti al presente concorrono senz’alcuna renitenza, li privilegiati del territorio, eccettuati quelli del castel Mirabello che sono tutti buona gente et ben disciplinata, son stati ritrovati da me poco habili et posso dire infruttuosi affatto. Et perché nella visita ch’io feci delli castelli sottoposti alla giurisdittione di Candia, trovai sparso molto numero di Sfacchioti alle marine della Messarea, che per strettezza d’habitationi più non potevano capire alla Sfachia et essendo nell’istesso tempo dimminuiti di molto li privilegiati da quello ch’erano prima, onde non si poteva complire all’obligo delle guardie, né ad altre necessarie funtioni, stimai utile servitio di Vostra serenità far rimetter buon numero delli Sfacchioti predetti, che colle fameglie ivi di lunga mano habitavano, operatione da me subito rappresentata all’Eccellenze vostre, che trovatala buona l’approvorno.
Questi furon tutti rollati, riddotti sotto a capi, ingionte non solo obligationi di mostre, di guardie e di tutte le fattioni a quali sono tenuti gl’altri privilegiati, ma di vantaggio mirando io a tutti quei pregiudici che simil gente di natura insolentissima e feroce havesse potuto portare a quegl’habitanti, per riparare ad ogni inconveniente che da ciò ne potesse derivare, ordinai che due volte l’anno dovessero presentarsi personalmente in Candia tutti li capi delle prole innanti i generali et in loro absenza alli signori capitani di quella città, per risponder ad ogn’uno che facesse indolenze contro di loro, con obligo di emendar li danni et consegnar nelle forze tutti li rei della giustitia, particolarmente li trasgressori delle prohibitioni di non pratticar con vascelli forastieri che capitassero a quelle marine, in che mi sono regolato appunto con li decreti lasciati dalli eccellentissimi signori Proveditori generali Foscarini e Capello, di felice memoria, per li habitanti della Sfacchia, così è rimasta raffrenata del tutto la loro insolenza et il publico vien a ricever da loro fruttuoso servitio con intiera consolatione di quei sudditi.
Li privilegiati delli altri castelli del territorio di Candia sono poco buoni, niente inclinati all’armi et di poca espettatione quando anco fossero disciplinati. Le cernide della città di Rettimo, che sono sotto due colonelli, così per la conditione loro, come per l’attitudine e sufficienza, mi sono riuscite forse le megliori del Regno, con speranza ch’in ogni occasione siano per utilmente servire le ho accresciute al numero di 1.200, essendo prima 950, armato cadauno d’essi di piche e moschetti et dati buoni ordini, perché fossero disciplinati.
Affatto diverse mi riuscirono quelle del territorio, inutilissime, incapaci del tutto, levatine alcuni pochi habitanti dalla parte d’Ostro, che si mostrano meno insufficienti de gl’altri.
Le cernide pure così della città di Canea, sotto due colonelli anch’esse, accresciute da me di 500 ch’erano a 1.200, proveduti di piche e moschetti, come del territorio, compresa anco la Sfacchia, sono bellicose, di perfetta qualità, d’ottima espettatione, quelle però del territorio son sprovedute d’armi, non havendo che li soli archi, solti maneggiarsi da loro molto francamente, con quali potrebbero pur anco in qualche caso non inutilmente servire a Vostra serenità, non havendo io fatta loro la distributione di moschetti, già trasmessi in quelle munitioni da Lei, non solo perché convenni proveder prima alli momentanei bisogni de soldati, che da me furon spediti in questa città per Italia, onde quelli che mi furono di qua mandati, impiegati necessariamente in quell’occorrenza, mi venner meno in poco tempo, ma anco perché pratticando li medesimi con Caclamani, da quali vien procurata quell’arma, non guardando spender profusamente per haverla, questi facilmente l’haveriano venduta; et seben per quelli distribuiti nelle città resta assicurata la Serenità vostra colle provisioni fatte da me, havendo fatti appostar debitori quelli che le ricevverono et costruire armarie per custodirle et valersene poi al tempo delle mostre et della rassegna loro, non mi restò tempo di fare il medesimo per quelli del territorio et rimanerà a cura dell’eccellentissimo mio successore, coll’opportunità della distributione d’essi, disponer regole tali che vagliano ad assicurare Vostra serenità da tanto pregiudicio.
A convenienza buone sono le cernide della città di Settia, sott’un colonello, et li privilegiati di Girapetra sua giuridittione sono di perfetta qualità, nel rimanente poi del territorio è gente inutilissima, tutti però armati et fatti disciplinare, quanto mi fu permesso.
Tutte queste genti devono esser commandate et istruite da quattro governatori et da 19 capitani, mandati da Vostra serenità per cadaun castello delli territorii del Regno alla sopraintendenza d’esse. Delli quattro governatori due già molto fa mancano et sarà necessario il non tardare hormai più a rimetterli. Li capitani sono tutti di debolissimo talento, poco habili a quel ministerio, poco solleciti ad ammaestrare le genti predette, come son tenuti, et non è dubio che quando facessero la parte loro, si riddurrebbe gran parte di quella militia a molto meglior conditione, poiché finalmente non è tanto indocile et incapace, che dal lungo uso et dall’applicatione a tal essercitio non potesse ricever qualche grado di perfettione, io non ho mancato d’impiegar tutt’il mio potere per condurre li capitani predetti a fare il lor debito, ma non havend’essi la sufficienza necessaria, la mia industria è riuscita poco profittevole.
A questo proposito che concerne le diffese di quel Regno, devo pur toccare anco qualche particolare succintamente dello stato della cavallaria de feudati et dall’osservationi fatte da me, per essequir anco quanto mi fu imposto dall’Eccellenze vostre in lettere di 15 febraro 1628.
Di questa possono mettersi insieme 1.100 cavalli in circa in tutto il Regno, 564 in Candia sotto sei conduttieri, 250 alla Canea sott’altri due, a Rettimo 142 pur sott’altri due et 50 a Settia e Girapetra governati da un solo; et seben doveriano in tutto arrivare al numero di 1.400, mancano però molti cavalli da rimettersi in ogni luoco: 149 in Candia, 112 alla Canea, a Rettimo altri 100 e 40 a Settia, per la maggior parte de quali si riscote da cavallieri obligati guarnire il danaro delle condanne, che in parte cede in benefficio di Vostra serenità, tuttoche gran parte ne rimanga inessigibile.
Tutta questa cavalleria, per parer mio, patisce imperfetioni tali che poco frutto può apportare alla Serenità vostra in qualche occasione, non solo per la bassa conditione et inesperienza della maggior parte de cavallieri, ma per la mala qualità de cavalli et per la poca dilettatione di quelli che doveriano attender a quest’essercitio, dal quale tutti si mostrano alienissimi et renitenti, aborrendo il carico delle condotte, et per il dispendio et per l’obligatione che ne conseguita, a segno tale che sendone vacate due nel mio tempo, una in Candia et altra a Settia, per esser stati puniti li conduttieri che havevano commessi gravissimi eccessi, tuttoche fosse da me stat’usata ogni diligenza, non fu possibile ritrovare chi volesse riceverne il peso, anzi procurò ogn’uno sottrarsi per tutte le vie possibili.
L’eccellentissimo General Foscarini, la cui memoria viverà immortalmente per molti rilevantissimi beneffici che fece a quel Regno con infinita gloria sua, applicò pure il pensiero a questa gravissima materia et usata ogni maggior diligenza per regolarla, riddusse la cavallaria predetta al numero di 394, che divisa in serventarie et in caratti arriva al numero predetto di 1.400 cavalli, poiché sei serventarie fanno una calalleria et 24 caratti una serventaria, ma perché molti obligati guarnire, sono in proprtione delli proprii beni tenuti guarnir molto meno di 24 caratti, è introddotto per commodo loro, con decreto speciale di Vostra serenità dell’anno 1584, che quand’uno deve armare per essempio 14 caratti, presenta un cavallo di terza qualità, buono per una serventaria, qual’è admesso nel rollo et havend’obligatione altra persona di armare per essempio 10 caratti, si unisce con questo et si serve del cavallo medesimo, qual gli vien admesso, con nota nel rollo della congionta predetta, accordandosi però insieme l’uno et altro di questi che quello delli 10 caratti somministri la biava, danaro o altro a quello di 14, così che venga compensato egualmente l’aggravio.
Li cavallieri principali, che cavalcano al tempo delle mostre et in altre occasioni, doveriano esser al numero di 1.088, compresi li sguarniti, ma hora non sono più di 253 et questi possono riddursi con gran fatica dalli signori Proveditori della cavalleria quando ordinano la rassegna, gl’altri poi che cavalcano sono scudieri, così chiamati da loro, ma in effetti sono contadini, che per liberarsi dall’obligo dell’angarie et della galera, vengono descritti parte co’l pretesto dell’impotenza de principali et altri perché armando più d’un cavallo, convien deputarsi altra gente, per cavalcare gl’altri, et anco per li beni posseduti da vedove, pupilli et altri, questi però deputati in luoco loro sono inutilissimi, non sapendo maneggiar armi et nel tempo delle mostre traversiti con ridicole apparenze, ben chiaro dimostrano il poco frutto che potriano apportare in qualche grave occorrenza. Li cavalli o sono di buona qualità, chiamati capi di lanza, che dovendo marchiare all’occorenze per lungo tratto di camino tra dirupi e strade inacessibili, non possono resister alla difficoltà del viaggio, come successe già in cert’occasione di bisogno, che doveva la cavalleria medesima condursi a Calumniones, luoco pure non molto discosto, per impedire il sbarco a vascelli ponentini, overo sono d’altra conditione, chiamati da loro terzi piatti, cioè ronzini, che a pena possono portare il cavalliero, infruttuosi del tutto.
Si trovano anco altri cavalli di mezza vita, forse li meno infruttuosi de gl’altri, che potriano tolerar meglio la fatica et riuscire di qualche vantaggio.
Quasi tutti questi sono sguarniti et gl’huomini disarmati et quando si devono rassegnare, ricevono da altri ad imprestido le armi, ma quel ch’è peggio molti si vedono comparire senza staffe, altri senza briglie et con divers’altre imperfettioni, né basta la diliganza delli signori Proveditori della cavalleria per riddurli a qualche regola.
S’aggiunge altro diffetto essentiale, che habitando non solo li scudieri, ma li cavallieri ancora o per povertà o per altro rispetto, fuori nei casali lungi 30 in 40 miglia, non possono trovarsi così pronti in occasion di bisogno, come sarebbe necessario, per questo rispetto patisce grandemente il servitio di Vostra serenità, anziché sendo nato al mio tempo cert’accidente dello sbarco di galere turchesche alle marine di Settia, havendo l’illustrissimo signor Capitan Giustiniano, ch’essercitava all’hora le rive della carica di Proveditore, voluto andare in persona a quella parte, per ovviare ad ogni pregiudicio, non gli fu possibile, per diligenza ch’usasse, metter insieme in molti giorni 40 delli cavalli predetti.
Vengono anco escusati diversi cavallieri, o per impotenza o per età o per altre imperfettioni, di modo che si ristringe quest’importantissimo negotio a segno di poco o niun vantaggio per Vostra serenità et di grave pregiudicio per quelli che vengono obligati, né può trovarsi a senso mio provisione così efficace, che basti per riddurre la cavalleria predetta a qualche buon stato.
L’illustrissimo signor Proveditor della cavallaria Molino s’affatica incessantemente per levare diversi abusi introddotti per ben disciplinare quelli che sono tenuti servire a Lei in simil funtione, ha cassati molti scudieri inutili et fatte altre opere che hanno dimostrato il frutto della sua applicatione in quest’importantissimo affare, nel qual pure non furono pretermesse da me le accuratezze et ordini proprii, ma la verità è che poco si può operare, stante l’accennato aborrimento de cavallieri a simil peso; et dubito che poco sia per giovare quel di più che anco in avvenire fosse procurato, per raddricciare a meglior forma questo publico importantissimo interesse.
Fu già senso d’alcuni che si permutasse l’obligo di essa, colla contributione in tanta summa di danaro, a proportione delle facoltà, che abbastasse a mantenere per diffesa del Regno medesimo qualche aggiustato numero di cavalleria di Stradioti d’avantaggio, che non è dubio riusciriano molto più fruttuosi, l’oppositioni che a ciò si fanno sono due: l’introdduttione di novità et la difficoltà dell’essatione di tanto danaro che in ogni tempo havesse a supplire per la spesa, in maniera che il publico in alcun tempo non habbi a restarvi interessato, la prima presso me di niuna consideratione, in riguardo all’utile et all’universale sodisfattione, la seconda che porta con se molto facile il rimedio, con le buone regole et ordini che vi si possono applicare.
Gravissimo, come ho predetto, stimano li feudatarii questo peso di armar cavalli et se ne dolgono al vivo, per le spese che intolerabili affermano di fare nel provedersi d’essi et poi nel mantenerli, ma devono più tosto ascriver la causa di questo danno alla lor poca industria che ad altro rispetto, poiché seben potriano haver dalla Morea, d’Anatolia et d’altri luochi cavalli molto sufficienti, a buona conditione di prezzo, trascurano però di farlo et si contentano più tosto comprarli nel Regno, dove non trovandosi per il più altri cavalli che di publici Rappresentanti, obligati per le loro commissioni a condurne certa limitata quantità, vengono a ristringersi alla necessità di pigliar questi, che sendo molto costosi, per la lunghezza et per l’incomodità del viaggio, che ben spesso causa la perdita di chi li conduce o per morte o per stroppiarsi et per altri accidenti guastarsi, oltreche convengono mantenerli lungamente nelle stalle con grave dispendio, si vengono a smaltire anco per l’aggravio delle monete a prezzi assai alti, questo però concerne in essenza poco pregiudicio, ma v’è di più che li cavallieri medesimi, doppo che s’hanno compri li cavalli, non tenendo di loro conto alcuno, li lasciano infracidir nelle stalle, né in altro alcuni si servono d’essi, tuttoche di prima lanza e d’esquisita qualità che a portar la somma, voltar la macina dell’oglio et altri utilissimi servitii, che in picciol tratto di tempo li fanno stroppiare o morire, riducendosi poi in necessità di nova provisione, che quando fossero accurati in farli ben governare, cessariano questi frequenti bisogni di reiterati dispendii.
Al presente tutti quasi li feudi si trovano trasmessi dalla nobiltà in altre persone et molto pochi sono del primo ordine che li godano, punto di grave publico pregiudicio et degno di provisione, poiché già è passato in oblivione quell’antico decreto di Vostra serenità, che pur mirando a così grave interesse, quando fu spedita la colonia in quel Regno, ordinò che li beni ad altri che a nobili venetiani non dovessero vendersi, senza precedente espressa permissione del signor Duca, tutto con fine che non passassero in mano de Greci. Di quelli mandati della colonia, che non son nobili, si conservano solo alcuni pochi a Rettimo, pieni di facoltà e di commodi, gl’altri tutti sono mancati.
Pretendon anco che riesca loro di notabil aggravio l’obligatione ingionta alli medesimi per publico decreto di condurre in fontico certa summa di formento, che chiamano i quarti, tutto per tener ubertuosa la città, in occasione di stretta raccolta, questo però vien loro pagato secondo il tanso che per oridnario è aggiustato al corso del calamiero, in ragione di un perpero meno la misura in circa, il che da loro non vien stimato per altro che per esser ad essi trattenuta in Camera la maggior parte del danaro predetto, a diffalco de debiti che hanno con Vostra serenità, onde pare a loro di perder questo capitale, mentre vien a cadere nelle mani di Lei.
La cavalleria pagata da Vostra serenità, ch’è quella della Stratia, è divisa in sei compagnie, due servono in Candia, due alla Canea, una a Rettimo et altra a Settia, che in tutto sono 300 cavalli, li soldati di queste sono per la maggior parte nativi del Regno, et seben per la parte mia ho procurato d’applicar qualche rimedio a questo grave inconveniete, co’l farli mutare da luoco a luoco, non ho però potuto totalmente divertirlo, poiché non m’è parso bene devenire alla cassatione, che senon di tutti della maggior parte almeno sarebbe stata, mentre non v’erano soggetti da potersi rimetter in luoco loro prontamente, et perché anco qualche parte di essi, derivando già lungo tempo fa per naturale discendenza da quelli che vennero da Napoli di Romania e d’altre piazze, tenute già da Vostra serenità ne tempi andati nella Grecia, si rendono in qualche maniera degni di ricever questo commodo, ho procurato ben si di scemare a Lei il pregiudicio, co’l non admetter quelli che mi si sono presentati da rimettere, conosciuti da me casalini, che non havevano li requisiti, ma più tosto mi sono contentato lasciar molte piazze vacue, come si può veder dai rolli della stessa militia, ben è vero ch’un soldato di fortuna forastiero et novo in quelle parti, non havendo altro emolumento co’l quale possa trattenersi, che la sola paga corrispostali da Vostra serenità, ch’è di ducati sei al mese, difficilmente può sostentarsi, da che pur nasce che quando da Lei vengono spedite compagnie della Stratia per servire in quel Regno, succede ben spesso che o si sbandino del tutto in breve tempo o pure si perdono la maggior parte di soldati et passino altrove.
Io trovai quelle compagnie al mio arrivo alla carica con grossissimi debiti contratti co’l publico, parte in questa città prima del partir loro et parte in quel Regno, per sovventioni havute da comprare cavalli, et con altri pretesti vedendosi esser loro stato somministrato il danaro, anco senz’ordine de signori Generali ch’erano a quel tempo.
Questa militia licentiosa et insolente per natura, portava non picciol aggravio a contadini, mentre si conduceva fuori nei casali a pigliar la biava per li loro animali, che o non era pagata da loro o con altre estorsioni e modi indebiti usava molte violenze, da quali nascevano ben spesso reclami delli stessi contadini, né bastava la correttione et il castigo per contenerli ne dovuti termini, resta però vietato alli soldati predetti di condursi più nei casali a tal effetto, ma deve la biava esser condotta in fontico, di dove li capitani tengono obligatione di levarla et fare il pagamento al prezzo limitato, com’io ho voluto che s’osservi inalterabilmente per tutt’il tempo mio, che di questo modo non mi son venute indolenze all’orecchie et seguirà il medesimo in avvenire ancora, quando venga essequito quest’ordine.
Nel tempo dell’estate la militia predetta fa le guardie alle marine nelle spiaggie più esposte al nemico, per impedire, unita con le cernide o con privilegiati de territorii, lo sbarco a genti di mal fare et deve esser certa Vostra serneità, che quando quei cavalli fossero ben montati et si regolasse l’accennato disordine de casalini, sariano molto più proportionate e proprie alla diffesa del Regno queste poche compagnie che tutta la cavalleria de feudati insieme; et per farne seguire l’effetto sarà necessario frequentare il cambio di esse a parte a parte, ma sarà anco effetto della singolar prudenza di Vostra serenità con qualche accrescimento di paga dar loro il modo di poter vivere e mantenersi.
Tra le cose più essenziali ch’in quel Regno devono stimarsi et procurar quanto più di possa la preservatione loro, in riguardo alle diffese et alle forze di mare della Serenità vostra, per quell’importanti occorrenze che d’improviso potesse ricercare il suo servitio, sono gl’arsenali, uno de quali tiene la Serenità vostra guarnito in Candia et altro alla Canea, ambedue assai ben regolati et in ordine, ma quello di Candia molto meglio, con 20 corpi di galere, de quali si trovano due innavigabili, tutti sono riposti nei volti et seben, eccettuati li due predetti, sono gl’altri habili alla navigatione, hanno però sempre bisogno massime nel vivo di qualche conciero, che porta in conseguenza il necessario impiego di legnami, l’espeditione de quali riuscirà per lo stesso effetto fruttuosissima.
Gl’armizi ho lasciati tutti novi, buoni et ben tenuti in 21 caselli, forniti di punto per armare una galea sottile per cadauno, né altro manca che alcune poche robbe, nota de quali già mandai, perché si compiacessero l’Eccellenze vostre decretare et farne seguire l’espeditione.
La maestranza anco s’avvicina al segno di qualche sufficienza et seben in ristretto numero, tuttavia per li bisogni ordinarii di quelli arsenali supplisce assai ragionevolmente, non havendo occasione d’adoperarsi, che in rappezzamenti nell’accommodar galee vecchie et in altre opere di poca levatura, si trovava tra gl’altri un proto, che per formar corpi di galea et altri simili servitii non communi a tutti era intelligentissimo, ma aggravato dall’età, morse il secondo anni del mio generalato et ne restano solo altri due, che professano intender qualche cosa, che se così sia io né lo affermo, né lo nego, perché non ho havuta occasione di valermi di loro, ma ben si del già defonto, che subito al mio arrivo fu impiegato da me alla costruttione d’una nova galera, qual si trovò in poco men d’un anno perfettionata di tutto punto et spero che riuscirà buonissima, havendo pur anco fatto riddurre a perfettione un altro corpo di galera, che fu principiato sino dal tempo dell’eccellentissimo signor General Bondumier, onde a quella pure niuna cosa manca et potranno servire ambidue in qualsivogli occasione d’armare.
Alla Canea non v’è alcuno de proti o altri maestri che habbia pur mediocre intelligenza et pur in quell’arsenale si trovano 19 corpi di galere, habili alla navigatione, da due impoi, uno de quali, seben novo di primo viaggio, è rimasto nondimeno per la poca prattica di chi haveva la cura di tirarlo in terra, scavezzato nel mezzo, il male però è rimediabile, quando vi siano legnami da poter impiegar nell’accommodarlo.
Dieci delli predetti vascelli son lesti nel tutto, per esser gettati in acqua in ogni occasione, et gl’altri con qualche poca fattura sariano nello stato medesimo, ho lasciati pur anco in quell’arsenale armizi, remi et altri apprestamenti per 12 galere, novi et di perfetta conditione.
Et perché restavano quelle maestranze la maggior parte del tempo infruttuose, io le tenni essercitate nel rissarcimento delle galee vecchie di mano in mano, non havendo occasione di farne fabricar di nove, per mancamento di legnami et per non esservi volti da tenerle al coperto.
Il porto veramente di Canea, tuttoché grande e capace per conveniente numero di galee, si trova però molto esposto alle borasche et in particolare con venti da Tramontana si doveria attender sopra tutto a farlo escavare et io sin da principio della mia carica ne raccomandai vivamente l’effetto, ma per dir il vero da poca diligenza furono secondati li miei ordini, et atterrandosi maggiormente per giornata, sarà necessario per riparare al danno maggiore attender a questo principalmente.
Anco il molo, battuto dalle frequenti borasche, resta pregiudicato di molto, sendo gran parte di quelle pietre state levate a viva forza dall’empito del mare, a questo però s’è rimediato et fatto accommodare ad intiero segno del bisogno, di mio ordine del presente illustrissimo Rettor Malipiero, accurato e diligentissimo in tutte le parti che toccano il servitio di Vostra serenità.
Quello di Candia è assai megliore, aperto solo da Greco levante, si va del continuo escavando et io vi feci attender incessantemente per riddurlo a compita perfettione, in quest’opera è destinata certa summa di danari, cavati d’alcuni datii, quali non bastando convien anco impiegarvisi assai d’altro publico capitale.
Ha inteso Vostra serenità il buon stato de suoi arsenali, vorrei poterle rifferire il medesimo anco de marinari altrettanto incapaci et imperfetti, io ne volsi far cimento particolare in un essame, nel quale mi riuscirono ignari affatto della professione, mentre ne pur sanno quel che sia bossolo o carta da navigare, doveriano questi arrivare al numero di 100 in circa, 52 in Candia, alla Canea 32 et il resto a Rettimo, ma sono dimminuiti di molto, alcuni però si trovano tra d’essi, che se frequentassero l’essercitio della navigatione, fariano buona riuscita, per questo rissolsi cassare alcuni, che non solo non erano marinari, ma si trattenevano per fattori e servitori nelle ville d’alcuni gentil’huomini, destinati ad armar galere, ch’erano stati notati et passati sotto questo nome, acciò avanzassero la paga di Vostra serenità, alcuni si trovano schiavi in Barbaria et altri sopra galere de bei, alcuni pochi anco son stati riscattati; et godo non esser riuscito infruttuoso colle mie continue rimostranze all’eccellentissimo signor Bailo in questa parte. Per quelli poi che sono in Barbaria, forse li megliori de gl’altri, se havessi potuto ritorvare qualche corrispondenza, come mi son affaticato d’incontrarla, ma senza frutto, non sarebbe tampoco stata pretermessa simil buona operatione, tanto più necessaria quanto questi, perduta la speranza di potersi liberare, dati alla disperatione, abbandonano la religione et fattisi Turchi procurano in questa maniera il loro sollevo nelle presenti loro calamitose miserie, ma quel ch’importa pure sommamente attendono al corso et come prattici delle spiaggie e siti più esposti di quel Regno, tengono in continuo travaglio per li danni che facilmente possono inferire molto gravi in diverse parti di esso.
Resta pure nel Regno medesimo infruttuosa molta gioventù che s’applicarebbe volentieri et con qualche profitto alla marinarezza, ma levando loro l’occasione di poter viaggiare, non essendovi vascelli, che tutti quasi son stati presi da corsari, convengono astenersi dal poner ad effetto questa lor buona dispositione. Molti anco di questi vanno con vascelli di caclarmani in diverse parti, ma peggiore è il fine che ne conseguita, poiché più non ritornano et fermandosi in paese turchesco, cagionano ben spesso la partita di tutta la lor fameglia, ond’in luoco di bene si riceve da ciò doppio pregiudicio; io non ho mancato di farne essecitar molti in diversi viaggi fatti a Cassandra per provisione di formenti et con biscotti al Zante, che dava occasione di guadagnarsi il vivere et acquistar anco qualche grado di cognitione.
Nell’arsenale di Candia, compresi anco li salarii delle maestranze, spende la Serenità vostra ogn’anno ducati 9.559, oltre le provisioni assegnate alli marinari trattenuti, et così a proportione in quello della Canea, danaro cavato dalle viscere del suo erario, che ben dichiara la necessità d’impiegare utilmente quest’importante capitale.
Et perché in ducali di 8 gennaro 1629 fu incaricato a dover procurare di persuader quei sudditi alla fabrica di vascelli, perché oltre il benefficio che si riceverebbe da essi, havessero anco le maestranze occasione di restar impiegate et essercitate, feci ogni mio sforzo, per disporre quei sudditi a questa buona rissolutione, colle conditioni che da Lei mi furono abondatemente espresse nelle dette lettere et con offerir loro prestanze et aiuti, conforme alla Sua intentione, ben conoscendo quanto fruttuosa sarebbe stata l’essecutione et per interesse di Lei et per sicurezza della navigatione et per benefficio de sudditi, ma incontrai in difficoltà insuperabili, non solo per diffetto di legnami et altre materie, che in quel Regno assolutamente non si trovano, ma perché documentati quei sudditi a costo proprio dei danni ricevuti, oltre la perdita della robba, nella stessa vita, sendo infetti del continuo li mari da gran numero di vascelli di corso, più non vogliono avventurare le lor sostanze né esporsi a novi tentativi, per dubio di non incontrare la lor totale distruttione.
Quel Marin Fighetti che s’offerì alla Serenità vostra di fabricare galeoni alla latina, mai comparve in Regno per il tempo che mi vi trattenni, seben credo ch’egli conosca l’impossibilità di quest’operatione et che presso di Lei habbi voluto guadagnar qualche merito, con fine di non por mai in essecutione l’opera essibita da lui.
Questi galeoni, quando anco dovessero fabricarsi, non so se sia pensiero di farli di grande o di poca portata, perché se di poca, non essendo capaci d’artiglieria, non possono resistere alle aggressioni ben deboli di corsari, de quali finalmente converiano rimaner preda senza riparo alcuno, come l’essempio de successi passati lo dimostra, dimodoche et la fatica e’l danaro di Vostra serenità et le genti in un sol colpo si perderiano, se poi dovessero fabricarsi di gran portata, oltre il mancamento di legnami di sopra espresso che renderebbe difficillissimo et quasi impossibile l’effetto di quest’opera, deve considerarsi che non vi sarebbero partiti da poter dar loro il carico, onde converriano restar indisposti et infruttuosi del tutto. Vi s’aggiunge ch’al presente non si trovarebbe in tutt’il Regno soggetto atto alla fabricatione d’essi, tale riuscita certamente farebbe questo negotio et Vostra serenità lo comprenderebbe chiaro, quando si volesse metter in prattica, perché li tentativi fatti altre volte in simil proposito me n’assicurano pienamente, oltre la memoria pur troppo infausta delli danni inferiti a nostri da barbareschi, che prepotenti in forze s’imparoniscono una volta o l’altra di qualsivoglia vascello o grande o picciolo che venga loro per mani, havendone miseramente depredati tanti di quelli che con merci di quei sudditi andavano in Alessandria, Rossetto, Costantinopoli et altre parti, che pure ha cagionato la miseria di molte case già opulenti e facoltose, hora riddotte in stato infelicissimo non pure per la perdita della proprie sostanze, ma per la schiavitù delli lor parenti, la maggior parte de quali sperimenta tuttavia nelle proprie vite il danno della navigatione; et hora tutte le merci et vettovaglie che servono ad uso del Regno, convengono attendersi da vascelli forastieri di Patino et d’altre parti d’Arcipelago, il che nasce per restar quasi che d’ordinario abbandonate le guardie tanto necessarie di Sapientia e di Cerigo, come ben di frequente fui di conformità avisato dalli signori Proveditori di quell’isola Tron e Foscolo suo successore, ambidoi vigilantissimi nel servitio di Vostre serenità.
Ripiglio donque che dal mancamento di marinari esperti e sufficienti, nell’occasione di armar galere, sente la Serenità vostra grave pregiudicio, al quale s’aggionge la renitenza delle genti obligate al remo, che se bene in numero sufficiente e vantaggioso, aborriscono però in eccesso questa servitù et si contentano più tosto vender le proprie sostnze, se stessi et li figlioli, per far andar altri in cambio loro, secondo la sorte che loro è toccata, questi si chiamano andescari, de quali sebene per li ordini Foscarini vien prescritto il numero, tuttavia quando quelli pontualmente si osservassero riusciriano le galere deboli, onde non è male permetterne tacitamente anco qualche numero di vantaggio, ma il peggio è che ne pur con quest’aiuto riescono le galee et ben spesso è partorito l’inconveniente dall’industria d’alcuni sopracomiti, che da ciò sanno molto ben provecchiarsi, havendomi pure alcuni di loro incorsi in tali mancamenti, data occasione di correggerli con condanne di relegatione et altre, l’essempio de quali doverebbe giovare per farli astenere da simili attioni illecite e pregiudiciali.
Nell’ultima ambasceria Querina fu concesso da Vostra serenità un numero prefisso de gl’andescari predetti, oltre quelli statuiti dall’eccellentissimo signor General Foscarini, et è cosa certa che se comple all’interesse di Lei che le galere riescano di qualche perfettione, è anco necessario declinar dal rigore e dalla pontualità nell’admissione di questi cambii, perché ben spesso quelli a chi tocca la sorte di servire al remo sono vecchi inutilissimi et in luoco loro complisce a Vostra serenità che si rimettano persone megliori, ma il procurarne ingordi avanzi et il cavare dal sangue de miserabili contadini ingiustissime utilità, non già a publico vantaggio ma ad ingordo profitto de particolari, è disordine che tocca troppo al vivo l’interesse di Lei, degno di severa punitione.
Infruttuose per lo più riescono le galere armate in quel Regno, fuorché quelle di Canea che sono di qualche sufficienza, et ciò non solo per la discorsa debolezza della gente che serve sopra di esse, ma molto più per quella di chi le commanda, privi d’esperienza, poveri et come ho predetto dati assai al procurare il vantaggio de proprii interessi; et perché erano insuperabili le difficoltà che s’incontravano in trovar soggetti d’attitudine et di qualche commodo et li megliori con estraordinaria renitenza procuravano sottrarsi, contentandosi più tosto cader nella pena di ducati 500, statuita dalle leggi, la qual ad ogni modo veniva alli medesimi ben spesso rimessa et se pure talvolta alcuno di qualche bassa conditione veniva eletto, se per altro modo non poteva liberarsi da quest’obligo, si contentava ben si armarla, ma la consignava poi a qualche povero gentil huomo, perché la commandasse, sottrahendo se stesso all’impiego co’l pretesto d’indispositioni o d’altro impedimento, se ne restava a godere le commodità delle propria casa; andava per tal rispetto deteriorando sempre lo stato delle galee, diche avvertita Vostra serenità, sendomi stat’imposto in ducali di 7 agosto 1630 di dover stabilire qualche regola a diversione de gl’accannati inconvenienti, fu da me fatta la terminatione ch’appresento a suoi piedi, acciò quando paia all’Eccellenze vostre corrispondente al bisogno, possano coll’eccellentissimo Senato approvarla, et così maggiormente auttorizata, per la sua intiera essecutione mandarla in Candia, che per quello poi tocca alle ciurme, non è dubio che la poco buona riuscita d’esse dipende dal mal governo, che se fossero ben trattate riusciriano certamente al pari dell’altre, utili e fruttuose; io non ho mancato punto a questo particolare et con espressi commandamenti alli sopracomiti et con comminationi di severo castigo, ho procurato contenerli nel dovere, come pur sempre che si sono armate galee al tempo mio, li ho con buoni ordini tenuti in un moderato et ben ordinato essercitio, a misura del bisogno et della loro qualità, impiegandole in viaggi brevi, ma frequenti, in molte parti del Regno, per molteplici occorrenze di Vostra serenità, acciò ne sentisse qualche benefficio, già che soggiaceva all’interesse et alla spesa; e tal’hora anco a Cerigo et a Tine, per quelli bisogni che ben frequenti mi si rappresentarono del servitio di Lei, in quell’isole specialmente.
Resta per conclusione ch’io rappresenti con brevità all’Eccellenze vostre qualche particolare, ben necessario della loro notitia, intorno alli Riti latino e greco, nell’osservanza de quali sono divisi tutti li sudditi di quel Regno.
Il latino riceve senza dubio molto vantaggio, quando li prelati che devono attender al governo dell’anime raccomandate a lor cura, si fermino alla lor residenza, come ha fatto per lungo tempo veramente con molte sua lode et merito monsignor arcivescovo Stella, qual per dare il suo luoco alla verità, devo affermare all’Eccellenze vostre, essersi diportato sempre con molta prudenza, havendo dimostrati veri fini di ben servire, ommesso ogn’altro riguardo, al Signor Dio et a Vostra serenità, verso il vantaggio e benefficio della quale fa ben chiaro apparire in ogni sua attione una perfetta volontà, della qual certo son rimasto edificatissimo, mentre l’ho pur conosciuta congionta con sincero ardentissimo zelo di ben essequire tutte le parti del suo debito, nella futione del suo carico, per consolatione di quelle genti, né si sarebbe manco di là partito, come fece alcuni mesi sono, senon fosse stato l’obligo di visitare limina apostolorum. Li vescovi di Canea e Rettimo sono buoni prelati, né mi è occorso ricever alcun travaglio da loro. Quello di Settia e Girapetra si trova già molto lontano dalla sua residenza et gl’altri vescovati, com’anco diversi beneffici vengono per la maggior parte goduti da persone, che senza resieder per la cura delle chiese et anime a loro raccomandate, stanno absenti, attendono a cavare quel più che possono del danaro dell’entrate de medesimi vescovati e beneffici, convertendolo in proprio commodo et lasciando in abbandono il carico loro pastorale, con grave scandalo et con sommo pregiudicio della religione, senza conoscer et senz’esser conosciuti da popoli a loro dal Signor Dio raccomandati.
L’entrate del vescovato d’Arcadia sono applicate al sostentamento dell’hospital di Candia, queste ascendevano già a 1.000 ducati in circa, ma per la trascuraggine di chi n’haveva la cura andarono declinando, in maniera che gl’ultimi anni rendevano a pena 500 ducati, poiché affittandosi quei beni a particolari li lasciavano andar in rovina et con difficoltà si poteva cavar da loro quello che andavano debitori, il che haverebbe partorito ben tosto, mentre si fossero ommesse le provisioni necessarie, la total distruttione di quell’opera tanto pia et essentiale.
Quest’importante riguardo mi servì di stimolo, anzi mi pose in necessità d’applicare ogni studio per rimediare al disordine, mentre massime dall’industre sagacità di chi li possedeva erano stati in diversi tempi usurpati molti di quei beni, che poi per un catastico che fece fare l’eccellentissimo mio precessore son stati ricuperati; non però si riscoteva il danaro et passava quest’affare in gran confusione, riddotto nello stato che ha inteso Vostra serenità, ho però fatto di modo che li caloggeri del monasterio di Santa Catterina, seben da principio mostrarono qualche renitenza, si contentarono ricever a livello li beni medesimi per anni 20, in ragione di ducati 500 l’anno, con special obligatione di piantar oliveri, vigne et di megliorare quei luochi con che può assicurarsi Vostra serenità che al fine di questa locatione, riddotti li terreni medesimi a molto miglior conditione, apporteranno in conseguenza benefficio incomparabilmente maggiore et spero che l’Eccellenze vostre sentiranno da gl’effetti il frutto di questa mia rissolutione.
Si trovano in quel Regno conventi assai commodi con molte entrate e tra gl’altri tenevano già il primo luoco quelli di San Pietro in Candia e San Nicolò alla Canea, ambidue della religione di Dominicani, ma hora sono in tanta strettezza che a gran fatica quei pochi padri ch’ivi resiedono, possono cavarsi il vitto, colpa solo dell’ingorda rapacità d’alcuni frati, che da certo tempo s’è introddotto ad esser spediti dal lor generale, sotto pretesto di visita, che se fosse fatta da persone di bontà e di sincerità, riuscirebbe non è dubio grandemente giovevole, ma essendosi veduto per isperienza restar così fatto ministerio per lo più raccomandato ad huomini ben si d’habito religioso, ma di costumi, d’operationi e di fini in tutto contrarii, n’avviene ch’in vece di apportare quei salutari rimedii che si ricercherebbero né succeda in tutto diverso l’effetto, perché questi sotto diversi pretesti assorbiscono le sostanze de medesimi monasterii et attendono per ogni verso a cavar danaro per asportarlo al loro proprio godimento, per lo più anco in Stati alieni. Molto recenti anzi continuati sono gl’essempi, ma io non devo repplicare li particolari et per divertire il scandalo, trattandosi di persone religiose, et perché già molte volte l’Eccellenze vostre n’hanno havuta notitia et vi hanno anco in qualche parte, con il mezzo mio et d’altri eccellentissimi sigori miei precessori, riparato, con quel termine ch’è proprio della publica carità, destrezza et prudenza.
Le rendite del vescovato di Chissamo sono destinate per l’erettione del collegio di Greci in Padoa, della qual ragione sendo passato molto danaro nella Camera di Canea, resta Vostra serenità tuttavia debitrice di esso, che pur potrebbe servire a questa buon’opera, bramata da quei sudditi quant’ogni maggior bene, per servitio de proprii figliuoli e parenti loro, quali haveriano il commodo di attender alli studi delle lettere nello Stato di Vostra serenità, che di questo modo convengono mandarli a Roma, dove per lo più fermandosi sotto disciplina di Gesuiti e d’altri mal’affeti, tuttoche vi sian rigorose prohibitioni, ritornano poi in Regno, imbevuti di massime pregiudiciali al buon governo di Vostra serenità et poco divoti al suo nome, da che procedono mille inconvenienti, il rimedio de quali non deve certamente esser trascurato,
Passò meco doppo il mio arrivo in Candia efficacissimi uffici monsignor arcivescovo Stella, per conseguire la permisisone di poter erigger un collegio in quella città, con pensiero d’educarvi figliuoli, non solo nobili e d’altri ordini di quel Regno, ma anco forastieri del paese turchesco et dell’isole convicine, havendomi considerato che questo dovesse restar sottoposto alla sua censura et sopraintendenza, dovendo dar notitia d’ogni occorrenza a publici rappresentanti, aggiunse che li maestri per insegnare a giovani predetti si sarian fatti venir d’Italia, essendo questo motivo venuto da Roma et havendo quei nobili formata scrittura, segnata di proprio pugno, trasmessa a Sua santità, nella quale supplicavano licenza et aiuto per la costruttione del medesimo collegio, sendosi essibiti di contribuire loro stessi delle proprie facoltà per il suo mantenimento; il che mi diede materia di gravissimo sentimento, mentre viddi come licentiosamente facevano ricorso a prencipe estero per conseguir quello che in ogni caso doveriano haver riconosciuto dalla sola gratia di Vostra serenità, anziché sendo passati più innanti, fu stipulata anco altra scrittura, colla quale appariva l’assenso del general di Crociferi di poter alienare certa chiesa et beni, spettanti ad essa, che si trovano nella stessa città di Candia, goduti hora dalli padri di quella religione, perché insieme coll’entrate di essa fossero destinati al sostentamento del discorso collegio, quella chiesa che fu la prima d’ordine di Vostra serenità costrutta in quel Regno, doppo il possesso ch’hebbe di esso, et dotata da Lei di convenienti rendite alla summa di ducati 500, oltre i quali riportarono li nobili predetti promessa da Roma, che sariano state applicate al medesimo collegio le decime del clero dell’istesso Regno et l’entrate d’alcuni beneffici semplici di quelle parti et vescovati, essentati dall’obligo di residenza, contro l’ordinationi di chi li instituì et addottò.
La promotione di questo negotio apportò gran confusione tra Greci et più d’uno dei principali di quel Rito mi disse con gran sentimento, che quando simil tentativo havesse havuto effetto, si sarebbe veduta in breve la distruttione della chiesa greca, ch’era il fine per il quale premevano quei di Roma in cotal affare con tanto calore, io ne diedi all’hora riverentemente notitia all’Eccellenze vostre, dalle quali riportai in commissione di tenere il tutto in sospeso sino a nova publica deliberatione.
Doppo gl’accennati tentativi vennero a me alcuni principali soggetti del Rito greco et fattemi lunghe considerationi sopra l’ignoranza che sempre si va facendo maggiore nelli loro religiosi, non solo delli territorii et ville, ma delle stesse città del Regno, passando vita licentiosa ripiena di scandali e d’attioni turpi, che ad altro non mirano che a lussi, rapine, usure et mill’altre male operationi, da quali rimane grandemente pregiudicato non pure il servitio del Signor Dio, ma il medesimo di Vostra serenità, poiché con tal essempio vengono tutti ad habituarsi nel male et in conseguenza a temer poco il castigo temporale et meno il divino; et havendomi portato li medesimi molt’altre considerationi in tal proposito, mi fecero efficace istanza, che per ovviare a progressi d’effetto così pernicioso et per riddurre le genti al ben vivere e distornarle dalle cattive operationi, volessi interceder presso Vostra serenità la permissione di poter loro erigger un seminario di Rito greco nella città di Candia, sotto gl’occhi delli illustrissimi Rappesentanti et con la loro sopraintendenza, per disciplinar in esso li figlioli et ben educati poi andarli disponendo ad un fruttuoso servitio del Signor Dio, con edificatione di tutte le genti et con notabil vantaggio di Vostra serenità.
Questo seminario, mi dissero, che sarbbe instituito et conservato con molta facilità et poca spesa, senz’alcun publico interesse, poiché trovandosi 30 monasterii di caloggeri in Regno, per il più assai commodi di facoltà, che ad altro non servono che a nutrir gente otiosa et inutile in molto numero, per sottrarsi all’obligatione di alcun impiego, si potriano questi obligare, secondo le forze di cadauno, ad una contributione tra loro, per la manutentione di questo luoco, il vitto de figliuoli et salario di precettori, che sarebbe insensibil aggravio et senz’alcun danno d’altri, m’aggionsero che quando questo seminario fosse eretto et ben fondamentato, spereriano che dovessero concorrere a gara molti dell’isole d’Arcipelago, dove non essendovi luochi da disciplinar li figliuli, tutti sariano sforzati capitar ivi, con notabil publico benefficio, mentre si verria di questo modo nutrendo la buona dispositione dei medesimi verso Vostra serenità, che in qualche tempo potrebbe riuscire di sommo vantaggio; mi dissero di più saper molto bene, che la pia intentione di lei è molto ben inclinata a queste degne operationi et haver anco inteso esser stato decretato dalla Serenità vostra d’erigger un collegio di Greci in Padova al medesimo effetto, ma che non tutti haveranno il modo di capitar sin là et di mantenervisi come fariano in quel Regno, tanto più che sendo patente la necessità di ben educare non già alcuni pochi solamente, ma molto et considerabil numero di genti, non vedevano potersi ciò fare in altro modo che nel già espresso.
Di tutti questi articolari diedi all’hora riverentemente conto all’Eccellenze vostre et riportati li prudentissimi sensi di quest’eccellentissimo Senato, che si compiacque approvare et abbracciare quelle riverenti considerationi, che dalla mia debolezza le furono poste innanti, operai in maniera con desterità che pare ne resti assai ben divertito il pensiero, ma non è dubio che ben vehemente rissorgerà di novo, sempre che ritorni in piedi la trattatione, non che l’effettuatione d’instituire il già detto collegio latino.
Il numero di caloggeri e preti Greci è accresciuto in modo tale che ben chiama la somma prudenza di Vostra serenità a qualche provisione, per impedire il progresso che giornalmente si farà al sicuro maggiore, mentre doppo la permissione fatta dalla Serenità vostra al vescovo greco di resieder a Cerigo, questi frequentemente ivi si trasferiscono per consecrarsi, senza passare al Zante o Ceffalonia, dove con maggior loro interesse, incommodo e pericolo convenivano andare, non potendo esser consercrati se non in luoco di questo serenissimo dominio; et seben in questa funtione, nell’essame, donativi et altro, va loro di spesa più di 20 cechini, si contentano però di vender tutte le lor sostanze et conseguir l’intento, non già per zelo di religione, ma per sottrarsi al peso dell’angarie e dalla galera, io impiegai tutt’il mio potere per divertire il corso di questo pregiudicio, con avvertimenti proprii alli vescovi che per allettamento di civanzo si contentano consecrarli, seben igorantissimi, et con altri mezzi che ho stimati opportuni, non m’é però potuto riuscir l’effetto, poiché già s’è invecchiato il male et in poco tempo non può provedersi di quel modo che sarebbe necessario. Fu con molta prudenza dall’eccellentissimo signor General Foscarini ordinato, che non potesse esser più d’uno o due preti per villa, né si dovesse consecrare chi non havesse chiesa, resta però contravenuto a tal ordine et vanno questi moltiplicando; et seben difficilmente si potrebbe impedir loro questa conservatione, che haverebbe apparenza di poca carità, tuttavia per maggiormente difficoltare l’effetto di essa, ho rissoluto con scrittura a parte per non portare a lungo maggiormente questa relatione, raccordare alcuni particolari all’Eccellenze vostre a quali potranno far quel riflesso che parerà alla lor somma prudenza.
Hanno anco fabricate molte chiese et vicino ad esse certe case, quali sono da loro assegnate in dote et passano nella posterità, io non ho voluto mai permetter la costruttione d’alcuna di esse senza previo beneplacito dell’Eccellenze vostre, sapendo gl’ordini instituiti et la publica prudentissima intentione in tal proposito; et perché li monasterii non possono sostentare con le proprie rendite li caloggeri, pigliano ad affitto terreni, li coltivano e lavorano nel modo stesso che fanno li contadini, onde la Serenità vostra convien sentire il danno del ristringimento del numero di quei sudditi nelle fatitoni personali.
Si trovano nel Regno tra abbatie grandi et altri monasterii minori al numero di 376, in buona parte con entrate considerabili et vi è un’infinita, per così dire, di chiese semplici.
A pena arrivato alla Canea trovai che certi libri greci composti et fatti stampare da monsignor patriarca greco di Costantinopoli, di concerto coll’ambasciator d’Inghilterra ivi residente, fossero stati mandati dal medesimo patriarca ad un geromonaco Geremia Zancarolo abbate di Santa Trinità, territorio di Canea, perché da esso fossero dispensati per il Regno et contraposti a concilii fiorentini, mandati da Roma all’arcivescovo, conobbi veramente ch’il permettere la divulgatione di essi sarebbe stato principio di novità e di confusioni scandalosissime, rispetto che principalmente mi mosse a far trovare et custodire tutti questi libri, quali contengono punti molto essentiali, che quando si fossero promulgati, può considerar la Serenità vostra quali disconcii haveriano potuto nascer tra li Riti, così restarono suppressi et ne diedi all’hora particolar aviso all’eccellentissimo signor Bailo, perché procurasse impedire la missione d’essi, com’è seguito.
Li beni che sono in quel Regno di ragione del patriarcato latino di Costantinopoli, affittati d’antico tempo a bis 29 et bis bis 29, portano ben spesso materia d’indoglienza a quei sudditi, che già li tenevano et poi sono stati dispossessati dalli ecclesiastici, sopra di che vennero molti a ricercarmi ragione e giustitia, ma havendo la Serenità vostra ordinato che non debbano farsi novità, tant’ho essequito appunto, ma l’essecutione delle sue sapientissime deliberationi in tal proposito riuscirebbe molto fruttuosa per dare ad ogni uno il suo, et essendo li ecclesiastici nell’avantaggio, facendo il lor fondamento sopra certa ducale di 21 decembre 1619 contraria ad altri molti precedenti decreti di Vostra serenità et all’istesso suo servitio, non curano novi ordini et si contentano dello stato presente.
Li vescovati così greci come latini nell’isole d’Arcipelago sono quasi tutti impiegati in soggetti poco ben intentionati alla Serenità vostra, alli cui interessi quando vien loro fatta l’occasione procurano pregudicare; il vescovo greco di Milo fece ogni sforzo per impedire il possesso della chiesa di Santi Cnergiri, donate a Vostra serenità da monsignor patriarca Cirillo. Al padre agostiniano da me per tal’effetto espedito, portò molto tempo alla lunga questa ben dovuta cessione, sinché mi dichiarai nel modo che conveniva et imposi a quel console ordini tali, che finalmente rimossero il vescovo dalla sua pertinacia et si contentò rinonciare la chiesa, che hora liberamente è officiata dal padre sodetto.
Mi capitarono poco doppo dall’eccellentissimo signor Bailo commandamenti e lettere di monsignor patriarca predetto, molto efficaci, per effettuare il donativo di quella chiesa, quali feci registrare nella cancelleria pur di Milo et spero che non vi sarà più che dire, perché già il negotio pare riddotto assai ben in sicuro.
Fu pure insidiata grendemente dalla sagacità di gesuiti la chiesa dell’Annontiata in Nixia, membro della provincita de Minori osservanti, et sotto pretesto del scandalo che apportavano alcuni frati dissoluti ch’erano in quel convento et furono poi da me fatti partire, tentarono co’l mezzo della giustitia turchesca, con avanie contro li frati sodetti et con altri mezzi violentissimi, levarli dal possesso di quel convento et introddurvi capuccini, ma non sortì loro l’effetto, perché subito capitatomi questo accidente a notitia, feci speditione d’altri padri d’essemplar vita, che con gran fatica ho potuto ritrovare, per la strettezza che si prova di simili soggetti in quel Regno, et ne diedi conto all’eccellentissimo signor Bailo, dal quale mi furon trasmessi commandamenti vigorosi per quel cadì, che commettevano non doversi innovare alcuna cosa in tal proposito, ma lasciare all’officiatura di quella chiesa li padri che si trovavano in essa.
Li gesuiti veramente fanno sempre maggiori li lor progressi nell’Arcipelago, si sono già annidati a Scio, in Nixia e tentarono anco la residenza in Scira, co’l mezzo dell’ambasciator di Francia, che più volte ricercò monsignor Marengo vescovo di quell’isola, perché si contentasse ch’ivi d’habitation ferma rimanessero due gesuiti francesi; et dall’altro canto quelli di Scio, havendo procurato il medesimo, si trasferirono in essa personalmente due di loro, quali non volse il vescovo predetto admetter et poco doppo furono necessitati partire, non havendo né pur trovato da potersi sostentare; hora li stessi gesuiti di Scio, per farsi maggiore l’adito alla gratia di quei popoli d’Arcipelago et agevolare il fine de lor dissegni, han preso costume d’andar due di loro ogn’anno per cadauna dell’isole predette, dove dimorano per lo spatio di 15 in 20 giorni, insegnano a figliuoli la dottrina christiana et predicano in una di quelle chiese et nel licentiarsi ricevono in corrispondenza da quei popoli molti regali, che da loro poi vengono condotti a Scio con li vascelli et fanno di questa ragione considerabil avanzo.
Si vanno anco insinuando con gl’usitati mezzi nella gratia di Turchi, coll’aiuto della quale non sarà lor difficile passar più oltre, stante massime la buona dispositione verso di loro de sudditi predetti, maggiormente coltivata co’l non apportar quei scandali che si sogliono dare da gl’altri co’l viver licentioso, sono molto accorti e d’intelligenza, né altro rimedio sarebbe per impedire li loro dissegni, che mandar altri religiosi in quell’isole, che co’l talento e bontà di costumi fossero atti a far contraposto, non meno a loro che a capuccini, con quali caminano di concerto e tendono alli medesimi fini, contrarii all’interesse et all’intentione di Vostra serenità, né vi è dubio che questi pur anco s’hanno aperta gran strada all’applauso e sodisfattione universale, io nella cognitione di questo punto, essentialissimo al servitio di Vostra serenità, non ho mancato di quelle provisioni che han potuto derivare dall’opera mia, ma nel già accennato mancamento di soggetti di sufficienza e d’integrità, poco s’è potuto operare in trovar religiosi per l’officiatura delle chiese predette et s’alcuno pure ve n’è che nella parte della bontà e della fede verso di Lei corrisponda in qualche parte a quello che dall’Eccellenze vostre si desidera, non arrivano però a quel segno et a quell’attitudine che sarebbe necessaria per indebolire il concetto di capuccini et di gesuiti, quali dove opportuna loro s’appresenta l’occasione, non lasciano di dare continui segni d’una pessima intentione verso Vostra serenità; et ben si è havuta a provare la malvagità de lor animi nelle passate occasioni di levate di genti, poiché procurarono con tutt’il suo spirito contraporsi alle mie diligenze, havendo divulgato da per tutto che la Serenità vostra haveva mosse ingiustamente le sue armi contro prencipe cattolico e di somma pietà, che il Signor Dio haverebbe puniti quelli che fossero andati a servire a Lei, minacciando anco la fulminatione d’escommuniche, co’l favore d’alcuni delli stessi vescovi dell’isole, ancorché dipendenti da francesi, onde con questo seditosi concetti mi furono di grave disturbo e pregiudicio.
Et perché già era intentione dell’Eccellenze vostre il procurare la nominatione di vescovi latini nelle stesse isole, che dipendessero da Vostra serenità, mi sia lecito dire riverentemente, che sicome stimarei suo vantaggio haverli partiali e divoti al suo nome, potendo sempre sperarsi dalla lor dipendenza sicuro benefficio, così dubitarei, che non ben certa havesse ad essere la riuscita di quest’affare, perché si vede per isperienza, ch’il più di quelli che s’impiegano in così fatti ministerii, uscendo dalla frateria poveri et ambitiosi, mirando solo alli proprii interessi, ben presto si scordano delle lor obligationi et si portano ad operationi contrarie al proprio dovere, il che tanto riuscirebbe più facile, quanto più sono numerose in quelle parti genti d’altro partito, che per special fine attendono solo a contaminare li ben affetti a Vostra serenità et a far loro mutar proposito senza risparmio di danaro, mio debole riverente senso sarebbe che l’Eccellenze vostre nutrissero quella perfetta dispositione, che dimostra monsignor patriarca di Costantinopoli Cirillo et si procurasse conseguir da lui l’elettione di vescovi greci dell’isole, sudditi nativi del Regno di Candia o d’altro luoco del dominio, che pur ve ne son molti capaci di questo carattere et con grand’affetto lo procurano, questo riuscirebbe certamente non solo di minor spesa et di maggior facilità, ma anco di più rilevante e sicuro benefficio, perché essendo li prelati greci nell’isole di molto maggior auttorità delli latini, per il maggior numero et prepotenza di quelli del loro Rito, potranno in tutte l’occorenze coadiuvare fruttuosamente gl’interessi di Vostra serenità, obligati riconoscer dalla sua munificenza quella prelatura et resister in efficace forma a tentativi de gesuiti et di qualsivogli altro di contrario partito, saria però necessario che questi fossero soggetti intelligenti et habili a farsi conoscere e stimare da quei sudditi et seben anco al presente se ne potrebbe ritrovare alcuno di questi, tuttavia per andar disponendo a maggior sicurezza di buon successo questo utilissimo negotio, giovarebbe mirabilmente l’accennata institutione del collegio di Greci, nel quale questi sariano ben educati nelle lettere, fariano sicura riuscita et non havendo altre dipendenze o favori, conserveriano incontaminata la lor divotione verso Vostra serenità.
Rappresentai già all’Eccellenze vostre l’accidente d’incendio occorso in Candia nell’edificio della polvere, il rissarcimento del quale è sopramodo necessario, il che io non puoti essequire, per esser questo avvenuto poco tempo avanti la mia partenza della carica per mancamento de gl’apprestamenti tutti, che bisognando nota de quali inviai all’Eccellenze vostre, sarà parte della diligenza dell’eccellentissimo mio successore applicato a quest’opera essentialissima, ch’io per me sentirei fosse rinovata in sito più remoto o fuori dalla città, per impedire il danno che potesse seguire in qualche altro simil evento.
Si doverà anco mandare in Candia ragionevol quantità di materiali, sendo necessario raffinare la polvere vecchia et megliorarla con fabricarne anco di nova, che servirà pure per essercitare il polverista trattenuto da Lei.
Tra le commissioni che piacque alla Serenità vostra impartirmi, fu una delle più importanti, per la gravità delle congionture che all’hora correvano, quella di levate di genti d’aliena ditione, per servire alla guerra in Italia, in quest’affare quanto maggiore e più accurata fu la mia applicatione, tanto più pesante fu il disturbo nato dalle difficoltà et impedimenti frapostisi all’effettuatione di questa publica volontà, da poter impiegare con certezza di buona riuscita, onde fui necessitato valermi di quelli, ch’in tal caso puoti havere, mentre di meglio m’era impossibile il ritrovare. Co’l danaro et coll’industria convenni aprir la strada al buon essito di questo negotio et non mi riuscì inutile il tentativo, havendo, come dissi di sopra, in diverse volte mandati in questa città, quello che per avanti non ha essempio, il numero di quasi 3.000 fanti, brava e scielta gente, estratta quasi tutta a paesi soggetti al Signor turco, specialmente dalla Natolia, non essendo in alcuna parte riuscite più difficili queste levate che nella Morea, di dove pochissimi n’ho potuto havere, seben volontieri per se stessi sariano venuti al servitio, al quale mostravano gran prontezza e desiderio di liberarsi di là, ma lavorando la maggior parte d’essi li terreni di quei Turchi principali, non hanno questi voluto permetter la partita loro, per non spogliarsi del benefficio delle proprie entrate [?].
Dall’isole d’Arcipelago poco frutto ho potuto ripotare, essendo quei sudditi altrettanto propensi all’esercitio della navigatione, quanto contrarii e ripugnanti al mestiero dell’armi.
Li commandamenti della Porta, che permettono le levate predette con diversi altri per tratta di formenti et per altri affari, ho lasciati in consegna all’eccellentissimo mio successore, acciò se ne possa valere nella fruttuosa essecutione de publici commandamenti, havendo pure sin dove ha potuto arrivare la debolezza del mio talento, somministrati all’Eccellenza sua quei lumi in scrittura, che stimai poterla render molto ben informata di qualsivogli publico negotio per il buon governo di quel Regno.
Fu anco rimesso da me in gratia di Vostra serenità qualche numero di banditi, così havendomi Ella commandato, da quali per non portar loro aggravio et per facilitar maggiormente la concorrenza a ricever quell’indulto, mentre molti trattenendosi commodi nell’isola d’Arcipelago, poco mostravano di stimarlo, non volsi che da miei ministri fosse tolta mercede o pagamento immaginabile, tuttoché giusto et ordinario, nelle speditioni de medesimi et a questi ho ingionte diverse obligationi di servire alla guerra in Italia, conforme all’auttorità comcessami da Lei, che fu la stessa appunto impartitami nell’accommodamento di quelli ch’erano contumaci nell’isole di Caffalonia e Zante, negotio importantissimo per le conseguenze che si tira dietro et da maneggiarsi con grand avvedimento, come pure diedi a quel tempo particolar ragguaglio all’Eccellenze vostre, havendo convenuto trattenermi in quell’isole, con incessanti continue molestissime occupationi per lo spatio di cinque mesi continui, doppo i quali finalmente mi fu concesso di passare alla mia carica in Candia, dove ho numerato il quart’anno di pene e d’afflititoni incredibili, per la qualità delle congionture ben note alla suprema virtù di quest’eccellentissimo Senato.
Ha servito Vostra serenità per segretario presso di me messer Giovan Battista Ballarino, il quale alle degne et lodevoli conditioni, con che si è essercitato in tant’altri ministerii simili dentro et fuori della città, che sono di modestia, di sufficienza, di diligenza, d’integrità et di fede, ha aggiont’in quest’occasione il merito d’un indefessa tollerantissima fattica, poiché essendo stato il mio più tosto un perpetuo stentatissimo peregrinaggio di 46 mesi per parti alpestre, per dirupi inacessibili, abbondanti non da’altro che d’incommodità che di dissaggio, ch’un Generalato con il continuato concorso [?] di un’infinità di molesti e travagliosi negocii, gl’è convenuto star si può dire giorno et notte con la penna alla mano, con la mente applicata et con il pensiero attento et fisso, senza rispiro, onde n’è avvenuto che più d’una volta cedendo la debolezza della natura alla violenza dell’aggitatione et del corpo et dell’animo, sia caduto in gravi et pericolose indispositioni, dalle quali è piacciuto al Signor Dio sollevarlo per sua sola misericordia, forse acciò l’Eccellenze vostre non restassero prematuramente prive d’un esperimentato, utile et fruttuosissimo servitore, spetialmente nella strettezza in che si ritrova di presente la sua cancellaria di soggetti simili a lui.
Che per quello poi appartiene alla persona mia, altro non devo dire, senonche nelli tanti varii et molteplici orini, ch’è piacciuto alla Serenità vostra incaricarmi, sa Dio con qual sincerità d’affetto, con qual lealtà et ardenza di spirito mi sia impiegato et mi rende certo la somma benignità dell’Eccelelnze vostre, che se le mie incessanti pesantissime fatiche hanno potuto arrivare al segno di sodisfare intieramente al debito, sarà gradita almeno la svisceratezza del mio cuore et la brama di compensare le mie imperfettioni co’l pronto dispendio della stessa vita, a confirmatione della mia divota volontà in publico vantaggio, per sigillo delle fatiche fatte nel corso di 40 anni, in diverse funtioni, sempre travagliosissime, il fine de quali sarebbe eternamente glorioso, se fosse segnato da caratteri del proprio sangue in servitio di Vostre eccellenze et di cadauna dell’Eccellenze vostre Gratie.
Oltre le quattro città principali dell’isola di Candia, furono fabricate in diversi tempi, di commissione della Serenità vostra, cinque fortezze, per diffesa di quei porti, che sono capaci a ricever corpo de armata et riparar de questo modo a danni che potessero esser tentati in qualche tempo contro il Regno medesimo, da un capo del quale dovendo io principiare il mio discorso, piglierò quello di ponente, ove è situata la fortezza delle Grabusse, qual si trova costrutta sopra l’eminenza di un scoglio, onde vien a riuscire molto sicura e forte, non essendo sottopposta ad aggrassioni, senon con grave difficoltà; et seben il porto è capace di grosso numero d’armata, non potrebbe però quella lungamente trattenervisi, trovandosi senz’acqua, esposto a molti venti e d’Ostro sirocco in particolare, che nel tempo del verno frequentemente sopravengono.
Questa fortezza, situata nella parte più lontana del Regno, patisce grandemente di viveri, che con molta fatica le possono esser somministrati per la lunghezza e difficoltà del camino, poiché la più vicina parte dalla quale riceve l’alimento è il castel Chissamo 20 miglia lontano da essa, la strada per via di terra, riveduta da me coll’occhio proprio, è asprissima, piena di dirupi et quasi inacessibile, che per lo spatio di tre miglia particolarmente con somma difficoltà si può transitare con pedoni, ma con animali è impossibile, dimodoche quando vogliono quegl’habitanti convicini condur vettovaglie, convengono sempre con grandissimo incommodo passare con barca, astenendosi per tal rispetto da simil viaggio, massime nel tempo del verno, nel quale è solita ben spesso la fortezza medesima restar sproveduta del tutto et se d’altri illustrissimi Rappresentati non haverà la Serenità vostra ricevuta informatione della difficoltà di essa strada, sarà ciò forse avvenuto per non haverl’essi riconosciuta, come ho voluto far io, per veder, se possibil fosse, d’applicarvi il rimedio co’l suo accommodamento, onde con la più facile condotta de viveri in tempo di pace ricevessero alcun sollevo nel costo quelle povere militie in parte così remota et perché in tempo di guerra si potesse, comportandolo l’occasione, prestare a quella importante piazza per via di terra il necessario soccorso, rispetti stimati da me essentialissimi et da non doversi a modo alcuno trascurare, ritrovai l’opera riuscibile et v’haverei anco posta la mano, se la qualità de tempi non m’havesse persuaso a differire l’impiego del danaro, mentre il publico erario pur troppo è in cose più urgenti interessato tentai che gl’habitanti del Chissamo soccombessero con qualche ripartita contributione tra loro, credendo che non havessero a mostrarsene alieni, per il benefficio sicuro che haveriano ricevuto dall’essito della maggior parte delle loro rendite con facilità, mi riuscì diverso l’effetto dall’espettatione, havendo incontrata nei medesimi gran renitenza, cagionata forse dalla strettezza di fortune, in che gran parte di loro si trovano, che mi dissuase dall’usare l’auttorità, nel resto ho veduto quella fortezza in stato assai buono, con mia sodisfattione, munita di quanto le può bisognare in qualsivogli occorrenza et con honesta quantità di biscotto, quale acciò si conservi et non divenga co’l progresso del tempo di mala qualità, sarà necessario farlo cambiar talvolta, come ho pur io osservato di fare. Ho di più procurato prevenire co’l rimedio di buoni ordini il danno di quei travagliosi accidenti, che talvolta sogliono incontrarsi, havendo tra l’altre cose, che tutte non rifferirò per non allungarmi di vantaggio, instituito così in quella, come nell’altre fortezze del Regno, un deposito di legne, de quali si trovavano sprovedute affatto, con obligo alli munitionieri d’esse, per riparare alle fraudi, di doverne render conto e d’andarne rimettendo e rinovando di tempo in tempo, siché pronta resti sempre et preservata ad ogni bisogno così essentiale provisione.
Seguono doppo questa li due forti dello scoglio di San Todero, sei miglia lungi dalla Canea, quali furono costutti doppo la guerra con Turchi, per levare il commodo di quel ricetto al nemico et per impedirli il benefficio dell’acqua, che potevano fare alla fiumera detta Platanea et alla spiaggia di Santa Marina, ivi contigua riscontro [?] allo scoglio medesimo et come il superiore di queste due forti non serve ad ostacolo o diffesa di consideratione, così l’inferiore giova grandemente a batter quella spiaggia et a tener lontano il nemico, ma havendo io ritrovato nella visita che feci di quella parte, che l’artiglieria riposta in essa non valeva punto ad impedire il ricetto a vascelli o lo sbarco alle genti, sendo la maggior parte cannoni e periere incamerate di pochissimo tiro, vi ho rimediato con il cambio dell’artiglieria, di modo che al presente con diffesa proportionata si trova il scoglio medesimo in stato di guardare assai bene quelle spiaggie et di resister ad ogni tentativo di hostilità.
La Suda tra le fortezze dei scogli tiene [?] il pricipal luoco, si trova situata alla bocca d’un seno di mare dell’istesso nome, qual’è spacioso di miglia sei di longhezza, abondante d’acqua, sicuro e capace per grandissimo numero di vascelli, si trova quella piazza assai ben proveduta di munitioni, ben guardata et quando all’occasioni fosse da chi havesse in essa il commando ben diffesa, farebbe senza verun dubio ottimi effetti, così deve pur anco considerarsi contraposto di grave rilevanza, ch’io porto innanti all’occhio delle Eccellenze vostre, come so essersi anco altre volte fatto da altri illustrisismi Rappresentanti, et è il riddotto del Marati e porto di Lutro, vicini alla Suda, che privi assolutamente di diffesa, dariano commodo al nemico di prender posto, sbarcar militie a suo bell’agio, provedersi d’ogni sovvegno abbondante di vettovaglie da diversi grossi villaggi che sono la d’intorno [?] et dal castel Bicorno, che le sta dirimpetto, con acqua copiosa et finalmente per via molto facile e piana, passar in poc’hore alla Canea, lungi di là otto miglia in circa et condurvi anco l’artiglieria; questo rispetto gravissimo fa pure ch’io adherisca al pensiero di molt’altri, che prima di me osservarono quel sito, di assegnarli diffesa propria, che bastasse a propulsare in ogni tempo le ingiurie et a tener in sicuro quella gelosissima parte, ch’è la chiave del Regno.
Mi fu incaricato anco da Vostra serenità nelle commissioni, che m’accompagnano a quella carica, che trovandosi tra il Marati e la Suda un sasso così eminente e spinto in fuori, che scuopre quel seno al Marati et causa che la fortezza non possa impedire l’ingresso a vascelli nemici, dovessi farlo tagliare, sendo altre volte stato rifferto a Lei, che li spezzamonti habitanti ivi d’intorno s’erano a ciò essibiti, ma havend’io conforme a suoi commandamenti, subito gionto in Regno, proccuratone l’effetto, conosciuto da me ancora per ogni capo giovevolissimo, non incontrai quella facilità d’essecutione che si presuppone, sendo l’opera in effeto difficillissima per la grandezza del sasso, che merita più tosto il nome di montagna, onde portarebbe non solo lunghezza di tempo, ma spesa eccessiva a Vostra serneità, nella quale la qualità de tempi et la strettezza de danaro non solo mi dissuasero, ma mi violentarono a non entrare.
La conservatione della porporella della Suda è necessaria sopra tutte le cose et quant’io la viddi coll’occhio proprio deteriorata di molto, potendo sopra d’essa dalla parte della fortezza passarvi ogni gran vascello, tanto m’applicai con ogni apertura di commodo alla provisione et al rimedio; il primo anno del mio ministerio feci attender alla condotta delle pietre et perché l’esperienza de gl’anni adietro m’haveva datto [?] accorto, che le galere adoperate in così fatta opera, venivano quasi d’ordinario nella stagione più propria dell’estate chiamate altrove et in altre occorrenze impiegate, rissolsi però far costruire un barcone, con previo assenso di Vostra serenità, perché in diffetto di galere s’habbia modo di supplire a questo importante bisogno.
Imperfettioni di gran momento patisce la fortezza di Spinalonga, fabricata sopra un scoglio che si trova alla bocca di quel porto, per lo stesso fine di vietare l’adito ad armata nemica, tra le maggiori è il predominio d’alcune eminenze a quali è sottoposta, trovandosi d’ogni parte scoperta et specialmente al monte di Colochita, di modoche il nemico distruggerebbe con gran facilità le cisterne e li alloggiamenti, che trovandosi dalla parte più bassa, restano irreparabilmente scoperti all’offesa, ma se le cisterne medesime, li alloggiamenti, li luochi delle munitioni e delle vettovaglie, con il più essentiale che può sostentare in ogni caso quella fortezza, si trasportassero ad altro sito, che vi era più eminente, ove pure sarian piazze capaci e proprie al bisogno, stimarei levata a quella piazza una mortal offesa et al nemico un evidente vantaggio sopra di essa.
Resta al presente nella fortezza medesima, doppo diversi lavori e rissarcimenti necessarii fatti d’ordine mio, terapienare il baloardo detto il Donato appresso il Portello, alla fronte che guarda verso Ostro, per dove da terra possono dal nemico esser dominate le batterie che le stanno alli fianchi, il che per diffetto di terreno mai è stato essequito, seben è opera molto essentiale, che non deve esser trascurata.
Quel porto di Spinalonga è con poc’acqua, com’anco quello di Colochita ivi vicino, tuttoché spaccioso e capace di gran corpo d’armata.
Settia è l’ultima parte del Regno, esposta alle aggressioni, con poche diffese et in conseguenza poco sicura, non si trovano in quel presidio più di 25 fanti italiani et una compagnia di Stradioti, parendo veramente che in quel sito poco frutto potrebbe apportare maggior numero di soldati per l’ordinaria assistenza, poiché quando fosse soprafatto dalle forze di qualche armata, non sarebbe possibile diffenderlo, ilche conosciuto dalla molta prudenza delli eccellentissimi signori Inquisitori, che visitarono gl’anni passati quel Regno, fecero levar da esso gran parte dell’artiglieria, perché non restasse in qualche aggressione a dispositione del nemico; et per l’occasioni che alla giornata potessero nascer, vi sono sempre pronti 300 soldati delle cernide et altro numero di feudati, la maggior parte habitanti nel borgo, che per mie terminationi restano obligati, al sparo di un tiro, prontamente accorrer alla diffesa di quella piazza et di se stessi ancora.
Alla muraglia di quel castello, per la maggior parte caduta, era necessarissimo il riparo, perché colla dilatione non si facesse maggiore il pregiuditio, sopra diche havendo io vedute le commissioni della Serenità vostra all’eccellentissimo mio precessore, feci subito dar principio all’opera et si trova al presente ristaurata del tutto, con altri alloggiamenti publici, che per la vecchiezza erano quasi totalmente rovinati, il che tanto più stimai necessario, quanto scopersi gran desiderio a [?] quei sudditi di vedere con ciò assicurate le proprie habitationi da qualch’improvisa aggressione, mentre per il passato, in riguardo a simil diffetto, quando per la scoperta di vascelli armati veniva occasione di dar all’arma, invece di trasferirsi nel castello, abbandonavano il posto et fuggivano alla montagna, con pericolo di gravissimi disordini, a diversione de quali applicai molte provisioni, con ordini tali in scrittura che quando siano essequiti, spero habbino nell’avvenire a tenere quelle genti in un’assai ben aggiustata obedienza.
Non è però il castello predetto da tenersi in così poca consideratione, che non si potesse trattenere il nemico per qualche picciol spatio di tempo, sinoche gli sopr’arrivasse pronto il soccorso, specialmente se si trovasse modo per assicurarlo dal petardo et che nelli diffensori non mancasse affatto il coraggio, ma alla violenza del cannone o ad altra vigorosa insistenza non potrà certamente resistere.
Nel porto Paleocastro ivi vicino, molto commodo e copiosissimo d’acqua, si riducono frequentemente vascelli di corso di ogni qualità et specialmente le galere Ponentine, per spalmare e trattenersi a lor commodo, né si può loro portare impedimento alcuno, per non esservi forte che vieti l’ingresso e la dimora et perché il paese ivi all’intorno per timor di corsari è tutto abbandonato; è vero che sendosi già poco tempo fabricato d’alcuni caloggeri un monasterio, sei miglia in circa discosto dal porto, in sito assai vantaggioso e forte, pare che all’intorno di esso habbino alcuni pochi principiato a rihabitare et coltivare di novo li terreni, ritirandosi quando sopravengono corsari in sicuro nel medesimo monasterio.
Usano in oltre da certo tempo in qua li medesimi Ponentini il porto Chiriamati, ch’é a Capo Sidero, poco discosto dal sopradetto luoco, assai commodo e sicuro, mentre il condursi per via di terra è sommamente difficile, per esser il paese montuoso, asprissimo e più d’og’altro in quell’isola, per lo spatio di cinque miglia inacessibile, anziché li primi mesi del mio arrivo pervennero nell’istesso luoco quattro vascelli di corsari Ponentini poderosissimi, quali preso posto in terra, piantati alcuni padiglioni, formati corpi di guardia, deputate sentinelle sopra l’eminenza de monti et sbarcata l’artiglieria de vascelli, aggiustatala a diffesa della bocca del porto et alle venute di terra, si trattennero a lor bell’agio, sinché accommodati et spalmati li vascelli medesimi, puotero rimetter in essi le robbe et genti loro et finalmente partire, né giovarono già le mie diligenze, stante l’accennata difficoltà del sito predetto, per divertire come conveniva l’effetto di così ingiuriosa licenza.
Tutta quella parte di Settia e suo territorio, quant’è più aperta et esposta al mare, che la bagna d’intorno, tanto era più pratticata da vascelli d’ogni conditone, con quali non s’astenevano di pratticar quei sudditi, che per l’allettamento del guadagno, nella speranza di smaltir vettovaglie e comprar merci, sono più sottoposti d’ogn’altro luoco al rischio dell’infettione et all’insidie di corsari, che con finta apparenza di vascelli di mercantia deludono tal’ hora quelle genti et le riducono in schiavità. Hora con le rigorosissime prohibitioni et regole, stabilite da me in tal proposito, pare che molto più si guardino di pratticare et co’l timor del castigo procedano con maggior avvertenza.
Seguita doppo Settia la città di Candia, metropoli del Regno, posta nel mezzo dell’isola dalla parte di Tramontana et ancorché sia fortezza assai ben intesa, per quello che si accostumava all’hora quando fu fabricata et per quello che porta il natural sito di essa, che non ha tutti li requisiti che si haverebbero a desiderare, tiene però in molte parti del diffettuoso, poiché è dominata d’alcune eminenze al di fuori, ha le diffese troppo lunghe, di rimedio difficile, le mura in molti luochi assai scoperte dalla compagna, li terrapieni fin sopra l’orlo delle mura et in conseguenza senza strada per le ronde, le piazze basse delli fianchi quasi tutte con due sole cannoniere et quelle, come anco li loro merloni, tutti di pietra, li baloardi per lo più con poco terrapieno, qualche orecchione di essi alto et altro basso, li parapetti senz’ordine et le gole scoperte dalla campagna, per provedere a questo sarebbe necessaria l’opera d’angarie, di non gran spesa a Vostra serenità, ma di molto aggravio alli popoli, li terreni di fuori ineguali, che hanno causato non essersi potute tirare le cortine e baloardi medesimi a segno uguale del piano di fuori, la fossa disuguale anch’essa, senza cunnetta, con dentro terra et altra materia dannosa, alcuni ripari, che chiamano cunniculi, fatti già fabricare nella fossa del signor Latino Orsino, non solo infruttuosi, ma atti più tosto, nello stato inche si trovano, a prestar commodità al nemico di offender la piazza, di quello che potessero valere a diffesa d’essa, la contrascarpa per lo più senza panchetta, senza strada coperta, co’l suo declivio et quello che maggiormente importa sconciamente tortuosa et ineguale, la vicinanza alla stessa contrascarpa di terreni, arbori, orti et altre fabriche, la campagna vicino alla città non spianata, ma piena di vallette et riddotti, con molte fabriche per lo più di monasterii, la strada d’armi fra la città et li terrapieni in molti luoghi angusta et interrotta da diverse fabriche, seben di poca consideratione, la parte da mare dalla parte del Darmatà sino a Sant Andrea quasi tutta aperta per lo spatio di 300 passa, a segno tale che la salita e discesa riesce facillissima, posta anco in uso da quelli che habitano in certi molini da vento, ivi contigui, havendo conseguito terreni da diversi eccellentissimi miei precessori per fabricarvi, anziché sendo tanto vicini al terrapieno, non si fa da quella parte correr il nome, che facilmente potrebbe di là esser portato fuori, introddotte persone, che capitano con barche di notte tempo senza difficoltà alcuna et con rischio evidente, che potessero anco asportar robbe dai lazaretti et introducendole nella città causare infettione in essa, essendo, come ho detto, facillissima l’ascesa, per trovarsi il terrapieno senza incamisatura, quasi tutto dirupato; a questo notabilissimo diffetto procurai rimediare in qualche parte, havendo fatto regolar li terreni, che non rende così agevole il transito per essi, ma ritorneranno senza dubio in picciol spatio di tempo al segno di prima, se come è sommamente necessario, non s’incamiserà perfettamente il suo recinto et seben pare che da quella parte non possa esser così facile l’aggressione, tuttavia doverà ripararvisi anco per divertire gl’accennati gravissimi inconvenienti, da quali dipende la salute universale del Regno. Restano molti cavallieri imperfetti et sopra tutto manca regolar tutti li terreni, così dentro come fuori, a che pure feci attender inquanto mi è stato permesso dal tempo, ch’assai lungo ricerca l’opera per esser terminata.
Il forte San Dimitri è situato sopra la contrascarpa, rincontro la porta di San Zorzi, intorno al quale già vi son state diverse opinioni o di spianarlo, overo di riddurlo a perfettione. Questo fu costrutto al tempo della fortificatione universale del Regno, formato con fosse, baloardi et ogn’altra cosa necessaria per sostentarlo, sovrasta nella parte del Marulà ad un gran vallone, dove potrebbe commodamente accampare un essercitio, trovandosi in esso molto numero d’habitationi e cavarne, fatte nell’aridità di quel terreno, di modo che stanno ivi le genti sicurissime dall’ingiurie del cielo; et seben è prohibito il stantiarvi, è nondimeno passato di lunga mano in abuso quest’ordine et è di modo popolato dalli contadini del territorio et specialmente del Marulà e Cazzapan, da marinari et altre genti, che al numero di 2.300 persone si son ivi annidate, che di grand’incommodo riuscirebbe loro al presente il levarli di là. Hora se devo riverentemente dire il senso mio, parmi che questo forte si debba lasciare et pensar più tosto al suo meglioramento che alla demolitione, poiché non potrebbe quella seguire senza gravissima difficoltà, spesa e dilatione di tempo, per l’immensità della materia ch’ivi si trova, havendo fatto misurare il terreno, ch’è di 221.500 passi cubi, vero è che quando il forte cadesse in mano del nemico, li servirebbe di gran commodità et li facilitarebbe molto l’acquisto della città, ma non sarebbe già così facile l’impresa dell’espugnatione di esso, ma mi creda Vostra serenità ch’il vero modo et la sicura diffesa del Regno sarà sempre l’impedire et l’ostare allo sbarco del nemico, che così come riuscirà più facile e più sicuro, così quando questo al nemico medesimo riuscisse, non v’ha dubio ch’egli si sarebbe all’hora condotto in posto d’altrettanto vantaggio per lui, quanto più difficile et sommamente pericolosa si sarebbe fatta la diffesa, non v’essendo piazza senza molti diffetti, alcuni de quali anco insuperabili. Altro terreno si trova dalla parte di tramontana, contiguo al forte, che impedisce grandemente che l’artiglieria non possa fare il suo effetto, particolarmente nel batter il già detto vallone et il vietare al nemico il commodo d’alloggiare in esso, il rimover di là questo terreno è da me stimato necessario per diffesa di quella parte et si potrebbe condurre dentro alla città, che servirebbe per riempire li terrapieni, dove sono manchevoli, et per riddurre [?] al loro dovuto segno li cavallieri, che, com’ho detto, quasi tutti restano imperfettissimi et due d’essi in particolare, principiati già molto, uno de quali soprasta al forte, io non haverei mancato di farli terminar del tutto, com’anco di far attender ad altre opere essentialissime, per rimediare a quei mancamenti et diffetti che sono capaci di rimedio, ma la strettezza del danaro, il mancamento d’ingegneri et d’ogn’altro soggetto intendente del mestiero, m’hanno totalmente impedito il por mano a molt’opere di sommo rilevo, conosciute da me necessariissime.
Si trova nella piazza di quella città una fontana copiosa d’acqua con otto boche e cannoni, fatta sott’il Generalato dell’eccellentissimo Morosini mio precessore, che s’adoperò in questa fruttuosa e lodevolissima attione con gran spirito, per consolatione di quei sudditi e delle militie ancora, quali ne provano benefficio tale, che coll’uso di quella si preservano da gravi malarie, nelle quali prima frequentemente cadevano, non per altro che per servirsi d’acque torbide di mala qualità, per il mancamento che si provava di buona e di sana, la conservatione di essa m’è stata sopramodo a cuore, né per essa ho tralasciato tutto ciò che ho stimato necessario, seben frequentissime sono l’occasioni d’impiegare gran summa di danaro, particolarmente per purgare gl’acquedotti et farli levare certa materia, che dentro di essi generandosi s’impetrisce et vien ad impedire il corso dell’acqua.
Fece pur anco il medesimo eccellentissimo signor Proveditor general Moresini perfettionare una conserva d’acqua, già principiata dal fu eccellentissimo signor General Zane, et se a quest’altra se n’aggiungerà che possa capire quantità maggiore, com’io stimo necessario, s’accrescerà anco la sicurezza della piazza, con il levarsi una delle maggiori oppositioni ch’ella patisca et sarà parimente fruttuosissimo il tener obligati li particolari alla conservatione delle lor private cisterne, mentre pare ch’al presente, allettati dalla commodità della fontana, trascurandole le lascino andar a male, che sarà d’evidente gravissimo pregiudicio.
Il castello alla bocca di quel porto è d’importantissime conseguenze per custodia e sicurezza di esso et però nel costruirlo li nostri maggiori non hebbero riguardo ad un grave dispendio. Questo si ritrovava al presente in pessimo stato, spogliato d’ogn’intorno di quella proporella che lo riparava dall’empito del mare et anco d’un sperone, che haveva avanti la porta del soccorso, largo 10 et lungo 12 in 15 passa, che serviva per diffesa dell’istesso castello et della bocca del porto.
Di più per lo spatio di 15 piedi in circa era incavernato sott’il proprio muro, in altezza di tre e quattro piedi, dimodoche si conosceva evidente un rovionoso principio.
Alla riparatione di questa parte, che non pativa dilatione, benché stiamata difficillissima, m’applicai con tutt’il spirito, feci condurre con barconi, rimurchiati dalle galee, quantità di pietre dalla Standia e dalla Fraschia, le quali poste in opera, si trova al presente riserrata del tutto quella gran caverna, causata dalla repercussione del mare; et vi si è anco rifabricata d’innanti buona parte di porporella, fattura di laborioso impiego et di molto tempo, che non mi permise il poter perfettionare del tutto la porporella sodetta né il rissarcire lo sperone, essendomi massime mancata la commodità delle galee nel tempo più accommodato al lavoro, ch’è quando il mare è molto tranquillo.
Appresso Candia si trova il forte di Paleocastro, sito per se stesso fortissimo, che guarda il riddotto della Fraschia, dove impedisce a vascelli nemici il dar fondo et soggiornare. Potrebbe anco servire di divieto a vascelli che volessero condursi all’Armirò per far acqua, se havesse almeno due colobrine da 20 riposte verso ostro, e quivi nella parte superiore spianare e far più spaciosa la piazza, acciò potessero maneggiarsi per lo stesso effetto.
La città di Rettimo, siutata nel mezzo fra la Canea e Candia, ha la sua fortezza, che tra li diffetti più essentiali patisce la vicina eminenza de monti che le soprastano et in particolare quello di San Atanasio, sono però principiati, ma non perfettionati, terrapieni e cavallieri, che parerebbero assai proportionati al bisogno, manca parimente di fossa et per conseguenza di contrascarpa, onde restando scoperto il piedi et fondo della muraglia, rimane esposta irreparabilmente al danno delle batterie nemiche, ha li suoi baloardi molto deboli, rispetto all’angustia del sito, è però ben munita di cisterne et riddotta nel resto a conveniente buon stato dalla diligenza dell’illustrissimo Rettor Sagredo, che tra l’altre cose fece fare al di dentro la strada tutta d’intorno alle mura, co’l parapeto per la ronda, di modo che non resta al presenta a farvisi altr’opera che di terreno, oltre quello che vi è stato condotto per alzare il cavalliero et ingrossare li terrapieni, per effetto di che furono pur anco da me dati gl’ordini necessarii.
La perfettione di quel porto sopra ogn’altra cosa sarebbe essentialissima, non solo perché le galere di Vostra serenità, nello spatio di 70 miglia che s’interpongono da Candia alla Suda, navigatione travagliosissima, non havendo ricetto alcuno alla metà del camino potessero goder questo commodo et assicurarsi dal pericolo del naufragio, altre volte seguito per questo solo diffetto, ma anco per l’accrescimento de suoi datii, per le conseguenze della frequenza di vascelli che con ogni sorte di merci ivi si condurebbero, il che tutto com’è certamente molto vero, così anco è altrettanto indubitato l’intrapresa incontrare difficoltà quasi insuperabili. L’illustrissimo signor Pietro Foscarini, mentre essercitò con gran sua lode et merito la carica di Rettore in quella città, vi fece fabricare un molo di 36 passa, per impedire l’ingresso della sabia nel porto, et parendo che a questo s’havesse ad aggiunger anco altro rimedio rispetto al corso dell’acqua, che continuamente rivolge et con venti da tramontana particolarmente introduce la sabia in grandissima copia, vi fu fondata una proprorella dall’illustrissimo signor Rettor Sagredo di passa 19, la quale ne pur basta ad impedire il concorso dell’arena, in modoche quanta se ne va escavando, tanta ne vien ricondotta in poc’hore dal corso dell’acqua nei tempi fortunevoli, che lo riempie di novo, senza potervisi trovar sufficiente riparo, per il che ben maturata da me sopra il luoco questa materia, havendo havuto in consideratione li commessi di Vostra serenità di far fondar ivi un arsile, conobbi che prima di farlo era necessario allungar la porporella 30 in 40 passa, la qual opera ne par’anco haverebbe totalmente proddotto buon effetto, non essendo bastevole ad impedire l’atterratione, et come m’informai da quelli periti, vi sariano andati 12.000 ducati in circa di spesa, di modoche et per l’incertezza di buon essito et per la strettezza in che mi sono sempre ritrovato di danaro, ho convenuto et per ragione et per necessità ancora astenermi dal dispendio, tentai se mi fosse potuto riuscire di condurre con le persuasioni quegl’habitanti a contribuire per la spesa, metendo loro avanti il proprio commodo, ma li trovai pieni di tanta miseria, che stimai necessario assolutamente il non aginger loro altro insopportabil aggravio.
Nelli altri porti ove capitano vascelli non è gran fatto difficile il proveder di qualche danaro, per impiegarlo nell’escavatione d’essi, et pronte si trovan sempre quelle genti a somministrarne, ma nel predetto nel quale non capitano al presente che picciolissimi vascelli di pochissima portata, per lo più vuoti, non potendosi cavar da questi alcun danaro, converrebbe la Serenità vostra in tal occasione irreparabilmente soccomber a tutta la spesa, nella quale quando pure o al presente o in altro tempo s’havesse a venire, il partito men diffettoso parerebbe che dovesse esser continuare quell’opera, alla quale fu anco già anticamente dato principio, di fabricare una poprorella dietro la fortezza dalla parte di maestro tramontana, dove il sito è capacissimo, sicuro quasi da tutti i venti, il fondo proprotionato al bisogno; et sarebbe sin hora stato terminato con notabil publico benefficio et consolatione di quei sudditi, fu già molto tempo intermessa l’opera, non so per qual causa.
Molto angusta et ristretta è la città di Canea, che per simil diffetto non ha alcuna ritirata et in qualche occasione converrebbero li diffensori restar privi affatto di quel benefficio, sendo le case nell’istesse mura, angusti pur anco sono li baloardi e li cavallieri, alcuni de quali restano ancora imperfetti li terrapieni su’l bordo delle mura, onde non vi è strada per la ronda, né parapetto, tra li più essentiali bisogni però nelle presenti congionture, stimai quello delli alloggiamenti di soldati della Stratia, la perfettione de quali mi fu anco dall’Eccellenze vostre particolarmente incaricata, perché in effetto risentivano quegl’habitanti notabilissimo aggravio dal covenir ricever entro le proprie case quelle militie, onde molti si contentavan più tosto distrugger le loro habitationi, che lasciarle in potere di Stradioti. Trovai al mio arrivo che a pena erano alzate le mura del primo solaro, principiato per una di quelle compagnie, dimodo che non havendo perduto oncia di tempo in quest’importantissima opera, che portava con sé spesa considerabile e longhezza di tempo, per farsi tutta in volti, con diligenza esquisita, feci fornir compitamente la metà di essi, ove al presente habita una compagnia intiera, et il resto è già riddotto a segno tale, che sendosi alzate pur l’altre mura e gettati i volti, poco vi resta alla sua totale perfetitone, che seguirà ben tosto co’l mezzo dell’esquisita diligenza dell’illustrissimo Rettor Malipiero, che prudentissimo in tutte le parti ripieno di zelo nel servitio di Lei, non lascia che desiderare del suo impiego in tutte le publiche occorrenze.
Il castello di Sfachia merita più tosto il nome di casa fortificata, quivi si tengono quattro falconi da sei, due de quali per l’angustia del luoco possono a pena capire in essa, et gl’altri due sono in campagna; è situata a marina, ha un grandissimo borgo habitato da molto numero di genti, forti per natura, bellicose, ardite, attissime al maneggio dell’arco, arma lor propria.
Questi hanno compartiti nell’istesso luoco li loro domicilii in sei quartieri, divisi et habitati secondo le lor proli, tra le quali passano ben spesso delle risse, essendo disuniti et in fattioni, sono però altrettanto riverenti al nome di Vostra serenità et per il timore della sua giustitia si contengono in freno assai bene, che per altro sariano del continuo alle contese et all’armi.
Al commando et sopraintendenza di questa contrada et popoli, viene ordinariamente spedito gentil huomo della colonia de gl’habitanti alla Canea, con titolo di Proveditore, eletto dal Regigmento di Candia et dal Proveditor generale, dura nel carico due anni, io non devo però tacere che da certo tempo in qua vengono sempre eletti a tal funtione delli più poveri gentil huomini della città predetta, mentre ricusano d’accettare il carico quelli che hanno qualche commodità, per la tenue ricognitione del salario che viene a chi essercita quel ministerio corrisposto, aggravato di tanse e decime eccedenti di molto questo ristretto utile, voglio creder che chi ha instituito l’obligo di esse, si sia fondato più tosto sopra gl’utili incerti che potesse cavar il Proveditore che sopra il poco salario predetto, da che nasce, che astretti dalla necessità del vivere et allettati dal commodo e dall’occasione, convengono ben spesso far delle indignità, passando in attioni assai basse e vili, per le quali perdono affatto il rispetto et il timore di quella gente che molte volte si fa sentire con gravi indolgenze contro il medesimo Proveditore.
Quando già dalle saline di Suda s’estraheva gran summa di sali, gran parte de quali erano poi mandati in questa città, godevano li proveditori di Sfachia, doppo quel governo qualch’emolumento, essendo d’ordinario destinati al carico sopra le saline, che serviva per rissarcimento e ristoro del danno risentito nell’essercitio dell’ufficio antedetto, ma hora cessando l’occasione di tal elettione, per il mancamento di sali, restano co’l solo peso di quella carica, senza speranza d’alcuna restibutione. Gl’habbitanti della Sfachia si son applicati da cent’anni in qua all’esercitio della navigatione e del continuo attendono alla fabrica di barche e vascelli, il maggior de quali però non eccede 100 botte di portata in circa, havendone oltre al numero di 100, con quali passano non solo in Arcipelago, ma scorrono in Costantinopoli, Alessandria, Soria et altri luochi arditamente et se bene capitano talvolta male alcuni di loro, questo però non leva a gl’altri l’animo di continuare nella professione e d’avanzarsi nelle commodità, nel tempo dell’estate particolarmente rimangono in quel luoco pochisismi habitanti, poiché altri attendono alla coltura di terreni et altri alla navigatione, nella quale seben hanno acquistata qualch’esperienza, per il continuo essecitio, non sariano però gran fatto habili a servir sopra galere di Vostra serenità, poiché non sono avvezzi a quelle funtioni ch’in esse si fanno, onde poco è il vantagigio di Lei per questo rispetto.
Sei miglia distante dalla Sfachia si trova un castello, chiamato Frango castello, né vi è memoria certa del tempo o della causa della sua construttione, ma per quant’ho potuto comprender, stimo che sia stato fabricato d’ordine de nostri antenati nel tempo delle ribellioni, per impedire il ricovero a quelli che si ritiravano nell’asprezza di quei siti, quasi in sicuro rifugio, et particolarmente in certo luoco detto Anopoli, che ritien ancora le vestigie et mostra esser stata bella e forte città et ha contigua una fertile campagna, questo castello è habitato d’alcuni contadini, che sono obligati stantiarvi dentro con certa poca ricognitione, non è però diffeso, seben ha le sue torri et potrebbe in ogni occorrenza apportar buon servitio, quando fosse armato, onde crederei senon bene, che si preservasse almeno nello stato in che si trova né si lasciasse del tutto andar a male.
Molt’altri castelli antichissimi et per la maggior parte distrutti si trovano in quel Regno, otto nel territorio di Candia, cioè Mirabello, Belveder, Pediada, Temene, Boniffaccio, Priotissa, Castelnovo e Malvicino.
Mirabello si trova quasi del tutto in rovina et alla sua restauratione è sommamente necessario applicare il pensiero, perché havendo due porti capaci e sicuri, sono questi anco giornalmente frequentati da vascelli di Turchi, Calcamani et simil sorte di genti, con grani et altre vettovaglie che somministrano l’alimento a popoli di quel contorno, et così come il concorso di questi riesce di molt’utile, così non è dubio ch’il vedersi quel luoco, non è gran tempo, per la sua molt’importanza assai ben custodito e guardato, al presente quasi affatto distrutto et abbandonato, potrebbe per la commodità invitare li barbareschi o altri a farvi qualche tentativo di gran pregiudicio a popoli et il paese ivi all’intorno assai fertile e frequentato, co’l portarsi forse anco a qualche maggior insulto.
Dall’eccellentissimo Morosini, mio precessore, mi fu lasciato in scrittura ordine di Vostra serenità, dato a lui, di far attender alla ristauratione del castello predetto, come opera importantissima et per ogni rispetto necessaria, ma considerata l’eccessiva spesa che vi sarebbe andata, stimai conveniente et di mio debito il rappresentar pontualmente all’Eccellenze vostre la qualità dell’affare, con la quantità del danaro che vi sarebbe andato, per attender novo ordine, né havendo ricevuta altra risposta, giudicai che la soprasedenza fosse l’incontrare il publico volere, mi fu offerto da persona particolare di farlo rissarcire del suo proprio, purché a lui et alla discendenza sua fosse concessa da Vostra serenità la castellania, cancellaria et capitaneato contra fures del medesimo castello, come pur notificai a Vostra serenità.
De gl’altri castelli di quel territorio me la passerò in silentio, per non esser d’alcuna conseguenza.
Quello di Girapetra, territorio di Settia, che guarda tutta quella valle molto fruttifera, con gran numero di casali, si trovava pur anch’egli in pessimo stato et come più importante d’ogn’altro, essendo quelle marine di continuo insidiate da vascelli d’ogni qualità, che per di là frequentemente volteggiando si trattengono, l’ho però fatto riddurre in stato di qualche ragionevol diffesa et provedutolo d’armi, munitioni et ogn’altra cosa necessaria. Altre volte per l’importanza d’esso solevano assister alla custodia di quel posto 25 soldati, ch’erano cavati dal presidio di Candia, ma hora trovandosi il medesimo presidio ristretto grandemente, non s’è potuto supplire a quella guardia.
Rettimo ha sotto la sua giurisdittione li castelli Milopotamo, Amari e San Basilio.
Milopotamo è bagnato dal mare, quasi affatto distrutto anch’esso, per la cui ristauratione, che pur sarebbe necessaria essendo vicino a marina, fu concesso ad alcuni già molto quella castellaria, per certo corso d’anni, con obligo di rissarcire una parte ch’era rovinata, ma questo non basta, perché il resto ancora si trova cadente, constituito in necessità di riparo.
Gl’altri son tutti rovinati, ma trovandosi situati fra terra v’è poco anzi niun bisogno di spender per rissarcirli.
Li castelli Chissamo, Bicorno e Selino sono nel distretto di Canea, quest’ultimo si trova in stato di buona diffesa, ch’è molto necessaria, avvicinandovisi ben spesso vascelli di corso, li due altri restano affatto spogliati d’ogni riparo et pure il Chissamo in particolare vien assai minacciato da barbareschi, che si sa havervi sopra dissegno di sorpresa, invitati dalla facilità del territorio, dall’esser il luoco pieno d’habitanti et sollecitati d’alcuni naturali del paese, che presi schiavi, si son poi fatti turchi et attendono al corso.
Al governo di tutti questi castelli, fuorché del Temene, eretto poco fa in Contea et concesso da Vostra serenità a signori Querini, sono mandati ogn’anno a vicenda nobili veneti e cretensi, eletti dalli reggimenti, cadauno per la sua giurisdititone, sono però questi castellani per ordinario di ristrette fortune et vi vanno volontieri per occasione di qualche civanzo, hanno auttorità di giudicare sino a 100 perperi con risserva dell’appellatione et il di più è risservato alla censura delli magistrati ordinari della città.
Altre fortezze vi sono sottoposte al Generalato, tuttochè fuori del Regno, cioè di Cerigo e Tine, quella posta alla bocca d’Arcipelago dalla parte di ponenete, questa dentro dell’istesso Arcipelago, nel cuore dello Stato ottomano, ambedua servono di sentinelle al Regno, poiché non può uscire né entrare armate turchesca o altro legno fuori dei Dardanelli, che non sia inteso dall’altra et notificato poi con speditione di fregate a quelli che al governo del medesimo Regno presiedono, che servirà in ogni caso per non esser d’improviso sorpresi.
Per questo rispetto ancora importa sommamente la conservatione loro et devono esser da Vostra serenità grandemente stimate, non havend’io lasciato in tutt’il corso della mia carica di somministrare al bisogno d’esse tutto ciò che quegl’illustrissimi Proveditor et Rettore seppero ricercarmi, con quel di vantaggio che di tempo in tempo mi parve poter complire alla lor sicurezza.
Si trovano a Cerigo alcune fabricationi et un baloardo novo in particolare, già poco fa avanti il mio arrivo a quella carica costrutto, senza darli proportionata scarpa et con fondamenti molto deboli, mi fu facile il prevedere l’effetto che doveva seguire, ma non già il ripararvi. ordinai tuttavia alcuni rimedi, stimati più proprii che non furono a tempo né bastarono, perché sopravenute le pioggie convenne cadere, onde m’è bisognato farlo rissarcire dalli fondamenti, il che s’è essequito co’l mezzo della diligenza dell’illustrissimo Rettor Tron, di modo che al presente si trova in stato sicuro.
In tutta quell’isola vi sono 6.363 anime, 4.000 erano in tempo del fu eccellentissimo signor Proveditor general Foscarini, di queste 1.873 sono da fatti, il resto gente inutile.
Feci fare in quella fortezze un molino da mano, con pochissima spesa, del quale se ne teneva sommo bisogno, sendovi strettezza di macine, et è riuscito molt’a proposito et di sodisfatitone di quegl’habitanti.
Rividdi parimente et nel mio passaggio in Candia et nel ritorno ancora li porti che sono sotto quell’isola, con particolar applicatione per essequire li commandamenti di Vostra serenità ricevuti in letter di 6 maggio 1628 et di 20 giugno dell’anno precedente, con fine di trovar modo se fosse possibile d’assicurar non solo le sue galere, ma anco altri vascelli di mercantia che frequenti vi capitano, così dalli tempi fortunevoli come dall’infestantioni di corsari, annidatisi li d’intorno con gravissimo disconcio della navigatione e del commercio, sendosi pur veduto, non è molto, che trovandosi sorti sotto la fortezza certi vascelli, partiti di qui furono lungamente bersagliati co’l cannone da alcuni galeoni di Tunesi, né la fortezza haveva modo di preservarli dal pericolo, non essendo per la sua eminenza in tiro di poter offender li vascelli, onde più tosto il concetto ch’il potere et gl’effetti di essa fa astenere li medesimi dalle insecutioni et dalle molestie.
Due sono li ricoveri sotto quell’isola, l’uno dalla parte di San Nicolò Vlemona et altro sotto la fortezza; nel primo fu rappresentato a Vostra serenità altre volte, che il fabricarvi un forte sarebbe utile conseglio, per assicurar li vascelli predetti et per ostacolo sufficiente e vigoroso contro quelli di prencipi esteri, che mentr’è in tal stato se ne fan patroni et vi si trattengono con ogni libertà, sopra di che, se devo rappresentare co’l proprio della mia riverenza quel ch’io sento, parmi che questo forte, come quando fosse ben presidiato e munito, portarebbe utilissimo servitio et giovarebbe mirabilmente all’intentione di Vostra sernità, così deve prima cascare in consideratione la continua gravissima spesa che vi concorrebbe, non solo nell’eriggerlo, ma anco in mantenervi il presidio et nel tenerlo sempre proveduto d’altre cose necessarie, che il fabricare opera debole, non atta a far resistenza ad aggressioni o tentativi di nemici, che in luoco così esposto e conspicuo si possono molto facilmente incontrare, portarebbe anzi pericoli di maggior danno et altre conseguenze pregiudiciali alla publica riputatione, oltreché per esser l’isola poco popolata et quel sito lontano dalla fortezza, non potrebbe nell’occasioni così prontamente ricever soccorso.
Il secondo ricovero è una valle, che s’apre sotto il monte dove è situata la fortezza et benché sia esposta a tre venti d’ostro, scirocco e garbino, con tuttociò essendovi buon tenitore, serve pur di qualche maniera al ricovero di vascelli grossi, che per quello tocca alle galere, sendo troppo scoperta all’empito del mare, cacciato dai sodetti venti, non vi può esser sicurezza, et se pure alcuna ve ne sia, sarà per una sola o per due galere al più; questo luoco, come ho detto, non può bastevolmente esser diffeso dalli tiri della fortezza, particolarmente per l’altezza sua, che causa convenghino ferire in maniera che riescono incertissimi et in ogni caso servono più tosto per metter terrore di quello che possano fare effetto proprio e bastante.
Acanto a questo seno ve n’è un altro disgionto da esso, con picciolissimo tratto di terreno, anzi di sabia, fu pensiero d’alcuni che si dovesse tagliare questo terreno per dare introito a vascelli di quella parte ed otturare la bocca che sta al presente aperta et è dall aprte d’ostro, nel qual caso si verrebbe a costituire ivi un porto marzo, capace di ben 20 galere, ma havendo io voluto personalmente riconoscer tutt’il sito et farlo alla mia presenza diligentemente scandagliare, ho in effetti ritrovate impossibili da superarsi le difficoltà, prima perché il fondo di quel seno in niun luoco arriva alli sei piedi d’acqua, in modoche non portarebbe non solo li vascelli d’altro bordo o da gabbia, ma ne meno le galere sottili; et l’escavatione non si potrebbe fare, per esser tutt’il fondo di sasso e grebanoso, di più il luoco da tagliarsi per darvi il novo ingresso, coperto di sabia superficialmente, ha similmente sotto il sasso, onde l’opera riuscirebbe non solo lunga e difficile, ma dispendiosissima.
Altra opinione vi è per megliorare il porto detto Capsali, che come s’è detto è sotto la fortezza di Cerigo, nel quale al presente si ricoverano li vascelli cavati, o a empito di fortuna o dal terror di corsari, et è co’l fondarvi una porporella che venisse a tenerli coperti et ad assicurarli dalli già detti venti, ma questa pur sarebbe di eccessiva spesa, et per il costruirla et per il mantenerla, se pur riuscisse di poterla fare in un fondo di otto passa, dove il mare che viene sino di Barbaria, batte fattivo impetuosissimo, io stimo però insuperabili li diffetti de siti, frustatoria ogni fatica et gettata ogni spesa.
Nell’isola poi di Tine si trova medesimamente una fortezza sopra la sommità di monte, che circonda poco più di 200 passa et riesce molto sicura per la sua eminenza et per la fortezza naturale del sito nelle tre parti di essa è inespugnabile, ma dalla quarta verso levante pativa qualche mancamento, per diffetto dell’arte, non essendo stata per avanti assicurata di perfetta fortificatione, furono però a quest’effetto dissegnati et gettati dal signor Rettor Costantino Pasqualigo li fondamenti di un beloardo nel luoco sodetto, l’importanza del quale sendo stata conosciuta da me, per salvare anco in quella fortezza maggior numero di genti et assicurarle in ogni evento da sinistra fortuna, non lasciai di portar con mie lettere continuo eccitamento a chi ne incombeva la carica et finalmente dall’illustrissimo Rettore Bragadin (che con molt’applicatione s’impiegò a quest’opera, proveduto di quanto mi ricerca per simil bisogno) è rimasto terminato del tutto, senz’interesse alcuno di Vostra serenità et con gran consolatione di quei sudditi, che al presente con questa nova ampliazione potranno ricoverarsi in quella fortezza al numero di 4.000 senz’alcun incommoco.
Resta solo armarlo d’artiglieria, di che pure havendone già molto data all’Eccellenze vostre riverentemente notitia, hebbi ordine d’espeditione della qualità et numero che havesse potuto complire a questo bisogno, ma essendomi mancata opportunità di galere o d’altri sicuri passaggi, non stimai avventurandoli con fregata, esporli all’insidie di vascelli di corso, che pur troppo frequenti si fanno vedere in quei mari.
Il Governator Ascorsi, che serve a Vostra serenità in quella fortezza, veramente con spirito e sufficienza tale che lo rende degno della sua gratia, mi diede conto particolare delle imperfettioni di essa, delle qualità della medesima fortificatione, del modo di poterla sostentare da ogni assalto improviso, del luoco ove possono seguire sbarchi d’armate, che è solo una spiaggia, nominata le Saline, dove haverebbe il nemico campagna spatiosa et potrebbe co’l benefficio de suoi titi sbarcare artiglieria et acquistar posto, ha discorso anco del modo d’impedire il sbarco predetto co’l travagliare il nemico a certi passi, colla dispositione di buona gente, né io leverò con tedioso racconto di questi particolari maggior tempo all’Eccellenze vostre, che d’altre relationi d’illustrissimi Sindici andati all’occulata revisione di quell’isola, haveran ricevuto di tempo in tempo ogni maggior informatione.
V’è anco bisogno di provedere quella piazza di munitioni, di viveri, d’armi per valersene in ogni occorenza et com’io non ho mancato di continui eccitamenti per far rissarcire quell’importantissimo deposito d’orzi, che concerne la sicurezza di quegl’habitanti da qualsivoglia necessità, così non ho mancato di somministrarle ogn’altro aiuto che mi fu permesso, conoscend’io in effetti quanto capitale debba farsi di essa, anco per la qualità de sudditi, atti a ben servire alla Serenità vostra et per la natura loro forte e robusta et per la divotione, che incontaminata professano al nome di Lei; è ben vero che da certo tempo in qua hanno principiato et continuano tuttavia alcuni di loro absentarsi dall’isola et condursi a Scio, altri a Smirne e Costantinopoli, allettati dal commodo e facoltà che in poco tempo acquistano in quelle parti colla mercantia et specialmente a Scio, dove intendo trovarsi più di 1.500 Tinioti accasati in quell’isola, con poca speranza che siano per far più ritorno, havendivi accumulato tanto danaro che possono commodamente mantenersi et ben spesso capitano a Tine di questi tali, per comprar sede o per altro affare, che si vedono pieni di danaro, altrettanto differenti dallo stato in che si trovavano quando partirono di là, altri vogliono che la partenza di quei sudditi nasca dalla strettezza d’habitationi, causata dall’angustia del circuito della terra, per la picciolezza dell’isola, et dal mancamento di viveri per tanto numero di genti, sendomi pure stat’affermato da più d’uno, non esser quell’isola capace di maggior numero et esser dalla sua sterilità divertito il concorso, è però anco vero che havendo’io fatto fare ultimamente la descrittione dell’anime, ritorvai che arrivavano al numero di 10.000, mentre ch’in tempo dell’eccellentissimo signor General Foscarini non erano più di 4.000, di questi sono 1.000 descritti nelle cernide che hanno pur obligatione di servire nelle fabriche publiche, alla conditione di quelli che sono descritti nell’angarie.
Dall’illustrissimo signor Capitano di Candia Giustiniano, passato prima del suo ripatriare alla visita et sindicato di quell’isola, essequita da lui con molta pontualità et consolatione de popoli et con utile servitio di Vostra serenità, haveranno l’Eccellenze vostre potuto ricever essata informatione della vera causa della partita di quei sudditi, oltre molt’altri particolari che osservati dall’intelligenza di quel signore han causato l’institutione fatta da lui di molti ordini, che compliscono grandemente al servitio di Lei, al buon stato della medesima et al contento di quei popoli, che per proprio sollevo et per effetto della publica paterna carità verso di loro, sommamente desiderano il passaggio delli illustrissimi Capitani di Candia, di tempo in tempo alla visita dell’isola predetta, per ricever quei giusti suffragii che da loro vengono ricercati.
Li 1.000 cechini già lasciati per testamento da monsignor vescovo Mudazzo, perché fossero destinati al sostentamento di due figliuoli di quell’isola nelli studi d’Italia, ho sin già due anni ricuperati delli suoi commissarii, conforme all’ordine ch’hebbi dalla Serenità vostra et posti anco sopra il Monte di pietà in Candia, dove corrispondono il pro di cinque per cento, et havendo io molte volte proccurata l’essecutione della mente del testatore, co’l passaggio di due di quei giovani nello studio di Padova, non m’è potuto succeder l’effetto et m’hanno fatta istanza che non essendo bastevole quel danaro a mantenere più d’un solo, volessi interceder presso la Serenità vostra che si contentasse assegnare a quello solamente il benefficio del denaro pedetto, che sarebbe poi subito partito per istruirsi nelle buone lettere, in che potrà Lei deliberare quanto parerà alla sua infellibil prudenza.
L’artiglieria che tiene la Serenità vostra in tutte le sopranarrate fortezze, così del Regno come fuori, arrivano al numero di 960 pezzi, tutti di bronzo, ma molti d’essi per l’antichità poco utili et chi volesse rinovarli converrebbe spender grand’oro.
Del numero et qualità della medesima artiglieria è stato tante volte discorso a Vostra serenità da gl’eccellentissimi miei precessori, che la repplica è stimata da me del tutto soverchia; ben devo dire che al mio arrivo in quel Regno trovai quasi tutti li pezzi scavallati, per diffetto di ruote e di letti, de quali era sproveduta del tutto, di modo che per tal causa era impedito l’uso di essa et rimaneva affatto infruttuosa, a questo notabilissimo inconveniente ho io proveduto con il far venire da Corfù buona quantità di legnami, lodevolmente coadiuvato in ciò dalla diligenza dell’illustrissimo signor Lorenzo Moresini fu Proveditor di quell’isola et delli signori suoi successori, ha esso legname bastato non solo per la fabrica di tanti letti, con quali si è di novo rimontata tutta essa artiglieria, ma di vantaggio ancora ne ho lasciato molti di rispetto, a quali altro non manca che il ferrarli, che si sarebbe anco essequito se quelle munitioni non si fossero da me ritrovate diffettive di ferramente, della quale sendone ultimamente capitata buone provisione, sarà supplito al diffetto dalla diligenza dell’eccellentisismo Contarini mio successore.
Nelle fortezze predette tiene parimente la Serenità vostra molto numero di magazzeni, alloggiamenti di soldati et altri luochi publici, quali sono in necessità di ristauratione, che seben fu essequita di mio ordine in molte parti, ad ogni modo sempre rimangono dannificati facilmente dall’ingiurie del tempo, perché coprendosi quelli con certa terra detta lapida, questa vien amollita dalla pioggia ne passano per così dir settimane, che non sia necessario acconciar specialmente le terrazze delli alloggiamenti predetti, con grave publico interesse, poiché di questo modo vien a distruggersi in breve il legname dell’istesse fabricationi et chi vuol rimetterlo nel rissarcirle, provandosene mancamento nelle munitioni di Vostra serenità, convien comprarlo in quel Regno a prezzi altissimi, trovandosene pure difficilmente, onde sarà sempre bene che da Lei ne sia fatta espedire del continuo buona summa per impiegarsi in tali occorrenze.
È vero ch’il meglio d’ogn’altra cosa sarebbe stato far li luochi predetti in volto, perché seben costano qualche cosa di più, tuttavia sono di lunga duratione et compliscono più appositamente al bisgono.
Si prova pure gran mancamento d’armi, per la cui provisone scrissi a Vostra serenità, che si compiacque farmi sapere in risposta d’haverne decretata la speditione, che non essendo però mai comparsa, sarà tanto più necessario l’ordinare l’essecutione della missione, quantoché la maggior parte dell’armi, che al presente si trovano nel Regno, fatte conforme a modi antichi o poco o niente al presente servirebbe né per l’offesa né per la diffesa.
Allegati:
1. Fortezza di Spinalonga parte del 29 ottobre 1631 del Provveditore Molin:
Noi Francesco Molin per la serenissima signoria di Venetia […] Proveditor general et inquisitor nel Regno
In fatto stesso habbiamo conosciuto quanto nella fortezza di Spinalonga sia necessario ordine rissoluto et efficace, per tener lontani da quelle militie li pregiuditi et li aggravi che notabilmente sogliono molestarli, et quanto questo particolare tocca per ogni verso il publico servitio, tanto si deve ovviare a quello che richiede l’urgentissima necessità, ben chiara et pratticata, onde coll’auttorità del generalato nostro terminamo, statuimo et efficacemente commettemo,
che in conformità delli ordini dell’eccellentissimo Senato, ben espressi nelle nostre commissioni et da noi dichiariti con publici proclami sino nel primo ingresso a questa carica, non possa esser impedito ad alcuno delli soldati o altri che servono in detta fortezza, poter introddurre in essa qualsivogli cosa che habbi a servire per il viver loro, né intorno ciò esserle posta difficoltà immaginabile, in pena alli barcaroli del passo, che ricusassero levarli e condur ivi con dette vittuarie, di bando, galea et altro ad arbitrio nostro e de nostri successori, a quali occorrerà conoscer sopra la trasgressione.
Sia permesso a cadauno soldato e bombardiero far bettola in detta fortezza e vender in essa carne e pesce o minestre per uso e servitio delli soldati, né meno intorno ciò possa esserle posto impedimento, mentre però lo faranno tra i termini convenienti et venderanno le robbe a prezzi giusti et honesti, in modoche il soldato ne senta benefficio, non possano esser alterati li prezzi del vino, oglio e formaggio che si venderà per uso e servitio delle militie, senz’espressa licenza nostra in scrittura o de nostri successori, la qual doverà esser registrata in quella cancelleria di tempo in tempo.
Il pane a scaffa sia fatto et venduto conforme al calmiero, che di tempo in tempo sarà ordinato da noi e nostri successori, havuto riguardo et consideratione al tanso et alli prezzi del formento del quarto, né possa esser alterato per qualsivogli causa senza ordine, come di sopra, sendo tenuto il cancelliero et egli tenerlo affisso nel luoco ove venderà il pane, in pena di ducati 50 all’uno et altro che fosse trovato inobediente et ad altre maggiori corporali e pecuniarie ad arbitrio.
Habbia cura per espressa e particolar obligatione, che con le presenti le ingiongemo, il sergente maggiore di quella fortezza di avvertire che li presenti ordini siano pontualmente osservati et essequiti e vedendone qualsisia contrafattione, debba darne parte all’illustrissimo signor Proveditor che sarà ivi per tempo, ma continuando la trasgressione, scriverlo per ogni modo a noi et nostri successori, in pena di privation del carico et di quell’altre maggiori corporali e pecuniarie che risservamo ad arbitrio, dovendo esso sargente maggiore in pena, come di sopra, far descriver li medesimi ordini sopra una tavola e tenerla affissa nel corpo di guardia della porta di detta fortezza, a veduta di ogn’uno, in luoco conspicuo et così osservar debbano anco quelli che doppo lui serviranno nella detta carica.
Et le presenti nostre siano publicate in quella fortezza, registrate nella cancellaria et da cadauno a chi spetta essequite in tutte le parti. In quon[…] fidem x.
Di Candia a 29 ottobre 1631
2. Fede di Agostino Pariglia 1 dicembre 1631, publici fontici, 1 carta.
3. Fede di Agostino Pariglia 1 agosto 1632, Camera fiscale
4. Fede di Agostino Pariglia 1 dicembre 1631, valuta, 1 carta.
5. Conto della Camera fiscale 22 novembre 1631 del Provveditorato del Molin dal 9 ottobre 1628 al 20 novembre 1631, 1 carta.
6. Fede della Camera fiscale della Canea, 1 ottobre 1631, 5 carte.
7. Fede della Camera fiscale di Rettimo, 2 ottobre 1631, 2 carte.
8. Fede della Camera fiscal di Settia 31 luglio 1631, 1 carta.
9. Parte di Francesco Molin relativa ai nobili della colonia eletti sopracomiti o governatori, Candia 9 agosto 1631, 3 carte.
10. “Informatione intorno alla Regolatione di caloggeri e preti greci”, non datato, 6 carte.
11. Documento del Generale Pisani parla di sopracomiti, non datato, 1 carta



