1612 Francesco Corner
Relazione|
Relazione di Francesco Corner ritornato di Provveditore della cavallaria nel Regno di Candia
1612
AS Ve, Collegio, Relazioni, busta 81
Relatione del clarissimo signor Francesco Corner ritornato di Proveditore della cavallaria nel Regno di Candia l’anno 1612
Serenissimo Prencipe
La cavalleria de nobili e feudati di Vostra serenità ha nel Regno di Candia et della quale per sua benignità ho havuto io, Francesco Cornaro, il governo per 42 mesi continui, è in numero di 1.328 cavalli, cioè 754 di qualità et bontà atti ad ogni fattione et di 574 roncini, poco buoni a fattione militare. Le persone civili che li cavalcano sono 460 in circa, gl’altri contadini et servitori, gente vile et dapoco che si chiamano scudieri, descritti buona parte sopra cavalli di tutorie, commissarie, monasterii, donne et altri impotenti, et di questi non s’ha da promettere se non debole servitio, perciò fin l’anno 1584 deliberò l’eccellentissimo Senato di mandar in quel Regno 300 huomini di nattione atta a cavallo, sotto a loro capi, quali in luoco di detti sudieri dovessero supplire al lor diffetto, che però non è fin hora stato essequito.
Come fosse instituita questa cavaleria feudata nel tempo che si mandò la colonia in quel Regno et nella divisione di quelle rendite, come compartite in cavallerie et serventarie, et ogni cavalleria havesse obligo di presentar dui cavalli, l’uno detto capo di lanza et l’altro detto secondo, et per una servanteria un honesto cavallo. Come fosse andato in oblivione questo obligo, onde non ve ne restasse quasi memoria, non devo in questo apportar tedio, essendone Vostra serenità pienamente informata et potendosi vederlo nelle relationi di tanti eccellentissimi Generali et specialmente dell’eccellentissimo signor General Foscarini di felice memoria, che la ravivò dove era morta et estinta et che la ridussi nel stato che si ritrova, il che riesce con gran dignità et riputatione del Regno.
Onde stimo sommamente necessario che questa cavalleria si conservi et se fusse possibile si augumenti ancora. Li nobili et le persone civili, per la maggior parte, fanno assai buona riuscita nelli essercitii, se ben è anco vero che qualcheduno non ne ha dilettatione. Se fosse commandato che le piccole carattade si unissero insieme, per ridurre li sudetti roncini in cavalli da maggior caratada [?], liberandosi di buon numero di essi, i quali essendo piccolissimi riescono quasi inutili et non servono se non a far numero et vista, si veniva ad haver preparato per tutte le occasioni un numero di cavalli di miglior qualità et atti a quelle fattioni, che fussero necessarie per la diffesa del Regno, perché in mancamento delli cavalieri si potria far montar altra gente, la quale non saria difficile scieglier dal numero di quelle militie italiane et di altra sorte, che all’hora si doverà trovar nell’isola.
Il disobligare li feudati dal mantener et presentar detti cavalli, riducendo l’obligo loro et delle loro feudi in danari, come altri discorrono, convertendo il ritratto che se ne facesse in Stradioti o altra gente pagata, stimo che non sarebbe altro ch’estinguer questa et non haver quella in alcun tempo anzi che riuscirebbe la cavalleria pagata di molto interesse al publico et di gran aggravio a sudditi et il danaro che si cavasse saria poco et difficile da essigere, perché levati alcuni pochi feudati ricchi, gl’altri per il più sono poveri et il rimanente miserabili, onde difficilmente saria da ministri riscosso il danaro et la contributione et il progresso di tempo molti nomi si fariano inessiginili, come occorre de tutti i debiti o de gl’altri debitori al publico, et per consequenza se perderiano anco li feudi, dimodoche la spesa si converria fare d’anno in anno, anzi di quartiero in quartiero, e l’entrata saria poco sicura, né supplirebbe di gran lunga al bisogno, né saria dalli feudati inteso volontieri, fuorché dalli ricchi, havendo il maggior numero necessità di tener cavalli per andar alli loro casali et per servirsene in altri loro bisogni, i quali mantengono con le loro entrate et sopportabile interesse, dove con la contributione predetta ne sentiriano grandissimo et resteriano sottoposti a cittationi et pegnore, quando non pagassero prontamente, et vederiano li loro feudi in pericolo di perdersi; et so che il maggior numero si contenta assai d’esser feudati et cavalieri de Vostra serenità, che affittuali delle Camere, lascio che (come si sia) con questo essercitio nobilissimo si fanno quei nobili et altre conditini di persone più bellicose et per consequenza più atti alla propria diffesa.
Ha dunque Vostra serenità da tener conto di questa cavallaria, la quale per l’occorrenze di quel Regno non saria così facile provederla; et questa sarà bene tener essercitata da capo che si faccia obedire, non essendo per il senso mio (lo repplico) da commutar quest’obligo in danari per convertirlo in militia pagata (appresso quanto ho detto di sopra) perché non vi sono alloggiamenti, de quali essa militia n’haveria bisogno, né altre comodità necessarie per nutrir li cavalli, di modo che bisogneria entrar in spesa considerabile, con aggravio et incomodo delli stessi sudditi et feudati.
Spende Vostra serenità in questa cavalleria per la sua essercitatine, in salario di Proveditor, luogotenenti, cavallarizzi, marascallo, selaro, trombetti et altri ministri in ragion di anno a moneta di Venetia ducati 4.040 de quali però si battono sino ducati 1.500, che si riscuotono ogn’anno et si contano in quelle Camere de condanne de disubidienti, le qual disubidienze dipendono da quelli che a tempi debiti non guarniscono li cavalli, conforme alle loro carattate, overo che non compareno in persona alle ordinarie mostre o senza le arme statuite. A che fu provisto con somma providenza dalli ordini Foscarini, contrafattini che seguono in molti, massime nel presentar di cavalli, che le mancano per la poverà in che sono la maggior parte, onde ben spesso non si può usare il rigore, ma se gli rimette parte delle condanne per condurli ad adempire l’obligo loro.
Per mantenimento et conservatione della cavalleria conveneria che nell’isola s’introducessero le razze, facendo condur delli cavalli, essendovi in diversi luochi pascoli per nutrirne buon numero, vedendosi che dalle poche che vi sono al presente nascono cavalli, se ben non di molta vita, che riescono però buoni, forti et coraggiosi. Si potriano haver queste cavalle di Morea, da Moscluri et di Natolia ancora, come sono informato, ilche quando riuscisse, come credo, si manteniria la cavalleria feudata et la pagata con minor interesse di quello sentono al presente nella compreda de cavalli, che sono condotti di Turchia e di altri luochi con gran spesa et interesse. Et per incaminar questo negotio vi saranno molti modi senza danno publico et poco aggravio de sudditi, come dirò, quando ne sia riservato et ommetto al presente per non riuscir tedioso.
Nel principio del mio carico trovai che molti nomi de carattade et di feudi erano di qualche anno smariti et quasi persi, non si sapendo né dove fossero li feudi né chi li possedesse. Erano descritti nomi vecchi, mancati molti anni prima di vita, nelli libri della cancelleria et nelli traslati che si facevano giornalmente di essi feudi, non era fatta mentione né specificato il luoco o il possessore, che havesse l’obligo di guarnire, da che ne nasceva la perdita di essi a danno publico. Ho però fatto formar novi libri et con un essato catastico fatto descriver in essi li casali e luochi che ciascheduno possiede, la carattada a che sono tenuti di guarnire, opera di non poca industria et fatica et nella quale ha bisognato qualche diligenza et non poco tempo. Tutto è perfettionato, così chiaro et destinto, che le ragioni di Vostra serenità e l’obligo di ciaschedun feudato non può ricever minimo pregiuditio, ilche tutto ho fatto senza spesa publica né interesse de particolarii. Tanto penso dire di questa cavalleria feudata, la quale ho tenuta essercitata a suoi tempi et luochi con le molstre statutite, senza pretermetterle una sol volta e spesso anco con altri essercitii cavalareschi. Ho procurato di tenermi ben affetti quelli condutieri, nobiltà et altri che si trattenevano in essa essercitatione. Non debbo tralasciare che ogni dì la colonia in quel Regno e specialmente nella città di Candia va mancando, pochi della nobiltà sono comodi, anziché per la povertà molti stano alli casali fuori della città, onde le case in Candia, dishabitate, rovinano et seguono altri inconvenienti a pregiuditio della diffesa et sicurtà sua. La Canea sta meglio, le fabriche crescono et sono ben tenute, li habitanti sono armigeri. Vi è più marinarezza, le quale si trattiene con navilii et barche che continuamente pratticano in Arcipelago et a Constantinopoli. È vero che in essa città della Canea regnano disensioni et partialità, che qualche volta partoriscono di moti con gran travaglio de rappresentanti.
Un'altra sorte di cavalleria ha Vostra serenità nell’isola, che è la pagata, ma questa se ben sotto cinque capitani compreso il governatore, ch’è persona di poco comando et esserciatione, riesce più tosto in nome di militia pagata che in effetto, perché sono per il più ragazzi, casalini proprii paesani malmontati a cavallo, disarmati, senza disciplina et ubidenza. È vero che sono mal pagati, perché la paga d’huomo e cavallo non è più di lire 39 [?] al mese, la qual diventa anco tanto minore, quanto che facendoseli scontare la soventione che se le da per comprare il cavallo restano in sole lire [?] 27 di moneta venetiana, la spesa di essa cavalleria pagata ascende a ducati 20.000 in circa all’anno, sentono li sudditi di questa tal qual cavalleria qualche aggravio, per l’obligo che hanno di contribuirli la biava a bassi prezzi, ma molto più per la licenza con che vivono quando sono nelli territorii et in tempo che vanno alle guardie delle marine. Questa cavalleria non è stata di mio governo, come non è de Provveditori della cavalleria feudata, se non quando occorresse di far qualche fattione in campagna. Saria bene che dopo l’eccellentissimo Generale fossero anco sottoposti al Proveditore della cavalleria, che ne haveria alcuna cura, perché nell’andar per l’isola a far le mostre de feudati, sentendo le querelle de sudditi, che sono molte, sariano i soldati corretti e tenuti in qualche ubidienza. Appresso proveder et ordinar che non fosse rimesso soldato, se non nella città di Candia, dall’eccellentissimo Generale e che li rolli e libri passassero per la medesima Camera, un solo capo havesse a rimettere, cassare et pagar, come si osservava in tempo mio in Dalmatia, dove nella Camera di Zara passa tutto il maneggio della cavalleria di quella provincia, ilche rappresento riverentemente, havendo conosciuto, per esperienza acquistata in altri carichi concessimi dalla Serenità vostra, il pregiuditio che ne rieve il publico da simil confusioni.
Con l’occasione delle mostre che sono andato sempre in persona ad essequire, ho caminato tutte le marine, la campagna, fino anco li monti, per desiderio di riconoscere et ben informarmi d’ogni sito, havendo considerato l’importanza di tanto Regno e di quell’isola. Et per potermi render nelle occasioni (che Dio tenga lontane) non inutile ministro nell’informare almanco dove fosse il bisogno. Per questo penso che Vostra serenità si compiacerà di concedermi, che uscendo da quello che aspetta al carico che ho essercitato, possa giongere a questo mio debole discorso alcuna altra cosa che importa al suo servitio, il che riverentemente supplico non mi sia ascritto a troppo ardire, perché havendo pratticato il Regno tutto et essendomi state sempre aperte le orecchie agl’eccellentissimi Generali a quali ho servito, posso haver appreso alcuna cosa de bisogni di esso Regno.
Ho dunque osservato che vicino alla Suda, fuori di quell’amplissimo porto, ve ne resta un altro d’altissima consideratione, detto il Maratoli, che ne ha congionto et ammesso un altro detto Lutracchi, l’uno e l’altro ricetto capace di buon numero di armata et nell’estate di gran numero di galere, dove si possono fermar con ogni tempo fino mettendo scalla in terra. Hanno questi ricetti l’acqua poco distante et restano aperti et in balia di chi vorrà alloggiarvi, che impadronendosi del scoglio detto il Marathi, saria con grave pregiuditio dell’ingresso del porto della Suda et di quella importantissima fortezza, ma molto più della città della Canea, per dove si può con facilità condurvi l’artiglieria, che l’è distante non più di 10 miglia. Non può la fortezza della Suda realmente difendere il detto porto per la sua distanza, né d’altro sito si potria scacciare il nemico che vi fosse loggiato, perché il monte che lo domina ha un declivo discoperto dalla cima sino alla radice, che non potria esser spalleggiato dalla nostra fantaria o cavalleria, né con trincere assicurato per mancamento di terreni et è comun parere che questo importante sito si debba in ogni modo assicurare, per levare al nimico un così sicuro ricetto. Conche si ridduria anco in qualche migliore sicurtà la città della Canea, che non haveria l’inimico alloggiato tanto vicino, la qual città per le sue imperfettioni dentro e fuori non potria far molta resistenza, quando havesse sotto il cannone.
Il scoglio della Standia, ancora per mezo la città et porto di Candia, è una gran spina ne gl’occhi di quella città, ha quel scoglio quasi isoletta, tre gran valoni coperti da tutti i veneti, fuorché da ostro, vien generalmente stimato che quel sito sia molto pregiudiciale e non ha dubio che se è vero, come è verissimo, che per diffender il Regno vi sia bisogna d’un corpo d’armata, è necessarie haver in potestà nostra quei ridotti e ricapiti dove si possa fermar un armata nemica, potendo esser che priva dei luochi sicuri essa non possi fermarsi per giorni nelle spiaggie esposte a venti di maestro, come è ben noto, dove di ragione doverà pur trovar qualche ostaculo et impedimento dalle militie da piedi e da cavallo, che in ogni modo doveranno anco esser aiutate con qualche trincera campal nella medesima spiaggia, fornita di moschettaria o di qualche pezzo d’artiglieria da campagna ad offesa de copani et altri legni che conducesse le genti in terra, et specialmente doverà esser guardata la spiaggia del Chissamo, luoco importantissimo et non molto lontano dalla città della Canea.
È vero che si mancheranno capi da guerra che siano soldati et sappino presto prender partito, non potranno le cose passar con buon ordine et deboli sarà la diffesa.
Altri siti che sono discosti da alcuni, cioè Paleocastro di Sitthia, Calusminiones verso il mal d’Ostro, quello nell’estremo capo verso levante, l’altro oltra monti, non sono di molta consideratione, non nego però che per impedir la comodità a vascelli da corso non stessero bene con qualche guardia.
Non debbo pretermetter anco di dire che il Regno non è proveduto se non delle ordinarie vesttovaglie, non ha depositi di formenti senon deboli, poca commodità di macinarli quando l’inimico fosse nell’isola, poche legne da cucinare il pane, difettivi molti luoghi d’acqua, cose tutte che hanno bisogno d’esser provedute avanti l’occasioni.
Sono descritti galeotti per l’armar di 150 et più galere, senza grand’incomodo di quei habitanti se ne possono armar 50, riuscendo mirabilmente quelle genti a tal essercitio, come si è veduto nelle ultime occasioni, quando l’eccellentissimo General Sagredo ne armò dui anni buon numero, peroché Sua eccellenza si fecci amare et stimare da tutti gl’ordini. Vero è che il Regno era all’hora disposto all’occasioni, non so quello riuscirà in altro tempo, l’aiuto de cavallieri in simil occasioni ha giovato alcuna volta et può giovar ancora. Se si doverà armare sarà necessario farlo per tempo, ma non vi sono marinari, né maestranze che suppliscano di gran lunga al bisogno. Parte delle militie che si mandano in quel Regno a presenti tempi serve a consumo del danaro et delle vettovaglie, specialmente quelle che si tengono nelle città di Candia et Canea. Quelle delle fortezze de scogli sono necessarissime, serve parte d’esse a comodo delli capitani et sergenti maggiori, che in diversi modi cavano utilità notabile et a comodo de gentil huomini, a quali diversi servono per servitori et bravi, trahendone da ciò i capitani per l’essentar dalle fattioni i soldati grossi guadagni, nel che l’illustrissimo signor Antonio Grimani Capitano ha usato ogni diligenza per levar tali abusi. Quella parte veramente di militia che si essercita nelle fatitoni è in mal stato et poco contenta, la paga, che non conseguisce intieramente per l’accrescimento delle monete, è tenue.
L’eccellentissimo General Capello di buona memoria corresse et mortificò qualche licenza de Sfacchioti col castigo et con la clemenza. Questi sono popoli feroci, armigeri et molto risoluti, sono circa 1.000 da fatti, conservano certa alterigia di quei onde professano esser discesi, ben guidati et animati sariano buona diffesa a quelle marine, doveriano esser spesso visitati et accarezzati da rappresentanti.
Dubito che l’animo de populi non sii troppo ben disposto si saranno visitati, come ho compreso esser loro gran desiderio, riceveranno sollevatione et contento, havendo bisogno quel Regno d’esser rimediato di molte cose, acciò ogni ordine di persone conseguisca il giusto et dovere.
Le galere di Fiorenza et simili altri vesselli da corso frequentano assai quell’isola, dove sono ben veduti et sovvenuti di loro bisogni, trattano con gran familiarità et domestichezza et s’insenuano assai nella benevolenza di quelli isolani.
Questo ho stimato degno della notitia della Serenità vostra et dell’Eccellenze vostre illustrissime, nel quale desiderio sommamente che Elle ritrovino alcuna cosa che si conformi con il publico servitio, se non resteranno paghe della mia pronta et ottima volontà. Gratie.



