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9 marzo| 1596 Andrea Gabriel

Relazione|

Relazione di Andrea Gabriel provveditore alla cavalleria in Candia
9 marzo 1596
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 81

Serenissimo prencipe, illustrissimi et eccellentissimi Signori
Dovendo io Andrea Gabriel fra pochi giorni partir per lo governo di Corfù, commessomi dalla Serenità vostra, conosco esser mio debito, prima che io parta, il darle conto, secondo l’uso de miei clarissimi precessori, d’alcune cose d’intorno al carico della cavalleria del Regno di Candia, il quale già Ella con la solita sua benignità degnò concedermi et dal quale non ha molto ch’io feci ritorno, le qual cose la lunga isperientia de quasi quattro anni m’ha fatto non pur conoscere et istimare per veri et per bisognevoli, ma per neccessarie ancora senza dubio a voler ridure a stato tale la detta cavallaria, ch’ella possa esser alla Serenità vostra di quel utile proffitto che si richiede ad un tanto Regno governato da Lei con si gran studio et con si grosso dispendio mantenuto et che da tutte le hore fra dissegni del Signor turco suo vicino et formidabile inimico sta eternamente insidato da lui [?]. Et se bene la Serenità vostra da tanti suoi illustrissimi Rappresentanti è stata di tempo in tempo ottimamente avisata et molto saviamente avertita di quelle cose che per conseguire questo tal fine hanno giudicato necessarie d’essere intese et d’essere poste in presta essecutione da Lei, ho nondimeno voluto, come quello che più frescamente le ho praticate et osservate, metterle inanzi alla Serenità vostra con quella riverentia et con quel rispetto che mi si conviene.
Questa cavallaria serenissimo Prencipe se si vuol havere risguardo alla prima divisione de feudi, quando la Serenità vostra mandò in quel Regno la sua  nobilissima colonia, doverebbe esser di 800 cavalli, essendo a quel tempo diviso quella quantità de terreni che la Serenità vostra conferì in quelli cavallieri, con obligo d’essere feudatarii suoi, in 400 cavallerie, ogn’una delle quali doveva armare doi cavalli divisi, come continuano ancora in sei parti, dette da loro sotto nome di serventarie. Il primo cavallo ch’era per il cavallier nobile di quattro et il secondo di doi per il scudiero, ma a questo tempo s’attrovano solamente descritte ne suoi libri 358 cavallerie, 226 tra Candia et Sithia, 92 Canea et 40 a Rettimo, di queste ancora ve ne sono otto che non si ritrovanno più né li terreni obligati, né li nomi di chi le godevano, di maniera che vengano a restare in 350 solamente, che tutta intiera doverebbe essere di 700 cavalli, 350 primi piatti et altri tanti secondi. Ma hora si ritrova tutta questa cavalleria sotto 11 condutieri, sei in Candia, doi alla Canea, doi a Rettimo et uno in Sithia, spezzata al numero in tutto di cavalli 1.288, compresi quelli che sono da rimetter per esser stati cassi alla bancha o morti, cioué capi di lanza 226, secondi 288 et roncini 769, il quale numero così grande è proceduto per la moltiplicatione di questi roncini, causata dalla divisione de feudi, quando li terreni goduti da feudati mutano dominio et cascano, o per heredità o per vendita o per legati a luogi pii o per causa di matrimonii o sia per volersi molti liberare dalla galea comprando qualche poca portione di feudo o per altro accidente in più persone, et ogn’uno per la portione che possiede subdivide le predette sei serventarie in 24 carati l’uno et appresenta un roncino di conditioni et qualità rispondente alla quantità de carati che possiede del feudo, il qual disordine importantissimo et principalissimo apporta questo notabil danno alla Serenità vostra, che dove Ella doverà haver sempre sopra quel Regno 700 et più cavalli et altretanti cavallieri atti al combattere et ad ogni altra fatione, Ella non ha più che 360 cavalli poco più o poco meno atti al servitio della Serenità vostra et tutto il rimanente roncini inutilissimi a qual si voglia servitio di guerra.
Et oltre di ciò caggiona anco doi altri notabilissimi inconvenienti, l’uno de quali è che si come quando li feudi erano posseduti da gentil huomini et che un sol cavalier era tenuto a guarnire tutta una cavalleria intiera, egli stesso cavalcava il suo cavallo et per natura et per disciplina riusciva mirabilmente nell’essercitio cavalleresco, sicome fanno anco al presente quelli pochi che vi attendono, così hora che una gran parte di questi oblighi sono caduti in quella sorte di persone, come ho predetto, questi tutti alle mostre et in ogn’altra occasione fanno comparir il suo cavallo con un rozissimo contadino sopra, chiamato scudiero, il quale ignorantissimo et lontanissimo da simile proffessione, serve solamente ad un incredibile disturbo a chi le comanda a disordinare et impedire li buoni cavallieri, a vitiare i buoni cavalli et più tosto a dare occasione di scherno et di riso a chi lo vede, che ad alcuna altra cosa minima buona; et di questi scudieri si servono anco quei gentil huomini li quali o per haver obligo di presentare più d’un cavallo, loro ne cavalcano un solo et tutti gli altri sono cavalcati dalli scudieri, overo che sprezzando un cavalliero nobile nelle file il vedessi acanto un sgracciato villano, schivano il venir in mostra, et questi rispetti causano che la maggior parte de cavalli viene cavalcata da simil gente, il quale inconveniente si farà anco maggior in tempo di guerra, che sarà neccessario impiegare un gran numero [?] di quei gentil huomini, che cavalcano al presente et adornanno quella cavalleria, sopra l’armata et in altri molti carichi per il Regno, onde venirà una cavalleria tanto stimata a restare priva di gentil huomini, che soli sono atti et vagliono a questo bisogno.
L’altro importantissimo inconveniente è che oltre la penuria grandissima che che [ripetuta nel testo] continuamente è in quell’isola di cavalli da lanza, l’introdutione de roncini et li pochi oblighi di presentare cavalli di pretio, leva l’occasione d’usare industria maggiore per farne capitare, onde con grandissime difficoltà possono essere adempiti li oblighi et continuamente sono molte piazze senza cavallo, le qual tutte cose per giuditio mio non solo sono per apportar notabil danno al mantenimento di essa cavallaria, ma in progresso di tempo, non vi si facendo provisione, dubito di molto peggio.
È stata singolarissima per certo et di grande amiratione la esquisita prudentia et diligentia, che come in tutte le altre cose così anco in questo ha usato l’illustrissimo signor Giacomo Foscarini Procuratore mentre fu Proveditor generale di quel Regno et gli ordini dati et posti da Sua signoria illustrissima regolorono essa cacallaria, in maniera che per l’opera sua la Serenità vostra può dire d’haver quella quantità di cavalli in quel Regno che hora possiede. Né hanno con l’istessa vigilanza mancato certo gl’illustrissimi signori Giovanni Mocenigo Procuratore et Nicolò Donado Proveditor general, a quali ho io nel mio tempo servito, ma per la lunghezza del tempo che per il più va mutando et disordinando l’attioni nostre, le cose sono passare nelli disordini che ho predetto, alli quali io per la parte mia et per quanto valse il mio potere, ho procurato di rimediare quando con ogni via possibile, acciò li cavallieri stessi comparessero alle molte mostre, che io continuamente et per tutto il Regno ho fatto, et cavalcassero nelle altre fatitoni, come avenne quando per il suspetto dell’armata turchesca bisognò calare et fermarsi per molti giorni alla diffesa delle marine et toccò a me andare alla Canea, inche veramente ho grande occasione di laudare la prontezza et dimostratione di buona volontà nel publico servitio d’ogn’uno di quei gentil huomini.
Ho di più procurato di levare una introdutione posta da un certo tempo in qua da quelli che o per venir ad habitar in Italia o per altri suoi rispetti particolari, affitavanno a diversi li terreni che possedevano di feudo, aggiungendo ad ogni affituale l’obligo di guarnire per quella portione di terreni che tenevanno ad affitto; onde d’un cavallo primo piatto et anco di tutta una cavalleria erano mostrati tanti roncini et io ho annullate tutte le simili affitationi fatte, prohibendo con publico ordine, che non ne fossero più fatte di nove et obligando il feudato stesso ad appresentare l’obligo suo unito et non diviso, sicome ho usato anco accuratissima diligentia et rigore in fare che quelli che mancavano si mettessero a cavallo, conforme al loro obligo, et nel tempo del mio governo ho rimesso 94 cavalli da lanze, 101 secondi et 308 roncini.
Ma molte altre provisioni, le quali sono atte di raffinar a fatto et ridure a perfettione tutta quella cavalleria, dipendendo dalla risolutione et dall’autorità della Serenità vostra, non ho potuto fare altro che riverentemente dargliene conto con diverse lettere mie et rappresentarle di nuovo con la presente mia scrittura, acciò ne prenda poi quell’ispediente che stimerà più opportune a questo bisogno.
Per rimediare alla disunione et smembramento delle cavalleria et serventarie in carati et alla moltitudine de roncini, io giudico che non si possa far meglio a questi tempi, senza offesa et danno de particolari feudati, che metter in obligo tutti quelli che vogliono esser feudatarii di Vostra serenità, che non possino comparire alla bancha con cavallo, che sia né più, né meno di vita di tre serventarie et quelli che possiedono manco carati di quanto importanno tre serventarie, quando non vogliano o non possano per loro stessi, per povertà o per altro, comparer con cavallo di questa vita et di questo valore, si debbano unire tanti insieme, che formino et mostrino una guarnigione di tre serventarie, contribuendo ogn’uno di essi per sua rata portione, et alla spesa della compreda del cavallo et al mantenimento d’esso, con obligo a quello che possederà maggior numero de carati in essa di custodir il cavallo, governarlo et cavalcarlo, come fanno al presente quelli che uniscono li loro carati fin ad una serventaria senza alcuna difficultà.
Et questo perché l’isperientia fa conoscere, che il cavallo di quattro serventarie, per essere nobile et gentile, co’l cavalliero armato sopra difficilissimamente può durare alla continua et lunga fatica che convenirà fare in occasione di guerra un cavallier in quel Regno in continui viaggi et per difficilissime strade di asprissime montagne, non che stracchi dal viaggio et dal peso resistere a tante fattioni et a dare e prendere una fuga. Sicome dall’altra parte quello della doi serventarie sole et da doi in giù, per la sua picciolezza et poca forza, non è riuscibile per sostener il peso del cavalier armato et con esso fare le predette importanti fattioni. Io stimo che saria molto più utile et sicuro il formare tutta la cavalleria di una sola sorte di cavalli di tre servantarie l’uno, come ho predetto, non tanto grandi et grevi, come li primi, né tanto piccioli et deboli come li secondi, ma per le sue mediocre conditioni atti et sufficienti ad ogni bisogno; facendo che quel feudato ch’è in obligo di mostrare una cavalleria intiera di sei serventaire, in doi cavalli di quattro et di doi, la mostri in doi eguali di tre, et quello che mostrerà solamente quatro serventarie, mostri un cavallo di tre et per la quarta s’unisce con uno che ne habbi doi o più o meno, che habbi tanto obligo che basti alle doi et unitamente formino un cavallo di tre, nel modo et con le conditioni che ho detto di sopra nell’unire quelli che mostranno roncini et così conseguentemente nelle altre portioni maggiori et minori. 
Che in questa maniera venirà la Serenità vostra a formare un corpo di cavalleria di 700 et forse molto più cavalli tutti bonissimi et attissimi ad ogni fattione et alla diffesa particolarmente di quelle marine, inche devono essere principalmente impiegati et in ogni maniera poi veniranno a rimaner sopra il Regno tutti li roncini mantenuti dal bisogno delli habitanti per le conduture et marine et altre cose occorenti, come al presente se ne servono, sodisfacendo anco con gl’istessi all’obligo de feudi, et di essi in occasioni di bisogno Ella se ne potrà anco valere a suo piacere in tutte quelle occorrenze di guerra, che saranno neccessarie.
Una sola provisione io ritrovo che possi esser buona per levare a fatto da quella cavalleria l’inconveniente gravissimo della tanta moltitudine de contadini et ridurla in persone atte et assuefatte al maneggiar cavalli et arme, et è che sicome Ella si mosse già deliberare coll’eccellentissimo Senato, che siano spedito in quel Regno 300 Albanesi, così Ella prenda risolutione di mandarne 500 o li 300 almeno sotto diverse condotte, da esser divisi in quelle città a portione della cavalleria da chi ne haverà il carico et con quel trattenimento che fosse giudicato poter bastare per sostentamento loro, fossero destinati et obligati a cavalcare tutti li cavalli di quelli feudati, che per impotentia o per absentia o per altri rispetti narrati di sopra, non potessero cavalcare et che si servono del scudiero, levando a fatto l’abuso di esso scudiero et facendo che questi Albanesi, comparendo continuamente alle mostre et nelle altre fattioni sotto la disciplina de Proveditori, assuefacessero sé et li cavalli all’obedientia et all’ordine et alla proffessione sudetta; non liberando però in tempo di pace il cavalier principale dall’obligo di cavalcare in persona alle mostre et ad ogn’altro essercitio, poiché da questo la Serenità vostra ne cava grandissimo servitio, volendo il gentil huomo haver sotto di se caval savio, buono et ben guarnito, ilche potria riuscire anco con poco interesse ordinario della Serenità vostra, potendosi cometter che le predetti albanesi, nel tempo che non fossero chiamati alle mostre, si fermassero ne presidii delle città predette et facessero le fattioni che ordinariamente fanno li altri soldati, delli quali se ne potria trattener tanto minor numero et Ella haverai quanto avantaggio di più, che li tanti contadini che al presente sono occupati nella cavalleria, in tempo d’arme resteriano obligati alla galea, al qual servitio riescono molto meglio et è più proprio loro.
Sono stati diversi suoi Rappresentanti che hanno havuto opinione, che si potesse levare la penuria de cavalli in quel Regno et allevarne qualche copia, con l’introdurne molte razze con diversi ordini, quali io stimo molto considerabili et impossibile a riuscire, perché oltre le molte confusioni et interessi che veniria a sentirne il publico, non essendo questa impressa da particolari, infine l’estate per li eccessivi caldi che consumano del tutto l’herbe in quel paese, mancheria il nutrimento per le cavalle, in quel tempo a punto che le fa più di bisogno per sostentare il poledro, siché non potriano a modo alcuno riuscire se non di poca vita, sicome riescono tutti quelli che nascono sopra l’isola, et se pur ne riuscisse qualch’uno di gran vita, è per isquesita diligentia che usa qualche gentil huomo, ma sono rare, onde io stimo che saria ispedientissimo sopra tutte le cose, che ogn’anno fosse mutata una delle compagnie de Stradiotti, che al presente sono sei di 50 cavalli l’una, compresa quella del governatore, overo ridurle a 5 a 70 cavalli l’una, et si potrebbe fare anco senza la persona del governator d’essi, che la Serenità vostra risparmieria quella spesa a giuditio mio superflua, suplendo per capo a questi illustrissimi il signor Proveditor general et Proveditore della cavalleria et li clarissimi suoi Rappresentanti et si cambieriano tutte in cinque anni et forse che saria meglio et di maggior servitio cambiarne doi di queste di 50 all’anno, dimodoché si cambiassero tutte in tre anni et far poi che d’anno in anno quelle compagnie che fossero spedite per dar cambio a queste, fossero inviate ripiene di buoni cavalli, acciò quelli delle regolate rimanessero nel Regno per riempir l’altre che ne havessero bisogno et quelle de feudati particolarmente, et in questa maniera si veniriano a restare poco meno di 100 cavalli all’anno, che appresso quelli che alla giornata vengono condotti da altri, suppliriano sicuramente al bisogno. Onde la Serenità vostra veniria in pochi anni, senza alcun minimo suo interesse, ad haver raffinata tutta quella importantissima cavalleria et riempita de buoni cavalli, giovani et atti ad ogni faticha, perché non è alcuno dubio in chi bene intende questa proffessione, che il buono caval turco di 10 anni è poledro et continua in stato et maniera tutte le sue forse senza alcuna diminutione per molto tempo appresso, onde quelli che sarano condotti di Dalmatia et trattenutissi tre anni, dureriano ancora giovani per molti altri.
Et perché potria esser posta certa difficultà di poco momento intorno a questo nel dar principio a questa regolatione di compagnie pagate, potendo esser che non caschi il tempo a punto di regolare alcuno di quei capitani, io son più che sicuro, che ogn’uno di loro se ne contentariano della buona voglia, quando da Vostra serenità le fosse provisto d’altro luogo per loro sostentamento in Dalmatia, conforme all’ordinaria sua benignità, et poi in fine dove si trattano interessi publici di tanto momento, è conveniente porre de parte li particolari rispetti et prendere opportuna risolutione, accioché le provisioni siano fatte in tempo; le qual tutte cose ho voluto con quel più riverente termine che debbo rappresentare alla Serenità vostra et Vostre signorie eccellentissime, con quella sincerità et con quel desiderio del publico benefitio, che ho havuto per scoppo in tutte le mie operationie et nel predetto carico di Proveditore di quella cavallaria principalmente, nel quale non ho risparmiato a fatica, vigilia o patimento alcuno, senza minimo risguardo della mia salute, nel tempo della peste massimamente, per riuscire non indegno rappresentante et ministro suo, et per sodisfare a quel debito che ogn’uno ha di consecrare la propria vita alla sua Patria.
Né per fine di questo mio ragionamento et a consolatione della Serenità vostra debbo tacere, come ho havuto prontissima et diligentissima l’opera delli miei luogotenenti [?] li signori Pier Antonio Godi Vesentino et Marc Antonio Seccosoardo da Bergamo, li quali non risparmiandossi in cosa alcuna dove hanno conosciuto il servitio della Serenità vostra, s’hanno fatto conoscere ben degni della gratia sua, havendo l’uno speso volontieri quel talento che nelle guerre di Fiandra sotto la disciplina del Duca di Parma, per il spatio di 42 mesi, s’ha con molta sua fatica acquistato, et l’altro con l’insegna del signor collonel Morone per molto tempo nelle guerre della Francia, con loro molto honore et riputatione. Gratie.