22 febbraio| 1605 Sebastiano Lando
Relazione|
Relazione di Sebastiano Lando ritornato di Provveditore della cavalleria di Candia
22 febbraio 1605
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 81
1605 19 febraro presentata nell’eccellentissimo Collegio, 22 detto letta nell’eccellentissimo Senato.
Relatione de nobil huomo ser Sebastian Lando ritornato di Proveditor della cavallaria del Regno di Candia
Se ha parso necessario a i nostri progenitori sapientissimi d’incaricar a quelli che ritronano dalle corti de principi, che debbano riferir in questo eccellentissimo luogo le cose spettanti a quei tali governi, per poter con la cognition di esse ridur l’amministration di questa Republica a quella forma eccellente, che per bontà del Signor Dio et providentia de nostri maggiori godemo con sommo contento nostro et ammiration de tutte le nationi del mondo. Molto più hanno stimato necessario questo medesimo obligo in quelli che hanno maneggiato le cose proprie della istessa Republica et quelle massime che essendo lontano et di momento principale per la manutention della maestà, anzi della libertà di questo Stato, né soggiacendo per la loro distantia così facilmente alla visione del Senato, meritano non dimeno per la importantia loro, di haver nella cognition di esso forse il primo luogo.
Però io che conforme al bon uso de gl’altri miei precessori debbo anch’io Sebastian Lando, devotissimo servitore della Serenità vostra et dell’Eccellentie vostre illustrissime, ritornato di Proveditore della cavallaria del Regno di Candia, riferir con il debito della mia riverenza et con ogni più ristretta brevità quello che nel tempo di 53 mesi, che ho esercitato per gratia della sua benignità quella carica, ho stimato dover molto conferir alla notitia sapientissima dell’Eccellentie vostre. Però referitò con ogni sincerità il numero di essa cavallaria, lo stato nella qual io l’ho lasciata, quello che a giuditio mio si può prometter di essa et in fine alcune provisioni che per me stimo necessarie, per ottener con la medesima quel fine per il qual già tanti anni fu così prudentemente instituita per sicurtà di quello importantissimo et in vero nobilissimo suo Regno.
Questa cavallaria de feudati, serenissimo Principe, fu dal suo principio del 1211 ridutta in cavallarie 394, ogn’una delle quali contiene sei servantarie con obligo di doi cavalli, il primo di quattro serventarie per il cavalier nobile et l’altro secondo di doi per lo scudiero, si che in tutto tra primi et secondi erano all’hora cavalli al numero 788. Ma a questi è accaduto quello che suol ordinariamente accompagnar la condition de tutte le provisioni de gl’huomini, che le non si possono perpetuamente mantener in quello stato di perfettione nel qual vengono instituite, perché già molto tempo 36 cavallarie restorno smarrite, né si può saper come, per diligentia che io n’habbi usata, non si trovando più descritte ne i libri publici, et altre cinque sono incognite et inesigibili, per la oscurità della discendentia de chi le possede, ben che talvolta se ne ritorvi qualche caratto, onde che al presente restano in essere cavallarie 352 et meza, che sono in tutto cavalli primi 208, secondi 252, che il restante che manca alla summa pedetta di 788 è passato in un'altra terza sorte di cavalli che chiamano ronzini, de i quali parlerò più abasso, et di questi primi et secondi ne ho rimessi nel mio tempo in luogo de morti et impotenti 320, restandone a rimetter per tutto il Regno delli primi capi di lanza 18 et delli secondi 38, di modo che questi primi et secondi cavalli si trovano in termine, che di essi se ne possono l’Eccellentie vostre contentar assai bene. Et questi essendo montati per il più della nobiltà et da persone che hanno facoltà et bon polso, et che di questa nobilissima professione mostrano alcuni di essi con diversi esercitii cavallareschi in ogni tempo et ne i giorni di carnevale di sentir qualche gusto et qualche diletto, riusciriano in tempo di un bisogno di considerabile momento alle cose della Serenità vostra, come riescono adesso in tempo di pace, di ornamento et di riputatione a quello importantissimo Regno. Perché havendo io dispensato 119 delle 200 armature et tutte le 200 lance, che io già ricercai con mie lettere et che piacque alla Serenità vostra benignamente mandarmi, questa cavallaria fa così armata et così ben montata una prospettiva di assai consideratione et in questa distribution di arme et di lanze, non ho pretermesso di usar ogni buon avvertimento nel darle a ricchi et a commodi, da i quali ne potessi cavar facilmente il danaro, come mi è riuscito da tutti, havendo io contato in quelle Cammere ducati 2.131, che tanto montavano, come appar per fede che ho portata con me, et più n’haverei potuto dispensare, quando non havessi dubitato nell’avventurarlo di perder il danaro della Serenità vostra, come è riuscito altre volte, et il restante di esse conforme all’ordine suo si trovano per ogni bisogno pronte et benissimo governate nell’armaria di Candia. Trovandosi donque questa parte di cavallaria nel termine che ho detto, mi è riuscita sempre di assai sodisfatione nelle occasioni di ogn’una delle mostre sì [?] particolari di tutte le città del Regno, alle quali sempre mi son personalmente ritrovato, non havendone mai voluto, ben che alle volte con molto disconcio della mia sanità, che però ne ha patito non mediocramente, preterir alcuna, come delle mostre generali che ho fatte, queste alla presentia delli eccellentissimi signori Generali et illustrissimi Capitani, che si sono trovati in mio tempo, nelle quali mostre generali ho fatto rappresentar quando il modo che tengono di marciar se li eserciti come la cavallaria, l’infantaria, l’artigliarie et le bagaglie, il modo come camminino doi eseciti l’un contra l’altro, come si possa travagliar l’un l’altro a i fianchi, a fronte et alla coda, il modo di difender un disbarco et di farsi patron della campagna, mettersi in battaglia per venir al fatto d’arme cavallaria contra cavallaria, la medesima contra infantaria, et infantaria contra infantaria, sempre con diversi esercitii et forme di guerre reali, con stratagemme et inventioni diverse, come se l’inimico realmente ci fusse stato a fronte, nel che mi ha giovato l’esperientia longhissima che hanno havuto in diverse guerre li doi miei luogotenenti. Et ben che queste tali fatitoni et immagini de combattimenti reali, al spettacolo delle quali è ogni volta concorso un estraordinario populo et confluentia di ogni condition di persone, non si potessero fornir se non in doi et tre giorni, et che in questi esercitii mi sii sempre servito hora della Strathia, quando della infantaria pagata et ultimamente delle ordinanze della città, essendomi sempre cortesi nel prestarmi queste genti gli eccellentissimi signori Generali et illustrissimi Capitani, onde che alle volte si trovavano ad esercitarsi in queste fatitoni, che molto le svegliavano nella disciplina militare, moltitudine grande di gente armata in campagna, che tutta con allegro animo in ciascheduna di queste simili occasioni è venuta a servir la Serenità vostra, con tutto ciò ha sempre voluto il Signor Dio favorirmi di una perfetta obedientia verso i miei ordini in tutte quelle genti, che non è seguito in alcuna di dette mie mostre con l’uso di tante armi et di tanti fuochi alcun ben che minimo disturbo, havendomi ogn’uno seguitato con segni di amor et di prontezza, perché con quelli a chi l’esempio mio et delle mie proprie fatiche non bastava, per eccitarli a cavalcar in persona et armati et a sudar et travagliar nel servitio della Serenità vostra, non ho affine che non solo guarnissero conforme al debito loro, ma potessero riuscir bene esercitati et disciplinati, pretermesso quando le amorevoli persuasioni, quando gli allettamenti con l’esempio di altri, quando le reprehesioni vehementi et quando non ho potuto in fine far di manco ho usato, come molto necessario talhora verso qualche pertinace, per l’ultimo lo rimedio delle condanne. Per le quali ho contato in Cammera, per pagar li salariti et li soliti pretii delle giostre del carnevale ducati 2.481 oltra la portion limitata a ministri et mia, la qual mia tutta, senza ritenerne per me alcuna minima parte, ho applicata a cavallarizzi, a trombetti et ad altre tali persone che servivano la Serenità vostra. In un'altra occasione ancora son rimasto compitamente sodisfatto di questa sua cavallaria de feudati et massime delli nobili, che per dire il vero rispetto a gl’altri si sono mostrati sempre mai nelle opere più obedienti et ne i raggionamenti domestici molto più inclinati a mantener la salvezza et la reputatione del Regno, che fu quando l’anno passato 1604 nel fine del mese di maggio il signor Marchese Santa Croce girò con 16 galee spagnole et malthesi il capo Salamon et si fermò sopra l’isola, con incertezza in tutti noi della dispositione che egli tenesse verso le cose di questa serenissima Republica, poiché haveva in quei giorni tante volte così mal trattato et depredato più con faccia d’inimico che di ministro de principe confidente, tanti vascelli et tanti vassalli della Serenità vostra, onde che mi parve esser offitio mio molto debito per la sicurtà di quelle marine, quando vi fusse stato pericolo, overo quando havessi trovato le cose sicure, per riputatione se non per altro di quel suo Regno, esser in obligo di cavalcar con ogni diligentia subito, come feci, fin al castello di Girapetra, nel qual cammino fatto in tempo di ardentissimo caldo mi seguì quasi tutta la nobiltà, con estraordinaria et forse non più veduta prontezza, benché in quel viaggio, nel quale per il vero ogn’uno vedeva che la prestezza era sopra modo necessaria al servitio della Serenità vostra, morissero alquanti cavalli et fusse grandissimo il patimento de tutti per la strada montuosa et difficile et per l’ardore della stagione, con tuttociò sopportorno ogni loro disconcio allegramente, confortandoli io con ogni termine di cortesia et di amorevole parole; et fu opportuna questa diligentia et questo patimento, perché se ben il detto Santa Croce al mio arrivo a Girapetra si era dipartito, io nondimeno vedendo cessato il bisogno, licentiata la cavallaria de feudati et rimasto con la Strathia, cavalcai quelle spiaggie di ostro, riconoscendo tutte quelle guardie, esortandoli a star desti per il ritorno che per avventura potevano far da novo dette galee et diedi ogn’altro bon ordine per la difesa et sicurtà di quelle marine. Di questa sua cavallaria feudata dunque, considerata da me sotto questo capo di cavalli da lanza, posso non solo per queste esperientie che ne ho fatto io di essa et per quel tempo di quattr’anni et più che l’ho praticata et provata più volte alla presenza posso dir di tutto l’Regno, ma anco per quello che son sicuro che la medesima mostrerà sotto l’ottima et diligente disciplina del clarissimo signor Zanne Emo mio successore, gentil homo di quella esperienza et di quel valore che a tutti è benissimo noto, posso dico con ogni verità confermar alla Serenità vostra et all’Eccellentie vostre, che se ne può prometter quell’isola in tempo di guerra, che Dio l’allontani per molt’anni, difesa assai considerabile, quando massimo non accadesse, che di questi medesimi feudati nobili che al presente servono a cavallo, non fusse in simile occasione necessario valersene nelle galee et in altre occorrenze delle città et a questo modo convenir levar a queste bande de cavalli il nervo et la forza meglior, ma anco in tempo di pace ne gode quel Regno per questa cavallaria riputation et ornamento notabile, che deve essere stimato pur assai, perché tal hora si varentano i Stati, come ben Le sanno, contra i vicini insidiosi non tanto con le forze reali che bastino a reprimer l’impeto de i nimici, quanto con le apparenti che vagliono a deviar le macchinationi di quelli che possono haver volontà non sincera.
Al mantenimento di questo importante nervo di cavallaria, gioveria sopra modo che alcuno di quelli signori feudati introducessero le razze de boni cavalli in quel Regno, al qual effetto ho procurato con ogni spirito d’inanimirli più e più volte, ma per dire il vero queste mie frequenti esortationi sono riuscite di poco profitto, perché poco curandosi di guarnir honoratamente le loro poste, alle quali sono obligati, hanno inclinato più presto che procurarne le razze de cavalli da guerra che serviriano ad ornamento et bon pressidio del Regno, ad haver dalle cavalle de i muli che arlevano con maggior facilità et minor spesa, perché in quell’isola, che al presente è molto ben coltivata quasi in ogni sua parte, non vi è gran copia de pascoli et quelli pochi anco patiscono per le arsure del caldo grandissima siccità. Et però se fusse per qualche tempo ralentato l’assidua diligentia et il contiuo stimulo con che quei cavalieri restano eccitati ad adempire l’obligo loro, si ridurria questa cavallaria presto per la maggior parte nello stato misero et infruttuoso nel qual essa giaceva, prima che dalla providentia et dalla cura singolare del già eccellentissimo signor Procurator Foscarini fusse risuscitata et ridotta ne i boni termini in che hora si ritrova.
I feudati di quel Regno, oltra questi cavalli detti di sopra, così come sono differenti di conditione, così per obligo d’i loro feudi, guarniscono un’altra sorte di cavalli molto differenti dalla prima et questi li chiamano ronzini, de i quali ne sono in essere in diverse parti del Regno al presente 643 et ne ho rimessi io nel mio tempo 514, restandone da rimetter altri 165. 77 de quali restano inesigibili, per le cause dette di sopra et per la meschinità di quelli che possedono quei feudi. Ma in luogo di questi ronzini, nel principio che fu instituita questa cavallaria feudata, erano tutti cavalli da lanza, boni per fare qualche contrasto all’inimico, che a questo fine ella fu all’hora principalmente ordinata, ma da molto tempo in qua per vendite et per altre vie sono stati suddivisi li beni in minute parti et caduti contra gl’ordini della Serenità vostra la maggior parte in man de Greci, i quali però esentati da ogni fattion reale et personale, adempiscono come piace a Dio separatamente il loro obligo, con guarnir secondo la portion della loro carattada, la qual alle volte importerà fin un solo caratto, che è una delle 48 parti del minor cavallo da lanza, che il maggiore consta di 46 caratti. Di modo che questi tal’hora mostrano alla banca ronzini, che sono poco maggiori di una capra, inutilissimi ad ogni fattion da guerra, montati da persone non ponto dissimili, vili et povere di animo et di fortune, che benché habbiano l’archibuso all’arcione, questo però essendo da fuoco, riesce et per se stesso et per la imperitia de chi lo porta inutile affatto, non savendo questo valersene di quest’arma né a cavallo, né a piedi in alcuna maniera. Onde che di questi meschinissimi ronzini, come di questa più meschina gente che li cavalca, mi credano l’Eccellenze vostre che poco construtto se ne possa spettar in tempo di bisogno, come in tempo di quiete et di pace cadono veramente in derision appresso le persone de discorso, mentre si pensa che la difesa di quelle spiaggie debba esser anco raccomandata alla imperitia et incapacità, altretanto volontaria quanto naturale, di quelli miseri, più presto contadini che cavalieri. Onde che doi cose come zelante che io sono del suo servitio riverentemente con brevità aricordarò in questo proposito, affine che con il suo sapientissimo giuditio la Serenità vostra si apprenda, se gli parerà di non voler più che vada innanzi questo brutto et pernitioso disordine, a qual di questi partiti serà per apportargli servitio migliore, l’uno è che in cambio delli scudieri, che per il più sono contadini, che compariscono per le persone impotenti et inhabili a cavalcare et per nome de pupilli di donne, di chiese, di monasterii o di commissarie, i quali per la timidità et imperitia loro non sanno né regger se stessi né star sopra ad un cavallo nobile, che subito lo guastano o lo rendono vitioso, fosse effettuata la parte del 1584 24 maggio presa di mandar in quel Regno 300 soldati, di che nation li paresse, atti a poter servir a cavallo et questi istessi fossero fatti comparer loro alle mostre et fossero divisi come in essa parte sotto la carica di honorato soggetto, che potria anco servir per uno delli luogotenenti del Proveditore della cavallaria, et provisti anco essi di arma si esercitassero nelle mostre et in ogn’altro esercitio che paresse al medesimo Proveditore, perché questi assuefatti et ben disiplinati et liberi da ogn’altra cura familiare, non è dubbio che riusciriano migliori assai di questi contadini presenti; l’altro mio riverente arricordo è che questa gente che si serve per ordinario di ronzini di sei, quattro et fin di un caratto, et che però veramete è inutile per questo esercitio di cavalcare, laudarei che non fusse tutta accettata così indifferentemente sotto nome di cavaliero, ma restassero obligati quelli medesimi che godono in piccole parti quei beni feudali ad unirsi tanti di loro insieme, che facessero al manco così uniti doi serventarie et non una sola, come hanno libertà di fare adesso, con la qual congiontione si fariano doi boni effetti, l’uno che di questi feudati così accompagnati insieme si eleggeria il Proveditor di cavalli, quel suggetto che fusse manco inetto per questo esercitio, l’altro che in cambio delli ronzini compareria tutta questa cavallaria con cavalli boni da lanza. Che al presente con questo abuso questi contadini son soliti, guarnendo per quattro e cinque caratti et non più, mostrar un ronzinetto debolissimo con una corda al collo, inhabile ad esser cavalcato et con tuttociò è necessario admetterli questi tal per boni, perché vagliono per quelli pochi caratti che sono obligati, et admessi, subito il patrone, per non li far altra spesa intorno, caccia quel’animal alla campagna né più vi ha cura di esso fin ad un'altra rassegna che habbia a passar alla banca, che anco all’hora lo fa comparir nella maniera medesima, di modo che mai li cavalchi et non dimeno con questa loro debolezza et inhabilità fanno un servitio che riesce altre tanto grato a i loro patroni, quanto preiudicial alla Serenità vostra, perché serve loro per una ottima scusa di non cavalcare, che è quell’esercitio apponto che è sopra modo abbhorrito da essi; ma con l’accompagnarsi in uno i detti feudati nella forma sopradetta, si ridurriano i tristi in boni cavalli di vita. Et mi credano l’Eccellenze vostre che questo è quel solo espediente con il quale si può ridur questa cavallaria in termine che le ne possino ricever, et da gli homini et da i cavalli, bon servitio, con decoro et ornamento di quella militia et di quel Regno. Ma ad un altro disordine sopra tutti importante laudarei che fusse da questo eccellentissimo Senato proveduto, che non fussero esenti dalle angarie et dall’obligo di andar in galea, se non quelli che possedessero beni al manco per 12 caratti, che in questa maniera si causeria un relvantissimo benefitio a quel Regno, con abolition di quel dannosissimo abuso che ho detto di sopra, che molti adesso per la volontà di esentarsi dall’obligo della galea si fanno malitiosamente feudati con obligo di guarnir uno o doi caratti, et così feriscono con doi preiuditii mortali in un sol colpo il servitio tanto importante della Serenità vostra, perché prima si levano dalla galea, alla qual questa simil gente par meglio che ad altra fatiton destinata dalla sua istessa natura, et poi montano senza prestar alcun profitto a cavallo, su’l qual non vagliono salvo che a sturbar il bon ordine de gli altri et a guastar come si suol dir il mistiero. Che servendo questa gente in galea non hanno da temer l’Eccellentie vostre né della poca fede, né del manco cuore che potesse esser in essa. Ma riducendo tutta essa cavallaria nel termine che ho detto, spereria sempre che agiutata et spalleggiata da quelle altre forze che sariano preparate in quel Regno in ogni occasion di disturbo, essa fusse per impedir, con l’assistentia del favor del Signor Dio benedetto, honoratamente per la sua parte ogni disegno dell’inimico.
Qua saria forse a proposito lo andar toccando quai luoghi in occaison d’una guerra potriano esser tentati da una armata nemica, né a me riusciria difficile lo andarli di uno in uno esaminando, havendo più e più volte cavalcato tutte quelle marine et ogn’altra parte per tutto quel gran Regno incessantissimamente, come anco potria andar considerando quali et quante forze sariano necessarie per difender lo sbarco in quell’isola, ma perché non voglio con abusar troppo longamente quel tempo che benignamente mi hanno concesso et perché anco non credo che’l bisogno di questo discorso servi per il tempo presente, tralasciarò queste considerationi per dirle particolarmente ogni volta che ne fusse ricercato et per hora non mi partirò dal proposito mio principale, che appartiene al carico che ho havuto da Lei, di riferir le cose spettanti alla militia che a cavallo la serve nel Regno di Candia.
Per compimento della qual parte sa la Serenità vostra che questa sua sopradetta cavallaria si trova tutta sotto 11 conduttieri, che al presente con molta gusto di ciasch’uno di quelli cavalieri feudati sono tutti nobili veneti, sei di Candia, doi della Canea, doi di Rethimo et un di Sitthia, perché trovandosi poco da che uno delli doi di Rethimo non era nobile veneto, la nobiltà veneta feudata, che è sotto quella condotta, sdegnandosi per ciò ad un certo modo di esser commandata da suggetto d’inferior condition ad essa, in un bisogno per avventura si saria mostrata ritorsa et poco obediente, però essendo accaduta la morte di quel tale, mi parve che richiedesse così la qualità del grado et la giusta sodisfatione a i nobili predetti, di nominare in conduttiero anco in Rethimo, persona simile al suo collega et a gli altri conduttieri delle altre città, nelle quali sono tutti nobili veneti principalissimi del Regno et però conferii questo offitio nel magnifico signor Bernardo Manolesso, che è gentil homo di honoratissime conditioni.
Il qual ordine mio, se li paresse di corroborar con la auttorità della Serenità vostra, Ella precorreria quel manifesto pericolo al qual restavano sottoposti.
Oltra queste due sorte esaminate da me di cavallaria de feudati ve n’è un’altra, come ben sa la Serenità vostra, in quel suo Regno, che è quella della Strathia, della qual ben che separata et non spettante al carico del Proveditor di cavalli, se non in tempo di guerra, convengo però dir alcuna cosa, havendola io veduta et praticata tanto, perché se ben l’Eccellentie vostre mantengono 300 soldati a cavallo sotto sei capitani et un governator, con spesa di più di 30.000 ducati all’anno, il servitio però che da questa militia esse ne riceveno al presente è molto poco et debole et saria più fiacco anco per avventura in tempo di guerra, non dirrò tanto per la tenuità della paga, che è di 8 ducati al mese per ogni soldato privato, con la quale stentatissimamente può quella Strathia mantener se stessa et il cavallo, quanto per la frequente mutatione et cambiamento di luogo che convien da poco tempo in qua far ogni sei mesi da città in città di quel Regno vicendevolmente, perché non si presto ella è gionta in una guarniggione, che li bisogna si può dir quasi subito, abbattuto il tempo che consuma marciar con disturbo, incomodo et patimento insopportabile in un’altra, dove bisogna che faccia nova provisione di biada et di paglia, con tanto suo dispendio ch’io temo certo Serenissimo principe, se si continua troppo alla longa in queste così frequenti permute, che spesso anco li è di bisogno far con tempi molto incomodi, che quella Strathia, la qual per il vero si trova in uno stato misero et calamitoso, si ridurrà fra poco tempo in perditione de gli homini et delli cavalli, della qual perdita il preiuditio principale nella spesa et nel danno è poi finalmente quello della Serenità vostra.
Però stimerei meglio per sollievo necessario di questi bastar a mutarle di luogo ogn’anno solamente, in quella stagione che fusse più comoda et di minor disaggio, come avvertirà ottimamente con la sua charità l’eccellentissimo signor General Sagredo. Né per questa commodità di un anno, che si dasse a essa Strathia, dubitarei d’incontrar in quelli disordini che si ha voluto, con molta prudente avvertentia, evitare, con restringere il tempo alle guarniggioni di questa militia alli sei mesi solamente. Della qual militia non restarò di aggionger anco questo, che trovandosi ella al presente con il petto disarmato, saria molto servitio per Vostra serenità, che ella ne dasse prima che venisse il bisogno, quell’ordine in questo proposito che saria per il vero molto necessario, perché non essendo usa questa militia a cavalcar armata, come bisognaria che cavalcasse in occasion di sospetto, ella all’hora si sentiria, per non si esser assuefatta per innanzi, così occupata et greve dalle armi che non potria haver quella agilità nella persona che è necessaria nell’atto pratico della guerra. Et saria molto avvantaggio della gran spesa, ma più del bon servitio per la Serenità vostra, che il governator di questa Strathia servisse per uno di luogotenenti del Proveditor di cavalli et fusse in absentia dell’eccellentissimo signor Generale rassignata et commandata dall’istesso Proveditor, come si soleva far per il passato, perché con la occasion delle mostre che esso va facendo per tutto il Regno, potria rivederla spesso et esercitarla per ridurla atta a quel servitio, al qual con questa è tenuto esso Proveditor di cavalli in tempo di guerra. Et ottimamente d’avantaggio potria esso governator della Strathia esercitar l’un carico et l’altro, havendoli con molto profitto nel servitio di Vostra serenità et sodisfation mia particolare, esercitati tutti doi questi carichi in tutto il mio regimento il conte Piero Rados, soggetto, per il molto valor suo dimostato appresso la Serenità vostra et nelle guerre alle quali è intravenuto, molto ben degno della sua bona gratia. Come altre tanto degno ne è il signor Diamante Egidii, che ha servito anch’esso per mio luogotenente, soldato, per la molta esperientia sua di tanti anni nelle guerre di Francia, di Fiandra et ne i movimenti d’arme che fece papa Clemente intorno Ferrara, in ogni luogo sempre con carichi di grande autorità et di molta reputatione, di ricever da Lei ogni honorata ricompensa delle sue degne et fruttuose fatiche, perché assicuro l’Eccellentie vostre che di questi doi in vero valorosissimi et benemeriti soggetti se ne possono prometter, et per la loro esperientia et per la loro fede, ogni grande et honorato servitio.
Dell’opera mia per fine non dirrò altro, se non che è stata sempre accompagnata da un ardentissimo affetto, che ella fusse per riuscir grata alla Serenità vostra et alle Signorie vostre illustrissime et eccellentissime, acciò che quella loro munificentia con la quale hanno voluto così benignamente in tutte le occasioni favorir et me et la mia casa tutta, non restasse defraudata se pur nel servitio che si poteva aspettar dalle mie fatiche, non certo nella realtà et nella devotione, alla quale ad immitatione de miei maggiori, se potrò nel servitio di questa mia Patria accompagnar l’effusion del sangue et della vita, mi riusciria certo di maggior contento questo fine che ogn’altro gusto che havessi havuto vivendo. Gratie.



