23 giugno| 1660 Luca Francesco Barbaro
Relazione|
Relazione di Luca Francesco Barbaro ritornato di Provveditore generale dell’armi in Candia
1660 23 giugno
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 80
Rellatione dell’illustrissimo et eccellentissimo signor Luca Francesco Barbaro ritornato di Proveditor general estraordinario dell’armi in Regno di Candia
Serenissimo Prencipe
Godeva fortunato il Regno di Candia per il corso d’anni 466 sotto il glorioso dominio di Vostra serenità un secolo d’oro, quando non so se una sfrenata ambitione di dominare o le maligne persuasioni de ministri o pure da diabolica furia spinto Ibraim, imperator de Turchi, mosse insidiosamente l’armi l’anno 1645 e sprezzata quella fede, che deve essere la più ammirabile gemme de prencipi, sotto simulati pretesti assalì improvisamente quel Regno, rompendo con questa impropria forma quella pace che conservata interotta per il corso di 73 anni, ne rendeva tuttavia più sicuro e pacifico il possesso a Vostra serenità.
Io non son qui per dimostrar serenissimo prencipe gl’apparati militari, le forme degli attacchi, la validità delle diffese, non cadendo nella presente speculatione che il solo stato delle cose correnti, mentre di tutti gl’altri accidenti ne è sempre stata Vostra serenità di tempo in tempo pienamente informata. Dirò solo e stimerò di accostarmi alla parte più vera, che non soprabbondanza di forze nemiche o mancanza d’opportuni preparamenti di diffesa, ma solo da una fatale costellatione ne siano derivate tutte le disaventure.
Portarono ne tempi più felici gl’eccellentissimi Generali di Candia nel loro ritrono in Patria sotto l’occhio di Vostra serenità l’amenità del paese, la quantità delle rendite, la multiplicità dei sudditi, la fedeltà dei cittadini et tutto quel più che nel stato d’una tranquilla pace era desiderabile et applausibile. Hora mutato costume, deve cadere a rifflessi prudentissimi di Vostre eccellenze il stato lacrimabile d’un Regno, quanto prima colmo di delitie tanto al presente pieno d’hostilità, cangiata la ricchezza in estrema povertà, senza negotio et senza rendite, conservandosi solo intatta ne cittadini quella fede, che è l’unico et più precioso tesoro che stimar si possi.
Dirò adunque esser il Regno di Candia invaso da 12.000 Turchi al più, una gran parte rinegati, non tanto de Greci nattivi del Regno medesimo, che di soldati fuggiti da presidii; 8.000 compresi 1.000 cavalli stanno permanenti al campo, gl’altri tutti ripartiti tra presidii e villaggi di tutto il Regno. Forze così invalide, che ben danno a conoscere esser stata fatale la perdita.
Molti sono li posti occupati da Turchi come: Canea, Rettimo, Candianova, Paleocastro, Milopotamo, Chissami, Apicorno, il forte del Calame, del Calogiero, Santa Veneranda, l’Armirò et quello in faccia del scoglio di San Todero. Essendo tutti gl’altri del Regno stati o abbandonati o demoliti, quali vengono diffesi con forze più e meno secondo il sito et importanza loro, come si dirà al proprio luoco.
Tralascierò le forme del loro governo, essendo la medesima tante altre volte rappresentata a Vostra serenità, non dipartendosi Turchi dal loro ordinario costume, anzi più tosto negligendo la dovuta vigilanza lasciano le cose in maggior abbandono et più facili alla recupera.
Canea e Rettimo sono le piazze più importanti, la prima resta nel stato della sua antica costruttione, senza altro divantaggio che d’un forte a San Nicolò con cinque cannoni per maggior sicurezza del porto. L’altra pure nel stato pristino nelle sue fortificationi, con aggiunta solamente di doi fortini tra la fortezza e la città nelli doi lati del mare. Vienne la prima commandata da Assan bassà et altri capi subordinati con 1.500 Turchi, compreso 100 cavalli. Pochi Greci habitano nella città, tutti gl’altri esclusi per sospetto che tengono de medesimi; la seconda commandata da due turbani [?] potrà havere da 600 tra Gianizzari e Spazi, non permettendo l’habitatione a Greci nella fortezza per il sospetto preacenato; Candia nova sarebbe di poca rillevanza quando tutto il campo nemico, che d’intorno resta situato, non la sostenesse in numero di 8.000 in circa, come ho predetto, la più parte rinegati commandati da Mustaffà primo bassà, huomo di poca esperienza et di nessuna stima fra loro, et in sua absenza dal Gianizer agà, ancorché il bassà Catergioglo occupi il maggior posto et particolarmente appresso li rinegati et fuggiti. Abbonda il campo medesimo di tutte le provisioni, così da viver come da guerra, per il continuo passaggio da Malvasia a Canea et dalla parte di Rhodi a Gerapetra, come pure con vasselli grossi da Alessandria, con quali medemamente ogni anno vienne il cambio a 500 di quel paese, essendo però sempre maggior il numero di quelli che partono, mentre la longhezza della corrente guerra gl’ha resi così stanchi, che bramando ancor loro vederne il fine, anco coll’abbandono totale del Regno, et se il continuo accrescimento di rinegati non li sostenessero, sarebbe dalle continue fughe talmente diminuito il numero de Turchi, che non potrebbero certamente mantenersi in campagna.
Cade qui opportuna la consideratione, come nella presente diggettione de Turchi si potesse reaquistar la campagna, mentre l’attaco formale delle fortezze viene da me stimato punto molto difficile et di più matura ponderatione, servendo questo per mezzo molto più facile anco all’acquisto delle piazze medesime e qui supplico Vostre eccellenze compatire il tedio delle mie imperfettioni et ascrivere ad un ardente zelo del publico servitio quanto sono per discorrerle.
Li forti di Apicorno, Calami, Calogiero e Santa Veneranda, che sono situati di intorno il porto di Suda, vengono guardati li tre primi da 100 Turchi per uno, l’ultimo da 60, con li loro commandanti. Nel primo vi sono due sole colombrine, nel secondo tre canoni grossi e tre piccioli, nel terzo cinque canoni grossi da batterie et nel ultimo tre cannoni pur da batteria. Io non stimo che nel fine della campagna, quando l’armata Turca sia restituita in Costantinopoli et che resta svanito il dubbio di soccorsi fosse molto difficile l’acquisto di detti posti, mentre ogni uno assalito da per se improvisamente battuto dall’armata, travagliato da bombe et attacato vigorosamente dalla militia in numero di 1.000 fanti per uno, da quella parte ove meno offendesse il canone, che per il più guarda la Suda, ne tenirei sicuro l’acquisto, mentre massime Picorno, Calami et Santa Veneranda non possono esser soccorsi dalla Canea, quando però una galeazza posta al passo nominato il Salto della Vecchia impedisse li soccorsi che fossero spinti da quella parte e da Rettimo, per la distanza di 50 miglia non potrebbero gionger in tempo, e dal campo di Candia tanto meno, dovendo l’acquisto esser fatto in poche hore.
Acredita questa mia upinione l’haver osservate tante gloriose imprese fatte dall’armi maritime di Vostra serenità in Arcipelago, nella Grecia, nella Natolia et nella Caramania, mentre gl’acquisti di tante piazze piene di diffesa più valida, e per la quantità de cannoni et per la multiplicità di deffensori, da ben a videre quanto più facile et profittevole riuscirebbe l’acquisto di questi forti, che per costruttione e diffesa sono di molto minor rillevanza. Quanto sia importante la libertà del porto della Suda non è chi non lo conosca, mentre da questo solo ne può dispendere la ricupera di tutto il Regno. Seguito gloriosamente con l’agiuto del Signor Dio l’acquisto di questi posti et ricovrata l’armata nel porto stesso, non vi è dubbio che uno dei due effetti deve conseguitarne la padronanza della campagna o la morsa del campo nemico dall’assedio di Candia, mentre le forze presenti de Turchi non sono in stato da poter formar doi corpi, validi al sostenimento dell’assedio et della campagna stessa. Se adunque abbandonerano l’assedio resterà la città di Candia libera et da quella parte si potrà con nuovi sforzi impadronirsi di quella campagna et se pur permanerano all’assedio resterà tutto il territorio di Canea in potestà dell’armi di Vostra serenità, ben certi che all’hora tutti li paesani concorerano in acrescimento dell’armi publiche, mentre altro non bramano che sottrarsi da una tiranide resa per tanti capi insofferibile, mentre sono costretti con lacrimabile spettacolo vender li proprii figlioli per soccombere all’impositioni et la maggior parte a cangiar religione per migliorar fortuna, dovendosi anco certamente tener per fermo, che acquistatosi posto in terra et publicatone indulto, la maggior parte di quelli che hanno rinegato la fede, o per timore di qualche pena o per sottrarsi dalle contributioni, habbino da restituirsi al vero culto del Signor Dio et nel grembo dell’antico natural prencipe, venendo di questa manera a diminuirsi le forze nemiche et ad acrescersi quelle di Vostra eccellenze; e quando un tanto bene, come non dispero ne conseguitasse, molto giovarebbe alla recupera della Canea l’acquisto del forte nuovamente costrutto da Turchi incontro il scoglio di San Todero, che debole di diffesa e di diffensori, et per la forma sua quadrata e senza fianchi et per 100 Turchi solamente che vi essistono di guardia, io la stimo impresa meno difficile dell’altre, perché rimosso questo ostacolo resterà libera la permanenza a due vasselli al scoglio di San Todero, che aggiontovi qualche numero di galeotte, che in ogni staggione vi si potriano fermare, impedirebbero a segno li soccorsi in Canea, con l’assistenza massime della nostra armata alla Suda, tenendosi guardia di galee alla punta di San Giovani, quando però il tempo lo permettesse, potendosi in ogni occorenza restituir nel porto et con le scorrerie di qualche portione di cavalli per terra, come anco per la sollevatione de contadini, resterebbe così travagliato la città, che riddotta forse in qualche ristretezza, mentre Turchi non avezzi alle mancanze, anzi per natura insofferibile, potrebbero risolversi a qualche compositione che è l’unico mezzo d’acquistar quella piazza, mentre con validità di forze et con attacchi formali ben si conosce quanto difficile, per non dir imposibile, possi riuscir l’impresa. Lascio di discorrer degli altri posti, cioè di Paleocastro, Milopotamo, Chissamo et Armirò, come quelli che non sono di nessuna considertione o impedimento et che certamente seguirebbero la fortuna del vincitore.
Ma perché giustamente si deve credere che ridotte le cose a questa contingenza, non starebbe il campo nemico otioso spettattore degli altrui progressi, ma si moverebbe per ricuperar il perduto et a procurare con una battaglia restituirsi nel pristino dominio. Che però devesi assicurar qualche posto, che non mancano, che con l’assistenza dell’armata vaglia a essimersi dalla necessità del combattere, se non conosciutone un aperto vantaggio.
Questo è quanto nel stato delle cose presenti si potrebbe operare sopra il Regno, che però non valerebbe alla totale ricupera mentre restasse in piedi l’essercito nemico, dal solo disfacimento del quale pende tutta la vittoria. Ma nello stesso tempo che queste cose si operano é necessario nuovo corpo di gente, che sortito di Candia travagli il nemico alle spalle et ridotto in stato di mancanza o debolezza, come si deve certamente credere et per lo abbandono dei rinegati et per le fughe de Turchi medesimi, si possa poi con un fato glorioso guidato da capo di tutta isperienza terminar per questa impresa.
Resta che dimostri a Vostra serenità quanta gente sii necessaria per dar il perfetto compimento a quest’opera, et prima per l’imprese da operarsi alla Suda e per fermar il piede in campagna, io stimo sufficiente quella che in numero di 4.000 in circa si ritrova al presente sopra l’armata et per far la sortita fuori di Candia sarano necessarii 6.000 fanti et 600 cavalli almeno, quali doi corpi venirano sempre accresciuti dal concorso de paesani; 1.000 fanti e 200 cavalli si possono al presente estraher di Candia, senza diminuir considerabilmente il presidio, et 5.000 con 400 cavalli sono necessarii da espedirsi, potendosi queste levar in un istesso tempo unitamente il mese di ottobre dalla Dalmatia, dove deve esser fatta l’unione opportunamente per spingerli a drittura in Candia, mentre la staggione del verno riesce più propria agli essercitii della campagna, essendo l’estate così ardente, che aggionta alla sicità del paese l’ardor del clima, in gente levato da paesi freddi la potenza anco dei vini potrebbe far danno tanto considerabile alle nostre militie, che havessero a diminuirsi senza alcun frutto, come s’è infelicemente isperimentato nelli principii della presente guerra, essendo stati più quelli periti alla Suda dalla inclemenza della stagigone, che quelli caduti dal ferro nemico. Non militando questi riguardi ne Turchi, che avvezzi alli caldi di quelle parti costantemente e francamente vi resistono, oltre che quando ciò si havesse da esseguire nella staggione di primavera et dell’estate, si resterebbe sottoposti a vigorosi soccorsi che venirebbero spinti sopra il Regno, né l’armata potrebbe privarsi della sua militia, obligata alla propria diffesa et all’oppositione della nemica, che procurerebbe con tutti li sforzi d’entrar in Canea, né Vostra serenità potrebbe privar la Dalmatia di quella portione di militie, per le aggressioni che callerebbero a quella parte. Ma nella stagione del verno, quando l’armata Turca è affatto sbandata et la Dalmatia, per la sterilità della campagna et impedimento delle nevi, resa sicura dalle hostilità, resta libero a Vostra serenità il campo d’operare sopra il Regno, con quel frutto, che mediante la prottettione del Signor Dio, la giustitia della causa et la buona condotta, si può giustamente sperare a totale ricupera del Regno medesimo, ben certo io che succedendo per bontà divina l’acquisto della compagna siano conseguentemente per restituirsi anco le piazze al pristino dominio di Vostra serenità, mentre tutte l’altre operationi fuori del Regno ad altro non servono che a consumar le genti al publico et a proffitti privati, non riducendosi mai li Turchi ad abbandonar il Regno di Candia, dove hanno costrutto moschee, procreati tanti figlioli et acquistati tanti feudi, se non cacciati dalla forza, non risentendone l’Imperio ottomano danno d’alcuna consideratione dall’incursioni delle nostre armi, cadendo tutto sopra quelli a cui toccano provarne il colpo, anzi che queste perdite non capitano ne meno all’orecchie del Gran signore, come cose di poca rillevanza et che vengono immediate restituite nel pristino e miglior essere.
Resta che io consideri a Vostra serenità il stato della città di Candia et delle fortezze di Suda, Grabusse e Spinalonga, mentre Cerigo e Tine, ancorché subordinati al Generalato di Candia sono però sempre assistite e provedute dall’armata, onde niente è capitato a mia notitia degno da rifflesi di Vostra eccellenza, potendone anco restar pienamente informati dagli illustrissimi rappresentanti che di tempo in tempo ritornano dalli medesimi governi secondo l’uso, o pure dagli eccellentissimi Capitani generali per quello che occulatamente ben spesso vedono.
Dirò dunque esser Suda, Grabusse et Spinalonga in stato d’ottima diffesa per le fortificationi, per quanto comporta il sito et viene insegnato dall’arte, ancorché ogni una patischi qualche opositione irremediabile. Ma deboli sempre di presidio a segno dalla debolezza del presidio di Candia, che non supplendo per ordinario alla guarniggione della medesima piazza, necessita gl’eccellentissimi Generali all’abbandono anco delle altre parti subordinate. Ciò che succede delle militie riesce anco dell’altre provisioni, mentre le continue debolezze del capo fanno restar parimenti languenti tutte le altre membra, con tanto danno e pregiuditio che si deve anco dubitar un giorno di qualche sinistro. Al rimedio di questi inconvenienti, altro non giova che una aplicatione più fusa alle cose di Candia, perché da questa somministrandosi all’altre parti il bisogno resti al tutto proveduto. A segno che all’occorenze non s’habbino da mendicar le cose più essentiali. Molte provisioni potrebbero esser somministrate dall’armata col comodo de vasselli, havendo osservato nel longo corso che ho havuto honore di servire Vostra serenità in questa guerra, che ogni inverno se ne mandavano due all’isola di Termia a caricar legne per le fortezze, altri con paglia et foraggio per la cavalleria et tutte le prese che venivano fatte dall’armata si espedivano in Candia a beneffitio della medesima piazza et dell’altre col dovuto pagamento, ha toccato a me a vederne una totale alienatione, mentre ho convenuto comprar le legne a prezzi più rigorosi per la fortezza di Suda, che ne patisse sempre un estrema penuria, per li corpi di guardia della città nelli maggiori rigori del verno et per costruir calcare di calcina, per non haverne mai veduto alcuna minima provisione, nodrita la cavalleria con frisoppo et nelle prese molte che si son fatte niente è stato spedito in Candia, se non ultimamente una picciola portione di riso, tutto il rimanente in gran copia vendutosi all’isole dell’Arcipelago et al Zante, onde il decretarsi da Vostra serenità che fosse continuato l’uso della predetta provisione di legne, foraggi et le prese espedite in Candia servirebbe a gran publico servitio, mentre per il più si pena estremamente di legumi, quando massime li vasselli corsari non ne conducono, havendoli io con li buoni trattamenti allettati a capitarvi, dove al mio arrivo a quella reggenza li trovai affatto alienati et ne ho ricavato un ottimo servitio, anzi un esentialissimo beneffitio e di soccorsi et d’imprestidi.
E qui caderebbe in consideratione se sia conveniente che le prese che si fanno con l’armi di Vostra serenità habbino tutte a cadere a benefficio privato, senza nissuna publica recognitione, et che si consumino le monitioni et diminuischino le militie senza riconoscer il prencipe almeno d’una decima. Tutto il resto del bisogno deve esser ispedito da Vostre eccellenze con quella liberalità che comporta una materia così importante, potendo una picciola mancanza non che tante unite insieme far perder una piazza, come tante volte rappresentai all’Eccellenze vostre nel lungo tedio di mia lettere.
Riesce pure conferente la revista ogni due anni almeno delle fortezze di Suda e Grabusse, mentre molti disordini nascono, et nella dispensa delle publiche munitioni et nel governo delle militie, capitandone ben spesso indolutioni e querele, e come a quella di Spinalonga vi ho proveduto con molto publico servitio, così alle sopradette di Suda e Grabusse, per mancanza di vassello, non ho potuto suplirvi. Ma insinuatone il proggietto all’eccellentissimo Capitan general, s’attendeva vassello in Candia destinato a questo effetto. Onde quando paresse a Vostra serenità di obligare con decreto positivo gl’eccellentissimi Generali di Candia a far che nel corso della loro reggenza mandassero uno delli eccellentissimi Provedioti del Regno o altro publico raprpesentante alla inquisitione delle medesime, come si costuma nell’isola di Tine, ne risultarebbe a Vostra serenità un gran beneffitio, perché rimossi li disordini, consolate le militie, riveduti li depositi et le monitioni, levate le cose superflue et introdotte le necessarie, ponerebbe anco freno a qualche licenciosità che nella longa permanenza de rappresentanti viene pratticata, essendo pure necessario seguendo gl’ordinario instituiti, eleggendosi di tempo in tempo gli rappresentanti medesimi, non solo per consolar quelli che di tanto tempo restano imprigionati, quanto che col nuovo governo ne risorge una maggior applicatione, negletta dalla stanchezza di quelli che per il corso di tanto tempo si sono affatticati; lasciando molte altre considerationi più proprie che possono ben esser penetrate dall’alto intendimento dell’Eccellenze vostre, terminando questa parte col accenarle che si come queste tre fortezze sono quelle che sostentano il dominio del Regno a Vostra serenità, et per la capacità de posti et per la loro qualità medesima, è tenuta all’applicatione più fissa non solo al loro sostentamento, ma anco alla loro più ottima direttione.
Resta in fine che io discorri della città di Candia, famosa per la diffesa sostenuta in doi anni de fierissimi attacchi e commendabile per la costanza e fedeltà de proprii cittadini, che privi delle sostanze, vendute le più necessarie spoglie, perduti li più congiunti parenti sopra le mura et ridotti bersaglio delle più aspre calamità, sostentano sempre mai più viva et incorotta la fede, non vi essendo chi non brami a costo del proprio sangue veder restituito il Regno tutto sotto il dominio di Vostra serenità.
La città adunque ridotta nella maggior perfettione di diffesa, per le fortificationi chi vi son fatte, non resta però che non sia in qualche parte mancante per la irregolarità del sito, che non è capace di maggior diffesa. Li doi baloardi San Andrea e Sabionera, situati nelli doi lati della città, sono li più pericolosi, mentre non essendo sufficientemente fiancheggiati restino anco più sottoposti al pericolo degli attacchi, non potendosi massime avanzare in campagna con rami sotteranei, per far con le mine volar gl’aggressori, per esser il primo sittuato sopra il grebano et l’altro sopra la sabbia. Questi sono sempre stati stimati li posti più pericolosi et però li viene destinata la più valida diffesa. Fu creduta necessaria una mezzaluna alla fronte di quello di Sabbionera, mentre essendo dal forte reale di San Dimitri sino al mare un gran tratto di terreno senza fortificatione esteriore et la campagna eguale alla fossa, può [?] il nemico attacarsi nell’oscurità della notte alla muraglia senza esser scoperto et con una traversa di sachi e tereno coprita dal baloardo Vitturi, che fiancheggia quella parte, et con fornelli far volar la muraglia e venir poi con tutta franchezza all’assalto, che quanto riesca dubbioso et incerto non è chi chiaramente non lo conosca, mentre superate le mura resta solo la diffesa nel petto degli huomeni. La fabricatione però di questa mezzaluna fu tralsciata per sola mancanza di denaro, mentre per il bisogno viene giudicata di tutta necessità. Tutti gl’altri baloardi sono guardati dalle fortificationi esteriori, che reddotti in tutta perfettione, non solo per la costruttione delle medesime che per le gallerie sotterranee, che in gran numero s’estendono in campagna, faranno sempre all’inimico una valida contrapositione et perdendo nell’acquisto delle stesse il tempo et le genti, lascierà alla città maggiore il campo della diffesa et della preservatione. È ben vero che all’arrivo mio alla carica ho ritrovate quelle fortificationi così dannificate dal tempo, che non solo la militia non era da nissuna parte sicura, ma potevano in molti luochi esser salite et particolarmente il forte di San Dimitri era tutto aperto, a segno che non passava giorno che alcuno non lasciasse la vita delle moschettate nemiche. Ma con una assidua applicatione ho havuto fortuna di redurle tutte nella miglior perfetitone, senza alcuna spesa di Vostra serenità, a segno che al presente vi si fermano sicuri, quando però qualche moschettata cadendo di volata non offenda qualche d’uno, il che succede anco rare volte, restano però queste fortificationi tutte mancanti de pali, così per le frizze che assicurano dalle scalate, come per le palizzate che diffendono dagl’assalti improvisi, che riesce più che necessaria la provisione di molta summa, come tante volte ho humilmente [?] rappresentato, senza di che non solo riescono imperfete e mancanti della maggior diffesa, ma viene anco apperto l’adito alle fughe, che d’altra maniera non possono divertirsi, essendo proprio de soldati il mutar partito, ancorche in peggiore. L’artiglieria è copiosa ma qualche portione disfogonata tienne bisogno di esser rimessa, con avvertenza che sia di buona qualità et che possi resistere al tormento di sbarri frequanti che accadessero a farsi.
Il castello costrutto sopra la bocca del porto resta al presente bersaglio dell’impeto del mare, consumatissi in 14 anni d’interpositione quelli grandi sassi, che in tempo di pace continuamente dalle galee di guardia le venivano portati dallo scoglio di Standia e dove dalla parte di Tramontana sottoposta all’impeto maggiore del mare vi era un grande spatio capace alle rassegne delle militie, hora tutto consumato battono l’onde nel castello medesimo, con tanto impeto che nel progresso di qualche tempo sarà per risentirne un grandissimo pregiuditio. Questa parte pure tanto importante non sarebbe stata da me negletta, quando una sola mal armata gallera, obligata all’impiego di tante altre continuate occorrenze, havesse potuto supplirvi.
Anco il fondo del porto va sempre crescendo, onde in breve tempo non potrà dar ricovro se non a piccioli legni e come questo pregiuditio non può esser divertito, così sarebbe pur necessaria una escavatione, per il che vi vogliono e materiali e dennari, la mancanza de quali ha reso in hora questo importantissimo lavoro imperfetto.
Sono gl’arsenali privi di maestranze essendo la maggior parte et li migliori passati sopra l’armata e perite nella longhezza dell’assedio, da che ne nasce l’abbandono de lavori, tendendosi più al repezamento [?] de vasselli privati che all’accomodamento delle galere publiche. 14 o 15 arsilii si conservano ne medesimi arsenali, cinque de quali sono in stato di poter ricever acconciamento, gli altri affatto inutili, né atti ad altro che a far pagiolati per l’artiglieria et altre occorenze della piazza, crederei però che non fosse male che li primi fossero trasportati nelli arsenali di Venetia, perché non potendo in quelli di Candia certamente esser rimessi, di qui possono rendersi atti alla navigatione, altrimenti restano sottoposti agl’accidenti della fortuna.
Per ben diffender adunque questa piazza di tre miglia di circuito, con sette baloardi senza la parte del mare et tante fortificationi esteriori, vengono conosciuti neccessarii 10.000 fanti almeno, oltre li paesani, che sono però ridotti in ristrettissimo numero. Questa cognitione non tanto si conosce dalla prattica dell’arte militare che dall’evidenza del fatto, mentre due anni di fierissimi attentati nemicci, hanno valso alla perfetta cognittione del bisogno; é ben vero che per la sola guarniggione et nel stato delle cose correnti 4.000 solamente supliscono et 2.000 per l’altre fortezze, ma di questi ve ne sono anco tanto diffettivi, che non si può non solo supplir al bisogno di Candia, ma nemeno tenir sufficientemente guarnite le altre, con notabilissimo diservitio a gl’iteressi di Vostra serenità, perché quando l’innimico non fosse in tanta debolezza potrebbe con qualche rissoluto tentativo inferir in alcuna parte tal danno, che difficile riuscir potesse il rimedio. Aggionta a questa mancanza di militia vi è quella delle munitioni, perché ristretti sempre negli angusti termini di una calamitosa necessità, si devono sempre penar le provisioni più necessarie di polvere, piombo, balle da canon, bombe, granate, spade, brandistocchi et altri materiali per fuochi artifficiati, pali et legnami d’ogni genere, cose di tutta essentialità et che dalla mancanza d’alcune d’esse può derivare la perdita di qualche piazza, come tante volte con mie humilissime lettere et con le note più diligenti portai a rifflessi prudentissimi dell’Eccellenze vostre, alle quali per non accrescerle al presente maggior il tedio mi riporto, potendosi dalle medesime et da ciò che è stato ispedito conoscerne la mancanza. Ma tra tutte le provisioni in cui deve applicarsi la loro sopragrande virtù, la principale deve esser quella del dinaro, dalla quale dipende la somma di tutte le cose. Il non conseguirsi mai più che tre paghe all’anno, con solo mezzo reale ogni 10 giorni, che la continuata mancanza di denaro necessita somministrarlo in quella qualità di robbe commestibili, che di volta in volta si va ricavando da mercanti, il non potersi valer di ristretti, se non con sei o sette per cento, riduce li poveri officiali in tale miseria, che la pietà stessa non potrebbe rappresentarlo; et se la longhezza dell’assedio e l’otio continuo non havesse indotto gli huomeni a sottoponer le spalle al giogo del matrimonio et che la procreatione de figlioli non servissero per pegni indubitati della loro fede, crederei che pochi [?] ve ne resterebbero, mentre riddotti in una estrema mendicità non possono di tal maniera certamente resistere. E qui è chiamata la prudenza dell’Eccellenza vostra a rifflettere in quali angustie si ritrovino ben spesso li Generali di Candia, mentre spettattori di questa calamità, sofferendone frequentemente le lamentationi e le querele, ricercati continuamente dall’altre fortezze de solleciti soccorsi, senza saper ove ritrovar un soldo, stanno di punto in punto attendendo qualche o sollevatione o rovina. Et se il Signor Dio permettesse che l’inimico con qualche apparenza d’attacco obligasse alle fattioni della muraglia, quali pretensioni si obligasse [?] et come potrebbesi obligar la militia alla pontuale essecutione del debito, mentre non si havesse modo da sodisfarli. Punti eccellentissimi Signori di tanto rifflesso, che hanno sempre tenuto e tuttavia tengono il mio animo in una continua aggitatione. Vi si aggionge ben spesso la mancanza de viveri, perché la strettezza del dinaro leva il concorso e quante volte io mi sia ridotto di angustia di pane ne sono piene le mie lettere, al che si potrebbe rimediare col tenervi qualche deposito di megli o segali, come si prattica in tutte l’altre fortezze. Crederei però serenissimo prencipe che con poca più spesa di quello che corre al presente si potesse meglio et con maggior commune sodisfattione sostener le cose publiche, quando una volta fossero intieramente estinti li debiti, perché facendosi sei paghe all’anno a gli officiali, corrisposte la metà per cadaun mese, et gl’ordinarii terzi alli soldati solamente, ne resterebbero tutti contenti, come ho veduto praticarsi nella Dalmatia. Onde con 25.000 ducati all’anno di più di quello vienne ispedito al presente, si potria consolatamente mantener il presidio, anzi che molti che conseguiscono assegnamenti volontariamente ne cederebbero qualche portione con la sicurezza di questo pagamento, mentre più le complirebbe ceder il molto che non conseguiscono, e pure Vostra serenità lo paga in tante lettere di cambio, o con partiti o in altra forma, per haver il mediocre sicuro e molte rationi di pane e de biscotti, che si corrispondono sopra gl’assegnamenti, per dar nella mancanza di dinaro modo da sostentarsi, potrebbero esser scansate, con che si rimetterebbe, se non in tutto almeno in parte, quel di più che venisse in contanti espedito, conto che non può esser da me nella presente rellatione pontualmente rappresentato, ma con la visione de rolli et del libro degli assegnamenti da me fatto formare a chiara notitia di Vostra serenità et che le presento a piedi, si può farne sicuro il computo, si potrebbe anco scansar qualche spesa et nelli stipendii che si sono accresciuti et per le cariche che si rendono superflue, che tutto valerebbe a minorar la spesa, mentre la longhezza del tempo e la multiplicità de stipendii, obliga alle più ristrette riserve.
Sono li cittadini et la plebe ridotti in pochissimo numero, che in tutto non sarano 1.000 in circa, mentre la maggior parte si contano nella militia pagata. Questi ridotti in estrema mendicità, perduti li primi le loro rendite et gl’altri non ritrovando d’essercitare le loro arti, convengono mantenersi degli assegnamenti publici, che per la maggior parte non sufficienti li rendono bersagli d’una lacrimabile calamità, tuttavia in stato così deplorando sostentano incontaminata quella fede che li costituiscono figli prediletti di Vostra serenità, sperando un giorno di veder il Regno libero dall’hostilità nemiche et restituito sotto il felicissimo dominio della Serenità vostra.
Conseguiscono adunque li cittadini di Candia, oltre li stipendii de militanti, in soli assegnamenti particolari in denari ducati 1.836, biscotto migliara 70:728 [?] che in raggion di soldi 10 la lira fanno ducati 5.704 et in ration di pane numero 75, che in raggion di soldi 20 per ratione sono ducati 122 al mese.
Ma il più stimabile assegnamento è quello del pane, perché non correndo quel del dinaro, questo si dispensa giornalmente et questo pure da loro si vende a buon prezzo, con che poi si provedono dell’altre occorenze, venendo di questa maniera a consumarsi più pane di quello che comporta il necessario alimento della città, provedendosene tutti li vasselli che capitano nel porto; et mentre da Vostra serenità con assidue espeditioni et con indicibile spesa si provede alla città, dall’altra parte viene il biscotto trasportato fuori et resta ben spesso la stessa mancante di un tant’essentialissimo requisito. Inconveniente molto ben preveduto, ma da non potersi proibire mentre assegnato per il sostentamento delle famiglie, é conveniente lasciar a beneffitiati la libertà di venderlo per suplire alle loro occorenze; e così quel pane che doverebbe servire per solo alimento delle persone, convertito in tanti altri bisogni tanto più si rende scarso, quanto più viene in questa forma consumato, negotio però di molto rifflesso et che chiama qualche rifforma, quando il Signor Dio per sua pietà non concedesse qualche appertura di pace, ilche crederei che si potesse anco fare con comune sodisfattione e con totale sollievo del publico erario, lasciando il solo pane necessario per l’alimento a riguardo del numero delle famiglie, levandole il superfluo, mentre buona parte vienne pagato a soldi quattro la lira e cenduto a 10, oltre quello che si da senza alcun pagamento, onde più tosto è convertito in negotio che in nutrimento, oltre le inchieste molte che si fanno in tempo d’abbondanza per rivenderlo nella carestia, come ben spesso succede. Che però rimossi questi inconvenienti et con l’assegnamento d’una o più isole dell’Arcipelago, si potrebbe supplire a gl’assegnamenti in denari, mentre pure molti cederebbero di ciò che conseguiscono al presente, quando l’assegnamento medesimo corresse mensualmente, come ho predetto.
Questo denaro tenuto a cassa a parte per mano però degli illustrissimi Camerlanghi, con la sopraintendenza delli pressidenti dell’università, valerebbe a consolar indifferentemente tutti, a sollevar Vostra serenità da un tanto aggravio et particolarmente da un consumo tanto numeroso di biscotti, mentre ogni uno conseguendo il stipendio in denaro si provederebbe di ciò che più l’occoresse. Essendo ben conveniente, che se li beni de cittadini di Candia vengono posseduti da Turchi, anco li cittadini stessi s’alimentino delle rendite di Turchi medesimi, questa propositione molte volte da me discosta et applaudita dall’universale della città, vallerebbe pure a minorar li dispendii a Vostra serenità, potendosi e con l’espeditioni di sopra espresse a sollievo della militia et con l’assegnamenti accenati render tutti egualmente contenti. Stabilirsi un ottimo governo, introdursi un’abbondanza non mai pratticata, mentre il dennaro persuade il negotio et le correnti calamità lo distrugge.
Il numero delle donne sarà di 5.000 et li fanciulli di minor età 3.000 in circa, onde ne rissente la città il consumo di 8.000 bocche, la maggior parte inutili. Buona parte di queste potrebbe esser mandate all’isola di Zante, Ceffalonia e Corfù, particolarmente quelle che non hanno né mariti né figlioli né altra persona in casa atta all’armi, essendo regola di buon governo nelle piazze assediate scansar le bocche inutili, perché o che questi vivono del loro lavoro o di qualche assegnamento publico, se del lavoro questo molto più vale negli altri luochi che nella città di Candia, dove manca il negotio, et se di qualche assegnamento questo può esserle contribuito anco nelle isole medesime, con qualche diminutione a riguardo della conditione della persona stessa. Onde col beneffitio della libertà della campagna et con la facilità dell’impiego possono più commodamente passar la vita, avvertendo però che nella separatione non vadino quelle che hanno mariti, perché oltre il bisogno che tiene la città di qualche numero di donne, che servono anco nelle occorenze militari a portar terra, sassi, apprestamenti et altre operationi necessarie, venirebbero seguitate poi da mariti con dupplicato diservitio.
Resta finalmente la città distrutta d’habitationi, molte ruinate da loro medesime per l’antichità et mala costruttione della fabrica, altre disfatte da proprii padroni per vender il legname nella carestia grande che tal volta si prova di legne, altr’è la maggior parte disfatte dalla militia per poca applicatione, anzi per troppa avarizia di quartier mastri, che proffittano nell’altrui ruine hanno inferito più danno che il nemico stesso. Vagliono però queste ruine a maggior commodo della città, perché ridotti li terreni vacui in horti, accresciuta la industria dalla necessità, producono tanta quantità d’herbe che riescono di essentialissimo commodo alla povertà. Alla preservatione però delle rimamenti case io mi vi sono applicato con assiduità di spirito, non permettendone la distruttione d’alcuna, anzi incessantemente ho fatto travagliare le maestranze all’accommodamento di quelle ne tenessero bisogno et con quelle regole che mi sono parse più proprie et che sono state dalla benignità di Vostra eccellenza approbate, ho procurato di redurle alla più durabile permanenza, sperando che nella pontuale essecutione resti divertita la loro totale ruina.
Questo è quanto ho conosciuto degno di rimarco et che ho stimato conveniente al mio debito portar a riflessi prudentissimi dell’Eccellenze vostre, pregando il Signor Dio che prosperi l’armi di Vostra serenità, a segno che col fine della presente campagna restino terminate l’hostilità et resprato il Regno dalle vessationi nemiche, habbi la virtù di questo eccellentissimo Senato da applicarsi a ponderationi più ellevaate, non di militari apparati, ma d’un nuovo politico governo. Ma quando piacesse a Sua divina maestà che qualche anno ancora continuasse la guerra, sarebbe necessariamente bisognosa per il sostentamento delle cose presenti una diligenza più accurata et una forma più sussistente di quella s’è pratticata sino al presente.
Gradischino l’Eccellenze vostre questi miei humilissimi sentimenti, se non per effetti di quella sufficienza, che in me non è, ma che si ricercherebbe in materia di tanta rillevanza, ma per parti d’un cuore tutto divoto e tutto volto al publico servitio et che vorrebbe valer più, per più contribuire alla maestà di quell’augustissimo Senato, che con prodiga benignità, innalzando il mio demerito, ha rese infinite le mie obligationi et perpetuate nella posterità ancora le rimembranze d’un tanto debito.
Ha servito Vostra serenità nel generalato per secretario domino Ercole Sarotti, che emulando le virtù del padre e del fratello, non mi ha lasciato che desiderare della sua aplicatissima sufficienza, essendo però tale quale veridicamente lo rappresento, merita la publica benignissima predilettione, ben certe che in tutte l’occorenze si per accresersene il merito con la pontualità d’un ottimo e fruttuoso impiego.



