29 novembre| 1601 Agostino Da Canal
Relazione|
Relazione di Agostino Da Canal ritornato di Provveditore alla cavalleria di Candia
1601 novembre 29
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 81
Relation di ser Agustin da Canal ritornato di Proveditor della cavalleria di Candia presentata a 31 agosto 1601 nell’eccellentissimo Collegio. 1601 29 novembre L. R.tis [?]
Serenissimo Principe, illustrissimi et eccellentissimi Signori
Essendo tenuto io Agostino da Canal, devotissimo servitore della Serenità vostra et della Vostre signorie illustrissime et eccellentissime, hora che sono ritornato dal carico di Proveditore della cavalleria del Regno di Candia, essercitato per gratia Loro con tutto il mio debole spirito da me per il spatio di cinque continui anni, attesi gl’accidenti che sono occorsi di riferirle quanto stimo degno della saputa et intelligentia Loro, dirò con ogni brevità et sincerità, così lo stato e conditione presente di essa cavalleria, come quello che sono andato osservando e raccogliendo, perché si possa nell’avvenire ridurla a termine di poterne cavare poi nell’occasioni di bisogno, che il Signor Dio tenga lontane, migliore servitio et appresso anco alcun altra cosa di più che mi è parso spettar al mio debito.
La cavalleria de i magnifici feudatarii del Regno di Candia, la quale è sotto la carica di 11 conduttieri, divisi nelle quattro città del Regno, si ritrovava in essere al tempo ch’io feci l’ultima mostra generale, che fu alli 17 giugno 1600, cavalli d’ogni carrattada 1.031.
Nella città di Candia in condotte sei cavalli da lancia 137, secondi 155, roncini 280 summano in tutto 572.
Nella città di Rettimo sotto due condotte cavalli da lancia 15, secondi 22, roncini 123, in tutto 170.
Nelle città della Canea sotto due condotte cavalli da lancia 57, secondi 49, roncini 130, in tutto 236.
Nella città di Sittia sotto una condotta cavalli da lancia sette, secondi 13, roncini 43, in tutto 63.
Mancano al compito numero cavalli da rimettere in tutte le città sopradette 106, la maggior parte de quali sono roncini et ineshigibili a quali è stato concesso termine di provedersi delli cavalli cassi et morti secondo che occorre alle rassegne che si fanno.
Questo numero de cavalli è diviso in cavallerie, servantarie et caratti et vogliono essere cavallerie 360, serventarie 3 caratti 17. Ogn’una delle sudette cavallerie fanno serventerie sei, le quali fanno un cavallo da lancia et un secondo, et ogni 24 caratti fa una serventaria et questo s’intende roncino.
Sapendo quanto possa giovare l’essercitio alla disciplina militare, non ho pretermesso mai alcuna delle mostre ordinarie et ho procurato, ancorché talvolta poco sano per le mie passate gravissime indispositioni, di ritrovarmi in persona a tutte e con occasione delle mostre generali ho fatto sempre in siti diversi, unito colla Strathia pagata e con buon numero anco di fantaria Italiana, rapresentare l’assalto di qualche forte o l’incontro di due esserciti, con tutte le stratageme et accidenti chi sogliono occorrere in simili fattioni, affine che l’opera e la fatica riuscisse più fruttuosa et isvegliasse gl’animi di quelli nobili e feudati, facendoli più curiosi e più solleciti, nel che certo ho sudato e travagliato tanto più quanto che con risparmio del dannaro publico parte del tempo sono stato senza li due luogotenenti che vengono concessi a quel Proveditore e parte sono stato con con [ripetuto nel testo] solo chi fu il signor Alessandro Po da Vataro nobile Cipriotto, mancato li mesi passati di vita, devotissimo veramente e buon servitore della Serenità vostra, che ha meritato nella sua posterità alcun segno di recognitione da Lei, secondo le occasioni, conforme al solito della singolare benignità e munificenza Sua; sendo restato io sodisfattissimo del servitio che nel medesimo carico di luogotenente mi ha prestato in questo ultimo tempo anco il capitano Diamante Egidii, che fu espedito doppo la elettione del primo mio successore.
Io non ho mancato d’una continua esquisita diligentia, e con l’essempio et con le ammonitioni fino nelli famigliari e privati ragionamenti, bene spesso procurati a bello studio di persuadere quegli magnifici nobili, specialmente a dilettarsi per proprio ornamento e per salute della loro Patria dell’eccercitio cavalleresco. E credo anco che habbia giovato assai alla mia intentione et al publico servitio la conoscenza che tengo de detti [?] essi [?] già molto tempo, per le occasioni che ho havuto di stare longamente in quel Regno e con la buona memoria del Signor mio padre, che essercitò anco lui, per benignità della Serenità vostra primo d’ogni altro quel carico, e come nobile in armata e come sopracomito, poiché havendo nel principio della mia provedaria ritrovati huomini inhabili e malatti sopra alcuni cavalli di feudatarii vecchi, e che non potevano per la vecchiezza e per altri impedimenti comparere personalmente, sopra che discorrerò poi a suo luogo, ho indotti li figliuoli, ancorache teneri di età, a cavalcare in luogo de i padri et posso dire che al presente siano fatti ottimi cavaglieri. E mi par di poter promettere alla Serenità vostra altretanta diligenza del clarissimo Lando mio successore, perché come ha procurato d’informarsi da me di tutte le cose attinenti in qual si voglia modo al suo carico, così lo ho conosciuto zelantissimo del servitio publico e molto valoroso.
Ho posto particolar studio in far che tutti universalmente cavalcassero in persone et armati, per tenerli essercitati, procedendo da questo tutto il servitio che si deve sperare dal cavallo e dal cavalliero. E se alcuna volta non hanno bastato le ammonitioni e le riprensioni a disponerli a questa debita e necessaria obedientia, ho aggionto anco qualche condanna, conforme a gl’ordini che sono in questo proposito, si come ho fatto anco perché ogn’uno adempisca l’obligo della sua guarnigione, bene è vero che nell’astrattione di queste condanne vi sia stata molta difficoltà con le persone povere, per non dir miserabili, come intenderà più inanzi, che sono tenute guarnire, et io conoscendo la pia mente et intento della Serenità vostra, doppo che ho vedute fornite le poste, ho usata loro qualche carità, havendo di tempo in tempo posto in Camera tutta la portione spettante alla Serenità vostra, delle condanne che sono state riscosse in summa di perperi numero 53.000 che fanno ducati venetiani ducati [?] 3.645 lire 1, con li quali sono stati comprati visto il solito li pretii cavallereschi, per le giostre che si sono fatte in obedientia de gl’ordini di Lei. E parte della mia portione applicate a luoghi pii et anco alli miei curiali, per dar tanto manco interesse di spesa a Vostra serenità.
Quella cavalleria resuscitata, per dir così, quasi corpo morto dall’illustrissimo signor Proveditor Foscarini, quando con tanto frutto e servitio di tutte le cose publiche fu meritissimo Proveditor et inquisitor generale in quel Regno, et ridotta per quello si doveva sperar all’hora con ordini singolari a compita perfettione, patisce al presente, per gl’abusi che sono andati serpendo e per l’alteratione che suole fare il tempo di tutte le cose, molti diffetti e mancamenti, così per la parte delli cavalli, come per la parte di quelli che li cavalcano, li quali diffetti al meglio che mi sarà possibile andarò rapresentando alla Serenità vostra, et insieme anco pieno di quel buon zelo che deve havere un divoto cittadino verso la Patria, riverentemente raccordandole quelle provisioni per rimedio, che havendovi applicato intentissimamente il pensiero, mi sono parse più riuscibili e più opportune.
In tre sorte de cavalli, come è ben noto alla Serenità vostra et a cadauna delle Eccellenze vostre illustrissime, consiste essa cavalleria, cioè in cavallo da lanza, secondo piato o secondo cavallo e roncino, la prima e la seconda sorte, e forse non manco la seconda che la prima, sono attissime e possono prestare quel servitio che è stata mente di quelli che con tanta maturità e prudenza l’hanno fino da principio instituita, ma la terza sorte, cioè li roncini, mostrati per 12, per 10 e fino per sei, quattro e manco caratti, de quale, come la Serenità vostra ha intesa, la somma è grandissima, a giudicio mio non è mai per apportare servitio buono, parlo del servitio per il quale è stata introdotta et ordinata detta cavallaria, né a me pare conveniente che con solo fine et intentione di volersi servire di essi nel portar bagaglie, overo anco arcobugieri, si debba più permettere o comportare si grande disordine et abuso, dovendosi massime essere sicuri che non sia per mancar mai nell’isola quantità d’animali da somma e de roncini per simili effetti, quando pure che Dio volesse per l’impedimento del sbarco a nemici o altro accidente di diffesa di quel Regno, se potesse spingere fuora delle città essercito tale, che havesse bisogno di questa commodità e di queste provisioni. Onde io sarei di ferma opinione, che come al presente si possono venire fino 24 caratti insieme, ch’è una serventaria, il che non è fatto di tutti, così non si potesse in alcun modo mostrare minori cavalli che di due serventarie, che venirebbono a riuscire secondi cavalli, da quali oltre la reputatione maggiore del Regno, potrebbe la Serenità vostra in ogni accidenti di bisogno ricevere il debito servitio, né per questo restarebbe priva dell’uso e del commodo delli somieri e delli roncini, stante la ragione sudetta. E li feudatarii che uniti insieme dovessero mostrarlo, sentirebbono minor interesse di spesa nel comperarlo, nel spesarlo e ben guarnirlo, sendo questi che possedono pochi caratti di feudo per il più miserabili, come ho predetto e come intenderà meglio più a basso. Et oltre che nelli soggetti che dovevano comparire sopra questi cavalli sarebbe avantagiata la Serenità vostra del più sufficiente et atto delli compartecipi, potrebbe sentire avantaggio anco nella qualità del cavallo istesso, dalla sufficienza e destrezza di chi tenisse il carico di ammetterlo e scriverlo.
Dovendo parlare delle persone che cavalcano sopra li cavalli predetti, della cavalleria de nobili e feudati, che sono parimenti di tre sorti, mi conviene prima dire alla Serenità vostra che li feudi, li quali furno dispensati e compartiti a tempo che fu mandata la colonia in quel Regno, con queste strettezze circa l’alienatione di essi, che furno giudicate e veramente erano convenientissime, siano non solamente per diversi accidenti passati in cittadini et in gente di Rito greco più minuta dalle città, a che sarebbe bene haver l’occhio almeno per l’avvenire, ma in contadini anco poverissimi delli casali, i quali come possessori di feudi essenti dall’obligo dell’angarie e delle galee, sono tenuti guarnire e possedendo beni per la guarnigione di quattro, di tre e di due caratti, attese le divisioni e subdivisioni di essi beni, con un ombra di cavallo, per dir così, sodisfanno al loro debito, quale mo sia il servitio che da questa sorte di gente, che metteremmo per una sorte avvezza solo a lavorare la terra et impiegarsi in altri rustici e vili essercitii, si possa aspettare con le armi in mano, quando anco il cavallo fosse sufficiente et idoneo, e quanto sia gettata via ogni industria che si usa in procurare di disciplinarla non vedendo il cavallo, quanto al cavalcarlo con sella, se non per forza, quanto dura il tempo della mostra, credo che con poca fatica se possa dare ad intendere, ma io che tante volte in così lungo spatio di tempo mi sono ritorvato in fatto proprio, quando si è trattatto da burla nelle scaramuccie et altri essercitii che si fanno alle mostre, assicuro la Serenità vostra che quando in occasione da dovero fossero astretti questi tali a dovere intervenire con la loro imperitia e con la loro viltà, metterebbono in confusione et in disordine grande sempre gl’altri migliori.
Della medesima sorte d’huomini o pochissimo differenti sono gli scudieri, cioè quelli che cavalcano sopra cavalli di lanza o sopra secondi cavalli in luogo de pupilli, di donne, di eshentati o in altre maniera inhabili nell’essercitio cavallerescho, overo sopra cavalli che sono tenuti di mostrare chiese, monasterii, commissarie o feudatarii che guarniscono più d’una posta, da questi medesimamente, che montati con timidità e paura grande sopra cavallo nobile e da loro non pratticato, a pena sono bastanti da regger se stessi, non si può aspettare minimo servitio, anzi per ordinario da essi si viene a ricevere sicuramente questo maleficio e questo danno, che con il poco loro giudicio et con la poca cura che gli hanno stroppiano li cavalli in poche volte che li cavalcano e gli fanno prendere molti vitii e molti diffetti, siché non potrebbono servire poi in occasione di bisogno né anco altri huomini più peritii, che l’improviso se ne dovessero valere; si aggiunge anco che la cosa di detti scudieri, da diversi a chi spetta il carico di ritrovargli, venga ridotta in mercantia, poiché ogn’anno senza distintione di attitudine o d’incapacità ha l’occhio solo a gli contadini più commodi e che per dover restar essenti dalle angarie e dalla galea, conforme a loro privilegii, stante la dispositione de gl’ordini, possono far più grosso donativo, di maniera che cambiandosi questi sotto varii pretesti, bene spesso per replicarsi gl’otili [?], come se fu tanto minore la speranza di potergli col esercitio cavalleresco far docili nel mestiero di cavallaria, rompasi la testa quanto sa il Proveditore e li suoi luogotententi, così tanto maggiore si fa il danno, per dir così, che viene a sentire la Serenità vostra, per essere, come è ore detto, levati essi sudditi del numero delli galeotti, fondamento principalissimo della diffesa di quel Regno et della forza di questo serenissimo Dominio.
La terza sorte di soggetti che cavalcano li predetti cavalli sono gl’istessi nobili e feudati possessori e patroni delli feudi, sopra questi parimenti, se debbo dire la verità, si può fare pochissimo fondamento, si perché parlando del maggior numero non sono naturalmente inclinati, anzi abborriscono la professione cavalleresca, come perché in tempo de bisogno una gran parte di essi sarà impiegata nelle galee che si armeranno in quel Regno per governatori, sopracomiti e nobili e nell’altre occorrenze e bisogni publici concernenti le diffese delle proprie città, e la rimanente, che sarà poca e meno atta, non vorrà esponersi alli pericoli et alle fatiche, a quali è tenuta di avventurarsi e di soccombere la cavalleria, per non abbandonar le mogli e li figlioli.
Però sendo vero, come sono pure troppo vere le sopradette imperfettioni e mancamenti, e dovendosi fare alcuna buona risolutione in materia di tanta importanza, quanto è il frutto che si aspetta di cavare da detta cavalleria, prima che si mostri prossima et urgente la occasione del bisogno, di che io sarei di resoluto parere che si dovesse essequire hormai la prudentissima deliberatione che fu presa dalla Serenità vostra l’anno predetto 1584 24 del mese di maggio, con occasioni della predetta ambasciaria, circa il mandar in quel Regno 300 huomini sufficienti et atti a poter servire a cavallo, si come le raccordai anco con mie lettere fin de 28 dicembre 1596, offerendomi insieme di disciplinare quella parte di essi, che per isperimentare almeno la riuscita loro fosse stata inviata in detto Regno. E quelli huomini come io laudarei che fossero di natura Albenese, con un solo Capitano stettamente obligato a dover riempire ogni anno dell’istessa natione albanese quei luoghi che per morte o per altro accidente restassero vuoti, accioché non fossero introdotti paesani, si come è stato fatto nella Strathia pagata, così si potrebbono trattenere con paga da fanti italiani, compresi nel numero delle militie ordinarie di quelli presidii, senza accrescimento di spesa alla Serenità vostra, potendosi solamente essentargli dall’oblighi delle notturne fattioni, cioè scintinelle, ronde e patuglie, accioché venissero con manco servitio et incommodo, et avantaggiarli di qualche straordinario caposoldo o di qualche applicatione di condanne dell’istessa cavalleria sotto alcun pretesto, acciò che meglio potessero mantenersi ad ordine de vestimenti ed armi per il loro essercitio cavalleresco. Et in questa maniera supplendo in luogo delli scudieri et di altri inutili essi Albanesi, li quali in poco tempo si assuefarebbono all’aria, apprenderiano la lingua e si farebbono capaci dei siti dell’isola, et essendo a cadauno di loro assignato il cavallo che havesse da cavalcare, venirebbe a migliorarsi assai quella cavalleria et ad essere per conseguentia tanto più fruttuosa in tempo di bisogno della Strathia pagata, quanto che consistesse dei migliori cavalli, dovendo massime quel Proveditor tener essercitati a quartiero alcuna volta detti Albanesi, anco via dal tempo delle ordinarie mostre. E sarà d’avvertirsi che non sia intermesso per ciò mai il buon ordine di far sempre comparir personalmente ad esse mostre li nobili e feudati idonei e non essentati dal predetto essercitio cavalleresco, nelle quali estensioni è stata alcuna volta allargata troppo la mano.
Appresso quello che ho detto d’intorno all’imperfettioni e mancamenti della sopradetta cavalleria de nobili e feudati di Candia, con le provisioni che mi sono state sumministrate dall’esperienza et dal molto pensiero che vi ho posto, mi resta rappesentare alla Serenità vostra la difficoltà grande che si prova nel poter haver cavalli per tenirsi di tempo in tempo guarnite le poste, rispetto alla poca cura che si ha d’allevar cavalli di vita su l’isola, per le cause che dirò più basso, et al vendersi li pochi che sono d’altra parte condotti fino 200 e più cecchini l’uno, la qual difficoltà si farebbe anco non è dubio molto maggiore, quando senza provedersi a questo fosse deliberato dalla Serenità vostra, come ho riverentemente consigliato e stimo convenientissimo, di levarsi la inutilità, per così dire, delli roncini et unirsi li caratti fino a due intiere serventarie. E questo dico in tempo di pace, perché in tempo di guerra, cessando anco il modo di poter levar cavalli dalli paesi turcheschi et accrescendosi le fatiche e li disaggi della cavalleria, venirebbe ella per necessaria consequentia a restare in breve totalmente anichilata, però facendosi quel fondamento che si fa et che ragionevolemente si deve dare sopra di essa cavallaria, appresso alla riputatione che ne viene a ricevere il Regno, giudico che sia sommamente necessario una presta provisone, perché vengoa opportunamente rimediato a questa strettezza et a questa penuria di cavalli, non volendo restar di dire a questo proposito di haver lasciata quella cavalleria in assai buon stato. Tutto che l’anno passato sia stata gran mortalità nelli cavalli della Canea, havendovi io rimediato in quanto ho potuto et mi persuado che dal clarissimo Lando, mio successore, sarà con ogni industria procurato di migliorarlo.
Due cose nella sopradetta materia per hora riverentemente raccorderei alla Serenità vostra e crederei che fosse bene quanto prima esperimentare affine di poter pensare poi ad altre provisoni maggiori, quando queste per avventura riuscissero scarse e deboli, che infruttuose non sarebbono sicuramente l’una che fossero al presente o almeno in quel più breve spatio di tempo che fosse possibile mutate le sei compagnie de Stradiotti, che già dieci anni, quando non passino, sono state inviate in questi presidii, mandandosi li novi cambi di esse, con ordini tali che venisse a cascare la mutatione di due di loro ogni due anni e così successivamente di tempo in tempo. L’altra che sotto strettissime pene fosse prohibito in quel Regno a cadauno l’uso delli mulli da sella, tenendo per fermo io che come la regolatione delle sei compagnie, che hora servono attualmente, darebbe modo di potersi provedere e supplire al diffetto o per dir meglio al cambio delli roncini che fossero levati, dovendosi credere che ogni Stradiotto, ancora che trasferito dalla Serenità vostra in altro servitio, riuscirebbe [?] del suo cavallo, prima che partisse di Candia et per il calore dell’animale e per sodisfare al debito che tenisse con la Camera o col suo capitano, e la circolar mutatione delle due compagnie tenirebbe poi del continuo quasi intieramente sumministrato l’ordinario bisogno di quella cavalleria de feudati, almeno quanto alli secondi cavalli, così la prohibitione delli mulli da sella, il numero de quali è fatto grandissimo, causarebbe che quelli che tengono cavalle, per farle coprire da asini, o sia per allevar mulli per uso proprio o sia per trar utile dal venderli, ascendendo il pretio loro fino a 100 e più cecchini d’oro, privi di speranza di quella commodità e di quel beneficio, s’ingegneriano di tenire delli stalloni da se stessi, senza provocatione di altro publico ordine, come si è discorso altre volte di aggiungere per il sopradetto medesimo effetto. E sarebbe necessitati tutti quelli nobili feudati et altre persone civili di assuefarsi a cavalcare continuamente cavalli, da che procederebbe anco maggior cura e governo di essi e maggior dilettatione conseguentemente dell’essercitio cavallerescho, ch’è quello appunto che si desidera e si procura di conseguire.
Oltre quello che ho toccato di sopra, come per transito della Strathia pagata che tiene la Serenità vostra nel Regno di Candia, io reputo che spetti al mio debito di aggiungerle riverentemente, che sia tanto più necessario regolare o mutare quelle compagnie, quanto che in così lungo corso di tempo sono stati per necessità, atteso la morte di molti, introdotto in esse un numero grande di casalini, che sono dell’istessa conditione di huomini che ho descritto li scudieri della cavalleria de feudati, onde come si può dire con verità che una gran parte di loro habbia più tosto il nome e l’habito che li altri requisiti del vero Stradiotto, così se restarebbe, quando accadesse il bisogno, defarudati del servitio che si aspetta da questa banda di gente, nella quale la Serenità vostra ha di spesa all’anno intorno 30.000 ducati, né certo è da farsi molta meraviglia di questo, perché anco li capitanii di esse compagnie più d’una volta in detto tempo sono stati mutati per essere mancati di vita, come è ben noto alla Serenità vostra che ha mandato li cambiii sopra le medesime compagnie. Direi appresso che per l’altezza del prezzo de cavalli, costando fino 70 e 80 cecchini l’uno quelli che sono atti per Stradiotti, fosse espediente accrescer loro la prestanza over sovventione ordinaria fino al numero di 50 cecchini, acciò che potessero provedersi senza quelli maggiori interessi che mi persuada che loro [?] sentono per questo rispetto, ad ogni modo restando sempre obligati a questo debito de cavalli e pieli li capitani, la Serenità vostra sarebbe sicura di non perder il suo. E sarei anco di parere che come si soleva fare per il passato, dovesse detta Strathia essere rassegnata dal Proveditore della cavalleria, che la può vedere e le vede ogni tre mesi tutta, con occasione delle mostre che fa per il Regno, poiché lui è quello che l’ha da commandare e se ne ha da valere in tutti i tempi et accidenti di bisogno, riserbata però sempre la superiorità nell’eccellentissimo signor Proveditor generale del Regno, che occupatissimo in altro non può così facilmente trasferirsi da luogo a luogo et da città a città per rassegnarla e ravvederla; et affinché la Serenità vostra resti informata di quanto ho operato in questo tempo et della quantità de cavalli che ho rimesso, non debbo restar di dirle che ascendono al numero di 1.005.
È necessario che siano quanto prima inviati in quelle munitioni per uso speciale della cavalleria 200 corsaletti almeno, perché quelli che vi si attrovano sono così lunghi di busto, che non si possono adoperare a cavallo et medesimamente anco un buon numero di lancie.
Havendo fino qui tratto al meglio che mi è stato possibile, sopra quello che ho stimato necessario per notitia della Serenità vostra e delle Vostre illustrissime et eccellentissime Signorie circa la cavalleria di Candia, sue imperfettioni et miglioramento, a me resta dirle alcuna cosa anco d’introno alle offese et diffese di quell’isola, ilche potrò fare tanto più superficialemte e brevemente, quanto che sono sicuro che più volte haveranno di avantaggio inteso da altri tutto ciò che si può dire in questa materia. È di novo lo intenderanno anco dalla prossima relatione dell’eccellentissimo signor General Moro, il quale havendo con opere d’indifessa fatica e sollecitudine atteso fruttuosamente di continuo alle farbiche publiche et a gl’altri bisogni di quel Regno, haverà son sicuro, con la prudentia et isperimentata intelligentia sua, raccolte appresso per rappresentarle tutto quello che può spettare in qual si voglia modo alla preservatione e sicurezza di esso.
E tralasciando totalmente di parlare delle città e fortezze di quel Regno, come di cose che a me non toccano, dico che molte sono le spiaggie ove può l’inimico pensare di sbarcare le genti per venir all’assedio et assalto di quella fortezza, che prima havesse dissegnato di stringere et occupare, e così sparse per la circonferenza di quell’isola e lontane fra se stesse, che non vedo come dalla Serenità vostra ne anco si possa pensare di custodirle in modo che resti impedito il sbarco predetto, havutasi massime in consideratione la potenza e le forze di quell’inimico, al quale si può dubitare che venga pensiero di tal impresa. E quel discorso che viene fatto da molti, cioè che un capitano di valore e d’isperianza non capiterà in risolutione di sbarcare, se non dove possa havere la strada facile e piena da condurre l’artiglieria, riducendo però le spiaggie, overo li luoghi dello sbarco, a minor numero non acquieta il mio pensiero, percioché lasciando da parte anco il timore ch’io ho che non debba esser questo al Signor turco impedimento considerabile, non vi essendo massimamente quelle inaccessibilità di montagne che altri s’imaginano e conducendo lui ne gli suoi esserciti numero grande de guastadori, dubito che trovando anco custodito e ben diffeso uno di tali luoghi opportuni al suo disegno, facilmente et in breve spatio di tempo si trasporterà col armata in un altro ancoraché privo delle sopradette commodità, e messe le genti che li pareranno neccessarie in terra, presto s’impatronirà poi di quello che li sarà a proposito per sbarcare l’artiglieria. Di maniera che come reputo superfluo l’andar dissegnando e comparendo quale e quanta militia ricercarebbe cadauna spiaggia per occasione di diffesa dello sbarco, che direi particolarmente ad ogni instantia o cenno che mi fosse fato, havendole occulatamente vedute e considerato tutte, così mi pare fuori di proposito andar proponendo per sufficiente provisione, che si potrebbono congiungere insieme le custodie o li presidii di diverse spiaggie, per voltarsi dove mostrasse l’armata nemica di voler dar in terra, stante la distantia predetta di esse spiaggie e la malagevolezza del camino, massime per pedoni che dovessero subito giunti combattere, la dove con facilità e prestezza possono le galee mutar viaggio e risolutione, come è predetto, e se bene concludendo dico che non si possa far fondamento rilevante sopra custodie di marine e di spiaggie per ovviare al disbarco, laudo non dimeno che si debba fare ogni cosa possibile, secondo gl’accidenti e secondo il valore di quei capi da guerra, che si potranno all’hora spingere in campagna per ritardare almeno o trattenere li progressi dell’inimico, cosa che alcuna volta suole partorire effetti di fruttuosissime consequenze nel qual bisogno gioverà assai, che la cavalleria de feudati e la Strathia pagata di quel Regno siano prima state ridotte a termini e per conditione de cavaglieri [?] e per qualità de cavalli di poter prestare il debito servitio, unite quelle di Sittia con quelle di Candia e quelle di Rettimo con quelle della Canea, per esser più pronte, e che quelli presidii siano in tempo anticipato d’avantaggio munite di buona fantaria italiana, sotto capitani veterani e fedeli, per poterne far sortir fuori insieme con la cavalleria senza rissentimento delle fortezze, perché la maggior parte delle cernide dell’isola indisciplinabili e forse all’hora poco ubbidienti, saranno per avventura peggio che infruttuose.
Appresso la commodità delle spiaggie che possono servire di estate a i dissegni dell’inimico, vi è il ridotto del Marathi, che quasi porto capace d’ogn’armata, si può nominare, sendo parte coperto d’ogni vento e parte solamente scoperto da levante sirocco et ostro, il quale è lontano dalla Canea per terra 10 miglia in circa e per mare 18 e dalla fortezza della Suda due miglia o poco meno, in modo che aggiongendosi fra detta distantia la lingua d’un monte chiamata la Punta del calogero, che si solleva alquanto, resta quasi intieramente diffeso da essa fortezza et oltre che sotto alcune montagne poco discoste dalla marina in certa concavità si ritrova del continuo acqua piovana, che scolando come si giudica dalle predette e da altre montagne, si riduce in quel luogo, ha discosti quattro soli miglia per mare il castello Bicorna, luogo però che da se stesso non ha modo da difendersi non che da offendere un’armata, ove sono fiumare buonissime e copiosissime, sopra questo ridotto del Marathi io giudico che sia necessario far molta consideratione e tanto maggiore quanto che si deve tener per certo che il Signor turco applicherà sempre prima l’animo et il pensiero all’espugnatione della Canea, e per essere quella fortezza più debole e più imperfetta assai di quella di Candia e per essere in parte del Regno più vicina alla Morea, dove farà la massa dell’essercito e delle vittovie [?] con ogni avantaggio, essendo quel paese habitato da genti bellicose et abbondante di tutte le cose, e per restar con l’armata più che sia possibile sopravento, per la commodità del ritorno, regnando quasi incessantemente di estate in quelli mari il vento da maestro, che quando fosse più verso levante gli sarebbe maggiormente contrario et in fine per poter meglio impedir i soccorsi che fossero inviati dalla Serenità vostra in quel Regno.
Vi è anco il scoglio della Stondia discosto per tramontana dalla città di Candia manco di 10 miglia, il qual scoglio, ch’è non solo non custodito ma inhabitato, ha ridotti capacissimi d’ogni armata e se bene è mancante affatto di acqua ha però la commodità di quella del Carterò sopra il Regno, ove è spiaggia di più d’un miglio vicina alla detta città di Candia per levante tre miglia, soli luoghi l’uno e l’altro anco essi di molta consideratione, quello per il recapito che può havere l’inimico quando havesse dissegnato sopra essa città di Candia, questo per la predetta commodità delle acque, la qual spiaggia certo anco per l’impedimento del sbarco sarebbe necessario di diffendere e custodire, cosa che potrebbe per avventura riuscire tanto manco difficile, quanto che vi è così prossimo l’aiuto e la sicurezza dell’istesa città.
La provisione dunque più propria e più sicura che si doverà fare per la preservatione e diffesa di quello importantissimo Regno, sarà per mio giudicio, doppo haver ridotto tutte quelle fortezze al loro perfetto compimento, presidiate e ben munite di qualsivoglia cosa necessaria, provedute massime le città principali di acqua, elemento tanto necessario quanto elle sono diffettive, e ristaurate quelle cavallerie, nel modo che si è detto di sopra, spingervi subito che si mostri il sospetto di guerra appresso gl’altri estraordinarii presidii et aiuti un numero di 40 o anco 50 buone galee, sotto il commando di capitano valoroso, vigilante e sollecito, con le quali potendo anticipatamente scorrere in Arcipelago, innanzi l’uscita dell’armata turchesca, preoccupi da quella parte la commodità delle genti, degl’armizi e delli viveri all’inimico et la sumministri al bisogno di Vostra serenità, e trattenendosi poi nelli porti guardati del Regno, transitando opportunamente dall’uno all’altro, invigorischi e consoli quelli presidii et habitanti, et ingelosisca e perturbi gl’inimici, non pure nelli dissegni dello sbarco, ma negli medesimi pensieri d’accostarsi a quell’isola, aiutata da se stessa si può dire naturalmente anco dalli venti che regnano. E questa provisone potrà forse appresso servire per intimorire essi nemici a passare con l’armata verso Corfù, per non si lasciar a dietro una banda si grossa di galee e serrarsi fra le forze maritime di Vostra serenità, che in caso così portasse il bisogno, potrebbono anco congiongersi insieme, facendo il viaggio per schiena di mare, laudando non di meno, anzi reputando sommamente necessario, che altretanto e maggior numero di galee si cavasse all’hora quanto prima da quell’isola e per allegerirla de popoli inhabili ad altro servitio, che sariano anco come ostaggi della divotione delli loro parenti, padri e fratelli, e per ingrossar il resto dell’armata di Vostra serenità.
Per poter conseguire de quel benefficio nel tempo della occasione e del bisogno, è convenientissima precedente, anzi immediata, consideratione e provisione speciale, sopra la maestranza e la marinarezza di quel Regno, condition ambe di huomini che come sono necessarissimi per l’armare e per il navicare delle galee, così sono andate diminuendosi di maniera, attesa l’intermissione di fabricarsi vascelli e l’inobedienza de navicarsi alla latina li fabricati, che poco meno che totalmente estinte si possono dire.
Ho voluto rappresentare alla Serenità vostra et alle Vostre illustrissime et eccellentissime signorie sopra questi pochi particolari fedelmente il mio pensiero, affinché comprendendo con la opinione de più intelligenti di me che le habbia narrate cose rilevanti et a proposito, possino risolvere in tempo opportuno et ultimare tutte le debite necessarie provisioni, onde succedendo la occasione del bisogno, che il Signor Dio si degni tener lontana, possino Esse con fondamento sperare di resistere all’inimico, e libero da quelli travagli et angustie, attendere alle altre occorrenti necessita della guerra. E li diffensori di quello importantissimo Regno con maggior franchessa d’animo invigilare a tutte le cose pertinenti alla diffesa.
Di me stesso per fine non dico altro, se non che conservando in me medesimo quasi un deposito della loro volontà, sarà sempre pronto di spendere quelle poche sostanze che mi ritrovo havere, insieme con la vita propria, in qualunque servitio nel quale la Serenità vostra et l’Eccellenze vostre illustrissime si degneranno d’impiegarmi, ad imitation del padre e di tanti altri progenitori miei, si come è tenuto ogni buon cittadino verso questa Patria, che il Signor Dio si compiaccia di preservare et accrescere continuamente.



