15 gennaio| 1651 Giulio Gabriel
Relazione|
1651 Giulio Gabriel ritornato di Provveditore nel Regno di Candia
AS Venezia, Collegio, Relazioni, Busta 80
1651 15 genaro. Presentata nell’eccellentissimo Collegio e letta fra gli eccellentissimi signori Savii
Relatione di ser Giulio Cabriel ritornato di Proveditor dal Regno di Candia
Adì primo febraro L.R.
Serenissimo prencipe
Obligato et per il zelo del publico servitio et per li commandi di Vostra serenità rappresentar in scrittura giurata lo stato della piazza di Candia et tutti li particolari a quella attinenti, con la maggior brevità che mi sarà permesso dalla multiplicità delle cose, procurerò render informate con tutta sincerità et divotione la Serenità et Eccellenze vostre.
Dirò prima del porto, che come quello ch’è quasi bocca di questo corpo, per il quale entrano tutte le monitioni de viveri et da guerra, è il sostenimento della piazza. Questo si ritorva dalla moltiplicità de vascelli, che di continuo sempre vi stan, in molti luochi fatto secco et dalla bocca che vi capitavano vascelli che pescavano fin 15 piedi, al presente quando pescano più di 10 piedi non vi possono entrare. Vi sono parimente a fondi diversi corpi di vascelli e se ben mi ricordo tre o quattro di galere. A quest’affare vi vorrebbe qualche applicatione e vogli credere che dall’eccellentissimo signor Capitan general Foscolo, che tutto vede et che ha il commodo delle ciurme, vi sarà posto qualche rimedio, havendone di già l’eccellentissimo signor general Moresini, tutto applicato al servitio publico (per quello si è potuto riparare), alzato il muro in longhezza di 30 passi in circa, che riguarda la batteria nemica già posta a Santa Veneranda, che infestava il detto porto, che fin hora per difetto di ciurme non è terrapienato.
Nelli arsenali che sono vicini vi sono diversi corpi di galere, che mentre havessero il resto degli apprestamenti, potrebbero servire a publici bisogni, ma per dir il vero, questo alla mia partita si trovava sprovisto di tutte le sorti di legnami sottili et chiodami, dirò bene che in diverse volte vi sono state mandate circa 20 cassetti di quei poroni [?] che s’adoprano nel ficcar i magieri, di questi se ne ritrovano tanta quantità de vecchi, che concierebbero per più anni tutta l’armata. Onde per mio riverente senso questi potrebbero esser rimandati o per valersene nella casa dell’arsenale o per barattarli in altro chiodame più conferente al publico bisogno.
Le monitioni da guerra che vengono mandate dalla Serenità vostra tutte sono fatte scaricare, tolte in consegna dal monitioniero et poste poi o nelle monitioni o nelli magazzeni, secondo le sue qualità, et dispensate a proportione delli bisogni con mandati dell’eccellentissimo General et alle volte per qualche accidente con mandati delli Proveditori in Regno; queste al mio partire erano sproviste di tutte le sorti di legnami, tavolami, chiodami et carboni, cosa tanto conferente non solo a bisogni correnti della piazza, ma (guarda Dio) a qualche attentato del nemico. Vi si ritrova dentro gran quantità di canne di moschetti, che niente vagliono al servitio, et queste si potrebbero far condur nella casa dell’arsenale, che aggiustateli le casse, servirebbeno come nuovi. Vi sono anco di superfluo tre overo quattro botte di spolette, che adoperano li maestri de fuochi artificiati per granate e bombe, non potendosene volere di quella qualità per non esser fatte a misura de suoi bisogni. Onde la Serenità vostra spende nel mandar tali appestamenti di là et questi consumano altro legname nel fabricar le dette, dove stimo per mio humilissimo sentimento che riesca superfluo di mandarne per l’avenire.
Le provisioni de viveri che giornalmente capitano con vascelli forastieri, queste o che vengono comprate per il publico o vendute dalli stessi mercanti che le conducono, se per il publico o che vengono messe ne’ fontici o magazzeni secondo la qualità delle robbe, o mandate alle fortezze per suo sovenimento o dispensate alla militia, se dalli interessati o che le vendono al molo nel proprio vascello, o che le portano dentro la città ne’ propri magazzeni et vengono vendute con la stima del commissario de viveri o da chi assiste a questa carica.
Il numero delle militie nella rassegna fatta nel mese di settembre 1651, che fu l’ultima alla quale mi trovai presente, si ritrovò cavallaria grossa, cioè corazze numero 104, detta leggiera, cioè capelletti 118 et di questi molti in pessimo stato per la mancanza e strettezza de foraggi. A questo passo dirò quello ch’io medesimo ho pratticato, ch’è di far seminar tutti li vacui, che sono tra forte et forte [?] esteriori, li terreni di Sabbionera, di San Dimitri et Crepacuore e se questi spatii di terreno fossero ben custoditi da danni che gl’inferiscono li paesani, essendo sotto il calor del moschetto, si renderebbono sicuri anco dall’insulti del nemico. Vi sarebbe anco il scoglio della Stantia, che pur in tempo di pace era coltivato et da questo parimente si caverebbe foraggio di non poca consideratione.
Li fanti oltramontani passorono alla rassegna in numero di 1.602, li oltramarini [oltramontani cancellato] e cappelletti in numero di 338, l’italiani et corsi in numero di 1.495, li greci in numero di 1.005. I feudati de 414, ma di questi il publico ne cava 70 o 80 al più ne’ suoi bisogni per le fattioni, essendo la maggior parte di questi o vecchi o putti; et per dir il vero, queste due compagnie de feudati furono erette dalli eccellentissimi Generali più per sollevo de poveri della città, che per valersene nelle occorrenze del bisogno. Vi è anco una compagnia de venturieri al numero di 56 et questi sono tutti o nobili veneti o nobili cretensi, né fanno fattione alcuna, ma solo a qualche bisogno assistono alla persona dell’eccellentissimo Proveditor general, ma godono insieme con gl’altri il pane e la paga. Vi erano anco le cernide in numero di 1.200 in circa ripartite sotto colonelli e capitani, per valersene nei bisogni, ma queste non ricevono dal publico né pane, né paghe. De officiali nelle compagnie oltramontane compreso il capitano, sono al numero di 10. Nelle italiane, corse, oltramarine e greche sei o sette al più. Onde la Serenità vostra potrà far veder da chi s’aspetta nelli publici rolli il numero delle compagnie, ch’io non bene me lo rammento et così verrà in cognitione del preciso numero de tutti gl’officiali.
Li condotti e stipendiati saranno in circa al numero di 60.
Li quartieri publici, che servivano per alloggio di questa militia, sono tutti rovinati, da quelli in poi che riguardano sopra la piazza d’arme di San Georgio et questi ancora con grandissima fatica si sono preservati. Questo disordine, prencipe serenissimo, fu cagionato per il bisogno e strettezza delle legne, che tuttavia si prova nella piazza, et voglio credere per negligenza et trascuratezza di chi attendeva sopra i quartieri. Onde per l’avenire se più si dovessero rifabricare, con tutta riverenza ricordarei che fussero fabricati a volto, et che invece di tavolati vi fossero muretti di pietre con stuore [?] di sopra, che così il soldato starebbe commodo et gli si leverebbe l’occasione di disfar li quartieri.
Per utile et commodo delle militie vi sono due hospitali, l’uno per gl’ammalati et l’altro per li feriti, questi hanno hospitalieri provigionati, assistenze de medici, barbieri e religiosi et restano proveduti per quello si può dalla carità dell’eccellentissimo General Moresini di pane, vino, menestra et carne, con la sopraintendenza di due capitani per settimana, che rivedano et poi riferiscono a Sua eccellenza lo stato degl’infermi et li andamenti di quelli hospitalieri.
Vi sono due fontane dentro nella città, una a San Salvatore, l’altra in strada larga verso il Ranigrà, che di continuo gettano acqua, né mai fin hora sono mancate, né dal nemico ci possono esser tolte, poiché hanno li suoi principii nella fossa et queste servono di gran sollevo non solo alla militia da piedi che alla cavallaria.
Toccarò anco a questo passo brevemente le cause delle fughe de soldati, poiché d’ogni sorte delle militie ne sono fuggite dalla piazza, come maggiori, capitani, tenenti, alferi, sergenti, caporali e soldati, li officiali o per disgusti o per disperatione si sono partiti, li soldati o stracchi da patimenti o maltrattati da capitani, et molti ancora vedendo ritornato qualche schiavo ben all’ordine di habiti e di danari rubbati a patroni et ciò dava impulso ad altri per far lo stesso.
Molte sentinelle ogn’anno nel principio della vernata hanno abbandonato il posto e sono fuggiti all’inimico, ma ciò credo ne fusse cagione la sopravenenza delle pioggie, la longhezza della notte et l’augumento de patimenti.
Quando capita il danaro, ch’è sempre poco al bisogno, imediate si divide, eccetto li terzi riservati per le militie et qualche picciola parte pure riservata all’urgenze che potessero occorrer più rilevanti.
Le dette militie ricevono ogni 10 giorni il loro terzo, parte in argento e parte in rame, che capita in Camera, in argento quelli che entrano in compartita et in moneta di rame quelli che stanno fuori di compartita, come sarebbe a dire quella parte inhabile de feudati, li sconsi, servitori d’officiali e li capitani ammalati, bettolini et le guardie delli palazzi, li officiali sono ridotti a peggior conditione degli stessi soldati, poiché si trovano in avanzo di 10, 12 et tal uno di 16 paghe et per la scarsezza et strettezza di danaro che provano gl’eccellentissimi Generali non possono che parcamente sovvenire a loro bisogni, et questi astretti dalla necessità danno nelle disperationi e se dalla pietà della Serenità et eccellenze vostre non viene mandato qualche piccola somma di danaro in Candia, con capitolo espresso in lettera a sollievo degli officiali, stipendiati et condotti, overo prontamente di qua non siano pagati li suoi salarii, dubito (et ciò mi sia permesso il dire con tutta humiliatione e riverenza) di qualche sinistro, poiché al mio partire proferivano concetti troppo pregiuditiali al servitio della Serenità vostra.
Passarò alle fortificationi dentro la città et in primo luoco dirò che sette sono le porte di Candia, tre de quali son murate, cioè Sabbioneta, Giesù et Panigrà et quattro ne sono aperte, cioè la porta del Molo et di Dramatà dalla parte del mare et quella di San Georgio et San Andrea dalla parte di terra, sette parimente sono le sortite, due sole de quali si tengono serrate a secco, una quella di Betlem, altra del Martinengo, per li bisogni che giornalmente occorrono nelle fortificationi esteriori, le altre tutte sono serrate a chiave; tre sono li cavalieri: Zane, Vitturi e Martinengo, due de quali tengono bisogno di esser riaccommadati, il Zane per la parte d’avanti che riguarda Sirocco Levante per la frequenza de tiri fatti et per il danno ricevuto dalla battaria nemica del Cazzapan che vi era di rimpetto, ma il Martinengo più gravemente si è risentito per le mine e fornelli, così del nemico, come nostre per il continuo sparar et per le battarie nemiche, che al tempo degli attacchi incessantemente lo battevano et ciò dalla parte verso l’Ostro, ma molto maggiore riesce il danno dalla parte opposta verso Tramontana causatoli dalle pioggie, che s’erano forti per il passato, al presente sono divenuti voragini; sette parimente li baloardi della città, cioè Sabioneta, Vitturi, Giesù, Martinengo, Bethelem, Panigrà et San Andrea, et tutti eccetto che San Andrea et Panigrà, hanno li loro tagli e ritirate, teniranno anco bisogno le galerie di dentro di esser curate et nettate, ma questo non si può fare che a tempo asciutto e stagion propria.
La muraglia della città è ridotta in ottimo stato e sicura difesa, poiché tutta la cortina e mezo il baloardo di Sabionera, ch’erano per la loro bassezza sottoposti alla scalata, sono stati elevati, in maniera che si rendono sicuri da questo pericolo. Si è anco parimente ridotta muraglia murata tutta quella parte di muraglia del mare, che comincia dalla porta del Dramatà fino alla porta de San Andrea, che sono al numero di passi 240 et che fu dall’eccellentissimo Capitano general Mocenigo in un giorno et una notte alzata di muro secco, nel tempo che capitò l’armata nemica in vista di Candia, et questo dalla diligenza dell’eccellentissimo General Moresini fu con applicatione di condanne et poco dispendio del publico effettuato.
Le piazze basse che sono al numero di 14 sono in bonissimo stato, ma il canone che fiancheggia le cortine è tutto sfogonato [?] e risentito, come anco molti che si trovano e nelli baloardi e nelli cavalieri, ma di questi la Serenità vostra ne haverà piena contezza dall’eccellentissimo Pompei, come generale dell’artigliaria, onde non mi dilaterò né nel numero ne meno nella qualità di detto canone.
Le cortine e parapetti della città, venendo occasione d’attacco, haveranno bisogno secondo gl’andamenti del nemico d’esser e riformate e rialzate, tre delle quali sono tagliate et fattegli le ritirate, cioè quello fra Giesù e Panigrà.
34 sono li copri di guardia della città, sette de quali sono le porte, sette alle sortite, sette alli baloardi, uno al castello, porto dell’arsenale, voltone, piazza di San Zorzi, beccarie, madonnina et il restante delle case de publici rappresentanti. Oltre questi vi sono le guardie delle piazze basse, che giorno e notte sono guardate e custodite.
M’inoltrarò al presente a trattare delle fortificationi esteriori, di fuori delle porte tutte vi si sono fatti ripari di muro con restelli, che servono a gran difesa della porta.
La falsa braga che continua la muraglia non ha mistiere di cos’alcuna, ben è vero che dalla parte di Bethelm, ove dentro la false braga vi sono i cunicoli, teniranno bisogno a tempo proprio esser nettati et escavati.
La fossa della città è parimente netta et dall’eccellentissimo General Moresini fu fatto saltar un gran pezzo di marmo che occupava buona parte della fossa per mezo la cortina di Panigrà, et di più fece fare con l’assenso della consulta un ramo o galeria sotto terra tra forte e forte, discosto 10 in 12 passi uno dall’altro, che s’inoltra nella campagna qualche 30 passi in circa et questo in occasione d’attacco per impedire all’inimico l’appressarsi [?] alla contrascarpa, et questi forti sono in numero di 43 o 44, principianda Panigrà sino al Vitturi et hanno fra di loro le sue communicationi transersali, per valersene nelle occorrenze, sono dalla parte di dentro verso la fosse assicurati con restelli e muro.
Le opere e forti esteriori sono in numero di 12, cioè forte San Dimitri, opera di Crepacuore, opera a corne [?] della Palma opera a corna di Santa Maria, opera a corne Moceniga, opera a corne Panigrà, revellino San Nicolò, revellin Bethelm, mezaluna Moceniga, revellin Panigrà, revellin San Spirito et revellino San Andrea, quali tutti eccettuato San Andrea, hanno la fossa d’intorno con la loro strada coperta.
Il forte San Dimitri, come principale e come quello ch’è antemurale alla città di Candia, vien custodito con tutta la diligenza, vi stanno ordinariamente un sopraintendente, un governator, un maggiore, un aiutante et soldati al numero di 600, ma venendo occasione d’attacco, s’accresce il numero a portione del bisogno, vi saranno 15 o 16 pezzi di canone, oltre le periere et moschettoni da cavalletto, con l’assistenza de capi de bombardieri, ci sono dentro due retirate et è tutto contraminato et ha per tutto la sua palificata; nella fossa di detto forte vi sono rami e galerie sotteranee, che si prolongano in campagna 25 o 30 passi, et in molti luochi di già sono preparate le Camere e fornelli per li bisogni che potessero venire; et in questo ultimamente fu dal signor sopraintendente Canal fatto cavar un pozzo, che servirà nel tempo dell’estate di gran commodo a quelle militie, si trova anco abbondantemente fornito di baracche e coperti, così per soldati come per capitani e comandanti.
L’opera di Crepacuore per esser un poco lontana non si guarda che di giorno con 25 o 30 soldati, né vi è dentro baracche o cos’alcuna. In detta opera a corna della Palma vi saranno circa 100 soldati con un commandante maggior et agiutante tre o quattro pezzi da campagna con suoi capi di bombardieri et in questa parimente vi sono le sue baracche coperte di tavole per bisogno delli medesimi, tiene intorno la sua palificata et le sue corne sono con fresa et è parimente contraminata con galerie et mine sotterranee.
All’opera a corna di Santa Maria gl’assiste un colonello, quale ha la sopraintendenza, per esser nel mezo et di maggior consequenza di tutte le altre fortificationi esteriori, eccettuato il forte San Dimitri, in questa vi saranno 200 soldati in circa con suoi capitani, maggior et aiutante haverà sei pezzi da compagna oltre qualche periera et moschetto da cavalletto, è parimente tutta contraminata et ha una galeria sotterranea che traversa il fosso della città et s’unisce con le galerie del Martinengo per poter in caso d’attacco esser soccorsa sotto terra, ha le sue palificate, frese, tutte intorno, barache et altre coperte di tavole per commodo delle militie e commandanti.
L’opera a corna al Moceniga, doppo la construttione della meza luna, fu per terminatione della consulta demolita, onde di questa è superfluo il discorrerne.
La meza lune Moceniga è ridotta in bonissimo stato di difesa, vi sono quattro canoncini sopra che battono in barba tutta quella campagna. Vi sta un commandante con circa 70 soldati et questa al mio partire non era finita di contraminare et è unica fra le fortificationi esteriori incamisata di muro, onde non ha bisogno né di pali, né di fresa et è bravamente fiancheggiata dalla muraglia della città, ha similmente come le altre barache e commodi per li suoi defensori.
L’opera a corne Panigrà haverà un commandante con 50 fanti in circa, due pezzetti da campagna contraminata, come le altre attorno pali et fresa et barache a proportione del bisogno.
Li rivellini che sono al numero di cinque, tutti hanno le sue frese et vi sta una compagnia di guardia, havendo per tal effetto una baracca coperta di tavole per riparo dell’ingiurie del tempo et questo è quanto m'occorre dire in materia delle fortificationi dentro et fuori.
Dirò dunque qualche cosa dello stato del nemico, qual in tutto il Regno per le relationi et costituti ultimamente capitati nel tempo ch’io m’attrovavo in Candia, erano al numero di 27 o 28.000, compresi 1.000 cavalli fra buoni e cativi, 12.000 de quali risiedono di continuo nelle tre colline di Ambussa, ove è accampato il vissir in distanza di soli tre miglia dalla città di Candia, ma fra questi 12.000, cinque soli 1.000 [5.000] ne saranno [da] spada et da moschetto, gli altri saranno gente mercantile e da servitii. Vi saranno in oltre circa 300 cavalli del copro sopradetto che per ordinario restano alle guardie del campo, il rimanente poi sono ripartiti nelli presidii di Canea, Rettimo, forti di Apicorna, Muratti, Salto della Vecchia, Calami, Paliocastro e Girapetra et sparsi ancora per li casali et marine.
La sua fortezza è situata nella collina maggiore delle tre di giro di due miglia in circa di sei baloardi, tre de quali che riguardano la città, sono terrapienati et hanno sopra 10 o 12 pezzi di canone, benché la muraglia per esser di pessima construttione, fin hora due volte per causa delle pioggie, non potendo sopportare il peso del terrapieno, se gli è rovinata, dentro non vi è acqua, ma vi hanno già fabricato la loro moschea e vi principiano qualche segno d’alloggiamento, ma per anco non è habitata, ma stanno di fuori nelle sue barache e padiglioni.
Nella collina di mezo vi è l’alloggiamento del vissir et da vicino tutti gli altri bassà et commandanti dell’essercito, a piedi di questa vi sono li alloggiamenti de rumeliotti, militia favorita del bassà. Nella terza collina, ch’è sotto il monte di Giove, vi sono li alloggiamenti et quartieri delli spacii et cavalleria.
Dal campo quasi ogni giorno Turchi s’uniscono in partite et vengono ad imboscarsi sotto la città per far preda di qualche schiavo, o animali che pascolano fuori delli fortini, onde poi così spesse ne nascono le scaramuccie, per le quali giornalmente si va scemando il numero così de nostri cavalli come de soldati.
Questi per haver libera la compagna, l’obbedienza de villici, non provano né sentono la penuria de viveri, né strettezza di foraggio per la sua cavalleria.
Si dichiarano per quanto s’ha da costituti, non voler far tentativo alcuno sotto la città di Candia, ma star aspettando che per la lunghezza e stanchezza della guerra un giorno senza sfodrar la spada, li possi la città capitar in mano.
Hanno di più li soccorsi vicini et non passa settimana che o con fregate o con saiche, non gli vengono da qualche luoco o genti o viveri, et quest’anno, non ostante la rotta della loro armata, le galere di bei hanno sbarcato un soccorso di militie nel Regno.
Hora in ultimo loco farò qualche piccolo tocco anco delle fortezze, oltre la piazza di Candia, la Serenità vostra si ritrova haver in Regno le fortezze di Spinalonga, Suda, Grabise et Selleno.
Nel picciolo castello di Selleno vi è una compagnia di qualche 50 fanti in circa et hanno due o tre pezzetti di cannone et questi con l’aiuto de paesani quest’anno coraggiosamente si sono sostentati da un tentativo fatto dal nemico contro quel castello, con l’assistenza però di due vascelli inviativi dall’eccellentissimo general Moresini et consulta.
Nella fortezza di Grabuse vi saranno al numero di 100 fanti in circa, con quel numero d’artigliaria che si ritrovava haver in tempo di pace et questa mai non ha provato, non solo assalti, ma ne anco visto l’inimico, per l’eminenza del sito nel qual’è fabricata.
La Suda poi come fortezza più principale per il suo porto et altre conseguenze a portione delle altre è meglio fornito di gente, monitioni da guerra e viveri, poiché in essa vi saranno 3 in 400 soldati, capi da guerra et ingegnieri et a questa gl’eccellentissimi Generali hanno sempre fisso l’occhio et la mira, per esser di quella importanza e consequenza ben nota all’Eccellenze vostre, poiché anco l’inimico per tale l’ha conosciuta, per li attentati fatti in diversi tempi, che laude a Dio et a gloria di chi l’ha difesa, vi sono riusciti vani.
Resta nell’ultimo luoco Spinalonga, nella quale vi saranno 180 in circa fra soldati e bombardieri, oltre qualche numero di paesani e pescatori, a quali il prencipe per carità corrisponde a chi una a chi meza lira di biscotto il giorno et ciò con terminatione degl’eccellentissimi Generali per sovvenimento di quelle povere genti.
Le sovversioni accadute in quella piazza furono da me aggiustate et ne diedi minutissimo conto alla Serenità vostra con mie riverentissime di primo aprile 1651.
A tutte queste piazze, oltre Thine e Cerigo, la città di Candia è obligata soccorrer di biscotti, vini, salumi, legumi, denari et munitioni da guerra, onde per mio reverentissimo sentimento, molte cose di queste si potrebbeno mandare direttamente da Venetia alle fortezze, che il publico verrebbe a scansar la spesa de noli di sbarchi e di scarichi, oltre il consumo che si fa delle robbe che vanno più volte caricate et scaricate, et si leverebbe l’aggravio alla città di Candia di scorrer et sovvenire le predette piazze, tenendo per questo effetto pagati li monitionieri, che riceverebbero le robbe et apprestamenti che da Venetia li potessero capitare.
Questo serenissimo prencipe è quello che ha potuto ricavare la mia debolezza del stato della piazza, fortificationi dentro e fuori, sotto e sopra terra, viveri e monitioni, numero di militie, officiali et cavallaria, stato et andamenti del nemico et per fine li stato delle fortezze tutte di questo Regno. Onde se in qualche d’uno di questi capi havessi trascurato, overo omesso qualche picciol cosa, supplico la benignità dell’Eccellenze vostre condonarlo alla scarsezza de miei talenti, che non hanno saputo far d’avantaggio, et accettare in questa vece un’ottima volontà et zelo ardentissimo, ch’ho sempre havuto et haverò d’impiegar et sacrificar me stesso nel servitio di Vostra serenità et Eccellenze vostre, come nella longa servitù per il corso di sei anni prestata nelli ardui et pericolosi incontri passati ho sempre fatto conoscere e vedere. Gratie.
Io Giulio Cabriel ritornato di Proveditor del Regno di Candia di man propria con giuramento



