18 aprile| 1636 Lorenzo Contarini
Relazione|
Relazione di Lorenzo Contarini ritornato di Provveditore generale in Candia
1636 aprile 18
AS Venezia, Collegio, Relazione, Busta 80
Summario
Le compagnie del Regno di Candia di soldati italiani pagati non arrivano a 2.700 huomini, solevano gionger a 4.000, han bisogno di esser accresciute et cambiati essendo molto tempo che sono in quelle parti.
Li soldati si potriano mandar al tempo delle vindimie, che regnano i maistrali, che capiteriano in pochi giorni, che mandati di inverno muoreno per la lunghezza del tempo che stanno in viaggio; et mandato l’estati per le frutte [?] s’infermano.
Neccessità di mandar in quelle munitioni qualche provisione di panni bassi da vestirli.
Far partir quel bombardiero che restò in Venetia del numero spediti dal magistrato illustrissimo delle artiglierie, perché è sufficiente nel far sesti da galere et potrà servir nelli arsenali di Candia.
Ispedir il sopraintendene delle artiglierie, essendo quella carica al presente vacante.
Regolar la cavallaria feudata, comutandola nel pagamento di ducati 15 venetiani per serventarie, che essendovi serventarie 2.094, si potrebbe in quei mantener altri 350 cavaileggieri di nation crovata, con li loro capitani et governatori, et assegnarle ducati cinque per testa all’anno per la biada.
Ragioni per le quali si deve disfarla a carta [?] 7 et 8, oltre quanto si contiene nelle lettere di numero 114.
Nell’arsenale di Candia dui galee vecchie, che han bisogno di mutarsele alcuni mageri, altre due inavigabili, che dicono non esser buone da altro che da disfar, restano altri 14 buoni et remi per 17 galee.
Nel deposito delle galee della guardia non si trova cosa alcuna.
Che nell’armar di galere del Regno si ristringa la mano nel conceder andiscari.
Che il far servir le galere armate in Regno nelle medesime acque apporta consolatione a popoli et conserva le genti, che andando in clima differenti muore et non ne ritorma a casa 40 per cento, far che resti esequita la terminatione del già eccellentissimo signor General Capello che li nativi del Regno, condennati da due anni in giù in galera, non possano esser condotti a servir fuori di esso, perché alle volte le galere partono sotto pretesto di ritorno et li huomini restano in colfo.
Beneficio grande che apporterà detener impiegati le maestranze di quei arsenali nella fabrica di galioni alla latina, 17 galere per risarcirsi in qualche parte di quello che il publico in esse spende per trattener la gioventù, che per altro va a navigar con vasselli essetri et non apprende navigar alla latina.
Che si può formar il conto se comple fabricar le galere in Candia per quel Regno o a Venezia, valutando le robbe comprate là et le chiamate delle maistranze, unendole al costo delle inviate et alle condutture et altro.
Che trasmettendosi li arsili marciscono molte volte ne mandracchi [?]
Che sia bene mandarsi ogn’anno nelli arsenali di Candia 100 stele di remi, che dovessero esser lavorate et conservate, dispensando li remi più vecchi nelle occorrenze alle galere.
Mandar nelli arsenali le cose che mancano.
Accrescer di armi li armizzi di Candia et Canea. Et si potrà pigliar per mano la nota già inviata dall’eccellentissimo signor General Contarini.
Nell’armizio di Candia si trovano diverse armi che non possono ricever conciero, farli inviar di qua.
Mandar in Candia li lignami, i tavoloni di olmo per l’edificio della polvere, li legnami di gran tempo furono tagliati a Corfù, ordinar a qualche vassello che vada a scanso a levarli o trasmetterli da questa casa dell’arsenal.
Che siano soleggiate e tamisate le polveri che sono nelle fortezze di Spinalonga, Suda, Grabusse, Paleocastro, San Todaro et in Sitia et Mirabello.
Inviar munitioni di piombo.
Bisogno delle fortezze di esser rimodernate, essendo state fortificate già molti anni e tenendo li terreni in molti luoghi in quali le difese longhe et li parapetti et contrascarpa mal all’ordine.
Sarà perciò neccessario mandar qualche ingiegnero et capo da guerra senz’altra carica che questa.
Il castello del molo è stato sotterraneamente corroso dal mare, vi sono stati portati quadroni di sassi in quantità, tien bisogno che se ne portino degl’altri et siano regolati alla sua riparatione.
Per compir il quartiero de Stradioti alla Canea vi vorrebbero da 600 ducati, vi sono da 10 in 11.000 perperi di ragion delli offerti che fece la communità delli affitti delle case, ma sono inesigibili, corre rischio quella fabrica di ricever gran danno dalle pioggie.
Restano da fabricarsi 10 alloggiamenti del quartiero de Stradioti a Rettimo, vogliono esser 35 et sono 25 solamente, vi vorrà intorno a ducati 1.500 oltra le angarie.
Che si continui ad alzar la porporella dalla parte di tramontana della palata maggiore del porto di Rettimo, acciò il mare vada a ferir in parte più lontana di quella Sabbionara et la sabbia mossa non possa così facilmente con la rivoltatura entrar nel porto.
Regolar la fortezza di Spinalonga ritirandola alla parte superiore, che si restringerebbe, essendo una delle sue oppositioni che sia troppo grande, et si potrebbe poi guardarla con minor numero di militia.
Far riparar la porporella della Suda che si trova in mal stato.
Cambiar alcuni pezzi di artiglieria non buoni et antichi, che sono in alcuna delle fortezze del Regno, mandandovene di moderni et sferzar [?]
Proveder le fortezze di vettovaglie, essendo poche che habbiano depositi di migli, segali, ogli et aceti.
Di bombardieri non si trova la fortezza di Tine molto bene et nelle occorrenze di sospetti sarà sempre bene mandarvene alcuno di Candia.
Il presidio di Tine, che è di due compagnie di 50 fanti l’una, non basta, dovendosi massime armar il nuovo balloardo.
Si trovano depositati nel monte di Candia 1.000 cecchini di ragion di un legato di un vescovo di casa Mudazzo, per mantener col loro pro’, che è di cinque per cento, dui scolari in Padoa. Non bastando questo provento desiderano quei popoli che fosse impiegato nel trattener in que l’isola qualche persona erudita, che con l’aiuto delle loro borse private insegnasse a lor figliuoli.
Che sarà servitio publico procurar che le prelature di Arcipelago siano poste in testa di confidenti, come si sforza di far che segua la corona di Francia.
Si vocifera che la congregatione di Propaganda fide sia per mandar in quelle parti un visitator apostolico, saria bene che risolvendosene cadesse la dittione in soggeto confidente.
Neccessaria qualche assistenza al convento dell’Annonciata di Nixia per le cere[?], oglio e vestito, non servendo le entrate che per il vitto di due religiosi et essendo pochissime le elemosine.
Li consoli di Scio, Nixia et Milo ricercano qualche assignamento, questi dui ultimi non hanno certo cosa alcuna, non si sa si quel di Scio ne habbia, prestano ottimo servitio per gli avvisi [?] a Costantinopoli, Tine e Candia et per l’aiuto che prestano a sudditi.
Resta da incamisarsi quella parte della muraglia del bellouardo garzoni di Cerigo, che fu fatta restaurar dal signor [?] Proveditor Foscolo.
In Cerigo non vi è deposito di formenti né di migli, furono dispensati del 1617 [?], neccessità di rimetterli.
Di quattro cisterne che sono in Cerigo una sola serve, perché le altre essendo nel fondo et nella circonferenza reteracciate con terrazzo, han fatto per il secco o per li terremoti aperture da dove si perde l’acqua, sarà bene racconciarli et havervi spesso l’occhio. Hora si convien mandar a pigliar l’acqua a i pozzi di San Martin lontani più di un quarto di miglio.
Si potrebbe far un’altra cisterna fuor della porta di quella fortezza, in un luogo chiamato Limni capace di molt’acqua.
Un altro luogo vi è dentro della fortezza vicino alla guardia da farne un’altra ben con minor spesa, ma non tanto abondante [?] d’acqua.
Il porto di Cerigo serve malamente per esser troppo aperto per ostro.
Detesta la opinion di far un porto col serrar la bocca per ostro di un porto vicino chiamato il porto di Dietro et aperto per ponente nel commune detto Capsali.
Si potrebbe serrar una parte del porto, che al presente vi è, col tirar dalla punta del scoglietto di San Zorzi, una porporella che camini per ponente in lunghezza di 80 et 100 passa, si renderebbe sicuro et capace di un armata, essendo il suo fondo per tutto di sei in otto passa.
Vi vorrebbe però lunghezza di tempo, spesa, fatica di popoli et applicationi di ciurme di galere.
La campagna di Lassithi una parte fu concessa a Napolitani, con obligo di contribuir nel fontico certa limitata quantità di formenti in ragion di perperi tre soldini 20 la misura.
L’altra si affitta a particolari per via di incanto, si deve accertar [?] che nell’incantarli si inserisca ne terreni buoni qualche parte di cattivi posti su i dirupi. Di questi d’inferior bontà si ritrovano molti di inculti, avvertir che non vengano usurpati da particolari et quello che possede il publico è 183 bovini et meza, ogn’una de quali è la capacità di sementi per 35 musure.
La medesima campagna è inondata dalle acque che dissendono da monti del lato australe et da un ruscello che continuamente lo irriga, ma più di tutte lo dannifica il torrente nominato Gauga.
Vi è un scollada grande alla testa del piano parte di sirocco levante, dove mettono tutte le sodette acque, la cui bocca di forma circolare, larga per diamentro passa 20 si profonda passa 10 et il suo fondo viene composto da sassi vivi e tra sassi diversi fori per le quali scollano le acque del torrente et del piano portato dal declivio.
Questi fori vengono ingombranti da sterpi, ghiarra et altro, onde le acque trovano impedimento et stagnando allagano due miglia di paese.
Et il torrente nella parte superiore per la mala qualità dell’alveo rabocca precipitosamente e porta seco tutto’l terreno mosso e lavorato.
Il rimedio sarebbe stabilir un buon ordine, acciò ogn’anno al principio dell’autunno sia nettata la bocca del scollador dalle materie restate l’anno precedente.
L’altro rimedio consiste nella regolatione dell’alveo del torrente et oltra 180 giornate di maistranze vi anderebbono intorno a 500 ducati.
Sarà bene etiandio incaricar a quei che tengono bovini affitto, che usino maggior diligentia nell’scavar li fossi che sono intorno si esse.
Che si faccino piantar li termini di pietra dove mancano, per fuggir le usurpationi, questo negotio di Lassithi resta raccomandato alli illustrissimi signori Capitani governatori di Candia.
La campagna di Omalo posta tra alcuni monti della Canea di misura de 4.000 in circa, non i coltivata per più di 600, il suo terreno è fertilissimo e di ragion di particolari.
Il prato della Suda è di ragion publica e di misura de 900 in circa, parte di questa campagna viene inondata dalle acque.
Della campagna del Paleocastro di Sitia resta da soministrarsi molto et la campagna del Vai dell’istesso contorno è poco lavorata.
La campagna del Monte a Rettimo et quella del Chistramo, restano inculte.
Per render a coltura questi terreni si potria darli a gonico, cioè a livello perpetuo, acciò la gente sicura di non esser scacciata [?] né accresciuti li affitti, si applicasse in augumentarli.
Per conseguir questo fine si potrebbe deputar in ogni luogo soggetto principale sopra questa materia, per cui si accresceria sommamente la ubertà.
La concorrenza di grani forastieri in Regno nel stato presente mantenirà l’abondanza et li prezzi nella moderatione. Si deve però accarezzar quei che ne portano, metterli in libertà di vender dove et come lor piace et sollevati da gli aggravii et estorsioni.
Dove sono le saline, dove si fabricano sali in Regno, a Spinalonga et Suda.
Una gran parte di quelle di Spinalonga sono di ragion di particolari. Questi devono esser eccitati a tenerle in acconcio, si deve avvertir che non vi vadino animali per entro, tengono tutte bisogno di esser accomodate ogn’anno per il danno delle pioggie.
Si potriano queste saline augumentar con altri terreni ivi contigui.
Le saline della Suda erano ne tempi antichi 170, se ne coltiva solamente 116.
Queste furono date a livello a salineri con obligo di consegnare [?] il sale alla Canea, se le trattengono soldini quattro per musura in Camera, il sopra più lor viene corrisposto.
Le coltivate han bisogno di esser zappate e terrapienate, essendo fondate su palade, le altre ricercano ogni maggior acconciamento.
Oltre le saline di Spinalonga e Suda, molte altre si potriano accommodar, quelle al porto della Madonna alla Standia et nella parte di Sitia in un luoco nominato Stonagudero et Aspri Limni.
Li giustitieri della città di Candia si sono allargati troppo, in tutte le cose pongono la mano, onde li mercanti et vasselli forastieri che vi conducono le vittuarie si sono rafreddati assai, et li inglesi et fiamighi lasciano li pesci salati e fumati [?] a Cività vecchia e Livorno, et quelle poche volte che vi capitano portano il contante et con poco dinaro levano gran quantità di vini et altre merci, con danno di datii et di privati [?].
Bisogno che vi è di riparar al sasso di Marathi, con la considerationi di altri luochi dove si potriano far sbarchi, carta [?] 39.
Regolatione fatta delle guardie delle marine et libro formato di ordine di Sua eccellenza dal già signor conte Nicola Gualco, il qual libro si conserva nella secretaria di Candia, et nelle cancelleria delle altre città quello che spetta a loro territorii. Questo libro et ordini sono stati approbati da terminatione di Sua eccellenza et se sariano confirmati dall’eccellentissimo Senato prenderanno tanto maggior vigore.
Li ponentini con li danni che fanno a Turchi in Arcipelago tirano l’humor di Turchi, da quali vengono chiamate le galeotte di Beserta [?] et li vascelli fondi di Barbaria et da questi vengono infestati li vasselli di sudditi.
Quanto sia bene tenerli lontani dal Regno per livor dall’animo di Turchi le ombre e sospetti che si favoriscano et se le permettano i ricoveri su’l Regno.
Ricordo che sia bene mantener nel suo posto ambedue li Riti greco e latino, che non si tolleri disseminationa di libri contro Greci né siano violati i loro privilegi.
Disordine che vi è che molti del Rito latino, ritirandosi a viver in casali, dove non sono chiese italiane, passano col [?] progresso del tempo al Rito greco.
Figlioli di Greci vengono tuttavia mandati da loro parenti a studiar a Roma sotto gesuiti et doppo acquistata la eruditione vanno a dottorarsi a Padova.
Missioni fatta dal patriarcha di Gerusalem col concerto di quello di Costantinopoli di tre calogeri in Candia, senza istruttion in scrittura, col pretesto di levar elemosine, che si fosse ancho solo sarebbe pernitioso, perché col denaro cavato da sudditi procurano mantenerli nel possesso di Santi luoghi di Gerusalem, usurpati a padri francescani, dicono poi mirar li loro fini a mettervi un vicario et poi farne risieder un vescovo o arcivescovo per li affari di Terra Santa.
Neccessità che vi è di elegger l’eccellentissimo Generale et di accrescerli l’autorità.
Serenissimo prencipe, illustrissimi et eccellentissimi signori
Io ho servito la Serenità vostra nella carica importantissima del Generalato di Candia, che Vostre eccellenze illustrissime si sono compiacciute appoggiare alla mia debolezza, peso in vero molto grave et nel quale havendo io applicato tutto l’animo et ogni cura maggiore per accertar col mio debito et col publico servitio, devo per questi rispetti che me ne eccitano riferir a Vostre serenità quello che nel corso di mesi 46, che io mi sono trovato in quella carica, ho potuto vedere, osservare et intender, degno della notitia Sua. Et militando nel mio animo il riguardo di ravvivarle nella memoria quelle cose che possono riuscire frutuose et non discare et nell’istesso tempo di non esserli tedioso, mi sforzerò di ristringer il mio discorso ad ogni brevità maggiore.
Doverò darle conto della descrittion delli teritorii, del numero delle genti, delle militie de piedi et da cavallo pagate, delle naturali del Regno, delli arsenali, delle fortezze, delli istrumenti bellici, delle vittuarie, delle entrate et spese, di alcuni porti et rive, dove possono capitar armate straniere, della difesa del Regno et sua conservatione
Del modo del governo e quel di più che stimerò convenire.
Dirò dunque che il Regno di Candia fu stimato sempre et per l’opportunità del suo sito et per la felicità del cielo et per il numero et qualità del popolo bellicoso et per altre conditioni per uno de opulenti Stati che tra l’Asia et Europa fossero.
È situato nel mar Egeo o Cretico. Otenne sotto li proprii re per molti secoli la mole del prencipato, numerosissimo di gente et di quelle famose bande d’arcieri in particolare, che ogni principe esterno etiandio nelle più rimote contade a gare si gloriava d’haver tra gli esercitii al suo servitio. Fu da Romani ne tempi quasi delli ultimi acquisti fatti da quella Republica, se ben con lunghezza di tempo et fatiche sotto gli auspicii di Quinto Metello, che perciò ne fu cognominato Cretico, soggiogato et non vi è dubio alcuno che questo Regno non sia uno de principali ornamenti di questo serenissimo Dominio et si può dire il propugnacolo et l’antemurale di tutta la Republica christiana; essendo di circonferenza di miglia 700 in circa, largo nella maggior parte 60 nella minore 12 et lungo 250 estendendosi da ponenete a levante. Distante dall’Africa miglia 300 in circa, da Alessandria di Egitto 350 [?] et per ponente da Italia 500. Contermina più vicino che con altro prencipe con li Stati del Signor turco, mentre Capo Spada non dista da Capo Malio per tramontana più di 80 in 90 miglia, et le isole di Scarpanto et Rodi sono tanto vicine che quella non è più lontana di 40 miglia et questa 60.
Di questo se ne impadronì la serenissima Republica del 1204, mentre havendolo donato Alessio Comneno il giovane, prencipe di Costantinopoli, al marchese Bonifacio di Monferrato suo parente, che con l’armata francese et della serenissima Republica erano per riporlo, come seguì, nel Stato paterno et havendosi da poi ottenuto il possesso di quell’imperio, scacciato che ne fu il tiranno Mirtillo, che doppo la fuga di Alessio il Vecchio, che occupava la sedia del nipote, a tradimanto haveva ucciso il sosetto giovane Alessio, nella divisione che si fece di quell’imperio toccò alla serenissima Republica la quarta parte et la metà di un’altra quarta parte di esso, nella quale comprendendosi anco il Regno di Candia, per sopir la ragione che vi poteva per aventura pretender il marchese Bonifacio, a cui fu donato, fu egli creato Re di Tessaglia et di Macedonia et vi fu aggionto etiandio dalla serenissima Republica 1.000 marche d’argento et una pensione annua di 10.000 perperi.
Quest’isola resta divisa in quattro territorii et giurisdititoni, il primo dalla parte di ponenete è quello della città della Canea, che principia a Capo Spada, maggiore di circuito de gl’altri, ma molto sassoso et montuoso, onde patisse di grani.
Il secondo è quello di Rettimo, non di tanta grandezza come il piano, ma molto habitato et coltivato, sottoposto però ancor egli alla penuria di biade.
Il terzo è quello di Candia, che è la città principale et metropoli, habitato più d’ogn’altro territorio, che produce grano più d’ogn’altra parte del Regno.
Il quarto et ultimo è quello di Sitia, che finisce a Capo Salamon. Questo essendo minore de gl’altri è habitato da poco numero di gente, ma è però tanto sassoso et arido, che per la sua sterilità pochi sono gl’anni che non habbia bisogno delli aiuti altrui et di essersi portati grani di altrove per il suo alimento, che però vaglino sempre in quelle parti a prezzi altissimi.
Et havendo la natura prodotto dalla parte di tramontana dell’isola acque et aria saluberrima et li porti principali, tutte perciò le sopradette città, restano situate in quella positura et ciascuna tiene alcune castelle sottoposte alla sua giurisdittione, le quali vengono governate un anno da un nobile veneto et un altro da un nobil cretense.
I castellani della Canea vengono imbossolati et cavati a sorte et quelli delle altre città vengono eletti di tempo in tempo.
Le sodette castelle hanno sotto di sé molti villaggi, chiamati casali et metocchi [?], habitati da contadini et altri di bassa fortuna, che vengono giudicati da castellani con limitata auttorità.
Nella città della Canea sono anime 6.787, tra quali 1.842 da fattione, il resto putti, donne et vecchi.
Nel suo territorio, dove sono quattro castelle: Seleno, Chissamo, San Nichita et Sfacchia, si attrovano anime 50.692, fra quali 14.598 da fattion, et di questi ne sono angarici 9.080; li Sfacchioti sopra gl’altri sono bellicosi et fieri et per antica traditione è costante opinione che discendano dalle antichissime 12 casate nobili Romane mandate da Costantinopoli. Et perché habitano quei luoghi alpestri et inaccessibili, dove il terreno produce pochi grani, sono perciò dediti assai alla navigatione, con la quale et col condur legnami d’ancipresso [?] et di zappin, che tagliano da boschi ivi esistenti, i quali conducono a vender alla Canea, Rettimo et in Candia, molto con queste aste si provecchiano et molte sono le commodità che ne acquistano.
Sono nella città di Rettimo anime 9.333, de quali 2.430 da fattion et gl’altri inutili et nel territorio vi sono anme 48.505 [?], 13.400 de quali sono da fattion e tra questi 8.000 obligati alla galera, gl’altri inutili, la qual tutta gente è ripartita sotto tre castelle, che sono Milopotamo, Castel Amare [?] et San Basegio.
Nella città di Candia sono anime 12.262 tra quali da fattione 3.007, il resto inutili.
Nel suo territorio sono otto castelli, cioè Priotessa, Belveder, Castel Nuovo, Malvasia, Pediada, Mirabello, Bonifacio e Temene
Nel distretto di questi sono anime 80.386 con huomini 22.381 da fatti, de quali ne sono angarici 15.851, il resto inutili et nel luogo di Lassithi pur territorio di Candia vi sono Matocchi [?] 35 con anime 2.356, tra quali 922 da fatione, quelli però di essi che tengono una bovina ad affitto, sono per antichi privilegi e decreti publici esenti da galera.
Resta la città di Setia, dove sono anime 1.857, con huomini da fattion 836, et nel suo territorio ascende il numero della gente a 6.015, con huomini da fattion 1.800.
Nell’altro territorio a lei pur sottoposto di Girapetra sono nel suo proprio castello anime 1.478, tra quali 435 da fattione et nel contado sono anime 3.270 de quali 1.017 sono da fattione, et li angarici di ambedue questi territorii ascendono a 2.869. Onde gli habitanti di tutto’l Regno summano 222.889, de quali sono da fattione 61.839 e tra questi li angarici ascendono a 35.851.
Le cernide delle città sono ripartite sotto colonelli, a quali nel fine di cinque anni del loro servitio viene donata una collana per decreto di questo eccellentissimo Senato, di valore di 100 ducati, et queste vengono disciplinate da governatori delle ordinanze et le cernide et privilegiati di cadaun territorio sono frequentemente essercitate da 15 capitani, che sopra di esse vengono ogni cinque anni spediti da Vostra serenità et ciò esequiscono ne tempi che non hanno obligo di assistere alla guardia delle marine, et ogni anno del mese di maggio si fa la mostra generale di tutte esse cernide et privilegiati, con l’intervento di rappresentanti di Vostra serenità et del sudetto sopraintendente.
Tutti li contadini del territorio di Candia sottoposti alla galera hanno obligo di far ogn’anno un’angaria personale per cadauno di sei giorni, ma molte volte vengono pagati in Camera a ragion di perperi otto l’una, le angarie però che servono possono esser ogn’anno 4.000 in circa.
Quelli che hanno somieri [?] sono obligati portar brusca nelle fabriche somme 12 per cadauno, per le calcare doi di calcina, che si fanno ogn’anno, et non lo facendo sono tenuti pagar 12 perperi. Quando portano brusca le vien corrisposto dall’estimo soldini 24 per angaria personal.
Alla Canea, Rettimo et Setia si camina quasi con le istesse regole.
Mantiene Vostra serenità in quel Regno 26 compagnie di militia pagata ripartite tra tutte le sue fortezze, tre ne sono di 25 fanti l’uno et in tutto non arrivano a soldati 2.700, guarnigioni molto deboli, poiché in altri tempi soleva essere di 4.000, et le compagnie sono veramente vecchie, essendosi per li accidenti et diversioni delle cose d’Italia convenuto in ciò caminare con molta strettezza; e trovai al mio arrivo che per neccessità si havea tollerato qualche disordine per haver modo di armar la muraglia. Con le due compagnie però del Lenzi et del Marconi, in cui luogo successe il Capitan Daniel Longo, ristorono sbandati altrettante delle più vecchie et con li soldati di miglior qualità che han voluto restar al servitio, si ha aiutato qualche d’una delle altre. Nel rimanente mi è stato forza di caminar ancor io con la istessa dissimulatione et connivenza, come più volte ho rappresentato a Vostre eccellenze. Ma certo queste tengono gran bisogno d’esser mutate et di mandarsi in luogo loro gente di buona qualità et di accrescersi quei presidii a quel segno che già solevano esser, si potriano mandar a tempi delle vindemie che regnano i maistrali, che capiteriano in pochi giorni, perché trasmesse l’inverno stanno molti mesi in viaggio, si amalano e muorono et inviati l’estate con l’occasione delle frutte s’infermano et non si può valer d’essi per molto tempo.
Et non saria fuor di proposito mandar anche in quelle munitioni qualche provisione di panni bassi da vestir la soldatesca, acciò nell’altezza de pretii di simil robbe in quelle parti, provino questo vantaggio che servirà loro di notabil commodo.
Vi è anco per ogni città la militia di bombardieri et oltra li provisionati vi è un buon numero di scolari che continuamente si esercitano.
La lunghezza del tempo ha distutto quelli che con piazzi che chiamano di Apostoli furono già molto tempo ispediti con ducati 20 al mese, regolata poi quella paga ne successori a ducati 12, Vostre eccellenze ne hanno fatto mandar ultimamente altri 10 estraordinarii, la deliberatione è stata ottima, ma vorrebbero esser certamente di miglior qualità; et uno di loro che era forse il più sufficiente rimase in questa città, occupato per quanto fu detto nel choro di padri di San Nicolò del Lido, del quale si servivano come eccellente maestro marangone, et sarà tanto più bene far partir anco questo, quanto che intendo esser mirabile nel far sesti di galere et potrebbe riuscir utilissima in quei arsenali.
Soleva questa militia haver il suo capo, che teneva il titolo di sopraintendente delle artigliarie, doppo la morte del Stradioto Zuanne Fersi [?], che per modo di provisione serviva in luogo del capitan Giacomo Peroni, resta vacante quella carica, è di somma neccessità che sopra di essa venga spedito soggetto di valore et d’isperienza, perché è di non commune importanza, et se ben al presente viene sostentata da uno de capi della più buona conditione, con tuttociò essendo egli di titolo uguale a gl’altri, non viene stimato, difficilmente viene obedito et bene spesso nascono tra loro delle dissensioni et de disturbi.
Tiene Vostra serenità oltra le genti da piedi in quel Regno sei compagnie di Stradioti di 50 soldati l’una, sotto sei capitani et un governatore, due de quali si trattengono l’inverno in Candia, due alla Canea, una a Rettimo et l’altra a Sitia et nel tempo dell’estate si spingono a guardia delle marine et sono assai ben montate et gente di buona qualità.
Vi tiene anche un numero di cavallaria feudata, ripartita in 11 condotte, sei della città di Candia, due della Canea, due di Rettimo et una di Sitia et a conduttieri infine delli cinque anni viene medesimamente donata una collana di ducati 200.
Intorno a questa cavallaria portai già in obedienza degl’ordini di Vostra serenità a questo eccellentissimo Senato le propositioni delli più principali, obligati a guarnir, desiderosissimi oltremodo che fosse commutata, perché affermando loro questa essere la cagione unica per la quale si rendono poveri et si va sempre più ristringendo la fortuna de feudati, riddotta hormai quasi all’estremo, fecero offerta in Candia di contribuire ogn’anno per cadauna serventaria ducati 15 venetiani.
Et l’offerta parve assai conveniente et adequata, acciò ogn’uno potesse haver forze da concorrervi et da sostentarla.
Et essendo in tutto l’Regno serventarie 2.094, carrati 10, si venne rimostrando che questo denaro haveria bastato a mantener intorno a 400 cavalli crovati in ragion di ducati otto candioti al mese, come hanno gl’altri, overo certamente 350 almeno, per potersi pagar del soprapiù un governatore, li capitani et officiali et assignar a cadauno di essi soldati ducati cinque all’anno per testa, in luogo delle 80 misure di biada che ricevono gl’altri dalla contadinanza, a un perpero manco del tanso per misura, per non renderne soverchiamente gravati quei popoli. Conche si formassero altre sette compagnie, da esser ripartite tre nella città della Canea et suo territorio, due de quali particolarmente havessero a star al Seleno et Chissamo, due a Rettimo, tre nella città di Candia per spingerle dove occorresse, una a Sitia nel castello, un’altra nella campagna del Paleocastro in capo dell’isola et doi nel castello et spiaggia di Girapetra.
Portai anco a Vostra serenità le scritture di qualche altro numero di feudati che dissentivano da questa riforma, ma la commutatione veniva communemente abbracciata dalle altre città, come Vostre eccellenze haveranno inteso da quei illustrissimi signori Rettori.
Et veramente li rispetti considerati da quei che tanto bramano la commutatione sono di somma consideratione, che è il mal stato di questa cavalleria feudata, il poco srevitio che se ne può aspettar, la mala qualità per il più delle genti, l’alienatione de nobili dal cavalcar, derivata in alcuni dal stimar poco lodabile et decente di haver a concorrer in questo esercitio con scudieri, in altri da poco genio et da poca attitudine che vi hanno, ma in tutti universalmente per non mettersi in quest’obligo per non haver in occasione urgente di bisogno a esponersi a pericoli et abbandonar la propria casa et li figliuoli.
Onde nelle importanti occorrenze non si troveria che qualche numero, anche assai ristretto, di contadini inesperti, non disciplinati, che comparisse sotto li publici vessilli e stendardi, particolari tutti che Vostre eccellenze haveranno inteso da mie lettere di numero 114 a quali devo rimettermi.
Ma oltra di ciò vi concorrono altri rispetti dinotabili et alt[r]e consequenze, perché presupposto anco che i feudati fossero valorosissimi et deditissimi a esequir quel debito che fu loro imposto nella liberale concessione fattale da Vostra serenità di tanti opulenti beni, quando ne primi tempi del felice acquisto del Regno vi mandò la colonia, non sarà forse stimato inconveniente et assurdo notabile, si mentre le città et fortezze fossero ripiene d’armi forastiere et il nemico pronto di tentar sbarchi, oppugnationi et di adoprar etiandio le insidie, si venisse col mandar in campagna li feudati a levarli un fondamento tanto principale nella difesa, et il contrapeso delle militie esterne, di questi interessati per nascita, per habitatione, per facoltà, per figliuoli, per famiglia et finalmente per tutti quei riguardi che rendono ogn’uno ben fermo e costante a resister ostinatamente nella difesa sin a gl’ultimi termini di qualonque gran neccessità?
È vero che questa cavallaria nacque con l’acquisto del Regno, ma il suo nascimento et institutione in primo luogo fu per stabilirsi in quei primi torbidi anni il dominio et assicurarsi dalle intestine vessationi, che pur troppo all’hora si facevano sentire, ma sedati quei seditiosi motivi et riddote le cose a un quietissimo governo non è neccessario per li sodetti oggetti servirsi più di quella cavallaria.
Se donque per le occorrenze interne si vede manifestamente superflua et per le esterne si vede così poco giovevol, come si potrà stimar utile e lodabile, né sostentar, che sia bene di mantenerla in piedi et non servirsi del denaro che si afferiscono di contribuir i feudati per la institutione di altre sette compagnie di Capelletti, gente feroce et avezza a patimenti, disagi et a tutti i casi delle guerre?
Se la mira della riputatione di questa cavallaria ha da esser causa di non disfarla, per non perder appresso le nationi estere il suo, come dicono, famoso grido, qual può esser la fama e stima che da ciò ne provenga, se facendosene ogn’anno la mostra generale, il spettacolo di tanti imperiti et inesperti non può causare meraviglia et riso grande ne astanti, che ritrovandosene talhora di rimotissime contrade, poco buono può essere perciò il concetto che ne formino et la relatione che ne portino altrove. Preme et opprime la cavallaria il feudato et egli fatto esausto prima et angustia il colono con rigorose esecutioni, che quando non si estendessero anche oltra il dovere, ma si fermassero ne limiti del giusto, lo affanna sommamente et lo priva di quelle soventioni e presenze con le quali i padroni delle possessini sogliono soccorrere li suoi contadini, che però destituti di un tanto commodo, non sanno come poter attender più alla coltura della campagna, né come sostentar se stessi et la famiglia, onde convengono sostener questa diplorata fortuna dispertamente o portar il domicilio in altri paesi.
Parimente il dissentir alcuno di feudati dal sentimento universali non deve derogare al merito di questa giustissima commutatione, perché di rado avviene che nelle congregationi di communità o consigli di Republica vengano proposte materie che non habbiano oppositione, ma finalmente prevale la pluralità di voti et non si mettono più che tanto in consideratione le opinioni di pochi, e quanto siano superiori quei che desiderano questa commutatione si vede dalla sottoscrittioni, poiché quei che proprongono la riforma sono per li sue terzi più delli dissentienti da essa et molti anco di questi doppo se ne sono mostrati pentiti, confessando il beneficio che dal disfarla ne rissulterà al publico et al privato.
Successe in tempo mio la perdita del già illustrissimo signor Proveditor della medesima cavallaria Lorenzo Donato, soggetto di eminenti qualità e valore. Io assonsi la carica, come scrissi a Vostra serenità, sin all’arrivo dell’illustrissimo signor Capitanio Loredan, al quale venne da me rassignata, ho potuto però in questo tempo più facilmente scoprir l’inclinatione de feudatarii, che esclamano la sua presente miseria, la quale rende in loro forse qualche commotion d’animo, et conoscer etiandio li difetti della cavallaria et le provisioni che se potessero fare; et mi scuseranno perciò Vostre eccellenze se io mi sono troppo allargato in questa materia, che essendo molto gelosa et importante non ho potuto terminar il periodo di questo discorso con brevità maggiore. Passerò hora a dir alcuna cosa delli arsenali, fortezze et altro che concerne le altre forze di Vostra serenità in quel Regno.
Nelli arsenali di Candia sono volti 19 et dentro di essi 18 corpi di galee sottili, tra quali ne sono due nuove, 12 usate, buone da navigar, due vecchie che hanno bisogno di mutarselo, alcuni mageri et altre doi sono innavigabili, li quali dicono non esser buone da altro che da disfar. Ma però con tutte le istanze che mi sono state fatte frequenti di far una di esse un barcon, non ho voluto porvi mano.
Nel deposito dell’armar del medesimo arsenal si trovano caselli novi forniti di tutto punto 15, un altro vecchio pur fornito e quattro altri a quali mancano li armizi da acqua, et oltra li sodetti caselli vi sono diversi altri armizi, tutta robba perfetta et da valersene alle occorrenze opportunamente, et remi 975 novi, 68 d’usati et 10 di vecchi.
Ma nel deposito delle galee della guardia non si trova cosa alcuna, mentre le robbe che furono madate in tempo dell’illustrissimo signor Giovanni Battista Grimani furono progressivamente dispensate alle galee di quella squadra, né essendone doppo mandato altro, resta perciò del tutto vuoto et essausto, havendosi convenuto sumministrar le galee con quelli de gl’altri depositi.
Le mastranze di detto arsenal sono marangoni, compreso il proto et sottoproto de fanti grossi 16 et piccioli 41. Calafati compreso il proto et sottoproto numero 60, fanti grossi di essi numero nove et fanti picciolo 48. Remeri compreso il proto numero 13, fanti grossi sei et piccioli nove.
Nel pagamento delle qual tutte maestranze vi va ogni mese ducati 800 in circa, oltre di quali vi sono l’ammiraglio, il comito, il scrivan, il pontador, il deputato a tirar e verar le galee.
Delle maestranze ve ne sono molti di tutta perfettione, altri mediocri et altri che per l’età non possono prestare quel buon servitio che già solevano et si vanno allevando li sodetti fanti con speranza et aspettatione di buona riuscita.
Tiene il publico un patrone all’arsenal, il quale ha di salario da quella Camera ducati 240 candioti all’anno et cecchini 40 da lire 10 l’uno come Proveditor alle saline, oltre due fanti che se le concedono per ordini antichi.
Questo carico è fatto a tempo et al presente è essercitato da un gentilhuomo di casa Venier assai vecchio, che trovai in esso, il qual havendo finito il suo periodo, continua tuttavia, perché havendo io procurato che le fosse eletto il successore et caduta l’elettione ne più opulenti soggeti della città, due e tre un doppo l’altro non volsero accettar.
Et non si trovano in vero soggetti di qualità che vogliano sottomettersi a questo peso et la causa di questa renitenza l’assegnano al non potersi tener conto minutamente di tutte le robbe et in particolare di quel legname che non si trova serrato, che può ricever qualche danno dalle maestranze senza che il patron ne sappia cosa alcuna, et rimanendo egli solo sottoposto a renderne conto, non vi è perciò alcuno che voglia sottomettersi a questo pericolo del risarcimento.
Io sono andato pensando et rivolgendo nel mio animo quello che si potesse far per disponer li soggetti di qualità a prestar quel servitio et non vedo che vi possi esser altro miglior ripiego, se non che l’ammiraglio tenesse ancor egli una chiave differente di tutte le robbe serrate e venisse a parte dell’obligo di render conto così di questi come delle altre ancora, et di questa maniera si potria sperar di trovar soggetti opulenti et a proposito che accettassero il detto carico, mentre la cura et il danno commune al patrone et all’ammiraglio, accrescerebbero la vigilanza et potria meglio assicurarli dalle fraudi altrui.
Nell’arsenale della Canea sono volti tra vecchi et novi 22, tra quali tre sono discoperti. In essi vi sono 18 galee, due de quali vecchie et inutili, una scavezza et le restanti buone da navigar. Oltra di queste ne fu data una al signor sopracomito Pasqualigo, come seguì di un’altra dall’arsenal di Candia all’illustrissimo signor Capitanio di Colfo Pesaro, per il naufragio che patirono a Vlemona.
Si trovano in quest’arsenal tre proti, maestri calafati 37, fanti grossi 10 et piccoli 29, maestri marangoni 23, fanti grossi 12 et piccoli 15. Remeri 13, fanti grossi cinque et piccioli otto.
Vi sono gl’altri carichi, come in quello di Candia, oltra de quali nelle sole maestranze vi va di spesa ogni giorno di lavoro lire 170. Li medesimi maestri sono ancor loro parte di ottima qualità et parte che potrebbono esser migliori, se ne può però sperare convenientemente buon servitio, et il patron dell’arsenale ha di salario perperi 1.600 ne ha alcun altr’utile et alla sola cura anche di questo stanno tutte le robbe et quanto si trova nell’arsenale, onde si potrebbe communicar a quell’ammiraglio ancora l’obligo di renderne conto col patron.
Alle galere che armano in Regno nel numero delli galeotti Foscareni non possono esser più di 25 per ogni galera, in riguardo oltre al danno che da ciò ne risulta a popoli di allevar maggior numero di gente avezza a tal esercitio, per il qual effetto anco fu dalla publica sapienza commesso a me di armar l’anno passato due galere, per doversene l’anno sussequente armare etiandio due altre, ma si conviene alle volte allargar la mano nelli detti andiscari, in che però io ho procurato di andar più ristretto che è stato possibile et sarà bene havervi in tutti i tempi ogni maggior avvertenza.
Et havendo armato le sodette due galere, è stato mio particolar pensiero che dall’illustrissimo signor Capitanio della Guardia Capello fossero tenute esercitate le ciurme, col tenerle impiegate in quelli affari che dirò a suo luogo. Onde non sono riuscite infruttiose et col farle servir l’estate non allontanandole dal Regno, si sono conservate e tutti rimesti contenti, mentre il loro abbhorrimento da tal servitio principalmente dipende dal dubio di esser condotti a servir in colfo, dove lontani dall’aiuto che le porgono i suoi in Regno et sorroposti a disagi et a rigor di freddi in clima differente, si ha praticato più volte che non ritornano alle loro case più di 40 per cento. Onde il farli servir lontani da proprii nidi apporta loro troppo gran molestia e travaglio, et per l’istessa causa hanno goduto in estremo quei popoli di veder confirmata da quest’eccellentissimo Senato la terminatione fatta dal già eccellentissimo signor General Capello di felicissima memoria, che li condennati in galera da due anni in giù, nativi del Regno di Candia, non potessero esser posti a servir che sopra le galee della guardia, et il far che venga di tempo in tempo esequita, apporterà sempre ottimo servitio, perché alle volte le galee partono sotto pretesto di ritorno et poi restano in colfo insieme con tutte le genti con malissima loro sodisfattione.
Io ho procurato di tener riempiti li luoghi di governatori et sopracomiti, che sono 13 tra Candia e Setia, otto alla Canea et quattro a Rettimo et ho voluto che si divenga alla elettione di quelli che ho trovato vacanti et viene osservato che se per aventura vi fosse qualche sopracomito o governator eletto, che non voglia armar quando nasce la occasione, deva pagar la pena di ducati 500, la qual resta applicata a quei che subintrano in luogo loro. Né certo ho tralasciato alcuna maggior applicatione per far che quest’importante materia delli arsenali et dell’armar caminasse con le dovute forme e vantaggi.
Il trattenimento che si da alli officiali destinati per l’armar delle galere ordinarie e cecchini 15 da perperi 20 soldini 12 alli comiti, così dicchiariti et valutati nell’ordine Foscarino, alli sottocomiti et pedotti cecchini 10 et alli paroni cecchini otto et questi hanno obligo di presentarsi ogn’anno il mese d’aprile.
Tanto numero di maestranze et con tanta spesa viene da Vostra serenità mantenuto in quei due arsenali, come si è già dimostro et quando non restino quelle genti occupate in qualche estraordinario lavoriero, vengono a riuscir assai infruttuose et a sostenersi un tanto dispendio senza la equiparata utilità. Il levarle dall’otio riuscirà sempre molto lodabile, perché l’esercitatione rende gl’huomini più periti et più valorosi, si alleva con buona disciplina la gioventù nella professione et il prencipe si viene risarcendo in qualche parte di quanto largamente spende.
Nel Regno di Candia sono diversi boschi da quali si puonno tagliar legnami per fabricar vasselli armati et mercantili, et da questi ne tempi dell’ultima guerra turchesca si fabricorono etiandio galeotte di 22 banchi, par nondimeno che a tempi presenti li roveri non siano d’altra qualità che per stortami, ma non buoni per mageri o catene di galere, sono però questi in assai buon numero, per la relatione che me ne han fatto li proti, che ho mandato a riconoscerli, affermandosi da loro che nel territorio di Rettimo ve ne siano da 8.000 pezzi, i quali sono bastevoli per due galeazze et 10 galee sottili.
Nel territorio del castel di Malvesin et in quello di Pediada, sottoposti alla città di Candia, se ne trovino 1.500 et altri 500 nel distretto di Sitia, nel qual territorio et in quello di Rettimo si attrovino etiandio da 10.000 platani, legno molto forte, che serve per letti d’artigliaria et per far scarini per l’arsenale.
Con questa commodità de boschi et con la diligente cura di mandarsi di qua li altri legnami, ferramenta et altre cose neccessarie si potrà tenr occupata quella gente, che può esser tanto che basti a fabricar in un tempo medesimo una galea et un galeone.
Solevano in altri tempi esser in Candia sin 30 galeoni alla latina et 10 o 12 alla quara, che divisi in doi sole mude di marzo e settembre et navigando unitamente assicuravano felicemente il transito, portando le merci da un luogo all’altro, con utile notabile di datii, con molto servitio di questo emporio e mercato, con beneficio grande del Regno et con riputatione appresso gl’esteri, mentre le invasioni et depredationi de corsari non potevano contra questi profittare.
Mancati quei primi non è tornato più a conto a particolari di fabricarne da loro stessi, per le spese eccessive che alle borse private ne ridonda, mentre le maestranze che servono nell’arsenal con li loro ordinarii assignamenti, lavorando fuori di essi, ne vogliono li due terzi di più per giornata, oltra che nel numero di cinque o sei vi frappongono un luogo vacuo per la loro scola et inseriscono etiandio tra quei che restano due vecchi et impotenti, a oggetto di non lasciarli perir da fame.
Ma quanto abbhorriscono di fabricarne essi tanto, conoscendo il beneficio che hano tratto i loro maggiori da questa sorte di vasselli, desiderano che ne sian fabricati dal publico, al quale dalla introduttione di questi, oltra le sopranarrate utilità, le ne risulterà un’altra molto considerabile, che è di trattenersi con questo mezo la gioventù, che per altro si accommoda a navigar con vasselli esteri et non apprende a navigar alla latina, onde sempre più si viene ristringendo il numero di marinari per le galere.
Ottima perciò fu la deliberatione di quest’eccellentissimo Senato, il quale con la usata sua immensa prudentia decretò del 1631, che non si dovesse frappor dilatione nella fabrica di galeoni, secondo la proposta fattale dal quandam Marin Fighetti di fabricarne quattro et due galere di tutto punto, et a questo havendo io applicato l’animo, in obedienza delle publiche commissioni, ne ho fatto construir uno di portata di 450 botte, che è riuscito a senso universale di singolar perfettione et bellezza. Li mageri di zappin, che servono per le fodre et morti solamente, io li ho fatti insieme con le pegole venir da Scarpanto, et quelli di rovere et ferramente sono stati mandati da questa casa dell’arsenale, che valutati al corso che corrono qua et aggiontovi le condotte et altro, le giornate delle maistranze et le altre spese fatte in Candia, il suo costo vien ad ascendere a reali 6.685 lire 7 soldi 16, dalla qual summa si devono detraher le mercedi di maestri marangoni et calafati, che hanno in esso lavorato, et fatto condur di quando in quando le materie dall’arsenale al squerro del Dermata, dove è stato fabricato, che con alcuni noli di barche che han condotto legnami da boschi importano reali 2.611 lire 5 soldi 7, che si può dire il publico habbi riportato di beneficio nel metter in opra le sodette maestranze. [tre righe cancellate]
Havevo già dato anche ordine che fosse posta in cantier la nuova galea che si deve fabricar, per la quale i mageri et altri robbe ispedite da questo arsenale eran venuti capitando, mentre i stortami io li havevo fatti tagliar la luna di agosto, et col conto inviato alli illustrissimi signori all’arsenal, aggionto al costo delle robbe che si trasmettono, potranno questi signori metter in chiaro se entra maggior spesa nel construir galere in Candia o a Venetia.
È ben vero che quando non vi è urgenza, né obligo di celerità, col fabricarle in Regno si evita il danno che ricevono gli arsili nel viaggio, per la neccessità del fermarsi lungo tempo ne mandracchi, prima che possano esser ivi condotti et si conseguisse il beneficio del lavoriero delle maestranze.
Per tener anco esercitati li maestri remeri e tener ben al’ordine li remi per galere, stimerei che fosse bene mandarsi ogn’anno nell’arsenale di Candia 100 stele, le quali dovessero esser lavorate et conservate, et nelle occorrenze di sumministrar remi a galee della guardia o altre straordinariamente armate, non si havesse a dar di mano a questi, ma valersi de gl’altri, che dalla lunghezza del tempo possono restar deteriorati.
Complirà anche al servitio di Vostre eccellenze che si mandino le cose che mancano nelli detti doi arsenali, acciò il provedimento prevenga il bisogno che se ne potesse havere.
In Candia si trova un’armeria dove si conserva diversa quantità d’armature, moschetti, arcobusi et altre armi, che se si riguarda al bisogno di qualche straordinaria occorrenza, non si può certamente affermar che potria esser sufficiente a quanto si ricchiede. Io inviai a Vostra serenità la nota di quanto era neccessario per accrescerla a qualche grado conveniente, si potrà farla pigliar per mano et farvisi dalla sapienza publica quel riflesso che si stimerà conveniente. Non devo però lasciar di dir che stando in essa diversa quantità di canne d’arcobugi e moschetti irrugginiti et affatto inutili, risolsi di trasmetterle alla Canea, dove sono maestri eccellenti, da quali sono state nettate, incalzate et riddotte a segno di potersene valere.
Vi sono anche non poche altr’armi in stato di non poter ricever conciero, a questo si potrà pensar col farli condur a Venetia con opportuna occasione, acciò non vadino del tutto a male.
Nella città della Canea vi è medesimamente un’altra armeria molto ben tenuta, nella quale si trovano armi di diverse sorti per conveniente numero di gente, anco questa si potrebbe accrescer a qualche miglior segno per tutte le occasioni.
L’edificio della polvere di Candia fu arso dal fuoco prima che io capitai in quella città, con somma violenza volato il coperto, li ordigni et li muri da più parti andati in aria sin da fondamenti et quei pochi che rimasero in piedi tutti mossi et conquassati. Io con tutta la strettezza del denaro che ho havuto continuamente, non ho voluto negliger la sua riparatione, come cosa troppo importante e troppo congionta col publico interesse, feci incaminar sollecitamente il lavoriero, si convennero spianar li muri vecchi et far il tutto da nuovo; et io frequentemente mi sono condotto su l’opra a vederla con gli occhi proprii et eccitar le genti, si è questa farbica riddotta in coperto, separati con muri tutti li luoghi dove si fanno distintamente le operationi et al suo intiero compimento altro non resta che li ordigni e fusi di legno forte, per il qual effetto sono di gran tempo stati tagliati gli olmi a Corfù, ma non capitando che di rado vasselli per quel canale, non si sono potuti inviar. Onde stimerei che fosse bene ordinar a qualche vassello che andasse in Regno, di dover a scanso portarsi a quela parte, overo ispedirli da questa casa dell’arsenale. È ben vero che quando urgesse estraordinariamente il bisogno, si potrebbe valersi di platani, facendo a pestoni le punte di ferro, ma di questa maniera l’opra non può riuscir molto perfetta, né molto durabile.
Un altro edificio di polvere si trova alla Canea et mentre quello di Candia non si ha potuto adoprar, mandai in adempimento delle commissioni di Vostra serenità il polverista a lavorar in quello, come va seguendo, havendole io fatto far quei concieri che bisognavano e trovandosi a Cerigo quantità di polvere riddotta in spolverazzo, la feci trasportar alla Canea et si attendeva a rafinarla.
In Candia vi è polvere fina rafinata lire 411.038 et da rafinar 110.608, salnitri da far polvere nova lire 389.836, solfere lire 155.706, carbon lire 10.000, de quali ingrdienti si potria fabricar polvere da cinque asso lire 546.779.
Alla Canea vi è polvere grossa lire 125.000 et fino lire 6.253 e tanti salnitri, polvere e carbon, che si può fabricar intorno a lire 55.600 di polvere da cinque asso.
Nelle fortezze di Spinalonga, Suda, Grabusse, Paleocastro, San Todero et in Setia et Mirabello, si trova quantità di polvere, che quando non vengono soleggiate e tamisate, si conviene per così dire ogni terzo anno camiarle, de piombi si prova gran mancamento et sarà ottima risolutione d’inviarlene qualche provisione.
Le fortezze sopradette sono state fortificate già molti anni, onde hanno bisogno d’esser rimodernate. Molti di suoi terreni sono ineguali. Molte difese lunghe, li parapetti e contrascarpe hanno ancor elle bisogno d’esser accommodate. Il Regno in tempo mio è stato quasi sempre senza ingegnero, con tuttociò nella città di Candia trovandosi dalla parte del mare, dalla porta del Dermatà sino a Sant’Andrea, il recinto bisognoso d’esser serrato, mentre in alcuni luoghi si poteva come da una scala entrate et uscire, non ho voluto che passi più oltre un tanto disordine. Ma havendo fatto alzar et regolar li terreni, che eran sgrotati, feci incamisar anche di quadroni una buona parte di quelle cortine e portar quantità di pietre su l’opra, la quale merita d’esser continuata e riddotta alla sua perfettione, come altre parti della città che restano pure da incamisarsi.
Il castello del molo tiene veramente urgenza d’esser riparato, mentre il mare si ha fatto stradda sotterranea et va corrodendo i suoi fondamenti, le fu dall’eccellentissimo signor Proveditor Molino, mio precessore zelantissimo del publico servitio, fatto condur all’intorno quantità di quadroni di pietra viva, come ho fatto ancor io, sarebbe a proposito accrescer questa provisone e venirli regolando alla riparatione, per pigliare la rotta e divertir li suoi progressi; et il porto si viene continuamente scavando, il terreno veniva portato sopra le mure vicine, ma non tenendo più bisgono, si porta vicino alla fontana della Giudecca, dove sono molti vacui.
Al bisogno ch’era principalissimo in Candia d’acque, restò provisto con la nobilissima fontana eretta nella publica piazza, ornamento singolare di quella città, commodo sopremo di quei habitanti et utilisisma per tutti i casi, perché passando nelle cisterne capacissime publiche et in quelle delle case private, se ne fa conserva tale che può servir per il corso di molto tempo, parto vero molto preclaro [?] della gran virtù dell’eccellentissimo signor Procurator Moresini, che ha stabilito così ardua e difficile impresa, che renderà sempre vivo e celebre il suo nome, risplendente oltra tante altre dignissime attioni per la fabrica della publica loggia et per la restauratione etiandio del quartiero de soldati a San Zorzi, il cui corridor fatto a volto con gran magnificenza, porge gran commodo a quelle militie, riempie l’occhio di riguardanti e raccomanda quella bella fabrica all’eternità.
Alla Canea il mare havea talmente rotta e disfatta quella porporella, che si haveva aperto la via di venier nel porto molto vivo et impetuoso, con sommo rischio di naufragio a galere et vasselli che dentro di esse si ricovravano. Onde ha valso molto l’impiego delle galee della guardia et delle due del Regno a rimurchiar il barcone con sassi et il servitio delle ciurme impiegate a coaiuvar l’opera et sumministrar altre materie, onde non solamente si è rifatta la porporella, ma serrate anche alcune aperture che ferivano l’arsenale, fatte dal mare, che veniva apportando a quei volti sommo pregiudicio; et il suo porto tiene bisogno d’essere continuamente cavato, come si va facendo.
Passava anche con grandissimo disordine che le due compagnie di Stradioti commorassero nella città, disperse et sbandate nelle case de privati, che oltre il denaro publico per li affitti, ne restavano anche molto dolenti e mal sodisfatti. Trovai che dall’illustrissimo signor Nicolò Venier di felice memoria fu applicato alla fabrica di un quartier per il loro alloggio, l’avanzo che si fece in tempo del suo Reggimento nel fontico, et la communità per rimover un tanto disturbo fece spontaneamente ancor ella un assignamento della metà di tutti li affitti delle case per un anno, le quali propositioni essendo state conosciute dall’eccellentissimo General Trivisan tanto proficue al publico e tanto desiderate dal privato, risolse con quella essatta et soprafina prudenza con la quale con sua infinita gloria adempi tutti i numeri di quel Generalato, di approbarle e confirmarle con la sua auttorità e decreto, a che essendo rimaste accompagnate diverse condanne fatte da quell’illustrissimo Reggimento prima che seguisse la regolatione sua, nel tempo particolarmente dell’illustrissimo signor Alvise Malipiero, Rettor di quella città, che con incessante fatica e pensiero vi ha applicato l’animo, è pervenuta a segno che non vi resta da far che un poco di coperto e terazzo che importarebbe intorno a ducati 600.
Il compimento di così degna farbica viene supplicato dalla communità et non supporta veramente dilatione, ma non vi sono denari di avanzo di fontico, né più si possono far applicationi di condanne. Vi sarebbero da 10 in 11.000 perperi del resto dell’offerta delli affitti. Ma sono li debitori tanto poveri che viene stimato questo credito inesigibile. Onde dubito che si converrà dar di mano al denaro publico o lasciarla imperfetta, sottoposta alle pioggie dell’inverno, da quali può ricever notabil danno et la fabrica et li soldati Stradioti che vi habitano, come ne diedi avviso a gl’eccellentissimi signori Inquisitori.
In Rettimo vi è medesimamente un quartiero per simil sorte di militie, il quale doverebbe esser di 35 alloggiamenti, ma ne sono perfettionati 25 solamente et ne restano 10 altri da fabricarsi et vi vorrà intorno a ducati 1.500 di spesa, oltre le angarie, sarà bene anche di questo pensare alla perfettione.
Vi è anco il porto della città, il quale per natura imperfettissimo, si è procurato in ogni tempo di migliorare e tenendone io espressi et efficaci ordini da Vostre eccellenze mi condussi in quella città, feci far li scandagli diligentissimi dall’ingegner Monani, che all’hora si attrovava in Regno, et con l’indricico anco dell’illustrissimo signor Marco Giustinian, Rettor di quella città, ripieno di molto valore et prudetie et amatissimo da quei popoli, si osservò il tutto et si vidde il porto per la maggior parte terrapienato, perché li venti di greco tramontana, venendo a ferir con gran empito nelle Sabbionara della spiaggia vicina et movendo la sabbia, questa portata dalla rivoltatura veniva accostandosi alla bocca del porto vicino alla palata minore, che essendo corta dava modo a detta sabbia di entrar con la bonaccia quasi insensibilmente nel porto medesimo.
Fu la commune opinione in altri tempi che fosse neccessario di allungar la palata sopradetta, per tener allontanata la sabbia, in che si discorreva da periti scoprissi molte difficoltà, così per la profondità del fondo, cavato per alcquanti passi dalla correntia dell’acque, come per il dubbio che si teneva che nel colmo dell’opra, la violenza de venti et del mare fosse per disfarla e distruggerla, si andava però divisando, che per coprir alla testa della Palata Minore, il luogo dove si haveva d’allungarla, portasse la neccessità di affondar un arsile carico di pietre dalla parte di fuori della palata maggiore, ma anche in ciò apparivano difficoltà notabili nel dubio che pur si haveva che nel cadere non facesse quell’effetto che veniva desiderato.
Ma havendo io appoggiato quaest’opra al colonel Lignò, pratticchissimo di queste materie et perpetuamente stimolatolo alla celerità, non lasciandolo mancar cosa alcuna, ne sortì l’effetto di poter senza l’arsile, prima di sopravenir i tempi fortunevoli, riddur la palata minore a quel segno di ampliatione che l’ingegnero Monani haveva già divisato.
Con tuttociò non si vedde a partorir totalmente l’effetto di divertir l’ingresso della sabbia nel porto. Onde fu stimata opportuna risolutione li allargar et alzar l’altra porporella, sopra la quale è fondata la palata maggiore, la quale si allarga e distende 10 passi ancora in mare, perché con l’ampliatione di questa doverà l’empito dell’acque andar a ferire in distanza assai maggiore dalla bocca del porto et non sarà così facile al terreno mosso di avvicinarvisi et di entrarvi, a questo al mio partir si veniva attendendo et cavando continuamente, come si convien fare per tutto, dove li porti non sono fatti dalla natura, ma dalla solertia et industria de gl’huomini.
A questa essentione ristavano applicati perperi 2.000 in circa all’anno del datio delle robbe sottoposte a sborri et vi si è aggionto la gazetta per misura di misure 20.000 de sali che si consumano in quella città, decretata da Vostra serenità secondo il mio riverente ricordo et le istanze di quei popoli.
Queste diligentie, compito che sia di accrescersi la porporella, partoriranno assolutamente a giudicio e senso universale miglioramento di gran consideratione al porto medesimo. Ma il perfettionarlo del tutto viene stimato impresa molto ardua et difficilissimo di poterla conseguire.
Passerò a dir alcun altra cosa delle altre fortezze et primieramente di Spinalonga. Questa è lontana dalla città di Candia 50 miglia. Ha un porto assai commodo et capace, le bocche del quale una è larga passa 370 et l’altra 73 solamente. È sottoposta a molte oppositioni, alle quali dicono che non si potrebbe assignar più proprio rimedio, che col ritirar la fortificatione alla parte superiore, che si ristringerebbe, poiché una delle oppositioni è che sia troppo grande, et si rispermiarebbe considerabile quantità di denaro, mentre si potrebbe guardarla con minor numero di militie.
A una parte della sua muraglia mancava il parapetto, dove per tal mancamento non potevano caminar le ronde, né veder a basso nella fossa et particolarmente nel fianco del belloardo Bondumier, che oltra l’esser capace di molta gente tiene una cannoniera sotteranea, murata a secco, che levandosi i sassi con facilità si può entrar dentro e fuori et da quella parte fuggirono del 1633 quattro soldati, col prevalersi poi della barca del passo, subito che io lo intesi mandai li proti feci far il parapetto, che fu intorno a 40 passi geometrici di muro et così resta rimediato a un tanto disordine.
Vi ho anche fatto acconciar e rifar diversi alloggiamenti di soldati et altre fatture sommamente neccessarie, in che molto comendabile è riuscita la diligentia di quelli signori Proveditori Foscarini, Pasqualigo e Riva.
Appresso il sodetto porto di fuori via vi sono due ricetti o ridotti, l’uno detto Colochita et l’altro Colochiti per qualche numero di vasselli, ma privi d’acqua.
Non più lontano che dieci miglia dalla medesima fortezza è il castello di Mirabello, il quale haveva gran bisogno di riparatione, come ne diedi riverente conto a Vostre eccellenze. Verso il suo accommodamento nelle cose più neccessarie, nel far due volti della torre grande, saleggiata sopra di essi, muri nuovi, parapetti intorno al castello medesimo et altri concieri, né fu speso più che ducati 188, et veramente si ha da farne qualche conto, perché il suo sito non è dispezzabile, essendo posto a marina et non più lontano di un miglio dal porto di San Nicolò, capace di qualche armata, il qual dista non più di sette, over otto miglia dal porto o ridotto sopradetto di Colochita, che se ben quei siti non hanno acqua, hanno però il beneficio della fiumara d’Istrona, non più lontana di 10 miglia, di cui potria servir un armata sottile, con la quale potriano inferir danni, specialmente alla valle di Girapetra. Nel cui castello habita il capitano delle cernide et vi s’introducono 30 privilegiati per far le sentinelle, assistendo anco ivi vicino il governatore.
La città di Sitia ha un castello in monte picciolo verso Levante, non in molto buon stato, sicuro per qualche incursione et non per altro. Vi sta un capitano con 25 fanti. Quando vi è stato sospetto di barbareschi vi ho mandato 50 moschettieri di rinforzo et quando correva qualche voce de mali pensieri dell’armata del Gran signore ve ne mandai altri 40 et qualche numero de capelletti, oltra la compagnia che ordinariamente vi assiste, essendo singolare riuscita sempre in vero la vigilantia e virtù dell’illustrissimo signor Alessandro Diedo, Rettor di quella citta, che con fervor et affetto ben grande ha sostentato quel Reggimento et havuto l’occhio ad ogni minimo motivo, assignandovi sempre gli opportuni rimedii per tener lontani li disordini et li disturbi et confermarsi col primo adempimento de publici interessi.
La fortezza del Paleocastro non è molto lungi dalla città di Candia verso Ponente, guardata da un capitanio italiano con 40 fanti, posta vicino alla Fraschia, che è il porto per il più delli vasselli che per la loro grandezza non possono entrar in quello della città, fabricata per impedir che non sorgano in detto luogo vasselli corsari et per difender la spiaggia che è tra lei et la città.
La fortezza della Suda si oppone e difende l’ingresso a chi volesse entrare in quel capacissimo porto, nel quale al tempo della passata guerra turchesca si condusse già Ariadeno Barbarossa con armata numerosissima, la sua sacca è lontana tre miglia dalla Canea, ha due entrate, che sono guardate dalla fortezza, una larga passa 260 et l’altra 880. Questa tanto larga è stata alquanto ristretta con una porporella di passi 150, ma si trova al presente in assai mal stato et ha bisogno che si pensi alla sua riparatione, et mentre si ha rimediato l’anno precedente al porto della Canea, si potrà nell’avvenire applicar l’animo dalle galere alla ristauratione anco di questa.
Vi è non molto distante il scoglio del Marathi del quale mi riservo trattare in altro luogo.
Cinque miglia lontano dalla Canea è il scoglio di San Todero, sopra il quale sono doi picciole fortezze, guardate da un capitanio italiano con 40 fanti, acciò sia impedito a nemici di alloggiar in quel sito, et defende la maggior parte della spiaggia ivi vicina et la fiumara di buona e dolce acqua nominata Platanea, che ha per essa spiaggia continuato et non interrotto il corso.
La fortezza delle Grabusse è posta in sito opportunissimo per ricevere li soccorsi et impedire che vasselli et galere che venissero ad assalir il Regno ivi si fermassero, perché la natura di quel canale è che partendo vasselli da ponenete et veleggiando verso l’isola, come sono per entrar nel canal sopra Capo Spada, non potendo far altro camino, spesse volte o trovano bonaccia o le si affaccia vento contrario. Onde se la fortezza non impedisse il ricetto in quel porto et vi si potesse fermar il nemico, restarebbe escluso il transito a vasselli che conducessero provisioni per il Regno et restarebbe quel sito occupato dalle armate straniere, onde questa fortezza viene a fare mirabile effetto et è da stimarsi sommamente.
La Sfacchia è sottoposta alla giurisditione della Canea, il castello fu fatto nel vecchio per esser rovinato, l’elettione del castellano, che è nobile veneto, si fa in Candia et serve poi come Proveditore delle saline della Suda. A questo io feci cambiar un sacro, mutar alcuni apprestamenti vecchi d’artigliaria, che si rendevano inutili per li tiri che alle volte si convengono far a vasselli, che troppo si accostano alla fortezza e porti vicini, et li ho fatto inviar alcuni brandistocchi et altre armi.
A tutte le sopradette fortezze io ho sumministrato sempre le cose neccessarie abondantemente ad ogni ricchiesta di signori Proveditori. Sono elle ben fornite di sufficiente numero di artigliarie et di buona qualità, se ben ve ne è qualche d’una di antica, non buona per quelle difese che doverebbe esser cambiata con cannoni moderni sforzati.
Furono ricuperati per la isquisita diligentia di nuotatori dell’isola di Semi 18 pezzi grossi d’artigliaria dal galeon publico che naufragò alla Standia, altri otto ne restavano nella camera, che dicono di Santa Barbara, et nella campagna; et più volte ho fatto venir in Regno mediante molte promesse et efficaci uffici li medesimi huomini, ma indarno si è fatta l’isperienza di ricuperarli, atteso che le coperte del vassello erano fortissime, li tempi poi fortunevoli, che ne ultimi mesi che io mi trovavo in quelle parti hanno rigidamente regnato, lo han fatto traboccar dal grebano et andar nel fondo, onde resta poca speranza d’altra ricuperatione.
Potriano le medesime fortezze esser veramente meglio proviste di vettovaglie, essendo poche che habiano depositi di migli, segale, ogli et aceti, et la provisione del pane et del vino si può dire si faccia a giornata, et eccettuata la fortezza di Spinalonga, alla quale restano obligati li quarti di molti casali circonvicini, che per ordinario suppliscono al suo bisogno, le altre covengono provedersene et in bene spesso le ho fatto sumministar li grani et vini.
Io ho detto sin qui delle fortezze di Candia quanto ho stimato convenire, devo hora aggionger alcun altra cosa di Tine e Cerigo, che sono le sentinelle del Regno et di quella somma importanza che è ben nota.
Tine serve per il suo sito alla faccia di Costantinopoli quasi per antemurale del Regno, non potendosi occultar a gl’occhi del rappresentante che assiste a quel governo gli andamenti de Turchi. Sono quei habitanti diversi di Rito, perché quasi un terzo vive alla greca et sono tra tutto il contado da 14.000 anime. Si cavano di questi intorno a 1.500 soldati delle ordinanze, armati di moschetto o di arcobugio, sono buona gente, disposti sotto cinque capitani et l’estate fanno le guardie per tutta l’isola, la qual tiene un sol porto capace nell’Oxoronia, che è la parte estrema di essa verso l’isola d’Andrò et è molto discosto dalla città.
Gl’altri porti et spiaggie sono tutti sottoposti a venti et li sbarchi più vicini sono San Nicolò, le Saline et la Ciogna [?] verso la qual parte trovandosi già quella città aperta, che non vi era altro che case di particolari, da quali si poteva liberamente entrar et uscir, fu in tempo dell’illustrissimo signor Rettor Pasqualigo cominciato a erigersi, di ordine di Vostra serenità, il nuovo belloardo, riddotto poi dall’industre et diligente cura dell’illustrissimo signor Marin Bragadin alla sua itiera perfettione et con la squadra delle galee della guardia mandai le artigliarie decretate da questo eccellentissimo Senato, che furono al numero di otto, con li suoi apprestamenti per armarlo.
Il sito del castello ad alto intendo esser il più bello che possi formar la natura et oltre quanto ha operato l’arte intorno di esso, riman il modo di fabricarvi altre bellissime piazze per accomodarvi sino a 50 pezzi di cannoni, quando di tanto numero si volesse prevalersi.
Vi sono nel medesimo castello dui buone cisterne et un vaso per fabricare un’altra di gran capacità.
Nella città habitano 1.000 anime in circa, fra quali 200 persone da fattione.
Di bombardieri non si trova molto bene, essendovene pochi di quali si possa promettersene buon servitio, gl’altri sono vecchi et impotenti, vi sono però 30 scolari, che si vanno esercitanto, et nelle occasioni di sospetti io li ho mandato due esperti bombardieri, come ho fatto anche altre munitoni, letti d’artiglieria et altri apprestamenti.
Il presidio è di due compagnie di 50 fanti l’una sotto la disciplina di un governatore et quei signori Proveditori in occasione de moti ne ricercano provisone maggiore, atteso massimo l’obligo che vi si è aggionto di armar il nuovo belloardo, ma la strettezza che se ne prova in Regno non permette di darlene la desiderata sodisfattione.
Non produce l’isola orzi et altre biade per quattro mesi dell’anno, ma delli esterni si serve et con l’industria delle sede si procacciano quei popoli il proprio alimento.
Hanno un deposito di 2.700 moza d’orzi et in questo è posta la maggior speranza del sostentamento di quelle genti, le quali devono riconoscer dal pio zelo del medesimo signor Bragadin un altro non minor beneficio, che è la restitutione di un altro deposito de formenti per la summa di 1.200 ducati, che si trovava hormai quasi estinto e svanito, et di questo grano del fontico hoggidì li popoli et militie si cibano con loro sommo commodo et contento.
Fu già instituito in quella città da un tal monsignor vescovo, nativo della medesima di casa Mudazzo, un legato tra gl’altri che fece nella sua testamentaria ordinatione di 1.000 cecchini col pro de quali fossero mantenuti doi scolari in Padoa, o della stessa sua casa, overo almeno della stessa natione. Questo capitale si trova hormai cinque anni nel Monte di Candia con l’utile di cinque per cento. Ma non bastando il frutto di quel denaro a mantener due giovani in queste regioni lontane, sarebbe il desiderio di quei cittadini che fosse impiegato nel trattener in quell’isola qualche persona erudita, che con qualche aiuto delle loro borse private, potesse ammaestrare i lor figliuoli, né aspettano però qualche dicchiaratione di Vostra serenità, che sarebbe di loro somma contentezza.
Nella medesima divisione dell’imperio entrò nella portione di Vostra serenità diverse altr’isole etiandio dell’Arcipelago et sebene per diversi accidenti ne restò priva et si sono aggregate alla casa Ottomana, rimangono nondimeno del suo clemente e moderato governo per ancora molto fresche e gratissime le memorie in tutti quei popoli, onde singolarmente professano una gran devotione et sviscerato ossequio al nome della serenissima Republica, mantenendosi pur con la speranza di haver un giorno di nuovo a riddursi sotto l’ombra et felicisismo dominio suo.
Questa buona dispositione io son venuto sempre nodrendola et amplificandola, stimando che possi esser se non bene di tenerla sempre ravvivata et ben coltivata.
La corona di Francia da alcuni anni in qua preme ancor ella in ciò grandemente col mezo de suoi ministri et per conseguire questo fine ha caminato per due stradde principali, l’una di far cader in soggetti da sé dipendenti le prelature di quelle isole, com’è seguito di vescovati di Smirne, Nixia, Santorini, Andro, Scio et Scira, se ben di questi due ultimi prelati, l’uno più per la sua età decrepita che per la convenienza del suo animo, si dimostra indipendente, et l’altro per la bontà de suoi costumi si scopre ben affetto alla serenissima Republica, et il vescovo Aliprandi d’Andro morse improvisamente a Nixia, non senza sospetto di veleno.
L’altro mezo fu d’introdur in alcuna di quelle isole religiosi da sé dipendenti, onde da Parigi furono fatti venir gesuiti, capuccini et domenicani, et procurato con molti artificii et allettamenti di piantarvi case, facendosi conceder li monasterii insieme con le chiese da quei popoli. Onde in Scio et Nixia, che sono li due cardini dell’Arcipelago, han posto et inserito soggetti delle sodette tre religioni.
Fece l’ambasciator Cesi del Re christianissimo in Costantinopoli, con l’efficaccia delli suoi uffici portati a Roma et col mezo dell’ambasciator di Sua maestà ivi residente, promover all’arcivescovato di Nixia uno di casa Schiattini stato già suo capellano, il quale non men desideroso di sparger e propagar per quelle isole il nome francese, operò vivamente con l’aiuto etiandio di Corsin Coronello console del medesimo re di escluder e scacciar, col favor de Turchi de loro instigati, dalla chiesa della Nonciata i padri zoccolanti, che sotto la provincia veneta d’immemorabil tempo la possedevano, e tanta fu la forza et arte che usorono che ne conseguirono anche l’intento. Ma l’efficace industria et valore dell’eccellentissimo signor Bailo in Costantinopoli di all’hora, con li opportuni ufficii e diligentie etiandio dell’eccellentisismo signor Procurator Molin, rintuzzi l’orgoglio loro et in virtù di comandamenti imperiali fu fatta la restitutione della chiesa et monasteriio alli padri sopradetti.
Con questi due mezi hanno francesi nel corso forte di 12 anni acquistato gran credito e benevolenza appresso quei popoli, perché havendo havuto mira che le prelature fossero conferite in soggetti di quelle nationi, ossequiosi di quella corona, questo beneficio ha impossessato li francesci delle adherentie et clientele di parenti di medesimi prelati et loro etiandio constituiti in dignità conspicua, hanno havuto miglior modo di riddur i principali delle lor diocesi alla devotione della maestà di quel re.
Et havendo gesuiti aperto scola in Nixia, alla quale concorrono i figlioli di molti principali, hanno potuto gettar l’altro fondamento col quale si rendesse maggiormente stabilita e consolidata l’auttorità et riputatione del partito francese.
Io ho però sempre procurato di tener ben impressa nella mente de principali di quelle isole et prelati greci, la paterna volontà et affetto cordiale della Serenità vostra verso di loro, col fervido suo desiderio di darlene universalmente ancora li più chiari e patenti segni; et essendo capitato in Regno il vescovo greco di Milo, accompagnato da lettere dell’eccellentissimo signor Bailo Foscarini, che mi attestò le sue buone qualità, passai seco a quelle rimostranze cortesi et amorevoli che lo resero ben edificato et lo disposero alla restitutione al vescovo latino della medesima isola di quei terreni et entrate che usurpate già i suoi predecessori le havevano, et al capellano che Vostra serenità tiene nella chiesa di Santo Anargigi, concessa già dal patriarcha Cirillo, al quale si corrispondono dalla Camera della Canea ducati sei al mese, ha egli aggionto due casette contigue alla chiesa medesima, onde con più commodo potrà attender al culto del Signor Dio in quelle parti, dove di breve era per portarsi il vescovo latino Padovani, che havendo ricevuto li suoi baratti stava in procinto di partire dalla Canea.
Nel monasterio della Nuntiata di Nixia si trova pur etiandio al presente il padre Clemente Nanti da Valdagno, al quale io feci dar dal capitolo della sua religione il titolo di guardiano, acciò con maggior riputatione potesse sostener quella carica e gl’interessi publici. Fu per alquanti mesi mandato altro soggetto in luogo suo, sotto pretesto della neccessità di mutarsi le obedientie. Ma tanto operai che da nuovo lo feci ritornar al suo posto; et in questa occasione si conobbe la differenza del governo, così nel maneggio delle entrate, come nella stima e sottenimento de publici affari, nelle quali cose tutte si rende mirabile la sufficienza del sudotto buon padre.
Tiene quel convento entrate con quali si possono sostener di vitto due religiosi, ma per le cere, oglio, vestito et alte cose si rendono scarse, per la relatione che ne tengo. Ho ottenuto più d’una volta che da superiori della religione le fosse dato qualche aiuto, se ben con gran fatica et niente si facevano applicationi di condanne, le ho fatto assignar qualche altra casa et veramente essendo il iuspatronato di Vostra serenità, par che non si disconvenga qualche picciola assistenza per il carratere di che sono insigniti quei padri, mentre come ho detto le rendite sono ristrette et sono poche le elemosine che ricevono, collando queste quasi tutte ne gesuiti, i quali insieme con gl’altri del partito francese vedono mal volentieri a mantener quella chiesa con riputatione, et l’arcivescovo Schiattini diede fomento alla leggerezza di un frate da Rettimo, che ivi era per compagno, di levarli da quella clausura, mandandolo a Pario a cura d’anime, se ben poco doppo ne fu rimosso e mandato in Regno, mediante il perdono di questa sua insensata risolutione e trascorso.
Appresso li prelati e religiosi che tengono le parti della serenissima Republica in Arcipelago, vi sono li consoli di Vostra serenità e principalmente il Sumaripa di Nixio, il Balsarini di Scio, et il Piperi di Milo, che con incessanti ufficii favoriscono i sudditi veneti et cose loro, soccombendo bene spesso per questi rispetti alle violenze et ingiurie turchesche.
Non hanno quei di Nixia et di Milo alcun salario. Hebbe quello da Vostra serenità un aiuto di costa di 170 reali, ricercano qualche assignamento. Non so se quel di Scio habbi qualche sorte di trattenimenti, dirò bene che dalla diligente cura de medesimi consoli sono sumministrati di quando in quando gli avvisi in Candia, a Tine et a Costantinopoli, et veramente riesce fruttuosissimo il loro servitio, onde il tenerli consolati et animati a maggiormente servir, mirandoli in qualche sorte di ricognitione, con l’occhio della publica munificenza, stimerei che non havesse a riuscir certamente alieno dalla usata clemenza di questo eccellentissimo Senato, di che loro fanno efficacissime istanze.
Monsignor arcivescovo di Edissa Gigli, nativo di Nixia, havendo dimostrato vero pentimento delli disgusti già dati a Vostra serenità et rinonciata la carica di sufraganeo di Costantinopoli, si è riddotto col beneplacito publico in Candia, dove hora vive quietamente, havendo io passato già seco li ufficii convenienti d’ammonitione, resta perciò levata quella gelosia che si poteva havere degli andamenti et ufficii suoi.
Ma correndo qualche voce che la congregatione di Propaganda fide inclini a mandar in quelle isole un visitator apostolico, non sarà forse inutile di havervi l’occhio et procurar che quest elettione, quando si havesse a fare, cadesse in qualche soggetto confidente.
Ma per proseguir quello che mi havevo proposto da che mi ha divertito questa neccessaria digressione, ripiglierò il mio discorso dicendo alcuna cosa della fortezza et isola di Cerigo.
In quel presidio stanno due compagnie di fanteria sotto due capitani et un governatore. Sono nell’isola da 700 soldati privilagiati et da 500 angarici, oltre la gente che habita nella fortezza.
Questa tiene bisogno di diversi riparationi et quella parte del belloardo Garzoni, che con gran cura et diligentia fu fatta restaurar, mentre era caduta, dall’illustrissimo signor Marco Foscolo, che in tutto’l corso di quel Reggimento diede patenti segni della sua molta virtù, dimostrata particolarmente nel fugare con gran valor et coraggio le galere di Breserta, che si erano condotte a danni di quell’isola, resta da incamisarsi, che sarà opra di poca spesa, se ben intendo che il terreno si è consolidato in maniera che non sgrota i sussiste da sé medesimo.
Nel borgo sotto la fortezza dalla parte di Sirocco vi era un pezzo di muraglia dalla quale facilmente si haveva dentro l’ingresso, l’ho fatta riparare con poca spesa.
Anche a Milopotamo, castello di quella giurisdittione dove sempre minacciano le barbaresche, si dimostrava aperto l’adito in alcuni luoghi, a che medesimamente ho fatto assiegnare il conveniente rimedio.
Nella fortezza non vi è deposito di miglio, non di formenti, furono sin dell’anno 1612 dispensati a contadini, non sono più stati rimessi. La neccessità che vi è di ritornarli in piedi et di tener proveduto quella importantissima piazza di tutte le cose, può conoscersi di vantaggio dalla infinita prudentia di questo eccellentissimo Senato, la quale si rende tanto maggiore, quanto quest’isola è situata nella bocca, anzi nelle fauci dell’Arcipelago, del quale dicono questa essere in ordine la prima.
Nella fortezza si patisce d’acqua l’estate, perché di quattro cisterne che vi sono una sola è stagna et ne mantiene et la causa che le altre restano inutili è che nel loro fondo et nella circonferenza sono intrecciate con terazzo, il quale o per li terremoti o per li tiri delle artigliarie o per il secco, overo per qualche altro accidente, possono venir facilmente ad aprirsi e mostrar qualche fissura o rottura, che per picciola che sia può in poco tempo cagionar la perdita et la derivatione totale delle acque medesima. Intendo che con poca spesa si potra ripararle, ma racconciate che si doverà havervi l’occhio, perché facilmente potranno ricader nell’istesso mancamento, che apporta gran molestia et incommodo a quei popoli, mentre si convien al presente mandar a pigliar l’acqua a i pozzi di San Martin, lontano più di un quarto di miglio, l’uso di quali in tempo di turbolenze potrebbe anco esser interrotto, guastati et atterrati dal nemico.
A questo bisogno di acqua, requisito tanto neccessario et principale in qualonque fortezza, mirò già l’alta prudenza di questo eccellentissimo Senato et il già eccellentissimo signor General Venier di felicissima memoria, si trasferì di persona a Cerigo per riconoscere un sito opportunissimo fuori della porta di quella fortezza, nominato Limni, capace di molt’acqua, ma seguita la morte di quel signore non ne fu fatto altro.
Vi sarebbe anco un altro vasetto in fortezza vicino alla guardia, dove se ne farebbe un’altra non tanto abondante, ma con minor spesa.
Il porto di Cerigo serve hora malamente, poiché troppo si trova aperto per ostro. È stato raccordato da molti il modo di farlo col serrarsi la bocca che guarda per ostro di un porto, chiamato il Porto di dietro, et aprirla per ponenete nel porto commune detto Caporali. Ma da prattichi del paese viene riprobata questa opinione e concluso che resti sottoposta a insuperabili e mortali contrarii et che questa fattura sarebbe per riuscir certamente inutile et infruttuosa, mentre il Porto di dietro, oltra che non è molto capace, tiene poco fondo e molto spreto [?] o placa, che si voglia dire, essendo il maggior suo fondo al presente a mezo la bocca et a mezo il porto per poco spatio di tre passa et mezo et poi di due et di uno, si che poche galere vi potrebbono sorger, et vi si aggionge che serrata che fosse la sodetta bocca nel progresso di pochi anni si atterrarebbe, perché le acque piovane d’ogn’intorno vi confluono et vi canducono materia, la quale hoggidì viene dissipata dal mare, che dalla bocca medesima abondantemente vi entra e ritorna.
Il serrar una parte del porto, che al presente vi è, si potrebbe fare col tirar dalla punta del scoglietto di San Zorzi una porporella, che camini per ponente in lunghezza di 80 in 100 passa, il porto si renderebbe di questa maniera sicuro et capace d’un’armata, essendo il suo fondo egualmetne quasi per tutto di sei in otto passa.
Ma l’adempimento di questo portarebbe seco lunghezza di tempo grande, spesa considerabile, gran fatica de popoli, oltra la neccessità di applicarvi ciurme di galere per coadiuvarlo. Et questo è quanto mi occorre dir intorno alle fortezze.
Ma non essendo la materia delle vittuarie di minor rilevo al sostentamento et conservatione di Stati, di quello che si sii qualonque altra di maggior conseguenza, doverò di questo portar quella notitia che potrò maggiore, per metter in chiaro quello che nelle occorrenze se ne potesse prometter.
Nel Regno si trovano diverse bellissime campagne, che sono quelle famosissime di Lassithi et Messarea nel territorio di Candia, quella del Paleocastro et Vai a Sitia, quella del monte a Rettimo, il prato della Suda, Omalo, Agia et qualla del Chissamo nel territorio della Canea et altre ancora.
Lassithi è un piano sopra monti di forma ovata, di lunghezza quasi di cinque miglia e tre di larghezza, il quale gira miglia 18. Egli è tutto intorno recinto di montagne, che hanno per base le cime di quei monti che formano il piano, montagne vestite d’arbori et copiose d’acqua altrettanto dalla parte che son mirate dalla tramontana, quanto nude e spogiale da quella che si oppone all’ostro.
A piedi di tutte queste montagne intorno habita in spessi metocchi [?] la gente del paese, gente valide e robusta, che gionge per il più a gran lunghezza d’anni et non ha così nero aspetto come gl’altri isolani, da che si deduce non solamente la qualità di quel cielo esser alquanto più fredda, ma la salubrità dell’aria et dalle acque essere certamente maggiore. Nel mezo del piano si estolle una ben alta collina, che sopragiudica tutto il piano medesimo, dove è fabricato il palazzo publico, che la rende più riguardevole e più maestosa.
Per il piano oltra diversi piccioli torrenti che derivano da monti del lato australe et un perpetuo ruscello che lo irriga, nato da un fonte nominato Psicro posto a piedi di monti medesimi, scorre un grande et ampio torrente che si distende per tramontana tortuosamente dall’uno et l’altro capo del piano, il quale ha la sua origine in una campagnola nominata Oces, posta in sito tanto superiore al piano di Lassithi, che pare la sommità di un rilevato monte in riguardo di esso.
Il torrente formato dalla pioggie et nevi liquefatte scende da quella parte precipitosamente nella valle chiamata Gauga, che al medesimo torrente da il nome, la quale va a sboccare alla testa del piano dalla parte di sirocco levante et va a terminare nel fin di esso dalla parte opposita all’ingresso, et di camino scarica una parte della acque che lo ingrossano col mezo di due canali, fatti industriosamente in due piccioli scolladori posti a piedi di monti vicini.
Quest ultimo termine dove mettono l’acque maggiori del torrente in greco si chiama Gono, che è interpretato una grande et vasta voragine.
Questa è posta alli estremi confini del piano sotto li monti verso ponente maestro, la cui bocca circolare, larga per diametro passa 20, si profonda passa 10 et il suo fondo viene composto da sassi vivi e tra sassi diversi fori, per li quali come da un cribro, le acque del torrente et quelle etiandio del piano, portate dal declivio, vengono assorbite et per occulti meati e baratri della terra vanno per drittura a riuscir alle spalle de monti vicini.
Questi luoghi tutti sono di publica ragione, goduta una parte da Napolitani, benignamente concessale dalla Serenità vostra doppo la occupatione della loto patria, et sono tenuti contribuir ogn’anno nel fontico certa limitata quantità di formenti in ragion di perperi tre soldini 20 la misura.
L’altra parte si affitta a particolari. Et perché di terreni altri sono di qualità buoni et altri d’inferior bontà, posti su i dirupi, si viene perciò osservando quando si affittano d’inferir ne buoni etiandio di cattivi et di questi ne restano molti d’inculti, et si deve avvertir che non vengano usurpati da particolari et goduti senza alcuna contributione.
Da quali tutti affitti cava il publico da 18.000 misure di formenti ogn’anno, che però essendo sottoposti alla sirica, che è una nebbia humida che suol cadere ne mesi di maggio e giugno, la qual non havendo dove esalar per li monti altissimi che sono intorno alla campagna, resta sopra le spiche che trovate humide dal calor del sole, senza vento che le absterga, le boglie, arde e consuma et il grano resta alquanto picciolo, men buono et perciò dedicato da Vostra serenità all’uso di biscotti.
Ha minorato oltra di questo quel luogo assai nelle raccolte, per il danno che fanno le acque sopranominate. Et poiché tra tutto quello che possiede il publico, la parte più considerabile è quello del piano che si avvicina al scollador et è distinta in 193 bovine et meza, cadauna de quali è la capacità di tanto terreno che riceve la semente di 35 misure in circa, et un de danni nasce da questo, che otturandosi li fori del scollador con sterpi, ghiarra et lezzo, che portano tutte le acque del piano che ad esso concorreno et più di tutte il torrente maggior, quelle acque che non possono discender, stagnano e dilatandosi s’ingrossano tanto che inondano et allagano più di due miglia di paese, che anniega 30 delle sedotte bovine, più et meno secondo che le pioggie vengono un anno più copiose che l’altro.
L’altro danno che si riceve dalle acque nasce dalla mala qualità dell’alveo del torrente maggiore, perché in alcuni luoghi è angusto più che non conviene alla quantità delle acque che ha da ricever, in altri ha pochissimo il fondo, in altri è affatto terrapienato, in altri ha diverse tortuosità et angoli, da quali fermate le acque s’ingrossano maggiormente facendo impeto vehemente alle sponde, et finalmente in altri luoghi le rive di esso letto sono cosi deboli et così guaste, che non havendo ripari sufficienti le acque traboccano dalla parte superiore precipitosamente et entrando nella parte del piano inferiore, portano seco tutto’l terreno che trovano mosso et lavorato, insieme con la semente, causando nella parte superiore con la devastatione et nell’altra con la deposition delle materie, che vengono a otturar la bocca del scollador et a formar la inondatione, una estrema sterilità, restandosi nella prima rotta che fa il torrente con danno di altre 30 bovine.
Eccitato da Vostra serenità, per la relatione fattale dall’illustrissimo signor Tomaso Priuli, che mentre sostenne la carica di Capitanio di Candia si trasferì alla visita di Lassithi, ho penetrato in quest’affare in obedienza de gl’ordini loro.
Molte sono le propositioni che vengono fatte per facilitar il corso del scollador, le quali essendo sottoposte a contrarii grandi, a spese considerabili, a dilationi et accidenti non buoni, non è mio pensiero men di accennarle: dirò bene che si potrebbe stabilir un buon ordine affinché ogn’anno al principio dell’autunno, la bocca del scollador havesse ad esser nettata dalle materie restate l’anno precedente et dalle altre che del continuo in qualche maniera vi capitano.
Quanto all’altra rovina si come tutto il mal proviene dal disconcio dell’alveo del torrente, così il rimedio consiste nella sua regolatione, allargandolo dove è angusto, scavandolo dove è poco profondo et profondandolo dove è terrapienato, tirandolo a linea retta dove è tortuoso, rimettendo le sponde e facendolo forte con argini e palificata dove l’empito dell’acque causa le rotte, et questa spesa oltra le angarie et 180 giornate delle maestranze dell’arsenal non eccederebbe li ducati 500.
Si potrebbe anco incaricar a quei che tengono ad affitto di quei terreni che usassero maggior diligentia nell’escavar li fossi che sono intorno alle bovine che lavorano et farsi piantar li termini di presa dove mancano per fuggir le usurpationi.
Io ero per passar alle proprie et adequate provisioni, ma essendo la sopraintendenza di quel luogo raccommandata a gl’illustrissimi signori Capitani grandi, ho stimato bene per convenienti rispetti abbandonare il pensiero di quest’opera, che ho poi devoluto all’illustrissimo signor Capitanio Loredano, alla virtù et diligentia del quale resterà questa esecutione sempre ben appoggiata, perché con la regolatione delle acque, con la coltura de terreni, aiutata dall’obligar alle oridnarie angarie, quei che non ne tengono ad affitto et con la diligentia della essattioni, si renderà certamente assai maggiore il prodotto di quel luogo, del quale è fama vulgatissima [?] che ne tempi superiori fosse tale la fertilità, che se ne cavasse insino a 100.000 misure di formati, che sarebbe intorno a 25.000 stara venetiani, come al presente appena arrivano a 30.000 misure, che viene a esser poco più di 7.000 stara.
Vi è anco la bella et coltivata compagna della Messarea di ragion di particolari, che per il più rende il vitto della maggior parte del territorio della città di Candia, et è longa più di 50 miglia et larga in alcuni luoghi quattro et cinque, con alcune colline seminabili dall’una et l’altra parte, la quale principia dal castel di Priotissa, situato nel mar d’Ostro, et va a corrisponder in un’altra compagnola del castel di Pediada, parimente coltivata et di ragion de particolari.
Diversi altri luogi sono nel territorio di Candia che si seminano, che per brevità tralascio.
La campagna di Omalo è situata fra alcuni monti della Canea, è di ragione de particolari, può esser di misuradi 4.000 in circa et il coltivato non è più di 600. Intendo che il terreno è fertilissimo et se venisse tutto coltivato produrebbe frutto grandissimo, che sarebbe un grand’aiuto a quella città, il cui territorio montuoso assai, abonda d’ogli in gran quantità et come ho già detto è scarso di grani.
La campagna d’Agia è di ragione del vescovato, quei reverendissimi vescovi hanno accresciuto il commodo a popoli et le entrate a se stessi col darla a livello a gente da cui viene lavorata.
Il prato della Suda è di ragion publica, viene tenuto ad affitto da particolari, è di mesurade 900 in circa, quella parte che si semina è feracissima di biade et può produr intorno a 3.500 misure di formento, ma una parte di questa campagna viene innondata, è poco lavorata; et quella del Chissamo et del Monte a Rettimo restano anche loro inculte.
Questi tanti terreni inseminati, riddotti a coltura, potriano aggionger tanto frutto a quello che si raccoglie ordinariamente, che potesse quasi bastar al’uso del Regno senza cercar l’aiuto di altrove, che segue con gran incommodo et con l’asportatione in paesi esteri del denaro.
Ma vi vorrebbe in ciò una esquisita diligentia, che sarebbe il deputar in ogni luogo soggetto principale et dar li terreni come dicono a goico, che è livello perpetuo, perché li contadini prenderiano amor a beni, quando non dubitassero che doppo haverli bonificati le fossero accesciuti di pretio o tolti da patroni.
Nel stato però presente il Regno ordinariamente non produce tanto che possi bastar all’alimento de popoli, correndo molte volte raccolte assai scarse e ristrette, perché vi vogliono pioggie il settembre e l’ottobre per seminar et il marzo et l’april acciò le biade non diventino paglia senza grano et inoltre si ricerca che a certi tempi non regnino sirichi et australi, che sono la tempesta del paese, contrarii ogn’un di quali offende et molesta dove tocca somamente.
Nel tempo mio non si ha havuto molto a contendere con difficoltà di viveri et li pretii in Candia si sono conservati in stato molto ragionevole et col far sparger da principio fama nell’Arcipelago, che tutti quei che portassero grani sariano stati trattati con rimostranza d’ogni maggior benevolenza, lasciati vender liberamente a prezzi che ne trovassero, con la permissione di partir per dove volessero quando l’incontro non fosse stato di loro gusto, questa buona disseminatione eccitò veramente la condotta di grani, che segui con tanta loro maggior sodisfattione, quanto io procurai che non restassero aggravati da alcuno per occasione di regalie o sotto altro pretesto, par però che doppo qualche tempo si habbi rafreddato alquanto il concorso, non già per deflessione della volontà di quei popoli, perché mai han tralasciato dimostrarne inclinatione, ancorché la frequenza di vasselli ponentini che andavano a quelle Scale, riescano di gran impedimento et facciano incarir li pretii, ma ben per la violentia di Turchi et il capitan bassà, non so se per causa della penuria che si patì un anno di grani in Costantinopoli o per altri più reconditi fini, si dimostrò colmo di gran rigore nell’impedir le estratitoni; et essendo per il successo delle due navi inglesi che si abbruggiorono a i cargadori di Cassandra, con la perdita di più di 1.500 Turchi rimasti morti nella battaglia et nell’incendio, stata levata la vita al bei di quel luogo, attribuendosele di haver permesse quelle estrattioni, quest’accidente ha posto in quei popoli qualche terrore et procedono più lentametne nel venir a portar grani, in tempo massime che si trova fuori l’armata del Gran signore.
Et veramente la concorrenza copiosa di grani forastieri in Regno sarà sempre il vero modo col quale non solamente si mantenga l’ubertà, ma si tengano i pretii a segno di dovuta moderatione.
Dall’illustrissimo Magistrato della biave mi furono consignati reali 20.000, altri 10.000 me ne furono doppo inviati, e 10.000 ne trovai pur nella Camera lasciati dall’eccellentissimo mio precessore. Di questa summa ne fu investito in formenti per mandar in questa città, et dato debito per li formenti della presa dell’illustrissimo Grimani, et per li biscotti caricati sopra il galeon publico, che si naufragò, feci altra compreda de formenti per le buse, et il rimanente convenne restar impiegato ne pagamenti delle militie, di ordine di Vostra serenità, dandone credito a quell’illustrissimo Magistrato, onde resta del tutto estinto quel deposito.
Si attrova nelle buse di Candia formenti misure 140.132, cioè 85.175 sazi sei di ragion di quarti, et misure 54.956 sazi 10 di ragion del deposito di 30.000 cecchini, oltra di questi nel fontico di ragion di quarti di doi anni passati misure 15.222, et di Lassiti misure 1.728, che summano misure 16.750, che aggionte alle 140.132 fanno misure 150.354, che a quattro misure poco più per staro venentiano risultano stara 38.450 in circa.
Di questi dell’anno 1630 ne furono poste in esse buse misure 10.016. Del 1631 misure 17.184. Del 1634 misure 22.524. Et l’anno 1635 misure 17.164. Et oltra di ciò vi sono misure 39.338 di miglio, mandato l’anno 1626.
Nella fabrica di biscotti io ho voluto che si venga sempre pigliando di formenti delle buse più vecchi, et mio particolar pensiero sarebbe stato di rimetterne in luogo loro de nuovi et di accrescer maggiormente quei depositi per arrivar almeno sin alle misure 200.000. Ma questo non mi è potuto succeder havendo sempre conteso con le difficoltà del denaro. Si attrovavano ne fontici di Canea et Rettimo alcuni formenti guasti, per non perdersi affatto stimai bene farli convertir in farine et poi in biscotti, non essendo seguito ciò per mancamento di ministri.
In occasione massime di turbolenze, le vettovaglie sono tra le cose principalissime che si hanno da considerar, perché portano tal’hora gli accidenti che non se ne possa ricever il commodo da luoghi vicini et che con qualche difficoltà se ne possa trasmetter. Onde l’affluenza di questa provisione sarà molto proportionata al beneficio di quel Regno, come opportunissimo d’inviar qualche quantità di migli nelle altre fortezze, perché quando queste sono presidiate de soldati, munite di vittuarie, regolate con buoni fortificationi, possono far la dovuta resistenza et con il beneficio del tempo stancarsi il nemico che le volesse conquistar, per le confusioni e bisogni che sopravengono nelli esserciti, causati dalla diuturnità delli assedii et da altri varii accidenti.
Non tralascierò in questo luogo di toccar alcuna cosa intorno alle saline, poiché tengono ancor elle qualche relatione alle vettovaglie.
Due sono le saline al presente dove si fanno li sali in Regno, quelle di Spinalonga et quelle della Suda.
Le saline di Spinalonga hanno ordinariamente bisogno di esser tenute all’ordine et accommodate, per il danno che ricevono dalle pioggie et da gli animali de casali circonvicini, che vi entrano et le guastano, quando non se ne habbi diligente cura.
Una gran parte di queste sono di ragion de particolari, i quali con gran difficoltà s’inducono a tenerli in acconcio et si è osservato talhora di eccitarli con proclami a concorrervi, con cominatione di metterle in Signoria; et mentre l’anno passato patirono grandemente, onde si provò mancamento assai considerabile de sali in Candia et nelli territorii di Sitia et Gerapetra, a quali quei datiari, per accordo che tengono, hanno obligo di sumministrar il loro bisogno, non volsi tralasciar di far riparar anco quelle di ragion di particolari et a proportione si doverà trattener da loro sali la parte toccante della spesa.
Così anco feci construir tre magazeni per potervi riponer et conservar li sali medesimi, et ne feci far due a volto, havendo osservato che li vecchi facendo danno dal coperto havean pregiudicato assai a quei sali che vi si trovavano.
Si quelle saline saranno conservate nel stato che io le ho lasciate, si potrà sperar di haverne a cavar poco meno di 100.000 misure di sali all’anno, de quali se ne distribuiscono tra Candia e Sitia intorno a 36 migliara et la maggior parte di quei che sopravanzano potria servir a uso di questa città, perché sono graniti e bianchissimi. Et si potriano queste saline anche augumentar, ampliandole con altri terreni ivi contigui, a segno che se ne cavassero altre 30 in 40.000 misure all’anno.
Le saline della Suda ho procurato medesimamente che restino conservate. Questo non rendono come solevano far a tempi antichi. Di 170 che erano se ne coltivano solamente 116, le quali furono date a livello a salineri, con obligo di consignar tutto il sale che fabricassero ne publici magazeni alla Canea, col trattenersele in Camera soldini quattro per misura a pagamento del livello et il soprapiù a loro in contanti prontamente corrisposto.
Queste etiandio hanno bisogno d’esser zappate et riempite di terreno per esser fondate sopra paludi et alli inculti si ricchiede ogni maggior acconciamento. Bastano però li sali che si raccolgono dalle coltivate all’uso della Canea et Rettimo et suoi territorii.
Molte altre sono le saline in Regno che si potriano raccommodar et aggrandir, che oltra quelle di Spinalonga et Suda sono quelle al porto della Madonna alla Standia et alla parte di Sitia, in un luoco nominato Stonagudero et Apri Limni, dove si farebbe molta quantità di sali bianchi et nell’esser graniti.
Tanto mi occorre dir a Vostre eccellenze in proposito delle saline, il cui radricciamento riuscirà sempre utilissimo.
Quanto alle entrate di Vostra serenità in quel Regno, elle non pareggiano di gran lunga quello che si convien impiegare nelle spese ordinarie per sostentare quelle occorrenze.
Io trovai che li datii, che sono il nervo principale delle medesime entrate, per il funesto accidente del mal influsso di peste, che haveva tanto travagliata [?] questa città, erano grandemente declinati et diminuiti, mentre per tal occasioni restò sospeso il comercio per molto tempo e tanto fu il terrore e spavento che occupava l’animo di cadauno, che seben capitò poco appresso la felice nuova della città liberata, con l’aiuto del Signor Dio, da così grande et lungo flagello, con tuttociò li mercanti stettero per qualche altro tampo ancora alieni et renitenti di ricevere effetti di queste parti et d’inviar qua medesimamente le loro mercantie, sino a tanto che, et per li ufficii che io passai et feci sparger da per tutto et per altri avvisi che sopravennero, da che restò confirmata la sicurezza di non vi esser più di quel male altra reliquia, si sono venuti di nuovo astraddando et rimettendo li pristini negotii et si sono venuti affittando li datii, nel cui accrescimento io ho posto sempre in vero ogni maggior diligentia e premura, et particolarmente che non andassero per Signoria, perché troppo sono le fraudi che si possono commetter da amministratori et altri a danno publico. Ma ho ben nell’istesso tempo havuto fissa la mira che nell’incantarli non passassero collusioni tra li concorrenti alle subastationi, havendo con questa adequata applicatione tenuto grandemente da per tutto avantaggiato il publico et distrutte le machinationi et male arti con che in qualche loco si veniva procedendo.
Io ho posto ogni mio pensiero nella essattione da debitori di qualonque sorte et assegnato buona regola nel riscoter etiandio le decime del reverendissimo clero, col far aggiustar li libri mandati da quelli eccellentissimi signori presidenti, al cui magistrato ne ho inviato una buona parte.
Da molti anni in qua si è ristretto et rallentato assai in Candia il concorso de vasselli et mercanti forastieri, che solevano capitarvi con vittuarie et ne viene attribuita la causa all’essersi particolarmente li signori giustitieri di quella città, venuti pian piano allargando nell’auttorità, nella quale eccedendo, e ponendo mano in tutte le cose con sommo rigore, gl’incommodi e danni che gl’interessati ne patiscono, vanno del pari con li disgusti che ne ricevono et il ristringer quest’auttorità, troppo in vero allargata et usurpata, col stabilir che non si havessero a impedir in altro che nelle cose prodotte dal Regno, non estendendosi punto alle esterne condotte da altri paesi, sarebbe il vero antidotto et la vera consolatione di quelle parti. Gli inglesi e fiamenghi che solevano portarsi in Regno con qualche frequenza et levar con tanto commodo di quei habitanti et beneficio de datii i loro vini moscati et altro, provando oltra l’altezza de dritti, che devono pagar per publici decerti, delle robbe che conducono et levano, quest’altro che stimano grande impedimento di giustitieri, o non vi vengono o lasciano certamente a Livorno et Cività Vecchia, dove pagano pochissimo dritto, le loro merci, che consistono gran parte in pesci salati et fumati, portano li reali con quali presto si espediscono et con poco denaro levano le mercantie del Regno, con danno non meno di privati che di datii.
Io ho premuto sommamente nel tener rimosse le spese superflue et far solamente le neccessarie, caminando in tutte le cose con ristretta e parca mano, et nelle fabriche particolarmente non mi son esteso, se non a quelle che ho conosciuto non potersi far di meno.
Io hebbi qui consignati dalla cecca ducati 141.474 et dall’officio illustrissimo delle biave ducati 38.709 lire 4 soldi 4. Dall’officio sopra le Camere ducati 106 lire 2 soldi 16. Dalla Camera della Ceffalonia ducati 134.193 lire 3 soldi 4. Dalla Camera del Zante ducati 32.903 lire 1 soldi 8. Dalla Camera di Rettimo ducati 15.974 lire 2 soldi 4.
Et finalmente dalli eccellentissimi signori Inquisitori mi furono consignati ducati 15.741 lire 1 soldi 16 havuti dalle sopradette isole, che fanno la summa di ducati 379.093. Di questi ho fatto sentir a Vostra serenità il beneficio del laggio de reali, che ascende a ducati 90.748 lire 1; et duacti 5.911 lire 5 soldo 1 dell’augumento di ori, tutto a beneficio et vantaggio publico.
Nella medesima Camera trovai anco di diverse ragioni ducati 85.948 lire 5 soldi 19. Il scosso de datii, livelli, affitti, offerte, condanne, angarie, decime papali et altro è stato ducati 916.292 lire 2 soldi 5. Onde il denaro del mio maneggio viene a fare in tutto 1.478.996 lire 1 soldi 10.
Si ha speso ne pagamenti della militia italiana e Strathia ducati 655.248 lire 5 soldi 6. In stipendiati et bombardieri ducati 55.235 lire 1 soldi 8. In salarii di Rettori et salriati ducati 176.770. Paghe date alle galee venetiane di quella guardia ducati 91.206 lire 2 soldi 4; et alle doi armate in Regno ducati 2.493 lire 5 soldi 9. Spesi in fabriche ducati 23.128 lire 1. Biave comprate et altre spese diverse ducati 77.644 lire 5.
Restituiti a creditori, dato a maistranze et altro ducati 141.362 lire 4 soldi 7.
Onde l’impiego è stato 1.436.400 lire 2 soldi 3; che comprese ducati 42.596 lire 5 soldi 11, lasciati nelle casse delle Camere del Regno, aggiustano egualmente la summa del denaro da me maneggiato.
Mio pensiero e studio particolare è stato sempre di non pigliar denaro a cambio, acciò Vostra serenità non restasse priva dell’utile che le perviene dal mandar il denaro effettivo, né sentisse il grave pregiudicio del convenirsi pigliar a prezzi tanto maggiori et farsene qui li pagamenti con sommo discapito. Mi è riuscito il fine del mio proponimento non ostante che io ne habbi provato un estrema et intollerabile strettezza et habbia convenuto talhora pigliarne ad imprestido da particolari.
Del stato delle Camere et intorno alle valute io non devo dir altro a Vostra serenità, mentre gli eccellentissimi signori Inquisitori saranno per darlene intera notitia.
Hora vedutesi le forze del Regno, che consistono nelle militie da piedi et da cavallo pagate, nelle naturali della Provicia, nelli arsenali, nelle fortezze, nelli istrumenti bellici, nelle vittuarie, nelle entrate, devo passar a quello che concerne la custodia del paese; et doverò dir primieramente di luoghi più principali, dove possono capitar armate et dove sopra tutto può esser il Regno più facilmente travagliato.
Varii sono li siti et posti dove possono sorger armate, per le molte spiaggie che in così lungo giro apparono.
Dalla parte d’ostro non si può certamente aspettare che deboli aggressioni da qualche vassello, galeotta di corso o qualche squadra d’armata, che alla spiaggia voglia inferir danni, perché oltra che la natura non ha formato da quella parte porti capaci, ma solamente qualche riddotto, tra quali è principalissimo quello di Caluslimiones, dove sogliono sorger vasselli, se ben ivi anco si fermano con qualche pericolo, non è meno credibile che chi volesse far impresa grande sopra il Regno et perciò portar l’armi sopra alcuna delle sue fortezze, situate tutte dalla parte di Tramontana, havesse a tentar sbarchi dalla parte opposita per abbandonar poi l’armata et lasciarla esposta a perigliosi incontri et accidenti, mentre nella sua conservatione sarà sempre per consister la salute di quelli che volessero invaderlo et l’attraversar [?] tanti dirupi e balze, che si frappongono tra una riva et l’altra, seguirebbe certamente con inaudito et intollerabile incommodo delle genti, rendendosi quasi impossibile di condur per quei luoghi alpestri et inaccessibili il convoglio delle artigliarie, delle munitioni et di tanti bellici apparati.
Non ha dubio che oltra Caluslimiones non vi siano altri siti ancora da quella parte dove si potriano riddur armate a far acqua et fermarsi per così dire per momenti, che è la fontana di San Paolo, lontana dalla Sfacchia miglia sei, la fiumara a Cao Suzzuro, tra Caluslimiones et Girapetra. Quella di Santa Lucia, lontana dalla spiaggia et castello medesimo miglia 12 et anco quella di Sacro verso levante, dove sogliono capitar le galee et vasselli di ponente, ma non sono luoghi da fermarsi lungamente. Così non dovessero dar maggior pensiero altri siti più importanti in occasione di aperta guerra, quello del Paleocastro in capo dell’isola è da mettersi in gran consideratione, perché per lungo tratto non si trova opposiitone di fortezze, né altri luoghi sino a Spinalonga, che Setia et Girapetra, luoghi deboli et da far poca resistenza a un sforzo grande di nemici. È vero che è la parte più sterile, più povera et manco habitata del Regno, et dal non haversi dalla publica spaienza in tanto tempo presa alcuna deliberatione di fortificar né il Paleocastro, né Sitia, né altro luogo di quel contorno, si ha da supponer che vi concorrano ragioni tali per le quali habbi stimato bene di astenersene.
Dalla parte di tramontana, ancorché Vostra serenità habbi fabricato con opportuna providenza tante fortezze, restano con tutto ciò alcuni lochi importanti esposti et perciò degni di esser osservati, tra quali principale è il luogo del Marathi appresso la fortezza della Suda, il quale ha una valle detta Lutracchi assai sicura da venti et è capace per più di 60 galere, la quale resta coperta dal Sasso o punta di esso Marathi et non può esser offesa da tiri della fortezza. Varii sono stati i discorsi che sopra di questo loco sono stati fatti in diversi tempi, i quali sono versati sopra alcune principali propositioni, l’una di tagliar e spianar il detto Sasso, a segno che i tiri della fortezza possino scoprir la valle et far disloggiar le armate che vi capitassero, l’altro di atterrar la bocca della valle medesima, che è larga passa 80 e profoda 7, et finalmente di fabricar sopra di quel Sasso un forte, il quale havesse a guardar l’ingresso nella detta valle. Il sito è di gran consideratione, perché da quella parte il nemico potria sbarcar facilmente et condur le sue genti et le artigliarie verso la città della Canea.
La Standia è un’isoletta vicino alla città di Candia, che ha due porti capaci d’ogni armata, nel tempo dell’estate patisce veramente di legni et acqua, si trova però vicino a Candia una spiaggia picciola nomimata il Carterò, dove dalla Standia si potrebbe condur un armata in occasion di bonaccia, con genti et apparati militari, ridducendosi ne tempi fortunevoli alla Standia et potendo di tempo in tempo ritornar a riveder et soccorrer le sue genti.
Il sito del Chissamo è anco quello di somma importanza, perché è vicino alla marina in un colfo fra Capo Spada et Capo Buso sopra una spiaggia assai popolata, dove sono acque buonissime et abondanti.
In questo loco fu anticamente una città chiamata Chismopoli, della quale se ne vedono tuttavia le vestigie. Questa spiaggia, che riceve nel suo seno il mare per tratto di otto in 10 miglia, tiene diversi luoghi da potersi da galere metter scala con le prore et particolarmente quello nominato Mauro Molo, distante dal castello forse mezo miglio, et nel rimanente di quella circonferenza quasi da per tutto si può sbarcar con coppani.
In questa parte l’anno 1632 si condusse guidato da schiavi greci il bei Amurat sopranominato Stravolemo con le cinque galere di Biserta, di notte improvisamente, et hebbe commodità per l’inertia particolarmente di quel capitanio di cernide, non pure di far il sbarco et prendendo le venute con le sue genti entrar nel castello, che all’hora si trovava quasi del tutto desolato, ma d’invader e saccheggiar li borghi molto habitati, non havendo quel codardo e vil huomo posto in armi le genti, né dispensato le munitioni che col dar testa da luoghi forti haverian potuto ributtar et propulsar il nemico, che perciò senza ostacolo fece schiavi diversi che furono lenti a fuggire et asportò alcune arme et robbe.
Quest’accidente indusse Vostra serenità a ordinar la restauratione di quel castello, il qual è stato recinto da per tutto di mure dove mancavano et a due torri, che vi erano anticamente, se ve n’è aggionta un’altra nell’angolo del castello per maestro, che sporge in fuori et fiancheggia la parte verso ponente. Sono state cimate le muraglie vechie, che rimasero in piedi, et attorno tutto il recinto nella sommità che possono fermarvisi i soldati alla difesa. Vi ho fatto condur dalla Canea alcune periere, disposte sopra le torri et ivi habita il castellano et il capitanio delle cernide et altri con 30 privilegiati, et in somma è riddotta in stato sicuro dalle invasion di corsari, con somma consolatione di quei popoli, che con acclamationi non pur esaltano il beneficio et sicurtà che lor ne proviene, ma specialmente la carità paterna che verso di loro in questa occasione la Serenità vostra si è compiacciuta di mostrare, né si è speso più di ducati 1.076, che riusciranno tanto meno, quanto si ricuperarà da 230 ducati, che sono concorsi col mio eccitamento alcuni particolari ad offerire per coaiuvar quella riparatione, essendo riuscita molto opportuna l’applicatione diligente et affittuosa dell’illustrissimo signor Rettor Marcello, così nel far che restasse accelerata, come nel procurare il publico vantaggio et il risparmio etiandio del denaro, con il zelo che tiene della publica utilità.
Con pochi denari anco fu riparato il castello del Selino et formati alcuni fortini nella spiaggia con dentro li suoi corpi di guardia, da quali fosse quella guardata, impedendo il sbarco et custodendo le venute.
Il medesimo accidente del Chissamo rese me inoltre ammonito a dover far accrescer maggiormente le diligentie, per far che da per tutto fossero custodite le marine con ogni cura et vigilantia maggiore, onde mandai alla loro visita il già signor conte Nicola Gualdo, et dalla risolutione che me ne fece presi risolutione di ordinare da nuovo, che fossero sempre puntualmente esequite le buone regole assegnate dalli eccellentissimi signori miei precessori in altri tempi, et che in occasion de sospetti si havesse a principiar a metter fuori le guardie in mese di marzo et levarle solamente nel fine di ottobre; havendo fatto dispensar moschetti et munitioni a qualche numero di angarici, habitanti alle marine, ripartiti ne posti più neccessarii, per dover esser disciplinati da capi sodetti, i quali per il tempo che attualmente servissero fossero esenti dalle angarie, eccetto che da galera, et le armi ricuperate ogn’anno et riposte sopra restellieri in magazeni a ciò deputati, appresso cadaun capitanio delle cernide.
Et perché li capitani sodetti non potevano esser da pertutto, feci scielta delle compagnie pagate di Candia, Rettimo et Canea di diversi officiali riformati, a quali fosse data la incombenza di quei posti che ne havevan bisogno et per non aggravar il publico d’altra spesa, feci che dal caposoldo delle medesime militie fossero cavati ducati cinque al mese per compagnia per esser assignati alli medesimi riformati officiali, e feci uscir etiandio in campagna li governatori delle ordinanze et ogni estate circondar et visitar il Regno da soggetti sufficienti.
Nelli promontorii et altre eminenze di siti più principali feci instituir guardia, col far loro dar armi, munitioni et condotti, et construire da casali circonvicini per ogni luogo dove si fanno tutto l’anno le guardie giorno e notte alcuni caselli a secco, per poter riparar dalle pioggie et ardor del sole.
Furono anco regolati li fuochi et fumi per la scoperta de vasselli di mal fare, che havessero a principiar dalla parte di ponenete al Cerigoto, li quali ricevuti dalla fortezza delle Grabusse et da lei communicati a Capo Crio et Capo Buso, et caminando di man in mano lungo le riviere del mar di Tramontana et del mar d’Ostro, venissero a cadere nella torre di Candia. Che principiato dall’altra parte di levante a Capo San Sidero et Capo Sacro, venissero procedendo col medesimo ordine sino alla istessa torre. Et perché le scoperte di vasselli potessero esser vicendevolmente communicate da un mar all’altro, anco a questo furono assignate certissime regole.
Restò anche commesso a capi di cento de privilegiati et ordinanze fra terra di dover secondo li tiri et segni portarsi col grosso delle genti al loco del bisogno, et 24 huomini con un officiale meggiore delle cernide delle città di Candia, Rettimo et Canea, feci con le dovute vicende inserir tra soldati angarici delle marine con ripartimento adequato, per dar animo alle occasioni a quella gente nova, non agguerrita né avezza all’armi.
Di tutte queste et altre ottime regole ne fu formato dal signor Conte Nicola di mia commissione un libro, nel quale sono etiandio registrati tutti gl’ordini dati in scrittura a cadaun capitanio di cernide, per saper come reggersi alle occorrenze. Queste institutioni et ordini approbati con mia terminatione, se saranno stimati buoni, la confirmatione di quest’eccellentissimo Senato darà loco l’anima et il vigore, dirò ben questo che li popoli dalla trattatione dell’armi s’infiammeranno alla prorpia difesa, come già pochi mesi dimostrorono a Lenda e Trachilà nella Messaria, propusando l’infestatione de Turchi, che con sei fregate gettate da bertoni havevano posto il piede a terra et ne furono da paesani felicemente scacciati, senza che potessero asportar alcuna cosa, né far pur un schiavo.
Nella cancelleria delle altre città si conservano le istruttioni spettanti a i lor territorii et nella secretaria di Candia tutto’l libro intiero.
Ispedito dalle cose prenarrate, hora si deve considerar qual potesse esser il stato delle cose, in occasione che qualche prencipe grande proponesse nel suo animo di passar con armata et gran apparati all’acquisto del Regno, et di qual prencipe havesse a tenerrsi.
Sopra questa propositione io stimo che si possa tener per massima indubitata et infallibile, che di nessun altro potentato si havesse a dubitare che del Signor turco, perché gl’altri prencipi per la lontananza de loro Regni e Stati, per la difficoltà delle armate e de soccorsi, per il rinforzo de genti di vittuarie, di denaro et altri bisogni, si rende quasi impossibile che si disponessero a una impresa non appoggiata a reali et riuscibili fondamenti. Ma il Signor turco con la vicinanza de suoi Stati, con la neccessità che ha di tener occupate le sue militie, quando abbandonasse il pensiero di guereggiar in Persia, stanco forse de mali successi provati in quelle lontane e rimote contrade, per non dar nuovo adito a quelle seditioni o tumulti che da qualche anno ha isperimentato con tragici successi quel grand imperio et la propria casa ottomana, et finalmente per l’animo suo bellicoso, ambitoso di gloria et per aventura [?] inclinato alle cose di mare, potesse per la opportunità etiandio del Regno a suoi Stati, intraprendere che il Signor Dio per sua bontà mai lo consente una tale impresa.
Io ho procurato sempre di ben vicinare con li ministri turcheschi di Scarpanto, Rodi et altre isole secondo le occassioni che mi si sono rappresentati di render palliata la buona intelligenza et amicitia che passa tra comuni prencipi, et a Tine anco quei signori rettori han procurato di tenersi bene con li agà di quelle isole et con il luogotenente in particolare del capitanio bassà, che rintracciato da ponenetini ha convenuto ricovrar più d’una volta sotto quell’isola, che accarezzato et favorito di rinfrescamenti et di altre dimostrationi di stima, questo sopra un altro è rimasto sodisfattissimo. Et havendo Turchi aggradito sommamente la trasmissione in Costantinopoli delli schiavi turchi che furono trovati sopra il vassello del cavalier Ceio Battista Scarampi, corrisposero con la libertà data a quei che furono fatti schiavi sopra la tartana del Biasii.
Io ho sentito proponer più volte si sia bene che ponentini tengano occupati li Turchi in Arcipelago alla difesa delle cose proprie o pure che se ne astengano. Quei che sostentano la parte affirmativa di questa questione portano per principal fondamento, che se questi non fossero tutto’l Regno saria sempre dannegiato da vasselli di Barbaria et fuste turchesche. Io non so come bene possa sussister quest’axioma, mentre l’isperienza pur dimostra che quest occupatione non rallenta, né impedisce punto la venuta di corsari ne nostri mari, anzi che hormai dalla loro gran frequenza resta interrotto il comercio, per le tante prese fatte di vasselli de sudditi, così numerose et importanti che li danni delle robbe, schiavitù degl’huomini, perdita di vasselli han stordito et addolorato questa et altre piazze, posto ogn’uno in sommo terrore et riddotto questo negotio del Regno, anche per questo capo, hormai [?] per così dire al partito estremo.
Et li Maltesi et Fiorentini col non cessar mai con bertoni, con galere et con feluche di daneggiar Turchi in Arcipelago, saccheggiando le loro terre, captivando li sudditi, prendendo li loro vasselli, abbruggiando le loro galere, come seguì di quella di Audi, fratello del bei d’Andro a Caristo, et assaltando le loro guardie, come successe alla squadra di Rodi a Patino. Si rendono in maniera formidabili, che non possono quei popoli meno con barche et saichi transitare da un’isola all’altra e tirando l’humore di Turchi vengono perciò da essi chiamate di tempo in tempo li galeotte di Biserta et vasselli fondi alla propria assistenza e difesa, li quali capitando in quei mari con libertà di portarsi dove lor piace, riempiono giustamente gl’animi di sospetti et di gelosie.
Io ho invigilato sempre nel tener rimossi non solamente li risetti, ma i commodi de rifrescamenti et sino dell’acqua a vasselli di ponente, per tener in primo luogo rimosso dall’animo di Turchi il concetto fermo che hanno, che doppo le prede si ricoverino sul Regno et vengano favoriti almeno di dissimulata connivenza.
Et veramente questi, abusando la infinita publica clementia et quella cortese et indulgente volontà, con la quale ottengono la licentia doppo l’arresto [?], poco stimando le mortificationi che ricevono, si fanno lecito sempre più di addomesticarsi et di venir improvisamente nelle parti lontane del Regno, et di questa maniera vengono maggiormente accreditate le ombre e sospetti, che Turchi ne hanno, et questa in vero è una gran pietra di scandalo, dalla quale possono restar prodotti torbidi et molestissimi accidenti. Gli Uscocchi passando per li mari della serenissima Republica nel portarsi a danni de Turchi, non furono loro buona parte causa de principii dell’ultima guerra turchesca, mentre da quella potenza si diceva che si dovessero tener a freno o di permetter che la sua armata venisse in colfo a reprimerli?
Da humili principii nascono bene spesso effetti di gran momento et di alte consequenze. Onde si come si può certamente dedur che non di beneficio, ma di danno notabile resta questa frequentatione di ponentini, così per mio riverente senso stimerei sempre ottimo risolutione di trattar seco con ogni rigore, per tener lontano così gran fonite [?] di molestie et di disturbi.
Et mentre dell’accidente del vassello di Tunesi naufragato al Chissano non se ne parlava a Costantinopoli che confusamente et non si sentisse reclamationi, havendo il mio pensiero ben accertato con la qualità stessa del fatto, che fossero corsari, come se ne hebbi da poi più d’uno incontro, sarà bene che si come le robbe et li quattro Turchi sopravanzati si conservano alla dispositione di Vostra serenità, così di questi si prenda qualche risolutione, acciò non habbiano a capitar nel paese turchesco et con qualche mala disseminatione, instigati da Granatini, non causino qualche motivo, essendo seguita opportunamente la morte di quella donna pur di Granata, che rimase ferita da Italiani, poiché teniva alte pretensioni et publicava concetti alieni assai dal publico servitio. I Turchi intanto si conservano con gran secretezza nella fortezza della Suda.
Ma per tornara proposito, supposto anche che il Signor turco prendesse deliberatione di assalir il Regno, non si ha per questo da temere che non si potesse difendere anco da questa gran potenza, perché se ben non si può negar che le sue forze non siano smisurate et immense, possedendo tanti opulenti Regni et imperii con nervo d’innumerabili militie, et pare che se ben le sue forze di mare da corso d’anni non siano in quel stato in che si trovavano anticamente, possano nondimeno ricevere assai augumento et accrescimento, si è vero che chi é potente in terra, con la commodità delle genti, con l’affluenza delle materie, possa mostrar la sua potenza nelle cose maritime ancora. Tuttavia questi apparecchi non si possono far in un momento, né questo è il Regno di Cipro così vicino a Stati del Signor turco, che tenendo alle spalle la Caramania, da quella et da altre Provincie circonvicine si potesse in poche hore traghettar gente, cavalli, munitioni, vittuarie, istrumenti bellici et ogn’altra cosa, così per oppugnar fortezze, come per rinforzo dell’armata.
Non è questo dico il Regno di Cipro tanto disgiunto dalla christianità e tanto segregato da confini di Stati della serenissima Republica, che per questa somma distantia non possa esser soccorso, per la quale obiettioni convenne egli cadere et cedere alla incessante et sempre più augumentata forza delle armi Ottomane.
Altra conditione è quella del Regno di Candia, perché se ben è vero che hanno Turchi la Morea, la Natolia et le isole dell’Arcipelago assai vicine, la lontananza però da queste et dalla terra ferma è senza paragon maggiore. Et le isole dell’Arcipelago non possono suministrar continuati, né grandi aiuti per il sostentamento di numerosa armata et rinforzo de genti, ne meno al commodi militari neccessarii in simili esterne imprese. Et Vostra serenità ha di mano in mano li propii luoghi, dove capitar con la sua armata sino a Cerigo, che accresciuta dalle istesse genti et galere che si potranno armar in Regno, non può vedersi che le sue forze in mare non habbiano ad esser tali, che non possano aprir la via alli soccorsi, specialmente quando l’armata turca, divisa in due squadre, volesse con una parte impedirlo, ponendosi nelle acque di Sapientia, Modon o altre di quei contorni, non essendo verisimile che havesse con tutte le forze a trasferirsi in quei posti et abbandonar del tutto le genti che havesse sbarcato in Regno.
Onde potendo da un canto caminar li soccorsi et dall’altro ben presidiate, ben munite et ben regolate le fortezze, che sono li veri mezi del conservarle, non resta dubio che con l’aiuto del Signor Dio et per la giustitia della causa, non si havesse a fare preclara et gloriosa resistenza, col stancar il nemico et riddurlo con gran sua perdita ad abbandonar quell’impresa.
Il prevenir però l’occasione del bisogno col mandar in Regno qualche isperimentato ingegnero et qualche valoroso capo da guerra, li governatori dove mancano, qualche numero di militie, saranno li veri provedimenti per opponersi et assicurarsi da qualonque disturbo che potesse sopravenire et non aspettar che sopragionga la neccessità, perché all’hora il tutto sarebbe ingombrato et ripieno di gran confusioni et disordini.
Io ho premuto assai nel mantener con giusto equilibrio la quiete del Regno, vigilando a sufragar li popoli et egualmente dar loro sollievo, mirando medesimamente di tener suppresso ogni principio, pregiudiciale al servitio delle cose publiche, acciò non havesse a rimaner intorbidato il buono ordine del governo, ma si havesse a caminar con quel buon concerto [?] et harmonia che ben si deve a publici interessi. Io impedì la elettione del protettor [?] che era hormai caminata molto innazi et la improprietà di quella ridduttione, che si faceva senza previa licenza et assistenza di publici Rappresentanti, è stata regolata con le proprie forme dalli eccellentissimi signori Inquisitori, né devo passar ad altro in questo proposito.
Dirò bene che ho procurato con ogni studio maggiore di mantener nel suo posto ambidue li Riti, greco et latino, per tener lontani li tumulti et le confusioni. Per questo rispetto non ho tollerato la disseminatione de libri stampati a Roma et in altre città a confutatione delle opinioni de Greci, perché si deve lasciarli seguitar li loro dogmi et credere quel che loro piace, non vi essendo cosa tra tutte le nationi che possi partorir maggiormente alienatione e tumulti, che il rispetto della religione, alla quale sono li Greci tanto infervorati et dediti, che non possono supportar a sentir a parlare contra di essa, né contra alcuno di articoli della loro credenza ne quali dissentono dalle decisioni de sacri concilii, et si come li greci mostrano d’esser fedeli et divoti alla serenissima Republica, così non occorre toccarle questi punti, et l’eccellentissimo Consiglio di dieci et questo eccellentissimo Senato, con li loro prudentisismi decreti, ne hanno sempre havuto la cura particolare, acciò da alcuno non venissero violati li loro privilegi et ordini.
Li nobili veneti vivono per la maggior parte assai otiosi. Sono pochi in Candia che siano in stato di poter far le loro prove, tuttavia vogliono esser stimati, anco questi grandemente e partecipano delli ufficii, preminenze et honori che godono gl’altri.
Li Greci sono industriosi e tutti egualmente ripieni di molta astutia et accortezza et nelle loro contrattation molto avantaggiosi. Non hanno per peccato il spergiurio e tra loro è molto familiare l’uso di esso.
Hanno in gran veneratione li loro religiosi et li protopapa’ in particolare tengono appresso di essi gran stima et riputatione, la quale tanto si estende che per causa loro farebbono si può dire tutte le cose.
Vi è un importante disordine, che molti del Rito latino ritirandosi a vivere nelli casali, o per povertà o per altri accidenti, in luoghi dove non sono chiese italiane, convengono valersi di quelle di Greci et di Santissimi sacramenti all’uso loro, passando per neccessità etiandio quasi insensibilmente al loro Riro.
Applicò Vostra serenità le entrate del vescovato del Chissamo al mantenimento de loro figliuoli nel studio in Roma, che fu per convenienti rispetti trasportato nella città di Padoa. Con tuttociò ho scoperto che molti hanno continuato a mandar in Roma, sotto la disicplina de gesuiti, che arrivati al segno di eruditione delle facoltà che studiano, passano poi in Padoa a ricevere le insegne del dottorato, come pur fanno alcuni di Tine, lo rappresentai alla publica sapienza et spero che vi saranno assignati li convenienti rimedii.
Ma quanto io sono stato zelante di non permetter che fusse fatto pregiudicio al partito greco, tanto all’incontro è stato mio pensiero, che ancor essi stassero nel loro posto, né introducessero novità. Hebbi notitia dall’eccellentissimo signor Bailo Foscarini della propositione tenutasi dal patriarca di Gerusalem, con l’intervento d’alcuni arcivescovi greci confidentissimi del patriarcha di Costantinopoli, di espedir tre calogeri nel Regno, con pretesto di cercar elemosine, ma con altri fini maggiori, che si deducono anco dal non haversele voluto dar istruttioni in scrittura, ma in voce solamente, per secretezza maggiore, penetrandosi che si estendessero a introdur un vicario nel Regno per gli affari di Terra Santa, con oggetto di passar poi anco a pretensioni di farvi risieder uno de loro vescovi o arcivescovi a nome del patriarcha Costantinopolitano, non curadosi di confusioni et disturbi. Et perché l’affar per tutti i rispetti era da stimarsi sommamente, perché quando anco non vi fosse concorso altro oggetto che quello delle elemosine, che però non si può creder, non sarebbe da permettersi, acciò con le sostanze de sudditi di Vostra serenità non si dia il modo a prelati Greci di stabilirsi il possesso, in che per forza d’oro et con male arti si sono già intrusi delli Santi luoghi di Gerusalem, del quale ne hanno spogliato affatto i reverendi padri franciscani, che di centinara d’anni ne erano legitimi possessori.
Communicai l’avviso alli signori Rettori con ordine di secretezza e tanta fu la diligentia che feci usare in Candia, che essendo ivi capitati ne ultimi giorni della mia partenza, furon subito riconosciuti.
Et mentre il già deposto patriarcha di Costantinopoli Patellaro si condusse a Cerigo per passar in Italia et ispedì alla Canea un geromonaco suo nipote et compresi che da questo si veniva dispensando alcune habitationi et indulti, che pure faceva sotto nomi di patriarcha, lo fece subito partir dal Regno.
Ho procurato di levar e troncar dalla radice le dissensioni e discordie delle città et alla Canea in particolare, dove sogliono regnar più che in altro luogo, le ho composte et sedate più volte, facendo che si provedesse con rigor contra quelli che si partissero da quelle honeste conditioni, che da publici rappresentanti venivan proposte per l’aggiustamento.
Onde per tutti i versi io mi sono ingegnato di tener quei popoli consolati e rimossi li dissidii.
Nella materia delle religioni et conventi italiani ho premuto veramente assai, acciò non seguissero confusioni, come accade talhora quando d’Italia viene mandato qualche capo superiore con titolo di vicario o commissario generale o altro simile. Nel qual caso ho sempre fatto venir a me li insigniti di questi caratteri et ammoniti a non far novità, né far sentire reclamationi de monaci, ma contenersi ne limiti della moderatione.
Con quei prelati latini io ho passato un’ottima intelligenza et buon concerto. Io son stato pochi giorni con monsignor illustrissimo arcivescovo Mocenigo. Ho potuto [?] mirar ne principii della sua carica la somma prudentia et valore di quel degno prelato et rassignarle quella osservanza et obligationi con che in altri tempi mi ha legato la sua benevolentia et veramente per le sue eminenti virtù et amabili costumi si rende a cadauno grato et amato, non havendo io potuto non ammirar il suo pio zelo verso il culto del Signor Dio et della Patria.
[testo a margine:
Con Monsignor illustrissimo pre. [?] Gradenigo io son stato lungamente et ho in questo tempo potuto veder la sua molta prestantia et valore, che resta accompagnata da facili et soavi costumi et havendo proceduto con molta quiete et maniera nelli affari della sua carica, si è reso amato et grato a cadauno.]
Monsignor reverendissimo vescovo della Canea di casa Flori dell’ordine de suoi cittadini, nel tempo che io mi son trovato in Regno ha dato certamente in tutte le occorrenze gli usati segni della sua devotione et sviscerato affetto verso le cose publiche et le sue buone maniere lo fan vivere in molto conceto appresso i publici rappesentanti, a quali riesce sommamente grato et non infruttuoso il suo servitio per li buoni ufficii che interpone continuamente per la quiete di quella città.
Io successi in quel generalato all’eccellentissimo signor Procurator Molino, le cui degne et incessanti fatiche dricciate al publico servitio et al beneficio di quei popoli renderanno sempre altamente celebrato il suo nome con somma lode di pietà, di prudentia, di buon governo, di valore et altre virtù, havendo veramente impiegato tutto’l spirito per ben servire alla Serenità vostra, con ogni maggior candor e talento, né io devo maggiormente estendermi nell’esprimer le conditioni singolari di questo degno signore essendo per se stesse a cadauno notissime.
Piacque poi alla Serenità vostra di sospender la elettione del mio successore et di elegger li eccellentissimi signori Inquisitori, la cui gran prudentia, giustitia et ottimo zelo del publico beneficio, non può veramente esser a bastanza comendato, essendo dotati di conspicue et rare qualità ben proprie di così degni e stimati senatori, et l’applicatione loro nel sufragar li popoli, nel regolar li disodini, nel sostentar la mole di quel governo, non può certamente esser maggiore e li tiene tanto occupati che non credo habbino, per così dire, pur minimo respiro.
Io ho dato a quei eccellentissimi Signori essatta informatione delli negotii et materie [?] più gravi et consignato le scritture, acciò nella loro somma vigilanza et zelo dal publico servitio non provino mancamento delle debite informationi.
Il governo veramente del Regno è tale che ricerca del continuo l’assistanza di qualche capo superiore, che d’altra maniera passeriano tutte le cose con confusioni et disordini infiniti, supplisce al presente la presentia de gl’eccellentissimi signori Inquisitori. Ma non posso a bastanza esprimer quanto venga da popoli sommamente bramato, che in loro absenza quella Provincia non habbi a restar senza il suo Generale.
Perché questo è il loro rifugio, questo il loro scudo, questa la loro consolatione. Questa l’unica speranza che li sostenta e mantiene dalla prepotenza de grandi et dalle oppressioni in tutti gli affari et cose loro. Il Generale col far esequir gl’ordini approbati da quest’eccellentissimo Senato del già eccellentissimo signor Procurator Giacomo Foscarini d’alta memoria, fa che ogn’uno resti sodisfattissimo et riceva giudicii pieni di rettitudine, con commune contentezza, et non si può dir il disgusto che ricevono i medesimi popoli, quando nelli loro travagli et urgenze non hanno dove riccorrer per poter sinceramente esser sufragati, perché se ben vi è il coleggietto di Candia, questo oltra che serve solamente per li casi criminali, é formato di diversi membri et perciò sottoposto a qualche contrario, che impedisca quelle buone risolutioni che se ne doveriano aspettar, et quando anche da questo si concedono sufraggi, li Rettori medesimi pongono molte volte difficoltà nell’obdedirli, onde non sanno dove riccorrer.
Et quando in Regno non vi sarà Generale, non resta dubio che fra Rettori non habbino a seguire gravi dissensioni, con poco servitio di quelle città et popoli, con denigratione della publica dignità e decoro, con la suspensione de giudicii, con danno de sudditi, con sovversione di tutte le cose et finalmente con dispiacere universale di tutto’l Regno et con pericolo di qualche mala consequenza.
È ben vero che nella neccessità che vi è di far il Generale, ricerca il publico servitio che l’auttorità sua non pure non venga scemata o ristretta, ma certamente allargata et ampliata, perché se si manda per essere capo superiore in quella Provincia a gl’altri Rappresentanti par pur che convenga che alla conditone del titolo, alli ornamenti insigni, alla comitiva, alla corte destinata al suo servitio et altre apparenze di carica sublime, conche il publico ha voluto in rimotissime contade decorare quel Generalato, mettendolo con queste rimostranze di sopremi honori in posto sopra ogn’altro di quel governo più riguardevoli, si dimostri etiandio nell’essenza questa sua superiore, essendo pur disdicevole che non solamente venga posta in dubio, ma sprezzata talhora l’auttorità sua, et che qualche volta si pretende da Rettori di non prestar obedienza a suoi sufraggi et vogliano contener di giurisdittione con la conculcatione [?] et vilipendio della carica stessa, anzi della publica maestà.
Et li popoli non possono sentir maggior molestia, che in veder che il Generale, per fuggir le contese et non capitar a certi individui, conceda con parca mano li sufraggi.
Le altre incombenze poi dell’armi, de gl’arsenali, delle galere, delli straordiarii provedimenti, dell’osservatione de gli andamenti de vicini, della custodia del Regno et altri importanti affari, non sono elle di qualità per se stesse tali che ricerchino carica distinta et soggetto consumatissimo ne maneggi che la sostenti?
Riuscirà perciò di gran beneficio a popoli, di egual loro consolatione, di gran servitio et ornamento del Regno, di publico decoro e dignità, che si divenga alla elettione del Generale et che se le conceda auttorità maggiore, perché da questa è per dipender la quiete del Regno medesimo, il buon concerto tra publici Rappresentanti et quella buona unione che è tanto desiderabile in ogni ben regolato governo.
Et credemi Vostra serenità che è veduto tanto volentieri il Generale, che ogn’uno desidera esser da lui giudicato, se bene in ciò io sono sobriamente caminato. Et con l’ampliar la sua auttorità concedendole qualche patente a parte, non udiranno più l’Eccellenze vostre di quelle contese, che possono più d’una volta haverle recato nausea et molestia infinita; e tanto mi occorre dir in tal materia. Con li eccellentissimi signori Bailo in Costantinopoli Capello et Foscarini io ho passato sempre un’ottima corrispondenza et dalla prudentia soprema di quei prestantissimi Senatori io ho ricevuto continuamente li lumi maggiori, che mi hanno apportato per la diligentia delli avvisi gran giovamento nel sostentamento di quella carica, con altrettanta mia obligatione a quei signori eccellentissimi, quanto è stato il servitio che ne è risultato a gl’interessi di Vostra serenità.
Non posso manco tacer l’ottimo servitio prestato in tempo mio da alcuni di quei illustrissimi signori Rettori, per non defraudar il loro merito né render me stesso etiandio mal sodisfatto.
Con l’illustrissimo signor Duca Lazaro Mocenigo mi trovai certamente per poco tempo, mentre questo signore era in fine della sua carica, lo ho conosciuto però soggetto di molto valore et vigilantissimo in quell’importante governo, né mi estenderò ad altro essendo ben note le sue degne qualità.
Et essendole successo nella medesima carica l’illustrissimo signor Giovanni Battista Foscolo, ho potuto nel periodo di tutto’l suo Reggimento osservar la sua molta prudentia, il suo valore, la rettitudine e suoi fondati [?] giudicii, la integrità, la vigilantia nel beneficio de popoli, la cura nel mantener abondante et ubertosa la città, il studio suo alla quiete de sudditi. A quali attributi essendo congionta la facilità et soavità de suoi costumi, con queste prestanti conditioni si ha reso in vero conciliato sommamente l’amore et la benevolentia di quei popoli, che felicissimi vivevano sotto il suo amabile et moderato governo, de loro con molte acclamationi et encomi di lodi non ordinarie nella sua partenza altamente celebrato.
L’illustrissimo signor Giovanni Battista Grimani suo successore ha dimostrato ancor egli la finezza del suo ingegno et il suo gran zelo del publico servitio, oggetto principale della sua mente, cle quale reggeva quei popoli e sostentava con incessanti fatiche quella moltiplice et laboriosa carica, con augumento notabile del suo merito, corrispondendo pienamente alla virtù dimostrata in altri importanti maneggi.
Dall’illustrissimo signor Tomaso di Priuli fu sostenuto il peso di Capitanio ordinario di quella città, ha lasciato gran memoria della sua soprema brama di avantagiar le cose publiche, prudentissimo essendo stato il modo del suo governo, si fermò anco questo per pochi giorni doppo il mio arrivo in Regno, ma certo viene da ogn’uno predicata la sua somma integrità, valore et inclinatione al publico servitio.
L’illustrissimo signor Pietro Loredano, che sostiene la medesima carica, ha dato sempre patenti segni dell’ottima sua intentione et virtù, non perdonando [?] a fatiche né applicationi di tutto’l suo diligente spirito nel servir alla Serenità vostra, sostenendo oltre la carica del Capitanio, che per l’absenza del generale le riesce più laboriosa, quella etiandio di Proveditor della cavallaria, per occasion della quale convien portarsi di quando in quando alle mostre per tutto’l Regno et nelle occorrenze de sospetti, avvicinarsi alle marine con qualche truppa di feudatarii, rivedendo incessantemente quei posti et presentandosi coraggiosamente dove occorre.
Il calore et virtù dell’illustrissimo signor Filippo da Molin, dimostrato nella medesima carica di Proveditor della cavalleria è stato quale appunto si può in ogni più ardua occorrenza prometter di questo degno et stimatissimo soggetto, che con soprema vigilanza et prudentissima assistenza ha impiegato tutto se stesso negli affari del publico servitio et quelle funtioni più diligenti di circondar il Regno et con perpetuo moto portarsi dove ha ricercato l’occasione, onde resta sommamente accresciuto il suo merito, arrivando a segno di vera et alta comendatione.
Utilissimo è stato anco il servitio che ha prestato l’illustrissimo signor Vicenzo Capello Capitanio di quella guardia con la squadra di galere, havendo procurato sempre di tener lontani et disloggiati li vasselli corsari, dimostrando in ciò pienamente la sua prudenza et un puntuale adempimento delle publiche commissioni in questa gelosa et importante materia, superando quanto si potesse desiderare, di diligentia, prontezza et valore nella buona custodia di quelle marine et ne possono aspettar Vostre eccellenze in ogn’altra più grave carica gli effetti maggiori del suo zelantissimo animo verso il servitio della Patria.
Ho havuto per secretario il fedelisismo Marc Antonio Pozzo, soggetto di molta virtù e valore, il quale con incessante et continue fatiche et fede singolare ha sostentato quella carica, et del suo ottimo servitio son io rimasto in vero [?] sodisfattissimo. Si ritrova egli carico di famiglia numerosa di molti figlioli et in ristretta fortuna, et saranno sempre ben impregnate le rimostranze della publica munificenza verso questo suo devotissimo et humilissimo servo, il quale per gran lunghezza d’anni si è impiegato con ardente et vivo zelo nella obedienza de publici ordini, nelli moltissimi carichi dentro et fuori da lui sostenuti, potendosi prometter dalla sua molta attitudine et fervida applicatione in tutte le occorrenze ogni più diligente et buon servitio.
Quanto alla persona mia posso dir certamente di non haver nel tempo che ho servito la Serenità vostra in quella gravisisma carica havuto altra mira né altro oggetto, che prestar quel puntuale et ottimo servitio che per tutto il corso di mia vita in diverse altre importanti occasioni ho certamente dimostrato, diligentissima essendo stata la mia cura et pensiero di tutte le cose. E tutto che li viaggi di Candia io li habbi fatti tutti d’inverno, ho posto nondimeno in tutti tanta celerità, che se ben nell’andar io convenni far la contumacia a Corfù di 22 dì, non vi ho però impiegato più di tre mesi et nel ritorno soli 50 giorni. È vero che per così diuturno et incommodo servitio resta deteriorata assai la mia salute, molti essendo stati in vero li disagi et li sofferti patimenti. Ma tutto mi riesce lieve havendolo impiegato in beneficio della Patria. Et se alcuna cosa si havesse potuto desiderar in me di vantaggio, supplico l’Eccellenze vostre […] col proprio della loro immensa benignità, quel che ha potuto provedersi del mio debol talento, et nell’oggetto della mia rettissima intentione dispensarmi nel di più che io havessi potuto operare nel loro servitio, ben certe che non declinerà giamai la mia altrettanto zelante quanto debita volontà, da quel segno che dall’obligo mio naturale et dalla mia propria elettione mi è stato indetto e proposto. Gratie.



