30 marzo| 1667 Antonio Priuli
Relazione|
1667 marzo 30
Antonio Priuli Provveditore generali dell’armi in Candia
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 80
Serenissimo Prencipe
Tramandato a posteri dalla sapienza e dal zelo de maggiori l’instituto di riferire nel loro ritorno in Patria le cose più rimarcabili, che sono cadute sotto le proprie osservationi nelle cariche sostenute, mi ved’obligato io, Antonio Priuli, fu Proveditor general in Candia, dalla convenienza e dal debito rappesentare alla Serenità vostra lo stato delle cose del Regno, ma conosco ben anco che tra le fluttuationi incessanti che agitano quella parte, mal può stabilirsi relatione fondata, versando la guerra tutt’hora tra gl’anfrati e le contingenze maggiori che vi siano state in alcun tempo, non tanto perché si sia moltiplicato il numero de nemici in Regno, quanto per essersi personalmente condotto, con essempio mai più praticato nelle guerre da mare, il primo visir per assistervi coll’auttorità e coll’opra, la dispositione di cui può attrahervi anco le forze più valide per sciogliersi con riputatione dall’impegno che ha contratto. Le noticie frequenti che ho portato alla Serenità vostra ne miei dispacci, mi disobligano dal riassumere gl’accidenti che sono seguiti per il tempo ch’ho sostenuto la carica di quel Generalato, ma per ridur l’ordine delle cose dentro la sfera di quelle considerationi, che porta seco il refflesso dell’esser presente, non stimo che habbi a tacersi che il fine della guerra d’Ungheria ha dato principio e motivo al proponimento di terminare anco quella di Candia, essendo instituto de Turchi di non intraprenderne più d’una alla volta, annoverando loro fra le massime di Stato che il vero alimento di quell’imperio sia l’applicarsi ad una sola guerra.
Di qui avvenne che non deposte per anco l’armi nel ritorno da quell’ispeditione, fu intimata alle militie la marchia per Candia, ma il riscontro della stagione più rigida ne fece poi diferir l’effetto, benché sussistessero gl’ordini per la nuova campagna, fino a tanto che il grido degl’aparati che si facevano dalla serenissima Republica, pervenuti nella frapositione di molti mesi, che sono corsi prima che si dasse principio alle operationi, fino all’orecchio del Gran signore, ha suggerito più efficace l’impulso alla Porta d’accellerare li soccorsi, unitasi al motivo della deliberatione già stabilita, la necessità di propulsar gl’attentati colla difesa, ed a questo passo io non devo astenermi di replicare ciò che già dinotai all’eccellentissimo Capitan general, in lettere di 30 maggio del ’65, che ho pur anco trasmesso sotto l’occhio della Serenità vostra molti mesi prima che l’armata si conducesse in Regno, insinuandole in esse che ogni movimento che si fosse fatto senza poter proseguire con tutta celerità e fervore, sarebbe di notabilissimo pregiudicio a publici interessi, mentre a potentato si grande, che circonda il Regno per ogni parte con suoi Stati, non sarebbe difficile il spingere vigorosi rinforzi per contraponersi, e così a punto è avvenuto, poiché il motivo medesimo della mortalità e diminutione delle militie, causata dalla peste che già serpiva tra Turchi in Regno, che fu quella che ha persuaso la maturità publica d’avvanzar l’armi per racquistar l’occupato, ha pur anco necessitato i nemici a rinvigorire le loro forze, con diligenza tale che fin sotto il mese d’ottobre, quattro mesi prima che seguisse la morsa dell’armata da Pario, havevano riempito il numero de mancanti, moltiplicandone poscia le missioni e li rinforzi, a segno tale che potevano far valido contraposto a qualunque isperimento nello sbarco, che poi fu fatto.
Non ralentate però colla ritirata dell’armi publiche le diligenze de Turchi nel dar numero e vigore alle loro militie, anzi frequentandone li soccorsi con ogni studio, hanno potuto ridursi in stato d’aspirare a cose maggiori, vedendosi che vanno travagliando tutt’hora intorno le loro fortificationi, nelle quali hanno pur rinovato li ridotti e trinciere, già rasi dalle militie della Serenità vostra prima che ne seguisse l’accampamento, ampliata la restauratione con qualche vantaggio, oltre l’essersi anco aperte le linee di communicatione fra loro.
Il numero de Turchi ripartiti per li presidii, per il campo e per tutto il continente del Regno poteva ascendere nel tempo del mio partire a 30.000 in circa, per quello ho potuto rilevare dall’osservatione de sbarchi, ancorché succedendo così frequenti, levassero il modo alle noticie più precise, mal potendosi discernere il vero numero delle genti, che per giornata venivano introdotte in diverse parti del Regno, particolarmente con legni piccioli, poiché sciogliendo da ogni riva e sbarcando in ogni spiaggia, non potevano così facilmente essere osservati, né in conseguenza anco inseguiti; e qui pur devo considerare, che da si fatto ripiego ne è risultato a Turchi un vantaggio notabilissimo, colla construttione delle londre ed altri legni minori, che moltiplicati in numero considerabile hanno condotto la maggior parte delle genti in Regno. Anco la vicinanza di Napoli di Malvasia, ch’è il centro della Morea e di tutto il continente di quell’imperio vastissimo, somministra gran comodo a questa facilità, mentre facendosi gl’ammassamenti e le ispeditoni nel luogo stesso, non si rende poi difficile il trasporto con qualsisia legno, poiché essendo si breve la distanza, il viaggio si fa in poche hore ed è secondato per l’ordinario dalla prosperità delle Tramontane, che sono i venti più vigorosi e più durabili per tutt’il corso della campagna. E quando Turchi si hanno veduto precluso l’adito in quella parte, per l’assistenza delle navi o d’altra guardia più veloce ed aggiustata a contraponersi all’introduttione de soccorsi in Canea, hanno preso ispediente di sbarcare in alcuna di quelle spiaggie circonvicine, etiandio coll’armata stessa e ben spesso hanno anco mutato viaggio e particolarmente la passata campagna col farne seguir li sbarchi verso Sethia, Girapetra, Mirabello ed altri luochi nella parte superiore del Regno, dove non solo con legni minori, ma con galere ancora sono più volte approdati con buon numero di militie.
Non hanno però così facile la condotta di viveri, essendo di lunga mano inferiore al bisogno quelli che vengono introdotti con legni minori, né potendo con facilità prevalersi de vascelli, de quali ne provano senz’alcun dubio scarsezza di numero e di qualità, convengono alle volte venturarle sopra le saiche con mal sicura navigatione e prevalersi per ordinario de navigli christiani, trattenendoli colla forza o con grosse contributioni de noli ed altri vantaggi, con pregiudicio natabilissimo del publico e della christianità stessa, che impiegandosi contro sé medesimo apporta un beneficio notabilie a gl’interessi de Turchi, che altrimente non potrebbero sostener la guerra tant’oltre, e particolarmente nell’esser presente in cui moltiplicate le genti in Regno, risentono penuria di pane, riso, buttiro ed altri cibi loro ordinarii per mantenersi; e per me sempre ho osservato che non vi siano mai capitati convogli d’Alessandria, ch’è quella parte che somministra gl’alimenti più copiosi al nemico, senza che vi fussero vascelli christiani in buon numero.
Fatta questa breve, ma necessaria digressione, per dimostrare il modo che viene hora praticato da Turchi nell’introdur soccorsi con sicurezza e facilità, ritrono al punto principale delle militie, delle quali havendone già espresso il numero, per i lumi che ho potuto sottrarne, è pur necessario il farne qualche tocco circa la qualità loro e particolarmente de capi più auttorevoli.
Cadono sotto quest’ordine le genti nuovamente capitate e le militie veterane, nelle quali consiste indubitatamente il nervo ed il vigore de Turchi, mentre le genti nuove essendo per il più colletticie, sono prive d’isperienza e poco habili ad impiegarsi in operationi di rilievo, fra i loro capi non mancano soggetti arditi, che portati dalla loro naturale ferocità s’azzardano ad ogni cimento. Sono però privi di peritia e d’isperienza, abbattuti già dal defonto visir, padre dell’attuale, li commandanti di maggior stima per assicurarsi nel visirato, che con insolito e mai più praticato essempio è passato in successione del figliuolo, e mancati pur li superstiti della guerra d’Ungheria. Rimarcabile è pur anco la mancanza d’ingegneri e di persone versate nella disciplina militare, a segno che nel numero rilevante d’huomini ordenarii, viene a desiderarsi la qualità de soggetti periti e de commandanti d’intendimento, in ordine particolarmente all’espugnatione delle piazza. Proffessa in questa parte non ordinaria cognitione il primo visir, benché non si sia in altre guerre trovato, che in queste ultime d’Ungheria, nelli quali fu spettatore più tosto che operante et assumendosi coll’auttorità del grado l’intiera dispositione di regolar la guerra, senz’ammetter i pareri di chi si sia, delibera per se stesso, onde avviene che le sue risolutioni si rendono altretanto occulte et imperscruttabili, quant’egli è sagace e profondo nel privato consiglio de suoi pensieri. Arrivato nel campo con 300 de più coraggiosi del suo seguito, si avvanzò con ben pochi a riconoscer la piazza e le sue fortificationi, ma con circospittione maggiore di quella che ad un huomo di guerra si convenisse, non essendosi avvicinato in parte di scoprir tutto, benché le venisse insinuato di farlo, esprimendosi d’haver veduto quanto bastava e che ben sapeva il modo che doveva tenersi per attaccarla, benché a più segni si sia poscia compreso quanto la stimasse difficile e ne fosse internamente agitato.
Per l’osservationi che si sono fatte fu anco riconosciuto, che per un impresa si rilevante non era a sufficienza proveduto d’istromenti bellici e massime de cannoni, sapendosi che dentro il recinto della fortezza non ven’erano più di 18, tra grandi e piccoli, che armavano quelle mura e 15 altri da 30, 40 e 50 si tenevano fuori nel campo per sicurezza, due de i quali, anco i migliori, erano scoppiati per essersi caricati a dismisura d’ordine del primo visir, che non potendo capire che li cannoni della piazza di Candia giungessero a ferir nel campo e che quelli de Turchi non arrivassero nella piazza, ha voluto farne l’isperimento, insistendo però con grande assiduità nella fabrica della fonderia, che vanno facendo, per la costrutione di cui hanno diradato di molti alberi la campagna e fatto soccombere al peso delle fattiche più gravi li paesani, nel trasporto di marmi ed altri materiali attinenti alla perfettione dell’opera stessa. Non erano però terminate le forme sopra le quali dovevano gettarsi due cannoni da 60, della riuscita de quali non saprei formalizzarne l’evento, essendo Turchi altretanto applicati a quest’affare, quanto l’opera stessa è difficile per li requisiti che vi occorrono e per non esservi che un solo fonditor Turco, dicchiarandosi l’altro, ch’è francese, rinegato del tutto inhabile a quest’impiego. De morteri da bombe ne havevano due soli, ma per mancanza di polvere fina non potevano ponerli in opera, come pur d’altre munitioni ancora che si rendono necessarie ad operatione si rilevante, non vi era quantità tale che corrispondesse al bisogno, tuttoche facessero di continuo faticar le genti del Regno nel condurle per terra dalla Canea. Si era già divulgato che a Scio fossero allestiti all’imbarco buon numero de minadori, più ancora de guastadori per passare in Regno, con intentione particolarmente d’incontrare le mine, riponendo essi nella facilità dell’evento un punto essenciale delle loro speranze, per essersi essibito un rinegato di ritrovarle. Non erano però capitate fino al giorno del mio partire genti di questa proffessione, ma è ben probabile che dentro il tempo che si va fraponendo al principio della nuova campagna, si habbi a supplire a tutti i numeri che addittassero l’essigenze, quando col vigore delle più fisse e vigilanti insistenza non si ponga in apprensione il nemico; ebenche in ogni tempo si sia reso difficile l’impedir i soccorsi, è però certo ch’un accurata custodia habbi causato ben spesso effetti di bene, che non veniva preteso né aspettato e tanto più si rendono necessarie queste diligenze, quanto che conscendo Turchi di non poter prevalere in virtù né in qualità de requisiti, ripongono tutta la loro confidenza nella forza e nel numero, con cui pretendono con vasti e smisurati disegni d’interrar le fosse soggiacenti alle mura per adeguarle all’altezza loro e per esseguirre altri proponimenti, che si rendono altretanto ardui e malagevoli nell’atto pratico, quanto possibili rispetto ad una potenza si grande.
Devo perciò persuadermi con ben giusti motivi, che dopo l’isperimento contrario di due attacchi non siano per tentar fortuna la terza volta, senza la previa dispositione dei mezzi e degl’apparati che bastino ad assicurarle speranza d’evento propitio. Onde evident’è la necessità che obbliga a contribuire oportunamente le applicationi e li sforzi maggiori nel premunir la piazza de necessarii requisiti, la quale quando non resti mancante di ciò che occorre, sarà certo per render vani tutti li sforzi, ancorché vigorosi, del nemico, gloriosa et immortale la fama dell’armi di Vostra serenità e disperata per sempre la confidenza de Turchi di occuparla.
Importante fra gl’altri bisogni è quello delle fortificationi, unico contraposto che può far argine al vigore degl’attentati hostili.
Ricercano queste e nel recinto della piazza e nella circonferenza loro esterio,re non meno varie che moltiplici le operationi in molte parti, e tuttoché il zelo degl’eccellentissimi Generali habbi in ogni tempo tenuto mano a quest’affare, che porta seco la preservatione della piazza, hanno nientemeno l’ingiurie del tempo e tant’altri accidenti pregiudicato all’esser della loro perfettione e ben spesso anco il corso degl’anni ha causato, che mentre una parte s’edificava venisse l’altra a distruggersi, né vi è perciò sollecitudine o diligenza che basti a mantenerle illese per lungo tempo. Il ridire precisamente le construttioni o del tutto rinovate o in parte risarcite nel tempo di mia reggenza, quanto si è stimato d’aggiungere o d’aggiustare, o per capo di necessità o per sicurezza maggiore, senza dipartirsi dalli disegni del signor domino Camillo Gonzaga, è un prolisso e tedioso racconto, e più tosto ch’esprimerne i particolari inserisco in foglio a parte un transunto formato dal cavallier Verneda ingegner maggiore, che rappresenta con tutta distincione i lavori già intrapresi e terminati, come pur quelli che si erano proseguiti et avvanzati a segno di riceverne l’ultima mano.
Solo ne farò qualche tocco delle cose più rimarcabili, che nuovamente si sono fatte, in aggionta delle fortificationi che già vi erano, col parere del signor general marchese Villa e di principali capi da guerra ed ingegneri.
Nel Crepacuore, ch’è situato fra il belluardo Vitturi ed il forte reale di San Demetrio, fu fatta una traversa per assicurar quella parte, che per esser priva d’altre fortificationi era del tutto aperta ed esposta all’aggressione de nemici.
Si è erretta e poco men che redotta all’ultimo termine la freccia nuova di Crepacuore e fattane l’incamisatura con lotte alla sua scarpa interiore, nella quale sia piantata una torre di legno assai ellevata, per discoprire la valle sotto la punta dello stesso, come pur nei vicini ridotti de Turchi. Anco dentro l’opera Molina si è dato principio ad una nuova traversa per accrescere la difesa al belluardo Sabionera, parte assai gelosa e minacciata, in ordine a che s’andava travagliando anco nella traversa vicina alle cisterne de consiglieri, ad oggetto principalmente ch’il lavoro havesse a servire di piazza alta al fianco degl’arsenali, per difesa del belluardo medesimo della Sabionera, ch’è contiguo, e per servir anco di controbatteria quando Turchi volessero batter il porto.
Di rincontro al belluardo Vitturi si andava dilattando la fossa della città, che non fu mai perfettionata in quel luogo, impiegatosi quel terreno a far lo spalto della strada coperta che traversa il fondo di Crepacuore.
D’intorno a queste et ad altre fortificationi esteriori s’andava insistendo, non solo nel proseguire la contromina dell’opera Priuli, che ultimamente fu terminata, ma anco all’escavatione di 15 rami di galleria, che si vanno inalzando in campagna a tre per parte, cioè nella fossa dell’opera stessa, nei rivelini di San Nicolò, Betlem e Panigrà, come pur nella mezzaluna Moceniga, cadauno di questi rami di 26 passa di lunghezza, e che sempre più s’andavano inoltrando per far volare il nemico quando vi s’accostasse.
Restano anco perfettionate le gallerie del Martinengo, di Giesù e Sabionera, ch’erano tutte otturate, ridotte a volte di pietra, operatione ch’ha ricercato ogni fatica e travaglio, ma che non poteva essere più oportunamente esseguita nel stato in cui si è ridotta la costitutione degl’affari correnti.
Per supplire al diffetto de parapetti che vi era nel castello del molo e per coprire l’artiglieria nella parte superiore dello stesso, si è condotta gran quantità di buon terreno e si continuava il trasporto tutt’hora all’istesso fine.
Si è anco fabricata una nuova fontana vicino alla Porta del Dermathà, nella quale si è condotta l’acqua sorgente di molti pozzi che sono in campagna fuori della contrascarpa, col mezzo di gallerie sotterranee che uniscono in un canale coperto di 500 passa di lunghezza in circa tutte le acque de pozzi stessi, essendosi perciò dovuto superare con molte difficoltà, anco con l’escavatione di buon tratto nel sasso vivo e colla construtione d’alcuni volti fatti per adeguare il livello e dare il necessario declivio al corso dell’acqua, come pur per non impedire il passaggio e communicatione delle strade, per dove si è dovuto fabricare il condotto, con che si è proveduto al bisogno ben grande che vi era, per la sterilità delle pioggie che si è provata gl’anni passati, con disaggio e patimento grandissimo delle genti.
Tutti li lavori s’andavano prima facendo coll’opera delle militie e coll’impiego della ciurma della galera de guardia, assueffatta a i travagli continui delle operationi. E qui devo dire che non ostante l’incessanti fatiche di quelle genti nei predetti lavori e nei trasporti e discarichi moltiplici da vascelli che capitano con provisioni per la piazza, ho havuto motivo di particolar sodisfattione di veder nel mio partire preservato non solo il numero delle medesime sopra 190, ma sussister anco le stesse in qualità e vigore più che ordinario, dovendosi per giusto capo attributo particolare di lode al nobil huomo ser Bortolo Contarini, che nel tempo tutto di mia carica essistendo in qualità di Vice governatore sopra quella galera, ha praticati con esse officii di carità et essercitate le parti in tutt’i generi che poteva ricchiedere il più pieno servitio della Serenità vostra.
Sopragionto poi l’arrivo d’altre galere, spinte per cooperare al travaglio delle fortificationi, vi furono anco impiegati li remiganti d’esse al preffisso numero di 800, ch’è quel più che poteva ricavarsi da tutte, ma per divertire al pregiudicio delle fughe che porta seco la diminutione delle ciurme, estremamente debilitate nel corpo dell’armata, si ritenevano queste dentro le mura della piazza, ripartendosi le militie a faticare nell’avvanzamento delle fortificationi esteriori. Riesce perciò incomparabilmente inferiore al bisogno il numero degl’operarii e così ristretto il tempo che si frapone al principio della nuova campagna, che si riconosce necessario l’aggregato d’altri 1.000 almeno, se non più, per intraprendere diversi lavori molto importanti, fra i quali meritano consideratione distinta quello dell’escavatione della fossa di Sabionera, la rinovatione delle falsebraghe nella fossa della città et la restauratione e compimento delle contramine e strade coperte delle fortificationi esteriori, che si andavano proseguendo.
Fu anco proposta dall’ingegner Verneda l’errettione d’una mezzaluna ch’havesse, per così dire, a servire d’antemurale e di difesa al posto della Sabionera, debole per sé medesimo in riguardo alli diffetti che l’accompagnano per la qualità del sito, ch’è battuto dall’opposta parte del Marcula e molto più per esser mancante d’ogni riparo esteriore, non acconsentendolo il terreno arenoso che lo circonda e l’impeto del mar che la bagna. Quest’opera viene concordemente approvata e conosciuta necessaria da più versati et intendenti, essendo la Sabionera senz’alcun dubio quella sola parte che potrebbe ridurre in contingenza la preservatione della piazza, come pur viene compreso anco da Turchi stessi, che fanno cadere a questo centro tutte le linee de disegni loro, onde il premunirla sarebbe quasi lo stesso che il render la piazza inespugnabile. Ma rifflettendosi per altra parte alla validità degl’ostacoli, alla frequenza delle molestie e molto più ancora alli gran danni, che potrebbe inferire il nemico per infestare ed impedire la construtione, non sarebbe così facile nell’hessitacione di questi riguardi e nel bilancio de riffelessi tali, il stabilire ciò che potesse rendersi più oportuno e conferente, quando anco l’angustia del tempo, la mancanza degl’apprestamenti più necessarii, che devono esser trasmessi per ordine della Serenità vostra, il numero così scarso degl’operarii e l’aumento sempre maggiore delle forze di Turchi in Regno, non rendessero col progresso del tempo sempre più difficile l’operatione ed in contraposti tali, che non permettono la struttura dell’opera principale che fu proposta, resta almeno premunito quel posto con le fortificationi già divisate che lo fiancheggiano da più parti.
Si deve anco un intiero rifflesso alla qualità delle forze che hora compongono il presidio di Candia ed a quel nervo maggiore che necessariamente ricerca la difesa di quella piazza.
Da capi da guerra poco devo dire, mentre non vi ho lasciato che il signor general marchese Villa e tenente general Vertmiller, seben dopo la mia partenza di Candia mi sia arrivato l’avviso che se ne fosse levato il signor marchese, di maniera che ne veniva a rimaner solo il Vertimiller, onde questa ristrettezza, e le contingenze e pericoli della guerra, ben chiamano i rifflessi della publica maturità per le necessarie provisioni. Qualche numero pur anco d’officiali essisteva nella piazza, ma non tale che in occasione d’attacco potessero supplire a tutte le incombenza, quando però non vi si facesse concorrere quelli che si tratengono sopra l’armata, come suppongo che intal caso debba seguire. Consiste l’ordinaria guarniggione in 4.000 fanti o poco più, compresi però in questo numero gl’essenti, che se bene effettivamente vi sono detratte le gratie e qualche piazza conceduta a benemeriti, restano però disobligati dalle solite fattioni in riguardo ad altri servitii che prestano in diverse occorrenza della piazza.
Li cavalli che si trovano distinti in due compagnie, l’una di corazze e l’altra di capelletti, sono pure così ristretti di numero a causa della privatione del foraggio, già tante volte espressa, che mal puonno formare due picciole squadre.
Li bombardieri non sono più di 220 in circa, compresi i scolari, né puonno perciò validamente soccombere alle fatiche, né sussistere al bisogno di tanti posti che vi sono fra le mura della città e le fortificationi esteriori, mentre massime la diminutione loro è continua per il patimento, per le ferite e per le morti che le accadono, onde per capo di tutta necessità devono quanto prima essere accresciuti, a segno di poter non solo riempire il numero de mancanti, ma supplire insieme alli bisogni ed alle riserva d’un iminente attacco che vi soprasta.
Le cernide debilitandosi sempre più per le calamità della piazza e perché non ricevono aumento con le rimesse, sono hormai divenuti corpi si languidi, che per sé soli non puonno prestar servitio di rimarco.
Vi sono molti altri degl’habitanti di solevata conditione, che conseguiscono assignamento dal publico, o per capo di merito o per altra consideratione, ma questi non sono in numero né in qualità tale che se ne habbia far rifflesso particolare. Nel rimanente vi sono vecchi e putti in quantità, ma incomparabilmente maggiore è quella delle donne, le quali se ben servono d’aggravio in riguardo al consumo degl’alimenti, che si rendono sempre scarsi in una piazza assediata, come anco per qualche sovvegno di biscotti che ricevono dalla publica carità, tuttociò in occasione d’attacco cooperano particolarmente nei trasporti, che vi si fanno incessanti, come pure in ogni altro tempo faticano ne i molini da mano per ridursi li formenti in farine, non potendo intieramente supplire quelli de vento ad un consumo si rilevante.
La premura delle presenti urgentissime occorrenze hanno col motivo delle mie istanze efficaci tratto in quella piazza, colla persona del signor general marchese Villa, un rinforzo di 2.000 soldati, che fu accresciuto coll’arrivo dell’eccellentissimo mio successore, ed aggiuntavi insieme una compagnia di corazze, onde la piazza nella constitutione presente resta competentemente munita di militie, mentre per altro era priva di pane, scarsamente proveduta de biscotti e senza provedimento alcuno de foraggi. Noticie ch’io devo ben con giusta ragione figurarmi, saranno pur anco state accennate alla Serenità vostra dalla vigilanza incomparabile dell’Eccellenza sua, che ne i principii di suo ingresso alla carica ha fatto pienamente spiaccare la qualità delle proprie doti nelle dispositioni più aggiustate di quel governo, assunto da esso con applauso ugualmente de popoli e delle militie, e queste mancanze sono derivate principalmente dalla tardanza degl’ultimi soccorsi, nella dilatione de quali, priva d’ogni suffraggio la piazza, s’è convenuto dar il fondo a tutte le provisioni che vi erano tanto de formenti, quanto del resto, le quali a pena han potuto dar bastante compenso alle distributioni anche più ritenute, onde le cose erano ridotte a quegl’estremi che dinotai alla grandezza publica negl’ultimi miei humilissimi dispacci.
Dall’essame di queste parti rileva la Serenità vostra l’intiero dello stato di quegl’affari e delle forze che attualmente formano il corpo di quel presidio, ma per ressister poi ad un attacco formale, oltre le provisioni più abbondanti in ogni genere, concordano le opinioni più accreditate nel giudicare che non possi supplire minor numero di 10.000 fanti almeno, con qualche aggionta de cavalli e col beneficio delle rimesse per riempire il luogo de mancanti.
Lo stato e la qualità dell’artiglieria, i diffetti de cannoni inutili e sfogonati, il numero de medesimi che in occasione d’attacco non permetterebbe di far controbatteria a quelle che piantasse il nemico, li requisiti attinenti a questa parte, come pur anco al bisogno delle munitioni e stessamente all’essigenze generalmente spettanti all’affare delle fortificationi, che ricercano quantità grande d’instromenti bellici ed apprestamenti d’ogni genere, saranno di già pervenute sotto l’occhio ed il rifflesso dell’Eccellenze vostre, essendosi stabilite con accuratezza particolare da i capi di maggior grado ed isperienza, con ispressione molto distinta di tuttociò che vi si trova e di ciò che vi manca, e questa fu anco da me trasmessa in tempo così oportuno, ch’haverà dato comodo al provedimento ed alla trasmissione, come mi assicura il zelo della publica providenza.
Tra gl’altri bisogni insorge più urgente la necessità di supplire al mancamento di quelle munitioni, che soggette ad un consumo incessante ricercano un provedimento non intermesso e tra queste principale è quello delle polveri, micchie, piombo e balle da cannone d’ogni genere.
Crederei ommissione notabile in questo capo, ancorché ne habbi portato altri motivi alla Serenità vostra nella serie de miei humilissimi dispacci, il tacere quanto sia rilevante il pregiudicio ch’è provenuto al publico dall’ultima missione che fu fatta de moschetti, li quali non puonno esser di peggior tempra, rompendosi nell’atto medesimo dello sbarro con frequenza tale, che si è moltiplicato il numero a segno eccedente, onde ne viene a derivare dupplicata la perdita per la giattura di quelli che restano per sempre inutili, per la diminutione degl’altri che vengono distribuiti in loro vece e per l’apprensione et il danno che li soldati ricevono nel sbarrarli, venendo ben spesso a rimanerne gravemente feriti. Questo accidente, che ha portato la privatione d’un instromento così necessario, persuade anco la necessità maggiore nel provedervi senza fraponere alcun ritardo.
Qui doverei aggiongere, conforme lo stile che si pratica, quei raccordi che potessero riuscire più conferenti alla direttione delle cose di quella parte, ma non potendosi stabilire alcun ordine fermo, né prefigger norme determinate, dove tutto soggiace a variationi continue ed alle contingenze della guerra e del mare, dirò solo che il prendere aggiustatamente la misura de i ricapiti a proportione dei bisogni e l’anticipare il tempo nel spingere le provisioni di maggior premura, possi essere l’ispediente più oportuno alla preservatione di quella parte, che agitata e scossa da tanti ostacoli, non può sostenersi in distanza tale con quella sicurezza ch’è dovuta, mentre in ogni convoglio s’azzarda la sua sussistenza.
Soggiacciono le fortezze del Regno a quelle medesime contingenze, alle quali si trova esposta anco la piazza principale di Candia. Quella della Suda, come la più importante, è anco la più golosa e minacciata, essendosi fatta particolar osservatione dal capitan bassà e d’altri commandanti Turchi e tenute varie conferenze per travagliarla, non senza pensiero di rinovare le batterie che già si tenevano, demolite pochi anni sono dall’armi publice, ed è probabile che siano per contribuire tutti li sforzi del potere per cogliere qualche vantaggio sopra la stessa.
Accudiva con particolar vigilanza a loro disegni quell’illustrissimo Proveditor estraordinario Barbarigo e nel tempo stesso andava pur col proprio zelo riparando a qualche detrimento che vi era in quelle mura ed in altre parti più esposte, ma nella mancanza de legnami ugualmente e di calcine, per le quali ne ho portato raccordi ed istanze efficaci, mentre queste non puonno farsi che coll’impiego delle galere, non si sono avvanzati i lavori a misura dell’occorrenze.
L’illustrissimo signor Lunardo Venier, ritornato dalla carica di Proveditor a Cerigo, sarà a quest’hora subentrato a prestare le parti della propria virtù in quella fortezza e devo credere ne sostenirà l’incarico con frutto non minore del sevitio della Serenità vostra.
Non è fuori di sospetto anco la piazza di Spinalonga, per la confidenza presa da Turchi nel frequentare li esbarchi da quelle parti e per la debolezza propria di quel posto, ch’ha le mura si basse e la construttione così mal intesa, ch’apre l’adito alle impressioni degl’insulti hostili, è ben vero che per risarcire a tutte le sue parti vi si ricerca con lung’applicatione un dispendio considerabile, che non potendo adempirsi nelle congionture presenti, è forza riportarne l’essecutione a tempi più tranquilli; e nel mentre si va assistendo alla sua difesa col tener due vascelli da guerra in quella guardia nelle insorgenze de sospetti, ch’emergono, ed in congionture si fatte si rende certo commendabile l’applicatione et il studio con cui quell’illustrissimo Proveditor Demezzo tiene affissati i proprii talenti alla sicurezza et indennità maggiore di quella parte, la quale fu anco visitata ed assistita l’estate passata, in tempo dell’insorgenze de sospetti d’aggressione, dalla virtù e dal valore dell’illustrissimo Proveditor in Regno Battaglia, che nel tempo di sua dimora accudendo non solo alle parti della difesa, ma invigilando pur anco alle più interne di quel governo, ha con saggie e prudenti ordinationi reso distinto il merito che lo accompagna nel servitio della Patria, avvalorato vié più dall’incombenza successivamente abbracciata di passar, come fece, sopra l’isola d Tine d’ordine dell’eccellentissimo Capitan general, per disponere e preordinare le forme al mantenimento della cavalleria, a che le fu aggionta da me pure [?] occasione anco più precisa di riveder generalmente tutte le attinenze del luoco.
Quella delle Grabuse, benché più lontana dal centro della metropoli e dalla vicinanza de soccorsi, è così ben munita dalla natura, dalla qualità d’un sito innaccessibile e dirupato, che non potendo temere d’estrinseca violenza, non può ricever sconcerto né pregiudicio che dall’interne commotioni o dall’esterne indigenze, queste essendo state da me divertite di tempo in tempo nel corso di mio governo con missioni abbondanti di tutte le provisioni, che mi sono state concedute dal possibile, e quelle altretanto tenute lontane dalla desterità e buon governo dell’illustrissimo Procurator [?] cavalier Diedo. Non vi è però parte fra queste, né fra l’isole adiacenti di Cerigo e Tine sopranominati, che non facci apparire in molte cose l’essigenze proprie e che non implori varii requisitii per ridursi in stato valido di difesa, urgente sopra tutto apparendo il bisogno di molti apprestamenti per l’artiglieria, de quali havendone con gl’impulsi di quelli illustrissimi Rappresentanti fatte pervenir le noticie all’Eccellenza vostre, mi anderò dispensando dall’obligo di reiterarne più precisi i particolari.
Ho havut’occasione, benché lontano, d’ammirar la virtù e l’applicatione incessante dell’eccellentissimo signor Proveditor del Zante Barbarigo, che non ostante le ristrettezze di quella Camera, per essersi divertito’l concorso de vascelli al carico delle uvepasse dalla guerra che tuttavia vive tra l’Ingliterra e l’Olanda, l’obligo di corrispondere grosse summe alla piazza di Corfù per mantenimento di quell’importante presidio et il ben grave dispendio che le sopravenne dall’ispeditione di tante navi e del mantenimento delle militie e cavallaria, spinti per le operationi del Regno, ha non dimeno, e con danari e con frequenti speditioni de viveri, sovvenuta la piazza di Candia nel tempo del maggior bisogno et ha saputo così bene unire il publico servitio con la sodisfattione di quei sudditi, che viverà nel cuore di essi perpetua la sua memoria.
Io poi serenissimo prencipe sciolto dall’obbligatione di fissar l’animo a quelle occorrenze ben gravi, mi vado accingendo di subintrare a nuove cure nientemeno importanti nella Dalmatia, gloriandomi che la Serenità vostra m’habbi dato adito di continuare il corso di mie lunghe fatiche in stradate sin sotto la celebre e gloriosa memoria dell’eccellentissimo Capitan general Alvise Mocenigo e di spendere quel poco residuo di vigore che mi rimane, dopo consumato il più valido individuo di me medesimo nelle cariche dall’hora initerrottamente, posso dir, sostenute in aumento delle publiche glorie, per le quali sagrificarò sempre volontieri il sangue e la vita stessa, terminando infine i periodi delle presenti colle ispressioni d’una ben dovuta commendatione alli virtuosi sudori del circonspetto segretario Capello, dall’assistenza indeffessa del quale altretanto che dall’isperienza, pontualità e fede invecchiata in tanti servicii da esso prestati, com’io ho riconosciuto un principale sollievo nelle gravi cure di Candia, così possono l’Eccellenze vostre promettersi in ogni occasione i più pieni concorsi di sua prontezza nell’intraprendere qualsisia altro incontro che vagli a mercarle gl’attributi della publica gratia.
Allegato:
Stato delle fortificationi della città di Candia, nel modo che si ritrovano al giorno d’hoggi alla partenza dell’eccellentissimo signor Generale Antonio Priuli et quello s’è fatto sotto il suo Generalato.
Candia adì primo genaro 1667 more veneto [?]
Si principia dalle opere esteriori dalla parte di Sant’Andrea vicino al mare.
Il ridotto di Sant’Andrea è finito d’incamisar tutt’attorno et al presente si lavora a finire il suo muretto, quest’opera [h]a bisogno d’haver la sua fresa in cima.
Il revelin Santo Spirito è stato similmente fatta la sua incamisatura, la metà con muro et il restante dell’altezza con lotte, [h]a bisogno d’esser fatte le sue feritore in cima del muretto alle fronte et di rifar la palizzatta nel fosso, come pure sopra il parapetto della strada coperta.
All’opera corna di Panigrà s’è slargata e profondata la sua fossa et restaurata la sua controscarpa, al presente s’attende ad ultimare incamisatura della scarpa esteriori tutt’attorno detta opera; ha di bisogno della palizzatta nel fosso et la fresa in cima.
Il revelin Panigrà è slargata et profondata la sua fossa come pure incamisato et restaurato di novo et fatto la palizzatta nel fosso et la fresa in cima.
La mezaluna Moceniga s’attende al presente di rifar la sua incamisatura con lotte sopra l’altezza delle sue mura, haveva bisogno de ponervi la fresa in cima et d’esser restaurato il suo parapetto.
Il revelin Betelem s’è reagiustato il suo parapetto e s’è rifatto la palizzatta attorno, vi manca a mettervi la fresa et a refar la sua scarpa esteriora.
All’opera Coronna Santa Maria s’è profondatta et eslargatta la sua fossa et reagiustata la sua contrascarpa, come pure è stata incamisata la sua scarpa esteriora parti con muro et lotte, con haver rifatto gli suoi parapetti et muretti et anco la palizzatta nella fossa et la fresa in cima, con grossi et boni palli.
Il revelin San Nicolò è stata rifatta la sua palizzatta attorno et reaquistata la sua contrascarpa, manca di reagiustar la sua scarpa esteriori e parapetti.
L’opera corna della Palma è stata slargata e profondata la sua fossa et reagiustata la sua contrescarpa, come pure incamisata la sua scarpa esteriore et posto la fresa in cima, restaurata dall’eccellentissimo signor Nicolò Corner. Al presente si lavora a restaurar il suo parapetto et muretti, vi manca la palizzatta nel fosso.
La traversa Priuli è stata fatta di novo e si puol dir perfettionata, mancando solo a finir la sua contrascarpa et apponervi la palizzatta nel fosso et la fresa in cima.
Si lavora a finir la freccia nova di Crepacore con far l’incamisatura con lotte alla sua scarpa interiori, alla quale si è piantata nella punta una guardiola di legno assai eslevata sopra quatro colonne, per meglio descoprire nella valle sotto la punta di detto Crepacore, come pure nelli ridotti de Turchi ivi vicini.
S’è datto principio a una nova traversa dentro l’opera Molina per accrescer la diffesa al baloardo Sabionera, bisognara incamisar di novo detta opera Molina, con reagiustar il suo parapetti et ponervi la fresa in cima.
Nel forte San Dimitri hora si lavora al reffassimento di suoi parapetti e canoniere, come pure in haver fatto gran quartier per le milicie di rinforzo. Questo forte s’atrova in assai buon stato tanto per le sue scarpe esteriore già reagiustate sotto il eccellentissimo signor Nicolò Corner.
Si lavora a eslargar la fossa della città derimpetto alla punta del baloardo Vitturi, per non esser stata mai perfetionata in detto luogo, con impiegar il medesimo terreno a formar la spalto della strada coperta che traversa il fondo di Crepacore.
Nelle contramine attorno queste fortificationi esteriori si lavora al presente in far la contramina dell’opera Priuli, come pure al’escavatione de 15 rami di galeria, che se vano inoltrando in campagna, cioè tre nella fossa del’opera Priuli, che vano sotto la freccia di Crepacore, tre al revelin San Nicolò, tre al revelin Betelem e tre nella mezaluna Moceniga. Et alli tre nel revelin Panigrà ognuno di questi rami [h]a di longhezza al giorno d’hoggi 26 passi venitiani et ogni giorno se vano prolongando di più in campagna per far volar l’inimico in caso venghi all’attacco.
Questi lavori si fanno con le milicie et si più gente si havesse, s’intraprenderebbe molti altri lavori necessarissimi, in particolar quella dell’escavatione della fossa di Sabionera et della mezaluna proposta, con occupar il monticello di Marula et la refattione delle falzebraghe nella fossa della città et anco la restauratione et finimento delle contramine, tante necessarie alla difesa della piazza, in conformità della mia ultima scritura, non potendo valerse dalle ciurme delle galere rispetto alle fughe, onde vi vorebbe ancora da 1.000 o più guastadori di quelli del’isole del’Arcipelago desobligati ad altri funtioni, per poter suplir in parte al nostro bisogno avanti l’attacco del nimico.
Nel recinto interior della città s’è fatto la restauratione in bon modo del baloardo Sabionera et sue cortine, con refar gli parapetti et canoniere. Il simile al suo cavaglier, come parimente s’è perfionato la retirata del medesimo baloardo, s’è rifatto la sua contramina con farli il volto di muro tutt’attorno, per suplire al diffetto d’esser scavate nel sabione.
Il cassone del molo s’è riparato d’alcune mine nel suo muro et rihalzatto il suo terrapieno con bon terrenno posto in schina d’asino, per obviar alle ruine ch’ogn’anno vi accadevano.
S’è rifatto il muro ruinato dentro il gran arsenale, che sostenta il terrapieno della battaria del frate che guarda Sabionera con haver anco finito il medesimo terrapieno.
Si lavora al presente alla traversa vicino alle cisterne di consiglieri, per servir de piazza alta al fianco dell’arsenal per difesa del beloardo Sabionera et servir anco di contrabatteria in caso gli Turchi volessero batter il porto.
Al baloardo Vitturi s’è rifatto gl’suoi parapetti et canoniere, con haver ingrossatto il suo terrapieno ch’era diffettivo, hora si lavora alla restauratione bisogniosa di parapetti et canoniere del suo cavagliero.
La cortina fra il baloardo Vitturi e Giesù è stata già restaurata nel suo parapetto canoniere et strada della ronda [eccellentissimo signor Nicola Corner a margine].
Al baloardo Giasù s’è rifatto le doi piazze alte sopra il suo terrapieno, al presente si lavora a rifar gli suoi parapetti et quello manca in detto baloardo. La contramina di questo baloardo è stata principiata da formar il suo volto con muro.
Alla cortina fra questo baloardo e quello del Martinengo s’è rifatto il parapetto e canoniere e s’è finito d’alzare il il [ripetuto nel testo] muretto delle ronde alla medesima per suplire alla poca altezza di questa cortina.
Al cavaglier Martinengo s’è perfettionata la sua incamisatura tutt’attorno la metà della sua altezza con muro et restante di sopra con lotte, al presente si lavora alla refattione del suo parapetto et canoniere.
Al baloardo Martinengo si lavora parimente alla refatione del suo parapetto et canoniere, in questo baloardo sono state refatte le contramine (nella fronte dove era la breccia) con volti di muro per esser state quelle minate dal gran numero di fornelli volati in questa parte nel primo attacco.
La cortina fra Martinango et Betelem è in bonissimo stato, essendo già tempo è stato refatto il suo parapetto et canonere, come pure la sua strada delle ronda [Rifatta dall’eccellentissimo signor Marco Bembo a margine].
Al baloardo Betelem s’è datto principio a refar il suo parapetto et canoniere, si tralsciò per mancanza di operari la necessità di remediar alle due contramine.
La cortina fra Betlem et Panigrà fu rifatta il suo parapetto et canoniere [eccellentissimo Nicolò Corner a margine]
Al baloardo Panigrà s’è fatto di novo la piazza alta dietro nel fianco che diffende la parte di Sant Andrea, s’atende al presente alla restauratione di parapetti et canoniere del medesimo baloardo.
Alla cortina Sant Andrea è stato rifatto il suo parapetto incamisato con lotte con haver alzatta la sua mura sin fuori descalata, havendoli fatto anco il suo muretto della ronda.
Al baloardo Sant Andrea parimente s’è alzatta la sua mura, rifatto il parapetto et canoniere, insieme il muretto della ronda.
La tenaglia fuori della porta Sant Andrea vicino al mare s’è perfettionato la sua mura alla fronte et al’estremità nel mare, s’é fatto una torre quadra per sicurezza della medesima opera et della sua guardia.
Nella mura della parte verso il mare sono state rihalzatte le medesime dimpoi [?] la porta di Sant Andrea sino la piataforma di Tramata et anco risarcito quella vicino a San Pietro sradicate in parti dalla violenza del mare.
Il castello del molo s’è fatto condur gran quantità di bon terreno et se continua ancora, performar gli suoi parapetti nella parte superiora per coprir la sua artigliaria.
S’è rifatto le porte principalle della città, consumate dal tempo, et s’è murato le sortide al presente non bisognose, come pure s’è assicurato tutte le piazze basse con palificate armate con chiodi.
Per la gran penuria da qua che se provava in questa città in quest’ultimi anni, se construtto la fontana nova Priuli vicino la porta di Tramata con fabrica sontuosa, nella qualle s’è condutto l’aqua surgente di otto pozzi che sono in campagna fuori la contrescarpa, fra l’oppera corna Passigrà et il revelin Santo Spirito, col mezo di galarie sotteranee che uniscono tutta l’aqua di detti pozzi in un canal coperto, fabricato di novo, di mezo miglia di longhezza in circa, con boni muri, per il quale [h]a convenuto superare molte difficultà, in particolar quella in molti lochi de l’escavatione nel sasso vivo durissimo, come pure la costitutione di diversi volti di muro per non incrosar et impedir le strade.
Se tralascio molte altre operationi che sono state fatte et che accadono giornalmente attorno quelle fortificationi et in fede della verità ho fatto e sospinto la presenti de mio pugno proprio.
Io cavalier Filippo D. Verneda soprintendente [?] delle fortificationi et artigliarie



