1640 Iseppo Civran
Relazione|
Relazione di Iseppo Civran ritornato di Provveditore di Candia
1640 [data incerta]
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 80
Obligano li prudentissimi antichi instituti di questo eccellentissimo Senato me Iseppo Civran, ritornato di Proveditor general in Candia, a rifferir in scrittura li particolari tutti del medesimo Regno concernenti il publico interresse, nel quale havendo impiegato ogni mia debolezza, per il corso di quasi tre anni, nelle più travagliose congionture, che da molto in qua si siano esperimentate in quelle parti, con incontri di somma consideratione per le aperte proteste del Turco et minaccie de barbari, senza riguardo alcuno a pericolo, patimento o fatica, cavando forza dalla neccessità, nulla smarendomi l’eminenza de grandi pericoli, mi è riuscita per certo la carica, grave, pesantissima, eccedente di molto alla picciolezza de miei talenti, quali si siano però sempre impiegati di buon cuore, anteponendo il publico servitio, l’indennità et sicurezza de sudditi, ad ogni mio più grande interesse, alla stessa propria salute di molto pregiudicata per non dir affatto perduta, come ben manifesti ne apparono i testimonii; ed haverei havuto anco a somma gloria l’occasione di sacrificar questi ultimi giorni di mia vita in servitio et vantaggio della Patria, dell’Eccellenze vostre.
Devo però darle conto della qualità e quantità delle genti, militie da piedi e da cavallo, pagate et ordinarie del Regno, delle fortezze, arsenali, vittuarie, munitioni, porti, setti, posti et altre simili, de quali sendone anco la Serenità vostra stata abondantemente informata da molti prudentissimi precessori et da gl’eccellentissimi signori Inquisitori ultimamente ritornati, con ogni più desiderata puntualità basterà a me d’andarli superficialmente reccordando, per non aggravar di soverchio tedio quest’eccellentissimo Senato, nella multiplicità d’altri gravissimi affari, fondando i miei discorsi ne capi di maggior importanza e più essentiali de bisogni del Regno, dell’offese e diffese, delle fortificationi neccessarie alla sua sicurezza, per preservarlo d’attachi de corsari non solo, ma da potenti armate, materia rilevantissima e degna del prudente riflesso dell’Eccellenze vostre et di celere espedito compenso.
Scittia, ultima parte del Regno, territorio ristretto, dishabitato, sterilissimo, che per l’ordinario allimento tiene continuo bisogno dell’aiuti esteri.
Questi territorii sono divisi in castelli, otto in Candia con casali 478, anime 110.527. Canea quattro con anime 65.642, in casali 291. Rettimo tre con casali 175, anime 58.138. Scittia, compreso Gerapetra 76 casali, 19.733 anime; che summano in tutto anime 254.040, 30.000 d’avantaggio dell’ultime descrittioni, capitale considerabile accresciuto alla Serenità vostra.
Da questo numero d’anime, detratte le donne, vecchi, puti, inhabili, si cavano gente da fattione 78.800 in circa, che sono ripartiti in privileggiati, cernide e angarici, descritti in libri, rollati a parte con ogni miglior ordine o regola, acciò senza difficoltà si possi a tempi et occorrenze riveder la quantità e qualità loro.
Li privileggiati non hanno altro obligo che di servir per huomeni da spada nel tempo d’armare, d’assistere alle guardie delle marine et certe altre funtioni simili.
Le cernide sono partite sotto collonelli sei in Candia, due a Rettimo, due alla Canea, quali restano decorati, d’una colana d’oro per valore di 100 ducati doppo il servitio di cinque anni. Questi poi sono sotto l’obedienza de governatori spediti dalla Serenità vostra, da cui sono disciplinate, come pur quelle de territorii et li privileggiati da loro capitani et offitiali, nei tempi che non assitono alle guardie delle marine, et sono anco visitate ogn’anno dal sopraintendente et rassegnate con mostra generale con l’intervento de publici rappesentanti et con tutti li migliori ordini e regole.
Li angarici che servono con obligo della galera, sono in numero di 38.000 in circa. A questi si devono usar tutte le agevolezze possibili, perché ben grave et insopportabile riesce loro l’aggravio d’abandonar le proprie cose, moglie, figli, per andar al servitio, di che mostrano gran sentimento, et per sottrarsene vendono ogni loro havere, affine di poter metter un andiscaro, quando lo tocca la sorte, che non le viene permesso, se non in caso di manifesto bisogno. Et veramente nessuno altro prencipe del mondo impartisce a sudditi l’aggravio della galera, che perciò se ne rissentono grandemente et meritano in ricompensa ogni miglior trattamento, perché dal loro servitio dipende e dipenderà sempre la preservatione et mantenimento del Regno, mentre in poche settimane l’Eccellenze vostre possono metter insieme grosso numero di galere, senza alcun incommodo et con quelle portar li rinforzi et aiuti dove ricerca il bisogno. Né io ho pretermesso alcun mezo per renderli sodisfatti al maggior segno, che perciò facile di continuo mi è riuscito l’armamento, sebene in numero grande di lungo tempo non praticato.
Anco ad una angaria di sei giorni all’anno restano sottoposti, dalla quale però molti sono esentati per terminatione de eccellentissimi Generali, confinate et regolate da gl’eccellentissimi ultimi inquisitiori, col pagamento in Camera d’otto perperi, che di poco eccede tre lire di questa moneta. Contributione che sebene pure insensibile in riguardo però della povertà e miseria de sudditi, nella difficoltà di far il denaro contante, grave, insoportabile riesce, a segno che la maggior parte per non dir tutti, cadono in pena, che poi con le pegnore, spese et oltre gravezze de ministri s’accresce di maniera la summa che sono neccessitati lasciarsi vender li pegni, cioè il proprio letto o vestito, con loro tal ruina e discontento universale. Onde riverentemente raccorderei che dalla Serenità vostra fosse levato questo pregiuditio, col commettere che tutti indifferentemente fossero sottoposti all’angaria personale, quando il bisogno ricerca, compartendo li castelli tutti vicendevolmente uno doppo l’altro con giro continuo, non esentando altrimenti li casali o luochi, ma più tosto le persone commode in spetialità, quando siano in stato di sodisfar la contributione, che debba esser anco riscossa da ministri con carità a tempi proprii, limitati, perché da queste riscossioni ne succedono disordini notabilissimi, sempre a danno e pregiuditio della Serenità vostra et de sudditi ancora.
Come meglio m’esprimo nella risposta a me commessa dall’Eccellenze vostre in questo istesso proposito per le più proprie risolutioni.
Manteniva la Serenità vostra d’ordinario in Regno 27 compagnie d’infanteria pagate, due di 25, due di 40 fanti l’una, l’altra con 150, sebene mai arrivano intiere. Queste si ripartivano nelle città e fortezze, come pur tuttavia s’osserva, se bene in numero maggiore, ritrovandosene di presente 39 assai però deboli, diminuite dalle molte cassationi fatte da me d’inutili, casalini e putti, con mirabile servitio et grandissimo publico vantaggio. La summa di tutta questa gente, arriva alla mia partenza a 3.100 fanti in circa, quantità che può bastevolmente supplire al bisogno, quando non vi siano novità. In questa militia sono comprese nuove compagnie de crovati e albanesi con fanti 567 et quattro d’italiani della condotta del signor marchese Bentivoglio con fanti 393, che sono in tutto 960. Questa militia cagiona confusione nell’altra, rispetto alla paga maggiore, che per ciò ho più volte riverentemente raccordato il levarla, spedendo compagnie nuove con paga ordinaria, acciò non si vedesse tale pregiuditialissima partialità, oltreché quella gente brava e sciolta, resta si può dir infruttuosa. Vostra serenità ha anco deliberato in conformità delle mie instanze, ma non si può essequirlo se prima non capitano i cambii, per non lasciar sprovedute le piazze, onde il solecitarne l’effetto riuscirà a grandissimo publico vantaggio, prima anco che la stagione s’avanzi, perché l’invernata poi incontrano in tempi pessimi, stano molti mesi in viaggio, s’ammalano, muorono, con notabilissimo publico pregiuditio.
Anco la gente italiana resta di molto megliorata et ridotte le compagnie in buon stato, perché oltre la cassatione de poco atti, col sbando delle più vecchie e deboli, ho havuto modo di rimettere soldati buoni effettivi et con l’accrescimento della paga concessagli per benignità di questo eccellentissimo Senato, possono meglio sostentarsi, prestar il servitio che si desidera e che sono obligati, onde come hanno dato ben chiari segni della loro sodisfattione e contento, per così pia e santa risolutione, così non cessano di benedire et esaltare il nome della Serenità vostra et dell’Eccellenze vostre.
Tengono però tuttavia somma neccessità di pagliazzi, schiavine e tavolazzi, mentre per tal mancamento dormono sopra la nuda terra, con grave pregiuditio della loro salute, né ho supplicata la provisione più volte, che se bene dalla publica carità fu deliberata, mai però è stata essequita; ottimo servitio riuscirà il commettere l’espeditone a sollevo et preservatione delle militie stesse, per le quali non stimerei anco fuor di proposito mandar qualche quantità de pani bassi da vestirle, acciò nell’altezza de prezzi ricevessero anco questo commodo a loro maggior sollevo e vantaggio.
Né sufficiente né atto è il numero de bombardieri, per la maggior parte inhabili, senza pratica, disciplina o peritia alcuna, questo procede perché nelle vacanze che ben spesso succedono, sono destinate persone della qualità sopraccennata, mentre nella lunga distanza da questa città, non così facile riesce l’espeditione de migliori, alcuni de quali anco commandati si trova che senza andar al servitio hanno fatto de cambii con introdutione pessima, dannosa e pregiuditiale, come ho diffusamente rappresentato con mie lettere et portato anco aduno ad uno le più distinte informationi, a ciò mi rimetto per non moltiplicar nel tedio.
Non ho però mancato di far che siano a tempi debiti disciplinati dal sopraintendente all’artellaria e da capi, con ogni maggior applicatione, affine di renderli fruttuosi et atti al servitio, et nelle vacanze che sono successe sotto di me, particolarmente nella paga grande di ducati 10, ho voluto sempre che l’elettioni si faccino con tutti li debiti requisiti e circonspetioni, a beneplacito sempre del magnifico illustrissimo dell’artellaria, senza la confirmatione del quale doppo il corso di sei mesi cadeva la mia elettione, affine di migliorar in qualche parte quella militia, come negotio che molto importa, perché all’occasione l’inesperienza o poca pratica d’un capo, può grandemente pregiudicar a qual si voglia ben forte piazza. Né stimerei improprio nella difficoltà di trovar soggetti atti, che volontieri si portino in quelle parti, quando commettono qualche delitto, far che seguino delle relegationi in Candia, alla Canea o nelle fortezze, con tutta o meza paga, per quel tempo che fosse stimato proprio, conveniente alla trasgressione et di tal modo proveder il Regno di gente esperta e sufficiente, con molto publico profitto.
Anco il numero de scolari bombardieri ho procurato che resti sempre accresciuto a misura del bisogno in tutte le città et che siano questi continuamente disciplinati, per ridurli in stato poi di servitio, a quali secondo la loro ricrescita si va conferendo le piazze picciole nelle vacanze di lire 18 solamente, et ben spesso succede che alcuni di questi sono più atti e pratici de gli altri de paga grande spediti di qua, per le sopraccennate ragioni.
Sei compagnie di cavallaria stradiota, al numero di 50 soldati per una, mantiene la Serenità vostra nel Regno, sotto un governatore e cinque capitani, che l’inverno si trattengono nelle città, due in Candia, due alla Canea, una a Rettimo, una in Scittia et l’estate si spingono alle marine per batter le stradde, passi, spiaggie e posti a sicurezza del Regno e sudditi. Cinque però sono di presente, mentre quella del capitan Dobbo [?], fu da me regolata ed il capitano stesso castigato per diversi misfatti, per intacco del publico denaro, defraudato con soventioni dupplicate, levate con falsi pretesti dalle Camere, molto prima del mio arrivo in Regno; et quella del capitan Geropadi, capitata due anni sono al Zante, per mancanza di passaggio, inutile si trattiene in quella città. Quattro di queste compagnie sono così vecchie che li soldati possano quasi tutti chiamarsi casalini, il governatore con alcuno de capitani et la maggior parte de gli officili sono greci del paese, con notabilissimo publico disservitio, che però lauderei il rinovarle; et se le difficoltà de passaggi per la cavallaria distorna così buona opera, si potrebbe spedir le compagnie de soldati solamente, con obligo alli capitani di far poi li cavalli a brazzo di Maina, in Morea, il che non riesce difficile ed altretanto fruttuoso e profitevole il servitio, osservando però di non rollar più greci, come ben spesso succede, ma solamente crovati o albanesi.
Vi tiene anco la Serenità vostra un numero di cavallaria feudata sotto 11 condotte, sei in Candia, due alla Canea, due a Rettimo, una in Scittia et alli conduttieri si dona una colana di ducati 200, doppo il servitio di cinque anni. Questa cavallaria tutta è di serventarie 2.104, carati 19, in cavalli 1.042, cioè capi 139, secondi 303, roncini 430, de quali ne erano sguarniti alla mia partenza 250 in tutto, cioè capi 24, secondi 47, roncini 179. Soverchiamente tedioso riuscirei alla Serenità vostra, se volessi a pieno rappresentar il stato et essere della medesima cavallaria, più volte con ogni distintione maggiore portato alla publica notitia. Dirò solo che nel stato in che la ritrovai, poco frutto si poteva sperare et sebene d’assai migliorata, non posso prometter molte all’Eccellenze vostre del suo impiego; l’alienatione de cavallieri e padroni de feudi da questo servitio, la mancanza de cavalli, cagiona il disordine e la prudenza di Vostra serenità è chiamata dal proprio interresse a qualche compenso, particolarmente di far capitar in Regno cavalli che possino servire per capi e secondi, mentre non producendo quello altro che roncini, ben presto si ridurà la cavallaria tutta in simil qualità con poco frutto e servitio, Né i cavallieri stessi possono certo provedersene in presi esteri, per la gran spesa a che sariano sottoposti; et le condanne, le pene, nulla o poco giovano nella speranza massime d’esserne di nuovo gratiati dalla publica benignità. S’aggionge che la collonia resta di maniera diminuita che supera di gran lunga il numero de greci che guarniscono a quello de nobili veneti, che per ciò dilatandosi i feudi in più teste, ne succede anco il disordine de roncini in numero grandissimo et pure il fine della Serenità vostra nell’institution della collonia stessa fu che questo rimenesse billanciato, per tutti gl’accidenti che potessero accadere, onde senza qualche compenso in pochissimi anni resterà Ella del tutto ridotta in greci d’ogni conditione e qualità, esclusone affatto i nobili veneti. Consideratione importantissima che merita il prudente riflesso dell’Eccellenze vostre, con celere espedita risolutione. Conche havendole distintamente portate le forze che tengono nel Regno, passerò con tutta la brevità possibile a darle conto del stato de gl’arsenali e fortezze, con ciò che a mio debil senso si può operare per renderlo meglio custodito e guardato.
Nell’arsenale di Candia tiene la Serenità vostra 19 corpi di galera, 12 buoni da navigare, doppo qualche accommodamento, sebene per pochi viaggi curti, ridotti già in stato pessimo per il lungo uso d’essi. Uno nuovo quasi perfettionato, tre da despogliar la coperta, mageri, late, boccalari e morti [?], tre del tutto inutili; 10 caselli forniti di robba usata, oltre tre di robba nuova, eccettuate le gomene e palombere; 10 palomenti di galera fra nuovi e usati; 200 stelle per far remi, diversi apprestamenti et armizzi, da valersene all’occorrenze, de quali anco se ne servono le galere della guardia, non essendovi di gran tempo capitata cosa alcuna nel deposito, che rimane del tutto vuoto et sebene sono io andato con tutte le riserve e strettezze maggiori, a sengo di mala sodisfattione e condolenze ben grandi de signori capi e sopracomiti, non ho però stimato publico servitio lasciar le galere per questo mancamento inutili et esposte ad evidente pericolo.
Consistono le maestranze di questo arsenale in maestri calafati 53, maestri marangoni 46, maestri remeri 11, con li loro fanti grossi e piccoli, con altri carichi ordinarii che rilevano di spesa alla Serenità vostra ducati 225 in circa per settimana, oltre il patron all’arsenal, al quale in avvenire per decreto di questo eccellentissimo Senato, doverà esser corrisposto di salario cechini 100, essendogli stato levato quello di Proveditore alle saline et rinovata questa carica con non picciolo publico vantaggio.
Nell’arsenale della Canea si consumano 17 corpi di galere, sette buoni in ordine di tutto punto, 10 bisognosi d’accommodamento. Sei soli caselli forniti anco con molta robba usata, due palamenti nuovi, cinque usati, stelle 300 con diversi altri armizzi et apprestamenti.
Lavorano in esso maestri calafati 39, 19 maestri marangoni, 11 remeri con li soliti fanti grossi e piccoli, la spesa ascende una settimana con l’altra ducati 160 in circa. Vi sono anco il patron all’arsenal et altri carichi, come in Candia.
Veramente al stato di questi arsenali si deve haver sempre fisso l’occhio e la mira, procurando che siano copiosamente muniti e proveduti di tutte le cose, perché in ogni occorrenza da questi doverà dipendere la sicurezza e preservatione del Regno e sudditi. Era solita Vostra serenità ben spesso a tempi proprii spedir qualche numero d’arsili nuovi, con tutti gl’aprestamenti neccessarii et pur da 19 anni in qua non si vede alcuna espeditione. Sei ve ne sono a Corfù destinati, tre già vecchi, gl’altri grandemente deteriorati, per il lungo patimento et prima che capitino in Regno saranno quasi del tutto inutili et pur doveriano essere de migliori, perché credami l’Eccellenze vostre, riuscirà sempre di maggior loro servitio il tener ben proveduti quelli arsenali, che questo di Venetia, per la difficoltà de passaggi, per gl’incommodi de viaggi, per la lunga distanza et per la contrarietà de tempi, che rendono difficultosa la condotta et vanne [?] le speranze, che per ciò dal lungo uso ordinario di quelli che ivi s’attrovano, molti de quali anco sono stati per deliberatione di quest’eccellentissimo Senato commutati coll’illustrissimi signori Capi da mare, secondo l’occorrenze et lasciati gl’inutili o poco buoni, sono gli rimanenti in stato di poca attitudine o servitio ed in occasione di bisogno non credo si potrà metterne, doppo gran fatica et lavoro, 20 in acqua, che per ciò stimerei giovevole partito il disfar gl’inutili, convertendoli in barconi o altri bisogni, et rimetterne in loco loro de buoni e sufficienti per tutte le occorrenze, spediti in più volte con proprie opportunità.
Nelle recenti ultime congionture, hebbi commissione dalla Serenità vostra d’armar il primo anno otto galere, 16 il secondo et quattro il presente, il che essequii con ogni puntualità; et se bene in numero grande di lungo tempo non praticato non mi riuscì però difficile, con li alletamenti e promesse di non allungarle dal Regno, mentre quelle genti gravemente si risentono quando passano in golfo o altrove, dove luntani dall’aiuti, sottoposti a patimenti a freddi maggiori, incontranno in malatie e morti, che per ciò si rendono renitenti; ed io mi son incontratto in così buona fortuna, che l’anno passato nel numero de 16, quattro soli in tutto il tempo sono stati li morti, con tanto applauso e sodisfattione de gl’altri, che ardisco prometter alla Serenità vostra, haverei sperato in occasione di bisogno d’allestirne l’anno presente ogni maggior numero con tutta la facilità. Subito armate e rinforzate di gente da spada e marinari, con le commutationi de bandi e sentenze, senza publico aggravio sono state spedite alla Suda, per renderle disciplinate con mirabile riuscita et meraviglia di tutti, per la bontà loro et per l’impiego che fruttuoso si poteva sperarne, che per ciò risolsi il primo anno di spingerle attorno il Regno, sotto il commando dell’illustrissimo signor Capitano Giustinian, con notabilissimo publico servitio, per il corraggio che ne riceveronno i sudditi et per gli buoni effetti che ne conseguitorono della presa del vassello livornese, con tanto vantaggio de publici interressi alla Porta, come riverentemente avisai; il secondo poi sotto la direttione dell’illustrissimo signor Capitano della guardia Badoer [?], s’impiegorono nel lavoro della porporella alla Suda, del forte al Morati et in tanti altri utilissimi effetti, sendosi anco li signori governatori e sopracomiti dimostrati tutti pronti d’impiegarsi et di ben servire.
La porporella e facilità di questo armamento, seguito in poche settimane con tanta perfettione, accreditando anco le voci, che ad arte facevo correr [?], d’esser per allestirne altretanti in pochi giorni, non sarà stato de gl’ultimi, se non fosse de primi motivi, per far consigliare al passato Gran signore nella confusione degl’animi, se suoi principali capi maritimi, che non si vedevano così ben proveduti di forze, il cambiare l’uso delle violenza già concepita nell’animo fiero di quel re et risoluta nelle consulte (come ben ricorda la Serenità vostra) in trattati di accommodamento, che con la gratia del Signor Dio successero anco di poi; et qui non vuole il mio devotissimo zelo ch’io lasci di considerare alla Serenità vostra il grandissimo beneficio di che, contro gli pensieri orgogliosi e pretensioni illecite de Turchi, sia per esser sempre l’haver un pronto corpo d’armata in quel Regno, che possa col prevenire i mali dissegni far quelle impressioni che non sarebbero difficili nell’Arcipelago o la sola certa divulgatione almeno nel tenersi allestite tutte le cose neccessarie a tal armamento di poterlosi fare in breve, potendo dirsi questo il vero antidoto per li mali humori di quella parte. Ho procurato che il numero de governatori e sopracomiti, resti sempre pieno et che imediate si diverghi all’elettione de luochi vecanti. Come pure tutta la mia applicatione ho impiegato nell’affare importante de marinari et offitiali per le galere, affine d’haverli pronti al servitio ne tempi et occorrenze del bisogno et nella maggior quantità possibile, delli più atti et sufficienti, cavandone dall’isole d’Arcipelago, col mezo de confidenti, con alletamenti, promesse, con qualche comutation di sentenze, relegationi o bandi, con dupplicato buon effetto di levarli a nemici et ridurli al servitio tanto neccessario, proficuo nella gran scarsezza d’essi, onde mi è riuscito di riempir il numero oridinario di gente scielta et d’esserne bastevolmente proveduto. Qualche mancamento de legnami si prova ne gl’arsenali predetti, per la difficoltà d’inviarme da questa città, et ritrovandosi nel Regno molti boschi, ho spedito persona pratica che con ogni diligenza ha riveduto, bollato et inventariato gl’albori buoni a questo servitio et per letti d’artiglieria ancora, onde all’avvenire si potrà con poca spesa esser abondantemente proveduti, eccettuato però mageri e simili, che sarà neccessario mandare da questa città quanto prima.
Nell’armeria di Candia e Canea si trovano diverse qualità d’armi, moschetti, arcobusi, carabine, armature da corazza, spade, celade e simili, ma non in quantità sufficiente per estraordinarie occorrenze, ho più volte avisato il bisogno col numero delle manchevoli, buona provisione è stata espedita, il rimetterne qualche summa non può che riuscir di publico servitio ed io presenterò la notta che conservo appresso di me, sempre che sarò commandato.
Ogni maggior applicatione si deve alla preservatione dell’edificio delle polveri, come materia importante et più neccessaria di tutte, egli è ridotto a perfettione et si può lavorar in esso con 24 mortari e quattro materie; 12 mortari sono in essere et servono alla giornata, gl’altri si riduranno all’opera con poca spesa, essendo la maggior parte del legname allestita, conché si potrebbe lavorar 12.000 [?] di polvere al mese, Ho rappresentato alcuni bisogni di telle da tenirsi, granidori et simili che di là non si possono havere, la provisione è stata deliberata, il sollecitar l’espeditione riuscirà effetto di publico servitio. Alla Canea pure vi è un altro edifitio, ma ritrovandosi in Candia un valente e bravo polverista, che certo merita la publica protettione, ivi si raffinano di continuo le polveri che per la vecchiezza et altre ingiurie de tempi si rendono inutili.
Nella città di Candia si trova polvere fine, compreso un poco di grossa lire 614.443, salnitro lire 425.000, solfere lire 160.000, carbon tamisado lire 22.571.
Alla Canea polvere lire 84.500, salnitro lire 100.000, solfere lire 34.700, carbon lire 11.000.
A Rettimo se ne va espedendo a misura del bisogno et di presente si ritrova polvere fina lire 44.150.
A questo capitale di molta considertione si deve haver mira, perché non così facile riesce poi l’espeditione, nelle molte difficoltà de passaggi e condotte sopraccennate, et certo è il consumo, onde io son andato con tutti li risparmi et riserve possibili et commesso l’istesso all’illustrissimi signori Rettori delle città et Proveditori delle fortezze ancora, che tutte sono benissimo provisionate. Considerabile è anco il numero dell’artigliaria, che la Serenità vostra tiene nel Regno, ch’ascende alla summa de pezzi 1.256, cioè colubrine de più sorti 178, canonni sortadi 128, periere diverse 458, il rimanente falconeti, spingarde, aspidi, saltamartini et simili. Tutta ben tenuta e regolata, diffettosa solamente de leti, a che si potrà in avvenire riparare col legname de boschi sopraccennati, per renderla più pronta e preservata all’occorrenze del bisogno, essendovi anco abondante quantità di balle et ogn’altra sorte de rispetti.
Le fortezze tutte tengono qualche neccessità di restauratione, mentre dalla partenza dell’eccellentissimo preccessor Contarini fin al mio arrivo in Regno, mai s’è fatto riparo alcuno alle più urgenti de magazeni, terrapieni, alloggiamenti et simili, ho bastevolmente proveduto, per gl’altri ho communicato le commissioni della Serenità vostra acciò restino essequite.
Il castello di Candia in particolare minacciava rovina, per una sotteranea cava fatta dal reflusso del mare ed in tempo de terremotti, che ben spesso sono successi, ho grandemente dubbitato, in buona parte s’è riparato al pericolo ed il rimanente doverà esser perfetionato colle bonacie dell’estate dall’illustrissimo signor Capitano Bragadin, a cui ho efficacemente raccommandato quest’affare et lasciato le materie preparate, acciò con facilità possi condurlo a perfettione. La cortina della medesima città, opera di gran rilevanza e sommamente neccessaria, resta parimente perfettionata ed in ciò ho applicato il pensiero, sollecitando il lavoro con tutta la celerità, perché non fosse maggiormente ritardata la sua construttione, come pur ho riportato a bisogni del molo et altre occorenze della città più importanti et neccessarii de magazeni, alloggiamenti et simili, che non pativano dilatione.
Supplisse abondantemente nella città di Candia al bisogno d’acque la nobilissima fontana eretta dalla virtù e prudentia dell’eccellentissimo signor procurator Morosini, con tanto applauso et sodisfattione di quelle militie e sudditi che maggiore non si potrebbe desiderare, per il beneficio che da essa ricevono, onde a loro supplicaitone non solo ma della nobiltà tutta, ho fatto rimetter l’eloggio per la memoria di così degna et proficua opera, senza però arma né statua alcuna, già fatto destrugger da gli eccellentissimi signor Inquisitori, di che han dato ben manifesti segni del loro giubilio, contento e dell’obligatione che ben grande devono alla virtù di così qualificato et degno senatore.
Coll’acqua della medesima fontana si vanno riempiendo le cisterne publiche e private, che perciò ho efficaccemente commesso restino sempre accommodate, con li pozzi ancora, che in numero di 1.270 si trovano in quella città, 1.230 buoni che servono e 40 guasti, cisterne d’acqua piovana 273, 17 guaste, che tutte per gl’ordini miei rimaranno perfettionate et all’occorrenze riempite dell’acqua della medesima fontana serviranno per abondante provisione qualche tempo.
Molti sono i mancamenti delle città tutte del Regno da me più volte avisati coll’espeditione delle scritture de capi et ingegneri con ogni particolarità, il rimedio si rende neccessario per essequirlo con commodo a poco alla volta senza fretta, con minor aggravio publico et de sudditi, prima che si rappresenti la neccessità, che impedisse poi et rende impossibile l’essecuttione, et per ciò anderò brevemente raccontandoli.
Li terrapieni delle mura di Candia hanno bisogno d’esser elevati et aggiustati i parapetti.
Le muraglie stesse in molte parti sono imperfette et facili alla scallata.
Il muretto della ronda e la contrascarpa in più luochi destrutti et manchevoli devono esser restaurati.
La stradda coperta per tutto fabricata, le porte e sortite accommodate con pontilevatori, restelli e saracinesche.
Il posto di San Dimitri fuori della città o destrutto o fortifiacato, perché nel stato presente riusciria di grave pregiuditio alla diffesa.
Alla Canea pure li parapetti tengono bisogno d’essere aggiustati, il fosso allargato, non potendo l’angolo anteriore discoprire la contrascarpa. La stradda coperta perfettionata, allargati i fianchi de baloardi, per esser le cortine troppo lunghe, con diversi altri bisogni di minor rilevanza, che su l’opera possono esser corretti da capi et ingegneri.
Li medesimi diffetti, d’aggiustamento de terrapieni et parapetti si trovano anco in Rettimo, la cui fortezza però non tiene maggior bisogno che di terreno, marchevole assai di così neccessaria provisione, et di muttar la porta, facendo la sortita per tramontana, acciò resti coperta né possi esser rimboccata dal sito elevato tra il molo et il mare.
L’escavation del porto di quella città si rende anco neccessario al servitio de sudditi, buona summa di denaro si ritrova in Camera applicata a quest’opera, poiché oltre li 2.000 perperi in circa all’anno, del datio delle robbe sottoposte a sbori, viene per commission della Serenità vostra aggionto una gazetta per misura de sali che si consumano in quella città, ho più volte ordinato l’essecutione di così buon opera, ma all’illustrissimo signor Rettor Sagredo non è servito il tempo d’essequirlo per la stagione improria et sebene dubbito che non sia durabile l’accommodamento, servirà almeno per qualche tempo a gran commodo e benefitio di quei habitanti.
Passerò a dir anco alcuna cosa delle fortezze, particolarmente di Spinalonga, Suda e Grabose, per la loro somma importanza, rispetto a porti molti commodi e capaci d’ogni grossa armata, con li diffetti e ripari d’ogn’una d’esse.
Quella di Spinalonga patisse molte oppositioni, 6 passa per lungo di muro, altretanti d’altezza in uno de baloardi, si deve certo riffare, con le facciate a botta di cannone, stante la vigorosa offesa che si può ricevere dal monte detto Colochita, non più di 60 passa lontano et 90 dalla grotta che sarebbe neccessario otturare, mentre in essa possono alloggiarsi commodamente 600 huomeni et piantar batteria, sendo facilissima la condotta del cannone, col commodo massime del porto Colochita, tre soli miglia discosto, buono e capace, onde neccessarissimo si rende l’accommodar questi baloardi, allargando la piazza d’essi a maggior sicurezza della fortezza, come ho più diffusamente rappresentanto alla Serenità vostra con mie lettere numero 59 di 16 gennaro 1639, con li dissegni, spesa et ogni altra distintione maggiore et all’illustrissimo signor Capitano Bragadin ho anco lasciato le commissioni dell’Eccellenze vostre per la loro puntuale essecutione, essendovi anco buona parte delle materie preparate, con che in breve tempo si potrà facilmente perfettionar l’opera.
Al bisogno d’alloggiamenti grandemente deteriorati et che minacciavano rovina, d’un magazino per ripor l’artellaria, arme et altro apprestamenti, ho fatto con picciola spesa, subito arrivato in Regno, supplir bastevolmente, onde a questo solo si doverà attendere di presente, come opera sommamente neccessaria et da non differirsi per modo alcuno.
Dieci miglia in circa discosto dalla fortezza vi è il castello di Mirabello, di qualche consideratione per la vicinanza al porto di San Nicolò, anch’egli commodo e capace di buon numero de vasselli, et per la piccola distanza da quelli di Gerapetra e Colochita, si deve haver in qualche riflesso, massime nella commodità dell’acqua della fiumara d’Istriona, non molto discosta. In questo vi habita un castellano con alcuni privileggiati, quattro scolari bombardieri al tempo dell’estate ed io l’ho sempre proveduto d’una compagnia d’infanteria, con una truppa de cavalli ripartita in questi due luochi per li rispetti d’all’hora.
Scittia ha un castello che guarda quel porto et l’illustrissimo signor Giovanni Battista Minio, che con tutta l’applicatione invigila di continuo, senza alcun riguardo al vantaggio del publico servitio, alla sodisfattione et sicurezza de sudditi, l’ha migliorato d’un cavaliero con spesa insensibile, il quale proveduto da me d’un sagro da 14, resta meglio assicurato il porto et la città stessa. Di ordinario Vostra serenità vi mantiene un capitano con 25 fanti et una compagnia de cavalli, ma nelle turbolenze passate vi ho spedito di rinforzo ogn’anno 200 et più moschetieri, con un’altra compagnia de cavalli, sotto la direttione del signor conte Osalco di Polcenigo, cavaliero di molta stima, di grand’esperienza e valore, che ha anteposto il publico servitio al suo particolar interesse, prontamente essendosi trattenuto in Regno, così da me commandato, doppo rinonciata la carica di sopraintendente, a solo fine di meritar la gratia publica, di cui si rende ben degno, onde con l’instruttioni et ordini proprii havesse modo di divertire et accorrere ad ogni accidente de corsari non solo, ma di qualsivoglia altro tentativo, come mi promettevo dalla sua virtù.
Al forte del Paleocastro, non più di sei miglia discosto dalla città di Candia, assistono di continuo 40 fanti con un capitano, né ad altro serve quel posto che per assicurar la spiaggia contigua et quello dalla Fraschia da vasselli corsari.
La fortezza della Suda, che diffende l’ingresso del vastissimo et stimatissimo porto, capace d’ogni più grossa e numerosa armata di quantità inestimabile de vasselli, essendo la sua longhezza miglia sette, due e tre di larghezza. Doppo il quale con belissima, amplissima pianura, si passa alla Canea, non più discosta che tre soli miglia. È la più importante del Regno, perché serve d’antemurale e diffesa di quella città, che occupato quel porto resterebbe in grandissimo pericolo. Questa piazza situata dalla natura nell’ingresso del porto 350 passa lontana da terra dalla parte di tramontana et 950 in circa da quella d’ostro, nella quale, sebene fu di mio ordine ottimamente perfettionata la porporella, ch’essendo de soli passa 150 senza alcuna speranza di poterla prolongare per il gran fondo del mare, non possono sicuramente i tirri della fortezza impedir l’entrata ad armate inimiche ch’ardissero di tentar l’ingresso, nel lungo tramite di 800 passa in circa, mentre ogni miglior colubrina non eccede il tirro di punto in bianco passa 400, né il tirro di volata vien posto in consideratione alcuna, onde con l’occasione della fortification commessami da Vostra serenità al porto del Marati, di cui discorrerò più a basso, li signori capi da guerra et ingegneri tutti, conclusero esser neccessario qualche rimedio a così urgente bisogno, poiché occupato il porto, la Suda, il Morati resteriano in poter del nemico et la città della Canea in pericolo evidente di perdersi in brevissimo tempo. L’opinione universale saria di construir una fortezza sopra il monte Padhumuria [?], ch’è nel principio della porporella, con che incontrandosi li tiri con la Suda si verrebbe ad assicurar ottimamente l’ingresso. La spesa però sarà di qualche rilevo, mentre tutti concordano in una perfetta fortezza, perché cosa picciola non riuscirebbe d’alcun vantaggio o profitto, anzi più tosto di danno a beneficio dell’inimico, per la facilità d’impadronirsene et ampliarla. Il dissegno stesso con le scritture d’ingegneri conservo appresso di me et sarà consignato in secreta con le presenti per lume et informatione maggiore dell’Eccellenze vostre.
Vicino alla città della Canea, vi è il scoglio di San Todaro, con due piccioli fortini, guardati da un capitano et 40 fanti, affine d’impedir il ricovero et l’approdare a vasselli nemici nella spiaggia contigua per ricevere il beneficio del sbarco et dell’acqua perfettissima della fiumara.
La fortezza della Grabuse, capo e principio dell’isola, serve non solo per assicurar il porto et l’armate di Vostra serenità, che capitassero con soccorsi e provisioni nel Regno, ma per impedir il ricovero all’esteri inimiche, poiché essendo per lo più passato Capo Spada contrarii li venti, sono in consequenza neccessitate al ritorno e ridursi in quel porto, onde questa piazza si deve tener in grandissimo riguardo e stima.
Alla Sfachia, giurisdittione della Canea, vi è un picciolo castello, che serve per assicurar et impedir il ricovero a quei posti vicini de casselli, secondo la loro qualità. Dal consiglio di dieci di Candia si fa elettion d’un proveditor nobile veneto, le cui sentenze vanno in appellatione al colleggiato. Quella gente è belicosa e fiera, per lo più inclinata alla navigatione, con la quale et con la mercantia de legnami tagliati ne boschi di quella giurisditione condotti in Candia, Rettimo e Canea, si buscano il vito, sendo quei luochi alpestri e montuosi, con pochissimi grani, se bene con qualche numero d’animali. De legnami de quei boschi, che sono tutti cipressi e zappini, altre volte si fabricavano vasselli di gran portata, che riuscivano a perfetitone, ma essendo del 1612 seguito un grand’incendio, che durò un anno et più senza potersi smorzare, restano i medesimi boschi quasi disfatti con gran perdita e danno, né si può più cavar legnami di consideratione.
Arriverà il numero dell’anime di quel territorio tutto a 4.970, de 1.400 de quali si può all’occorrenze prometter ogni fattione et servitio, quando siano retti da capitano d’esperienza e valore et in occasione d’armate si possono cavar soldati et marinari di tutta perfettione et d’ogni miglior riuscita.
Nel tempo dell’ultime turbolenze con Turchi, feci da capi et ingegneri riveder accuratemente tutte le fortezze medesime et non potendo essere ritenuto il mio spirito dalla violenza dell’indispositioni mie familiari, come che fosse tutto infiamato dall’interresse della Patria, in urgentissima congiontura mi portai pure io stesso o per meglio dir portar mi fecci, alla visita d’ogn’una delle principali, sumministrandole tutto il neccessario alla loro preservatione, poiché nella scarsezza di tutte le cose, convenivo compartirle in maniera che me ne riserbassi da poter poi ne gl’ultimi bisogni, supplire in maggior abondanza a quella parte che più occorresse, secondo l’emergenze et avisi. Ben è vero che da viveri sono tutte per lo più sproviste, mentre eccettuata qualche quantità de grani, che si va spedendo a portione del consumo, si può dir che quelle militie vivono nel rimanente, de momenti in momenti, poiché havendo gl’eccellentissimi illustrissimi Inquisitori espressamente prohibito il dar denaro in soventione all’illustrissimi Proveditori, con il quel poi s’andavano munendo d’ogni sorte di vituarie, né trovandosi per diligenza usata chi voglia prender il carico di vivandiero, resta all’arbitrio de casalioti circonvicini il sumministrarle giornalmente il bisogno et molte volte per la contrarietà de tempi le militie languiscono. Disordine che potria apportar in occasione d’improviso attacco pericolosissimi accidenti, che per ciò stimai bene far in ogn’una d’esse un deposito di 100.000 de biscotti, con quelli all’occorrenze si poteva supplir per qualche tempo, fin a nuovo soccorso, né tralasciai di sovenirle con qualche summa di denaro all’effetto sudetto, se ben senza giro di scrittura per le prohibitioni di quell’Eccellenze. Qualche deliberatione in questa grave materia riuscirebbe molto profitevole per l’occorrenze venute ed io son neccessitato dal zelo della mia devotione a riverente raccordarlo per publico servitio.
Furono anco deliberati da Vostra serenità per servito delle medesime fortezze 20 molini da mano, che mai sono stati spediti et pur neccessaria al pari di qualsi voglia altra si rende la provisione d’essi, senza li quali inutile riuscirebbe ogn’abondante preparamento di biade, nella mancanza del modo da ridurle in farine, il non differir la missione stimerei ottimo servitio.
Conche passerò a discorrer alcuna cosa dell’isole di Tine e Cerigo che sono di somma importanza.
Tine rispetto al sitto non solo del castello, che viene giudicato quasi inespugnabile, ma anco dell’isola tutta riposta nel cuore del Stato turchesco in faccia di Constantinopoli, refuggio de schiavi, dove non può esser impedito alla diligenza di quell’illustrissimo Rettore il penetrar gl’andamenti de Turchi, con notabilissimo publico vantaggio, deve tenersi in grandissima stima et a tutto potere sostenuta e diffesa. Ho havuto per essa molto da travagliare, perché nelle minaccie de Barbari et de Turchi stessi a quali sommamente preme l’acquisto di quell’isola, che veramente le traffige l’anima, mi convenne applicarmi il pensiero più che a tutto il resto, affine di renderla ben proveduta e munita, massime nelle difficoltà e pericoli delle condotte, acciò per mancanza de provisioni non fosse neccessitata in caso d’invasione a cader in poter de inimici, come facilmente poteva succedere nel stato in che si ritrovava. L’espedii però in buona congiontura un vassello carico di munitioni, arme, apprestamenti d’ogni sorte, sei pezzi d’artiglieria, una compagnia di 80 scielti fanti di rinforza, con un perfetto capitano, denaro a sufficienza per la provisione de viveri, nella strettezza del Regno; et così sussequentemente son andato sumministrandole nuovo soccorso delle cose stesse et di denaro, se bene in molte fiate per non azardar in una sol volta grosso capitale della Serenità vostra, ma sempre con le cautioni e preavertenze proprie, et gratie a Sua divina maestà tutto è senza alcun danno sicuramente pervenuto, con gran sodisfattione e contenuto di quelli illustrissimi Rappresentanti et sudditi, veramente fedelissimi, che prottetti di buon cuore esponeranno sempre le vite per servitio di questa serenissima Republica, ascenderà il numero di quell’anime a 10.900 in circa, de quali si cavano 1.500 soldati di cernide sotto cinque capitani, che fanno l’estate le solite guardie alle marine, con la corrispondenza de segni, per portarsi et esser pronti all’occorrenze del bisogno. Assistono d’ordinario alla guardia di quel castello due compagnie di 50 fanti l’una, con due capitani, un governatore, 30 scolari bombardieri dell’isola et di Candia vi ho anco spedito 4 bombardieri provisionati, con un buon capo per l’occorrenze d’all’hora.
Piccola quantità di biade si raccoglie nell’isola, la maggior parte orzo, tutte però non servono per il vito di tre mesi, che perciò deve la prudenza dell’illustrissimo signor Rettor procurarne prematuramente la provisione dall’isole d’Arcipelago, che riesce d’ordinario abondantissima, ma nelle prohibittioni del comertio et nella strettezza de Turchi, ho convenuto supplir con quello del Regno, per rimediar all’estrema neccessità di quei popoli, mentre anco il deposito che si tiene d’orzo per la summa di 3.000 moza in circa, era già stato consumato et le militie languivano. Vivono quei sudditi per due terzi et più col Ritto latino et li restanti greco et tengono continua [?] corrispondenza con quelli dell’isole d’Arcipelago, da cui ricevono molti commodi, mentre quei stessi conservano memoria del commando che già ne tenne la Serenità vostra et professano gran devotione et ossequio, il che son andato anch’io confermando con alcuno de principali, stimando che ciò possi apportar molto beneficio a gl’interressi dell’Eccellenze vostre et ne ho esperimentato gl’effetti, poiché nelle maggiori prohibitioni e proteste del Turco, nelle comminationi et minaccie de Barbari, senza alcun riguardo alla robba non solo ma alla vita stessa, hanno sempre voluto a miei confidenti confirmare la loro pronta volontà et inclinatione, con l’espeditione continua de barche e vasselli de formenti in Regno, finché questo abondantemente [?] proveduto da Vostra serenità et cessato il spazzo d’esso, avisati anco da me, commendati con esibitioni e regali cortesi, affettuosi, hanno fermato l’espeditione.
Con queste et con altre ben chiare espressioni dimostrano il desiderio loro di sottrarsi dalla tiranide de ministri turcheschi et ridursi alla devotione della Serenità vostra, per li soverchi aggravi, contributioni de carazzi presenti, che ascendono la summa de 80.000 reali all’anno, oltre le spese eccessive alli bei et genti loro, quando si portano alla riscossione del carazzo, con danno gravissimo, eccedente alle loro forze, con tante altre avenie et estorsioni che sono ridotti in una estrema miseria.
Vivono hora parte di quella gente col Ritto cattolico latino et osservano grandemente il nome del sommo pontefice. Da tre anni in qua si sono introdotti li padri giesuiti in Scio, che insegnano a fanciuli dell’isole tutte senza premio alcuno, né quelli di Tine stessi nonostante gl’ordini incontrario s’astengono d’espedir i loro figlioli, che ritornano poi imbevuti de concetti che possono riuscir per aventura di publico disavantaggio. Questi padri per lo più sono di natione francese o dipendenti da quella corona, che per quanto si scorge procura a tutto potere d’acquistar l’animo et benevolenza di quei popoli col mezo de suoi ministri, il che ben chiaro si comprende, poiché li vescovati e prelature tutte sono conferite a dipendenti di quel re, da cui ricevono anco annua recognittione o salario, per rinderli maggiormente obligati. Non ho però anch’io tralasciato d’attestare, non solo ad alcuni di quei prelati con cui ho havuto occasione di contratare, ma a quelli del Ritto greco et paesani ancora, che ben in numero di consideratione capitano di continuo con merci in Regno, l’ottima inclinatione et affetto della Serenità vostra verso di loro, il desiderio che conserva di darglene in ogn’occorrenza aperti testimonii, col di più che ho stimato conferente al publico interresse, secondo la qualità delle persone, non senza frutto certissimo. Né dissentirei per mio debil senso che l’Eccellenze vostre ancora procurassero, in conformità della corona di Francia, quelle prelature e cariche in soggetti sudditi, dipendenti, per quei importanti rispetti che sono ben notti alla Loro somma prudenza.
Tiene la Serenità vostra nell’isole alcuni consoli, in Scio, Nixia et Milo, che con la corrispondenza d’avisi et andamenti de Turchi apportano gran profitto a gl’interressi del Regno, particolarmente il Bolsarini in Scio, coll’espeditione de dispacci di Constantinopoli per Candia e Tine et con altri publici utilissimi vantaggi.
Questa picciola ma neccessaria digressione, spero non sarà riuscita discara all’Eccellenze vostre, mentre continuerò il discorso portandole il stato della fortezza et isola di Cerigo.
Servono d’ordinario in quella piazza due compagnie pagate, una di 75 l’altra di 25 fanti, con due capitani, un governatore.
Prima di capitar in Candia mi portai in quella fortezza per riparar alla strettezza d’acque, diche la militia particolarmente l’estate sommamente pativa. Ho fatto in luoco proprio dentro le mura una cisterna capace di 1.500 et più botte, con spesa de soli 400 reali in circa, che abondantemente serve all’uso di tutte le soldatesca, altra pure ne ho fatto dissegnare in città et persuaso quei cittadini a farla perfettionare, come hanno promesso anco nel mio ritorno in Patria et credo l’essequiranno, incaloriti da commandanti publici, questa sarà anco capace di 2.000 botte, conche resterebbe copiosamente proveduto al bisogno di tutti.
A molte imperfettioni di quella piazza che minacciavano rovina nei baloardi et altro, ho commesso il riparo, ch’è stato ottimamente essequito, con ogni maggior vantaggio dalla virtù e prudenza dell’illustrissimo signor Proveditor Francesco Loredan, che con tutta l’applicatione procura et invigila al servitio della Serenità vostra.
Questa fortezza a mio debil senso deve esser tenuta in grandissima consideratione, per esser unica di Vostra serenità tra il Regno et il Zante, et nel lungo tramite apporta ben spesso sommo beneficio a vasselli, nel pericolo d’invasione de corsari. Ella però non ha porto di sorte alcuna, essendo quel picciolo ridotto esposto a venti, particolarmente australi e garbini, che per la loro solita feria e rabbia non permettono il fermarvisi, se non con evidente pericolo. La pratica di molt’anni di quel sitto mi ha fatto andar speculando il modo di ridurlo in sicurezza, che per me viene stimata cosa non grandemente difficile, et se non me lo impedivano le congionture passate havevo risoluto col condurmi di nuovo sopra il luoco, con li capi et ingegneri tutti, far ogni sforzo et esperienza per portar così notabile beneficio alla navigatione, poiché li vasselli che capitano da Constantinopoli, Alessandria, Soria, Cipro, Smirne dal Regno et altri luochi, riducendosi sotto il calore di quella fortezza, in porto commodo et sicuro, potriano attendersi l’un l’altro et ammassati in numero sufficiente, proseguir il viaggio senza alcun dubbio o timore de corsari et schivar tanti incontri pericolosi et perdite, come è ben notto alla prudentia dell’Eccellenze vostre, con danno gravissimo del negotio, della piazza et sudditi, a beneficio et sollevatione de quali concorrendovi anco l’interresse publico per il servitio che se ne riceverebbe in occasione di bisogno (che Dio tenghi luntano) di soccorrer il Regno. Non ho voluto tralasciar questo mio pensiero, che vaglia a quel riflesso che parerà alla somma virtù e sapienza della Serenità vostra. Ho discorso delle fortezze tutte colla maggior brevità possibile, senza però prettermetter cosa alcuna degna della notitia publica.
Direi delle campagne del Regno, ma dubbito di riuscir di soverchio tedio a quest’eccellentissimo Senato, basta che tutte unite non vagliono a contrinuir il vito per due terzi dell’anno, anco con abondante raccolta, che di rado succede per li venti australi et altri tempi contrarii che per lo più fanno riuscir scarse e deboli le rendite, onde è neccessario provedersene dall’isole, com’ho riverentemente sopraccennato.
Sono per la maggior parte queste campagne de particolari, ch’hanno obligo di condur certa limitata portione de formenti nelle città al prezzo stabilito, per l’uso ordinario del fontico.
Lascitti, situata sopra un monte, è di ragione della Serenità vostra a cui rende circa 13.000 misure di formento all’anno, entrata però incerta per l’inondatione dell’acque, nebbie e brose, a quali resta quella compagnia sottoposta, che ben spesso levano tutto o gran parte del raccolto, come successero gl’anni 1638 che se ne cavorno in tutto 3.000 misure et 1639 6.000 solamente. Alcuni discendenti da Napoli di Romania, investiti da Vostra serenità in certa portione per feudo, sono tenuti contribuirne al fontico di Candia 3.000 misure ogn’anno, col solo pagamento di soldi 32 la misura di questa moneta. Sono questi formenti di cattiva qualità, perciò destinati alla fabrica de biscotti.
Per rimediar al danno che questa campagna riceve, molte cose sono state raccordate et l’eccellentissimo signor Lorenzo Contarini, con la sua gran prudentia, ha portato alla Serenità vostra tutti quei lumi maggiori che si possono desiderare in questo proposito, onde a me non resta ch’aggiongere.
Anco il piano della Canea è di publica ragione, ma questo s’affita all’incanto ed il denaro viene esborsato in Camera, senza alcuna oppositione.
Non è dubbio che con la rendita di queste campagne e col ridur a coltura diversi altri terreni che restano inculti, il che succederebbe facilmente con qualche diligente applicatione de soggetti proprii a ciò deputati, si potria sperar in tempo di buona raccolta di cavar il bisogno neccessario del Regno, senza l’aiuti esteri, che incerti, dipendenti dall’instabilità de venti, dall’arbitrio de Turchi, ben spesso causano strettezze e mancamento; ed io ho havuto molto da travagliare in questo proposito, nella prohibitione del commertio, nel gran consumo de biscotti, con le buse [?] vuote senza depositi, in scarsezza di denaro et se non ero soccorso dalla benignità dell’Eccellenze vostre, grande, inestimabile sarebbe stata la mia afflittione, considerabile il patimento delle militie et sudditi. Ma seben dall’incanto la missione de formenti e segale spediti da Vostra serenità in Regno m’è riuscita di sollevo, nel dubbio di dover contender con la neccessità, dall’altra mi è stata di travaglio, poiché nel prezzo alto col quale, compreso le spese de nolli, sicurtà, accrescimenti di monete et simili, sono stati mandati et nella qualità de formenti, deteriorati grandemente da patimenti del viaggio et dalla vecchiezza, ho incontrato in molte difficoltà nel smaltirlo. Il migliore che ho potuto sperare sia per conservarsi qualche tempo è stato riposto nelle buse, il rimanente, mescolato col buono del Regno et dell’isole, compro a prezzo minore, si va dispensando nelle città di Candia, Canea e Rettimo, senza alcun discapito publico, se bene in poca quantità rispetto al calamiero, che anco in tal maniera eccede l’ordinario del buono, si potrà anco all’avvenire farlo convertir in biscotti, mentre la provisione venuta da questa città resta in gran parte consumata.
Non è dubbio che così abondante provisione de formenti, spedita con tanta celerità dalla Serenità vostra in Regno, ha grandemente confuso l’animo de Turchi, che fondavano le loro maggior speranza in occasione d’apperta rottura nella strettezza e mancamento de viveri imparticolare [?] et fui assicurato da soggetti di fede che questa et l’armamento di tante galere, con così gran facilità et prestezza, sia stato de maggiori vantaggi che potessero l’Eccellenze vostre ricevere nella trattatione d’accordo. Et Bichir bassà più d’una volta se ne è espresso, argomentando che in maggior urgenza, più presto et abondante sarebbe stata la quantità di così proficua provisione, come io son sempre andato divulgando a grandissimo publico profitto.
Ritrovai al mio arrivo in Candia alcune, seben poche, buse di formento, che per esser stato ivi riposto molti anni prima era ridotto a pessima qualità, onde acciò non andasse del tutto a male, ordinai che incorporato col nuovo buono fosse convertito in biscotti. Questo disordine succede ben spesso con publico disavantaggio, facile stimo il rimedio, quando Vostra serenità restasse servita di commandare che per l’ordinario consumo della città, fosse tutto il formento cavato dalle buse et ripostone a cambio del nuovo raccolto, conche s’anderebbe quello annualmente rinovando, senza danno o minimo pregiuditio delle militie e sudditi, perché quanto al prezzo saria il corso ordinario della piazza, senza alteratione imaginabile, servendo solo il cambio di formento per formento; quanto alla bontà e qualità da un anno all’altro non riceve alcun pregiuditio o detrimento, all’occorrenze poi quello delle buse sarebbe sempre buono et perfetto. Porto reverentissimo il mio senso all’Eccellenze vostre, perché si compiacciano deliberare il loro maggior servitio.
La segala anch’essa, sebene più durabile et meno deteriorata, cominciava grandemente a patire, nella strettezza de luochi da riponer tanta summa di biade, poiché oltre li soliti fontici e magazeni, havevo fatto riempir tutte le case grandi e capaci, et nel picciolo spazzo più non si sapeva dove riponerla; et sebene questa qualità di biade non era conosciuta da quei sudditi, ho però con l’essempio altre volte praticato, commesso che fosse dispensata a portione dell’anime per li casali, il che s’andava essequendo anco il giorno del mio imbarco, con obligar al pagamento li papadi e capi principali delle ville, al prezzo però che da Vostre eccellenze o dal Magistrato illustrissimo delle biave sarà dichiarito, mentre a tante mie repplicate instantie [?] in questo proposito, mai ho potuto ricever l’honore di risposta alcuna, stimo però neccessario che dalla Serenità vostra sia quanto prima avisato l’illustrissimo Vicecapitano di Candia Bragadin, per le proprie risolutioni, prima che il debito s’invecchi, acciò capitale di tanta rilevanza, non vada in abandonno.
Mi furono dall’Eccellenze vostre spediti ducati 20.000 per far un deposito de formenti, ma non hebbi modo d’essequirlo nella mancanza d’essi, sebene non furono lente le mie diligentie per procurarne la provisione nella Morea, col mezo dell’illustrissimi signori Proveditori del Zante, Ceffalonia, dell’armata, Capitani delle galeazze et altri, a cui efficaccissime portai l’istanze a misura del mio grandissimo bisogno, né quei illustrissimi signori zelantissimi del publico servitio trascurorono alcun tentativo, che tutto riuscì vanno, per le prohibitioni del comertio et comminationi de Turchi, il denaro però fu da me posto in Camera et dispensato in pagamenti di militie et altre occorrenze, come ne miei conti chiaramente si vede.
Il giorno della mia partenza ho lasciato nella città di Candia formenti de ragion de quarti 59.492 misure, del deposito vecchio 4.555, de publici spediti da questa città 53.254, della Scitti 4.963, che in tutto summano misure 122.265. Di questi ve ne sono piene buse 119, con misure 82.994 et 39.261 nel fontico et hospitali di San Antonio. Quantità però che non eccede l’ordinario et che si doverebbe accrescere, per haver sempre un buon deposito di rispetto per l’occorrenze che possono accadere, affine di non incontrar ne travagli et pericoli che ben facili potevano succedere. Per la qual sopradetta summa de formenti, essendo della qualità sopraccennata, convengo rinovar riverentemente alla Serenità vostra le supplicationi, perché col nuovo raccolto sia rinovata anco la qualità del formento, perché dilungandosi la provisione, si corre evidente rischio di perderlo. Anco la provisione de sali non è materia sprezzabile, perché serve di neccessario alimento a sudditi, che nella mancanza d’essi ricevono gran pregiuditio, hora massime, che non solo in Rettimo, ma quasi per tutto il Regno, s’accostuma di salar d’olive in monte prima di sprimerle, in che molto se ne adopera, perché più abondante e migliore sia la quantità e qualità d’ogli, onde molte volte sono astretti quei sudditi farne venir d’Arcipelago a prezzi altri, con danno e pregiuditio notabile. Io ho usato ogni diligentia et industria, per far bene accommodar le saline della Suda, ma la renitenza d’angarici et il loro impiego in tante altre funtioni di guardie, galere e simili, ne han difficoltato l’effetto, al quale si potrà supplire di presente che non così grande è il bisogno delle medesime guardie, né il numero delle galere.
Quelle di Spinalonga ancora sono state migliorate, sia con la nuova elettion di Proveditor alle saline, commessami da Vostra serenità et da me essequita in soggetto d’esperienza e fede, spero con l’assistenza de chi commanda, potranno ridursi facilmente a perfettione. Conche resterà poi supplito pienamente al bisogno del Regno, che di poco eccede alla 100.000 misure l’anno et ciò riuscirà con gran solevo, benefitio de sudditi et con non picciolo publico servitio e vantaggio, perché sebene vi sono altri luochi di saline, come alla Staldia, in certa parte di Scittia, né scogli del mar d’Ostro, a ridurle in stato di rendita molta spesa e tempo s’impiegherebbe, con poco profito, anzi più tosto incommodo, perché trattone l’uso ordinario, non s’haverebbe spazzo del rimanente et resteriano pieni i magazeni, con obligo di fabricarne per rimetter quello che s’andasse annualmente raccogliendo. La materia de datii è anco negotio di molta importanza, perché sono questi il sostentamento delle Camere, nelle gravi eccessive spese a quali soccombe la Serenità vostra. Le prohibitioni del commertio, la mancanza de vasselli, la gran perdita d’essi per gl’arresti de corsari et altri infortunii, la caduta de più principali mercanti del Regno, il poco spazzo de merci, li havean ridotti quasi tutti al niente, non si trovava per diligentia possibile chi volesse incautarli, non che subastarli [?], onde andavano per serenissima Signoria con poca o niuna rendita, le diligentie e fatiche dell’illustrissimi signori Rettori, incaloriti anco dalle mie efficacci instanze, riuscivano frustatorie, pare però che con la rinovatione del comertio si vadino deliberando, in che ho posto prima di mia partenza ogni maggior applicatione e premura, con grandissimo publico vantaggio, mentre gran parte d’essi si sono affitatti, anco con accrescimento de gl’anni andati, avanti le recenti turbolenze et de gl’incontri sopraccennati, mi giova sperare che con la diligenza dell’illustrissimi rappresentanti continueranno anco all’avvenire, onde in qualche parte resterà solevato il pulico erario, per il quale ho anco procurato segua l’esatione de debitori, benché grandissime s’incontrino le difficoltà nella miseria e povertà grande de sudditi, non infruttuose però del tutto saranno riuscite le mie diligentie.
Anco la renitenza de vasselli forastieri nel capitar in Regno, com’erano soliti, apporta non piciolo pegiuditio alla Serenità vostra et a sudditi stessi, perché coll’estrattione de vini, moscati et altro, si rendeva oppulente e danaroso il Regno et li datii maggiormente profittavano. Hanno l’Eccellenze vostre con prudente avedimento procurato di facilitarne il concorso, col levar la metà dell’impositione che niente però profitta et per quanto a me s’aspetta ho usato tutte le diligenze, perché da giustitieri et altri ministri non ricevino minima estorsione o aggravio. Unico rimedio a questo disordine, che forse partorirà qualche buon effetto per radriciar questo quasi perduto negotio.
Veramente il dubbio de corsari et li spessi danni che da loro si riceve nell’arresto di tanti vasselli, apporta notabilissimi pregiuditii a sudditi, con in consequenza alle rendite di Vostra serenità con l’impulso della quale per meglio tener netti i mari et assicurar la navigatione son andato più volte speculando se fosse buon servitio, non potendo gl’illustrissimi signori Capitani delle galeazze, assistere di continuo, per altri importanti affari, alle crosere di Sapienza e Cerigo, et restando li mesi del verno inutili le galere della guardia, per l’instabilità de venti et tempi pessimi che le rendono inavigabili, il spinger in Regno due arsili di galeazza, quali per li mesi solamente dell’invernata, fossero armati, uno con la ciurma dell’illustrissimo signor Capitano della guardia et l’altro con quelle delle conserve, rinforzati occorrendo da qualche numero di gente del paese e militie ancora, conche potessero servir di scorta a vasselli che dal Regno se ne passono in questa città et altri luochi, tessendo vicendevolmente con l’illustrissimi signori Capitani delle galeazze predette i mari et luochi pericolosi, continuamente assistendo alle guardie, uniti o separati, secondo il bisogno, il che riuscirebbe con totale esterminio de corsari, li quali dalla continua molestia e pericolo delle galeazze, intimoriti nella certezza di non poter far prede, risolveriano d’abandonnar quell’acque et portarsi altrove, con molta sodisfattione e sollevo de sudditi, sicurtà della navigatione, profitto de datii e gran riputatione della Serenità vostra et del Regno, senza spesa o incommodo alcuno. A facilitar questo pensiero, si conosce neccessario il ritrovar luoco proprio per ricoverar poi gl’arsili disarmati delle galeazze li restanti mesi, tenerli assicurati et preservati illesi dall’ingiurie de tempi. Molti luochi sono stati veduti dall’ingegneri et proposti alla mia notitia, ma tutti incontrammo oppositioni grandissime.
La virtù e prudentia dell’illustrissimo signor Lorenzo Marc.o [?] capitano delle galeazze, nel suo ultimo viaggio in Regno, alla scorta d’alcuni vasselli, pare a me habbi colpito nel segno che si desidera, poiché mi ha proposto il scoglieto vicino alla fortezza della Suda, che forma il porto, sopra il quale si possono aggiatamente fabricar volti, non solo per due galeazze, ma quattro e sei, con altretante sotili, secondo l’intentione dell’Eccellenze vostre; il fondo è sufficiente, la lunghezza e larghezza a misura del bisogno, il sasso fragilissimo et facile a spianarsi il sitto sotto la fortezza al calor del moscheto et per così dire in tirro di mano. Alla custodia delle galeazze suppliriano bastevolmente quattro sentinelle del pressidio della Suda. La spesa non riuscirebbe eccedente al dovere, consistendo la maggior parte in angarici et pochi maestri, vi si potriano anco impiegar le ciurme delle galere, ed il servitio e profitto grandissimo all’effetto sopraccennato non solo, ma anco a sicurezza maggiore della fortezza et porto capacissimo della Suda, mentre in occasione di potente armata che ardisse per la distanza dalla terra ed il poco effetto della porporella, riverentemente discorso, tentar l’entrata in esso, si potria uno o due d’essi arsili armati di gente et artigliaria avantaggiata colocare in proportionata distanza sotto il calore della fortezza et perfettamente impedire l’ingresso del porto, senza pericolo d’esser abordati, per la vigorosa diffesa della medesima fortezza. A questo s’aggionge un altro notabilissimo vantaggio, raccordato efficaccemente dall’ingegneri e capi per sicurezza della piazza, poiché nel stato in che di presente si ritrova il scoglio può apportarle grandissimo pregiuditio, facilissimo essendo il ridursi senza esser né offesi né veduti dalla parte esteriore et ivi sbarcando qualche numero di militie fortificandosi nell’eminenza del scoglio stesso col cannone piantar una potente batteria, senza oppositione alcuna; onde levato anco queste notabilissimo servitio, neccessario si rende l’opera di Spinalonga in gran parte, si che la spesa di perfettionarla nel modo desiderato di poco eccederebbe et grandissimo viene da tutti stimato il servitio. Non mi fu permesso nella strettezza del tempo, nella multiplicità degl’affari ne pochi giorni di mia dimora alla Canea nel portarmi in Patria, far pigliar il dissegno, l’opinione dell’ingegneri, la spesa et altre informationi, ho però communicato l’affare all’illustrissimo signor Proveditor Basadonna et incaricato d’essequirlo, come mi promette la virtù diligente di quel illustrissimo signore. Io ho havuto mira particolare di scansar tutte le spese superflue, caminando in tutte le cose con mano ristretta e solamente alle più neccessarie et nelle fabriche imparticolare non mi sono allargato, se non in quelle che non pativano dilatione et che urgente si conosceva la neccessità.
Mi furono qui consignati dalla cecca ducati 64.800 [?], ricevuti dalle Camere del Zante e Ceffalonia ducati 149.677 lire 2 soldi 12 da Vostra serenità, mi sono stati trasmessi in più volte ducati 233.946 lire 2 soldi 6; che tutti ascendono alla summa de ducati 447.623 lire 4 soldi 18; a quali ho fatto aggionger il beneficio del laggio de reali, scudi, ducatoni e cechini, che rileva ducati 162.104 lire 3 soldi 14. Dall’illustrissimo signor Capitano Pasqualigo mi fu rinontiata la cassa con ducati 24.649 lire 1 soldi 14. Per tratto de beni venduti a debitori ducati 593 lire 3 soldi 2. Si che tutto il mio maneggio importa ducati 634.989 lire 1. Si sono spesi in pagamenti de militie italiane, stradiote, stipendiati, bobardieri ducati 146.565 lire – soldi 6. Mandati alla Canea, Tine, Cerigo, Scittia e Spinalonga ducati 69.912 [?] lire 3 soldi 4. Spesi in salario de Rettori et altri ducati 30.140 lire 2 soldi 8. Paghe date alle galere della guardia e del Regno ducati 162.804 lire 5 soldi 10, formenti e biave comprate ducati 14.407 lire 4 soldi 17; il deposito dei 30.000 cechini commessomi da Vostra serenità rileva ducati 100.645 lire 1 et ducati 61.533 lire 1 soldi 16 consegnati nella Camera di Candia, in mano dell’illustrissimo signor Capitano Bragadin, aggiustano egualmente la summa del mio maneggio, come più chiaramente si vede da conti presentati al Magistrato dell’illustrissimi signori alla scrittura, conforme l’ordinario.
Ho parlato delle forze del Regno, delle vittuarie, militie da piedi e da cavallo, fortezze, arsenali, munitioni et altro; mi resta hora, con la maggior brevità possibile, andar discorrendo di quello che concerne la diffesa d’esse, materia più rilevante come che in essa consista la preservatione della più bella corona ch’orni il capo della serenissima Republica.
Molti sono i sitti e posti ne quali dalla parte del mar d’Ostro possono far sbarco i corsari, non solo, ma ogni più grossa annata senza ostacolo o contradittione alcuna, mentre non vi sono fortezze né forze da resistervi. Calunniuiones [?] verso la Massarea, Caozuzzoro, Santa Lucia, Sacro et altri, ma questi non havendo porti sicuri, né potendosi fermar l’armate, se non momenti per così dire o con pericoli grandissimi, niente si deve dubbitare, poiché non è credibile che chi volesse far imprese sopra il Regno capitasse in quelle parti a far sbarco, per dover poi con l’armate abandonnar la gente e lasciarla esposta a tanti pericoli e disaggi, oltre che impossibile si rende l’attraversar tante montagne alpestri, inacessibili, con munitioni, apprestamenti, artigliarie, essendo tutte le città, fortezze e luochi principali sittuati alla parte di tramontana, onde non si può temere d’alcun sinistro, eccettuato che da qualche sbarco de corsari per far preda d’animali e schiavi, a che però con le regole et ordini instituiti non difficile riesce il riparo.
Dal capo dell’isola verso levante vi è il passo del Paleocastro di Scittia, non più discosto dalla città di miglia 15, del quale Vostra serenità mi commise che dovessi, col parer de capi da guerra et ingegneri, formato il dissegno, prender le più neccessarie informationi per deliberar poi quella fortificatione che fosse stimata propria, gle ne portai anco pienissime le relationi, con mie lettere numero 49 di 24 agosto passato et numero 59 di 16 genaro sussequente, con l’opinione uniforme de tutti che frustatoria et getatta fosse ogni spesa o fatica, non potendosi questo nominar porto, nella distanza di passa 1.600 dalla parte di Sicaria per levante a quella di Vai per ponenete che formano questo scenno, dentro il quale ritrovansi due scogli uno maggior dell’altro, discosti da terra il grande passa 1.220 et il piccolo 770 in circa, dove essendo soliti dar fondo i vasselli, che anco in poco numero sono però sempre scoperti da greco, da tramontana et da maestro d’estate, che rende fortuna grande, et quando pur vi si facesse alcuna fortificatione, che riuscirebbe difficilissimo et di gran spesa, non resterebbe per questo assicurato il sbarco, sendovi molti scitti commodi fin al capo San Sidero per il tratto di 20 miglia in circa, né meno sopra il monte Risocastro in terraferma sentono gl’ingegneri che si fabrichi il forte dessagnato per sicurezza de gl’habitanti, mentre ne anco questo per la sua altezza apporterebbe alcun beneficio o diffesa alla campagna. Tutto ho pienamente esposto nelle mie lettere sudette a quali mi rimetto per non aggionger maggior tedio alla Serenità vostra.
La città di Scittia anch’ella non è in stato per diffendersi d’assalto di grosse armate et essendo quella parte la più sterile, incolta et dihabitata del Regno, a giudicio commune in occasione d’attacco viene stimato miglior partito l’abandonarla, ritirando le robbe e sudditi nel centro del Regno, nelle città e fortezze di maggior stima et più facili alla diffesa et più costo incommodar l’inimico nel viaggio in molti luochi e scitti proprii, ristretti et difficili alla marchiata, con notabilissimo vantaggio et profitto, oltre che alluntanandolo dall’armata, maggiore sempre sarebbe il danno, i patimenti ed in consequenza la sua perdita et anichilatione.
Seguitano dalla parte di tramontana Mirabello, Gerapetra e Spinalonga, di cui ho pienamente discorso, poi le città di Candia, Rettimo, Suda e Canea, sopra quali non devo maggiormente estendermi, dirò ben qualche cosa a questo passo del porto del Marati et delle fortificatione commessami dalla Serenità vostra.
Il scoglio del Marati, situato un miglio discosto dalla Suda, forma un scenno [?] che da periti marinari viene affermato porto buono d’estate, dentro il quale vi è la valle de Lutracchi, porto sicuro per 15 in 20 galere, questi luochi non hanno alcuna diffesa, perché la fortezza impedita dalla punta nominata del Calogero non può far alcun danno a chi volesse entrarvi, oltre che li tirri, anco levato questo intoppo, riusciriano deboli e fiachi, con niun profitto, né essendo più distante dalla Canea che miglia 12, stradda eccettuato [?] che miglia in circa, piana e facilissima da condur militie non solo, ma vittuarie et ogni sorte d’apprestamento et cannoni etiandio impadronendosi l’inimico di questo posto, senza alcun ostacolo, potrebbe piantar l’assedio alla città, oltre che trovandosi molte spiaggie commode al sbarco vicino alla Canea, messo parte dell’essercito in terra, preso posto, potrebbe poi ridursi con l’armata nel porto medesimo et andarle sumministrando gl’aiuti et rinforzi neccessarii, s’aggionge che occupato dall’inimico questo porto et fatto il sbarco, non le riuscirà difficile di tentar l’impresa della fortezza stessa della Suda, levandogli i soccorsi, i viveri, piantando verso porto nuovo una gagliarda batteria, con non poca speranza di riuscita, quando massime volesse metter gente in terra all’Apicorno et sopra il capo della porporella fortificarsi, mentre la Serenità vostra non risolvi di farlo avanti, come ho devotamente sopraccennato, dalla parte di terra ferma dirimpetto al Marati non più discosto d’una moschetata, l’anno 1637, prima del mio arrivo in Regno, fecero il sbarco le barbaresche col svalleggio delle cisterne.
Per tutti questi rilevantissimi rispetti fu dalla publica sapienza maturamente deliberata la construtione d’un forte, consigliato da capi et ingegneri, sopra il scoglio, come luoco più proprio, forte, difficile da esser sorpreso, che guarda e diffende anco il porto di Lutracchi, mentre i sitti da terra sono tutti sottoposti a molte imperfettioni, all’eminenze che battono et lontani dalla diffesa del porto. Mandai a Vostra serenità con le scritture e pareri d’ingegneri e capi li dissegni ancora, sopra quali dall’Eccellenze vostre fu rimesso a me l’elettione del più proprio adequato al servitio et bisogno, che perciò portatemi di nuovo sopra il luoco, senza riguardo alcuno alle mie incessanti indispositioni, con la consulta dell’eccellentissimo signor Antonio Pisani capitano delle galeazze, dell’illustrissimi signori Luca da Pesaro capitano de galeoni, Pietro Badoer della guardia et Sebastian Venier governator, ritrovandosi l’illustrissimo signor Proveditor Basadonna indisposto, havuto riguardo e consideratione a tutte le cose, fu stabilita la construtione di quello di Monsù di Weert, come di minor spesa, più facile et presto alla perfettione, proprio all’effetto desiderato, non potendosi persuadere, che intendente capitano voglia impegnar grossa armata all’espugnatione d’esso, tenendola esposta alla volontà et arbitrio de venti, con evidente pericolo della sua desolatione. A questo feci dar principio, me presente et s’è continuata l’opera finché la stagione ha concesso il lavoro, intanto si sono preparate le materie, come calcine, pietre e simili, ed alla mia partenza ho communicato tutte le commissioni di Vostra serenità in questo proposito, all’illustrissimo signor Proveditor Basadonna, perché con la sua virtù et diligente applicatione facci proseguir la construtione, in conformità della mente publica, il che mi prometto sarà stato essequito.
Non è di picciola rilevanza il sitto del Chisamo, non molto discosto dalle Grabusse, per la spiaggia contigua nella quale puono far sbarco le galere, dove medesimamente gl’anni adietro, approdorono quelle di Biserta, con grave danno di quei sudditi. Nella distanza però dalla Canea, nella difficoltà de passi, non si può temere che de soli corsari, alche resta anco riparato con la restauratione del castello et con li buoni ordini lasciati dall’esperienza e valore dell’eccellentissimo signor Lorenzo Contarini, con gran sollevo e consolatione di quei habitanti et con notabilissimo publico vantaggio.
Di molti altri sitti, spiaggie e posti dove possono far sbarco l’armate non mi estenderò in maggior lunghezza, poiché essendo tutti senza porti, lontani dalle città e fortezze, con passi difficilissimi, non si deve credere che alcuno tenti il sbarco, senza speranza di frutto, anzi nella certezza di niuna riuscita. Passerò dunque a qualche piccolo, ma neccessario tocco delle guardie, che si fanno alle marine per custodia et sicurezza del Regno, introdotti dal fu conte Nicola Gualdo, con ben generoso avedimento, ma che per mio debil senso, come stimo di poco frutto, così riescono palpabilmente di sommo aggravio a sudditi, nella soverchia quantità di gente che si mettono in opera, al numero di 3.209 huomeni, tra angarici e privileggiati, il che potrebbe effettuarsi con numero assai minore, forse con miglior ordine et riuscita, perché la negligenza d’un solo, non difficile in tanto numero, confonde tutto il rimanente et li sudditi stessi si risentono più di queste tante guardie, che del peso della galera stessa, della quale per tal servitio pretendono esentione, con grandissimo publico diservitio, oltre che molti con questo pretesto si disobligano dall’uno et dall’altro impiego. Se Vostra serenità commetterà il rimedio a tanto disordine, sarà egli ben essequito dalla virtù del signor conte Sbardo, che serve di presente nella carica di sopraintendente del Regno, soggetto di valore, d’esperienza, che incontra con prontezza e puntualità il vantaggio de publici interessi, con cui ho più volte discorso e divisato di questa materia, ottimamente da lui intesa e praticata, essendo anco di tal opinione il vice conte Polcenigo, che nella lunga pratica del Regno l’ha pienamente sperimentata.
Per meglio fondamentar il discorso et per non tralasciar alcuna cosa che possi riuscir di profitto alla notitia della Serenità vostra, stimo anco neccessario considerar da chi e come può esser invaso il Regno, per meglio applicarvi il proprio riparo; et per mio debil senso non credo possa agevolmente essequirsi che dalla sola potenza ottomana, mentre a gl’altri prencipi tutti per la distanza de Stati, difficoltà de soccorsi, d’armate di gente, di vittuarie e simili apparecchi, si rende quasi impossibile, ma il Turco con la vicinità de Stati, con tanto numero di militie, con la sua gran potenza può facilmente risolver et intraprendere l’impresa. Non luntano era per sortirne l’effetto, se Dio per sua benignità non toglieva l’occasione, ed a me toccò a punto in questo pericolo servire la Serenità vostra, ilche mi ha dato modo con le continue applicationi et visite di prevedere li più opportuni et migliori ripari.
Non è dubbio che la più vigorosa diffesa sarà in ogni tempo un conveniente nervo d’armata, la quale commandata da prudenti esperimentati capi, col calore delle fortezze, col vantaggio de luochi e sitti, potrà anco inferiore di numero e forze gagliardamente resistere, incommodare gl’assalitori, render vanni i lor tentativi et anco col beneficio del tempo, destuggerli, anichilarli.
Niente inferiore stimo la diffesa de sudditi, che devono esser sempre accarezzati, ben trattati, mantenuti in fede e devotione, perché oppressi et angarizati soverchiamente da cavalieri padroni de feudi, alcune volte da rappresentanti stessi, con esecutione e rigori estraordinari, si riducono poi alla disperatione, abandonano il Regno, si porteno in paese turchesco ed inviperiti proccurno tutti i mali, fomentano i nemici, l’aprono e facilitano la stradda a quei tentativi a quali forse non pensano.
Anzi che nelle turbolenze passate da soggetto di gran commando et auttorità appresso il Turco fu concluso facile l’acquisto del Regno, nella sicura speranza che al solo aparir dell’armate dovessero i paesani, mal contenti del governo sollevarsi, incontrarli, assisterle et favorir l’impresa. Questo concetto pervenutomi d’altra parte, mi fu anco confirmato dalla virtù dell’eccellentissimo signor Bailo Contarini, che maggiormente m’obligo ad una più esequisita accuratezza e diligentia, la quale non riuscì infruttuosa, mentre colle blanditie, con le promesse, col condonnar a sudditi qualche piciolo trascorso, overo con indulgente pena correggerlo, con benefici, vantaggi, sollevi e con simili altre ben proprie diligenze e sodisfattioni, ho procurato levar loro ogni passata amarezza et me ne è sortito, col voler d’Iddio, l’effetto esperimentando in tutti universalmente gran corraggio, devotione, volontà e desiderio di cimentar la loro fede et le vite, per servitio del Signor Dio, della Serenità vostra, onde sarà bene che dall’eccellentissimi successori non solo, ma da tutti gl’illustrissimi Rappresentanti nel Regno, resti coltivata questa buona dispositione, ben castigando gl’eccessi, estirpando i sicarii, tristi e di mala qualità, ma tralasciar poi quelle corretioni et severità che colpiscono anco gl’inocenti, mentre simili essemplari risolutioni partoriscono, come ho detto, pessimi effetti, male sodisfatitoni de sudditi, disperatione, alienatione dal servitio dalla dovuta devotione et obedienza.
Né a questo passo de tristi e sicarii devo tralasciar un grandissimo pregiuditio che riceve il Regno, per la facilità con la quale ottengono dall’eccellentissimi signori Baili di Constantinopoli le realditioni et salvi, molti anco senza portarsi alla corte, col semplice mezo di qualche confidente amico, et tal me ne è stato appresentato prima seguisse la sua espeditione o sentenza, et perciò si fanno lecito di commetter homicidii, fratricidii, patricidii, estorsioni, violenze et ogn’altra scelleratezza, nulla stimando il rigor della pena, nella sicurtà de salvi predetti; io son però andato renitente et ho più volte ricusato l’admissione, secondo i deliti et qualità di persone, che però sarà forse seguita usando anco di presentar i salvi a signori Rettori, quando trovano renitenza nel Generale, seben contro gl’ordini degli eccellentissimi Inquisitori, con grandissima mormoratione e displicenza de sudditi, gravemente tirraneggiati, oppressi e vilipesi da questi tristi, senza che ordischino meno aprir la bocca, non che dolersene; affare che merita certo qualche compenso e deliberatione di Vostra serenità a grandissimo publico vantaggio, consolatione et sollevo de sudditi.
Niente manco desiderosa e pronta alla diffesa ho ritrovato la nobiltà veneta, cretense e cittadini ancora, che tuti a grave concorrevano con le volontà, con l’esibitioni delle vite stesse, anzi che al primo cenno che le feci dell’intentioni della Serenità vostra, per qualche offerta nelle gravissime spese all’hora correnti, con ogni più pronta dimostratione, le città tutte concorrono all’esibir non solo le facoltà per la summa tra tutte de ducati 100.000 venetiani, considerabile nella strettezza e miseria in che sono, ma anco le vite, figlioli et quel più che si poteva desiderare, con mia grandissima sodisfattione e contento, come devotamente avisai, onde cessa questo dubbio et falso riuscirà sempre il concetto de Turchi, se sarà coltivata e mantenuta ne sudditi la devotione nella quale posso affermar alla Serenità vostra d’haverli lasciati.
Neccessario anco riesce alla diffesa e mantenimento del Regno il tenerlo proveduto di militie, vittuarie, munittioni, apprestamenti, armizzi, corpi di galera e simili, de quali grandissimo è il consumo et le città, fortezze, arsenali affatto sproveduti, et pur da questo dipenderà sempre il buon esito de gl’affari, la preservatione e sicurezza sua e de sudditi. Ho portato più volte li bisogni con le notte distinte. Ma non stimerei mal partito, anzi di sommo vantaggio e profitto, l’espedir in tempo di pace un deposito di tutte le cose neccessarie, a portione nelle città, fortezze et arsenali imparticolare da esser consevato alle sole occorrenze, sotto penne severissime, non tralasciando però d’inviar le provisioni bisognose alla giornata, perché quando poi improvisi succedono gl’accidenti, non così facili riescono l’espeditioni, che incontrano in difficoltà de passaggi de vasselli, de tempi contrarii, de tante altre oppositioni, come è successo nel tempo del mio generalato, che nelle maggiori urgenze son stato fin quattro mesi continuativi [?] non solo senza soccorsi et aiuti, ma anco senza lettere, né aviso alcuno, onde all’oscuro di tutti li trattati e risolutioni meno potevo deliberar alcuna cosa profitevole al servitio della Serenità vostra, oltre che possono con facilità esser serrati i passi, levati li soccorsi, con evidente rischio della perdita del Regno.
L’esperienza delle passate occorrenze mi ha documentato et fatto preveder li pericoli che mi neccessitano a riverentemente raccordarli all’Eccellenze vostre, le quali quando haveranno il Regno ben proveduto delle cose neccessarie, nutrito, pressidiato di gente e capi di qualità, d’esperienza, gl’arsenali provisionati, potrà certo assicurarsi di render non solo dubbioso l’esito, a chi tenterà l’impresa, ma bravamente diffenderlo et mantenerlo, consistendo in ciò la più vigorosa diffesa, favorita massime dalli venti maestrali, che continuamente regnano l’estate, né lascia a chi si sia l’approdar il Regno, se non nei luochi e porti ben guardati et sicuri; et quando la Serenità vostra, preavertita, formerà copro di conveniente armata, che non le riuscirà difficile, come ho sopraccennato, levando dall’isole d’Arcipelago gente e marinari che a gara concorrono et si portano al servitio, potrà anco anticipar e prevenir li dissegni de Turchi, coll’invaderli, attacargli nell’isole stesse, levargli i soccorsi de biscotti, imparticolare di Negroponte, le genti et aiuti, ben certa la Serenità vostra che al solo comparir, senza ostacolo o contradition alcuna, ed io ne ho havuto a quel tempo espressi testimonii e segni evidenti con proferte et esibitioni d’armar vasselli e galere a tutte loro spese, quando gli fossero sumministrati i corpi et armizzi; et quelli di Brazza di Maino mi fecero offerta di 10.000 huomeni, con quali s’obligavano d’opporsi non solo alla potenza del Turco, ma render all’obedienza [?] la Morea tutta, favoriti da Vostra serenità de soli capi da commando et qualche numero d’arme; conservo anco appresso di me la lettera stessa, scrittami da quel vescovo coll’intervento de tutti i principali, che son avisato habbino con le lacrime a gl’occhi inteso l’accommodamento, nelle speranze concepite di sottrarsi dalla tiranide del Turco et ridursi alla devotione di Vostra serenità, tanto da loro bramata et desiderata. Concludo di nuovo che anco dalla potenza ottomana resterà sempre illeso il Regno di Candia, se sarà da Vostra serenità anticipatamente proveduto, perché non è questo quello di Cipro tanto vicino a Turchi e facile all’invasione, alli soccorsi delle loro annate, con popoli mal affetti, anzi tutto all’opposito, lontano dall’invasioni, sudditti fedeli, ben proveduto, guardato ad in stato certissimo da diffendersi da chi si sia et lo prometto all’Eccellenza vostra in parola d’honore di verità, anzi che bramano l’occasione di comprobarglelo con effetti et di cimentar gloriosamente la mia debolezza, per il loro servitio, se ben afflitto e travagliato da tante indispositioni, nella certa speranza di riuscirne con honore, riputatione et vantaggio de gl’interressi di Vostra serenità. Alla quale non devo taccere il pregiuditio che a mio parer apportano a gl’interressi del Regno li vasselli e galere ponentine di Malta e Fiorenza, che con le loro continue insolenze van svalleggiando le terre, vasselli et sudditi de Turchi, non solo ma di Vostra serenità ancora, conche si rendono a tutti odiosi et neccessitano Turchi stessi ad uscir con armate et grosse forze in mar Bianco, per la propria diffesa e scurezza, mentre per altro affatto abandoneriano la navigatione, della quale rimarebbe la Serenità vostra assoluta padrona con notabilissimo vantaggio del Regno et sudditi; et dubbito certo (prego Dio riuscir mendace) che questi siano una volta cagione d’un aperta guerra, perché resi impacienti Turchi da tanti danni et oltraggi, indubitatamente risolveranno vendicarsene, l’occasione poi overo il caso, porgerà loro commodo di qualche altro tantativo, secondo la dispositione buona o mala del capitan bassà et altri capi, ad ogni modo sempre con spesa, travaglio e danno al Regno, a sudditi di Vostra serenità, la qual resta supplicata dal proprio servitio alli più neccessarii riflessi in questa materia, per le risolutioni et ripieghi che stimerà convenienti.
Ho io procurato di continuo tenerli luntani dal Regno, prohibendole ogni commodo rinfrescamento et l’acqua ancora, per levar tutti i pretesti a Turchi, che siano fomentati, protetti et ricoverati, ne Stati et da rappresentanti la Serenità vostra, mi diede modo di confermar questa retta intentione di Vostre eccellenze la presa del vassello livornese, fatta dalla virtù e valore, degno certo di commendatione, dell’illustrissimo signor Capitano del golfo Giustiniano, mentre in absenza di quello della guardia assisteva alla custodia del Regno, et con la liberatione di tanti schiavi Turchi, col castigo del padrone e colpevoli, con la confiscation delle robbe e vassello, s’hebbe largo campo di dimostrar alla Porta la buona volontà di Vostra serenità, che meno perdona a christiani et amici, quando sono ritrovati a danneggiar i sudditi musulmani, il che ampliato et rifferto dalla molta virtù e valore dell’eccellentissimo vice Bailo Contarini, ha grandemente profitatto il servitio et l’affare, che all’hora correva [?]. Repplico che per mio humil senso stimerei che si dovesse procurar di distornarla [?] da quella navigatione, altrimenti trattar seco con ogni rigo per levar l’occasione de disturbi et indolenze de Turchi.
Anco l’introdutione delle mainote, che sebene caminano sotto questo titolo sono per lo più armate da medesimi ponentini, non senza qualche suddito di Vostra serenità, si rende insopportabile et neccessario il rimedio, perché da piccioli e bassi principii sortiscono poi alle volte effetti di gran momento et di peggiori consequenze. Questi assediano il Regno, mentre non ardisce barca o vassello alcuno uscir dall’isole, nel dubbio, anzi sicurezza, d’esser svalleggiato, poiché non la perdonano né a sudditi turcheschi né di Vostra serenità, ma indifferentemente arrestano, spogliano e depredano quanti incontrano et nella frequenza de viaggi, velocità delle feluche in numero considerabile, niuno certo va esente, l’istesse fregate da Tine con publici dispacci ben spesso provano il loro rigore, onde s’anco in questo non sprezzabile negotio da non trascurarsi Vostra serenità non applica quanto prima il rimedio, posso presagirle certa qualche maggior danno o sconcerto, forse niente inferiore a quello di fresca memoria d’Uscochi.
Qualche cosa doverei dire dell’inclinatione de nobili veneti, cretensi del Rito greco e latino, ma essendo questo più volte capitano a notita di Vostre eccellenze, con le relationi di tanti altri eccellentissimi precessori et particolarmente con ogni diligentia et distintione dall’eccellentissimi Inquisitori ultimamente ritornati, per non moltiplicar il tedio, dirò solo succintamente mio particolar pensiero esser sempre stato di tenerli uniti in amore, pace e quiete, nel solito posto ambi li Ritti latino e greco, procurato di levar le distensioni, non essendovi cosa che possi maggiormente pregiudicare a publici interressi et cagionar tumulti che li rispetti della religione, che perciò ho voluto resti sempre illesa et conservata, così l’una come l’altra, nelle concessioni e privileggi soliti et li preti e calogeri rispetati, come conviene, particolarmente li Greci, li quali sono in gran veneratione et possono a voglia loro disponere le volontà et haveri de sudditi, massime quando sono di spirito et in credito, che perciò non stimerei mal impiegata qualche spesa che Vostra serenità facesse di piciol assignamento a papadi de casali, per tenerli ben affetti, mentre, com’ho detto, dalla loro volontà dipende sempre l’arbitrio con paesani, che ben impressi da essi della dovuta fede ed ruoli [?] al suo prencipe, non è dubbio alcuno che in tutte l’occasione impiegheranno prontamente le vite e facoltà, così grand’esperimentandosi la veneratione de quei sudditi verso i loro religiosi.
Ho travagliato molto nel rassettar le differenze importanti nella città di Rettimo, per la precedenza tra nobili venetiani et cretensi, perché da queste ne succedevano molti disordini, turbolenze, discordie civili, con pericoli di pessime consequenze et se bene la Serenità vostra commise, ch’unitamente coll’illustrissimi Duca e Capitano di Candia, dovessimo decidere questo punto, parve a quei illustrissimi signori che l’espressioni delle ducali non fossero sufficienti, né altro essendosi terminato, procurai, hor col rigore hor con la piacevolezza, con protesti, promesse e castighi, secondo le trasgressioni, con l’alluntanar dalla città li più ustinati e duri [?] nell’opinione, coll’estirpatione de sicarii, genti che profittano dalle discordie ed in consequenza nodriscono risse, et con altre simili risolutioni, di quietar li rumori, troncar le radici alle dissensioni et ritornar l’unione, la quiete, la pace, come col divino aiuto mi è successo, che perfetta e durevole stimo sia per riuscire, mediante anco la virtù et applicatione del presente illustrissimo Rettor Sagredo, che con incessante diligentia, invigila et procura il servitio di Vostra serenità, il vantaggio et sollevo de sudditi, con sodisfattione et applauso universale et augumento grandissimo del suo merito.
Anco i dispareri tra l’illustrissimo signor Rettor e Consiglieri della Canea mi hanno apportato non picciolo travaglio, per il pregiuditio del publico servitio e de sudditi che languivano e sospiravano l’audienze, i suffraggi, ho però con terminatione e regole a tutte le cose aggiustate le pretensioni, deciso l’affare principale di cecchini, in conformità delle commissioni di Vostra serenità, riconciliati gl’animi et ridotti in sicurezza di quiete, con universal contento e sollevo di quei sudditi, onde (gratie a Sua divina maestà) il Regno tutto gode la quiete, pace et unione et l’illustrissimi signori Rettori tutti, incontranno [?] con ogni prontezza e pontualità il vantaggio del publico servitio.
Per le dissensioni de frati, nelle religioni e conventi latini, ho anco molto affaticato, acciò non progredissero, havendo voluto che il tutto camini con le buone regole et ordini instituiti [?] da loro speriori et che tutti vivino in quiete e carità; et se bene ho provato molte contrarietà, ogni cosa però è passata senza scandolo et senza alcuna benché minima novità.
Con monsignor illustrissimo arcivescovo Mocenigo, prelato che per le sue virtù, amabili costumi et prerogative non ordinarie viene universalmente amato e riverito da quei sudditi, che amirano la sua vita essemplare e degna d’imitatione, ho passato di continuo ogni miglior intelligenza et certo che il suo zelo verso il culto divino et della Patria si rende amirabile, come neccessaria e proficua al servitio del Signor Dio et dell’Eccellenze vostre la sua assistenza alla carica, da tutti bramata e desiderata; et la devotione singolarissima verso Vostra serenità et le misurate maniere di monsignor Flori vescovo di Canea, in ordine [?] alla quiete et buona corrispondenza dei due Ritti, da quali egualmente resta amato, celebrato il suo merito, non permettono ch’io lo defraudi dalla presenta attestatione, d’esser egli per tutte le qualità di bontà di valore et d’ossequio verso gl’interressi della Patria, capace pienamente della publica gratia e protettione.
Al mio arrivo in Candia son restato molto consolato nell’osservare le virtù et ottimo governo dell’illustrissimo signor Giovanni da Ponte all’hora Duca, essercitato con tanta sadisfattione della giustitia e sudditi, che maggiore non si poteva desiderare.
Successe alla carica l’illustrissimo signor Paulo Donado, che per la dimostratione sincera, effettiva, del zelo verso il publico interresse, dell’obligo suo nell’administrattione della giustitia, pienamente essequito, come in tutte l’altre funtioni del reggimento, della virtù e prudentia conche governa quei sudditi, della soavità, integrità de costumi et di tante altre degne prerogative che in lui risplendono, merita ogni più piena commendatione, per attestatione del suo gran merito.
Lacrimevole mi riesce la commemoratione del fu illustrissimo signor capitano Agostin Pasqualigo, che Dio habbia in gloria, per la propria mia affettione, ma per l’interresse publico maggiore [?] sendosi perduto soggeto che nell’essercitar la carica ha fatto risplendere la publica auttorità e se stesso, con tanta sodisfattione di quella città, militia e sudditi, da quali era universalmente amato, temuto e riverito, come ne han dato ben piene dimostrationi nella sua morte.
Per il poco tempo ch’ho goduto l’illustrissimo signor Marin Bragadin successore, posso affermare alla Serenità vostra esser questo soggetto, per la sua virtù et esperienza, atto al maneggio d’ogni maggior carica et se ne esperimentano gl’effetti nel sostenimento di tanti pesi appoggiati di presente al suo valore.
Non devo trascurar la memoria del fu illustrissimo signor Sebastian Barbarigo Proveditor della cavalleria, per non pregiudicar al merito a quell’anima et all’aspetatione che ben sicura s’haveva della sua virtù e valore, ma la morte ha fermato le vaste speranze che si concepivano di così generoso soggetto.
Molto degno e proficuo al publico servitio si rende l’impiego dell’illustrissimo signor Pietro Badoer Capitano della guardia, che con incessante applicatione e fatica invigila di continuo al vantaggio degl’interressi di Vostra serenità et con prontezza estraordinaria procura la custodia delle marine, l’allestimento e condotta delle galere, che sino al numero de 20 han servito sotto la sua direttione, con puntuale adempimento delle publiche commissioni et con fruttuoso impiego della sua virtù, dalle quale possono l’Eccellenze vostre promettersi in ogn’altra carica maggiore effetti corrispondenti al suo zelo e devotione verso il sevitio della Patria.
Pronto e diligente mi è riuscito il servitio del sargente maggior Giovanni Battista Riva, soggetto che nell’administratione della sua carica ha adempiro tutti li numeri della puntualità, con sodisfatitone de publici rappresentanti non solo, ma della militia e sudditi universalmente.
Dell’illustrissimo signor Rettor della Canea Steffano Magno non posso che portare alla Serenità vostra le più piene sodisfattioni della città tutta, la sua diligentia e puntualità nell’administratione della giustitia et la prontezza con che procura d’impiegarsi nell’adempimento della publica volontà et nel vantaggio del servitio dell’Eccellenze vostre.
Le quali havendo per lunga esperienza di tante cariche ordinarie et estraordinarie conosciuta la virtù e valore dell’illustrissimo signor Giovan Battista Basadonna Proveditor di quella città, stimo superfluo ogn’attestato et ogni mia imperfetta relatione, dirò solo che in tutte le cose, benché afflitto gravemente dalle sue solite indispositioni, adempisse i numeri tutti della puntualità, nel vantaggio de publici interessi, né lascia che più desiderare dal suo futtuoso impiego e servitio.
Ho trattenuto meco per tutto il tempo del Generalato il signor Iseppo Dolfin dell’illustrissimo signor Nicolò et il signor Bertucci figliuolo del signor Antonio mio fratello, giovani di buoni costumi et di grande aspetatione, mi hanno servito l’uno et l’altro di molto sollevo, per le speranze che concepivo del loro impiego, se l’occasione havesse ricercato, nella sicurezza di buona riuscita, particolarmente mio nepote, in età maggiore, che ha anco dimostrato in diverse occorrenze ciò che si possa promettere della sua attitudine et applicatione.
Mi ha servito di secretario il fedelissimo Giovanni Alvise Vincenti, soggetto di valore, fede et esperienza, ben dimostrata in 14 secreterie [?] da lui essercitate fuori della Patria, alle corti, in mare, in terra, nelle più gravi et importanti congionture, in 22 anni di quasi continuo peregrinaggio, con così grande applicatione e diligenza, che resta ben comprobata dalle attestationi di tanti prestantissimi senatori ch’egli ha servito.
Onde come si rende capace della publica protettione e benignità, così son neccessitato affermare all’Eccellenze vostre la mia pienissima sodisfattione per la prontezza e puntualità del suo servitio, senza riguardo a fatica, patimento o interresse, come ben richiedevano le congionture, anco con molto deterimento della propria salute, a solo fine di meritar la gratia della Serenità vostra, della quale certo se ne è reso degno.
Di me dirò, che se un pienissimo zelo et un ardentissima passione per i maggiori vantaggi del servitio dell’Eccellenze vostre, può haver qualche luoco di grado [?] appresso la loro somma benignità, spererò certo non essermene reso indegno, sendo conscio nell’anima mia d’haver in tutte le cariche gratiosamente appoggiate alla mia debolezza, ma in questa particolarmente, havuto solo mira et oggetto di prestar quel puntuale ottimo servitio che ho sempre dimostrato et che ben ricercavano le gravissime congionture d’all’hora, niente havendomi infiachito il peso dell’estraordinarie fatiche, né l’aggionta delle mie ben notte indispositioni, anzi cavando forza dalla propria debolezza, con viaggi, visite e consulte continuate, anteponendo il vantaggio del publico servitio ad ogni mio interresse et patimento, havevo stabilito di cimentar il mio ossequio, la mia devotione, col sigillar l’ultimo spirito nel proprio sangue, prima di stancarmi et se bene non si vegono le cicatrici, ben espressi sono i testimonii di mia perduta salute, senza speranza di rihavermi nell’hormai cadente età, ma tutto stimo ben impiegato per la Patria, per l’Eccellenze vostre, le quali supplico che s’alcuna cosa havessi pretermesso o si fosse potuto desiderar d’avantaggio, di mirar col proprio della loro somma benignità quel che ha potuto provenire dalla scarsezza de miei talenti et nella certezza della mia perfetta intentione condonnarmi il di più che havessi potuto operare. Gratie.



