5 luglio| 1612 Alessandro Zorzi
Relazione|
Relazione di Alessandro Zorzi ritornato di Provveditore de cavalli in Candia
1616 luglio 5
AS Venezia, Collegio, Relazioni, busta 81
Serenissimo Prencipe
Quanto ho io Alvise Zorzi, tornato di Proveditor ai cavalli in Candia, conosciuto maggiori i m[…] mia verso il publico servitio, tanto ho procurato più vivamente di superar la propria debolezza [per] reggere con la sodisfattione de feudati della Serenità vostra quella cavallaria. Ma tal’hora non [ho] servito o l’auttorità o l’poter mio per gionger la dove io ero portato da ardentissimo zelo de buon servitio, ho sollecitamente con mie lettere raccordate diverse provisioni da farvi et sono andato attentamente osservando tutto ciò che ho creduto poter conferire alla disciplina, et [con] augumento di quella militia, per renderne poi informata la Serenità vostra, si come ho stimato […] debito mio dover fare, con ogni brevità, acciò giudicando Ella di qualche peso il mio […] possa con opportuno rimedio riparare a gl’introdotti disordeni et abusi, restituendo con soprema, incomparabile prudenza e sapienza Sua, nervo tanto principale di diffesa di [questo?] importantissimo Regno nel vigore in che si ricerca che sia, non meno per la securtà che per la publica riputatione.
Doveria tutto l’Regno por in guarnigione cavalli 1.341 per l’ordine di cavallarie 357 e mezzo in circa sopra li feudi in detto Regno fondate et descritte, le quali destinate per ogni cavalleria in sei parti, dette serventarie, et queste in carratti 24 l’una, guarnendosi poi da 3 fino a 4 servanterie un cavallo detto capo lanza, da due sino a tre un detto primo piatto, da una sino a un altro detto secondo o mezzo cavallo, et dall’uno fino alli 24 karati un ronzino, veniranno [?] predette cavallarie 357 e mezzo a formare et compire il numero de cavalli 1.341 sorpadetti, ciò è capi 243, primi piatti 186, secondi o mezzi cavalli 330 et ronzini 582. Ma nel tempi[…] et per lo passato ancora, non si sono per diligenza usata veduti insieme più che 1.090 […] in circa, essendone sempre rimasi de contumaci sopra 250, per impotenza alcuni, altri per malatia et alcuni altri ancora per essersi col tempo occultati et smariti con li feudati et gli stessi feudi della Serenità vostra. Per malitia si restano alcuni di guarnire, perché stimano maggiore la spesa della guarnigione, che l’incommodo delle penne prescritte a chi non essequisce […] l’obligo, soggiacciano a queste volontariamente et sono sempre contumaci. Per important[…] altri se ne rimangono, perché miserabilissimi caduti e ricaduti in penne e sopra penne e condanne, impossibile è mai se ne sollevino, allontanandosi sempre maggiormente da questa la speranza di potersi in alcun tempo ristorare. Di altri poi non si ritrova né feudo, né di loro stessi vestigio alcuno.
Il cavallo capolanza è sempre il migliore. Poco inferiore io stimo il primo piatto. Non disutile il cavallo, ma il ronzino non può servire che a portar anco malamente il bagaglio. E de questi il numero è grande et accresce quottidianamente, con notabile pregiudicio publico, perché dividendosi et subdividendosi frequentemente li feudi caduti da una sola in più persone, per heredità o per altri accidenti, colui che rimane al possesso di pochi carratti con ogni picciolo cavallo, anco stima sodisfar alla sua obligatione, onde ne succede gran parte de detti cavalli nominati propriamente ronzini de carrattini, valere a nulla, ne anche a reggere se stessi con la semplice sella. Ogni feudato è tenuto comparire alla fattione occorrendo per vasselli armati che voltegiassero il Regno o per altra urgenza, et alla mostra con la persona et il suo cavallo. Accade (ma di raro) alcuno obligato di pochi carratti, rollato conseguentemente per un ronzino, s’appresenta per proprio decoro sopra un cavallo di maggior portata. La vedova, il pupillo et l’impotente per l’età et per altro accidente, in cui spesso cade il feudo, fa montare il cavallo da un villano rozzo et inesperto, denominato scudiero, si come segue lo stesso sopra quegl’altri cavalli, che in più numero per obligo di più cavallarie vengono guarniti da un solo feudato, il quel montando l’migliore fa comparire su gl’altri li suoi villani et costoro di tal maniera infruttuosa et indegnamente occupando il luogo et il cavallo, si essentano dalla galera, lor propria et natural professione, per lo che non pur sono pronti, ma supplicano, si obligano e corrispondono grossi donativi a quelli da quali sono ricevuti et introdotti per scudieri.
Usa tutta la cavallaria la lanza, fuor che li ronzini, a quali è stato dato l’archobugio a fuoco, arma quella di poco o nessun profitto, per la qualità de siti alpestri, montuosi et per la strettezza de passi ancora. Arma questa ridicola et affatto disutile, non potendosi certamente con due mani tenere la corda accesa, maneggiare l’archobugio, usarlo et guidare il cavallo.
Sotto 11 condotte milita questa cavallaria et 11 sono li conduttieri, 10 nobeli veneti et uno cretense, sei ve ne sono nella città di Candia, due alla Canea, uno in Sitthia et due a Rettimo, uno de quali è il cretense. Pareria questo grado di conduttiere insigne e conspicuo molto, dovesse rendere, si come in effetto rende, decorato et riguardevole chi ne è honorato, onde in consequenza ne avvenisse molti per degnamente conseguirlo s’incaminassero spiritosamente alla professione, tuttavia si scorge poca per non dire nessuna inclinatione od applicatione in quella nobiltà a così degno essercitio, nulla giovando li ammonitioni, gli eccitamenti meno l’essempio de gl’istessi Proveditori della Serenità vostra, poiché spezzando per lo più quelli nobeli il montare gli loro se ben forbitissimi cavalli, usano per proprio commodo et gusto li mulli, et io se bene non ho tralasciato arte o diligenza immaginabile per far loro muttare proposito, facendomi vedere frequentamente a cavallo, introducendo quintanate et altri essercitii cavallareschi, mantenendo giostre, assignando prezzi et destinando giorni prefissi, ne quali per honore de feudati non poteva altri comparire in giostra et a cavallo che loro stessi, nientedimeno eccettuatene 15 o 20 gl’altri tutti han fatta sempre riuscire vana et sovercchia ogni industria, ogni fattica mia.
Né maggiore dispositione apparisse ne giovanetti, li quali eccittati da me et allettati pur con prezzi et con altro a cavalcare, ma essi ancora han resa frustatoria l’opera et inutile lo studio mio, facendosi sempre più conoscere allieni da cotale, onde per neccessità si è convenuto tal’hora passare alle corretioni et alle condanne, [se] obligati a debiti tempi non si sono lasciati vedere per non permettere in loro contumacia et desubbidienza.
Tale donque serenissimo Prencipe è lo stato della sua militia a cavallo in Candia, dirò ben [?] de cavalli sproveduta e manchevole assai de soldati, mezza per non dir tutta disar[…] et per li abusi particolarmente de scudieri resasi appresso che inutile, onde serve[..]za, anziché di effetto considerabile alla diffesa di quel Regno. Alcuni han r[…] doversi muttare l’ordine di quella cavallaria, reducendo l’obligo della guarnigione […] annuali contributioni, con che si sostenesse poi una militia pagata. Ma considerata [la] difficoltà (oltre qualche altro contrario ancora) in che s’incontrarebbe nella essai[…]o la povertà in particolare de feudati, alcuno de quali guarnendo un cavallo le […]ta avantaggiosamente col proprio, se ne serve ne bisogni suoi et supplisce all’obligo la stessa sua persona, la dove in sodisfattione del feudo haveria a contribuire tanto denaro, quanto bastasse a mantenire grassamente un cavallo et un soldato appresso, gravezza […]fallo insoportabile, viene perciò la propositione stimata niente corrispondente al publico sevitio. Io però ottimo giudicando l’ordine tenuto sin qui delle cavallarie et rollate, mi persuado ancora, raffinata, riordinata et riarmata sia per riuscire questa militia più che ogn’altra pagata alla Serenità vostra di commodo et di riputatione.
Con la cavallaria si è creduto da molti potersi impedire lo sbarco a nemici, ma si come a ciò per la moltiplicità de porti, spiaggie et ridotti distanti tal uno dall’altro quanto e anche tratto di tutta l’isola, riuscirà appresso che impossibile, così per le cause sopranarrate de debolissimo aiuto di presenti (se non fallo) presterà per questa et per ogn’altra occorrenza. Ho transcorso d’intorno tutto il Regno, per tutte le marine et ho considerati attentamente 30 spiaggie o porti atti allo sbarco. Compartire la cavallaria, che non potrà per averla [?] unita bastare a contrastare a grande armata che si appresentasse da per tutto, non eg[…] et il guardare un solo sito restandone tanti altri liberi, sarebbe opera perduta. A ne[…] stimo facile saria anco deludere chi loro s’oponesse alle marine, perché si mostra da una et in poche hore col benefficio delle velle si trasporteriano all’opposita parte [?], là dove o non giongerebbe opportunamente la cavallaria, impossibile essendo tenesse dietro a vasselli aiutati da venti, o pur anche giongendo per istanchezza saria inutile al combattere. Anzi io credo fermamente una grossa armata poter tenir a ba[…] da una parte ancora chi si ritrovasse alla diffesa delle marine et da un’altra sbarcare, trincierarsi et fortificarsi particolarmente (tralassciata ogn’altra consideratione de porti de San Nicolò, Colochiti et del seno del Marati) ciò può succedere nel […]to de Paleocastro ben luntano di Candia 120 miglia, ma discosto non più de […] da Scarpanto et Antiscarpanto, commodo a transitarsi per lo vento che da maestro eg[…] […]mente [egregiamente?] serve all’entrata et all’uscita, capacissima di moltitudine di vasselli, il quale fortificate da nemici darebbe ogni commodità, se ben in progresso di tempo, di avanzarsi come meglio lor piacesse.
Ma nella cavallaria corrispondendo alla quantità e qualità de cavalli e le disciplina de soldati et la convenienza delle armi, non saria dubbio che non se ne fosse per ricevere in ogni bisogno notabile commodo et utilità, per li soccorsi in particolar che da portarsi espeditamente et prestamente dove accadese, per l’impedimento che a passi opportuni si potesse contrapore a nemici et per 1.000 altre occorenze, onde vien anco costantemente creduto non doversi tralasciare diligenza nessuna per raffinarla et per renderla, come io stimo si possa facilmente conseguire, a stato quasi di perfettione, essendoci la metà della materia (per così dire) preparata, che è la qualità ottima de cavalli, a che come ho detto et replico, se anderà del pare la sofficienza de soldati et la proprietà delle armi, riuscirà quella militia formdabile e famosa, tra le più celebri di qual si sia altro conosciuto prencipe. Raccordai perciò riverentemente con mie lettere di 4 ottobre 1612 la mutatione in parte delle armi et la missione in quel Regno di 500 Albanesi stradiotti, gente appunto nata a cavallo, li quali havessero in vece de scudieri et altri inhabili a montare et a comparire alle fattioni et alle mostre, in conformità di che la Serenità vostra del 1613 terminò doversi inviare le armi richieste et condure li Stradiotti predetti, che tutto però rimane senza essecutione alcuna. Hora per compire in quanto posso più al mio debito vengo da nuovo a raccordare lo stesso et aggiongo, per meglio anco dechiarirmi nell’oppinione mia, consistere l’augumento et mantenimento di quella militia in quattro capi principali. Il primo che li soldati siano et si conservino buoni; il secondo che le armi siano adequate al paese; il terzo che li feudati siano et possino essere astretti per gl’oblighi loro, ne sia in modo alcuno mai permesso già mai allienare, concambiare, disunire od alterare in parte nessuna il feudo; et il quarto che li cavalli sian mantenuti buoni come sono et per la parte de ronzini in quanto si possa migliorati ancora.
De soldati de già ho detto altri mal disposti, poco incliati et altri come li scudieri del tutto inesperti et inutili. Di questi scudieri nel tempo mio io non ho voluto che alcuno sia rimesso et per non confondere maggiormente la militia, pur troppo per costoro confusa et disordinata, perché oltre la inattitudine s’aggionge il feudato civile et honorato sdegnarsi essere posto al pari et a canto d’un villano, poco prima veduto da lui col badile et con la zapa in mano, et per non essentar così fatta gente dalla galea, in che mi sono valuto singolarmente d’un molto avveduto savio decretto fatto dal già eccellentissimo Procurator general Sagredo, di cui certemente in quel Regno et è et sarà sempre celebre il nome et gloriosa la fama, col qual decreto commando non potersi essentare alcuno dalla galea, che non possedesse per lo meno 12 carratti, che è mezza serventaria. A questi mali incontri de scudieri si provederà sofficientemente con li 500 capelletti, divisi proportionatamente nel Regno, et serviranno appresso ne pressidii, per le guardie de rappresentanti publici e per altro ancora, supplendo come ho detto principalmente per li scudieri predetti.
Delle armi scrissi già potersi l’uso della lanza permettere a cavalli capi di lanza et primi piati et secondi cavalli provedere d’archobugi a ruota. Hora fatto dalle espr[…] avvertito, dico, per senso mio, assolutamente doversi commandare a tutti et indifferentemente dell’archobugio a ruota, si come arcobugieri a cavallo armati in oltre con schena a botta, mognoni e manopola armata sino al gombito, la borgognota in testa con la spada et il quintaruolo all’arcione. Dico de cavalli capilanza, primi piatti e secondi cavalli, li ronzini poco atti a servire coll’armi, basteran sian proveduti d’un archobugio per ruota di oncie 27 per usarlo anco smontati a piedi in qualche occorrenza.
Alla renitenza et disubedienza volontaria de cavallieri feudati, io direi in gran parte si per porgere alcun rimedio, quando fosse restituita a Proveditori di cavalli l’auttorità prima posibile [?] da loro per gli ordeni Foscarini, né so come transcurata o levata di procedere contra li co[…] sino alla privatione del feudo. Con li poveri veramente impotenti, decaduti et miserabili direi s’essercitasse la clemenza et la pietà propria della Serenità vostra, rimettendo li parte et forsi meglio in tutto le penne et le condanne trapassate ad eccesso tale, a quale anco per immaginatione può supplire la povertà d’alcuni infelici, et questi per avventura sottrati benignamente dal peso che gli tiene oppressi, per l’avvenire potrebbono guarnir un cavallo, dove che nello stato in che si ritrovano e rimangono e convengono rimane sempre contumace.
Et perché come ho accennato con la divisione o disunione de feudi si allienano, si cambiano, transportano da luogo a luogo ancora et alcuno in oltre rimane non so come habile, in vece di guarnire, a pagare in Camera piciola somma de dinaro, raccordarei con la solita mia riverenza, Vostra serenità commandasse espressamente doversi levare tutti li predetti et altri per et abusi introdoti et decretasse per l’avvenire non potersi alterare per via, modo et forma immaginabile l’obligatione del feudo, senza l’espressa dechiarita volontà dell’eccellentissimo Senato. Et […]dendo per ragione d’heredità o per altro la caduta di alcun feudo da uno in più soggetti, non possa esser diviso o disunito oltre a due serventarie per ogni parte o portione si rimanesse fermamente stabilito il feudo di due serventarie, non poter ricevere divisione disunione alcuna, dovendo esser supplito a quello da gl’heredi unitamente quanto a guarnigione, conche si verrà certamente a riparare ad una eminente rovina, inche a poco a poco pare possa precipitare quella cavallaria, convertendosi per lo più in soli dissenti [?] ronzini, con perdita della sicurtà publica, con sprezzo de gl’ordeni della Serenità vostra et con deri[...]one o ogn’uno. De quali ronzini, anche il numero fatto troppo pregiudiciale in questi tempi al publico servitio si potrebbe diminuire con due provisioni. L’una che non fosse ammesso il passar [?] alla banca cavallo di minor condittione che di una serventaria, il quale saria come di p[...]tra li ronzini ve ne sono molti attissimi a portare il soldato et l’armi, constringendo di maniera li feudati di pochi carratti, overo ad unirsi, overo a corrispondere al bisogno taggiosamente [?] nella guarnigione. L’altra che fosse dispensato all’ordine Foscarini nell’unione de carratti sino alle due serventarie per accrescere la commodità a feudati, se ben quando si potessero rimettere et unire li ronzini detti de carrattini, in cavalli d’una sola serventaria, questo sarebbe il proprio buon servitio della Serenità vostra, et per riparare infine che in nessuna maniera potesse essere per lunghezza di tempo od altro occultati li feudi, raccordarei si facesse da nuovo un catastico molto diligente, appresso quello formato dalla vigilanza del signor Proveditor Cornaro precessor mio, nel quale fossero con dupplicato ordine descritti con li nomi de feudati anco li beni a loro concessi in feudo, subordinati però li nomi ali feudi, non come s’è sin qui questi a quelli, et a casale per casale in cui fossero situati li beni, il qual casale vorrei rimanesse sempre obligato, onde li padroni di quello per lor poprio interesse non permetteriano si occultasse il feudo già mai. Nel qual catastico con non minor facilità, che prestezza si riconosceria il feudo, l’infeudato et il sito del fondo dell’istesso feudo, impossibile perciò per qual si sia accidente ad essere nascosto. Copia anco di questo catastico vorrei che si ritrovasse appresso la Serenità vostra, levando di tal maniera et l’ardire et il modo a chi si sia di commettere fraude od inganno alcuno. Et per fermare in quanto si potesse meglio il presente negotio, dirrei ogn’anno fossero inviati a piedi di Lei li rolli delle mostre generali, conche per mio debile senso stimerei per sempre proveduto et levato ogni abuso et disordine nella sua cavallaria.
Dirò per fine anco de cavalli alcuna cosa, de quali pareria soverchio discorere che per istabilire l’ordine tenuto sin qua conosciuto et esperimentato buono et profittevole conciosia che de cavalli poco si può migliorare certamente (eccettuatine li ronzini, si come ho detto) ma e per la sodisfattione e commodo de feudati et appunto per ben stabilire et fermare l’usato modo delle provisioni de cavalli, ma con qualche miglior regola, non credo riuscirà discaro alla Serenità vostra sentire il parer mio. La introdutione delle razze nel Regno è opera anzi desiderabile che riuscibile, imperoché la strettezza de pascoli, la sterilità de monti, la secità dell’estate, l’abbundanza delle aque del verno, che calano da monti et allagano le campagne, non permettono la essecutione intiera di tal dissegno. Alcuni li quali tra cologeri et altri possono essere cinque o sei in tutto il Regno, sostentano qualche stalone, ma sturpio, vecchio, disutile, levato et casso come infruttuoso dalla cavallaria et concedendolo a villani circonvicini per montare qualche cavalla, medesimamente sciaguratissima, consumata et destrutta, sotto la somma patuiscono nascendo polledra resti senza altro del villano, se polledro sia pur il villano tenuto col pagamento di 14 cechini allevarlo et nodrirlo per il padrone, da che ne succede essere per lo più lasciato senza custodia et per disaggio o per altro riuscir sempre male il polledro, onde se cento il Regno ne producesse all’anno, che non saranno ne anco 50 senza fallo, non se ne incontrerebbono tre o quattro atti all’armi. Ma in ogni modo perché la introdutitone delle razze in quella maniera anco che comporta il paese, non può che riuscire di commodo e giovamento, raccordarei che si potesse obligare a questo quelli calogeri et altri […] che possedono la Messarea, campagna meno delle altre sottoposta a diffetti communi […]gno ampia, capace assai et non del tutto incommoda al nutrimento de cavalli, li quali calogeri et altri con buon ordine havessero a tenire le razze, delle quali chiara cosa sarebbe alcun sofficiente polledro, ma non già bastevolmente per li bisogni della cavalleria [?] il che chi volesse affermare saria per mio creder in manifesto in escusabile errore. Onde provisione debita di detta cavallaria s’ha a pensare con ogni applicatione maggiore li […]dio et di spirito alla introduttione ancora de cavalli forastieri nel Regno, la quale non dirò non deve essere o rallentata od impedita, ma efficacemente procurata sempre anco [?] et dalla mano publica quanto sia possibile et grandemente favorita et liberamente, perciò [?] essendo pur troppo vero che se mancassero li cavalli forastieri, consequentemente in breve spatio di tempo mancheria tutta la cavallaria, né a ciò per senso mio, con fondamento et reale può essere certamente contradetto. Per sollievo veramente de feudati stimar potersi espressamente commandare che di polledri o di razze o casalini del Regno ne[...] potesse alcuno, sia chi si voglia, trattare, se non fosse feudato et per uso proprio, et lo st[esso] fosse essequito de cavalli che capitassero nel Regno, sopra quali rimanesse prohibito […] publico rissoluto decretto benché minima incieta o mercantia, di maniera che dal […] canto crederei riuscir profficuo et utile molto al publico servitio la introdutione delle et la continuatione della condotta de cavalli forastieri nel Regno. Et dall’altro giudicio […] sollevati et sodisfatti appieno quelli feudati quando a loro soli rimanesse libera la compagnia de cavalli, così del Regno come de forastieri. Et in questi due punti per l’osservanza da me parmi consistere non pur la sollevatione de feudati, ma la conservatione della cavallaria et senza che (s’io non fallo) remaneriano quelli prestamente estenuati pressi et questa brevemene disciolta et dessolata.
Delli due luogotenenti assignati per la cavallaria, domino Pompeo Ferrari l’uno, il Carbonara [?] l’altro, ambi honorati et valorosi soldati, stimati et amati da me, sopremamente degni senza fallo della gratia publica, mi sono valuto per gran tempo del solo Carbonara, con la cui virtù et diligenza si è pienamente supplito al bisogno. Et [il] Ferrari posto al governo delle militie di Tine per il buon sevitio prestato anche in questo [?] luogo, s’è avanzato di merito non mediocremente appresso la Serenità vostra, la quale per l’esperienza ha fatto vedere in tempo di pace d’avantaggio poter bastare un solo luogotenente, pensarà all’isparmio di questa spesa, levata come ho detto da me per l’assenza del Ferrari. Mi resteria di escusare appresso la Serenità vostra la debolezza del mio servitio, conche per aventura non ho pienamente sodisfatto al mio debito, ma sicuro dell’immensa benignità Sua, certo ancora esser stata in ogni occasione a pieno conosciuta la infiamatissima volontà et singolare devotione mia verso Lei, mi persuado non pur restarne senz’altro escusato, ma dover gratiosamente essere dalla Serenità vostra ricevuto quel poco che ha potuto uscire dalla fiachezza delle forze mie, per quel molto che vorria poter dare l’ardore del mio cuore et la prontezza del mio animo nel suo servitio. Ben devo assicurarla non essermi passata già mai per mente cosa nessuna creduta da me di publico profitto, che io non habbia tentata et procurata a tutto poter mio, non havendo altro oggetto che complendo all’obligo mio di terminare la vita col servitio di questa Patria. All’eccellentissimo General Zane ho prestato quell’ossequio che è molto ben dovuto all’eminenza del suo merito. In questo dignissimo et prestantissimo signore ho ammirato altretanto il valore et la virtù, quanto ho osservato la vigilanza et zelo del servitio della Serenità vostra. Ha honorato con l’assistenza sua non pure tutte le mostre generali, ma frequentemente alcune delle particolari ancora, accrescendo di questa maniera a quella militia la sodisfattione et a me nelle attioni mie riputatione. Sono stato sempre favorito, prontamente aiutato et benignamente protetto dall’Eccellenza sua, con non piciolo decoro et augumento del publico servitio. In sul mio partire capitato nel Regno l’eccellentissimo General Bondulmiero, restò informato da me dello stato di quella cavallaria, ne mostrò compita sodisfattione et gusto conforme alla somma inesplicabile applicatione sua alli publici servitii, havendo dato di già manifesto et compito saggio, non pur della prudenza et intelligenza, ma del candore et dell’integrità conche haveva in ogn’uno fermato quel concetto grandissimo, sparso per tutto il Regno, della virtù sua. Finalmente dirò serenissimo Prencipe essermi partito di là ripieno, anzi colmo, d’infinita consolatione, percioché con l’haver renonciato il carico a soggetto di tanta prestanza et di tanto valore, qual è il signor mio successore, m’assicuro doverne perciò seguire l’effetto al desiderio mio, che al servitio di Lei sia debitamente compito et al mio diffetto perfettamente supplito. Gratie.
1626 adi 5 luglio
Presentata et letta nell’eccellentissimo Collegio
NB: il margine destro del documento è molto danneggiato.



