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15 aprile| 1655 Marco Molin

Relazione|

Relazione di Marco Molin ritornato di Provveditore generale dell’armi nel Regno di Candia
1655 15 aprile
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 80

Serenissimo prencipe
Potrei con ragione ben astenermi dal descrivere l’emergenze di Candia, più volte send’elle state facondamente ravvisate dalla virtù e valore degl’eccellentissimi miei precessori, se la rassegnatione dovuta a decreti di questo eccellentissimo Senato, strettamente non me l’incaricasse et non mi mottivasse ogn’uno curiosamente bramarlo, commune essendo l’interesse in tanto capitale, la presservatione di cui, oltr’un immenso consumo d’oro, costa tanta perdita di gente, tanti dolorosi, funesti, benché fortunati, sacrificii delle vite de concittadini publici rappresentanti, che con animosa effusione del proprio sangue o da disaggi o dal ferro l’estintione e caduta loro riconobbero, siché fatto quel Regno specchio universale al mondo, per la concorrenza degl’esteri e delle nationi al di lui mantenimento, tiene fissi gl’occhi e cuori di tutti nell’ammiratione de successi partoriti dalla vicendevolezza dell’armi, ma più al vivo rappresentando l’interesse pregiudicato di Vostra serenità, send’egli delle più pretiose gioie circondino il suo regio diadema, tentata rapirgli dalla vasta ambitione de barbari; mi veggo dal debito di fedel cittadino tenuto spiegar il di lui stato presente e ciò vagli a presservarli in avvenire dall’insidie va tramandogli incessantemente la casa ottomana. Giace Candia isola nel oriente bagnata dal mar Carpatico [?], da settentrione dal mar Egeo, da Ostro dal Africano, da occidente dal Adriatico e riceve dall’antica famosa metropoli il nome. Passavano felicemente quei popoli sottogl’auspicii di questa serenissimo governo, quando l’anno 1645 per flagello delle corruttioni humane permise il Signor Dio punirsi gl’errori della christianità con la forza de proprii nemici, comparsi a quelle spiaggie l’anno sodetto di fatale rimembranza, invitati all’imprese dal grido di luoco cospicuo dalla fertilità e dal commodo, disponendo concordemente [?] gl’animi al vigor degl’attachi, al cimento delle morti, non temendo di se stessi straggi, purché tanta gloria riportasse il suo re, quant’essi ostentavano temerario ardire, dal qual ferocemente abbattute le mura delle città, tentate le distruttioni e rovine in più parti delle campagne, senza studio di chi vogli più coltivanze sono divenuti quei paesi quasi deserti e d’uno florido giardino che dir poteasi quell’isola, s’è costituita una tragica scena di guasti e desolationi.
Nella città di Candia sono dirocate in maggior numero le case ed altri edificii, si ch’a pena l’ottava parte mantiensi, giornalmente scorgedosi continuar cadute e diruppi, disfatti i quartieri delle millitie, che distribuite convengono ne monasteri et fra le habitationi private, con sensibile incommodo e spiacere di quei sudditi, non senza notabile pregiuditio del publico interesse, in riguardo che disperse le stesse genti, così pronte ridur non si possono a luochi del bsigono, come se agevolate fossero a star più vicine et unite. Disordine e sconcerto che tenendo sempre uniti i riflessi et applicationi mie, superando non poche difficoltà mi sortì finalmente rimediarvi in parte et accommodar buon numero di quelle compagnie; miserabili poi senz’essempio in sopragrande angustie e mendicità vivono li paesani ch’habitano la medesima città, più parte de quali non altrimenti che dalle publiche gratie de biscotti de quali sostengonsi conoscono i respiri e le vite e tra gratie potranno hoggi di ben numerarsi otto in 10.000 femine, l’attual essistenza de quali, quanto proficua in congiuntura di lungo continouato assedio, da più alto maturo intendimento della publica sapienza sii ventilato e risoluto. Il porto, d’onde l’ingresso e l’ammodo [?] de soccorsi marittimi deriva, può dificilmente pratticarsi da vasselli d’ordinaria portata e ben spesso con spesa danno et incommodo notabile scaricar conviensi tali legni in fosse over alla Standia, mercé la frequenza de concieri di vascelli, tartane e galee nel porto stesso permesse.
L’architettura o forma del arsenale è un composto o connessione di più volti, ripieni d’arsile, de quali molti sarian in stato d’acconcia, uno aggiungendosi nuovo imperfetto, per il cui allestimento portati vengono giornalmente i bisogni da chi assiste a quella sopr’intendenza, le maestranze a quell’occorrenze destinate sono in numero ristrettissimo e d’esse, parte delle buone attend’a procacciarsi il vivere con le navigationi et viaggiar con vascelli o altri legni, gl’altri o sono vecchi o di niuna imaginabil aspettatione o attitudine. Rimane quella città [Candia inserito a matita] tuttavia presservata dall’assistenza clementissima del Signor Dio, dalla prudenza e vigillanza dell’Eccellenze vostre, dalla fede et impiego di quei cittadini et al giorno d’hoggi (dir posso) è in stato di sicurezza totale, potendo validamente resisterele difese all’offese e l’vigor dell’arte a quello della gran turba e moltitudine de nemici.
Spicca la di lei sussistenza da un lungo recinto di fortificationi interne et esterna, dividendosi quelle di dentro in sette poderosissimi belloardi: Sabionera, Gesù, Vitturi, Martinengo, Betlem, Panigrà et San Andrea, con l’eminenza di tre formidabili cavalieri: Zane, Vitturi e Martinengo; et li travagli di fuori in rivellini, opere e diversi posti tra quali v’è il Gran forte San Dimitri. L’inoltrarmi nella direttione d’affari rillevantissimi proprii del honore, che non sdegnorono l’Eccellenze vostre conferir alle sperimentate debolezze mie con l’elettione di Proveditor general dell’armi in Regno et la frequenza de maneggi dopo le agitationi spinosissime alle 3 isole, mi fa altresì apprender quell’infatti richieghino [?] i riguardi all’interesse e vantaggi della Serenità vostra in Candia et altre fortezze. All'essigenze del prefato importantissimo recinto estesi le più fisse applicationi et seben le scuoprii moltiplici e considerabili e di gran peso, non essendovi posto mano di lungo tempo, rimasti più lavori imperfetti, di che seguì l’attacco ultimo della  piazza, non differii gl’ordini conferenti a riddur più solide quelle parti con far alzar parapetti, scarpar terreni, escavar fosse, nettar et riparar a molt’occorrenze nelle mine, prolongar rami [?], rimetter palli, aggiunger steccate et altro; loche [?] con ogni fervore procurai a segno dirò avanciato il stato e qualità delle fortificationi che poco può esservi da travagliar di vantaggio in avvenire in cose di grand’essenza, tratte [?] quasi accorse nel breve spatio di mio soggiorno, con spesa tenue et non sprezzabile risparmio, et servono totalmente con gl’effetti precorse, furon in ogni modo qu[?] convenivasi da me anteviste e disposte. Si renderà nondimeno inevitabile ogn’anno qualch’impiego di denaro e legnami in lavori sotteranei per sostener terreni et ovviar a pregiudicii de tempi et per supplir alle mancanze che di quand’in quando accader sogliono, particolarmente di palli, la provigion de quali seguir potrà facilmente dalle 3 isole et Arcipelago. Erasi destinata la fabrica d’una meza luna sotto la Sabionara, ma per quello mosse gl’animi nell’eccellentissima consulta inanzi la virtù dell’eccellentissimo signor Proveditor capitano general Foscolo sotto li 10 genaro dell’anno 1653, fu pigliato in sua vece partito di costruir (come seguì) vicin’l’ala del forte Grande San Dimitri traversa in qualità di mezo belloardo, a fine in miglior modo vengh’assistita da esso la Sabionara, differitosi l’oprar intorno la meza luna, in che vi volea più tempo, numero maggior d’operarii, eccedente consumo di denari, si stabilì anch’il chiuder sei porte delle dieci vi sono et lasciar aperte le quatro di San Giorgio, Gesù, sortita a mano destra del belloardo Martinengo, con quella di Betlem. Resta già perfettionata contramina che cinge la Sabionara, principiata molto fu dall’eccellentissimo signor kavalier Riva, fatta sostener con pontelli e tavoloni, profondata la fossa di quel belloardo fin verso mare, compito il terrapienar l’espalto della contrascarpa incamisati parte di muro. Alzato il muretto delle ronde verso mare, rimesso parte del suo parapetto di terreno, rinovato buon numero di quelle cannoniere. Li parapeti e cannoniere del kavalier Zane atterrate, sendosi quanto conveniva accorse, attorniate di botte, fatte ingrossar et alzar di terreno. Ristaurato il muro caduto vicin all’arsenale, apposto alla vecchia batteria de nemici. Rifatto il suo terrapieno in che non ordinarie concessero i stenti e fatiche contribuite, dovend’al fine stesso impiegarsi quantità di grossissime pietre arpesate per stabilir maggiormente le fondamenta, che doveva radicarsi nell’acque; non meno supplitosi in far allestir contramina stimata necessarissima dietro la fronte del belloardo Gesù, sostenuta con legname la galeria del orecchione del belloardo Martinengo, che guarda pur verso Giesù, essequitevi varie communicationi sotteranee al forte San Dimitri, con quattro rami di galeria tendenti verso Sabionara, oltre l’essersi ristaurati sofficientemente li parapeti in più luochi, particolarmente a mezo’l belloardo, ov’era gran brevia et accorso ugualmente a diverse rovine causate da pioggie, alzato il rivellino, escavata la sua fossa, ingrossato e incamisato il suo parapeto con bote, feci turar sei gran pozzi già dal nemico situati tra Crepacor et l’opera della Palma. Alzar le mura in fronte del belloardo San Andrea verso mare passa doi et inoltrar passa 10 in lunghezza. Rimessa in pristino la contrascarpa empita da fornelli nemici per mezo l’angolo fiancheggiato dalla medietà del belloardo brecchiato, ove poteva salirsi a cavallo, restituito il parapetto o declivio della stradda coperta ivi vicina, refillata e scarpata la contrascarpa di detto forte con suo rivellino sin al montar di Crepacor. Dilatata la fossa a luochi sei piedi in circa, in modo che impedita rendesi l’ascesa da quella parte, feci anco rimetter palli introno la fresa, specialmente del belloardo di mezo, cuoprir di nuovo alcuni pezzi di contramine e sostenerli con muri, perfettionato con muro pur (dalla falsa braga della porta San Gorgio sin alle fornaci di San Dimitri) la scarpa un pezzo fu sconcertata. Non lasciatosi, in quanto permise la congiuntura, di restaurare, nettar la contramina del forte medesimo, fu avanzato in altezza e larghezza il parapetto della cortina tra Vitturi e Gesù, coperto il taglio di molte cannoniere, ivi inutilmente essistenti. Reintegrato il parapetto della cortina fra Gesù et il belloardo Martinengo, alzato e ingrossato con terreno et perché  scopert’osservai detto Martinengo dalla campagna in deficienza di parapetto e cannoniere, feci riddur in ottimo stato indifferentemente il suo recinto. Il cavalier Martinengo rovinato in più luochi da pioggie et altro ugualmente, ove chiede il bisogno, tanto in parapetti, quant’in cannoniere. Principiatosi anco travagliar in quelli et altre del belloardo Panigrà [?], nettar le sue contramine, refabircati li parapeti del belloardo San Andrea con sue canoniere et stradda per ronde. L’opera nuova confinante col Gran forte San Dimitri di rimpetto Sabionara, chiamat’al presente opera Molina, che si distende per fronte in lunghezza passa veneti 54, di fianco passa 15 et passa 18 d’altezza, larga la di lei fossa piedi 49, profonda piedi 8, con sue scarpe et contrascarpe munite et fortificate di lotte. Quest’opera di riguardevole essenza mediante le diligenze usate conosce una total perfettione si nel terrapieno, parapeti, banchette, fossa, contrascarpa, pallificate, restelli, caselli, cicogne, baracca com’in’ogni altro suo [?] bene. Si profundò et fu dilatato maggiormente la fossa all’opera corna [?] di Palma tutt’a torno, imparticolar all’ala verso Crepacor, refillata la sua contrascarpa et via coperta, in modo che dificilmente può essere montata, empiti in aggionta alcuni vacui al espalto della via coperta dell’opera stessa, restaurati parte de parapetti, con haver uniti più volte palli che mancavano alla di lei fresa. Cominciatisi refillar sua contrascarpa, fatta nettar la contramina, racconciata la stradda coperta tra il rivellin sodetto San Nicolò e corona Santa Maria, con augumento in quantità di terreno in mancanza del scaduto dopo i memorabili frangenti del primo attacco, comodo ugualmente si terrapienorono le rovine, ove soglion aggregarsi l’acque della campagna per sboccar nel canale, li danni causati da pioggie alli parapetti del opera corona Santa Maria altieri accuratamente si rimediorono con la dovuta [?] restaurazione, incamisati quelli di lotte et alzati tutti a torno circa doi piedi, col stabilimento di sue ferritore, riordinatasi con accrescimento de palli la fresa, profondata la fossa et ampliata tutta per traverso con essersi reflillata la stradda coperta et contrascarpa, riuscirà di sicurezza e proffitto non mediocre a riscontro de nemici attentati et in evento di fughe di nostre millitie; si refillò la forevia [?] inoltrata in campagna per tener luntano il nemico, nette quelle contramine in parte dal fango et acqua, rinovata con muro e lotte la contrascarpa sgrotata vicin al rostello [?] di detta corona verso Betlem, d’onde non poco era agevolato il discender in fossa della città. Quantità di palli si sono rimessi alla fresa del rivellin Betlem, aggiustata il suo parapetto, dato principio a lavori nelle contramine, cominciatosi nettar pur quelle alla mezaluna Moceniga, aggiustato il parapetto del rivellin Panigrà et la fresa con palli, scarpata al possibile sua contrascarpa, cominciatosi il travaglio nella contramina, rimessi palli alla fresa e pallificati del opera corna Panigrà, acconciasi il parapetto et non senz’applicatione d’uguali fatiche alle contramine d’esso, col riordinar insieme la fresa del rivellin San Spirito et quel parapetto, il simile essequitessi al ridotto San Andrea e con la restauratione della scarpa interiore del parapetto medesimo. Molte altre operationi in vantaggio e mantenimento della piazza e fortificationi sue addir potrei d’essersi altri pozzi del nenico coperti, terrapienati ripari contro l’acqua del verno, turate più cannoniere sovrabbondante et fabricatesene a luochi proprii le rimesse et augumenti de palli intorno pallificate, frese, rastelli, fabriche di galerie restaurata et altro che tralascio in questa, mentre per non accrescer tedia et non abusar gl’atti gratiosi dell’attentione humanissima dell’Eccellenze vostre, tuttociò opratosi [?] da me con special fine d’anteponer gl’effetti del più rillevante publico servitio, onde stimai necessario differir fra gl’altri la restauratione commessami delle rovine alla parte di San Pietro, come che venghi più quella evitata da un grido e riputatione di tal piazza, che per capo d’urgente necessità.  Non ostante l’angustia sopragrande di denaro, che sovente afflisse il mio costantissimo proponimento, non lasciai lode scuopii altretant’inseparabile dagl’oblighi di quel pesante sovrano governo, dal qual l’importanza de pressidi e fortezze dippendono e ben ragione voli millitando sospetti a quella di Spinalonga, ove molt’imperfettione minacciavano (se nemici tentato havessero) non difficile cadauna impresa del di Lei acquisto, stimai col solito di mia riverenza accenar all’eccellentissimo signor Proveditor [?] capitano general il grado de mie sentimenti, in ordine a che spedito fa l’illustrissimo Proveditor in Regno barbaro con l’ingegnero Saravalle, poi l’illustrissimo Proveditor in Regno Basadonna col signor Nicolò Zen Sopi [?] intendente alle fabriche, soggetto d’esperienza e gran attitudine; et le relationi de quali Eccellenze, del ingegner et soprintendente seguirono le prescrittioni di detto eccellentissimo signor Proveditor [?] capitano general et io contribuir vi feci l’essecutioni, in modo che supplito gratie a Dio rimane a quant’accorreva nel ingrossar et avanzar le mura, riparate l’urgenze nelle cisterne, acconciati i quartieri con dispendio lievissimo et brevità di tempo. Li accaduti sinistri a Tine studiar mi fecero non meno la restauratione de danni inferitigli di volte dal folgore, con l’indrizzo più volte di quantità di legname per quei quartieri, oltre conveniente summa di contante [?] con trasmissione di polvere invece del abbrucciata, distribuite in aggiunta gl’ordini stimai più proprii a fine del miglior servitio e presservatione dell’istessa fortezza, in ordine quali si progredisce mediante l’appellatione zelante di quel illustrissimo rettore.
A Cerigo, se la strettezza di denaro et altro con la scarsezza d’occasioni di passaggio prohibito non m’havesse gagliardamente l’intento, havrei accorso a misura del debito et compitamente ben ovviato alli minacciati pregiudicii dalle rovine del belloardo Garzoni. Tiene pronte l’istessa fortezza rendite da Cha’ Venier et altre del isola, con che in parte rimaner possono le millitie sovvenute.
L’aridissimo scoglio delle Grabusse altro non riconosce vantaggio che della qualità di sito eminente, quasi inaccessibile, assai congruo a respinger le invasioni, quando de diffensori e soccorsi da viver e da guerra convenientemente sin proveduto, in che non mancai di cadauna possibile applicatione.
La fortezza poi di Suda mantiensi fin hoggidì et serberà appresso tutti in [?] concetto di quella sussistenza che incontrastabile la rende, pur non gli manchi de necessarii apprestamenti, perciò tanto fisse et nel cuor impressa mi furono la brama di fargliene i dovuti comparti. Et le summe del contante l’espeditioni fatte de difensori in rinforzo, mutatione di pressidio, missioni sollecite de biscotti, vini et altri alimenti, come di munitioni da guerra siino veridichi testimonii di quel zelo con che procurai nelle correnti emergenze servire la maestà publica in quella parte.
Questa con le fortezze accennate farebbe di mestiere soccorrer prontamente, non che degl’alimenti necessarii con provigioni aggiustate di denaro, si che le millitie conseguir potessero il medesimo suol praticarsi in Candia di mezo reale ogni terzo alcun [?] per cadaun soldato, per render consolati e contenti in pari grado gl’animi di quei che servono et non stimino defraudate le benemerenze loro, che niente declinano dagl’attuali nella piazza di Candia, a quali per repartir puntuali i medesimi terzi et accorrer ove più il bisogno et urgenze insorgevano intorno le fortificationi, non fu possibile trasmettere di vantaggio alle fortezze, a segno ch’in esse se non di qualche quarto di scudo o reale puotero le antedette genti rimaner sufragate, il che certo costituì il mio animo tanto crucioso, come l’angustie e mancanze anco di letti d’artigliaria, ond’a più vigorose richieste de rappresentanti corrisponder non potevo in modo veruno.
Le fortificationi di Candia dentr’e fuori, dilattansi in così ampio giro che vogliono per necessità augumento di chi le assista, ridotta al presente quella soldatesca in numero troppo angusto, non sormontando 4.000 in circa fra Oltramontani, Italiani e Greci, e già dal contenuto in più ristretti inviati a questa parte dev’esserne pienamente la publica sapienza certificata. Li Greci atti all’armi (come dissi) in numero ristrettissimo, il nervo de quali ne trascorsi frangenti fu principal fondamenta della salvezza e presservatione di Candia. Il corpo della cavalleria pur lasciai inlanguidito, quasi annientato, 50 de quali a pena impiegar si puotero nelle funtioni di batter all’ordinario le fosse, avanzarsi a posti di guardia et spalleggiar all’occasioni qualche sortita, da che però io ben me n’astenni per non tracciare dalle publiche intentioni et perché qualsisia matura consideratione persuadeva gl’imminenti gravissimi disavantaggi nella disparità delle forze. Tra quelli che preposti alla direttione dell’armi in Candia si mostrarono più interessati nel riffletter il sole delle glorie e grandezze publiche, debbo ingenuamente con la solita humiliatione accertar l’Eccellenze vostre essersi ben distintamente da me sperimentata la persona del conte Marco Sinosi di sargente maggiore di bataglia, le cui dispositioni e ferventissimi talenti a pieno mi persuasero delinear il semplice cenno, perloche valer possi a riscontro degl’effetti di gradimento in ordine a così ottime [?] singolari prerrogative che lo rendi [?] invero capace de più rillevanti maneggi e di pietà uscir possino dalla regia mano dell’eccellentissimo Senato. In vece del conte Ossaleo [?] di Polcenigo governator della piazza, sostituito fu dall’eccellentissimo signor Proveditor capitano general Foscolo fin all'arrivo d’altro soggetto, il signor di Gremonville, ch’altre volte col sangue sparso nelle breccie de passati attacchi, ben notificò gl’interni stimoli tiene di servir con fede e puntualità come ora supplisce con zelanti brame, siché per continuar tutto che stimo rillevar il più cauto sicuro possesso della piazza di Candia, che tant’importa, quant’è certo il freggio che in augumento d’altri viene ammirato nelle risolutioni prudenti dell’Eccellenze vostre di ressister a vasta potenza, con niuna o picciola stima de profusi tesori, del mancar (com’è detto) tanto numero de cittadini et altri nel corso della guerra passati all’immortalità di felicissime memorie, essentialissimo scorgo il far elettione celermente prima d’un governatore dell’istessa piazza, avvertendo quanto si possa d’appoggiar tal carica al valor di soggetto ch’invecchiato di lunga esperienza militare, con maniere proprie conservi l’esistimatione e dignità propria dei gradi e incombenze [?] medesime, secondariamente il far provigione di fanteria e cavallaria, con adeguati alimenti per sostener l’una et l’altra, nelle cui angustie sperimentai quelle passioni e tormenti che senon violentato tacer non volsi con noiose repliche a Vostra serenità, ringratiando viepiù Dio m’habbi insinuate tali vigillanze, con quali potei render in qualche abbundanza la piazza di vittovaglie, col mezo anco d’investir qualche poco denaro in formenti, senza che non haverei già precorso il tardo arrivo de soccorsi, originato dall’avversità e pessima congiuntura de tempi; onde lasciar non debbo di ravvivar qui l’espediente in altre occasioni riverentemente raccordato di far sempre stii allestito in quelle parti un deposito de biscotti et migli, col di più d’altra sorte di provigioni stimata fosse conferente in evento de simili preaccennati disastri. Essentialissimo e di sopragrande premura scorgo l’espedirvi non meno la quantità possibile di bombardieri, a supplimento degl’attuali, ch’a pena servir possono all’ordinarie essiggenze della piazza, come parimente l’indirizzo di qualche numero di muratori e maestranze.
Al mio partire di Candia lasciai per quatro mesi in circa de biscotti, di munitioni da guerra la quantità che già trasmesse in nota presentatami da quel munitioniero, ingionta in lettere numero 32. Vien è vero, che non essendovi revisore, meno scuoprir potei (come bramavo) i fondi d’esse ne altro che il solo consumo nella mia reggenza accaduto. Di tenue proffitto riuscite le assistenze del ragionato Zois [?], presso cui le scritture et altre publiche cautioni incredibilmente confuse, feci dopo la morte sua sollecita et accuratemente raccorre e poner in segreteria, ond’essendo solito distribuita considerabilissimi maneggi, come di munitioniero, fonticaro, sopramassaro de biscotti e degl’arsenali, sulla pura incertezza del nome et sembianti, senza piegiarie, tuttoché siano genti paesane, prive di sostanze, indifferentemente di sovvegno bisognose, non può che riuscir altretanto commendabile, quanto proficua l’espeditione d’altri, poco fo seguita in luoco del Zois [?] per ovviar alle connivenze tra quei ministri interessati per le dippendenze loro dagl’uni e dagl’altri.
Degl’appostati debitori a Vostra serenità, da quali ritrar speravo qualche non picciolo vantaggio, premesse varie tediosissime dispute d’avvocati, attesi al definir de giudicii, con quali però stante le multiplicità delle allegationi o capi di pretesa non mi servi l’apertura, senon di terminar sopra cinque capi principali di debito del sopramassaro de biscotti Masocopo [?] con displicenza incontrar non potessi l’adempimento intiero delle pretenttioni [?] publiche e delle proprie sodisfattioni.
Prohibitomi dunque il progresso delle revisioni con la morte del Zois, non fu possibile inoltrarsi nelle medesime, si di munitioni da guerra, biscotti, arsenali et altro. Per lo che spetta però agl’arsenali, agevolati vengono quelli paroni o ministri di giustificar sopra [?] molti capitoli diverse gravi considerabili mancanze, occorse negl’anfratti delle aggressioni di quella città in virtù di sufraggio rilasciatogli dal già eccellentissimo signor Proveditor capitan general Mocenigo, ratificato dall’eccellentissimo signor Proveditor capitano general Foscarini, in ordine a scrittura presentata da essi paroni inanzi l’eccellentissimo medesimo [?] nel tempo di mia direttione; non picciolo disordine osservai in Camera, ch’in deficienza di quaderniero perfettionar non si puotero i quaderni, non impiegarsi in funtione così necessaria alcuno, da che seguì il sempre degno imitabile governo dell’eccellentissimo signor Proveditor general Giorgio Moresini e però altetanto [?] necessario sarà l’avanciamento di simile ministro ben adequato, per regolar l’interesse et servitio della Camera stessa. Ma tornando alle provigioni da viver e da guerra in che principalmente premer devono le risolutioni et essetioni publiche, mentre seguirà opportune l'espeditioni ne miei dispacci, avvisate viepiù costante si renderà l’opinion commune, ch’assistita (come per l’adietro) dalla paterna providenza e zelo di Vostre eccellenze impossibile fra l’espugnatione o caduta d’essa città, nella qual sormonta il consumo de biscotti e farine a summa così importante, più rilleva il dispenso di lire 6.701 soldi 4 e mezzo [?] de biscotti il mese, fra molti di quei che impetrorono gratiosi sovvegni da rappresentanti, quali dividendosi in gratie vecchie e nove, che abbracciano quelle de pressidenti, oltre la distribution di miara 270 alle millitie et miara 50 sopra le fortezze, quando non siavi però modo di compartir farine in detta città, ch’all’hora col supplimento di stara 90 il giorno, si ridurebbe la summa de biscotti a soli miara 110 il mese. L’impiego del denaro ugualmente chiedendo le più intense applicationi publiche in riguardo al numero ch’abbundante si ricerca [?] in far paghe et aggiustar li terzi alle millitie nella città et fortezze. Volendosi reali al numero 16.000 per cadauno paga a sallariati et stipendiati, reali 2.500 o per li terzi nella città stessa et 2.000 per le fortezze.
L’Arcipelago può assai in ogni tempo giovar e beneficar Candia col mezo di rillevanti sovvegni di formenti, vini, strami, foraggi, che quando gl’eccellentissimi Proveditori generali in Regno, o gl’eccellentissimi Capitani generali, havranno commodo de vascelli, non dificile sarà conseguire. S’estesero le deboli considerationi et applicationi mie in divertir anco et levar gl’aggravii infruttuosi al publico erario nell’occasioni particolari [?] di rassegne, che distintamente ho trasmesse a questa volta, et l’espressioni pervenutemi di Vostre eccellenza piene di benignissimo gradimento bastino, senon altro a comprobarne gl’effetti, non riuscito già lieve il frutto ritrattosi, mediante varie regolationi e cassationi d’estraordinarii, conseguimenti di gratie, non mai havendo assentito l’admettersi, oltr’il ragazzo, ch’una sola gratia per capitano [?].
Per ovviar maggiormente le fughe della soldatesca, usai pur tutte le preavvertenze più esquisite, in affare che produr deve sopragrandi gelosie al cuor, massime di chi soccombe a così fatti spinosi commandi e però non ostante l’operation seguite intorno le fortificationi, per stornar somiglianti pernitiosi eventi, non risparmiai opportunamente il devenir alle essecutioni de castighi e rigori essemplari, condannandone agl’ultimi supplicii et con aggiunger a spettacoli allettamenti di recognitioni a quei palesar volessero tale delinquenze, con fine di meglio incontrar i dogmi e gl’effetti più bramanti dalla mente publica.
Alla cura anco dell’istesse millitie, che tanto proficua in quegli hospitali rissulta, quanti è il capitale annuo vien custodito per Vostra serenità, chiamo pur Dio in testimonio, con qual fervore per l’accenato interesse, non che di christiana pietà studiassi incessantemente foss’assistito et soprinteso col trasferirmivi non di rado alla loro visita, per incalorir maggiormente gl’ordini et essecutioni, nel modo che per agevolar il progresso di funtione si degna e meritoria, con molta commendatione s’impiegò a punto il valore dell’illustrissimo signor Marco da Riva de ser Nicolò et volsi che ne comparti, specialmente di carneggi, si distinguessero et preferissero sempre le ragioni e bisogni degl’hospitali medesimi, il che stimai dover eccitar d’imitatione a Spinalonga, con decreti in più mani di terminationi et mie lettere. Feci con tutta sollecitudine maggiore attender alla costruttion delle polveri col impiego del salnitro ivi trovato, all’hora fabricandosene fin mezo numero il giorno.
Era solito ad ogni benché picciola insensibil mossa fuori delle fortificationi di Candia, a semplice vista di qualche Turco, scaricar più pezzi d’artigliaria importanti, consummo considerabile di polveri et altre munitioni, il che stimando soggetto non men essentiale e riguardevole, con oggetto di sminuir et allegerir d’aggravio publico, presi espediente di far allestir 50 moschettoni di cavalletto in siti più eminenti atti alle scoperte et commetter per lievi cagioni, non seguissero più tirri che de medesimi, che gironalmente l’esperienza mostra di qual profitto e vantaggio rieschino, oltr’il risparmio sodetto, riportandosi continui avanzamenti sopra [?] nemici, ritenuti hor a segno non si frequentemente a me per avanti sentino [?] inoltrati verso le fortificationi sodette.
Nel giro delle trascorse fluttuationi così in armata, alle 3 isole et Candia non m’ho valso d’altri in qualità di segretario che del fedelissimo Domenico Ciera, il cui impiego e moderation de costumi incontrò ben intiere le parti delle sodisfattioni et del proprio mio gradimento. Propostosi egli di ben servire Vostre eccellenze intrepide, non ricusò azzardi di vita, non tanto nell’emergenze di guerra, ch’in tolerar infiniti patimenti e disaggi sopra l’armata stessa, ov’et per tutto indirizzò, come dissi, l’attention et operationi sue con piena fede, puntualità e decoro proprio di quel grado e servitio col qual terminorono le aggitationi sue per la Serenità vostra di 7 anni, da che fu aggregato all’ordine della cancelleria ducale, senza però haverne potuto ancor godere provigione alcuna, né in sua testa né degl’altri fratelli, che a gara contendono invero di meglio conformarsi con loro in pieghi alle publiche sodisfattioni; onde per non defraudar con silentio tali non ordinarie benemerenze, non ommetto il ravvivar con ogni sviscerato affetto et raccomandar con ogni efficace summissione le conditioni del medesimo segretario, per gl’effetti opportuni della solita gratia e munificenza dell’Eccellenze vostre. Io poi senon altro in tutta mia vita studiai che terminar [?] agitatione d’animo e di corpo et vacar nel mar de sudori per trarne il frutto et far pesca nelle vie del merito segnate dal sangue de miei antecessori congionti della gratia pregiatissima di Vostra serenità, suppongo ogn’uno bassevolemnte comprendi quanto negl’emergenti degl’ultimi impieghi, come Proveditor estraordinario dell’armata, nei Generalati delle 3 isole et Candia tentassi far apparir cospicue le parti di quel zelo, che viverà inestinguibile anco in sepolcro fra le ceneri di questo cuore, che non certo ne resterà di mandar voti e sospiri al cielo per il bene e trionfi della Patria, alla qual bramoso di veder accumularsi li maggiori prosperi eventi, così Dio volesse lei conoscer potesse dalle mie viscere, qualche parte d’essi con che al possibile contrasegnato et impresso fosse negl’animi di Vostre eccellenze, niente cedersi da me alle dispositioni di qualunque sviscerato zelante cittadino, rassegnato al supremo loro sapientissimo publico beneplacito, ben m’affliggo chi in tentar l’essecutioni scaturite dal ottimo mio volere, frapponendosi le divisate inesplicabili angustie e mancanze in più generi de necessarii procedimenti, astretto fui a decreti del cielo humiliarmi et a vehemente destino, che nel corso de tempi infausto e più travaglioso si mostra ed ostenta tal volta la sua tirannide, più di quella suol nascer dal favor o scempii d’armi nemiche, dovendo però non meno dal altro canto insorgerne il contento e consolatione mie estraordinarie [?] che fin nei periodi della reggenza habbi pienamente ovviato a cadauni disordini e sconcerti, tenuti in moderatione gl’animi di quelle millitie, sollevati nel miglior modo dall’oppressioni e sodisfatti intieramente gl’habitanti, oltre l’operationi sortite di proffitto e vantaggio di quella piazza, con che suppongo non essermi già stato il conquisto sospiratissimo del supremo publico humanissimo gradimento. Gratie.